Breve storia dell'africa, Dispense di Storia dei paesi islamici. Università di Napoli Federico II
martina_s.
martina_s.22 marzo 2016

Breve storia dell'africa, Dispense di Storia dei paesi islamici. Università di Napoli Federico II

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BREVE STORIA DELL’AFRICA

Capitolo 1 ‘’Metodi e fonti’’ La storia del continente Africano è rimasta per lungo tempo sconosciuta ,in quanto la maggior parte degli studiosi affermavano che tal continente non avesse storia …perché non era scritta. La denominazione Africa subshariana è strettamente collegata a quella di Africa Nera. Quest’ultima è un’eredità coloniale che implica la volontà di definire tutti gli abitanti del subcontinente in base all’aspetto fisico e al colore della pelle. Dunque,tale denominazione si ferma al solo aspetto fisico ed estetico,dimenticando che nella realtà il continente africano lungi dall’essere omogeneo. Un’altra espressione da evitare è quella di Africa precoloniale; il continente Africano ha vissuto un periodo di colonizzazione ben più breve di quello che le tante pagine di storia possano raccontare. Innanzittutto ,bisogna confutare la tesi ,che la colonizzazione di tale continente sia avvenuta per mano dei paesi europei ,in quanto la maggior parte delle regioni africane sono state colonizzate solo ed esclusivamente da altri popoli africani . L’unica eccezione che conferma la regola è quella dell’Egitto che fu colonizzata dai Greci. I tanti popoli africani,dunque,sono stati per lungo tempo indipendenti rispetto ai paesi europei.

1. La costruzione europea dell’Africa La storia dell’Africa si è sviluppata in due percorsi completamente diversi: quello dell’Africa stessa e quello europeo. Gli europei hanno per lungo tempo ignoranto la vera storia del continente Africano. Essi cominciarono a insediarsi lungo il continente africano solo nel 1795,allorchè lo scozzese Mungo Park decise di raggiungere il fiume Niger,località che gli arabi del Maghreb avevano già raggiunto del IX secolo. Nonostante gli africani furono stati i primi a scoprire il loro continente,non ne fecero mai un oggetto di studio,cosa che invece fu fatta dagli europei. La denominazione Africa fu utilizzata e coniata per la prima volta dai Romani,ma con il solo scopo di indicare il retroterra immediato della loro grande nemica,la Cartagine punica. Sarebbe poi stato

ripreso dagli arabi dell’Africa settentrionale come Ifriqiya.

2. Dal razzialismo al razzismo Un quesito ancora oggi molto diffuso è : perché la storia dell’Africa è tutt’oggi misconosciuta e perfino ripudiata? All’origine di ciò si trova la cosiddetta ‘’tratta negriera’’. La tratta degli schiavi seguì altre tratte molto più antiche,dirette verso il mondo mediterraneo o verso l’oceano indiano. L’originalità della tratta atlantica fu di stabilire il colore degli schiavi : dal 600 ,uno schiavo atlantico non poteva che essere nero,e un nero non poteva che essere uno schiavo. Per ovvio, la parola negro diventò sinonimo di schiavo. Fu durante il secolo dei Lumi,che si affermò un’immagine negativa del continente africano. Tale negatività risiedeva nell’eurocentrismo ,che a quel tempo predominava l’intera cultura. E’ proprio in tale periodo che iniziò a delinerarsi la storia e l’etimologia del continente africano ,negli studi europei. Il naturalista Buffon - a fine ‘700 – dinstinse il genere umano secondo tre razze: bianca,nera e gialla. La razza superiore fu caratterizzata da quella bianca,la razza inferiore - per antonomasia - fu quella nera. Si passò dunque da un periodo di razzialismo a un periodo di razzismo ,ed è per questo che ancora oggi vige la contrapposizione tra europeo (bianco e cristiano) e l’immigrato(nero o il maghrebino musulmano) : ciò è fonte di discriminazione.

3. Le fonti Le tante ricerche sull’Africa sono state per lungo tempo inquinate dai tanti pregiudizi di storici,etnologi e antropologi. E’ soltanto con gli studi postcoloniali ,che si stanno delinando concetti basati non più su pregiudizi. Tali studi stanno cercando di ‘’decostruire’’ l’eredità indiretta della ‘’biblioteca coloniale’’ finora sviluppata attraverso l’abbattimento di luoghi comuni secolari. L’Africa è un immenso continente,grande tre volte gli Stati Uniti. Essa non è dunque un’identità omogenea ,e ancor meno un paese o uno stato. Qualsiasi confronto con altri continenti sarebbe erroneo e discutibile. Tale continente possiede una varietà di clima e ciò

comporta,dunque,la presenza di diversi stili di vita. In riferimento ai testi scritti,essi sono riapparsi con l’arrivo dei Musulmani nel VII secolo,redatti da viaggiatori stranieri provenienti dal mondo mediterraneo e asiatico. Le fonti scritte più note hanno contribuito a plasmare la nostra interpretazione della storia del continente Africano. Questo continente ha conosciuto ,recentemente, una relativa unità ,dovuta a fenomeni drammatici successivi: - tratte degli schiavi che si diffusero tra il ‘500 e l’800; - colonizzazione europea che investì l’intero continente. All’altezza dell’1900,quasi l’intero continente era colonizzato. Il fenomeno della colonizzazione è durato meno di un secolo,e nella sua forma istituzionale e politica ha avuto inizio quasi sempre tra il 1890 e il 1919. In riferimento all’indipendenza,essa trova fondamento al massimo a un paio di generazioni fa.

4. L’enigma africano La storia del continente Africano è ricca di paradossi. Uno di questi è che l’umanità è nata proprio in Africa e da li è partita una decina di milioni di anni fa,ma tale continente che risultava essere il più avanzato ,oggi risulta essere quello più svantaggiato e meno sviluppato. Le cause del sottosviluppo risultano albergare in fattori esterni ed interni. Nel gruppo dei fattori interni ritroviamo le condizioni ecologiche: terre povere,tranne la valle del Nilo; rischi secolari di lunghissime carestie in gran parte del continente; terreni spesso duri o troppo dilavati. Ma tra i fattori interni dobbiamo anche tener conto di una storia demografica infelice,risultato di aggressioni provenienti dall’esterno. I dati ambientali sono poco favorevoli. Tanto maggiore è quindi il merito dell’Africa nell’esser riuscita a superare i tanti ostacoli frapposti tra la natura e il fenomeno della colonizzazione. Ed è proprio da quest’ultima che potremmo partire per spiegare quali sono i fattori esterni che hanno condizionato lo sviluppo del continente africano. Tali colonizzazioni hanno provocato anche

molteplici guerre sante ,che hanno portato alla denigrazione del territorio.

