Pedagogia dei fenomeni sociali
olgansia91
olgansia916 de Julho de 2015

Pedagogia dei fenomeni sociali

DOC (601.0 KB)
13 páginas
1000+Número de visitas
Descrição
tesina di pedagogia clinica
20pontos
Pontos de download necessários para baixar
este documento
baixar o documento
Pré-visualização3 páginas / 13
Esta é apenas uma pré-visualização
Consulte e baixe o documento completo
Esta é apenas uma pré-visualização
Consulte e baixe o documento completo
Pré-visualização finalizada
Consulte e baixe o documento completo
Esta é apenas uma pré-visualização
Consulte e baixe o documento completo
Esta é apenas uma pré-visualização
Consulte e baixe o documento completo
Pré-visualização finalizada
Consulte e baixe o documento completo

Pedagogia dei Fenomeni Sociali:

Tesina di Pedagogia clinica

Indice:

1 Pedagogia Clinica 3 1.1 Le basi epistemologiche 3

2 La Pedagogia Clinica e i Bisogni educativi della vita moderna 7 2.1 Interventi per... 9 2.2 Il pedagogista clinico 11

Pedagogia clinica La Pedagogia Clinica viene definita dal suo fondatore, una scienza indirizzata al vasto panorama dei bisogni educativi delle persone, ha il compito di studiare, approfondire, e rinnovare modalità diagnostiche e metodi educativi finalizzati a garantire un aiuto alla persona e al gruppo, allo scopo di liberare l’individuo da ogni disagio psicofisico e socio- relazionale e di permettergli di ripristinare in sé nuovi equilibri e nuove disponibilità allo scambio con gli altri.

1.1 Le basi epistemologiche

Una scienza per essere tale necessita di una base epistemologica e quindi di una riflessione storico analitica che specifici i criteri di validità scientifica di essa. Le radici della Pedagogia Clinica affondano nella storia della società umana e le sue basi scientifiche sono rintracciabili nella filosofia, nella teologia, nel diritto e nella medicina, in quei campi del sapere nei quali l'uomo si è interrogato e ha tentato di darsi delle risposte su se stesso, sulla vita, sulle regole della convivenza, cercando di trovare o di mantenere forme di benessere e di equilibrio. Il compito della ricerca è stato quello di recuperare da queste discipline i dati ed i risultati delle esperienze pedagogiche, per poterle ridefinire in un conoscere capace di rispondere concretamente alle esigenze dell'uomo.

Ogni società umana, storicamente, ha dato importanza attraverso modalità e forme specifiche diverse, all'educazione e alla condivisione di valori che le caratterizzavano ed ha lasciato testimonianze e influenze nel nostro pensiero, che siamo tenuti a ritrovare, ad analizzare e semmai ad accogliere.

Riconoscere l'importanza del passato significa definire le modalità in cui si sono evolute tali

forme di educazione attraverso cui siamo giunti fino a oggi, conoscere ciò che si faceva, cogliere o raccogliere tecniche e metodologie utilizzate nel tempo, per favorire lo sviluppo dell'uomo, per trovare una continuità con ciò che si è fatto e si intende fare d'ora in avanti. Attraverso la ricerca epistemologica e storico-scientifica sono emersi i suggerimenti ricavati dai presupposti educativi delle posizioni rituali richieste dai sacerdoti taoisti nel 2007 a.C., quelle tecniche di rilassamento che conducevano progressivamente al controllo dei movimenti e di conseguenza alla disponibilità di tutto l'essere, come pure le pratiche mistico-introspettive dei brahmani (sacerdoti) e dei ksatriya (guerrieri), e inoltre anche le tecniche adottate per un'educazione pratico-esperienziale dai sacerdoti nell'antico Egitto. Allo stesso modo, è stata rivolta l'attenzione a tutte le tecniche che più tardi, verso il 1000 a.C. in India, venivano utilizzate per favorire lo sviluppo del pensiero ed il conseguimento dell'equilibrio psico-fisico. Tali tecniche hanno permesso di sostanziare la Pedagogia Clinica di basi epistemologiche.

