Antonio Nicaso- Mafie riassunto , Exams for Sociology. Università di Torino
Stefania.Bircu
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Riassunto Antonio Nicaso- Mafie
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Antonio Nicaso: MAFIA

La Storia La mafia non è mai stata rivoluzionaria, né ha mai difeso i deboli contro i forti e i poveri contro i ricchi. Ha sempre avuto rapporti con il potere. E’ un fenomeno di classi dirigenti.

Cos’è la mafia? Difficile da definire, è certamente tutto ciò che lo Stato italiano ha voluto che fosse: un’organizzazione criminale sottovalutata in grado di stringere rapporti stabili con parte della classe dirigente.

Che cosa non è la mafia? Non è mai stata il portato del generoso temperamento dei siciliani, né tanto meno un’onorata società vendicatrice delle prepotenze dei forti contro i deboli e dei ricchi contro i poveri.

La mafia è stata vista per molto un problema del sud, altri invece del nord come invenzione utilizzata per criminalizzare la Sicilia e i siciliani. Si incomincia a parlare di mafia nel 1863 dopo l’opera teatrale di Giuseppe Rizzotto e Gaetano Mosca. Ma quella mafia rappresentata è ancora subordinata alla politica e ai proprietari fondiari, una sorta di proto- mafia, come le tante forme di malavita organizzata denunciate durante il periodo borbonico. Lo storico Francesco Regna spiega che queste malavita organizzate avevano avuto rapporti con i partiti politici, aveva prestato servizio nelle vicende politiche, ma non era autonoma. Questa, infatti, non veniva vista ancora come mafia.

1828: prima operazione della polizia in cui venne scoperta un’organizzazione di più di 100 membri. Questa è caratterizzata dal “fermo giuramento” che vincola gli affiliati al silenzio cioè a non rivelare mai la circostanza delle loro operazioni a costo della vita. In questi anni incominciano a formarsi associazioni segrete e le sette politico-religiose (Agrigento). 1838: viene scoperta l’esistenza in molti paesi di unioni e fratellanze. Il nuovo aspetto è l’esistenza di una cassa comune che non viene utilizzata solo per soddisfare i bisogni, ma anche per far esonerare un funzionario, difenderlo, proteggere un imputato e incolpare u innocente, per corrompere e ferire nella pubblica amministrazione e ordinamenti giudiziari (Trapani).

Sacara Unione: base a Mazzarino ramificata in altri comuni si occupava di abigeato (fenomeno premafioso per eccellenza) e gode della protezione delle autorità locali come anche dei proprietari. E’ organizzata in omini e scassapagliara, 38 membri e capeggiata dal prete, Lorenzo Prinello. Santino definisce tutto ciò come strutture associative e complesse dotate di un apparato militare-esecutivo che uniscono finalità criminali- economiche che servono ad acquisire potere.

Dopo aver combattuto per reprimere la Rivoluzione sociale promossa da Giuseppe Garibaldi per conto del potentato fondiario, si schierano contro la destra storica aumentando il brigantaggio e forme di delinquenza. E’ un’organizzazione che riceve protezione non solo delle zone del feudo ma anche negli affari comunali di piccole e grandi città.

La scoperta della mafia 1872: Gaspare Galiati, medico e agiato possidente è costretto a lasciare Palermo in seguito all’eliminazione di un guardiano assunto per sostituire un altro che rubava a sua insaputa, protetto da Antonio Guammona, maggiore esponente della mafia palermitana dell’800. Proprio nella contrapposizione tra Sicilia e lo Stato liberale che la mafia secondo Pezzino viene scoperta dalle istituzioni dello stato.

L’inchiesta di Bonfandini 1876: dopo l’avvenuto della sinistra storica i mafiosi riescono ad avere legittimazione sia politica che sociale grazie al nuovo tipo di governo che negava l’esistenza autonoma del fenomeno mafioso. In questi anni, la mafia acquista una maggiore importanza perché non venica più vista come un tipo di banditismo ma bensì di organizzazioni che si raggruppano per compiere atti clandestini e monopolizzare attività economiche.

