Aphra Behn: l'invenzione del novel, Tesi di laurea di Letteratura Inglese. Università degli Studi di Napoli L'Orientale

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La prima donna inglese a guadagnarsi da vivere con la penna
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Introduzione

Il seicento è il secolo nel quale eventi come l’incendio di Londra, la peste, le

scoperte scientifiche, la nascita di sette religiose e accademie, provocano un

mutamento nel modo di concepire se stessi e il mondo circostante; in un

universo prettamente maschile, le donne iniziano a far sentire la propria voce.

Le sette religiose giocano un ruolo determinante nella scoperta di una forma di

democrazia nella fede, che darà diritto di parola alla donna al pari degli

uomini; e sarà proprio una donna ad inaugurare la nascita del romanzo

moderno.

Scrittrice, poetessa, traduttrice, unica commediografa del teatro della

Restaurazione, Aphra Behn (1640-1689) è tra le prime donne di estrazione

borghese a guadagnarsi da vivere con la penna. Astrea, si distacca nettamente

per la sua vicenda dall’esiguo gruppo di literary ladies che la precedono;

prima di lei solo alcune aristocratiche come Anne Finch, Katherine Philips e

Margaret Cavendish avevano osato rivelare il desiderio di infrangere il silenzio

al quale erano state relegate. Figlia di “poche madri”, Aphra contribuirà in

maniera determinante all’affermazione della professionalità femminile in

ambito letterario; nonostante la consapevolezza della discriminazione a cui la

condannava il suo essere donna, scriverà instancabilmente fino alla morte.

Divenuta un personaggio di spicco nell’ambiente teatrale della capitale, Aphra,

inizia a frequentare Grub Street, la strada degli scrittori senza fama, e le più

note coffee-houses, si circonda di famosi attori e letterati, ed è in questi anni

che nasce la leggenda di Aphra che vive da single in una Londra in cui la

condizione della donna era drammatica.

Il mistero che avvolge la sua vita è ancora al centro di supposizioni, c’è chi la

vuole figlia di un Luogotenente in Suriman, chi di un barbiere o ancora c’è chi

la vuole adottata; mentre secondo altre interpretazioni è stata sposata con un

1

mercante di origine olandese. Le uniche certezze che si hanno sul suo conto

riguardano il soggiorno in Surinam, ampiamente descritto nelle pagine del suo

celebre romanzo, Oronooko, e l’attività spionistica in Olanda per conto del re

Carlo II. Il suo successo in un ambiente teatrale e letterario tutt’altro che ben

disposto verso una donna è ancora oggetto di congetture; è il 20 Settembre del

1670 quando va in scena presso il Lincoln’s Inn Fields la sua prima commedia,

The Forced Marriage, che segna l’inizio della sua intensa attività teatrale.

Aphra, nelle sue commedie costruisce un documento di una nuova estetica,

che si pone in antitesi rispetto alla pedagogia teatrale di quei tempi, dominata

dalla scuola francese; in The Rover, Sir Patient Fancy o The Lucky Chance,

solo per citare alcuni dei suoi maggiori successi, emergono personaggi che

raccontano l’inquietudine di una società che sta mutando; L’autrice riprende

all’infinito il tema dell’inganno, dietro al quale si nascondono le vecchie

angosce del Barocco.

Per guadagnarsi da vivere, Astrea, oltre che commedie, scrive anche racconti;

infatti il suo nome è stato a lungo legato al già citato, Oroonoko, or the Royal

Slave, 1688, primo romanzo abolizionista della letteratura europea, pubblicato

solo un anno prima della sua morte. Con la storia di questo eroe nero,

decisamente inconsueta per il lettore dell’epoca, l’autrice anticipava elementi

che caratterizzeranno la narrativa del settecento: nelle prime pagine afferma di

essere stata una diretta testimone dell’accaduto, accentuando il carattere

realistico dell’opera. Malgrado le premesse, il testo rimane legato alla

tipologia del romance e alla visione romantico-idealistica del mondo che

questo genere comporta. Il successo di questo testo, ha lasciato a lungo

nell’ombra il primo romanzo epistolare della letteratura del suo paese, Love-

Letters between a Nobleman and His Sister, scritto e pubblicato cinque anni

prima di Oroonoko, nel 1683 e con mezzo secolo d’anticipo sulla ben più nota

Pamela di Richardson. Il gusto per la comunicazione epistolare aveva

cominciato a diffondersi già nel secolo precedente, per le esigenze della nuova

2

classe mercantile, la Behn è stata tra i primi a riconoscere la potenzialità della

lettera, trasformandola in un genere narrativo.

Il testo trae spunto da uno scandalo della Londra di fine secolo, che vedeva

come protagonisti un nobile fuggito con la sorella di sua moglie; per la prima

volta un evento di cronaca diventa fiction, spia del nuovo gusto dell’epoca, che

alla scrittura d’invenzione privilegia il resoconto autentico. Nel testo i

protagonisti si raccontano senza bisogno di un narratore, permettendo un

rapporto empatico tra lettore e autore, inoltre va sottolineato come questa

forma di narrazione contribuisca all’effetto di reale e all’analisi introspettiva

dei personaggi che vivono insieme al lettore le vicende narrate. Colpiscono nel

testo i termini sorprendentemente moderni, con i quali l’autrice affronta i temi

dell’adulterio e della sessualità femminile, anticipando le sottigliezze del

futuro romanzo psicologico.

3

Le donne del Seicento

1. Predicatrici di uguaglianza

Il seicento è il secolo delle grandi scoperte scientifiche, delle accademie come

la Royal Society, delle sette religiose, della caduta della monarchia e della

repubblica di Crommwell; eventi che provocano notevoli cambiamenti

all’interno della società: “Prince, subject, father, son, are things forgot”1 così

scrive John Donne nel suo testo, An Anatomie of the World . Le vicende del

secolo in questione costringono le donne ad occupare un ruolo di rilievo sul

palcoscenico della storia; donne di tutti gli schieramenti politici e classi sociali

si trovano a dover gestire case, beni e a percorrere strade insanguinate dalla

guerra civile per portare aiuto agli esiliati oltre Manica. In un celebre testo

Antonia Fraser2, descrive la condizione femminile del secolo e regista il

mutamento che vede il passaggio della donna da soggetto passivo a

protagonista della scena sociale; inoltre l’autrice ricorda come il 90% delle

donne ad inizio 1600 fosse illetterato.

