Riassunto Arte in mostra - Negri, Appunti di Arte. Universita degli Studi Roma Tre
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Riassunto Arte in mostra - Negri, Appunti di Arte. Universita degli Studi Roma Tre

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arte in mostra sintesi A. Negri
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ARTE IN MOSTRA SALON E GRANDI ESPOSIZIONI

1.LA TRADIZIONE DEL SALON

La prima tipologia di esposizione artistica dell'età contemporanea è il Salon. Le sue origini risalgono al 1667, quando a Parigi si tenne per la prima volta come manifestazione accademica ufficiale patrocinata dal re, alla quale potevano esporre le proprie opere solo gli artisti membri dell' Academie Royale e gli accettati. La sua denominazione deriva dal fatto che dal 1725 cominciò a tenersi nel Salon carrè (sala quadrata) del Louvre, con una cadenza biennale dal 1751. Una giuria decideva quali opere esporre, in base alla qualità valutata secondo i principi accademici ma le opere potevano anche essere rifiutate se giudicate scandalose. I Salon sarebbero diventati l'occasione di ammirare e acquistare opere d'arte per un emergente pubblico di appassionati, sia aristocratici che borghesi. Analoghe esposizioni avevano luogo nei principali centri europei ma vi erano occasioni anche per i non accademici, che solitamente erano situazioni espositive legate a mercati e fiere oppure a consuetudini corporative di lontane origini.

- I generi della pittura e la critica di Diderot

Nel XVIII secolo valeva ancora nei Salon la gerarchia dei generi enunciata da Andre Felibien nel 1667, che poneva al vertice la pittura di storia, seguita dalla pittura di genere. L'importanza della pittura storica stava nella sua componente intellettuale, cioè nell'invenzione,ovvero la capacità di quell'artista di inventare una soluzione formale e compositiva complessa per il tema affrontato, che la poneva su un livello più lato rispetto agli altri generi, che venivano definiti imitativi. La maniera dei pittori di storia era nobile ed erano loro ad avere le committenze realo. In relazione al Salon nacque la critica d'arte in senso moderno. Con i suoi commenti a nove Salon Diderot ne fu il primo grande interprete: secondo lui, la pittura doveva arrivare all'anima per il tramite degli occhi, ma se l'effetto si fosse fermato agli occhi, il pittore avrebbe percorso solo una parte minima della sua strada. Tale formula implicava il superamento della vecchia gerarchi dei generi.

- La riforma del Salon

Il sistema dei Salon e delle esposizioni accademiche periodiche continuò per quasi tutto l'800 a costituire il perno intorno al quale ruotava il sistema della produzione e della circolazione delle opere d'arte: essere presenti a tali mostre corrispondeva, per un artista, alla consacrazione del proprio status, della propria fama e della propria ricchezza. Intorno all'organizzazione di tali esposizioni il dibattito è stato sempre molto acceso e le due schiere contrapposte erano i conservatori e i progressisti, poiché gli interessi dei pittori istituzionali erano diversi da quelli degli artisti indipendenti, che avevano la necessità di vendere le loro opere. La giuria d'ammissione venne abolita nel 1791 ma venne reintrodotta nel 1798, costituita da quindici membri di nomina governativa, mentre dal 183o sarebbe stata fatta coincidere con la quarta classe dell'Institut, che raggruppava le belle arti, prendendo il nome di Accademia della Belle Arti. La giuria venne soppressa nuovamente nel 1848 e tutti gli artisti quell'anno vennero accettati al Salon. La giuria del 1852 era composta da rappresentati, per metà designati dal governo e per metà eletta dagli artisti che avevano vinto al Salon. Nel 1881, la responabilità o organizzazione del Salon passarono alla

Società nazionale degli artisti francesi,costituita da chi aveva esposto nelle precedenti mostre, con una giuria eletta da loro stessi. Era l'inizio della fine del Salon tradizionale. Vi è stato un altro contrasto sul cadenza, triennale o annuale, della mostra: i pittori accademici erano convinti che per inventare un quadro di grandi dimensioni ci volesse tempo mentre gli indipendenti avevano bisogno di mostre più frequenti. La triennale parigina del 1883 fu l'ultimo Salon patrocinato dallo Stato. Le novità sarebbero venute dal Salon de Refuses del 1864, dalle mostre degli impressionisti ( 1874-86), dal salon des Artistes Independantas ( dal 1884) e dal salon d'Automne( dal 1903).

- Le Sabine di David esposte a pagamento

David dipinse all'inizio del secolo Le Sabine di sua iniziativa tra il 1796 e il 1799. Era un quadro dal forte significato politico: un richiamo alla fratellanza dei francesi dopo le divisioni causate dagli anni rivoluzionari ispirato ad un episodio della storia romana. David lo espose a Louvre facendo pagare l'ingresso, secondo un metodo già praticato a Londra nei decenni precedenti. Il tentativo era di superare la tradizione del mecenatismo del re, della nobiltà e della chiesa attraverso altre forme di finanziamento dell'arte. Con quest'opera, David rivendicava la propria dignità d'artista nella scelta e nello sviluppo dei propri soggetti e sarebbe toccato al pubblico il giudizio sull'opera. Il caso dell'esposizione delle Sabine può essere emblematico del delinearsi di un nuovo rapporto tra il pubblico e la produzione- circolazione delle opere d'arte, insieme alla riorganizzazione e regolarizzazione del sistema delle esposizioni, che nell'arco di un secolo si sarebbero trasformate in empori di vendita merci. Nel disegno di Grandeville del 1844 la pittura rappresentata come una vile mercanzia non è una novità per il tempo, anzi in quanto merci, delle opere d'arte c'è una scelta di formati, soggetti e quant'altro. Le grandi tele propongono scene mitiche, mitologiche o religiose, commissionate da Stato o chiesa e che rappresentavano la tradizione accademica. Le piccole tele sono quelle degli artisti indipendenti destinati ad un pubblico di massa emergente. Il quadro è sempre di più un ornamento domestico per un pubblico variegato, che nell'opera d'arte ricerca il buon gusto o il virtuosismo tecnico ma anche scene banalmente riconosciute o raccapriccianti.

- Lo spettacolo dell'arte

Nella pittura e nella scultura da Salon si rispecchia il gusto di un emergente pubblico di massa per figure e scene capaci di coinvolgere e suscitare grandi emozioni. In un libro divulgativo sulla pittura pubblicato a Milano nel 1882, l'opera riprodotta con maggior rilievo, su doppia pagina, è di Jean-Leon Gerome e rappresenta i Gladiatori nel circo romano. I suoi dipinti erano esposti ovunque ed erano conosciuti da un vastissimo pubblico grazie alla loro diffusione tramite la riproduzione fotografica. La pittura di Gerome, definita alla pompier, è un'arte da esposizione nata per fare spettacolo e per molto tempo non è stata ben vista. La prima intelligente rivisitazione di quest'arte si trova nella mostra del 1973 Equivoques.

- Panorami

Una sorta di variante di queste esposizioni è costituita dai panorami dipinti. Si tratta di strutture architettoniche di solito cilindriche con una piattaforma circolare per il pubblico al centro e gradatamente anche gli oggetti tridimensionali sarebbero stati collocati fra il pubblico e la parte dipinta. Nelle rotonde si potevano ammirare veduta urbane contemporanee e antiche, paesaggi e scene di battaglia. Alcuni panorami:il Bourbaki di Lucerna rappresenta il generale Bourbaki che fa entrare in Svizzera la sua armata dopo la disfatta di Belfort; la Persecuzione dei cristiani al tempo di Nerone, noto per l'incredibile illusionismo. Questa tradizione 800esca ha avuto una sua sporadica continuità anche in anni più recenti, soprattutto nei paesi ex comunisti; di essi possiamo ricordare il panorama dedicato alla battaglia di Stalingrado.

2.ARTI COME MERCI

Questa qualità delle arti si affermerà pienamente nelle esposizioni della seconda metà dell'800, la prima delle quali,nel 1851, fu la Great Exhibition di Londra al Crystal Palace. In questa mostra dominavano le arti applicate e la scultura ma la pittura avrebbe ripreso la sua rivincita pochi anni dopo a Parigi.

- La Great Exhibition di Londra,1851

Una delle più rilevanti novità della mostra londinese è il carattere interclassista del pubblico. Al prezzo di uno scellino,tutti correvano a vedere le novità dell'esposizione. Dentro il palazzo di cristallo in vetro e ghisa, progettati da Joseph Paxton, erano esposti 100mila prodotti esposti. Erano esposti sia oggetti e manufatti sia uno spettacolare campionario di macchine agricole e industriali. Da lì prese avvio la discussione sulla riforma della progettazione di oggetti destinati a un consumo di massa; quello che poi si sarebbero chiamato industrial design. Mancava la pittura ma la scultura era ben rappresentata. La pittura sarebbe stata presente nella successiva Esposizione universale londinese, che si tenne nel 1862 a South Kensington e Battersea: una mostra sull'arte inglese vi si concludeva con i preraffaelliti mentre l'Italia era rappresentata da Hayez e Pelagi, in equilibrio tra classicismo e romanticismo.

- Le esposizioni universali a Parigi,1855-1900

L'esposizione universale che si tenne a Parigi sugli Champs- Elysees nel 1855 fu memorabile per due ragioni: c'era la fotografia e non c'erano le ultime opere di Courbet, che le espose di lì a poco nel Pavillion du Realisme. Quanto alla fotografia, la sua presenza all'Esposizione può suggerire uno strano contatto con la berlinese Dada Messe del 1920 attraverso la bizzarra figura del pittore belga Wiertz, che realizzò un'opera che capovolgeva il significato di una nota vignetta di Nadar del 1857, nella quale una personificazione della pittura scaccia a calci la fotografia dall'Esposizione di belle arti ma soprattutto anticipava l'idea dadaista della negazione dell'arte come fino ad allora la si intendeva. I soggetti violenti, erotici, macabri erano quadri adatti ai gusti volgari di un pubblico sempre più esteso. Quanto alla pittura, la mostra del 1855 fu l'occasione di una celebrazione della moderna scuola francese nelle sue componenti classicista con Ingres, romantica con Delacroix e daSalon con Vernet. Erano presenti anche opere di Courbet, dei preraffaelliti e di Giovanni Duprè.

In occasione dell'esposizione universale del 1867 al Champ de Mars, che presenta opere realizzate dopo il 1855, Courbet si fece realizzare un edificio indipendente al Rond-point del l'Alma, anche se nella mostra ufficiale è rappresentato da 4 quadri. Contrariamente Manet viene escluso dall'esposizione e presenta i suoi lavori in un padiglione separato, in cui erano presenti opere come l'Olympia e la Colazione sull'erba. L'Italia era rappresentata dalla pittura di storia con Stefano Ussi e la sua Cacciata del duca di Atene. Il fatto più notevole dell'Esposizione del 1878 fu l'ostensione della Statua della Libertà di Bartholdi, diventata poi un'icona per i suoi svariati significati. Nel 1889, centenario della rivoluzione salutata dalla Torre Eiffel, l'esposizione confermava il meccanismo dello scarto temporale tra ricerche artistiche e diffusione dei nuovi stili. Le novità degli indipendenti erano assenti sia nel 78 che in quest'ultima esposizione, al di là delle sporadiche presenze dei pezzi di Monet e la casa dell'impiccato di Cezanne, risalente a 15 anni prima. Era sempre la pittura storica e biblica a riscuotere il successo più grande. Si riproponeva il caso della mostra indipendente non più accanto a quella ufficiale ma addirittura nella mostra stessa. Questa volta toccò a Gauguin, che organizzò la sua mostra nel Cafè des Arts, diretto da un certo Volpini, che era un locale situato all'ingresso dell'Esposizione universale del Champ de Mars. Il nuovo secolo si apre con l'Esposizione universale del 1900 nel Grand Palais e che contiene tutti,da David a Gauguin ma non Van Gogh. Nelle sezioni nazionali sono presenti il secessionismo, il simbolismo e il realismo insieme a Picasso e a Carrà.

