Appunti lezioni sul Manuale psicologia generale Mecacci, Sintesi di Psicologia. Università Vita-Salute San Raffaele
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Appunti lezioni sul Manuale psicologia generale Mecacci, Sintesi di Psicologia. Università Vita-Salute San Raffaele

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Riassunto abbastanza schematico dell'esame di Psicologia. Il testo utilizzato a lezione è il Manuale di psicologia generale di Luciano Mecacci.
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MANUALE DI PSICOLOGIA GENERALE di Mecacci

1. INTRODUZIONE STORICA.

fin dall’antichità: pensiero filosofico F 0 2 2 dal 600: le scienze fisiche forniscono i concetti di esperimento e indagine empirica F 0 2 2 nuova concezione dell’essere umano (superata la visione antropocentrica) F 0 2 2 ultimi 30 anni dell’800: scienze umane come sapere autonomo, studiate secondo i criteri delle scienze fisiche (studio empirico dell’essere umano) F 0 2 2 metà del 900: concezione della mente umana come un sistema di elaborazione delle informazioni

I. Dalla fisiologia alla psicologia: la Germania. la psicologia si sviluppò in Germania, sotto la spinta della ricerca fisiologica; Fechner il suo obiettivo principale era dimostrare l’identità tra mente e corpo; ricerca sui processi sensoriali; la rilevanza dell’opera di Fechner consiste nell’aver mostrato che la sensazione, in quanto fenomeno puramente piscologico, fino a quel momento erroneamente inteso come successione di stati di coscienza che potevano essere conosciuti solo tramite l’introspezione, era qualcosa di oggettivo e materiale, suscettibile di essere misurato; la psicologia poteva divenire una scienza sperimentale, nel senso che era in grado riprodurre e studiare le sensazioni nelle condizioni artificiali del laboratorio; Helmholtz concetto di inferenza inconscia: la percezione completa si ha solo dopo che le sensazioni sono state interpretate dai processi nervosi centrali F 0 2 2 ripreso dalla scuola di Lipsia (Wundt) prima sistematizzazione a tutte le ricerche che erano state svolte fino ad allora sui processi psicologici; 1879 fondò un laboratorio di ricerca; la psicologia doveva studiare i processi psichici secondo il metodo introspettivo (sperimentatore e soggetto sperimentale coincidono; la validità degli assunti che ne derivano dipende dall’osservazione scrupolosa; offriva spesso dati differenti e questo apparve come il suo lato debole);sintesi creativa o appercezione: tra lo stimolo e la risposta prodotta intervengono diversi processi; a Lipsia si formò la prima generazione di psicologi, provenienti anche da altri stati; Ebbinghaus pensò di poter estendere l’uso del metodo sperimentale allo studio delle funzioni mentali superiori, in particolare della memoria, anche se Wundt aveva dichiarato che ciò non era possibile; era convinto di poter misurare la difficoltà del materiale da apprendere in base al numero di ripetizioni necessarie per apprenderlo; utilizzò sillabe prive di senso poiché queste non comportavano associazioni o significati che avrebbero facilitato il compito di apprendimento puro; giunse a stabilire la curva dell’apprendimento e i principali fenomeni di interferenza che caratterizzano il ricordo; la sua opera assume un particolare significato per lo sviluppo della psicologia in quanto • contrastando l’impostazione wundtiana, favorì il sorgere di correnti diverse da quella (es: la scuola di Würzburg) • dimostrò che la psicologia poteva far propri gli strumenti elaborati da altre discipline oltre la fisiologia, come la statistica e la matematica venne contrapposta un’impostazione diversa, definita empirica, all’impostazione sperimentale promossa da Wundt; Brentano propose di sostituire allo studio dei contenuti dell’esperienza l’indagine sugli atti stessi dell’esperienza; lascerà importanti tracce nella scuola di Würzburg e nel funzionalismo statunitense; Külpe si allontanò dalla scuola di Lipsia; diede origine alla scuola di Würzburg; il lavoro svolto a Würzburg si differenziò dalle ricerche compiute a Lipsia non solo per quanto riguardava l’oggetto dell’indagine (non era più né la coscienza né la sensazione, ma i processi mentali superiori, cioè il pensiero e il ragionamento), ma anche per il metodo (messi in luce i limiti dell’introspezionismo; uno studio dei contenuti di coscienza apparve sempre più irrealizzabile e ciò contribuì a far sorgere l’interesse per lo studio del comportamento); la tesi elaborata a Würzburg per cui l’organizzazione del pensiero si sviluppa in gran parte al di sotto del livello di coscienza costituì una conferma per le nascenti scuole psicoanalitiche F 0 2 2 compiuto il passaggio dalla fisiologia alla psicologia ulteriori contributi della Germania: la teoria psicoanalitica di Freud; teoria della Gestalt

divennero oggetto di indagine sistematica solo nei primi decenni dell’800; cubo di Necker, nel quale la prospettiva del cubo è continuamente reversibile; progressivamente altri esempi di illusioni ottico-geometriche; un’altra classe di illusioni, molto importante per lo sviluppo della ricerca sperimentale in psicologia, fu quella relativa al movimento: illusione della cascata (se si

osserva l’acqua della cascata che scorre verso il basso e poi si sposta lo sguardo sulle parti adiacenti rocciose, sembra che le rocce si spostino verso l’alto); si tratta di immagini consecutive, cioè di immagini che si verificano dopo l’osservazione prolungata di un oggetto, hanno caratteristiche opposte agli stimoli che sono stati precedentemente osservati; movimento stroboscopio (Wertheimer): fu per la teoria della forma uno degli esempi più notevoli di come ciò che viene percepito non corrisponda alla somma degli elementi, ma dipenda invece dall’autonoma organizzazione dei processi percettivi

.II Dalla fisiologia alla psicologia: la Russia. anche in Russia lo sviluppo della psicologia resta strettamente legato alla fisiologia; studiando i processi fisiologici della digestione nei cani Pavlov scoprì che, accanto ai riflessi incondizionati, costituiti dalla risposta fisiologica ad un certo stimolo, si possono avere anche dei riflessi condizionati, che costituiscono una forma elementare di apprendimento; il condizionamento si verifica quando la risposta appropriata ad un certo stimolo viene trasferita su un altro stimolo, altrimenti neutro, se tale risposta viene opportunamente rinforzata; studio delle condizioni che producono il rinforzo e la sua estinzione; in una prospettiva completamente diversa, Vygotskij elaborò una complessa teoria psicologica imperniata sul presupposto che lo sviluppo della psiche è connesso agli stadi dello sviluppo socioeconomico (teoria storico-culturale); il linguaggio è l’espressione principale della vita psichica umana ed è alla base dei processi di coscienza; i processi psichici superiori, pensiero, linguaggio e memoria, non hanno un’origine naturale, ma sociale

.III Dalle scienze naturali alla psicologia: la Gran Bretagna. contrariamente a quanto avveniva in Germania, dove la psicologia si caratterizzava come studio sperimentale volto alla formulazione di teorie, in Inghilterra predominò l’orientamento applicativo da cui derivò la psicologia differenziale; una delle cause che impedirono l’affermarsi della psicologia come disciplina sperimentale sta nella chiusura dell’ambiente accademico a questa impostazione nello studio di problemi della mente che, da sempre, erano patrimonio della filosofia; solo nel 1897 venne fondato il primo laboratorio di ricerca e questa fu la condizione per realizzare il distacco definitivo della psicologia dalla filosofia, anche se in una ben precisa direzione, quella matematica e statistica; Spencer: la psicologia doveva essere considerata una disciplina strettamente legata alle scienze biologiche e allo studio comparato uomo-animale; questa prospettiva troverà un valido supporto nella teoria dell’evoluzione e nelle ricerche comparative sull’espressione delle emozioni negli uomini e negli animali di Darwin; per Galton era possibile distinguere le diverse capacità umane e, tra queste, studiò in particolare l’intelligenza; raccolse i dati che sarebbero stati utilizzati per la formulazione dei primi test d’intelligenza; per le sue ricerche utilizzò i questionari e i metodi della statistica, cui dette contributi originali; l’influenza di Galton fu determinante nell’orientare la ricerca in senso psicometrico, orientamento che trovò la sua massima espressione in Francia, con Binet; Spearman avvalorò la tesi per cui l’intelligenza, identificata nel cosiddetto fattore g, corrispondente ad una capacità generale, poteva essere studiata mediante una serie di prove oggettive; il passaggio dalla filosofia alla psicologia si realizzò con Stout, il quale elaborò una critica dell’associazionismo a favore di una concezione funzionalista, di stampo darwiniano, tesi che precorse alcuni assunti della teoria della Gestalt; Bartlett: l’essere umano classifica e interpreta le informazioni che provengono dall’esterno secondo processi e schemi mentali appresi, in questa prospettiva i dati da ricordare non vengono semplicemente incamerati, ma subiscono una trasformazione e l’evocazione è una ricostruzione che risulta dal nostro atteggiamento nei riguardi dell’intera massa attiva dell’esperienza passata; priva di grandi sistemi, la psicologia inglese, che trovò una tradizione di studi naturalistici su cui si inserì bene la problematica psicologica, si caratterizzò per la pratica sperimentale sempre più perfezionata dall’apporto degli studi matematici e soprattutto per l’orientamento applicativo che ha esercitato un forte vincolo sui problemi della ricerca affrontati

.IV Dalla psicopatologia alla psicologia: la Francia. Ribot considerato il fondatore della psicologia francese soprattutto per l’opera di divulgazione delle ricerche condotte in Inghilterra e in Germania; nel 1889 aprì il primo laboratorio francese; riteneva che la psicologia dovesse essere sperimentale e che proprio nella malattia fosse possibile ravvisare la forma migliore di sperimentazione; Binet fu il primo psicologo sperimentale in senso proprio; anche Janet non tracciò una netta delimitazione tra psicologia normale e patologica; il metodo terapeutico da lui impiegato era la catarsi che consisteva nel

far ricordare al paziente in condizioni normali avvenimenti specifici della sua vita passata; scoprì che in stato di ipnosi i pazienti possono ricordare avvenimenti che invece non sono in grado di recuperare alla memoria in stato di veglia; nel 1895 Binet divenne titolare del laboratorio di psicologia fisiologica che era stato attrezzato con tutti gli strumenti usati a Lipsia; formulò una scala metrica dell’intelligenza che consisteva nella classificazione degli individui secondo la capacità dimostrata nel risolvere una serie di prove ai diversi livelli d’età; distinse l’età cronologica dall’età mentale seguendo l’ipotesi di Galton per cui esiste una capacità generale relativa alle varie età dell’individuo; la scala di Binet suscitò l’interesse degli psicologi di tutto il mondo per il suo valore pragmatico: se era stato possibile misurare l’intelligenza, sarebbe stato senz’altro possibile estendere questo metodo allo studio di altri fenomeni psicologici; Piéron identificò l’oggetto d’indagine della psicologia non più nella coscienza, bensì nel comportamento inteso come attività globale degli individui nell’interazione che essi hanno con l’ambiente in cui vivono; Piaget elaborò una teoria generale della conoscenza fondata sul concetto di sviluppo secondo un principio di continuità tra la filogenesi e l’ontogenesi; studio dello sviluppo dell’intelligenza del bambino; come in Inghilterra, tuttavia, il mondo accademico francese rimase sostanzialmente estraneo allo sviluppo della psicologia; complessivamente si può osservare che in Francia la psicologia si è sviluppata in parziale dipendenza dalle teorie inglesi per quanto riguarda la teoria dell’evoluzione che finì per assumere un carattere puramente filosofico-speculativo; inoltre la tradizione di studi matematici favorì lo sviluppo delle tecniche statistiche rendendo la psicologia francese relativamente estranea alla problematica della psicologia di stampo tedesco

800/900: Freud ruolo centrale; si dedicò alla psicopatologia, approfondendo dapprima il trattamento dell’isteria con il metodo dell’ipnosi e successivamente con la tecnica delle associazioni libere e con l’interpretazione del materiale onirico; psicoanalisi; 2 assunti principali: • sostanziale continuità tra normalità e patologia mentale; il funzionamento patologico insorge quando nei processi psichici si instaurano dei meccanismi di difesa, di rimozione e di censura che impediscono ai contenuti inconsci, disturbanti e dolorosi, di affiorare al livello della coscienza dando luogo alla sintomatologia patologica • ruolo centrale attribuito all’inconscio nel modellare le manifestazioni consce dell’attività psichica; l’inconscio è il luogo della psiche in cui sono riposti desideri, pulsioni ed emozioni che guidano e orientano il comportamento cosciente i contenuti che si sono fissati nell’inconscio sono ricordi, associazioni e desideri infantili retti e guidati dal principio del piacere informato dalle pulsioni; questi materiali provvisti di significato sono dotati di energia pulsionale, la libido, e danno luogo ad un sistema del tutto atemporale e non-razionale, privo quindi di negazione, di contraddizione logica e di incertezza; i contenuti dell’inconscio possono avere accesso alla coscienza solo superando le resistenze opposte dalla censura che applica ad essi delle trasformazioni secondo il processo psichico primario: questo opera per spostamento (un’idea può essere rappresentata nella coscienza da un altro concetto connesso al primo in modo contingente) e per condensazione (quando un’idea viene integrata in un’altra dando luogo ad un simbolo composto); queste 2 trasformazioni si ritrovano nei sogni e, se vengono utilizzate dal pensiero conscio che segue il principio di realtà, danno luogo ai giochi di parole, all’umorismo e all’arguzia costituendo così un accesso all’inconscio; a mezza strada tra la dinamica dell’inconscio e quella del conscio vi è il preconscio, in cui vi sono quei materiali dell’inconscio che non sono completamente rimossi dalla coscienza e che quindi vi restano latenti e disponibili; teoria generale della personalità F 0 2 1 strutturata in 3 diversi sistemi strettamente interdipendenti: • Es caratterizzato dai contenuti inconsci • Io che regola le pulsioni dell’Es che possono essere portate sul piano della coscienza in base al principio di realtà • Super-io che trova origine nel sistema di premi e punizioni realizzato dai genitori nella valutazione dei comportamenti del bambino, rappresentando quindi il codice morale che si sovrappone all’Io l’Io o il Super-io, di fronte a presunti pericoli, reagiscono con l’angoscia che il soggetto cerca di ridurre in vari modi per eliminare la tensione da essa prodotta; la fonte dell’energia psichica che anima la dinamica della personalità deriva da 2 pulsioni primarie:

