Appunti di antropologia culturale, Appunti di Antropologia Culturale. Università di Milano
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viola_brambilla9 luglio 2015

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ANTROPOLOGIA CULTURALE (per la dispensa di Ciabarri la prendo online se no in festa del perdono) Date provvisorie esami: 5 GIUGNO – 19 GIUGNO – 3 LUGLIO TIN TIN TIN – 18 SETTEMBRE

11 FEBRBAIO 2014 Studio comparato delle società e delle culture, delle loro interazioni e trasformazioni – uomo/uomini: elemento della diversità.

Antropologia studio dell’uomo inteso nella sua definizione empirica (uomo non astratto, no essenza, ma uomo fisico).

1. Definizione datata: progetto illuminista di studio dell’uomo. Tratta da un club di studiosi, la Società Osservatori dell’uomo, ovvero i primi studiosi, prima che l’antropologia diventasse disciplina. Prima parte della definizione di Jauffret: egli appartiene al periodo illuminista o evoluzionista. Idea incardinata in quella di progresso, secondo cui le popolazioni selvagge ovvero extraeuropee fossero i rappresentanti dei nostri antenati, progenitori. Lo studio di questi selvaggi era visto come uno studio sulle origini della nostra società europea, sulla nostra stessa storia. Erano chiamati primitivi anche se contemporanei agli studiosi. L’idea di progresso era legata alla storia umana come un progresso sempre positivo, come una salita, un’evoluzione verso un continuo miglioramento. I popoli selvaggi erano visti non come soggetti contemporanei e ciò giustificava il loro studio. Queste idee sono ancora dentro alle nostre menti (‘’vivono ancora come ai tempi dei primitivi’’). La seconda parte della definizione: sdoganare lo studio di queste popolazioni perché esso può arricchire noi stessi. La differenza è un qualcosa di positivo, ma può dirci qualcosa su noi stessi.

2. Definizione di Lévi-Strauss: siamo nell’epoca classica dell’antropologia. Ci sono teorie che affermano che le società diventeranno sempre più simili tra loro. Levi-Strauss dice che pensare al processo di globalizzazione come un processo omogeneo non è vero perché ci sarà sempre una diversità (ci sarà sempre bisogno di antropologi). Geertz dice di vedere sé stessi in mezzo agli altri e viceversa. Ognuno di noi è portatore di un noi. L’antropologia serve a vedere la nostra idea di famiglia in mezzo a tante idee di famiglia o di società. Prima il Noi era inteso come società occidentale. Questa idea si è poi col tempo sfumata e quindi il noi non è collocata solo in una società occidentale. Ognuno di noi è collocato in una società. Atteggiamento etnocentrico e relativismo culturale: sono atteggiamenti e quindi modi di accostarci/vedere la realtà e la diversità. Il primo è contrario a quello che dice Geertz: non bisogna solo usare le categorie nostre, bisogna mettersi nei panni dell’altro che vogliamo comprendere. Mangiare per noi è sedersi a tavola e usare le posate, ma nel mondo esistono migliaia di modi diversi di mangiare. Rimanere all’interno delle mie categorie, non è utile nel comprendere e non giudicare categorie diverse. La seconda significa comprendere una realtà altra immedesimandosi in essa. Per capire la stregoneria, esempio di Geertz, bisogna porsi dal punto di vista della strega e cercare di comprendere le pratiche relative della stregoneria così come se le rappresentano le streghe. Se io la cerco di comprendere in base alla scienza, a processi di causa-effetto, non arriverò mai a capirla.

Capitolo 1 formazione dell’antropologia come disciplina autonoma L’antropologia è un sapere che nasce in situazione di incontro/scontro/conoscenza/rapporti di dominio con forme sociali, culture altre. Le esplorazioni geografiche sono state il luogo classico in cui si arriva a questa alterità. L’epoca per eccellenza degli esploratori è stata la seconda metà del 1400 con la scoperta dell’America. Il momento delle esplorazioni geografiche sono un primo momento di riflessioni sull’altro, ma ancora non è antropologia (si dovrà aspettare il 1800). L’antropologia è una problematica che deve ricevere un riconoscimento sociale ed istituzionale. Questo riconoscimento avviene nell’800 con una breve premessa nel ‘700 illuminista. Descrizione di Montaigne sui cannibali: ribalta il discorso e fa di queste popolazioni, popolazioni amabili. Mito del buon selvaggio: i selvaggi possono dirci molto e possiamo trarre insegnamento da essi (perché vivono lo stato di natura). Questo porta a delle riflessioni riguardo alla religione, al politeismo/ateismo e porta a polemiche riguardo alle forme in cui siamo impigliati come la monarchia assoluta (forse vivere sotto un monarca non è il solo metodo possibile; l’uomo è nato libero ma è in catene). L’immagine dei selvaggi era opposta, di riflesso a quella occidentale. Nel ‘700 abbiamo una tematica antropologica, non ancora un vero e proprio sapere, perché ancora non si era indagato sulle varie popolazioni (erano tutti visti come selvaggi, non vi era differenza tra aborigeni ed indios). Il primo riconoscimento di questi studi antropologici è stato in periodo illuminista. Ma questo è una falsa partenza, perché poi vennero abbandonati. Il riconoscimento sociale ed istituzionale lo abbiamo nella seconda metà dell’800. C’era l’idea di studiare i costumi di popolazioni altre e un progresso rispetto al mito del buon selvaggio. I filosofi e gli studiosi non avevano mai viaggiato, quindi c’è l’introduzione di questo proposito (viaggiare e vivere a contatto con la popolazione che si vuole studiare).

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Studiare i primitivi aveva senso perché questo studio poteva rivelarci informazioni importanti sull’origine della nostra società. Il progetto illuminista non trova un riconoscimento sociale e istituzionale. Nella seconda metà dell’800 abbiamo questi riconoscimenti. L’antropologia si afferma come disciplina e vengono create le prime cattedre in università inglesi. Riconoscimenti che ritrova in un movimento che ristruttura l’idea di come era vista la storia naturale (della terra) e del genere umano, che rivoluziona il sapere. Prima il testo della storia degli uomini erano i testi religiosi, biblici (inglesi avevano fissato la nascita della specie umana al 4004 a.C.). La biologia e le scienze naturali di Darwin rivoluzionano il sapere. I naturalisti come Darwin furono i primi a viaggiare. Le leggi dell’evoluzione vennero applicate anche all’uomo, non solo agli animali. Darwin dice che tutto soggiace a leggi evoluzioniste. Nella cultura generale, meglio che in quella religiosa, questo fu accettato abbastanza facilmente. I naturalisti lottano con i Creazionisti: l’uomo deriva dalla scimmia, prima invece si credeva creato da intervento divino. L’uomo è il risultato di una lunga evoluzione della specie. Degerazionismo: come spiegare la variabilità delle culture umane? Noi siamo perfetti, ma come spiegare gli aborigeni? Si pensava che gli altri gruppi erano l’esempio di famiglie umane degenerate: sono rimasti bloccati al tempo di Adamo ed Eva perché non toccati dalla grazia divina a differenza delle famiglie umane come le nostre. I degerazionisti dicono che non si evolveranno mai. Principio di unitarietà: Un’altra disciplina importante è la geologia, lo studio dei fossili. Principio dell’uniformismo: la terra così com’è è il prodotto di una serie di regole scientifiche che c’erano anche nella notte dei tempi. Quello che è adesso è come allora soggetto a regole scientifiche (attualismo). L’archeologia preistorica che è lo studio di scheletri umani nasce sempre nell’800. Essa sviluppa l’idea di trattare gli oggetti come dei testimoni di un’epoca, prove che ci permettono di costruire la storia dell’umanità. Queste discipline riscrivono la scienza della terra e si inizia a collegare questo studio tecnologico/materiale ad uno studio intellettuale. Quest’idea è molto importante: lo sviluppo e la sofisticatezza di un oggetto è la prova dell’evoluzione di un popolo.

12 FEBBRAIO Boomerang: intuire quest’invenzione è un mistero. È difficile spiegare come una società tra le più semplici e primitive avesse inventato il boomerang. Tra le varie ipotesi ci fu quella di attribuire quest’invenzione ad un’altra popolazione venuta da fuori e quindi più evoluta. Un mistero erano rimaste anche delle strutture architettoniche africane piuttosto elaborate ed imponenti.

La prospettiva evoluzionista ordina le società del mondo conosciuto.

Capitolo 2: Inghilterra in epoca vittoriana (seconda metà dell’800) – antropologia evoluzionista - Tylor Allora l’Inghilterra era la società avanzata tra quelle europee, grazie alla rivoluzione industriale e al colonialismo. La prospettiva evoluzionista va collocata all’interno dello sviluppo coloniale in Europa, cioè quelle società e culture inglobate all’interno del sistema britannico e quindi all’interno di rapporti gerarchici delineati. L’evoluzionismo raccoglie dentro di sé questa scala gerarchica e ristrutturazione dei saperi.

Edward Burnett Tylor: evoluzionista vittoriano. • Definizione di cultura: Cultura primitiva , il suo libro più importante, inizia con una definizione di cultura

che rivoluziona l’idea classica di cultura. Egli dice che la cultura comprende nel senso etnografico più ampio ogni forma di sapere dell’uomo che acquisiamo in quanto membri di una società. Gli elementi innovativi sono: nel senso etnografico più ampio significa che noi la cultura la troviamo ovunque (nelle università, nella tradizione filosofica europea, ma anche nelle popolazioni selvagge e primitive). Ogni società sviluppa una serie di saperi per mettersi in relazione con l’ambiente circostante e società vicine. Non vi è più l’idea di cultura intesa come d’élite, rintracciabile solo all’interno di società avanzate come quella inglese. Altro elemento: la cultura è un insieme complesso. Complesso significa che la cultura è vista come un insieme di sottotemi e questi sottoelementi compongono la cultura stessa (non solo la letteratura, la poesia orale, ma anche il saper fare uno strumento di uso quotidiano). Altro elemento innovativo: la cultura si acquisisce in quanto membro di una società. La cultura non è nel codice genetico ma si acquisisce. Le differenze tra le varie società sono differenze culturali, e quindi non rimandano ad un patrimonio genetico. Ognuno di noi apprende questi saperi crescendo all’interno di una società. Altro dato importante in questa definizione: senso individuale e collettivo. La cultura è qualcosa di collettivo legato a gruppi umani, a società. Prima vi era l’idea di cultura come di un qualcosa legato all’individuo (la persona colta coltiva studiando la propria cultura; la cultura è un qualcosa che può progredire e che si può quantificare). Rimane comunque quest’idea di crescita: anche sul piano delle società ci sono società che sono cresciuti di più ed altri meno (insidia

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dell’evoluzionismo). Il problema di questa idea è che seleziona solo alcuni tipi di capacità: se io prendo in considerazione la capacità tecnologica di una società allora essa è quantificabile. Se prendo in considerazione la morale, linguaggio e diritto vale quest’idea di quantificazione? Sì, per gli inglesi anche questi dati sono quantificabili. I sistemi di parentela australiani sono complessi, molto di più rispetto a quello inglesi, e anche i sistemi di pensiero legati al tema del sogno e della rivelazione. Sistema complesso significa che la cultura può essere scomposta in tanti tratti: di una cultura si possono analizzare a parte i vari tratti per poi paragonarli con quelli di altre società. Questi diversi tratti producono un insieme che è diverso per ogni società. Ogni tratto è decontestualizzato dalla sua società di appartenenza ed è paragonabile con quello di altre società. Si creano così stadi culturali, cioè scale evolutive in cui era possibile riconoscere fratture e stadi diversi di sviluppo. Il lavoro dell’antropologo era ricostruire i vari stadi di sviluppo di un determinato tratto di una società.

Idee e studi attorno alla religione: anche la religione è posizionabile in stadi di sviluppo, da un’idea semplice ad un’idea complessa. Il problema della religione è centrale nei dibattiti evoluzionisti. Tylor costruisce una teoria della religione che comprende tutte le forme e società religiose, collocandole su una scala evolutiva. Egli dice che la religione è una forma di animismo, concetto che ha un doppio significato per Tylor. Esso significa la credenza di un popolo in esseri spirituali, in un mondo invisibile, ma significa anche la forma più semplice di religione (tutto, anche gli oggetti e le piante hanno un’anima).Questa era l’idea di base di religione, secondo Tylor. Quest’idea diventa sempre più razionalizzata, fino ad arrivare ai monoteismi in cui l’idea di anima viene confinata solo all’interno di una divinità e di ogni uomo (ogni uomo possiede una propria anima). Vi è poi una seconda fase, quello che lui chiama il grande scisma tra animismo e materialismo (cioè attribuire effetti materiali le giuste cause materiali e non pensare a potenze invisibili). Nell’800 si stava delineando quest’idea di materialismo, grazie alle scoperte scientifiche. Quindi la fine della credenza nelle anime è lo stadio materialista, cioè lo stadio finale e più avanzato delle religioni. Tylor pensò all’animismo andando a ricercare al primo pensiero dell’umanità mettendosi nei panni dei primi uomini. Per Tylor vi è un’escalation di credenze: prima si pensava al fulmine come ad un fenomeno divino, poi come ad un fenomeno scientifico. Il sogno: secondo Tylor quest’esperienza aveva suggerito all’uomo primitivo l’idea di anima immateriale e forze invisibili. Questo scambiare il sogno con la realtà delineava uno stadio d’ingenuità. Con l’evoluzione e razionalizzazione del pensiero dell’uomo si passa ad uno stadio sempre più maturo. Secondo Freud il sogno è il momento della verità, della rivelazione del mondo. Per Tylor la religione è una credenza che nasce dall’attitudine riflessiva dell’uomo che non riesce a spiegarsi quello lo circonda. Concetto di sopravvivenza: tratti culturali che si giustificano in stadi culturali precedenti di una società. Il falò di ferragosto o il carnevale sono cerimonie che si rifacevano ad epoche precedenti. Il progresso non elimina del tutto elementi di stadi di sviluppo passati. La sopravvivenza è un qualcosa che ci è rimasto ma che non ci è più utile e sono testimonianze o meglio ‘fossili sociali’ (come li chiama Tylor) cioè elementi e abitudini che si giustificano solo con stadi del passato e non del presente. Questi permettono di ricostruire i vari passaggi evolutivi di una società (mostrare come si è evoluta una certa società). Le sopravvivenze diventano metodi di base dell’evoluzionismo.

Comparazione come metodologia centrale per l’evoluzionismo: da vari contesti culturali Tylor estrapola vari tratti e poi li compara. Questo è un metodo base e l’antropologia diventa un viaggio intellettuale tra culture (perché ancora gli evoluzionisti non viaggiavano).

Civiltà: l’evoluzionismo britannico è positivista, cioè fondato sull’idea di un progresso positivo. L’antropologia serviva a svelare i vari stadi evolutivi di una società (per capire chi siamo oggi bisogna partire dalle origini) per promuovere la bontà e la felicità dell’uomo (idea ottimista). Quest’idea di progresso è fortemente legata ad un sistema di potere. La società vittoriana era considerata da Tylor come lo stadio evolutivo più avanzato (questa autocelebrazione giustifica il successo dell’evoluzionismo all’interno della società britannica, l’istituzionalizzazione e il riconoscimento dell’antropologia come disciplina).

William Robertson Smith: differenze con Tylor. È una figura particolare: siamo sempre nella seconda metà dell’800, è uno studioso delle lingue ebraiche antiche, delle religioni monoteistiche. Fu portatore dell’idea di considerare i testi biblici come documenti storici. Viaggiò in Palestina e in Egitto, e affermò che queste popolazioni beduine erano molto simili a quelle dei nostri antenati (in questo senso è un orientalista, perché esperto di religioni orientali). Anche lui ha una propria riflessione sull’idea di religione, che si oppone a quella di Tylor. Egli dice: le antiche religioni erano prive di fede, cioè di credenza. La fede non c’entra nulla con la religione in passato. La religione era vista come un fare delle pratiche, dei riti pubblici. Non è un credere, un atto individuale, ma una dinamica sociale e comunitaria. Quello importante sono i riti e non i miti. La religione è un atto pubblico e collettivo, perché testimoniano l’appartenenza di un individuo alla comunità (se un atto non è pubblico non conta nulla). Osservando le religioni antiche, egli dice che la religione va a definire la cittadinanza di un individuo e va a costruire una società, una comunità.

