appunti di medicina legale, Appunti di Medicina Legale. Università di Salerno
roberta146
roberta14619 giugno 2013

appunti di medicina legale, Appunti di Medicina Legale. Università di Salerno

PDF (835 KB)
493 pagine
13Numero di download
1000+Numero di visite
Descrizione
la medicina legale
20punti
Punti download necessari per scaricare
questo documento
Scarica il documento
Anteprima3 pagine / 493
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 493 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 493 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 493 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 493 totali
Scarica il documento
Medicina legale

Medicina legale

di Stefano Civitelli

Questi appunti, che riassumono il libro "Compendio di medicina legale", sono

una sintesi unica e completa dei principali argomenti attinenti allo studio della

medicina legale.

Si parte dall'intervento del medico in caso di morte, sia per quanto riguarda

l'emissione del certificato di morte, sia per quanto riguarda i casi di omicidio. In

questa evenienza il medico legale si attiene ad una serie di analisi e pratiche

disciplinate dalla normativa, per stabilire e definire le cause della morte e le

eventuali caratteristiche di lesioni e traumi riscontrati (lesioni da corpi

contundenti, traumi, lesioni da arma da fuoco, lesioni da radiazioni ed energia,

asfissia). Il medico legale si occupa in caso anche dell'identificazione del

cadavere.<br />

Altro settore di competenza è quello attinente agli esami di laboratorio condotti

dal medico legale per stabilire casi di tossicodipendenza o alcolismo, piuttosto

che rilevare contaminazioni ambientali, epidemie, tossinfezioni alimentari.

L'attività del medico legale viene chiamata ad esprimersi, in base alla

normativa vigente, nei casi di valenza penale in tribunale.<br />

Altro campo di interesse della medicina legale è legato al settore assicurativo,

all'operato dell'INAIL e dell'INPS, dove vengono svolti i controlli del caso a

seguito delle segnalazioni.<br />

Gli appunti si concludono con una panoramica su quanto stabilito dal codice

civile e penale, dalle leggi italiane e dal codice deontologico rispetto al lavoro

del medico, in merito a responsabilità professionale e tutela: denuncia sanitaria,

donazione di organi, trattamento sanitario, trattamento dei malati di AIDS,

segreto professionale, emissione di certificati e compilazione di cartelle

cliniche, doping, trattamento dei dati personali.<br />

Ottimi appunti per un ripasso dell'esame di Medicina legale. Università: Università degli Studi di Firenze

Facoltà: Giurisprudenza Esame: Medicina Legale, a.a. 2008/2009

Titolo del libro: Compendio di medicina legale Autore del libro: L. Macchiarelli, P. Arbarello, G. Cave Boni, N.M.

Di Luca e T. Feola

1. Definizione di medicina legale La medicina legale può essere definita come il complesso delle conoscenze biologico cliniche concernenti l’essere umano, suscettibili di proiezione o di applicazione entro tutto il sistema del diritto (costituisce il punto d’incontro fra il sapere medico e quello giuridico).

Stefano Civitelli Sezione Appunti

Medicina legale Pagina 1 di 477

2. Cenni storici di medicina legale Le origini della medicina legale sono antichissime, poiché l’attività peritale veniva esercitata già presso gli egizi, quasi 3000 anni a.C., e presso i romani. Lo sviluppo della disciplina deve molto al diritto canonico. La necessità di disciplinare in modo organico l’istituto peritale nei processi penali diede vita ad una seri di studi che portarono a una sistemazione della materia. Il monumentale seicentesco volume dello Zacchia rimase il testo ufficiale di medicina legale per quasi 200 anni. Fu nell’800, il secolo della rivoluzione industriale, che la nostra scienza entro definitivamente nell’istituzione universitaria e nella prassi giudiziaria. Si accentuò inoltre la sua valenza clinica, oltre a quella classica tanatologica. Ciò perché la rivoluzione industriale comportò un incremento notevole degli infortuni connessi all’impiego delle macchine, dunque lo sviluppo della medicina previdenziale, della medicina infortunistica, della medicina assicurativa, della medicina del lavoro. Sul finire dell’800 veniva prolungato il codice Zanardelli, con il quale l’istituto peritale e la medicina legale entrarono ufficialmente e definitivamente nelle aule di giustizia. Nello stesso periodo, inoltre, venivano pubblicati gli studi di Cesare Lombroso sulla criminalità. Ad Anversa, nel 1876, veniva fondato il primo manicomio giudiziario; nei primi anni del ‘900, l’Ottolenghi fondò il primo istituto di medicina legale e istituì, inoltre, la scuola superiore di polizia scientifica. Per la prima volta, con la scuola positiva si iniziò a parlare di misure di difesa sociale, di pericolosità sociale, di pena finalizzata al recupero del delinquente, ecc…

