a) G. Frosini, Volgarizzamenti, pp. 17- 72; b) L. D’Onghia, Drammaturgia, pp. 153-202; c) L. Matt, Epistolografia, pp. 255-282. , Schemi riassuntivi di Storia della lingua italiana. Università per stranieri di Siena
silvia.gabbrielli1
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a) G. Frosini, Volgarizzamenti, pp. 17- 72; b) L. D’Onghia, Drammaturgia, pp. 153-202; c) L. Matt, Epistolografia, pp. 255-282. , Schemi riassuntivi di Storia della lingua italiana. Università per stranieri di Siena

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Tre saggi su tre aspetti della storia della lingua italiana. Tre saggi in G. Antonelli, M. Motolese, L. Tomasin (a cura di), SIS. Storia dell’italiano scritto, vol. II (Prosa letteraria), Carocci, Roma, 2014.
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VOLGARIZZAMENTI – Frosini – Dante: ha presente la difficoltà di rendere in una lingua diversa la poesia di

Omero dato l'intreccio fra ispirazione poetica e struttura musicale – anche traduttore di prosa corre questo rischio → Dante scrisse in volgare il

commento alle canzoni – Dante conosce limiti e rischi del translatare → vive immerso in una civiltà

della traduzione – ultimo secolo: indagini su cataloghi di biblioteche e archivi nonché corpora e

data-base – alcuni studi esaminano i riflessi dei volgarizzamenti dei classici sulla nascente

prosa d'arte italiana; altri sui testi religiosi; altri propongono un metodo filologico sorvegliato e rigoroso

– oggi si tiene in considerazione la scansione cronologica e la tipologia di testo anche in riferimento alla lingua di partenza

– decenni densi di ricerca per aggiornata definizione del metodo filologico e di riflessioni teoriche dettagliate sui concetti di originale, traduzione, rimaneggiamenti, studi sulle traduzioni testuali, ricostruzione di tecniche del tradurre e del sistema linguistico del volgarizzare per individuare elementi di una vera grammatica del volgare da una lingua all'altra

– VOLGARIZZAMENTI → prodotti dell'attività di traduzione dal latino, dalle lingue romanze e da altre lingue (raro) nei volgari italoromanzi (processo del volgarizzare, o in generale del translatare che finisce per dominare nel '300; tra fine '400 e inizio '500 si afferma il termine traducere

– 1. varietà della lingua di partenza; 2. diffusa circolazione dei testi; 3. la diversità di motivazioni (molteplicità di contesti culturali); 4. accentuata eterogeneità dei testi; 5. il variare della prassi testuale (si oscilla da estrema conservatività e estrema innovazione); 6. la pluralità dei volgari di arrivo

– circoscrizione concettuale e temporale dei volgarizzamenti → dal '200 al '500 (poi Bembo e teorizzazione della norma → cambia rapporto fra lingua antica e lingua moderna)

– '200-300 → i volgarizzamenti rappresentano un momento essenziale per la formazione della letteratura volgare in Italia (dare anche al volgare una sua dignità formale)

– traduzioni → hanno accompagnato il definirsi della prosa (lingua scritta) = necessaria connessione con la lingua latina e idiomi romanzi

– quadro volgarizzamenti '200-'300 → fenomeno complesso e articolato; una classificazione si può basare sulla lingua del testo di partenza che individua il latino da una parte e il volgare dall'altra 1. tradurre verticale: lingua di partenza ha più prestigio rispetto a quella di arrivo; 2. tradurre orizzontale (infralinguistico) fra lingue di struttura simile e di forte affinità culturale, carattere di trasposizione verbale = produzione medievale basata su PRECEDENZA LINGUISTICA (questa differenza tenderà ad attenuarsi perché il volgare assume coscienza della propria AUTONOMIA e POTENZIALITA' ESPRESSIVA)

– traduzioni dal latino → metà '200 in Veneto, Roma, in ambiente giuridico (verso meridiano tosco-emiliano → Toscana ruolo centrale che mantiene per tutta la prima metà del '300)

– traduzioni intralinguistiche in area italoromanza → in Liguria e Sicilia si volgarizzano testi toscani nell'idioma locale

– con traduzione linguistica abbiamo anche modifiche apparati para-testuali (corredo iconografico)

– (mancano delle pagine) – cambiamenti di metodo e tipologia nel passaggio da traduzione all'altra o

redazione all'altra di uno stesso volgarizzamento → si passa da versione più letterale a più libera, o viceversa; se si muove dal latino, il diverso grado di fedeltà coinvolge l'atteggiamento del volgarizzatore verso il mondo antico (aderenza maggiore se atteggiamento pre-umanistico)

– se lingua di partenza è idioma romanzo, immediata e genetica familiarità tra le diverse lingue provoca aderenza strettissima all'originale (o scelta ideologica o imperizia del volgarizzatore)

– distinzione fra traduzioni diverse rifacimenti di medesima traduzione NON è definibile con certezza