Queste attività non si svolgono più nelle aree interne, ma nelle aree costiere della Sicilia occidentale, in particolare quelle aree che si trovano vicino al centro palermitano. Dopo il 1876: scontro tra moderati e democratici. Destra accusa la sinistra di essersi servita della mafia per ottenere consenso elettorale e la sinistra accusa la destra di essersi inventata la mafia per screditare il successo politico. Finita l’inchiesta sulla mafia, si conclude col il relatore Bonfandini dicendo che la mafia è un retaggio borbonico e che non va sopravvalutata, fino a negarla e considerarla un fatto morale o un problema della pubblica sicurezza.

L’inchiesta di Fianchetti e Sonnino L’inchiesta fatta da Bonfandini non convince i due sociologi toscani, Fianchetti e Sonnino, i quali decidono di condurre una lunga indagine sulle condizioni della Sicilia. Sonnino si concentra sulla parte politica e amministrativa, mentre fianchetti su quella vita riservabile dei contadini. Arrivano alla conclusione che la mafia sia un vero problema sociale e che il governo debba subito intervenire. Una borghesia mafiosa in grandi di agire all’interno e mantenere l’ordine in cambio di protezione e immunità. Esempio significativo è quello del questore di Palermo Giuseppe Albanese che colpito da un mandato di cattura chiede l’aiuto al presidente del Consiglio dei ministri, Giovanni Lanza, il quale non lo fa arrestare. Alcuni testimoni accusano Albanese per contiguità con i mafiosi. Vengono uccisi. Tafani, procuratore del tempo fu costretto a dimettersi come anche il prefetto Antonio Malusardi inviato a Sicilia per combattere la “borghesia mafiosa”.

Dal boicottaggio alla coabitazione Dopo “l’imposizione mafiosa” , caratterizzata dall’accordo anti-governativo e blocco conservatore, si passa da una collaborazione tra Sicilia e Stato unitario, per la quale la Sicilia offre allo Stato i suoi uomini in cambio del mantenimento dello statuto sociale. Quella che si afferma è la mafia che mantiene in vita “l’ancien règime” stringendo rapporti con le classi privilegiate più propense per gli intrallazzi, trattative, voto di scambio e ai diritti che diventano favori. La conseguenza più significativa è il passaggio dall’abbandono della pratica del boicottaggio allo sfruttare le strutture per le risorse dello Stato. Iniziano ad esserci lotte criminali tra Nord e Sud. Al Nord si parla di razza maledetta, invece al Sud dell’idea della mafia come innocua.

Paradigma socialista Giuseppe Pitrè, medico borgo di Palermo, quello che più di tutti si distingue nel negare la natura associativa della mafia. Per egli era solo frutto del proprio essere, esagerato concetto della forza individuale e che la nuova mafia sia una degenerazione della vecchia mafia cavalleresca e generosa. Concetto ripreso dal boss Luciano Leggio che ad un intervista a Enzo Biaggi nel 1989. attribuisce alla mafia qualità estetiche e morali.

L’omicidio di Notarbartolo 2 Febbraio 1893, Emanuele Notarbartolo viaggia su un treno da Messina a Palermo, due sicari sorprendono l’uomo e lo uccidono, buttando in corpo dal finestrino. Egli era sindaco di Palermo e direttore generale del banco di Sicilia 1876-1890, con la fama di amministratore inflessibile. Egli era stato rimosso dai suoi incarichi di direttore per il suo essere incorruttibile dal presidente del Consiglio dei ministri, Francesco Crispi, ma nonostante ciò Notarbartolo rimane una minaccia per la conoscenza dei fatti che possono mettere in discussione stesso Crispi. Avendo molti nemici, erano molti i sospetti come Raffaele Palazzoli, che appartiene ai ranghi alti della mafia e amico di Crispi che viene condannato e poi prosciolto per mancanza di indizi. “Comitato pro Sicilia” violenta campagna contro chi fa di tutto per infrangere il buon nome dei siciliani con Palazzoli si schierano molti intellettuali, tra cui Pitrè. Raffaele Palazzoni dopo diverse condanne prima in Sicilia si sposta a Firenze, ma finisce nel ritornare in Sicilia per assenza di prove certe. Leopoldo Notarbartolo che si era tanto battuto per scoprire i presunti assassini del padre esprime la propria amarezza.

