Capitolo 10 Geografia Umana Greiner, De Matteis, Lanza, Summaries for Geography

Capitolo 10 Geografia Umana Greiner, De Matteis, Lanza, Summaries for Geography

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Riassunto del Capitolo 10 del libro "GEOGRAFIA UMANA" di Greiner, De matteis e Lanza
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Le città sono delle componenti fondamentali del mondo contemporaneo. Negli ultimi sessant’anni il ritmo con cui sono cresciute le città è accettato come mai nella storia e oggi più della metà dei cittadini del mondo vivono in un’area urbana. Es. Cittadino di Tokyo a Perugia. Sia Tokyo che Perugia possono essere definite città,perchè ognuna di esse svolge a suo modo la funzione di LOCALITA’ CENTRALE. Località centrali: è una località in cui è concentrata l’offerta di beni e servizi rivolta a una domanda di utenti distribuita nel territorio circostante, detto hinterland o area di gravitazione. Tutte le città condividono delle caratteristiche comuni:

1. un’elevata densità di popolazione 2. una certa dimensione demografica 3. una complessità di funzion culturali sociali ed economiche 4. l’essere connesse ad altri luoghi urbani e rurali attraverso delle redi di relazioni 5. l’essere ambienti dinamici e creativi

Come si definisce una città ? Nel 1938 il sociologo americano Louis Wirth definì la città in termini di dimensioni densità e varietà. Oggi si riduce tutto alla semplice dimensione, cioè al numero di abitanti, perché si tratta di un dato facile da ottenere e utile per un primo veloce confronto delle città tra di loro. Vi sono due tipi di città: nucleare (con l’industrializzazione si sono dilatate nella campagna circostante, fino a comprendere le municipalità vicine, sono diventati cioè sistemi territoriali che rientrano nella categoria generale delle città estese, quindi sono addensamenti urbani i cui confini coincidono con i confini municipali) e città estese (sistemi territoriali di vario tipo, per lo più multicentrici, formati da più municipalità vicine). Esse sono la dimensione moderna della città, in quanto in esse troviamo tutto ciò che nella vecchia città stava nel raggio di alcune centinaia di metri. Le città estese prendono nomi diversi. Se l’espansione è stata continua e a macchia d’olio si parla di agglomerato urbano (zona urbanizzata formata dall’espansione a macchia d’olio di un centro urbano); se c’è stata espansione a macchia d’olio di più agglomerati urbani vicini che si sono fusi tra loro, si parla di conurbazione; Quando si parla di espansione urbana non più compatta e continua a breve raggio, si parla di sistemi territoriali urbani che possono essere:

1. le aree metropolitane: più agglomerati vicini, separati da spazi non urbanizzati, che hanno intense relazioni tra loro;

2. aree urbane 3. megalopoli: insieme di aree urbane e metropolitane prossime e collegate tra di

loro. ( In Italia lungo l’asse del Reno ) Le città intrattengono con l’esterno scambi di materia, energia, popolazione, beni, servizi, denaro, informazioni. Ciò significa che i beni e i servizi prodotti da una città non sono solo destinati ai suoi abitanti, ma: a un territorio circostante che è servito dalla città e che si serve di essa, detto area di gravitazione urbana; ad altre città e ad altri territori sparsi nel mondo. I flussi determinati da tali interscambi formano sul territorio delle reti, dette reti urbane (o reti di città), nelle quali le città costituiscono i

nodi. Tra gli esempi di città-rete di dimensioni macroregionali il più noto in Europa è quello del Randstad Holland, che forma l’armatura urbana dei Paesi Bassi (rete connessa tra Amsterdam, Rotterdam, Aia e Utrecht).