• pulsione di vita (energia lipidica; autoconservazione e sopravvivenza della specie) • pulsione di morte (aggressività o masochismo)

.V Dall’ecletticismo alla psicologia: gli Stati Uniti. anche negli Stati Uniti, come in Inghilterra e in Francia, fu dalla filosofia che ebbe origine la psicologia; James ne fu il promotore; psicologia sperimentale, originale rispetto a quella che contemporaneamente veniva elaborata in Europa; la prospettiva assunta per definire l’oggetto e il compito della psicologia non si inseriva né nella tradizione della ricerca fisiologica, né in quella della psicometria o della psicopatologia, e neppure in quello dello studio dell’intelletto e delle facoltà in senso filosofico; il punto di partenza della sua concezione fu la teoria dell’evoluzione e, in particolare, lo stretto rapporto tra l’individuo e l’ambiente; ha riconosciuto l’importanza della psicologia sociale e dello studio della personalità; l’indagine psicologica deve attenersi rigorosamente ai fatti, ai dati empirici, senza postulare processi che non possano essere osservati; il metodo di studio dev’essere l’introspezione (non quella prodotta artificialmente in laboratorio che pretende di cogliere aspetti dell’esperienza che non possono essere isolati); il limite di questo metodo, la soggettività, era ben compreso da James, tuttavia era convinto che tale limite potesse essere superato, o compensato, con l’impiego del metodo comparativo; la psicologia di James metteva in luce la ristrettezza problematica degli studi condotti a Lipsia, determinati troppo rigidamente dall’istanza sperimentale, e prefigurava nuove linee di sviluppo che condurranno ad una psicologia di stampo, da una parte, funzionalista, e dall’altra, comportamentista

.VI La matrice europea della prima psicologia statunitense. il primo vero laboratorio di psicologia negli Stati Uniti fu quello fondato, nel 1883, da Hall; ontogenesi come ricapitolazione della filogenesi; Titchener, di origine inglese e allievo di Wundt a Lipsia, può essere considerato il più fedele continuatore della psicologia wundtiana nel nuovo continente; la psicologia doveva essere una ricerca di base pura, non una disciplina applicata; il suo oggetto doveva essere l’esperienza considerata dal punto di vista del soggetto che la vive; questa psicologia pura, imparziale e impersonale, come la fisica, aveva lo scopo di formulare leggi esplicative; il metodo non poteva che essere l’introspezione; psicologia di Wundt, definita da Titchener strutturalista; negli Stati Uniti, però, il clima culturale era ormai talmente mutato da far apparire rigido e dogmatico questo tipo di psicologia; alla sua morte non ebbe continuatori e l’ideale wundtiano di psicologia si esaurì nel nuovo clima culturale che aveva reso chiaro che cosa ormai la psicologia non poteva più essere

.VII Funzionalismo e pragmatismo. se i limiti del metodo introspettivo favorirono la ricerca di un nuovo metodo, quello comparativo o quello psicometrico, così anche l’oggetto della ricerca doveva mutare: • in un caso poteva essere il confronto tra il comportamento animale e quello umano • nell’altro le differenze che esistono tra gli individui rispetto ad abilità specifiche per James, Hall e Cattell la coscienza, in quanto meccanismo autosufficiente da un punto di vista funzionale, non era più un oggetto da analizzare e scomporre nei suoi componenti; doveva, invece, essere approfondito lo studio dei meccanismi operativi della coscienza che consentono l’adattamento dell’individuo all’ambiente; la concezione funzionalista, sviluppata a livello filosofico particolarmente da James, assunse con Dewey ( F 0 2 2 Angell) caratteristiche peculiari: si sviluppò nella corrente filosofica del pragmatismo e la biologia evoluzionistica venne utilizzata per lo studio delle idee considerate come strumenti adattivi dell’organismo (riproponeva sul piano del mentale i concetti di lotta per la sopravvivenza e di sopravvivenza del più adatto) F 0 2 2 scuola psicologica funzionalista di Chicago (1892), antitetica a quella strutturalista di Titchener; la psicologia dev’essere una disciplina sperimentale; Carr, successore di Angell; mutato l’oggetto d’indagine, che non era più la coscienza, anche il metodo, l’introspezione, venne riformulato: il nuovo metodo era ancora sperimentale e consisteva nell’osservazione, semplice o controllata, per determinare se il soggetto riesce, o meno, a raggiungere l’obiettivo prefissato e per analizzare le variabili che, di volta in volta, possono ostacolare o facilitare tale conseguimento; nuovo concetto di esperimento di laboratorio F 0 2 2 nuovo oggetto di studio, cioè il comportamento nella sua globalità e sviluppo di ricerche nel campo della psicologia comparata (esigenza di ricerche oggettive); Thorndike: legge dell’effetto per cui gli atti che in una data situazione producono soddisfazione finiscono con l’essere associati a quella situazione cosicché, quando essa si ripresenta, vi sono maggiori

probabilità che gli stessi atti vengano ripetuti rispetto al passato; la risposta appresa è quella che soddisfa uno stato di bisogno dell’animale relativo alla situazione specifica; questa forma di apprendimento non presuppone alcun tipo di attività superiore da parte dell’animale che si limita a reagire alla presenza nell’ambiente di uno stimolo che ha una funzione di rinforzo sulla sua risposta; concezione connessionista: i processi psichici sono costituiti dalle connessioni, innate o acquisite, fra la situazione e la risposta; mentre l’associazionismo tradizionale cercava di cogliere delle associazioni tra i contenuti della mente, il connessionismo analizzò le associazioni tra gli eventi ambientali e le risposte motorie prodotte; analizzato solo ciò che era direttamente osservabile F 0 2 2 prefigurazione della metodologia comportamentista (Hull e Skinner): ciò che è rilevante è il rapporto tra lo stimolo che suscita la risposta e questa stessa risposta (la psicologia comparata mette in luce le leggi del comportamento animale, che per analogia consentivano una migliore comprensione di quello umano)

.VIII La reazione alla crisi: il comportamentismo. 1910: stato di crisi della psicologia F 0 2 2 determinata: • dagli apporti della psicologia animale • dal successo delle teorie psicoanalitiche • dalla diffusione delle ricerche applicate nello studio delle capacità F 0 2 2 tentativi volti alla ricostruzione della nuova psicologia

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Watson elabora il comportamentismo in Germania la Gestalt rilancia l’antico problema (che trova nella psicologia animale del significato psicologico dell’esperienza e, e comparata un precursore) in particolare, dei fenomeni percettivi

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totale rifiuto di affrontare il problema della coscienza per l’impossibilità di definirla e descriverla E scelta dell’osservazione del comportamento manifesto; le risposte determinate dall’attività di adattamento all’ambiente costituiscono le funzioni psicologiche, ma i loro aspetti interni, di cui tuttavia si ammette l’esistenza, devono essere ignorati in quanto non sono analizzabili scientificamente, cioè in modo oggettivo; riduzionismo fisiologico (ricondurre quanto più è possibile i processi psichici a quelli fisiologici); gli stimoli erano di carattere fisico mentre le risposte erano di carattere fisiologico; comportamento manifesto dell’organismo; importanza della psicologia animale per lo studio di quella umana; la fortuna della psicologia comportamentista, che diverrà il modello di ricerca prevalente fino alla fine degli anni 50, non dipende solo • dagli assunti teorici o dal metodo la cui oggettività è costituita dalla possibilità della sua applicazione a tutti gli esseri viventi • dalla ripetibilità dei risultati sperimentali, dalla loro controllabilità e dal fatto che lo sperimentatore e il soggetto dell’esperimento appartengono a 2 sistemi distinti ma piuttosto da una sostanziale affinità questa psicologia e il contesto culturale in cui si inseriva (forniva quelle conoscenze sul comportamento umano che potevano essere utilizzate nella e per la società)

.IX La reazione alla crisi: la teoria della Gestalt. in Germania si stavano delineando correnti psicologiche in netta opposizione all’orientamento wundtiano F 0 2 2 in particolare alcuni studiosi rifiutavano la validità dell’associazionismo per lo studio della percezione; preferivano la prospettiva secondo cui la percezione non era considerata una semplice combinazione passiva di elementi sensoriali, bensì il frutto di un’attività organizzatrice della mente che agisce sugli elementi dell’esperienza; la forma non è una sensazione, ma è un elemento nuovo che interviene nella percezione; la mente, infatti, dà forma alle sensazioni elementari; utilizzando un metodo che non era l’introspezione, ma l’osservazione semplice, senza cercare di approfondire ciò che poteva essere celato dietro quanto è dato nell’immediato apparire, o manifestarsi, di certi fenomeni (orientamento fenomenologico che si risolveva in una descrizione dell’esperienza libera da ogni preconcetto) F 0 2 2 teoria della forma, la cui formulazione compiuta avverrà solo tra il 1920-30, anche se può considerarsi già delineata nel saggio sul movimento stroboscopio (apparente) di Wertheimer (percezione del movimento di un punto luminoso in assenza di un suo reale spostamento fisico) F 0 2 2 dimostra l’infondatezza della teoria associazionista della percezione dal momento che il movimento apparente non poteva essere spiegato come la semplice somma degli stimoli stazionari; la scuola di Berlino, costituita da Wertheimer, Köhler e Koffka, approfondì lo

studio dei fenomeni percettivi nella nuova prospettiva della teoria della Gestalt (antiassocizionista, anticausalista e antimeccanicista, si basa sull’assunto che le leggi che governano la vita psichica sono leggi psicologiche non riconducibili a quelle fisiche); l’attività psichica è indipendente, entro certi limiti, dall’esperienza, per cui l’influenza del mondo esterno, cioè il ruolo degli stimoli, ha un carattere di occasione anziché di causa per i processi percettivi; il campo percettivo è organizzato secondo leggi per le quali le parti sottostanno al tutto da cui traggono il loro significato particolare; la percezione diviene un processo estremamente complesso; Köhler dimostrò che anche gli animali hanno un comportamento intelligente se con esso si intende l’insieme dei processi messi in atto per conseguire un fine mediante l’uso di strumenti; Wertheimer distinse il pensiero riproduttivo, basato su conoscenze già acquisite, dal pensiero produttivo che invece è creativo in quanto produce conoscenze nuove; diffusione della teoria della Gestalt negli Stati Uniti (ebbe un ruolo fondamentale nel mitigare il primato della psicologia comportamentista)

