appunti filosofia della comunicazione, Appunti di Filosofia Della Comunicazione Di Massa. Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano
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elizabeth13 luglio 2017

appunti filosofia della comunicazione, Appunti di Filosofia Della Comunicazione Di Massa. Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano

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appunti di filosofia presi in aula. Riguardano il post modernismo
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Logica e teoria dell'argomentazione

Portare Lyotard - La condizione postmoderna.

Un termine è una parola, un nome aggettivo o avverbio dotato di senso. Più termini insieme danno luogo ad una frase. Quando noi parliamo di termini diamo per scontato che abbiano un senso.

Termini sincategorematici: non hanno senso in sè. Acquistano senso quando sono collegati con altri.

Enunciato: forma linguistica caratterizzata da un soggetto, una copula e un predicato. Ciò che lo distingue dalla proposizione è: l'enunciato viene considerato dal punto di vista della sua valenza di verità o falsità. È un prodotto linguistico di cui è possibile parlare in termini di verità o falsità. Una frase che è suscettibile di essere vera o falsa es "Questo tavolo è marrone". "Apri la porta" da un punto di vista logico non è un enunciato, non si può dire se è vero o falso. Gli enunciati possono essere: dichiarativi e ipotetici.

Della proposizione non ci interessa se è vera o falsa ma ci interessa solo dal punto di vista semantico. Una frase che abbia senso solo dal punto di vista formale.

Un termine non può essere vero o falso, può avere un senso o no ma non è suscettibile del criterio di verità o falsità.

Giudizio: è un atto mentale di cui la preposizione è espressione. Piano mentale.

Piano linguistico: enunciato dichiarativo.

Piano logico: proposizione

Piano mentale: giudizio

Un ragionamento è un processo inferenziale, è un calcolo. È una successione di enunciati che sono collegati fra loro da inferenze che hanno una valenza logica. Le inferenze sono dei nessi specifici (quindi, allora ecc). Le premesse sono gli enunciati da cui prende forma il ragionamento. Enunciati intermedi che fanno da raccordo tra le premesse e la conclusione. E la conclusione.

Sillogismo: ragionamento concatenato. Il sillogismo è un'argomentazione nella quale da un antecedente si inserisce un conseguente che è detto conclusione.

Sillogismo di prima figura: il più semplice (gli uomini sono mortali, socrate è un uomo, socrate è mortale). "Essendo un uomo Socrate è mortale": è sempre un sillogismo.

Il fine di un ragionamento è la giustificazione della tesi che viene proposta nella conclusione.

La verità si riferisce soltanto agli enunciati. Mentre la validità si riferisce al processo inferenziale. Valida è solo l'inferenza logica. I cavalli sono mortali. Socrate è un cavallo. Socrate è mortale. Questo è un sillogismo valido ma falso perché una premessa è falsa.

Valide o invalide sono le inferenze. Corretto o incorrette sono le inferenze.

Esistono tre tipi di ragionamenti:

Dimostrativi (dimostrazione): premesse vere e inferenze necessarie. A implica B, io dico A quindi B.

Argomentativi (argomentazione): premesse non sempre vere e/o inferenze non necessarie. La ricchezza rende felici, Carlo è ricco, Carlo è felice. Qui la premessa traballante è "la ricchezza rende felici". Questa premessa deve essere discussa, argomentata. Primo caso: Una premessa non vera o non necessariamente vera; la

premessa è discutibile. Secondo caso: l'inferenza è discutibile es "poichè in Italia si è introdotta la legge sul divorzio, aumentano le separazioni"

Fallici (fallacia): premesse non sempre vere e/o inferenze invalide. Es "Se sono a Roma allora sono nel Lazio. Sono nel Lazio allora sono a Roma". Chiamata affermazione del conseguente: se A implica B, si dà B allora si dà anche A, no non è vero. Un antecedente implica un conseguente ma non è detto che quel conseguente implichi quell'antecedente.

"I topici" di Aristotele: parla dell'arte della disputa.

Organon aristotelico: un corpus di 6 libri che hanno a che fare con la logica e con il linguaggio. Siamo nel I secolo a.C. Andronico Di Rodi ha raccolto gli scritti aristotelici creando l'organon:

Categorie

De interpretatione

Analitici I

Analitici II

Topici (dialettica)

Confutazioni sofistiche

La dialettica non è una discussione qualunque ma è una tecnica, un'arte del dialogo regolato che affronta il campo del probabile e si svolge nel rispetto delle regole della logica. Qui entra in campo un altro elemento fondamentale: il concetto di endoxa.

