Italo Svevo - La coscienza di Zeno, Study notes for Italian literature
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Italo Svevo - La coscienza di Zeno, Study notes for Italian literature

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Note sull'autore e sulla Coscienza.
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Italo Svevo - Completo

Italo Svevo

Svevo nel panorama letterario a lui contemporaneo

Svevo e D’AnnunzioD’Annunzio fonda un’equivalenza tra vita e arte, la letteratura è quindi un’esibizione pubblica. Per Svevo la vita è uno svolgimento assolutamente interiore: la letteratura non è un’esibizione e la scrittura è privata. Svevo e gli espressionisti vociani I vociani miravano a distruggere i generi tradizionali e rifiutavano il genere del romanzo in nome del frammento. Svevo, invece di respingere il romanzo, lo rinnova radicalmente dall’interno: sostituisce il tempo oggettivo con il tempo della coscienza e del con il monologo interiore; distrugge la trama tradizionale e struttura la narrazione non sulla vicenda ma sulla successione di una serie di temi; tratteggia un protagonista nuovo che non ha più l’oggettività e la staticità dei personaggi dell’Ottocento, ma la problematicità e l’apertura di quelli novecenteschi. Svevo, romanziere europeo Si avvicina a Proust, Joyce e Musil. Alla cultura mitteleuropea. Svevo pagò la sua novità con l’insuccesso e con l’incomprensione di buona parte della critica italiana.

La vita e le opere L’importanza dell’ambiente triestino: essere vissuto a Trieste è un fatto di importanza decisiva per Svevo, che sembra condizionato dalla cultura mitteleuropea. Lo pseudonimo: Italo Svevo (il vero nome è Aron Hector Schmitz) rivela la duplicità culturale dello scrittore, per metà italiano e per metà “svevo” tedesco. Le tre fasi della vita:

1. giovinezza: formazione letterari, primi due romanzi, e abbandono della letteratura (1899).

2. silenzio letterario (1899-1918). 3. ritorno alla letteratura

1861. Nasce a Trieste da un’agiata famiglia ebrea. Studi di tipo commerciale (ragioneria). Passione per il violino. 1892. Pubblica Un inetto, poi Una vita, con lo pseudonimo di Italo Svevo. Nello stesso anno muore il padre. Durante il funerale incontra la cugina Livia Veneziani, che sposerà nel 1896. 1898. Senilità 1899. Entra a far parte dell’industria Veneziani e annuncia solennemente il proposito di abbandonare la letteratura.

1906-1907 Incontro con James Joyce, suo docente di inglese. Tra i due nasce una stretta amicizia. Si avvicina, sicuramente su suggerimento di Joyce, al pensiero freudiano. 1919. Ritorno alla letteratura. 1919-1922. Scrive La coscienza di Zeno, pubblicata nel 1923. Svevo manda il romanzo a Joyce, che allora abitava a Parigi. 1926. Una rivista parigina (critici francesi amici di Joyce) gli dedica un numero speciale. In Italia può contare sull’amicizia e sull’ammirazione del giovane poeta Eugenio Montale. 1928. Muore conseguentemente ad un incidente d’auto. Lascia alcune opere incompiute.