L’”informale” legittimazione

La mafia continua indisturbata a offrire protezione in cambio di immunità. Come spiega il questore Sangiorgi, la mafia sta sotto la tutela dei senatori, deputati e altri influenti personaggi che li proteggono e li difendono per essere poi protetti da essi. Otto cosche che operano nel palermitano, in quasi tutti i comuni della provincia di Palermo. Anno 1901 circa, era Giolittiana e nel Mezzogiorno la mafia arriva addirittura a godere di un “informale legittimazione” con mafiosi che fanno influire voti sui candidati in cambio di libertà sia negli affari che nelle attività.

Il delitto Petrosino Joe Petrosino, italo-americano, ucciso il 12 marzo 1909 a Palermo, Egli si trovava in Sicilia per indagare sui collegamenti mafiosi italo-americani. Viene arrestato Vito Cascio Ferro,presunto assassino, ( uno dei più famosi di questa parte della Sicilia) e rispettato anche negli Stati Uniti. Viene poi prosciolto per mancanza di indizi perché Michele Ferrantelli, parlamentare di cui Cascio Ferro è il più importante capo-elettore dichiarò che Cascio era ospite a casa sua nel momento dell’uccisione.

La mafia e il fascismo Neanche il fascismo riesce a debellare la mafia tanto che Mussolini concede al prefetto Cesare Mori pieni poteri. Il prefetto riesce ad arrestare tantissima manovalanza mafiosa, “mafia degli stracci”, ma è costretto a fermarsi davanti ai proprietari terrieri collusi con la mafia e integrati nel regime fascista. Mori scopre che la mafia può essere ridotta a semplice espressione delinquenziale. Durante il ventennio molti mafiosi lasciano l’Italia per andare nel Nord America. Il paradigma siciliano continua.

Prima Repubblica Dopo la seconda guerra mondiale la mafia rafforza il blocco agrario- conservatore che darà vita alla Prima Repubblica. Solo la mafia era in grado a sopprimere il mercato nero e di influenzare i contadini lavorando con la CIA.

Prima commissione parlamentare antimafia Prima relazione di maggioranza della Commissione parlamentare sul fenomeno mafioso del 1976. Due punti fondamentali: il primo è che le azioni della mafia si risolsero in favore dei ceti dominanti, il secondo è la capacità di ricercare un intenso collegamento col l’apparato dello stato. E’ lecito supporre che anche il nuovo Stato abbia tratto vantaggio.

Cavalieri eccellenti Introduzione del codice penale della legge per combattere la mafia e gli altri fenomeni 1982, dopo l’omicidio del deputato comunista, Pio La Torre e del prefetto di Palermo, Carlo Alberto della Chiesa. Nuova legge chiamata Rognoni-La Torre , nel 1987 a Palermo vengono condannate per la prima volta con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso 400 persone. Maxi- processo istituito da giudici come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Nello stesso anno la commissione mette nero su bianco la “coabitazione”, il patto di non belligeranza tra mafia, politica e istituzioni. Dopo la morte di Falcone e Borsellino lo Stato fu costretto a reagire arrestando politici importanti, ex sindaco di Palermo, Vito Concimino, fratelli Igrazio e Nino Saluo. Altri vengono uccisi. Finisce alla sbarra, uno degli uomini più potenti della prima Repubblica, Giulio Andreotti.

Il processo di Andreotti Nel 2003, dopo il lungo processo Andreotti evita la condanna perché il reato commesso prima del 1980 era andato in prescrizione. I giudici della corte di appello, scrivono che Andreotti ha coltivato rapporti amichevoli con i boss mafiosi e che ha chiesto loro favori, li ha incontrati, ha indicato a loro il comportamento da tenere in relazione alla questione di Mattarella, il 6 gennaio 1980, ha omesso di denunziare le loro responsabilità all’omicidio del presidente Mattarella malgrado potesse offrire elementi di conoscenza. La corte ritiene appunto che questi indichino una vera e propria partecipazione all’associazione mafiosa.

