Calciomercato - l'analisi di un successo, Tesi di laurea di Giornalismo. Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano
Nico.Casali
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Calciomercato - l'analisi di un successo, Tesi di laurea di Giornalismo. Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano

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Tesi di laurea di Nicolò Casali in LIMED (linguaggi dei media), Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
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CALCIOMERCATO- L’ANALISI DI UN SUCCESSO

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INDICE

1 ........................................................................................................................................ 2 INTRODUZIONE.......................................................................................................... 4 3 CENNI STORICI: DAL DILETTANTISMO AL FAIR PLAY FINANZIARIO........... 6 4 L’INTERFERENZA DEL TIFO FINO AI CASI DIPLOMATICI................................. 12 5 IL CALCIO COME BUSINESS: SPONSOR, MEDIA MANAGER E CAPITALI STRANIERI .............................................................................................................................. 14 6 FANTALCIO, IL GIOCO PIU’ BELLO DEL MONDO (DOPO IL CALCIO)............. 18 7 CALCIOMERCATO 2.0: L’INFLUENZA DI INTERNET E DEI SOCIAL MEDIA . 23 8 MA COME DEVE COMPORTARSI UN BRAVO GIORNALISTA?.......................... 26 9 IL MERCATO IN TV – LA SUA DISTRIBUZIONE NEI PALINSESTI..................... 27 10 CONCLUSIONE............................................................................................................ 30 11 RINGRAZIAMENTI .................................................................................................... 33 12 SITOGRAFIA................................................................................................................ 34

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INTRODUZIONE

Ho deciso di incentrare la mia tesi di laurea in Scienze delle Comunicazione e Linguaggi dei Media sul calciomercato. L’aspetto di cui, però, mi interessa maggiormente discutere non è tanto il fenomeno in sé, bensì il come ed il perché questo è diventato sempre più un argomento pregnante nei media, vecchi o nuovi che siano. Soprattutto, ovviamente, quelli che trattano di sport e, nello specifico, di calcio. Innanzitutto, cos’è il calciomercato? Detto molto approssimativamente, è la compravendita di giocatori, allenatori e anche dirigenti tra una squadra e l’altra in determinati periodi dell’anno che si suddividono in due sessioni: quella estiva, aperta da inizio luglio a fine agosto e riguarda la costruzione delle rose che, di lì a poco, inizieranno un nuovo campionato, e quella invernale, più comunemente detta “di riparazione” in quanto permette alle squadre di mettere delle toppe in quelle zone del campo dove sono carenti a livello quantitativo e/o qualitativo oppure che hanno necessità di liberarsi di giocatori che non reputano più funzionali al progetto. La prima venne introdotta in Italia negli anni ’50 e per un ventennio si tenne solo nel mese di luglio, successivamente fu anticipata a giugno per poi arrivare alla formula odierna; la seconda, che prima del 1995 si teneva nel mese di ottobre, si effettua ora a gennaio, eccezion fatta per l’anno 2000-2001, quando il calciomercato restò aperto dal 1 luglio 2000 al 31 gennaio 2001 a causa delle Olimpiadi di Sidney (svoltesi dal 15 settembre al 1º ottobre 2000) che hanno costretto il campionato ad iniziare ad ottobre anziché a fine agosto. Tutto questo, però, riguarda l’Italia.

La Lega di ogni Paese, infatti, può decidere un giorno ed un orario di inizio e di chiusura diverso dagli altri, oppure estendere la propria finestra di mercato per i trasferimenti interni in virtù di accordi presi con la FIFA. In Russia, ad esempio, la sessione estiva è allineata a quella dei principali campionati europei (eccezion fatta per il Portogallo che chiude a fine settembre), mentre quella invernale va da fine gennaio sino a fine febbraio, fattore non da poco visto che nell’ex Unione Sovietica si celano magnati con importanti disponibilità economiche che sono pronti a mettere mano pesantemente al portafogli pur di rinforzare la loro squadra. Stesso discorso per la Cina, dove stanno emergendo realtà economiche importanti e alcune di queste hanno già fatto tappa in Italia (vedi Milan ed Inter di cui parlerò successivamente). Va detto anche che se per la Russia quello invernale costituisce comunque un mercato di riparazione in cui si tende a fare il meno possibile o 4

al massimo avviare i contatti per l’estate successiva, in Cina il campionato prende avvio a marzo, e quindi la suddetta sessione è la più importante per presentarsi bene ai nastri di partenza. Questo ha avuto inevitabilmente dei riflessi sui principali campionati europei, presi letteralmente d'assalto a suon di milioni per i loro pezzi più pregiati, rischiando di cedere alle lusinghe senza avere poi la possibilità di sostituirli con ricambi all’altezza.

