A tu per tu con il bambino piccolo, Esercitazioni e Esercizi di Metodologia della ricerca. Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano
celeste_mezzera
celeste_mezzera

A tu per tu con il bambino piccolo, Esercitazioni e Esercizi di Metodologia della ricerca. Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano

20 pagine
6Numero di visite
Descrizione
Articolo per metodologia della ricerca
20 punti
Punti download necessari per scaricare
questo documento
Scarica il documento
Anteprima3 pagine / 20
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 20 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 20 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 20 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 20 totali
Scarica il documento
06_PICCHIO

241

A tu per tu con il bambino piccolo: le parole delle madriR I C E R C H E

PSICOLOGIA CLINICA DELLO SVILUPPO / a. V, n. 2, agosto 2001

A tu per tu con il bambino piccolo: le parole delle madri

Mariacristina Picchio (CNR, Roma) Tullia Musatti (CNR, Roma)

L’analisi dell’esperienza di genitorialità con un bambino piccolo in condizioni di normalità pone nuovi interrogativi alla ricerca e offre indicazioni per interventi di prevenzione primaria dei di- sturbi della relazione genitoriale. Lo studio si basa su 14 interviste di gruppo, condotte con la tec- nica del focus group, cui hanno partecipato 77 madri di bambini tra i 18 e i 36 mesi discutendo la loro esperienza quotidiana con il proprio figlio. L’analisi delle interviste fa emergere alcune di- mensioni problematiche dell’esperienza delle madri e suggerisce una prospettiva di intervento pre- ventivo.

1. Introduzione

Conoscere le condizioni nelle quali si attua l’esperienza genitoriale oggi è diventata una questione di grande rilevanza sociale e di notevole interesse teorico. Nella società in cui viviamo questa esperienza sembra aver assunto nuovi connotati e le conseguenze di questo cambiamento sul benessere dei bambini e dei genitori stessi appaiono sempre più rile- vanti. Analizzare l’esperienza genitoriale non è cosa semplice, non solo per le forti differenze che ovviamente si possono riscontrare sulla base delle storie e dei visssuti individuali, ma anche per la molteplicità delle di- mensioni che intervengono a determinarla e che rende inevitabile un ap- proccio ecologico che tenga conto dell’influenza dei diversi contesti (Bronfenbrenner, 1979).

Quindici anni fa Belsky (1984) proponeva di partire dallo studio dei casi di disfunzionamento della relazione genitoriale, come quelli di mal- trattamento o abuso infantile, per comprendere i fattori che intervengono a determinare i processi normali della genitorialità. Questa proposta è ri-

Le interviste su cui si basa questo lavoro sono state effettuate tra febbraio e aprile 1997 nell’ambito di un’iniziativa di formazione e ricerca promossa dalla Regione Umbria. Si voglio- no, qui, ringraziare Laura Cipollone che ha permesso questa esperienza, Paola Falteri per il patrimonio di conoscenze che ci ha messo a disposizione, i coordinatori pedagogici che hanno condotto le interviste e Lorenza Cipriani per la collaborazione nella registrazione e de- registrazione delle interviste.

242

M. Picchio, T. Musatti

sultata senz’altro valida per avvicinare lo studio di questi fenomeni; tutta- via, in una prospettiva non solo di analisi ma di interventi preventivi, sem- bra oggi necessario affrontare direttamente l’analisi delle componenti so- ciali, culturali e psicologiche, che intervengono a definire la qualità del fare il genitore in condizioni di normalità, o perlomeno in assenza di sinto- mi evidenti. Questa analisi diretta ci può far comprendere quali siano gli elementi di disagio che possono manifestarsi anche in questi casi normali e da quali dinamiche tra le varie componenti essi sono determinati.

In Italia negli ultimi decenni si è assistito a profonde trasformazioni in molti aspetti della vita sociale connessi strettamente con la genitorialità.

La struttura della famiglia ha subito grandi cambiamenti, in primo luo- go il forte aumento delle famiglie nucleari e soprattutto la riduzione della natalità, che sembra essersi arrestata in Italia solo in anni molto recenti attestandosi sul livello di crescita zero della popolazione. La tarda nuziali- tà e la tarda procreazione, che di ciò sono al tempo stesso cause e sin- tomi, hanno contribuito a determinare anche una diversa condizione del bambino piccolo all’interno della famiglia. La maggioranza dei bambini sotto i 3 anni sono figli unici e, quando hanno un fratello o una sorella, questi sono già in età scolare (Musatti, 1992). Per le stesse ragioni il bambino piccolo è anche spesso l’unica presenza infantile all’interno della famiglia estesa e su di lei/lui si concentra l’attenzione di molti adulti.

Anche la condizione delle donne nella società è profondamente cam- biata. La scolarità femminile è aumentata in maniera importante nelle ulti- me due generazioni superando quella degli uomini e la presenza delle donne sul mercato del lavoro si è estesa: sono aumentate le occupate ed è migliorata la qualità delle loro posizioni professionali, così come è au- mentata la richiesta di occupazione e il rifiuto delle donne che non lavora- no di riconoscersi come casalinghe. Tra le donne la spinta al lavoro fuori di casa è forte in tutto il paese, anche quando sono madri di bambini sot- to i 3 anni (Musatti, 1992).

Questi cambiamenti nella condizione sociale delle donne sono stati accompagnati da importanti trasformazioni anche nei comportamenti, abi- tudini e atteggiamenti delle donne all’interno della famiglia. È stato messo in discussione all’interno delle coppie il ruolo della donna nella gestione delle faccende domestiche e nella cura dei figli (Bimbi e Capecchi, 1986). La famiglia estesa si è verticalizzata e le relazioni al suo interno sono diventate soprattutto relazioni tra generazioni, implicando oggi nuo- ve e più ridotte forme di interscambio (Sgritta, 1986). Le relazioni all’in- terno della rete di parentela sono sempre più sostituite da relazioni all’in- terno di reti amicali che raggruppano individui perlopiù omogenei per età e condizioni di vita quotidiana.

Viene ad aggiungersi a questo quadro di importanti trasformazioni

243

A tu per tu con il bambino piccolo: le parole delle madri

sociali una altrettanto profonda trasformazione culturale, che ormai ha pervaso largamente la nostra società relativamente all’immagine del bam- bino piccolo, delle sue capacità e dei suoi bisogni materiali e psicologici e del ruolo delle prime scelte educative rispetto al suo futuro sviluppo.

Tutti questi processi convergono nel disegnare una diversa condizio- ne genitoriale. Diventare genitori sembra avere oggi un impatto dirompen- te sulla vita psicologica e sociale sia degli uomini che delle donne, per molti dei quali segna addirittura il termine dell’adolescenza protratta e la transizione all’età adulta (Bimbi e Castellano, 1990). Al nuovo appunta- mento i genitori spesso arrivano impreparati, senza esperienza diretta di contatto con bambini piccoli e con persone della loro generazione alle prese con lo stesso problema. In modo particolare con la maternità cam- bia la condizione materiale e psicologica delle donne. Vecchie e nuove contraddizioni emergono fin dai primi mesi di vita del bambino (Romito, 1992). È aumentato il conflitto tra le condizioni materiali in cui le madri vi- vono la propria esperienza genitoriale e le aspettative sociali e individuali rispetto al ruolo materno e alla relazione da sviluppare con il bambino e con il partner come padre (Cowan e Cowan, 1992). Conciliare il lavoro extradomestico e quello domestico con la cura del più piccolo è a tutt’og- gi per molte madri un’impresa che comporta un notevole impegno mate- riale e psicologico. Per molte il tempo a tu per tu con il bambino occupa tutta la giornata o si inserisce, senza soluzioni di continuità, a seguito di lunghe ore lavorative (Musatti, 1992).

