S. Nergaard (ed.), La teoria della traduzione nella storia
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mapidrv10 October 2015

S. Nergaard (ed.), La teoria della traduzione nella storia

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sintesi del libro di Siri Nergaard
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INGLESE Perché una storia della traduzione? Perché è indispensabile per la costruzione di una teoria della traduzione. Folena 1991 : (Traduzione = Tradizione): “A partire dalla traduzione possiamo ricostruire aspetti della nostra tradizione.”

La traduzione ha acquisito nella cultura contemporanea un ruolo sempre più importante dovuto a molti fattori: - Scambi internazionali → sia a livello culturale che a livello commerciale; - Europa divisa in varie unità, ognuna con una propria identità culturale e linguistica; - Nazioni dominate che vogliono farsi valere mediante la loro lingua e traduzione scritta.

Tradurre deriva dal latino traducere p.p. di traductus (far passare). Traducere: Trans (al di là) – Ducere (condurre) → condurre qualcuno da un luogo ad un altro; far passare un’opera da una lingua ad un’altra. Translate: to express the sense of someting in another language. The origin is Middle Age: to remove from one place to other.

Berman 1984 : “La costruzione di una storia della traduzione è il primo compito di una teoria moderna della traduzione” → traduzione come luogo privilegiato per far incontrare lingue letture, culture, per unire passato e presente, vicino e lontano.

Dalla fine degli anni ’70 iniziano gli studi sulla traduzione, nasce una disciplina “translation studies” → Susan Bassonet 1980 → distingue 4 aree di interesse: 1) storia della traduzione; 2) traduzione della cultura d’arrivo; 3) traduzione e linguistica; 4) traduzione e poetica. Un elemento importante del “transaltion studies” è il contributo di altre discipline come la semiontica, la storia, la filologia, la letteratura comparata. Quale storia? Quale teoria? Quando si parla di storia della traduzione non si fa riferimento ad una singola teoria ma ad una molteplicità di teorie che hanno una serie di elementi che le accomunano: 1. Nascono dalle esperienze dei traduttori; 2. Le riflessioni dei traduttori si collocano in quei “luoghi” che Genette definisce: - peritesto : prefazione, introduzione, note del traduttore all’opera tradotta. - epitesto: qualsiasi elemento paratestuale che non si trovi annesso al testo ma in relazione con esso, che circoli in qualche modo in libertà. Il luogo dell’epitesto è quindi ovunque fuori dall’opera. 3. Tutti i traduttori si occupano della traduzione artistica, ossia la traduzione di

testi letterari (testi classici greci, latini, Bibbia) 4. Discutere dei problemi che riguardano il metodo del tradurre, cioè la riflessione sul “fare” traduzione.

Steiner: dalle origini delle teorie della traduzione fino ai giorni nostri si assiste ad una lenta ma progressiva “teorizzazione” e “problematizzazione”. Si va da quei discorsi caratterizzati da una focalizzazione empirica immediata a quelli con una maggiore prospettiva metodologica, filologica, filosofica.

Fino all’epoca moderna ci sono poche testimonianze, non si può parlare di studi teorici sulla traduzione nei termini di una disciplina scientifica con una sua organizzazione e struttura teorica ben articolata. La traduzione fino agli anni ’40 del 20° secolo non può considerarsi una disciplina autonoma. Nell’ appendice agli atti del colloquio di Lovanio del 1976 su “Letteratura e traduzione”, Andrè Lefever propone di adottare il termine TS (translation studies) per indicare la disciplina che tratta i problemi derivanti dalla produzione e descrizione delle traduzioni.

(MARCO TULLIO CICERONE) QUAL È IL MIGLIORE ORATORE?

Per Cicerone solo la poesia può avere una molteplicità di generi, ognuno con le proprie caratteristiche. Per ogni genere egli individua un poeta che ha raggiunto la perfezione. Per quanto riguarda l’oratoria invece, Cicerone afferma che abbia un genere unico e quindi non si può individuare l’oratore migliore per ogni genere ma l’oratore migliore sarà quello che attraverso la parola saprà: insegnare, persuadere, dilettare e commuovere lo spettatore. L’ ELOQUENZIA è composta da: - PAROLE: che devono mantenere la purezza e la correttezza del dire sia dei termini propri che translati, mantenendo ritmo e fluidità; - PENSIERI: che hanno come caratteristiche fondamentali: 1. Acutezza per ammaestrare; 2. Vivacità per il dilettare; 3. Elevatezza per il commuovere. Dunque il miglior oratore è colui che possiede tute queste caratteristiche nel grado maggiore. Il genere dell’oratoria nasce presso gli ateniesi ed il più alto oratore è Demostene.