Nonostante si divida in due periodi, l’attenzione verso questo fenomeno è costante per tutto l’anno, tanto da interessare i calciofili di tutto il mondo, a volte anche di più delle partite stesse, e nel corso degli anni è riuscito a diventare un argomento sempre più pregnante all’interno del panorama calcistico. Dopo il calcio giocato, esiste solo il calciomercato, soprattutto per i tifosi di quelle squadre che arrivano ad un certo punto della stagione oramai fuori da ogni obbiettivo e che quindi programmano già la stagione successiva, ben sapendo che le società lavorano comunque sottotraccia. Ma a cosa si deve tale interesse mediatico? Tanti sono i fattori che hanno contribuito a rendere tale evento un fenomeno ed un prodotto di massa, e nei successivi paragrafi proverò ad analizzarli, ma all’origine di tutto c’è sicuramente un fatto: l’uomo (inteso come genere umano senza distinzione di sesso) è un sognatore, e come tale non solo sogna di avere il lavoro meglio retribuito, la macchina più bella e la casa più lussuosa, ma sogna anche che la sua squadra del cuore acquisti sempre i giocatori più forti che l’aiutino a diventare anch’essa più forte. Come ha detto il giornalista di Sky Alessandro Bonan alle colonne de Il Foglio: "Il calciomercato è piacevole perché stimola la parte sognatrice di ognuno di noi. D’estate vincono tutti e la sconfitta non è prevista. Viviamo un’attesa che spesso supera la realtà che sarà il campionato. E' il sabato del villaggio del campionato".

Al giorno d’oggi gran parte delle testate giornalistiche e anche delle trasmissioni sportive radiofoniche e televisive che si occupano di pallone, riservano una buona fetta del loro spazio o tempo per parlare di calciomercato. Addirittura, in Italia, esistono testate online che hanno inserito tale parole perfino nella loro intestazione, quasi come a voler attirare un sempre più vasto numero di lettori sapendo di questo loro interesse: tra le più famose annoveriamo sicuramente TuttoMercatoWeb.com e Calciomercato.com. Sfogliando le pagine dei suddetti siti, possiamo notare come il calciomercato sia l'argomento principale, ma non l'unico ovviamente. Nel week-end, ad esempio, vengono postate le dirette delle partite e le interviste, in mezzo alla settimana non mancano editoriali anche su questioni tecnico-tattiche, eppure, anche se di secondo piano o al limite dell’inverosimiglianza, le notizie di mercato raccolgono sistematicamente molti più visitatori di qualsiasi altro pezzo.

Grande impatto mediatico ebbero anche le “bombe” di Maurizio Mosca, parecchio criticate dal punto di vista deontologico ma che ebbero un enorme successo poiché riuscivano a strappare più di un sorriso agli spettatori, nonostante la maggior parte fossero bufale inventate sul momento e raccontate leggendo il fondo di una pentola fumante posta in studio oppure vestito da artificiere. E a proposito del compianto Mosca, celebre fu la sua frase: "L’essenza del calcio attuale? Il calciomercato. Oggi tutti i giocatori possono cambiare casacca da un momento all’altro. È il regno dell’insicurezza totale. La lotta di tutti contro tutti".

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CENNI STORICI: DAL DILETTANTISMO AL FAIR PLAY FINANZIARIO

Il calciomercato comincia a prendere forma all’inizio del secolo scorso, ovvero poco dopo, se non addirittura contemporaneamente, con la nascita del calcio stesso. I trasferimenti di giocatori da una società all’altra sono sempre avvenuti, ma i regolamenti di quegli anni, essendo il calcio uno sport dilettantistico, stabilivano che il calciatore doveva risiedere per forza nella città in cui giocava e avere un lavoro che non fosse quello di correre su un prato verde tirando calci ad un pallone. Il più delle volte questi passaggi consistevano in “accordi tra gentiluomini”, presi per via epistolare o di persona presso i campi di allenamento di una delle due squadre, in cui i presidenti delle squadre si scambiavano i giocatori con promesse reciproche di ricambiare il favore un domani qualora si fosse 6

presentata la medesima situazione, magari sotto forma di commessa lavorativa o di baratto commerciale, mentre al calciatore veniva offerto un posto di lavoro nella nuova città. La stampa, invece, era pressoché indifferente di fronte ai cambi di casacca, tanto che i tifosi venivano a conoscenza delle novità soltanto il giorno della partita dopo aver dato uno sguardo alle formazioni scese in campo.