Anche le occasioni di relazioni sociali appaiono rarefatte. La presen- za di una nuova generazione spesso propone nuove modalità di rapporto all’interno della famiglia allargata, rendendo più intense le relazioni e cre- ando nuove opportunità di interscambio; tuttavia, nell’attuale contesto so- cioculturale in rapida trasformazione i nonni non costituiscono più un rife- rimento autorevole per le scelte di cura e educative. E se le nonne costi- tuiscono spesso un’importante risorsa per la gestione materiale del bam- bino, i rapporti tra le donne delle due generazioni sono complicati dal ra- pido cambiamento delle aspettative socioculturali e psicologiche sulla condizione femminile (Balbo, May e Micheli, 1990; Budini Gattai e Musat- ti, 1999; Musatti e D’Amico, 1996; Musatti, 1999). Inoltre, la rarefazione dell’evento procreativo e il suo prodursi in un arco di tempo molto ampio all’interno del ciclo di vita individuale può avere un impatto negativo anche sull’appartenenza a una rete amicale fino ad allora composta da singoli o da coppie senza figli con esigenze e ritmi di vita sociale spesso incompa- tibili con l’assunzione del ruolo genitoriale.

A questa condizione di complessivo isolamento materiale e psicologi- co dei genitori di bambini piccoli, fa da contrappunto la loro nuova consa- pevolezza dei bisogni dei bambini piccoli e dei problemi connessi alla loro

244

M. Picchio, T. Musatti

cura e educazione. Noi pensiamo che sia a causa di questa contraddizio- ne, tra condizioni sociali in cui si svolge l’esperienza genitoriale e consa- pevolezza dell’importanza di questa esperienza, che la fisiologica esigen- za di sostegno materiale e psicologico che ogni individuo avverte di fron- te a nuovi importanti appuntamenti di vita si presenta a volte esacerbata. L’impossibilità dei genitori di individuare risorse e punti di riferimento nelle reti sociali già attivate è probabilmente alla base anche della loro sempre crescente richiesta di forme di cura extradomestica del bambino e del fatto che essi esprimono spesso in sedi improprie il bisogno di essere sostenuti nel fronteggiare l’esperienza genitoriale.

Già vent’anni fa Françoise Dolto (Dolto, Rapoport e This, 1981) parla- va di «solitudine atroce dei padri e delle madri», di una loro «inquieta impo- tenza davanti agli imprevisti» e di uno stato di «schiavitù attraverso il quale le madri, soprattutto quelle che non lavorano, si credono “buone madri” in- trappolate nell’attenzione esclusiva al bambino» e osservava che «la vita delle madri si ferma, è invasa, bloccata dalla preoccupazione di un mater- nage protettivo». In queste condizioni materiali e psicologiche la Dolto rav- visava condizioni prepatologiche e patogene rispetto allo sviluppo di una relazione equilibrata tra madre e bambino. Sulla base di queste considera- zioni la stessa Dolto ha scommesso sulla possibilità di creare dei contesti di «normalità» che offrissero l’opportunità di rompere gli eventuali insor- genti circuiti patogeni tra condizione materiale dell’esperienza materna e relazione tra madre e bambino. L’esperienza della Maison Verte con cui Dolto ha voluto verificare questa scommessa si è diffusa in Francia (Neyrand, 1995) ed è stata ripresa nel nostro paese con caratteristiche organizzative e culturali differenti (Mantovani e Musatti, 1996) dai nuovi servizi per l’infanzia, Spazi Bambini e Centri per bambini e genitori, che mirano a combattere la solitudine quotidiana della coppia adulto che accu- disce-bambino accudito, attraverso occasioni di socializzazione per i bam- bini e di confronto e discussione per i loro genitori. La filosofia che sta dietro a queste esperienze italiane fa propria l’assunzione di Françoise Dolto sulle potenzialità di uno spazio di accoglienza di assolvere una fun- zione di prevenzione primaria del disagio nella relazione madre bambino; ma si propone di perseguire questo obiettivo attraverso la proposta del confronto e della condivisione tra pari dell’esperienza genitoriale, piuttosto che attraverso interventi di sostegno, mirati alla singola relazione.

I nuovi servizi per l’infanzia costituiscono anche un’opportunità formi- dabile per la ricerca in quanto aprono una finestra sulla complessità del- l’esperienza genitoriale in condizioni di normalità o comunque in condizio- ni solo potenzialmente devianti. Le interviste alle madri utenti di questo tipo di servizi in Francia (Eme, 1993; Neyrand, 1995) hanno messo in luce non solo le motivazioni della frequenza al servizio da parte delle ma-

245

A tu per tu con il bambino piccolo: le parole delle madri

dri ma anche la potenzialità di questi contesti per identificare e analizzare gli elementi di disagio nella relazione con il bambino.

Anche lo studio che qui presentiamo si basa su interviste di gruppo a madri utenti di alcuni nuovi servizi per l’infanzia istituiti nelle città umbre. L’occasione offerta da questi servizi, che intendono promuovere proprio la discussione tra genitori sui temi dell’educazione del bambino, ha permesso di avere una descrizione dell’esperienza delle madri con un bambino picco- lo direttamente dalla loro viva voce e nell’ambito di un confronto tra pari.

L’analisi che proponiamo di questo ricco materiale permette di rico- struire un quadro complessivo di un’esperienza di madri con bambini pic- coli che si svolge in una quotidianità scevra di elementi di forte disagio psicologico o sociale e all’interno di una più complessiva situazione socia- le quale quella delle città umbre sostanzialmente tranquilla e in cui sono ancora attive solide reti sociali e parentali (Musatti e Pasquali, 1997). Maggior titolo assume allora rilevare alcuni elementi di disagio che le ma- dri avvertono nell’esercizio della funzione genitoriale pur in questo conte- sto di normalità e che sono da loro espressi in questi termini proprio per- ché sollecitate a parlare dal contesto a sua volta normale del servizio.

2. Procedura e partecipanti

Lo studio è basato sull’analisi di interviste di gruppo rivolte a madri di bambini utenti di Spazi Bambini realizzate con la tecnica del focus group.