Stefano Civitelli Sezione Appunti

Medicina legale Pagina 2 di 477

3. Sviluppo e complessità della medicina legale La medicina legale ha avuto un notevole sviluppo in tutti i settori che classicamente la costituiscono: 1. etica medica e bioetica; 2. infortunistica e traumatologia forense; 3. ematologia e immunoematologia forense; 4. tossicologia forense; 5. balistica forense; 6. radiologia forense; 7. medicina previdenziale; 8. criminologia clinica; 9. psichiatria forense; 10. medicina delle assicurazioni private; 11. tanatologia; 12. identificazione personale; 13. responsabilità professionale; 14. valutazione del danno alla persona in responsabilità civile. Della materia costituiscono il segno specificante soprattutto: la perizia e la consulenza tecnica, effettuate rispettivamente in sede penale o civile o nelle cause di lavoro. Si comprende, pertanto, come, oltre quelli citati, costituiscano ulteriori settori importanti della nostra disciplina: a. la medicina legale penalistica; b. la medicina legale civilistica; c. la medicina legale previdenziale e del lavoro.

Stefano Civitelli Sezione Appunti

Medicina legale Pagina 3 di 477

4. Esercizio della professione medico-legale Al medico legale possono essere chieste relazioni peritali o di consulenza tecnica con valutazione del danno alla persona in responsabilità penale, in responsabilità civile, in ambito infortunistico INAIL, in ambito previdenziale INPS, in ambito di sicurezza sociale (riconoscimento dell’invalidità civile, ecc…), o in materia di controversie di lavoro od assicurative private (consulenze medico-assicurative, arbitrati).

Stefano Civitelli Sezione Appunti

Medicina legale Pagina 4 di 477

5. Il metodo medico-legale Le regole fondamentali alle quali attenersi nella prestazione medico-legale sono due: 1. il rigorismo obiettivo del metodo: il principio di obiettività impone a ciascuno di essere rigorosamente aderente alla realtà dei dati clinici o tanatologici o di laboratorio o strumentali rilevati; la valutazione empirica dei dati stessi e la formulazione dei giudizi definitivi dovranno fondarsi su motivazioni logiche e plausibili, che tengano conto dei reperti, segni e dati obiettivi riscontrati; il metodo medico-legale si differenzia nettamente da quello proprio delle altre branche della medicina per essere condizionato dall’istituto della “prova” (non è consentito trasformare il dubbio in certezza e viceversa porre in dubbio, senza che ve ne sia fondamento, ciò che costituisce un dato di certezza); 2. la dominante conoscenza del rapporto giuridico cui il fatto si riferisce: il medico dovrà improntare ed orientale la sua indagine soprattutto tenendo conto delle norme giuridiche di volta in volta interessate dallo specifico caso in discussione.

