appunti dettagliati di SISTEMI POLITICI E AMMINISTRATIVI, Appunti di Economia Politica. Università degli Studi di Milano
eleonora289
eleonora289
Questo è un documento Store
messo in vendita da eleonora289
e scaricabile solo a pagamento

appunti dettagliati di SISTEMI POLITICI E AMMINISTRATIVI, Appunti di Economia Politica. Università degli Studi di Milano

26 pagine
13Numero di visite
Descrizione
appunti dettagliati di SISTEMI POLITICI E AMMINISTRATIVI
3.99
Prezzo del documento
Scarica il documento
Questo documento è messo in vendita dall'utente eleonora289: potrai scaricarlo in formato digitale subito dopo averlo acquistato! Più dettagli
Anteprima3 pagine / 26
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 26 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 26 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 26 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 26 totali
Scarica il documento

Sistemi politici e amministrativi

INTRODUZIONE Definizione di Bobbio -> la scienza politica è la metodologia che da scientificità allo studio della politica, si tratta di una scienza empirica che cerca di descrivere ed interpretare fatti e fenomeni reali attraverso l’utilizzo di un metodo scientifico. Questa definizione di Bobbio però non risolve il problema di fondo su cos’è la scienza politica.

Abbiamo quindi due grandi filoni di studio della politica, una posizione estensiva e l’altra più ristretta. Questi due filoni possono essere sinteticamente ricondotti alla visione della politica come esercizio di potere (visione estensiva). L’altra è l’identificazione della politica come Stato, quindi come intervento degli organi dello stato. In mezzi a queste due visioni abbiamo interpretazioni intermedie su cos’è la politica. -per quanto riguarda la definizione estensiva -> Lasswell e Jouvenel definizione di potere -> affermano che il potere è causazione. Essi affermano che ci deve essere l’intenzionalità da parte di chi esercita potere e l’effettività del potere che si manifesta. Da questa definizione ne viene che ogni rapporto e relazione sociale caratterizzato da potere, può essere ricondotto ad azioni di natura politica, quindi da molti questa definizione è stata interpretata come troppo estesa per dire esattamente cos’è la politica. Non è altrettanto convincente e del tutto soddisfacente la visione della politica come intervento dello Stato, poiché la politica non è solamente negli attori che detengono posizioni di potere all’interno di sedi istituzionali come sedi statuali. -definizione ristretta -> definizione di potere qualificato come potere politico di Max Weber (altro padre fondatore della scienza politica perché ha avuto la capacità di delimitare il potere politico come sfera distinta rispetto alle altre sfere dell’agire sociale come la sfera economica). Egli definisce il potere politico come potere coercitivo, legittimo e monopolistico su un territorio. Quindi secondo Weber è potere dell’autorità statuale e lo stato è una comunità che rivendica con successo il monopolio tendenziale della violenza legittima sul territorio.

Definizione di Sartori -> (padre fondatore della scienza politica in Italia). Egli propone una concettualizzazione intermedia, non così distante dalla concezione di Weber. Egli riconosce la centralità del potere che deve essere qualificato e distinto dalla definizione generale di potere e l’elemento qualificante del potere politico rientra nella sede specifica nella quale questo potere si manifesta (quindi riprende la concezione di stato ed esercizio di un potere coercitivo, monopolistico e legittimo sul territorio sebbene andando a qualificare meglio la presa di decisione collettivizzate e sovrane; collettivizzate perché valgono per l’intera collettività mentre sovrane perché non possono essere emendate da altre autorità se non dallo stato. C’è una differenza tra regimi democratici e non democratici rispetto a chi prende tali decisioni e la differenza consiste nelle modalità con cui vengono selezionate. Le modalità hanno poi un impatto sul tipo di decisioni prese (in un sistema democratico l’obbiettivo principale dell’attore politico è l’accesso a posizioni di potere che consentono di prendere poi tali decisioni).

Definizione in Caramani -> la politica è l’attività umana relativa a prendere decisioni pubbliche imperative, pubbliche poiché valgono per l’intera collettività e le decisioni politiche si applicano a coloro che sono dotati di cittadinanza e vivono all’interno di uno specifico territorio o stato, e imperative poiché il governo che prende tali decisioni è investito dell’autorità e legittimità per renderle vincolanti e obbligatorie. Quindi la politica è l’attività di acquisizione e mantenimento del potere di prendere tali decisioni e di esercitarlo. Nelle società plurali questo determina sempre un conflitto tra idee e interessi differenti, quindi l’attività politica si connota per la competizione tra attori individuali e collettivi per il potere e l’utilizzo di tale potere.

Le dimensioni su cui la politica fa fuoco sono:

1. Politics -> riguarda la competizione per il potere inteso come capacità di influire sulle decisioni prese. Lo studio della politics fa riferimento all’architettura del potere, agli attori individuali e collettivi che operano in essa e le sedi in cui questo potere viene esercitato

2. Policy -> riguarda il campo delle azioni e non azioni finalizzate a risolvere problemi di rilevanza collettiva. Lo studio della policy fa riferimento all’analisi del contenuto sostantivo delle politiche, agli attori coinvolti e ai processi attivati

3. Polity -> riguarda il campo delle azioni finalizzate a definire e mantenere l’identità e i confini della comunità politica. Lo studio della polity fa riferimento alla sua natura e caratteristiche, alle relative strutture di mantenimento e cambiamento

Le prime due componenti non sono tra loro indipendenti, ma sono interconnesse poiché, soprattutto nei regimi democratici, gli attori politici cercano di acquisire e mantenere posizioni di potere politico. Gli elettori offrono consenso attraverso il voto per ottenere soluzioni di policy ritenute positive. È possibile identificare delle interazioni tra le 3 componenti: -pensiamo all’impatto che la dimensione di politics su polity (pensiamo ad esempio all’impatto che la vittoria di un partito ha sull’identità della comunità politica)–pensiamo all’impatto che la dimensione di polity su politics (pendiamo ad esempio all’impatto che l’intromissione di un territorio da parte dello stato ha sul regime politico e sul funzionamento delle istituzioni politiche) –pensiamo all’impatto che la dimensione di policy sulla dimensione di politics (pensiamo a come le preferenze dell’elettorato possono cambiare all’indomani dell’introduzione di programmi di welfare) –impatto della dimensione di polity su policy (pensiamo all’impatto che ha il processo di integrazione europea su alcuni settori di politica pubblica).

La scienza politica si occupa fondamentalmente di 3 questioni: -chi prende o influenza le decisioni politiche -in che modo tali decisioni vengono prese (processo di decision making) -che tipo di decisioni vengono prese (contenuto sostantivo di politica pubblica)

La scienza politica ha un approccio diverso rispetto a quello filosofico, giuridico e storico. - con riferimento alla filosofia politica -> la scienza politica è una scienza empirica quindi studia fatti e fenomeni reali e non ciò che sarebbe auspicabile -questo la differenzia anche dall’approccio giuridico -> abbiamo un’attenzione sui fatti reali e non sui processi formali -con riferimento alla storia, la scienza politica mira a conoscenza generalizzate e non analizzate nel dettaglio in specifici contesti e momenti temporali

Le 3 branche fondamentali dello studio di fenomeni politici sono: -scienza politica -> intesa come comparative politics ovvero tratta le interazioni all’interno di sistemi politici -teoria politica -> ha un approccio normativo -relazioni internazionali -> si occupano delle interazioni tra sistemi politici

Come tutte le discipline scientifiche, la scienza politica è una combinazione di oggetto (studio dei sistemi politici, degli attori e dei processi) e metodo (identificare e spiegare le differenze e le somiglianze tra i casi). La scienza politica ha 3 finalità generali: -comparare ovvero descrivere somiglianze e differenze, costruendo classificazioni e tipologie -spiegare le somiglianze e le differenze formulando e testando ipotesi -formulare predizioni sulla base dell’evidenza empirica rispetto alle ipotesi formulate negli studi comparativi

La scienza politica può comparare: -sistemi politici nazionali

-sistemi politici non-nazionali ovvero sistemi politici regionali subnazionali, unità sovranazionali come regioni, imperi e organizzazioni internazionali -è possibile comparare tipi di sistemi politici -può comparare elementi singoli o componenti del sistema politico piuttosto che l’intero sistema

L’espansione che ha avuto luogo negli anni Cinquanta e Sessanta del XX secolo mostra come la scienza politica tratti un gran numero di caratteristiche del sistema politico (sistema politico di Easton) -> egli intende il sistema politico come un insieme di strutture (istituzioni e agenzie) la cui funzione di decision-making è quella di arrivare ad un’allocazione imperativa e collettiva di valori (output o politiche pubbliche) ricevendo sostegno, e accogliendo le istanze, sia dall’ambiente domestico che internazionale.

La scienza politica non si basa su un metodo specifico, ma impiega una varietà di metodi che differiscono riguardo a: -i metodi utilizzati sono molteplici a seconda del numero di casi inclusi nell’analisi, dei tipi di dati che l’analisi tratta e il periodo di tempo coperto. La distinzione principale è tra metodo quantitativi (prendono in considerazione un numero più ampio di casi) e metodi qualitativi (privilegiano un numero più ridotto di casi a fronte di un maggiore approfondimento). Per quanto riguarda il numero di casi, la scienza politica può analizzare un singolo caso (N=1 -> studio di caso); i disegni di ricerca possono essere più o meno intensivi o estensivi (N piccolo-> disegno di ricerca intensivo quindi metodo comparato; N grande-> disegno di ricerca estensivo quindi metodo statistico) La scelta dei casi dipende molto spesso dalla domanda di ricerca. -dimensione della comparazione sono: dimensione spaziale (cross-selectional); dimensione funzionale (trans-organizzativa e fra processi); dimensione longitudinale (diacronica) - le unità di analisi possono essere diverse -> può riguardare sistemi politici nel loro complesso oppure singoli attori, istituzioni e processi -i disegni di ricerca comparati possono focalizzarsi sia sulle similitudini che sulle differenze -> per spiegare esisti simili cerchiamo fattori comuni in casi molto diversi (metodo della concordanza o metodo dei sistemi maggiormente differenti); per spiegare esiti diversi cerchiamo fattori diversi in casi molto simili (metodo della differenza o metodo dei sistemi maggiormente simili)

CAPITOLO 1 L’analisi comparata si riferisce principalmente a una molteplicità di unità interdipendenti ma separate, più o meno autonome, che intrattengono l’una con l’altra relazioni che chiamiamo polity. Lo stato è una forma peculiare di polity che nasce nell’Europa occidentale alla fine del Medioevo tra il XII e il XV secolo circa. Gli stati hanno in comune alcuni aspetti fondamentali: -monopolio della violenza legittima -> ovvero il monopolio della coercizione, lo stato deve garantire come finalità essenziale il mantenimento dell’ordine interno attraverso la possibilità di ricorrere alla coercizione. Esso garantisce la possibilità di una convivenza pacifica della comunità politica e il raggiungimento di altri fini -territorialità -> uno stato per essere tale, deve essere in grado di mantenere l’ordine interno su un dato territorio e deve anche rivendicare quel territorio contro possibili intromissioni esterne, deve quindi essere in grado di difenderlo, fronteggiare e respingere qualsiasi violenza da parte di altri stati. Max Weber nella sua definizione riprende questi due primi aspetti. -sovranità -> lo stato non riconosce alcun potere superiore a se stesso, prende parte all’attività politica solo su proprio mandato ed agisce di propria iniziativa. Inoltre sovranità significa anche che nessuno stato accetta interferenze esterne nei suo affari domestici -pluralità -> il riconoscere l’esistenza di una pluralità di stati territorialmente distinti che si affermano, si organizzano e si difendono in maniera autonoma

-popolo (o comunità politica) -> gli stati esercitano il proprio potere su una popolazione, impartiscono ordini e si aspettano obbedienza e rispetto, perseguono politiche vincolanti per la popolazione. Lo stato implica una forma di asimmetria tra la minoranza che governa e la maggioranza che è governata. I governanti e i governati costituiscono la comunità politica e la popolazione è concepita come un popolo che in quanto tale intrattiene una relazione più intima e costitutiva con lo stato stesso.

