Il mediterraneo, Formulas and forms for History and Philosophy. Università Pontificia Salesiana
angelo159
angelo159

Il mediterraneo, Formulas and forms for History and Philosophy. Università Pontificia Salesiana

DOC (365 KB)
11 pages
1000+Number of visits
Description
Riassunti del libro il Mediterraneo,
20 points
Download points needed to download
this document
Download the document
Preview3 pages / 11
This is only a preview
3 shown on 11 pages
Download the document
This is only a preview
3 shown on 11 pages
Download the document
This is only a preview
3 shown on 11 pages
Download the document
This is only a preview
3 shown on 11 pages
Download the document

1. LA TERRA di Fernand Braudel Una geologia ancora ribollente. Nel Mediterraneo, la causa delle fratture è stato cancellato dal tempo F 0E 0 si spiega così il perché:

Del mare disseminato d’isole e di penisole; Dei terremoti e vulcani che per un certo periodo si addormentano,

ma tornano a svegliarsi in modo drammatico. Esempi di ciò sono:

Stromboli, a nord delle isole Lipari; Il Vesuvio, che dal 79 d.C., dopo aver distrutto Ercolano e Pompei,

non ha più avuto un’eruzione; Etna, in Sicilia. Questo vulcano, ancora attivo, è luogo di leggende. L’isoladiSantorino, nell’Egeo, è un cratere vulcanico del quale è

rimasta solo la sua metà F 0E 0 dopo l’eruzione di Thera seppellì Creta.

Montagne quasi ovunque intorno al mare. La geologia spiega la sovrabbondanza delle montagne attraverso lo spazio solido del Mediterraneo. Montagne recenti sono:

Alpi; Appennini; Balcani; Tauro; L’Atlante; Pirenei.

Sulle coste settentrionali del Mediterraneo, si registrano alcune interruzioni. La principale eccezione, però, è costituita dal lungo litorale piatto che si dipana dal Sahel fino al Delta del Nilo. Quindi il Sahara si trova in strettissimo contatto con il mare Interno. Il deserto è uno strano universo, che si contrappone al Mediterraneo. Verso sud del Mediterraneo, c’è il deserto, un immenso mare di sabbia e di pietre, e alle spalle del Sahara, c’è l’immensità dell’Africa Nera.

Il sole e la pioggia. Il dato unitario del Mediterraneo è il clima. Esso è pressoché indipendentemente delle condizioni fisiche locali, dal momento che è costruito dall’esterno a opera di un duplice sistema respiratorio: quello dell’Atlantico e quello del Sahara. D’estate, nel Sahara, l’aria è secca e ardente. Si creano così, sul Mediterraneo, “cieli gloriosi”, chiarissimi, con sfere di luce e con notti costellate di stelle. Il cielo estivo si vela soltanto, quando soffiano i venti del sud, carichi di sabbia. Per sei mesi, il Mediterraneo sarà il paradiso dei turisti. Nello stesso tempo, però, gli animali e le piante vivono in attesa dell’acqua. Il deserto scompare quando interviene l’oceano. Da ottobre le depressioni oceaniche intraprendono i loro viaggi. Il mare si incupidisce e si scatenano, così, le tempeste: i venti si fanno devastanti; i fiumi si gonfiano; le inondazioni sono frequenti e brutali. Tuttavia, le piogge sono benefiche. Il vero lavoro riprenderà soltanto con gli acquazzoni di primavera. Quindi:

D’INVERNO: pioggia troppo abbondante; D’ESTATE: l’acqua viene a mancare.

PAGE 7

Una terra da conquistare. L’antico aratro di legno riesce a malapena a graffiare il terreno friabile e privo di spessore. La montagna, invece, tronca la circolazione e limita la pianura. La pianura è stata vittima per molto tempo vittima del dilagare delle acque. Guadagnare le pianure all’agricoltura significò sconfiggere l’acqua malsana. Qui gli animali selvatici trovarono un insostituibile rifugio. Questa lenta conquista è finita però con il nostro secolo. la prova degli sforzi compiuti è rappresentata dai sistemi di drenaggio e di irrigazione. La lunga e la difficile bonifica spiega perché, nel Mediterraneo, la storia degli uomini abbia spesso avuto inizio sulle colline e sulle montagne. Per questo ci sono tanti villaggi inerpicati sui pendii.