Stefano Civitelli Sezione Appunti

Medicina legale Pagina 5 di 477

6. Il rapporto di causalità nella medicina legale Il primo e più importante dei problemi che il medico legale si trova ad affrontare nella sua attività è la valutazione del rapporto di causalità. Assai spesso, infatti, gli viene chiesto di stabilire se un dato evento biologico sia stato causato da un fatto o da una condotta umana. Il rapporto di causalità deve essere concepito in generale “come una catena in cui ciascun anello trasmette a quello che segue un impulso verso un fine determinato, impulso che a sua volta ha ricevuto dall’anello precedente”. Gli anelli più importanti di questa catena sono in genere l’ultimo, che costituisce l’evento finale di danno, e il primo, che rappresenta l’evento lesivo iniziale; ma in pratica sono importanti dal punto di vista giuridico e medico-legale tutti gli anelli intermedi, poiché in realtà ognuno di essi può essere stato innescato, agevolato o determinato da una condotta umana illecita. La differenza tra la “causa” e la “concausa” sta nel fatto che pur trattandosi in entrambi i casi di antecedenti necessari, solo la causa è da sé sola sufficiente alla produzione dell’evento. La valutazione del nesso causale, in quanto ricerca che mira all’identificazione di cause imputabili all’uomo, è sempre fondata sull’analisi di un duplice ordine di rapporto: a. rapporto di causalità giuridico-materiale o anatomo-patologica, si tratta di studiare il rapporto fisico od oggettivo esistente fra una certa condotta illecita (attiva od omissiva), di rilevanza medica e giuridica, e un determinato evento dannoso, pur esso di rilevanza medica e giuridica ad un tempo (danno biologico); questo studio rientra tipicamente nel novero delle competenze del medico legale; b. rapporto di causalità psichica, gli antichi giuristi parlavano distintamente in sede penale della imputatio facti per riferirsi alla causalità giuridico-materiale e della imputatio iuris per riferirsi alla causalità psichica; con quest’ultima dizione si intende il rapporto psicologico soggettivo che intercorre tra la personalità del soggetto, autore della specifica condotta considerata, e l’insorgenza dell’evento dannoso in esame (imputabilità). L’indagine medico legale, salvo rare eccezioni, può interessare non una sola persona e cioè il soggetto passivo del fatto illecito o del reato, ma anche il soggetto attivo. Relativamente al primo si tratterà di accertare il rapporto di causalità giuridico-materiale (causazione del danno biologico obiettivato); relativamente al secondo il rapporto di causalità giuridico-psicologico (imputabilità e colpevolezza).

Stefano Civitelli Sezione Appunti

Medicina legale Pagina 6 di 477

7. Rapporto di causalità giuridico-materiale: articoli 40 e 41 c.p. art. 40 c.p. (rapporto di causalità): “Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se l’evento dannoso o pericoloso, da cui dipende l’esistenza del reato, non è conseguenza della sua azione od omissione. Non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”. Si parla, dunque, di conseguenza nel senso che: perché quel determinato fatto sia punito, occorre dimostrare che esso è stato effettivamente prodotto, cioè causato, dalla condotta del soggetto imputato. art. 41 c.p. (concorso di cause): “Il concorso di cause preesistenti o simultanee o sopravvenute, anche se indipendenti dall’azione od omissione del colpevole, non esclude il rapporto di causalità fra l’azione od omissione e l’evento. Le cause sopravvenute escludono il rapporto di causalità quando sono state da sole sufficienti a determinare l’evento. In tal caso, se l’azione od omissione precedentemente commessa costituisce per sé un reato, si applica la pena per questo stabilità. Le disposizioni precedenti si applicano anche quando la causa preesistente o simultanea o sopravvenuta consiste nel fatto illecito altrui”. Dal punto di vista medico legale per causa si intende l’antecedente da sé solo sufficiente e quindi adeguato e determinante alla produzione dell’evento dannoso. Per concausa si intende invece uno degli antecedenti causali, pur esso di rilevanza medica e giuridica, che concorre con gli altri alla produzione dell’evento finale di danno. In questo senso la concausa, anche se necessaria, non è da sé sola sufficiente e determinante a produrre l’effetto dannoso. Nella pratica il medico legale si trova con maggiore frequenza di fronte ad eventi concausati piuttosto che causati: compito specifico del medico legale è stabilire con la massima accuratezza il peso specifico che quel determinato antecedente assume nei riguardi della produzione dell’evento finale di danno. Da ciò la necessità del confronto, di una comparazione, fra quello stesso antecedente e gli altri. L’art. 41 c.p. dispone espressamente che il rapporto di causalità non è escluso, ove alla produzione dell’evento dannoso o pericoloso abbiamo contribuito oltre all’antecedente giuridicamente rilevante considerato anche altre eventuali concause preesistenti, simultanee o sopravvenute, pure se indipendenti dall’azione od omissione del colpevole.