A partire dal 19secolo, ci sono state una serie di trasformazioni che hanno portato all’aggiunta di ulteriori caratteristiche associate al concetto di stato: -la prima trasformazione ha a che fare con il nuovo ruolo della legge (ordinamento giuridico) -> in tutte le società la legge ha svolto principalmente due compiti fondamentali: reprimere comportamenti antisociali e ripartire tra gruppi o individui l’accesso e l’utilizzo di risorse. Nel mondo occidentale la legge è stata destinata anche ad un terzo uso ovvero fondare polity, implementare decisioni di natura politica e istituire agenzie e uffici pubblici. Successivamente i governanti si affermarono come la fonte di un nuovo tipo li legge, il diritto pubblico. Dopo di che abbiamo due nuovi sviluppi (da un lato tutte le leggi erano tali solo nella misura in cui erano prodotte dallo stato e dall’altro lato lo stato si dichiarava vincolante dalle sue stesse leggi). -la seconda trasformazione riguarda l’espansione del governo -> lo stato non assicurava pià solamente il mantenimento dell’ordine interno e la difesa da eventuali intromissioni esterne, ma ebbe un ampliamento delle proprie funzioni (sanità, agenzie, giustizia, scuole..) che implica una crescita in prelievo fiscale, differenziazione della macchina organizzativa dello stato e numero totale di individui al servizio dello stato. Tutto ciò avviene con tempi e modalità differenti in paesi diversi. -una terza trasformazione riguarda il tentativo di ricomposizione e riduzione delle fratture sociali - > l’autorità politica sovrana su un territorio cerca di costruire la comunità politica riducendo o ricomponendo le fratture sociali esistenti attraverso la costruzione della nazione dal punto di vista dell’identità collettiva e la distinzione tra noi e gli altri. Abbiamo un ruolo dei simboli politici, della comunicazione politica e delle policies adottate.

CAPITOLO 2 Gli stati nazionali, nel contesto europeo, vanno a trasformarsi in sistemi democratici attraverso l’estensione del suffragio universale. I processi di democratizzazione in Europa centrale iniziano, tranne in rare eccezioni come la Francia, alla fine dell’800. Nel 1950 a livello mondiale solo un quarto degli stati poteva essere definito democratico, ma nel giro di pochi decenni abbiamo tre quarti degli stati definiti democratici. Quindi in Europa i processi di democratizzazione iniziano già alla fine dell’800 mentre in molte altre parti del mondo avvengono nella seconda metà del 900. Oggi le democrazie sono molte ed eterogenee (fino agli anni Settanta del XX secolo erano poche ed omogenee).

Ci sono 2 approcci ben distinti per definire la democrazia: -definizioni normative/ideali -> si occupano degli obbiettivi e dell’efficacia del regime. Queste definizioni sono preferite nella comparazione dei regimi democratici -definizioni procedurali -> riprende le caratteristiche fondamentali che qualificano il funzionamento di un sistema democratico e i processi tramite i quali la rappresentanza, l’accountability e la legittimità sono assicurati.*Gli elementi minimi per determinare un regime democratico sono: -suffragio universale -presenza di elezioni libere, competitive e ricorrenti -presenza di diverse fonti di informazione

Schumpeter ha proposto una definizione strettamente procedurale di democrazia (visione procedurale ristretta) -> egli sottolinea che la democrazia riguarda le elezioni e sostiene che la democrazia implica “libera competizione per libero voto” (quindi ci sono elezioni competitive in cui la posta in gioco è il voto popolare).

Dahl -> propone una definizione procedurale estesa. Dahl preferisce non parlare di “democrazia” quando considera casi del mondo reale, ma di “poliarchia”. La definizione di poliarchia va al di la della libera competizione per libero voto, per includere il conferimento integrarle dei diritti di partecipazione e protesta. Nel suo classico “Poliarchia” Dahl enumera 8 garanzie istituzionali che sono richieste affinchè il cittadino possa formulare, dichiarare le preferenze e possa vedere queste preferenze ponderate equamente nella condotta del governo. Dahl ci dice che per definire i processi di democratizzazione è necessario guardare 2 aspetti: -diritti di partecipazione (diritti politici, partecipazione ed elezioni) -diritti di contestazione pubblica (libertà civili, diritto di opposizione e controllo sull’esecutivo)

Dahl propone uno schema analitico volto a ricostruire i processi di democratizzazione (la trasformazione dei regimi non democratici verso la democrazia) lungo 2 dimensioni: -quella della liberalizzazione o della contestazione pubblica -quella dell’inclusività o della partecipazione e del voto. I regimi non democratici che hanno sperimentato la liberalizzazione senza diventare più inclusivi sono stati classificati da Dahl come oligarchie competitive. I regimi non democratici che sono divenuti più inclusivi senza liberalizzazione sono stati classificati come egemonie inclusive (essi includono i regimi totalitari e comunisti rispettivamente nella Germania nazista e nel blocco sovietico). I regimi che sono diventati effettivamente democratici (le poliarchie) lo hanno fatto sia liberalizzando, sia diventando più inclusivi, simultaneamente o in fasi diverse.

Dahl ha individuato 8 garanzie istituzionali la cui presenza o assenza va a sostanziare i diritti di partecipazione e di contestazione: -libertà di associazione ed organizzazione -libertà di pensiero ed espressione -diritto di voto -diritto dei leaders politici di competere per il sostegno elettorale -elettorato passivo (possibilità di essere eletti) -esistenza di fonti alternative di informazione -elezioni libere, ricorrenti e corrette -esistenza di istituzioni che rendano le politiche governative dipendenti dal voto e da altre espressioni di preferenza

Un altro studio noto è quello proposto da Huntington (1991) il quale afferma che la democratizzazione si è storicamente manifestata attraverso flussi e riflussi. -la prima ondata-> è quella che avviene tra la seconda metà dell’800 e i primi due decenni del 900 quando in diversi paesi europei abbiamo il passaggio da egemonie chiuse a sistemi poliarchici (prima apertura sul fronte dei diritti di contestazione e opposizione e poi diritti di partecipazione). A questa ondata segue un riflusso negli anni 20/30 del XX secolo (con l’ascesa del fascismo e dell’autoritarismo in Italia e Germania) -la seconda ondata -> inizia con la fine della seconda guerra mondiale dove abbiamo un aumento dei regimi democratici. A questa ondata segue un riflusso negli anni Sessanta e Settanta del XX secolo ad esempio quello greco.

-la terza ondata inizia in Portogallo negli anni Settanta e prosegue in modo decisivo negli anni Ottanta ed ancora oggi è in corso, con le trasformazioni dell’Urss e degli altri paesi dell’Europa centro-orientale

L’evidenza empirica che sostiene la tesi della crisi della democrazia: -un primo indicatore è l’esercizio di voto quindi il declino nei livelli di partecipazione elettorale -dopo di che abbiamo l’insoddisfazione dei cittadini verso alcuni aspetti della democrazia (il funzionamento/il rendimento) o al grado di sfiducia verso il governo -crescente insoddisfazione dei cittadini verso i partiti politici Un politologo, Manin, nel 1997 ha parlato di “democrazia dell’audience” -> che negli ultimi anni ha teso a rimpiazzare la democrazia rappresentativa e la democrazia partitica. Quindi un sistema in cui l’elettorato ed i cittadini sono sempre meno partecipi rispetto al funzionamento del sistema politico. Processi che si associano a questa passività da parte dell’elettorato, questa indifferenza verso la politica ha favorito l’affermarsi di processi decisioni che diventano sempre più depoliticizzati -> hanno a che fare da un lato con la crescita di agenzie apolitiche e dall’altro lato incoraggiando i cittadini al ricorso ad alternative alla democrazia rappresentativa, tra cui l’uso del referendum.

CAPITOLO 6 I partiti politici sono attori centrali nella politica democratica, ma anche in molti regimi autoritari e totalitari. Sono istituzioni chiave che canalizzano la partecipazione politica e strutturano il governo. Nella definizione di Schumpeter viene evidenziato che vi è democrazia dove vi sono diversi gruppi che sono in concorrenza tra loro per la conquista di potere attraverso una lotta che ha per oggetto il voto popolare.

Vi sono diverse definizioni di partiti politici a seconda delle varie funzioni su cui viene posto l’accetto. Ma come definizione minima diciamo che i partiti sono attori politici collettivi che ricercano potere politico, quindi potere garantito, per poter acquisire posizioni di autorità. L’azione tipica è la lotta per il potere politico (competizione). -Weber -> la finalità dei partiti è la realizzazione di fini oggettivi (decisioni politiche) ed il perseguimento di vantaggi personali per i membri dell’associazione -Downs -> la finalità è l’acquisizione ed il mantenimento di potere di controllo dell’apparato governativo tramite le elezioni (c’è competizione) -Huckshorn -> ha una definizione più complessa poiché combina esplicitamente 4 elementi (obbiettivo dei partiti, metodi, competizione elettorale, il gruppo di cittadini è autonomo).