Questa tecnica ha recentemente avuto un importante sviluppo anche in psicologia, dove ha dimostrato di essere uno strumento di indagine qualitativa, a carattere esplorativo e descrittivo, particolarmente idoneo a rilevare atteggiamenti, comportamenti complessi, vissuti, attese e bisogni (Morgan, 1988; Vaughn, Schumm e Sinagub, 1996). Ciò che distingue il focus group da altre procedure di intervista è di essere una discussione di gruppo (4-12 partecipanti) guidata da un conduttore attorno a una trac- cia tematica predisposta. L’assunto di partenza è che il contesto di grup- po può creare le condizione per la raccolta di dati «genuini» considerato sia il carattere volontario degli interventi nella discussione, che il frequen- te instaurarsi di un clima di complicità e coinvolgimento dei partecipanti, elementi questi che tendono a favorire, da un lato la produzione di un ele- vato numero di informazioni, dall’altro la sincerità delle risposte. Rispetto all’intervista individuale infatti i focus group forniscono la possibilità di sfruttare le dinamiche di gruppo allo scopo di promuovere la partecipazio- ne da parte dei componenti del gruppo e la libera espressione delle opi- nioni (Beck, Trombetta e Share, 1986; Lederman, 1990; Schoenfeld, 1988). Il tema della discussione è proposto a partire da una situazione

246

M. Picchio, T. Musatti

conosciuta da tutti gli intervistati e le sue successive articolazioni sono in- trodotte nel corso del colloquio dal conduttore, a partire dagli interventi stessi dei partecipanti e cercando di non interrompere il flusso della con- versazione. È anche compito del conduttore garantire un clima relaziona- le nel gruppo che permetta a ciascun partecipante di esprimersi, avendo però chiaro che scopo dell’intervista è conoscere le opinioni e i vissuti dei partecipanti piuttosto che la costruzione di un consenso attorno al tema proposto. La tecnica del focus group è apparsa, quindi, particolarmente adeguata a raccogliere informazioni sulle condizioni di vita quotidiana del- le madri con i loro bambini e ad esplorare, al tempo stesso, le emozioni ad esse connesse e le rappresentazioni dei bisogni propri e del bambino.

Sono state effettuate 14 interviste di gruppo cui hanno partecipato 77 madri di bambini tra i 18 e i 36 mesi utenti di Spazi Bambini istituiti nelle città umbre di Città di Castello, Gubbio, Orvieto, Perugia e Terni, pari al 45% di tutte le madri di bambini utenti dei servizi coinvolti. La composizione dei gruppi, cui le madri hanno partecipato su base volonta- ria, ha variato da 3 a 9 partecipanti. Il temario proposto (e riportato in Appendice) era centrato sui bisogni delle madri relativamente alla cura e all’educazione del bambino piccolo, sulle modalità di gestione e di orga- nizzazione della vita quotidiana, sugli aspetti problematici ad esse con- nessi, e sul ruolo svolto dal padre e dai nonni. In ultimo veniva anche sol- lecitata una valutazione del servizio frequentato.

Poiché è necessario che il conduttore di un focus group possieda esperienza nella conduzione di un gruppo e una buona conoscenza dei temi indagati, la conduzione delle interviste è stata affidata ai coordinatori pedagogici dei servizi coinvolti, la cui professionalità già prevede queste competenze, e che, inoltre, hanno ricevuto un training approfondito sul- l’uso dello strumento e sui temi da proporre alla discussione. Agli incontri è stata presente anche un’altra persona esterna al servizio che ha curato la registrazione e la verbalizzazione delle interviste.

Gli incontri hanno avuto una durata media di 100′ (75′-135′). Le inter- viste sono state integralmente trascritte. L’analisi delle trascrizioni ha mi- rato a: a) individuare un profilo socioculturale e dell’organizzazione di vita quotidiana di ciascuna madre, b) enucleare, dal flusso del racconto indivi- duale, e trasversalmente alle dinamiche tra le partecipanti, gli interventi delle diverse madri che trattavano la stessa area tematica.

3. Risultati

Le interviste si sono svolte in un clima sereno. Dopo un primo mo- mento di imbarazzo e di difficoltà, in cui le partecipanti sembravano so-

247

A tu per tu con il bambino piccolo: le parole delle madri

prattutto preoccuparsi di dare una buona immagine di sé come madri, quasi tutte le mamme si sono dimostrate molto disponibili a parlare di sé e della propria esperienza di vita con il bambino, grazie anche al clima di complicità che, nella maggior parte dei casi, si è quasi immediatamente stabilito tra loro. Nel corso dell’intervista vi è stato un progressivo cam- biamento nella modalità di partecipazione delle madri: all’inizio l’ordine de- gli interventi era determinato esclusivamente dalla disposizione dei posti, poi le madri hanno cominciato a prendere la parola autonomamente e a interagire le une con le altre, in un clima di scambio caloroso. La situazio- ne di gruppo ha facilitato l’affiorare spontaneo dei diversi argomenti previ- sti dal temario; la discussione è stata molto fluida senza bisogno di molti interventi da parte del conduttore. Nel corso degli incontri non sono man- cate richieste di consigli, di consulenze e di conferme rivolte ai condutto- ri, i quali sono stati comunque abili a rinviare ad altra sede la trattazione di questi aspetti.

È importante rilevare che in tutti gli incontri le madri hanno manife- stato una forte motivazione a esplicitare gli aspetti più problematici legati alla cura e educazione del bambino, anche prima che il conduttore vi ac- cennasse, soffermandosi molto più rapidamente sugli aspetti piacevoli e gratificanti.

3.1. Profilo delle partecipanti

La condizione socioculturale delle madri che hanno partecipato ai fo- cus groups è risultata essere abbastanza variata, rispecchiando la strut- tura sociale delle città umbre. I nuclei familiari di appartenenza delle ma- dri sono apparsi fortemente radicati sul territorio e immessi in solide reti di parentela. Nella maggior parte dei casi si tratta di famiglie con figli uni- ci: 45 madri hanno un solo figlio, 25 hanno due figli e solo 7 ne hanno più di due. Anche se sono pochissimi i casi di convivenza con i nonni, questi spesso risiedono nella stessa città, spesso anche a poca distanza e con contatti frequenti con i genitori dei bambini.

La maggior parte (50) delle madri intervistate lavora, perlopiù a tem- po pieno (33); 24 sono risultate non occupate e 3 studentesse. Quasi tut- te le mamme lavoratrici affidano il bambino ai nonni durante il loro tempo lavorativo, raramente ad altre figure parentali o a una baby-sitter. Nessu- na è utente di un nido, essendo la frequenza del bambino a questo servi- zio incompatibile con quella allo Spazio Bambini.

248

M. Picchio, T. Musatti

3.2. Il tempo delle madri: con il bambino e per sé

Le madri rappresentano, indiscutibilmente, non solo le prime respon- sabili della cura del bambino, ma anche le persone che trascorrono più tempo con il bambino. Mediamente la quantità di tempo che madre e bambino trascorrono insieme risulta molto elevata a prescindere dalla condizione lavorativa della madre e dalla presenza di altre figure di sup- porto.

Per le madri lavoratrici e studentesse si tratta di tutto l’arco tempora- le in cui non sono impegnate nella loro attività extradomestica, con ritmi anche molto pesanti per chi non può contare su una rete di supporto.