Nella filosofia greca diversi altri autori sostengono principi che si ritrovano nella pedagogia clinica. Eraclito (VI-V sec. a.C.) dichiara che “la natura profonda delle cose ama nascondersi”. È il “filosofo del divenire”: concepì il mondo come un flusso perenne, in cui “tutto scorre” (panta réi) e ogni cosa è soggetta alla trasformazione. Protagora, uno dei più noti e importanti sofisti (481-411 a.C.) prende in considerazione l'individuo come portatore di una propria verità, di un modo personale di vedere la realtà e a lui si deve l'intuizione che “l'uomo è la misura di tutte le cose”. La Pedagogia Clinica viene accompagnata da alcune indicazione che ci giungono dal metodo socratico (dal nome del filosofo Socrate, 470-399a.C.), conosciuto come elenchos, chiamato “maieutico” (da maieutiké, che letteralmente significa "arte della levatrice" o "dell'ostetrica"). L'arte maieutica, affidata al "conosci te stesso", vuole estrarre e portare alla luce le contraddizioni, le definizioni implicite nelle idee e convinzioni dell'interlocutore, provocando in lui stupore e smarrimento, fino a portarlo nei limiti della propria consapevolezza, al sapere di non sapere, a migliorare la sua comprensione.

Erodico (metà III sec. a.C.), maestro di Ippocrate, ha dato un valido apporto nella direzione della conquista degli equilibri psicofisici attraverso l'uso delle tecniche del massaggio, che in Pedagogia Clinica sono diventate un mezzo per favorire uno sviluppo armonico, una conoscenza di sé e una diversa disponibilità a stare con l'altro, attraverso il dialogo corporeo.

Altri importanti contributi, che sottolineano l'importanza del raggiungimento dell'armonia, della ricerca dell'accordo il più possibile completo tra corpo e anima, tra intelletto ed emozioni, sono giunti alla pedagogia clinica dal mondo classico. Esempi significativi sono Icro di Taranto, Diocle, Aristarco, Prassagora e infine Plinio il Vecchio, i quali ci offrono occasioni di insegnamento pedagogico clinico, di azione umana in aiuto alla persona. Lo studio del culto nei templi di Asclepio (Esculapio per i Romani, Dio della medicina e della salute, figlio di Apollo e della ninfa Coronide, rappresenta un esempio di saggezza, di equilibrio e armonia tra anima e corpo) di cui si ha notizia dal VI sec a.C., ha dato importanti occasioni di insegnamento pedagogico clinico.

Nel IV secolo a.C., a Pergamo fu costruito il Tempio di Asclepio che, ampliato continuamente nei secoli successivi, divenne il più famoso centro terapeutico dell'epoca.

L'area sacra dell'asclepieo, luogo di culto e di guarigione, era un complesso architettonico cui si accedeva dalla via Sacra. In fondo alla via Sacra sul propileo, si leggeva: " In nome degli dei, è vietato l'ingresso alla Morte". “Dell'area sacra facevano parte una biblioteca, un ampio cortile, una galleria che andava dalla biblioteca al teatro, spaziose sale e giardini, una fonte sacra, dei bacini, una piscina, un pozzo e, scesi sedici gradini, il criptoportico, un passaggio sotterraneo a volta lungo 80 metri, sul cui tetto c'erano dodici finestrelle. Seguendo il criptoportico si giungeva a un edificio circolare (tempio di Telesforo) dal quale muovendo a destra si poteva uscire dal tempio mentre se si girava a sinistra si tornava di nuovo all'interno di esso. È in questi locali di cura e centri di salute che avevano luogo gli interventi clinici, anticipatori delle terapie e degli interventi di aiuto dei nostri giorni. Nel tempio i malati venivano aiutati a ritrovare il loro equilibrio con la pulizia del corpo, i bagni di acqua e le abluzioni, i bagni di sole, i fanghi, i massaggi, l'esposizione dell'espressione emozionale durante le letture di libri epici e nelle interpretazioni teatrali, e con i suoni-rumori che ascoltavano sostando su un lastricato sotto il quale convergevano più canali di acqua scroscianti.

Grande importanza terapeutica era rivolta al grido, alla musica, alle visualizzazioni libere e guidate, e alla suggestione.

Quest'ultima in particolare era utilizzata nel tunnel, dove le persone transitavano dopo il buon esito delle terapie seguite. Dall'alto della volta attraverso dei fori erano infatti sollecitate a trovare in sé forze ed energie necessarie per assumere un atteggiamento attivo e positivo verso la vita”. Nello studio di tali esperienze emerge l'importanza delle suggestioni nell'aiuto all'altro; nei portali si trovavano infatti indicazioni di comportamento quali quella di entrare solo se si sentiva in sé la volontà di affrontare questa esperienza, oppure veniva riconosciuta l'importanza della soglia, che già a quei tempi aveva il significato simbolico di dare valore all'entrare, all'andare oltre un determinato limite, come pure la circolarità nell'atto di accoglienza; infatti lo stare in cerchio era considerata un'opportunità interattiva come il canto, il coro, la musica.