Endoxa: sono le opinioni. Sono le assunzioni comuni dalle quali devo partire per costruire il mio ragionamento. Sono quei principi comunemente condivisi. Nonostante la loro opinabilità questo tessuto di credenze condivise rappresentano dei luoghi comuni. Se non c'è rispetto per questi endoxa non è possibile nessun dialogo.

Per Aristotele gli scopi della dialettica sono:

mettere alla prova una tesi. Anche Socrate diceva ciò

conoscere e saggiare le opinioni degli uomini (ancora nell'ambito socratico)

saggiare il valore epistemologico dei principi da cui parte ogni scienza. I principi primi non possono essere dimostrati, sono assiomi. In ogni caso dimostrazione e argomentazione procedono di pari passo. Dimostrazione e argomentazione si aiutano, non si escludono necessariamente.

La dialettica non è una scienza in senso proprio. Di fianco alla dialettica abbiamo la retorica: un'altra forma di razionalità apolittica: quella forma di ragionamento che si svolge come un monologo. La retorica secondo la lettura platonica è un qualcosa che si contrappone alla dialettica. La dialettica è botta e risposta mentre la retorica è molte parole e non ha bisogno di un interlocutore.

La novità di Aristotele è il fatto che libera la retorica da questa connotazione negativa che gli aveva dato Platone. Mantiene della vecchia retorica lo scopo che è quello di persuadere ma con una differenza: in questo discorso che mira a persuadere io devo seguire delle regole, devo usare i principi della logica. Non è intesa come un artificio linguistico che serve solo a suscitare delle emozioni ma è un'arte. Se la retorica è una retorica buona diventa uno strumento efficace per mostrare lo stato effettivo delle cose.

I topici descrivevano la dialettica mentre "La retorica" di Aristotele descrive la retorica.

Dal confronto tra retorica e dialettica emerge che tra i due processi c'è una sorta di contiguità:

Entrambe sono in grado di negare o confermare una tesi ma non possono mai farlo contemporaneamente, non possono dire che una tesi è contemporaneamente vera e falsa. Nè dal punto di vista dialettico nè dal punto di vista retorico è lecito contraddire il principio di non contraddizione.

Entrambe sono universali nella loro capacità di affrontare ogni argomento. Non sono specifiche di nessuna disciplina. La loro universalità non implica che non esista un metodo.

Sia la dialettica che la retorica sono in grado di distinguere il vero dall'apparente. La retorica distingue l'argomento persuasivo da quello ingannevole.

Grammatica, retorica, dialettica sono state inserite come materie di studio nelle scuole nel medioevo. Si insegnava a fare disputa filosofica. Il periodo moderno ha escluso la dialettica, riducendo poi sempre di più la grammatica alla logica. Svolta cartesiana: ritorno alla fama della dialettica e retorica. La svolta cartesiana nella filosofia moderna ha accentuato la connotazione negativa di retorica e dialettica come diceva Platone. Negli anni 60 si ha una "argomentative turn": un rinato interesse per il ragionamento di tipo argomentativi. Alla base di questo ritorno c'è la crisi del modello illuminista. Alla base c'è la crisi delle ideologie.

R. Barthes: si chiede perché nella modernità si morta la retorica. Per rispondere a questa domanda scrive un saggio "L'ancienne rhetorique". La retorica è un meta linguaggio, è un linguaggio che parla di sè stesso. La retorica è un discorso sul discorso. Lui segnala alcuni punti che per lui sono importanti:

una tecnica, un'arte

Un insegnamento: inizialmente trasmesso da singolo a singolo. I sofisti si facevano pagare per insegnare le regole sale ben parlare. Poi il suo insegnamento viene istituzionalizzato.

Una proto-scienza, una scienza agli albori che si occupa di studiare gli elementi all'interno del linguaggio.

Una morale: si configura come un insieme di regole.

Una pratica sociale che permette la proprietà della parola alle classi dirigenti.

Una parlata ludica.

Con Corace di Siragusa e Tisia la retorica non è ancora quella come la intendiamo con Aristotele. È ancora una pre-retorica e veniva detta sintagmatica: retorica del sintagma, una costruzione del discorso che mirava alla persuasione ma non era abbellita, era semplicemente una costruzione del discorso che mirava a convincere. Retorica del sintagma o della struttura. Un sintagma è un'unione di parole. Retorica sintagmatica è contrapposta alla retorica della figura (retorica).

Corace distingue le 5 grandi parti dell'oratio:

Esordio

Narrazione

Argomentazione

Digressione

Epilogo

Corace è stato maestro di Gorgia.