Capitolo 2 ’’Le origini’’ Secondo molti studi archeologici,l’uomo è nato e si è sviluppato nel continente Africano. Egli ha visto un progressivo sviluppo delle sue abilità e delle sue conoscenze,grazie alla sua capacità di adattamento. Egli,infatti,si è dovuto adattare ai cambiamenti climatici avutisi nel corso del tempo. Il nostro più vecchio antenato fu costretto a scendere dagli alberi e a trasformarsi dapprima in Homo Abilis, poi in Homo erectus , poi in Homo sapiens,poi in Homo faber ed infine in Homo sapiens sapiens. Due sono stati i resti ‘’umani’’ ritrovati dagli scopritori: quelli di una piccola donna chiamata Lucy ed infine quello di un vecchio cranio fossile chiamato Toumai. Entrambi risalirebbero a due ‘’epoche’’ completamente diverse ed è per questo che,ancora oggi,si fa fatica a delineare il vero periodo in cui è avvenuto lo sviluppo dell’essere umano ovvero del nostro primo antenato.

Capitolo 3 ‘’L’ambiente e i popoli’’

1. I rilievi e la circolazione degli uomini Il territorio africano è un territorio peculiare ,sia per l’ambiente di cui è composto e sia per le persone che vi ci abitano. Il continente è complessivamente massiccio,dunque questo ha comportato la configurazione dell’Africa come ambiente chiuso. Le sue coste sono a priori poco accoglienti ,a lungo rimaste disabitate. Ciò che caratterizza ,e che ha sempre caratterizzato l’ambiente africano sono i movimenti di persone ,collettivi o individuali. Per quanto riguarda la vegetazione,essa è povera di sale, che è prodotto solo in alcune zone come nelle aree desertiche del Sahara. Il ferro,invece,scarseggiava e bisognava cercarlo laddove fosse possibile. La popolazione Africana non fu mai a prescindere una popolazione ‘’isolata’’ ,e se ciò accadde,la causa è da ricercare solo

ed esclusivamente nella storia politica e militare. Il continente africano,inoltre,non dispone di mezzi di comunicazioni all’avanguardia; esso si distingue per ‘’l’utilizzo’’ delle donne come infallibile mezzo d’informazione, grazie ai loro continui scambi dal paese d’origine a quello di accoglienza.

2. Un continente insalubre? L’Africa viene vista come un continente insalubre a causa delle tante malattie presenti sul territorio. Tra le tante malattie,diffuse sono ancora oggi: - la malattia del sonno ovvero tripanosomiasi che colpisce sia gli animali che gli uomini; - la malaria trasmessa dalle zanzare. Nel territorio poi, sono presenti animali che mettono in continuo rischio la vita umana, come i serpenti velenosi o i ragni dalla puntura mortale. I primi vaccini sono nati a partire dal 1935,in primis quello per la cura della febbre gialla, malattia trasmetta dalle zanzare. Un altro dramma che colpisce l’Africa è la presenza dell’Aids. Esso si è diffuso a causa delle tante trasfusioni di sangue ,avvenute nel corso degli anni per la cura della malaria. Tali catastrofi non solo hanno reso il continente insalubre ma anche debole. Debolezza di cui se ne approfittato il continente europeo ,che ha iniziato a colonizzare proprio in quegli anni.

3. Clima e vegetazione Il clima presente nel continente africano varia a seconda del territorio in cui ci troviamo. Tale variazione e disparità di clima ha provocato la presenza di diversi stili di vita. Il clima mediterraneo regna a nord e a sud del continente. Al di là dei tropici,si ripresentano le piogge,ma la stagione umida ha luogo nei mesi più caldi in corrispondenza alla stagione estiva presente in Europa. La stagione delle piogge si estende a sud del deserto,precisamente ai margini del Sahara. Questa zona intertropicale detta di savana fu per secoli una zona ricca,privilegiata dai contadini che potevano occuparsi contemporaneamente sia dell’agricoltura che dell’allevamento.

Durante le stagioni secche,essa offriva terre di pascolo. Le piogge della stagione calda hanno favorito la coltivazione di specifici cereali : - l’eleusine, -il sorgo, -il miglio. Tali cereali hanno segnato un paesaggio costituito da piante americane importate dai portoghesi. All’inizio del ‘900,in Nigeria, in seguito alle carestie della prima guerra mondiale,fu adottata la pianta della manioca,oggi divenuto un alimento fondamentale per molti paesi tropicali.Oggi però essa è minacciata da un virus,la striatura bruna,che la rende con commestibile. L’epidemia che si sta diffondendo,rischia di essere letale.

4. Il terreno e la saggezza agraria Il terreno africano è povero,di un caratteristico color rosso. Spesso i contadini sono costretti a dissodare i campi col piccone, prima di coltivarli. Essi hanno saputo far fronte ai diversi problemi che gli si proponevano dinanzi; hanno inventato nuove tecniche di coltivazione ,come nuove concimi.

5. L’evoluzione della popolazione La popolazione è rimasta stabile per secoli ,a causa dei diversi fenomeni che hanno caratterizzato il continente : - Guerre; - Brigantaggio; - Clima.

6. Variazioni pluviometriche e spinte demografiche Variazioni di popolazione e movimenti migratori sono dipesi dalla storia climatica del continente. Le fasi di forte piovosità stimolavano le popolazioni a mettere in atto strategie compensatrici efficaci. Si tratta in genere di fasi di crescita demografica e di buona reattività politica in caso di aggressioni esterne.

Nell’Africa centrale la fase pluviale corrisponde anche all’adozione del mais proveniente dall’America e capace di dare un impulso alla crescita demografica. Tutto ciò favorì l’emergere di diverse formazioni politiche come gli imperi del Luba e Luanda in Africa centrale. In seguito,però,ci fu un periodo di desertificazione. Fu anche un periodo in cui i poteri locali dimostrarono molta reattività nei confronti dei primi tentativi europei di avventurarsi verso l’interno a partire dalle coste senegalesi. La conquista europea portò alla distruzione di quasi la metà della popolazione complessiva della regione tra il 1876 e il 1920. Le fasi ricorrenti di siccità iniziate nell’800 proseguirono in maniera intermittente fino agli inizi del ‘900 e ripresero nuovamente a partire dagli anni ’70. Ma non possiamo attribuire queste catastrofi ai soli rischi climatici. Oltretutto non possiamo non ammirare la capacità di resistenza degli africani, che hanno saputo far fronte a tante difficoltà e conquiste. L’Africa è una straordinaria terra di sintesi impastata di storia e non ha mai vissuto nell’isolamento,come tutti gli storici europei hanno creduto in passato.