Il rito Quello degli uomini d’onore è un potere capace di sublimare e legittimare la violenza. I mafiosi sostengono di non tollerare i torti subiti e di vendicare con le proprie mani le offese e le ingiustizie ricevute, per loro

l’omicidio non è un delitto, ma un regolamento di conti. Tutto ciò che il mafioso fa, lo motiva in base al codice che lo ispira e ne giustifica ogni azione. Spiega Sales, chi non obbedisce diventa un hostis, un estraneo alla categoria degli uomini d’onore e verso di loro ogni violenza è giustificata. I mafiosi si considerano “uomini d’onore”, né criminali, né delinquenti ma tutori di quel ordine sociale. Loro e gli altri, chi sta “dentro” e ne fa parte è considerato uomo, chi sta fuori non è considerato niente e la sua vita ancora meno.

I beati paoli Monaci di origine medievale, erano vendicatori di torti e nel 700 avevano costituito a Palermo una setta segreta con rituali di iniziazione e un tribunale privato. La loro leggenda entra nell’immaginario dei mafiosi nel 1909-1910. in poco tempo i beati paoli diventa una bibbia in grado di fornire ai mafiosi un’origine mitica. Interpretato come espressione di coraggio e forza al servizio del popolo contro i soprusi di potere.

La “tradizione inventata” Quella dei beati paoli e della vecchia mafia, parsimoniosa nell’uso della violenza è uno dei tanti esempi che descrivono la tradizione inventata, utile per trasformare un giovane qualunque in un “uomo d’onore”. Per i mafiosi questo mito serviva per creare un senso di appartenenza, a nobilitare l’uso della violenza dandole un valore sociale. Più che diventare uomini d’onore, i picciotti restano carne da macello da parte dei boss che li trasformano in corrieri di droga e assassini. L’onore dei mafiosi riguarda il rispetto del loro codice, ovvero non tradire, essere capace di utilizzare quello che l’ndrangheta definisce “politica e fasa politica”, ricatto e mediazione. Molti mafiosi dicono di essere cattolici per costruirsi l’immagine attorno ad essi e dando giustificazione dei loro atti per volere di Dio. I mafiosi si definiscono cristiani per distinguersi da chi cristiano non è, ma non nel senso religioso ma come capacità di far valere il proprio onore.

Il mito della vecchia mafia La storia di una mafia buona, che rispettava certe regole è una mistificazione. La mafia “buona” uccise nel 1948 un pastorello che aveva visto in faccia gli assassini di Placido Rizzotto. Come spiega Salvatore Lupo, avidità e ferocia sono caratteristiche della mafia di ieri come quella di oggi, entrambe capaci di massacrare innocenti donne e bambini. Non è mai esistita neanche la mafia come forma di ribellismo, non è mai stata qualcosa di simile ad un espressione di protesta popolare contro i potenti, mai il mafioso avrebbe lottato per far trionfare la giustizia e i diritti sull’arroganza, anzi egli sarebbe stato l’esponente di un ceto emergente decisa a farsi strada per condividere il potere dei signori. Ancora oggi per spiegare la mafia si ricorre alla “tradizione inventata”. 2012: Gambino racconta nel suo libro che le origini della mafia sono legate all’oppressione dei siciliani che si ribellarono ai francesi. Distinzione mafia del Padrino e del Sovrano Padrino: fedele alla tradizione buonista Sovrano: coinvolta nei traffici di droga, gioco d’azzardo e prostituzione.

