1.l italia dal 1870 al 1914, Appunti di Storia
Daniel9512
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Un riassunto breve sull'Italia liberale
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L’ITALIA DAL 1870 AL 1914

L’Italia liberale È il periodo che va dal 1870, con la presa di Roma, al 1914, anno dell’inizio della I guerra mondiale; viene diviso in 3 fasi principali: _ 1870-1887 passaggio dalla Destra alla Sinistra, con l’avvio della pratica del trasformismo che annulla i tradizionali confini tra maggioranza e opposizione. _ 1887-1901 esperimenti autoritari; massimo esponente fu Crispi. _ 1901-1914 età giolittiana: decennio di progressi economici e civili terminato con momenti di forte conflittualità sociale.

Dalla Destra alla Sinistra Nel 1876 il governo passò dalla Destra alla Sinistra; nonostante il pareggio del bilancio statale, erano molti a chiedere una politica meno restrittiva che lasciasse più margine alla ricchezza privata. Nacque così una Sinistra giovane, poco sensibile alle tradizioni e attenta alla tutela degli interessi locali; seppe venire incontro alle esigenze di una borghesia in crescita. Furono comunque le divisioni della Destra ad aprire la via del governo alla Sinistra. Capo di governo per oltre dieci anni fu Depretis. Il suo programma politico prevedeva l’ampliamento del suffragio elettorale, sostegno all’istruzione elementare, controllo sugli sgravi fiscali e un decentramento amministrativo. 1877 legge Coppinoobbligo di frequenza scolastica fino ai 9 anni. 1882diritto di voto per chi aveva avuto un’istruzione elementare e compiuto 21 anni; in alternativa il voto era concesso in base al requisito di censo. Trasformismo: accordo elettorale tra Depretis e Minghetti, leader della Destra; ciò comportava venir meno delle tradizionali distinzioni ideologiche fra Destra e Sinistra e nella rinuncia, da parte di quest’ultima, a una precisa caratterizzazione.

La politica economica protezionista La Sinistra allentò la dura politica fiscale precedente, riducendo e infine eliminando la tassa sul macinato; venne però contemporaneamente aumentata la spesa pubblica causando nuovamente un deficit nel bilancio. A parte alcune eccezioni (lavori di bonifica nel ferrarese) nel resto d’Italia l’agricoltura era ancora arretrata; la situazione peggiorò nel 1881, quando l’Italia iniziò a risentire gli effetti della crisi che investì in quegli anni l’agricoltura europea: brusco abbassamento dei prezzi. Al calo dei prezzi seguì un calo di produzione e un aumento dei flussi migratori. Nonostante contrari all’intervento dello Stato nell’economia, nel 1887 si giunse al varo di una nuova tariffa generale, che metteva al riparo dalla concorrenza straniera (dazio sul grano). Nell’immediato ciò causò conseguenze negative, accentuando gli squilibri fra i vari settori dell’economia e fra le varie zone del paese. Il dazio sul grano favorì i produttori ma danneggiò i consumatori. La tariffa dell’87 inoltre causò la guerra doganale con la Francia, fino ad allora principale partner economico dell’Italia.

La politica estera e il colonialismo Nel maggio 1882 il governo di Depretis stipulò con Germania e Austria-Ungheria il trattato della Triplice Alleanza, con il desiderio di uscire da una situazione di isolamento diplomatico, apparso chiaramente quando la Francia aveva occupato la Tunisia. Il trattato aveva carattere difensivo e impegnava gli stati membri a garantirsi reciproca protezione nel caso di attacco. L’Italia non otteneva alcun vantaggio immediato, anzi rinunciava alle terre irridente del Trentino e Venezia Giulia. Depretis aveva ritenuto opportuno iniziare una politica coloniale in Africa orientale; si iniziò con l’acquisto nel 1882 della Baia di Assab, sul Ma Rosso. Tre anni dopo fu inviato un corpo d spedizione che occupò la zona tra la Baia di Assab e Massaua, zona al confine con l’impero etiope. Nel 1887 500 militari italiano furono sterminati dalle truppe abissine a Dogali. La Camera concesse al governo finanze per rinforzare la presenza militare in Africa.

