atto di appello fac simile, Esercizi di Procedura Civile
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atto di appello fac simile, Esercizi di Procedura Civile

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atto di appello procedura civile fac simile
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UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI CATANIA

1

ECC.MA CORTE DI APPELLO DI CATANIA

ATTO DI CITAZIONE IN APPELLO

CON ISTANZA DI SOSPENSIONE DELL’EFFICACIA ESECUTIVA E/O

DELL’ESECUZIONE DELLA SENTENZA DI PRIMO GRADO

EX ART. 283 C.P.C.

L’Azienda Ospedaliera Omega di Catania, in persona del legale

rappresentante in carica, corrente in Catania, Via ----------------------, P. IVA: -

-----------------, rappresentata e difesa, giusta procura speciale rilasciata su

foglio separato ma materialmente congiunto al presente atto, dall’Avv. --------

---------------- (cod. fisc: -------------------------), presso lo studio del quale in

Catania, Via --------------, è elettivamente domiciliata; si dichiara di voler

ricevere gli avvisi e le comunicazioni di cancelleria e gli atti relativi alla

presente procedura via fax al numero 095/--------- o via email al seguente

indirizzo di posta elettronica certificata: -----------------

@pec.ordineavvocaticatania.it

con il presente atto

PROPONE APPELLO

avverso la sentenza n. -------------, emessa e depositata il ------------------, non

notificata, con la quale il Tribunale Civile di Catania, in persona del Giudice

designato per la trattazione dott. -----------------------, definitivamente

pronunziando nella causa iscritta al R.G.A.C. n. ----------------------, ha

accolto, nei limiti ivi esposti, la domanda di risarcimento danni proposta da

Tizio, Caia e Sempronio nei confronti della Azienda Ospedaliera Omega di

Catania e per l'effetto l’ha condannata al pagamento della di €. 20.000,00 per

ognuno degli attori, oltre interessi come da parte motiva nonché al pagamento

in favore degli attori delle spese processuali, ponendo definitivamente a carico

della stessa Azienda Ospedaliera le spese di CTU, già liquidate in corso di

causa, e rigettando ogni altra domanda.

IN FATTO

2

Gli odierni appellati, nella loro qualità di genitori e fratello di Mevio, hanno

citato in giudizio dinanzi al Tribunale di Catania l’Azienda Ospedaliera

OMEGA di Catania deducendone la responsabilità per il decesso del proprio

congiunto.

In particolare, gli stessi hanno allegato che Mevio alle ore 23.00 del 26

giugno 2015 venne trasportato d’urgenza al pronto soccorso della su

menzionata azienda ospedaliera ed ivi ricoverato nel reparto di rianimazione

e terapia intensiva ove venne sottoposto ad una serie di accertamenti

diagnostico-strumentali a seguito dei quali gli venne diagnostica una

dissecazione aneurismatica dell’aorta che necessitava di intervento cardio-

chirurgico urgente di riparazione.

Tuttavia, sebbene i citati controlli terminarono alle ore 1.21 del giorno

successivo, il sig. Mevio fu operato soltanto alle ore 10:50 del mattino.

Tale ritardo, ad avviso della difesa di parte attrice, sarebbe stato causalmente

rilevante nell’intervenuto decesso di Mevio, intervenuto a distanza di 21

giorni dal citato intervento. Gli attori hanno precisato che le condizioni

cliniche del Sig. Mevio al momento del ricovero (dissecazione aneurismatica

acuta dell’aorta), imponevano un intervento chirurgico in emergenza, di fatto

ritardato di 10 ore, e che ove fosse stato praticato avrebbe “più probabilmente

che non” evitato il decesso.

Gli attori hanno chiesto al Giudice di primo grado la condanna

dell’odierna appellante al risarcimento di tutti i danni a loro derivati dalla

morte del loro congiunto e segnatamente: il danno non patrimoniale subito

dagli attori per la perdita del congiunto, con applicazione delle tabelle del

Tribunale di Milano per la quantificazione dello stesso nonché il danno

biologico iure hereditatis (danno da agonia subito dal loro congiunto).