– è appurato che sono state fatte traduzioni di un testo a partire da uno o più modelli

– NON esiste un unico modello di tradurre ANZI vera e propria diffrazione della pratica traduttoria, variabili di luogo, tempo, lingua, cultura, pubblico, attrezzatura ideologica e tecnica

– i testi passano attraverso pratiche di traduzione, rifacimento, contaminazione di fonti diverse, invenzione, PROCESSI NON FACILMENTE SEPARABILI → continuo interscambio

Medioevo – il Medioevo configura uno spazio linguistico plurale → allarga grandemente la

sfera della pluralità linguistica e del riconoscimento di nuove culture anche extraeuropee; la letteratura italo-romanza è organicamente plurilinguistica fin dalle origine (ebraico, arabo, greco, i testi vengono prodotti in latino, provenzale, francese, volgare italiano)

– pluralità dei centri di produzione – i volgari rappresentano la forza molteplice e innovatrice → multiforme

produzione dei volgarizzamenti in area romana e veneta – il dominio italo-romanzo interessa aree romana, veneta, bolognese, – pluralità di centri, culture e lingue (prospettiva toscanocentrica riallacciabile

solo al '200) – in Toscana compresenza di ibridismo linguistico di tratti toscani provinciali

ossia propori delle aree laterali e di tratti fiorentini e dunque centrali – nei manoscritti del '200-'300 i volgarizzamenti sono massicciamente presenti

(ricerche nei manoscritti censiti → la maggioranza dei codici in volgare dell'ultimo quarto del '200 è costituita da testi di natura pratica e devozionale di volgarizzamenti dal latino o dal francese

– fine XIII sec giovinezza di Dante, nascita del libro con testo interamente in volgare → il libro latore di opere volgarizzate ha rilevanza eccezionale; sono manoscritti omogenei, codici membranacei scritti su due colonne, formato medio-piccolo, rispondevano a esigenze di lettura di pubblico in formazione, costituiti secondo un modello ben preciso (contemporaneo codice francese)

– compresenza di diversi idiomi romanzi nella trascrizione dei testi – codice Riccardiano → summa della cultura volgare, primo quarto del '300,

opera dell'ambiente universitario bolognese

Volgarizzamenti dal latino – attività traduttoria dal latino → inizio XIII secolo (spinte convergenti in

complessa situazione storico-culturale + spinta a confronto sempre più motivato e attivo con materiale di necessità pratiche ossia divulgazione di sapere retorico → progressivo allargamento delle sfere di interesse)

– competizione col latino → i volgari trovano ispirazione, temi e modelli nel rapporto dialettico col latino

– tradizione della retorica, intensità del rapporto genetico col latino, intensità delle richieste e della curiosità del nuovo pubblico di ceto medio → ATTIVITA' TRADUTTORIA ha un rilievo eccezionale in Italia, influenza anche su struttura in prosa

– nasce livello intermedio fra prosa d'arte dei grandi autori e prosa documentaria – decisivo innesto dei classici nella cultura giuridico-retorica – si tende a riconoscere una diversa gradazione e un passaggio lungo il

vitalissimo asse tosco-emiliano → modelli antichi proposti per ottica prevalentemente professionale

– predomina nei primi volgarizzamenti una forte carica attualizzante che si attenua nel corso del '300 col maturare di un più definito senso storico (anacronismo voluto)

Giudici e notai – il notaio è necessariamente bilingue (è esposto alla necessità di farsi capire, da

cui può dipendere l'esito del suo lavoro), è personalità ricca e multiforme, tradizione importante giuridica-italiana → sono di assoluta rilevanza nella vicenda dei volgarizzamenti

– formule volgari dal Liber Formularum di Ranieri → primo esempio in volgare della parola azione

– Costituto del Comune di Siena (uno dei più antichi statuti comunali volgarizzati tradotto nel 1309-1310) → il notaio ne afferma la paternità

– a volte i due aspetti del volgarizzare (pratico – testi giuridici – e letterario) si trovano nella medesima personalità

– Andrea Lancia, Firenze '300, volgarizzamento dello Statuto del Podestà → presenza nel prologo di ampio spettro lessicale per rendere il concetto di leggi del comune, mantenimento nel volgare della polimorfia dell'originale latino,

uso di termini rari e inusuali; volgarizzamento di Ordinamenti → tratti sintassi rimarchevoli per fedeltà al latino, conservazione del participio congiunto latino, participio presente con valore verbale, participio presente per rendere ablativo assoluto

– attività di volgarizzatori di notai e giudici non riguarda soltanto testi del diritto, ma anche classici e trattati morali → quello di Albertano da Brescia, giudice e uomo politico del '200, autore di opere depositarie di un sapere laico e civile, strumenti di formazione per i ceti chiamati a responsabilità politiche