Protagonista assoluto di questi inizi fu sicuramente il Genoa. Nel 1913, i Grifoni acquistarono dal Milan il terzino sinistro Renzo De Vecchi (soprannominato “figlio di Dio”) soltanto grazie ad un trasferimento aziendale dalla Banca Commerciale di Milano alla Comit di Genova, sempre nei panni di fattorino. La stessa metodologia del trasferimento aziendale avvenne nel 1926 con il centromediano nonché ragioniere Fulvio Bernardini (diventato poi anche Commissario Tecnico della Nazionale italiana degli anni ’70) che prima si liberò dalla Lazio pagando 20.000 Lire in cambiali, poi venne assunto dalla Banca Nazionale di Credito di Torino, dove era ambito dalla Juventus, ma qui gli consigliarono di smettere di giocare e di concentrarsi a cose più concrete. Di abbandonare l’attività agonista, però, lui proprio non ne volle sapere, e quindi fu trasferito nella sede milanese della stessa banca, dove poté firmare con l’Inter, lavorare e laurearsi alla Bocconi. Tornando nella Genova del 1913, contemporaneamente al “caso De Vecchi”, particolare scalpore destò il passaggio al Genoa degli attaccanti Enrico Sardi ed Aristodemo Emilio Santamaria dalla Società Ginnastica Andrea Doria (che contribuì alla creazione dell’attuale Sampdoria tramite la fusione con la Società Ginnastica Comunale Sampierdarenese avvenuta nel 1946). I due furono contattati dal presidente dei rossoblu George Davidson che aveva offerto loro 3.000 Lire, ma vennero denunciati dal cassiere della banca alla quale si erano rivolti per incassare l'assegno. Furono condannati quindi a due anni di squalifica, ridotti successivamente ad uno, ed al pagamento di una multa di 1.000 Lire. Oltre alle motivazioni economiche e giuridiche, l’affare destò particolare scalpore in quanto i due furono additati dai tifosi della precedente squadra come dei traditori.

Ma è nel 1923 che furono messi i primi tasselli verso il calcio professionistico: la Pro Vercelli, una delle squadre più blasonate dell'epoca, si trovava attanagliata tra le difficoltà economiche e lo scontento dei suoi giocatori che pretendevano sempre più gratificazioni monetarie, cosa che spesso avveniva sottobanco poiché il professionismo non solo era vietato ma anche considerato moralmente sbagliato. Il presidente del club piemontese, tale Luigi Bozino, decise quindi di scrivere una missiva ad ognuno dei suoi giocatori, invitandoli ad andarsene qualora non se la sentissero più di giocare con la sua squadra senza essere retribuiti, e soltanto due di questi risposero con le dimissioni: l'attaccante Gustavo Gay ed il terzino destro Virginio Rosetta, i quali, di tutta risposta, furono estromessi dalla rosa in cerca di una nuova sistemazione. Il primo fu acquistato dal Milan grazie al dirigente Ulisse Baruffini, che era anche presidente della Lega Nord (ovvero l’organizzazione che gestì i gironi settentrionali delle categorie di vertice del campionato italiano di calcio dal 1921 al 1926), il quale fece spuntare improvvisamente un certificato che attestava che il giocatore fosse dipendente della Richard-Ginori già da due anni, e quindi la Lega (guarda caso) approvò il passaggio. Il secondo, invece, fu acquistato dalla Juventus del nuovo presidente Edoardo Agnelli, il quale diede mandato al suo consigliere Sandro Ajmone Marsan di mettere a disposizione del giocatore un impiego da contabile nella sua azienda offrendogli un ingaggio da 700 lire mensili più 300 che gli avrebbero corrisposto i bianconeri sotto forma di rimborso spese, oltre a vitto e alloggio. La “vicenda Gay”, però, aveva creato qualche frizione tra la Federazione e la Lega che reputava diversi i casi dei due atleti vercellesi, e quindi il passaggio del difensore nella società torinese venne bloccato per parecchio tempo, mentre i bianconeri che si videro rifilare ben 6 punti di penalità per tre partite che aveva vinto (allora una vittoria valeva 2 punti) e che li tagliarono fuori dalla lotta per il titolo. Alla fine, il tutto si risolse anche grazie alla strategia attuata dallo stesso Rosetta, al quale era stato ritirato il tesserino di calciatore, di rifiutare la convocazione per le Olimpiadi del ’24, mentre la Juventus dovette versare 50.000 Lire nelle casse della Pro Vercelli, fedele ai valori del dilettantismo e restia nel mettere il suo giocatore nella lista trasferimenti, con 7