.X Il neo-comportamentismo. accanto al modello di ricerca watsoniano, si delineò un’altra impostazione, sempre di tipo comportamentista, sotto l’influsso dell’operazionismo (definire i criteri con cui si determina rigorosamente l’applicabilità di un termine in un dato caso al fine di evitare di assumere come vere proprietà false o di postulare entità metafisiche) F 0 2 2 neocomportamentismo (Guthrie, Tolman, Hull e Skinner); tuttavia l’adesione dogmatica a questo atteggiamento metodologico, di per sé corretto, comporta il rischio che i criteri della correttezza dell’analisi operazionale, vengano assunti anche come convalida dell’adeguatezza dell’interpretazione teorica del fenomeno studiato (il sistema psicologico formalizzato di Hull e la teoria dell’apprendimento di Skinner sono gli esempi più chiari di questa esasperazione che preclude ogni possibilità euristica (relativa alla ricerca); Guthrie elaborò una teoria dell’apprendimento basata sul presupposto che le connessioni tra stimolo e risposta avvengono o per condizionamento o per la formazione di abitudini (associazionista estremo); compito della psicologia è la formulazione di leggi, o generalizzazioni, che possono trovare esemplificazione nel singolo comportamento; senza affrontare il problema dell’azione che l’organismo esercita sull’ambiente; le teorie di Guthrie furono molto criticate, tuttavia, nel clima operazionista dell’epoca, riscosse molto successo; Tolman costituì una reazione positiva al comportamentismo di tipo tradizionale (importanza data alla finalità e all’intenzionalità del comportamento); tra le cause ultime del comportamento e il comportamento effettivamente prodotto si frappone un set di fattori che determinano il comportamento di fatto esibito (variabili intermedie); gli animali possiedono delle mappe cognitive delle situazioni (per formare tali mappe, gli animali apprendono delle relazioni tra segni e significati, cioè delle Gestalt); apprendimento latente: per cui i topi possono acquisire informazioni che utilizzeranno solo in un secondo momento F 0 2 1 comportamentismo intenzionale; Hull: metodo ipotetico- deduttivo che consiste nel definire induttivamente una serie di postulati o assiomi, tra loro logicamente connessi, da cui dedurre delle conclusioni da sottoporre a verifica empirica per confermare o rifiutare il sistema di leggi così costruito; l’organismo è soggetto ad un continuo processo di adattamento biologico all’ambiente, il comportamento che deriva da questa continua interazione è orientato alla riduzione di un bisogno relativo alle modificazioni dell’ambiente che possono turbare le condizioni di vita ideali dell’organismo che ricerca stimoli che provocano piacere rifuggendo da quelli che provocano dolore; compito della psicologia è connettere la fisica, che studia le leggi che regolano l’ambiente esterno, e la fisiologia, che studia quelle relative all’ambiente interno, per cogliere la relazione complessa che si instaura tra questi 2 tipi di ambiente durante il comportamento; la soddisfazione dei bisogni primari comporta la sopravvivenza, ma una volta che tali bisogni fondamentali siano appagati, si sviluppa una serie di bisogni secondari, non più volti alla sopravvivenza, che divengono, a loro volta, primari e richiedono di essere appagati; per Skinner ogni forma di generalizzazione è impossibile; non si possono avanzare ipotesi su quanto avviene nell’organismo; scopo della psicologia è stabilire relazioni funzionali tra lo stimolo e la risposta; i problemi metodologici sono relativi esclusivamente alla situazione sperimentale (dev’essere controllata al massimo, per isolare le variabili che, di volta in volta, possono intervenire nel determinare il comportamento); scoperta di un nuovo tipo di condizionamento, definito operante: si verifica quando, nel suo agire nell’ambiente, l’animale stesso rinforza un proprio comportamento spontaneo; il comportamento, pertanto, può essere rispondente, se viene evocato da stimoli noti, oppure attivo, se è prodotto da un condizionamento operante; Skinner può essere considerato l’ultimo esponente del neo-comportamentismo e delle cosiddette scuole

psicologiche F 0 2 1 i limiti della concezione comportamentista, che riduceva l’apprendimento a meccanismi di condizionamento e di rinforzo, sono ormai evidenti F 0 2 2 dalla fine degli anni 50 la psicologia subisce una profonda trasformazione F 0 2 2 gli sviluppi in altre discipline (cibernetica, etologia, linguistica) insieme ad un’opportuna accentuazione delle istanze avanzate dalla psicoanalisi, dalla teoria della Gestalt e dalle ricerche degli psicologi che non si riconoscevano nel comportamentismo, faranno definitivamente tramontare l’obiettivo di costruire una teoria del comportamento secondo gli assunti del meccanicismo comportamentista F 0 2 2 determinante per la realizzazione di tale trasformazione sarà l’adozione di un nuovo linguaggio, quello della teoria dell’informazione che fornirà lo strumento per unificare i fenomeni psicologici indipendentemente dalla loro complessità e consentirà quindi di parlare di quanto avviene nella mente, in quella che per i comportamentisti era una black box, il cui ruolo poteva essere ignorato nello studio del comportamento

.XI Prospettive interdisciplinari. verso gli anni 40 si iniziò a pensare alla possibilità di considerare il cervello come un computer molto potente F 0 2 2 teoria dell’informazione (Shannon e Weaver) F 0 2 2 teoria cibernetica della comunicazione (Wiener) per delineare uno studio della comunicazione umana e animale in analogia ai sistemi di comunicazione artificiali F 0 2 1 la cibernetica e la teoria dell’informazione offrono la possibilità di costruire dei modelli artificiali di trasmissione dell’informazione di cui è possibile conoscere lo stato in ogni parte del sistema e che ben si prestano ad avvalorare l’idea che, per analogia, anche altri fenomeni che comportano la trasmissione o la trasformazione di unità significative, come il comportamento umano, possono essere interpretati matematicamente F 0 2 2 Intelligenza Artificiale (Miller)

.XII La psicologia non comportamentista. fin dalla metà degli anni 30 si afferma la psicologia della personalità F 0 2 2 conferisce alla personalità una nuova dimensione facendo leva proprio su quei fattori che erano stati banditi a priori dall’analisi sperimentale del comportamento; le insufficienze teoriche del comportamentismo e queste nuove acquisizioni orientano l’interesse dei ricercatori verso tematiche precedentemente ignorate perché giudicate irrilevanti e metodologicamente fuorvianti: •

• il linguaggio • la motivazione • il pensiero • le emozioni • la percezione

la ripresa dello studio della percezione negli anni 40 mette in luce il ruolo che in essa ha la motivazione; la percezione e, più in generale, il comportamento, dipende da un’elaborazione centrale che opera una selezione degli stimoli percepiti; negli anni 50 e 60 anche la ricerca etologica (studio del comportamento animale nel contesto naturale) porta ad una riformulazione del problema dell’apprendimento: demolire la falsa contrapposizione tra istinto, ereditario e immutabile, e apprendimento, prodotto dal condizionamento, prospettando una visione articolata a dinamica del problema incentrata sul carattere flessibile del comportamento; Hebb sostenne che la problematica neurofisiologica e quella psicologia si sovrappongono senza che l’una possa ridursi all’altra: al fisiologo spetta il compito di ricavare i dati circa il funzionamento delle parti del sistema nervoso, allo psicologo quello di porre in relazione tali acquisizioni con i comportamenti nel tentativo di ricavare nuovi dati dalla divergenza tra il comportamento effettivamente osservato e quello prevedibile in base alle conoscenze già possedute; per rendere conto della plasticità del cervello, cioè della modificabilità dell’attività cerebrale attraverso l’esperienza, Hebb sostenne che tra i neuroni si formano nuove interconnessioni; affrontare il problema del comportamento non come di una singola attività considerata astrattamente, bensì di un insieme di segmenti di comportamento , correlati tra loro e con gli elementi esterni che ne sono all’origine (modello psicofisiologico);

Miller, per quanto in una prospettiva comportamentista, presenta un’indagine sul linguaggio inteso come mezzo sociale di comunicazione che apre nuove e più adeguate prospettive allo studio del comportamento linguistico; l’ottica interdisciplinare con cui Miller tratta del linguaggio e del processo di comunicazione pone in rilievo l’esistenza di una stretta relazione tra i processi interni all’organismo e il linguaggio che ne è l’espressione F 0 2 2 riorientamento nello studio della psicologia

.XIII La psicologia cognitivista. come per la psicologia sperimentale è possibile indicarne l’inizio con la fondazione del laboratorio di Lipsia, anche per il cognitivismo si può indicare una data precisa: nel 1956 si tenne un convegno in cui furono presentate 3 relazioni che avrebbero cambiato il modo di concepire l’oggetto dell’indagine psicologica che non sarà più solo il comportamento, ma anche la mente da cui quest’ultimo trae la propria organizzazione: • Newell e Simon: primo passo verso lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale e della simulazione dei processi cognitivi F 0 2 2 poiché sia i sistemi naturali che quelli artificiali possono imparare dallo loro passata esperienza migliorando le prestazioni, si può dire che i programmi dei calcolatori euristici forniscono il modello dei processi cognitivi simulati (l’esperienza viene intesa come un apprendimento definito dalle forme di apprendimento utilizzate per le esperienze precedenti); gli eventi passati insieme ai meccanismi strutturali, cioè i processi cognitivi da cui dipendono le trasformazioni dell’informazione, definiscono una nuova concezione di essere umano basata sulla sua capacità di elaborare forme sempre nuove e più complesse di adattamento all’ambiente e di riflessione intelligente • linguista Chomsky: ci dev’essere una predisposizione biologica allo sviluppo del linguaggio, una sorta di meccanismo che realizzi quel sistema innato di regole, la grammatica, che dà luogo alla produzione solo di frasi ben formate; la linguistica dev’essere considerata una branca della scienza cognitiva il cui compito è lo studio dei processi cognitivi che avvengono all’interno della mente • Miller, notando che i risultati convergenti di un buon numero di ricerche indicavano nel magico numero 7 più o meno 2 il limite di capacità della memoria immediata, affermava che l’essere umano è un elaboratore a capacità limitata Broadbent offriva un modello di come può avvenire l’elaborazione di un’informazione: l’informazione in ingresso viene filtrata e trasmessa a successivi stadi di elaborazione che consentono il passaggio dall’input all’output; questo nuovo modo di considerare il comportamento veniva definito comportamentismo soggettivistico dal momento che tra gli stimoli (input) e le risposte (output) era necessario frapporre un sistema centrale, il soggetto, che organizza i rapporti tra gli stessi input e output; teoria dell’elaborazione umana dell’informazione: organizzazione caratterizzata dai diversi stadi di elaborazione cui l’informazione è sottoposta • prima nei registri sensoriali • poi nella memoria a breve termine • infine in quella a lungo termine proprio il carattere sequenziale dell’elaborazione umana dell’informazione induceva a utilizzare i tempi di reazione nello studio dei processi cognitivi (a tempi di reazione più lunghi corrisponde un’elaborazione più complessa); negli anni 60 il panorama della ricerca psicologica era articolato in 3 diverse direzioni che avevano una rilevanza molto diversa: • se lo studio dei processi cognitivi secondo la teoria dell’elaborazione umana dell’informazione era la direzione di ricerca più seguita • lo studio della simulazione, per quanto molto promettente, era appena avviato • mentre erano pochi e oscurati dal successo della teoria prevalente gli studi degli psicologi che non si riconoscevano totalmente nella concezione dell’elaborazione umana dell’informazione dalla metà degli anni 60 la teoria dello sviluppo cognitivo di Piaget cominciò a diffondersi ampiamente; da una prima fase in cui la ricerca privilegiava l’identificazione delle strutture nelle quali avviene l’elaborazione dell’informazione, si passa, all’inizio degli anni 70, ad una seconda fase in cui viene prestata maggior attenzione alla dimensione funzionale del sistema cognitivo F 0 2 2 superamento del carattere sequenziale dell’elaborazione dell’informazione F 0 2 2 teoria del ciclo percettivo (Neisser): necessità di studiare i processi cognitivi in contesti ecologicamente validi, intendendo con ciò le situazioni naturali e reali in cui hanno luogo i processi cognitivi F 0 2 1 per quanto venga mantenuto il nuovo linguaggio della teoria

dell’informazione, si incominciò ad avvertire la ristrettezza delle soluzioni offerte dalla nuova metafora con cui la psicologia aveva riformulato il suo oggetto di studio e anche l’implicito riduzionismo del modello dei processi cognitivi che ne era scaturito

.XIV La scienza cognitiva. sintomatico di questo disagio e della necessità di arricchire il quadro interpretativo dell’attività cognitiva fu il progetto della scienza cognitiva F 0 2 2 studio interdisciplinare dell’attività cognitiva nel suo complesso (psicologia, filosofia, Intelligenza Artificiale, neuroscienze, linguistica, antropologia); fiducia nella simulabilità dei processi cognitivi analizzati al livello della rappresentazione mentale, ma fu proprio su questo aspetto che si accenderà un intenso dibattito, dal quale emergerà, anziché un consenso, una varietà di posizioni contrastanti su come si possa definire la rappresentazione; al contempo, nelle neuroscienze si affermò un nuovo modello di simulazione, basato sul funzionamento delle reti neurali, che portò allo sviluppo del connessionismo (l’elaborazione avviene in parallelo su tutti gli input e produce un output che è funzione sia delle interazioni tra tutti gli input sia del peso che ha ciascuno di essi), che si contrapponeva ai modelli della simulazione simbolica

2. I METODI DELLA PSICOLOGIA SCIENTIFICA. I. La conoscenza scientifica e le sue trasformazioni nel tempo. • antico pensiero greco: la conoscenza ottenuta attraverso l’esperienza veniva svalutata; la conoscenza vera era identificata con la conoscenza razionale • teologi cristiani medioevali: ritenevano che la forma di conoscenza certa e vera fosse quella fondata sulla verità rivelata e contenuta nelle Sacre Scritture • epoca moderna (500/600): primato della conoscenza fondata sull’esperienza; le conoscenze esclusivamente fondate su concetti e deduzioni da concetti possono essere logicamente corrette, ma non necessariamente predicono qualcosa che possa essere verificato con l’esperienza; tali errori si possono evitare se l’analisi dell’esperienza è condotta in modo rigoroso F 0 2 2 sapere scientifico: insieme di affermazioni sul mondo che emergono dall’esperienza, ma che sono elaborate in forma razionale

II. I criteri di scientificità secondo l’ideale moderno di scienza. secondo l’ideale moderno di scienza, un processo di conoscenza, per essere valido e certo, deve rispettare alcuni importanti criteri: • empiricità e oggettività • pubblicità (osservabili da tutti nello stesso modo) e misurabilità dei dati osservativi è la fisica ad offrire uno schema di riferimento su cui si costruisce questo ideale di scienza che ne stabilisce le diverse fasi: • osservazione • formulazione delle ipotesi • verifica delle ipotesi attraverso la sperimentazione (importante è la caratteristica della ripetibilità dell’esperimento e cioè se qualsiasi ricercatore può ripeterlo nello stesso modo, ottenendo i medesimi risultati) • formulazione di principi o leggi (identificano la relazione causale che esiste tra un certo fenomeno e le sue condizioni) e teorie scientifiche (capaci di spiegare un ambito vasto e complesso di fenomeni e le loro relazioni) e cioè generalizzazione dei risultati lo schema logico che regola la formulazione dei principi, delle leggi e delle teorie è un modello esplicativo, causale e deterministico e può essere riassunto dalla proposizione se A allora e sempre B; si propone di individuare le cause reali che necessariamente danno luogo ad un certo fenomeno; per questo le leggi scientifiche, una volta individuate, hanno un valore assoluto, universale e sovrastorico