Le società tradizionali. Si sono dunque ritrovate in montagna e in collina le immagini, le usanze, i patos, della vita tradizionale: ciò sono tutti fenomeni molto antichi. La montagna è il luogo di elezione per la conservazione del passato. In tutte le zone montuose del Mediterraneo, si ritrova tutta una serie di feste in cui si mescolano credenze cristiane e sopravvivenze pagane. Anche il paesaggio è un testimone: è un paesaggio fragile, creato dalla mano dell’uomo. Nasce però un problema: DIFFICOLTÀCONSEGUENZA Nessun traino e nessun carretto poteva risalire le ripide colline.

1. La raccolta delle olive e la vendemmia si facevano a mano, e il prodotto veniva portato a valle con la forza delle braccia.

2. Ciò provoca il progressivo abbandono di tale spazio.

Transumanza e nomadismo. Un’altra realtà che va scomparendo, da poco tempo, è la transumanza (=ovvero la realtà plurisecolare grazie alla quale la montagna era legata alla pianura e alle città che vi sorgevano, trovando in ciò, una fonte di conflitti e di profitti). Le vie di transumanza sono ancora segnate nei paesaggi come linee indelebili. Larghe una quindicina di metri, hanno in ogni regione una denominazione specifica:

Cañadas, in Pastiglia; Camis ramaders, nei Pirenei orientali; Drailles, in Languedoc; Carraïres, in Provenza; Tratturi, in Italia; Trazzere, in Sicilia; Drumul oilor, in Romania.

La transumanza è stata il punto d’arrivo di una lunga evoluzione, il risultato di una precoce divisione del lavoro. Bisogna però distinguere, fra transumanza:

Normale, in quanto i proprietari vivono in pianura; Alla rovescia, in quanto i proprietari vivono in montagna.

La transumanza riguarda soltanto una parte del Mediterraneo, quella più evoluta e quella in cui la divisione del lavoro si è imposta. A tali fenomeni si deve la persistenza e lo sviluppo del nomadismo.(=ovvero lo stadio

PAGE 7

anteriore alla transumanza, che rappresenta un compromesso tra la necessità di trasferire le greggi e l’effettiva sedentarietà dei villaggi agricoli e delle città). Le ondate d’uomini del deserto hanno introdotto in Asia minore, il cammello, e dalla Siria al Marocco, il dromedario, arrivato nel Mediterraneo dal I secolo della nostra era. Il nomadismo è quindi un fenomenototale. Dunque, siamo ancora una volta di fronte a due Mediterranei:

Ilnostro, dove c’è la transumanza; L’altrui, dove c’è il nomadismo.

Gli equilibri di vita. Ogni vita raggiunge un equilibrio. Da ognuna nascono delle constatazioni. Siamo in presenza di una vita difficile, precaria, in cui l’equilibrio si compie e danno dell’uomo. Lo storico e il turista non deve farsi impressionare dai trionfi urbani, dalle meravigliose città del Mediterraneo perché esse sono accumulatori di ricchezze. Il Mediterraneo realizza il proprio equilibrio vitale a partire dalla triade ulivo-vite-grano. Delle tre colture fondamentali, soltanto l’olio e il vino hanno costituito un successo pressoché interrotto. Grano e pane invece, sono l’eterno tormento del Mediterraneo, i personaggi decisivi della sua storia. Le carestie ricorrenti, inoltre, fann0o da battistrada alle malattie. Il destino del Mediterraneo non si può spiegare unicamente con il lavoro accanito. È anche un dono della storia di cui il Mediterraneo ha fruito per molto tempo e che gli è stato alla fine sottratto.

2. IL MARE di Fernand Braudel Una parca fonte alimentare. Il mare non garantisce l’abbondanza quotidiana. La pesca ha fornito il suo contributo di “frutti di mare”, un’industria antica come il mondo. Tali frutti però, non sovrabbondano. CAUSA CONSEGUENZA 1. Mediterraneo troppo profondo

sin dalle rive. 2. Mancano le piattaforme

immerse che sono indispensabili per riprodursi e per il comparire della fauna sottomarina.