- La fortuna della scultura italiana nel mondo

La scultura del XIX secolo quasi non esiste dopo Canova e Bartolini. La sua scuola italiana di scultura nelle sue diverse componenti regionali era fra le più apprezzate al mondo. Lo testimonia la partecipazione degli scultori alle esposizioni universali e dei loro modelli potevano essere realizzati centinaia di calchi.Nella mostra di Parigi del 1867, Vela è premiato con la medaglia d'oro per il Napoleone morente e all'esposizione internazionale di Vienna del 1873 presiede la sezione italiana. Gli americani erano stati i grandi clienti della scultura italiana nel 1889 a Parigi.

- Cinquant'anni di esposizioni in Italia, 1861-1911

La scultura ebbe un ruolo di rilievo anche nell'esposizione che fu organizzata a Firenze nel 1861 per celebrare l'unità d'Italia, presentando l'arte accanto ai prodotti agricoli e industriali. Fu la prima occasione per fare il punto sullo stato dell'arte in Italia ma non ne uscì un quadro soddisfacente, sia per il poco tempo a disposizione sia per certi discutili invii. Per la scuola milanese, all'assenza di Hayez si contrapponeva la fortuna della scultura di carattere naturalista con soggetti biblici e storici. Luigi Magni fu il vero e proprio polo d'attrazione poiché i suoi 5 pezzi esemplificavano altrettanti indirizzi della scultura ( la plastica monumentale, la plastica naturalistica, intimistica, da arredo domestico e ornamentale). La scuola lombarda era contrapposta a quella toscana, purista, al cui campione, Duprè, era dedicata un'importante rassegna. La scuola piemontese era rappresentata al minimo . Il gruppo che ottenne collettivamente i maggiori riconoscimenti fu quello meridionale, forse anche a causa dei viaggi a Firenze che i napoletani fecero. Fu comunque l'arte toscana a dominare la scena: erano presenti Ussi, Fattori e Cabianca.

Dopo la fiorentina del 1861, si susseguirono diverse mostre fino all'esposizione del 1911 per celebrare i 50 anni dell'Italia, che si tenne nelle città che erano state le capitali d'Italia ovvero Torino, Firenze e Roma. Vanno ricordati: i padiglioni della fotografia e del cinema nella torinese del 1902, la retrospettiva dedicata a Segantini nel 1906 a Milano ( ove erano esposti anche i lavori di Balla) e l'esposizione del 1911 a Roma, in cui era presente Le tre età di Klimt, acquistata dallo stato italiano.

3.LA PRIMA BIENNALE DI VENEZIA

Nel ventennio a cavallo del 1900, le Biennali veneziane, a partire dall'edizione del 1895, fanno circolare una specie di lingua internazionale che si configura come riproposizione degli stili, dei generi e dei soggetti di un secolo al tramonto, arricchiti con le novità emerse nel corso del tempo.

- Una programmatica sobrietà

Le origini dell'evento risalivano alla deliberazione del Comune di Venezia nell'aprile del 1894 di partecipare ai festeggiamenti del 25 anniversario delle nozze dei sovrani d'Italia con un'esposizione di arte biennale aperta a contribuiti internazionali. Le intenzioni esplicate dalla Commissione erano di attirare maggiormente il pubblico con la fama degli illustri stranieri che saranno presenti, di offrire a tutti gli intelligenti il modo di conoscere e paragonare gli indirizzi estetici più diversi e arricchire il patrimonio intellettuale dei giovani artisti paesani. Nel primo articolo del regolamento vi è stabilita che la mostra sarà “sobriamente misurata d' opere d'arte originali ed elette”. Il meccanismo dell'ammissione era per inviti mentre le opere inviate spontaneamente dagli artisti dovevano essere valutate da una giuria.

- Il Comitato di patrocinio

In questo comitato si ritrovavano grandi nomi della pittura e della scultura del secondo 800. Per l'Austro- Ungheria erano presenti Munkacsy e Van der Strappen, che parteciperà alla secessione di Vienna; la Francia era rappresentata da esponenti del simbolismo, classicismo e romanticismo e tra di essi vi era Gustave Moreau; la Germania era rappresentata da pittorici storici, paesisti e rappresentatori di costumi; l'Inghilterra presentava i preraffaelliti e un esponente della cultura vittoriana. L'Italia era rappresentata da artisti che seguivano gli esiti più disparati e tra di essi troviamo D'Annunzio e Maccarri, che realizzò la decorazione della Sala dei ricevimenti del Senato.

- Gli artisti e le opere

A suggello del catalogo della Biennale, due riproduzioni delle sculture Impressione da vero di Troubetzkoy e la Rinascita di Ximenes rendono bene gli estremi di stile entro i quali la mostra si sviluppa. Il gruppo del russo è improntato a un impressionistico realismo mentre la figura di Ximenes è una scultura neoquattrocentista. Tra i partecipanti alla prima biennale troviamo Redon, Fattori, Previtali e Segantini.

I CIRCUITI ALTERNATIVI NELLA SECONDA META DELL'800

Il meccanismo dei Salon e delle mostre accademiche fu il fulcro dell'arte per tutto l'800 ma la sua impostazione di origine 600esca faticava ad assecondare le novità. Gli artista avevano a che fare con un libero mercato dell'arte in continua espansione e un pubblico tendenzialmente di massa, che aveva gusti molti diversi. Lo sviluppo di forme di riproduzioni delle immagini- dalla litografia alla fotografia- metteva a disposizione degli stessi artisti una notevole quantità di fonti iconografiche provenienti da tutto il mondo. Gli artisti che in tale sistema non veniva accettati o non volevano entrarvi iniziarono a trovare delle strade alternative, che erano quelle dei gruppi artistici dissidenti e delle esposizioni organizzate al di fuori del sistema stesso.

1.L'ARTE INDIPENDENTE A PARIGI

Anche in questo caso Parigi costituisce un modello esemplare, a partire dal Pavillion du realisme, allestito in occasione dell'esposizione universale del 1855 da Courbet, che si propose come libero imprenditore di sé stesso. In realtà,anche lui era ben rappresentato nel Palais des Beaux Arts ma la sua decisione di aggiungervi una mostra autogestita ed autonoma di fatto consisteva in una sorta di contraltare delle mostre personali delle due star dell'epoca artistica in quel momento, Ingres e Delacroix. I successivi passaggi per la configurazione di un sistema indipendente a quello ufficiale furono a Parigi il salon des refuses nel 1863, le mostre degli impressionisti tra il 1874 e il 1886 e il Salon des Independants del 1884.

- Il Pavillon du Realisme, 1855

Courbet aveva iniziato a mandare i quadri al Salon nel 1844 e nel 1849 vinse una medaglia d'oro con un Dopocena a Ornans,acquistato dallo stato. Tale riconoscimento gli avrebbe permesso di non sottoporre più alla giuria le proprie opere:così nel 1850 fu rappresentato da un gran numero opere, tra cui Funerali a Ornans, gli Spaccapietre e il Ritratto dell'apostolo Jean Journet. Al Salon del 1853 espose tre pezzi: I Lottatori, le Bagnanti e la Filatrice. La pittura di Courbet era sottoposta a sarcasmo dai critici poiché a molti apparivano dipinti male mentre per altri le fonti popolari che usavano erano inappropriate. All'esposizione universale del 1855, che si sostituiva ai Salon del 54 e del 55, Courbet si proponeva di parteciparvi con molte opere,tra cui l'Atelier. L'artista in quell'anno pensò di allestire, con un ingresso a pagamento, una propria mostra personale in una sede precaria: era il Pavillon du Realisme, eretto in Avenue Montagne, dove il 28 giugno 1855 Courbet presentò attraverso 39 dipinti e 4 disegni un0antologia significativa della sua produzione pittorica dal 1841 fino a quel momento. Nel catalogo della mostra è presente la famosa dichiarazione intitolata Le realisme che recitava “ Il titolo realista mi è stato imposto come fu imposto agli uomini del 1830 il titolo di romantici. Io ho studiato l'arte degli antichi e dei moderni però non intendo copiare né gli uni né gli altri e non intendo arrivare allo scopo ozioso dell'arte per l'arte. Ho voluto attingere alla conoscenza intera della tradizione il sentimento ragionato e indipendente della propria individualità.”. Una mostra autogestita da un artista, accompagnata da una dichiarazione di poetica che prendeva le distanze dalle consuetudini accademiche rivendicando la libertà di inventare delle opere basata sua una conoscenza indipendente, per raccontare la propria epoca in maniera viva, cioè capace di interagire con la realtà:ecco il senso del realismo dell'artista, che si avvaleva di diversi modi di procedere nell'ideazione e nella realizzazione delle opere.

I Lottatori non rappresentano una scena reale ma in realtà è una scena di lavoro carica di risvolti polemici nei confronti della politica di Napoleone III: essi sono due disoccupati venuti in città in cerca di lavoro e sbarcano il lunario in questa maniera. Realismo non voleva dire imitare la realtà ma inventare un'immagine capace di uscire dalla dimensione della finzione artistica per entrare nella realtà. Dal Pavillon du realisme esce uno schema aperto di progettazione e composizione dell'immagine.

- Il Salon des Refuses, 1863

Il più sensazione passaggio successivo di tale processo ebbe luogo nel 1863 quando, in occasione del Salon, la giuria non aveva accettato una gran quantità di opere e così lo stesso sovrano decise che le opere d'arte respinte potessero essere esposte, con il consenso dei loro autori, in un'altra parte della sede del Salon, il Palais de l'Industrie, costruito per l'esposizione universale del 1855. Quella mostra sarebbe passata alla storia come Salon de Refuses. La decisione imperiale di esporre anche le opere rifiutate costituì una messa in discussione dell'istituzione accademica, sia perchè di fatto trasefriva al pubblico il giudizio, sia perchè comportava la compresenza di stili e generi diversi. Le dame bianche di Whistler cominciava a porre un problema centrale per la pittura della modernità: quello dello spostamento di interesse dal soggetti al linguaggio, dal che cosa al come.