7. ‘’Etnie’’ e tribalismo La maggior parte delle lingue africane appartiene alla famiglia della lingua bantu . Quest’ultimo non è un termine etnico,ma linguistico. Si tratta di un sottogruppo delle lingue congo-kordofaniane. Oggi esistono diverse centinaia di lingue bantu,i cui locutori sono ben lontani dal comprendersi tutti tra loro,proprio come un inglese e un italiano. Le lingue dell’Africa australe furono contaminate da quelle dei primi occupanti. Il gruppo dominante nell’Africa settentrionale è quello delle cosiddette lingue afroasiatiche,di cui fanno parte il berbero e l’arabo. Prima della colonizzazione esistevano in Africa numerose formazioni politiche,dalla più piccola (capitanato) alla più grande(impero). Gli europei li chiamarono tribù o anche razze. In epoca coloniale gli amministratori si preoccuparono di radicare popolazioni fino ad allora molto mobili: vennero tracciate sulle carte linee di frontiera,all’interno delle quali vennero create delle suddivisioni,i

cosiddetti distretti. I gruppi africani sottomessi reagirono contro il potere bianco. Periodiche spinte demografiche hanno favorito numerosi incroci con le popolazioni vicine ,creando dunque nuove etnie. E perciò inesatto parlare di guerre etniche. Si tratta di guerre moderne,di lotta per il potere e per la terra che si appoggiano a rivendicazioni identitarie posticce e manipolate. I problemi sono stati inizialmente di ordine politico e fondiario ,e non di origine etnico.

Capitolo 4 ‘’ L’evoluzione delle strutture sociali’’

Per lungo tempo, l’Africa è stata la culla dell’umanità. Quest’ultima,però,si è progressivamente discostata da tale continente e si è sviluppata nel resto del mondo. Nonostante ciò,il territorio africano è sempre stato molto popolato e perciò ci si chiede come mai non sia riuscito a svilupparsi anticipatamente verso un’economia di investimento? Perché il continente africano ha conosciuto uno sviluppo tardivo? Le società rurali preindustriali hanno conosciuto un’elasticità limitata dalla natura.

1.Un’economia rurale di sussistenza

Il lavoro della collettività rurale aveva un basso livello di specializzazione, tutti potevano coltivare e arare i campi. Ciò spiega l’assenza di proprietà privata del suolo. Il concetto di proprietà privata non esisteva. La terra era un dono del cielo che assicurava la sopravvivenza grazie ai suoi prodotti. Ne disponevano e potevano trasmetterne l’usufrutto i membri della collettività che si ritenevano discendenti dei primi occupanti. Ma venderla era fuori questione. Il capo della terra ricopriva un ruolo più religioso che fondiario. Egli garantiva la regolamentazione dello sfruttamento del territorio,ma poteva disporne a fini personali. Nell’Africa centrale e orientale l’habitat era disperso; nel caso di un capo poligamo,non era infrequente che ognuna delle sue donne si trovasse a occuparsi di un singolo terreno coltivabile. Nelle zone

forestali i villaggi oltrepassavano raramente il centinaio di abitanti. Alla testa di ogni gruppo vi era un discendente dell’antenato comune,e ciò stabiliva dei legami tra i vari villaggi. Queste famiglie, erano più organizzate per sopravvivere che per produrre. Ognuna di essa costituiva un centro autonomo di produzione e di consumo dove gli scambi commerciali restavano comunque limitati. Le transazioni di vicinato erano anche l’occasione di scambi di ogni tipo: scambio sociale,politico. La vita contadina era più un modo di esistenza che un modo di produzione. Malgrado le apparenze,le cose non vanno più cosi. Certo,i mezzi tecnologici restano spesso rudimentali,le donne le vediamo accalcarsi intorno ai pozzi o ai bracci morti dei fiumi delle zone tropicali. Anche i contadini africani si sono integrati nell’economia mondiale. Anche quando sono rimasti sul posto,gli odierni contadini sono in contatto con la città. Persino nelle campagne più remote tutti conoscono i prezzi di mercato e sono al corrente di quando succede nel mondo. Da poco hanno fatto la sua apparizione il telefono cellulare e la televisione. L’autoregolamentazione sociale era un elemento fondamentale della stabilità interna del sistema. La prima garanzia era l’assenza dell’approvazione privata. I diritti del suolo,proprietà collettivsa,erano gelosamente garantiti dalle istituzioni. Il corpo sociale aveva imparato a difendersi con i modesti mezzi a sua disposizione. Nell’economia rurale assicurare la sussistenza e il mantenimento della famiglia era l’obiettivo principale. Ciò che era essenziale era il mantenimento della stirpe nonostante i rischi. Le religioni dell’Africa sono numerose,quasi quando le sue lingue e culture. Il soprannaturale faceva parte della vita quotidiana.

2.Società non eguaglitarie Le società africane furono ineguaglitarie. I due estremi erano: società di lignaggio caratteristiche dell’Africa centrale forestale,e le società aristocratiche. In mezzo ai due estremi ,convivono in modi diversii privilegi dei dignitari e i compiti delle masse a essi soggette,composte in modo alterno da agricoltori o soldati del principe. Vi erano stirpi forti,da cui ne dipendevano altre subordinate o addirittura schiave. All’interno di una stessa stirpe la

disuguaglianza era la regola. In quelle società ‘’prescientifiche’’ il sapere era identificato con la saggezza,la quale,legata all’esperienza,era riservata ai più vecchi. I più anziani esigevano il rispetto. Un giovane non aveva il diritto di rivolgersi loro direttamente,tantomeno guardarli negli occhi. La famiglia allargata includeva non solo i suoi membri genetici ma tutta una serie di dipendenti.

3.Caste e schiavi Nel territorio Africano,le caste erano molto frequenti tra gli allevatori del sahel e nel Senegambia. Gli appartenenti alla casta erano al servizio delle persone libere e non potevano affrancarsi della loro condizione; essi erano obbligati alla endogamia ovvero al matrimonio o a qualsiasi altra unione solo ed esclusivamente con persone appartenenti alla medesima classe. Le diseguaglianze erano molto sentite soprattutto tra gli uomini che esercitavano un qualsiasi mestiere. A proposito degli schiavi,essi venivano distinti in prigioniero locale che conosce una vita familiare,e schiavo di tratta condannato alla vendita. La schiavitù non fu misconosciuta in Africa. C’erano,poi,gli schiavi di guerra che non erano necessariamente dei militari. L’esercito vincitore rastrellava i villaggi: oltre alle donne,chi veniva catturato e fatto schiavo era di solito già schiavo prima. Si trattava soprattutto dei più deboli e dei più poveri,cui parenti non erano in grado di riscattare la libertà. Lo schiavo era uno straniero senza radici,una macchia indelebile. Lo si diventata o lo si nasceva. La condizione servile era prevalentemente femminile. I nobili e la gente comune gestivano i terreni coltivati in base a simili principi di sfruttamento poiché anche nelle società aristocratiche esistevano le ‘’diseguaglianze’’. Le società africane conobbero differenziate forme di razzismo,non necessariamente fondate sul colore,ma su tutta una serie di pregiudizi che distinguevano i civilizzati (capi,gli eruditi,i musulmani) dai selvaggi (stranieri,esclusi,inferiori.