I partiti politici svolgono numerose funzioni centrali rispetto al funzionamento degli stati moderni e delle democrazie: -la funzione principale è quella di meditazione tra istituzioni pubbliche e società civile (funzione di coordinamento all’interno del governo, all’interno della società e tra governo e società nel suo complesso) -aggregazione delle domande politiche -> i partiti individuano e selezionano le istanze che ritengono meritevoli da dover essere affrontate a livello pubblico, formulando possibili soluzioni che diventano le promesse elettorali -strutturazione del voto -> i partiti ordinano e semplificano la scelta degli elettori fornendo un numero definito di opzioni di voto -socializzazione politica -> i partiti offrono ai cittadini l’occasione di condividere e costruire un’identità collettiva proposta dalla forza politica stessa -reclutamento dei governanti -> selezione del personale politico

-controllo sul governo -> i partiti politici devono controllare ciò che i decisori politici fanno nell’esecutivo -partecipazione alla formulazione delle politiche pubbliche

Non tutti i partiti svolgono queste 6 funzioni, ma almeno una delle loro funzioni corrisponde a quelle elencate.

La definizione di partiti politici e la concettualizzazione di cosa sono i partiti politici ha oscillato fra 2 approcci distinti che in parte sono considerati polari:

1. Approccio proposto da Downs -> egli ha elaborato la teoria economica della democrazia -> in cui i partiti sono stati concettualizzati come attori razionali orientati alla competizione per poter acquisire consento attraverso il voto e cariche politiche. Lo scambio che si realizza tra elettori e partiti vede da un lato i partiti che offrono contenuti per ottenere voti e dall’altro lato gli elettori che offrono consenso ai partiti sulla base delle loro preferenze Questo approccio rischia di essere troppo semplicistico poiché vede gli elettori come attori razionali e le loro preferenze come date e stabili nel tempo.

2. Approccio identitario proposto da Pizzorno -> sottolinea come le preferenze degli elettori non sono date e stabili nel tempo poiché non sono attori razionali ma basano le loro scelte su aspetti soggettivi (elaborazione di identità collettive e condivisione dei valori). Mentre i partiti svolgono la funzione di aggregazione della domanda politica e formulazione di possibili soluzioni (funzione socializzante della politica)

Tra i due approcci, risulta comunque importante l’attività di comunicazione e argomentazione da parte dei leaders politici.

Con riferimento all’evoluzione storica dei partiti, il primo partito che emerge è il partito dei notabili (o partiti di quadri o di elite) definito da Weber la cui nascita precede l’estensione del suffragio quindi prima che fosse terminato il processo di democratizzazione. Questi partiti quindi nascono nelle oligarchie competitive. La prima grande trasformazione con riferimento a questi primi partiti è l’avvento dei partiti di massa che nascono con l’allargamento del suffragio. Dopo abbiamo altre trasformazioni: -partiti pigliatutto -partiti cartello -partiti azienda

-partito dei notabili -> ha un’origine intra parlamentare quindi nascono come associazioni di individui che sono già all’interno di assemblee legislative e si uniscono per coordinare la propria azione. Lavorano persone che hanno già un ruolo di rilievo nella collettività (notabili dotati di risorse proprie) e tipicamente si appoggiano ad un patrono. Siamo in un sistema in cui la competizione è ristretta e su base censitaria. L’attività del partito è saltuaria (attività che trova la sua maggior rappresentanza nel momento della campagna elettorale). La risorsa su cui basano la propria azione è la deferenza. -partito di massa -> hanno spesso un‘origine extra parlamentare quindi nascono prima dell’entrata dei propri aderenti all’interno delle assemblee legislative. Nascono per dare rappresentanza a coloro che sono esclusi nell’elite ed abbiamo politici di professione. Siamo in un sistema in cui c’è suffragio elettorale allargato e l’attività del partito è permanente. La risorsa su cui basano la propria azione è la delega.

Quindi questa trasformazione principale avviene a cavallo del XIX e XX secolo, dopo di che abbiamo ulteriori trasformazioni che avvengono nella seconda metà del XX secolo anche a fronte di

trasformazioni economiche e sociali. Abbiamo quindi una crescente complessità dell’azione politica che richiede a sua volta una crescente professionalità degli attori politici. A fronte quindi di questa crescente complessità e delle diverse istanze che provengono da una società civile sempre più complessa, anche l’azione dei partiti e dei politici cambia. La trasformazione dei partiti può essere interpretata come la legge ferrea dell’oligarchia (Michels) -> teoria che ci dice che anche i partiti a fronte di una maggiore complessità dell’azione politica subiscono una progressiva professionalizzazione dei ruoli con un distacco dalla base da parte dei partiti attraverso un processo di moderazione, di imborghesimento della classe politica in cui i partiti vengono dominati da un’oligarchia (poche persone che hanno un potere molto ampio). Questo distacco dalla base fa si che il partito di massa si trasformi da mezzo per raggiungere decisioni di politica pubblica favorevoli alle preferenze e alle istanze della base di riferimento, a fine ovvero partito in cui l’obbiettivo è quello di mantenere il potere dell’oligarchia che guida il partito. Da qui emergono nuovi partiti

Il catch all party (partito pigliatutto) -> secondo Kirchheimer le caratteristiche fondamentali sono:

-ha una minore caratterizzazione ideologica rispetto ai partiti di massa -ridimensionamento dell’attivismo partitico da parte degli iscritti (gli iscritti sono visti come sostenitori) -rafforzamento della leadership/gruppi dirigenti attraverso una loro crescente professionalizzazione -il messaggio e quindi il tentativo di ottenere voti si rivolge ad una platea più ampia -apertura a diversi gruppi di interesse Questo porta ad una minore stabilità del voto perché è minore l’identificazione dell’elettore con il partito quindi la competizione elettorale è più ampia -> la strategia del partito nel momento delle elezioni sarà quindi rivolta a convergere su temi che siano il più consensuale possibile e su politiche distributive • Partito professione-elettorale -> Panebianco Viene posta una maggiore enfasi sulla professionalizzazione dei politici e della leadership all’interno dei partiti politici • Il cartel party (partito cartello) -> concettualizzati da Katz e Mair. Le caratteristiche

fondamentali sono: -oltre ad avere una organizzazione sempre più leggera e un progressivo distacco dalla base e una diminuzione degli aspetti ideologici, essi tendono a costruire un vero e proprio cartello (si accordano e questo va a vantaggio della concorrenza/competizione). -concentrazione del lavoro su fase elettorale -predominio del messaggio sul programma -pieno controllo sui mezzi della comunicazione politica -abbiamo una quasi sostituzione dei mezzi come fini -accordi collusivi

CAPITOLO 7 I sistemi di partito devono essere composti da diversi partiti (quindi nei regimi non democratici o a partito unico non avremo sistemi di partito). Un sistema di partito è il risultato di interazioni competitive e cooperative tra partiti in cui l’obbiettivo di ciascuno è la massimizzazione dei voti per controllare il governo.

Lo studio dei sistemi di partito riguarda 2 aspetti: • Genealogia dei sistemi di partito -> studio di Lipset e Rokkan -> la maggior parte dei

partiti contemporanei e le famiglie partitiche moderne ebbero origine da alcune grandi rivoluzioni avvenute tra la metà del XIX secolo che hanno generato fratture interne alla società. Lipset e Rokkan distinguono due rivoluzioni:

1. la rivoluzione nazionale -> si riferisce alla formazione degli stati-nazione attraverso processi di centralizzazione politica. Ha generato due fratture: -frattura centro-periferia -> partiti regionalisti -frattura stato-chiesa -> partiti conservatori e religiosi 2. la rivoluzione industriale -> si riferisce ai cambiamenti prodotti dall’industrializzazione e dall’urbanizzazione. Ha generato due fratture: -frattura città-campagna -> partiti agrari. Riguarda il contrasto tra interessi rurali terrieri e gli interessi della borghesia urbanizzata. -frattura lavoratori-datori di lavoro -> partiti socialdemocratici. Frattura tra capitale e lavoro. Ed è la frattura presente in tutti i sistemi politici (frattura sinistra-destra) *

Morfologia dei sistemi di partito

*Trasformazioni successive hanno prodotto ulteriori fratture: 1. rivoluzione internazionale -> innescata dalla Rivoluzione sovietica del 1917. Da cui nasce: -frattura comunismo-socialismo -> partiti comunisti 2. rivoluzione post-industriale -> negli anni Sessanta e Settanta del XX secolo. Nascono due fratture: -frattura valori materialisti-valori postmaterialisti -> partiti ecologisti. Valori materialisti incentrati sulla tolleranza, uguaglianza, partecipazione, libertà di espressione; mentre valori post materialisti che ruotavano attorno ai temi di sicurezza nazionale 3. globalizzazione -> a partire dalla fine degli anni Novanta del XX secolo -> processo di apertura e competizione a livello globale dei mercati che genera dei vincitori e dei perdenti. -frattura società aperte-società chiuse -> partiti neopopulisti.

Non tutte le fratture esistono in tutti i paesi; le variazioni dipendono da: -differenze socio-economiche e culturali -misura con cui le fratture socio-economiche e culturali sono state politicizzate dai partiti, cioè per iniziativa delle elite -relazioni tra le fratture: la loro esistenza può impedirne lo sviluppo di nuove

Si distinguono 2 tipi di fratture: -fratture omogenee -> dove c’è una frattura predominante, ossia la frattura sinistra-destra -fratture eterogenee -> nelle quali varie fratture si sovrappongono o si intersecano

Dagli anni Venti del XX secolo in avanti, i sistemi di partito sono rimasti stabili. Lipset e Rokkan hanno formulato la cosiddetta “ipotesi del congelamento” -> i sistemi di partito odierni riflettono i conflitti originari dai quali presero forma, sottolinea come le fratture e la nascita dei partiti hanno una sostanziale stabilità nel corso del tempo.

Morfologia dei sistemi di partito. Sartori ha illustrato come i sistemi di partito si possono analizzare sulla base di 3 criteri principali:

1. il numero dei partiti -> numero di unità in competizione, cioè i partiti 2. le loro dimensioni -> fanno riferimento al numero di iscritti e ai loro elettori 3. le relazioni che ne definiscono la logica di funzionamento -> logica di competizione e

cooperazione tra i partiti esistenti Il numero e la forza degli attori possono essere osservati a due livelli: i voti che i partiti ottengono alle elezioni e i seggi in parlamento. Il numero dei partiti e le dimensioni non sono indipendenti da aspetti legati alla genealogia, ovvero al numero di fratture presenti nella società e dipendono anche dal sistema elettorale.

Numero dei partiti -> vi sono due modi di contare i partiti:

-regole numeriche: queste regole permettono di classificare i sistemi di partito sulla base del numero e della dimensione dei partiti che li compongono. Gli indici più utilizzati sono l’indice di frazionalizzazione di Rae, il numero effettivo dei partiti, somma aritmetica. -regole qualitative: tramite regole basate sul ruolo dei partiti nel sistema. Sartori ha sviluppato due criteri: potenziale di coalizione e potenziale di ricatto

Una teoria economica della democrazia (Downs) -> i partiti e gli elettori sono attori razionali. I partiti formulano piattaforme con l’obbiettivo di massimizzare i voti ed essere eletti o rieletti al governo. I partiti agiscono in base ai propri interessi per conquistare delle cariche pubbliche. Gli elettori compiono una scelta razionale votando per i partiti i cui programmi si avvicinano alle loro preferenze di policy. Gli elettori sono informati sulle proposte dei partiti e devono essere informati riguardo alle loro possibili scelte.