incoerenza rispetto all’atteggiamento tenuto l’anno precedente. Sarcastica fu la reazione del Guerin Sportivo che scrisse: “Da oggi, mercé gli sforzi combinati juventino-vercellesi, è possibile determinare il valore di una squadra: quella vercellese vale 550 000 Lire". Tale valore fu dato dalla moltiplicazione dei 50.000 versati dai bianconeri per tutti gli undici giocatori della Pro Vercelli.

Nell’estate dello stesso anno, vennero aperte le porte al professionismo con l’abolizione della norma che obbligava il calciatore a risiedere nella città sede del club dove intendeva trasferirsi, ma ciò che sancì definitivamente il passaggio accadde nel 1926 con l’emanazione della Carta di Viareggio, studiata da una commissione di esperti voluta dal nuovo presidente del Coni, Lando Ferretti, e firmata per primo dal sopraccitato Fulvio Bernardini, con il compito di dare una nuova organizzazione del calcio italiano. La Carta apportò parecchie novità, ma le principali inerenti alla mia disamina riguardano: la divisione dei calciatori in dilettanti e non dilettanti, dove dietro quest’ultima definizione stava il riconoscimento dei numerosi trasferimenti avvenuti in precedenza clandestinamente e dei relativi stipendi pagati ai giocatori, spesso mascherati dietro rimborsi-spese o salari fittizi nelle aziende facenti capo alle stesse proprietà delle società di calcio; la chiusura delle frontiere per gli stranieri, eccezion fatta per gli oriundi, ovvero calciatori stranieri ma con discendenze italiane. Quest’ultimo punto è più prettamente ispirato alle idee nazionaliste del Fascismo, in quanto lo sport aveva una funzione molto importante per la propaganda del regime, ed era quindi ritenuto altrettanto importante avere una Nazionale di calcio di spessore. Dal Sudamerica iniziarono dunque ad arrivare frotte di giocatori, molti dei quali si rivelarono indispensabili per i successi dei Mondiale del ’34, vinto anche grazie agli argentini Luis Felipe Monti (Juventus), Enrique Guaita (Roma), Raimundo Orsi (Juvenstus), Attilio José Demaria (Inter) ed al brasiliano Amphilóquio Guarisi (Lazio), e del '38 con l'uruguaiano Miguel Ángel Andriolo Frodella (Bologna). Non vinsero nulla, ma trovarono comunque la Nazionale gli uruguaiani Francisco Raùl Frione (Inter) e Raffaele Sansone (Bologna), il paraguaiano Attila Sallustro (Napoli) più gli argentini Julio Libonatti (Torino, Genoa e Rimini), Arturo Ludueña Chini (Torino), Alejandro Scopelli Casanova (Roma) e Renato Cesarini (Juventus), quest’ultimo famoso per il suo vizio di segnare reti nelle battute conclusive di una partita, da cui deriva appunto la famosa locuzione “zona Cesarini”. Prima della Carta di Viareggio, però, vi furono già tre oriundi che diedero inizio alla moda: l’italo-svizzero Ermanno Aebi (Inter), l’argentino Eugenio Mosso (Torino) e lo scozzese Giovanni Moscardini (Lucchese e Pisa).

Fu proprio questa trasmigrazione transoceanica che, oltre a far lievitare i prezzi, permise la nascita dei primi mediatori, che potremmo definire come gli antesignani degli odierni procuratori, i quale facevano da spola tra i due continenti anche se a volte si rivelarono dei veri e propri truffatori. Nell’immediato secondo dopoguerra, il calcio inizia a spopolare anche se il periodo bellico aveva decimato le rose dei club, e quindi vennero riaperte le frontiere agli stranieri per tenere alto il livello del campionato. La Nazionale tornò a rimpolparsi di oriundi, tra i quali vanno ricordati sicuramente gli uruguaiani Juan Alberto Schiaffino e Alcides Ghiggia (entrambi protagonisti della vittoria del mondiale del '50 al Maracanà proprio contro il Brasile), i brasiliani Angelo Benedicto Sormani e José Altafini, più gli argentini Antonio Angelillo ed Omar Sívori.