4. Il ruolo fondamentale delle donne A differenza di qualsiasi altra comunità ,nel continente Africano le

donne rivestivano e tutt’oggi rivestono un ruolo fondamentale. Le donne si occupavano della sussistenza e naturalemente dell’educazione dei bambini. La madre del marito comandava le mogli,la prima delle quali preponderava rispetto alle altre. Anche i bambini della coppia le appartenevano,infatti qualora divorziassero,poteva portarli con sé. Qualora la donna lavorasse,disponeva completamente del suo guadagno e poteva consegnarlo alla sua famiglia e non a quella del marito. Il matrimonio non era un sacramento,bensì un contratto multisettoriale: economico,sociale,politico.La donna era glorificata in quando madre ,simbolo e realtà di fecondità . Avere una figlia non era segno di catastrofe,bensì di ricchezza. Alcune donne non solo si limitavano ad assistere la propria famiglia,ma lavoravano con la stessa rilevanza degli uomini. Alle donne,inoltre,spetta lavorare,mungere e produrre burro proviente dalle mucche.

Capitolo 5 ‘’L’Africa subsahariana nella storia della globalizzazione’’

L’Africa ha contribuito alla storia del mondo tanto quanto gli altri continenti. L’Africa sembra trovarsi all’incrocio di tre mondi diversi: - il mondo mediterraneo afroasiatico; - il mondo dell’oceano indiano; - il mondo atlantico. Da questi incontri sono sempre scaturiti nuovi attori e correnti. A causa dell’eurocentrismo ,l’Africa è da sempre stata vista come ‘’la periferia del mondo’’ ma , allo stesso modo,l’Africa vede l’Europa come la ‘’periferia del mondo’’.

1.L’Oro Metallo prezioso appartenente all’Africa fu l’oro. Quest’ultimo era simbolo di prosperità finanziaria; fu utilizzato come mezzo di scambio economico. Da dove proveniva?? Esso discendeva dal Sudan occidentale francese e dall’entroterra di quella che i portoghesi chiamavano Costa d’Oro. Tale costa divenne colonia britannica ,poco tempo dopo,e veniva chiamata Gold Coast.

2. La manodopera L’Africa ha contribuito a costituire gran parte della forza lavoro del mondo intero. Nel ‘600 ,con le piantagioni di canna da zucchero, ebbe inizio l’ultima tratta degli schiavi su vasta scala. Molti schiavi africani furono trasportati in ogni angolo del mondo. La manodopera africana nera ridotta in schiavitù si trovava un po dappertutto,nelle Americhe,ma anche in Arabia,India e Indonesia.

3.Le materie prime Il continente africano fu anche fornitore di materie prime in quasi tutto il mondo. L’olio di palma,l’olio di cocco e la noce di copra provenivano soprattutto dall’Africa orientale. Il continente africano svolse dunque un ruolo centrale nella produzione capitalistica occidentale. Gli africani si sono dunque quasi sempre ritrovati al centro dei grandi movimenti di globalizzazione .Nonostante il suo ruolo centrale nella produzione,l’Africa rimane ancora oggi poco industrializzata ed è proprio questo fattore che fa considerare tale territorio come la periferia del mondo.

Capitolo 6 ‘’Le grandi tappe della storia africana fino al XVI secolo’’

1. L’Africa subsahariana dall’antico Egitto all’oro medievale L’Africa possiede una propria storia e quest’ultima comincia con l’antico Egitto. E’ nell’alto Egitto che prese forma una splendida civiltà,le cui radici affondavano nel sud come nel nord. I popoli provienienti da ogni parte contribuirono a creare la civiltà ,che oggi conosciamo. Gli abitanti dell’Egitto erano in gran parte piuttosto scuri. Quella ,però,era un’epoca in cui esisteva il razzismo basato sulla cultura e non sul colore della pelle. L’eredità egiziana si diffuse verso sud all’inizio della nostra era,in quella che è stata chiamata l’antica Nubia. La fase successiva resta molto oscura. La regione del Corno d’Africa subì le invasioni persiane a partire dal V secolo della nostra era. Con l’avvento dell’Islam ,essa conobbe un rinnovamento

con la nascita di una cultura meticcia chiamata swahili. La conquista dell’Africa settentrionale da parte degli arabi avrebbe reso per molti secoli intricate le relazioni fra i paesi a nord e quelli a sud del deserto. Il progressivo prosciugamento del Sahara aveva interrotto le comunicazioni finchè fu introdotto il cammello,ovvero in realtà il dromedario. Capace di resistere alla mancanza d’acqua ,fu essenziale per la ripresa dei contatti. Le regioni più rapidamente toccate dall’Islam furono quelle in cui le città erano luogo d’incontro dei commercianti musulmani provenienti dal Maghreb. Quanto al Ghana ,Iba Hawkal lo descrisse come il paese più ricco del mondo grazie al suo oro. L’influenza musulmana si era già fatta sentire. Il Ghana rimase,almeno a livello delle classi dirigenti,una terra islamizzata. L’antica conversione all’islam delle elitè sudanesi implicava l’adempimento di uno degli obblighi di ogni musulmano: il pellegrinaggio alla Mecca almeno una volta nella vita. La pista privilegiata passava dal lago Ciad e di là raggiungeva il Cairo. Poi restavano soltanto il mar Rosso da attraversare e il deserto arabico da affrontare. I rapporti culturali tra Egitto e Africa subsahariana furono ben più importanti di quanto si sia voluto credere. Ancora oggi si discute sulle reciproche influenze: è stato detto che la lingua wolof avesse origini geroglifiche; e si sono anche notate analogie tra le pettinature a treccia femminili da un capo all’altro delle piste di pellegrinaggio.