Distribuzione unimodale dell’elettorato -> è una rappresentazione monodimensionale (distribuzione dell’elettorato sull’asse destra-sinistra). È una distribuzione unimodale, a campana ed abbiamo una competizione centripeta. Abbiamo gran parte dell’elettorato che converge verso il centro e somiglianza delle piattaforme elettorali per conquistare l’elettore mediano (al centro) Distribuzione bimodale dell’elettorato -> competizione centrifuga e polarizzazione ideologica, in questo caso i partiti tendono a competere polarizzandosi catturando l’attenzione degli elettori all’estremità e non al centro

Le critiche della teoria economica sono: -ha a che fare con la monodimensionalità -ha a che fare con la razionalità (gli elettori compiono scelte razionali sulla base della massimizzazione della propria utilità) -avere un’informazione completa riguardo le proposte dei diversi partiti -riguardo la massimizzazione dei voti -> i partiti propongono soluzioni di policy volte a massimizzare il consenso (nella realtà i partiti mirano ad ottenere un numero sufficiente di voti per ottenere cariche pubbliche o un ruolo nella formazione del governo) -in realtà le preferenze degli elettori non sono date e stabili nel tempo e spesso sono conosciute dagli elettori stessi Nonostante le critiche, al centro della distribuzione si trovano gli elettori più disponibili alla mobilità. Inoltre resta utile a comprendere la convergenza dei programmi in alcuni sistemi partitici

Morfologia dei sistemi di partito -> Sartori identifica 4 tipi di partito: 1. sistemi a partito dominante o a partito egemone-> sono caratterizzati da un grande partito

che dispone di un’ampia maggioranza, al di sopra della soglia della maggioranza assoluta del 50% dei seggi, per lunghi periodi di tempo. Non c’è alternanza al potere poiché a tutti i partiti è consentito di competere ma nessun altro partito riceve abbastanza voti da avvicinarsi al 50%.

2. sistemi bipartitici -> sistema in cui ci sono due grandi partiti equamente bilanciati che dominano il sistema partitico e si alternano al potere. Si tratta di sistemi molto competitivi

3. sistemi multipartitici -> sono i sistemi di partito più frequenti; il numero di partiti varia da tre a più di dieci. Nessun partito singolarmente ha la maggioranza assoluta, i partiti devono formare coalizioni per sostenere un governo. Nei sistemi multipartitici abbiamo due varianti: -sistemi multipartitici moderati: il numero dei partiti è limitato, sotto i cinque, e la direzione è centripeta, ossia i principali partiti tendono a convergere verso il centro dell’asse sinistra- destra per attrarre il sostegno dell’elettorato moderato. Abbiamo una bassa distanza ideologica tra i partiti. -sistemi multipartitici polarizzati: vi è una grande distanza ideologica tra i partiti e il numero dei partiti è superiore a cinque. La competizione è centrifuga. Abbiamo un partito principale

posto al centro dell’asse sinistra-destra che rappresenta il sistema a cui i partiti estremi antisistema si oppongono

4. sistemi bipolari -> combinano elementi sia dei sistemi multipartitici sia dei sistemi bipartitici. Vi sono molti partiti nessuno dei quali ha la maggioranza. In questo caso i governi di coalizione sono la regola, queste si formano prima delle elezioni e competono come alleanze elettorali e rimangono stabili nel tempo

Nei sistemi bipartitici, multipartitici moderali e bipolari, la competizione è centripeta e c’è alternanza di potere. Nei sistemi a partito dominante e nei sistemi multipartitici polarizzati non c’è alternanza di governo e la competizione è centrifuga.

CAPITOLO 9 Gli organi legislativi sono assemblee per le quali lo scopo è politico e legislativo.

Nei sistemi parlamentari Gli organi legislativi sono denominati “parlamenti”. L’esecutivo è scelto dall’organo legislativo e durante tutto il suo mandato è formalmente responsabile verso l’organo legislativo. Ciò significa che può essere rimosso dalla carica in un qualsiasi momento. Poiché c’è un alto grado di dipendenza reciproca fra i due organi, questi tipi di sistemi sono noti come sistemi a fusione dei poteri. L’attività degli organi legislativa è focalizzata sul dibattito e sulla discussione

Nei sistemi presidenziali Gli organi legislativi sono denominati “congressi”. Sono un tipo di sistema a separazione dei poteri, quindi ramo legislativo ed esecutivo sono scelti indipendentemente e nessuno ha la capacità di rimuovere l’altro dalla carica. Il sistema a separazione dei poteri più conosciuto è quello degli Stati Uniti. L’attività è incentrata sul policy making con maggiore probabilità di conflitto con l’esecutivo Quando gli organi legislativi agiscono come agenti dei cittadini, le attività principali sono:

1. collegamento col governo -> gli organi legislativi trasmettono le istanze di livello locale al governo centrale e spiegano le politiche e le azioni di quest’ultimo ai cittadini. Ha un focus molto territoriale. Vale soprattutto quando i rappresentanti sono eletti in collegi uninominali

2. rappresentanza -> i componenti degli organi legislativi assicurano che le opinioni, le prospettive e i valori dei cittadini siano presenti nel processo di policy-making. Abbiamo un focus molto più generale poiché i componenti degli organi legislativi rappresentano il paese nel suo insieme

3. dibattimento -> il carattere plurale degli organi legislativi li rende forum pubblici di discussione in cui si confrontano opinioni diverse e unti di vista opposti. In aggiunta, gli organi legislativi possono fungere da strumenti importanti di compromesso fra gruppi e interessi opposti all’interno della società. Inoltre fungono da mediazione dei conflitti

Quando un organo legislativo assolve bene queste 3 funzioni, aumenta la legittimazione al sistema politico

Quando gli organi legislativi diventano i principali e hanno il compito di supervisionare l’esecutivo, le due funzioni principali sono: -controllo sull’agenda di policy dell’esecutivo -> solo nei sistemi parlamentari. Nei sistemi a fusioni di potere gli organi legislativi sono incaricati del controllo sulle politiche dell’esecutivo che sono responsabili verso il legislativo per la loro agenda di policy e possono essere rimossi dalla carica se i loro obbiettivi di policy sono ritenuti inaccettabili. La rimozione dell’esecutivo è compiuta tramite un voto di sfiducia. Gli elettori votano solo per il ramo legislativo.

-sorveglianza sull’implementazione delle policy -> sia nei sistemi parlamentari che presidenziali. Gli strumenti a disposizione degli organi legislativi per garantire che le politiche siano realmente realizzate sono: -question time -> interrogazioni e interpellanze a membri del governo -indagini speciali e audizioni -> sono organizzate ad hoc per esaminare temi specifici -commissioni d’inchiesta -> su materie di pubblico interesse. Possono acquisire documenti e interrogare testimoni senza sostituire il ruolo dei giudici. La loro composizione rispecchia la proporzione dei diversi gruppi parlamentari (monocamerali o bicamerali) -resoconti su specifiche questioni di interesse

Gli organi legislativi come legislatori Le funzioni principali in questo caso sono: -consultazione -> tale potere garantisce all’organo legislativo la possibilità di presentare un’opinione riguardo a una proposta legislativa specifica o a un programma di policy. La consultazione non garantisce che l’esecutivo si atterrà all’opinione del legislativo, quindi le opinioni sono obbligatorie ma non vincolanti e sono di natura pubblica -rallentamento del processo deliberativo -> potere di ritardare l’approvazione di una proposta di legge. Esso diviene potere di veto, ovvero potere di bloccare in maniera definitiva le politiche. Il potere di veto ha un carattere negativo. Di conseguenza sarà un’efficace strumento di contrattazione per il legislativo solo nel caso in cui l’esecutivo ha un forte interesse nel cambiare lo status quo delle policy -emendamento e iniziativa legislativa -> potere di emendare leggi e altri provvedimenti legislativi permette a un organo legislativo di cambiare aspetti delle proposte dell’esecutivo rendendole più in linea con le preferenze di una maggioranza dei suoi membri. Questo potere consente a individui e gruppi dell’organo legislativo di presentare le proprie proposte di policy in modo indipendente dall’esecutivo. Questo potere di iniziativa legislativa, è forte negli Stati Uniti in cui tutte le proposte di legge devono essere avviate formalmente dall’organo legislativo, mentre nei sistemi parlamentari dell’Europa occidentale il legislativo non ha la facoltà di promuovere proposte indipendentemente dall’esecutivo (quindi le proposte di legge di successo sono di iniziativa governativa).

Nella maggior parte dei casi, gli organi legislativi hanno una o due camere. Se abbiamo una camera, sono unicamerali. Se le camere sono 2, abbiamo: -camera alta -> rappresenta specifici gruppi definiti in termini sociali e territoriali -camera bassa -> fornisce rappresentanza alla popolazione nel suo complesso

Nei sistemi unicamerali, tutti i poteri del ramo legislativo sono attribuiti ad un’unica camera. Nei sistemi bicamerali, i poteri del ramo legislativo possono essere condivisi equamente, divisi equamente, distribuiti in maniera diseguale. Nei primi due casi sono considerati sistemi bicamerali simmetrici; mentre l’ultimo sono sistemi bicamerali asimmetrici.

Sistemi a fusione dei poteri -> gli elettori eleggono i membri dell’organo legislativo. I membri dell’organo legislativo a loro volta eleggono e possono far dimettere l’esecutivo attraverso un voto di sfiducia. L’elezione dei due rami è connessa per intero poiché il nuovo organo legislativo deve selezionare l’esecutivo. Inoltre abbiamo un collegamento partisan tra i due poteri. Sistemi a separazione dei poteri -> sia il capo dell’esecutivo sia i membri dell’organo legislativo sono eletti dai cittadini. L’esecutivo non può sciogliere l’organo legislativo. La selezione del ramo legislativo e di quello esecutivo sono processi indipendenti. La durata è prefissata della carica sia per il legislativo che per l’esecutivo.

L’Italia ha una forma di bicameralismo simmetrico detto anche ridondante.

La Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica svolgono le stesse funzioni che riguardano: -controllo sull’agenda di policy del governo -> entrambe le camere devono esprimere il voto di sfiducia ed il governo può essere sfiduciato in ciascuna camera separatamente. -la sorveglianza sull’implementazione delle policy -la legislazione Quindi la camera alta (Senato) non realizza un principio rappresentativo alternativo o complementare a quello della Camera ma duplica le funzioni.