1. Il Mediterraneo soffre di una sorta d’insufficienza biologica.

2. Mancanza di plancton F 0E 0 mancanza di balene.

Lo stretto di Gibilterra gli consente di rinnovare solo in misura insufficiente le sue acque mescolandole con quelle dell’oceano atlantico. Comunque, la povertà delle fauna mediterranea, è evidente. I tipi di pesce, presenti nell’area mediterranea, sono tuttavia numerosi:

Cernia; Orata; Sogliola; Rombo; Triglia; Cefali;

PAGE 7

Nasello; Sardine; Acciughe.

Il pesce spada si pescava un tempo nello stretto di Messina. Questo tipo di pesce si praticava con curiose imbarcazioni munite di una sorta di passerella. Il pesce spada non si trovava facilmente, raramente abbandona i fondali (li abbandona, soltanto, durante il periodo della riproduzione). Ormai il pesce spada è sempre reperibile sui mercati, ma rischia di sparire. Il corallo è sempre stato una merce molto ricercata: tutt’oggi continua a girare il mondo. Il marinaio conosce il mare antistante al suo porto come il contadino conosce il territorio del suo villaggio. Sfrutta il mare come il contadino fa con il suo campo. Il nostro pescatore-artigiano non vive soltanto sulle barche: è anche un contadino esperto. Esercita dunque due mestieri. La pesca del Mediterraneo non è sufficiente ad alimentare i mercati.

Alcuni tipi di pesca, tuttavia, abbondano. Vi sono, però, luoghi privilegiati per la pesca (=esempio F 0E 0laguna di Comacchio). Il solo tipo di pesca, che merita di essere definito abbondante nel Mediterraneo, è quella del tonno. I tonni non provengono dall’Atlantico: vivono sparsi nel Mediterraneo. Le reti, la “tonnara”, scendono fino in fondo al mare e sono sostenute da due imbarcazioni. I tonni vengono, qui, convogliati fino a raggiungere le nasse della madraga, le cosiddette camere della morte. La pesca al tonno è un “industria” marittima molto antica. Il capo della pesca è chiamato “rais”. La pesca del tonno è un’avventura, cui le popolazioni locali partecipano al gran completo. Ma l’eccezione della regola conferma:le nostre acque sono povere.

Navigare contro la distanza. Il mare non è soltanto una riserva alimentare: costituisce una “superficie di trasporto”. La nave, la rotta marittima, il porto e la città mercantile sono strumenti al servizio dei centri urbani. Il mare ha rappresentato per molti anni un pericolo. La navigazione si è mantenuta prudente, collegando i punti vicini tra loro, tanto che la meta da raggiungere era visibile sin dalla partenza. Tale cabotaggio rappresenterà il nucleo delle attività marittime di trasporto. I marinai ragionevoli, ovvero la maggioranza si ponevano raramente il problema di uscire dallo specchio d’acqua loro familiare. Se il marinaio si accontenta di tale universo limitato è perché esso è sufficiente a soddisfare esigenze di scambio modeste. Gli ex voto di marinai scampati al pericolo parlano di quella paura annidata nel cuore.

Navigare contro il cattivo tempo. Il Mediterraneo non è un mare tranquillo. Anzi, è uno dei più soggetti a fortunali improvvisi. D’estate è il momento delle acque azzurre, calme, luminose, in cui le navi da guerra possono uscire senza difficoltà. Tutto sarebbe facile se prima dell’equinozio d’autunno, fossero stati trasportati in tempo utile il sale, la lana delle ultime tosature, il grano dell’annata e

PAGE 7

le botti di vino nuovo, dal momento che in autunno e in inverno comincia il costante imperversare delle tempeste. Il ricovero invernale è dunque una regola, tanto valida che per molto tempo città e stati desiderosi di mantenere l’ordine procedono alla pura e semplice interdizione dei viaggi durante l’inverno.