Si costituiva in giudizio l’Azienda Ospedaliera Omega di Catania, oggi

appellante la quale chiedeva il rigetto della domanda attorea stante l’assenza

3

di alcun nesso di causalità tra il “presunto ritardo” nell’intervenire sul

paziente Mevio da parte dei Sanitari ed il successivo decesso del paziente.

Il processo è stato istruito con consulenza medica d’ufficio.

La causa è stata trattenuta per la decisione in data ------------------- e

definita con la sentenza oggi impugnata, la quale, tuttavia, è ingiusta, errata e

illegittima e se ne chiede, pertanto, la riforma per i seguenti motivi

IN DIRITTO

I –VIOLAZIONE E/O FALSA APPLICAZIONE DEGLI ARTICOLI 112 C.P.C. E

2697 CODICE CIVILE. – MOTIVAZIONE ERRATA.

Ai sensi dell’articolo 342, comma primo, n. 1, si intende appellare

l’impugnata sentenza nella parte in cui, a pagina 3, terzo capoverso della

pronunzia appellata, errando, ha statuito che: “La domanda degli attori -

atteso che la stessa può ben essere qualificata come domanda di risarcimento

del danno da perdita di chance, laddove essi, nell'atto introduttivo del

giudizio, hanno chiesto il risarcimento di tutti i danni derivati dalla morte del

loro congiunto – deve essere accolta” nonché nella parte in cui, a pagina 5,

primo capoverso, in conseguenza di quanto sopra esposto, ha affermato che:

tenuto conto dell'età di Mevio al momento del decesso e della situazione,

anche in relazione alle patologie complessive; considerato che il danno

derivante dalla perdita di un congiunto viene compensato, utilizzando

l'importo minimo dei parametri cosiddetti del Tribunale di Milano;

evidenziato che la liquidazione del danno da perdita di chance di aspettativa

di vita, deve ovviamente essere inferiore a quella minima prevista per il

danno della perdita della vita, e ragionevolmente minore della metà di tale

danno; per tutte queste ragioni, stimasi equo, ex art. 1226 c.c., individuare il

danno non patrimoniale da perdita di chance di sopravvivenza del de cuius

un congiunto, in €. 20.000 iure hereditatis per ciascuno degli attori”,

condannando la convenuta al pagamento in favore degli attori dei su indicati

importi.

4

Invero, all’evidenza, il Giudice di primo grado è incorso in una palese

violazione degli art. 112 c.p.c. e 2697 codice civile.

La domanda per perdita di chance di sopravvivenza è ontologicamente

diversa dalla domanda di risarcimento del danno da mancato raggiungimento

del risultato sperato (nel caso che occupa da intendersi nella guarigione del

paziente), perché in questo secondo caso l'accertamento è incentrato sul nesso

causale, mentre nel primo oggetto dell'indagine è un particolare tipo di danno,

e segnatamente una distinta ed autonoma ipotesi di danno emergente,

incidente su di un diverso bene giuridico, quale la mera possibilità del

risultato finale (vedi sul punto: Cass. Civ., sez. III, 29.11.2012, n. 21245).

Nel giudizio di primo grado gli attori hanno domandato

esclusivamente il risarcimento del danno per la morte del loro congiunto,

conseguente ad un ritardo nell’esecuzione di intervento cardiochirurgico

riparativo, con la conseguenza che, ove il Giudice di primo grado avesse

correttamente individuato gli elementi oggettivi dell’azione proposta in primo

grado dagli odierni appellati (danno non patrimoniale subito dagli attori per

la perdita del congiunto) piuttosto che ritenere, erroneamente, come richiesto,

sin dal primo grado, il danno da perdita di chance di sopravvivenza - così

violando si ripete i summenzionati articoli 112 c.p.c. e 2697 codice civile -

avrebbe dovuto concludere per il rigetto della domanda proposta in primo

grado dagli odierni appellati.

II – Le spese sono state poste dal Tribunale a carico dell’Azienda

Ospedaliera Omega di Catania, tuttavia, Il giudice di appello, allorché riformi

in tutto o in parte la sentenza impugnata, dovrà procedere d'ufficio, quale

conseguenza della pronuncia di merito adottata, a un nuovo regolamento delle

spese processuali e di CTU, il cui onere va attribuito e ripartito tenendo

presente l'esito complessivo della lite, poiché la valutazione della

soccombenza opera, ai fini della liquidazione delle spese, in base ad un

criterio unitario e globale.