Socialisti e cattolici A causa del ritardo dello sviluppo industriale in Italia, ritardò anche il movimento operaio organizzato; le prime società operaie avevano scopi educativi e di solidarietà, e rifiutavano gli scioperi. La nascita di movimenti operai si dovette a instancabili agitatori, tra i quali Costa, che capì che era necessario elaborare un programma

concreto per combattere nelle lotte di tutti i giorni dando vita a un vero e proprio partito. Nel 1881 nacque infatti il Partito socialista rivoluzionario di Romagna. Intanto nei principali centri industriali si crearono circoli operari e leghe di resistenza, pronti a rivendicare i diritti dei lavoratori, dando vita nel 1882 al Partito operaio italiano. Fra il 1887 e il 1893 sorsero le prime federazioni di mestiere e fondate le prime Camere del lavoro; era necessario organizzare una politica unitaria che guidasse le lotte a livello nazionale. Nel 1892 a Genova, il gruppo di maggioranza tra tutti i delegati delle società operaie, guidato da Filippo Turati, dichiarò costituito il Partito dei lavoratori italiani, che aveva come fine la “gestione sociale dei mezzi di produzione” e come mezzo “l’azione del proletariato organizzato in partito”. Divenuto Partito dei lavoratori italiani nel 1893, due anni dopo assunse il nome definitivo di Partito socialista italiano. I cattolici costituivano una forza eversiva nei confronti delle istituzioni unitarie di cui non riconoscevano la legittimità; nel 1874 il papa aveva formulato il “non expedit”, il divieto papale di partecipare alle elezioni. Il non expedit non vietava però la presenza autonoma nella vita del paese, così un gruppo di cattolici diede vita, nel 1874, a un’organizzazione nazionale chiamata Opera dei congressi.

Crispi: rafforzamento dello Stato e tentazioni autoritarie Crispi divenne presidente del Consiglio nel 1887, alla morte di Depretis. Egli impresse una svolta all’azione di governo: nel 1888 fu approvata una legge che ampliava il diritto di voto per le elezioni amministrative e rendeva elettivi i sindaci dei comuni cin più di 10mila abitanti. Nel 1889 abolì il codice Zanardelli, abolendo la pena di morte e legittimando il diritto di sciopero. Questo riconoscimento fu in realtà contraddetto dalla legge di Pubblica sicurezza, che lasciava ampi poteri discrezionali alla polizia. Crispi sostenne anche l’azione coloniale dello Stato italiano: rafforzò la Triplice Alleanza, organizzò i possedimenti italiani in Africa col nome di Colonia Eritrea e pose le basi per l’espansione in Somalia. La politica coloniale di Crispi risultò troppo costosa per il bilancio statale e egli fu costretto a dimettersi nel 1891. Nel 1892 divenne presidente del Consiglio Giolitti; egli presentò un programma politico avanzato: progressività delle imposte (le aliquote più alte avrebbero colpito i più ricchi) e si rifiutava di ricorrere a misure eccezionali contro i Fasci dei lavoratori. La caduta del governo di Giolitti fu segnata dallo scandalo della banca Romana. Giolitti fu sostituito da Crispi, che seppe risanare il bilancio graize a inasprimenti fiscali e riorganizzò il sistema bancario fondando la Banca d’Italia. Utilizzò misure eccezionali per reprimere i fasci dei lavoratori; nel 1894 proclamò lo stato d’assedio in Sicilia per reprimere un’insurrezione anarchica. La seconda caduta del governo di Crispi fu causata dal fallimento della sua politica coloniale. Durante il primo governo era stato firmato con l’Etiopia il trattato Uccialli, considerato dagli italiano un riconoscimento al loro protettorato. Gli etiopi invece reagirono ai tentativi italiani di penetrazione, fino ad arrivare allo scontro armato, culminato nel disastro di Adua del 1896, quando un contingente italiano di 20mila uomini fu annientato. Crispi fu nuovamente costretto a dimettersi.

L’età giolittiana Indica il periodo che va dal superamento della crisi di fine secolo alla vigilia della I guerra mondiale. Quella di Giolitti fu una dittatura parlamentare: sostenne le forze più moderne delle società, condusse nell’orbita del sistema liberale gruppi e movimenti considerati nemici delle istituzioni e ampliò l’intervento dello Stato. Il controllo delle Camere fu l’elemento fondamentale del sistema di Giolitti. Giolitti avviò anche importanti iniziative in favore del Mezzogiorno: leggi speciali per incoraggiare lo sviluppo industriale e la modernizzazione agricola, stabilizzare la rete ferroviaria e creò un monopolio statale delle assicurazioni sulla vita. Nel 1912 estese il diritto di voto a tutti i cittadini maschi di 30 anni e a tutti i maggiorenni che sapessero leggere e scrivere o avessero prestato servizio militare; in pratica il suffragio universale maschile. Nel 1904, fu indetto il primo sciopero nazionale della storia d’Italia; Giolitti non attuò nessuna misura , ma lasciò che la manifestazione si esaurisse da sola. Nel 1906 si creò la Confederazione generale del lavoro (cgl) per cercare di coordinare meglio le manifestazioni nazionali. Durante l’età giolittiana anche il movimento cattolico assunse un peso maggiore nella vita politica.

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