Partendo da tutti questi esempi, la pedagogia clinica è arrivata all'elaborazione del metodo Grafo-gestuale. Anche l'educazione motoria in acqua o l'acquaticità, praticata nei templi di Asclepio, è fondamento ai metodi e alle tecniche pedagogico cliniche che danno all'individuo sensazione di contatto e di disponibilità al ricevere e al dare, analoghe a quelle vissute nel liquido amniotico. Un'altra importante opportunità era rappresentata nei templi di Asclepio dal teatro, anch'esso adatto al ricreare nuovi equilibri psico-emozionali. L'utilizzo del teatro offre alla persona la possibilità di esprimersi attraverso tecniche di drammatizzazione e di manifestare pensieri, emozioni, attraverso un processo di simbolizzazione. La drammatizzazione è l'atto stesso del fingere, dove la finzione è rappresentazione simbolica nel significato di dare forma.

In Pedagogia clinica ritroviamo sia le tecniche mimico gestuali ed espressive del metodo Educromo® sia l'uso dello psicodramma olistico.

Nei templi di Asclepio era inoltre importante l'ascolto delle narrazioni epiche, adatte a fare emergere sentimenti di condotta coraggiosa, per ridestare la funzione dell'immagine come linea di unione tra pensiero, sentimento ed azione. Immaginarsi qualcosa significa

apprestarsi a realizzarla e ciò ha delle implicazioni nella sfera emotivo-affettiva, costituendo un valido aiuto nella dinamica pedagogico clinica. L'importanza dell'ascolto è stata messa in evidenza anche dal metodo Reflecting® che sottolinea i contributi di alcuni autori classici come Plutarco ed ancora prima di lui Cleobulo che afferma “è più importante ascoltare che parlare”. Questa ricerca storico-scientifica ed epistemologica ha permesso alla Pedagogia Clinica di individuare le connessioni con il fare ed il sapere del passato nei diversi campi della conoscenza, come quello della medicina, del sapere dei sacerdoti, della filosofia e delle diverse tecniche usate nell'approccio educativo o di cura quali la musica, il massaggio, il rilassamento, la suggestione, la prossemica, il canto e il coro, la motricità e l'acquaticità, saperi, tecniche ed attività che la fondano e la sostanziano come scienza attraverso una sua originale e creativa rivisitazione di essi. Lo studio epistemologico ovviamente non può tralasciare i fondamenti scientifici della pedagogia evidenziati attraverso l'analisi degli studi e delle ricerche dei pedagogisti del 1800 e dei primi del 1900, che spesso vengono dimenticati o poco conosciuti.

Si tratta di contributi pratici, di molti che si sono dedicati alla ricerca ed all'azione educativa, allo studio sperimentale delle diverse manifestazioni della natura dell'infanzia.

E' fondamentale ricordare il Congresso Internazionale di Pedagogia di Bruxelles e quanti parteciparono a questo congresso. Inoltre un altro importante contributo alla fondazione della Pedagogia Clinica come scienza viene dalla ricerca di quei pedagogisti che hanno individuato metodi e tecniche, occupandosi della pedagogia sperimentale, che ha sottolineato il ruolo della psicologia in aiuto alla pedagogia, così come degno di interesse sono stati quelli della pedagogia della personalità, anch'essa non molto ricordata (Hohmann, Goergen) o quelli della pedagogia scientifica (Rein e Zimmermann). Oggi, la Pedagogia Clinica, attraverso lo studio epistemologico, ha riconosciuto tutti questi contributi, conferendo ad essi valore e spessore di ricerca, riconoscendone l'importanza ed una adeguata collocazione storico-scientifica.

Grande riconoscimento è stato attribuito anche al contributo di M. Montessori per l'importanza che lei ha dato alla creazione degli ambienti educativi su misura dei bambini, affinché possano essere sperimentati in autonomia, senza bisogno dell'intervento dell'adulto, e per l'importanza dell'utilizzo del materiale senso percettivo che costituisce la base dello sviluppo intellettuale. Nel Novecento nasce la psicoanalisi, il cui fondatore è S. Freud, a cui seguiranno altri importanti contributi come quelli di C.G. Jung e di A. Adler. La psicanalisi nasce come metodo di indagine per scoprire le cause delle nevrosi e come terapia per guarire le persone da tali disturbi. Essa si fonda su molti contributi sia psichiatrici ed in particolare della psichiatria dinamica che cerca le cause delle patologie cerebrali anche nella sfera mentale, che filosofici (Schopenhauer e Nietzsche). La pedagogia clinica, pur discostandosi sia dai principi che dai metodi utilizzati sia in psicanalisi che in psicoterapia, non ne disconosce i contributi soprattutto per quanto riguarda il concetto di personalità e di temperamento.