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Smith fa un’analisi sul sacrificio: secondo lui tutti gli atti religiosi importanti sono accompagnati da sacrificio animale, che richiama il sacrificio originale di un individuo. Attraverso l’atto di uccidere si invita la divinità a banchettare nella comunità. La cosa importante non era l’atto di uccidere in sé, ma era l’atto di condividere e mangiare insieme l’animale sacrificato. In questa relazione tra individuo e divinità era ciò che accomunava ogni singolo membro della società. Questo legame costruisce l’idea di comunità stessa. La religione non esiste per la salvezza delle anima ma per la conservazione e il benessere della società. La religione stabilisce leggi e interviene sulle menti delle persone, spronando i singoli individui a dimenticarsi di sé stessi e ad agire come appartenenti ad un determinato gruppo.

13 FEBBRAIO Morgan e l’antropologia statunitense – seconda metà 1800 evoluzionista La nascita dell’antropologia negli USA si sviluppa in un contesto differente. Le culture selvagge per gli USA sono quelle che ha in casa, cioè i nativi americani o indiani. Nasce con un confronto diretto con le popolazioni altre, primitive. Confronto e ovviamente anche scontro. Morgan, fondatore dell’antropologia statunitense, elaborò concetti teorici entrati poi nella storia dell’antropologia. È ricordato per i suoi studi sulla parentela. I suoi studi seguono una partenza particolarista (di un gruppo di nativi) fino ad arrivare a studi più generalisti. Prima è più etnografo, concentrato su un gruppo particolare, poi emerge il Morgan più evoluzionista ma più problematico. Morgan era un avvocato di professione, e in quanto tale intraprese la difesa di alcuni gruppi di nativi americani, all’interno di cause relative alla proprietà della terra. È grazie a queste cause che intraprende i suoi studi e nasce il suo interesse e rapporto diretto con gruppi indiani. Questione indiana degli USA: scontro tra due forme di organizzare la società diverse che ha portato alla creazione delle riserve e all’eliminazione dei nativi stessi. La questione indiana è legata alle terre, perché i coloni bianchi sono interessati alle terre degli indiani. Gli indiani si pensava non facessero buon uso delle terre che avevano a disposizione (non coltivavano la terra). Vi è poi un elemento politico forte: gli USA si definiscono come una democrazia e criticano l’Europa dei regimi monarchici autoritari. Gli USA per questo motivo secondo Morgan devono trattare la questione indiana attraverso sistemi democratici, altrimenti tradirebbero sé stessi. All’esterno, gli USA si presentano come nazione giovane e libero. Gli indiani sono la rappresentazione pratica di questa nazione libera e nuova. Quando poi si tratta di affari interni, gli indiani hanno una rappresentazione negativa: sono un ostacolo al progresso e quindi vanno contenuti o espropriati della terra. L’idea delle riserve era quella di lasciare parte del territorio ai nativi americani, anche se poi non divenne tale. Morgan prese posizioni nette e polemizzò con quello che pensava Jefferson, cioè che gli indiani dovessero convertirsi al modo di vivere americano. Per Morgan questo non aveva senso. La sua è più quella di un’assegnazione di terre in cui gli indiani potessero scegliere il proprio modo di vita. L’800 è un secolo contrassegnato dalle guerre indiane, fino ad arrivare alla pacificazione forzata e alla soppressione di ogni forma di resistenza indiana. Morgan prende posizioni nette anche in seguito al massacro di Little big horn e alla morte del generale Caster. Morgan disse che gli indiani erano giustificati perché stavano difendendo il proprio territorio.

Primo testo di Morgan: La lega degli irochesi Scritto mentre difendeva degli irochesi seneca. È un testo del 1851 che da una parte è fondamentale perché è uno studio dettagliato di un’organizzazione sociale. Dall’altra ha un piglio polemico perché questi studi sono stati fatti all’interno di una causa legale. Gli irochesi sono divisi in 6 nazioni o gruppi. Non è quindi una società naturale, ma storica, perché si è sviluppata nel corso della storia (in origine erano infatti 5). Ogni nazione è suddivisa in sottogruppi che Morgan chiama tribù (termine che deriva dal termine tribus del diritto romano). Ogni tribù porta il nome di un animale o di un vegetale (gruppo totemico da totem). Questi gruppi totemici si pensano discendenti da un unico antenato, per questo si chiamano tra loro fratelli. Queste tribù si ritrovano in ognuna delle 6 diverse nazioni. Questo è un sistema sociale complesso ed intrecciato. Secondo Morgan questo spiegava perché la lega degli irochesi aveva conosciuto poche guerre. Morgan spiegava che i vari gruppi erano dei sistemi complessi e non cellule autonome. Egli criticava l’idea di nativo bellicoso. Sottolineava che la lega era una nazione che aveva costruito rapporti pacifici. Morgan mostra un’organizzazione complicata al pari delle organizzazioni europee. Mostra inoltre gli irochesi come una federazione, tesi che incontrò molte critiche. Inoltre paragona la democraticità degli irochesi a quella degli ateniesi (antica Grecia). Gli irochesi incarnano come gli USA rapporti democratici ed egualitari.

A partire da questo studio sui seneca, Morgan si lancia in una comparazione con gli altri gruppi di nativi americani ed inizia a vedere che anche popolazioni lontane dai Seneca come i gruppi Sioux, vi sia una terminologia simile nel descrivere i rapporti di parentela. Sul piano terminologico usavano lo stesso nome per riferirsi alla madre o alla zia, oppure usavano il termine fratello per definire anche il cugino. Concepivano la parentela in maniera diversa dalla nostra. Per verificare questa ipotesi Morgan si lancia in una comparazione su più ampio raggio. Comparò infatti i sistemi di parentela anche in gruppi di nativi non solo americani, ma anche in Africa e in altre parti del mondo.

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Morgan pensava che esistessero solo due grandi sistemi di parentela: quello conosciuto presso i Seneca e il modello anglosassone-europeo. Questi due modelli li chiamò sistemi classificatori di parente e sistemi descrittivi. I primi sono sistemi in cui non vi è differenza terminologica tra linea diretta e linea indiretta (vedo libro). I secondi fanno il contrario. Morgan si concentra sulla linea consanguinea: su questa definisce una linea diretta (il padre, il figlio, nonno, bisnonno) e poi una linea indiretta o collaterale (fratelli del padre, fratelli della madre). Infatti i Seneca definivano padre anche lo zio. A questi modelli corrispondono forme di società differenti. La parentela per alcune società è un fatto di sangue, per altre è un sistema di relazioni sociali (dinamica culturale). Questa distinzione tra sistemi classificatori e descrittivi pone l’enfasi sul fatto che la parentela è un qualcosa legato alla cultura.

Per Morgan i sistemi di parentela erano stabili, a differenza delle lingue che possono modificarsi nel tempo. Con sistemi classificatori la società riesce ad abbracciare un numero più alto di parenti, perché includono linea diretta con linea indiretta. Sono quindi tipici di società in cui la parentela va a definire gruppi sociali diversi (infatti le tribù degli irochesi si definiscono come discendenti di un unico antenato). I sistemi descrittivi invece che separano le due linee tendono a dimenticarsi della linea indiretta e non racchiudere dentro di sé parenti che sono stati chiamati con termini secondari (parenti lontani). Nei sistemi descrittivi non si divide il gruppo di parenti in classi molto ampie, come invece accade in quelli classificatori.

Morgan riflette anche sull’origine dei due sistemi, su quale venne prima e quali venne dopo. Morgan non riuscì mai a dare una spiegazione chiara e precisa. Secondo lui esisteva quello classificatorio e poi quello descrittivo ovviamente. Elaborò due ipotesi:

1. Spiegazione sociologica: i termini di parentela riflettono le relazioni sociali e l’organizzazione sociale. La parentela non ha solo significato privato ma anche significato pubblico. Grazie alla comparsa della proprietà privata nascono i sistemi descrittivi. Nasce la proprietà individuale e quindi vi era la necessità di distinguere i vari parenti (se chiamo tutti fratelli o figli miei c’è un problema). In una società in cui non vi era l’idea di proprietà privata non vi era nemmeno la necessità di distinzione tra parenti.

2. Spiegazione evoluzionista: se nel presente di Morgan, il fatto di chiamare padre lo zio era un fatto terminologico, nel passato egli immaginava l’esistenza di forme di famiglia in cui non era possibile distinguere il padre dallo zio. L’ipotesi era quella che all’origine della storia vi fosse uno stato di promiscuità originaria (una donna andava con più fratelli). Immaginava che le prime famiglie umane erano un’orda primitiva, ovvero un gruppo di uomini e donne in cui non vi era l’istituzione del matrimonio. Il fatto che nei gruppi Seneca si usasse ancora padre per indicare lo zio erano delle sopravvivenze cioè testimonianze di un’epoca passata.

La società antica: Morgan perviene come Tylor alla ricostruzione di una storia universale dell’umanità divisa in vari stadi evolutivi.

1. Periodi etnici 2. Periodo selvaggio 3. Periodo barbaro 4. Periodo civilizzato

Per Morgan i vari stadi erano divisi per tecniche di sussistenza, cioè espressi attraversi le invenzione e scoperte. Gli USA erano una nazione che aveva dentro di sé tutte le fasi dell’umanità per Morgan (una sorta di laboratorio dello storico). I Seneca erano i rappresentanti del periodo barbaro (anche se erano suoi contemporanei appartenevano ad un’altra epoca).

Negli USA la soluzione della riserva diventa la soluzione praticata in tutti gli USA. Confinare i nativi era visto come un modo per proteggerli, da una visione esterna (idea di illusoria conservazione di un modo di vita).

Mooney – testo riguardo alla danza Sioux degli spiriti.

18 FEBBRAIO La società irochese era una matrilineare: discendenza ed ereditarietà pensata come linea materna (le donne avevano ruoli di rilievo soprattutto per quanto riguarda i rituali, più che ruoli reali di potere). Quindi i rapporti di genere sono diversi da quelli identificati da Morgan. Morgan ha parlato di matriarcato. La prima forma di parentela non è l’età patriarcale, ma è il diritto delle madri. Backhofen fu il primo a parlare di matriarcato e prende il suo pensiero dai miti antichi.

Capitolo 4 e 6: Durkheim e la scuola etno-sociologica francese. Essa emerge alla fine del 1800. Non è evoluzionista anche se ha alcuni elementi che accomunano le due scuole.

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Diversità con l’evoluzionismo: per la scuola francese il termine chiave è società semplice. A Durkheim interessano le società semplici al di fuori del mondo europeo. Società che avevano un’organizzazione sociale semplice, che sono quindi più semplici da studiare. Le dinamiche sociali di base delle società semplici sono le stesse di quelle delle società complesse secondo D. l’attenzione della scuola francese è rivolta a società extraeuropee in quanto società semplici non primitive. Semplici o anche dette forme elementari. Un altro aspetto centrale è l’idea che bisogna studiare la società e l’integrazione o coesione sociale cioè come una società sta insieme. Importante è il rapporto società-individuo. Nella scuola francese il sistema è tutto sbilanciato a favore della società, l’individuo quasi non esiste. La società, secondo D, è una cosa, un oggetto che esiste, piuttosto che un insieme di individui. La società ha una vita propria ed incide su ogni aspetto dell’esistenza degli individui. Comte è uno dei fondatori della scuola francese e come Tylor aveva elaborato gli stadi di sviluppo. Durkheim vive un’epoca in cui la Francia razionale viene percorsa da guerre e forti tensioni, incontrollabili all’interno di un sistema positivista (guerra contro la Germania). Per questo riflette sugli aspetti che fondano la coesione sociale.

Durkheim è visto più come un sociologo che come un antropologo. Nella scuola francese non vi è differenza tra sociologia/etnologia e antropologia. La scuola francese mischia lo studio di società complesse e semplici. Studio sui tipi di organizzazione sociale secondo Durkheim: egli parte dal concetto di coscienza collettiva. Essa è l’insieme di idee e sentimenti comuni alla media degli appartenenti ad una determinata società. Questi sentimenti appartengono non agli individui ma alla società. Lo studio della società diventava lo studio della coscienza collettiva (cioè di questi sentimenti). La coscienza collettiva opera in forma diversa in diverse società: in alcune società essa annulla ogni senso di individualità. In queste società vige il principio di solidarietà meccanica. La coscienza si impone in maniera meccanica sugli individui. Esistono altre società fondate sulla solidarietà organica: c’è una distanza tra individui e coscienza collettiva. Il comportamento è dettato da scelte degli individui che si rapportano a questa coscienza collettiva. L’adesione a questo tipo di società è di tipo personale, non meccanica. Adesso viviamo in una società completamente individualizzata perché la coscienza collettiva ha poco peso. Le due diverse forme di solidarietà sono legate a due diverse forme di organizzazione sociale: le società in cui c’è solidarietà meccanica è segmentaria (formate da segmenti uguali agli altri), mentre le altre sono fondate sulla divisione dei compiti e sull’interdipendenza (ognuno svolge un pezzetto del lavoro del grande ingranaggio sociale). Per D. questa organizzazione era pensata in termini evoluzionisti: nella società organica il sistema è più complesso, rispetto a quella segmentaria. La prima forma di società che identifica Durkheim è chiamata orda, una società dominata dalla solidarietà meccanica. I singoli individui erano indistinguibili l’uno dall’altro. Ad un certo punto l’orda si divide e ogni segmento si aggrega in altre orde, che Durkheim chiama clan. Durkheim in questa seconda fase pone gli irochesi di Morgan: la lega degli irochesi composta da 6 nazioni e ogni nazione è suddivisa in clan. Ogni clan è rappresentante di questa solidarietà meccanica. In questo modo Durkheim collocava la società irochese tra le società più semplici (in realtà gli studi successivi di storia orale hanno restituito l’idea di una società storica e quindi molto complessa). Pe Durkheim le società più semplici erano quelle degli aborigeni australiani, che erano divise in due gruppi (due fratrie).

Problematica della religione secondo Durkheim: le società semplici di Durkheim erano anche quasi tutte entro la categorie delle società totemiche. Ogni clan si dava il nome di un animale o vegetale cioè un totem. La parola totem che deriva dalla lingua ogigua (nativi americani), è stata presa per parlare del concetto più generale di totemismo. La scuola francese e gli evoluzionisti utilizzano soprattutto due contesti etnografici di riferimento: quello delle popolazioni native americane e quello degli aborigeni australiani. Questi due contesti sono viste come le società più primitive e semplici. Testo: Le forme elementari della vita religiosa di Durkheim. La religione organizza e cementa la società secondo D. Egli prende la forma più semplice di religione cioè quella degli aborigeni australiani. Questi ultimi si chiamavano attraverso il nome del totem del loro gruppo. Questo totem era oggetto sacro, di venerazione o gli veniva riconosciuta una forza sovrannaturale. Per questo egli pensò al totemismo come una forma di religione. Durkheim indaga: l’animale o il vegetale funziona come simbolo che è venerato, e il totem diventa il nome della società. D allora elabora una sorta di sillogismo: se il totem è venerato e il totem dà il nome del gruppo, essi venerano la società cioè sé stessi. Questo accade perché le società hanno bisogno di costruire un simbolo dell’unità e di costruire un qualcosa che fa da catalizzatore di una serie di comportamenti sociali e morali o altruistici (atteggiamenti per cui un individuo perde la propria individualità e agisce in quanto parte di un’unità). Gli individui esistono in quanto società, che è un’unità. L’oggetto che rappresenta l’unità del gruppo va quindi sacralizzato. Comportamenti che arrivano fino al sacrificio umano, che è il culmine dell’idea di essere parte di un’unità. Il sacro: è un termine specifico (pag. 225). Durkheim dice che i luoghi del sacro sono luoghi separati, ai quali non si può accedere. L’atto di isolare e il proibire significa investire quella cosa di isolata di un potere sociale. il sacro è soggetto ad una serie di tabù. Il sacro è espulso dal mondo ordinario ed è soggetto ad una serie di restrizioni. Ad esempio non si può mangiare in presenza del totem del proprio gruppo, perché sarebbe come mangiare sé stessi. Non ci si può sposare all’interno di uno stesso gruppo, perché sarebbe come sposare la propria sorella. Sacro e profano diventano elementi tra loro interdipendenti. Durkheim dice che la società o parti della società vengono portate al di fuori della società (nel nostro caso il simbolo totemico).

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Questo meccanismo di proiezione di tutti in uno va a costruire la società e la religione cioè va a costruire la coesione sociale. Le società segmentarie sono società sacralizzate.