Donne a cui era negata libertà d’espressione, giacché opinione comune era che

“their best setting is silence”3. Vale la pena ricordare la grande partecipazione

femminile alla vita delle sette protestanti proprio perché il credo riconosceva

alla donna libertà di parola al pari degli uomini. Al di la delle diversità

teologiche che separavano le comunità religiose, il principio che le

accumunava era l’ uguaglianza per tutti i credenti “That since we are assured

of our Creation in the Image of God, and of an interest in Christ, equal unto

4

1J. Donne, J.Donne: the major works, Oxford University Press, Oxford, 2000, p. 212. 2A. Fraser, The Weaker Vessel: Woman’s Lot in Seventeenth Century England, Weidenfeld & Nicolson, London, 1984. 3 D. M. Stanton, the English Woman in History, GeorgeAllen& UnwinnLTD, London, 1957, p. 146

men…”4. I quaccheri in particolare interpretarono le sacre scritture nell’ottica

di una totale uguaglianza; per Fox, il fondatore della setta:

“ for man and woman were helps meet in the image of God, and in righteousness and holiness, in the nomination before they fell; but after the fall, in the

transgression, the man was rule over his wife, but in the restoration by Christ, into

the image of God and his righteousness and holiness again, in that they are helps

meet, men and woman, as they were before the fall”5.

Margaret Fell, moglie di Fox, spiega che “the Church of Christ is a woman,

and those that speak against the Woman speaking, speak against the Church of

Christ, and the Seed of Woman, which Seed is Christ”6. Nel 1656 la Fell

scrive un’opera particolarmente significativa per l’epoca, perché chiede la

riammissione degli ebrei in patria e nel contempo ribadisce il diritto delle

donne alla parola.

La scoperta di una forma di democrazia nella fede giuda tante donne, molte

delle quali appartenenti a sette religiose, per le strade inglesi; la prima volta

nel 1642, quando in più di cento invadono lo spazio esterno al Palazzo dei

Comuni, luogo simbolico al quale non potevano accedere, insistendo per

presentare una petizione ad una parte del potere politico. Consapevoli del

pregiudizio che le esclude dalla cosa pubblica, esordiscono dicendo: “it may

be thought strange and ubeseeming our sex to shew ourselves by way of

Petition to this Honourable Assembly…”7; il documento firmato da

“gentlewomen, Tradesmens Wives, in and about the city of London” è il primo

di una lunga serie e provocò non poco scompiglio nelle strade già insanguinate

dalla guerra civile. Nei periodici dell’epoca possiamo leggere della violenza

con la quale venivano respinte dalle guardie; donne colpite sulle mani e sulla

5

4 M. Prior (ed),Women in English Society, Methuen, London, 1985, p. 224. 5 G.Fox, a collection of many Select and Christian Epistles, London, 1698, p. 323. 6 B.S. Travitsky, The possibilities of prose in H Wilcox, Women and Literature in England 1500-1700, CUP, Cambridge 1996, p. 255. 7 H. L. Smith, M. Suzuki and S. Wiseman (eds), Women’s Political Writings, (1610-1725), Pickering&Chatto publishers, London, 2007, Vol.II, p. 7-8.

faccia, di qualsiasi età o estrazione sociale, per niente impaurite lanciavano

sassi contro le sentinelle, chiedendo la Pace al loro Re8.

Alla battaglia delle petizioniste che si può definire emancipazionista, si

affiancano anche profetesse e predicatrici, presenti inizialmente in Kent, a

Cambridge, a Salisbury e a Londra. Il loro movimento ha avuto origine nelle

sette separatiste olandesi.

Katherine Chidley, petizionista e tra le più note predicatrici, sostenne la

necessità di una religione di stato controllata dal parlamento e non

dall’assemblea dei così detti Santi che formavano il governo di Cromwell.

Mary Cary, appartenente alla setta “Fifth Monarchy” parla di un mondo di

libertà e felicità per tutti, senza lotte e discordie, volto alla preoccupazione

della salvezza dell’anima. Il pensiero di Cary, come quello del movimento

femminista novecentesco, mette in discussione l’ordine patriarcale; anche nel

caso delle predicatrici va rilevato il paradosso di donne che acquistano il

diritto di parola riferendosi proprio a quel Dio “creatore del cielo e della terra”

da cui discende il discorso patriarcale. Sebbene queste donne godessero di una

vasta liberà d’espressione, poiché ritenute portavoci di Dio, nel 1655 molte di

loro finiscono nella prigione di Exeter, dove reinterpretano l’epistola di San

Paolo ai Corinzi, per affermare che la predicazione può essere un’ attività sia

maschile che femminile. La reinterpretazione della parola del Signore è stato

il motore che ha avviato una riflessione sulla condizione femminile, concetto

espresso da non pochi critici del pensiero di genere9.

6

8 Cfr. R.de Romanis, <La Bibbia e la penna: la pamphlettistica femminile durante la rivoluzione inglese>, Nuova DWF, 14, 1980, p. 137. 9 tra i quali vale la pena menzionare Annamaria Lamarra che afferma: “petizioniste, predicatrici e profetesse donne che parlano di dio per parlare del loro paese e di se stesse, ragionano sulla condizione femminile, condividendo la consapevolezza, nuova per i tempi, di quanto il problema storico dei diritti delle donne si leghi anche ad una mutazione teologico-politica in grado di capovolgere le condizioni dell’esercizio del potere” A.Lamarra, l’invenzione del romanzo. Il caso di Aphra Behn, Filema edizioni, Napoli, 2012, p. 31.

1.1. Alle origini del movimento letterario femminile

All’epoca si ignorava, nel campo dei saperi, di tante donne che pure si erano

cimentate con successo in ambiti ritenuti esclusivamente maschili; tra i settori

in cui emergono le prime scrittrici, va ricordata la traduzione, attività ritenuta

poco creativa e secondaria, di conseguenza ammessa per le donne. È doveroso

citare, Margery Kempe, che oltre ad aver scritto la prima autobiografia

femminile, Boke10 , inserisce nel testo anche testi religiosi tradotti. Tra le

donne colte dell’epoca che si cimentano nell’arte della traduzione, vanno

menzionate anche quelle della dinastia Tudor; Elisabetta, figlia dell’ultimo

matrimonio di Enrico VIII, traduce un’opera francese di Marguerite de

Navarre, A godly medytacyon of the coriste sowle, pubblicata nel 1584, Mary

Tudor contribuisce a una traduzione da Erasmo Prayers or Meditacions 1545

e sarà la prima donna a scrivere e pubblicare un’opera tutta sua Lamentacion

of a Sinner… bewalingthe ignorance of her blind life 1547.