- Le mostre degli impressionisti, 1874-1886

Alla metà del decennio successivo, un'esperienza analoga a quella del Salon de Refuses si ripropose per un gruppo di artisti: questa fu la Prima esposizione della società anonima cooperativa degli artisti- pittori, scultori, incisori ecc, tenutasi nel 1874 nello studio del fotografo Nadar. Alle origini della prima impressionista ci fu la costituzione della società annunciata in La Chronique des Arts et de Curiositè del 17 gennaio 1874, che ne riportava lo statuto. Gli obiettivi della società erano 1.organizzazione di esposizioni libere senza giuria né ricompense, dove ogni artista potrà esporre le sue opere;2. La vendita delle opere; 3.la pubblicazione di un giornale esclusivamente dedicato alle arti. I membri fondatori della Società erano Monet,Renoir, Sisley, Pissarro, Degas e Morisot. Il lessico della fotografia si lega alla pittura infatti è alla fotografia che rimanda il titolo del quadro di Monet, Impressione, che l'artista intendeva come quella lasciata dalla luce. Da questo quadro di Monet deriva il termine impressionismo formulato in senso negativo dal critico Louis Leroy in una famosa recensione della mostra. Monet non inventa alcuna composizione ma seleziona un frammento di natura sul quale orienta lo sguardo. Il resto è un procedimento quasi meccanico di restituzione sulla tela dell'esperienza visiva. La ragione delle famose serie di Monet testimoniano un ulteriore aspetto della modernità in pittura caratterizzato da sperimentazione del genere e diffuso con mostre come quelle impressioniste: la caduta di interesse per il soggetto, a vantaggio della pittura pura, della pittura nella sua specificità di linguaggio in primo luogo basato sul colore. Alla mostra partecipò una trentina di artisti. Una delle ragioni dell'importanza dell'esposizione stava nella sua coincidenza con l'iniziativa della società anonima cooperativa: si inaugurava un meccanismo tipico del sistema artistico contemporaneo. Ci furono successivamente altre sette esposizioni cosiddette impressioniste, caratterizzate da defezioni di alcuni artisti e ingressi di altri, nonché da contrapposizioni di idee e di posizioni estetiche.

Nel 1876 la seconda mostra si tenne nella galleria Durand-Ruel e la critica fu generalmente negativa ma si cominciava ad avvertire un'influenza della nuova pittura sull'arte da Salon. Intanto uscì il primo testo su questo nuovo linguaggio dell'arte, scritto da Edmond Duranty, in cui non si parlava di impressionismo ma, in consonanza con le idee di Degas, di nuova pittura, attenta alla rappresentazione di figure e situazioni della vita comune del tempo. La terza mostra, nella primavera del 1877, tenutasi in un appartamento preso in affitto nella stessa via della galleria di Durand-Ruel, rue Peletier, era intitolata Exposition des Impressionistes. Tra le opere esposte molte sono considerate capolavori dell'impressionismo. Due anni dopo, nel 1879, in occasione della quarta mostra ad Avenue dell'Opera 28, l'aggettivo indipendente subentrò a impressionista, anche se i termini impressionismo e impressionista erano entrati nell'uso comune del gruppo. La quinta mostra, nell'aprile 1880 in rue des Pyramides, era improntata alle idee di Degas, che la annunciò come mostra di pittori indipendenti. Mancava lo zoccolo duro impressionista (Monet,Renoir) mentre Degas aveva invitato Raffaelli mentre Pissarro aveva chiamato Gauguin. Di analoga intonazione, di nuovo da Nadar,fu la sesta mostra, dominata da Pissarro e anche in questo caso la cerchia di Degas si contrapponeva agli impressionisti Pissarro, Morisot, Guillaumin e Gauguin. Secondo Zolà, l'impressionismo era finito. La contrapposizione si sarebbe radicalizzata, come dimostra la composizione per la settima mostra, che si tenne nel marzo del 1882 in locali affittati da Durand-Ruel e nella quale vennero esclusi Degas e la sua cerchia. In questa mostra vi erano tutti gli impressionisti storici ( Monet, Renoir, Pissarro) con l'aggiunta di pittori come Cezannè, che aveva partecipato alle mostre in maniera discontinua, e Gauguin, che negli anni a seguire avrebbero sviluppato in altre direzioni le premesse impressionistiche. Tra i capolavori esposti dobbiamo ricordare La colazione dei canottieri di Renoir e il Bar alle Folies-Bergere di Manet. Nel 1886, l'ultima mostra segna il passaggio verso il neoimpressionismo pointilliste di Seurat e Signac, chiamati da Pisarro. Scompare di nuovo il termine impressionista e il titolo è Ottava esposizione di pittura. Intanto, il mercante Durand-Ruel era partito per New York, dove terrà una mostra di impressionisti.

- Neoimpressionismo e postimpressionismo nei Salon des Indipendants

Nel 1884 si era costituita a Parigi una Societè des artistes independants le cui intenzioni erano di organizzare mostre degli associati autogestite e senza giuria e autonome dalle istituzioni artistiche e dal sistema espositivo ufficiale, dal quale le loro opere erano spesso rifiutate. Era una specie di Salon des Refuses permanente, a cadenza annuale. La prima mostra della nuova società fu inaugurata il 10 dicembre del 1884 nel Pavillon de la Ville de Paris sugli Champs-Elysèes e a essa parteciò Seurat con uno studio della Domenica alla Grande Jatte. Il nuovo Salon si andò sviluppando sotto il segno del passaggio dall'impressionismo al neoimpressionismo, al pointillisme, che segue le teorie sull'armonia dei colori di Chevreul, il cui risultato è una pittura con armonia cromatiche rigorose, basate su una metodica stesura dei 4 colori fondamentali e dei loro toni intermedi. Del periodo del primo Salon des Indipendants Seurat, con il suo pointillisme, fu la figura più influente insieme alla sua Domenica alla Grande Jatte. Nel marzo del 1891, poco dopo l'apertura della settima mostra della società degli indipendenti, Seurat si ammala e muore poco dopo mentre era in esposizione il suo

ultimo capolavoro, il Circo. In quell'occasione era stata organizzata una mostra postuma di van Gogh morto l'anno prima, quando aveva partecipato al Salon des Independants con dieci opere scelte dal fratello Theo. Nell'autunno del 1886 avrebbero dovuto esporre anche Guillaumin e Gauguin ma quest'ultimo litigò con Signac e Pissarro: era la sua rottura con gli impressionisti scientifici. Gauguin e Pissaro saranno presente al Salon des Vingts di Bruxelles del 1889, lo stesso anno in cui a Parigi van Gogh esponeva con gli indipendenti la Notte stellata e Iris. A Parigi, Gauguin preferiva mostrare le proprie opere al meno sperimentale Salon de la Societè nationale des Beaux- Arts e nelle gallerie di Durand-Ruel e di Ambroise Vollard. Dal 1889 anche Cezanne cominciò a partecipare al salon des Independants ma un riconoscimento significativo gli venne dal quadro di Denis “Omaggio a Cezanne”, presentato al Salon del 1901, che segnava il suo ruolo di guida per le generazioni di giovani.

2.ALTRI POSTIMPRESSIONISTI

Il 1884 segna anche l'inizio dei Salon des Vingts a Bruxelles, una cui originale caratteristica era la progressiva apertura alle arti fin lì considerate minori o applicate. Gli artisti promotori erano molto sensibili alla questione del ruolo delle arti visuali e della letteratura in una società dove solo pochi privilegiati avevano accesso al potere politico. Chiusa l'esperienza dei Vingt nel 1893, le avrebbe fatto seguito, sempre nella stessa città, il Salon de la Libre Estetiquè. Per l'Italia fu la milanese esposizione triennale di Brera del 1891 as aprire il decennio sotto il segno del divisionismo, articolato tra impegno sociale, simbolismo e idesmo. In Russia le mostre del gruppo Mir Iskusstva ( Mondo dell'arte) aprivano una nuova stagione di estetismi dopo il naturalismo degli Ambulanti.

- Bruxelles: Salon des Vingt e Salon de la Libre Estetique

Le cercle des Vingt ( il circolo dei venti) ovvero Les XX si costituì a Bruxelles nell'ottobre del 1883. L'idea era di organizzare nel febbraio di ogni anno una mostra nell'intento di fare di Bruxelles il centro di un movimento d'avanguardia che toccasse tutti i campi dell'arte e di portare in Belgio le novità artistiche di altri paesi. Per questo, in ogni edizione della mostra troviamo molti invitati,tra cui molti francesi. Precedente del cercle des Vingt si può considerare la Societè libre des beaux arts ( 1868) d'impronta realista, che ebbe un'ampia influenza, anche attraverso la rivista L'Art Libre. Le sue idee antiaccademiche, con accenti courbettiani e la sua strategia di diffusione delle opere e dell'estetica dei membri anche con l'appoggio di una pubblicazione, sarebbero state riprese prima dal gruppo la Chrysalide poi dai Vingt. L'Art Moderne di Edmond Picard era la rivista che ne pubblicizzava e sosteneva le iniziative. I rapporti con la scena artistica di Parigi erano tenuti da van Rysselberghe, che ebbe un ruolo importante nell'allestimento delle mostre, e da Signac, il corrispondente parigino. I rapporti con Londra portarono all'invito degli artisti del movimento Arts and Crafts. I vingt avevano tre anime: quella della tradizione realista- naturalista, la linea dell'art pour l'art e il simbolismo. In sintonia con le posizioni sostenute da Picard in L'Art Moderne, i Salon des Vingt diedero corpo all'idea di arte sociale, aprendosi alle arti decorative e applicate, la cui diffusione poteva trasmettere alle masse principi universali di bellezza ed esempi di potenziali standard di vita più alti. Nasceva un nuovo stile d'avanguardia, basato su una qualità estetica progettata per una destinazione più ampia possibile. Van de Velde fu la figura

chiave con la sua opera di proto-designer e di teorico: dal 1902 a Weimar dissodava il terreno sul quale si sarebbe potuto sviluppare,dal 1919, il Bauhaus di Gropius. Dalle ceneri del cercle des Vingt nacque nel 1893 a Bruxelles l'associazione artistica della Libre Estetique, dove Gauguin ebbe un ruolo importante. Dal punto di vista organizzativo, Octave Maus rappresentava l'elemento di continuità rispetto ai vingt.

- La Triennale milanese del 1891

In Italia, una prima importante occasione di uscita pubblica del divisionismo, di risonanza nazionale, fu l'Esposizione Triennale di Brera tenutasi a Milano nel 1891. Il tono generale non era particolarmente innovativo ma alcuni lavori evidenziavano un ammirevole sforzo d'aggiornamento agli standard europei sia per alcune tematiche, sia dal punto di vista del linguaggio pittorico e della tecnica adottata. I temi erano sociali e di realtà contemporanea. Un premio per la pittura andò il monumentale quadro del ferrarese Ferraguti Alla vanga. La tecnica divisionista si manifestava in due tele: le Madri di Segantini e la Visione della maternità di Previati. Questi sono i due quadri cui si suole collegare la prima diffusione in Italia del divisionismo, dal punto di vista tecnico e dell'ideismo simbolista quanto a inclinazione culturale.