Robert Hertz Parla di rappresentazioni collettive: aspetti che condizionano gli individui, sono fatti sociali che incidono sulla vita degli individui. Hertz fu allievo di Durkheim e morì durante la prima guerra mondiale. Sono ricordati due studi: quello sulla rappresentazione collettiva della morte e sulla preminenza della mano destra. Studi pensati come fatti sociali. Il primo studio sulla morte: la morte non è solo un fatto biologico ma anche un fatto sociale. La morte è un qualcosa che viene trattata in modo diverso a seconda dell’importanza degli individui. Gli individui hanno infatti una personalità sociale, occupano cioè posti diversi nella società. La morte è una minaccia per Hertz, uno scandalo e una sfida e questo lo si vede tanto più è grande la personalità sociale del morto. I riti funebri sono spiegati da lui come un tentativo non di ricordare per l’ultima volta il morto, ma come un modo della società per riconfermare sé stessa, sono riti di passaggio, di transizione dal morto dei vivi a quello dei morti. In alcune società ad esempio esisteva il rito della seconda sepoltura: la seconda sepoltura era la sepoltura sociale. Quest’idea di transizione e di passaggio è comune alla maggior parte delle società (la morte non è la fine, il punto di arrivo). I riti funebri sono riti sociali. Preminenza mano destra: nelle società vi è la preminenza della mano destra rispetto a quella sinistra. Questa non è solo una logica fisiologica (biologici, organici), ma per Hertz vi è una valorizzazione positiva di un lato del corpo, quello destro. Questo elemento del corpo diviso in due parti, di cui una valorizzata in termini positivi, è una costruzione sociale, una rappresentazione culturale. La mano sinistra risulta paralizzata, bloccata e questa deriva da una paralisi sociale, collettiva. Hertz spiega come tutti gli aspetti sono classificati secondo un sistema di pensiero dualista/bipolare, valorizzato in termini positivi e negativi. Tutto questo deriva dall’idea originaria di sacro e profano, che classifica l’organizzazione sociale. Questa divisione prima era orizzontale (due metà complementari sullo stesso piano) poi diventa verticale e si costruisce un sistema di potere dall’alto verso il basso che si ritrova in tutti le cose del mondo: maschile-femminile, giorno-notte. Anche il corpo stesso delle persone è riscritto dalla società e dalla cultura. I nostri dati organici del nostro corpo sono riscritti dalla società. Ne sono esempi le scarnificazioni, i tatuaggi delle società primitive ma anche le modellizzazioni attuali del corpo come i piercing. La società va ad intervenire sulla meccanica dei corpi. Tant’è che la parte sinistra è valorizzata in senso negativo.

19 FEBBRAIO Capitolo 6 Arnold Van Gennep È collocato tra gli allievi di Durkheim, ma fu non voluto dalla scuola francese perché ebbe discussioni con i rappresentanti della scuola, come Mauss (letto moss). Egli era uno studioso di società extraeuropeo e del folklore francese. Il suo contributo all’antropologia è fondamentale grazie alla sua riflessione sull’idea di interpretazione del rituale: lui è l’inventore della parola riti di passaggio.Per lui un rituale è una pratica che viene portata avanti in ogni momento in cui vi è un cambiamento di condizione sociale dell’individuo (in questo si ispira allo studio di Hertz). La vita delle persone è una vita sociale, composta da fasi non solo biologiche ma anche sociali. Ogni fase sociale va rimarcata con una forma che viene vista come un momento molto delicato per l’individuo e la società. Egli riprende i termini sacro e profano: i rituali è investito in forma maggiore o minore di un elemento di sacralità. Van Gennep dice che in passato nelle società in cui dominava l’elemento sacro rispetto al profano, tutti i piccoli processi di trasformazione individuale e della società sono ritualizzati, cioè soggetti a riti. Nel processo storico vi è un processo di desacralizzazione e quindi deritualizzazione. Il conferimento di nome di un bambino, il matrimonio è ritualizzato, ma anche l’entrare e l’uscire da una nuova città, il finire la giornata. Prima anche l’inizio del pranzo era ritualizzato, ora noi diciamo solo ‘Buon appetito’ (che è un residuo di un passato molto più cerimonializzato). Gli individui attraversano trasformazioni delicate (perché mette in gioco l’individuo e le sue relazioni, rapporti con la società) e quindi i riti sono una sorta di sostegno per affrontare questi cambiamenti. Per questo motivo i riti di passaggio sono fasi di trasformazione pubbliche. Essi devono infatti essere comunicati alla società.

Van Gennep dimostra questa cosa attraverso una larga comparazione, simile al metodo evoluzionista (viaggio intellettuale tra le culture). Per questo non veniva visto di buon occhio dalla scuola francese, che preferisce insistere su un solo caso per spiegare un fenomeno. Egli notò che tutti le forme rituali possono essere distinte in 3 fasi ognuna delle quali ha piccoli rituali al proprio interno. Le 3 fasi consistono in:

1. Riti pre-liminari o di separazione 2. Riti liminari o di margine: fase più delicata, in cui siamo un qualcosa di indefinito dal punto di vista sociale. 3. Riti post-liminari o di aggregazione

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Il rito è un modo in cui una società produce/riproduce posizioni individuali e sociali. Tutta questa comparazione ad ampio raggio che egli fece aveva l’obiettivo di cogliere gli elementi formali del rito. Egli voleva mostrare la logica dietro questi riti (vuole vedere la struttura formale dei riti), non è interessato al contenuto dei riti. Questo enfatizzare la natura formale dei riti è una novità della scuola francese.

Secondo tema affrontato da Van Gennep: la questione del totemismo . Secondo lui il totemismo è una forma di classificazione, perché ad ogni gruppo viene associato un elemento simbolico (animale, pianta). Ma cosa viene prima? L’atto di classificare o l’atto di attribuire simboli? Per lui viene prima l’atto di classificare in cui emerge la prima forma di simbolizzazione logica e formale del mondo. La classificazione è una forma logica che va a costruire tutto il mondo. Classificazione che è presente non solo nelle società totemiche.

Marcel Mauss (1872-1950) Anche lui si concentra sulle forme di classificazione, prima di Van Gennep. Le sue idee sono opposte a quelle di Van Gennep. Infatti per Mauss, così come per Durkheim, il processo di classificare il mondo segue il modo in cui le società sono ordinate. L’elemento simbolico è legato all’elemento di organizzazione sociale, anzi è specchio della società. Va quindi a studiare la classificazione del mondo come ad esempio la cosmologia secondo alcuni gruppi sociali primitivi, come gli aborigeni. Il dividersi in gruppi era visto come classi matrimoniale cioè come un decidere chi dovesse sposarsi con chi. Il mondo era classificato come categorie che riprendevano questo ordine sociale (due fratrie, una sacra una profana, alcuni animali vengono classificati come appartenenti al mondo profano e altri al sacro). C’è una relazione tra il mondo sociale e il mondo simbolico. Se cambia l’organizzazione sociale, cambia anche l’ordine simbolico del mondo.

Altro elemento importante trattato da Mauss è la sua idea di fatto sociale totale. Per lui bisogna studiare un elemento sociale che da solo è capace di svelare la pluralità di altri livelli della vita sociale e simbolica di un gruppo. Lui è interessato a questo ‘codice’ per svelare il fatto sociale totale. Saggio sulle variazioni stagionali delle società eschimesi: egli prende un esempio semplice. Per ragioni legate alla caccia e ad eventi climatici, la vita degli eschimesi era organizzata in due stagioni distinte: stagione invernale in cui si cacciava poco e si rimaneva uniti, e una stagione estiva in cui si cacciava di più e il gruppo si disperdeva di più. Queste due fasi andavano ad incidere a tutti i livelli della società e il mondo simbolico. Ad esempio l’estate, periodo di dispersione, era un periodo a bassa socialità quindi meno carico di cerimonie e riti rispetto all’inverno.

Cose che abbiamo lasciato indietro dal libro: James Frazer è l’ultimo degli evoluzionisti vittoriani. Frezer autocelebra la società vittoriana, che è l’ultimo stadio dell’evoluzione, che si è liberata dal mito, che è incentrata sulla razionalità e sulla scienza. Nella sua opera Il ramo d’oro più parla di mito più ne viene affascinato e più vi cade dentro. Egli infatti esperto di miti, non parla dei miti in termini razionali ma in termini mitologici. Lui rappresenta il momento in cui le società europee capiscono che l’idea di progresso e di civiltà è forse un’idea che non tanto gli appartengono. Infatti dopo abbiamo le riflessioni su Freud sull’inconscio.

Lévi-Bruhl: segue la scuola di Durkheim ma poi si fa una domanda e si chiede: esiste una morale universale oppure la morale è un qualcosa di collocabile solo all’interno di specifici contesti culturali? Secondo lui la risposta è che la morale non è universale. Si trasforma da filosofo ad antropologo.

Glossario antropologico:

Termini per denominare i gruppi umani: Tribù: nell’evoluzionismo classico descrive forme di società ma ha un’accezione negativa. Tribù in realtà

deriva da tribus, un termine del diritto romano. Mettendo l’accento diventa un qualcosa di esotico e quindi un termine derogatorio (società altre che vivono ancora nel passato). Oggi ha il significato di forme sociali fondate sull’idea di discendenza da un antenato comune, quindi gruppi di discendenza. È anche sinonimo di etnia, gruppo-etnico.

Etnia: nell’ottocento ha il significato di nazione per difetto. Nazione è il termine alto, termine sociale per eccellenza, sinonimo di stato. Etnia a volte è usato come sostituto di razza. Comunque è un elemento che denota una differenza.

Razza: termine molto usato nell’800. Durkheim parla di razze africane ad esempio. A fine ‘800 la connotazione del termine razza subisce un cambio molto forte e inizia ad essere legato ad una classificazione biologica e culturale.

Clan: gruppo fondato sulla comune discendenza. Originariamente era un termine scozzese.

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Primitivi: i rappresentanti del mondo delle origini. Ha un senso tecnico. • Selvaggi: termine con un sottinteso ironico e provocatorio. Vedi Pensiero selvaggiodi Lévi-Strauss. • Nativi Indigeni:

Antropologia e etnografia: ora sono sinonimi. Prima la differenza era solo di grado: si parla di etnografia per indicare un metodo di studio di un determinato gruppo sociale o cultura. L’antropologia è lo studio di una società che comprende tutti i termini teorici. Essa era considerata un sistema comparativo quindi una scienza generalizzata, più ampia.

Progresso:

20 FEBBRAIO Durkheim, Frazer e i primi antropologi non si recavano direttamente presso le culture che studiano, ma si servivano di informatori, funzionari e anche missionari (men on the spot) che erano in contatto diretto con le popolazione. Attraverso queste figure e attraverso uno scambio epistolare gli antropologi ricevevano informazioni grazie alle quali elaboravano le proprie teorie (capitolo 7).

Visione documentari: documentario su Spencer e Gillen. Spencer antropologo e biologo si reca in Australia, dove incontrerà Gillen. Lì Spencer stringe rapporti di amicizia con una tribù di aborigeni, gli Aranda, presso i quali viene anche iniziato. Il loro è un lavoro sul campo (fieldwork). L’etichetta di primitivo è un qualcosa che ha un grande successo popolare (presso le persone che lavoravano in fabbrica) e soprattutto presso l’élite. Gli elementi del primitivo diventano parte della cultura popolare e d’élite. Zoo umani: i primitivi vengono portati in Inghilterra, in Francia e vengono esibiti come degli animali rari. Caso di una donna che viene portata in Inghilterra e poi anche venduta. Questa donna aveva forme anatomiche molto diverse da quelle europee (natiche enormi). C’era l’idea di misurare i crani. Per la prima volta si mostrano corpi nudi, nonostante in Inghilterra vigesse un regime puritano. Tuttavia il discrimine razziale permette di superare questo pudore. Il museo diventa un importante terreno di ricerca antropologica. Museo di Pete Rivers rivoluzionò il modo di collezionare oggetti etnografici. Lui cerca di ordinare le armi dalle più semplici alle più complesse. Questo rispecchia il pensiero di Spencer riguardo all’idea di evoluzione delle società. L’evoluzionismo si fonda sul collezionismo e sull’esibizione. La spedizione scientifica diventa un’occasione per acquisire il maggior numero di materiali per poi classificarli e collezionarli. La percezione di allora era che gli aborigeni vivessero in ere storiche antiche come il paleolitico. L’idea era quella che questo insieme tecnologico semplicissimo (di armi e utensili) rispecchiava il fatto che le società fossero semplici. Si pensava che gli utensili rispecchiassero l’arretratezza anche intellettuale di una popolazione. I disegni aborigeni (bodypaint) sul corpo fatti a puntini esprimono la cosmologia di un gruppo, esprimono un mondo invisibile. I disegni erano originariamente riprodotti sul corpo, su cortecce e su rocce e quindi non trasportabili. I luoghi sacri sono quelli in cui troviamo delle rocce rotonde. Il pittore o l’artista è colui che disegna quelli che sono gli elementi sacri di questa cultura. Spencer e Gillen raccolsero dei dati in alcuni documenti. Loro si tenevano in corrispondenza epistolare con i teorici. I dati raccolti sul campo venivano poi usati dagli antropologi per costruire i loro pensieri. Etnografia d’urgenza: si pensava che alcune di queste popolazioni potessero presto scomparire, estinguersi. I fini degli antropologi era di testimoniare i sistemi di pensiero, la lingua prima che queste scomparissero.

Documentario su Rivers: egli era un morganiano, di formazione psicologo. Partecipa alla spedizione nello stretto di Torres, nel nord dell’Australia, spedizione che ebbe un grande successo popolare. Rivers elaborò un metodo particolare per studiare la parentela. Rivers fece studi sulla percezione del colore per capire se gli aborigeni fossero uomini uguali ai britannici. Tuttavia abbandonò questi studi per dedicarsi a quelli sulla parentela. Gli studi sulla parentela li condusse anche presso i Toda, una popolazione pastorale nel sud dell’India. Presso questa popolazione esisteva la pratica matrimoniali di poter avere più mariti, spesso fratelli tra loro e più mogli. Un uomo poteva avere tre amanti. Ritornato in patria Rivers riprese a dedicarsi al suo lavoro di psicologo (studiò gli shock dei militari dopo la seconda guerra mondiale).

25 FEBBRAIO The banquet: foto di un banchetto cannibalico. Cannibal fork: forchette dei cannibali delle isole Fiji.

Dal II capitolo della dispensa di Ciabarri, Cultura materiale: Collezionismo etnologico e la costruzione del potere coloniale delle Fiji di Nicholas Thomas. Stiamo studiando non gli antropologi ma il modo in cui vengono rappresentate le culture altre.

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Siamo nel colonialismo britannico nelle isole Fiji. I mari del sud venivano visti come luoghi di insediamento dei cannibali, insieme ad alcune zone dell’America del sud (Caraibi, Brasile) e dell’Africa. Il mito del cannibale: com’è nato? È diventato un mito costitutivo forte della rappresentazione europea degli altri. È un termine inventato da Colombo. Nei primi luoghi visitati da Colombo gli abitanti gli indicano una zona popolata da uomini, i Caribe, che mangiano le persone. Per raffigurare gli altri come propri nemici, la popolazione li disumanizza e dice a Colombo che sono cannibali. I cannibali sono un grande mito per definire l’altro, il nemico. È un tratto tipico del pensiero universale per descrivere l’altro. Dentro questo mito si perdono però i tratti della realtà. Ci sono pochissime testimonianze reale ed oculari di cannibalismo di massa. Il cannibalismo è per lo più un cannibalismo funebre e cerimoniale. Attorno a questo c’è un enorme ricamo. La questione è ancora molto discussa. Al di là di queste pratiche ristrette, il punto è che si è creato un grande mito. Le Fiji sono state identificate come uno dei luoghi di questo fenomeno. La questione delle forchette dei cannibali emerge a fine ‘800 in un periodo particolare. Sono anni in cui per un’esigenza dei colonizzatori inglesi che pensano che dato che ci sono le forchette il cannibalismo deve esistere. Thomas parla di contestualizzazione e ricontestualizzazione: ogni oggetto può esistere solo se esiste un contesto. Il contesto dà significato all’oggetto. L’oggetto è continuamente all’interno di flussi di contestualizzazione e ricontestualizzazione. L’importante è che Thomas dice che la questione delle forchette può essere compresa solo se la collochiamo all’interno di un contesto. Thomas dice che bisogna riferirsi al contesto del colonialismo inglese. In questa ricontestualizzazione le forchette diventano uno degli oggetti più ricercati presso gli occidentali, tanto che le Fiji non riuscendo a rispondere a questa grande richiesta, iniziano a fabbricarne di nuove per poterle vendere agli inglesi. C’è una relazione forte tra collezionismo, sapere etnografico e l’esibizione di questo oggetti etnografici.