5

******

ISTANZA DI SOSPENSIONE DELL’EFFICACIA ESECUTIVA E/O

DELL’ESECUZIONE DELLA SENTENZA GRAVATA EX ART. 283 C.P.C.

L’articolo 283 c.p.c. subordina l’eventualità della sospensione

dell’esecutività della sentenza di primo grado alla sussistenza di motivi che

siano non solo “gravi”, ma anche “fondati”, richiedendo, in uno, la rigorosa

prova: a) sia della “presumibile fondatezza dell’impugnazione, sì da rendere

probabile” - e non meramente possibile - “la riforma della sentenza

impugnata”; b) sia del “grave pregiudizio che la parte soccombente in primo

grado potrebbe subire dall’esecuzione della sentenza”. Requisito,

quest’ultimo, che pacificamente non resta integrato “né dalla mera

assoggettabilità della parte soccombente all’esecuzione … né dal fondato

timore che l’immediata esecuzione della sentenza provochi un pregiudizio

irreparabile all’appellante”.

Con particolare riferimento alla individuazione del primo presupposto

del fumus boni iuris, quest’ultimo è costituito dalla rilevante probabilità - già

sulla base di una delibazione sommaria - della riforma della decisione

appellata, a causa della manifesta erroneità delle statuizioni o per palesi errori

logici o giuridici, individuati dai motivi di appello.

Con riguardo poi al periculum in mora, tale ultimo requisito non può

dirsi integrato dalle conseguenze connesse alla esecuzione forzata della

decisione appellata, dovendo invece l'appellante dedurre e dimostrare che egli,

dall'esecuzione della decisione in questione, subirebbe oggettivamente effetti

negativi ulteriori e ben più gravi.

Orbene, tanto richiamato, appare evidente che, nel caso che occupa,

sussistono entrambi i suindicati requisiti di GRAVITA’ e FONDATEZZA,

sotto il profilo del periculum in mora, e sotto il profilo del fumus boni juris.

*****

SUL FUMUS BONI JURIS

6

Anche solo ad una delibazione sommaria del presente appello e degli

atti del giudizio di primo grado è facilmente evincibile che mai nel corso del

citato giudizio gli attori hanno chiesto il danno da perdita di chances che il

loro congiunto avrebbe perso a causa del tardivo intervento, né hanno allegato

e provato i fatti costitutivi della loro pretesa. Inoltre, è principio

giurisprudenziale ormai consolidato quello secondo cui “La domanda di

risarcimento del danno da perdita delle chance di guarigione di un prossimo

congiunto, in conseguenza d'una negligente condotta del medico che l'ebbe in

cura, deve essere formulata esplicitamente, e non può ritenersi implicita nella

richiesta generica di condanna del convenuto al risarcimento di “tutti i

danni” causati dalla morte della vittima” con la conseguenza che appare sin

troppo evidente che l’Ecc.ma Corte di Appello di Catania non potrà che, in

tale fase e sulla base di una delibazione sommaria, ritenere assai probabile la

fondatezza dell’appello.

*****

SUL PERICULUM

Tutto quanto sopra premesso in ordine all’esistenza del presupposto

del fumus boni juris, deve rilevarsi che sussiste anche l’ulteriore requisito del

periculum in mora.

Invero, a fronte della solvibilità dell’Azienda odierna appellante,

l’esistenza del “periculum in mora” deve essere individuato, non tanto nel

pericolo di essere assoggettata ad eventuale esecuzione forzata quanto nella

“difficoltà, nel caso in cui fosse costretta a corrispondere in via esecutiva gli

importi dovuti in virtù della sentenza oggetto di impugnazione, di recuperare

le somme eventualmente corrisposte”.