Stefano Civitelli Sezione Appunti

Medicina legale Pagina 7 di 477

8. Il concetto di Concause preesistenti di lesione nella medicina

legale Un esempio può essere quello di un soggetto portatore di un aneurisma aortico che muore a causa di una emorragia da rottura dell’aneurisma stesso per un trauma contusivo toracico (ad esempio un pugno), sebbene di modesta efficienza lesiva. L’aneurisma aortico nei riguardi dell’evento mortale finale va considerato come vera e propria concausa preesistente di lesione (se quella persona non avesse avuto l’aneurisma, probabilmente non sarebbe morto). Poiché le concause preesistenti non escludono il nesso causale, quale che sia stata l’entità dell’insulto lesivo inferto, il colpevole risponderà comunque di omicidio. Appare evidente che al magistrato, il quale dovrà applicare la sanzione penale (oscillante tra minimi e massimi stabiliti dalla norma), occorrerà fornire un quadro esatto della causazione del danno. Il che significa che il medico dovrà saper distinguere quando determinati antecedenti assumono il significato di semplici antecedenti condizionali e quando invece quello di concause preesistenti. Si consideri ancora titolo di esempio la seguente ipotesi: se Tizio sferra un calcio sui quadranti inferiori dell’addome di una donna gravida, causandone l’aborto, è facile riconoscere che lo stato gravidico è “condizione necessaria” per il verificarsi dell’evento dannoso. La gravidanza, di per sé, è una condizioni fisiologica e in assenza del trauma, l’aborto non si sarebbe verificato, ove il decorso di quella fosse stato normale. Si capisce allora che la gravidanza in condizioni di normalità non ha avuto alcun ruolo causale o meglio concausale nella genesi dell’aborto. La responsabilità di quest’ultimo è tutta da attribuire a chi ha inferto quel calcio e alle lesioni che esso ha prodotto. Le concause preesistenti di lesione possono essere distinte in: a. concause preesistenti anatomiche (decorso anomalo di un vaso, esistenza di organi ectopici, ecc…); b. concause preesistenti fisiologiche (esistenza di una fragilità ossea costituzionale oppure di una fragilità ossea dovuta ad un fisiologico processo di invecchiamento: osteoporosi senile); c. concause preesistenti patologiche, si possono distinguere a loro volta in generali o locali, statiche od evolutive, congenite od acquisite (aneurisma aortico, diabete mellito, echinococcosi epatica, neoplasie, emofilia, esiti di lesioni pregresse, ecc…).

Stefano Civitelli Sezione Appunti

Medicina legale Pagina 8 di 477

9. Concause simultanee di lesione nella medicina legale In genere si porta l’esempio di una ferita inferta con uno strumento contaminato, come la lama sporca di un pugnale, per cui oltre alla ferita da taglio il colpevole risponderà del quadro infettivo causato da agenti microbici introdotti nell’organismo.

Stefano Civitelli Sezione Appunti

Medicina legale Pagina 9 di 477

10. Concause sopravvenute di lesione nella medicina legale Si può pensare, ad esempio, ad una persona ferita in modo non grave che muore per una successiva complicanza settica della ferita stessa, per un inadeguato trattamento da parte dei medici o per una scarsa cura da parte dello stesso ferito. Il feritore sarà comunque chiamato a rispondere della morte, sia pure a titolo diverso da quello di omicidio doloso (solitamente omicidio preterintenzionale). In talune circostanze, però, le concause sopravvenute interrompono certamente il rapporto di causalità. Ma l’art. 41 c.p. è assai rigoroso a tale riguardo, poiché è detto che esse escludono il rapporto di causalità solo “quando sono state da sé sole sufficienti a determinare l’evento”. Si dovrebbe allora più propriamente parlare di “cause” e non di “concause” sopravvenute. La giurisprudenza ha chiarito che ai fini dell’interruzione del rapporto di causalità, le concause sopravvenute devono possedere i seguenti attributi: a. l’eccezionalità e perciò l’imprevedibilità; b. l’atipicità, cioè deve essere intervenuto un qualcosa di nuovo rispetto alla condotta considerata o alla normale evoluzione di un certo quadro morboso; c. l’indipendenza dal fatto del colpevole; d. la capacità di essere da sole sufficienti a determinare l’evento È quanto si verifica ad esempio nel caso in cui la morte sia stata causata dalle nuove gravi ferite riportate per un imprevedibile incidente stradale verificatosi durante il trasporto in ospedale.