I diversi significati delle forchette Queste rappresentazioni degli altri sono concettualizzati in cose. Nel corso dell’800 abbiamo modi diversi di pensare la popolazione locale figiana e modi diversi di enfatizzare i loro oggetti. Thomas dice che ci fu un primo periodo in cui non c’è una rappresentazione della popolazione figiana in termini di cannibalismo. L’elemento delle forchette non era ancora preso in considerazione. I primi esploratori non scendono dalla nave e non hanno contatto diretto con la popolazione locale. I contatti sono effimeri e si soffermano sulla costa. Fino allo stabilimento della colonia britannica, ci sono contatti rarefatti con la popolazione figiana. Quindi non c’è la rappresentazione dei figiani come cannibali. Rappresentazione che emerge quando si instaura la colonia britannica e quando nasce l’idea di mettere a frutto la colonia da un punto di vista agricolo. Si entra così in contatto con la popolazione perché gli inglesi vogliono far lavorare i figiani. Si decide però di importare popolazioni vicine per far lavorare la terra. Si instaura una relazione problematica con le popolazioni locali. In questo momento cambia la rappresentazione delle popolazioni altre. Cambia il tipo di relazione e quindi nasce il mito del cannibalismo, amplificato nella sua massima potenza. C’è quest’idea di oggettivare questo bagaglio di rappresentazioni in oggetti: le forchette. Allora le forchette diventano uno dei beni più ricercati dai coloni inglesi. Talmente ricercati che sono i coloni stesse a dover produrre forchette. Le forchette erano utilizzati perché i capi erano soggetti a tabù e quindi per mangiarli non si potevano toccare a mani nude. Da qui il grande successo di questi oggetti. Il fascino di questi oggetti erano che erano stati realmente usati, avevano toccato la carne umana. In quel contesto di fine ‘800 (1880-90) emerge l’idea di una popolazione primitiva, affamata e guerresca. Altri oggetti raccolti allora furono le armi che venivano utilizzate sul posto che diventano testimonianza diretta della barbaria e della ferocia di questa popolazione. Il significato degli artefatti figiani deriva dalla loro ricontestualizzazione colonia e on da origine precedente.

Ogni contesto e momento di contatto con la popolazione locale è collegata all’autore a degli oggetti e a delle esibizioni. Gardenhire, un americano, si fece impressionare dai racconti sui cannibali e così al suo ritorno in patri organizzò una mostra in cui esibiva oggetti figiani tra cui forchette, armi e testimoni viventi di questa cultura violenta (zoo umani).

Del tutto diverso era l’atteggiamento verso la popolazione figiana di altri due personaggi: il collezionista per eccellenza Von Hugel, un nobile europeo e di Gordon e sua moglie. Von Hugel non era sprezzante e razzista, perché non era interessato alla terra come i colonizzatori. È un nobile che viaggia per i mari del sud per motivi di salute e si fa catturare dell’idea di collezionare ed appropriarsi degli oggetti delle popolazioni altre. La sua non è un appropriarsi violento, un rubare ma raccogli gli oggetti con il baratto. È l’atteggiamento di un tipico collezionista. Si fa trasportare da un’idea estetica, ricercava solo gli oggetti che riteneva i più belli. Si appropria quindi di vestiti, di utensili di uso domestico come le ceste. Poi inizia ad interessarsi anche del loro utilizzo: da un criterio estetico si passa ad un criterio etnografico. Il collezionismo produce una curiosità e una conoscenza verso le popolazioni locali (nesso tra collezionare e sapere etnografico). Gli oggetti guidano il sapere intorno ad una determinata cultura.

Il collezionare è anche legato al potere (dominare), non solo al sapere. Thomas ci fa una serie ritratti dei vari componenti della gerarchia dell’amministrazione coloniale britannica: ci parla di Gordon e di sua moglie. Presso i colonizzatori inglesi e non solo scoppia una vera e propria febbre per la raccolta di oggetti esotici. L’esibire gli oggetti diventa un mostrare il proprio potere. Febbre per gli oggetti generalizzata che prende varie strade: il collezionare e il dominare. Nelle Fiji si apre addirittura un mercato di prodotti locali. Tutta questa febbre contagia Gordon, il governatore, e anche la moglie. Il collezionare vuol dire sviluppare un sapere. Questo sapere assumeva la forma di un

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sapere totalizzante che doveva arrivare a produrre l’idea di come è fatta la cultura figiana. Il sapere è guidato dalla volontà di governare. Lo stile di governo che adotta Gordon era molto particolare. Tradizionalmente il governo è indiretto, cioè una parte del potere è affidata a capi locali. La società figiana è molto gerarchizzata e quindi ci sono dei capi ben distinti, che prima dello stabilimento degli inglesi avevano prodotto un governo stabile del territorio. Gordon adotta questo tipo di governo. Il punto è arrivare a conoscere la popolazione figiana. In quest’opera di conoscenza, il ruolo fondamentale è affidato al collezionare gli oggetti e al capirne l’utilizzo nella vita quotidiana. La conoscenza degli oggetti può aiutare a capire la gerarchia di un popolo. Altra cosa importante è l’esercitare il potere su una base totalizzante. Questo conoscere e collezionare è visto come una progressiva costruzione di un’oggettivazione della società figiana. Nelle Fiji vi è una gerarchia di capi. Quello che fa Gordon è di porsi in cima a questa piramide gerarchica, non con la violenza ma col consenso. E lo fa gradualmente con un processo di sostituzione progressiva ai capi locali. Questa febbre di rappresentare la totalità della società si traduce in un’esibizione. Abbiamo la stanza del governatorato a Nasova (Fiji) che diventa il luogo dell’esibizione della società figiana. Abbiamo poi la fase (contesto sociale differente) in cui ci si dimentica degli oggetti come le forchette e le armi, e in cui vengono enfatizzati gli oggetti d’artigianato (i cesti finemente intrecciati ad esempio). Si vuole enfatizzare la laboriosità e l’industriosità della popolazione e quindi l’idea che essa possa svilupparsi. I selvaggi non sono più visti come violenti, ma come laboriosi. Si passa dall’idea di mani feroci (idea scaturita durante la primissima fase di contatto con la popolazione) a quella di mani abili e docili. Gli oggetti d’artigianato vengono esposti all’esibizione universale di Sidney e Melbourne. È interessante vedere come cambia l’immagine dei nativi.

26 FEBBRAIO non c’ero Franz Boas: razza e cultura questione altezza degli australiani. The mind of primitive men. L’aspetto fisico è determinate dal luogo in cui vive l’individuo. Il concetto di razza è fondamentale ed è denotato da un insieme di dati fisici significativi che erano pensati come invarianti. La misura del corpo (craniologia, il pigmento della pelle) e i vari parametri fisici si pensava identificassero una determinata razza (tipo razziale). Bosse dice che i dati fisici non determinano la razza ma è il luogo geografico in cui vive l’uomo. Boas se la prende con l’evoluzionismo.

27 FEBBRAIO Malinowski Visione documentario: strangers abroad. -L’innovazione metodologica di Malinowski, polacco: la ricerca sul campo detta osservazione partecipante (participant observation, connessa al lavoro sul campo o fieldwork). È un metodo per studiare gli altri per capire la natura umana in generale. Per capire noi stessi è bene mettersi di fronte a culture altre. Questa metodologia porta ad una nuova e differente rappresentazione delle società studiate e della cultura primitiva. Questo metodo produce un nuovo tipo di libro cioè la monografia etnografica: analisi che partono da un aspetto specifico di una popolazione che vengono poi ricondotti ai tratti caratteristici generali di una popolazione. Argonauti del pacifico occidentale, primo libro di Malinowski parte infatti dalla cerimonia kula per poi parlare dell’organizzazione generale delle isole Trobriand. -Il funzionalismo: idea di cultura di Malinowski. Egli pensava che tutti gli aspetti di una società fossero collegati. Per capire una cultura bisognava capire i collegamenti. L’insieme complesso di cui parlava Tylor non poteva essere però scomposto. Per Malinowski ogni aspetto della cultura è parte di un tutto che non si può scomporre. La cultura è infatti un tutto integrale. Approccio olistico: non si può fare come facevano gli evoluzionisti. La società è un tutto integrale che non può essere decontestualizzato. Funzionalismo perché ogni singola parte va ricondotta e compresa se messa in relazione alle altre parti. Questa prima definizione è detta funzionalismo ristretto. Nella sua seconda definizione di cultura Malinowski (funzionalismo allargato) che elabora nel suo viaggio negli USA, afferma che essa è una risposta adattiva a dei bisogni fondamentali, biologici. Ogni individuo ha bisogni biologici come nutrirsi, creare un ambiente di cooperazione, controllare l’aggressività, ai quali bisogna dare una soluzione. La soluzione è la costruzione di una cultura. La cultura per lui è un qualcosa di ordinato, un meccanismo perfetto in cui ogni singola componente ha una sua logica. Malinowski polemizza con l’idea di cultura come un insieme di ritagli e brandelli (definizione di Lowie, un allievo di Boas). La cultura non è un qualcosa di disordinato, un solaio in cui si mettono una serie di cose, come dicevano gli allievi della scuola boassiana. La cultura è un insieme ordinato, quasi come il meccanismo di un orologio. -L’analisi etnografica della cerimonia kula, oggetto del suo primo libro (Argonauti del pacifico occidentale). Essa consiste nella presentazione ai capi locali di conchiglie bianche chiamate muali, che sono visti come oggetti che incarnano il valore più grande. Gli altri oggetti presentati sono delle collane rosse. È un evento sociale che è molto denso di significato. In esso si stringono e consolidano legami importanti. Kula significa ‘andare’ e consiste in una serie di spedizioni via nave col fine di ritornare carichi di oggetti preziosi. Ogni oggetto ha un nome e una storia. La cerimonia kula è una spedizione circolare tra le varie isole ed è uno scambio di oggetti di valore. Malinowski parla di valore. Egli paragona gli oggetti kula con il tesoro della corona scozzese, che racconta la storia della monarchia scozzese. Gli oggetti incorporano una storia, sono individualizzati, ognuno ha cioè un nome e quindi hanno un valore grandissimo. La storia degli oggetti rappresenta il loro vero valore. Ogni aspetto della cerimonia, a partire dalla preparazione delle canoe, è cerimonializzato. I protagonisti dello scambio sono i capi locali che sponsorizzano le spedizioni. Lo scopo è quello di ottenere un oggetto di valore di un’isola vicina,

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come nel gioco degli scacchi si cerca di ottenere il re o la regina. Gli oggetti più cari sono quelli più antichi e quelli che i capi vorrebbero ottenere. Si parla di possesso e non di proprietà perché questi oggetti di valore sono costantemente scambiati. Gli oggetti portano prestigio. Lo scambio serve anche per avere aiuto dai partner di kula. Da qui si fa avanti l’idea che lo scambio sia il momento fondativo di ogni popolazione e crea integrazione tra le varie isole dell’Arcipelago. Non transitano solo oggetti, ma anche culture, lingue, saperi: c’è la costruzione di un’integrazione. Gli oggetti sono tanto più prestigiosi quanto più hanno circolato nel kula. È un fenomeno che descrive la vita sociale dell’isola in cui si trovava Malinowski, isola che fa parte di un’intesa rete di relazioni sociali. Un po’ come Boas, Malinowski descrive il kula come pratica economica, uno scambio che coinvolge i beni di massimo prestigio in queste società trobriandesi. Egli descrive il kula in termini di sistema economico complesso che va a collegare isole poste a km di distanza le une dalle altre. Si scaglia contro l’idea di comunismo primitivo, cioè l’idea che nelle società primitive tutto fosse condiviso. Egli non descrive il kula in termini di economia di mercato. Non vi è l’idea di profitto ma vi è quella di costruire e mantenere relazioni sociali (significato sociologico). Le persone nel kula seguono l’utilità a lungo termine, non l’utilità immediata. Tutta la vita delle isole Trobriand è diretta a preparare le spedizioni dilungandosi in attività che sono il contrario dell’organizzazione razionale del lavoro (è un lavoro dispersivo, come le cerimonie per preparare e dipingere le canoe). Vedo wikipedia.

Malinowski ha dato vita a quella che è la figura sociale dell’antropologo. Egli definì infatti uno stile di ricerca (bisogna andare direttamente sul posto non come facevano i vittoriani). Prese sul serio l’idea di vivere a diretto contatto e per un lungo periodo con la popolazione che si intende studiare. Bisogna inoltre apprendere la loro lingua. Malinowski diventa sinonimo di uomo camaleonte che riesce ad infiltrarsi nella mente dell’altro gruppo, ad immedesimarsi. Nei suoi diari segreti, pubblicati intorno agli anni ’60 sono delle testimonianze di come lo stare a contatto con popolazioni altre sia stato un percorso difficoltoso. I suoi diari aprono la questione su cos’è l’osservazione partecipante. Studia a Londra e nel 1914 prende una borsa di studio per andare in Australia a studiare gli aborigeni. Allo scoppio della prima guerra mondiale si ritrova in quanto polacco ad essere nemico dell’Inghilterra. Fortunatamente riesce a raggiungere il nord dell’Australia, presso le isole Trobriand.

Presenta la ricerca sul campo come un qualcosa che fa spaventare, perchè si è soli con il proprio equipaggio. Fu durante il suo primo viaggio in Australia (prima delle Trobriand) che capisce che bisogna uscire dalla veranda (dalle case delle ricche famiglie inglesi) e studiare la popolazione stando a contatto con la loro vita sociale. Malinowski decide di piantare la tenda proprio in mezzo al villaggio, vicino al mago del villaggio (si pone sotto la protezione delle gerarchie). Presso la popolazione delle Trobriand ogni atto di coltivazione è accompagnato da atti magici e formule magiche (magia vista come fertilizzante). Malinowski sta a contatto con questa popolazione per 3 anni e impara anche la loro lingua.

Idea di magia per Malinowski: la magia è una risposta culturale, è un tentativo dell’uomo di affermare il proprio potere sul mondo naturale. La sua teoria è diversa da quelle evoluzioniste, come ad esempio quella di Frezer. La magia sta di fianco alla religione e alla scienza. Essa risponde al bisogno dell’uomo di controllare il rischio e l’aleatorietà. La magia si occupa di campi diversi da quelli della religione. La magia si occupa di fini pratici, mentre la religione ha una funzione di occuparsi del mistero della fine e dell’origine della vita umana. La magia è una risposta ai bisogni pratici dell’uomo.

4 MARZO Malinowski: -Principio di reciprocità: egli osservando questo sistema di scambi tra le varie isole, notò che ogni azione non poteva essere disgiunta dalle altre. Ogni scambio poneva vita a nuovi scambi. Le persone che si scambiavano oggetti erano legate le une alle altre da un sistema di obbligazioni e di riconoscimento sociale. Inizia ad intravedere che in questi scambi non esistono azioni ed individui individualizzanti; l’individuo può essere pensato solo all’interno di una rete sociale di relazioni con gli altri. L’individuo non è separato rispetto alla società. Ogni azione è fatta in risposta ad un’altra azione fatta in precedenza. Ogni azione è una relazione che ci porta ad un qualcuno. In un testo che riguarda il diritto nella società primitiva, Malinowski estende questo principio a tutte le società primitive. Questo principio detto di reciprocità va a fondare le relazioni sociali di tutte quelle società dette primitive che non hanno un’economia di mercato. È una legge non scritta, fondata nei comportamenti delle persone stesse. Egli si oppone all’idea di società primitive basate sul baratto. Malinowski afferma che la cerimonia del kula è una sistema di scambio molto complesso, nonostante non ci sia un corpus legislativo scritto. Tutte le società sono basate su norme sociali, radicate all’interno dei comportamenti delle persone. Questa legge non scritta è il principio di reciprocità. Questa vita nella società era molto vincolante. Questa rete di obbligazioni all’interno alla quale è posto l’individuo è una legge perché è vincolante. Se quest’ultimo non si adegua viene posto al di fuori, ai margini di questa società (viene escluso dal gruppo).

