Bolla Sublimis Deus, Appunti di Diritti Umani
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Bolla Sublimis Deus, Appunti di Diritti Umani

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Bolla di Paolo III (1573) contro la schiavitù.
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Paolo III - Bolla Sublimis Deus (1537)

tutti i fedeli cristiani che riceveranno queste lettere salute e apostolica benedizione. Il Dio sublime amò così tanto la stirpe umana che creò l’uomo in modo tale che potesse partecipare non solamente del bene di cui

godono le altre creature, ma lo dotò della capacità di elevarsi al Dio Supremo, invisibile e inaccessibile, e di contemplarlo faccia a faccia; e, dal momento che l’uomo, secondo la testimonianza delle Sacre Scritture, fu creato per godere della felicità della vita eterna che nessuno può conseguire se non per mezzo della fede in Nostro Signore Gesù Cristo, è necessario che possegga la natura e le capacità per ricevere tale fede; per la qual cosa chiunque sia così dotato deve essere capace di ricevere le medesima fede. Non è credibile che esista qualcuno che, possedendo intelligenza sufficiente per desiderare la fede, sia privo della più necessaria capacità di ottenerla, per questo Gesù Cristo, che è la Verità stessa che non può né ingannarsi né ingannare, quando inviò i predicatori della fede ad adempiere l’officio della predicazione disse: “Andate e insegnate a tutte le genti”; a tutte disse, senza eccezione, perché tutte sono capaci di essere istruite nella fede. Vedendo ciò e provandone invidia, il nemico del genere umano, che sempre si oppone alle opere buone affinché gli uomini periscano, inventò un mezzo fino ad oggi inaudito per impedire che la Parola di Dio fosse predicata alle genti per la loro salvezza e ispirò alcuni dei suoi sottoposti che, desiderando compiacerlo, non hanno esitato ad affermare che gli Indiani occidentali e meridionali e le altre genti di cui in questi tempi abbiamo avuto conoscenza, devono, con il pretesto che ignorano la fede cattolica, essere condotti alla nostra obbedienza come se fossero animali e li riducono in schiavitù, affliggendoli con quelle violenze che si usano con le bestie. Noi quindi che, benché indegnamente, facciamo in terra le veci di Nostro Signore e che con ogni sforzo cerchiamo di condurre al suo ovile le pecore del suo gregge che ci sono state affidate e che stanno fuori del suo recinto, considerando gli stessi indiani come i veri uomini che sono, che non solo sono capaci di ricevere la fede cristiana, ma che, secondo le nostre informazioni, accorrono prontamente ad essa, e desiderando intervenire con rimedi opportuni, facendo uso dell’Autorità apostolica determiniamo e dichiariamo attraverso le presenti lettere che detti Indiani, e tutte le genti di cui in futuro i cristiani verranno a conoscenza, benché vivano fuori della fede cristiana, possono usare, possedere e godere liberamente e lecitamente della loro libertà e del dominio delle loro proprietà; che non devono essere ridotti in schiavitù e che quanto sia fatto contro di ciò è nullo e senza valore; che detti Indiani e le altre genti devono essere invitati ad abbracciare la fede di Cristo attraverso la predicazione della Parola di Dio e con l’esempio di una santa vita, non essendovi nulla in contrario. Dato in Roma nell’anno 1537, il quarto giorno delle none di giugno [2 giugno], nel terzo anno del nostro pontificato.

A

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