Cultura e poetica La cultura e la poetica di Svevo possono essere ricostruite a partire da alcuni dei sui scritti, dove appaiono filoni di pensiero apparentemente inconciliabili. Tuttavia, essi sono degli spunti che vengono assimilati da svevo in modo organico. Dal positivismo – i limiti della condizione umana, e le difficoltà nell’adattamento Dal marxismo – metodo di giudizio sulla società europea Da Schopenhauer – la capacità di cogliere gli autoinganni, quindi smontare gli alibi psicologici dei suoi personaggi. Da Nietzsche e Freud – la pluralità dell’io. La psicoanalisi come strumento conoscitivo e non come terapia. Svevo accetta la psicoanalisi come tecnica di conoscenza ma la rifiuta come terapia medica. Il rifiuto della psicoanalisi come terapia rivela nello Svevo della Conoscenza di Zeno una difesa dei diritti dei cosiddetti “malati” rispetto ai “sani”. La nevrosi per Svevo è anche un segno positivo di non rassegnazione e di non adattamento ai meccanismi alienati della civiltà. L’ammalato è colui che non vuole rinunciare alla forza del desiderio. La terapia lo renderebbe sì più normale, ma a prezzo di spegnere in lui le pulsioni vitali. Per questo l’ultimo Svevo difende l’inettitudine che è una forma di resistenza all’alienazione. La letteraturizzazione della vita La letteratura è da lui concepita come recupero e salva guardia della vita. L’esistenza vissuta, trasportata sulla pagina scritta, viene sottratta al flusso oggettivo del tempo. Definitivamente “morta” è solo la vita non raccontata. Soltanto de l’esistenza sarà narrata o “letteraturizzata”, filtrata cioè attraverso il

“raccoglimento” della letteratura, sarà possibile sottrarsi “alla vita orrida vera” facendo rivivere nella parola letteraria l’esperienza vitale del passato, i desideri e le pulsioni che nella realtà sono spesso repressi e soffocati.

I tre romanzi di Svevo

Al centro dei tre romanzi di Svevo è l’investigazione degli autoinganni e lo svelamento degli alibi morali che nascondono la spinta delle pulsioni inconsce. Lo svelamento è più complesso, ironico e contraddittorio nell’ultimo romanzo, mentre nei due precedenti viene condotto direttamente e apertamente dal narratore.

La coscienza di Zeno

Innovativa è la struttura del romanzo, costruito ad episodi e non secondo una successione cronologica precisa e lineare. Il narratore è il protagonista, Zeno Cosini, che ripercorre sei momenti della sua vita all'interno di una terapia di psicoanalisi. La Coscienza si apre con la Prefazione del dottore psicoanalista (identifica dall'ironicamente beffarda etichetta di “dottor S.”) che ha avuto in cura Zeno e che l'ha indotto a scrivere la sua autobiografia. Il protagonista si è sottratto alla psicoanalisi e il medico per vendetta decide di pubblicare le sue memorie. I sei episodi della vita di Zeno Cosini sono: Il fumo La morte di mio padre La storia del mio matrimonio La moglie e l’amante Storia di un’associazione commerciale Psico-analisi. Ogni episodio è narrato dal punto di vista del protagonista, e il suo resoconto degli eventi risulta spesso inattendibile; egli presenta la sua versione dei fatti, modificata e resa come innocua in un atto inconscio di autodifesa, per apparire migliore agli occhi del dottor S. (una sorta di secondo padre, sotto i cui occhi recitare la parte del "figlio buono"), dei lettori e forse anche ai propri). Dopo una Prefazione e un Preambolo sulla propria infanzia, nel terzo capitolo Zeno scrive del suo vizio del fumo (Il fumo): fin da ragazzino il protagonista è dedito a questo vizio, da cui cerca inutilmente di liberarsi con diversi tentativi infruttuosi, testimoniati dalle pagine di diari e dai libri (nonché dai muri...) su cui vengono scritte la data e la sigla u.s. (ultima sigaretta). Infine, per liberarsi dal fumo il protagonista si fa ricoverare in una clinica, da cui fugge,

