010_lez 10 malattie vettoriali.docx, Formule e Formulari di Fisica. Universita degli Studi Roma Tre
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TRASMESSE DA VETTORI - Trasmesse da vettori (ematofagi)

• diversa eziologia : protozoaria (malaria, leishmaniosi, tripanosmiasi), batterica ( peste, febbre ricorrente), rickettsie ( tifo esantematico, febbre bottonosa), virale (febbre gialla, infezioni varie da arbovirus)

• Aree tropicali . problema per i viaggiatori. • Profilassi diretta ed indiretta

MALARIA

La malaria (da cattiva aria) è una malattia trasmessa da un vettore da sempre conosciuta. È provocata da un protozoo, Plasmodium, inoculato da diverse specie di zanzare anofeline femmine (es. Anopheles maculipennis), che, una volta entrato nell’uomo, segue un ciclo asessuato, interessando dapprima il fegato ed in seguito le emazie, in cui penetra. All’interno dei G.R. si moltiplica per divisione diretta, fino a far scoppiare le emazie. La rottura di miliardi di GR contemporaneamente provoca l’innalzamento della temperatura corporea, da cui deriva uno dei nomi con cui è nota la malattia: febbre malarica. Alla febbre segue uno stato di prostrazione e d’ipotermia. Il ciclo di febbre e della fase remittente dura tre o quattro giorni, secondo la specie di plasmodio. Si parla quindi di terzana e di quartana. Le specie coinvolte nella malaria nell’uomo sono quattro, di cui la più pericolosa e mortale è quella provocata da P. falciparum, agente della terzana maligna. Le altre sono: P. malariae, P. ovale, P. vivax, tutte trasmesse dalla zanzara. Ogni anno nel mondo si verificano circa 10 milioni di casi nuovi di malaria, con almeno un milione di morti, soprattutto tra i bambini. Si stima che in tutto il mondo ci siano almeno 100 milioni di malarici. Qualora una zanzara punga un malato, si infetta e succhia, oltre al sangue di cui si nutre per fertilizzare le uova che sta per deporre in acqua, anche le forme sessuate femminili e maschili; all’interno del corpo dell’insetto avviene la fusione dei due gameti, da cui nascono le forme infettanti per l’uomo, inoculate a seguito di una successiva puntura in un soggetto diverso. La profilassi si basa su interventi a differenti livelli: 1) contro la zanzara: bonifica delle zone paludose, impiego di insetticidi e di larvicidi, ricorso a predatori di larve di zanzara; 2) contro il plasmodio: chemioprofilassi con farmaci in continua evoluzione, a causa della selezione di ceppi resistenti. Prima della partenza per aree endemiche, cercare informazioni sulle zone o paesi con resistenze ai chemioprofilattici antimalarici, per adottare l’intervento più idoneo. A disposizione in quasi tutti i paesi: clorochina (cautele in soggetti deficitari di 6-GPD), meflochina, proguanil, atovaquone-proguanil, doxiciclina, artemisina.

Buone speranze per un vaccino prossimo ad essere messo a disposizione di tutti, dopo che i primi studi condotti in zone endemiche africane sui bambini, i più colpiti dalla malattia, hanno dato buoni risultati. 3) Informarsi sulle zone e sui periodi a rischio di trasmissione della malattia (stagione delle piogge, tipo di vegetazione, altitudine, temperature medie stagionali) TIFO ESANTEMATICO (o tifo petecchiale)

Rickettsia prowazecki è l’agente eziologico della malattia, un germe che viene trasmesso all'uomo mediante le feci di pidocchio (Pediculus corporis) infetto e, quindi, è una malattia infettiva trasmessa da vettori. Un tempo, specie a causa di guerre e carestie che compromettevano le condizioni igienico-sanitarie delle popolazioni, la malattia era molto frequente, anche in Europa. Oggi si verificano solo casi limitati o dei piccoli focolai, soprattutto in Africa, sud-est asiatico, America latina, Europa dell’est, repubbliche centro asiatiche. L’ultima importante epidemia si è verificata nel Burundi nel 1997. La malattia interessa soltanto l’uomo, in quanto non esistono serbatoi animali. La trasmissione, quindi è da uomo a uomo, mediata dai pidocchi. La rickettsia presente nelle feci penetra nell'individuo sano attraverso le lesioni da grattamento o, più raramente, attraverso le mucose. La malattia esordisce bruscamente con febbre, cefalea, congestione congiuntivale, dolori muscolari e ossei, stato di grave prostrazione, stato stuporoso ed eruzione di tipo petecchiale che si estende dal tronco agli arti. Nei casi benigni la febbre cessa dopo un paio di settimane e l'esantema scompare. Nei casi gravi si possono avere complicazioni neurologiche, cardiache o renali. La prevenzione si basa su: • Lotta al pidocchio mediante disinfestazione dei malati, dei contatti e degli effetti personali e letterecci. • Vaccinazione; esistono vaccini con germi vivi e attenuati e vaccini con germi uccisi. • Chemioprofilassi con tetraciclina, in caso di epidemia. Il trattamento terapeutico può seguire un ciclo di somministrazione di tetracicline, cloramfenicolo, doxiciclina.