In Europa intanto in quello stesso periodo si stava diffondendo la psicomotricità che risultava utile e ha offerto validi contributi alla pedagogia clinica.

La Pedagogia Clinica era intanto nata a Firenze agli inizi degli anni '70 dallo studio di alcuni orto-pedagogisti (tra cui il citato G. Pesci fondatore di tale scienza), un gruppo di persone laureate in lettere, filosofia sociologia e pedagogia, che avevano acquisito professionalità nell'affrontare problemi di individui in difficoltà. La loro intenzione era quella di mettere a punto un percorso formativo per quanti avevano l'obiettivo di svolgere la professione di orto-pedagogista.

Durante tali studi e ricerche nacque anche l'esigenza di liberarsi dall'aggettivo “orto”, un termine che risentiva di un orientamento medico, per creare un ambito proprio e meglio orientato a questa nuova scienza che stava appunto nascendo. Il termine orto-pedagogista nasceva dall'uso del prefisso “orto”, allora molto usato, basti pensare ai termini “ortofrenia” e “ortofrenici” da cui sono derivate le scuole ortofreniche, in cui gli orto-pedagogisti insegnavano per formare gli insegnanti ortofrenici che, in seguito alla nuova normativa vengono definiti specializzati.

2. La Pedagogia Clinica e i bisogni educativi della vita moderna Le conoscenze scientifiche che sostanziano i principi della Pedagogia Clinica hanno già evidenziato la concezione secondo cui l'educazione è un continuum in ogni età, si tratta di un'educazione che non ha termine e si colloca in ogni circostanza di relazione.

Lo scopo è quello di far nascere nell'individuo le forze per realizzare e vivere la sua vita. Essa propone quindi un'educazione che attinge alla sorgente operativa del bene, è rivolta alla vita nell'intento di integrare il pensare e l'agire. Tradizionalmente il pedagogista è orientato all'aiuto del bambino, mentre il pedagogista clinico si rivolge alla persona di ogni età, comprese quelle persone che, a causa di disagi fisici, psichici e sensoriali, hanno bisogno di interventi per trovare risposte adeguate per integrarsi nella società. Se il termine Pedagogia indica l'azione dell'educare ed aiutare a comprendere, come risposta a bisogni educativi concreti della persona, il termine clinico in educazione riunisce in sé il significato di osservazione, e di aiuto dell'altro. Di grande interesse è il concetto di persona, intesa come un individuo intero, unitario ed unico. Tale concezione comporta una conseguenza estremamente significativa ed innovativa dal punto di vista pragmatico: la pedagogia clinica ed il pedagogista clinico non intervengono sul disagio, sulla difficoltà della persona o su ciò che ad essa manca, sia nel campo delle strumentalità che in quello degli equilibri psicoemotivi ed affettivi, ma attraverso il riconoscimento delle caratteristiche individuali di ciascuno, predispone interventi atti ad agire sulle potenzialità, su ciò che esiste, favorendo ed accompagnando la presa di consapevolezza e lo sviluppo da parte della persona, proprio partendo da tali aspetti.

A fondamento di ciò sta la convinzione che il potenziamento, la trasformazione e l'evoluzione di una parte della dimensione individuale, comporta, attraverso la visione olistica dell'essere umano, il trasferimento ad altre parte della dimensione di quell'individuo, per arrivare ad integrare nel miglior modo possibile tutti gli aspetti e componenti di quella

persona nella sua interezza. Altrettanto fondamentale è la concezione di bisogno educativo, un concetto che è profondamente connesso ad altri concetti quali quello di libertà individuale e di sfera relazionale e sociale, che fra gli altri ambiti include anche quello dei valori individuali e socialmente condivisi da un gruppo, ad essi legato da un punto di vista etico. L'interesse scientifico e l'impegno orientato alla ricerca nel campo sconfinato della vita umana, nella direzione del miglioramento e della costruzione di nuovi equilibri, della libertà e individualità, hanno permesso di arrivare ad un profondo mutamento di concetti e di valori propri della nostra cultura. L'analisi della situazione esistente e la ricerca di un costrutto alternativo rispetto alla situazione attuale che non ha dato grandi soddisfazioni riguardo ai risultati ottenuti in tale ambito, hanno permesso di percepire la possibilità del raggiungimento per l'individuo di una maggiore indipendenza e di un migliore equilibrio fisico, psichico ed emotivo relazionale, attraverso l'applicazione di formulazioni concettuali e tecnologiche innovative, con un indirizzo autonomo ed originale, aspetti dei quali i nuovi tempi necessitavano urgentemente.