La traduzione per Cicerone non è parola per parola ma quella che mantiene le caratteristiche e l’efficacia espressiva. Così come fa lui nel tradurre Eschine e Demostene → no interprete ma, oratore.

Cicerone distingue due tipi di traduttore: 1) INTERPRETES: ossia il lavoro svolto da coloro che traducono testi tecnici; 2) ORATOR: ossia il lavoro svolto da coloro che traducono testi artistici. → si

occupa di oratori perché come tutti i traduttori dell’epoca si problematizza sulla traduzione artistica.

STORICIZZAZIONE DEL CONCETTO DI TRADUZIONE

Nel 1975 Steiner sostiene che fino a quel momento le idee sul tradurre da Cicerone a Quintiliano sono sempre state le stesse e sono ruotate attorno all’ opposizione fra:

1) lettera e spirito e su quale dei due tipi di traduzione fosse quella più giusta o fedele; 2) Qual è la correzione più efficace ed ottimale tra: testo A (di partenza), testo B (di arrivo). In realtà se questi problemi vengono storicizzati, possiamo renderci conto che essi sono relativi e come mutino nello spazio e nel tempo nei vari contesti ( artistici, letterari, culturali) → per questo si parla di teorie della traduzione. C’è stata una continua “ossessione” attorno al concetto di fedeltà ma con valori diversi.

TRADUZIONE COME CREATRICE DI LINGUA E LETTERATURA: La traduzione va ad articolarsi con la storia delle lingue, delle culture e gioca un ruolo centrale nell’evoluzione, nella trasformazione e nell’affermazione di una letteratura. Esempi di quanto appena detto: - Folena →la letteratura romana si è costituita attraverso le traduzioni dal greco; - il tedesco moderno scritto è nato a partire dalle traduzioni della Bibbia di Lutero; - La letteratura inglese dell ‘800 dopo lunghe sperimentazioni ed arricchimenti dall’esterno si è potuta affermare. La traduzione non è mai neutrale. Nella traduzione e nella tradizione: Tradizione → intervengono fattori esterni; costruzioni extralinguistiche; uso delle metafore. Traduzione → è un’operazione manipolatoria più o meno accentuata. Possono essere presenti infatti più o meno accentuati centri di potere come ad esempio: - esposta ad ideologie ed orientamenti politici; - Potere della Chiesa: nel 1546 Dolet viene condannato al rogo per aver tradotto uno dei dialoghi di Platone e aver messo in discussione l’immortalità dell’anima. Viene inoltre accusato di essere un Ciceroniano = eretico.

BREVE RICOSTRUZIONE STORICA

L’ANTICHITA’ LATINA

Con la classicità latina si è volto per la prima volta lo sguardo verso culture e lingue altrui come fonte di conoscenza. La traduzione non viene più usata solo per risolvere problemi di comunicazione; diventa uno strumento per facilitare il processo di assimilazione di letterature e filosofie altrui e stimola per la pria

volta una meta riflessione teorico-filosofica. Il primo traduttore della roma antica era greco: Livio Andronico, che traduceva l’Odissea in latino ed inaugura una nuova traduzione letteraria. Egli però voleva avvicinare il testo di partenza il più possibile ai lettori latini spiegandolo o romanizzandolo. Le opere romane non rispettano la fedeltà, infatti Cicerone sosteneva che la traduzione dovesse essere libera, una rielaborazione, un’opera nuova. Traduzione non a scopi interpretativi ma come esercizio pedagogico e retorico.

Traduzioni della Bibbia E’ il capitolo più importante della traduzione occidentale. Esso è un territorio molto problematico che ha messo in evidenza il fiorire di molte riflessioni sulla storia della traduzione e del metodo. Tale problema viene affrontato da due grandi traduttori: 1. LUTERO; 2. SAN GEROLAMO → autore della vulgata, del nuovo e dell’antico testamento a partire dall’aramaico e dal greco. Per volontà del papa Damaso egli elabora la traduzione destinata a diventare testo canonico. Egli subirà molte contestazioni e venne anche accusato di eresia.