A partire dagli anni '50, inizia a prendere forma il calciomercato come lo intendiamo noi oggi. L'idea venne allo stravagante principe Raimondo Lanza di Trabia, presidente del Palermo volenteroso di costruire una squadra da scudetto, il quale era solito ricevere non solo il suo allenatore Guseppe Viani ma anche i presidenti ed i dirigenti di altre squadre negli alberghi milanesi, tra cui proprio il Gallia che diventerà la prima sede ufficiale delle contrattazioni. Importantissima fu anche la figura di Paolo Mazza, presidente della Spal, neopromossa in Serie A per la prima volta dall’istituzione del girone unico (introdotto proprio dalla Carta di Viareggio), che si rivelò un vero scopritore di talenti comprati a poco e rivenduti a peso d’oro. Il mercato diventa in breve tempo un fenomeno mediatico e di costume, seguito dal vivo dai tifosi, dai giornali e dalle

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televisioni a partire dalla fine del campionato fino alla chiusura di luglio, tanto che la stampa decise di assegnare “lo scudetto del Gallia” alla squadra che avesse messo a segno il colpo più importante. Ogni estate l'albergo veniva preso di mira anche dai curiosi non addetti ai lavori, ai quali interessava essere vicini ad un mondo attorno a cui iniziarono a girare molti interessi, ma soprattutto dai tifosi che attendevano notizie concernenti la loro squadra.

In quegli anni, a causa del deficit delle società, iniziarono ad esserci le prime forme di pagamento dilazionato, i prestiti con diritto di riscatto e le comproprietà, ovvero giocatori con il cartellino appartenente a due o più club, dato che inizialmente una società poteva detenere il cartellino di un giocatore al 50%, al 33 o addirittura al 25. Successivamente è stata portata solo al 50%, con le società potevano accordarsi per il prezzo con cui acquistare l'altra metà a fine stagione. In caso contrario, queste avrebbero dovuto presentare un'offerta in busta chiusa contenente l'importo che più ritenevano idoneo, e se questo fosse stato uguale il giocatore sarebbe rimasto alla squadra in cui aveva militato nel campionato appena concluso. L’idea delle comproprietà, abolita nel 2014 con introduzione a partire dal 2015, arrivò dal procuratore del centrocampista Luca Dell’Angelo in forza alla Fiorentina ma finito nel mirino del Prato. Le due toscane non trovarono l’accordo, e così il suo agente Giacchetti suggerì al Prato di acquistare solo la metà del cartellino. Eclatante fu il caso di Paride Tumburus, centrocampista del Bologna Campione d’Italia nel 1964 e della nazionale italiana di quel periodo. Nel 1971, però, la sua carriera stava volgendo oramai verso il termine, e si concluse ufficialmente l'estate dello stesso anno, quando Vicenza e Rovereto si presentarono alle buste offrendo rispettivamente 175 (poco più di un litro di benzina) e 25 Lire, cifra quasi irrisoria, che avrebbe anche potuto offendere la dignità del calciatore. Per questo, da quel momento, la cifra minima da inserire in una basta è stata fissata a 100.000 Lire, diventata 500€ con il passaggio alla moneta unica europea.

Il disastro della Nazionale ai Mondiali inglesi del 1966, a causa della clamorosa sconfitta avvenuta per mano della Corea del Nord, portò nuovamente alla chiusura delle frontiere, facendo saltare anche trasferimenti clamorosi oramai già in via di definizione come quello che avrebbe portato all'Inter la stella portoghese Eusebio ed il giovane difensore centrale tedesco Franz Beckenbauer. Tornarono quindi in voga gli oriundi ed i prezzi degli italiani salirono alle stelle, tanto che la Juventus, nell'estate del 1975, fu la prima squadra a toccare la quota del miliardo di Lire con il 20enne centrocampista Marco Tardelli del Como. Nel frattempo, nel 1969, l'Hotel Gallia rinunciò ad essere la sede ufficiale del mercato, ed il suo posto lo prese l'Hotel Hilton che, in aggiunta, allestì la sala stampa con servizio di segreteria, telex e cabine telefoniche. I mediatori, però, iniziarono a fare sempre più la voce grossa, trovando la contrapposizione dell'Associazione Italiana Calciatori, fondata nel 1968 da una decina di giocatori con lo scopo di aumentare le tutele dei suoi iscritti, che si batté perché le trattative avvenissero in una sede federale, proponendo il centro tecnico di Coverciano. Alla fine, la spuntarono i mediatori che restarono a Milano, ma la Federazione iniziò ad inviare sul mercato addetti dell’ufficio inchieste per controllare la regolarità dei trasferimenti. Nel 1980 furono riaperte le frontiere, facendo assumere al calciomercato dimensioni ancora più grandi e l'Italia tornò ad essere la meta più ambita, anche grazie alla legge 91 del 1981 tramite la quale venne: riconosciuto ai giocatori lo status di lavoratori dipendenti con annesse tutte le tutele che ciò comporta ed abrogato il vincolo per i professionisti (per i dilettanti e per il settore femminile cadrà soltanto nel 2002), mentre prima un giocatore che firmava per un club si legava a vita ad esso.