– quattro versioni di volgarizzamenti, si analizzano due traduzioni → numerose differenze, necessità di trovare quali sono le responsabilità del volgarizzatore e quali del copista, in entrambe le versioni presentano lacune rispetto al testo latino, a volte formulazione sintetica e una analitica, una traduzione è più sciolta e libera, più matura nella consapevole resa in un pieno volgare

Il ritorno dei classici – '300 vede un potente affermarsi delle traduzioni degli autori classici – si volgarizzano in particolare gli storici, anche testi di poesia narrativa classica

che vede l'affermazione di una forma insieme più libera e più aderente – la cultura volgare risale alle fonti con più matura e determinata coscienza

storica che rende i traduttori capaci di distinguere la realtà antica da quella moderna → discoprimento della latinità porta anche a nuovo uso della tastiera lessicale

– Firenze, prima metà del '300 → attività di volgarizzazione assume caratteri di particolare intensità e vivacità, responsabilità civile e letterario → settore di testi latini tradotti: si soddisfano con il volgarizzare le esigenze culturali dei ceto alto-borghesi che sono alla guida economica e politica della città, direzione laica

– volgare fiorentino: maturato a fine '200 in poesia e prosa originali, esploso con la Divina Commedia, nel '300 diventa lingua autonoma della traduzione

– volgarizzamenti dei testi in versi a Firenze (prima metà del '300) → versioni di Ovidio (fini scolastici, si vuole fornire un sussidio articolato alla lettura di un testo classico), Ars amandi, Remedia amoris, Heroides (esiste un suo volgarizzamento, l'unico noto ad avere committenza e destinazione femminile → tradotto liberamente epistula 4 e 5, fedelmente nelle altre, impiego di un metodo che è esemplare di un traduttore di alto rango dell'avanzata civiltà fiorentina del '300: resa dei costrutti più tipici del latino attraverso modi che, pur mantenendo il senso originale, si adattano senza forzature alla sintassi del volgare, tendenza a variare l'ordine delle parole rispetto al livello medio del volgare, collocazione del verbo a fine frase, esplicazione didascalica, tecnica di variatio, si evitano calchi o latinismi)

– primi del '300 volgarizzamenti dell'Eneide (due autori, uno senese e l'altro fiorentino – Lancia -, uno traducendo integralmente in prosa il poema, l'altro si fonda su un compendio di prosa latina)

– traduzione più intime di Lancia (Epistule di Lucilio, per esempio) →

apprendistato giovanile del notaio-traduttore-letterato che si esercita su autori classici e padri della Chiesa (per Lancia erano fruibili le biblioteche conventuali)

– esempi del sommarsi di traduzioni verticali e orizzontali, convergere sull'unico testo virgiliano di pratiche traduttorie, competenze, spinte culturali e lingue diverse (senese, fiorentino, siciliano), segno forte di recupero della classicità

Le scienze – grande è l'importanza della pratica del volgarizzare nella formazione e nella

diffusione della cultura scientifica medievale → nuovi interessi legati ad allargamento del sapere richiedono una diversa realizzazione linguistica

– più che le scritture originali, sono le traduzioni che si fanno mediatrici della cultura latina → individuazione, progressiva messa a fuoco e stabilizzazione del lessico, di una lingua della scienza

– l'ambito dei volgarizzamenti scientifici è uno dei più percorsi e assai promettente per la ricostruzione degli specifici usi linguistici nei primi secoli del volgare → trattazioni enciclopediche e filosofiche

– confronto fra testo latino di alta divulgazione (scientifico) e di testo volgare destinato a fruizione meno specializzata emergono modalità di scrittura che sono modi di cultura e di pensiero → tentativi di de-tecnicizzazione: le omissioni, le sintesi, le semplificazioni terminologiche COMUNQUE il volgare della scienza riesce a costruire forme, testualità e lessico propri e fissa formule e costrutti specifici per evitare approssimazioni

– problema: quanto (e quali) delle tecniche di riduzione, semplificazione, esplicitazione, che comunemente si attribuiscono al livello del volgarizzamento e che anzi ci appaiono così intrinsecamente consone con la natura dell'atto stesso del volgarizzare rimontano invece a un'operazione già avviata o compiuta a livello della tradizione latina

– si dovranno individuare e censire strategie di divulgazione presenti sia nelle redazioni latine sia in quelle volgari e dunque in qualche modo trasversali alla scelta del medium linguistico o si dovrà ribaltare la direzione degli influssi e ammettere che la prosa didattica latina si è rimodulata sui caratteri del volgare?