(SAN GEROLAMO) DE OPTIMO GENERE INTERPRETANDI

De optimo genere interpretandi è una lettera a Pammachio in cui egli scrive a difesa dei propri principi traduttivi contro coloro che lo accusano di falsificare e modificare non traducendo parola per parola. San Gerolamo si rifà Cicerone, Terenzio ed Orazio dando peso alla resa del significato, quindi modifica il testo originale introducendo chiarimenti. Criteri usati anche da Lutero nel 1522-34 circa 1000 anni prima. San Gerolamo rifiuta inoltre le accuse affermando che la sua traduzione era di carattere privato e non pubblico e che la lettera gli era stata sottratta da un monaco. San Gerolamo scrive questa lettera per un suo amico Eusebio le traduzione della lettera del Vescovo Epifanio a Giovanni di Gerusalemme dove il vescovo rimprovera ques’ultimo elegantemente. Nell’epistola 57 di quest’opera egli individua le leggi di una buona traduzione. Non bisogna secondo s. Gerolamo tradurre perché si perde la bellezza ed eleganza dell’originale. Bisogna tradurre come un oratore conservando concetti, forme e figure ma con termini della propria lingua per conservare forza e proprietà dei vocaboli ( Cicerone).

MEDIOEVO

I secoli medievali non sono prolifici dal punto di vista della teoria della traduzione. Si hanno profondi cambiamenti della geografia linguistica e l’attività di traduzione è fiorente: 1. Tracollo del latino e del greco come lingue unificatrici;

2. Irruzione nel bacino mediterraneo e del sud europeo di lingue: asiatiche e africane; 3. Nascita dei volgari europei I centri di pratica e teorizzazione della traduzione non sono più riconducibili unicamente a Roma ma si spostano verso il mondo arabo e spagnolo. Per quanto riguarda il metodo: - Si ha un superamento dell’eloquentia di Cicerone; - La traduzione non è più vista solo come un’arte e quindi il criterio non è più la bellezza ma la fedeltà; - Il traduttore traduce con minuziosa severità deformando spesso la lingua della traduzione; - Torna il ruolo fondamentale della Chiesa e della “lettura autentica”.

UMANESIMO ITALIANO

Con l’umanesimo: 1. Rinascono gli studi letterari, i modelli estetici, retorici e giuridici della traduzione classica vengono recuperati; 2. Vi è una nuova sensibilità per la traduzione. 3. Si ritorna a tradurre dal greco al latino. Tutti questi elementi segnano il passaggio a una nuova epoca e sono compresi nell’opera “de interpretazione recta” di Bruni.

(LEONARDO BRUNI) DE INTREPRETAZIONE RECTA La traduzione dell’opera è avvenuta dal greco al latino. Bruni in quest’opera critica la traduzione fatta in precedenza sui libri che Aristotele dedicò a Nicomaco sostenendo che il traduttore precedente avesse una spicciola conoscenza della lingua da tradurre e avesse compiuto di conseguenza molti errori traducendo l’opera, oltre ad aver lasciato molte parole “intradotte”. Quest’ opera è un’importante novità editoriale che Folena definisce il primo trattato moderno sulla traduzione. In quest’opera vengono discussi e trattati i principali metodi di traduzione articolati in cinque principi del tradurre correttamente: 1) Estesa e profonda conoscenza delle lingue di origine e partenza attraverso la lettura dei filosofi, degli oratori, dei poeti di quella lingua per cogliere le massime e i modi di dire; 2) Possedere la lingua nella quale si traduce in modo da dominarla ; 3) Non deve ignorare i modi di dire, il traduttore nello scrivere, deve imitare rifuggendo dalle parole e dalle frasi inconsuete; 4) Il traduttore deve affidarsi al giudizio dell’udito per non rovinare l’eleganza e il senso del ritmo dell’opera; 5) deve mantenere lo stile raffinato per conservare la “dignità primitiva del testo” → mantenere gli abbellimenti retorici.

UMANESIMO IN EUROPA

Nel secolo di Bruni (400) l’ ambiente prolifero per la traduzione si trova in Europa, in Italia ma nel corso del ‘500 l’ Italia perde il suo primato ma l’impulso italiano sulle tradizioni è ancora molto forte. Dolet deve molto al trattato di Bruni ma non si occupa solo di traduzioni in la tino ma anche in altre lingue come: francese, italiano, tedesco, inglese ( lingue volgari).