Nel decennio successivo la “sentenza Bosman” rappresentò la svolta che cambiò radicalmente il calciomercato, e prese il nome del centrocampista belga Jean-Marc Bosman che, nel 1990, si rivolse all'Alta Corte di Giustizia Europea in Lussemburgo in quanto il suo club (RFC Liegi) gli impedì di trasferirsi ai francesi del Dunkerque nonostante il suo contratto fosse scaduto, in quanto l’indennizzo proposto dai transalpini non fu ritenuto sufficiente. All’epoca, infatti, le squadre che

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volevano tesserare un calciatore dovevano pagare una cifra alla sua squadra anche se il contratto era scaduto. La disputa si concluse definitivamente nel '95 con la Corte che diede ragione al calciatore e sentenziò che, in base ai Trattati di Roma del 1957 che istituirono la CEE (Comunità Economica Europea), un calciatore è assimilabile ad un qualsiasi altro lavoratore e, pertanto, ha diritto alla libera circolazione nei Paesi europei alla fine del contratto che lo lega ad una società di calcio. La sentenza impedì anche alle varie leghe continentali di porre un tetto al numero di stranieri (eccezion fatta per i calciatori extracomunitari) ed ai giocatori in regime di svincolo fu consentito trasferirsi liberamente da una squadra europea all’altra al termine del proprio contratto, firmando un pre-contratto con un altro club nei sei mesi precedenti la scadenza di quello in vigore con la propria squadra. Esso non è però un trasferimento vero e proprio, ma un semplice contratto cautelativo. Tale fatto ha cambiato non poco le dinamiche del mercato. Oramai, soprattutto con il sopraggiungere della crisi economica, le squadre hanno iniziato a guardare ai cosiddetti "parametri zero" non più per forza come degli scarti, bensì come delle vere e proprie opportunità per rinforzare la rosa a costi relativamente bassi e con cui, eventualmente, un domani poter monetizzare ottenendo una plusvalenza. Tra i maggiori affari di queste tipo messi a segno, vanno annoverati sicuramente Andrea Pirlo dal Milan alla Juventus, Esteban Cambiasso dal Real Madrid all’Inter, Robert Lewandowski dal Borussia Dortmund al Bayern Monaco, Michael Ballack dal Bayern Monaco al Chelsea, Zlatan Ibrahimovic dal Paris Saint-Germain al Manchester United, ma soprattutto Paul Pogba dal Manchester United alla Juventus, la quale, quattro anni dopo, lo ha ceduto nuovamente agli inglesi per la cifra record di 105 milioni di euro più altri 5 di bonus.

Altra svolta epocale arrivò nel 2001 a seguito di alcune denunce su trasferimenti internazionali, con una riforma nata dalla collaborazione fra la FIFA e l’Unione Europea che consentì ai calciatori di poter anche a rescindere il contratto in essere con il proprio club, diventando arbitri del proprio destino. La clausola rescissoria trova fondamento nell'ordinamento giuridico spagnolo del 1985, ma fino alla seconda metà degli anni '90 venne usata solo per un trasferimento, quello Valery Karpin dal Real Sociedad al Valencia, due squadre della stessa nazione appunto. I problemi iniziarono ad esserci nel 1997 con il passaggio di Ronaldo all'Inter: Moratti decise di pagare al Barcellona l'intera clausola di 48 miliardi di Lire, ma il club catalano si rivolse alla FIFA in quanto tale somma era ritenuta valida per la risoluzione del contratto e non per l'indennizzo economico al club, chiedendo altri soldi basando la richiesta su indennità di fine rapporto per le clausole valevoli all'estero (circolare 616 della FIFA secondo la quale le condizioni per le quali un calciatore può firmare per un altro club dovevano essere: fine contratto, rescissione consensuale da parte di una delle due parti con giustificati motivi) ed anche per l'addestramento del giocatore (regola valida per tutti i giocatori extracomunitari a fine contratto). La richiesta totale divenne quindi 90 miliardi, cifra definita fuori luogo dallo stesso Blatter. L’arbitrato della FIFA limitò quindi le richieste del Barcellona a 5 milioni lasciando i due club liberi di accordarsi sull'indennizzo che poi fu di “soli” 3 milioni.