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Le idee di Malinowski si discostano molto dalle teorie di Durkheim e dei primi evoluzionisti che non lavoravano sul campo. La società primitiva per i primi evoluzionisti era un’orda primitiva guidata dagli istinti. In realtà vi è un principio di ordine che muove la società primitiva ed è il principio di reciprocità. -Questione dell’origine della famiglia: era il primo tema che voleva trattare durante il suo viaggio in Australia. Egli voleva studiare gli aborigeni australiani e i costumi matrimoniali. Egli seleziona un’immagine della famiglia che si era sviluppata durante l’evoluzionismo e la contesta. Egli fa prima uno studio sugli aborigeni, senza ricerca sul campo, poi smonta l’idea di promiscuità originaria che i vari autori avevano spiegato in diversi modi (poliandria di certe popolazioni cioè la possibilità delle donne di avere più uomini e più amanti). Anche all’interno di una promiscuità e di licenziosità vi sono delle regole, afferma Malinowski. Si interessa dei rapporti familiari e degli usi sessuali. Malinowski grazie ai suoi studi nelle Trobriand è convinto che vi sia una famiglia elementare, nucleare, composta dalle relazioni tra genitori e figli. Ogni società ha al centro la famiglia elementare. La famiglia è il luogo in cui si costruiscono le relazioni sociali e culturali. Prima il bambino impara dalla famiglia, in cui si determina la riproduzione non solo biologica ma anche culturale. In questa sua idea l’idea importante è quella dell’universalità del tabù dell’incesto: in ogni società non si possono avere rapporti con determinati parenti. Questo tabù dell’incesto era rispettato anche dalle prime società primitive. Attraverso questo tabù si crea un’isola felice di rapporti. L’attrazione sessuale all’interno di una famiglia rovinerebbe la famiglia stessa. Il tabù dell’incesto salvaguarda la famiglia. Emerge l’idea di esogamia cioè l’idea che ogni individuo debba trovare il proprio partner al di fuori del proprio nucleo di parenti, al di fuori della propria famiglia. Malinowski ribalta quindi l’idea evoluzionista per la quale la famiglia si è creata ad un certo punto della storia. Dalla famiglia si costruisce la società.

-Discussione di Malinowski con Freud ed il suo concetto di complesso di Edipo: il primo Freud faceva un’analisi di casi clinici relativi alla società europea. Al centro della sua analisi mise per spiegare le nevrosi mise il complesso di Edipo, cioè una serie di relazioni irrisolte nel rapporto tra figli e genitori (rapporto conflittuale con la figura paterna, volontà di eliminazione del padre per unirsi alla madre, verso la quale si prova una forte attrazione). Se non viene risolto questo conflitto produce individui nevrotici. Malinowski legge Freud mentre si trova alle Trobriand in una società matrilineare. Il suo concetto non può applicarsi. È quindi è un qualcosa che va graduato e collocato all’interno di specifiche società? Non è esso un principio universale? Presso le Trobriand esiste un sistema di discendenza matrilineare, cioè lungo la linea dei pareti materni. La trasmissione di beni simbolici e materiali avviene lungo la linea materna. Questo fenomeno produceva famiglie diverse da quelle europee: la figura del padre aveva un ruolo totalmente diverso. Non è più una figura di autorità, di esempio. In un sistema matrilineare la figura che educa i figli sta in capo allo zio materno cioè della madre. Il padre biologico assumeva un ruolo solamente affettivo, era un amico, consigliere. Non aveva infatti la responsabilità di educare i figli. Diverse erano anche le relazioni tra madre e figlio. Rispetto a quello che descriveva Freud, presso le Trobriand le distanze con la madre venivano prese in età più tarda e in maniera meno drammatica, più diluita. Diverso era anche il rapporto fratello e sorella: esso era regolato da forti tabù cioè si tendeva a separarli ed ostacolarne i rapporti di amicizia. Questo perché una volta diventato adulto il fratello si sarebbero trovati nel ruolo di provvedere all’educazione dei figli della sorella. Altro tratto particolare era il modo simbolico di pensare alla riproduzione: il maschio in questo atto aveva un ruolo molto marginale. Nell’idea di procreazione trobriandese vi era quella che i bambini fossero spiriti materni che decidevano di rinascere ed introdursi nel corpo della donna. Spiriti che si trovavano in un’isola di fronte alle Trobriand. L’uomo in sostanza non faceva nulla. L’idea di discendenza non aveva nulla a che fare con la figura paterna. Il padre biologico aveva il ruolo di preparare la strada e di procurare il canale agli spiriti per inserirsi nel ventre materno. In questo Malinowski cade in errore: secondo lui i trobriandesi non sapevano che fosse l’atto sessuale a far nascere i bambini. Il padre non è considerato il padre della prole. Gli indigeni ignorano la paternità fisica. Per queste società secondo Malinowski non esiste un’idea non simbolica dell’atto sessuale, cioè un’idea empirica della riproduzione. Malinowski dice che il complesso di Edipo alle Trobriand non esiste. Esistono rapporti problematici anche alle Trobriand ma sono diversi da quelli descritti da Freud: esiste una conflittualità che si indirizza non tra figlio e padre ma tra figlio e zio materno. Questa conflittualità viene chiamata da Malinowski complesso matriarcale. Alle Trobriand non può esistere una relazione di attrazione tra madre e figlio, ma può esistere tra fratello e sorella. Quindi i rapporti tra individui e la configurazione di famiglia varia da società a società.

5 MARZO NO LEZIONE per sciopero mezzi

11 MARZO 1.John a Borgis: - Silas (Gawa) - Kitawa - Thomas (Gawa) - Muyuw

- Manutasopi 2.Thomas accusato – Daniel accusatore

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Peter 3.Thomas – Daniel Co-sponsor uvelaku Stregoneria – kula Morte – vita

Il cerimoniale Kula trattato dall’autrice Nancy Munn (I capitolo dispensa). ‘’Costruire mondi regionali nell’esperienza: lo scambio kula, la stregoneria e gli eventi locali a Gawa’’ Il protagonista dell’articolo è il manutasopi, un bracciale bianco fatto di conchiglie che fa parte del cerimoniale kula. L’articolo tratta di quello che alcuni studiosi chiamano il mondo dato per ovvio (ci sono cose ed azioni nel mondo che si danno per scontato; per vivere il mondo bisogna crearsi un sistema di ovvietà). Dentro questo mondo dell’ovvio c’è anche il fatto che la nostra esperienza non è data soltanto da relazioni faccia a faccia, ma anche da relazioni con persone e cose fuori dalla mia vista (distanza in senso spaziale). Allo stesso modo nel nostro presente vi è anche una distanza temporale: in ogni presente sono inglobati una serie di passati e di futuri. La costruzione esperienziale del mondo passa attraverso questi elementi di ovvietà, cioè dal fatto che nel presente vengano inglobati una distanza spaziale e temporale. Questo elemento dell’esperienza è descritto in alcuni punti dall’autrice anche come una costruzione fenomenologica della realtà . L’autrice comincia citando lo studio relativo al problema dell’assenza nelle relazioni umane nel nazionalismo di Anderson. Secondo Anderson la nazione è una comunità immaginata ed ecco perché nelle relazioni tra persone di una stessa nazione si crea una sorta di comunanza che di fatto non esiste. Queste cose in comune compongono la nazione. Si fa in modo che le distanze diventino presenze. Esistono comunità faccia a faccia in cui gli individui si conoscono perfettamente, faccia a faccia (come quelle primitive). Il loro legame sociale è un qualcosa di empirico, concreto e presente. Il problema è quando le comunità di individui vanno ad integrare spazi e un numero di persone più ampi. In questo tipo di comunità non ci si conosce più faccia a faccia, ma la conoscenza è mediata da un qualcosa cioè l’idea di nazione che non è altro che un’idea immaginaria. La Munn parte da queste affermazioni di Anderson. Munn solleva però il problema che in realtà tutte le comunità sono simboliche ed immaginarie, perché le comunità faccia a faccia sono solo un’utopia. Munn dice che per costruire questo sistema immaginario non serve parlare di processi economici o politici che integrano la nazione, ma ogni singola persona la riscrive in maniera parziale. Ogni persona riscrive il fatto di appartenere alla stessa nazione di un altro individuo sulla base di una fenomenologia tutta personale. Il nostro partecipare ad un sistema più complesso è un partecipare che è differente da quello di altre persone. La Munn sviluppando questa problematica giunge a dire alla fine che ogni società ed ogni persona costruisce questo sistema nazionale in modo diverso e specifico, avvalendosi di specifici connettori spazio-temporali, cioè forme culturali in cui noi individui produciamo la consapevolezza di stare dentro un sistema più ampio.

Il caso che tratta l’autrice è un caso in cui abbiamo una società che usa una serie di connettori spazio-temporali che sono la stregoneria e gli scambi kula. Come per Malinowski, anche per la Munn i kula sono scambi di lunga distanza che collegano le varie isole in modo da riscrivere una regionalità. La Munn vuole vedere come ogni individuo si concepisce in questo sistema di ampi scambi. La stregoneria è l’opposto del kula. L’autrice mostra come quello che succede in un anello del kula possa spiegare eventi di altre persone in un’altra isola. L’autrice studia l’ isola di Gawa, cioè una serie di eventi di Gawa che sono spiegabili soltanto in relazione ad eventi che non avvengono a Gawa. Sull’isola di Gawa abbiamo Silas (pronunciato sailas). Borgis (borghis) è un’isola in cui stava John e dove stava anche il manutasopi. Kitawa e Muyuw sono altre isole. Il manutasopi è un bracciale bianco che era uno degli oggetti più preziosi del kula ed era di John che si trova a Borgis. La sua direzione di scambio è antioraria, essendo un bracciale. Da Borgis il manutasopi può transitare verso Kitawa e Muyuw ad esempio. John dà questo bracciale a Silas, che è legato ad un uomo importante che sta a Kitawa. Questo oggetto segue una direzione e va verso determinate persone e ciò significa che non va in mani di altre persone. In questa circolazione esiste quindi un mondo di esclusi cioè persone che non ricevono questo bracciale. Tra queste persone c’è Thomas. Il bracciale non va a Muyuw. Il percorso di questi oggetti è il keda (sentiero) che unisce determinati uomini e ne esclude altri. A Gawa c’era sia Thomas che Silas. In questo gioco di influenze vince Silas, che esclude Thomas. Il kula è un sistema di circolazione che va ad includere ad unico keda un sistema di persone. È possibile ricostruire un mondo degli esclusi che agiscono con rancore e rabbia. Rancore che può sfociare in atti di stregoneria verso quelle persone che hanno ricevuto il bracciale. Il sentiero è stato deviato e il manutasopi al posto di andare a Thomas va a Silas, che però si ammala. La malattia è sempre un mistero che va decifrato. La malattia di Silas ha la sua origine da atti di stregoneria compiuti dagli esclusi. Abbiamo un evento locale a Gawa che avviene a Silas. Andando ad investigare si scopre che la malattia è riconducibile al fatto che anni prima lui aveva privato un altro compagno della sua isola del bracciale. Questi eventi sono locali ciooè che riguardano Gawa, ma in realtà hanno un’origine translocale, cioè al di fuori dell’isola stessa.

Riassunto + cose nuove: attraverso gli scambi si crea una regione (è questo il senso del kula). Uno studio che inizia come uno studio regionale di isole isolate, è in realtà una forma di globalizzazione regionale. Questo processo non è nuovo. Il presente è denso di eventi del passato e del futuro. Per spiegare il presente bisogna usare uno sguardo retrospettivo.

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Gli eventi locali di Gawa sono causati e spiegabili da eventi translocali che succedono al di fuori di Gawa. Quindi ogni nostro presente include una serie di altrove e di assenze. Connettori spazio-temporali. I poteri di connessione nell’articolo sono chiamati agency, cioè la capacità di azione di ogni soggetto. Si parlava dei soggetti come di attori sociali (soprattutto negli anni ’70). La Munn trasferisce parte di questa agency anche al mondo delle cose. Le nostre azioni sono dettate anche da un rapporto costitutivo con gli oggetti (nel caso del kula di possedere e scambiare oggetti). Le pratiche degli esclusi sono atti di stregoneria verso quelle persone che invece possiedono quegli oggetti. Nella nostra realtà viviamo nel mondo delle cose, inutile negarlo.

3 immagini descritte da Nancy Munn: -La prima malattia di Silas nel 1974: la malattia è vista come un qualcosa da indagare. Nel sistema delle cause gawano bisogna andare a capire le cause psichiche che stanno alla base del malessere fisico di Silas. Queste forze psichiche sono forze negative, malefiche ovviamente. Queste forze negative sono date dalla stregoneria. Silas è stato incluso nel sistema di scambi, mentre altri sono rimasti esclusi. La stregoneria non è altro che un commentario sulle relazioni tra le persone. La Munn dice che la stregoneria è uno scanner puntato sulle relazioni sociali. Queste azioni malefiche si rappresentano attraverso dei segni, quali il vedere nei sogni (momenti di rivelazione in cui si può vedere la realtà), cose che si trovano nel corpo del malato. È come se ci fosse un’attività di investigazione in cui si connette lo scambio kula con la malattia. Dall’esame del corpo di Silas si trovano una serie di bracciali e di oggetti. Si appura quindi che la malattia di Silas è legata allo scambio kula e che l’atto di stregoneria è stato emesso dagli esclusi. L’agency del kula è quello dello scambio, mentre l’agency degli esclusi è la stregoneria. -Evento translocale che va ad influire sulla relazione di gruppi familiari gawani: Thomas non riceve il bracciale. Thomas è come se fosse il fratello di Peter. Daniel è legato da una relazione matrimoniale con gli altri due. L’armonia di questo gruppo è rotta perché Thomas è accusato di essere il responsabile della malattia di Silas. Thomas si sente accusato e quindi si isola e litiga con Daniel. Peter va a vivere nel gruppo di Daniel. L’aspetto importante è che la relazione tra due gruppi si interrompe a causa di un evento translocale. Questa connessione si spiega attraverso il connettore della stregoneria, che è la faccia negativa del kula. Thomas si sente accusato di aver lanciato questo messaggio di stregoneria a Silas. -Problemi tra Thomas e Daniel: Silas si ammala di nuovo nel 1979 e questo provoca la divisione tra Thomas e Daniel, che erano legati da una relazione di collaborazione per la preparazione di spedizioni kula verso altre isole (uvelaku). Questa collaborazione è minata da questo litigio. Nel sistema di comprensione degli eventi locali, poter fare questa spedizione porterebbe alla cessazione della malattia di Silas. Il ritorno della collaborazione tra accusato e accusatore è visto come un evento che riappacifica i rapporti e che quindi impedisce che ulteriori forze malefiche si indirizzino verso Silas. L’autrice vuole dire che nella preparazione di questo evento kula c’è in gioco la guarigione di Silas. L’autrice mostra anche come la stregoneria sia sinonimo di morte. La morte di Silas è dovuta a rapporti conflittuali tra i due. Il kula diventa così sinonimo di vita: la possibilità di svolgere quest’ulteriore spedizione è indice del fatto che i rapporti a Gawa si sono riappacificati. È come se dentro questo sistema, lo scambio stesso rappresenti la continuazione della vita. Se non è possibile sviluppare una cooperazione ecco che si generano forze negative, le malattie e le morti delle persone.

La Munn vuole dimostrare che ogni scambio è un potere di persuasione. In ogni scambio c’è la volontà di ricevere qualcos’altro. Nel kula ogni dono è un’apertura, ogni scambio implica il fatto che l’altra persona ti dia qualcosa in cambio. Abbiamo molteplici attori e molteplici keda, sentieri. La posta in gioco in questi scambi è la fama di Gawa, cioè la possibilità che gli oggetti più preziosi transitino su Gawa. La fama di Gawa è la fama delle persone più importanti dell’isola stessa. Relazione oggetti e uomini: il prestigio di un determinato oggetto si ripercuote sul suo possessore. L’agency degli esclusi è sovversiva e produce la stregoneria che va a determinare la salute fisica delle persone.

I soggetti intrecciano spazi visibili con spazi non visibili ed eventi presenti con eventi passati. La malattia di Silas è un evento che si riconduce al passato.