La simmetria dei poteri fra Camera e Senato è rimasta costante in tutto l’arco temporale dall’immediato dopo guerra ad oggi. Tuttavia, la composizione politica di Camera e Senato è mutata nel tempo a causa delle modifiche apportate al sistema elettorale. -> le leggi elettorali approvate nel 93 e nel 2005 hanno portato ad una divaricazione nella composizione politica di Camera e Senato. L’approvazione della legge elettorale attualmente in vigore (rosatellum) ha superato la presenza di due leggi elettorali differenti per camera (italicum) e senato (legge calderoli) con modifiche della corte costituzionale.

CAPITOLO 10 Governo -> esecutivo politico centrale di un paese. Il governo non si limita ad implementare le leggi approvate dal legislativo ma: -esercita una forte influenza sulle leggi approvate durante il suo mandato -domina il processo decisione politico -controlla complessivamente un paese e ne determina la direzione

Il governo deve essere connesso al processo elettorale, è direttamente eletto oppure risponde a un parlamento che scaturisce da elezioni generali. Distinguiamo due forme di governo:

• forma di governo parlamentare -> gli elettori eleggono i membri dell’organo legislativo • forma di governo presidenziale -> gli elettori eleggono da un lato l’organo legislativo e

dall’altro lato l’esecutivo

Formazione del governo nel sistema politico italiano -> la nascita di ogni nuovo governo prevede la nomina da parte del capo dello stato del presidente del consiglio e, su proposta di questo, dei ministri e il voto di fiducia da parte di entrambe le camere. Questo processo si ripete dopo ogni elezione o dopo la crisi e le dimissioni del governo in corso di legislatura. La durata della carica dell’esecutivo nei sistemi presidenziali è prefissata, mentre nei sistemi parlamentari non è prefissata. Forma di governo presidenziale

Il governo può essere organizzato in: • presidenzialismo -> esempio Stati Uniti. Il governo è costituito dall’esecutivo che è

monocratico (il presidente). Non c’è modalità di decisione collegiale • semipresidenzialismo -> esempio Francia. Il governo è costituito dal presidente della

repubblica e dal gabinetto di governo (ovvero il primo ministro) • parlamentarismo -> esempio Italia o Inghilterra. Il governo è costituito dall’intero

gabinetto di governo (dal presidente dei ministri e dai ministri) • governo direttoriale -> esempio Svizzera. Il governo è costituito dall’intero gabinetto di

governo

Funzionamento interno del governo -> abbiamo una serie di modelli descrittivi di governo che ci dicono quali sono gli attori principali e come si decide nel governo: I sistemi presidenziali consentono un:

1. governo presidenziale -> tutto il potere esecutivo viene conferito al singolo politico eletto direttamente per un termine prefissato. All’interno del dominio dell’esecutivo, il presidente è sovrano

I sistemi parlamentari offrono un’ampia gamma di modalità decisionali: 2. governo di gabinetto -> le decisioni importanti sono discusse e prese collettivamente. Il

primo ministro era un primo fra eguali (primus inter pares), non il capo di altri ministri 3. governo del primo ministro -> ruolo preminente del primo ministro nel processo di

decision-making del gabinetto di governo 4. governo ministeriale -> il potere decisione è disperso tra i singoli ministri. Si decide nei

singoli ministeri separatamente e quando ci si ritrova si rettificano le decisioni prese. Governo frammentato

I 3 attori che possono influenzare l’autonomia del governo sono: 1. I partiti -> controllando i comportamenti dei membri del governo stesso. Controllano il

gabinetto di governo attraverso: -programmi di partito -selezione dei membri del gabinetto -impronta politica sulle politiche pubbliche approvate dal governo -> solo quando un partito riesce a mantenersi al governo per lungo periodo 2. fenomeno della presidenzializzazione -> indica il rafforzamento della leadership del capo dell’esecutivo che va a scapito del ruolo dei partiti. È riscontrabile in tutti i tipi di governo e il governo presidenzializzato rappresenta un tipo ideale di governo. 3. burocrazia -> i governi dipendono notevolmente da burocrazie permanenti. I burocrati possono definire l’agenda dei loro referenti politici, mettono in discussione la fattibilità delle idee e possono limitare le scelte politiche ad un insieme più stretto di alternative

Elementi che condizionano l’abilità politica del governo: • -Governi di maggioranza -> godono del sostegno della maggioranza in parlamento

(almeno il 50% dei seggi più uno). Condizione favorevole per l’attuazione del programma politico -governi di minoranza -> o di maggioranza relativa -> comprendono partiti che controllano insieme meno della metà dei seggi in parlamento. Per sopravvivere e ottenere l’approvazione delle politiche, i gabinetti di minoranza hanno bisogno di impegnarsi in negoziazioni con l’opposizione. Questo limita le loro capacità

• I concetti di governo unito e governo diviso furono inventati negli Stati Uniti. Si trasferiscono facilmente ad altri sistemi presidenziali -governo unito -> tutte e tre gli organi sono sotto il controllo dello stesso partito -governo diviso -> la presidenza è detenuta da un partito e almeno una camera del Congresso è controllata dal partito opposto

• -Governo monopartito -> abbiamo un solo partito che controlla una maggioranza parlamentare. Nessuna linea di divisione partitica attraverso il governo -Governo di coalizione -> il partito più forte forma il governo di coalizione alleandosi con altri partiti. Abbiamo la presenza di accordi di coalizione pià o meno formalizzati/vincolanti (es Germania). Tanto più la coalizione politica è omogenea, tanto più il governo riesce ad approvare le loro politiche poiché le divisioni interne incidono sul processo decisionale del governo

CAPITOLO 8

Il sistema elettorale è l’insieme di regole che strutturano il modo in cui i voti sono espressi alle elezioni e come questi voti sono poi convertiti nell’assegnazione di cariche. Definizione procedurale di Schumpeter -> pone l’accento sulla competizione per il voto popolare come elemento centrale per la definizione di democrazia. Quindi le elezioni sono un elemento cruciale delle moderne democrazie rappresentative. Inoltre le elezioni ed i sistemi elettorali hanno un ruolo più importante, ovvero sono centrali nel meccanismo dell’accountability.

Quindi le funzioni dei sistemi elettorali sono: 1. selezione dei governanti -> le elezioni sono gli strumenti attraverso i quali gli individui

acquisiscono potere decisionale, vanno ad occupare posizione di autorità 2. capacità di rendere responsabili i governanti rispetto ai governati -> attraverso le elezioni gli

elettori premiano o puniscono gli attori politici, i precedenti o gli aspiranti governanti (meccanismo importante dell’accountability)

3. capacità di mediare il conflitto politico tra le diverse istanze all’interno di un sistema -> modo per far si che le parti in campo trovino un accordo

Le dimensioni per qualificare un sistema elettorale sono 2: 1. ampiezza dei collegi -> fa riferimento al numero dei seggi disponibili (ovvero al numero di

rappresentanti eletti in ciascuna circoscrizione). Possiamo avere due circoscrizioni: -circoscrizioni uninonimali (M=1 ovvero collegi che eleggono un solo rappresentante) -circoscrizioni plurinominali (M>1 ovvero collegi che eleggono da un minimo di due rappresentanti a tutti i rappresentanti dell’assemblea da eleggere)

2. formula elettorale -> meccanismo di traduzione dei voti in seggi. I sistemi elettorali vengono classificati, secondo questi criterio, in 3 categorie:-maggioritari -proporzionali -misti

sistemi maggioritari -> tipicamente hanno collegi uninominali. Assegnano la vittoria ai candidati o ai partiti che ottengono il maggior numero di voti. Possono essere di 2 tipi: -plurality (a maggioranza relativa) -> gli elettori possono votare per un solo candidato all’interno di un collegio uninominale e viene eletto il candidato con il maggior numero di voti. Questo sistema è utilizzato in Gran Bretagna, Stati Uniti, Canada… -majority (a maggioranza assoluta) -> per vincere il seggio è necessario ottenere la maggioranza assoluta. Per far si che il candidato ottenga la maggioranza assoluta dei voti sono stati escogitati 2 metodi. Il primo è detto “voto alternativo” ad esempio il sistema australiano che è un sistema a maggioranza assoluta in collegi uninominali. Gli elettori devono ordinare i candidati presenti sulla scheda dal candidato maggiormente preferito a quello meno preferito. Se un candidato ottiene la maggioranza assoluta delle prime preferenze, viene eletto immediatamente ma è probabile che nessuna la ottenga. In tal caso il candidato con il minor numero di prime preferenze viene eliminato e le schede vengono ridistribuite tra gli altri candidati in base alle seconde preferenze. Se ancora nessun candidato ha ottenuto la maggioranza assoluta, il processo viene ripetuto finchè uno dei candidati non ottiene la maggioranza assoluta. Il secondo metodo prevede il “doppio turno”. Prevede che venga eletto al primo turno il candidato che ottiene un determinato livello di consensi, se nessuno lo ottiene, si passa a un secondo turno (detto ballottaggio) in cui possono andare i due candidati più votati al primo turno (secondo turno chiuso) oppure tutti i candidati che superano una soglia minima definita (secondo turno aperto). Nel primo caso il candidato vincitore dovrà per forza ottenere la maggioranza assoluta, mentre nel secondo caso può essere sufficiente la maggioranza relativa. L’esempio più comune di sistema a doppio turno aperto è la Francia.

Sistemi proporzionali -> tutti i sistemi proporzionali utilizzano collegi plurinominali. La distribuzione dei seggi avviene proporzionalmente alla distribuzione dei voti. In realtà la proporzionalità non è mai perfetta, un sistema proporzionale perfetto in cui la distribuzione dei seggi riflette la distribuzione dei voti l’abbiamo solamente in un sistema proporzionale puro (come l’Olanda). I correttivi possono assumere diverse forme: -ampiezza dei collegi -> si riferisce al numero di seggi allocati in una determinata circoscrizione, tanto maggiore è l’ampiezza di un collegio, tanto maggiore sarà il grado di proporzionalità tra voti e seggi -soglie di sbarramento -> percentuali minime di voti che un partito deve ottenre per essere ammesso alla ripartizione dei seggi -scelta infrapartitica -primi di maggioranza -> talvolta possono essere previsti dei primi per il partito che ottiene più voti al fine di assicurare la governabilità

Sistema misto -> coniuga contemporaneamente le due forme precedenti, gli elettori eleggono i loro rappresentanti attraverso due sistemi diversi, uno maggioritario e uno proporzionale Esempio la Germania

La questione della disproporzionalità -> la disproporzionalità è presente soprattutto nei sistemi maggioritari ma può essere più o meno presente anche nei sistemi proporzionali. Nei sistemi maggioritari -> vantaggio al partito più forte nel collegio, ma gli altri non trovano rappresentanza. Nei sistemi proprozionali -> i meccanismi che aumentano la disproporzionalità sono l’ampiezza dei collegi, la previsione di soglie di sbarramento (altera la capacità della distribuzione dei seggi di riprodurre fedelmente la distribuzione dei voti. Esse vengono introdotte per limitare la frammentazione e quindi auspicare a una migliore governabilità con una maggiore efficacia del processo decisionale), premi di maggioranza.