Riti di iniziazione Marc Nonnier, autore di uno dei primi libri sulla Camorra, nel descrivere la promozione da “tamurro” a “camorrista” si concludeva con l’invito a riconoscere l’uomo cioè il nuovo compagno. L’apprendistato del picciotto inizia con l’osservare il territorio, i giovani migliori vengono cresciuti, incoraggiati dai mafiosi adulti che li istruiscono, li indirizzano, se li portano con loro e li commissionano qualche lavoretto. Spiegava Calderone che per il piccolo la mafia diventa tutto, come un senso di riconoscimento, di imitazione. Si arriva poi all’ingresso formale nell’organizzazione, si tratta di un rito di iniziazione che impegna i mafiosi per la vita. Il/i candidato/i viene/vengono condotto/i in un stanza alla presenza del rappresentante della famiglia e di altri semplici uomini d’onore. A questo punto il rappresentante della famiglia espone ai futuri uomini d’onore le norme che regolano l’organizzazione, afferma prima di tutto che quella che viene detta mafia si chiama in realtà Cosa Nostra e dice di scegliere un padre tra gli uomini d’onore presenti. Ha inizio la carminio che consiste nel chiedere ad ognuno con quel mano spara e nel praticargli una piccola incisione sull’indice per far uscire sangue che viene usato per imbrattare un’immagine sacra che viene vista come la patrona di Cosa Nostra. All’immagine viene dato fuoco e l’iniziato cercando di non spegnerlo passandolo da una mano

all’altra giura di non tradire mai le regole di Cosa Nostra meritando in caso contrario di bruciare come l’immagine.(copia ritrovata nel 2007, boss Salvatore lo Piccolo, arrestato)

“Diritti” e “doveri” E’ una sorta di serie di comandamenti, circa 10. 1. cita solo che non ci si può presentare da soli ad un altro amico nostro, se non è un terzo a farlo; 2. non si guardano le migli degli amici nostri; 3. non si fanno comparati con sbirri; 4. non si frequentano né taverne né circoli; 5. si ha il dovere in qualsiasi momento di essere disponibili di Cosa Nostra; 6. rispetto degli appuntamenti; 7. rispetto per la moglie; 8. dire sempre la verità; 9. non rubare dei soldi da altri o d’altre famiglie 10. chi non può entrare: parenti forze d’ordine, tradito la famiglia per questioni sentimentali, chi ha un comportamento pessimo, chi non ha valore morale.

C’è un’altra regola non prevista nel decalogo cioè dire sempre la verità quando si parla con altri mafiosi, chi non rispetta è soggetto a punizioni, esclusioni fino alla morte. In un altro foglio dello stesso bosso viene descritta la struttura della famiglia di Cosa Nostra: il capo famiglia si elegge votando tutti i membri della famiglia, così come il consigliere, il sotto capo viene chiamato dal capo famiglia, così come per il capo decina, il capo famiglia è colui che ha l’ultima parola, il sotto capo fa le veci del capo famiglia in assenza e da consigli per il bene della famiglia. Il mandamento è una famiglia che ha una sedia nella commissione e che è a capo di più famiglie e infine la commissione viene composta da tutti i capi mandamento, dove poi si elegge il capo commissioni più il sotto capo di commissione, più il segretario che è colui che si occupa degli appuntamenti della commissione. La commissione è costituita per esserci un queilibrio.

Osso, Matrosso, Carcagnosso Anche ‘Ndrangheta ha riti e leggende, come quella dei 3 cavalieri spagnoli, Osso, Mastrosso e Carcagnosso che dopo aver lavato nel sangue l’onore di una ragazza stuprata da un prepotente signorotto, per 29 anni si sarebbero nascosti in un caverna dell’isola di Favignana, nel Mediterraneo. Qui avrebbero costituito una setta segreta caratterizzata da principi di assoluta obbedienza gerarchica. Dopo aver elaborato le regole i cavaliere avrebbero diviso in altrettanti tronconi l’associazione stabilendosi in Sicilia, Campania, Calabria dove avrebbero dato vita a Mafia, Camorra e ‘Ndrangheta.