Con Gorgia abbiamo una prosa decorativa: genere epidittico. Poi Aristotele ricostruisce questo percorso retorico distinguendo 3 generi di discorso retorico:

giudiziario

deliberativo

epidittico

5 le operazioni fondamentali della tèchne retorikè: inventio, dispositio, elocutio, actio, memoria (da ricordare!)

Per inventio si intende la costruzione degli argomenti. Non si tratta tanto di un'invenzione quanto di una scoperta.

Con dispositio si intende l'organizzazione della struttura da dare agli argomenti raccolti. Il discorso potrà essere: diretto, obliquo o contrario.

Elocutio: due assi principali: electio (asse paradigmatico) cioè la scelta delle parole, l'uso delle metafore e compositio (asse sintagmatico) cioè il modo di riunione delle parole.

08-05-2017

Retorica : tecnica e arte perché è un insieme di regole che però ha come scopo quello di convincere l’ascoltatore.

Il linguaggio è un potere perché attraverso un linguaggio possiamo spingere qualcuno a fare qualcosa o ad assumere una certa posizione.

La retorica è nata attraverso grandi mobilitazioni militari. Appartiene all’ambito deliberativo (decidere ciò che si decide per tutti) per questo è diventata oggetto di insegnamento.

Es: Empedocle di Agrigento e dei suoi allievi.

Retorica della figura =/ dalla retorica della struttura.

Gorgia ha fatto passare la prosa sotto il discorso retorico. Ed è quello che si chiama genere epidittico.

Un genere deliberativo che si usa nelle assemblee politiche per consigliare i membri della comunità.

Differenza oppositiva, neutralizzata quando la retorica e la poetica si fondono. Avviene con Orazio, Ovidio ecc…

Retoriche pre aristoteliche: Corace …retorica della struttura…

Gorgia…costruisce una prosa che in qualche modo è abbellita (prosa decorativa)

Tra il I sec. A.v. e I sec. D.c :

RETORICA ARISTOTELICA… pone l’accento sul ragionamento…a come scopo quello di persuadere qualcuno. L’importanza della retorica è il corretto utilizzo del ragionamento.

RETORICA NON ARISTOTELICHE : Maggiore importanza a non elecuzio.

La scienza non può rispondere a ogni tipo di domanda, quindi si rinizia a considerare la logica delle scienze fisico. Ci si rende conto che molte formulazioni sono formulazione che devono essere sottoposte a verifiche interne e esterne.

Il modo in cui tu racconti una cosa costruisce una certa verità. Corrisponde o non corrisponde una verità a come la racconti?

Non sono le cose che dettano il racconto ma è il racconto che definisce le cose…quindi per scoprire la realtà si va a scomporre il racconto.

Per questi studiosi la retorica si divide in 2 parti:

• Studio dell’etos cioè sul comportamento di fatto…qlcs che ha a che fare sul comportamento.

• Studio delle tecniche di trasformazione del discorso al grado zero del discorso (significato bruto delle parole…). Si parte dal grado zero per vedere come si struttura la retorica.

2 diverse serie di proprietà:

Uditorio che è fuori dal tempo (sistema chiuso- nessuno può influire sugli argomenti della mia conversazione) uditorio di pure capacità mentali..come dei computer..non si può influenzare.ragionano tutti allo stesso modo

L’uditorio di un discorso argomentativo è situato in un tempo e in uno spazio…ha delle opinioni non standard e non rigide, ma con forte grado di elasticità. Quindi i procedimenti diventano degli interventi che sono aperti (influenzabili) e si possono estendere e contrarre a seconda delle esigenze dell’argomentazione.

Le fallacie sono dei modi di ragionare errati: possono essere dati da premesse false, da inferenze scorrette o da argomenti irrilevanti. Questo avviene perché non sempre si fa leva sulla razionalità dell’interlocutore. C’è chi sbaglia volutamente e chi involontariamente. Anche nei post si può vedere.

Un esempio di Fallace è la Ad personam..rientra in un gruppo di fallace che sono catalogate come pragmatiche. Fallacia errore ad personam nasce da una forzatura di collegare l’argomento con il soggetto. Invece di criticare l’opinione di critica chi la dice.

Questo può avvenire in 3 modi diversi.

Fallacie ad personam

• Abusivo l’argomento attacca la persona. Si introduce qlcs che non dovrebbe esserci

• Rapporto su chi la enuncia e le circostanze. Es.:Referendum Renzi

• Tu quoque viene criticata l’integrità di una persona.

• Si cerca di sminuire quello che una persona sta per dire screditando la persona.

La discriminante è la presenza di un uditorio ossia lo spazio comunicativo in cui si sviluppa il ragionamento.

Tessuto di credenze condiviso.

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