La navi in fondo al mare. Un’imbarcazione è sempre un oggetto complesso, che si evolve. Qualche volte, si possono trovare barche in costruzione simile alle navi greche e romane. I relitti greco-romani lo confermano in modo inconfutabile. Nell’antichità, era però solo in uso soltanto la vela quadrata, al di sopra della quale si trovava uno triangolare, anche se di dimensioni inferiori. L’attrezzatura della nave con la vela triangolare è detta latina. Molto chiaro è l’ordine progressivo della costruzione della nave. Si distinguono tre operazioni:

Chiglia. Ossatura, che rappresenta l’ossatura le costole dello scheletro. Fasciame, che rappresenta la pelle.

I Romani e i Greci però oltre alle navi mercantili possedevano anche le navi da guerra tra le quali i triremi.

Arrivano e bastimenti di linea. Tre trasformazioni segnarono l’evoluzione generale delle navi nel Mediterraneo:

Il timone di dritto, apparso nel XII secolo. Il dritto è la zona intermedia tra la parte concava e quella convessa della poppa. Il timone dritto è quindi una barra di ferro che penetra attraverso lo scafo e consente di manovrarlo dall’ interno della nave.

Lo scafo a fasciame sovrapposto, che risale ai secoli XIV-XV. Questa seconda trasformazione riguarda appunto il fasciame sovrapposto insieme alla cocca (la kogge). È un’imbarcazione da trasporto piuttosto grossa. È costituita a fasciame sovrapposto, ovvero con le assi dello scafo che si sovrappongono le une alle altre come le lastre di ardesia di un tetto. Si determina così una circolazione più regolare.

La nave di linea, a partire dal Seicento. Quest’ultima trasformazione consiste nel sostituirsi della galea con la nave di linea. La BATTAGLIA DI LEPANTO è stato lo scontro mostruoso di cinquecento galee turche e cristiane. Le galee hanno molti difetti. Il loro motore è oneroso: sono i forzati che fanno navigare lo scafo. Le galee avevano anche altri difetti:

il prezzo di costo; l’ammassarsi degli uomini a bordo; il poco posto lasciato all’artiglieria; navi fatte per mari calmi. dal momento che erano cariche di uomini, diventarono bersagli ideali per le navi nemiche.

Navi e foreste. Macchie e boscaglie sono il risultato dello sfruttamento poco razionale ai fini di costruzione, di riscaldamento delle case, di alimentazione delle

PAGE 7

industrie che richiedono l’uso del fuoco o di messa a coltura di terreni boschivi lavorati. Perciò si può dedurre che non è stata soltanto la colpa delle costruzione delle navi di legno, a ridurre a macchie le foreste.

Il Mediterraneo, un sistema di strade. Il Mediterraneo è un insieme di vie marittime e terrestri collegate tra loro. È attraverso tale sistema che possiamo arrivare a comprendere fino in fondo il Mediterraneo. Esempi molto significativi per gli scambi commerciali e per la cultura sono:

La Toscana, la più bella campagna del mondo; Venezia. Dal Trecento al Cinquecento fu la città più ricca d’Italia e

di tutta Europa visto che si collocava al centro di circolazione più ampio dell’epoca. Venezia ha rinchiuso i mercanti germanici nel grande edificio del Fondaco dei Tedeschi.

Si può constatare come le vie del Mediterraneo abbiano allargato lo spazio sfruttato dalle città e dai mercanti del mare interno. Un Mediterraneo più vasto circonda e avvolge il Mediterraneo in senso stretto. La vita economica del mare Interno non è la sola ad avere ripercussioni a lunga distanza. La decadenza, la crisi e i malesseri del Mediterraneo coincidono con i guasti, le insufficienze, le fratture del sistema di circolazione che lo attraversa.

3. ROMA di Filippo Coarelli La situazione geografica di Roma è eccezionale, anche se appare privilegiata solo grazie agli eventi storici, come la fondazione delle colonie Greche. Si può dedurre il quadro generale ma ben completo della storia del Lazio tra la fine dell’età del Bronzo e l’età del ferro grazie a:

Strutture socio-economiche, che ne costituiscono la base; Le profonde trasformazioni che segnano il passaggio da una società

pre-urbana ad una proto-urbana (=ovvero di colui che ha la responsabilità diretta e ha funzioni di controllo sull'intero ciclo di evoluzione).