– Costruzione del lessico astronomico-astrologico e matematico → può essere indagata attraverso i volgarizzamenti (questi hanno un ruolo forte nei processi di stabilizzazione del patrimonio terminologico)

– studio su testi di fine '200 e inizio '300 testi del linguaggio di astronomia e astrologia → complessi fenomeni di stratigrafia lessicale, accanto a latinismi compaiono grecismi e islamismi, produttività di serie suffissali (mento, zione, evole) è segno di processo di accelerazione linguistica provocata dal modello latino (spinta esogena che innesca un processo di produttività endogena, incidenza delle polisemie, altro grado di variabilità del significante= instabilità e molteplicità propria anche della medicina)

Zucchero Bencivenni

– Firenze, primo quindicennio del '300 → maggior prosatore è Zucchero Bencivenni

– il suo corpus di traduzioni è composto da lavori diversificati di materia troiana e morale, di ambito scientifico e medico nonché astronomico

– esigenza di esplicitezza e di chiarezza didascalica induce il volgarizzatore a segmentare il testo in brevi unità, inserimento nuove informazioni in modo progressivo, ripresa del tema mediante ripetizioni del nome o del pronome, struttura anaforica, minuta articolazione

– pubblicazione di nuove edizioni, il rafforzarsi degli studi lessicografici consentono da alcuni anni recuperi lessicali notevoli dai volgarizzamenti che grazie alle banche dati è ora possibile confrontare agevolmente col patrimonio noto

– volgarizzamenti → bacini di circolazione del lessico, ma non è detto che termine presente in essi sia significativo di un uso reale nella linguaggio

Fra lingue sorelle: centri e modi di traduzione dalle lingue romanze – la Vulgaritas innerva di sé la produzione italiana e toscana fra fine '200 e inizi

'300 – profondo contatto linguistico fino dai primi secoli della storia dei volgari – nell'intensità e continuità della comunicazione tra lingue sorelle → aumentano

operazioni della copia dei testi in lingua originale e traduzione → si infittiscono i legami fra gli idiomi, si rompono i territori specifici di ciascuna lingua

– cultura francese si fa mediatrice verso l'Italia della materia storica – sono soprattutto i romanzi del ciclo arturiano e tristaniano a colpire i lettori

italiani in lingua originale o tradotti, con una suggestione di lunga durata – analisi lessicale del contributo francese → presenza di gallicismi diffusi in area

veneta, presenza di inserti di sintagmi o singole parole che ne mostrano la vitalità ancora in pieno '400, ma in generale influsso solo sul lessico che avrà termine nel '300

– singolare impasto volgare italiano emerge in volgarizzamenti di varia natura → testi arturiani, traduzioni della Bibbia opere enciclopediche → questa varietà tipologica indica una lingua speciale, dotata di elementi fonomorfologici propri che trovano corrispondenza significativa nei testi transalpini copiati in Italia = frastagliamento del sistema dei dittonghi che include ue, uo in migliore, che rimanda all'oscillazione -or/-our/-eur tipica dei dialetti francesi (elementi francesi entrano appieno nei volgarizzamenti estendendosi anche ai casi dove la lingua di partenza non è francese)

– lingua speciale della traduzione caratterizzata da indistinguibilità per molte forme fra collocazione dialettale e impronta esterna, espressione di un processo di mediazione fra fine '200 e primo '300 (lingua ha come elemento essenziale la contaminazione fra sistemi linguistici → elementi francesi entrano dunque ad ogni livello nella lingua dei volgarizzamenti)

Altre note linguistiche: la sintassi del volgarizzare – varietà dei testi, dei contenuti, dei modelli, la differente capacità del traduttore,

sempre mediatore fra culture diverse e anche diversamente dislocate in senso sociale, ma distinguibile per competenza, proprietà, forza autoriale → volgarizzamenti sono difficilmente ristringibili a un genere

– prosa media e prosa d'arte → anche questa è dubbia – volgarizzamenti caratterizzati da: paratassi, che dà alla scrittura uno

svolgimento segmentato con ricorso alla coordinazione, ricorso al polisindeto → struttura a progressione lineare che caratterizza la prosa dell'italiano antico, moduli fissi; dove prevale ipotassi, si registra un accumulo di proposizioni con presenza ripetuta di che con diverse funzioni (che polivalente), vicende giustapposte, formule di passaggio e di transizione, in apertura di capitolo, formule di riepilogo e di commento; la prosa antica possiede avversione per il discorso indiretto, notevole ripetizione a breve distanza di parole identiche o di schemi sintattici, iterazione di termini, sintagmi, formule di contesti ravvicinati, valore stilistico e retorico, ripetizione non vale come segno di incapacità costruttiva ma è uno dei modi di interpretazione della realtà

Un nuovo tradurre – frattura nei modi di volgarizzare = metà del '300 (si afferma il magistero

umanistico di Petrarca, muta l'orizzonte culturale e anche quello mentale e concettuale della traduzione) → diventa fondamentale la scoperta dei testi greci e latini e volgarizzamenti rimangono nella retroguardia

– dalla metà del '300 la produzione dei volgarizzamenti (dal latino o dalle lingue romanze al volgare italiano) DECLINA, con la ricollocazione del volare in limiti d'uso definiti → non si considera umanisticiamente giustificabile il volgarizzamento di un testo DRAMMATURGIA

– i testi teatrali simulano la comunicazione naturale tra individui e si caratterizzano sul piano semiotico per essere integralmente mimetici → riproduzione in vitro della lingua parlata (comicità verbale)