ONCOCERCOSI

Conosciuta anche con il nome di Malattia della cecità dei fiumi, è una parassitosi dovuta ad un verme (filaria) trasmesso dalla puntura di un insetto (Simulium damnosum, una piccola mosca nera dal morso doloroso, che vive lungo i corsi d’acqua e punge di giorno), che può provocare infiammazione dei linfonodi, portare alla formazione di noduli sottocutanei e di dermatiti per accumulo dei vermi, oppure, se le filarie raggiungono gli occhi, compromettere la funzionalità visiva fino alla cecità.

Malattia endemica soprattutto in Africa centrale ed occidentale (attualmente numerosissimi casi nel Sudan meridionale), presente anche nel sud e nella parte centrale dell'America. Il rischio è alto per coloro che si recano in zone endemiche e vi soggiornano per periodi superiori ai tre mesi. Non esistono farmaci per la profilassi. Occorre, quindi, evitare l’habitat delle piccole mosche ed adottare le conosciute misure contro le punture d’insetto, soprattutto durante le ore diurne. TRIPANOSOMIASI AFRICANA ED AMERICANA

Parassitosi sostenuta da un protozoo flagellato che parassita il sangue (emoflagellato extracellulare).Le due forme conosciute di tripanosomiasi, una africana ed una americana, sono causa di due distinte malattie: le due forme africane(Trypanosoma brucei rhodesiense per la forma acuta e T. brucei gambiense per la forma cronica) sono conosciute come malattia del sonno e sono trasmesse con la morsicatura da sei specie di mosca tse-tse – più conosciute le specie Glossina palpalis e G. morsitans - (sono note anche forme congenite ed è possibile la trasmissione con il coito). La forma americana è chiamata malattia di Chagas (T. cruzi) ed è trasmessa con la morsicatura di emitteri reduvidi (cimici ematofagi – Triatoma, Rhodnius, Panstrongylus spp.), ma anche con le trasfusioni di sangue. Importante ruolo hanno le mani, nel trasportare i protozoi (emessi con le feci della cimice durante il pasto di sangue) alle mucose o alle abrasioni e ferite, anche quelle stesse provocate dalla morsicatura dell’insetto. Entrambe le forme dispongono di animali serbatoi; per la forma africana da T. rhodesiense si tratta di antilopi, mandrie ed animali domestici (per T. gambiense il serbatoio principale è l’uomo), mentre per quella americana, oltre all’uomo, sono più di 150 le specie animali domestici e selvatici (pipistrelli, scimmie, formichieri, pangolini, ecc.) che fungono da serbatoio. I protozoi sono inoculati con la morsicatura degli insetti e sono liberati già nella forma definitiva di protozoi flagellati (si dividono per scissione longitudinale). La tripanosomiasi africana si manifesta inizialmente con febbre, cefalea, insonnia, linfoadenite dolorosa, edema, rush (esantemi orticarioidi) e disturbi cardiaci vari. Più tardi, i flagellati superano la barriera ematoencefalica, provocando disturbi ai cicli circadiani, al sensorio, disfunzioni endocrine, disordini del tono e del movimento muscolare e disordini psichici, sonnolenza. La malattia di Chagas colpisce soprattutto i bambini e si manifesta con una grave linfoadenite, epato-splenomegalia, linfoadenopatia, malessere generale. Negli adulti spesso è asintomatica o paucisintomatica, ma che nel 20-30% dei casi si può manifestare nella sua gravità in tarda età. I casi mortali sono dovuti a miocardiopatie e meningoencefaliti. Tutte le forme di tripanosomiasi sono prevenibili esclusivamente evitando le zone selvatiche infestate dalle mosche in Africa centro meridionale (abitudini prevalentemente diurne) e dalle cimici in America centro meridionale (abitudini notturne) che infestano le abitazioni. Non è possibile una immunoprofilassi, né una chemioprofilassi.

MALATTIA DI LYME (borreliosi di Lyme)

Malattia infettiva causata da una spirocheta (Borrelia burgdorferi) trasmessa con la puntura di una zecca dei boschi (Ixodes spp.), caratterizzata da una tipica lesione cutanea e da sintomi sistemici, con coinvolgimento neurologico e cardiaco. La malattia può durare parecchie settimane. Diffusa in USA e Canada e nord Europa (penisola scandinava in particolare), ma con tendenza a diffondersi nelle zone silvestri del centro Europa. Sono diversi i serbatoi animali, tutti ad habitat selvatico (roditori, scoiattoli grigi, cervi ed uccelli – questi in Europa). Le Borrelie sopravvivono per lungo tempo nel sangue, per cui non sono accettate le donazioni di sangue da coloro che sono stati malati. Non possibile trasmissione interumana, ma rari casi per trasmissione congenita. La profilassi si basa sull’evitare zone infestate dalle zecche, indossare calzature coprenti e pantaloni lunghi. Possibilità di un vaccino ricombinante per le popolazioni adulte a rischio.