2.Dal commercio dell’oro alle grandi tratte schiviste: XII-XVIII secolo Di questo periodo non si sa molto,se non in maniera approssimativa. I testi scritti lo descrivono solo parzialmente,le fonti arabe riguardano infatti solo le zone toccate dall’islam. Per il resto dell’Africa occidentale e centrale sono più utili i testi dei portoghesi e neerlandesi. E’ proprio a loro che si deve la circumnavigazione del territorio. L’Africa è diventata molto presto partecipe delle vicende del mondo,di cui restò la principale fornitrice d’oro. Una delle ultime fonti importanti in lingua araba è la Descrizione dell’Africa di Hassan al-Wazzan. Egli fu ridotto in schiavitù dai cristiani; restò a lungo presso la corte papale,dove scrisse la storia dei suoi viaggi prima del ritorno al paese natale,cui non si sa nulla. A partire dal 500 l’islam e la lingua

araba si erano diffusi a sufficienza perché anche gli africani iniziassero a mettere per iscritto la loro storia locale,fino ad allora trasmessa solo oralmente. I tarikh ,che raccontano la storia dei regni sudanesi,o le cronache delle città costiere dell’oceano Indiano. Meno nota è la storia di Zimbabwe,poiché le sole fonti sono di natura archeologica. Tra il XI e il XV secolo,i suoi abitanti eressero impressionanti monumenti di pietra. Sulle coste dell’oceano indiano il commercio marittimo ebbe inizio tempo fa e non è mai cessato. I marinai persiani,indiani e arabi si stabilirono nei porti della costa,dove fondarono diverse comunità. Cosi a partire dal XII asecolo emerse una lingua di comunicazione che sarebbe diventata lo swahili. Emersero poi altre due solide formazioni politiche: luba e lunda. Il loro sviluppo è dovuto alla concomitanza di due elementi: da una parte l’adozione precoce del mais, dall’altra lo sfruttamento del rame. Si dovette favorire il commercio in tutti i suoi aspetti,tratta degli schiavi compresa.

Capitolo 7 ‘’La schiavitù africana’’

La schiavitù è una forma radicale di sfruttamento della forza lavoro. Le tratte africane si svilupparono in tre direzioni: verso l’oceano Indiano; verso il Mediterraneo e verso le Americhe. Quest’ultima tratta atlantica venne proibita solo a inizio 800. La tratta di contrabbando continuò fino all’abolizione della schiavitù ,che venne chiamata emancipazione. Lo schiavo era considerato un oggetto,una merce che poteva essere acquistata. Il lavoratore invece non era uno schiavo. La schiavitù è sparita dalla faccia della terra solo all’inizio del 900 ,benchè si segnalino ancora qua e là alcuni sporadici casi. Per esempio lo stato di Mauritiana ha di recente promulgato una legge che proibisce la schiavitù ,dimostrazione a posteriori che essa viene localmente praticata. La schiavitù non veniva classificata secondo il colore della pelle,ma secondo il livello di cultura. Ogni barbaro veniva schiavizzato. Il razzismo del colore è apparso molto tardi nella storia. L’idea si diffuse nel mondo cristiano col nome di mito di Cam,libera interpretazione di un racconto biblico sull’ebbrezza di Noè e sulla

collera quando seppe che l’ultimo figlio si era irrispettosamente fatto beffe di lui in quella occasione.

2.La tratta dei neri propriamente detta L’inizio della tratta dei neri risalirebbe al baqt. Durante l’epoca degli imperi africani chiamati sudanesi,milioni di neri furono deportati verso il mondo Mediterraneo. I musulmani non consideravano i neri solo dei pagani ,ma anche una razza inferiore. La letteratura araba associava alla pelle nera alcune caratteristiche negative: cattivo odore,fisionomia repellente,sessualità sfrenata e un aspetto selvaggio o addirittura idiota. Le donne venivano rese concubine o schiave. Quando nel 500 ebbe inizio la tratta atlantica a opera dei portoghesi, numerose navi cariche di merci salpavano dall’europa fino alle coste atalantiche. Le merci quali armi,alcool,paccotiglia,tessuti venivano scambiate con gli schiavi. Questi venivano poi deportati nelle Antille e nelle Americhe. Fu cosi che il commercio atlantico iniziò a proliferare e prosperare.

3.Le piantagioni schiaviste La canna da zucchero arrivò in Africa attraverso il Mediterraneo orientale. Furono i portoghesi ad acclimatare la pianta nelle isole occidentali della costa africana. Per acquistare i primi schiavi sulla costa africana ,i portoghesi pagarono con l’oro che avevano rastrellato. I portoghesi,forti del loro successo,spostarono le piantagioni di canna da zucchero in Brasile,ove la schiavitù si estese a dismisura divenendo parte essenziale del capitalismo industriale emergente nell’800.

4. La schiavitù nera e le tratte africane Nel mondo musulmano gli schiavi potevano avere qualsiasi colore della pelle;la schiavitù atlantica ,invece, poteva essere solo ed esclusivamente nera. Fu Colbert,per ordine di Luigi XIV,che redasse il cosiddetto ‘’Codice nero’’,fissando la sorte degli schiavi. Il matrimonio misto era bandito,e nel caso si verificasse sarebbe stato punito con un’ammenda. Gli schiavi non avevano diritto né di possedere né di vendere,erano considerati un bene..una merce da

usare. Qualora avessero avuto atteggiamenti insolenti nei confronti del loro padrone,avrebbero pagato con la vita. I bambini nati da unione di schiavi rimanevano tali. Nell’800 si sviluppò il razzismo biologico che portò all’idea dei neri come razza inferiore. Tali idea restò dominante fino alla metà del 900. La fine della tratta atlantica,paradossalmente,portò all’intensificarsi di quella dell’Oceano Indiano ,che divenne il centro degli affari schiavisti.

4. Le conseguenze sul continente africano La tratta degli schiavi ebbe conseguenze non solo nel commercio ma anche nella situazione demografica. Il calcolo è difficile da stabilire; molti storici si basano sul numero degli schiavi sbarcati nelle varie coste oppure sul numero totale di spedizioni e il carico medio delle imbarcazioni. Furono deportati ,in America e nei Caraibi, circa 11 milioni di schiavi. Il periodo più intenso si situa fra il 1760 e il 1840, perché il proibizionismo della tratta ebbe scarsi effetti finchè durarono il contrabbando e la tolleranza verso il traffico brasiliano. Tra i 5 e i 10 milioni di schiavi attraversarono il Sahara in direzione del Mediterraneo nel periodo che va dal X al XX secolo. Le schiave erano più ricercate sul mercato arabo- musulmano ,mentre il rapporto si rovesciava nel traffico atlantico . La tratta causò anche problemi a livello locale quali: stagnazione delle popolazioni e conflitti generazionali,in quanto venivano privilegiati i giovani adulti visti più fecondi e vigorosi. La tratta interna all’Africa determinò un forte movimento migratorio perché i capi non vendevano i sudditi ma le prede di guerra. La caccia all’uomo determinata dalla domanda dalla domanda favorì le guerre e generalizzò l’economia di rapina. I risultati si manifestarono già a fine 700. Le altre società africane conobbero per lungo tempo la schiavitù e ,la schiavitù africana non era né più dolce né più domestica di quella europea. Contemporaneamente si estese l’uso interno degli schiavi,soprattutto quando la chiusura del mercato atlantico aumentò il numero di prigionieri sul posto. Le potenze conquistatrici li utilizzarono in grande misura per rafforzare gli eserciti e la produzione,al punto tale che alla fine dell’800 quasi tutti gli africani erano divenuti schiavi. Si potrebbe affermare che la lunga storia della schiavitù e del razzismo lasciò profonde tracce.