La traduzione quindi permette alla donna di entrare in un mondo culturale che

fino a quel momento le era stato negato, “considerata meno attiva e meno

virile rispetto ad un’opera d’invenzione, la traduzione nella mentalità comune

si legava ad un ruolo di relativa passività, considerato proprio del sesso

femminile”11, inoltre alcuni studi sulla traduzione mostrano come

quest’ultima sia stata spesso paragonata al gentil sesso , come dimostra l’uso

di aggettivi quali bell e infidel, perché la traduzione così come la donna può

essere o meno fedele al padre. Anche la prima traduzione di una tragedia

francese, in inglese ed in rima è da attribuire ad una donna, Katherine Philips

che traduce La mort de Pompé di Pierre Coreneille; tuttavia la sua traduzione

circolò per molto tempo solo in forma di manoscritto, per poi essere

pubblicato a sua insaputa nel 1644. La notorietà che segue la pubblicazione,

spaventa l’autrice che in una lettera a Dorothy Osborne, sua amica, scrive :

7

10 pubblicata in parte nel 1501 con il titolo Short treastyse of Contemplacyon 11 A.Lamarra, l’invenzione del romanzo. Il caso di Aphra Behn, Filema edizioni, Napoli, 2012, p. 36.

” I must never show my face among reasonable people again, for some most

dishonest person has got some collection of my poems as I hear and has delivered

them to a printer – and this has so extremely disturbed me…”12.

La scrittrice temeva la censura dei suoi contemporanei e per questa ragione le

sue opere venivano lette solo da una piccola cerchia di amici, perché

all’epoca, come ci ricorda Harriet Martineau nella sua autobiografia del 1877,

l’aggettivo “famous” riferito ad una donna diventava sinonimo di “infamous”.

Margaret Tyler , invece, è stata la prima donna, 1578, a tradurre in inglese un

romance spagnolo, The Mirrouf of Princely Deedes and Kinghthood di Diego

Ortunez de Calahorra e a difendere con determinazione il ruolo di traduttrice;

la Tyler è tra le prime a dar voce al desiderio di essere autrice e scrivere senza

doversi nascondere dietro la traduzione o a cimentarsi solo in tematiche

religiose.

Sarà Mary Wroth, quarant’anni dopo a riprendere il genere laico del romance;

membro dell’aristocrazia e nipote di Sidney, si diverte a scrivere per la sua

piccola cerchia di amici, ma alla morte del marito, inizia a farlo per

guadagnarsi da viere; nel 1621 pubblica la sua prima opera, Urania, ricalcata

sul romanzo pastorale scritto dallo zio, Arcadia. Sebbene la fama di

quest’ultimo le permetta di accedere ad un mondo letterario poco propenso ad

accogliere le donne e di ottenere la stima di alcuni scrittori13 , il testo viene

ritirato dal mercato perché conteneva forti allusioni alla vita privata di alcune

nobili amiche dell’epoca. La Wroath attraverso la finzione rappresentava

scorci di vita reale della nobiltà inglese, colorita da note autobiografiche.

Nel secolo in questione, opinione comune era che i romances fossero letti

soprattutto da dame dell’aristocrazia; non a caso in molti volumi che ci sono

pervenuti è possibile trovare una doppia dedica, che permette all’autore di

creare una tacita alleanza con il pubblico maschile rispetto ai gusti letterari

della lettrice tipo14. Il romance che da un lato rafforza l’immagine storica della

8

12 Cit in Dale Spender, Mothers of the novels, Pandora Press, London, 1987, p. 559. 13 Ben Jonson le dedicò più di un’opera, tra cui L’Alchemist nel 1610. 14 A.Lamarra, l’invenzione del romanzo. Il caso di Aphra Behn, Filema edizioni, Napoli, 2012, p. 39.

donna come lettrice, paradossalmente viene messo in discussione dalle prime

scrittrici che capovolgono gli stereotipi che le imprigionavano in uno stato di

subalternità alla figura maschile per appropriarsi di diritti loro negati.

Al romance va collegata l’utopia e non poche donne scelgono questo genere di

scrittura,tra le quali va ricordata,Margaret Cavendish, duchessa di Newcastle,

soprannominata Mad Madge, la pazza Meg, perché rivendicava il diritto ad

essere una scrittrice professionista. La Cavendish nel 1666 pubblica

Description of a New World, Called the Blazing World, che unisce la struttura

tipica del romance e l’utopia al femminile; la struttura del romance è presente

nelle peripezie che coinvolgono la protagonista ma poi la scrittura abbraccia il

genere utopico giacché l’eroina diventa padrona assoluta di un regno nel quale

viene esaltato un potere al femminile.

1.2. La nascita del romanzo moderno

Il processo di disgregazione sociale che aveva avuto inizio già nel

Cinquecento, ribalta le gerarchie sociali, pone fine ai vecchi legami tra le

classi e al predominio dei ceti aristocratici, che avevano favorito il successo

9

del romance; i nuovi uomini emersi dall’ideologia individualistica nata con il

protestantesimo e alimentata da una cultura popolare e alta, sviluppano gusti

letterari lontani dai vecchi personaggi mitici che vivono in un indefinito

passato. Il movimento di riforma intellettuale nato con il protestantesimo, che

aveva affermato il principio della libertà personale come valore basilare, viene

ripreso in politica e si afferma nella vita privata, riconoscendo al singolo il

diritto di farsi guidare dai propri sentimenti e non più esclusivamente da

divieti imposti dalla società; quest’insieme di fattori intrinsecamente legati

sviluppa nel nuovo contesto sociale il concetto di individualismo, che

favorisce il culto della sensibilità e dell’esperienza come processo inevitabile

nel percorso esistenziale.

Non a caso le passioni umane e le loro manifestazioni diventano oggetto di

studio da parte di filosofi e saggisti: Hobbes dedica un intero capitolo del

Levitano alle “origini interne” delle passioni; a sua volta Edward Reynolds

pubblica A Ttretise of the Passions and Faculties of the Soule of man . Vanno

anche ricordati testi di filosofi francesi che vengono tradotti in inglese, per

esempio The use of the Passions di Jean Francois Senaut, oppure la versione

inglese di Walter Charleton della Vedova di Efeso.

Il crescente interesse per le passioni che diventano oggetto di analisi,

contribuisce a spiegare il grande successo del primo caso letterario europeo, le

Lettres Portugaises traduites en francais, apparse in Francia nel 1669 e subito

tradotte nelle maggiori lingue europee. Le lettere subiscono il divice del

manoscritto ritrovato, infatti l’editore Claude Barbin dichiara di aver trovato le

lettere e di aver poi deciso di tradurle in francese “senza nulla omettere”;

quest’espediente “ segna l’inizio di un gusto nuovo e di una mutata sensibilità

da cui nasce una forma di invenzione che si costruisce negando l’invenzione

stessa”15. Il caso letterario cui si accennava è stato a lungo tale, giacché il

dibattito sull’autenticità delle lettere ha visto numerose e contraddittorie

posizioni da parte dei critici; l’atteggiamento più accreditato in tempi recenti,

10

15 A.Lamarra, l’invenzione del romanzo. Il caso di Aphra Behn, Filema edizioni, Napoli, 2012, p. 75.

vuole che Guilleragues, “presunto traduttore”, sia in realtà l’autore del testo.