Stefano Civitelli Sezione Appunti

Medicina legale Pagina 10 di 477

11. L'occasione nella lesione nella medicina legale Si ricorre in genere al noto esempio della aneurisma dell’aorta addominale che si rompe a seguito di un banale trauma contusivo addominale. Quale è in questi casi, ci si chiede, il valore causale effettivo da assegnare al trauma? Si deve distinguere l’occasione, intesa come una varietà o l’ultimo degli antecedenti causali, riconoscendole una sia pur minima efficienza causale, dal cosiddetto momento sciogliente o rivelatore, privo assolutamente di una qualsivoglia efficienza causale: si afferma giustamente che ciò che rileva non causa. L’occasione, come varietà di antecedente causale, intesa come momento sciogliente o liberatore deve essere distinta nettamente dal momento sciogliente o rivelatore (quest’ultimo privo di una qualsivoglia efficienza causale). L’occasione è caratterizzata dall’essere l’ultimo degli antecedenti causali, dalla sua teorica sostituibilità e quindi dalla sua genericità, dall’essere sprovvista di capacità lesiva rispetto all’uomo sano e normale, dalla sua equiparabilità quantitativa agli atti ordinari fisiologici e della vita vegetativa nonché dall’esiguità del fatto lesivo rispetto alla gravità dell’evento dannoso.

Stefano Civitelli Sezione Appunti

Medicina legale Pagina 11 di 477

12. Criteri da seguire nella valutazione del rapporto causale nella

lesione nella medicina legale È anzitutto fondamentale la precisa ricostruzione dello stato anteriore del danneggiato. Effettuato il raffronto fra ciò che quella persona era prima di un certo fatto e ciò che è al momento dell’esame clinico e medico-legale, si dovrà stabilire quale o quali delle modificazioni eventualmente obiettivate siano da riferire causalmente o concausalmente all’antecedente o agli antecedenti, giuridicamente rilevanti, considerati. Solo la concordanza dei dati che emergono dall’analisi dei vari criteri, insieme considerati, può condurre ad un giudizio effettivamente motivato in materia di ammissione o esclusione del nesso causale. I criteri di cui trattasi sono: 1. criterio cronologico: il fatto che un certo danno si sia obiettivato dopo un certo evento lesivo iniziale, non significa automaticamente che sia stato proprio questo a causarlo, ma occorre dimostrarlo; ai fini di tale dimostrazione occorre che tra l’evento iniziale e quello finale sia trascorso un lasso di tempo sufficiente e compatibile ai fini dell’ammissione del nesso causale; 2. criterio qualitativo: la qualità dell’antecedente lesivo iniziale deve essere compatibile con la qualità dell’effetto prodotto; 3. criterio quantitativo: la quantità dell’azione lesiva iniziale deve essere compatibile con la quantità o la gravità dell’effetto prodotto, tenendo conto in ogni caso della variabilità dello stato anteriore; 4. criterio modale: vi deve essere corrispondenza tra la sede di applicazione di un trauma, oppure la via di somministrazione di un certo farmaco, e la modalità di comparsa di certi disturbi, la modalità con cui essi evolvono sino al conclamarsi del danno (non sempre, però, esiste corrispondenza topografica fra sede del trauma e sede del danno); 5. criterio della continuità fenomenologica: vi deve essere un continuo di sintomi e di segni fra la lesione iniziale e il danno conclusivo, sebbene sia nota l’esistenza di sindromi con intervallo libero; 6. criterio di esclusione: occorre che si escluda l’importanza di altri fattori causali, diversi da quello considerato, nel determinismo dell’evento dannoso in esame.