Lo scopo del pedagogista clinico è quindi quello di aiutare la persona a trovare in se stessa le risorse per affrontare le situazioni di disagio, per agire con indipendenza organizzativa e avviarsi alla ricerca del proprio equilibrio, scopo che esclude ogni principio connesso a forme di controllo della vita dell'altro, ma che semmai spingono la persona a modificare il concetto che ha di sé, indirizzandola alla ricerca del proprio equilibrio e della propria armonia per poter diventare indipendente. Si tratta di sostanziali modifiche in molte teorie e procedure operative su metodologie e criteri di intervento fondamentali per il progresso sociale, che hanno rinunciato ad interventi stereotipati, rapidi e poco costosi, a classificazioni secondo parametri che orientano su ciò che manca o sul disturbo, ma che danno invece spazio all'analisi di ciò che la persona mette in atto per compensare, che prendono in considerazione la vita di tale persona, le sue esigenze e bisogni in quanto essere che vive in una società. Lo studio della Pedagogia Clinica implica la conoscenza di tutte le scienze umane quali la psicologia, la sociologia e l'antropologia, la neurologia la fisiologia ed altre ancora perché esse hanno privilegiato e si sono concentrate su una tematica sola, mentre essa è incentrato su un problema più vasto, dal quale dipendono gli equilibri dell'ndividuo e del cosiddetto tessuto sociale. Non si differenzia dalle altre solo per la qualità dei metodi adottati ma perché ha un modo diverso ed originale di rapportarsi all'individuo di ogni età e alla società intera.In questa costante ricerca la Pedagogia Clinica individua tutti quei fattori che connettono l'educazione al progresso umano e cresce la consapevolezza in quanti fanno ricerca pedagogico clinica, della necessità pressante di nuove soluzioni educative che rinforzino sia l'individualità che lo stare in relazione con l'altro, in una società sempre più complessa e differenziata ma che contemporaneamente crea isolamento ed esclusione, oltre che modelli culturali stereotipati e talvolta invadenti se non addirittura invasivi. Basta pensare alla pubblicità, alla forza di certe immagini o di certi messaggi e all'uso indiscriminato della televisione per i bambini e di internet per i ragazzi, per comprendere quanto sia necessario un lavoro di prevenzione realizzata per mezzo di una pedagogia clinica legata all'idea della valorizzazione del singolo individuo e alle sue energie e risorse interne, che lo rendano protagonista attiva delle proprie esperienze e della propria vita e non fruitore passivo o spettatore inconsapevole.

Non si tratta di demonizzare nessuno strumento e nessun ambito ma semplicemente di stimolare alla presa di coscienza del bisogno, spesso assopito e disconosciuto, dell'essere protagonisti attivi della propria esistenza. Va sottolineato con forza quanto sia fondamentale per il benessere di ciascuno che in ogni situazione ed ad ogni età, colui che ha perso la consapevolezza di questo fondamentale bisogno, può essere indirizzato alla riconquista di una dimensione vitale e creativa che rimette in moto il desiderio, la voglia di esprimere parti di sé e la libera espressione della propria creatività.

Il Pedagogista Clinico e la Pedagogia Clinica quindi come forze propulsive verso una nuova educazione dell'uomo, per il riconoscimento da parte di ciascuno dei suoi bisogni ma anche delle sue risorse, come pedagogia flessibile che si adegua allo sviluppo e al cambiamento sociale e quindi degli individui, per un reale rinnovamento della società in cui l'uomo vive, come campo di battaglia contro ogni cristallizzazione e conformizzazione, in qualsiasi ambito che riguardi l'approccio alla persona, dagli interventi educativi, scolastici e sociali a quelli familiari e a quelli sanitari. In quanto dotati di una consapevolezza della propria esistenza, tutti noi, da una certa età in poi sappiamo di essere vivi e dotati di una individualità che ci differenzia dagli altri esseri viventi, dotati cioè di ciò che in termini specialistici si chiama identità, ma che il senso comune, già dalle prime fasi di sviluppo del pensiero simbolico definisce come io. Durante il cammino della vita può nascere, in diverse situazioni di disagio, di crisi, di cambiamento o di crescita, il bisogno riconosciuto o meno dall'individuo stesso, bambino, ragazzo, adulto o anziano, di riflettere su di sé, per trovare o ripristinare equilibri persi in tali momenti. A questa riflessione, che le società antiche hanno riconosciuto come diritto e bisogno umano legato alla sua trasformazione ed alla sua crescita, e alla quale hanno dato connotazione e dignità pedagogico-educativa, oggi talvolta viene dato il nome di terapia, una parola che richiama un ambito di malattia, che crea inevitabilmente nella persona un senso di allarme, preoccupazione e talvolta disagio e vergogna nel comunicarlo ad altri: “allora forse ho bisogno di curarmi”, quando magari ha solo bisogno di comprendere meglio se stesso e le proprie esigenze, attraverso una riflessione ed una ricerca su di sé, per attivare strategie adeguate per il miglioramento della qualità della vita.