Le lettere vengono tradotte in inglese nove anni più tardi da Sir Roger

L’Estrange e riscuotono anche sul suolo inglese un grande successo tanto che

scrivere alla portoghese diventa una vera e propria moda che spinge molti e

molte a immaginare un seguito della vicenda; particolare significativo: sono

numerose le autrici di questo particolare tipo di risposta, che in ossequio al

pregiudizio dell’epoca, rispetto alla donna autrice, firmano “by a woman”.

La storia di questa insolita protagonista , una monaca abbandonata dal suo

amante e vittima della passione amorosa, che si pone al di la dei codici

comportamentali femminili e che ribalta le regole tipiche dell’amor cortese,

contribuisce ad accreditare l’immagine della donna che inizia a scrivere di sé

e segna l’inizio di un gusto nuovo, volto alla testimonianza diretta dell’aspetto

privato.

Allo sviluppo del genre par letters contribuisce anche il gusto per la

comunicazione epistolare che aveva iniziato a diffondersi già durante il regno

di Elisabetta; la classe emergente, formata in particolare da mercanti, aveva

bisogno di mezzi di comunicazione; così con lo scopo di addestrare alla nuova

arte dello scrivere, vengono pubblicati testi come: The Enemies of Idleness di

William Fulwood, The English Secretaries di Angel Day, A Post-boy rob’d of

his Mail di Charles Gildon. Si tratta di raccolte che erano costruite intorno a

situazioni tipo: A Letter Written to Reclam Youthful Extravagancies in a Son

oppure A Letter of Advice from a Mother to the Dauther.

Contribuiscono al successo del nuovo mezzo di comunicazione anche alcune

riviste per signore, come il celebre Ladies’Mercury e l’ Athenian Mercury ,che

appaiono a partire dalla seconda metà del secolo e contribuiscono

all’affermazione del nuovo genere letterario; sulle pagine di questi giornali

compaiono infatti sotto forma di lettere i primi abbozzi di romanzi epistolari,

costruiti intorno all’idea di “un privato come sinonimo di verità”.

11

Per concludere va ricordato che il nuovo genere letterario, il novel16 in letters,

nasce dalla reazione alle tendenza razionalistiche dell’epoca, già manifestatasi

durante la rivoluzione puritana. Di questa nuova sensibility e della grande

potenzialità della lettera si farà interprete Aphra Behn. Nel 1696, nella prima

edizione postuma delle sue opere, a fine volume appaiono otto Loves Letters

to a Gentleman, di cui non si conosce la data; le lettere si presentano più come

libera interpretazione del testo francese, di cui laicizza il personaggio giacché

la protagonista è una semplice donna e alla parola patetica di Marianne

Alconfarado subentra l’invettiva ironica e il gioco intellettuale di un’eroina

moderna. La metamorfosi dell’io narrante di questo breve testo prepara la

strada al primo novel in letters della letteratura inglese, Love-Letters between

a Nobleman and His Sister 168317, dove per la prima volta lo sviluppo

psicologico dei personaggi costituisce il motivo conduttore della trama.

Aphra Behn: una vita inventata

12

16 Clara Reeve (1729-1807) tra le prime donne a praticare la critica letteraria e definisce: “The Romance is an heroic fable, which treats of fabulous persons and things.--The Novel is a picture of real life and manners, and of the times in which it is written.” C. Reeve, The Progress of the Romance, Garland Pub, New York, 1970. p.111. 17 Con circa mezzo secolo di anticipo sulla ben più nota Pamela di S. Richardson.

Prima donna inglese a guadagnarsi da vivere con la penna, Aphra Behn, figlia

di poche madri , cioè priva di una tradizione o immagine alla quale

appoggiarsi, contribuisce in maniera determinante all’affermazione della

professionalità femminile in campo letterario; autrice di romanzi, liriche e

traduzioni, rivendica il diritto di accedere ad un mondo prettamente maschile:

“I value Fame as much as if i had been born a Hero; and if you rob me of that, i can

retire from the ungrateful World, and scorn its fick Favours”18.

In realtà lei continua a scrivere fino alla morte, nonostante gli attacchi che le

rivolgono critici e colleghi, meno abili ad assicurarsi il terzo giorno di

repliche, dopo il quale, un autore di testi teatrali aveva diritto ad una

percentuale sull’incasso; il Marchese di Halifax nel 1688 ha sottolineato ‘the

unjustifiable Freedom of some of your Sex have involved the rest in the

penalty of being reduced’19.

Nei primi anni dell’ottocento, il suo testo più famoso, Oronooko or the Royal

Slave, veniva ancora letto e messo in scena, ma sarà il Novecento a darle

quella notorietà a cui tanto ambiva, grazie a raccolte di opere, biografie e

citazioni di critici quali: Montague Summers, Vita Sackville-West, Virginia

Woolf , che la ripropongono all’attenzione del pubblico20. Vale la pena

ricordare anche il contributo della critica, Julia Kavanagh che afferma: “The

disgrace of Aphra Behn,is that, instead of raising man to woman’s moral

standard [she] sank woman to the level of man’s coarseness"21, nelle parole di

Virginia Woolf, al contrario, la scrittrice viene descritta come:

13

18 Cit. A.Lamarra, l’invenzione del romanzo. Il caso di Aphra Behn, Filema edizioni, Napoli, 2012, p. 47. 19 George Savile, Marquis of Halifax, The Lady’s New Years Gift, London, 1688, p. 96. 20 M.Summers ha curato l’edizione in sei volumi delle opere dell’autrice: The Work of Aphra Behn, 1915, V. Sackville-West è autrice della biografia: A. Behn. The incomparabile Astrea, 1927, Virginia Woolf fa riferimenti a lei in A Room of Own’s Own, 1929, e anche in Women and Writings, 1979. 21 Cit. in Dale Spender, Mothers of the novels, Pandora Press, London, 1987, p. 80.

“a middle-class woman with all the plebeian virtues of humour, vitality and courage;

a woman forced by the death of her husband and some unfortunate adventures of her

own to make her living by her wits”22

sulla cui tomba in Westminster Abbey, tutte noi donne dovremmo spargere dei

fiori in segno di riconoscenza.

Nonostante i numerosi tentativi di critici letterari che hanno tentato di svelare

i segreti della vita di Aphra, la sua esistenza resta avvolta da un velo

misterioso; Janet Todd nella sua celebre biografia23 sulla scrittrice, osserva

che: “what i have written is the possible life of Aphra Behn”24 perché “what is

known of Aphra Behn could be summed up in a page”25 e la sua vita “ must,

however, be constructed from the works, for there is almost nowhere else to

search.”26.