Il termine urbanizzazione viene usato in due significati diversi: può indicare il processo che porta imprese e popolazione a concentrarsi nelle aree urbane, oppure più in generale, l’estendersi a sempre più vasti territori delle caratteristiche e dei modi di vita delle città. Quando si parla di grado di urbanizzazione di una regione o paese, ci si riferisce alla percentuale della popolazione residente nella città, o popolazione urbana. Il tasso di crescita urbana si riferisce invece all’incremento annuo percentuale della popolazione urbana. Nel mondo la percentuale di persone che vive in città è aumentata enormemente nell’ultimo secolo passando dal 13% (1900) al 29% (1950) e si stima che nel 2050 si stima circa il 70% . In linea di massima i paesi sviluppati hanno un grado di urbanizzazione più elevato rispetto a quelli meno sviluppati, con una media di 75% per i primi e 44% per i secondi. Per contro- urbanizzazione si intende il processo di deconcentrazione urbana. Il geografo B. Berry definì questo fenomeno come “il passaggio da uno stato di concentrazione a uno di minor concentrazione” . Verso la fine del secolo scorso dalla semplice contro-urbanizzazione si passò alla disurbanizzazione, così la crescita demografica non solo rallentò ma si trasformò in decrescita. In Italia negli anni 70-80 nelle regioni più industrializzate del Nord si registrarono sensibili cali demografici, nel Mezzogiorno si ebbe una tendenza alla crescita zero e nel Centro un comportamento intermedio.

Tradizionalmente il termine urbano indica gli spazi limitati in cui la popolazione si concentra, mentre il termine rurale si riferisce a tutti gli altri spazi abitati che hanno una bassa densità abitativa. Nei paesi di economia avanzata, l’urbano tende ad espandersi nei territori rurali, nel senso che molte città si allargano nella campagna circostante. Quindi la campagna viene attrezzata di infrastrutture e modi di vivere diversi. Per indicare questi territori rurali ora urbanizzati si utilizza il termine rurbano e se si supera una certa densità, perirubano. Quando il tasso di consumo di suolo dovuto all’espansione dell’area urbanizzazione supera quello della crescita della popolazione, si forma così un tipo di urbanizzazione dispersa detto Città diffusa: bassa densità di popolazione e dalla presenza di capannoni, villette unifamiliari. Urban sprawl: l’espansione urbana disordinata e incontrollata verso le zone periferiche unita al calo della densità abitativa (Brueckner, 2001) – è uno dei più evidenti cambiamenti nell’uso del suolo che interessa, sebbene con diverse motivazioni, un numero crescente di città nel mondo . Mega-città: agglomerati urbani con più di 10 milioni di abitanti. Per funzione di una città si intende un’attività (amministrazione pubblica, commercio, industria, ricerca, istruzione) che risponde sia a esigenze interne della città, sia soprattutto esterne ad essa. Vi sono città commerciali che vanno dai grandi centri del commercio e della finanza internazionale come in Italia Milano o Germania Francoforte, USA NYC, fino alle

piccole città-mercato che servono un modesto intorno rurale. Città-capitale ha la funzione politica pubblica e di governo che non sempre è la città più importante del paese, come Washington o Brasilia. Città-fortezze, oppure quelle religiose, città del Vaticano e La Mecca, città pellegrinaggi Medjugorje, Lourdes. Città-minerarie, città della pesca, città industriali caratterizzate da funzione produttiva. Città universitarie: Oxford. Città del turismo: Le città dell’arte (Firenze).