– il teatro italiano non ha avuto modelli prescrittivi → caratterizzato da uno sperimentalismo

– i testi teatrali nascono in vista di una rappresentazione → instabilità e incuria – lingua unitaria è mancata in Italia fino al '900 → ciò ha determinato in Italia

nei testi teatrali non toscani soluzioni linguistiche di compromesso che oscillano tra amalgama e mosaico libresco

– 4 tipologie → drammaturghi non toscani che scrivono in italiano, quelli di origine toscana parlanti nativi di varietà in parte simili all'italiano letterario, a quelli non toscani che adoperano il proprio dialetto, a quelli che adoperano più dialetti o lingue con diversi gradi di stilizzazione (analisi punta su esempi concreti e fatti linguistici)

– 1.drammaturghi non toscani che scrivono italiano →Ariosto:la sua scrittura comica appare deficitaria sotto il profilo espressivo, tentativo di ricondurre la

scrittura comica su un terreno linguisticamente e stilisticamente più congeniale (impegnative riscritture in endecasillabi sdruccioli (verso una toscanizzazione imperfetta); imitazione del parlato è perseguita da Ariosto sul piano lessicale – linguaggio medio senza regionalismi e latinismi come pure senza toscanismi evidenti, dominio del metro (fluidità)

– tentativo di riscrittura della sua opera → elementi di maggior espressività sono per lo più smussati, si usa materiale lessicale seletto

– Ruzante → venature regionali e prelievi libreschi, acquisizione di una maggior naturalezza anche nell'uso della lingua letteraria → interventi grammaticali in direzione bembesca, gestione dei dialoghi (diminuiscono i segnali discorsivi frasali, le proposizioni incidentali, le esclamazioni e le imprecazioni

La commedia rinascimentale romana – lingua regionalmente connotata → corpus di comico intorno Roma – regionalismi sul piano fonomorfologico → conservazione di ar in protonia, i

condizionali in -ia – abbiamo esempio di romanesco cortigiano del Cinquecento, sembra di potervi

individuare una forma germinale d'italiano a base romana diversa da quella bembesca (Pedante di Belo)

– me in posizione protonica, i monottongati scola e vole, il che polivalente, che con ripresa pronominale

Goldoni italiano – 1750 → questione della lingua il Veneto mostra un conservatorismo

classicistico molto pronunciato → situazioni e personaggi tipizzati – Goldoni svuota l'armamentario tematico e linguistico del teatro professionale e

smantella i compartimenti stagni che per via espressiva le parti degli amorosi da quelle dei vecchi e dei personaggi popolari → forgia la prima lingua di conversazione italiana

– sul piano fonomorfologico e lessicale, l'italiano di Goldoni è un prodotto composito → fluidità ed efficacia dipendono dall'ottimo dominio della sintassi dialogica (ripresa e ribattuto) → ordine marcato dei costituenti o che polivalente

– da lingua sintatticamente involuta a lingua d'impianto ragionativo articolata e scattante, a basso indice metaforico, più intima ed autentica

– Goldoni → agilità sintattica e scansione logica

Teatro verista – la lingua del teatro in prosa è segnata da un eclettismo che non sfugge a toni

magniloquenti (al contrario di Goldoni) per maggior parte dell'800 – fase di sperimentalismo fine '800 → drammi, segnano svecchiamento

linguistico-stilistico del teatro italiano, resa di dialoghi realistici – Verga: Cavalleria rusticana → il toscano letterario e quello regionale-popolare

sono armonizzati senza dissonanze (che polivalente, dislocazione a sx,

dislocazione a dx), uso del che polivalente, l'impiego di strutture di messa in rilievo, lessico di sapere quotidiano, le macchie toscane → verbo singolare, soggetto plurale

Pirandello – problemi posti dal teatro di Pirandello → riflettono il processo di

standardizzazione linguistica che si avvia dopo l'Unità – messa a punto di una lingua media nella quale lo strato dialettale è variamente

e abilmente filtrato → ritegno e discrezione linguistica, vicinanza a proposte di Ascoli, ricerca formale, carattere funzionale delle sue scelte espressive

– rispetto al testo novellistico corrispondente, il testo teatrale ha la tendenza ad adottare un registro meno formale → tendenziale rarità delle dislocazioni con ripresa pronominale, resistenza al che polivalente

– lingua ad alto tasso interiettivo, espressivamente controllata e disadorna del suo teatro è l'unica in grado di soddisfare davvero il bisogno liberatorio di estrinsecarsi di tutti i personaggi

Lingua vernacolo – scrittori teatrali di origine toscana, parlanti nativi di varietà prossime per molti

aspetti al fiorentino trecentesco canonizzato da Bembo – Bibbiena → mescola elementi libreschi a elementi vivi; si concede apertura

giocosa all'imitazione altrui, alla deformazione delle parole, al doppio senso e al funambolismo (abilità nel destreggiarsi in situazioni difficili o tra diverse tendenze e, più in partic., capacità di muoversi con scaltrezza e opportunismo nella vita e nell’attività politica, cercando di trarre vantaggio da ogni situazione e circostanza senza compromettersi) verbale