III. Come la pensiamo oggi. l’ideale contemporaneo di scienza si è in parte modificato e ciò è avvenuto a partire dalla fine dell’800; fu la fisica stessa a metterne in crisi alcuni capisaldi: • empiricità dei fenomeni da indagare (fenomeni così piccoli da non essere percepibili; il confronto con l’esperienza non era più un punto di partenza, ma un punto di arrivo della ricerca); al metodo induttivo (generalizzazione di dati osservativi dopo che sono stati messi alla prova con procedure sperimentali) si affianca il metodo ipotetico-deduttivo (deduzione, o

derivazione da una certa concezione teorica, non necessariamente fondata sull’osservazione, di una serie di conseguenze osservabili che possono essere messe alla prova dell’esperienza) • concetto di oggettività (teoria della relatività di Einstein: mette in dubbio l’utilizzabilità di categorie di riferimento assolute, affermando che esse vanno invece considerate dipendenti dal sistema di riferimento in cui è collocato un osservatore) • sicura fiducia nel carattere rigidamente deterministico delle leggi fisiche (alcuni fenomeni fisici hanno margini di libertà e quindi possono essere spiegati soltanto con leggi probabilistiche) F 0 2 2 se A allora B, con un certo livello di probabilità (questo non implica che la scienza debba rinunciare alle leggi, poiché tale principio, anche se più debole del precedente, stabilisce comunque un livello soglia di probabilità al di sopra del quale la legge dev’essere accettata)

IV. Scienza e psicologia. è solo verso la fine dell’800 che alcuni psicologi si proposero di attuare una trasformazione radicale della loro disciplina per portarla nell’ambito della conoscenza scientifica (psicologia scientifica); per essere accettata nell’ambito della scienza, la psicologia doveva dunque fare i conti con dei criteri rigidi di scientificità

scienze della natura scienze umane scienze del generale, cioè capaci di scoprire leggi che regolano l’andamento di vasti ambiti di fenomeni

scienze del particolare, cioè più interessate alla conoscenza del caso singolo piuttosto che alla scoperta di leggi generali

scienze esplicative, capaci cioè di spiegare oggettivamente i fenomeni identificando le loro cause

scienze comprensive, cioè come modalità di conoscenza fondate su intuizioni soggettive, non riconducibili a catene causali oggettive

per molto tempo la psicologia, in quanto conoscenza della soggettività, venne considerata una scienza umana incapace di raggiungere i livelli di certezza e generalizzazione delle scienze della natura; il dibattito tra gli psicologi è stato aspro e le posizioni estreme che ha assunto sono state rappresentate negli anni: • sostenitori di un oggettivismo puro: riconoscevano come oggetto legittimo della psicologia scientifica soltanto fatti oggettivamente osservabili ed alcuni di essi li riconducevano a fatti neurofisiologici (la psicologia fisiologica russa); altri autori, in particolare quelli di orientamento comportamentistico, ritenevano che la psicologia dovesse studiare soltanto il comportamento osservabile • sostenitori di un soggettivismo puro (Wundt e gli strutturalisti): rivendicavano la necessità di studiare, seppure con il massimo rigore e controllo, l’esperienza soggettiva stessa per scoprire le leggi secondo le quali essa si organizza e si struttura

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• un tentativo di mettere in relazione mondo soggettivo e mondo oggettivo fu compiuto dai sostenitori della psicofisica (Weber e Fechner) che cercarono di scoprire le leggi che mettevano in relazione le variazioni del mondo fisico oggettivo e quelle del mondo psichico soggettivo, proponendo criteri indiretti di misura delle variabili psichiche attraverso le misure di variabili fisiche • una prospettiva che ha permesso di affrontare in modo più efficace il problema del rapporto tra soggettivismo e oggettivismo è stata quella dell’operazionismo psicologico (anche concetti soggettivi quali pensiero, emozione, sentimento, intelligenza, possono essere studiati oggettivamente se si descrivono le operazioni concrete attraverso le quali questi fenomeni possono essere osservati e misurati) F 0 2 2 per studiare oggettivamente un fenomeno soggettivo si devono predisporre dei protocolli osservativi in grado di cogliere e misurare quelle che si possono ragionevolmente considerare le conseguenze, o le manifestazioni oggettive, di quel fenomeno soggettivo • il mondo soggettivo è stato tradizionalmente studiato anche in un modo più semplice, attraverso i resoconti verbali che le persone ne fanno; resta aperto il problema della fedeltà del resoconto, per cui esso non può essere considerato sicuramente equivalente al contenuto psichico a cui si riferisce (può però esser reso più affidabile con adeguate metodologie); inoltre, anche se i soggetti intervistati possono in parte mascherare quello che veramente pensano, una tendenza comune, se realmente esiste tra i soggetti, emergerà comunque al di là delle differenze individuali e delle diverse strategie di mascheramento

• un altro modo utilizzato è il metodo simulativo (elaborato dalla scienza cognitiva): ambito di ricerca interdisciplinare applicato allo studio dei processi mentali (la mente umana può essere studiata paragonandola ad un calcolatore elettronico F 0 2 1 metodo costruttivo, vale a dire studio della mente attraverso la costruzione di modelli teorici che ne simulano il funzionamento e che possono essere trasformati in programmi per calcolatori)

principali tradizioni di ricerca: • la più antica è la ricerca in laboratorio (fine 800), interessata allo studio di fenomeni psichici ben delimitati analizzati con metodo sperimentale; furono studiate inizialmente funzioni psichiche quali la sensazione, la percezione e la memoria e, successivamente, funzioni più complesse • ricerca sul campo: studio del più vasto ambito sociale, utilizza principalmente metodologie di tipo osservativo o sondaggi di opinione • ricerca in ambito clinico: studio degli aspetti patologici del mentale, con l’utilizzo di metodologie diverse, da quella sperimentale a quella osservativa e di ricerca-intervento • in tempi più recenti si è aggiunta la ricerca della scienza cognitiva, diversa dalle precedenti perché strettamente legata all’uso del calcolatore elettronico

V. La ricerca in laboratorio e il metodo sperimentale. per molti anni, la psicologia scientifica si identificò con la psicologia sperimentale realizzata in laboratorio, poiché questo tipo di psicologia sembrava avere una maggiore dignità e offrire maggiori garanzie di scientificità: • PRO: il laboratorio è un ambiente artificiale e controllato, dove il ricercatore può sia osservare, sia provocare risposte motorie, verbali, psicofisiologiche, procedendo alla loro registrazione e misurazione con strumenti adeguati; le variabili in gioco possono essere isolate, controllate e riprodotte fuori dal contesto in cui naturalmente si manifestano; ciò permette di individuare quale effetto una variabile può avere su di un’altra • CONTRO: artificiosità delle situazioni sperimentali che vengono create in laboratorio e carattere parcellare e limitato dei fenomeni che vi si studiano

un esperimento è valido quando effettivamente mette alla prova le ipotesi di partenza e cioè realmente indaga il nesso tra certi effetti e le loro cause supposte; è necessario mettersi in guardia dalle possibili insidie che possono minare la validità di un esperimento (il verificarsi di effetti che non sono riconducibili direttamente e totalmente alle variabili che noi pensiamo di aver messo in gioco organizzando l’esperimento) F 0 2 2 vanno dunque seguite alcune regole importanti: • isolamento e controllo delle variabili • scelta casuale del campione • assegnazione casuale dei soggetti ai gruppi sperimentali

• variabili: possibili variazioni misurabili di un certo fenomeno sotto indagine: quantitative o qualitative • variabili indipendenti o fattori: variabili dalle quali si ritiene dipenda il fenomeno che si sta studiando F 0 2 2 livelli delle variabili indipendenti: i diversi valori che le variabili indipendenti assumono nell’esperimento, a causa dell’intervento dello sperimentatore che le manipola • variabili dipendenti: costituiscono il fenomeno che si sta studiando e che si vuole spiegare e di cui si misurano le variazioni in funzione del valore dei livelli della o delle variabili indipendenti • condizioni o trattamenti: condizioni in cui i vari gruppi di soggetti sono posti nell’esperimento e che dipendono dai diversi livelli che assume la variabile indipendente nei termini del modello esplicativo causale, le variabili indipendenti sono l’explanans (causa del fenomeno), quelle dipendenti l’explanandum (effetti di quella causa); gli esperimenti possono essere: • ad un fattore, quando è in gioco una sola variabile indipendente • a più fattori, quando sono in gioco 2 o più variabili indipendenti in molti casi è utile introdurre un gruppo di controllo, cioè un gruppo a cui il trattamento, o i trattamenti, sono vengono somministrati; questo serve a verificare in modo sicuro se il o i

trattamenti hanno effetti reali sui soggetti; è indispensabile quando abbiamo un’unica variabile indipendente ad un solo livello

in un esperimento ideale, i soggetti dovrebbero essere reperiti attraverso una scelta casuale dall’universo, cioè dall’intera popolazione a cui appartengono; implica che ogni soggetto abbia la stessa probabilità di essere scelto e non va confusa con la scelta a caso, che consiste nel prendere i primi soggetti che capitano a tiro senza alcun criterio; la scelta casuale e la numerosità dei soggetti garantiscono che si disponga di un campione rappresentativo della popolazione, o universo di riferimento; rappresentativo significa che il campione scelto riproduce fedelmente, seppure in forma ridotta, le caratteristiche della popolazione da cui è stato estratto e questo fatto, a sua volta, garantisce che le conclusioni dell’esperimento sono generalizzabili all’intera popolazione; per motivi pratici le cose non vanno quasi mai così, perché sia la scelta casuale, sia la grande numerosità del campione sono troppo dispendiose e in molti casi veramente impossibili da realizzare F 0 2 2 nella campionatura si scelgono perciò criteri che conciliano la rappresentatività con l’economicità e che sono indicati spesso come criteri di scelta ragionata: • criterio di scelta di unità tipo: scegliamo un ristretto numero di soggetti tipici, cioè delle persone che posseggono in maniera media, o normale, certe importanti caratteristiche ritenute utili per eseguire il compito sperimentale; occorre naturalmente conoscere preliminarmente i valori medi • campionamento per quote: anche in questo caso occorre conoscere le caratteristiche generali di una popolazione, sapere cioè come essa è distribuita in relazione a certe variabili determinanti; note queste caratteristiche e le loro proporzioni nell’universo, si estraggono casualmente dalla popolazione gruppi ridotti di soggetti con la condizione che queste proporzioni si mantengano nel campione

si possono organizzare 2 tipi di disegni sperimentali: • disegno tra i soggetti F 0 2 2 ciascun gruppo è sottoposto ad un solo trattamento; l’assegnazione dei soggetti ai gruppi avviene casualmente; non si deve confondere l’estrazione casuale del campione con l’assegnazione casuale dei soggetti del campione ai gruppi; si tratta di 2 fasi successive della ricerca; se ben strutturato, è quello che offre più garanzie • disegno entro i soggetti F 0 2 2 tutti i soggetti vengono assegnati ad un solo gruppo e questo gruppo viene sottoposto a tutti i trattamenti; non è ovviamente possibile studiare l’effetto dei trattamenti in modo indipendente, poiché, essendo essi applicati a tutti i soggetti, non si può escludere che ognuno di essi influenzi l’altro, per un effetto cumulativo; per evitare comunque che il possibile reciproco effetto dei trattamenti crei degli errori sistematici, si ricorre ad alcune strategie, tra le quali le più utilizzate sono il cambiamento dell’ordine e della sequenza delle prove (ordine delle prove: si intende che una prova sia presentata per prima, seconda, terza, .. ; sequenza delle prove: si intende la posizione relativa di ciascuna prova rispetto alle altre e cioè da quale altra prova è preceduta o seguita ciascuna delle prove effettuate); nonostante le minori garanzie che può offrire, ha un notevole vantaggio, cioè quello di essere meno dispendioso e di più facile realizzazione

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l’uso dell’uno o dell’altro disegno, oltre che da problemi di convenienza, dipende anche dagli obiettivi della ricerca

quasi esperimenti: esperimenti in cui il ricercatore non può variare a suo piacere, cioè controllare, la variabile indipendente, oppure, pur lavorando con più gruppi, non può assegnare i soggetti casualmente a questi gruppi (es: la variabile del genere M/F); questi limiti riducono la variabilità dell’esperimento e quindi la possibilità di poter considerare sicuri e generalizzabili i risultati

esperimenti su casi singoli: caso limite di esperimento entro i soggetti in cui la numerosità del gruppo è uguale a uno; anche in questo caso dobbiamo arrivare a disporre di misure ripetute; si calcola la linea base della variabile dipendente (le misure della linea di base hanno una funzione paragonabile a quella del gruppo di controllo)

VI. La ricerca sul campo: le inchieste.

mentre la ricerca di laboratorio si applica in modo preferenziale allo studio delle singole funzioni psichiche considerate separatamente, la ricerca sul campo è più interessata all’individuo nella sua totalità, studiato nel contesto in cui egli vive; non è teoricamente impossibile progettare un esperimento sul campo, ma la sua realizzazione è sicuramente più difficile e comunque possibile solo in situazioni ben delimitate, in cui si può avere un relativo controllo delle variabili in gioco senza dover intervenire in modo manipolativo; quando ciò non è possibile è preferibile utilizzare altre modalità di indagine