La gerarchia urbana è la suddivisione delle località centrali in ranghi (o livelli) in base alle funzioni centrali che esse svolgono, perciò dalle dimensioni della loro area di gravitazione espresse in termini di soglia e di portata. La portata esprime la distanza massima che un consumatore è disposto a percorrere per fruire di un bene o un servizio (concerto o abito da sposa). La soglia contribuisce invece a spiegare quali beni e servizi sia probabile reperire al suo interno (spesso beni e servizi offerti in grandi città dove vi è una soglia più alta). Le città globali sono i centri principali del potere economico mondiale, in grado di esercitare un’influenza e un controllo sul resto del mondo. Esse, collegandosi tra loro su scala mondiale, formano una rete urbana globale, che ospita le funzioni più pregiate come per esempio le borse valori di NYC, Londra, Tokyo e Francoforte. Tra i principali processi che influenzano la struttura di una citt ci sono la centralizzazione, la decentralizzazione e l’agglomerazione. La prima indica quelle forze che portano la popolazione e le attività economiche a concentrarsi nei quartieri più centrali della città, mentre il secondo si riferisce invece al fenomeno opposto, ovvero la tendenza di una parte degli abitanti e delle attività a spostarsi verso gli spazi periferici, infine il terzo l’agglomerazione in un’area di determinate attività incidono sulla struttura tanto delle aree centrali, quanto di quelle periferiche. Una struttura policentrica è quando una città ha tanti servizi come ospedale, attività commerciali, ecc, detta anche multipolare. Le città spesso sono caratterizzate anche da una zonizzazione funzionale, ovvero la suddivisione del territorio di una città in zone caratterizzate da specifiche attività es usi del suolo. Il valore dei terreni è una delle forze economiche che più incidono sull’uso del suolo all’interno dei confini di una città. La zonizzazione sono le leggi che regolano l’uso del suolo urbano e il suo sviluppo. All’interno delle città dei paesi economicamenti avanzati gli abitanti e le diverse attività economiche non si distribuiscono in modo causale, ma secondo una geografia legata a fattori soprattutto economici e socio- culturali. Gli affitti aumentano man mano che ci si avvicina al centro città e in base al reddito medio e basso la popolazione si stabilisce nei quartieri. Le industrie manifatturiere, sia per gli alti costi del terreno sia per motivi ambientali, tendono a localizzarsi in periferia delle città. I principali modelli che descrivono la struttura urbana sono nati con riferimento alle città degli USA, es. Chicago nata come città pioniere, sviluppata velocemente con utilizzo dello spazio utile come grattacieli. In molte città europee vi sono i centri storici che risalgono al Medioevo e questo dà una certa struttura urbana: - la conformazione delle città è particolarmente adatta alla circolazione dei pedoni e delle biciclette e spesso il centro cittadino è chuso al traffico; - il trasporto privato è più costoso che in altri continenti, a causa del carburante, assicurazioni,ecc.; - i mezzi di trasporto publico sono economici e molto diffusi; - il mantenimento degli edifici storici ha favorito la loro