– prefazione un po' raggelata dal congegno comico, curiosità espressiva e disponibilità a elementi non fiorentini o estranei all'opzione linguistica bembesca → testi toscano-orientali

– Pietro Aretino → aggressivo antibembismo che deriva da posizione privilegiata di parlante toscano (strutture di accumulazione, allitterazioni e onomatopee, serie sinonimiche, composti imperativali)

La Mandragola e suoi seguaci – Machiavelli: ostile alle idee italianiste e orgogliosamente consapevole della

fiorentinità che lo accomuna ai padri fondatori della tradizione letteraria – scrive la propria commedia maggiore usando il fiorentino vivo con equilibrio

tra monolinguismo e pluristilismo, lingua uniforme dal punto di vista grammaticale ma varia dal punto di vista delle scelte espressive

La tradizione toscana tra vernacolo e tentativi di riforma – riuso provinciale della Mandragola → tappa intermedia di un processo che

segna tra '500 e '600 che segna lo scadimento del fiorentino al rango di vernacolo, proprio mentre l'Accademia della Crusca metabolizza le idee

bembesche e propone una prima tesaurizzazione del lessico italiano – tuttavia l'area toscana continua ad avere una forte autocoscienza linguistica, si

fa strada la ricerca di un certo equilibrio espressivo e di un qualche realismo ottenuto per via linguistica

Zannoni – trascorsi quasi tre secoli dalla Mandragola, il fiorentino vivo è dunque

avvertito come lingua comica di per sé → si imita la parlata del popolino di Firenze, in maniera minuziosa con intenzioni paternalistiche

– Zannoni segretario della Crusca

Teatro dialettale fuori dalla Toscana

Ruzzante – nell'area padano-veneta l'esperienza drammaturgica delle corti settentrionali, la

presenza di Ariosto e la vivacità teatrale di Venezia → tradizione drammatica soprattutto dialettale e plurilingue

– Ruzante → usa il pavano, lingua rustica delle campagne padovane usata a scopo letterario fin dal '400

– il pavano viene usato anche senza intenti contrastivi e giocosi, e acquisisce una forza espressiva sofferta quando non violenta

– meditazione sulla potenza della passione – Ruzzante raggiunge una classicizzazione del Pavano, dà voce non più solo a

contadini, ma anche servi. Innamorati, vecchi e loschi faccendieri con diversi livelli linguistico-stilistici

Andreini – scrittore veneto 1600 – corpus comico prevalentemente plurilingue – ottima qualità del dialetto impiegato da uno scrivente che non è parlante nativo – monodialettalità si lega ad una differenziazione stilistica interna dei diversi

personaggi con una tecnica che rammenta seppur di lontano quella di Machiavelli e Ruzante

Goldoni veneziano – Goldoni veneziano → per arrivare ad un uso pienamente naturalistico del

veneziano – grandi commedie – Goldoni libera il veneziano dalle pastoie espressive cui l'aveva costretto il

teatro professionistico → rappresenta con mirabile duttilità diverse situazioni esistenziali e diverse classi sociali

– il veneziano rappresenta con mirabile duttilità diverse situazioni esistenziali e diverse classi sociali; per alcuni di questi testi si dispone di edizioni critiche e quindi bisogna sospendere il giudizio sugli aspetti fonomorfologici

Momenti del teatro postunitario – dopo l'exploit goldononiano, sono i decenni successivi all'unità a segnare per il

teatro dialettale una nuova grande stagione – tendenza a tono neutro per il veneziano, alieno dalla ricerca di ogni colore

locale, c'è chi tende differenziare il dialetto dei diversi personaggi – il mezzo linguistico proprio in quanto perfettamente dominato tende a far

corpo con il caso psicologico e lo studio dei caratteri in uno dei capolavori del teatro dialettale italiano post -unitario

– drammaturgia di ambiente napoletano → Eduardo Scarpetta 1870, uso del napoletano in maniera naturalistica soprattutto nel primo atto, la dialettofonia integrale cede il passo a un italiano con venature regionali, l'ipercorrettismo anche con fondi comico dialettali, il rappresentante di un uso liricizzato del dialetto

Pluridialettalità e plurilinguismo Città e campagna

– sfruttamento espressivo o decisamente comico dei contrasti tra lingue, dialetti, varietà sociali e culturali, registri, stilistici, gerghi → si manifesta in questo senso nel contrasto tra città e campagna

– parlate differenti per identificare contrasti si alternano anche con intenzioni giocose

– attenzione per le parlate campagnole è viva anche nel teatro senese di Rozzi della prima metà del '500 → si utilizza l'idioma contadinesco spesso senza confrontarsi con le varietà cittadine che però sono sottintese pena la non godibilità della lingua grossa dei villani