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inchieste condotte con questionario ricerche osservative F 0 2 4

il fine generale delle inchieste è quello di studiare e conoscere l’opinione o gli atteggiamenti di gruppi di persone in relazione a determinati argomenti o problemi; particolarmente utilizzate in psicologia sociale; lo strumento utilizzato più spesso è il questionario, un insieme organizzato di domande volte a far emergere l’opinione dei soggetti su determinati temi

la situazione sperimentale ideale permette di evidenziare rapporti causali; la controllabilità del contesto della ricerca, nel caso della ricerca sul campo e, in particolare, di un’inchiesta, è notevolmente minore rispetto all’esperimento di laboratorio; il contesto di un’inchiesta è il contesto sociale F 0 2 2 per questi motivi, quello che le inchieste mettono in evidenza non sono rapporti causali, ma rapporti di connessione tra variabili (2 variabili sono connesse tra loro quando le variazioni dell’una e dell’altra sono legate da qualche tipo di relazione); le relazioni sono di diverso tipo a seconda che si applichino a variabili quantitative o qualitative e sono espresse da diverse misure statistiche, quali gli indici di concordanza, di correlazione, di regressione, di contingenza; la decisione su quale variabile, tra 2 che risultano essere connesse, sia la causa e quale invece sia l’effetto spetta all’interpretazione del ricercatore, il che non è sempre un compito facile; per evitare conclusioni errate ci si deve limitare a constatare che i 2 fenomeni sono notevolmente connessi tra loro; per saperne di più occorrerebbe approfondire ulteriormente l’indagine in una dimensione temporale, proprio per capire quale dei 2 fenomeni si è verificato prima

domande in forma aperta in forma chiusa prevedere una risposta libera prevedere un numero definito di risposte alternative

predisposte dal ricercatore + garantiscono maggiore validità al questionario, poiché raccolgono direttamente l’opinione dei soggetti intervistati

+ sono più facili da esaminare e non richiedono intereventi interpretativi

— sono più difficili da analizzare in termini quantitativi poiché vanno interpretate e categorizzate dal ricercatore, che non riuscirà ad isolare completamente, in questo lavoro, la sua personale soggettività

— sono meno valide, poiché costringono i soggetti a scegliere tra opinioni alternative indicate dal ricercatore

vanno utilizzate quando si ha una conoscenza molto scarsa di ciò che la gente pensa o fa in relazione ad un certo tema e dunque non si possono prevedere alternative realistiche di risposta

vanno utilizzate nella situazione contrarie e, a queste condizioni, garantiscono la validità del questionario

spesso si utilizzano in un’indagine pilota, o preliminare, su un piccolo gruppo

dall’analisi di ciò che i soggetti rispondono nell’indagine pilota, si ricavano poi le categorie di alternative possibili per delle domande a risposta chiusa, da utilizzare nell’indagine vera e propria

c’è in tutti un comune atteggiamento di protezione della propria sfera privata che induce spesso, se non a mentire, quanto meno a modificare parzialmente quello che si vorrebbe dire, ma non si ritiene prudente dire (desiderabilità sociale delle risposte, che fa sì che le persone che rispondono tendano a rappresentarsi come persone normali, non devianti, e cioè delle unità tipo che condividono con il loro contesto sociale abitudini, sistemi di credenze, valori, comportamenti e attitudini) F 0 2 2 per controllare, per quanto possibile, la tendenza a mentire: • occorre dare alla persona che risponde la certezza che il questionario che compila è, e resterà, rigorosamente anonimo • dovrebbe essere evitata la compilazione in presenza dell’intervistatore, o anche la consegna del questionario, compilato privatamente, nelle mani del ricercatore • l’invio del questionario per posta è quello che garantisce al meglio l’anonimato, anche se c’è il grande problema dei ritorni

• il modo più semplice per risolvere il problema è quello di scegliere un gruppo di soggetti rappresentativi di una certa popolazione, convocarlo e procedere ad una somministrazione anonima e collettiva del questionario, poi raccolto in busta chiusa da più persone contemporaneamente • le modalità di somministrazione e di raccolta vanno spiegate prima della compilazione per creare un’atmosfera di fiducia

VII. La ricerca sul campo: i metodi osservativi. la ricerca osservativa è, più delle inchieste, lontana dal metodo sperimentale, perché non implica nessuna manipolazione di variabili e nessuna assegnazione di soggetti a gruppi; si fonda sulla semplice osservazione di determinati comportamenti di singoli o di gruppi nel contesto in cui si svolge la loro vita quotidiana; questo metodo si ispira al cosiddetto metodo etologico con cui si studia il comportamento animale; è stato applicato anche al comportamento umano, ma non senza grossi problemi, primo fra tutti il rispetto della sfera privata delle persone;

le ricerche osservative possono essere distinte in base a più parametri, dai quali deriva il loro livello di oggettività e precisione; i principali sono: • delimitazione chiara di ciò che si vuole osservare • grado di coinvolgimento del ricercatore nel contesto osservativo • strumentazione utilizzata per registrare i comportamenti • preparazione di una buona griglia di osservazione il livello di oggettività e di precisione più alto di un’osservazione si ottiene quando il ricercatore non è per nulla coinvolto nel contesto (strumenti adeguati per la registrazione del comportamento possono essere la videocamera, la cinepresa, il magnetofono); il livello è minore quando il ricercatore è coinvolto nel contesto osservativo e registra il comportamento per iscritto, durante o dopo la fase osservativi (precisione e oggettività diminuiscono ancora se il ricercatore non ha preliminarmente definito in modo chiaro ciò che vuole osservare e non dispone di una buona griglia di osservazione)

si va piuttosto alla ricerca di certe regolarità nei comportamenti umani, in determinati contesti, alle quali attribuire un senso; un altro obiettivo è di studiare le relazioni tra le unità comportamentali che emergono dall’osservazione; ipotesi definite nascono dall’osservazione e riguardano sia il senso che ipoteticamente si attribuisce a certe sequenze comportamentali, sia le relazioni che le legano: il prosieguo dell’osservazione permetterà di confermarle o di disconfermarle

ambiti umani in cui questo metodo è stato frequentemente utilizzato: • osservazione dei bambini molto piccoli • osservazione dell’interazione precoce madre-bambino

• se si vuole osservare un fenomeno piuttosto limitato, l’osservazione può essere continua e riferirsi a tutta la durata del fenomeno • se siamo interessati ad osservare l’interazione madre-bambino, la cosa è più complessa: sono necessarie osservazioni campionarie rappresentative, nel loro insieme, dell’intero periodo preso in esame • se siamo interessati a studiare l’evoluzione di un certo fenomeno, o comportamento, nel tempo, si hanno 2 scelte:

osservazione longitudinale osservazione trasversale restando all’esempio dell’osservazione della coppia madre- bambino, possiamo scegliere di osservare un medesimo gruppo di coppie in momenti successivi: quando i bambini hanno una settimana, un mese, 2 mesi di vita

possiamo condurre l’osservazione contemporaneamente su gruppi diversi di coppie: uno in cui i bambini hanno un settimana, uno in cui hanno un mese, uno in cui ne hanno 2

nei 2 casi si mantengono costanti i periodi osservati si mantengono costanti anche i soggetti osservati i soggetti osservati variano avremo un disegno di ricerca entro i soggetti, poiché le osservazioni e le misure vengono ripetute sulle stesse persone

avremo un disegno tra i soggetti, poiché ogni osservazione e ogni misura sono applicate ad un solo gruppo di soggetti

la scelta dell’uno o dell’altro disegno dipenderà dalle specifiche esigenze della ricerca o dalle risorse di soggetti disponibili

VIII. La ricerca in ambito clinico. la psicologia generale studia le principali funzioni psichiche e ha come oggetto un’unità tipo, cioè l’uomo medio (interessata agli aspetti più generali del funzionamento psichico) F 0 4 4 psicologia clinica: si interessa alla sofferenza e al disagio, che costituiscono elementi di deviazione dalla norma e sono più che mai connessi alla singolarità degli individui; secondo Quételet e Galton, le caratteristiche umane (fisiche e psicologiche) si distribuiscono secondo una curva indicata dal matematico Gauss come normale, cioè intorno ai loro valori medi media

G = campo d’interesse dello psicologo generalista

C = campo d’interesse dello psicologo clinico

F 0 2 1 C — F 0 2 1 G F 0 2 2 — C F 0 2 2 • cercare regolarità in ciò che appare come estremamente differenziato e variegato (la sofferenza e il disagio) • attraverso questa individuazione di regolarità, formulare ipotesi e teorie per la comprensione di uno stato di disagio • usare queste stesse teorie come strumento per promuovere un cambiamento positivo della persona che prova sofferenza e a lui si rivolge in cerca di aiuto sono i compiti fondamentali dello psicologo clinico

anche in psicologia clinica si possono effettuare ricerche utilizzando metodi sperimentali, quasi sperimentali, inchieste ed osservazioni

spesso allo psicologo clinico è richiesta una diagnosi, o dell’intera personalità, o di alcuni aspetti e abilità di un soggetto: • la richiesta è frequente per lo psicologo che lavora in un ospedale generale • può essere il magistrato a richiedere la diagnosi di un imputato di un grave reato • su richiesta stessa dell’utente o, nel caso di minori, dei suoi genitori anche per la diagnosi si può seguire una procedura di ricerca induttiva: • in una prima fase osservativa si raccolgono alcuni elementi che, alla luce di una particolare teoria psicologica della personalità o del funzionamento psichico, sembrano particolarmente significativi • a partire da questi, si formulano delle ipotesi diagnostiche che poi si confermano o disconfermano con l’utilizzo di strumenti appropriati (es: colloquio approfondito e mirato) in tutti i casi, nella procedura diagnostica un soggetto singolo viene analizzato sulla base di una qualche teoria e confrontato con dei gruppi di riferimento che sono quelli su cui è stata fatta la taratura dei test, utilizzati per arrivare alla diagnosi; anche nel caso in cui l’unico strumento sia il colloquio avviene un confronto: lo psicologo, infatti, confronta il suo paziente anche con tutti i pazienti che ha conosciuto in precedenza; la diagnosi è una procedura di ricerca, ma certo non è una ricerca sperimentale; la validità di una diagnosi dipende dal suo grado di oggettività e questa dipende dall’affidabilità degli strumenti utilizzati, ma anche, in grande misura, dall’abilità, dalla preparazione e dall’esperienza dello psicologo clinico

la psicoterapia è una forma di cura della sofferenza e del disagio di natura psicologica che non si avvale dell’uso di farmaci e che viene realizzata attraverso la relazione e l’interazione tra un paziente e un terapeuta (nel caso in cui i pazienti siano molti si parla di psicoterapia di gruppo); l’obiettivo ultimo è un processo di cambiamento; questo, però, non si può realizzare se non attraverso un preliminare processo di conoscenza della personalità del paziente, delle sue modalità relazionali e delle possibili cause del suo disagio

la psicoterapia rappresenta un caso limite dei disegni di ricerca sui casi singoli: il terapeuta è il ricercatore che osserva, il paziente è l’oggetto dell’osservazione; ci sono però differenze notevoli tra la psicoterapia e la ricerca sui casi singoli: • scopo: la ricerca ha soltanto l’obiettivo di conoscere il caso e non di intervenire su di esso; la psicoterapia si propone di conoscere per cambiare • modalità osservative: l’osservazione sul caso singolo può essere pubblica, può servirsi di misure oggettive e non richiede che si instauri una particolare relazione affettiva tra osservatore e osservato; la relazione paziente-terapeuta è invece privata, è inoltre di natura empatica, cioè effettiva (questo, ovviamente, va a scapito di un’osservazione oggettiva) quello che invece può accomunare la psicoterapia e la ricerca su casi singoli è il fatto che anche lo psicoterapeuta formula delle ipotesi e cerca di verificarle o falsificarle attraverso l’osservazione del paziente e l’interazione con lui; le ipotesi sono formulate generalmente a partire da una teoria e quest’ultima, a sua volta, deriva dalla formalizzazione dell’esperienza di uno o più autori

la psicoterapia non è pubblica e si fonda sull’osservazione, o sull’intuizione, del singolo terapeuta F 0 2 1 negli scorsi decenni, la scientificità della pratica psicoterapeutica è stata spesso messa in dubbio e l’efficacia dei suoi risultati negata o considerata indimostrabile F 0 2 2 sviluppo di molte ricerche volte a darle maggiore fondatezza e rigore metodologico attraverso l’uso di procedure che potessero intervenire a più livelli, e che quindi: • dessero maggiore concretezza empirica a costrutti teorici a volte troppo astratti e indeterminati, attraverso proposte condivise di operalizzazione dei loro aspetti fondamentali (es: serie di operazioni e comportamenti osservabili nel paziente) • rendessero più oggettiva l’osservazione di quanto avviene nella relazione terapeutica, per dare un carattere più pubblico ai dati di questa osservazione • introducessero criteri condivisi per la valutazione del cambiamento terapeutico • curassero la formazione dei terapeuti ai metodi osservativi