Le leggi di Duverger -> formulazione della relazione esistente tra sistema elettorale e sistema di partito. Le due leggi sono semplici: -il sistema maggioritario o purality tende al bipartitismo ed ha effetti riduttivi più marcati -il sistema proporzionale tende al multipartitismo ed ha effetti riduttivi più contenuti e consentono la presenza di più forze politiche e quindi a una frammentazione

Gli effetti diretti o effetti meccanici si riferiscono alla formula usata per tradurre i voti in seggi, quindi gli effetti dei sistemi elettorali sui sistemi partitici. Gli effetti indiretti o psicologici si riferiscono al comportamento di elettori e partiti

Il caso italiano L’Italia ha sperimentato, dal secondo dopoguerra a oggi, 4 sistemi elettorali:

Sistema proporzionale puro -> durante la prima repubblica (dal 1948 fino al 1992) abbiamo un sistema proporzionale puro con caratteristiche simili per Camera e Senato. Sistema che consentiva alla Camera di esprimere fino a 4 preferenze, quindi abbiamo una forte competizione infrapartitica.

Sistema elettorale misto o legge Mattarella -> nel 1993 viene approvata una nuova legge elettorale (denominata poi legge Mattarella dal nome del parlamentare Sergio Mattarella) che prevede un sistema misto per ¾ maggioritario e per ¼ proporzionale (quindi con prevalenza del sistema maggioritario). Alla camera ciascun elettore aveva a disposizione due schede, una per la parte maggioritaria e una per la parte proporzionale. Il 75 % dei seggi veniva attribuito con sistema plurality, il

restante 25 % tramite sistema proporzionale con una soglia al 4 % a livello nazionale. Tale sistema aveva però una peculiarità ovvero il meccanismo dello scorporo parziale. Al Senato il sistema era molto simile, il 75 % dei seggi veniva attribuito con metodo plurality, mentre 25 % con proporzionale. In questo caso però gli elettori avevano un solo voto a disposizione (una scheda) e lo scorporo era totale (ovvero i voti dei candidati vincenti all’uninominale non venivano conteggiati per la ridistribuzione proporzionale). Nonostante ciò abbiamo esiti simili per Camera e Senato, il sistema partitico continuò a essere molto frammentato. Ma l’innegabile merito di tale sistema fu aver dato avvio a una competizione bipolare, sperimentata in Italia nel 2001, dove quindi abbiamo coalizioni che si formano prima delle elezioni e che competono nelle elezioni stesse ed abbiamo alternanza al governo.

Sistema proporzionale con premio di maggioranza o legge Calderoli -> la legge Mattarella venne sostituita nel 2005 dalla legge elettorale denominata poi legge Calderoli (“porcellum”). La legge Calderoli prevedeva un sistema di tipo proporzionale con una peculiarità ovvero un importante premio di maggioranza senza il superamento di una soglia minima di consenso. Alla Camera la coalizione o la lista più votata otteneva un premio di maggioranza che le garantiva 340 seggi su 630 (quindi il 54%). Abbiamo soglie di sbarramento del 10% per le coalizioni e del 4% per le liste non coalizzate. Al senato la coalizione o la lista più votata otteneva un premio di maggioranza che assicurava il 55% dei seggi della regione e soglie del 20% per le coalizioni e 8% per le liste non coalizzate. Questa riforma del 2005 fu ampiamente criticata dalla corte costituzionale e nel 2013 fu dichiarata incostituzionale per alcuni aspetti: -la previsione di un premio di maggioranza a livello nazionale alla Camera e a livello regionale al Senato senza il superamento di una soglia minima -il fatto che ci fossero delle liste lunghe e chiuse non permetteva agli elettori di scegliere i propri rappresentanti (senza una scelta infra partitica)

Sistema proporzionale a doppio turno o Italicum -> questa legge elettorale venne approvata da Renzi nel 2015. Prevedeva un sistema proporzionale a doppio turno che prevede il ballottaggio delle due liste meglio piazzate al primo turno. Abbiamo una soglia di sbarramento molto bassa del 3% a livello nazionale. Inoltre prevede un premio di maggioranza identico a quello previsto dalla legge Calderoli però stabiliva che fosse necessario raggiungere una soglia minima ovvero alla lista che ottenga almeno il 40 % dei voti. Le liste dei candidati sono corte e semi-aperte, le coalizioni non sono ammesse. I capilista possono essere candidati in un massimo di 10 collegi e le liste devono prevedere alternanza di genere e gli elettori possono esprimere fino a due preferenze. Se nessuna lista raggiunge il 40% dei voti si andava al ballottaggio tra le prime due ed il vincitore consegue 340 seggi su 630. La corte costituzionale interviene nuovamente nel gennaio del 2017 cancellandone alcuni elementi: -cancella il doppio turno -> perché una lista anche poco rappresentativa avrebbe potuto ottenere una maggioranza schiacciante -lascia la soglia del 40%

Sistema maggioritario plurality o rosatellum -> a ottobre 2017 viene approvata una nuova legge elettorale che vale sia per la camera che per Senato con lievi differenze. Abbiamo un sistema maggioritario plurality (per conquistare un seggio è sufficiente la maggioranza relativa dei voti, all’incirca 1/3 dei seggi assegnato con il sistema maggioritario e il restante su base proporzionale). Ogni collegio plurinominale può attribuire fino ad un massimo di 8 seggi. È prevista una soglia di sbarramento del 3% su base nazionale con 10% per le coalizioni Non è possibile una scelta infrapartitica poiché le liste sono corte ma bloccate

C’è una sola scheda quindi quando si elegge il candidato con sistema plurality il voto vale anche per la lista che sostiene il candidato. Le elezioni per il Sanato sono su base regionale.

CAPITOLO 4 Le 3 dimensioni analitiche essenziali per indagare la partecipazione politica sono: -la partecipazione politica può aver luogo in arene -intensità della partecipazione (tempo e risorse) -attori politici attraverso cui la partecipazione si intensifica Le 3 arene della partecipazione politica sono:

1. Gli individui possono essere coinvolti in un’arena pubblica per comunicare le proprie istanze a chiunque voglia sentirle. (esempio sono gli Speakers’ Corner dove ognuno può esprimere la propria opinione che riguardano fatti pubblici)

2. Gli individui possono rivolgersi direttamente ai policy-maker nell’organo legislativo oppure all’esecutivo come destinatari delle proprie comunicazioni -> arena più propriamente politica. (esempio sono le manifestazioni di piazza sotto qualche ministero)

3. Gli individui possono essere coinvolti nel processo elettorale

Il rischio della partecipazione dipende dal regime legale e politico nel quale si verifica. Nelle democrazie la comunicazione con il personale governativo e la partecipazione nella nomina e nella scelta dei politici eletti sono a basso rischio. Al contrario, nelle democrazie la partecipazione non convenzionale tende a spaziare da attività a basso rischio ad attività proibite dalla legge.

L’intensità della partecipazione nell’arena elettorale -> abbiamo vari gradi della partecipazione nel processo elettorale: -esprimere semplicemente il proprio voto per i candidati o i partiti -aumentare l’intensità della partecipazione, andando a finanziare dei candidati o dei partiti nella campagna elettorale -funzionario di partito non pagato -può essere eletti e quindi avere una carica politica (segretario di partito o politico eletto)

La partecipazione politica raramente si verifica come atto spontaneo individuale, ma si articola attraverso l’azione di attori collettivi:

1. partiti politici -> attività in cui i partecipanti cooperano per nominare candidati parlamentari, li aiutano a conquistare gli elettori e organizzano l’affluenza alle urne di elettori in favore di tali candidati

2. movimenti sociali -> attività che indirizzano istanze ai policy-maker attraverso eventi a livello di comunità, di piazza e mediatici. Possono coinvolgere un gran numero di individui ma generalmente hanno piccoli nuclei organizzativi formali (organizzazione leggera)

3. gruppi di interesse -> attività in cui i partecipanti si affidano a comunicare le proprie istanze ai policy maker coinvolti nell’arena legislativa ed esecutiva. Il potere di un gruppo di interesse deriva dalla centralizzazione della sua organizzazione interna. Si caratterizzano per un’organizzazione pesante

Gli individui partecipano alla politica per arrivare a decisioni vincolanti che assegnano costi e benefici a gruppi di grandi dimensioni. Questi cosi e benefici hanno il carattere di beni collettivi. Una volta prodotti, nessun individuo della polity può essere escluso dal godere delle conseguenze di avere tali beni, indipendentemente dal fatto che abbia contribuito o meno a produrli. Questo genera il cossiddetto “paradosso dell’azione collettiva”. Olson sostiene che chi si batte per interessi diffusi deve fare i conti con il free riding -> i potenziali destinatari dei benefici sperano che siano gli altri a pagare i costi del produrre il bene collettivo. Olson inoltre sostiene che nonostante ciò la partecipazione politica si verifica perché gli incentivi

selettivi superano il problema del free-rider, coloro che partecipano alla mobilitazione per produrre beni collettivi ricevono benefici privati aggiuntivi che riguardano solo i partecipanti. Se questi incentivi selettivi prevalgono sui costi della partecipazione, allora la mobilitazione politica avverrà. La spiegazione del perché gli individui si impegnano nella partecipazione politica si articola in due parti: 1.spiegazioni a livello macro 2.spiegazioni a livello micro

Spiegazioni a livello macro Sistemi che possono avere un impatto sulla partecipazione politica. I fattori di contesto sistemico come potenti vincoli o generatori di opportunità sull’azione collettiva riguardano due dimensioni: -la natura del regime politico e le sue caratteristiche -sviluppo economico dei Paesi -> è stato visto che a livello di sviluppo economico maggiore siano collegati tassi di partecipazione politica più alti Abbiamo 2 esempi dove gli effetti contestuali delle democrazie influenzano la partecipazione politica:

1. adesione ai sindacati dei lavoratori -> nelle democrazie, i sindacati tendono ad avere più membri di quasi ogni altro gruppo di interessi. Tuttavia il tasso di adesione ai sindacati varia all’interno di 17 democrazie relativamente simili. Un fattore che fornisce una spiegazione della varianza è il sistema di Gent -> si è affermato in Belgio, Danimarca, Finlandia, Svezia che sono oggi i paesi più sindacalizzati nel mondo. È un sistema in cui i governi delegavano ai sindacati dei lavoratori l’organizzazione e l’amministrazione dell’indennità di disoccupazione, fornendo in questo modo ai lavoratori salariati un potente incentivo selettivo per iscriversi ai sindacati e pagare in modo immediato l’indennità di disoccupazione in caso di perdita di lavoro