Pedagogia clinica quindi anche come riconoscimento del bisogno umano non sempre consapevole ma ineliminabile e comune a tutti gli uomini, di riflettere su di sé, sulle proprie relazioni, sul proprio ruolo e di essere sempre protagonisti attivi della propria vita, pena la caduta in stati di immobilismo, passività, conflittualità con se stessi e con gli altri ed infelicità.

2.1 Interventi per…

Interventi per la persona anziana: (ospite della Casa di Riposo o degli Istitutiper anziani, e non). Premesso che per il pedagogista clinico lacondizione essenziale di ogni esperienza educativa è conoscere la persona a cui l’aiuto è rivolto, anche in questo specifico ambito di intervento è necessaria un’attenta analisi dei bisogni e delle caratteristiche dei soggetti destinatari del nostro intervento.

Interventi per la famiglia e la maternità nei consultori pubblici e privati (L.405/75). In queste istituzioni sono previsti interventi psico-sociali e pedagogici votati a superare la tradizionale ottica meramente sanitaria, insufficiente- sicuramente da sempre, ma subita e inconsapevolmente accettata – a fornire risposte idonee alla complessità delle problematiche psicologiche, relazionali ed esistenziali della persona, quali possono essere, per esempio le problematiche nei rapporti di coppia, nei rapporti genitori-figli, figli-genitori anziani, regolazione delle nascite, adozioni e affidi. Le politiche sociali sono oggi consapevoli che impegnarsi in attività esclusivamente riparatrici delle patologie già esplose non sia sufficiente, e che i servizi di sostegno alla persona debbano essenzialmente promuovere un benessere generale, per il quale sono da considerarsi prioritarie le relazioni significative e soddisfacenti tra le persone. Non sono più il singolo o la famiglia con gravi problematiche a dover essere sostenuti: oggi, nella società del terzo millennio, ovvero della conoscenza e della globalità, urge creare un corridoio di differenziazione nelle risposte che la società civile è chiamata a dare alle richieste di coloro che esprimono il bisogno di ridurre le situazioni di disagio, temendo che queste possano diventare conflitti. Nei consultori, gli ambiti di intervento del pedagogista clinico sono principalmente la consulenza a singole persone, alle coppie, a genitori, a famiglie e la realizzazione di progetti votati al benessere, alla prevenzione del disagio, a fornire competenze per l’ottimizzazione delle risorse.

Interventi per l’integrazione culturale. Il pedagogista clinico facilitatore dell’integrazione, ovvero facilitatore dell’interazione tra l’immigrato e il contesto socio- geografico di adozione; un intervento di certo proiettato verso la rimozione del disagio che accompagna sempre l’esperienza di migrazione. In tal senso, sono possibili progetti di laboratorio che mirano all’incontro e allo scambio tra popoli e culture diverse, quindi progetti su Mondo e fiabe di altre culture, Compagni di viaggio e autobiografia, ma anche progetti di sostegno all’inserimento nelle scuole per gli immigrati presenti nel nostro territorio attraverso la costituzione di gruppi di lavoro multidisciplinari e multiculturali, nell’ambito delle specifiche attività del settore di Politiche Culturali, Scolastiche, Sociali e Università, per l’integrazione sociale e culturale degli alunni immigrati e rispettive famiglie. Progetti strutturati non sul confronto delle culture, ma su percorsi possibili di promozione di un rapporto concreto tra persone di diverse culture, con tutto il loro carico di storia e di vita. Misure di integrazione sociale, quindi, oltre che culturale, nella convinzione che la diversità non sia eliminabile, che con essa bisogna convivere, venirne in contatto, conoscerla e trovare degli strumenti di comunicazione. _ _L’alternativa al modello gerarchico è vivere la diversità fondandola su un sistema di valori che ha come principio l’eguaglianza di tutti gli esseri umani.