EPISTOLA SULL’ARTE DEL TRADURRE E SULL’ INTERCESSIONE DEI SANTI

I principi della traduzione filologica dell’umanesimo europeo sono ritrovabili in Lutero e nella sua traduzione della Bibbia in Tedesco. Lutero fu il padre della riforma protestante, in linea con l’idea di sacerdozio universale e di libera interpretazione delle scritture. L’obiettivo della traduzione era quello di rendere intellegibile e comprensibile a tutti il testo. Pensiero sulla traduzione: Usa per definire l’atto del tradurre in modo indiscriminato due termini: 1) Ubersetzen; 2) Verdeutschen → entrambe le parole sono sinonimi di “ Germinizzare”. Metodo: né letterale e né libero, infatti sostiene che talvolta bisogna mantenere rigidamente l’ordine delle parole, altre volte renderne solo il senso. La traduzione si afferma in Germania con Lutero e diventa di importante e fondamentale ruolo nella cultura tedesca, la traduzione diventa elemento fondante del romanticismo tedesco. Il medioevo di Bibbia luterana diventa modello per le successive traduzioni in tutta Europa del testo sacro.

600 E 700 EUROPEI

FRANCIA → nel 600 vi è un contrasto fra: idealizzazione dell’antichità e superiorità del proprio secolo. La traduzione è basata su criteri stilistici dell’epoca; ossia dev’essere agréable ed élégante e che non offenda les delicatesses della lingua francese. BELLES INFIDELES: ci si rifà alla classicità latina. Sul modello ciceroniano: - D’ABLANCOURT: traduttore di Tacito Luciano, afferma che non cerca sempre di riprodurre le parole dell’autore e i suoi pensieri ma di ottenere l’effetto adattandole al nostro tempo; - HUET : scrive il trattato “ de interpretazione libri duo, quorum prior est de optimo genere interpretandi, alter de claris interpreti bus” in cui egli distingue dalla traduzione dell’apoca, appunto quella delle “belle e infedeli”, ritenendo che il traduttore debba mantenersi il più possibile vicino al senso voluto dell’autore mantenendone, parole, stile ecc… non deve aggiungere o omettere. INGHILTERRA → la teoria della traduzione prende piede in Inghilterra solo nella seconda metà del 600 ed è profondamente influenzata dalle tendenze francesi. Il principale traduttore dell’epoca è Dryden (traduttore di grandi classici). Egli viene definito dagli storici il “lawgiver to traslatino” (legislatore/autore della traduzione)

Il suo pensiero sulla traduzione viene espresso nella prefazione alla traduzione di Virgilio ed Ovidio. Nella prefazione alle epistole (1680) Dryden distingue tre modelli di traduzione: 1) Metafrasi → traduzione letterale; 2) Parafrasi → si colloca tra i due estremi. Viene considerato da Dryden il modello più efficace perché non perde di vista l’autore pur non essendo le parole tradotte in senso setretto; 3) Imitazione → non rispetta ne le parole e ne il senso dell’ originale. A Dryden si rifà Popper un secolo più tardi nel suo “Essay on the principles of translation” (1791) che è considerato da molti studiosi il punto studio sistematico in inglese dei processi di traduzione. GERMANIA → Nella Germania di fine ‘700 ed inizi ‘800 è molto fiorente la riflessione sul problema del tradurre. Il tradurre viene trattato come un problema ermeneutico e filosofico - linguistico. (non più filologia come nell’uanesimo). I letterati, i filosofi e i poeti producono una notevole quantità di traduzione dei classici. Tutti i traduttori si rifanno alla Bibbia di Lutero perché con essa si è avuto avvio alla creazione della germanità, della (deutschneit) → significato non più individuale ma collettivo, nazionale, popolare. La traduzione in questo periodo è vista come fonte di accrescimento. Goethe, Von Humboldt e Schleiermacher, i tre rappresentanti più importanti dell’epoca, sottolineano la funzione della traduzione come incontro tra: lingua e cultura. GOETHE → Il compito del traduttore è quello di orientare la propria lingua verso quella straniera attraverso: l’ironia, il carattere, lo stile e l’originalità. VON HUMBOLDT → La traduzione ha senso quando riesce ad acquisire per la lingua e lo spirito della nazione quello che essa non possiede. Tradurre per lui vuol dire passare: 1. Da un’area dotata di una determinata concezione o immagine del mondo; 2. A un’area diversamente caratterizzata; SCHLEIENMACHER → si possono avere due diversi atteggiamenti nei confronti del testo da tradurre: 1. Il testo viene avvicinato alla lingua e al contesto d’arrio; 2. Il lettore esce da se stesso, si decentra e lascia in pace l’autore. Solo questo atteggiamento è autentico. La traduzione è vista non come trasposizione di parole ma di culture, ognuna con la sua visione del mondo.