corrompendo con una bottiglia di cognac l’infermiera che lo sorveglia. L’episodio del fumo permette a Zeno di riflettere sulla propria mancanza di forza di volontà e sull'incapacità di perseguire un fine con forza e decisione. Tale debolezza è attribuibile al senso di vuoto che egli sente nella sua vita, e all’assenza nella sua infanzia di una figura paterna che fornisca regole e norme comportamentali. Il secondo episodio (La morte di mio padre) è appunto incentrato sulla figura del padre di Zeno. Il protagonista- narratore analizza il difficile rapporto con il genitore, che non riesce a identificare come figura di riferimento e guida. Zeno infatti non ha mai tentato di stabilire un rapporto affettivo e di reciproca intesa con il padre. Quando quest'ultimo è colto da paralisi, il figlio, in cerca di approvazione e giustificazione, prova ad accudirlo prima che sia troppo tardi. Ma durante la notte, il padre viene colpito da un edema cerebrale. Ormai incapace di intendere e volere l’uomo è destinato a morte certa, e Zeno spera, per evitare ulteriori sofferenze al padre e soprattutto fatiche per se stesso, in una fine rapida e indolore. Nell’estremo momento della morte in un gesto incontrollato il padre schiaffeggia il figlio, per poi spegnersi; gesto che segnerà irrimediabilmente il protagonista e ne orienterà tutti i malcelati tentativi di spiegare quel gesto, o di giustificare il proprio atteggiamento. Terzo evento del romanzo (La storia del mio matrimonio) è la storia del matrimonio di Zeno. Il protagonista, dopo aver conosciuto Giovanni Malfenti, uomo d’affari triestino, inizia a frequentare la sua casa e la sua famiglia. Zeno si innamora di una delle quattro figlie di Malfenti, Ada, la più bella, che però è innamorata di un altro, Guido Speier. Il protagonista si dichiara ad Ada, da cui viene rifiutato. Si rivolge allora anche alle tre sorelle con la stessa proposta di matrimonio, ma tale proposta viene accolta solo dalla meno affascinante, Augusta, che tuttavia sa garantire all’uomo un matrimonio borghese ed apparentemente felice, dato che entrambi i coniugi vedono realizzati i loro desideri inconsci (e cioè, trovare una seconda "madre" per il protagonista, o trovare un marito per Augusta). In questo capitolo il personaggio appare come l’inetto dei due romanzi precedenti (Una vita e Senilità): immerso nelle sue fantasie, viene trascinato dagli eventi senza essere in grado di scegliere.

Il quarto episodio della vita di Zeno è la storia dell’amante (La moglie e l'amante): in un desiderio di conformarsi a un costume sociale il protagonista trova una giovane amante, Carla. La relazione con la donna si rivela ambigua per Zeno, che da una parte non vuole far soffrire la moglie, mentre dall’altra è attratto dall'esperienza trasgressiva del tradimento coniugale. La storia con Carla (nei confronti della quale Zeno prova sia desiderio che senso di colpa) si conclude, tuttavia quando la ragazza, stanca delle contraddizioni del protagonista, sposa il suo insegnante di canto, mentre Zeno ritorna dalla moglie incinta. In Storia di un’associazione commerciale si assiste invece al fallimento dell’azienda messa in piedi da Zeno e Guido, marito di Ada, a causa dello sperpero del patrimonio da parte di quest’ultimo. Guido, dopo due tentativi di suicidio simulati per avere ulteriore denaro dalla moglie e salvare così l'impresa, riesce erroneamente a uccidersi. Zeno, dopo aver sbagliato corteo funebre, riscuote successo negli affari, ma ciò non serve a conquistargli le simpatie di Ada, che ormai lo disprezza e parte per il Sudamerica. Infine, nell’ultimo episodio, intitolato Psico-analisi, Zeno riprende, dopo sei mesi di interruzione, a scrivere le sue memorie, per ribellarsi al medico, esprimendo il suo disprezzo e il suo rifiuto per la psicoanalisi. Ma in questo ultimo atto si rende conto che la malattia interiore di cui si sentiva vittima e da cui riesce a curarsi è una condizione comune a tutta l’umanità e che coincide con il progresso del mondo intero. Il romanzo si conclude con una drammatica profezia di un’esplosione che causerà la scomparsa dell’uomo dalla faccia della Terra.

Perché La coscienza di Zeno è un

romanzo modernista?

Tre elementi lo rendono in primo luogo un romanzo modernista: 1) al tempo oggettivo si sostituisce quello della coscienza e del monologo interiore; 2) distrugge la trama tradizionale per giustappore una serie di temi; 3) il personaggio di Zeno non è quello statutario dell’800 ma quello problematico del ‘900.