12 MARZO Marcel Mauss (1872-1950) – Il saggio sul dono

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Mauss è allievo di Durkheim ed è legato ai concetti di forme di classificazione e di fatto sociale totale che è l’elemento del sociale capace di coinvolgere e svelare una pluralità di altri livelli della vita sociale e simbolica di un gruppo. Il fatto sociale totale è un modo per esprimere l’idea che qualsiasi tratto noi troviamo dentro ad una cultura può essere compreso solo se in relazione ad altri tratti e per esprimere l’idea di una società complessa. Se parlando degli evoluzionisti la parola chiave era società semplici (dalle quali partire per comprendere le società più complesse), parlando di periodo classico dell’antropologia si parla solo di società complesse. Malinowski ad esempio aveva identificato il principio di reciprocità che è un principio giuridico, quindi la società extraeuropea è a suo modo complessa. Mauss dopo aver letto molto sugli aborigeni, riflette su queste nuove ricerche sul campo e soprattutto nell’articolo Saggio sul dono riflette sui fenomeni di scambio trattati da Boas (potlatch) e Malinowski (kula). Il kula è un fatto sociale totale per Mauss. Il concetto del kula diventa un modo per rilanciare la sua idea di fatto sociale totale. Il kula è un fenomeno centrale e va ad influire e determinare anche le relazioni micro all’interno delle varie isole fino ad arrivare a determinare anche la malattia di un capo. Quest’idea di Malinowski del kula come elemento centrale per le isole Trobriand e del cosiddetto ‘kula ring’ diventa per Mauss un fatto sociale totale. Mauss è interessato all’elemento della complessità, dello scambio (dell’idea che per capire una società bisogna capire bene il sistema di scambio, nel nostro caso scambio di beni di prestigio) ed è interessato a vedere come questi sistemi di scambio possano essere o meno descritti in termini di economia di mercato cioè in termini capitalistici (cioè il nostro sistema di scambio). Altro aspetto che interessava a Mauss è quello del carattere sociale di questi fenomeni di scambio cioè la spiegazione sociologica. Mauss riflette su questi aspetti e gli viene l’idea che tutti questi fatti sociali totali hanno un tratto comune cioè la categoria del dono cioè una categoria che nella nostra società è residuale (chiusa all’interno di rapporti familiari e di amicizia). La categoria del dono assume una rilevanza molto più ampia e si colloca anche nella sfera pubblica nelle società extraeuropee. Mauss costruisce una lettura sociologica del dono e dà un significato specifico al concetto di dono. Il dono è l’istituzione di un obbligo e si compone di 3 fasi importanti: dare, ricevere e contraccambiare. Ogni fase è contrassegnata da un obbligo. Nella nostra società vi è solo la fase del dare. Il dare è fortemente legato agli altri due aspetti nelle società primitive. In queste fasi il dono appare come volontario e gratuito ma si impone sugli altri individui anche come obbligatorio ed interessato. Oltre a vedere l’oggetto donato vedo anche la persona: è come se lo spirito di questa persona (che dona) rimanesse intrappolata dentro l’oggetto donato. Il significato del dono è quello di mantenere un legame con la persona che mi ha donato. Il dono crea legami tra le persone. Il momento centrale del dono è il contraccambiare: la relazione che si istituisce tra le persone è sociale. Il dono si completa solo nel momento in cui si contraccambia. Tra il dono e il contraccambiare deve passare del tempo: questo per far in modo che tra le due persone si instauri una relazione. Il fatto che queste fasi del dono vengano diluite nel tempo ci dice proprio come il dono istituisca legami e relazioni sociali durature. La simmetria è un aspetto importante del dono: in alcune società fondate sul dono e sulla reciprocità lo scambio mantiene una certa simmetria, come nel kula in cui si scambiano beni di prestigio che hanno più o meno lo stesso valore. I doni scambiati devono essere dello stesso livello (se io ricevo un cavallo non posso ricambiare con una biro ad esempio). Il dono quindi è un sistema tra pari e quindi mantiene una simmetria di rapporti (dono non agonistico). Il potlatch di cui parlava Boas invece è diverso dal kula: si tende a dare molto di più di quello che la persona potrebbe restituirmi (dono agonistico, dono che si trasforma in una sorta di lotta, di sfida). Nel potlatch se io non posso contraccambiare mi ritrovo in una situazione di dipendenza con la persona che ha donato: il dono si riflette quindi in una gerarchia sociale chi non può contraccambiare finisce ai piedi della scala sociale e perde prestigio sociale (il dono ha anche conseguenze negative). Come spiega Mauss questo meccanismo dal quale non si può uscire? Mauss si lasciò attrarre da una spiegazione che trovò studiando i Maori in Nuova Zelanda. Egli trovò che i maori descrivevano beni di prestigio come beni che avevano dentro di sé una forza (o spirito) chiamata hau. La forza del dono agisce dentro di me ed è come se fosse lo spirito del donatore. La forza obbliga a contraccambiare: se io non restituisco questo hau, l’energia stessa può anche uccidermi (è questo il veleno del dono ovvero la pericolosità del dono). Lo hau torna sempre al donatore secondo i maori. Le persone che ricevono e basta cioè che trattengono dentro di sé lo hau rimarranno dannati da questa forza che prima o poi li distruggerà. Mauss pensa che nella logica del dono sia impossibile dividere, disgiungere le cose dalle persone. Questo è l’opposto del nostro sistema di scambio di merci, in cui le cose sono totalmente slegate da qualsiasi elemento soggettivo. In questo tipo di società extraeuropee il dono ha una dimensione collettiva, cioè riguarda i rapporti tra gruppi. Nella nostra società invece esso è stato allocato in transazioni marginali (tra amici, tra gruppi di familiari; quindi non si parla di scambi che appartengono alla sfera pubblica, sociale).

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In questo senso il saggio di Mauss fu molto influente sia in antropologia che al di fuori di questo ambito. L’errore di Mauss fu quello di estendere la sua spiegazione del dono, che aveva riscontrato nella società maori, a tutti i fenomeni di scambio (generalizzò troppo; estese l’hau anche ad altre società).

La discussione di natura economica per cercare di individuare sistemi di scambio che non seguissero logiche capitalistiche. Si tese a costruire un’idea di sistemi economici differenti e separati: l’economia fondata sul dono e l’economia di mercato. Il dono tende a legare cose e persone (embedded), mentre l’economia di mercato tende a separare le due sfere.

Collegamento: L’individuo nella sua società (allievi di Boas – USA) Ruth Benedict , autrice di Modelli di cultura, un altro best-seller dell’antropologia. È un libro particolare dentro cui ritroviamo il potlatch. Esso mette a comparazione 4 società diverse. La società del potlatch è descritta come una società di megalomani. La Benedict è interessata a costruire l’idea che sia possibile definire una società o una cultura attraverso un concetto di sintesi o sintetico. Anche per lei, che fa parte del periodo classico, la società appare come un sistema complesso che non può essere scomposto. La società può essere capita solo nel mix di tutti i diversi tratti. Per la Benedict i singoli elementi sono mixati secondo uno stile particolare, che è lo stile specifico o modello di ogni società. L’integrazione è il diverso modo in cui i diversi tratti vengono integrati in una società: questo insieme di tratti crea una configurazione (da qui configurazionismo). È come se quest’integrazione di tratti differenti avvenisse attorno ad un principio specifico di ogni società. Benedict studiò lo spirito guardiano e come esso è visto nelle varie popolazioni del Nord America. Lo spirito guardiano è un po’ come il nostro angelo custode. Quest’idea di spirito si trova in tante popolazioni ed assume logiche diverse, perché esso va a combinarsi, mischiarsi con gli altri tratti delle diverse società. In alcune società lo spirito guerriero si rivelava nel periodo tra pubertà e maturità (riguarda la sfera personale), in altre entrava nella logica del totemismo (riguarda tutta la società). Quest’insieme di tratti si costruisce da un pattern specifico (elemento sintetico o punto focale), che serve a determinare il modo in cui i tratti vanno messi assieme (la configurazione si definisce a partire da un pattern). Per questo la Benedict dice che l’aspetto dell’esagerazione delle pratiche rende i Kwakiutl dei megalomani, non solo nel potlatch ma anche in altre pratiche. Opposti ai megalomani sono i paranoici: essi sono ossessionati a tal punto da far le cose di nascosto. La Benedict riprende quest’idea dalla differenza tra apollinei e dionisiaci. I dionisiaci appartengono a società in cui si tende ad enfatizzare il momento emotivo (soprattutto nella preparazione alla guerra e nel momento della caccia). Gli apollinei invece sono l’esatto opposto (sono più contenuti). Questi pattern sono anche dei modelli psicologici che ogni cultura impone ai suoi individui. Il carattere è quindi un qualcosa di costruito socialmente. Un altro elemento importante il livello simbolico. In quest’idea di cultura come configurazione quello che emerge è il livello simbolico cioè il lavoro simbolico che va a costruire determinati pattern. Il livello simbolico costruisce i vari modelli di integrazione. L’intento della Benedict è quello di relativizzare l’occidente: dicendo che esistono altre società configurate in maniera diversa, la Benedict vuole dire che il modo di vita americano e occidentale non era l’unico modo di vita possibile. Esistevano altri tipi di società che promuovevano diverse way of life.

13 MARZO Boas: tematiche trattate

Cultura e psicologia: per lui è importante pensare il rapporto cultura individuo e riconoscere uno spazio di azione al soggetto rispetto alla cultura/società. Lo studio di Boas riguarda i processi di adattamento o cambiamento rispetto alla cultura in termini psicologici. L’antropologia per lui è una sorta di psicologia sociale.

Cultura e configurazione: l’idea che un determinato aspetto culturale vada analizzato in relazione ad altri aspetti culturali non è altro che quello che abbiamo trovato nella Benedict quando parlava di configurazione.

Cultura e linguaggio: relazione psicologica che si esplicita nel linguaggio e nei termini (la parentela è una questione di linguaggio)

Battaglia per l’autonomia della cultura: Boas prende posizione a favore del razzismo. L’antropologia statunitense prende il nome di antropologia culturale (a differenza di quella britannica che era sociale).

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La scuola di Boas: Gregory Bateson e Mead Bateson: di origine britannica, ha avuto inizialmente una formazione britannica ma non trovando posto nella scuola britannica si trasferisce negli USA. È una personalità eccentrica e molto particolare. Lo studio antropologico compiuto da Bateson riguarda il rituale naven, condotto in Papua Nuova Guinea. Si tratta di un rituale di travestimento e di inversione dei sessi: gli uomini si travestono da donne e viceversa. Lui dedicò un libro intero su questo specifico rituale, pensando che questo rituale andasse analizzato in tutte le sue componenti (psicologica, sociale, fisica). Lui fa un’analisi totale contemporanea di tutti gli elementi che compongono il naven. Questa cerimonia è un rituale svolto nel momento in cui un giovane compie un atto significativo per il mondo adulto, come uccidere un nemico. Questo cerimoniale serve a riconoscere il passaggio verso l’età adulta. È una sorta di celebrazione del giovane stesso, in cui ha una rilevanza fondamentale lo zio materno (come i trobriandesi questa società della Papua Nuova Guinea è matrilineare). Lo zio materno assume il nome di wau, mentre il giovane è chiamato laua. Un altro ruolo importante è dato dalla madre e dalle figure femminili che sono vicini alla madre. Esse esprimono la loro soddisfazione per questo passo compiuto dal giovane e lo stesso fa lo zio. Lo zio si traveste da donna, assume comportamenti femminile e si lascia prendere in giro dal giovane e dagli altri giovani del villaggio. Il tono emotivo e l’emotività è fondamentale in questo cerimoniale. La madre celebra pubblicamente questo giovane che sta per diventare adulto travestendosi da uomo, cosa che contrasta con l’atteggiamento assunto normalmente dalle donne che è sempre messa in secondo piano. Ethos: è il tono emotivo medio socialmente approvato che appartiene ad ogni individuo di una società (è una specie di carattere medio). Eidos: è l’ideale di comportamento di una società ed è un ideale che appartiene ad ogni ruolo sociale. L’uomo ha un eidos autoritario, austero. L’ethos contrasta totalmente con quello che dovrebbe fare lo zio materno all’interno di una società naven. Bateson spiega il travestimento in questo senso: la necessità di assegnare un ruolo allo zio materno che è totalmente diverso dal suo normale ruolo nella società. Lo stesso vale per la donna: la donna ha un ethos modesto, mentre nel cerimoniale naven esprime la propria soddisfazione pubblicamente verso il proprio figlio. Il travestimento le permette di assumere dei comportamenti che in una situazione normale le sarebbero impediti. Bateson sottolinea il fatto che lui parla di travestimenti che sono socialmente accettati. Dare una spiegazione di questo tipo serve ad eliminare una serie di spiegazioni che spiegano il travestismo come una patologia psicologica. Bateson dice che il naven non può essere visto in termini di deviazione psicologica, ma come una sorta di eccezione che crea la società stessa. Bateson evita di parlare del naven in termini psicologici, perché non ha nulla a che fare con la sessualità o atteggiamenti deviati. È importante che Bateson apra la strada a considerare questi fenomeni come fenomeni che hanno una logica sociale all’interno di uno specifico rituale.

La cosa rilevante è l’idea che allora non era così immediata che il maschile e il femminile sono dei ruoli costruiti ed assegnati sul piano sociale. Il fatto che dimostra questo è proprio il cerimoniale naven in cui i ruoli vengono ribaltati. Lo wau si presta e assume toni clowneschi. Ciò dimostra il fatto che si tratta di una mascherata: lui non vuole sembrare una donna ma esagerare una parte. Si lascia prendere in giro dai ragazzi, cosa che in condizioni normali non succederebbe mai. Assumere gli abiti dell’altro sesso è un parodiare gli aspetti dell’altro sesso. Schismogenesi (creazione di uno scisma):Bateson dice che in ogni società l’interazione sociale, la collaborazione avviene crea un processo di differenziazione culturale. La schismogenesi dà vita a degli atteggiamenti divergenti. L’interazione sociale dà vita ad una differenziazione culturale cioè la divaricazione dei caratteri: maschile e femminile si creano attraverso questo continuo confronto o interazione. Esiste anche una schismogenesi simmetrica: c’è un gruppo che si vanta molto, mentre un altro gruppo che anch’esso inizierà a vantarsi. L’interazione crea questo tipo di carattere fondato sull’uguaglianza. Il confronto continuo crea anche caratteri eguali. Molti casi di conflitto creano un’uguaglianza di caratteri, un’omogeneità o similitudine. In campo inglese c’era l’idea che la società fosse un qualcosa di armonioso, un sistema in equilibrio. Mentre in campo americano per Bateson l’integrazione sociale nasce da un continuo gioco di azione-reazione, da una continua interazione conflittuale.

Margareth Mead: è un’altra grande produttrice di best-sellers. Assume un forte ruolo pubblico. I suoi libri sono scritti con un grande intento divulgativo. La Mead vuole mostrare al pubblico americano che il modo di vita statunitense si confronta con altri modi di vita differenti (come la Benedict). Affronta due temi principali:

1. La socializzazione

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2. Il genere (maschile e femminile)

Il primo best-seller è intitolato Adolescenti a Samoa: il carattere adulto è un qualcosa di socialmente costruito, cioè non deriva da un portato biologico. Negli anni ’20 e ’30 sono anni di forte tensione sociale in cui emerge la questione della devianza: è importante creare individui che si conformino alle regole. L’adolescenza marca fortemente il carattere della persona. La Mead intraprende una ricerca in Samoa sulle adolescenti femmine. Studia in particolare i processi educativi e come vengono cresciute le giovani donne samoane. La Mead intravede che il tipo di carattere che assumeranno queste giovani donne dipende proprio dal momento critico dell’adolescenza. Quello che dice la Mead è che il processo di socializzazione nelle Samoa è particolarmente efficace nel produrre individui che senza difficoltà si adeguano alle norme sociali. Mostra le Samoa come un luogo di successo educativo, confrontato con gli USA. riconduce questo successo a due elementi importanti di differenza tra le società samoana e statunitense:

• la bassa competitività: i valori culturali presentati alle donne sono improntati sulla collaborazione, piuttosto che sulla competizione. La Mead dice che il modello di socializzazione americano spinge verso la competizione e quindi produce un carattere troppo nervoso che ha delle difficoltà nel mettersi in situazioni di collaborazione

l’omogeneità culturale: alle Samoa quello che viene proposto in termini di comportamento è un modello che non ha molte alternative. Il messaggio è coerente, mentre negli USA ci sono vari modi in cui l’individuo si può realizzare. Questo crea incertezza nel carattere dell’adolescente stesso.

Quello che vuole dire la Mead è che il carattere che assumono le persone non è un qualcosa che deriva dai propri istinti o che deriva dalla propria razza. Il carattere è un qualcosa che deriva dalla socializzazione e da un lavoro culturale. Tant’è vero che società diversa producono individui differenti con caratteri diversi. Ci sono quindi società che sono più efficienti di altre per quanto riguarda questo aspetto.