Stefano Civitelli Sezione Appunti

Medicina legale Pagina 12 di 477

13. Criterio probabilistico e criterio della sussunzione del medico

legale Perché un determinato antecedente lesivo sia considerato “causa” dello specifico evento dannoso, dovrà riconoscersi che questo possa effettivamente inquadrarsi tra le conseguenze “normali ed ordinarie” dell’antecedente lesivo, ponendosi, quindi, nell’ambito delle regolari o normali linee di sviluppo della serie causale, secondo un serio e ragionevole criterio di probabilità scientifica, pur in difetto di certezza assoluta. Si comprende allora che nella pratica provare il nesso causale significa il più delle volte accertare quali siano l’etiologia e la patogenesi dell’esito dannoso in discussione, avuto riguardo delle leggi scientifiche. La “sussunzione” si riferisce dunque all’attività svolta dal consulente medico-legale in materia di valutazione del nesso causale, per la quale si riconosce ammissibile dal punto di vista scientifico che un determinato antecedente venga considerato responsabile di un dato evento di danno: si ammette che esistono codificate leggi scientifiche che consentono di attribuire a quel determinato antecedente il prodursi di quella determinata conseguenza. In definitiva, la conclusione dell’indagine peritale in merito alla valutazione del nesso causale non potrà che portare che ad una sola delle risposte seguenti: a. il nesso causale esiste con assoluta certezza; b. il nesso causale è altamente probabile; c. il nesso causale non esiste; d. il nesso causale non è dimostrabile.

Stefano Civitelli Sezione Appunti

Medicina legale Pagina 13 di 477

14. Diagnosi di morte e denuncia delle cause della morte La morte può essere definita in negativo come la privazione di tutte le proprietà biologiche dell’essere vivente. Se si fa eccezione per i casi di devastazione fisica della persona (decapitazione, maciullamento, disintegrazione), essa non si verifica mai in modo istantaneo ma graduale. Ha inizio, infatti, con la cessazione irreversibile delle tre funzioni che costituiscono il cosiddetto tripode di Bichat: cardiocircolatoria, respiratoria e nervosa (rispettivamente morte clinica, reale e legale); prosegue con le trasformazioni ed il degrado del cadavere e termina con la distruzione completa, ovvero con la dissoluzione di ogni cellula dell’organismo (morte biologica). Ad assumere importanza primaria dal punto di vista medico e medico legale è soprattutto il momento iniziale, cioè quello del decesso: la persona fisica diventa allora cadavere e perde la sua capacità giuridica. La morte rappresenta un evento unitario e dal significato inequivoco; quel giudizio dovrà essere quindi il risultato di una diagnosi certa e non di una prognosi. Il momento centrale e più importante ai fini della suddetta diagnosi è costituito dal rilievo della cessazione globale e definitiva, perciò irreversibile e inemendabile, di tutte le funzioni dell’encefalo. Talora alle funzioni cerebrali sono perdute solo parzialmente (ad esempio il tronco cerebrale può essere colpito elettivamente da malattie o da traumi così gravi da essere completamente distrutto nella sua matrice organica, ma non è detto però che gli emisferi in questi casi debbano essere compromessi). L’esame EEG in tali evenienza può non essere piatto e mostrare un ritmo cosiddetto alfa-coma simile a quello del paziente sveglio, seppure non reattivo. La situazione di danno cerebrale, essendo solo parziale, non consentirà mai in questi casi di formulare diagnosi di morte.

Stefano Civitelli Sezione Appunti

Medicina legale Pagina 14 di 477

15. Diagnosi di morte per arresto cardiaco Nella l. 644/75 concernente i trapianti d’organo, è stabilito testualmente: “fermo l’obbligo dei medici curanti, in caso di cessazione del battito cardiaco, di compiere tutti gli interventi suggeriti dalla scienza ed alla tecnica per salvaguardare la vita del paziente, l’accertamento della morte deve essere effettuato, salvo i casi di morte cerebrale, mediante il rilievo continuo dell’elettrocardiogramma protratto per non meno di 20 minuti”. Nel d.m. 582/94 (regolamento recante le modalità per l’accertamento e la certificazione di morte), si ribadisce che l’accertamento della morte dell’arresto cardiaco può essere effettuato da un medico con il rilievo grafico continuo dell’elettrocardiogramma protratto per non meno di 20 minuti.