conservazione e ha annullato progetti di rinnovamento urbanistico. Le città dell’Est Europa e dell’Unione Sovietica hanno subito cambiamenti economici a causa della Seconda guerra mondiale e del comunismo. Le città erano organizzate con grandi piazze pubbliche e molti palazzi con appartamenti vicino alle fabbriche, dal 1989 con la caduta del comunismo e grazie alla globalizzazione, hanno iniziato a cambiare le caratteristiche urbane. Invece la tipologia delle città del Sud del mondo e dei paesi emergenti hanno aspetti comuni tra loro: - forte crescita della popolazione dovuta all’immigrazione e all’elevato tasso di natalità; - struttura urbanistica disordinata, non regolata cioè da un piano se non nelle parti centrli e in quelle abitate dai ricchi; - tendenza a formare grandi agglomerati che comprendono una zona centrale moderna es estesi quartieri periferici, abitati dai poveri e da pochi ricchi nelle zone residenziali. I quartieri della periferia abitati dai poveri (baraccopoli) sono detti favelas in Brasile, barrios in Venezuela , bidonvilles in Africa e slums in India, con situazioni igenico-sanitario scarse. Invece i ricchi ossessionati dalla sicurezza, hanno case con mura di cinta e telecamere, sono quartieri nati sul modello delle gated community (comunità recintate e sorvegliate giorno e notte da guardiani al cui interno possono accedere soltanto i proprietari delle case, il loro personale di servizio e gli ospiti). Le città islamiche: centro religioso, un mercato centrale (suq), quartieri residenziali. Prendendo in considerazione la umma, ovvero la comunità globale dei fedeli musulmani, la città islamica è quella che permette ai fedeli locli di rimanere in contatto con la comunità musulmana internazionale, per questo alcune città marocchina sono orientate in base alla qibla, la sacra direzione della Mecca. Vi sono 3 tipi di residenti e non residenti: la prima è quella dei residenti, i city users ovvero i pendolari che usano la città senza risiedervi stabilmente e che ogni giorno si recano in città per lavorare. L’altra è la categoria degli utenti di servizi, costituita da quanti si recano in città per acquisti, per visitare musei, cinema e teatro, stadi di calcio, ecc. Altra categoria è quella di quanti si recano saltuariamente nelle città per affari. L’afflusso dei non residenti influenza la costruzione di nuovi edifici di alloggio quindi cambiamento urbanistico. Nelle città convivono persone con livelli di istruzione e tipi di occupazione diversi che ne definiscono la posizione socio- professionale, dalla quale derivano redditi e tipi di consumi diversi. Nelle città dei paesi economicamente avanzati vi è una numerosa presenza di imprenditori e liberi professionisti. La domanda di servizi di questa categoria di cittadini abbienti ha un effetto moltiplicatore sull’occupazione meno qualificata (addetti alle pulizie, sorveglianza, manutenzione, ristorazione). Questo ha portato un flusso di popolazione povera e di lavoratori dequalificati immigrati. Negli ultimi quarant’anni nei paesi di vecchia industrializzazione la situazione è cambiata, le aree di degrado dei quartieri centrali si sono ridotte per la costruzione di nuovi edifici, portando l’aumento dei prezzi del quartiere e quindi la conquista delle classi più ricche. Questo fenomeno ha preso il nome di gentrification (gentry-classe elevata). Le baraccopoli è un quartiere urbano caratterizzato da sovrappopolamento, dalla presenza di case auto-costruite o molto degradate e da scarsità o assenza di servizi ed infrastrutture di base, come l’acqua corrente e la raccolta dei rifiuti. Le politiche urbane è una forma di organizzazione cllettiva in grado di risolvere problemi urbanistici. L’urbanistica è la regolazione dello sviluppo spaziale e fisico delle città, è una disciplina che studia le

trasformazioni dello spazio urbano ed è al tempo stesso una tecnica che elabora i piani e detta le regole di tali trasformazioni, traducendo nello spazio fisico gli indirizzi delle politiche urbane. Il sito è il luogo in cui sorge il centro urbano, con le sue caratteristiche fisiche e storiche. L’idea di paesaggio è associata in origine alla campagna, ma oggi viene estesa a tutto il territorio, città compresa. L’ecosistema è l’insieme di animali e vegetali, collegati tra di loro e al loro ambiente da una trama di relazioni necessarie alla sua sopravvivenza. L’impronta ecologica è un indice statistico che dà la misura di quanta superficie in termini di terra e acqua la popolazione urbana necessita per produrre, con la tecnologia disponibile, le risorse che consuma e per assorbire i rifiuti prodotti. Esso deve perciò sempre più organizzarsi per limitare i rifiuti, smaltirli o riciclarli. Lo studio degli ecosistemi urbani serve a progettare l’ambiente artificiale urbano tenendo conto dei cicli naturali (acqua, assorbimento rifiuti, energie rinnovabili) al fine di adattarsi alle loro leggi e di farne supporto del suo sviluppo funzionale: questo tipo di sviluppo prende il nome di sostenibilità ambientale urbana. Un indicatore utile per sapere in che misura ogni città si adatta a questo tipo di sviluppo è quello dell’impronta ecologica urbana, che è un “terremoto ambientale” che ci dice quante risorse naturali (campi coltivati, pascoli, foreste, acqua) ogni città richiede per i suoi consumi e per assorbire i rifiuti che produce

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