Nel 2009, inoltre, che il Comitato Esecutivo UEFA iniziò ad introdurre il Fair Play Finanziario, approvato nel 2010 ed iniziato ufficialmente in vigore nel 2011, anche se un primo passo avvenne già nel 2003. Allora la UEFA introdusse il sistema delle licenze per poter partecipare alle coppe europee, il che consisteva nel rilascio da parte della Lega di appartenenza di una licenza che ne attestasse il rispetto di alcuni parametri, salvo poi essere controllata dalla UEFA stessa a cui spettava ogni decisione finale. Ma cos'è il Fair Play Finanziario e perché è stato inserito? La ragione che ha spinto alla sua introduzione è, in primo luogo, la volontà di scongiurare un’eccessiva disuguaglianza tra le società eccessivamente ricche e quelle più povere; secondariamente, mirare a far estinguere i debiti contratti dalle società calcistiche fino ad indurle, nel lungo periodo, ad un auto-sostentamento finanziario secondo tre principi: niente debiti arretrati verso altre società, dipendenti e/o autorità; fornitura di informazioni finanziarie che riguardano il futuro; obbligo di pareggio di bilancio, ovvero fornitura di informazioni finanziarie che riguardano il futuro. Pena: mancata partecipazioni alle coppe con rose ridotte, divieto di iscrizione di nuovi giocatori alle 10

competizioni UEFA, pagamento di multe, punti di penalizzazione, decurtazione di punti, trattenuta degli introiti ricavati da una competizione UEFA, squalifica dalle competizioni in corso e/o esclusione da future competizioni, revoca di un titolo o di un premio. Non sono però mancate le critiche, soprattutto perché questa norma ha dimostrato in più occasioni nel corso degli anni di fare figli e figliastri, in quanto alle big basta pagare una multa e prendere accordi con l'UEFA per poter spendere più o meno quello che vogliono. Secondo Stefan Szymanski, economista dello sport della University of Michigan, questa specie di "fiscal compact" del calcio ha come obbiettivo di frenare la crescita dei salari dei calciatori e stabilizzare i bilanci delle società rendendo più difficili i fallimenti, ma così facendo vengono tarpate le ali a società che hanno giri d'affari bassi.

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L’INTERFERENZA DEL TIFO FINO AI CASI DIPLOMATICI

Il calcio è passione, ma spesso questa tracima in una vera e propria religione che abbraccia non solo i colori della bandiera duraturi nel tempo ma anche quelli che sono gli attori principali: i calciatori, veri beniamini dei tifosi di tutte le età, e che nessuno vorrebbe vedere lasciare la propria squadra per andare a fare le fortune di altre, a maggior ragione se queste sono dirette concorrenti o rivali storiche. Il giornalista, quindi, pur mettendo in primo piano il diritto di cronaca, deve essere cosciente di avere determinate responsabilità quando parla di mercato, soprattutto quando parla di trattative spinose tra società rivali.

È capitato in parecchie circostanze, infatti, che l’interesse mediatico influisse sullo sviluppo delle trattative, soprattutto le più importanti e clamorose, fino addirittura a farle saltare. Tra gli esempi più famosi, di recente, posso ricordare lo scambio che Juventus e Inter provarono ad intavolare tra Vucinic e Guarin nell'inverno del 2014: la trattativa era avanzata, i calciatori ed i due club erano entrambi a Milano per firmare, ma il clamore mediatico della notizia fece scatenare l’ira degli scontenti tifosi nerazzurri; fu una vera e propria sommossa che "costrinse" l'allora presidente dell'Inter Thohir ad interrompere la trattativa. Stessa cosa successe nel 2008, quando fu il popolo bianconero a far saltare il ritorno di fiamma che avrebbe portato alla Vecchia Signora Dejan Stankovic, reo di aver rinunciato alla Juventus cinque anni prima ai tempi della Lazio e di essere considerato come un elemento sempre in prima linea nello sbandierare la sua anti-juventinità. Un altro caso simile avvenne nel 1995, quando 4.000 tifosi della Lazio si riversarono sotto la sede della società per bloccare il passaggio di Giuseppe Signori dai capitolini di Sergio Cragnotti al Parma di Calisto Tanzi, e ci riuscirono. Guai però a pensare che questi fatti siano una moda solo dei giorni d’oggi. Nel 1958, stando alle parole di Massimo Moratti, l’Inter di suo padre Angelo aveva già definito l’acquisto di un emergente brasiliano di appena 18 anni di nome Edson Arantes do Nascimento, meglio noto come Pelé, salvo poi stracciare i contratti già firmati in seguito alla telefonata di supplica del Presidente del Santos minacciato pesantemente dai tifosi in rivolta che arrivarono addirittura ad incendiare della sede sociale.