Per molti e per pochi: gli Ambulanti e Mir Iskussva in Russia

Sulla scena artistica russa, l'Associazione delle mostre artistiche itineranti, nota anche come Compagnia degli Ambulanti, aveva costituito la novità dell'ultimo trentennio dell'800, con un pittura d'impronta realista portata anche al di fuori dei due centri artistici principali del paese, Pietroburgo e Mosca. Nel 1872 la mostra si sarebbe stata esposta a Mosca, Kiev e Char'kov: venti artisti vi avevano esposto due quadri storici, sedici di genere ecc. La seconda mostra ( 1872-74) toccò un numero maggiore di città mentre altri importanti artisti chiedevano di entrare nell'associazione, la cui attività espositiva durò per oltre mezzo mezzo secolo, fino al 1922. Coincise con i primi vent'anni, tra il 1870 e 1890, la fase di maggior interesse storico e novità della compagnia degli ambulanti. Il realismo era la lingua comune dei Peredvizniki, applicata in monumentali quadri sia storici sia di vita contemporanea. Alla fine degli anni 90 si costituì un gruppo artistico che prese il nome di Mir Iskusstva e le loro 6 mostre, tenutasi tra San Pietroburgo e Mosca fino al 1906, esercitarono una forte attrazione su importanti artisti russi: il loro scopo non era soltanto di promuovere le ultime tendenze dell'arte russa ma anche di introdurre in Russia le novità europee. Il programma estetico di Mir Iskusstva era in piuttosto antimodernista e marcatamente neoromantico, pervaso dal gusto di un revival neo770esco e da uno spirito fiabesco, sognante e grottesco. I suoi interessi nel campo delle arti applicate toccavano il design di interni, l'arte del libro e la scenografia. Nel 1901,alcuni secessionisti moscoviti avevano organizzato un'Esposizione di 36 artisti, i cui partecipanti nel 1903 avrebbero costituito l'unione degli artisti russi. Il nuovo gruppo prese il posto di Mir Iskusstva, che si era spostata a Parigi, dove nell'ambito del Salon d'Automne del 1906 l'Exposition de l'art russe. La loro era un'arte che si compiaceva di dolci vagabondaggi nel passato, del culto dell'intimo, del prezioso e del raro.

3.LE SECESSIONI DEGLI ANNI NOVANTA

Il Deutsches Kunstlerbund era stato fondato a Weimar per iniziativa di Harry von Kessler. Il programma era sintetizzato in maniera esemplare dal manifesto: dare spazio a nuove

idee e maniere artistiche in grado di guardare alla realtà senza limiti né preconcetti. Il Kunstlerbund si poneva come organizzazione sovraregionale volta a raccogliere le istanze delle diverse secessioni costituitesi nella Mitteleuropa di lingua tedesca.

- Classicità e Stilismus a Monaco

Negli ultimi decenni dell'800, Monaco era la città tedesca dalla vita artistica più intensa e vivace e la sua accademia attirava giovani da tutta Europa e da tutti gli Stati Uniti. Nelle esposizioni periodiche ch evi si svolgevano lo stile prevalente era il cosiddetto salon- Idealismus, sorta di sviluppo di maniera in chiave teatral e ammiccante dei consueti temi storico- religiosi dell'idealismo della precedente generazione tedesca. Tale situazione cominciò a essere messa in discussione con l'insuccesso della mostra organizzata nel 1888 dall'associazione degli artisti di Monaco nel locale palazzo di cristallo. Nel 1892 un gruppo di artisti della scuola naturalistica decise di staccarsi, costituendosi in un'associazione autonoma: era la nascita dell'Unione degli artisti figurativi di Monaco o in breve Secession. A metà luglio del 1893 ci fu la prima mostra internazionale d'arte della secessione e l'artista principale fu Von Stuck (maestro di Kandinskji e Klee) che prediligeva soggetti simbolici, visionari, erotici e spesso intrecciati a figure delle mitologia e biblici. La libertà artistica della secessione monacense si manifestava in tale proficua convivenza di richiami alla tradizione classica e di tendenze alla stilizzazione astratta.

- La secessione di Vienna

Questa secessione era nata dal rifiuto di un quadro, la Raccoglitrice di ciliegie di Engelhart, alla mostra del 1897 dell'associazione artistica locale, la Compagnia degli artisti figurativi di Vienna. La raccoglitrice non venne accettata perchè poteva infastidire le signore della buona società viennese ma essa fu un buon pretesto, perchè da tempo alcuni artisti aspiravano a maggiori aperture e libertà di stili e scelte compositivw e tematiche. Alla fine di giugno fu costituita la Secession, con pittori, tra cui Klimt, scultori, architetti e grafici. Klimt, Hoffman e Moll ebbero la responsabilità della prima mostra che si tenne nel 1898. Si decise di pubblicare una rivista, Ver Sacrum, alla quale fu dedicata una sala già alla prima mostra. La V mostra fu dedicata alle tecniche grafiche, nella Vi furono presentate le stampe giapponesi e nell'VIII si poterono ammirare i lavori della scuola di Glasgow. I rapporti con gli inglesi portarono nel 1903 alla fondazione delle Wiener Werkstatte sul modello delle Arts and Crafts. La secessione promosse subito la realizzazione di un edificio destinato alla sue esposizioni, affidandone il progetto all'architetto Olbrich. In quell'edificio si tenne, a partire dalla seconda mostra della secessione del novembre del 1898, una fitta serie di esposizioni che segnò il momento di più intenso e produttivo contributo della cultura figurativa austriaca all'arte della modernità e al suo stile, anche attraverso un fitto scambio con le nuove tendenze europee. Il termine stile connotava una delle due anime di questa secessione, la Stilkunt, ovvero arte dello stile, rappresentata da Klimt, Moser e Hoffman a cui si contrappose il gruppo naturalista- impressionista. La secessione ebbe un ruolo fondamentale per la formazione di una collezione permanente di arte contemporanea attraverso l'acquisizione di opere che fanno tuttora parte dei musei di Vienna. Nella primavera del 1905 le divergenze fra i due componenti della secessione portarono al distacco dei Stilisten, che promossero mostre in cui emersero artisti come Schiele e Kokoschka.

Nel 1918 muoiono Klimt, Moser e Wagner e così si chiudeva la stagione storia della secessione di Vienna.

Berlino e un'arte da fogna

Nella vita artistica di Berlino, Guglielmo II di Hohenzoller aveva un ruolo decisivo, con una politica culturale idealizzante di matrice classicista. Egli sovvenzionava la locale associazione artistica, il Verein Berliner Kunstler e a lui spettavano le nomine dei professori dell'accademia e la concessione di medaglie e premi in occasione dell'esposizione periodica che si teneva a Berlino. In tale contesto è comprensibile lo sconcerto suscitato, alla fine del 1892, dalla mostra di Edvard Munch, organizzata su iniziativa dello stesso Verein evidentemente non aggiornato del tutto sull'arte di Munch. La mostra venne chiusa dalle autorità e si costituì la Libera unione d'artisti, poi diventato il Gruppi degli Xi i cui membri praticavano un'arte diversa da quella ufficiale guglielmina. La rottura definitiva con il Verein avvenne nel 1898 quando la giuria della Grosse Berliner Kunstausstellung non ammise alla mostra un paesaggio di Leistikow- Si costituì allora un nuovo organismo, la secessione berlinese, con Liebermann presidente e Leistikow vice. La fortuna della secessione di Berlino dovette molto alle capacità imprenditoriali e organizzative del mercante d'arte Paul Cassirer. Il sistema espositivo berlinese diventò il teatro di confronto tra due posizioni opposte: da una parte la linea tradizionalista, sostenuta dal kaiser e dall'altra il cosmopolitismo francesizzante con nuovi linguaggi e soggetti. Un segno del declino della secessione berlinese come organismo di reale rinnovamento e apertura artistica fu la rottura con la sua componente espressionistica. Alla mostre del 1910 la giuria non accettò le opere di alcuni artisti, che facevano parte della Die Brucke e che nel 1910 diedero vita a una Nuova secessione con relativa esposizione. A quasi mezzo secolo dal parigino Salon des Refuses anche la Berlino secessionista, divenuta a sua volta conservatrice, produceva i suoi rifiutati.

ALLE FONTI DELLA MODERNITA'

Il nuovo secolo si apre con Parigi ancora al centro della scena artistica internazionale, sia nel gusto dominante sia nelle proposte d'avanguardia. Altri contesti cominciano a emergere significativamente a partire dalla Germania, dove tra Dresda, Berlino e Monaco si articolano ricerche diverse che confluiscono nell'espressionismo e poi nel cubofuturismo degli anni dieci. Da Milano i futuristi invadono l'Europa mentre in Olanda il principale centro d'irradiazione dell'avanguardia internazionale è rappresentato dalle mostre del Moderne Kunstkring ad Amsterdam. In Russia, San Pietroburgo e Mosco continuano un confronto già delineatosi con Mir Iskusstva. Negli stessi anni, l'Armory Show di NY chiude il cerchio dell'assunzione di modelli avanguardistici d'importazione europea aperta una ventina d'anni prima dagli impressionisti, arrivati con Durand-Ruel.

1.ACCADEMIA, MODA E AVANGUARDIA A PARIGI

Negli anni della Belle Epoque continuavano a sfilare i grandi accademici, i pittori alla moda e i grandi ritrattisti di grido contesi dall'alta società.

- Gli Independants nel XX secolo:arrivano i cubisti

Il Salon des Independants divenne la sede espositiva privilegiata, nelle edizioni a cavallo tra il XIX e il XX secolo, dei gruppi e dei protagonisti del postimpressionismo e del

simbolismo. Nel 1906 i fauves replicarono lo scandalo suscitato già l'anno prima al Salon d'Automne e nel 1909 Braque vi propose degli strani quadri geometrizzanti, che aveva per la prima volta esposto nel novembre dell'anno prima alla galleria di Kahnweiler. Il critico Vauxcelles usò il termine cubes in un articolo del 14 novembre 1908 nel Gil Blas; nello stesso giornale, il 25 maggio 1909 scrisse di bizarreries cubiques a proposito dei quadri mandati agli Independants. Si dice che Matisse parlasse di piccoli cubi quando era membro della giuria d'ammissione al Salon d'Automne dello stesso 1908. Una novità speciale fu costituita dalla sala 41 del 1911 poiché tra gli indipendenti troviamo l'olandese Piet Mondrian, che a Parigi stava cominciando a riformulare in chiave cubista la sua maniera. Al Salon des Independants del 1912 si poteva registrare un ulteriore rafforzamento del cubismo e della sua influenza. Il 1913 fu l'anno dell'orfismo, la tendenza emergente, e tra le opere esposte troviamo l'Equipe di Cardiff di Delaunay, dove la frammentazione colorata della visione sostiene un modernismo urbano fatti comunicazione pubblicitaria, sport e locomozione aerea. Essa in realtà era una declinazione del cubismo nella direzione di una pittura più pura e per certi versi astratta. Tra gli orfici troviamo Marcel Duchamp. Il Salon des Independants ha continuato a tenersi per tutto il XX secolo ma ha progressivamente perduto il carattere libertario.