I rapporti con le regioni vicine. Il momento decisivo di tale decisione va dal passaggio dalla prima età del ferro laziale alla seconda (dal 1000 al 770 a.C.). Quindi l’inizio della seconda età del ferro inizia nel 770 a.C., che coincide circa con la fondazione di Roma, avvenuta appunto nel 754a.C.,e con la fondazione delle prime colonie greche in Occidente. Precedentemente si constatò una graduale trasformazione delle necropoli, che da dimensioni molto ridotte, passarono a proporzioni molto più ampie.

In questo periodo si assiste a: L’incremento demografico; L’aumento della produzione agricola; Si assiste alla stabilizzazione delle popolazio

ni. Questo fenomeno è particolarmente evidente

PAGE 7

in Etruria. Questi avvenimenti sono strettamente collegati tra loro. Conseguenze palesi di ciò sono:

l’accentuarsi della divisione del lavoro; l’apparizione di nuovi strumenti, come il tornio del vasaio;

Successivamente si inserisce un fattore inedito: sono i rapporti con l’elemento greco, la cui presenza è attestata sin dal periodo miceneo, fino a fondare colonie greche in Italia Meridionale. A questi anni risalgono le prime importazioni di ceramiche greche. CAUSA CONSEGUENZA 1. Pithecusa era collocata al punto

di transizione tra la più antica frequentazione messa in atto dai greci e la tardiva colonizzazione di insediamento.

1. Lo sviluppo della civiltà rendeva impossibile l’accesso si prodotti minerari dell’Italia centrale.

Per questi motivi la più antica colonia della Magna Grecia è anche la più lontana dalla madrepatria

La più antica fondazione greca è Pithecusa, oggi Ischia. Nello stesso periodo si configurano metamorfosi sociali si grande rilievo. Le necropoli della civiltà laziale erano composte di tombe, in cui si registrava un’elevata uniformità di livello e di cultura. Con le fasi più recenti si passa a un tipo di società in cui cominciano ad apparire le prime distinzioni sociali ed economiche: Ciò percepibile nelle necropoli accanto a:

Tombe povere, la maggioranza delle sepolture; Tombe ricche, le quali erano dotate si un materiale molto costoso e

ricco. Risulta evidente come questo fenomeno è legato a quelli precedenti; da qui nasce anche il mercato. L’elemento determinante fu costituito tuttavia dai nuovi rapporti di proprietà della terra. La concentrazione della ricchezza si manifesta nell’ultima fase della cultura laziale (dal 700-580 a.C.), definita “orientaleggiante”. Questa parola deriva dalla frequenza d’oggetti importati dal Vicino Oriente e dal nascere di un’arte ispirata a quella stessa cultura. La fisionomia generale del periodo può essere ricostruita grazie alla necropoli di Castel di Decima, che ha portato alla luce un grosso agglomerato di tombe del VII secolo. Il salto culturale che si manifesta in questo periodo è dovuto a un evento rivoluzionario: l’introduzione della scrittura. L’alfabeto è quello greco calcifico. All’inizio la scrittura è solo una pratica sporadica, poi verranno0 poste le basi di un uso pubblico. Esempi più antichi sono:

In Etruria; Nel Lazio; In Palestina, dove viene trovata la prima iscrizione avvenuta don la fibula d’oro.

L’uso della scrittura in documenti pubblici dell’epoca conferma la concreta delimitazione di uno spazio urbano riservato a pubbliche funzioni. Importante era definire la situazione geografica di Roma:

PAGE 7

Aveva la presenza del Tevere. Il fiume era la principale via di penetrazione naturale nell’Italia centrale. Il corso era navigabile fino al mare. Inoltre veniva utilizzato per il trasporto di prodotti agricoli, di minerali e di legname. Tale via incrociava un altro asse molto importante, questa volta quello stradale, che collegava l’etruria Meridionale al Lazio Meridionale. Roma è quindi il principale nodo di comunicazioni. La definitiva fondazione di Roma avverrà per opera dei sovrani etruschi, i Tarquini.

