Aleramo, una donna - analisi, Esercitazioni e Esercizi di Letteratura Italiana. Università telematica internazionale UniNettuno
.23008
.2300815 ottobre 2016

Aleramo, una donna - analisi, Esercitazioni e Esercizi di Letteratura Italiana. Università telematica internazionale UniNettuno

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L'analisi del romanzo "Una donna " della Aleramo
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aleramo stile

La Aleramo rappresenta di certo un’eccezione nel panorama del primo Novecento, soprattutto in considerazione delle condizioni della donna. L’ambiente ristretto e piccolo, come quello provinciale del tempo, e le difficoltà incontrate, la portano a sviluppare una coscienza profonda della sua condizione che esprime nei suoi scritti, in particolare in quello più conosciuto e autobiografico: “Una donna”. Autodidatta e accanite lettrice di libri, plasma il suo modo di scrivere leggendo D’annunzio e i romanzi di formazione, i cosiddetti Bildungsroman, racconti in cui il protagonista evolve verso una maturazione più consapevole e una migliore integrazione con la società del tempo. Goethe con “I dolori del giovane Werther” e “Le esperienze di Guglielmo Meister” rappresentano un esempio di questo genere letterario, letti di sicuro dalla Aleramo. Lo stile della scrittrice sembra rifarsi a D’annunzio e alla sua prosa, ma il suo scrivere invece è opposto agli slanci emotivi, alla forte passionalità e al melodrammatico. Lo si vede ad esempio nella descrizione della violenza subita. La linea stilistica della Aleramo è sobria, contenuta e limitata per certi versi. Per questo verrà denominata come una dannunziana che, come dice il docente nella sua video lezione, “fa professione nella scrittura di antidannunzianesimo”. L’obiettivo della Aleramo è portare in mostra la sua condizione in maniera diretta e cruda, mettendo per iscritto tutte quelle idee che si agitano nella mente e cercando la pura essenza delle cose, scrivendo senza troppi fronzoli. Una cifra stilistica che, a mio parere, potrebbe essere nata proprio dal fatto che si tratta di una autodidatta senza una formazione specifica Ecco che dal suo modo di scrivere emerge uno stile analitico, dedicato ai dettagli e alle descrizioni. Ad esempio sul testo fornito per l’analisi, che affronta squarci di rapporti tra lei e il figlio o tra lei e la suocera e la sua famiglia, presentano uno flusso minuzioso, dettagliato, fatto di sfumature che vengono di tanto in tanto interrotte e attraversate da discorsi e pensieri vari. Ad esempio la descrizione del figlio, minuziosa e generosa di particolari, soprattutto nell’indicare il suo sguardo, i capelli, il movimento della manine, rappresentano la fotografia testuale del momento “…negli occhi turchino cupi, vellutati fra le ciglia lunghe, splendeva a tratti un lampo di furberia…”, ma anche un insieme di dubbi e incertezze “…con timore, immaginando possibili deformazioni, chiedendomi se avrei amato quella creatura quando avesse recato qualche marchio di infelicità, e dicendomi che le avrei fatta bella vita in qualsiasi condizione”. Il prendere poi coscienza dell’ambiente in cui viveva, fatto di tradizioni e superstizioni emerge ad esempio in un passo del suo scritto:“Mia suocera aveva cessato di brontolare perché non eseguivo le sue magiche ricette contro il malocchio una quantità d’altri pericoli”. Il testo però pare svilupparsi (ma io non l’ho letto tutto e posso basarmi solo su questo stralcio) su due piani differenti: il primo dedicato ai fatti oggettivi, reali, ciò che accade in quel momento; il secondo alle valutazioni personali, ai pensieri oltre che di madre anche di donna, quindi di individuo pensante al di là delle convenzioni del tempo. E non è un segreto che la Aleramo con quest'opera oltreché parlare delle sue esperienze e del suo vissuto parla anche della società del tempo, una società, come dice il docente durante la video lezione, impegnata nei tentativi di colonizzazione del settentrione da parte del meridione, i contrasti quindi regionali, ma anche l’ignoranza, le difficoltà, le superstizioni (lo abbiamo visto nello stralcio in cui si parla della suocera che vorrebbe l’uso di magici riti per la salvaguardia del nipotino), le ipocrisie (“…di mio marito continuava ad essere mediocremente soddisfatto, pur avendolo elevato a vice direttore”). Un modo di scrivere mai ostentato, ma crudo però e molto preciso, una novità di sicuro per l’epoca, soprattutto perché chi scrive è una donna, che al tempo avrebbe dovuto solo occuparsi della casa e i figli e invece in questo caso diventa osservatrice e analizzatrice della società che la circonda. L’Aleramo per aver fatto questo, influenzerà e stimolerà altre scrittrici italiane lanciando quella che verrà poi definita “scrittura al femminile”.

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