- La novità del Salon d'Automne

Questo Salon si distingueva per la reintroduzione della giuria di accettazione con criteri diversamente orientati rispetto alle commissioni giudicatrici dei vecchi Salon ufficiali: era la vetrina delle nascenti avanguardie. Una novità era l'apertura serale e l'illuminazione elettrica delle sale. Il suo orientamento è dichiarato nella prima edizione, tenutasi nell'inverno del 1903 al Petit Palais con una sala dedicata a Gauguin. La sala nella quale esponevano nel 1905, la VII, fu definita come una specie di gabbia di fauves ( o belve), termine coniato da Louis Vauxcelles, che da allora è rimasto nella storia. Una testimonianza visiva importante del Salon d'Automne del 1905 è una doppia pagina della rivista L'Illustration con le riproduzioni di dipinti Fauves. Lo spettro delle tendenze artistiche rappresentate in quell'occasione era ancora più ampio, restituendo un panorama di vivace diversificazione che attingeva anche a modelli del passato. Quel Salon fu una sorta di passaggio di testimone delle avanguardie dell'ultimo 800 alle prime avanguardie storiche del 900, rappresentate anche da Kandinskji. Nel 1906 si vide a questo Salon l'Exposition de l'art russe e l'anno dopo i paesaggi dell'Estaque di Braque, che costituivano il trait-d'union tra il modello offerto dalla pittura del maestro e il cubismo delle origini. Lo sviluppo di quel linguaggio in successivi paesaggi dove la scomposizione e la sintesi delle forme si basava su una sorta di geometrizzazione apparve ostico alla giuria del Salon 1908, intanto l'amicizia con Picasso si faceva sempre più stretta e cominciava a circolare il termine cubismo. Con la mostra del Werkbund tedesco del 1910 si andava manifestando una comune intonazione cubista. La presenza cubista al Salon d'Automne si rafforzò ulteriormente nell'edizioni del 1911. Del 1912 è la partecipazione del russo Chagall , che del cubismo dava un'interpretazione sognante e fantastica. Nello stesso anno il gruppo ( i fratelli Duchamp e i loro amici) che si riuniva nello studio di Villon nel villaggio di Puteaux propose un progetto, fra architettura, decorazione e arredamento, di una Maison cubiste. La sempre più forte presenza cubista al Salon d'Automne produsse una discussione molto accesa poiché prefigurava un conflitto tipi e irrisolto del dibattito artistico e ideologico del

XX secolo, incentrato sui rapporti tra sperimentazione e innovazione artistica e pensiero politico.

- La Section d'Or,1912

A causa dell'exploit cubista del 1911, diverse pubblicazioni cercavano di chiarirne i caratteri e proporre del cubismo una sorta di narrazione storica. Nell'autunno del 1912 presso la Galerie de la Boetie ebbe luogo la mostra della Section d'Or, un titolo forse derivato dall'omonimo quadro che Marcel Duchamp pare intendesse mandare al Salon d'Automne. L'importanza della mostra risiede nel fatto di mostrare gli ultimi tre anni di elaborazioni pittoriche riconducibili al cubismo. La Section d'Or, oltre a essere un punto su un triennio di cubismo, rappresentava anche il suo superamento nella direzione di una pittura astratta e pura.

2.Le esposizioni della Brucke

A Lobtau, sobborgo settentrionale di Dresda, nello showroom della fabbruca di lampade e lampadari di Seifert dal 24 settembre al 31 ottobre 1906 si tenne una mostra del Kunstlergruppe Brucke. Questo gruppo si era costituito l'anno prima con un nome che voleva indicare il passaggio da una sponda all'altra. L'esito non fu esaltante ma il gruppo cominciò a farsi conoscere e dopo un'altra mostra da Seifert, arrivarono a esporre in due importanti gallerie di Dresda. Il trasferimento a Berlino della Brucke ebbe luogo nel 1910, quando parteciparono alla mostra della Neue Secession. - Gli anni di Dresda

Nel 1897 fu a Dresda che van de Velde si presentò per la prima volta al pubblico tedesco con una mostra che contribuì a diffondere per tutta Europa il suo modernismo funzionalista e razionalista e quattro anni egli partecipò alla Secessione di Vienna. In questa città un'importante luogo di formazione per i fondatori della Brucke era il Museo etnografico, dove si trovavano esposte maschere africane. Kirchner pensava che le regole dell'opera d'arte si formassero durante il lavoro e si potessero cogliere solo a opera compiuta e che fosse impossibile realizzare un'opera sulla base di leggi o modelli prestabiliti. Inoltre era convinto che la pittura, liberata dalla fotografia dalla necessità di riprodurre le cose, avesse finalmente ritrovato la sua piena libertà d'azione nel sublimare nelle due dimensioni la percezione istintiva della forma. Lo stile della Brucke a Dresda aveva sviluppato l'iniziale postimpressionismo, segnato da dissonanze cromatiche e sommarietà di stesura e composizione, in una sempre più marcata bidimensionalità di derivazione fauve.

- Il passaggio a Berlino

Nel 1910 il gruppo prese parte anche alla mostra dell'Associazione degli artisti della Germania occidentale, a Dusseldorf. A Berlino gli artisti della Brucke esponevano nella galleria Gurlitt nel 1912. Il centro di irradiazione della loro arte, oltre alla galleria, è stata l'attività del mercante Schames, grazie al quel il valore delle opere espressioniste crebbe notevolmente. Alla fine del 1912 emersero grazi contrasti e il gruppo uscì dalla Neue Secession. L'anno dopo il gruppo si sciolse e per quest'occasione Kirchner scrisse una cronaca della formazione della Brucke.

3.Monaco, 1909-1912

In questa città intorno al 900 arrivarono una moltitudine di artisti, tra cui Kandinskji, arrivato nel 1896 da Mosca per imparare a dipingere sul serio. Per questo, egli iniziò dalla scuola provata di Anton Azbe ma ben presto passò all'insegnamento di Franz von Stuck all'Accademia. Nella scuola di pittura di Phalanx di Kandinskji, passato da allievo a insegnante, iniziò a dipingere la giovane Gabriele Munter.

- La Neue Kunstlervereinigung ( Nuova Associazione artistica )Munchen e le sue mostre

A Monaco il 22 marzo 1909 si formò la Nuova Associazione artistica, con Kandinskji presidente. Una circolare a stampa ne indicava sommariamente il programma pratico e la poetica, basato sulla convinzione che l'artista cogliesse di continuo esperienze, sia dal mondo interiore che dalla quello esteriore. Alla fine del 1909 si tenne la prima mostra della nuova associazione e le opere esposte non condividevano uno stile preciso. Nella seconda mostra del 1910 si ritrovano tutti gli artisti della prima insieme alle sculture di Hoetger, che a Parigi era stato influenzato da Rodin. Una prima novità stava nell'apertura internazionale della mostra: erano presenti opere di Braque e Picasso, con l'eccezione dei futuristi italiani. La seconda novità stava nella presenza in catalogo di una serie di dichiarazioni di artisti e della ristampa dell'introduzione a una mostra di Roualt, che aiutano a capire il filo conduttore della mostra ovvero la mancanza di uno stile condiviso. In questo momento Kandinskji stava mettendo appunto il passaggio verso l'astrazione ma il suo linguaggio faticava a essere capito dagli altri artisti. Tale contrasto spinse l'artista a lasciare la presidenza dell'associazione ma a dicembre la giuria dell'associazione non ammise alla terza e ultima esposizione la sua Composizione numero 5, così egli lasciò il gruppo.

- Der Blaue Reiter

Poco dopo la sua inaugurazione, Kandisnskji e Marc organizzarono la Prima mostra della redazione del cavaliere azzurro, che si tenne dal 18 dicembre 1911 al 3 gennaio 1912. L'espression cavaliere azzurro è nata, secondo una ricostruzione a posteriori di K., perchè a lui piacevano i cavalieri, a Marc i cavalli e a tutti e due l'azzurro. Il cavaliere azzurro doveva essere anche il titolo di un almanacco, redatto dai due, per la seconda mostra della Nuova associazione. Ancora una volta non era presente uno stile condiviso e determinato. L'importanza di questa esposizione per il rinnovamento artistico fu amplificata dalla sua tournèe in diverse città tedesche. Successivamente aprì la Seconda mostra della redazione del Cavaliere azzurro.Bianco e nero., dedicata interamente alla grafica a Monaco, che si concluse nell'aprile del 1912. Molti parteciparono a questa seconda mostra, ad eccezione dei futuristi. Erano esposte alla mostra anche stampe popolari russe, originariamente vendute da librai ambulanti fin nei più remoti villaggi del paese. La presenza di tanti pezzi del genere anticipava il carattere dell'almanacco del cavaliere azzurro, uscito il mese successivo. Tra le illustrazioni di questo almanacco ritroviamo le stampe popolari russe, maschere africane, opere antiche e gotiche, che erano tutte diverse manifestazioni di quella necessità interiore, che per K. E i suoi seguaci era stata e continuava a essere la ragione prima dell'arte. L'almanacco chiudeva un'intensa stagione artistica di esposizioni monacensi e da quel triennio fitto di mostre e pubblicazioni sarebbe venuto uno stimolo decisivo sia per i successivi sviluppi della linea più spiritualista e soggettiva dell'arte astratta, sia per un'apertura a forme artistiche altre, trattate per la prima volta come manifestazioni di una volontà d'arte insopprimibile nell'uomo.

4.La scena italiana

Sino alla prima guerra mondiale, il sistema espositivo italiano è imperniato sulle Biennali internazionali di Venezia, completato a livello nazionale da periodiche manifestazioni gestita da associazioni di artisti di origine 700esca. Nel loro complesso, le Biennali e le mostre di associazioni riflettevano il gusto borghese e presentavano aperure alle emergenze simboliste e secessioniste. La sala internazionale, l'Arte del sogno, nella biennale del 1907, allestita dai pittori divisionisti tra cui Previati, segnava l'accoglimento del simbolismo internazionale e delle sue forme artistiche. Le più importanti manifestazioni separate e alternative rispetto al sistema espositivo italiano si svilupparono nella stessa Venezia dal 1908 e a Roma tra 1913 e 1918 con le mostre della Secessione. Contemporaneamente, a Milano si sarebbe iniziato a guardare al cubismo e a Parigi.

- Secessioni tra Ca' Pesaro e Romanticismo

Fondata nel 1897 con la dotazione di un gruppo di opere acquistate dal principe Alberto Giovannelli alla Biennale di quell'anno, la Galleria internazionale d'arte moderna di Venezia era stata inaugurata nel 1902 alla sede di Ca' Pesaro. Nino Barbantini, direttore dal 1907, non solò ideò la disposizione della collezione ma realizzò un programma di esposizioni annuali. Grazie a queste mostre, il museo divenne un centro artistico molto vivace. A Ca' Pesaro dominava il secessionismo austro- tedesco. Una dichiarata contrapposizione alla Biennale fu la sala di Boccioni, presentata in catalogo da Filippo Tommaso Marinetti e annunciata da un volantino firmato dai pittori futuristi Carrà, Russolo, Balla e Severini, anche se la mostra non era propriamente futurista. La mostra di Boccioni a Venezia fu per Marinetti un'ulteriore occasione per riassumere i capisali del futurismo in pittura: distruggere il culto del passato; disprezzare l'imitazione; esaltare l'originalità; ribellarsi con l'armonia e il buon gusto; spazzare via i motivi già sfruttati; magnificare la vita odierna. A Roma, il primo salone dei rifiutato, organizzato nel foyer del teatro nazionale nel marzo 1905, segnalava una prima dissidenza dalla società degli amatori e cultori e in questo salone troviamo la presenza dei giovanissimi Boccioni e Severini. Questi stessi avrebbero partecipato alle 4 mostre della Secessione Romana (1913-16), fondata nel 1912 da fuoriusciti della Società degli Amatori e Cultori che richiedevano una maggiore apertura al contesto europeo. Nelle mostre della Secessione romana troviamo le opere degli impressionisti, dei postimpressionisti e dei più attuali Klimt e Schiele. Insomma, vi si andava delinendo un'area specifica di avanguardia romana, lontana dalle estremizzazioni futuriste e nutrita dalle sollecitazioni provenienti dai postimpressionisti e dai fauves. Quanto a Milano, a parte il futurismo, una moderata dissidenza artistica si manifestò prima nella Mostra pittura scultura rifiutata alla X esposizione nazionale dell'accademia di Brera.