IX. L’ambito e il metodo di ricerca della scienza cognitiva. molto diverso dalla ricerca di laboratorio, sia per la definizione dei suoi oggetti che per i metodi utilizzati, è l’ambito di ricerca della scienza cognitiva (filone di ricerca interdisciplinare, sviluppatosi negli ultimi decenni grazie agli apporti della psicologia dei processi cognitivi, delle neuroscienze, dell’informatica, della cibernetica, degli studi sull’Intelligenza Artificiale); il presupposto centrale è l’idea che la mente umana possa essere descritta e studiata come se fosse un calcolatore elettronico, e i processi psicologici che producono conoscenza come processi di elaborazione delle informazioni paragonabili a quelli compiuti da un calcolatore

il metodo utilizzato è di tipo ipotetico-deduttivo perché la ricerca inizia con la costruzione di teorie della mente che si ispirano al calcolatore elettronico F 0 2 2 da queste teorie vengono dedotti modelli più specifici relativi ad un qualche processo mentale limitato F 0 2 2 questi modelli vengono sottoposti a verifica con il metodo simulativo (costruzione di modelli simulativi dei processi mentali stessi); quello che distingue l’approccio della scienza cognitiva dall’approccio operazionista, accettato dalla gran parte delle scuole psicologiche, può essere riassunto in 2 punti fondamentali: • l’operazionismo ritiene che il mentale possa essere studiato attraverso i suoi esiti comportamentali sottoponibili ad operazioni di osservazione e misura • la scienza cognitiva ritiene che il mentale vada studiato in quanto tale e non solo attraverso i suoi esiti comportamentali la verifica della validità dei modelli simulativi avviene in 2 momenti: • trasformazione del modello di un certo processo mentale in un programma di calcolo implementabile su un calcolatore elettronico • verificare quanto quello che il calcolatore fa in base a quel programma sia simile a quello che fa un uomo quando attiva quel determinato processo mentale simulato dal calcolatore

differenze interne tra le varie correnti della scienza cognitiva: • Intelligenza Artificiale dura: la verifica di un modello simulativo va fatta solo sui suoi esiti e questi vanno considerati validi se sono non solo simili, ma addirittura migliori di quelli a cui giungerebbe un uomo

• Intelligenza Artificiale morbida: è importante che un modello simuli fedelmente non solo gli esiti di un processo mentale, ma anche le procedure intermedie; gli esiti devono essere non migliori, ma veramente simili a quelli umani • connessionismo (filone di ricerca più recente): rappresenta la mente come l’attività organizzata di un insieme complesso di innumerevoli connessioni tra neuroni e ritiene che questa struttura sia simulabile in altrettanto complessi programmi per calcolatori (reti neurali); non si tratta solo di simulare il funzionamento del cervello, ma anche la sua struttura, perché si ritiene che un certo funzionamento dipenda strettamente da una certa struttura, che impone facilitazioni e vincoli in realtà, oggi non è ancora possibile costruire modelli così realistici e così simili al cervello, poiché i calcolatori di cui disponiamo sono ancora molto lontani dal riprodurre la complessità del cervello umano (che è in grado di elaborare in parallelo molte informazioni; mentre i calcolatori lavorano serialmente)

vantaggi del metodo simulativo svantaggi ha il merito di offrire nuovi strumenti teorici e applicativi che hanno lo scopo di penetrare nel buio della "black box", cioè all’interno dei meccanismi mentali inosservabili, ed è in grado al contempo di offrire garanzie di scientificità in questo arduo studio degli aspetti interni della mente

prendendo come modello esplicativo della mente umana il calcolatore elettronico, questo metodo rischia di appiattire la mente stessa sul calcolatore e cioè di descriverla non tenendo conto delle sue proprie caratteristiche, legate al funzionamento del cervello, ma di descriverla tenendo conto delle caratteristiche di funzionamento di un calcolatore

è stato applicato alla modellizzazione di vari, seppure limitati, processi cognitivi, quali il riconoscimento di forme, i processi di astrazione e la formazione dei concetti, la soluzione dei problemi, l’apprendimento dei giochi

vengono trascurati sia gli aspetti "caldi" della mente, come le emozioni e i sentimenti, sia gli aspetti più intrinsecamente soggettivi, come la consapevolezza e l’intenzionalità, perché non è possibile simularli su calcolatore

sono stati costruiti anche modelli simulativi forniti di una competenza specifica, limitata ma molto approfondita. Si tratta dei cosiddetti sistemi esperti, cioè sistemi capaci di compiere attività molto specialistiche in ambiti ristretti, spesso utilizzati in medicina e in biologia. Questi sistemi sono utilissimi strumenti che si affiancano alle competenze umane, naturalmente più vaste

un modo sicuro che la scienza cognitiva ha a disposizione per evitare degli eccessi è quello di evitare di porsi come prospettiva unica sul mentale, cioè come unico metodo in grado di studiarlo e come unica teoria in grado di spiegarlo, rimanendo sempre aperta a tutto ciò che proviene dalle altre prospettive e dagli altri approcci metodologici

3. LA MISURAZIONE IN PSICOLOGIA. I. Le prime misurazioni dei fenomeni psichici. il concetto di misurazione dei fenomeni (la descrizione della loro dimensione quantitativa) è alla base del concetto moderno di scienza (600); possibilità di misurare i fenomeni dopo averne identificato le dimensioni adeguate da quantificare F 0 2 2 fine 800: misurazione anche in psicologia • il fisiologo Helmholtz fu un pioniere dello studio della relazione tra fenomeni fisiologici e psichici, introducendo una tecnica originale per stimare la velocità della trasmissione degli impulsi lungo le fibre nervose (velocità di conduzione nervosa); Helmholtz misurò il tempo di reazione, cioè l’intervallo che separa lo stimolo dalla risposta, e constatò che esso era tanto più lungo quanto maggiore era la distanza tra il punto stimolato e il sistema nervoso centrale cui veniva trasmessa la stimolazione; dividendo la distanza (in metri) tra 2 punti stimolati per la differenza dei 2 tempi di reazione relativi ottenne una stima della velocità di conduzione nervosa di circa 100 m/sec, un dato che si accorda con stime più recenti, ottenute mediante tecniche di misurazione molto più raffinate; misurando il tempo di reazione per diversi tipi di risposte riflesse, stimò anche il tempo supplementare richiesto per compiere azioni di cui si è consapevoli • il fisiologo Weber introdusse il concetto di soglia differenziale, detta anche soglia appena percettibile, con il quale indicava la minima differenza percepibile tra 2 stimoli; determinò che la soglia differenziale è proporzionale all’intensità assoluta degli stimoli utilizzati (rapporto di Weber) F 0 2 1 i soggetti sono capaci di identificare come diversi 2 stimoli che si differenziano per un

valore (soglia differenziale) che rappresenta una percentuale costante della misura di riferimento • Fechner, allievo di Weber, derivò la legge di Weber-Fechner, secondo cui, ad esempio, la sensazione di aumento di peso è la stessa sia passando da 50 a 100 g, sia da 20 a 40 g o da 200 a 400 g; per sviluppare la sua equazione, Fechner aveva bisogno di un punto di riferimento, che identificò nel valore minimo di intensità di uno stimolo percepibile, da lui definita come soglia assoluta F 0 2 2 delineò 3 metodi per identificare la soglia assoluta:

• metodo dei limiti, consistente in 2 procedure indipendenti e complementari; l’una consisteva nel far variare lo stimolo in senso regolarmente crescente (a partire da un valore inferiore a quello della soglia, subliminale, che il soggetto non rileva) fino a che il soggetto non afferma di rilevarlo; l’altra procedura consiste nel far variare lo stimolo in senso regolarmente decrescente (a partire da un valore superiore a quello della soglia, sopraliminale, che il soggetto rileva) fino a che il soggetto non afferma di non essere più in grado di rilevarlo; la somministrazione ripetuta di entrambe queste procedure permette di confrontare le soglie relative a stabilire la soglia assoluta; la procedura crescente tende a produrre valori inferiori a quella decrescente e viceversa (questa differenza viene detta errore di abitudine)

• metodo degli stimoli costanti, elaborato per ovviare a questo errore e consiste nella somministrazione in ordine casuale di stimoli di diversa intensità; la tabulazione dei valori consente di stimare l’intensità alla quale corrisponde la rilevazione dello stimolo nel 50% dei casi, che viene assunto come soglia assoluta

• metodo dell’aggiustamento (metodo dell’errore medio), consiste nel chiedere al soggetto di regolare lui stesso il valore dell’intensità dello stimolo (stimolo di confronto) per uguagliarla all’intensità di una altro stimolo (stimolo standard)

la proliferazione di metodi di misurazione della soglia assoluta è un chiaro indizio della difficoltà di definire un valore fisso F 0 2 1 dovuta alla variabilità causata da numerosi fattori • sia interindividuali (es: diversa acuità sensoriale di un individuo rispetto ad un altro) • sia intraindividuali (es: maturazione, stanchezza, momenti diversi della giornata e, come vedremo, fattori psicologici, in particolare cognitivi, emozionali e motivazionali)

• ritenendo che le differenze di reazione fra i soggetti fossero da attribuire alle differenze nei tempi con i quali ciascun soggetto eseguiva le varie operazioni mentali, il fisiologo Donders elaborò una strategia per misurare il tempo necessario per compiere ciascun tipo di operazione (tempo di reazione) F 0 2 2 decise così di procedere sperimentalmente: in analogia con quanto era stato messo in evidenza da Helmholtz (occorre un tempo determinato per la trasmissione dell’impulso nervoso che causa il movimento e le operazioni vengono eseguite in sequenza: un’operazione è effettuata solo dopo che è stata completata la prima), Donders ipotizzò che: • il primo compito avrebbe richiesto una sola operazione • il secondo avrebbe richiesto 3 operazioni • il terzo 2 operazioni F 0 2 2 sottraendo il tempo impiegato per il secondo (metodo sottrattivo), si poteva stimare il tempo necessario per eseguire l’ulteriore operazione necessaria nel terzo compito rispetto al secondo; sottraendo il tempo impiegato per il primo da quello impiegato per il secondo, si poteva stimare il tempo necessario per eseguire l’operazione necessaria nel secondo compito rispetto al primo; il tempo necessario per eseguire la prima operazione era quello più breve questa prospettiva di ricerca fu subito applicata in numerosi esperimenti; in seguito la tecnica dei tempi di reazione fu abbandonata dopo numerose obiezioni alla sua validità (in particolare venne criticato il presupposto che l’inizio dell’operazione successiva avvenisse esattamente alla conclusione della precedente); solo negli anni 40 questa tecnica fu ripresa, divenendo uno dei principali metodi di indagine usati dalla psicologia cognitivista per studiare i tempi di elaborazione relativi ai vari processi mentali

II. Sviluppi recenti della psicofisica. il modello proposto da Fechner, basato sulla stima delle soglie differenziali (piccoli cambiamenti dell’intensità dello stimolo) a diversi livelli di intensità della sensazione fu criticato negli anni 50 da Stevens; questo psicologo propose un metodo più diretto per stabilire le relazioni tra intensità fisica dello stimolo e sensazione relativa (chiedere ai soggetti di esprimere una valutazione comparativa di stimoli di intensità fisica diversa) F 0 2 2 sebbene avesse verificato empiricamente che per la maggior parte degli stimoli poteva essere

confermata sostanzialmente la legge di Fechner, Stevens trovò però una relazione tra intensità fisica e sensazione soggettiva; il differente andamento della relazione tra intensità fisica dello stimolo e sensazione soggettiva ha un forte valore adattivo

F 0 E F le 3 diverse procedure codificate da Fechner per identificare la soglia assoluta riflettevano la difficoltà di identificare un’intensità stabile per la stimolazione di soglia; a fattori di ordine fisiologico, si possono aggiungere altri aspetti più propriamente psicologici (di ordine cognitivo e motivazionale) che diventano evidenti nella condizioni di incertezza del soggetto F 0 2 2 è necessario tenere conto di un ulteriore tipo di errore, il falso allarme (il soggetto rileva, con certezza e senza malafede, un segnale che non esiste), oltre a quello già considerato, definibile come mancata rilevazione o insuccesso (lo stimolo viene trasmesso ma non percepito) F 0 2 2 ora 4 alternative: • il segnale è presente e il soggetto lo rileva (successo) • il segnale è presente e il soggetto non lo rileva (insuccesso per mancata rilevazione) • il segnale non è presente e il soggetto dice che c’è (falso allarme) • il segnale non è presente e il soggetto dice che non c’è (negazione corretta) secondo la teoria che è derivata da questo tipo di approccio, la teoria della rilevazione del segnale, la rilevazione di uno stimolo qualsiasi equivale alla distinzione di un segnale da un rumore di fondo; man mano che il livello di intensità si abbassa, la sensazione relativa tenderà a confondersi con gli effetti di altri debolissimi stimoli ambientali; in tali condizioni il soggetto farà emergere una sua tendenza a rispondere in un certo modo: • se vorrà essere sicuro di rispondere solo quando uno stimolo è presente tenderà a commettere degli errori di omissione • se invece non vorrà farsi sfuggire nessuno stimolo tenderà a commettere dei falsi allarmi questa tendenza è importante da stimare, perché un soggetto prudente potrebbe essere ritenuto caratterizzato da una soglia più elevata rispetto ad un soggetto più audace F 0 2 2 è possibile arrivare a stimare la discriminabilità di un segnale variando sistematicamente le conseguenze delle risposte positive dei soggetti: • in un caso si potrebbe premiare il soggetto per un successo più di quanto non lo si punisca in caso di falso allarme • un caso opposto potrebbe essere quello in cui il premio in caso di successo è inferiore alla punizione in caso di fallimento