L’unico profilo biografico scritto da un contemporaneo, Memories of the Life

of Mrs Behn, Written by A Gentlewoman of her Acquaintance è apparso in

forma anonima nel 1696 nella prima raccolta postuma delle Histories and

Novels o/ the Late Ingenious Mrs Behn, a cura di Charles Gildon, editore di

tutta la produzione letteraria della Behn. Biografi e critici accettano con

perplessità le Memoirs perché nelle tre edizioni successive, la presenza di

variazioni e amplificazioni dei numerosi brani fa risultare la biografia del tutto

fictional; in ogni caso rappresenta l’unico documento scritto da un

contemporaneo. Le numerose digressioni fanno ritenere inattendibili le

Memorie soprattutto nell’edizione del 1698 e in quella del 1705; secondo

alcune interpretazioni Charles Gildon sarebbe il responsabile di questa

biografia romanzata, perché spinto dal successo che le opere della Behn

continuavano a riscuotere anche dopo la sua morte, avrebbe deciso di

mescolare frammenti di romanzi lasciategli in eredità dalla stessa autrice per

14

22 Virginia Woolf, A Room of One’s Own, Penguin, Harmondsworth, 1992, pp. 82–8 5. 23 Janet Todd, The secret Life of Aphra Behn, 1996. 24 Janet Todd, The secret Life of Aphra Behn, Bloomsbury Reader, London, 2013, p.30. 25 Ivi, p.28. 26 Ivi, p. 45.

costruire la storia della sua vita; ma c’è anche chi ritiene che sia stata proprio

Astrea la prima biografa di se stessa27.

L’ignota biografa delle Memories sostiene che Astrea sia nata a Canterbury nel

1640 come Aphra Johnson e che il padre, Bartolomeo Johnson, legato da

rapporti di parentela con Lord Willoughby, fondatore e governatore della

colonia di Surinam nelle Indie Occidentali, è stato da questi nominato

luogotenente dell’isola. La tesi delle Memoire viene però smentita, verso fine

Ottocento, da Sir Edmund Gosse che in margine ad una poesia di Ann Finch,

duchessa di Winchelsea, trovò un’annotazione in cui si sosteneva che Aphra si

chiamasse in realtà Aphra Amis, figlia di un barbiere vissuto a Wye, una

piccola cittadina del Kent. Nei registri della parrocchia di Wye gli studiosi

hanno trovato tracce di una Aphra Johnson, figlia di John e Amy, battezzata il

10 Luglio del 1640, ma secondo Vita Sackville-West28 esisterebbe anche una

Aphra Amis, partita con la sua famiglia per le Indie Occidentali, che potrebbe

essere stata adottata perché figlia illegittima di Lady Willoughby. Vita

Sackville-West non è l’unica ad avanzare l’ipotesi dell’adozione, anche

secondo Angeline Goreau29 è così, inoltre esistono prove indirette come una

storia di Surinam pubblicata nel 1808 in cui vengono citati Lord Willoughby

e il suo luogotenente , giunto sull’isola con moglie, figli e una bambina

adottata di nome Aphra.

Secondo d’autrice delle Memoirs invece Mr Johnson muore durante il

viaggio, ma la famiglia sbarca ugualmente in Surinam ed è lì che Aphra

incontra William Scot, un repubblicano, figlio di Thomas Scot30, costretto a

lasciare il paese non solo per motivi politici ma anche per sfuggire ai suoi

numerosi creditori. Anche l’ambiguità di questo personaggio fa ritenere le

15

27 Cfr, A.Lamarra, The Difficulty in Saying “I”. Aphra Behn and the Female Autobiography, in M.A.O’Donnell, B.Dhuicq (eds), Aphra Behn (1640-1689). Le Modèle Européen, Bilingua GA Editions, Paris 2005, p.1-8. 28 V.Sackville-West, A.Behn. the Incomparable Astrea, Gerald Howe, London 1927. 29 A.Goreau, Reconstructing Aphra. A social Biography of Aphra Behn, The Dial Press, New York 1980. 30 uno dei giudici che condannò a morte il re Carlo I.

Memoirs poco attendibili, infatti c’è chi vuole Astrea amante di Scot, come

dimostrerebbe una lettera del luogotenente di Surinam, William Buyan, in cui

si accenna alla passione fra lei e Celeadon, alias Scot. Tornata in Inghilterra,

orfana e priva di mezzi sposa un uomo ricco, che secondo studi recenti sarebbe

un Joh Behn o Jhoan Behn, un mercante di origine olandese, probabilmente il

capitano della nave King David, che batteva la rotta dell’Atlantico

meridionale, ed è quindi plausibile che si siano incontrati sulla nave, durante il

viaggio di ritorno; il matrimonio non dura a lungo perché Mr Behn muore

nella terribile epidemia di peste che colpì Londra nel 1661. Sempre nelle

Memoirs si sostiene che Aphra, tornata in patria, faccia un resoconto al re

Carlo II così piacevole e interessante della sua esperienza in Surinam, che il

sovrano decide di affidarle il compito di spia in terra olandese; ruolo che la

Behn, alias Astrea, effettivamente svolse durante il conflitto anglo-olandese,

come è documentato dalla fitta corrispondenza con James Halsall, funzionario

del re.

Se sia giunta nelle Indie Occidentali come Aphra Amis o come Aphra Johnson

o ancora, secondo la versione di Maureen Duffy31, come figlia della balia del

Colonnello Culpepper, è tutt’oggi ancora impossibile da stabilire, ma la

presenza di Astrea sull’isola è generalmente accettata dai biografi. Il soggiorno

a Surinam in un certo senso è testimoniato dal suo romanzo Oronooko, in cui

sono numerosi i riferimenti a personaggi pubblici dell’isola, sconosciuti in

Inghilterra, ma anche le descrizioni di luoghi e animali, come ci fa notare il

critico Walter Allen nella sua celebre storia del novel32, non possono essere

frutto delle sue capacità immaginative. Invece la permanenza ad Anversa,

com’è già stato anticipato in precedenza, è documentato dalla corrispondenza

con i funzionari del sovrano ed è memorabile la lettera del Settembre 1666 in

cui informa Halsall di un possibile tentativo da parte degli olandesi di

attaccare le navi inglesi sul Tamigi. La Behn non viene creduta ed il contatto

con i suoi interlocutori londinesi cessa bruscamente; ma il 7 giugno 1667 la

16

31 M.Duffy, The Passionate Shepherdess, Jonathan Cape, London, 1977. 32W. Allen, The English Novel, Penguin, Harmondsworth, 1980.

sortita olandese ebbe luogo nei tempi e nei luoghi da lei indicati. Astrea per di

più non riceve la somma necessaria per il viaggio di ritorno ed è costretta ad

indebitarsi per tornare in patria l’11 maggio dello stesso anno. Proprio la

difficile situazione economica in cui viene a trovarsi e l’impossibilità di

restituire la somma prestatole, le faranno conoscere il carcere; ne sono prova le

petizioni che invia, raccolte nel Public Record Office di Londra. Secondo

alcuni biografi saranno i suoi sostenitori a Corte a farle riacquistare la libertà,

mentre per altri sarebbe stato John Holey ad aiutarla, un avvocato di Grays

Inn, frequentatore di circoli e teatri, nonché suo amante; quando e come la

Behn lo abbia incontrato non è possibile ricostruirlo ma viene identificato

anche come il destinatario di otto Love Letters to a Gentleman.