LEISHMANIOSI

Gruppo di malattie protozoarie intracellulari trasmesse da zanzare (flebotomi o pappataci = sandflies),che si presentano in due principali forme: a) la leishmaniosi cutanea (cutanea classica, cutanea diffusa e muco cutanea, conosciute con diversi nomi, quali bottone d’oriente, bottone d’Aleppo, espundia, ecc.), che colpisce la pelle e le mucose; b) la leishmaniosi viscerale (nota come kala-azar), responsabile della forma sistemica cronica. Per la forma cutanea sono responsabili le specie L. tropica, L. major, L. braziliensis, ecc., per quella viscerale L. donovani, L. infantum. I flebotomi, nell’atto di succhiare il sangue (uomo, canidi, roditori), inoculano il protozoo. Questo compie dei cicli tanto nella zanzara, quanto negli ospiti; l’insetto inocula il protozoo sotto forma di leptomonas, che penetra nei macrofagi, entro cui compie la metamorfosi diventando leishmania. Le leishmanie si moltiplicano, fino a far scoppiare il macrofago; così liberate le leishmanie infettano altri macrofagi. Nella forma sistemica o viscerale invadono il sistema reticolo endoteliale ed il torrente circolatorio, nelle forme cutanee e mucose rimangono in situ. La malattia nelle sue diverse forme è molto diffusa, tanto da preoccupare l’OMS, che ha messo a punto un piano internazionale di sorveglianza epidemiologica per il suo monitoraggio. Oltre all’uomo, gli animali ospiti delle leishmanie (cani, roditori, ecc.) fungono da serbatoio per i protozoi. Pertanto i flebotomi possono trasmettere l’infezione tanto da uomo a uomo, quanto da animali a uomo. La malattia è diffusa in alcuni paesi del Mediterraneo, in Asia, Africa e sud America ed i paesi maggiormente interessati sono Cina, India, Nepal, Kenya, Sudan, Brasile, oltre . Le forme cutanea e cutaneo-diffusa si presentano come delle lesioni sulla pelle, anche numerosissime e più estese nel secondo tipo, tendenti a recidive, che lasciano delle cicatrici permanenti. Quella cutaneo-mucosa provoca delle lesioni distruttive estese al naso e bocca (detta espundia). La leishmaniosi viscerale è la più grave delle manifestazioni e si presenta con febbri irregolari, ed improvvise, epato e splenomegalia, dimagrimento, ecc. e, se non curata, porta a morte tutti i colpiti. I viaggiatori sono esposti agli stessi rischi delle popolazioni locali, quando vivono negli stessi areali a rischio, cioè dove sono

maggiormente frequenti tanto i vettori, quanto gli ospiti. Non esistono vaccini. Quindi la profilassi è fondamentale e consiste nel proteggersi dalle punture degli insetti. Fondamentale risulta essere una visita medica al rientro a casa in caso di comparsa di lesioni cutanee o di febbri improvvise, unitamente ad una diagnosi precoce, indispensabile per attuare un trattamento tempestivo

PESTE BUBBONICA, POLMONARE E SETTICEMICA In fotografia la pulce Xenopsylla cheopis.

La malattia, anche se trasmessa da vettori, può anche essere considerata come una zoonosi dovuta a batteri (Pasteurella o Yersinia pestis), che vivono in molti roditori (conigli selvatici, marmotte, cavie, ma più frequentemente topi e ratti), che fungono da serbatoi. I roditori che non sviluppano forme acute gravi e sopravvivono all’infezione permettono la sopravvivenza dei batteri della peste. La trasmissione all’uomo avviene per mezzo della morsicatura delle pulci del ratto (Xenopsylla cheopis), che abbandonano gli animali morti e che per nutrirsi succhiano il sangue umano. L’uomo così s’infetta e manifesta la forma bubbonica (cosiddetta per l’ingrossamento dei linfonodi prossimi alla morsicatura, con possibile perdita di pus); l’evoluzione della malattia può dare origine alla forma setticemica, con disseminazione a tutto il corpo, compresi i polmoni. L’interessamento secondario dei polmoni può portare ad una grave forma di polmonite, trasmessa questa volta per via aerea. Ai fini della disseminazione umana, questa forma è molto importante, in quanto la forma polmonare primitiva può diventare fonte d’infezione in soggetti sani, attraverso particelle aeree di espettorato. È attraverso questa forma che si sono verificate le devastanti epidemia nei secoli passati. Attualmente la malattia è circoscritta a diversi paesi del centro e del sud est asiatico, dell’Africa e nel nord est del Brasile e in certe province andine. La profilassi si attua con interventi rivolti a: 1) lotta ai roditori ed alle pulci (rodenticidi ed insetticidi) 2) immunizzazione attiva con vaccino 3) educazione sanitaria (allontanamento dei roditori, smaltimento controllato dell’immondizia, controllo delle merci in arrivo dalle zone endemiche)

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