III. Le scale di misura. le diverse caratteristiche delle variabili utilizzabili in psicologia suggerirono a Stevens di proporre una classificazione delle scale di misura organizzata in modo gerarchico; questa classificazione comprende 4 livelli di misurazione, ognuno dei quali gode di tutte le proprietà del livello immediatamente inferiore più una proprietà che lo differenzia da quest’ultimo: .1 scale nominali: più che misurare, classificano le variabili in categorie; non è possibile che un individuo appartenga a classi diverse (mutua esclusività delle categorie); presupposto che le classi siano tra loro qualitativamente diverse .2 scale ordinali: esiste una dimensione che permette di ordinare le variabili tra di loro; con questa classificazione non è possibile risalire a differenze quantitative tra le classi .3 scale ad intervalli: hanno in più la proprietà di quantificare e prendere in considerazione anche le differenze tra i soggetti (in psicologia: il QI) .4 scale di rapporto: godono di tutte le proprietà, compresa quella dei rapporti; pertanto su questo tipo di variabili possono essere eseguite tutte le operazione a nostra disposizione (un esempio tipico è costituito dal tempo; in psicologia tuttora non esistono)

il sonno è un interessante esempio di ricerca psicofisiologica; le ricerche sperimentali sui diversi aspetti psicologici del sonno possono esser fatte risalire addirittura agli anni 60 dell’800; ma fu solo negli anni 30, con la scoperta dell’elettroencefalogramma, che fu definitivamente abbandonata l’idea che il sonno fosse uno stato essenzialmente omogeneo F 0 2 2 vennero descritti 5 stadi distinti del sonno F 0 2 2 venne poi identificato e descritto il sonno REM (rapid eye movements = movimenti oculari rapidi), distinto dal sonno non-REM (NREM)

la classificazione della profondità del sonno NREM si basa su una definizione di stadi che tiene conto della percentuale del tempo occupata dalle onde lente; questa classificazione misura pertanto la profondità del sonno sulla base di misure di onde che rientrano in una certa categoria selezionata in modo convenzionale; consente un ordinamento degli stadi di sonno in funzione della loro profondità; ma, non consentendo altri tipi di confronto, dev’essere considerata come una classificazione appartenente alla categoria delle scale ordinali; i progressi tecnologici hanno consentito di misurare in modo più preciso le caratteristiche delle oscillazioni dell’EEG, fornendo così valori esprimibili in unità di misura che rientrano nelle misure delle scale di rapporto; si è dimostrato che la reattività dei soggetti agli stimoli ambientali non dipende solo dal tipo o dallo stadio di sonno, oppure dalle caratteristiche fisiche degli stimoli stessi, ma anche dalle loro caratteristiche cognitive significative per il soggetto; durante il sonno REM il soggetto è in grado di esercitare una certa forma di controllo sull’ambiente e può svegliarsi facilmente in caso di necessità, mentre durante il sonno NREM non è altrettanto capace di effettuare discriminazioni e si sveglia solamente se sottoposto a stimoli di elevata intensità

la percezione del tempo soggettivo in rapporto al tempo oggettivo ha costituito un importante oggetto di impostazione gestaltista o in ambito clinico; nella psicologia sperimentale il tempo ha assunto tanto il ruolo di variabile dipendente (in quanto consente di produrre il trascorso dei processi mentali) quanto quello di variabile dipendente; il ruolo del tempo come fattore che influenza i processi psicologici è emerso quando sono state applicate alle funzioni mentali quelle osservazioni che avevano portato alla scoperta dei ritmi biologici nell’intero mondo vivente e quindi alla costituzione della cronobiologia come disciplina autonoma: • una prima applicazione è stata nello studio di un rilevante aspetto comportamentale, il ritmo sonno-veglia, che ha un andamento ciclico di circa 24 ore, da cui il termine ritmo circadiano • parallelamente si è sviluppato l’interesse per i ritmi relativi alla vigilanza e all’efficienza nelle prestazioni da oggetto di ricerca di base sono diventati un campo di studi con applicazioni pratiche di rilevante interesse sociale (es: nell’ambito scolastico o in quello dell’organizzazione del lavoro); la cronopsicologia ha fornito contributi preziosi studiando l’efficienza delle principali funzioni cognitive tanto in relazione ai ritmi sonno-veglia, dipendenti dal tempo, quanto in relazione al tempo esterno: • la vigilanza e l’attenzione hanno un andamento crescente nella giornata, interrotto da una diminuzione temporanea, tra le 14 e le 16, con un massimo nel pomeriggio, sostanzialmente parallelo all’andamento della prestazione in compiti che richiedono la memoria a lungo termine • le massime prestazioni per la memoria a breve termine sono raggiunte già nelle prime ore del mattino, per poi subire un calo nel corso di tutta la giornata • la creatività da i massimi risultati nel corso delle ore notturne oltre ai ritmi circadiani, la cronopsicologia si è anche interessata ai ritmi ultradiani (durata inferiore alle 24 ore) e infradiani (durata superiore alle 24 ore, es: il ciclo mestruale)

IV. Attendibilità e validità. • attendibilità di una misurazione: corrisponde alla sua affidabilità, cioè alla sua capacità di fornire misure simili se viene applicata più volte, magari in condizioni diverse, allo stesso oggetto; un modo semplice in cui viene valutata è quello di ripeterla più volte su di un campione composto da individui diversi (una tecnica di misura sarà tanto più attendibile quanto più i punteggi dei diversi soggetti saranno simili non solo nelle ripetizioni, ma anche nei loro rapporti reciproci); una caratteristica che potrebbe creare confusione con l’attendibilità è la sensibilità

• oltre all’attendibilità nel tempo è importante l’attendibilità interna, o omogeneità (tra le misurazioni in tempi successivi) • l’attendibilità non ci garantisce che tale prova misuri proprio quello che si voleva misurare (criterio della validità); mentre si può affermare che una misura non attendibile non è neppure valida, non è vero il contrario: infatti una misurazione attendibile non è necessariamente valida

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ciò deriva dal fatto che per misurare molte dimensioni utilizziamo strumenti indiretti, spesso solo per motivi di praticità, talvolta per difficoltà a misurare direttamente un fenomeno; però, quando utilizziamo metodi di misurazione indiretti dobbiamo accertarci della loro validità; gli aspetti principali che definiscono la validità di uno strumento di misura sono 3: • validità di contenuto: lo strumento che noi utilizziamo deve contenere elementi che si riferiscano all’obiettivo della misurazione • validità del criterio: si riferisce alla correlazione tra le misure ottenute con il nostro strumento e altre misure ottenute in occasioni indipendenti con strumenti di provata pari validità • validità del costrutto: si riferisce ai presupposti teorici sui quali si basa la nostra misura

V. Statistica descrittiva e inferenziale. l’elevata variabilità dei fenomeni psichici e comportamentali, dovuta anche all’elevato numero dei fattori da cui sono influenzati, fa sì che anche le misure siano estremamente variabili; la statistica ci aiuta a descrivere, rappresentare, comprendere e interpretare le misure dei fenomeni psichici e comportamentali

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statistica descrittiva statistica inferenziale F 0 2 4

la statistica descrittiva fornisce gli strumenti per la descrizione e la rappresentazione dei risultati; i risultati di un gruppo vengono riportati con un valore che esprime la tendenza centrale del gruppo e un valore che ci informa sulla dispersione dei punteggi dei singoli soggetti attorno a questa tendenza centrale; 3 misure della tendenza centrale: • media: valore ottenuto sommando i punteggi ottenuti dai singoli soggetti diviso per il numero dei soggetti • mediana: valore ottenuto dal soggetto che si situa nel punto centrale di una graduatoria, cioè dal soggetto che all’interno del gruppo si caratterizza per aver ottenuto il punteggio superiore a quello di metà del gruppo e inferiore a quello dell’altra metà, ovviamente lui escluso (si dispongono i punteggi in ordine decrescente e si guarda qual è il punteggio che si trova al centro della distribuzione) (se il numero dei casi è pari, la mediana è costituita dalla media dei 2 punteggi centrali) • moda: valore riportato dal numero più elevato di soggetti una rappresentazione molto utilizzata è l’istogramma di frequenze, nel quale vengono riportati sull’ascissa (asse x) i valori ottenuti e sull’ordinata (asse y) il numero di soggetti che hanno ottenuto quel valore; la distribuzione delle frequenze si ottiene distribuendo i dati in intervalli di classe uguali fra loro e ci permette di costruire l’istogramma; la curva che si ottiene può avere diverse forme, che già permettono, a colpo d’occhio, di farsi idee molto precise sulle caratteristiche del gruppo; la curva può avere un solo picco (unimodale) ed essere più o meno simmetrica; un tipo particolare di curva unimodale e simmetrica è la curva normale o gaussiana (le 3 misure della tendenza centrale coincidono); ci permette anche di calcolare un indice di variabilità o di dispersione, detto deviazione standard, che tra l’altro può dirci quanto è rappresentativa una misura della tendenza centrale: • se la variabilità è scarsa, i casi individuati non si discostano molto dalla media • se invece la variabilità è elevata, l’uso della media come valore rappresentativo ci offre minori garanzie i valori inferiori alla media di almeno 2 deviazioni standard e quelli al di sopra della media di almeno 2 deviazioni standard sono considerati i valori estremi, rispettivamente al di sotto e al di sopra della norma statistica

la statistica inferenziale ci permette di stimare sia il rischio di trovare una differenza tra 2 o più gruppi di dati quando questa non esiste (errore di primo tipo, o alfa) sia quello di non trovare una differenza quando invece esiste (errore di secondo tipo, o beta); convenzionalmente si ritiene che il livello di rischio sia accettabile quando si hanno meno di 5 probabilità su 100 di

cadere nell’errore; un altro uso frequente della statistica inferenziale è quello di verificare se 2 misure sono tra loro correlate; si può calcolare un coefficiente di correlazione, che può assumere valori compresi tra -1 (correlazione negativa, per cui le 2 misure sono inversamente correlate tra loro) e +1 (correlazione positiva, per cui le 2 misure sono direttamente correlate tra loro); la matrice di dispersione è un grafico composto dai 2 dati che si vogliono confrontare (sull’asse x e y) e da alcuni puntini che rappresentano contemporaneamente i punteggi x e y di ogni soggetto

VI. La psicometria. psicometria (misura della psiche): insieme di conoscenze e di tecniche che sono state sviluppate nell’ambito della psicologia scientifica per misurare aspetti e dimensioni dei processi psichici; un test psicometrico è una misura obiettiva e standardizzata di un campione di comportamento: • misura obiettiva significa che lo strumento è stato costruito in modo tale che esso può essere applicato anche da operatori diversi e che il valore ottenuto non è influenzato dalla caratteristiche individuali dell’operatore o da altri fattori esterni • la standardizzazione di un test si riferisce alla messa a punto di una serie di strumenti operativi, basati sul diverso peso da dare ai singoli elementi (item) che lo costituiscono, al fine di avere una misura che tenga conto delle caratteristiche generali della popolazione cui viene applicata • per quanto riguarda il campione di comportamento, ci si riferisce proprio ai singoli item, che devono essere un campione rappresentativo del comportamento che si vuole studiare (solo quel campione di comportamento e non altri comportamenti)

4. IL CERVELLO E LA MENTE. I. La questione della coscienza. il comportamento e la mente animale, in condizioni sia normali che patologiche, sono direttamente connessi al funzionamento del sistema nervoso; il termine psico indica subito per le neuroscienze uno stato di conoscenza ancora insoddisfacente; la mente indica complesse proprietà emergenti del sistema nervoso, proprietà causate dal suo funzionamento; molti studiosi usano le parole mente e cervello in modo interscambiabile, anche se certe proprietà del cervello non rientrano nel concetto di mente normalmente inteso; altra proprietà emergente del sistema nervoso di difficile trattazione e definizione è quella che viene chiamata coscienza (‼ concetto di veglia o di basso livello di attenzione e di sonno) F 0 2 2 2 tipi: • coscienza del qui e ora (vecchie strutture del cervello) • coscienza autobiografica (parte evolutivamente più nuova del cervello)

II. Il cervello: cenni sull’anatomia e sul funzionamento. il cervello non è solo strumento di conoscenza, esso rappresenta tutta la nostra conoscenza; nel cervello esiste infatti una rappresentazione ordinata e precisa del corpo, del quale alcune parti, come le mani e le labbra, sono molto rappresentate, mentre altre, come la schiena, lo sono meno (metafora cerebrale del corpo, che descrive le nostre sensazioni e i nostri movimenti: homunculus); le sensazioni o i movimenti provenienti dalla metà sinistra del corpo sono controllati dalla corteccia destra, e viceversa; una rappresentazione più estesa di una parte del corpo dell’homunculus indica che un’area cerebrale più vasta (corrispondente ad un maggior numero di neuroni) è devoluta al controllo sensoriale, o al controllo motorio, di quella parte del corpo: più grande significa sensorialmente o motoriamente più raffinato; fenomeno dell’arto fantasma (perché la rappresentazione cerebrale dell’arto è ancora intatta); la stimolazione elettrica della corteccia cerebrale evoca sensazioni e causa movimenti in parti ben precise del corpo in relazione alle aree stimolate; in tempi recenti si è paragonato il cervello ad un calcolatore, ma si sono ottenute spesso descrizioni sostanzialmente scorrette delle funzioni nervose, dovute all’errore o all’eccessiva semplificazione delle assunzioni iniziali; l’insuccesso di questi tentativi è dovuto anche al fatto che i sistemi biologici si rinnovano ogni momento in struttura e funzione; la struttura del cervello è microscopicamente simile in tutti gli uomini, per essendovi delle apprezzabili differenze da individuo ad individuo (es: il peso, differenze a livello della struttura macroscopica); è composto da un numero enorme di cellule nervose, o neuroni; ogni neurone comunica con un gran numero di altri neuroni formando numerosissime connessioni, o sinapsi (ogni sinapsi è un piccolo mondo computazionale, dove vengono vagliati messaggi e prese decisioni sulla loro trasmissione); le funzioni della corteccia

cerebrale sono molteplici (ogni area è specializzata); il sistema nervoso centrale ha una struttura in larga parte simmetrica ed è composto da