La domanda sul perché sia stata scelta proprio lei a svolgere un incarico tanto

delicato come quello di agente segreto per la corona inglese, in una società

ancora maschilista, ha suscitato dubbi e perplessità; opinione comune è che

Aphra avesse avuto un primo contatto con l’attività spionistica proprio nella

sua famiglia. Durante la repubblica di Cromwell anche la bottega di un

semplice barbiere come Mr. Johnson poteva essere una comoda copertura e

giocare un ruolo importante nel difficile momento che la nazione stava

vivendo, perché veniva frequentata da personaggi di tutti i tipi, comprese spie

e agenti al servizio del re. Anche il ruolo di balia della madre è determinante a

dare una direzione precisa alla sua vita, poiché i figli di chi svolgeva questa

mansione potevano crescere in un contesto di familiarità con bambini di cui si

prendevano cura. Aphra entra nella famiglia dei Culpepper che erano in

rapporti di parentela con la famiglia ducale degli Howards, nonché con i

Sidney; sono loro che le permetteranno di accedere ad un mondo culturale e

sociale che altrimenti le sarebbe stato precluso. Alcuni membri della famiglia

Culpepper, alla morte di Cromwell, cercarono di rovesciare il governo dei

puritani, ma vennero scoperti e probabilmente proprio in questa occasione

Astea cominciò la sua attività di spia, portando messaggi dall’altra parte della

Manica a persone implicate nel complotto; queste vicissitudini politiche della

17

famiglia mettono la Behn in contatto con il mondo cattolico del continente, i

cui rituali dimostra di conoscere nella sua produzione teatrale. Sempre grazie

alle conoscenze contratte presso i Culpepper, nel 1666, anno in cui morì Mr.

Behn, Aphra incontra un loro amico di famiglia, Sir Thomas Killegrew,

ministro del re, a conoscenza del suo legame con Scot, che decide di farla

entrare nei servizi segreti di sua Maestà al fine di spiare l’amico.

Come si comprende i rapporti di amicizia nella vita di Aphra sono

determinanti e molto probabilmente anche il suo esordio come commediografa

è reso possibile grazie all’aiuto del ministro Killegrew, drammaturgo egli

stesso, che forse per farsi perdonare del mancato appoggio durante

l’esperienza in prigione della Behn, le permetterà il 20 Settembre 1670 di

mettere in scena al Duke’s Theatre33, The Forced Marriage, or The Gelous

Bridegroom che terrà il cartellone per sei sere consecutive. Alla decisione

rivoluzionaria di guadagnarsi l’indipendenza economica scrivendo, molto

probabilmente ha contribuito il mutamento del mondo del teatro. Com’è noto

nel 1660 con la restaurazione della monarchia riprende l’attività teatrale che

vede la presenza di attrici in palcoscenico. Va ricordato come Astrea sia stata

preceduta da signore quali Frances Boothby, Elisabeth Polwhele o Katherine

Philips, le quali però non sono riuscite a superare il livello della sporadicità

dell’evento ed ad affermarsi come professioniste. Aphra invece scrive

ininterrottamente e a distanza di poco più di sei mesi dalla prima

rappresentazione teatrale manda in scena la sua seconda opera, The Amorous

Prince e l’anno successivo The Duch Lover, che è anche la prima difesa delle

donne accusate di scarsa cultura e nell’epistola al lettore ricorda con ironia

come neppure Shakespeare potesse essere accusato di eccessivo sapere. I

memorabili interventi su questo tema stupiscono ancora oggi, Astrea nel 1688

traduce anche il testo di Bouvier de Fontanelle, Entretiens sur la Pluralité de

Mondes, perché, come spiega nell’introduzione, l’autore introduce anche una

donna tra i vari oratori.

18

33 A Sir Thomas Killegrew e Sir William Davenant si devono la costruzione di due teatri nuovi: King’s Theatre e Duke’s Theatre.

In pochi anni la Behn , malgrado sia priva di quella solidarietà femminile che

per esempio accompagnò le preziose in Francia, riesce comunque a costruire

da sola un percorso di autonomia intellettuale; divenuta famosa, frequenta

coffe houses e teatri insieme ad attori ed intellettuali, diventa amica di Dryden

e si sposta continuamente tra Londra e Richmond. Nelle sue commedie riesce

a sottrarsi alla pedagogia teatrale della sua epoca, dominata della scuola

francese, in cui la natura umana doveva essere presentata nei suoi tratti più

generali; al contrario Astrea deride gli stereotipi della grande messa in scena

del Barocco, utilizzando il topos dell’inganno come una metafora affidata

principalmente alle donne.

Aphra ci presenta signore consapevoli della doppia morale che giudica i

comportamenti maschili e femminili, che si prendono gioco di padri, mariti e

amanti, anche lo stereotipo della donna erudita reso celebre da Molière nelle

sue Femmes Savantes, viene ribaltato, come accade in Sir Patient Fancy, dove

la protagonista, una donna saggia e accorta, ha la funzione di deridere un

cliché culturale.

“Ah, Roti t-‘tis a Woman’s Commedy,/ One, who because she lately chanc’d to please us,/ With her damn’d Stuff, will never cease to teeze us. What has poor

Woman done, that she must be/ Debar’d from Sense, and sacred Poetry?/ Why in this

Age has Heaven allow’d you more,/ And Women lesso f Wit thanheretofore?/ We

once were fam’d in story, and could write/ Equal to Men; cou’d govern, nay, cou’d

fight./ We still have passive Valour, and can show,/ Wou’d Custom give us leave, the

active too,/ Since we no Provocations want from you./ For who but we cou’d your

dull Fopperies bear,/ Your saucy Love, and your brisk Nonsense hear;/ Indure your

worse than womanish Affectation,/ Which renders you the Nuisance of the Nation;