- Interventi per la prevenzione e l’individuazione precoce del rifiuto scolastico e del disagio, ma anche per la gestione dei ragazzi a scuola e nella famiglia, in riferimento alle problematiche delle relazioni distorte tra pari, qual è il bullismo, in riferimento alle difficoltà di adattamento all’apprendimento scolastico, nonché alle relazioni spinose tra docenti e allievi preadolescenti e adolescenti o tra genitori e figli preadolescenti e adolescenti.

Nell’ambito dell’individuazione precoce, quindi, è necessario sottolineare una fondamentale distinzione tra quattro “D” :

1. Disturbi dell’apprendimento;

2. Difficoltà di apprendimento;

3. Difficoltà di adattamento all’apprendimento scolastico;

4. Disagio

Quando parliamo di disturbi dell’apprendimento, ci riferiamo a situazioni ben definite che solitamente riguardano un aspetto specifico dell’apprendimento e che si manifestano con modalità circoscritte. Si tratta di disturbi nei quali le modalità normali di acquisizione delle capacità in questione sono alterate già nelle fasi iniziali dello sviluppo. Si ritiene che i disturbi derivino da anomalie nell’elaborazione cognitiva; anomalie legate in larga misura a qualche tipo di disfunzione biologica.

Molte indagini epidemiologiche hanno evidenziato che i disturbi dell’apprendimento costituiscono un rilevante problema in ambito psicopedagogico e in ambito medico- pediatrico. L’incidenza di tali disturbi va dal 5 al 10% della popolazione scolastica, a seconda dei criteri diagnostici utilizzati. la formazione.

2.2 Il Pedagogista clinico

L’art. 7 dello Statuto ANPEC cita:

"La categoria professionale del pedagogista clinico è indirizzata al vasto panorama dei bisogni della persona con l'intento di soddisfarli con modalità educative indispensabili al rafforzamento delle capacità individuali e al progresso culturale e sociale. L'accezione di clinico in estensione alla pedagogia definisce la finalità educativa come azione umana di aiuto alla persona e al gruppo. Il Pedagogista Clinico […] basa la sua formazione professionale su metodi nuovi, nuove tecniche e nuove tecnologie che ben lo definiscono da un punto di vista scientifico e professionale indirizzando le sue competenze su soggetti di ogni età"

Ai fini di una definizione di confine tra psicologia e pedagogia clinica, quindi risulta rilevante porre una discriminante rispetto alle modalità psicologiche e alle modalità educative, comprendendo aspetti epistemologici, teorie di riferimento, utilizzo di metodi e tecniche di osservazione, analisi, intervento proprie delle due discipline.

L’ANPEC dichiara che il Pedagogista Clinico si distingue per i metodi, le tecniche e lo strumentario ISFAR, risultato di ricerche e sperimentazioni dal 1974, protetti con marchi registrati, brevetti e copyright.

Gli strumenti del pedagogista clinuico sono:

Livello A1 test scolastici di livello e prove di verifica, che non richiedono specifiche competenze psicometriche.

Livello A2 test per l’orientamento scolastico professionale, prove attitudinali e test per lo sviluppo di carriera e analisi organizzativa. Essi richiedono una certa competenza nel somministrare ed interpretare test non clinici.

Livello B1: questionari di personalità non clinica e test d'uso clinico specifico. Il pedagogista clinico (iscritto all’ANPEC) ha accesso anche all’acquisto della testistica prevista per le seguenti figure professionali: logopedista, tecnico della riabilitazione psichiatrica, terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, terapista occupazionale, fisioterapista, educatore professionale.

Livello B2: test specialistici se il pedagogista clinico è in possesso anche delle seguenti qualifiche: psicologo non iscritto alla sezione A dell'albo professionale con laurea vecchio ordinamento o specialistica (classe 58/S), dottore in tecniche psicologiche iscritto alla sezione B dell’albo professionale.

Livello C: questionari di personalità clinica e scale d'intelligenza a largo spettro se il pedagogista clinico è anche: psicologo iscritto alla sezione A dell’albo professionale, docente universitario e ricercatore settori M-PSI/01 – 08.