- Milano e i futuristi

Il Manifesto del Futurismo di Filippo Tommaso Marinetti fu pubblicato il 20 febbraio 1909 a Parigi, in Le Figarò e a Milano nella rivista Poesia, che lo stesso M. dirigeva. Dalla serata futurista al teatro lirico di Milano del 15 febbraio 1910, un susseguirsi di incontri, che videro l'allargamento del movimento. Il Manifesto dei pittori futuristi è datato 11 febbraio

1910 ed è stato firmato da Boccioni, Carrà, Russolo, Balla e Severini. Dall'11 aprile degli stessi firmatari è la Pittura futurista, Manifesto tecnico, pubblicato in francese a Parigi il 18 maggio in Comoedia e in italiano il 1 agosto in occasione della serata futurista alla Fenice di Venezia. Dell'8 luglio è il lancio dalla Torre dell'orologio di Venezia del manifesto Contro Venezia passatista e firmato da Marinetti, Boccioni,Carrà e Russolo. Il lavoro di questi pittori è accomunato dalla matrice divisionista e da tematiche sociali- urbane, sia ancora tipicamente simboliste. Tra 1910 e 1911 avviene quella messa in atto delle idee espresse nelle dichiarazioni programmatiche che porterà alla definizione di una maniera propriamente futurista, internazionalmente presentata in un tour europeo, la cui prima tappa fu la mostra parigina del 1912 nella gallaeria Bernheim- Jeune. I passaggi preliminari più importanti in prospettiva futurista furono l'esposizione intima, inaugurata il 21 dicembre 1910 e la Prima esposizione d'arte libera, molto importante per l'importanza delle opere esposte, sia per il fatto di configurarsi come esperimento italiano di mostra senza giuria d'accettazione. Era stata promossa dalla direzione della casa del lavoro di Milano con un biglietto di ingresso a totale beneficio della Cassa disoccupati. La mostra era aperta ai non professionisti e agli artisti di tutte le tendenze. La Prima esposizione di arte venne ritenuta di grande rilievo dal movimento.

- La tournèe futurista in Europa

All'estero la mostra itinerante dei futuristi si appoggia alle gallerie private. Nel 1912 i firmatari del manifesti espongono nella galleria Bernheim- Jeune di Parigi, autopresentandosi in un catalogo sia con una dichiarazione comune che riprendeva le idee esposte da Boccioni nella conferenza tenuta al Circolo internazionale Artistico di Roma il 29 maggio 1911, sia con il Manifeste des Peintres Futuristes, proposto al pubblico francese nel catalogo della mostra parigina del 1912. Nella tappa successiva, Londra 1912, Balla non compariva nemmeno nel catalogo. L'intervento londinese si sarebbe consolidato con la Post- Impressionist and Futurist Exhibition del 1913 nella Dorè Galleries, anche se era presente solo Severini. Boccioni, Severini, Carrà e Russolo furono a Berlini nella galleria Der Sturm di Walden dal 12 aprile. A Roma nel febbraio 1913 ebbe luogo nel Ridotto teatro Costanzi la Prima Esposizione di pittura futurista mentre la diffusione di questo modello continuava in Europa grazie a Severini e Boccioni, sia nella proposta collettiva sia nella nuova formazione a sei inuagurata a Roma, al Kunskring di Rotterdam, nel maggio/giugno 1913.

5.Espressionismo e cubofuturismo in Europa centrale

Intorno al 1910, la circolazione delle ricerche d'avanguardia in tutta Europa è favorita da una serie di importanti esposizioni.

- Il Sonderbund a Dusseldorf e Colonia

Nel 1908 si era costituita a Dusseldorf l'Associazione indipendente di appassionati d'arte e artisti della Germania occidentale, che negli anni seguenti organizzò una serie di mostre intese a presentare e valorizzare le ultime ricerche artistiche tedesche e francesi. Le iniziative del Sonderbund erano ispirate dal suo presidente, il banchiere e collezionista Karl Ernst Osthaus. Della sua sistemazione era stato incaricato van de Velde. Un analogo disegno era condiviso dalle mostre del Sonderbund, organizzate a Dusseldorf negli anni 1909,10 e 11, dove il pubblico tedesco potè per la prima volta vedere insieme le opere dei fauves ,dei cubisti francesi e degli espressionisti tedeschi.

Mostre del genere suscitarono sconcerto e ostilità sia in parte del pubblico sia negli artisti tedeschi che disapprovono tanto le nuove tendenze di linguaggio quanto le influenze francesi. Il tale clima maturò la Protesta degli artisti tedeschi guidata dal pittore di paesaggi Karl Vinner, concretizzatosi in un opuscolo pubblicato nel 1911: un passaggio fondativo della polemica contro il carattere cosmopolita e internazionale dei movimenti d'avanguardia e le degenerazioni dell'arte moderna che avrebbe conosciuto il suo picco con il nazismo e la sua politica culturale. Con i fondi pubblici sarebbe stata sovvenzionata la più importante mostra del Sonderbund, tenutasi nella Kunsthalle di Colonia nel 1912. L'idea era di presentare una panorama complessivo dell'arte contemporanea internazionale e delle sue fonti. Fu di fatto una prima storicizzazione, piuttosto sistematica, delle tendenze, dei gruppi e delle singole personalità che avevano avviato un radicale trasformazione dell'arte. Le sale retrospettive dedicate a Cezanne, Van Gogh, Gauguin, Picasso e Munch erano un esplicito riconoscimento dell'autorità. La moderna scuola francese era rappresentata dai diversi filoni in cui si era sviluppato il postimpressionismo, il simbolismo di seconda generazione, la pittura fauve e l'espressionismo austro- tedesco. L'anno dopo, il newyorkese Armory Show rieccheggiò le idee e i caratteri del Sonderbund, aprendo definitivamente gli stati uniti alle ultime manifestazioni dell'arte europea.

- Il primo Herbstsalon a Berlino

Dopo Cassirer, il grande sostenitore della successiva generazione artistica espressionista fu Herwarth Walden, che nel 1913 fu l'animatore dell'esposizione berlinese, l'Herbstasalon, che per la prima volta fece confrontare le opere dei futuristi italiani con la contemporanea produzione di gruppi artistici di altre tendenze. A Berlino mancava tutta la parte francese, che aveva caratterizzato le mostre del Sonderbund ma ciò era causato dagli ideali artistici del Walden vicini a quelli del Blaue Reiter, che guardavano a forme realistiche visionarie e alle tendenze astrattiste. Introducendo la mostra, Walden dichiarava di voler proporre un ampio panorama dei nuovi movimenti nelle arti figurative di tutti i paesi, aperto a diverse possibilità. I futuristi italiano c'erano tutti e la scena internazionale era completata da Kokoschka.

- Il Moderne Kunstkring ad Amsterdam

Intanto in Olanda il pittore e critico Conrad-Kickert nel 1910 il Modene Kunstkring con l'idea di importare i nuovi stili francesi. Il suo progetto si concretizzò attraverso una serie di mostre il cui modello era il Salon d'Automne. La prima mostra del Kunstkring comprendeva sia opera di artisti olandesi, francesi come Picasso e Braque, i fauves. Mondrian ne fu molto impressionato. Nell' autuno del 1912 si tenne la seconda mostra, nella quale si avvertono le suggestioni del Sonderbund di Colonia ma era sempre la scuola francese a dominare. Alla terza mostra nell'autunno 1913 fecero la loro comparsa i maestri espressionisti- astrattisti del Blaue Reiter e un manipolo di avanguardisti. L'esperienza del Moderne Kunstkring aveva preparato il terreno alla poetica dell'astrattismo neoplastico olandese e all'attività dei suoi artisti, raccolti intorno alla rivista De Stijl ( 1917).

6.Mostre d'avanguardia a Londra

Negli anni tra 800 e 900 la contestazione della tradizione conservatrice della Royal Academy e delle sue mostre aveva trovato a Londra un punto di riferimento prima nel New English Art Club poi nell'Allied Artists'Association e nel Camden Town Group di Walter

Sickert. In tale ambito, la pittura di Sickert a fare scuola, raccontando con un linguaggio postimpressionistico storie urbane, in conflitto con il buongusto e gli standard dominanti della buona educazione. Per i pittori di Camden Town i modelli erano Cezannè, van Gogh e Gauguin ma sfrondati da inclinazioni troppo concettuali o idealizzanti. La prima mostra del Camden Town Group si tenne nel giugno 1911 a Londra nella Carfax Gallery. La mostra del Camden Town Group era stata anticipata nel 1910 da Manet and the Post- impressionist, curata nelle Grafton Galleries da Roger Fry con la collaborazione di Clive Bell, critico d'arte formalista legato al gruppo di Bloomsbury. A quella prima mostra avrebbe fatto seguito nel 1912-13 nella stessa galleria la Second Post- Impressionist Exhibition, British, French and Russian Artist. Nello stesso momento Kandinskji partecipava con regolarità alle manifestazioni dell'Allied Artists Association. Quel breve arco di anni segnò la nascita dell'arte moderna in Inghilterra.

- Postimpressionisti

Le prime delle due mostre londinesi dedicate al postimpressionismo raccolse una quantità di opere, prestae da grandi mercanti francesi, come Bernheim- Jeune e Durand- Ruel. Si partiva dall'ultima grande opera di Manet, il bar alle Folies- Bergere del 1882 ed erano presenti anche Cezanne, Gauguin e van Gogh. La mostra provocò sconcerto ed entuasiasmo però è certo che la mostra suscitò un nuovo e vivace interesse non solo per l'arte conte ma anche per quelle forme espressive che ormai da tempo esercitavano su di essa una significativa influenza. Nel Second Post Impressionist gli artisti più significativi erano Cezanne, Matisse e Picasso. Andava emergendo la centralità del problema della forma, come lo stesso Fry osservava nel catalogo della mostra sottolineando che gli artisti in essa non cercavano più di imitare delle forme ma di crearle: non si trattava più di rappresentare la realtà ma di andare alla ricerca di loro equivalenti formali. Era il punto di partenza per sperimentazioni che si sarebbero sperimentate negli anni seguenti. In una famosa conferenza del 22 gennaio 1914 alla Queen Society, Hulme annunciava una nuova arte geometrica, che sarebbe dovuta andare al di là dei flussi d'animo futuristi e delle compenetrazioni di piani cubiste. Tali idee si concretizzarono nella Vorticist Exhibition del 1915.

- Vorticisti

La Vorticist Exhibition che si tenne nel giugno del 1915 nella Dorè Gallery di Londra fu la prima manifestazione dei vorticisti, costituisi l'anno prima. La loro pittura tendenzialmente astratta nasceva dall'esperienza degli Omega Workshop ( 1913) ispirati dal Fry, dove i modernisto progettavano le forme senza preocuppazioni di tipo figurativo, in direzione astratto- geometrizzante. Una prima aggregazione dell'ormai prossimo grupo vorticista fu il Rebel Art Centre, fondato nel 1924 da Lewis, Ezra Pound e altri, in cui si manifestò una spaccatura a seguiti della pubblicazione del manifesto Vital English Art di Marinetti e Nevinson, nel quale Lewis e i suoi non si riconoscevano considerandosi del tutto indipendenti dal futurismo italiano. La replica a Vital English Art fu il Manifesto dei vorticisti, termine coniato da Pound. Lo stile dei vorticisti si caratterizzava per una netta definizione lineare delle forme attraverso le quali dar luogo a opere formalmente corrispondenti al mondo e allo spirito delle macchine e dell'industria. La prima mostra vorticista fu nel 1915 alla quale seguì quella del 1917 a New York. I vorticisti tennero l'ultima collettiva londinese nel 1920 ma presentandosi come Gruppo X.