(…) But for your half Wits, you unthinking Tribe,/ We’ll let you see, whate’er

besides we do,/ How artfully we copy somr of you:/ and if you’re drawn to th’ Life,

pray tell me then, Why Women should not write as well as Men.”34

Nell’epilogo conclusivo di Sir Patient Fancy Astrea fa una vera e propria

dichiarazione dei diritti di una donna e di una scrittrice, contestando norme

19

34 A. Behn, Sir Patient Fancy, in M. Summers (ed), The Works of Aphra Behn, Phaeton Press, New York, 1967. cit., vol.IV., p 115-116.

sociali e modelli di scrittura; in questa commedia la madre, cui è affidato il

motivo della femme savante, si trasforma in donna saggia e accorta, con la

funzione di deridere un clichè culturale. In Sir Patient Fancy l’autrice mostra

di aver appreso la lezione di Shakespeare e costruisce il suo sguardo sulla

scrittura in uno dei primi esempi di metalinguaggio teatrale; quest’operazione

è ancora più evidente in The Lucky Chance con una trama che sembra tratta da

Romeo e Giulietta e tradotta nel codice della commedia. Nei testi della Behn

ritornano molti dei motivi del teatro shakespeariano: dall’innamorato costretto

a fuggire, alla complessa elaborazione di un’ideologia della crisi dell’uomo e i

mezzi per rappresentarla; quest’operazione di riprendere un testo viene

secondo Adrienne Rich è “an act of survival” scelto da non poche autrici.

Gli ultimi anni della vita di Astrea sono densi di eventi, in cui episodi come la

peste e l’incendio di Londra la spingono in un’altra direzione, non più

determinata da eventi esterni; come dimostra la scelta di un nuovo genere

letterario. E’ da questa consapevolezza che nasce il primo novel in letters della

letteratura inglese, Love Letters Between a Noble Man and His Sister,

pubblicato nel 1683, con circa mezzo secolo d’anticipo sulla ben più nota

Pamela di Richardson. L’avventura esistenziale di Astrea termina bruscamente

nell’aprile del 1689, l’inesperienza di un medico ne provoca la morte, il suo

corpo verrà sepolto a Westmister Abbey e sulla cui tomba sono incisi dei versi

scritti, con tutta probabilità dal suo amante, John Hoyle:

“Here lies a proof that wit can never be defence enough against Morality”35

Love Letters Between a Noble Man and His Sister

3. Uno scenario nuovo

20

35 Cit. in J.Todd, The secret Life of Aphra Behn, Bloomsbury Reader, London, 2013, p 8678.

Il romanzo scritto e pubblicato nel 1683, cinque anni prima di Oroonoko e

rimasto a lungo nell’ombra, trae spunto da un episodio di cronaca che aveva

suscitato non poco rumore a Londra. Lord Barkeley, in un numero della

London Gazette, denunciò la sparizione di sua figlia, Lady Henrietta, in realtà

fuggita con Lord Grey di Werk, marito della sorella. In seguito al loro

ritrovamento, Lord Grey venne citato in giudizio da Lord Barkeley, senza però

scontare alcuna pena; non molto tempo dopo il seduttore di Lady Henrietta si

lasciò coinvolgere nel complotto per assassinare il re Carlo II e più tardi prese

parte alla sommossa ordita da Monmouth contro Giacomo II.

L’ autrice, fedele sostenitrice del partito dei Tories, ambienta la vicenda dei

due cognati nella Francia degli Ugonotti, per evitare espliciti riferimenti alla

situazione politica del suo paese senza incorrere nel pericolo di diffamazione;

Parigi rappresenta così Londra e gli Ugonotti i Whings, incauti sostenitori del

duca di Monmouth, figlio illegittimo di Carlo II, che nel testo viene raffigurato

come il re francese, al quale vanno le simpatie di Astrea. Nonostante il suo

attaccamento al partito del sovrano, il motivo politico risulta marginale

rispetto alla trama, che si distacca dai canoni tradizionali fatti di atmosfere

seduttrici, con i quali il “teatro storico” della Corte dei Re aveva alimentato

l’immaginario di scrittori e drammaturghi.

La Behn mette in primo piano lo scenario interiore dei suoi protagonisti,

lasciandosi alle spalle gli eroi e le eroine di Madmoiselle de Scudéry, che pur

sotto il segno dell’allegoria avevano inaugurato un percorso che lasciava

intravedere i futuri sviluppi del viaggio sentimentale; un primo parziale

modello di psicologia del sentimento le viene offerto proprio dalle lunghe

analisi sull’amore a cui si abbandonano i personaggi di quest’autrice. Silvia e

Filandro interrogano se stessi sulla propria confusione interiore e il proprio

desiderio in una forma del tutto sconosciuta all’epoca, inoltre Astrea partendo

da una storia realmente accaduta ha la possibilità di creare un plot dalle tinte

forti in grado di accontentare i gusti dei lettori dell’epoca appassionati di

21

nouvelles galantes e nouvelles historiques, in cui la mescolanza di verità e

finzione anticipano il bisogno della testimonianza diretta del reale.

Attraverso la temeraria storia d’amore dei due protagonisti, l’autrice narra il

mutamento del gusto dell’epoca, che alla scrittura d’invenzione privilegia il

resoconto di esperienze individuali a cui viene attribuito il valore di unicità ,

anche in ossequio alle nuove teorie osservate da Descartes “ I observed that

this truth, I think, therefore I am”36; infatti Filandro e Silvia, malgrado i loro

nomi, si presentano come soggetti individuali, capaci di esprimere nella

vicenda di cui sono protagonisti i valori emersi dalla nuova concezione della

soggettività.

Il testo ruota intorno “a thousand Conflicts between Love and Honour”37, che

rappresenta una costante del vecchio romance, ma qui viene investita di una

funzione diversa; per i due eroi in contrasto con la norma sociale che considera

incestuoso il loro amore, il tema si risolve nell’analisi degli spazi interiori dei

personaggi. L’autrice analizzando il contrasto esistenziale della protagonista,

lascia emergere una consapevolezza scandalosa per la sua epoca e cioè di

come la sessualità sia parte costitutiva della personalità; di seguito, in non

poche parole, Silvia riconosce il desiderio che prova per Filandro:

“I Long for my undoing; for oh i cannot stand the batteries of your eyes and tongue,

these fears, these conflicts i have a Thousands times a day, ‘tis pitful sometimes to

see me, on one hand a Tousands Cupids all gay and smiling present Philander with

all the Beauties of his sex, with all the softness in his looks and Language those Gods

af Love can inspire, with all the Charms of youth adorn’d, bewithching all, and all

22

36 Rene Descartes, Discourse on the Method of Rightly Conducting the Reason, and Seeking Truth in the Sciences. Cambridge University Press, Cambridge, 1911, p. 19. 37 A.Behn, Love letters Between a Nobleman and his Sister, D. Brown, London 1759, p.13.

transporting; on the other hand, a poor Virgin languishing and undone; sighing her

willing rape to the deaf shades and fountains”38

L’analisi dell’interiorità femminile in termini così espliciti, legati ad un aspetto

considerato tabù per l’epoca, avrà tuttavia vita breve in letteratura a causa

dell’influenza moralizzatrice di Richardson, solo le imprudenti autrici Mary

Manley de la Rivière e Eliza Haywood si faranno interpreti del tema della

sessualità, ritenuto scandaloso e che a poco a poco scompare del tutto

dall’orizzonte del novel.