Invero, dall'esecuzione della decisione in questione, l’appellante

subirebbe oggettivamente effetti negativi ulteriori e ben più gravi dalla

semplice corresponsione delle somme di cui è condanna” atteso che

l’eventuale recupero delle somme che eventualmente dovessero essere

7

corrisposte in favore degli odierni appellati in virtù della sentenza di primo

grado risulterebbe di difficile realizzazione attesa la situazione patrimoniale

degli stessi. Invero, le verifiche sullo stato di possidenza degli odierni

appellati nonché sulla loro situazione reddituale hanno dato esito negativo. Gli

stessi non sono proprietari di beni immobili, né sono titolari di redditi da

lavoro o da pensione.

Nella specie è pertanto ravvisabile il presupposto del grave ed

irreparabile danno a carico dell’appellante, da intendersi nel senso (grave) di

un’eccezionale sproporzione tra il vantaggio ricavabile dall’esecuzione da

parte del creditore rispetto al pregiudizio patito dal debitore e (irreparabile) di

un pregiudizio insuscettibile di reintegrazione per equivalente.

* * * * *

Per quanto sopra rappresentato, l’Azienda Ospedaliera Omega di

Catania, in persona del legale rappresentante in carica, con il suo procuratore

e difensore

CITA

TIZIO (Catania, 02/03/1955, cod. fisc. ------------------------------------), CAIA

(Catania, 28/08/1958 cod. fisc. -----------------------------------) e

SEMPRONIO (Catania, 23/07/1980 cod. fisc. --------------------), tutti

elettivamente domiciliati presso e nello studio dell’avv. ----------------- in ------

------------------------, Via -------------------------------, a comparire dinanzi alla

Corte di Appello di Catania, locali di sue solite sedute, all’udienza del ---------

----------------, con espresso invito a costituirsi ai sensi e nelle forme di cui

all’art 166 c.p.c nel termine di venti giorni prima della suddetta udienza ed a

comparire alla suddetta udienza dinanzi al giudice designato per la trattazione,

con l’avvertimento che la costituzione oltre i suddetti limiti implica le

decadenze di cui agli articoli 38, 167 e 343 c.p.c. e che, in mancanza di

costituzione si procederà in loro contumacia, per ivi sentire accogliere le

seguenti

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CONCLUSIONI:

“Voglia l’Ecc.ma Corte di Appello di Catania, accogliere il presente

appello e, per l’effetto, in riforma dell’impugnata sentenza, rigettare

integralmente la domanda avanzata dagli appellati perché infondata in fatto ed

in diritto e, comunque, sfornita di alcun supporto probatorio per le

motivazioni esposte nel corpo del presente atto. Vinte le spese del doppio

grado di giudizio.

Ai fini del versamento del contributo unificato si dichiara che il valore

della domanda è indeterminato e, pertanto, il contributo unificato dovuto e

versato ammonta ad €. -----------------

Si depositano in giudizio i seguenti documenti:

1) Copia conforme all’originale della sentenza impugnata;

2) Fascicolo di parte del giudizio di primo grado.

3) Documentazione attestante lo stato patrimoniale e reddituale degli

appellati.

Catania, ----------------------------

Avv. -------------------------------

9

RELATA DI NOTIFICA

Ad istanza dell’Azienda Ospedaliera Omega di Catania, in persona del legale

rappresentante in carica e del suo procuratore e difensore, Io sottoscritto

Ufficiale Giudiziario addetto all’Ufficio N.E.P. presso la Corte di Appello di

Catania, certifico di aver notificato l’atto di citazione in appello che precede a:

1) TIZIO, consegnandone copia conforme all’originale presso il suo

procuratore costituito nel giudizio di primo grado Avv. ----------------------

, nel domicilio eletto presso lo studio di quest’ultimo, sito in Catania,

Via---------------, ed ivi a mani di

2) CAIA, consegnandone copia conforme all’originale presso il suo procuratore

costituito nel giudizio di primo grado Avv. ----------------------, nel domicilio

eletto presso lo studio di quest’ultimo, sito in Catania, Via---------------, ed ivi

a mani di

3) SEMPRONIO, consegnandone copia conforme all’originale presso il suo

procuratore costituito nel giudizio di primo grado Avv. ----------------------,

nel domicilio eletto presso lo studio di quest’ultimo, sito in Catania, Via------

---------, ed ivi a mani di

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