Esempio 1: … è un continuo, ti devi da’ un’organizzazione degli ora- ri; io non ho mai programmato niente, adesso mi trovo a programmà che le carote le compro oggi e le zucchine domani, perché non ce la faccio … e quindi diventa una corsa contro il tempo (10.4.’97, M69).

Esempio 2: È tutto un gioco a incastro: ti lascio la figlia, vado a fare la spesa; piglia la figlia, molla la figlia… (21.4.’97, M76).

Per le non lavoratrici si tratta dell’intera giornata, che trascorrono perlopiù da sole con il bambino e all’interno delle mura domestiche. L’ave- re questa grande disponibilità di tempo apparentemente facilita la volontà espressa dalle madri di essere a completa disposizione delle esigenze del bambino. Di fatto però la continuata vicinanza con il piccolo fa emer- gere dinamiche relazionali complesse. Doversi dedicare al figlio a tempo pieno, da sole e per l’intera giornata, risulta per alcune particolarmente pesante. Il disagio sembra nascere non solo dalla quantità di tempo vis- suta a tu per tu con il bambino, ma dal modo in cui questo tempo è con- diviso, perché si tratta nella maggior parte dei casi di una vicinanza fisica continuata e strettissima. Le madri dichiarano che il bambino è «stancan- te», «pesante» perché sempre presente ed esprimono fastidio per ciò che molte chiamano «simbiosi».

Esempio 3: Il pomeriggio lo dedico tutto completamente a L. ... in- somma uno arriva alla sera che non ce la fa più perché lui è proprio stan- cante (2.4.’97, M53).

Esempio 4: Fa tutto quello che faccio io, se pulisco lui sta con me che pulisco, se vado al bagno lui sta al bagno, cioè R. è una mia simbiosi proprio ... certe volte è proprio pesante (3.4.’97, M60).

Esempio 5: … quando siamo a casa mi segue stanza per stanza, non sta un attimo da solo e se non voglio si mette piangere ... (20.2.’97, M22).

Paradossalmente lo stare sempre insieme provoca nelle mamme che non lavorano la perdita del controllo sul tempo stesso condiviso con il bambino. A questo proposito una mamma afferma che pur passando tut-

249

A tu per tu con il bambino piccolo: le parole delle madri

ta la giornata insieme al bambino alla fine non ci sono dei momenti che si dedica esclusivamente a lui.

Esempio 6: Non lavorando il bambino tutta la giornata è con me an- che se però alla fine non ci sono dei momenti in cui mi dedico a giocare con lui (25.2.’97, M39).

I ritmi che scandiscono la giornata lavorativa, ovviamente quando non sono troppo frenetici, sembrano invece aiutare quelle mamme che la- vorano a proporsi di trovare dei tempi da dedicare esclusivamente al bambino.

Esempio 7: Ci sono dei momenti, che dedico interamente a lui … magari mi chiede di leggergli le favole e le leggiamo ... Insomma quando sta con me cerco sempre di trovare del tempo da dedicargli anche se non sempre ci riesco (25.2.’97, M41).

Esempio 8: Quello che mi piacerebbe tantissimo e ogni tanto lo fac- cio ... rubare del tempo, ecco, mollare completamente tutto e giocare ai burattini, le canzoncine, i balletti allora mi diverto tantissimo. Tante volte le domeniche rinuncio a uscire, per stare con loro in completa libertà, non mi impongo nessun orario ... per me comunque è troppo poco il tem- po (3.4.’97, M58).

È il fatto di interagire a tu per tu, a lungo e continuativamente, a ri- sultare faticoso indipendentemente da come la madre e il bambino occu- pano la giornata. L’acquisizione di autonomia reciproca – della madre dal bambino e del bambino dalla madre – costituisce un passaggio relaziona- le che per molte madri risulta difficile da gestire. Le madri lamentano con grande chiarezza l’impossibilità di essere occupate separatamente in atti- vità autonome. Soprattutto le non lavoratrici, esprimono spesso la loro in- sofferenza nel non poter svolgere i lavori domestici in maniera concentra- ta e da sole. Questa situazione crea a volte anche delle tensioni.

Esempio 9: Il problema di D. è che si vuole identificare con me, per cui per esempio lei se mi vede mettere su la pentola sul gas, vuole fare lo stesso, non ci arriva, prende la seggiolina; quindi lì devo sgridarla, ho picchiato su una mano: «questo è della mamma non si tocca» (10.4.’97, M74).

Esempio 10: Lui mi dice che mi aiuta [a fare le faccende domesti- che], poi se si rifà il letto, si diverte a saltacce sopra, però se incomincio ad alzà la voce, due strilli, qualcosa mi riesce di fa’, ma non molto. Lui gli darebbe gusto farle insieme a me, però da’ la spazzata, poi dopo deve venì là a damme fastidio, a creamme più confusione, o perché si diverte a famme arrabbià, allora prima ci ride, quando poi vede che so’ abba- stanza alterata, va in sala e sta sempre a di’ che sono cattiva (17.3.’97, M30).

Il desiderio di una propria autonomia sviluppa a sua volta una forte

250

M. Picchio, T. Musatti

attesa delle madri che il bambino trovi un proprio spazio di autonomia, soprattutto nel gioco.

Esempio 11: Non giocando mi impegna moltissimo, perché è un bambino vivacissimo, una cosa pazzesca, non si tiene (20.2.’97, M22).

Esempio 12: Lui richiede sempre tanta attenzione. Poi non gioca mai da solo e se lo fa è pericoloso e quindi c’è sempre bisogno di qualcuno che gli stia intorno (2.4.’97, M52).

Esempio 13: Io ho qualche momento che magari mi concentro su una cosa lei chiama, allora vai di là... Vorrei che mia figlia non dipendes- se da me ... (5.3.’97, M19).

Esempio 14: Qualsiasi cosa io faccia lei viene con me, se io stiro lei viene di là e stira anche lei, se svuoto la lavastoviglie mi aiuta, apparec- chia, insomma partecipa molto alla vita di tutti i giorni anche se io non la costringo; anzi preferirei che giocasse … (27.2.’97, M44).

L’impatto della maternità sull’organizzazione del tempo nella vita quo- tidiana è fonte di disagio per le madri anche per un altro aspetto. Solo poche madri affermano di riuscire a ritagliarsi qualche spazio per sé o tra pari, mentre quasi tutte lamentano il fatto che ormai da due o tre anni a partire dalla nascita del bambino – per alcune anche dalla gravidanza – non hanno più tempo né per sé né per la vita di coppia e quella sociale.

Esempio 15: Ci sono dei momenti in cui soffro, perché valuti la vita che facevi prima e la vita dopo. Io non ho più tempo di farmi un bagno, perché comunque lei lo vuole fare con me, non ho più il tempo di andare dal parrucchiere, non ho più tempo di fare niente. La mia persona è stata completamente annullata da lei (5.3.’97, M21).

Esempio 16: Per noi come coppia abbiamo veramente pochissimo tempo ... è stata terribile... Piano piano le cose stanno migliorando, ma- gari lei riesce anche a giocare un po’ da sola e si riesce anche un po’ a parlare (25.2.’97, M40).