Uomini di “panza” L’organizzazione della mafia ‘ di tipo prevalentemente maschile. Le donne spesso vengono utilizzate per sancire alleanze e porre fine a faide attraverso i matrimoni combinati, mentre qualche volta hanno compiti di supplenza. Sono le donne a trasmettere l’educazione e i valori ai futuri “uomini d’onore” mantenendo alto il prestigio dei maschi della famiglia. Ma resta comunque poco affidali per il loro parlare troppo, cioè quando una donna viene colpita negli affetti più cari non ragiona più. Gli uomini si definiscono “uomini di panza” capaci di mantenere il silenzio e le donne invece, vengono definite “panza lenta” cioè incapaci di mantenere qualunque segreto. Per gli uomini d’onore il silenzio è sinonimo di saggezza.

Le relazioni Falcone non credeva nel terzo livello, inteso come mente strategica al di sopra dei vertici mafiosi. In determinati casi la mafia ha stretto alleanze con organizzazioni similari e abbia prestato ad altri per diversi fini. Gli omicidi commessi in Sicilia sono la dimostrazione più evidente delle convergenze di interessi fra la mafia e altri centri poteri. Esistono mafiosi in grado di sedere allo stesso tavolo con politici, imprenditori e uomini delle istituzioni,come esistono mafiosi che entrano in contatto con professionisti in grado di riciclare denaro sfruttando i flussi finanziari della globalizzazione e avvalendosi delle nuove tecnologie. Un termine per definire questa capacità di relazionarsi è il “capitale sociale” coniato da James S. Coleman per definire appunto l’insieme di risorse di cui dispone un individuo sulla base delle relazioni.

Antonio Calderone, che è stato ai vertici di Cosa Nostra insieme al fratello Pippo conosceva perfettamente l’importanza della reciproca utilità che li legava a persone insospettabili. Il mafioso cerca il potere e se lo prende, egli è come un ragno, costruisce ragnatele di amicizie, di conoscenze e obbligazioni, perciò il potere di un mafioso è proporzionale al numero delle relazioni che riesce ad intrattenere nel mondo della politica, finanza e libere professioni. La corruzione non è solo il prezzo da pagare, ma è lo strumento per infiltrarsi nella pubblica amministrazione, nella politica e nell’economia. Giuffre parlando di Bernardo Provengano lo definiva un uomo privo di istruzione, ma che riusciva ad entrare in contatto con professionisti (medici, avvocati…). Oggi i favori ai mafiosi vengono garantiti attraverso “la gente di mezzo”. Le mafie non hanno pregiudiziali politiche né ideologiche e tendono a privilegiare l’affidabilità rispetto ai propri interessi e prospettive di potere. Oggi i mafiosi coinvolti in politica non si trovano più. Fanno parte della storia del nostro paese come il senatore Marcello D’Utri fondatori forza Italia e condannato con sentenza definitiva per associazione mafiosa nel 2014. Sono questi rapporti, alleanze strategiche che rendolo forti le associazioni mafiose e che spiegano come lo Stato non sia ancora riuscito a sconfiggerle. Ormai esse sono perfettamente integrate che se non ci fosse una legge antimafia rischierebbero di passare inosservate. 1983: ucciso Rocco Chinnici per aver firmato ordini di cattura dell’assassino di Della Chiesa. Altro magistrato ucciso è Paolo Borsellino in un attentato dove causò la morte di 5 agenti di scorta. Dal luogo della strage scomparve la sua agenda rossa dove annotava le sue riflessioni, incontri e spostamenti. La seconda Repubblica nasce sul dialogo a colpo di bombe tra l’organizzazione mafiosa e politici, imprenditori. Questa trattativa da un lato ha assicurato ai sub protagonisti carriere all’interno del quadro politico e sicurezza, dall’altro ha permesso a Cosa Nostra di umiliare gli effetti dell’azione repressiva della parte delle istituzioni. Mafie e clientele hanno radice comune, sono proprio le clientele a creare potenzialità sociale, economiche, politiche all’interno della quali i mafiosi hanno trovato modalità di riproduzione e trasformazione.