2. affluenza alle urne -> partecipazione politica all’appuntamento elettorale. Vi sono diversi meccanismi istituzionali che influenzano l’affluenza elettorale: -voto obbligatorio -regole elettorali -> si distingue solitamente tra sistemi a rappresentanza proporzionale (ogni voto conta e le soglie per la rappresentanza sono basse) e sistemi maggioritari o a collegi uninominali (il vincitore prende tutto). In tutti questi sistemi, gli elettori razionali che ritengono che il loro candidato non abbia possibilità di vincere preferiscono stare a casa -requisiti di registrazione -collocazione temporale -> affluenza tende a essere maggiore se le elezioni legislative e presidenziali hanno luogo lo stesso giorno

L’affluenza è anche condizionata dalle caratteristiche socio-economiche -> lo sviluppo economico è correlato positivamente con la partecipazione politica e la diseguaglianza economica interna in un paese e con riferimento ai livelli di istruzione hanno un impatto negativo sulla partecipazione

Spiegazioni a livello micro Ovvero i tratti individuali a cui si lega una maggiore o minore partecipazione politica. I fattori più importanti a livello individuale possono essere ulteriormente distinti in 4 differenti insiemi:

1. risorse -> la partecipazione è associata positivamente al detenere risorse in termini di tempo, reddito e livello di istruzione

2. reclutamento -> reti primarie e secondarie e coinvolgimenti associativo 3. orientamento verso la politica -> interesse per la politica e ideologia politica

A livello individuale, gli individui più dotati di risorse in termini di capacità cognitive, tempo disponibile, di reddito e legami sociali, tendono a una maggiore partecipazione politica rispetto agli individui meno dotati di tali risorse. Le grandi differenze nella propensione media dei cittadini alla partecipazione politica dipendono da fattori individuali ma particolarmente da fattori contestuali.

Possiamo distinguere almeno 4 differenti livelli di effetti contestuali che influenzano i profili individuali e aggregati della partecipazione politica:

• a livello micro -> reti famigliari e reti amicali (se le reti sociali personali di un individuo sono fortemente politicizzate sono alte le possibilità che anch’esso diventi politicamente attivo)

• a livello meso -> esistenza di associazioni grandi e di partiti organizzati in maniera capillare • a livello macro -> le istituzioni democratiche

CAPITOLO 11 Il processo di policy making è un processo che porta all’elaborazione di politiche pubbliche. Le politiche pubbliche sono corsi di azione pubblici, volti a risolvere problemi di rilevanza collettiva. Sono concepite come il principale prodotto dei sistemi politici.

Sistema politico di Easton -> insieme di strutture la cui funzione di decision making è di arrivare ad un’allocazione imperativa e collettiva di valori (output), ricevendo sostegno ed accogliendo le istanze (input) dall’ambiente. È un sistema di interazioni attraverso le quali si realizza l’assegnazione autoritativa di valori scarsi in una data società.

I 3 tratti essenziali del policy making sono: 1. si sviluppa sempre in contesti caratterizzati da vincoli multipli (in termini di scarsità di

tempo, di risorse, vincoli che hanno a che fare con l’opinione pubblica, vincoli di natura costituzionale)

2. il policy making implica l’esistenza di una molteplicità di processi di policy che procedono parallelamente con possibili interazioni

3. path dependency/policy legacy -> le decisioni di policy correnti non sono indipendenti dalle decisioni prese in precedenza e le politiche in discussione oggi possono avere effetti a catena che conducono a ulteriori politiche domani

Tipi ti politiche pubbliche -> Lowi La classificazione più nota è quella proposta da Lowi che distingue a seconda della funzione svolta. Identifica 4 tipi:

1. politiche costituenti -> definiscono le regole e le procedure per l’adozione delle decisioni pubbliche e i rapporti tra i vari attori. Inoltre creano o modificano le istituzioni dello stato

2. politiche regolative -> specificano condizioni e vincoli per il comportamento individuale o collettivo

3. politiche distributive -> forniscono risorse per specifiche funzioni (abbiamo quindi la distribuzione di costi diffusi, benefici concentrati o diffusi). I costi nelle politiche distributive tipicamente sono diffusi

4. politiche redistributive -> abbiamo il trasferimento di risorse da un gruppo all’interno della società ad un altro (quindi abbiamo costi e benefici concentrati)

Le considerazioni riguardo costi e benefici sono affrontate nella tipologia di Wilson -> Wilson distingue tra le politiche a seconda che i costi e benefici connessi sono ampiamente distribuiti o strettamente concentrati. -quando sia i costi che i benefici di una determinata policy sono ampiamente distribuiti (diffusi, ovvero contemplano una platea di riferimento ampia), la politica maggioritaria sarà il risultato più probabile. -quando i costi e i benefici sono concentrati (su platee ristrette), abbiamo la presenza della politica dei gruppi di interesse. -se i costi sono concentrati e i benefici diffusi, la politica degli imprenditori è il probabile esito -se i costi sono diffusi e i benefici concentrati, l’esito probabile è la politica clientelare.

Ciclo di policy Il processo di policy making è visto come una serie di attività politiche che consistono in:

agenda setting -> identificazione di un problema di rilevanza collettiva che richiede l’intervento dello stato. La definizione dell’agenda è un’importante fonte di potere. Solo alcune delle istanze poi passano ad acquisire rilevanza politica e solo alcune delle istanze di rilevanza politica poi entrano effettivamente nel processo di policy making attraverso la definizione di possibili soluzioni. Gli attori cruciali per la definizione dell’agenda sono:

-politici eletti -> nel processo di policy making entrano solamente le istanze portate avanti dai partiti che hanno una forza sufficiente negli organi legislativi o nell’esecutivo -burocrazia -> sul fronte interno abbiamo le burocrazie che possono influenzare l’agenda di policy e hanno una funzione anche di orientamento nella definizione dei problemi -mass media -> sul fronte esterno abbiamo i mass media quindi tutta la sfera della comunicazione e dell’informazione -gruppi di interesse

formulazione delle politiche -> implica la definizione, la discussione e l’accettazione o il rifiuto di possibili corsi d’azione per far fronte ai problemi di policy. La formulazione delle politiche riguarda l’elaborazione di alternative d’azione. La formulazione delle politiche avviene in un contesto di vincoli sia di natura tecnica che politica. Gli attori principali sono: -le burocrazie ministeriali -le commissioni legislative per la formulazione concreta delle soluzioni a questioni complesse e tecniche sono importanti: -i partiti -gruppi di interesse -consulenti, gruppi di esperti, i think tank, la comunità scientifica

adozione delle politiche -> approvazione di una politica. Gli attori principali sono le istituzioni legislative ed esecutive L’adozione finale di una particolare alternativa di policy dipende da 2 insiemi di fattori: -la necessità di costruire maggioranze per la loro approvazione -un altro criterio è dato dai costi e benefici attesi di quella politica per l’elettorato e l’opinione pubblica -esistenza e numerosità di punti di veto (sistema federale, unitario, bicameralismo, sistema elettorale..)

Diventa necessario ottenere consenso, costruendo compromessi, negoziando soluzioni che possano essere appoggiate da un numero ampio di attori attraverso ad esempio pacchetti negoziali (package deals). Oppure il meccanismo della “log rolling”, tutti gli attori ottengono qualcosa. Ma questi due meccanismi possono essere adottati quando abbiamo politiche distributive.

implementazione delle politiche -> attuazione di nuove leggi o programmi. Furono elaborati vari approcci teorici che dividono 3 categorie: -i modelli top-down -> interpretazione superficiale -i modelli bottom-up -i modelli ibridi Gli attori principali sono le burocrazie che promuovono l’adattamento alla realtà. La fase dell’implementazione ha un impatto sul successo o insuccesso delle politiche

valutazione delle politiche -> dopo che una policy è stata approvata dall’organo legislativo e implementata dalla burocrazia, diviene soggetta a valutazione. Abbiamo aspetti che hanno a che fare con il processo attuativo e la domanda principale in questo stadio è se l’output del processo decisione abbia conseguito gli obbiettivi voluti. Gli attori principali sono spesso esperti indipendenti.

Formalmente garantisce il ciclo di retroazione (potente strumento del processo di policy- making)

Fattori internazionali Anche i fattori internazionali hanno un’influenza sul policy-making interno -> è necessario considerare anche le possibili influenze e contaminazioni esterne. I concetti di diffusione e trasferimento delle politiche forniscono una base per far luce sul ruolo dei fattori internazionali: -diffusione -> si manifesta quando problemi simili entrano nell’agenda di politica (processo di decision making) in più paesi. -trasferimento -> quando alcuni paesi guardano a soluzioni istituzionali adottati in altre paesi, quindi trasferendo elementi di altri paesi nel proprio contesto domestico I 4 diversi meccanismi attraverso i quali il processo di internalizzazione ha un impatto sulle soluzioni di policy domestiche sono: -imposizione -comunicazione -competizione regolamentare -armonizzazione internazionale

Imposizione -> si verifica ogni qualvolta che un attore politico esterno forza un governo ad adottare una certa policy (qui le politiche domestiche sono scavalcate). Questo presuppone un’asimmetria di potere e spesso l’adozione della policy è accompagnata da uno scambio di risorse economiche. Le politiche possono o essere imposte unilateralmente da un paese su un altro paese (questo avviene in situazioni estreme, come le guerre) oppure l’imposizione internazionale.

L’armonizzazione internazionale -> presuppone l’esistenza di interdipendenza o esternalità che spingano i governi a risolvere problemi comuni attraverso la cooperazione all’interno di istituzioni internazionali, sacrificando così parte dell’indipendenza per il bene della comunità. Gli accordi istituzionali influenzeranno le scelte di politica domestica.

Competizione regolamentare -> ci si attende un’omogeneizzazione tra le politiche dei paesi quando questi si confrontano reciprocamente con pressioni competitive.

Comunicazione transnazionale-> meccanismi basati sulla comunicazione tra i paesi (ossia trarre lezioni da altri paesi per risolvere i problemi domestici) sulla risoluzione transnazionale dei problemi, sull’emulazione dei modelli di policy)

CAPITOLO 12 Unione Europea -> in mezzo secolo, l’UE si è evoluta da un’organizzazione che governa la produzione del carbone e dell’acciaio e un mercato comune a un sistema politico su scala continentale, con ampi poteri esecutivi, legislativi e giudiziari. Dalla Ceca ad oggi, attraverso molti trattati, siamo passati da una comunità economica ad un’unione che presenta tutte le caratteristiche di un sistema politico democratico (con poteri esecutivi, legislativi e giudiziari). Il processo d’integrazione europea iniziò con 6 stati membri.