La Mead studia la costruzione dei caratteri femminili ma anche quelli maschili. Si sposta quindi sulla questione del genere. Il genere è l’identità sociale che mi assegna un determinato comportamento legato all’essere un maschio o una femmina, mentre il sesso è un tratto biologico. Il genere è un qualcosa di emerge come un lavoro culturale di produzione di un’identità. La Mead fa un esercizio comparativo e vuole vedere come le diverse società differenziano l’uomo dalla donna. Da qui nascono altri due best-seller: Sesso e temperamento in 3 società primitive e Maschio e femmina. Nel primo paragona 3 diversa società cioè quelle degli Arapesh, degli Mundugumor e dei Ciambuli (posso dire anche società A B C). La Mead descrive tutto questo con termini psicologici. È come se ne paragonasse 4 perché la Mead fa sempre riferimento alla società statunitensi. Le donne e gli uomini negli USA non sono posti su un piano di parità: il maschio visto come John Wayne, autoritario, mentre le donne più sottomesse e Presso gli Arapesh la Mead troverà che non esiste una differenza di genere così marcata. Rispetto ai valori americani i caratteri maschili e femminili sono degli individui miti, predisposti alla collaborazione e alla comprensione reciproca. Gli Arapesh sono tutte femmine statunitensi in poche parole. In questa società non emerge una differenza di genere. Presso gli Mundugumor non c’è differenza netta tra carattere maschile e femminile. Qui sono tutti dei maschiacci, molto simili al carattere maschile americano. siamo in una situazione uguale ed opposta a quella degli Arapesh. Le differenze biologiche non si traducono in differenze di genere, come avviene presso gli Arapesh. Presso i Ciambuli la Mead trova che esiste una forte differenza di definizione tra identità maschile e femminile, ma è ribaltata rispetto agli USA di allora. Le donne hanno il compito di procurarsi il cibo, di dominare ed organizzare la sfera pubblica. Gli uomini invece passano il loro tempo a guardare le proprie acconciature, partecipano alle cerimonie ma non prendono decisioni. Il carattere e l’identità di genere è prodotto dalla società stessa. Le culture selezionano degli aspetti e li assegnano ai due sessi. Il genere è un costrutto sociale.

In studi più recenti emerge che in alcune società l’uomo è sottoposto ad una maggiore costruzione sociale fatta di continue prove. La mascolinità è un qualcosa di più costruito socialmente, piuttosto che il femminile. Il femminile risulta così di più il prodotto della natura. È come se si lasciasse il polo femminile ad un’identità che segue la natura e la biologia. Il polo femminile non ha bisogno di una costruzione sociale. Questa però è un’illusione, perché non è proprio così.

Relativismo culturale: per comprendere una determinata società o tratto culturale devo porlo in relazione ad un tratto culturale più ampio. Il relativismo è la comprensione della differenza all’interno del contesto di espressione e non attraverso parametri esterni.

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La questione della lingua e l’ipotesi Sapir Whorft (due allievi di Boas): pensarono che, dato che le lingue sono diverse fra loro, esse costruiscono in questo modo mondi diversi ed influenzano i modi di pensare delle persone. È come se costruissero modi di vedere la realtà intraducibili in un’altra lingua. Le lingue descrivono il mondo in modi differenti. L’interpretazione dell’ipotesi Sapir Whorft è di un relativismo estremo: la lingua costruisce il pensiero, che è diverso da una comunità di parlanti all’altra. Quello che differenziano le varie lingue è l’attenzione a diversi campi esperienziali: le lingue occidentali si sono formate con un continuo confronto con lo scritto e quindi hanno sviluppato al loro interno numerosi concetti astratti (come il sedersi ad esempio). Altre lingue invece hanno prodotto invece più concetti concreti. Un altro esempio che fa Boas è quello della parola neve: per noi è una cosa sola, mentre altre culture hanno diverse parole per identificare diversi tipi di neve (neve umida, farinosa ecc). Questo perché la lingua è frutto di diversi campi esperienziali.

18 MARZO Il funzional-strutturalismo britannico – Radcliffe-Brown (doppio cognome – lo trattiamo in modo schematico) ed Evans-Pritchard (doppio cognome) I due autori appartengono a due diverse generazioni. Il primo ha fatto ricerca ai tempi di Malinowski, negli anni ’20, mentre il secondo è più giovane. RB ha definito un metodo particolare che connota la scuola britannica. Ha avuto un ruolo di capostipite simile a quello di Boas negli USA e quindi ha definito un’antropologia di tipo sociale. -Con RB è possibile vedere una serie di allievi. La sua rilevanza è anche quella di aver prodotto una serie di ricercatori. Visto con gli occhi di oggi RB sembra un classico rivolto all’indietro, nel senso che ha riflettuto molto su tutto quel corpus di ricerche etnografiche fatte in precedenza dagli evoluzionisti. Quindi affronta tutti quei temi classici emersi con l’evoluzionismo e li riconfigura con la sua idea di antropologia (gli dà una nuova veste). In particolare va a vedere cos’era stato detto riguardo la parentela e sul tema del totemismo. RB è ricordato soprattutto per il suo lavoro teorico. Quindi metodo specifico con oggetto specifico che è l’ordine sociale ed il funzionamento delle società. Il compito dell’antropologia è quello di spiegare quest’ordine. RB importa Durkheim in Gran Bretagna (l’individuo è schiacciato rispetto al grosso potere della società). RB pensa che lo spazio di manovra dei soggetti sociali sia molto schiacciato rispetto al potere della società. L’antropologia per lui è una scienza naturale: essa deve seguire i metodi delle scienze naturali per essere una scienza seria. In questo senso egli dà l’idea che le società possano essere paragonate ad organismi naturali, che è possibile studiare attraverso un metodo induttivo quindi scientifico: dal particolare a leggi generali. L’antropologia sviluppa leggi generali. Il concetto base di RB è quello di struttura sociale: essa è la somma delle relazioni sociali, tra individui osservabili nelle società. È un qualcosa che può essere catturato con un metodo scientifico. Determinati comportamenti possono essere spiegati attraverso la struttura sociale, che è un qualcosa di fisso, che non cambia (un dato di base). L’idea di struttura di base è in RB un qualcosa di diverso da quella di Malinowski. I comportamenti vanno analizzati in relazione al tipo di funzione che svolgono per una determinata struttura sociale. -RB va a sistematizzare discussioni precedenti: la parentela ed il totemismo. Abbiamo iniziato a parlare di parentela con Morgan. RB ritorna su questo tema e vuole dimostrare quello che Morgan non è riuscito a spiegare. Il significato delle terminologie di parentela è legato alla struttura sociale. Egli va a studiare i sistemi di parentela in Australia e definisce il metodo che verrà poi chiamato karriera (mostra l’estrema complessità dei sistemi di parentela australiani; l’individuo è costretto a legarsi ad un gruppo che non sia né quello del padre né quello della madre). Egli enuncia due principi strutturali: i sistemi classificatori che raggruppano classi di parenti sono legati alla struttura sociale. I due principi sono l’unità del gruppo dei fratelli (padre è sia il mio che mio zio ad esempio) e l’unità di lignaggio (le persone che appartengono alla linea paterna ad esempio possono essere chiamati con il medesimo termine). RB pone un legame tra terminologie di parentela e determinate forme di organizzazione sociale o strutture sociali. L’altro aspetto è quello del totemismo. La prima ipotesi, che verrà poi corretta è quella del totemismo economico: le società scelgono come simboli piante e animali che hanno un’utilità per quella società. Molte società hanno diversi animali che sono fondamentali per la sussistenza, come ad esempio i buoi o i cammelli. L’altra ipotesi è quella del totemismo strutturale: i simboli totemici non sono solo quelli che hanno un’utilità pratica, ma in realtà questi simboli vanno visti in relazione, in coppia. Spesso le società divise in gruppi trattano i simboli in opposizione: RB fa l’esempio del falco e della cornacchia. Quest’opposizione mostra le affinità e le differenze: il totemismo diventa un idioma che

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parla delle differenze e delle somiglianze che ci sono all’interno di una società. Il totemismo è un modo per parlare delle relazioni sociali.

Evans-Pritchard allievo di RB: fa ricerche in Africa negli anni ’30 e ’40. È uno di quelli che segue la definizione di un metodo preciso dato da RB. In Africa si confronta con società complesse. Quello che emerge nelle sue ricerche è l’impossibilità di definire questi tipi di società come società semplici. Sono sistemi complessi che vengono studiati attraverso il metodo dell’osservazione partecipante. Produce due grandi classici: ‘Stregoneria, oracoli e magia tra gli Azande’ e ‘Nuer’. Il primo testo è fondamentale perché riscrive la questione della stregoneria, della razionalità e dei sistemi di pensiero. I primi autori professionisti avevano negato che le società extraeuropee fossero società razionali. L’animismo era considerato come una forma errata di comprendere la realtà, che produceva esiti non razionali (si parlava di sistemi pre-logici e arazionali). EP invece si preoccupa di demolire queste idee e di dare un’altra spiegazione di come gli Azande credessero nella magia e nella stregoneria. La stregoneria è una scanner puntato sulle relazioni tra le persone, diceva la Munn. Per EP la stregoneria è un sistema di pensiero perché gli aspetti degli oracoli, delle credenze e dei riti magici sono legati a costruire un sistema e non possono essere analizzati separatamente. La magia era un qualcosa che serviva ad ogni singola persona per proteggersi da forze psichiche negative. Gli oracoli permettevano alle persone che si sentivano sotto l’influenza di forze psichiche malefiche di scoprire quali effettivamente erano quelle forze. Con rituali magici e con medicine gli oracoli scacciavano queste forze negative. La stregoneria, gli oracoli e la magia sono un sistema unico: è un pensiero del tutto logico e coerente nel proprio interno, se ovviamente si accettano determinati presupposti. La stregoneria è pensata in una doppia dimensione presso gli Azande: è una forza psichica negativa che si traduce in una sostanza organica che va ad impiantarsi nel corpo delle persone (vedi la malattia di Silas). Vi sono una serie di pratiche, di rituali, di elementi materiali per proteggersi dalle forze negative: tutto ciò produce un sistema complesso, ma logico e coerente. EP nota che il sistema è dotato di una coerenza interna nel momento in cui se ne accettano le premesse. Le cause degli eventi sono riconducibili a forze invisibili, negative che sono create da persone che ci odiano. È però possibile proteggersi da queste forze, attraverso rituali magici. EP si chiede come possa essere un sistema logico basarsi su questo tipo di premesse, così lontane dalla realtà: noi non dobbiamo applicare a questo sistema una logica astratta, ma una logica interna. Gli Azande inoltre si chiedono il perché succedono certe cose, come ad esempio il suicidio di una persona. Il pensiero Azande non nega le cause fisiche e scientifiche cioè il fatto che si è impiccato con una corda. Gli Azande però si chiedono perché questa persona ha deciso di suicidarsi. Perché lui aveva litigato con i fratelli, ma non è quella la causa. Perché proprio quella persona? La questione della coerenza ci mostra come in tutti i sistemi di pensiero esistono una pluralità di cause per spiegare determinati eventi. Esempio dei granai. Non c’è quindi solo una causa fisica che sottende agli eventi negativi ma esiste una pluralità di cause. Per EP la persona che si è suicidata è stata stregata perché probabilmente c’era qualcuno che lo odiava. L’odio è una situazione naturale in una società. Il principio di razionalità spiega il come, ma non il perché. Nell’analisi di EP la stregoneria è un qualcosa che all’interno del sistema di pensiero Azande va a spiegare questi perché. La questione della stregoneria non riguarda il vero o il falso degli eventi, ma è una questione che rimanda a delle cause secondarie (o multiple) cioè a ordini di causazione che vanno oltre la comprensione della realtà. La stregoneria è un pensiero coerente che non esprime un deficit razionale né un deficit percettivo. Per EP questi sistemi di pensiero non si contraddicono l’uno con l’altro ma si legano per spiegare le cause: sono sistemi di causazione. La discussione sulla razionalità fu una discussione molto forte, che chiamò in causa antropologia e filosofia. EP vuole dire che i gruppi che hanno questo sistema di pensiero non sono meno razionali di noi e che non è vero che essi hanno una minore capacità di vedere la realtà (capacità percettive). EP dice che l’antropologia è una traduzione di culture. Egli si stacca così da RB e dalla sua idea di antropologia come scienza naturale. L’antropologia è un qualcosa di più simile ad una scienza umana. Le società sono sistemi morali, organizzati secondo principi morali e simbolici, non funzionali e naturali. Per studiare queste società dobbiamo capirne i modelli e non le leggi.

L’altro testo è Nuer ed è un’indagine sulle società senza Stato e sui sistemi politici acefali (senza un capo). I Nuer sono una popolazione del Sud Sudan senza stato. EP definisce il problema di studiare l’organizzazione politica di società senza stato e anche qui si pone il problema di trovare un principio d’ordine. Egli inizia sfidando il pensiero comune: egli definisce queste società come un’anarchia ordinata. L’ordine non deriva solamente dallo stato ma

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possono esistere società ordinate che fanno a meno dello stato. Anche all’interno dei singoli gruppi nella società Nuer non emergevano delle gerarchie. Erano società egalitarie. Altro elemento su cui si crucciavano i colonialisti inglesi riguarda il fatto che i gruppi si disfacevano e si riunivano continuamente: dentro queste società i sistemi di alleanze e di conflitto sono sistemi molto flessibili (un giorno sono nemici il giorno dopo alleati con molta facilità). Dietro questa dinamica EP definisce due principi: quello della relatività strutturale (la forma della società ossia i gruppi sociali cambiano nel tempo, sono relativi, variabili, nel senso che si alleano e si scompongono continuamente) e quello dell’opposizione complementare (questi gruppi si oppongono tra di loro di volta in volta in circostanze diverse). Si parla di società telescopiche proprio per questo motivo. EP parlava di società segmentarie. I gruppi sono relativi: ogni gruppo fa parte di un gruppo più ampio, e quelli più piccoli si oppongono tra di loro. Tutta questa scomposizione serve a creare un equilibrio, per questo non c’è bisogno dello stato. Vi è un equilibrio tra segmenti, che possono unirsi o dividersi tra di loro. Il principio che li unisce e li divide secondo EP è una logica strutturale, però in realtà quello che determina il dividersi ed il riunirsi è la discendenza: i gruppi si pensano tra di loro come all’interno di una genealogia, cioè come discendenti di un antenato comune . Due gruppi si confrontano tra di loro: si percepiscono come diversi, perché A è discendente da un diverso antenato di B, ma entrambi sono discendenti di uno stesso antenato se viene preso in considerazione un livello più alto di genealogia. Per questo i gruppi si alleano e si sfaldano in continuazione: dipende se si prende come riferimento un antenato o un altro. Tutto dipende dalla profondità genealogica che si prende in considerazione. Abbiamo quindi società segmentarie in cui non esiste un’autorità centrale, ma esiste un principio d’ordine difficile da vedere perché flessibile e dinamico. I gruppi sono organizzati all’interno di una genealogia, che è un sistema telescopico. Quello che sembrava un rompicapo (gruppi che un giorno sono amici ed un altro sono nemici) è in realtà stato spiegato attraverso i doppi principi enunciati da EP. In questo senso abbiamo una nuova definizione di segmentarietà: le società segmentarie per Durkheim erano costituite da singoli anelli uguali tra loro (come anelli uguali di una catena). EP riprende questa definizione di segmentarietà ma gli dà un’interpretazione dinamica: i singoli segmenti non sono fissi ed uguali, ma continuano a cambiare di forma a seconda di come si posizionano all’interno di una genealogia. Si crea così un equilibrio senza bisogno di un ordine gerarchizzato. Il sistema apolitico è reso così comprensibile anche ad un sistema politico come quello inglese.