Stefano Civitelli Sezione Appunti

Medicina legale Pagina 15 di 477

16. Diagnosi di morte cerebrale Ai fini della diagnosi di morte in necessaria la prova della perdita di tutte le funzioni dell’encefalo. Tra queste è soprattutto dimostrativa, sebbene da sé sola non sufficiente, la cessazione irreversibile delle funzioni del tronco encefalico. Giova allora ribadire che la l. 578/93 è categorica in merito alla necessità che ai fini della definizione di morte si accerti la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo e non solo di quelle del tronco, sì che quella definizione costituisca un giudizio diagnostico e non meramente pronostico. Nel d.m. 582/94 è stabilito che l’accertamento della morte cerebrale è subordinato alla provata coesistenza delle seguenti condizioni: 1. stato d’incoscienza; 2. assenza di riflesso corneale, riflesso fotomotore, riflesso oculo-cefalico e oculovestibolare, reazioni a stimoli dolorifici, riflesso carenale e assenza di respirazione spontanea; 3. silenzio elettrico cerebrale, documentato da EEG eseguito secondo particolari modalità. È opportuno precisare: a. i riflessi spinali, spontanei o provocati, non hanno rilevanza alcuna ai fini dell’accertamento della morte, essendo la loro integrità compatibile con la condizione di cessazione irreversibile di tutte le funzioni encefaliche; b. in confronto ai risultati probanti e convergenti di un esame clinico corretto e completo, finalizzato alla ricerca dei segni prima citati, riveste minore importanza l’effettuazione di eventuali ulteriori prove strumentali e talora dello stesso esame EEG, pure se imposto dal citato regolamento ministeriale. Un tracciato EEG silente, anche quando registrato ad elevata amplificazione e per oltre ventiquattr’ore, non dà l’assoluta certezza che il cervello sia irreversibilmente spento. Ai fini della diagnosi di morte si deve prendere in considerazione il solo silenzio elettrico assoluto, quindi un tracciato che non contenga potenziali elettrici (spontanei o provocati) al di sopra di 2 microvolts, registrati per una durata continuativa di 30 minuti. Tenuto conto di ciò che si è detto si capisce che anche il neonato anencefalo è persona vivente; egli infatti, pur essendo privo di emisferi, è fornito oltre che di midollo spinale, del tronco encefalico.

Stefano Civitelli Sezione Appunti

Medicina legale Pagina 16 di 477

17. Collegio medico per l’accertamento della morte È nominato dalla Direzione Sanitaria ed è composto da un medico legale o, in mancanza, da un medico della direzione sanitaria o da un anatomo-patologo, da un medico specialista in anestesia e rianimazione e da un medico neurofisiopatologo o, in mancanza, da un neurologo.

Stefano Civitelli Sezione Appunti

Medicina legale Pagina 17 di 477

18. Periodo di osservazione ai fini dell’accertamento della morte La durata dell’osservazione ai fini dell’accertamento della morte deve essere non inferiore a: a. 6 ore per gli adulti e i bambini in età superiore ai 5 anni; b. 12 ore per i bambini di età compresa tra 1 e 5 anni; c. 24 ore nei bambini di età inferiore ad 1 anno. La simultaneità delle condizioni cliniche e strumentali di cui si è parlato deve essere rilevata dall’apposito collegio medico per almeno tre volte: all’inizio, a metà e alla fine del periodo di osservazione. Il momento della morte coincide con l’inizio dell’esistenza simultanea delle citate condizioni. Qualora l’accertamento della morte venga effettuato senza l’ausilio di strumentazione adeguata e al di fuori delle strutture ospedaliere, il regolamento di polizia mortuaria (d.p.r. 285/90) prevede che venga rispettato un più lungo periodo di osservazione, esteso sino alla comparsa di fenomeni tanatologici certi. Ove la morte sia dovuta ad una delle malattie infettive o diffusive, comprese in un apposito elenco pubblicato dal Ministero della Sanità oppure nei casi in cui il cadavere presenti già segni di iniziata putrefazione, oppure quando altre ragioni speciali lo richiedano, su proposta del coordinatore sanitario della ASL, il Sindaco può ridurre la durata dell’osservazione a meno di 24 ore.

Stefano Civitelli Sezione Appunti

Medicina legale Pagina 18 di 477

19. Visita del medico necroscopo Il regolamento di polizia mortuaria stabilisce che la visita del medico necroscopo deve essere sempre effettuata non prima di 15 ore dal decesso, salvo i casi particolari di decapitazione, maciullamento, disintegrazione, e non dopo le 30 ore. L’accertamento della morte eseguito dall’apposito Collegio medico secondo le modalità prima indicate esclude ogni ulteriore accertamento da parte del medico necroscopo e l’obbligo della certificazione della morte compete (in qualità di medico necroscopo) al componente medico legale o in mancanza a chi è stato designato a sostituirlo.