La contraddizione che fa convivere nella nostra cultura un’immagine indiscussa di buona madre come artefice complessiva del benessere del bambino con l’immagine altrettanto forte di donna proiettata per interessi e relazioni fuori della famiglia si traduce, però, in un conflitto esplicito nel vissuto di molte delle madri intervistate. Alcune, infatti, denunciano una forte difficoltà a distaccarsi dai figli e a delegare ad altri la cura del bam- bino per motivi che vadano al di là della stretta necessità.

Esempio 17: Io ‘sti bambini non li lascio mai. Se io dovessi fa’ un fine settimana senza di loro c’avrei la possibilità, ho una suocera giovane; ... ma io non c’ho neanche mai pensato d’andà via, andà due giorni solo col marito, non me divertirei, so’ sicura che non dormirei, uno stress (20.2.’97, M26).

Esempio 18: Io se devo fare qualcosa di personale, mi sento in col-

251

A tu per tu con il bambino piccolo: le parole delle madri

pa a lasciarlo ai suoceri, allora preferisco portarlo con me, solo per il la- voro lo lascio (17.3.’97, M27).

3.3. Le reazioni ai comportamenti del bambino: gioco, rituali e regole

Nonostante la grande disponibilità delle madri intervistate a interpreta- re i bisogni dei bambini per potervi rispondere al meglio, dalle loro parole trapela a volte una scarsa chiarezza sui comportamenti e le esigenze evo- lutive dei bambini piccoli e un’incapacità ad intervenire in modo equilibrato tenendo conto del proprio ruolo genitoriale e condizione adulta.

A questo proposito sono emblematici gli atteggiamenti verso il gioco con il bambino. La maggior parte delle madri sembra sentire come parte della propria responsabilità educativa il fatto di sollecitare e intervenire nel gioco del bambino, ma mentre alcune dichiarano di farlo con piacere, altre madri denunciano la loro difficoltà a condividere con il bambino esperienze di gioco perché percepiscono l’atteggiamento ludico poco compatibile con le loro responsabilità domestiche, il loro ruolo educativo o semplicemente le loro inclinazioni.

Esempio 19: Durante la giornata, quando sta con me, io mi diverto tantissimo a giocarci, mi dà gusto, cerco di giocarci il più possibile ... (5.3.’97, M16).

Esempio 20: Io quando qualche volta mi chiama in camera sua, rie- sco a starci una mezz’oretta, poi mi rendo conto che m’annoio. Cioè gio- co un po’ lì con lei, ma magari poi c’ho la roba sul fuoco, insomma ... (20.2.’97, M25).

Esempio 21: Io gioco poco con lei e se gioco è soltanto un gioco un po’ finalizzato a qualche cosa ... il fatto è che a me il gioco non mi è mai piaciuto (19.2.’97, M11).

Esempio 22: Purtroppo non c’ho più vent’anni e delle volte dopo aver giocato con lei per terra, anche se mi piace tanto, mi alzo su che sono tutta rotta! (25.2.’97, M38).

Una analoga difficoltà nel conciliare la comprensione dei comporta- menti del bambino con il proprio ruolo educativo emerge con maggiore drammaticità a proposito dei comportamenti ripetitivi prodotti da molti bambini durante momenti di gioco o particolari momenti della giornata o dai comportamenti oppositivi dei bambini durante le routine di cura.

I comportamenti ritualizzati dei bambini, che tra l’altro possono im- plicare un ulteriore aggravio dei compiti di cura e il cui significato non viene compreso, vengono descritti spesso come patologici e la loro ri- petitività è fonte di forte ansia e preoccupazione. In assenza di occasio- ni di confronto con altri bambini, le madri intervistate sembrano spesso

252

M. Picchio, T. Musatti

considerare anormali anche comportamenti molti diffusi nei primi anni di vita.

Esempio 23: Lei c’ha avuto un periodo, adesso per fortuna gli è pas- sato, che aveva un rito serale, ma era lungo 20 minuti ... era diventato un stress, tutte le sere la stessa cosa, era diventata una cosa..., adesso gli è passata, è molto più veloce la sera. Ma io mi preoccupavo, non vo- levo che fosse un po’... si fissa su delle cose, cioè tutto doveva esse in quel modo (20.2.’97, M24).

Esempio 24: Io ho un problema: mio figlio da quando è piccolo ha cominciato a giocà con dei fili elettrici e tutto quanto. Ne ho parlato an- che con ... per me è un problema, forse sbaglio, perché per lui è un modo per giocare e io me ne faccio un problema. Forse è un errore, mi ci fisso troppo io, ma non riesco a stare tranquilla (20.2.’97, M23).

La difficoltà delle madri nel confrontarsi con comportamenti non graditi e non compresi del bambino diventa fonte di stress nella gestione quotidia- na delle routine di cura. I momenti del pasto, del sonno e della pulizia, sem- brano infatti generare nelle madri stress e ansia, accompagnati da tipici sentimenti di inadeguatezza nel far fronte ai comportamenti del bambino. Il disagio è aumentato dal fatto che le madri attribuiscono a questi momenti un grande valore, perché è in questi momenti che secondo loro il bambino dovrebbe acquisire abitudini e comportamenti socialmente accettabili, ma anche perché percepiscono chiaramente che nella gestione di questi mo- menti si va definendo il loro ruolo nei confronti del bambino.

Esempio 25: … lui non si vuol lavare, non si vuol vestire, lui non vuo- le mettere il pannolone, lui non vuole mangiare; soprattutto è stressante da morire quando arrivo al pasto (20.2.’97, M22).

Esempio 26: È una tragedia per vestirlo, per lavarlo, la mattina è una tragedia, piange tutte le mattine, ecco non vuole proprio essere toccato, lui proprio non vuole, non vuole ... è una tragedia (19.3.’97, M49).

Esempio 27: Quando vede il piatto per mangiare, sai le storie. Io sono disposta a tutto purché mangi. Ho sentito anche diversi pediatri, tut- ti consigliano meno vizi, ma è difficile (13.2.’97, M5).

3.4. La condivisione delle responsabilità con il padre

La condivisione delle responsabilità genitoriali con il padre del bambino sembra aprire nuove problematiche per le madri intervistate. Alcune si ram- maricano che il loro partner non possa essere maggiormente presente nel tempo quotidiano del bambino. Tuttavia, non è la presenza in termini di tempo, ma la qualità dei comportamenti del padre con il bambino che solle- cita le osservazioni e le emozioni spesso ambivalenti delle madri.

253

A tu per tu con il bambino piccolo: le parole delle madri

Il coinvolgimento del padre nella cura materiale del bambino è molto variato. Mentre per alcune madri non vi è alcuna condivisione degli aspet- ti materiali e ciò sembra essere accettato come inevitabile, altre dichiara- no, invece, che non esiste una divisione dei ruoli definita con il marito, che sembra partecipare attivamente alla cura del bambino. Tale distinzio- ne appare, almeno in parte, riconducibile alla situazione lavorativa delle madri. Sono, infatti, i mariti delle non occupate a non partecipare affatto alla cura del bambino, mentre i mariti delle mamme lavoratrici appaiono più presenti. È stato anche diverse volte denunciato che, nonostante le in- sistenze della madre, spesso il partner si è lasciato coinvolgere negli aspetti di cura solo a partire dal secondo anno di vita del bambino.