Tesoro della mafia Oggi neanche i vassalli si contano più. Non costituiscono più un’eccezione come i mafiosi in politica. E’ un mondo dove tutto si mescola grazie anche ai soldi di tante attività illecite che inquinano l’economia legale ed entrano nei circuiti apparentemente gestiti da persone insospettibili. I così detti “vicini di mafia”. Il fiume di denaro garantisce la sopravvivenza di questo fenomeno indissociabile della politica. La storia dell’Italia politica è di per sé la storia della mafia. Questi nessi al potere mafioso oggi garantiscono ricchezze immense, stimate dalla Banca d’Italia nell’ordine dei 140 miliardi di euro l’anno. Oggi le associazioni mafiose come Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Camorra si occupano prevalentemente di droga e di armi, controllando i rispettivi territori, investendo i profitti anche in luoghi lontani da quelli di origine. Gli uomini di Cosa Nostra sono stati i primi a gestire ordini di grandi quantità, sfruttando, dopo, l’indipendenza del mercato, la chiusura del porto Franco di Tangeri. E’ in questi anni che si saldano alleanze strategiche tra Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Camorra. Marsiglia è il centro internazionale dei traffici illeciti. Cosa Nostra investe i profitti nelle speculazioni edilizie del traffico di eroina. ‘Ndrangheta dopo aver acquistato eroina dai clan siciliani e dai narcos turchi investe nel traffico di cocaina e sequestri di persona. I camorristi fanno altrettanto con i proventi delle speculazioni edilizie e delle estorsioni. Il compare d’Anelio è in genere una persona fidata, amico di famiglia, influente e stimata. Negli anni successivi i clan casalesi e le famigli dell’Ndrangheta acquisiscono una totale autonomia fino a controllare grosse fette del mercato europeo della cocaina. L’Ndrangheta è diventata l’organizzazione più ricca e potente, mentre cosa nosta ha subito i contraccolpi dello Stato. I casalesi hanno esteso i loro interessi anche fuori dal contesto nazionale.

Le rappresentazioni????????

L’antimafia Spesso si sente ripetere che l’antimafia è vecchia quanto la mafia. Nel libro “Storia del movimento antimafia” il sociologo Umberto Santino ricostruisce e racconta le lotte sociali contro la mafia a cominciare dai primi passi del movimento contadino (fasci italiani). I fasci siciliani mettono al centro del dibattito il problema della mezzadria e di tutti gli altri sistemi di sfruttamento della manodopera quasi tutti a danno del contadino.

I fasci dei lavoratori nascono con l’idea di riunire braccianti e contadini poveri per sottrarli al nodo nella mezzadria. La soluzione è quella dell’affittanza collettiva, che avrebbe garantito ai contadini ti trattare quote maggiori di terreno direttamente con il latifondista evitando di ricorrere al gabellotto, intermediario mafioso. I fasci sono l’esempio di lotta contro la mafia. 1893: a Corleone viene organizzato il primo sciopero agricolo italiano. I fasci oltre all’attività di politica e sindacale hanno anche il merito di promuovere l’emancipazione femminile. Questo viene visto come un affronto alla signoria territoriale degli agrari e mafiosi e perciò il governo manda l’esercito per impedire l’occupazione dei terreni incolti e vennero poi fatti sciogliere i fasci per legge in tutta la Sicilia. A Caltavuturo (Palermo) nel 1893 soldati e carabinieri in molte altre stragi a sparare contro i manifestanti sono anche persone mafiose, spararono su 500 contadini che tornavano da un’occupazione simbolica. Molti dirigenti dei fasci vennero condannati. Per Santino nella storia delle lotte sociali con la mafia si possono individuare altre 2 fasi:

1. degli anni 60 e 70, cioè la fase la lotta antimafia si presenta come aspetto peculiare della lotta di classe e per la democrazia in Sicilia (occidentale).

2. da anni 80 ai giorni nostri cioè la lotta contro la mafia è condotta dalle forze politiche di opposizione e da piccole minoranze.

Il movimento antimafia si presenta come manifestazione di massa in alcuni casi come un impegno civile che si diffonde in varie regioni d’Italia. Dopo la strage di Palermo nel 1992 viene approvata una legge per garantire incentivi ai collaboratori di giustizia sul modello del Witness Protection Program americano.

