riassunto di "immagini che ci guardano" di Bredekamp, Study notes for Art

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riassunto dell'opera di Bredekamp
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Bredekamp, Horst, immagini che ci guardano / teoria dell’atto iconico, (titolo

originale: Theorie des Bildakts), Cortina Editore Milano, via Rossini 4, 2015

Non siamo noi a rivolgerci alle immagini, ma sono esse, prima di ogni altra cosa, a rivolgere il loro

sguardo su di noi, rammentandoci che pure il loro statuto è quello di un soggetto attivo e influente.

L’immagine oggi viene ad assumere un significato sempre più ampio di una sua considerazione

soltanto estetica. Si tratta, per altro, di significati che appartengono tradizionalmente alla sfera delle

immagini. Sono significati che il trattamento “estetico” dell’immagine ha in qualche modo oscurato

senza per altro che essi siano mai venuti meno. Si tratta del significato politico dell’immagine, di

quello militare, e poi di quello che ha acquisito nell’ambito delle scienze naturali e, infine, della

regolamentazione giuridica delle immagini.

Bisogna cercare i motivi per cui la “questione delle immagini” è diventata un tema così opprimente.

il primo motivo risiede nella miriade di immagini che giorno dopo giorno viene propagata in tutto il

globo, quasi avvolgendo la civiltà attuale in un bozzolo iconico. L’industria dell’intrattenimento

offre il miglior esempio di “diluvio di immagini”. Il secondo motivo si annida nell’impiego politico

delle immagini. La rappresentazione del potere è da sempre una delle sue forme tipiche. Da un

punto di vista storico, il XX secolo è stato quindi chiamato il secolo delle immagini. Il terzo motivo

trova spazio in ambito militare. Le immagini possono fungere da simboli di vittoria, da strumenti

informativi e di propaganda. Su un pezzettino di carta, Leonardo annotò il mottetto con il quale un’opera velata si rivolge al

potenziale osservatore: “Non iscoprire se libertà / t’è cara ché ‘l volto mio / è charciere d’amore”.

Questa frase si rifà alla consuetudine di stendere un velo sulle immagini per poi scoprirle in

occasione delle feste comandate. Leonardo sceglie di far dire all’opera velata, appena si avvicina

qualcuno, che la sua vista implicherebbe la perdita della libertà. È l’immagine stessa a parlare, e nel

farlo stimola una reazione nell’avventore. Il velo può portare con sé la minaccia di venire alzato

così che l’osservatore veda tutto e finisca prigioniero del dipinto.

Tutti sanno che le immagini non hanno vita propria, in quanto costituite da materia inorganica.

Constatazione ancor più valida per gli storici dell’arte, che hanno il compito di cogliere la profonda

autorialità di un dipinto e spiegarla nella sua mera materialità. La certezza che le immagini siano

fatte di “materia inanimata” non fa che aggravare questo problema, in quanto da esse ci si aspetta

molto di più che un semplice riflesso di proiezioni. Ciò vale anche per i testi letterari e le opere

musicale, ma per le immagini la materialità rappresenta una complicazione. È evidente che esse

sono più della mera somma di varie prospettive ben studiate. Di fronte all’attacco del mondo che ci

guarda, l’arte funge da filtro attraverso il quale affilare le lame degli sguardi. In questa specie di

rassicurazione risiede “l’effetto pacificante, apollineo, della pittura”.

La gamma di “immagini vive” comprende dipinti, affreschi, sculture a tutto tondo o bassorilievi

costruiti non come opere figurative, ma come persone o gruppi di persone. Essi, per tutta la durata

della loro esistenza, devono rimanere immobili: devono cioè fungere da immagini viventi. La forza

dell’immagine viva si esprime nel momento in cui lo spettatore riesce a cogliere se stesso

nell’alterità iconica. Grazie ad essa si affronta così il problema chiave riguardante l’energeia

autonoma che si agita nell’opera, avvicinandola alla dimensione umana. Con legame tra immagine

e corpo si intende un’attivazione schematica dell’osservatore, che scatta grazie ad uno speciale tipo

di confronto con i contenuti e le forme delle pose rappresentate – mediante l’identificazione

intuitiva dell’osservatore stesso.

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