Venezia – nel '500 florida produzione drammaturgica – italiano letterario e alcuni dialetti settentrionali si alternano infatti con

l'imitazione di lingue straniere effettivamente risonanti a Venezia

La commedia dell'arte – fine '500 da somiglianza di carattere geografico e sociale fanno posto a un

plurilinguismo di marca giocosa e macchinistica → specializzazione attoriale e della fissità dei ruoli proprie della Commedia dell'arte

Novecento – gli appunti del '900 escludono le esperienze del teatro d'avanguardia e si

concentrano sul cosidetto teatro di parola o meglio di parole → '900 teatrale assume una configurazione ellittica, nella quale Eduardo de Filippo e Dario Fo influenzano e spiegano una parte notevole di quel che è accaduto

– Eduardo: rapporto tra italiano e dialetto, aggiustamenti diacronici condizionati dall'ascesa dell'italiano al rango di lingua parlata, i copioni sono ad alto indice

dialettale, poi abbiamo una stampa integralmente italiana mentre l'edizione definitiva si assesta su uno stadio intermedio d'italiano colloquiale con venature regionali

– in Eduardo italiano-dialetto è un rapporto di fusione e scambio, i fenomeni di mescolanza o di code-switching sono assai frequenti, pendolarismo da una lingua all'altra → deriva dalla progressiva affermazione di un italiano regionale nelle file della piccola borghesia napoletana

– il movimento tra dialetto e italiano è continuo, spesso sull'onda dell'emotività e non mancano zone intermedie di italiano regionale e ben calcolate opposizioni, questo impasto perfettamente mimetico e senza dubbio la maggior conquista di Eduardo

– Viviani → drammaturgo napoletano del primo '900, elegge a oggetto di rappresentazione le classi popolari o marginali resta affezionato a un mezzo espressivo più visceralmente dialettale

– Dario Fo → grammelot = confuso gorgoglio vocale reso significante dall'abilità mimetica e gestuale dell'istrione, ma l'esperienza espressiva di Fo merita di essere valutata anche per l'uso di un italiano da periferia lombarda; troviamo elementi di matrice settentrionale, tratti sintattici di imitazione del parlato; Fo non intende riprodurre un dialetto antico o moderno che sia ma riallacciarsi in maniera inventiva a due antiche tradizioni drammatiche quella ruzantiana e arlecchinesca

– esperienza di Fo → apre le strade a quella emergenza del monologo che è fatto saliente del teatro italiano dell'ultimo trentennio, racconto drammatizzato che può avere impianto narrativo-civile o più comico = esperimenti diversi, il dialetto può avere un ruolo di primo piano come in Dio di Troisi o giocare il ruolo di buffone comico-

EPISTOLOGRAFIA LETTERARIA – all'interno del sistema dei generi letterari, epistolografia = meno facile da

circoscrivere; osno testi letterari o puri documenti privati – appartenenza al dominio della letteratura non è l'insieme delle caratteristiche

intrinseche ma l'uso che l'autore ne fa e la percezione dei lettori → una lettera può cambiare la sua funzione nel tempo

– stagione d'oro dell'Epistolografia = '500 (si cominciano a pubblicare epistolari in volgare e nasce la lettera moderna)

– l'autore può scrivere le lettere già pensando alla loro pubblicazione o decidere di darle alle stampe in un secondo momento o pubblicazione postuma (fuori dal controllo dell'autore)

– interventi di editori ma non sconvolgono l'assetto testuale, sono limitati al livello grammaticale

– i carteggi testimoniano soprattutto comunicazione tra letterati o comunque persone colte

– di solito si riordinano le lettere in ordine cronologico – si dice che ci sia minore naturalezza per gli epistolari a stampa

– nel '700 si conclude la stagione degli epistolari pubblicati come prodotti letterari

– lettere di scrittori dell'800-900 si possono rivelare agli occhi degli studiosi di notevole interesse non solo per le informazioni ricavabili ma anche per qualità artistiche (Gabriele D'Annunzio)

– studi sull'epistolografia di 3 ambiti 1. aspetti strutturali, come costanti e varianti dell'architettura testuale e organizzazione dei contenuti per precisarne il genere; 2. terreno privilegiato per i gender studies per la ricca presenza di scrittrici donne; 3 pensiero religioso

– scarseggiano gli studi dedicati all'analisi degli aspetti linguistici e stilistici

La lettera familiare – scritte a nome proprio, personali cioè d'interesse privato, destinate a persone

con le quali lo scrivente abbia qualche dimestichezza (anche padroni e signori – estrema varietà di stili e argomenti = versatilità tratto costitutivo del genere – tono conversevole, colloquiale, che dà sensazione di spontaneità – sermo humilis che piace ad autori e lettori è risultato di strategia retorica – tendenza a evitare una passiva uniformazione alla lingua dei classici →

massima libertà linguistica – frequenti citazioni colte, in contesti colloquiali da parte di alcuni autori (vedi

anche periodi piuttosto brevi e diretti, no ipotassi) – comune tendenza a servirsi di un vocabolario ampio, attingendo a serbatoi

lessicali diversi, riflesso della varietà di tempi e stili – apertura a neologismi (si tratta di temi legati al presente) – ricorso agli alterati servono per dare alla pagina un tono colloquiale non privo

di tracce di affettività – elementi testuali che conferiscono un aspetto di naturalezza , sottolineando che

si tratta di documento epistolare (informazioni metaepistolari = si trovano a inizio e fine o in punti totalmente slegati dal resto, sono segnali di autenticità)