NOVECENTO → Croce, Jakobson, Benjamin. CROCE : I suoi sono saggi molto complessi, tutte le sue riflessioni sulla traduzione sono influenzate dalla sua concezione IDEALISTICA di STAMPO HEGELIANO → tutto ciò che esiste è spirito e le cose del mondo sono manifeste. Anche la storia secondo questa concezione tende al progresso (dialettica degli instinti). L’arte, la politica, la filosofi sono tutte evoluzioni dello spirito. Si distingue solo l’arte perché basata su fantasia e sentimento di colui che la crea, per questo l’arte viene considerata autonoma e separata dal resto

come l’intelletto. L’arte è poesia ed intuizione lirica o poetica ossia conoscenza teorica. Secondo la conoscenza teorica, occorre accertarsi che l’opera sia poetica o meno è poetica se c’è un’introduzione lirica. Croce definisce l’arte come contemplazione del sentimento cioè come una visione distaccata e superiore dei sentimenti. -Il termine lirico rinvia al sentimento, all’ “oggetto puro” che esclude tutti gli altri stadi (filosofico, storico…). - Il termine intuizione esclude il momento concettuale e razionale. Se si analizza una poesia emergono principalmente due elementi, né troppo distinti e ne completamente intrecciati: 1. Complesso di immagini; 2. Sentimento che lo anima (qualcosa di ineffabile in termine logico). Possono però emergere anche altri elementi come: 1. Riflessioni e metafore che vengono ritenuti degli elementi interni; 2. Elementi svestiti di poesia. DEFINIZIONE DI ARTE IN ESTETICA (1939) - Non è filosofia perché e pensiero logico; - Non è storia perché si effettua una distinzione tra realtà di fatto ed immaginazione, l’arte va oltre; - Non è scienza naturale perché essa è realtà storica resa astratta, ne è esempio la matematica che opera con astrazioni; - Non è scienza didascalica perché non è asservita ad intenti pratici; - Non è gioco di immaginazione ma di fantasia.

(SCHLEIERMACHER ) SUI DIVERSI METODI DEL TRADURRE (1813)

La traduzione è il passaggio da una lingua ad un’altra. Non necessariamente tra due lingue differenti ma anche della stessa lingua (es. i dialetti), attraverso processi di negoziazione e mediazione. La traduzione non si ha solo in ambito scientifico ma anche in ambito sociale delle attività quotidiane. Nell’ambito della traduzione dovrebbero essere distinti due campi: l’interpretazione e la traduzione, la quale presuppone un’attività di scrittura. Il ruolo dell’interprete si esplica nelle attività di tutti i giorni mentre il traduttore assolve il proprio compito nell’ambito della scienza e dell’arte, discipline alle quali si addice la scrittura, che è l’unica via in grado di renderne durature le opere. Il fine ultimo del traduttore dev’essere quello di offrire ai lettori le stesse idee e le stesse emozioni che la lettura dell’opera in lingua originale avrebbe suscitato in loro. Schleiermacher riprende poi il legame tra pensiero e linguaggio. L’individuo cone le sue esperienze, i suoi scritti ecc… contribuisce allo sviluppo della lingua perché conterrà FORME NUOVE → ogni discorso dev’essere compreso in due modi: 1. Muovere lo spirito dalla lingua; 2. Muovere dall’animo di colui che parla. Il traduttore deve quindi cogliere queste forme per comunicarle al lettore. Si propone quindi, di instaurare un rapporto diretto con due figure: Scrittore e lettore, attraverso strumenti linguistici e sé stesso ossia come lui ha compreso l’opera. Esistono due metodologie di traduzione: 1)PARAFRASI : ha lo scopo di superare, seppur in modo meccanico,