Capitolo 8 ‘’L’indipendenza africana nel XIX secolo’’

1. L’Africa occidentale Nella costa occidentale dell’Africa,le popolazioni entrarono presto in contatto con gli stranieri arrivati dall’Atlantico. Le principali potenze marittime crearono lungo le coste numerosi empori commerciali fortificati. I portoghesi scoprirono luoghi che suscitarono in loro grande interesse,fu il caso di Benin. Quest’ultima è famosa per i suoi bassorilievi e per le statue di bronzo. Con la diffusione della tratta Atlantica le precedenti formazioni politiche si dimostrarono incapaci di farvi fronte e tramontarono. In mancanza di meglio,finirono per vendere i sudditi come schiavi,il che rese ancora più precaria la loro stessa esistenza. Alla fine del 600 sorsero piccoli regni negrieri. I più noti furono: Abomey,Benin meridionale,Ghana centrale e le numerose piccole città-stato attive sulla costa. Si trattava di piccoli stati-nazione,la cui nascita e declino coincidono cronologicamente con la parallela evoluzione della tratta atlantica degli schiavi,che si sta sviluppando con l’estensione delle piantagioni della canna da zucchero. I grandi sfruttatori utilizzarono gli schiavi nei palmeti e costituirono cosi un patrimonio rimasto intatto fino al 900. Il sistema politico era piramidale,con a capo il re e la corte,circondati da una complessa aristocrazia. Lo stato ashanti copre più o meno lo stesso arco di tempo. Questa formazione,traeva la sua originalità dagli scambi con l’entroterra,fondati sulla redistribuzione in tutto il sahel delle noci di cola,di cui era una grande produttrice. L’organizzazione politica era paragonabile a quella del regno di Abomey e vi si praticavano anche sacrifici umani in onore degli antenati del re. Nell’Africa centro-occ gli insediamenti erano molto dispersi e l’intenso commercio transcontinentale si praticava soprattutto di scalo in scalo fra comunità diverse sempre pronte a depredarsi reciprocamente. Ciò nonostante si svilupparono alcune formazioni politiche solide,la più nota è il regno kuba nel Kasai occidentale,una provincia dell’attuale Repubblica democratica del Congo. Le conversioni all’islam proliferarono soprattutto tra i fulani ovvero tra gli allevatori delle campagne del Sahel,suscitando jihad guidati da grandi capi religiosi e militari.La prima rivolta fulani ebbe luogo nel

massiccio del Futa-Gialon,dove nascono i fiumi Niger,Senegal e Gambia. I fulani avevano creato una confederazione di nove province,che controllavano le piste commerciali. Ne conseguì una effettiva prosperità fondata su un sistema interno gerarchizzato e schiavista.La supremazia musulmana favorì la nascita e il conseguente sviluppo di una notevole cultura poetica. Studenti provenienti da ogni parte contribuirono ad un’intensa attività intellettuale. Lungo tutto l’Occidente si succedettero molti jihad. Il primo fu Osman dan Fodio,che partì alla conquista del paese haussa,che intendeva riportare alla fede ortodossa dei primi secoli dell’Egira; altro conquistatore fu Omar Tal,che estese il proprio potere a partire dal 1840. La guerra gli permise di realizzare ciò che la predicazione non era riuscita ad ottenere. Ma col tempo,trasformò la sua avventura in un impero di violenza e conquiste,a causa delle avanzate francese e britannica. Gli africani potevano avvertire l’incidenza diretta o indiretta della rivoluzione indutriale in atto in Europa. Britannici e francesi si stavano trasformando in consumatori di materie prime di cui l’industria europea era diventata avida. La crescita della popolazione era il risultato dell’aumento della produzione di viveri resa possibile dalla manodopera di schiavi ormai in soprannumero. Iniziarono ad esserci nuove formazioni,e queste ultime dettero inizio a una vera e propria rivoluzione politica e culturale.

2.Economia e politica nell’Africa orientale Il ruolo centrale dell’economia schiavista dell’Africa orientale è evidente. L’epopea di Rabah è esemplare. Egli era in origine uno schiavo e aveva imparato il mestiere di soldato. Negli anni 1880-1890 aveva conquistato a poco a poco tutto il bacino del Ciad,insediando la capitale. Rabah non fu certo un santo: tagliò teste e basò la sua fortuna sulla razzia di schiavi. Fece scavare pozzi,piantare frutteri,costruire una fattoria e impiegò l’artiglieria occidentale.L’aristocrazia cittadina ci teneva a distinguersi da una brulicante folla urbana,di qui l’invenzione dei mijikenda,la plebaglia

africana. A zanzibar l’economia di piantagione schiavista e la proletarizzazione del personale carovaniero avevano creato nuove condizioni di lavoro,finanziate da capitali indiani. La monetarizzazione dell’economia diventò la regola con l’introduzione dei talleri di Maria teresa,moneta d’argento coniata appositamente in Austria per l’Africa già nel 700,la cui stabilità era garantita dal fatto che la loro emissione avveniva solo in cambio di lingotti d’oro. Le donne producevano la birra,tingevano le tele di cotone e vendevano stuoie con le materie prime coltivate nei campi. Lo stato coloniale di Zanzibar era compartimentato per dare vita a una nazione. Esso accelerò quanto meno l’adozionedi una lingua comune e la diffusione di una cultura aristocratica. Lo swahili è oggi la lingua più parlata a sud del Sahara. Più a sud il fatto rilevante fu il crescente potere di un piccolo regno ,cui sovrano Shaka trasformò in uno stato centralizzato,autoritario e guerriero. Nel 1824 egli accolse i primi commercianti britannici. Shaka fu un riformatore di un certo livello,tanto che la sua influenza raggiunse lo Zimbabwe occidentale. Egli,inoltre,seppe rispondere anche alle minacce europee. Il mito di Shaka fu rinverdito all’inizio degli anni 20 da alcuni giovani intellettuali zulu. Costorno ne fecero l’ero fondatore del loro partito,Ihkatha. Quest’ultimo si oppose con violenza all’Anc di Nelson Mandela,e le sue idee separatiste sono rimaste le stesse fino ad oggi.

Capitolo 9 ‘’L’età coloniale e le trasformazioni sociali di lunga durata’’

La colonizzazione europea iniziò molto prima dell’800, in alcune parti fu brutale in altre invece fu molto più discreta.