19 MARZO NO LEZIONE per sciopero mezzi

20 MARZO Lévi-Strauss – francese, compie le sue ricerche soprattutto in Brasile durante la seconda metà del ‘900. Prospettiva dello strutturalismo: metodo applicato per studiare i fenomeni culturali, non solo legati all’antropologia in senso stretto. Forte influenza data anche dal suo best-seller Tristi tropici, che è una sorta di meditazione sul ruolo dell’antropologia ed un racconto sul Novecento come secolo del progresso e della distruzione. L’aspetto centrale del suo pensiero è legato alla questione dell’universalismo. Non ha prodotto molti discepoli, come Malinowski, ma rimane una figura isolata. La sua impresa conoscitiva è stata gigantesca e connotata dall’elemento dell’universalismo. Il relativismo culturale di EP e l’idea di pensare al panorama culturale come costituito da popolazioni diverse significa, comporta il relativizzare la cultura. LS invece si pone di fronte alla differenza culturale in modo diverso: secondo lui essa è una sorta di elemento effimero e superficiale. La comprensione della differenza è un viaggio all’interno di ogni singola cultura, sfrondare questi elementi di differenza per andare poi a cogliere il nocciolo di base, comune a tutti le società, cioè la natura universale unica. Egli va verso culture differenti per trovare un nocciolo d’identità. LS tratta 3 temi fondamentali:

1. La parentela: Strutture elementari della parentela (1949). LS presenta un’idea di parentela del tutto innovativa. La parentela prima era vista come una questione di discendenza. LS invece pensa che la parentela sia una questione di alleanza ed affinità. La parentela è il fatto che due elementi diversi, l’uomo e la donna costruiscano un’alleanza. Il punto di partenza per studiare la parentela è l’incesto: LS dice che la proibizione dell’incesto è un universale culturale (è una regola comune a tutte le società). Egli quindi riflette sul perché esista questa regola e nega tutte le ipotesi psicologiche (repulsione naturale verso i propri parenti) e anche quelle che avevano dato Durkheim e Malinowski (secondo cui prima c’è il tabù dell’incesto poi come conseguenza c’è l’esogamia). LS afferma che il tabù dell’incesto discende dall’esogamia, cioè l’obbligo di proibirsi di sposarsi con consanguinei discende dalla necessità di creare alleanze esterne con gruppi diversi da sé. Il tabù dell’incesto ha come conseguenza l’obbligo di non contrarre matrimonio con i propri parenti.

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Egli ragiona sull’origine della cultura umana che pone in opposizione alla natura. Le società umane pongono questa regola dell’incesto e questo rappresenta il passaggio da natura a cultura. Il tabù dell’incesto obbliga il sé a confrontarsi con l’altro e ad uscire dal gruppo. La teoria dell’incesto è basata sulla necessità per ogni gruppo umano di sopravvivere. Quindi questo tabù è fondato sulla questione dell’alleanza. L’elemento centrale della parentela non è il costruire una discendenza, ma l’uscire dal gruppo per creare sistemi di alleanze. Tutti i sistemi di parentela sono rappresentabili dalla relazione marito-moglie, dai figli e dallo zio materno (fratello o padre della moglie). L’atomo di parentela è una struttura che ha come elementi questi ultimi. Il nucleo centrale è costituito dall’alleanza tra il gruppo del marito e il gruppo della moglie. Questo è il senso centrale della cultura. Quest’idea di parentela come teoria dello scambio e dell’alleanza è chiamata teoria generale della parentela. LS espone anche una teoria ristretta della parentela. In questo secondo momento di riflessione sulla parentela egli si concentra sulle forme più semplici di parentela. Quindi egli semplifica le varie complessità, le strutture della parentela per trovare un nucleo centrale. Dentro i sistemi di parentela elementare è il sistema stesso a imporre all’individuo il proprio partner matrimoniale. Nelle strutture complesse il partner matrimoniale è invece liberamente scelto. LS fa l’esempio dei Bororo: presso questa popolazione egli individua la forma più semplice di parentela e società. La società è infatti dualista, cioè divisa in due metà A e B, due gruppi matrilineari in cui vi è una differenza tra cugini incrociati e paralleli. Pressi i cugini paralleli il matrimonio è proibito, mentre è consentito presso i cugini incrociati. Attraverso questo sistema di cugini incrociati i figli dei fratelli di sesso opposto escono dal proprio gruppo e vanno a vivere presso l’altra metà. La metà A deve sposarsi con quelli che vivono presso la metà B e viceversa. È un sistema semplice perché dualista. Il novero delle persone che si possono sposare e non è diviso in due parti. Il modello matrimoniale dualista rispecchia l’organizzazione dualista della società, cioè le strutture di pensiero. È una regola sociale nata attraverso l’origine stessa della cultura, cioè dal passaggio da natura e cultura. LS perviene così ad identificare la struttura inconscia dello spirito umano ovvero il principio dualista che riflette la regola esogamica del tabù dell’incesto. La struttura inconscia è una specie di categoria vuota che funziona attraverso la regola della reciprocità, della complementarietà e dell’opposizione. La struttura per LS è molto diversa da quella di RB. La struttura si trova all’interno delle menti umane, va a classificare il mondo esterno (costituisce il senso del mondo) e procede attraverso una logica binaria, dualistica . Questa struttura non va spiegata ma spiega tutti gli ordini simbolici prodotti nel mondo stesso. LS si è fatto molto influenzare in questo senso dalla linguistica strutturale di Jackobson e di De Saussure. Jackobson pensava che i fonemi avessero significato solo nel momento in cui si associano tra di loro. LS vede i sistemi culturali come prodotti di una logica di base.

2. Miti e sistemi di pensiero: egli applica lo stesso studio anche ai miti. I miti sono un qualcosa di diverso e svariato in cui però è possibile identificare elementi di base che egli chiama mitemi (=fonemi). Le mitologie come qualsiasi ordine simbolico ha dentro di sé strutture vuote che solamente nel momento in cui vengono messe in opposizione acquistano significato. Molti miti parlano del sole: il sole è quindi un mitema. All’interno di ogni mito esso si associa con altre strutture di significato che insieme fanno emergere il suo significato. L’analisi strutturale dice che ogni singolo elemento va messo in relazione ad altri elementi. Non bisogna studiare le singole unità. Lo stesso si può fare con i film: moltissimi parlano dell’opposizione buono- cattivo. Ogni singolo mitema va messo in comunicazione con altri mitemi. Il sole non può essere spiegato in relazione ad un solo mito, ma va messo in confronto con altri miti. Le logiche di base sono quelle della logica binaria, di opposizione tra due. LS parte da una grande complessità (i diversi ordini simbolici), pian piano va a semplificarla (processo di semplificazione) fino ad arrivare a definire un nucleo di base, un’unità tra le diversità.

3. La questione del totemismo: per Durkheim è la forma di religione più semplice, mentre LS pensa che esso è un sistema simbolico di classificazione della realtà. Il totemismo è ‘buono da pensare’: la natura è presa come repertorio per parlare dei rapporti umani. Nelle società primitive il mondo naturale diventa un sistema di simboli che vanno a costituire il significato delle relazioni tra individui. Per LS questo sistema si applica a concetti concreti e non astratti. In Pensiero selvaggio, un altro suo best-seller, i sistemi di pensiero si applicano secondo una logica empirica (concetti empirici, che riguardano la natura) e non astratta. I vari sistemi di pensiero sono trasformabili l’uno con l’altro attraverso una logica di trasformazione: il totemismo diventa un codice per parlare della relazioni umane attraverso le relazioni tra animali . Ogni codice non è intraducibile, ma è possibile trasportarlo nel codice di un altro. Egli prende in esempio due codici, quello totemico e quello di caste hindu: due codici di costruzione sociale che sono l’uno opposto all’altro, ma che è possibile trasformare l’uno nell’altro. Il totemismo utilizza simboli della natura, mentre il

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sistema di caste hindu raggruppa le persone sulla base di un concetto di purezza e quest’idea è pensata secondo una logica biologica, naturale (che segue leggi naturali). Quindi: totemismo natura assimilata alla cultura - caste hindu cultura assimilata alla natura. Le caste hindu sono gruppi endogamici non esogamici.

Tristi tropici: in questo testo LS non è più il freddo analista della logica dei sistemi sociali, ma espone una riflessione sulla propria carriera di antropologo, che diventa una riflessione tra la sua società occidentale e le altre società. Lo scontro tra società si è spesso tradotto in un’opera di distruzione. I tropici sono tristi dal punto di vista umano, non sono il luogo dell’idillio, perché le forme di vita umane che abitavano ai tropici sono state distrutte dalle società occidentali. Egli distingue società calde e società fredde. Le prime sono in sostanza quelle occidentali, quelle costruite su una continua conflittualità interna. Queste contraddizioni interne producono il progresso, il cambiamento, ma anche la distruzione dell’altro, delle società e della natura. Il rapporto delle società calde con il mondo esterno è un rapporto di distruzione e conflittualità. Le seconde sono fondate invece su una sorta di armonia interna, nel senso che la riproduzione sociale tende a riprodurre sé stessa. Sono società che hanno equilibri interni e con la natura. Esse però non producono innovazione e progresso perché tendono a riprodurre sé stesse. L’antropologia secondo LS incorpora il rimorso dell’occidente, non salva la diversità. La società occidentale è consapevole di distruggere le altre e in questo senso ha una sorta di rimorso. L’equilibrio illusorio dei tropici felici emerge solo dopo il processo di distruzione cioè solo dopo lo scontro con le società occidentali. Sono felici solo dopo essere resi docili.

25 MARZO Antropologia in Italia Fino alla secondo guerra mondiale l’Italia è stata una tradizione minore di studi per una serie di ragioni (ritardo di sviluppo di questi settori di ricerca). L’antropologia in Italia ha avuto caratteri particolari ed è sempre prevalsa la linea di studio sul folklore interno italiano. Il termine ufficiale dell’antropologia italiana è studio demo-etno-antropologico. Quest’elemento dello studio del folklore era già emerso in Europa a fine ‘700 (Romanticismo), nel momento in cui ogni paese si cercava di costruire un’identità nazionale. Gli studi sul romanzo gotico o sulle fiabe popolari sono raccolte di studi di fine ‘700 in cui si cerca di riflettere sull’identità nazionale. Questa tematica in Italia emerge solo dopo l’unità. Rispetto alla riflessione tedesca, quella italiana ha dato per scontato l’idea di un’eterogeneità (non esiste un ceppo unico italiano, come invece era stato pensato in Germania identità di popolo, identità di stirpe, unica lingua). Gli studi italiani si sono soffermati quindi sullo studio delle differenze regionali e su che cos’è l’identità italiana.

Prima fase 1850-1900: idea di studi sulle differenze regionali è espressa da Nigra, che fece studi sulle liriche o poesie popolari. Il primo filone di studi si concentrò sui proverbi e sulle raccolte scritte popolari. Nigra è piemontese ed aveva raccolto una serie di liriche popolari dividendole in due filoni geografici differenti: uno che riguardava il nord (in cui prevalevano liriche storico-romanzesco) e uno che riguardava il sud (in cui prevalevano liriche amorose). Questi due tipi di ispirazione possono essere ritrovata nella differenza dietro l’uniformità dell’organizzazione romana, latina: il ceppo italico pre-romano e il ceppo celtico (sostrato etnico). Mantegazza è un altro autore, che era evoluzionista rispetto al tradizionalista Nigra. Egli pensava l’antropologia come lo facevano gli antropologi evoluzionisti britannici. Egli pensava quindi ad un’unità tra antropologia fisica e culturale. Pitrè: medico siciliano. Nelle sue visite ha avuto modo di entrare in contatto con le varie regionalità. Egli raccolse una documentazione siciliana ampissima. L’autore più importante in questa prima fase è Loria: prima esploratore, viaggiatore e poi demologo (studio della tradizione popolare italiana). Egli cerca di creare un’istituzionalizzazione attraverso il lavoro nei musei e l’organizzazione di convegni. Nel 1911 egli organizzò la Mostra di etnografia italiana che aveva l’intenzione di raccogliere gli studi sulle popolazioni italiane e poi produrre una rappresentazione dell’identità popolare italiana. I materiali provenivano da tutte le regioni italiane e furono soprattutto capi di vestiario, infatti Loria con la sua rete di collaboratori chiese alle varie regioni di inviare vestiti. I vestiti che arrivarono erano sgualciti e furono poi aggiustati e rattoppati. I vestiti venivano poi esposti come tipici ed autentici di un luogo, di una determinata regione (idea fittizia di unità regionale). Ci fu un processo di folklorizzazione o di produzione di un’identità regionale.

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A fine ‘800 c’era l’idea che determinati aspetti del folklore e delle tradizioni popolari fossero in via di scomparsa e che quindi andassero catalogati e musealizzati . Questo sguardo di costruzione di un’identità nazionale va a costruire un’idea fittizia di unità regionale. (Adesso siamo in un periodo di revival delle tradizioni popolari ed elementi tipici di una regione) Loria fece poi un Convegno della società di etnografia italiana nel 1911.

Ritardo in campo antropologico: • Problema nazionale di definire chi sono realmente gli italiani (costruire l’identità nazionale italiana) che porta

agli studi sul folklore. • Aspetto che manca in Italia rispetto ad altri paesi europei (Inghilterra e Francia): la minore espansione

coloniale. Il sapere sulle popolazioni extraeuropee è dato dall’espansione coloniale (Thomas: il collezionare è collegato al governare).

• Il fatto che la cultura italiana è una cultura idealista, classica: rispetto all’Europa di fine ‘800 il positivismo ha avuto poco spazio in Italia. In Italia c’è stato il predominio della cultura classica.

• Discredito dell’antropologia fisica razzista

Capitolo 11: periodo tra le due guerre – diffusionismo e storia delle religioni Scuola del diffusionismo: una scuola minore legata alla figura di Padre Schmidt, che ha costruito il sapere dei missionari. Egli si interessò di storia delle religioni e testimoniò il fatto che in ogni popolazione aveva l’idea di un’unica divinità. Il diffusionismo era l’idea che ogni tratto culturale originale si fosse diffuso nelle aree limitrofe. Questo tratto originario andava però deteriorandosi durante il processo di diffusione. Prima c’era l’idea di un unico dio. Diffondendosi questa idea era sbiadita per poi essere ripresa, revitalizzata con l’esperienza cristiana-cattolica. Egli sostiene l’idea originaria di monoteismo. Tra le due guerre abbiamo una serie di studi protratti in Eritrea, in Somalia e in Etiopia (Africa orientale italiana). Carlo Conti Rossini ed Enrico Cerulli hanno dato origine alla scuola storico-giuridica.

Vi è poi l’esperienza del colonialismo fascista, a partire dagli anni ’20, animato da una volontà di rivalsa, di riscatto rispetto all’idea di antropologia. Vi è un progetto di ricostruzione del potere coloniale in Eritrea, Somalia e Libia (che si traduce in una repressione fortissima di queste popolazioni). Vi è una fortissima volontà di espansione e conquista coloniale (anche riappropriazione territoriale) e di legittimare questa volontà di espansione con una teoria scientifica di superiorità razziale (un’eredità dell’impero romano). Questa superiorità razziale vuole essere fondata sul piano scientifico: si vuole produrre una sorta di scienza di stato (in concordanza con le dinamiche politiche del tempo) che dal punto di vista scientifico dimostri la superiorità di un popolo rispetto al popolo colonizzato. Vi è una serie di antropologi fisici che dimostrarono proprio questo aspetto: vi è l’elaborazione di una teoria sulla razza legittimata dal punto di vista scientifico (il 1938 è legato alle leggi razziali derivano dalle prime leggi in Italia sui meticci, sul fatto di disconoscere i propri figli e di mettere fuori legge il fenomeno di meticciato). L’antropologia fisica e culturale fu del tutto dimenticata per questo evoluzionismo di tipo raziologico. L’interruzione e il ritardo degli studi antropologici in Italia è legato quindi all’espansione coloniale. Il panorama dell’antropologia extraeuropea italiana nasce da stimoli esterni che vengono dall’America e dalla Gran Bretagna.

Nel secondo dopoguerra vengono recuperati gli studi antropologici extraeuropei. Dagli studi demologici (1930-1940) emerge la figura di Ernesto De Martino. Egli era un allievo di Benedetto Croce, quindi aveva un’impostazione idealista. L’idea di Croce sulle discipline umanistiche era un’idea che non accettava le scienze positivistiche. L’oggetto di studio è l’evoluzione dello spirito umano nelle sue formulazioni più alte. Vi era l’idea di studiare l’estetica, l’etica, la morale e l’economia. Il resto non era degno di essere studiato. All’interno dell’idealismo crociano non c’era spazio per lo studio della storia delle masse. Quest’ultimo era visto come un precipitato sbiancato e povero della cultura elitaria. Non aveva senso secondo lui studiare la cultura di massa perché in essa non si trovava nulla di originale. L’opera di De Martino è tutta incentrata sul tentativo di includere all’interno delle discipline umanistiche anche lo studio delle masse, delle plebi (va contro Croce). C’è l’idea che nelle tradizioni popolari ci fossero anche elementi di autonomia (contenuti di originalità). Questo elemento diventa forte dopo la seconda guerra mondiale in cui vi è la svolta meridionalista di De Martino. Vi è la volontà di svolgere una storia del mondo popolare. Scrive Il mondo magicoe svolge degli studi sul meridione d’Italia (studio sul tarantismo).

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