l’irrazionalità delle lingue. Secondo i suoi principi, se il traduttore non trova nella sua lingua la parola equivalente a quella utilizzata nel testo originale, può tentare, nella misura in cui ciò gli sia possibile, di renderne il significato aggiungendo specificazioni estensive o limitative. In caso di testi particolarmente complicati, la parafrasi tende a trasformarsi in commento. 2) RIFACIMENTO : riconosce l’impossibilità di produrre la copia di un’opera d’arte letteraria in un’altra lingua. Il traduttore non può far sì che le singole parti che compongono il testo originale corrispondano esattamente a quelle del testo tradotto. Per questo motivo si piega di fronte alla diversità e all’irrazionalità delle lingue e si rassegna a realizzare un’imitazione quanto più simile possibile al modello originale. NOTA BENE: All’inizio dell’800 sono attive due tendenze per quando concerne la traduzione: 1)TRADUZIONE COME CATEGORIA DI PENSIERO: Il traduttore è considerato un genio creativo portatore di nuove ricchezze per il testo originale ; 2) TRADUZIONE COME ATTIVITA’ MECCANICA: con l’intenzione di far conoscere il testo o l’autore. La presenza dell’immaginazione comporta che la traduzione debba essere ispirata alla più alta forza creativa se vuole innalzarsi rispetto alle attività quotidiane. Se la poesia è un’entità separata dal linguaggio come può essere tradotta? →* Shelley “the defende of poetry”. *La Difesa della Poesia (the defende of poetry) è un'opera teorico-letteraria di Shelley. Ha al centro del tema il motivo dell'immaginazione, che per Shelley è l'organo della natura morale dell'anima. Insieme a valutazioni storiche e ad analisi diacroniche della poesia, da Omero a Dante a John Milton, ci sono, nello scritto, considerazioni sulla natura del linguaggio, esplorazioni degli effetti individuali e sociali della poesia. Ufficio della poesia è quello di fornire una religione dell'umanità, di ravvivare, con la sua azione, l'amore tra i popoli e tra gli individui.

(GOETHE) NOTE E SAGGI SUL DIVAN ORIENTALE OCCIDENTALE 1819 Dato che il tedesco avanza sempre più verso l’oriente grazie alle traduzioni egli individua tre generi di traduzione corrispondente a tre periodi: -1° periodo: ci fa conoscere l’estero della nostra prospettiva. In questo caso la traduzione è linearmente prosaica. La prosa neutralizza completamente tutte le particolarità di ogni arte poetica ma ci sorprende con le eccellenze estranee ma che sono proprio a casa nostra edificandoci realmente. -2° periodo: ci si sforza di trasferirsi nelle situazioni del paese straniero ma in realtà si tende ad appropriarsi del senso a noi estraneo e a trasferirlo nel proprio senso. Il traduttore assorbe il significato dell’opera straniera e la riproduce con i propri termini. - 3° periodo: cerca l’identità del perfetto tra testo di appartenenza e di arrivo: il fine è rendere la traduzione identica all’originale sicchè l’una non sia surrogato dell’ altro ma lo rappresenti in maniera prioritaria. La lingua scientifica è vista come una pseudo lingua.

A partire dal 1750 la difficoltà della traduzione viene affrontata secondo un’ottica relativistica. Vi è un’ipotesi di una reciproca influenza fra lingua e pensiero che introduce come conseguenza estrema l’idea dell’intraducibilità cioè che la trasposizione di questi “mondi” tra le diverse lingue sia inpossibile. MITO DI BABELE: Ci si rifà al mito di Babele e alla confusione tre le varie lingue del mondo e ciò mette in evidenza come la traduzione sia solo un’illusione. (VISIONE POSITIVA) Viene proposto il ritorno ad una lingua adamica e primitiva poiché questa differenza fra le lingue porta ad una non comunicabilità e a differenze di pensiero dato che c’è un’ influenza fra lingua e pensiero. Humboldt attribuisce valore positivo a tale differenza sostenendo che è proprio questa differenza a dare senso alla traduzione e questa differenza è irriducibile ed è considerazione necessaria della traduzione stessa. Jakobson nel celebre saggio sulla traduzione afferma che le lingue differiscono essenzialmente per ciò che devono esprimere e non per ciò che possono esprimere. ( VISIONE NEGATIVA) La condizione babelica può essere vissuta con accezione negativa, come punizione e condanna che toglie la possibilità di capirci. Ortega parla di “miseria del tradurre” perché tradurre è una condizione essenzialmente utopistica (come tutte le attività umane). Questa utopia non è solo della traduzione ma nasce da una breccia tra pensiero e parola (traduttore = traditore). La sua visione non è però totalmente pessimistica infatti egli ritiene che la miseria della traduzione possa essere superata con lo SPLENDORE. “Misura e splendore della traduzione” 1937, è suddivisa in due parti: 1. Parla della condizione di miseria e introduce la seconda parte; 2. Parla dello splendore come possibilità di rilancio.