Esempio 28: Prima diciamo che [il padre] se ne era lavato le mani, lui quando ci stava chiamava i nonni e io gli dicevo: «ma tiello un pochino con te, invece che farlo sta’ sempre coi nonni!». E lui: «e no, perché dopo devo cambiallo, ... magari piange e non so perché piange», adesso inve- ce gli fa tutto, è più partecipe (17.3.’97, M30).

Esempio 29: Finché L. non ha cominciato ad esprimersi il papà era fuori dalla sua percezione. Prima la situazione era completamente sbilanciata. Il cambio e il pasto sono stati una conquista recente (10.4.’97, M69).

Anche quando i padri accettano di occuparsi del bambino, l’occasione più materiale e meno gradevole delle cure fisiche, il cambio dei pannolini, resta un problema per moltissimi di loro, che lo evitano con decisione.

Esempio 30: Ci sono delle cose che il padre proprio non fa: tipo se fa la cacca e io non ci sono, la ritrovo con la cacca (27.2.’97, M43).

Esempio 31: Per cambiarlo il padre solo per la pipì, perché mio mari- to non ha ancora superato ... per cui se A. fa la cacca si chiama la zia (19.2.’97, M10).

Rispetto al coinvolgimento del padre nelle cure materiali del bambi- no, comunque, le madri manifestano atteggiamenti contraddittori. Da un lato lamentano l’assenza di aiuto, dall’altro tendono a giustificarla in nome di una naturale «non predisposizione» del partner.

Esempio 32: La buona volontà il padre ce l’ha messa e ce la mette tuttora, ma è meno predisposto (5.3.’97, M19).

Esempio 33: Mio marito proprio non è portato a fare niente (27.2.’97, M45).

Esempio 34: Mio marito non è che ci siano proprio delle cose che non fa, però diciamo che c’ha scarsa dimestichezza ... mi dice «fallo tu» perché magari io ho sviluppato una certa pratica (2.4.’97, M52).

Se la scarsa presenza del padre sul piano della cura viene in qualche modo tollerata, ciò che sembra causare maggior disagio alle madri è la mancanza di assunzione della responsabilità e del ruolo educativo da par- te del partner. L’immagine più frequente che emerge dai racconti delle

254

M. Picchio, T. Musatti

madri intervistate è quella di un padre che delega quasi interamente il compito educativo alla moglie. In particolare la maggioranza delle intervi- state lamenta la completa delega da parte del marito rispetto all’acquisi- zione di regole di comportamento. Questa delega è giustificata dal padre con il fatto che la mamma trascorre più tempo di lui con il bambino. Para- dossalmente, le madri si vedono, quindi, caricate sia del il peso materiale della gestione del bambino che di quello psicologico di essere le respon- sabili dell’educazione del bambino. Se ciò sembra risultare di per sé parti- colarmente gravoso per le madri, il loro disagio è accentuato dalla paura che l’assumere da sole il compito educativo finisca per attribuire loro un’immagine negativa agli occhi del bambino.

Esempio 35: Io vorrei che non fosse delegato sempre a me il compi- to di sgridare, di dare la regola, arrivati la sera io vorrei delegare ... ora ho fatto io adesso fai tu (8.4.’97, M67).

Esempio 36: Io vorrei mio marito più presente, perché delega troppo a me nell’educazione, tutto delega, poi magari succede qualcosa e mi dice: «perché hai fatto questo?» ... invece la responsabilità deve esse’ condivisa (19.2.’97, M14).

Esempio 37: Non voglio essere sempre io quella che fa le cose bac- chettone e noiose mentre con gli altri si divertono (27.2.’97, M48).

In realtà, emerge spesso una scarsa condivisione di un progetto edu- cativo sul bambino tra i due genitori. Per esempio, le madri sembrano avere a volte delle aspettative sui comportamenti del padre con il bambi- no che il partner non conosce o disattende. Ciò è particolarmente eviden- te quando le madri parlano di un argomento apparentemente neutro, qua- le le interazioni di gioco del padre con il bambino, ma che sembra solleci- tare critiche anche pesanti per lo scarso impegno del padre, o per il tipo di attività poco costruttive da lui proposte al bambino.

Esempio 38: Mio marito lo dobbiamo attirare con l’inganno. Magari io inizio a giocare con le costruzioni, poi: «Vieni un attimo qui che devo andare in bagno?». Lui viene e poi si trova immerso nel gioco e non lo può più lasciare se no S. si spazientisce (8.4.’97, M65).

Esempio 39: Coi figli tende a giocare in maniera passiva, sta lì, mai che propone (5.3.’97, M17).

Esempio 40: Col babbo ci giocano poco, perché lui non gioca, pro- prio di carattere, non gli piace. Al massimo posso fare due capriole sul letto, però finisce tutto lì (19.3.’97, M31).

Esempio 41: Vanno soprattutto in bicicletta o a fare ginnastica (20.2.’97, M26).

Esempio 42: ... loro giocano a lotta e basta (2.4.’97, M54). In sostanza, molte madri non sembrano ritrovare nel partner un sup-

porto nell’esperienza complessa della genitorialità. Molti padri sembrano

255

A tu per tu con il bambino piccolo: le parole delle madri

coinvolgersi in quest’esperienza a fatica cercando di evitare o ritardare l’impatto diretto con gli aspetti più sgradevoli materialmente o psicologi- camente. Si intuisce che le madri vivono a volte questo sottrarsi del part- ner alla condivisione dell’esperienza genitoriale con molta ambivalenza, nella quale entrano in gioco e in conflitto stereotipi culturali sulle differen- ze sessuali, attaccamento al bambino, e anche un sostanziale senso di inadeguatezza avvertito dalla madre di fronte alle responsabilità educative e alla gestione di una «buona» relazione con il bambino.

3.5. Il sostegno dei nonni

Nella maggior parte delle famiglie, i nonni risultano essere piuttosto presenti nella vita del bambino e forniscono un importante aiuto materiale alle madri. Soprattutto nei piccoli centri, troviamo diversi casi in cui i non- ni vivono nella stessa casa del bambino, o, comunque, nello stesso palaz- zo. Per molte madri, soprattutto nel caso in cui queste lavorino, i nonni svolgono una funzione importante sul piano della cura materiale del bam- bino e sono disponibili ad occuparsene in modo più o meno consistente (quotidianamente, qualche volta a settimana, saltuariamente) a seconda delle esigenze della madre.

Esempio 43: La nonna paterna è praticamente sempre presente, in ogni momento della giornata, nel senso che è sempre disponibile, se io la chiamo per qualsiasi cosa lei viene subito, mi aiuta veramente tanto, è sempre stata ed è tuttora un aiuto molto valido (25.2.’97, M41).

Esempio 44: Per me i nonni sono un grande appoggio perché dove non arriviamo noi arrivano loro. Se no senza nessuno non sarebbe possi- bile, bisognerebbe fare una scelta, smettere il lavoro e lì verrebbero fuori altri problemi (17.3.’97, M29).