1810: codice Napoleonico inserisce tra i crimini e i delitti contro la pace pubblica, anche il reato di associazione a malfattori. Dei 4 articoli l’art. 268, il più importante, punisce tutti coloro che avranno coscientemente e volontariamente somministrato alle bande delle armi, munizioni ecc. 1890: in vigore riforma Zanardelli si passa all’associazione per delinquere. Nasce il codice Rocco. Una delle leggi più interessanti degli ultimi anni è quella sul reutilizzio dei beni confiscati per finalità socialmente utili di iniziativa popolare. 2012: legge 190, istituita l’autorità nazionale anti-corruzione di cui è presidente il magistrato Raffele Cantone con il compito di vigilare sulle distorsioni che colpiscono l’efficienza delle pubbliche amministrazioni.

Le mafie: Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Camorra analogie e differenze Tutte e 3 sono nate in un contesto culturalmente, socialmente, politicamente ed economicamente caratterizzate dalla presenza degli spagnoli spagnoli e dei Borbone dopo. Altre organizzazioni simili sono nate in Puglia (Malavita barese nella seconda metà dell’800, la Sacra Corona Unita e la mafia Toscana nel 900) e in Basilicata (la mafia dei Basilischi) tutte comunque in aree che prima del 1861 ricedevano sotto il dominio del Regno delle due Sicilie. Le mafie non sono il prodotto dell’arretratezza visto che tutte e tre principali organizzazioni criminali italiane sono nate in contesti di rilevante vivacità economica. Analogie

• Riguardo la segretezza e la simbologia cerimoniale, la pratica dell’omertà, la struttura organizzativa e il legame con il territorio l’idea di poterlo controllare attraverso una serie di attività criminali, come la protezione-estorsione.

• Costruzione ideologica e mitica. Sia Camorra che ‘Ndrangheta hanno in comune il retroterra carcerario, i contatti con dissidenti politici e massoni.

• Codici. La Camorra li ha dimessi dopo il processo di Cuocilo 1911, poi ripristinati attorno al 1914 con l’avvento di Raffaele Cutolo che con l’ausilio dei rituali fonda la Nuova Camorra Organizzata. Delle 3 organizzazioni l’Ndrangheta è quella che più di tutte mantiene ancora fede ai codici, coniugando tradizione e innovazione.

• Cosiddetto “baccagghiu”, cioè un linguaggio convenzionale utilizzato per non farsi comprendere dagli estranei, cioè il mondo fuori.

• A fronte di mafiosi che ancora oggi usano i pizzini altri preferiscono le nuove tecnologie come FB o WHATSAPP.

Differenze • Origine delle tre organizzazioni criminali. La mafia (Sicilia) è sempre stata un fenomeno di classi

dirigenti, la Camorra e ‘Ndrangheta lo sono diventate nel tempo e col tempo avendo entrambe

un’estrazione “popolare e plebea”. La differenza principale è che la Camorra resta un fenomeno marginale e subalterno rispetto ai poteri dominanti,

• Sul piano strutturale, mentre la Camorra e Cosa nostra sono basate su amicizie funzionali, ‘Ndrangheta si basa sul vincolo di sangue che è diventato una sorta di scudo protettivo contro delazioni e tradimenti.

• L’organizzazione, Cosa nostra replica il modello dello Stato con organizzazione unitaria a sviluppo verticale. Meno rigida e “militare” è la ‘Ndrangheta anch’essa unitaria ma con locali sparsi sul territorio. La Camorra è molto meno organizzata divisa in una moltitudine di gruppi senza alcun accordo strategico, fa eccezione il clan dei casalesi che è per molti aspetti simile a quella dell’Ndrangheta anche in relazione alla consanguineità dei componenti di alcune famiglie.

• Tipo di relazioni e modo di relazionarsi. I picciotti calabresi, i guappi e i cammoristi napoletani amavano principalmente apparire, mentre i mafiosi siciliani molto più riservati tanto da vestirsi interamente di nero.

Per concludere queste tre organizzazioni sono accomunate dal rapporto con la politica che si è rilevato finora determinante nel garantire continuità e nell’impedire che l’azione preventiva e repressiva dello stato potesse arginarle.

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