– lettera faceta → lettera burlesca, si accolgono molti testi in raccolte di questo tipo anche con brevi passaggi comici all'interno di un discorso di altro tenore; comprende testi comici scritti in forma di lettera non per intima necessità ma perché genere di ampia diffusione e sicura vendita; uso di parole e locuzioni latine per creare effetto di contrasto, tendenza ad accumulo verbale

La lettera amorosa – genere di notevole successo tra Cinque e Seicento – distinzione tra lettere nate all'interno di un reale scambio epistolare e pure

esercitazioni letterarie è difficile, perché presentate al lettore spesso come prive di elementi paratestuali

– omogeneità, tendenza alla narrativa, artificialità che tende ad essere dissimulata, difficoltà degli amanti a comunicare emergono

– tipiche delle lettere scritte da donne sono scuse per imperizia nella scrittura,

causata dalla scarsa cultura o dal timore di essere scoperte – stagione d'oro = '500 – assortimento di soluzioni espressive comune – tutto il repertorio lessicale e topico della lirica è direttamente riversato in

questo genere di lettere – uso di iperboli, antitesi, ossimori con funzione di rivelare le alterne fortune e

ambivalenze tipiche di ogni storia d'amore

La lettera spirituale – incentrati su temi religiosi, vari: 1. trattati teologici, narrazioni agiografiche,

scritti di carattere omiletico – Lettere di Santa Caterina, considerate a volte Trattati spirituali, infatti spesso

non vengon menzionate nell'epistolografia perché avvertite estranee al genere, ma presenza di informazioni metaepistolari e di formule conclusive

– lettere del periodo d'oro (tra '500 e '600) a livello linguistico-stilistico tentativo di raggiungere uno stile il più possibile elevato, attraverso scrittura in cui le risorse della retorica vengono attinte a piene mani, complessità di scrittura è componente irrinunciabile

– no concessioni alla colloquialità, come è evidente nelle scelte lessicali e nelle architetture sintattiche

– periodi lunghissimi, interrogative retoriche ed esclamazioni enfatiche, trama di figure retoriche (poliptoto, antitesi)

– reminescenze bibliche – continua ricerca di enfasi

La lettera discorsiva

– non si possono considerare lettere testi di carattere trattatistico – ma è comune nel '500 usanza di inserire negli epistolari a stampa alcune lettere

discorsive – adozione di forma epistolare è una pura scelta convenzionale per dare

collocazione editoriale a testi che non hanno la mole e la solidità per essere presentati autonomamente ai lettori

– infatti si vuole affrontare temi magari anche impegnativi senza l'obbligo della sistematicità e con tono più leggero (docere delectando) → '700 lo sviluppo è imponente di questo genere (vedi interesse illuminismo a divulgazione del sapere, conoscenza)

– argomenti più disparati

La lettera odeporica – sottogenere delle lettere di viaggio occupa uno spazio tutt'altro che ampio – in genere per racconti odeoporici si adotta comunque forma di relazione o

diario – testi che a parte brevissime formule introduttive e conclusive in cui ci si

rivolge direttamente al destinatario della lettera non hanno nulla – pochi esempi del '500 – attenzione delle lingue per i luoghi visitati – unica raccolta importante di lettere odeoporiche italiane è quella di Pietro Della

Valle → Viaggi, successo anche in Italia (usciti postumi nel 1650) – largo accoglimento di lessico esotico – compaiono forestierismi adattati o calchi – nei Viaggi la forma epistolare non è solo una convenzione → l'appartenenza al

genere epistolare giustifica lo stile semplice dei testi che saranno graditi ai lettori per la schiettezza naturale

– tono conversevole, uso di che, scarsa progettazione sintattica, continue aggiunte di proposizioni non inserite in un disegno prestabilito

La lettera dedicatoria – stabilità – funzione fondamentale rimane invariata nel tempo → ricerca di benevolenza

del dedicatario, da cui l'autore vuole ricevere favori economici o protezione – lavoro sulla forma maggiore che nei libri che sono accompagnati dalla

letteraria – rifiuto del sermo humilis sta ben loro più tosto l'altezza e la gravità dello stile – interessante il caso di Goldoni in cui non c'è traccia di quella lingua media e

colloquiale – numerosi tratti propri di un italiano aulico – topos : quello della confessione dell'inadeguatezza dell'opera offerta – preterizione: affermare di non voler dire una cosa proprio mentre la si dice

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