7.Mosca e San Pietroburgo

Nella seconda metà del primo decennio del 900 il quadro del rinnovamento artistico russo continua ad articolarsi lungo l'asse Mosca- San Pietroburgo, con crescenti aperture alla contemporanea cultura francese. Ne è portavoce la rivista moscovita Vello d'oro, fondata nel 1906 dal mercante Riabusinskji. Le sue idee d'impronta francesizzante e simbolista sono consivise dal gruppo della Rosa Azzura, di cui membro Burljuk, che è il principale animatore delle mostre Ghirlanda- Stefanos a Mosca, che raccoglie le opere della Rosa Azzurra. I membri della Rosa Azzurra saranno i futuri membri del gruppo Fante di quadri, in cui si uniscono la tradizione figurativa popolare russa e l'avanguardia occidentale. A Mosca sono soprattutto le mostre del vello d'oro a portare da Parigi le ultime novità, come Matisse. Intanto, a San Pietroburgo un ruolo dominante lo ha David Burljuk, che espone le sue opere nella mostra del 1908 Tendenze dell'arte contemporanea, mentre a Kiev la giovana avanguardia russa si propone alla mostra Il Legame. Odessa è un altro centro artistico di un cerro rilievo: il primo Salon è del 1910 ed è stato organizzato da Kandinskji. Nello stesso anno B. con il suo gruppo partecipa all'esposizione moscovita Triangolo, in occasione della quale vengono pubblicati scritti d'impronta simbolista con idee sul ritorno dell'arte alla natura e al cosmico. Il contesto è contraddistinto dall'assunzione di modelli fauves, cubisti ed espressionisti, di derivazione francese e tedesca e di lì a poco contaminati anche dal futurismo italiano.

- L'Unione della gioventù

Nell'attività dell'unione della gioventù, fondata a San Pietroburgo del 1910 ha origine una delle più importanti tendenze delle avanguardie russe. Nell'ambito dell'unione emergono le personalità di Olga Rozanova, la cui prima maniera cubisteggiante si evolve in seguito ai contatti con i futuristi, soprattutto con Balla. Dell'unione della gioventù fa parte Chagall. Il propositivo dell'unione fu di speciale importanza per la diffusione del cubismo e del futurismo.

- Dal Fante di quadri a Coda d'asino

Contemporaneamente alla costituzione dell'unione della gioventù, a Mosca la prima mostra delle Facce di Bronzo è l'occasione del confronto tra la pittura ancora primitivista dei fratelli Burljuk e la fase fauve di Tatlin. L'anno prima a Mosca, Larionov aveva fondato il gruppo Fante di quadri, durato fino a dopo la rivoluzione d'ottobre,che nella prima mostra raccolse lavori di Kandinskji e i cubisti francesi. Fu in tale occasione che si delinearono con una certa chiarezza i due principali filoni dell'avanguardia russa a quella soglia cronologica: da una parte gli sviluppi della maniera cezanniana in chiave fauve e cubista; dall'altra uno stile neoprimitivista dei riferimenti alle tradizioni popolari e tradizioni russe, basato sulle semplificazioni di forme e colori. Tale tendenza era anche emersa alla terza mostra del Vello d'oro ( 1909-10), divergendo nettamente dai caratteri francesizzanti del Fante di quadri, Quest'ultimo avrebbe dato luogo al gruppo Coda d'asino, fondato nel 1912, che si contrapponeva alla linea cubo- futurista. Si delineava intanto il raggismo di Larionov e della Goncarova alla mostra moscovita Il Bersaglio (1913). Il raggismo costituì uno degli aspetti più originali della scena moscovita d'avanguardia tra il 1913 e il 1915.

- La prima e l'ultima mostra futurista a Pietrogrado

A Pietrogrado, come si chiamava San Pietroburgo tra il 1914 e il 1924, ebbe luogo nel 1915 Tram V Prima mostra futurista, a cui partcipò Malevic. La linea della non oggettività di Malevic, basata su una pura speculazione sintetizzata nell'opuscolo, raggiunge un punto d'arrivo nella X esposizione di stato, creazione non oggettiva e suprematismo.

8.L'Armory Show a New York

La leggendaria mostra newyorkese fu il risultato di un viaggio di un paio di mesi in Europa del pittore di Brooklyn Walter Kuhn, che fu tra i fondatori dell'Association of American painters and sculptors,presieduta dal Davies. Quest'ultimo era stato impressionato dal catalogo del Sondernbund di Colonia e decise di inviare Kuhn in Germania a vedere la mostra con l'incarico di scegliere le opere da esporre oltreoceano. Davies entrò in contatto con i Stein, i fratelli Duchamp e il mercante Vollard. Ottennero anche delle opere esposte alla Second Post- Impressionist Exhibition di Londra.

- Verso uno spirito nuovo in arte

Gli americani a Parigi riuscirono a riunire oltre 400 pezzo che vennero mandati a NY. Erano presenti i francesi ma mancavano i futuristi italiani, che sarebbero sbarcati nel 1915 a san Francisco. All'Armory Show erano rappresentate tutte le tendenze anti accademiche. Oltre al gruppo realista degli Otto, vi erano i sincronisti e i modernisti. Henry, il leader degli Otto, aveva avuto un ruolo analogo a quello dei secessionisti europei del decennio precedente, promuovendo un movimento di autonomia dalla National Accademy of Design, l'organismo artistico ufficiale americano, che si concretizzò nella prima mostra degli Otto “apostoli della bruttezza” nel 1908 e poi nell'Exhibition of Independentes Artistis del 1910. N NY quest'ultima mostra costituì una sorta di precedente dell'Armory Show

-Effetti di una mostra

L'Armory Show si inaugurò il 17 febbraio 1913 e rimase aperto fino a metà marzo nei locali dell'armeria del 60 reggimento di fanteria in Lexington Avenue. Il suo vero titolo era Intenational Exhibition of Modern Arts. I suoi effetti furono molto incisivi per gli artisti americani,che ora avevano numerosi modelli da cui prendere spunto. Inoltre l'Armoy diede l'impulso al mercato artistico americano, all'apertura di nuove galleria dedicate all'avanguardia e alla critica modernista. Le raccolte dell'avvocato Quinn e Stiegliz a NY, di Philips, dell'imprenditore Howald furono determinanti per la costituzione dei grandi musei americani di arte contemporanea del 900.

TRA LE DUE GUERRE

1.GERMANIA: L'ARTE NEGATA E CELEBRATA, DISTRUTTA ED ESILIATA

La Grande Guerra segnò, in campo artistico, la fine della preminenza assoluta di Parigi e da quel momento le principali novità cominciarono ad arrivare dalla Germania, le cui arti conobbero una fioritura senza uguali nel XX secolo. Si comincia con la mostra dada del 1920 a Berlino, i cui propositi di ribaltamento totale della corrente nozione di arte coincidono con la produzione di forme espressive di estrema vitalità, come il fotomontaggio, che in parte si ritrovano nella mostra della Nuova Oggettività, organizzata 5 anni più tardi a Mannheim.

La stagione fiorente della repubblica di Weimar si interrompe nel 1933 e le requisizioni delle opere d'arte culminano nel 1937 nella mostra monacense dell'arte degenerata, costituita da opere espressioniste, dadaiste e astrattiste sequestrate in tutta la Germania. Molti artisti dovettero la Germania, portando con loro lo spirito di Weimar.

-La Erste Internationale Dada Messe, Berlino 1920

La Prima Fiera Internazionale Dada, aperta a Berlino dal 30 giugno al 25 agosto 1920 nel Kunstahandlung del dottor Burchard fu un passaggio decisivo per l'elaborazione di forme espressive eccentriche e anti- artistiche. Dopo la guerra, i dadaisti erano antipatriottici, antimilitaristi e per lo più comunisti. Uno dei pezzi più famosi della mostra è stato un quadro- collage di Otto Dix sui mutilati della guerra, con soggetto simile a molte altre opere esposte lì. Il carattere anti- artistico del dada berlinese è stato spesso frainteso, anche per una limitata conoscenza delle fonti storiche o per una loro lettura disattenta, viene generalmente risolto nella sua collocazione in un certo snodo della sequenza delle avanguardie storiche e viene omologato in una storia dell'arte senza fine dove rappresenta lo sviluppo di qualcosa e l'anticipazione di qualcos'altro. Venivano poste 3 questioni fondamentali: la negazione dell'arte come espressione speciale e specialista della tradizione culturale borghese; l'individuazione dei parametri di un'altra specie; la politicizzazione dell'arte. Il programma delineato in tali slogan riprende idee originariamente formulate nel Manifesto Dadaista del 1918 e nel Che cos'è il dadaismo e che vuole in Germania? Del 1920, poi pubblicate in pamphlet da Grozs e Heartfield in L'arte è in pericolo. Alla vecchia specie di arte si sarebbe dovuta sostituire un nuovo sistema di produzione di cose e d'immagini basato sulla macchina e sulla fotografia, cioè la nuova arte macchinista di Tatlin, celebrata della Dada Messe di Berlino come modello di un'arte costruttivo- macchinista e fotocinematografica in grado di interagire con il pubblico di massa.

-Neue Sachlichkeit, Mannhiem 1925

Durante l'estate del 1926 si tenne alla Stadtische Kunsthalle di Mannheim una mostra di pittura tedesca dopo l'espressionismo intitolata Nuova Oggettività. L'aveva progetta e ordinata il direttore della galleria, Hartlaub, raccogliendo le opere di coloro che si erano allontanati dall'espressionismo secondo maniera definite, tra gli estremi di un nuovo naturalismo e del suo contrario, il formalismo o astrazione costruttiva. L'intenzione della mostra era di rendere conto di come una nuova tendenza di fosse prodotta in relazione a una nuova voglia di vedere e alla inclinazioni di una generazioni diversa dall'espressionista. In realtà, gli artisti della Nuova Oggettività avevano ancora qualcosa in comune con gli espressionisti, con i cubisti e i futuristi. Inoltre, sono avvertibili anche punti di contatto fra la componente verista della Nuova Oggettività e il fantastico visionario, risalendo a modelli della grande pittura tedesca del XVI secolo. Altri capifila della nuova tendenza riprendono modelli nordici medievali e rinascimentali, senza dimenticare il Barocco e Rubens. Quanto differenziava i veristi da una parte e i classicisti dall'altra era il diverso rapportarsi con il tempo: i primi immersi nella contemporaneità e i secondi alla ricerca di un'essenza dell'oggetto fuori dalla storia.