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encefalo midollo spinale F 0 2 4

si divide in varie strutture, corticali e sottocorticali; la corteccia cerebrale, composta dai 2 emisferi cerebrali, è divisa in 4 lobi: frontale, parietale, temporale e occipitale

III. Lo sviluppo del sistema nervoso. le proprietà del cervello sono acquisite, cioè il cervello è una tabula rasa sulla quale l’esperienza scrive la sua storia, oppure sono innate?? i geni che controllano la struttura del cervello sono meno di 100 mila, e con differenze minime tra l’uomo e la scimmia, mentre il numero di neuroni e delle connessioni sinaptiche è enormemente più grande nell’uomo; è l’attività stessa del cervello che controlla la stabilizzazione e l’eliminazione delle connessioni nervose, così come anche l’espressione di determinati geni; alcuni studiosi propongono che lo sviluppo del cervello, e in particolare della corteccia, avvenga per una selezione simile alla selezione darwiniana, con l’eliminazione di alcune connessioni nervose; l’attività elettrica del cervello, e in particolare l’attività guidata dall’esperienza sensoriale, contribuirebbe alla scelta combinatoria dei geni che presiedono alla sviluppo F 0 F 2

sviluppo morfologico e ambiente fisico e culturale entrano in relazione tra di loro nel determinare l’enorme capacità di apprendimento del cervello subito dopo la nascita

i neuroni cominciano a formarsi molto presto durante lo sviluppo fetale; le sinapsi cominciano a formarsi 2 mesi prima della nascita; alla nascita il numero di sinapsi nell’uomo è del tutto paragonabile a quello osservato nell’adulto, ma nei primi anni di vita avviene uno strano processo: le connessioni sinaptiche dapprima si moltiplicano fino a raggiungere un numero che è anche 3 o 4 volte maggiore di quello osservato nell’adulto e poi si riducono progressivamente (morte neuronale ≠ necrosi, che avviene in caso di lesioni o di altre cause patologiche) F 0 2 1 il significato di questo fenomeno è ancora misterioso; la ragione dell’eliminazione sta probabilmente nel fatto che, al livello della sua connessione con le altre cellule, il neurone riceve un cibo opportuno, chiamato fattore neurotrofico, che lo tiene in vita; lo sviluppo del cervello è stato studiato anche usando le tecniche moderne di brain imaging, o neuroimaging, che misurano il metabolismo cerebrale, ritenuto proporzionale all’attività elettrica dei neuroni e in particolare delle connessioni sinaptiche; occorre comunque chiarire che non esiste nessuna dimostrazione che correli positivamente la densità sinaptica, o il metabolismo cerebrale, alla prestazioni del cervello (quantità di cervello non significa necessariamente qualità)

sembra che per un normale sviluppo del cervello occorrano esperienze normali, che si possono trovare nelle famiglie più ricche come in quelle più povere; non sembra che una super- educazione abbia effetti importanti sulle prestazioni cerebrali dei bambini in senso positivo, né in quello negativo; va detto però che ambienti particolarmente inadatti e poveri di stimoli possono avere effetti negativi sullo sviluppo cerebrale

IV. I moduli cerebrali. in particolare a livello corticale, ma non solo, il cervello mostra esempi di organizzazione modulare; molti ricercatori hanno messo in evidenza alcune caratteristiche di questa organizzazione nel sistema visivo, dove i gruppi di neuroni si specializzano per determinare funzioni in modo relativamente indipendente dai neuroni circostanti; queste specializzazioni possono riguardare una determinata caratteristica dello stimolo; la modularità ha aspetti molto interessanti a livello corticale, dove in seguito a lesioni patologiche o di origine traumatica si ha la perdita di una determinata funzione; queste specializzazioni corticali possono essere rilevate anche studiando la circolazione cerebrale con i moderni mezzi di brain imaging (le regioni cerebrali coinvolte in determinate funzioni aumentano l’attività nervosa e, conseguentemente, il loro metabolismo e la loro circolazione, apparendo come più intensamente o diversamente

colorate nelle immagini prodotte dal calcolatore); la modularità delle aree corticali (specializzazione) non è mai completa, nel senso che esisterebbe un determinato modulo, e solo quello, per una certa funzione F 0 2 2 le tecniche di brain imaging indicano sempre un aumento della circolazione anche in aree diverse da quella ritenuta più direttamente responsabile F 0 F 0 estrapolazioni in campo psicologico, soprattutto per quanto riguarda l’intelligenza: alcuni psicologi (Gardner) sostengono che esistono molteplici forme di intelligenza: eccellere in un tipo di intelligenza, non significa eccellere nell’intelligenza nel suo complesso; anche nella sua struttura paramodulare, il cervello è come una casa: tutte le parti sono parti essenziali della stessa struttura; il migliore funzionamento cerebrale in senso biologico, e forse anche sociale, si ha quando le funzioni dei diversi moduli si sviluppano e funzionano armonicamente

V. Plasticità nella prima infanzia e periodo critico. plasticità del sistema nervoso: capacità dei circuiti nervosi di variare la loro struttura e la loro funzione in risposta agli stimoli sensoriali e consentire l’adeguamento all’ambiente delle strutture nervose, incluso l’apprendimento di nuove informazioni e le loro memorizzazione; questa proprietà riguarda in particolare la corteccia cerebrale; è una proprietà particolarmente attiva nella prima fase della vita postatale, ma dura per tutto il corso della vita, seppure in modo molto ridotto F 0 2 2 periodo critico (tempo di sintonizzazione del mondo cerebrale con il mondo esterno); a mondi diversi corrispondono cervelli diversi: se una determinata modalità sensoriale non riceve un’idonea stimolazione dal mondo esterno durante il periodo critico, essa non si sviluppa adeguatamente e non si sviluppa affatto

VI. Plasticità del sistema nervoso nell’adulto. prima si credeva che il cervello, una volta finito il periodo di sviluppo e il periodo critico, diventasse una macchina definitiva, stabile, non più programmabile; le ricerche di questi ultimi 10 anni hanno messo in luce che anche il cervello adulto, seppure in modo molto ridotto, dimostra di essere ancora plastico; miglioramento delle abilità percettive o motorie in seguito ad esercizio; questo perfezionamento corrisponde alla riorganizzazione e all’ingrandimento dell’area corticale coinvolta nell’esercizio (es: nelle persone che apprendono a leggere in Braille si verifica un’espansione della rappresentazione della zona cutanea corrispondente al dito indice impiegato per la lettura)

VII. Plasticità in seguito a lesione periferica. è stata dimostrata in soggetti adulti una massiccia riorganizzazione delle cortecce sensoriali e motorie dopo la riduzione della stimolazione proveniente dalla periferia nel caso di lesioni periferiche o amputazioni; primi studi sulle scimmie (la lesione di un nervo periferico determina la comparsa di una zona corticale silente corrispondente alle cellule che sono state deprivate dei segnali provenienti dai recettori; in seguito, però, tale zona silente praticamente scompare perché le sue cellule corticali cominciano a rispondere alla stimolazione della cute adiacente a quella deprivata delle fibre afferenti; si produce una riorganizzazione della mappa somatosensoriale: le cellule corticali che facevano parte, per esempio, della rappresentazione del palmo della mano rispondono ora alla stimolazione delle dita); tali modificazioni plastiche possono essere particolarmente rapide ed avvenire nell’ambito di pochi giorni; nell’uomo ad esempio fenomeno dell’arto fantasma F 0 F 0 il fatto che il cervello rimanga plastico, pone il problema se sia utile o addirittura necessario un esercizio cerebrale mirato a tenere il cervello in allenamento e in buona forma F 0 2 2 sì, è utile perché: • circuiti nervosi lasciati inoperosi diventano meno efficienti, talvolta con la conseguenza della perdita funzionale o strutturale di connessioni sinaptiche • è noto anche l’inverso e cioè che un notevole traffico di impulsi nervosi nel circuito mantiene le connessioni in buona salute (e in speciali casi di allenamento può addirittura aumentare) l’allenamento cerebrale serve soprattutto a mantenere un funzionamento di base e a rallentare il fisiologico deterioramento della funzione nervosa che comunque inesorabilmente progredisce con l’età

5. DALLA PERCEZIONE ALLA COSCIENZA. I. Sensazione, percezione e cognizione.

la percezione, intesa come elaborazione cognitiva dell’informazione sensoriale che perviene ai nostri organi di senso, è il risultato di una serie di processi complessi che si realizzano in modo automatico e implicito; ciò che percepiamo sono dei prodotti cognitivi che, pur fondandosi sull’informazione sensoriale, vanno al di là di questa informazione di base F 0 2 2 quali sono i meccanismi coinvolti in questo tipo di operazione?? • sensazione: fasi iniziali dell’elaborazione dell’informazione, che comprende sia l’attività dei recettori sensoriali situati nei nostri organi di senso, sia la trasmissione dei segnali prodotti dai recettori lungo le strutture sottocorticali fino alle aree corticali; nei primi studi (prima metà dell’800) si considerava la sensazione come una forma di percezione; attualmente invece si circoscrivono i processi sensoriali a quelle attività di ricezione, conversione e trasmissione dell’informazione nelle strutture dei sistemi sensoriali senza che il soggetto ne sia consapevole o intervenga attivamente nella ricerca dell’informazione nell’ambiente; gli organi di senso funzionano come una finestra sul mondo attraverso la quale passa una gamma ristretta di informazione • percezione: integrazione delle attività svolte dai diversi neuroni localizzati in aree diverse della corteccia; è strettamente legata ad altri processi, come l’attenzione, la memoria e il linguaggio

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la cognizione è un sistema integrato di elaborazione e produzione di informazione, anche se vi sono sottoinsiemi con funzioni specifiche; tuttavia, la psicologia cognitiva ritiene che la sensazione e la percezione si distinguano soprattutto al livello dell’identificazione e del riconoscimento dello stimolo; nel fenomeno della percezione intervengono processi cognitivi come la memoria e l’immaginazione; oltre a questi 2 processi, ne interviene anche un altro: la selezione dell’informazione che permette di utilizzare nel modo più economico ed efficace le risorse operative della mente, necessariamente limitate (attenzione); il sapere che stiamo percependo qualcosa implica un altro processo mentale, molto complesso, che si chiama coscienza; questi processi avvengono in stretta interazione tra di loro, assieme agli altri (memoria, pensiero e linguaggio)

II. La percezione uditiva. nella specie umana la capacità di elaborare l’informazione sonora ha permesso di sviluppare 2 fondamentali processi cognitivi: • linguaggio verbale • musica fin dalla prima infanzia gli esseri umani sono immersi in una rete di relazioni sociali strettamente legate alla comunicazione verbale e sonoro-musicale; la storia dell’umanità si è fondata per molti secoli sulla comunicazione orale; i recettori del sistema uditivo sono localizzati nella membrana basilare dell’orecchio interno F 0 2 2 le vibrazioni della membrana basilare prodotte dalle onde sonore pervenute dall’orecchio esterno causano una flessione delle cellule ciliate e questo movimento, a sua volta, dà origine ad un impulso elettrico; esiste una specializzazione del sistema dei recettori uditivi per i valori specifici della frequenza dei suoni; la specializzazione continua ad essere presente anche nelle altre strutture del sistema uditivo, nelle regioni sottocorticali e corticali; l’informazione sonora proveniente dall’ambiente esterno è costituita da sequenze e combinazioni di frequenze diverse, che sono riconosciute grazie alle competenze cognitive del cervello; per elaborare questa informazione complessa occorre che i neuroni delle aree uditive e di altre regioni della corteccia cerebrale interagiscano tra loro, integrino quindi le analisi che ciascun neurone ha compiuto in modo specifico; se per il linguaggio verbale risulta che vi è una forte dominanza di un emisfero sull’altro (sinistro), per la musica sembra necessaria l’integrazione tra le funzioni dei 2 emisferi seppure con una tendenza alla dominanza funzionale dell’emisfero destro

III. La percezione visiva. l’identificazione di un oggetto visivo implica 2 processi (descrizione e confronto) che sono i 2 principali stadi di elaborazione dell’informazione visiva: • nello stadio primario sono implicati i processi visivi che descrivono lo stimolo, indipendentemente dal significato dell’oggetto (studiati per la prima volta dalla Gestalt nei primi decenni del 900)

grazie!!
Da una prima lettura mi sembra schematico e fatto bene. Penso che mi sarà utile.
interessante
schematico ma molto chiaro. Grazie per questa condivisione
grazie..
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