1. Il caso del Sudafrica Il territorio di Capo si prestava al rifornimento di acqua e viveri. A metà 600 gli olandesi vi sbarcarono col compito di approvvigiornare le navi. Nel 1795 gli inglesi sbarcarono su quelle coste e vi ci ritornarono nel 1806 per colonizzare l’intero territorio. Nel 1844 crearono la colonia del Natal. I bianchi del sudAfrica non riuscirono mai a liberare il territorio dagli africani neri preesistenti. La scoperta

dei diamanti incrinò notevolmente il fragile equilibrio tra i bianchi,fino allo scoppio nel 1899 della violenta guerra anglo boera. L’economia sudafricana bianca si sviluppò in modo incomparabilmente superiore rispetto al resto del continente. Le miniere sudafricane attirarono numerosi lavoratori. Costoro avevano il diritto di circolare solo se muniti di un permesso ufficiale e senza le rispettive famiglie,e venivano alloggiati in campi minerari. Si diffuse anche il sindacalismo africano nero. A più riprese scoppiarono violenti disordini,a cui i nazionalisti bianchi risposero instaurando una politica razziale segregazionista,che avrebbe portato all’introduzione nel 1947 di un sistema politico repressivo contro i neri: l’apartheid. Solo con l’uscita di prigione di Nelson Mandela nel 1990 si pose la fine di quel regime.

2.L’800 coloniale Nell’Africa occidentale i britannici si trovarono di fronte a un problema di ordine logistico: cosa fare nel caso in cui si presentasse una nave negriera? Questi non potevano essere mandati indietro e perciò l’astuzia consistette nel dare impulso alla cristianizzazione e all’educazione dei liberati,affiancandoli ai missionari. Nel 1842 David Livingstone iniziò a evangelizzare l’Africa centrale a partire dall’Oceano Indiano; il suo obiettivo fu: lottare contro la schiavitù interna offrendo agli africani nuove fonti di profitto. In cambio costoro avrebbero dovuto essergli devoti e lavorare duramente. I rapporti con l’Europa mutarono poiché l’economia di tratta dei prodotti ebbe il sopravvento su quella degli schiavi. Il commercio tra Europa e Africa passava per la costa atlantica o per il Maghreb. Marocco,Tunisi e Tripoli diventarono i grandi depositi di transito verso l’interno del continente. La creazione nel 1788 dell’Africa association è rivelatrice del risveglio delle ambizioni britanniche, che accrebbero le occasioni di conflitto. I britannici,infatti,si insediarono fino in Sierra Leone. Quanto all’espansione francese,essa si consolidò grazie al monopolio di fatto accordato nel 1843 dal re di Abomey al commerciante marsigliese Regis per il mercato dell’olio di palma nel porto di Quidah. La conquista francese vera e propria ebbe inizio nel 1854.

L’instabilità politica,l’espansione dell’islam e la resistenza verso l’occidente di alcuni gruppi erano il risultato delle trasformazioni interne.

3.La conferenza internazionale di Berlino Da parte europea,si cercava di contenere la portata della resistenza africana. La nascita nel 1870 di due nuovi stati, l’Italia e la Germania,aumentò la concorrenza. Si dovette organizzare una conferenza diplomatica a cui sarebbero stati invitati gli stati europei interessati all’Africa. Si trattava di fissare le regole del gioco per evitare rivalità. Furono redatte tre condizioni: 1) gestire gli interessi economici di ogni singola potenza,salvaguardando la libertà di commercio; 2) adottare una comune regola di colonizzazione; 3) dipendente da Leopoldo II,che sognava una colonia in grado di rimediare ai problemi dati dalle piccole dimensioni del suo paese belga. Egli si fece riconoscere il diritto di creare lo Stato libero del Congo: un bene personale . Nell’ultimo decennio dell’800 però il territorio del Congo costò parecchio al re,e perciò cercò di farlo riacquistare dal Belgio. La raccolta del caucciù divenne redditizia,ma tutto ciò a mezzo di un regime di sfruttamento crudele. Perciò il regime leopoldino fu denunciato da tutta la stampa europea. Nel 1907 il Congo diventò una colonia belga. Nel 1900 avvenne la spartizione ,a 15 anni dalla conferenza di Berlino.

4. La prima fase coloniale (1885-1930) L’epoca della grande depressione segnò un rottura decisiva: dimostrò il fallimento dell’economia di rapina,dominante fino ad allora nell’Africa intertropicale. Fino alla prima guerra mondiale la giustificazione morale della colonizzazione sembrava un fatto ovvio,e non si sentiva il bisogno di concrete misure sociali e sanitarie. Nel 1900 fu votata a Parigi la cosiddetta legge dell’autonomia finanziaria delle colonie,rimasta in vigore fino al 1946. Ogni colonia aveva un proprio reddito,con il quale doveva provvedere a qualsiasi tipo di spesa. I prestiti misero in modo il ciclo infernale dell’aiuto e dell’indebitamento. Il risultato fu uno

sfruttamento brutale e di rapina che si dispiegò in due forme: 1) economia mineraria che riguardava l’oro e il rame; 2) l’economia di tratta dei prodotti agricoli ,sviluppata soprattutto nell’Africa intertropicale. Si basava sullo scambio di beni manifatturieri importanti in cambio di beni agricoli di esportazione di prima necessità. Il commercio di import-export restò in mano alle ditte espatriate europee. Il trattante africano fu ridotto al ruolo subalterno di venditore ambulante o di salariato, mentre le grandi ditte moderne di import-export si ingrandivano. Cosciente degli abusi e intenzionato a porvi rimedio, il governo francese del Fronte popolare raccomandò un colonialismo umanitario. Tali pratiche provocarono rivolte disperate. Questa serie di rivolte ebbe inizio e si concluse con due sanguinose carneficine. La prima avvenne verso metà 800 con la grande sollevazione xhosa in Sudafrica. La violenza delle repressioni spaventò le popolazioni. Lo smarrimento che ne seguì spiega la conversione in massa alle nuove religioni ,che allora apparivano come l’ultimo rifugio di una società alla deriva. I movimenti erano la risposta popolare a un potere sempre più coercitivo. Imposte,lavoro forzato e colture furono il perno dell’economia d’esportazione. I mezzi di pressione erano identici: l’imposta,le coltivazioni forzate,il reclutamento coatto dei lavoratori. Si crearono nuovi mercati e l’economia monetaria progredì ,il che contribuì a imporre dovunque la figura del salariato. Non beneficiarono di alcun miglioramento tecnico e si rivelarono incapaci di provvedere ai bisogni di una popolazione in crescita. Il periodo 1920-1935 fu una fase coloniale dura; corrispose all’integrazione accelerata dei paesi africani nel sistema capitalista mondiale. L’aumento dei prezzi portò a un peggioramento radicale delle condizioni degli africani. Durante la Grande depressione regnava una miseria profonda. Nell’Africa delle riserve,il sovrappopolamento cominciava a rendere i terreni sempre più sterili.

5.La seconda fase coloniale La ripresa fu rallentata dalla seconda guerra mondiale. Nel 1950-1952 il corso dei prodotti tropicali e i profitti delle grandi ditte raggiunsero il loro culmine. La colonizzazione rischiava di costare

cara. La nascita dell’economia moderna aveva anche favorito lo sviluppo di nuove e dinamiche forze africane. Tutto ciò contribuì a elaborare le forme della decolonizzazione.