-Film und Foto, Stoccarda 1929

Un'altra specie di oggettività era offerta dalla riproduzione fotografica e cinematografica della raltà, il cui stato fu presentato dalla mostra Film und Foto, tenutasi a Stoccarda nel

1929. In quella mostra ebbe un ruolo di primo piano l'ungherese Moholy- Nagy, insegnante al Bauhaus di Weimar e poi di Dessau, che aveva appena realizzato un volume, importante tanto per il contenuto teorico quanto per la documentazione fotografica e l'innovativa qualità della veste tipografica. Quel libro nasceva come apologia della fotografia che veniva vista come lo strumento essenziale di una nuova visione. Secondo Moholy-Nagy, la fotografia era il sussidio più sicuro per dare inizio a un modo di vedere obiettivo, sulla base del quale produrre un inedito sistema d'immagini e un'arte di nuova specie fondati sulla luce e sul suo trattamento come originale mezzo compositivo. Moholy-Nagy respingeva il cosiddetto pittorialismo, cioè la tendenza di tanti fotografi a imitare le tendenze, stili e forme espressive della pittura. La nuova visione veniva concretizzata, nel libro di M.N, tramite le infinità possibilità della luce formatrice di immagini. L'esposizione di Stoccarda è il più importante precedente sia dal punto di vista della teoria della fotografia, del senso che i curatori della mostra attribuivano al mezzo fotografico, sia per le tipologie dei materiali esposti. La sala introduttiva era curata da M. N., che coerentemente con il taglio del suo libro aveva selezionato diverse tipologie fotografiche, per l'occasione attinte dalla collezione di Stenger. Per lo spazio della sala russa a Stoccarda, El Lissitskji aveva progettato un'articolata intelaiatura di legno: una sorta di montaggio costruttivista tridimensionale dove la realtà e gli ideali dell'Unionew Sovietica venivano sintetizzati da foto e spezzoni di film. Tra gli espositori troviamo l'americano Man Ray. Stoccarda fu la prima mostra capace di restituire sistematicamente e con tale ampiezza di materiai e di partecipazioni internazionali i nuovi sviluppi nel campo della foto e del film, cui furono dedicate due settimane di proiezioni nel giugno 1929 a cura di Hans Richter.

-Grosse Deutsche Kunstausstellung ed Entartete Kunst, Monaco 1937

Nel 1911 il paesaggista tedesco Vinnen pubblicò una Protesta degli artisti tedeschi, sottoscritta da altri pittori, nella quale lamentava il fatto che, in Germania, alcuni musei e gallerie privilegiassero l'arte dell'avanguardia straniera. L'occasione scatenante era stato l'acquisto del Campo di papaveri di Van Gogh da parte della Kunsthalle di Brema. L'arte francese di Vinnen aveva invaso la nazione con ripercussioni molto negative per i tedeschi. A ciò si aggiungeva la protesta contro gli artisti che in Germania seguivano il modello delle avanguardie straniere, in particolare fauve: si trattava degli espressionisti, attivi soprattutto a Berlino, Dresda e Monaco, giudicati senza valore. Oggetto di tale polemica era altresì la critica che appoggiava le nuove inaccettabili tendenze, non solo descrivendone positivamente caratteri e qualità ma anche rivalutando gli artisti del passato, come El Greco. L'impatto del nazismo sull'arte dell'avanguardia che si praticava in Germania ebbe il suo culmine nella mostra Arte Degenerata, allestita a Monaco nel 1937, preceduta dalla chiusura della Bauhaus di Berlino nel 1933. Del 1928 è il libro di Schultze- Naumburg Arte e Razza, nel quale ritratti espressionisti cominciano a essere confrontati con immagini di malati di mente. Già nel 1929 iniziava la Lega per la cultura tedesca un'attività contro l'arte espressionista, un precedente della politica culturale del nazismo. Nel 1930 Frieck, nominato ministro dell'Interno e della Cultura popolare, pubblica in un bollettino un programma intitolato Contro la cultura da negri per la nazione tedesca. La Sposa del vento di Kokoshcka era considerato un esempio di arte degenerata poiché mostravano uomini e cose secondo una maniera che non corrispondeva agli ideali nazisti:

l'arte non doveva porsi troppi problemi né chiedersi dell'andamento del mondi infatti doveva solo celebrare la bellezza del terzo Reich. Già nell'aprile 1933 era stata organizzata dai nazisti una mostra circolante di pura arte tedesca, che venne riproposta a Mannheim. Nel 1935 Hitler volle fosse organizzata a Dresda la mostra Camera degli orrori dell'arte,anticipatrice della più famosa mostra monacense di due anni dopo e anche in quell'occasione le opere di arte degenerate vennero contrapposti a opere adeguate all'espressione della nuova era. Il Terzo Reich si voleva sostituire la degenerazione culturbolscevita ed ebrea con forme di figurativismo variegate, tra classicismo accademico e neorinascimentale, romanticismo tedesco rivisitato e naturalismo 800esco svuotato di qualunque contenuto politicamente verista o realista, poiché voleva la ripresa delle vecchie forme stilistiche nazionali. Il suo punto d'arrivo fu la prima Grande Esposizione d'arte tedesca, inaugurata il 18 luglio 1937 da un discorso di Hitler nella Haus der Deuteschen Kunst di Monaco, appena costruita come primo monumentale progetto architettonico identificabile con l'ideologia del Terzo Reich. Dopo Monaco la mostra circolò fino al 1941 ed è stata la mostra più visitata del XX secolo. In essa, ritroviamo le opere che avevano fatto la storia dell'arte tedesca del decennio precedente. Le sale erano ordinate per temi: gli artisti ebrei, gli espressionisti della Brucke e del Blaue Reiter, gli astrattisti, la collezione del museo municipale di Dresda diretto da Schmidt.

-Exhibition of 20 Century German Art, Londra 1938

L'8 luglio venne inaugurata a Londra, nelle New Burlington Galleries, una mostra d'arte tedesca del XX secolo che suscitò un'ammirata sorpresa in chi continuava a pensare che le cose buone venissero solo da Parigi. La mostra inglese era una protesta contro la politica nazista. La dichiarata convinzione che l'arte fosse una forma di espressione universalmente rivolta all'umanità, al di là del tempo e della razza, chiariva bene in senso dell'iniziativa.

2.IL SISTEMA DELLE ESPOSIZIONI IN ITALIA

Gli anni tra le due guerre vedono un riordino del sistema italiano voluto dal governo fascista; rimane la Biennale internazionale di Venezia, che dalla nuova organizzazione costituisce la componente gerarchicamente più importante. Il suo rinnovamento, funzionale a un disegno complessivo volto a celebrare il modello italiano, si manifesta a partire dall'edizione del 1930, dopo la seconda Mostra di Novecento del 1929. Il meccanismo delle Biennali è sempre quello delle partecipazioni straniere, in diversi padiglioni nazionali, combinate a mostre speciali, retrospettive, personali che indicano inclinazioni e gusti del momento. Il luogo privilegiato delle arti applicate erano le Biennali di Monza a Villa reale, 1923-27, eredi di una Prima esposizione regionale lombarda d'arte decorativa della Società Umanitaria di Milano, tenutasi nel 1919. Un'esposizione di passaggio fu l'Esposizione universale per il decennale della Vittoria, che a Torino nel 1928 raccolse esemplificazioni di un gusto nuovo in architettura grazie alla realizzazione di edifici provvisori. Nel 1930 ci fu la quarta mostra monzese, da biennale diventata triennale: questa cadenza temporale nuova continuò a Milano, dove la manifestazione si trasferì,costituendo il corrispettivo della Biennale di Venezia. La sua sede è il Palazzo dell'arte progettato dall'architetto Giovanni Muzio, dove la nuova edizione si apre nel maggio 1933, presentata da un manifesto di Mario Sironi e intitolata V Triennali di Milano, che fu una mostra memorabile per il suo complessivo progetto di modernità concretizzato nelle diverse costruzioni

disseminate nel parco. Del programma di decorazione murale messo in atto è rimasto solo il mosaico di Severini Le arti. Dell'edizione del 1936 è emblematica la sintesi di architettura e arti figurative del Salone della Vittoria, lo stesso del murale di Sironi del 1933. Il quadro del sistema espositivo italiano è completato dall'inaugurazione nel 1931 della Quadriennale roman, il cui progetto mirava alla restituzione del polso della produzione artistica nazionale. Quest'ordinamento di necessità dialoga con diverse nuove forme di comunicazione per immagini generando per la prima volta in Italia, in maniera sistematica e sempre più estesa,uno scambio di linguaggio tra forme artistiche alte e forme espressivo- figurative basse o comunque legate ai mezzi di comunicazione di massa e al concetto di riproducibilità meccanica delle immagini e degli oggetti. L'interesse della Mostra della Rivoluzione fascista era nel linguaggio espositivo messo in atti, in linea con coeve modalità adottate per esempio dai costruttivisti sovietici.

-L'avanguardia futurista e astrattista

L'attività espositiva del movimento futurista continua nel corso della guerra e fino al 1944, anno della morte di Marinetti che si fa coincidere con la conclusione del futurismo. La sua diffusione internazionale aveva trovato alla metà degli anni dieci compimento nell'invio di dipinti e sculture di Boccioni e dipinti di Balla, carrà, Russoli e Severini alla Panama- Pacific International Exposition dell'estate del 1915 nel Palace of Fine Arts di San Francisco. Severini fu il primo futurista ad arrivare a Ny, nel marzo del 1917, presentando alcune opere nella galleria di Stieglitz. Meno di un anno dopo, i passaggi stilistici di Carrà si ritrovano in una mostra milanese tra 1917 e 1918 che ne ricapitola la vicenda. Balla fu l'unico a continuare a lavorare in ambito futurista, secondo un indirizzo sintetico, che nel 1915 era pervenuto alla creazione di un nuovo stile futurista. Nel 1919 ci fu una mostra collettiva e una sua particolare ragione d'interesse sta nell'applicazione delle idee espresse nel manifesto Ricostruzione futurista dell'universo, firmato a Milano l''11 marzo 1915 da Balla e Depero. Il dopoguerra vede la riorganizzazione e l'ulteriore diffusione italiana e internazionale del movimento anche grazie all'attivismo di Marinetti, che nel 925 aveva firmato il Manifesto degli intellettuali fascisti e nel 1929 era stato chiamato all'Accademia d'Italia. Il futurismo finisce per diventare una componente avanguardistica dell'ufficialità italiana degli anni fascisti, a cominciare dalla Biennale di Venezia del 1926. In Italia le mostre futuriste si estendono all'architettura e sono da ricordare le due mostre mandate in Germania: una dedicata agli aeropittori italiani e l'altra in occasione delle Olimpiadi berlinesi del 1936. La componente astrattista dell'avanguardia italiana contava su artisti tutt'altro che fascisti, anzi attenti al dada e al costruttivismo centro- europeo. Gli astrattisti ebbero i loro centri principali a Como, ove vi era la Casa del Fascio,e Milano. La Mostra collettiva d'arte astratta italiana ebbe luogo a Torino nello studio di Casorati e Paulucci, in realtà entrambi lontani da quelle ragioni dell'astrattismo che proprio nel 1935 erano state esposte nel libro di Carlo Belli Kn.

-Stile Novecento

La galleria d'arte milanese di Lino Pesaro fu il centro di formazione del gruppo artistico Novecento. Il gruppo si presenta il 7 dicembre 1922, cominciando a esporre a rotazione un quadro di ciascun membro nella vetrina della Galleria Pesaro. I pittori del Novecento dipingevano in modi molti diversi: il ritorno all'ordine, alla tradizione figurativa, alla

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