Il romanzo e la psicoanalisi

Importante è anche il rapporto con la psicoanalisi che è anche il pretesto per l’inizio della narrazione. Il dottor. S. è l’autore della premessa in cui spiega che ha fatto scrivere quelle memorie a Zeno Cosini, suo paziente, al fine di guarirlo. È un metodo psicoanalitico discutibile ma che si trovava nella

prefazione di Marco Levi Biachini dell’edizione italiana de “Il Sogno”.

L’inaffidabilità di Zeno

Nella stessa premessa però il dottor. S. (dietro cui può celarsi lo stesso Svevo o Sigmund Freud) dichiara fin da subito che Zeno è un narratore inattendibile e proprio per vendetta contro il fatto che egli gli abbia mentito pubblica quelle memorie. Ma lo stesso rancore del dottore ci impedisce di avere delle certezze riguardo al testo. Per questa ragione esso rimane aperto a tutte le possibilità interpretative. Nel testo si susseguono una serie di errori ed incongruenze, in molti casi siamo incerti se attribuirle all’autore Svevo, al narratore Zeno, oppure nel leggervi dei significati nascosti. Ad esempio sul “ora che conosco bene Guido” che potrebbe voler dire che Guido è ancora vivo e che anche questo elemento della storia non è vero. Zeno è un narratore inaffidabile anche perché egli costruisce una serie di storie proprio sulla base di ciò che il dottore vorrebbe sentirsi dire.

I livelli temporali del romanzo

Abbiamo diversi livelli temporali. 1) Il tempo della storia: l’ordine secondo cui i fatti sono avvenuti nella vita di Zeno; 2) Il tempo del racconto: come essi vengono presentati da Zeno. Essi sono divisi per temi e non in successione cronologica; 3) Il tempo della narrazione: il presente da cui Zeno scrive. Per questo possiamo avere diversi flashback e anticipazioni e vi è continuamente una frattura fra tempo della storia e della narrazione. Inoltre, a volte il tempo del testo è dilatato e per descrivere eventi verificati in pochi giorni si impiegano interi capitoli, a volte è molto accelerato.

Zeno e l’inettitudine.

La onomastica.

Zeno è ancora la figura dell’inetto dei romanzi di Svevo, però ha delle caratteristiche lo distinguono dagli altri. Il nome indica il suo essere straniero dal mondo borghese di casa Malfenti, la Z è l’opposto della A iniziale di tutti i nomi femminili in Svevo (tranne per l’amante Carla che non può incarnare l’ideale di femminilità in lei offuscato). La z potrebbe anche richiamare la s, perché è una sorta di suo opposto, e quindi avvicinare il personaggio all’autore. Zeno è inoltre un inetto ma questo è anche un elemento positivo per il personaggio come si scopre nell’ultimo capitolo. Guarire dalla nevrosi significa in realtà piegarsi ai valori borghesi, uccidere l’istinto naturale, il desiderio. Zeno guarisce quando

diventa un commerciante spietato durante la guerra. E così l’esplosione finale del libro diventa paradigmatica di Zeno ma di tutti gli uomini, la società borghese che vuole guarirci con i suoi arnesi con gli stessi distruggerà il mondo: solo così il malato potrà guarire, eliminando la malattia insieme al malato.

Svevo e la lingua Svevo non parlava bene l’italiano, così che il romanzo viene sottoposto ad editing. Lo stesso Zeno alla fine dirà che ha potuto raccontare solo quegli episodi di cui era capace di parlare in italiano, perché ne conosceva il lessico. Dice anche che non ha potuto correggere e rivedere le sue memorie perché le ha prese il dottor. S. Zeno è come il doppio di Svevo, è un’autobiografia immaginaria.

È la scrittura una buona pratica per la

terapia?

No, non lo è. Poiché scrivendo i pensieri che si buttano giù non sono immuni alle interpolazioni del conscio.

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