Per connotare l’unione europea è utile partire da alcuni dati importanti: -28 membri (a breve 27) -oltre 500 milioni di persone -> fanno si che l’Ue sia demograficamente molto più grande degli Stati Uniti, ma molto più piccola demograficamente rispetto ad esempio alla Cina -ha un badget di spesa limitato, intorno ai 150 miliardi di euro -> che corrisponde a circa l’1% del Pil dell’UE di cui solo il 6% viene utilizzato per far funzionare la macchina amministrativa (le

istituzioni europee). Il resto (94%) viene speso in programmi di intervento che redistribuiscono le risorse agli stati membri o a livello territoriale. -il personale di circa 55 mila persone -> che lavorano nelle istituzioni europee

Robert Schuman (uno dei padri fondatori dell’Europa) in uno dei suoi discorsi ha detto -> che ci sono voluto diversi decenni per il processo di costruzione dell’Europa ed è un processo ancora in corso. Laffan (studiosa di unione Europea)-> definisce l’unione Europea come un processo sperimentale caratterizzato da continui aggiustamenti

Quanto “conta” Bruxelles? -> è un articolo in cui si occupa di questa questione (quanto conta il livello sovranazionale sulla politica domestica) -> Delors aveva fatto una previsione dicendo che in una decina di anni l’80% della legislazione, che aveva a che fare con l’economia, con la fiscalità e le questioni sociali, avrebbe avuto origini dal livello sovranazionale. Sebbene questa previsione non si è avverata del tutto, è sicuramente giusto dire che la rilevanza del livello sovranazionale è ampia in una molteplicità di settori di policy, anche quelli in cui non vi è diretta competenza del livello sovranazionale

L’Ue possiede tutte le caratteristiche essenziali di un sistema politico democratico: -decision making -> vi sono istituzioni che regolano il processo decisionale e norme che governano i rapporti tra e all’interno di queste istituzioni -domanda politica -> (sul fronte dell’input) i cittadini cercano di soddisfare i loro interessi politici attraverso il sistema politico direttamente o attraverso organizzazioni di intermediazione come gruppi di interesse o partiti politici. Nel sistema politico viene garantita l’accountability perché i politici rendono conto agli elettori, i quali poi delegano il potere ai governanti (sistema di democrazia rappresentativa con elezioni libere, ricorrenti e competitive) -sul fronte dell’output -> le decisioni collettive hanno un impatto sulla distribuzione e sull’allocazione delle risorse -effetti di retroazione -> vi è un’interazione continua tra input e output del sistema politico (le risposte di policy hanno un impatto sulla formazione di nuove istanze, quindi sulla formazione della domanda politica)

Le 3 istituzioni centrali per il processo di decision making (triangolo istituzionale del policy- making comunitario) che detengono ed esercitano competenze di carattere legislativo: -commissione europea -il consiglio dei ministri o consiglio dell’unione europea -il parlamento europeo

Il consiglio dei ministri -> composto dai ministri degli stati membri che si riuniscono in 10 formazioni diverse a seconda dell’area di competenza.

Ha un legame con il consiglio europeo (abbiamo i capi di stato/ governo degli stati membri) ed è un’istituzione rilevante nella definizione dell’agenda setting a livello sovranazionale sebbene non abbia poteri di carattere legislativo. La presidenza del consiglio dei ministri è a rotazione (ogni 6 mesi) dagli stati membri (attualmente la presidenza è della Bulgaria, il prossimo anno avremo l’Austria).

• Nel parlamento europeo -> abbiamo un appuntamento elettorale a livello europeo ogni 5 anni.

• Nella commissione europea -> abbiamo un rappresentante per ciascuno stato membro. (un commissario europeo rappresenta l’interesse dell’intera unione europea, quindi non è responsabile di fronte al paese che l’ha espresso).

La presidenza del consiglio europeo -> abbiamo una figura di presidente semipermanente.

Per connotare l’Ue come sistema politico è importante fare riferimento all’architettura istituzionale dell’UE, ovvero alla divisione dei poteri a livello europeo, in una polity che è multilivello-> abbiamo diversi livelli di governo coinvolti nell’esercizio del potere legislativo, esecutivo e giudiziario. È un sistema politico che si basa sulla condivisione de poteri sia sul paino orizzontale (tra più istituzioni), sia sul piano verticale (in riferimento ai livelli di governo).

• I poteri esecutivi -> sono condivisi tra il Consiglio dell’UEe il Consiglio Europeo. E tra Commissione e stati membri.

• I poteri legislativi -> sono condividi tra Consiglio dell’UE e Parlamento Europeo. Il Parlamento ha poteri uguali a quelli del Consilio nell’ambito della procedura legislativa ordinaria, ovvero la procedura di co-decisione. Commissione (iniziativa legislativa, monopolio)

• I poteri giudiziari -> sono condivisi fra la Corte Europea di Giustizia e i tribunali nazionali

L’UE ha un sistema di governo iper-consensuale -> ovvero: -condivisione dei poteri sia sul piano orizzontale che verticale -è un sistema in cui vi sono molteplici punti e attori di veto che rischiano di portare allo stallo decisionale -la preferenza a livello sovranazionale è sempre quella del consenso massimo possibile.

La procedura legislativa ordinaria garantisce poteri paritari tra Parlamento Europeo e Consiglio.La regola decisionale utilizza dal Consiglio dei ministri è quella della maggioranza qualificata-> perché si verifichi bisogna attenersi a due condizioni (doppia maggioranza) -> 1° le decisioni passano se abbiamo a favore almeno il 55% degli stati membri (rappresentanza territoriale) 2° gli stati membri a favore devono rappresentare almeno il 65% della popolazione (rappresentanza demografica).

Non è possibile costituire un gruppo politico composto da eurodeputati proveniente da uno stesso stato membro (almeno 25 eurodeputati devono avere una provenienza di ¼ degli stati membri dell’UE).

All’interno del Parlamento Europeo abbiamo diverse istanze rappresentate. Ma abbiamo istanze rappresentate e linee di conflitto anche all’interno del consiglio dell’Ue. Le principali linee di conflitto nel consiglio che emergono sono: -posizionamento dei governi rispetto al processo di integrazione europea (ci saranno governi euroscettici e governi più propensi all’avanzare del processo di integrazione). -altre linee di conflitto che si sono rese evidenti negli ultimi 10 anni, in particolare dalla crisi economica in Italia (poi unitasi alla crisi dei debiti sovrani) che ha fatto emergere una linea di tensione fra nord e sud, fra creditori e debitori -dopo di che abbiamo il grande allargamento del 2004 che ha influito sulla tensione fra est e ovest legata anche ad uno sviluppo diverso del sistema di welfare, quindi fra paesi con alti livelli di spesa e con sistemi di tutela molto sviluppati e paesi con livelli di spesa bassi e sistemi di welfare poco sviluppati.

Posizionamento in uno spazio politico bidimensionale -> dove vengono posizionati i gruppi politici, la forma tipica è quella di una U rovesciata dove sull’asse orizzontale abbiamo il posizionamento sull’asse sinistra destra mentre sull’asse verticale abbiamo il posizionamento rispetto alle preferenze dei gruppi politici rispetto al processo di integrazione europea (quelli scettici e quelli invece più a favore del processo di integrazione).

Le competenze dell’UE si dividono tra: -competenze esclusive dell’Ue (la politica monetaria, la politica agricola comune, la politica commerciale) -competenze esclusive degli stati membri (come fiscalità, la giustizia, gli affari interni) -competenze condivise (trasporti, energia, ambiente) -competenze coordinate (politica estera e di difesa, formazione professionale)

Gli approcci teorici che si confrontano con lo studio del processo di integrazione europea sono essenzialmente 2:

1. Approccio intergovernativismo -> (Moravcsik) il processo di integrazione europeo viene visto come il frutto di una serie di scelte razionali compiute dagli stati membri o dai governi degli stati membri in considerazione degli interessi economici dei gruppi nazionali e del potere relativo di ciascuno stato nel sistema internazionale. Quindi i principali attori dell’UE sono i governi degli stati membri. Quest’ultimi hanno un chiaro insieme di preferenze riguardo a quali politiche vorrebbero veder allocate a livello europeo. I governi trattano gli uni con gli altri sulla base di queste preferenze e raggiungono accordi a livello europeo solo se questi risultati sono in linea con le loro preferenze. Una delle principali criticità è che questo approccio non è in grado di spiegare bene tutto il processo di integrazione europeo ma ne spiega alcuni tasselli. Questo approccio teorico è utile per spiegare le “history making decisions”, ovvero decisioni storiche in cui la negoziazione intergovernativa è la chiave per spiegare l’esito dei negoziati. Invece è meno capace di spiegare il decision making ordinario. Vi è una sottostima del ruolo delle istituzioni europee come fattori di integrazione autonomi perché vengono viste come agenti degli stati membri. Manca inoltre l’attenzione sull’impatto delle decisioni sovranazionali sui sistemi nazionali (sulla politica domestica)

2. Approccio neo-funzionalista -> (Haas). L’assunto di base è diverso poichè a fronte della crescente complessità delle funzioni di governo e dell’aumento dei compiti altamente specialistici diventa utile delegare competenze a livello sovranazionale (perché le decisioni prese a livello nazionale risulterebbero funzionalmente inefficaci nel risolvere problemi che vanno al di là dei confini statuali/nazionali). Abbiamo quindi una progressione spontanea a fronte di interconnessione dei vari settori funzionali ma mediata da attori e istituzioni. Questo approccio però prende in considerazione, per spiegare il processo di integrazione e la progressione spontanea, altri due meccanismi: la socializzazione delle elite, i pacchetti negoziali (il sistema europeo consente di negoziare parallelamente più questioni e questo rende più facile trovare dei compromessi) e spill over. Le critiche sono: 1. la graduale, automatica e incrementale intensificazione del processo di integrazione non

si è realizzata del tutto ma solo in parte 2. gli stati sono rimasti attori centrali 3. critica alle elite che continuano a mantenere un’identità nazionale sebbene il mandato

sia a livello sovranazionale

L’Ue è un sistema politico democratico dal punto di vista procedurale (istituzioni, norme e procedure) ma sul piano sostantivo notiamo delle carenze: ovvero il problema della partecipazione politica (che è più bassa rispetto alla partecipazione alle politiche nazionali). Inoltre le elezioni politiche per il parlamento europeo sono elezioni che si svolgono a livello nazionale in cui la campagna elettorale che viene svolta dai partiti che tipicamente utilizzano questo appuntamento per acquisire consenso a livello nazionale. Si parla di paradosso del PE (Parlamento europeo) -> determinato da due panoramiche opposte:

non sono stati rilasciati commenti
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 26 totali
Scarica il documento