I Test che fanno parte della formazione del Pedagogista Clinico sono i seguenti:

Analisi delle manifestazioni ansiose e depressive© :Si tratta di un protocollo osservativo diviso in due parti, per l’analisi delle manifestazioni ansiose e depressive, atto a rilevare i segni nelle quattro aree considerate (emotiva, fisiologica, mentale, psicomotoria) presentati dal soggetto con maggiore intensità.

Test di attenzione e faticabilità©: Questo particolare esame permette di rilevare il tono dell’attività psichica della persona e ogni sua reazione e dimostrazione di costanza nel corso di un lavoro mentale prolungato per poi pervenire a una constatazione delle differenze individuali nelle performance dell’attenzione e della faticabilità. È un’indagine che, evitando ogni valutazione metrica, aiuta a comprendere le diverse abilità. È certo che queste osservazioni sull’attenzione e la faticabilità, (rilevabili, oltre che dalle risposte corrette, anche dagli intervalli delle omissioni), consentono - specialmente mentre il soggetto è impegnato nel test -, di rilevare una vasta gamma di fattori intellettivi, strumentali e affettivi implicati in tale esperienza. La portata diagnostica si presenta perciò assai ampia; essa ci orienta sull’adattamento alla realtà del soggetto e sulla sua instabilità, sull’inseguimento e stazionamento dell’occhio sul foglio, sulla capacità di analisi, sull’attenzione percettiva o sulla discriminazione visiva; tante operazioni che eseguite con difficoltà possono essere conseguenza di cause diverse che vanno approfondite.

Test mnesi immediata© : l test è il risultato di anni di sperimentazione rivolta a definire un mezzo che, senza finalità di valutazione metrica, fosse adatto a rilevare le abilità di un soggetto a ripetere, subito dopo averle udite, alcune serie di cifre. Eventuali insufficienze nella mnesi immediata non sono di per sé molto significative, ma sono tuttavia di stimolo e di orientamento per un approfondimento diagnostico più elaborato al fine di conoscere cosa potrebbe celarsi dietro di esse.

Test verbale di maturità logica©: l test offre un rapido quadro sullo sviluppo delle capacità logiche della persona, in quanto tiene conto di diverse acquisizioni, quali nozione dell’oggetto, della serie, definizioni, rapporti di similitudini, di contrasti ecc.

Test Organizzazione Grafo-Percettiva©: È uno strumento atto a rilevare le abilità nell’organizzazione e nell’attitudine del soggetto a controllare le proprie riproduzioni grafiche di disegni geometrici. I disegni utilizzati seguono approssimativamente l’evoluzione genetica dai 3 anni di età, momento in cui l’individuo acquisita l’imitazione delle linee verticali e orizzontali, fino agli 8 anni.

Questionario Self-Concept© : Il test si applica a tutta la gamma dei complessi atteggiamenti assunti e delle fantasie che un individuo nutre nei confronti della propria identità, del proprio ruolo e del proprio aspetto. Si tratta di un’autovalutazione che crea l’opportunità di un’analisi mirata ad avvicinare l’insieme dei vissuti e delle rappresentazioni fantastiche che la persona ha strutturato nel corso della propria individuazione. È un’analisi che testimonia la ricchezza espositiva del teatro interiore, delle diverse istanze personali, dei rapporti affettivi e sociali, delle difficoltà o dell’apertura nei rapporti con gli altri a cui si devono aggiungere tutte le annotazioni, gli apprezzamenti – siano essi di piacere o di disagio - che il soggetto fa di se stesso in riferimento al proprio corpo. Messaggi preziosi, elementi connotativi fondamentali per un intervento di aiuto.

Il Touch-Ball : è una particolare palla, che ha la funzione di stimolazione tattile, ed è costituita da un corpo sferoidale in materiale relativamente cedevole ed elastico, con una superficie esterna levigata e cromatica e internamente una cavità parzialmente riempita di liquido, in cui si muove liberamente un Iron Ball o sfera della salute di Baoding. La palla vibrocromatica in seguito al rotolamento, fa sì che l’Iron Ball fluttui nel liquido emettendo alcune vibrazioni sonore e tattili con cui si caratterizza e che, modulate dal liquido, si trasmettono al corpo della persona. Il Touch-Ball si distingue inoltre che per la diversa cromaticità delle quattro palle che compongono il set usato nel metodo.

comentários (0)
Até o momento nenhum comentário
Seja o primeiro a comentar!
Esta é apenas uma pré-visualização
Consulte e baixe o documento completo
Docsity is not optimized for the browser you're using. In order to have a better experience we suggest you to use Internet Explorer 9+, Chrome, Firefox or Safari! Download Google Chrome