(BENEDETTO CROCE) 1902 INTRADUCIBILITà DELL’ESPRESSIONE IN MODI O GRADI

In quest’ opera Croce si interroga chiedendosi se l’espressione sia DIVISIBILE e CATEGORIZZABILE.

Giunge alla conclusione che è individuale perché i fatti dell’esperienza sono associabili agli individui e sono incomparabili perché nessun contenuto è ripetibile. Non si può ridurre ciò che ha avuto già la sua forma estetica ad

un’altra forma estetica. Una traduzione può infatti:

1. Sminuire o rovinare → l’espressione resta sempre una, quella originale, essendo l’altra imperfetta, mancante di qualcosa.

2. Creare una nuova espressione → rimettendo quella originale nel crogiolo e mescola le impressioni del traduttore. In questo caso si avranno due

espressioni ma contenuti diversi. Le traduzioni sono di tre tipi:

- belle ed infedeli; - Brutte ed infedeli;

- Brutte e fedeli. Croce sembra voglia negare la somiglianza tra opere d’arte ed espressione, poi

successivamente ammette quest’esistenza affermando che due opere d’arte possono essere simili ma è una somiglianza più generica. Una buona

traduzione per Croce sarà sempre un’ approssimazione ma con un proprio valore estetico.

Anche quando una poesia viene declamata è differente dalla poesia originale, cioè la poesia è una voce interiore e ciò conferma la sua INTRADUCIBILITA’. Il concetto dell’intraducibilità enne affermato anche da Dante nel Convivio.

Per Croce l’intraducibilità è nella sua creazione. La sfera in cui può avere luogo la traduzione è quella dell’espressione prosastica, ciò è importante nelle

scienze perché i segni e i simboli possono essere considerati un’equivalenza. Tutte le pausa possono essere tradotte ma non quella letteraria perché

comporta gli stessi ostacoli della poesia. Croce distingue due tipi di traduzione:

1) Impoetiche o letterali: strumenti per l’apprendimento delle opere originali che vengono analizzate e chiarite nei loro elementi. Imitano il ritmo degli

originali. 2) Poetiche: muovono dalla ricreazione della poesia originale la accompagnano

con altri sentimenti che sono propri del traduttore, il quale vivendo una contraddizione storica differente e avendo una personalità differente è diverso

dall’autore. TRADURRE = poetare di una nuova anima; esempio della traduzione dell’ Iliade

di Monte che egli definisce una buona traduzione. (BENJAMIN) 1923 IL COMPITO DEL TRADUTTORE. Viene inizialmente pubblicato come prefazione alla sua traduzione dei “tableaux parisiens” di Boudelaire, ma era probabilmente stato scritto precedentemente e per questo può essere considerato come un saggio autonomo. Quest’opera suscita l’interesse dei post-strutturalisti che ne restano fortemente influenzati. In questo testo chiarisce il suo pensiero filosofico della traduzione. Per l’interpretazione e la traduzione dell’opera rifiuta l’estetica della ricezione, cioè l’opera d’arte non è rivolta a chi la riceve e una traduzione non è mai rivolta a lettori che non sono in grado di comprendere l’originale. Perché la poesia non nasce in funzione del lettore. La scrittura inoltre, non è comunicazione di un messaggio, trasmissione di un’ informazione. Quindi non lo è nemmeno la traduzione. Deve cogliere l’essenza dell’opera, farla sopravvivere e durare nel tempo. La traduzione è una forma e per coglierla bisogna risalire all’originale. Colui che conosce la storia di un’opera ne conosce fonti, periodi ecc… ne garantisce la sopravvivenza detta gloria. Facendo ciò il traduttore può liberare quella lingua primordiale presente in ogni lingua, ciè la pura lingua. Il suo compito è redimere nella propria lingua quella pura, liberarla. Egli è ispirato da Scholem e il misticismo ebraico che parla dell’idea di una lingua messiniaca perduta con il crollo di Babele. La traduzione ha il compito di mettere in relazione le lingue, come se fossero cocci di uno stesso vaso. Sia la primordiale che le altre lingue possono presentare mutamenti nel tempo. Le lingue si integrano nelle loro intenzioni.

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