La presenza dei nonni è per molte madri importante anche sul piano psicologico sia per loro stesse che per il bambino.

Esempio 45: Per me i miei genitori sono un grosso punto di riferi- mento, non so come farei senza (10.4.’97, M74).

Esempio 46: Per me la mi’ mamma è anche un aiuto psicologico, in tutti i sensi, sia perché me la tiene, sia perché c’ho un punto di riferimen- to e so che non sarò mai da sola se succede qualcosa (20.2.’97, M24).

Esempio 47: … i nonni sono una ricchezza grande per il bambino, importante, sono molto importanti (19.3.’97, M31).

Esempio 48: ... io ci tengo parecchio che quando R. sarà grande ab- bia il ricordo de ‘sti nonni come un mito, la nonna che ti dà sicurezza, che ti racconta quello che faceva lei da piccola ... voglio che abbia ‘sti ri- cordi (19.2.’97, M12).

256

M. Picchio, T. Musatti

Tuttavia, soprattutto nei casi in cui i nonni trascorrono molto tempo con il nipote e, di conseguenza, assumono inevitabilmente un maggiore ruolo educativo, spesso emergono tensioni e situazioni di conflitto con i genitori del bambino, i cui modelli educativi sembrano quasi sempre di- versi da quelli dei nonni. Nelle parole delle madri, i nonni appaiono allora troppo permissivi, apprensivi, disposti ad accontentare il bambino in ogni modo, o non aggiornati su ciò che la società offre ai bambini, come per esempio i servizi per l’infanzia.

Esempio 49: Secondo me gli danno troppi vizi, cioè io vedo che quando S. torna a casa fa le peggio cose. Pur di non farla piangere, loro le fanno tutto, le danno tutto ... gliene danno troppe vinte e questo a me dà fastidio (19.3.’97, M34).

Esempio 50: Loro pur di non farla piange’ gli danno tutto facendo il male della figliola. Qualche volta mi sembra di esse’ il lupo cattivo. Tutti gli dicono sì, arrivi tu: «no!» e allora lei dice: «mamma cattiva, nonni buo- ni» (19.3.’97, M36).

Esempio 51: Ci sono molte cose che io non approvo ... la nonna gli fa fare tutto quello che vuole per cui il bambino la comanda come fosse una donna di servizio ... poi gli fa vedere troppa televisione, sempre la te- levisione, perennemente accesa (19.2.’97, M13).

Esempio 52: I nonni dicevano ma che necessità c’è di mandarla, ma è tanto piccola, ma è così piccola dove la mandi, devono avere almeno tre anni, devono avere poi, dov’è scritto? Ci sono dei servizi per quelli che hanno tre anni e dei servizi per quelli più piccoli, ma non capivano ... (19.3.’97, M50).

Alcune mamme, inoltre, denunciano l’eccessiva ingerenza dei nonni rispetto al modo in cui loro stesse educano il bambino. Questa situazione appare particolarmente evidente nel caso delle mamme più giovani.

Esempio 53: So’ tanto impiccioni, siccome abitano sotto per loro è normale che vengono là, mettono becco e mi dà fastidio, me dicono «Gli devi sta’ sopra», ma come faccio io a staglie più sopra, comunque man- ca’ non glie faccio mancà niente ... (2.4.’97, M55).

Esempio 54: Mio padre è proprio un patriarca, i nipoti devono essere come dice lui, se tu provi a dire una cosa ... non è che ti da ragione a te, tu per lui non capisci mai niente (27.2.’97, M41).

Esempio 55: Lei [la nonna] ci tiene molto a dire sempre l’ultima paro- la per quello che faccio con I.; per esempio quando ho deciso di iscriver- lo alla scuola materna sono nate delle polemiche assurde (19.2.’97; M13).

Va detto, tuttavia, che nella maggior parte dei casi, le divergenze sul- l’educazione del bambino rimangono inespresse e irrisolte; molte madri infatti, pur non essendo molto d’accordo sul modo di fare dei nonni, per

257

A tu per tu con il bambino piccolo: le parole delle madri

necessità, sembrano evitare il conflitto (molte affermano infatti: «già ti fanno un favore!»). Sembra, quindi, che la condivisione materiale della cura del bambino con i nonni, pur sollevando di molto l’impegno della ma- dre, raramente si traduca in una condivisione piena della responsabilità educativa; e ciò di per sé genera ulteriore tensione per la madre.

4. Conclusioni

Le parole delle madri che hanno partecipato alle nostre interviste ci descrivono dei contesti familiari che nella maggior parte dei casi oltre- passano la coppia genitoriale includendo in maniera importante anche i nonni. Queste famiglie sembrano connotate da rapporti sereni e all’inter- no di esse la presenza del bambino piccolo si colloca chiaramente al cen- tro di un’attenzione affettiva collettiva. Eppure, anche in questo quadro di sostanziale «normalità» sembrano affiorare numerosi elementi di disagio delle madri rispetto al ruolo e alle responsabilità che si trovano a assume- re nella gestione materiale e relazionale del bambino piccolo.

In particolare i nostri dati, che sono stati raccolti in territori in cui gli elementi di modernità si innestano in una società tuttora fortemente omo- genea e coesa e in cui sono ancora molto forti le reti familiari allargate, ci mostrano che le dimensioni del disagio delle madri con bambini piccoli vanno a toccare aspetti socioculturali profondi.

L’analisi delle interviste che abbiamo proposto suggerisce che gli elementi di disagio scaturiscono dall’incontro di modelli culturali in transi- zione con condizioni materiali storicamente nuove e consapevolezze al- trettanto nuove rispetto alle responsabilità genitoriali. Nonostante la soli- da rete familiare in cui sono immesse, le madri sembrano vivere la loro esperienza con il bambino in condizioni di effettiva solitudine psicologi- ca. La presenza del bambino, che apparentemente consolida quella rete ulteriormente, di fatto viene a mettere in luce aspetti comportamentali del partner o di altri membri e aspetti della relazione della madre con loro non sempre apprezzati o graditi alla madre, ma con i quali la ma- dre deve venire a patti e in qualche modo considerare all’interno della gestione complessiva della cura e educazione del bambino. Tutti questi elementi entrano in un conflitto potenzialmente esplosivo con l’aspettati- va, socialmente diffusa e interiorizzata dalle madri, di realizzare una re- lazione con il bambino ad altissima intensità e qualità in ogni momento. Si evidenziano così nuclei di rischio potenziale per la relazione madre- bambino, connessi con la solitudine, l’assenza di comunicazione e di confronto, la mancanza di tempi e spazi per il piacere condiviso con il bambino.

258

M. Picchio, T. Musatti

Per le madri intervistate questi elementi sembrano sempre contenuti a livello di un disagio che resta soffuso, ma che le madri non esitano a ri- conoscere e a comunicare con espressioni straordinariamente simili tra madri diverse e partecipanti a gruppi diversi di discussione.