6.La modernizzazione dello sfruttamento Fu il crollo economico degli anni 30 a costringere le metropoli a rivedere i loro modelli di colonizzazione: i governi compresero che l’impero avrebbe fruttato solo a condizione di sborsare molto denaro. Nel 1944 ci fu la conferenza di Brazzaville che portò alla creazione del Fides ovvero di un fondo d’investimento per lo sviluppo economico e sociale. Questo fondo rompeva il principio di autonomia finanziaria delle colonie: la Francia avrebbe finanziato il 45% degli investimenti. Nel settore della sanità pubblica i francesi passarono da pratiche sanitarie curative a una politica di prevenzione. Nell’Africa occidentale francese,il governo del Fronte popolare autorizzò il sindacalismo africano nel 1936. I britannici fecero lo stesso. La seconda guerra mondiale ebbe un importante effetto di apertura . Le ideologie straniere si diffusero con estrema rapidità. Tra queste il principio della libertà dei popoli a disporre di se stessi sancito dalla Carta atlantica del 1941. I partiti nacquero nella loro forma moderna e radicale: si servirono d mezzi di pressione legale,ma a volte fecero ricorso ad azioni violente. I cambiamenti furono enormi. Gli africani nati negli anni 60 vivono in un contesto che non ha nulla a che vedere con quello conosciuto un secolo prima. La colonizzazione europea è un dato di fatto,essa dipende dal campo del sapere e non da quello della morale.

Capitolo 10 ‘’ Decolonizzazione e indipendenza’’ 1. La lunga maturazione degli stati africani contemporanei La maggior parte degli stati africani contemporanei non sono affatto nati negli anni 60. Hanno cominciato a prendere forma molto tempo prima; i giovani stati indipendenti ritennero all’epoca di avere nell’immediato problemi ben più gravi da risolvere. Tutti i tentativi di secessione fallirono,ad eccezione di quello dell’Eritrea ,il cui nazionalismo è il prodotto di una storia singolare. L’Eritrea era un ex provincia dell’impero etiopico,era la sola ad assicurare l’accesso al

mar Rosso. Le ragioni della secessione risalgono alla vendita della provincia agli italiani nel 1890 da parte dell’imperatore etiopico Menelik. Durante la seconda guerra mondiale,l’Eritrea fu occupata dagli inglesi; vide in particolare svilupparsi una classe operaria e una vita sindacale attive. Tre generazioni hanno vissuto all’interno delle stesse frontiere ,con le stesse leggi,lo stesso regime politico e la stessa lingua. L’attuale evoluzione dell’Africa presenta analogie con quella dell’Europa centrale,caratterizzata dall’emergere di quella che gli storici hanno chiamato ‘’storia delle nazionalità’’. I movimenti di decolonizzazione che hanno portato all’indipendenza sono cominciati con la colonizzazione. Le elite hanno progressivamente rivendicato il diritto di partecipare all’esercizio del potere. Le rivendicazioni di autonomia o d’indipendenza si sono manifestate nell’ambito dei territori coloniali. La prima guerra mondiale e la seconda costituirono una svolta fondamentale. Nel 1947 i britannici accordarono l’indipendenza all’India. Fu poi la volta dell’Indonesia. A sud del Sahara ,la Gold Coast dette il calcio d’inizio all’indipendenza nel 1957. Essa assunse il nome di Ghana. Nella prima metà del 900 la colonizzazione aveva allontanato l’Africa dal campo della competizione politica globale. Dalla seconda guerra mondiale alla fine della guerra fredda,l’Africa ritrovò il proprio posto: anzitutto come campo di battaglia essenziale,poi come punto di partenza delle truppe di riconquista in direzione dell’Europa meridionale. Dopo la caduta del muro di Berlino,l’importanza dell’Africa nel mondo non è diminuita. Il continente africano si è trasformato in uno dei principali mercati di consumo di armamenti prodotti dalle grandi potenze internazionali. La storia politica interna dell’Africa è legata in modo evidente a questo nuovo dato. Gli sviluppi recenti stanno per conferire all’Africa il ruolo di primo produttore mondiale di petrolio.

2. L’indipendenza: una conquista Sogno delle colonie Africane era l’indipendenza. Tale volontà si era manifestata già negli anni 60. Si arrivò in diversi casi a vere e proprie guerre di liberazione. In Sudafrica l’indomabile volontà di liquidare l’iniquo regime dell’Apartheid fu incarnata dopo gli anni 60 dalla figura carismatica di Nelson Mandela. In campo britannico

l’evoluzione fu ostacolata dalle lobbies dei coloni favorevoli a un regime di segregazione. In Rhodesia,allo stesso tempo,l’esigua minoranza bianca dichiarò unilateralmente l’indipendenza. Il paese assunse il nome di Zimbabwe nel 1980. Nelle colonie francesi dell’Africa nera ,l’indipendenza non fu semplice da conquistare. La decolonizzazione fu l’effetto di un insieme di fattori politici complessi che mostravano come la Francia fosse molto in ritardo sulle altre metropoli. Nel 1952 in Algeria ci fu la promulgazione di un codice di lavorod’oltremare, indipendente da quello francese. La decentralizzazione amministrativa favorì la costituzione di assemblee territoriali elettive aprendo allo stesso tempo la strada a una vita politica. Ogni territorio era dotato di in Consiglio generale,che votava il budget e le imposte. I sindacati si organizzarono ,i leader politici africani divennero numerosi. La legge quadro 1956,ovvero legge Defferre, sancì il suffragio universale per gli africani e la nomina di due responsabili associati,uno francese e l’altro africano. Nel 1958 De Gaulle cercò di costituire una comunità francese che avrebbe tenuto sotto controllo i progressi di nazioni legate all’ex metropoli. L’entusiasmo delle feste d’indipendenza mostra fino a che punto i popoli avessero aspettato la liberazione. Lo splendido discorso tenuto da Lumumba nel 1960 per l’indipendenza del Congo belga,portò qualche mese dopo al suo assassinio su istigazione dei servizi sociali. Questo avvenimento inaugurò un decennio di caos che avrebbe potuto essere evitato,almeno in parte.

3. La periodizzazione Le fasi d’indipendenza africana posso essere divise in tre periodi diversi: * il periodo neocoloniale. Il progetto democratico si rivelò irrealizzabile, l’accesso alla scuola era riservato ad una minoranza e la maggior parte della gente era analfabeta. I popoli si gettarono nelle mani di dittatori ,cui idee erano l’esatto contrario della democrazia. I vecchi militanti politici divennero despoti. I putsch accelerarono il passaggio alla dittatura. Il primo periodo di indipendenza fu una fase di regressione. *gli anni 1968-1980. Le esigenze dei giovani africani si precisarono

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