Intorno al 600 a.C. si sviluppa la nascita della città intesa come organizzazione economico-sociale. Nel caso di Roma è possibile seguire il processo grazie ad una serie di dati archeologici. In quegli anni furono realizzate le prime pavimentazioni. L’utilizzo del Foro Romano, dopo la sua prima pavimentazione, fu impossibile perchè non aveva canalizzato il rigagnolo che scorreva al centro dell’avvallamento. Furono fatti degli scavi anche vicino al tempio. Il materiale più antico venuto alla luce nei pozzi, vicini appunto al tempio, risale al VII secolo. Le tappe della ristrutturazione complessiva dello spazio e del tempo si concentrano in un breve periodo compreso tra la fine del VII secolo e la prima metà del VI, durante il periodo chiamato “etrusco”. Nelle società preistoriche, lo spazio era sentito come un’entità indeterminata, pericolosa, che si contrappone al polo positivo. Tra un villaggio e l’altro si estendeva uno spazio vuoto, luogo di scontri e guerre potenziali. FATTO CONSEGUENZA Col tempo, la guerra cruenta cederà il posto alla guerra di parole.

1. Nasce così la politica; 2. Nasce con essa la polis.

La creazione del centro politico ha luogo con la ratificazione della pace tra i due popoli in lotta al Comitium. Il Comitium è il risultato dell’incontro tra Romol0 e Tito Tazio, che dà origine alla nuova comunità romano-sabina. Due fasi successive caratterizzano la fondazione rituale della città:

La realizzazione del Pomerium (= la linea che delimita lo spazio sacro della città) per mezzo di un solco tracciato con l’aratro da Romolo;

L’indicazione del centro ideale della città: il “Mundus”, un fossato artificiale nel quale i futuri cittadini gettano le primizie del raccolto e una zona della loro terra.

La delimitazione di una zona all’interno della città rende marginali altre zone. Analogamente, l’esistenza di un insieme di cittadini esclude coloro che non lo sono, mentre, in precedenza, il gruppo di entità gentilizie era molto più fluido. Tale emarginazione entrerà a far parte della polarizzazione sociale tra patrizi e plebei che si manifesterà agli inizi della Repubblica(ovvero nel VI secolo). Accanto alla delimitazione dello spazio urbano si sviluppa un’organizzazione del tempo. Il conservatorismo ci ha fatto pervenire un documento di rilevante valore storico: il Fasti Numani, ossia il calendario delle feste arcaiche. La cronologia di questo calendario può essere stabilita a partire dell’assenza di taluni culti di

PAGE 7

sicura datazione. La presenza di culti, in cui già manifesta l’influenza etrusca, rende impossibile una datazione anteriore all’ultimo quarto del VII secolo. La presenza all’interno di tale feriale conferma che la città fu il risultato storico dell’unificazione di più villaggi. Il V secolo a.C. costituisce una fase molto oscura. Alle lotte esterne, corrispondono le lotte interne tra patrizi e plebei. Seguirono:

La conclusione vittoriosa della lotta contro Veio, (396 a.C.); La costituzione di una nuova classe dirigente, la nobilitas patrizio-

plebea grazie alle leggi Lecinie-Sestie nel 367 a.C. Si determina così anche nuove forme politiche, che vanno dalla

democrazia radicale all’oligarchia moderata. Sul piano ideologico si vede il riflesso nella grande omogeneità

culturale e fu chiamato koinè F 0E 0 il suo momento più intenso andò dal 330 al 270 a.C.

C’è un forte incremento demografico dovuto anche alla fondazione delle colonie latine, a partire dal 338 a.C..

Con le prime manifestazioni dell’imperialismo romano, si può dedurre l’inserimento della moneta.

I sintomi della crisi sono già riscontrabili nella Magna Grecia e in Sicilia durante e dopo la spedizione di Pirro (avvenuta dal 280 al 275 a.C.); le guerre puniche ne provocarono il crollo definitivo. Alla radice di tale crisi che colpisce l’insieme dello stato romano nel II secolo, vi è la dissoluzione della società italica F 0E 0 i piccoli stati si disgregano rapidamente e le terribili guerre accentuano appunto tale disgregazione. L’abbandono delle campagne da parte dei piccoli proprietari terrieri coincide con la concentrazione di una parte rilevante delle terre nelle mani di pochi F 0E 0 assistiamo così a un “restringimento ” dell’ oligarchia senatoria. Le tensioni sociali che ne derivano si manifestano con i disordini che hanno per protagonista la plebe urbana. La lotta politica si riduce allo scontro tra fazioni nobiliari. Non è quindi causale il fatto che i tribuni rivoluzionari del II secolo appartengono anch’essi alla classe dominante. Contemporaneamente nelle campagne del Sud le grandi rivolte di schiavi si conclusero con un fallimento. Queste apparenti vittorie della nobilitas finirono in realtà per provocarne la rovina. La soluzione che alla resa dei conti ebbe la meglio fu determinata da due fatti nuovi:

La creazione di un esercito professionale, come sbocco per la massa del proletario romano e italico, finirà per mettersi al servizio dei “signori della guerra”.

La rivolta degli alleati della quale fu accordata a tutti gli italici la cittadinanza romana.

Si realizzarono così tutte le condizioni che porteranno alla “RIVOLUZIONEROMANA”.

4. VENEZIA di Fernand Braudel L’acqua divina e demoniaca. La terra a Venezia esiste ma è simile a quei banchi di sabbia ce di fango che emerge, appena, dall’acqua salata. Per consentire a tale terra di

PAGE 7

sorreggere Venezia, la si è dovuta consolidare con pietre e tronchi d’albero. Venezia sovrasta in questo modo una foresta inabissata. Nei giorni invernali si scatenano si scatenano burrasche capaci di abbattere i comignoli e di inghiottire le gondole. In questo modo potevano tenere i FATTOCONSEGUENZA I Veneziani si arrampicavano sui “calcagnetti” che erano dei strani tacchi che li sollevavano a più di quaranta centimetri da terra.

Potevano tenere i piedi al di sopra del fango e dell’acqua stagnante delle vie prive di pendenza.

Ancora oggi l’acqua è il punto debole di Venezia in quanto ci sono varie inondazioni durante l’anno. L’acqua è anche però la materia della città. Venezia è nata da spazi sconfinati sui quali la barca segue il suo cammino tra i pali, che indicano la rotta. Questo dominio è conosciuto soltanto dai veneziani e lo straniero disdegna facilmente il mare interno; rifiuta di perdersi nel fascino di quelle distese d’acqua. I pescatori veneti sono sempre all’opera poiché l’acqua poco profonda della laguna è, e rimane, molto pescosa. Su ciascuna delle basse isole della laguna sono spuntati villaggi e piccoli agglomerati urbani. Le principali città e isole sono:

Quella di Malamocco Quella di Torcello, anche se al giorno d’oggi è un deserto; Quella di Venezia, paragonata a Penelope, dal momento che, come

la sua tela, si ingrandisce e si rimpicciolisce; Quella di Murano , sovrappopolata dai vetrai. Venezia dal 1290

non ha più tollerato quell’arte fondata sul fuoco. Quella di Burano, che ha vissuto umilmente del lavoro delle sue

merlettaie e dei suoi pescatori; Quella di Lido, che è rimasta per molto tempo una spiaggia

deserta. Oggi invece, è una stazione balneare e luna capitale del cinema.

La laguna rappresenta le prime dimensioni di vita e della storia di Venezia. La lingua di terra che separa la laguna dal mare era una volta divisa in cinque bocche; al giorno d’oggi ne rimangono solo tre:

San Nicolò. Malamocco, che è stato il più difficile passaggio obbligato e

volutamente mantenuto tale. Chioggia.

La laguna è ancora oggi in pericolo: le alte maree dell’Adriatico possono rompere i cordoni di sabbia, i lidi, che la proteggono. Queste acque alte sommergono regolarmente Piazza San Marco e a volte si può perfino navigare per la piazza. Tali catastrofi, in passato, avevano come conseguenza supplementare di inquinare e pozzi dei palazzi e anche quelli pubblici. Quando l’acqua si ritirava bisognava correre ai ripari il più in fretta possibile. Ancora oggi i pozzi dei campi non fanno che raccogliere e filtrare l’acqua piovana.

PAGE 7

PAGE 7

comments (0)
no comments were posted
be the one to write the first!
This is only a preview
3 shown on 11 pages
Download the document