Nelle opere della Behn come nelle opere delle autrici su citate, il personaggio

intorno al quale ruota la parte più avvincente della vicenda è quello femminile,

nel caso delle Love Letters infatti è Silvia che attira l’attenzione del lettore con

le sue riflessioni di un io in formazione; a Filandro invece è affidato il tema

convenzionale della peripezia come accadeva agli eroi del romanzo

alessandrino e poi barocco. La differenza dei due eroi, emerge anche dallo stile

diverso che li caratterizza nel dialogare; la lettera nel romanzo permette di

creare l’individualità del soggetto narrante, che risulta ancora più evidente in

casi, come questo, dove sono unicamente i personaggi a parlare, senza il

commento del narratore sulle loro vicende. Silvia nel suo discorrere spazza via

la tipologia dell’edificio della scuola cortese che imprigionavano il

personaggio femminile, per lasciare emergere l’stinto e il turbamento a di due

individualità che si muovono in contrasto con le leggi della società.

23

38 J. Todd, The Works of Aphra Behn, William Pickering, London 1993, II vol. p. 30. “Anelo della mia rovina. Ma io non posso vincere contro l’attacco congiunto dei tuoi occhi e della tua eloquenza. Mille volte al giorno provo quest’angoscia, questo conflitto; a volte è una pena vedermi, perché da una parte ci sono mille cupidi lieti e sorridenti che mi mostrano te/ in tutto il tuo fascino della virilità, con quella dolcezza nello sguardo e nelle parole che solo gli dei dell’amore sanno ispirare, con tutta la bellezza di cui può essere dotata la gioventù, capace di stregare tutti e tutti fare innamorare, e dall’altra parte c’è una povera vergine perduta, malata d’amore che alle ombre silenti e alle fonti racconta tra i sospiri il suo desiderio di lasciarsi sedurre” A.Lamarra, Lettere d’amore tra un gentiluomo e sua sorella, Quattro Venti Srl, Urbino, 1999,cit, p.77.

“I found, whether you obliged or not, whether Love or Honour were preferred, I,

unhappy I, was either Way inevitably lost. Oh ! What pitiless God, fond of his

wondrous Power, made us the Objects of his Almighty Vanity?”39

L’esperienza drammaturgica dell’autrice le consente di sfuggire alle restrizioni

che la forma epistolare comporta attraverso espedienti tipici di una messa in

scena: le apostrofi sono inserite in lunghi monologhi che interrompono il

tessuto dialogico del testo, anche il registro del comico viene inserito nella

trama, un elemento che ritroviamo nella scena in cui Filandro, per non essere

scoperto nella camera di Silvia si traveste da donna e subisce le galanterie del

padre, che si comporta come un tipico vecchio libertino. Inoltre, tra le

influenze del testo non poteva mancare anche la lezione di Ovidio, autore che

Aphra conosceva bene, essendo stata tra i traduttori di un’edizione miscellanea

del 1680 Ovid’s Epistles, Translated by Several Hands, curata da John Dryden;

infatti quando Silvia lacera la lettera destinata a Filandro, sarà Melinda, la

fedele cameriera, a ricomporla ed inviargliela, spiegandogli l’antefatto, in

maniera analoga a quanto accade nel racconto della Fedra ovidiana.

Questo primo romanzo moderno della letteratura inglese chiude la stagione del

romance, espressione di un gusto della società destinato a morire.

24

39 A.Behn, Love letters Between a Nobleman and his Sister, D. Brown, London 1759, p.15. “Non importa se mi obbedisci o meno, non importa se sia l’onore oppure l’amore a prevalere, in un caso o nell’altro, me infelice! Sarò inevitabilmente perduta. Ohimé! Quale dio impietoso, compiaciuto del suo grande potere ci ha reso oggetto della sua smisurata vanità?” A.Lamarra, Lettere d’amore tra un gentiluomo e sua sorella, Quattro Venti Srl, Urbino, 1999. cit, p.53.

3.1 Il vraisemblable delle lettere

Nella sua dedica a Thomas Condon, capitano e poi Luogotenente sotto il re

Giacomo II, l’autrice riprende il device del manoscritto ritrovato; inoltre la

dichiarazione dell’autrice, di essersi divertita nella traduzione delle lettere,

contribuisce a creare l’effetto di reale. Il romanzo, che avrà una seconda e

terza parte, utilizzerà la formula epistolare solo nella prima, che si distingue

per originalità d’invenzione e strategia retorica: Silvia e Filandro costruiscono

da soli il loro personaggio attraverso delle precise modalità discorsive.

La lettera, così come l’autobiografia, è un genere deputato per statuto a

raccontare la verità, il racconto in prima persona crea quindi un’inedita

complicità con il lettore; Butor in un celebre saggio sull’uso dei pronomi

spiega che l’utilizzo della prima anziché della terza persona produce una

reazione differente nel lettore. Tra i primi a rendersi conto della particolare

empatia che si viene a creare tra lettore e autore fu Montesquieu, che nella sua

introduzione alle Lettere persiane, spiega il successo del genere come racconto

dell’intimo e del privato, in grado di esprimere le emozioni più di qualsiasi

altro tipo di narrazione. I tempi verbali ed in particolar modo l’utilizzo del

presente nel testo, contribuiscono a creare il senso di reale; i personaggi

vivono il presente, conoscono il passato e ignorano il futuro, questo permette

al lettore di seguire le vicende con il personaggio e di leggere le lettere ancor

prima del destinatario del testo40.

Fin dalle prime battute del testo si evince quanto la storia si distacchi dalla

tradizione letteraria; infatti seppur il nucleo tematico sembri ruotare intorno al

conflitto onore-amore, caro al romanzo eroico, in realtà se ne distacca

attraverso l’analisi interiore dei personaggi, da cui emerge la contraddittorietà

dell’io. Il testo evidenzia un’attenta costruzione retorica, ad esempio nella

prima lettera Filandro per convincere Silvia della legittimità del suo desiderio,

ricorre alla retorica basata sull’esempio; che, secondo la definizione di

Perman, ha la funzione di portare l’interlocutore a conclusioni che contrastano

25

40 come sottolinea Jean Rousset nella sua celebre opera Rorme et Signification. Essais sur les structures littéraires de Corneille à Claudel.

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