Lo strumento del focus group si è rivelato un importante strumento di indagine sui bisogni delle madri. Il confronto tra pari, cioè tra donne di- verse per condizione socioculturale, carattere o età, ma tutte accomuna- te dallo stare compiendo un’esperienza genitoriale con un bambino picco- lo, ha indubbiamente sollecitato le madri a esprimere gli elementi di even- tuale disagio come se si sentissero sicure di ricevere da quel contesto ascolto e comprensione senza valutazione. In questo senso, lo strumento del focus group si è rivelato essere anche uno strumento di intervento poiché ha offerto un’opportunità di comunicazione, di confronto, di sfogo, ma anche un’occasione per abbozzare, a partire dalla verifica del divario tra il modello ideale di genitorialità perseguito e le diverse implementazio- ni del ruolo genitoriale nella realtà, la costruzione di alcune ipotesi educa- tive condivisibili e praticabili in diversi contesti familiari...

L’analisi dell’esperienza delle madri, così come ce l’hanno consegna- ta nelle interviste, non può certo essere considerata né esaustiva né ne- cessariamente generalizzabile ad altri madri e ad altri contesti in cui si può sollecitare la loro voce, ma il suo valore emerge dalla qualità dei dati analizzati. Ci sembra, infatti, importante enfatizzare il fatto che si è dato ascolto alle madri così come esse volevano comunicare la loro esperien- za e al di fuori di un contesto che suggerisse modelli di comportamento in qualche modo normativi. L’unica assunzione fatta nel contesto in cui le madri hanno parlato è stata quella implicita, ma nondimeno assai forte sulla «normalità» delle esperienze che le madri stavano facendo. Per que- sti motivi ci sembra che l’identicazione di alcuni elementi di disagio pos- sano dare delle utili chiavi di lettura non solo e non tanto per l’analisi di si- tuazioni di danno conclamato, ma anche per efficaci iniziative di preven- zione primaria.

5. Appendice

Il temario utilizzato nelle interviste è stato centrato sui seguenti punti:

a) la vita della madre con il bambino nella quotidianità: come è orga- nizzata la vita quotidiana con il bambino; quali momenti passa abitualmen- te con lui; quali momenti della giornata le risultano più piacevoli e gratifi- canti e che cosa le risulta più difficile; se può contare su qualche forma di supporto, sia sul piano materiale che su quello psicologico; quali sono

259

A tu per tu con il bambino piccolo: le parole delle madri

gli aspetti della cura e dell’educazione del bambino che risultano per lei più problematici o più difficili da affrontare;

b) il padre del bambino: in quali occasioni il padre si prende cura del figlio; quali momenti condivide con lui; in quali aspetti della cura e del- l’educazione del bambino è più coinvolto; se esistono conflitti nella coppia rispetto alla cura e all’educazione del bambino;

c) i nonni del bambino: in quali occasioni i nonni si prendono cura del bambino; di quale nonno/a si tratta; in quali aspetti della cura e dell’edu- cazione del bambino sono più coinvolti; se esistono conflitti tra le madri e i nonni rispetto al modo in cui essi si comportano con il bambino;

d) il servizio: quali sono state le ragioni della scelta del servizio; qua- li sono le aspettative e quali i bisogni a cui il servizio risponde; quali sono gli effetti sul bambino della frequenza al servizio; quali sono gli effetti del- la frequenza per la madre.

6. Riferimenti bibliografici

Balbo, L., May, M.P., Micheli, G.A. (1990). Vincoli e strategie nella vita quotidiana. Milano: Franco Angeli.

Beck, L.C., Trombetta, W.L., Share, S. (1986). Using focus group session before decisions are made. North Carolina Medical Journal, 47, 73- 74.

Belsky, J. (1984). The determinants of parenting: a process model. Child Develompment, 55, 83-96.

Bimbi, F., Capecchi, V. (1986) (a cura di). Strutture e strategie della vita quotidiana. Milano: Franco Angeli.

Bimbi, F., Castellano, G. (1990). Madri e padri. Transizioni dal patriarcato e cultura dei servizi. Milano: Franco Angeli.

Bronfenbrenner, U. (1992). Ecology of human development. Cambridge, MA: Harvard University Press.

Budini Gattai, F., Musatti, T. (1999). Grandmothers’ involvement in grand- children’s care: attitudes, feelings, and emotions. Family Relations, 48, 35-42.

Cowan, C., Cowan, P. (1992). When partners become parents. New York: Basic Books.

Dolto, F., Rapoport, D., This, B. (1981). Enfants en souffrance. Paris: Stock/Laurence Pernod.

Eme, B. (1993). Des structures intermédiaires en emergence. Les lieux d’accueil enfants parents de quartier. CRIDALSCI/CDC, Fondations de France, FAS, Travaux sociologiques du LSCI, 30.

260

M. Picchio, T. Musatti

Ghedini, P.O. (2000) (a cura di). I servizi per i bambini da 0 a 3 anni e per le loro famiglie. Bergamo: Edizioni Junior.

Lederman, L. (1990). Accessing educational effectiveness: The focus group interview as a technique for data collection. Communication Education, 38, 117-127.

Mantovani, S., Musatti, T. (1996). New educational provision for young children in Italy. European Journal of Psychology of Education, 2, 119-128.

Morgan, D. (1988). Focus groups as qualitative research. London: Sage. Musatti, T. (1992). La giornata del mio bambino. Bologna: Il Mulino. Musatti, T. (1999). Generazioni femminili a confronto: le nonne e le mam-

me. In R. D’Amico e F. Bimbi (a cura di), Sguardi differenti. Prospetti- ve psicologiche e sociologiche della soggettività femminile. Milano: Franco Angeli, pp. 118-127.

Musatti, T., D’Amico, R. (1996). Nonna e nipotino: lavoro di cura e solida- rietà intergenerazionale. Rassegna Italiana di Sociologia, 37, 559- 584.

Musatti, T., Pasquale, F. (1997). Indagine sulla cura dei bambini sotto i tre anni nei comuni di Città di Castello e Gubbio. Roma: Istituto di Psico- logia, CNR.

Neyrand, G. (1995). Sur les pas de la Maison Verte. Paris: Syros. Romito, P. (1992). La depressione dopo il parto. Bologna: Il Mulino. Schoenfeld, G. (1988). Unfocus and learn more. Advertising Age, 5, 20. Sgritta, G.B. (1986). La struttura delle relazioni interfamiliari. In ISTAT (a

cura di), Atti del Convegno: La famiglia in Italia. Annali di statistica, IX, 167-196.

Vaughn, S., Schumm, J., Sinagub, J. (1996). Focus group interviews in education and psycology. London: Sage.

Summary. The analysis of normal parental experience of mothers with a young child raises new research questions and suggests new directions for primary prevention actions of malfunctioning in the parent-child relationship. This study analyzes 14 group interviews carried out with a focus group technique. Seventy-seven mothers of 18- to 36-month old children participated in the group interviews discussing their everyday experience with their child. This analysis provides evidence for some problematic aspects involved in the mothers’ experiences and gives suggestions for pri- mary prevention.

Per corrispondenza: Tullia Musatti, Istituto di Psicologia del CNR, Viale Marx 15, 00137 Roma. E-mail: musatti@ip.rm.cnr.it

non sono stati rilasciati commenti
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 20 totali
Scarica il documento