Stefano Civitelli Sezione Appunti

Medicina legale Pagina 19 di 477

20. Certificato di morte Occorre distinguere il certificato di constatazione del decesso dalla denuncia delle cause di morte. Il primo può essere chiesto a qualsiasi medico che abbia prestato assistenza al morente oppure che sia intervenuto a decesso appena verificatosi; la seconda sarà obbligatoria solo per chi realmente conosce la concatenazione causale degli eventi che hanno condotto alla morte del paziente (tale obbligo vale in genere per il medico curante oppure per il medico necroscopo). Se l’esame esterno del cadavere pone in evidenza segni certi o sospetti di morte violenta, il medico avrà anche l’obbligo di stilare il referto e di mettere quindi la salma a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Stefano Civitelli Sezione Appunti

Medicina legale Pagina 20 di 477

21. Autorizzazione alla sepoltura del cadavere L’unica certificazione che abbia valore giuridico ai fini del rilascio dell’autorizzazione alla sepoltura da parte dell’Ufficiale di Stato civile (o da parte dell’autorità giudiziaria), è il certificato di visita necroscopica ovvero la denuncia delle cause di morte. Solo quando queste risulteranno accertate, il cadavere potrà essere sepolto. Tale accertamento, che escluda il sospetto di morte violenta, è altresì necessario e pregiudiziale perché il corpo possa essere cremato.

Stefano Civitelli Sezione Appunti

Medicina legale Pagina 21 di 477

22. Denuncia sanitaria delle cause di morte Si tratta di una denuncia obbligatoria diretta al Sindaco del Comune di residenza nella sua veste di autorità sanitaria, da inviare entro le 24 ore dall’accertamento del decesso. Con essa il medico precisa, avendone piena conoscenza, quali siano state le cause iniziali, intermedie e tardive che a suo giudizio hanno condotto alla morte il proprio assistito. Le schede-denuncia delle cause di morte hanno finalità di ordine statistico-sanitario e epidemiologico. Allorché sussista un dubbio fondato e motivato sulle cause cliniche della morte, il medico curante oppure il medico necroscopo dovrà chiedere alla competente Autorità Sanitaria di disporre il riscontro diagnostico. Si ribadisce invece che ove vi sia sospetto di morte da causa violenta, occorrerà soddisfare l’obbligo del referto ed inviare quindi apposita e sollecita comunicazione all’autorità giudiziaria. Il Procuratore della Repubblica cui perviene il referto accerta attraverso un proprio perito la causa della morte.

Stefano Civitelli Sezione Appunti

Medicina legale Pagina 22 di 477

23. Riscontro diagnostico e autopsia giudiziaria Mentre l’esame sistematico del cadavere eseguito, su disposizione dell’Autorità Sanitaria, per finalità meramente cliniche, prende il nome di riscontro diagnostico, l’autopsia è ordinata dal magistrato, quando è ritenuta necessaria per l’identificazione del cadavere o per stabilire la causa, i mezzi, l’epoca e la modalità della morte ai fini del giudizio di responsabilità. L’autopsia è considerato un accertamento tecnico non ripetibile, risulta quindi fondamentale l’attività del PM e del suo consulente che dovrà saper orientare il magistrato sull’opportunità, ovvero sulla necessità di promuovere incidente probatorio. Il verbale di autopsia consta generalmente di tre parti: nella prima si descrivono esattamente i dati anatomo- patologici raccolti nell’esame delle parti esterne ed interne e si espongono dettagliatamente i reperti notati; nella seconda si formula la diagnosi anatomo-patologica delle alterazioni riscontrate; nella terza si precisa e si motiva la diagnosi medico-legale sulla causa, i mezzi, le modalità e l’epoca della morte.

Stefano Civitelli Sezione Appunti

Medicina legale Pagina 23 di 477

commenti (0)
non sono stati rilasciati commenti
scrivi tu il primo!
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 493 totali
Scarica il documento