Non solo tifosi scalmanati, a volte per indirizzare delle trattative in un verso o nell’altro sono dovuti intervenire perfino poteri diplomatici, come capitò allo stesso Pelé nel 1962, quando venne nominato dal Governo brasiliano patrimonio nazionale per evitare qualsiasi possibile trasferimento del calciatore all’estero. Non a caso, nel 1975, l’asso brasiliano dovette proprio chiedere l’autorizzazione del Governo per trasferirsi agli americani del New York Cosmos, società emergente controllata dalla Time Warner ed operante nel settore della televisione e del cinema, che rappresentò l’El Dorado per parecchi giocatori arrivati a fine carriera, come fu anche per Franz Beckenbauer, Giorgio Chinaglia, Carlos Alberto e anche Johan Cruijff per un paio di amichevoli.

In Italia, invece, nell’estate dell’1983, successero due fatti uno più incredibile dell’altro. Primo: Sandro Mazzola riuscì a far firmare al romanista Falcao un contratto con l'Inter. Il presidente nerazzurro Ivanoe Fraizzoli telefonò dunque al collega romanista Dino Viola per metterlo al corrente dei fatti e per trovare un accordo sul costo del cartellino. Decise dunque di scendere in campo il romanista Giulio Andreotti (allora esponente della DC), il quale ordinò al suo braccio destro Franco Evangelistidi interferire nella trattativa, facendo arrivare alla religiosissima madre del fantasista brasiliano la voce che perfino Papa Wojtyla sperava che Falcao non lasciasse la capitale. La donna provò così a persuadere il figlio, ma non bastò. Lo zampino definitivo lo mise Andreotti in prima persona, il quale chiamò il presidente nerazzurro Fraizzoli parlandogli della possibilità imminente di verifiche fiscali sulla sua azienda, di controlli sui suoi patrimoni all'estero, sui vestiti che fabbricava e che forniva anche ai vari Ministeri per poi chiudere con un "e vediamo

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dove prendi i soldi per pagare Falcao". Fraizzoli capì dunque che il gioco non valeva la candela e bloccò la trattativa. Secondo: il 1° giugno l’Udinese annunciò di aver acquistato Zico, leggendario fantasista brasiliano del Flamengo oramai 30enne. Per acquistare il cartellino valutato 6 miliardi di lire, il club friulano dovette, però, creare la Grouping Limited, una società fantasma specializzata in diritti d’immagine con 4 sterline di capitale sociale, avente sede in una chiesa sconsacrata di Londra, tramite la quale servì per permettere al presidente Lamberto Mazza di attingere ai suoi conti all’estero. La trattativa si chiuse in poco tempo, e l’8 giugno arrivò anche la firma del fuoriclasse verdeoro. Nel frattempo, Mazza venne preso d'assalto dai media e dalla Federazione, soprattutto alla luce del fatto che la sua ditta Zanussi, all'epoca secondo gruppo industriale italiano con 30.000 dipendenti e una trentina di diverse aziende (tra cui proprio l'Udinese), rischiava di mandare in cassa integrazione almeno 4.500 dipendenti. Contemporaneamente, anche la Roma mise mano al portafogli acquistando un altro brasiliano: Toninho Cerezo dall’Atletico Mineiro. Tali operazioni, però, furono considerate fin troppo spregiudicate da parte della Federcalcio, presieduta dall’avvocato Federico Sordillo, che, verso la fine del mese, decise di bloccare tutti i nuovi acquisti dall’estero arrivati dopo il 13 giugno e di sottoporli ad accurati accertamenti nel bel mezzo del mercato, la cui data di scadenza era fissata al 30 del mese stesso. Il tutto, rifugiandosi dietro ad una chiusura delle frontiere considerata necessaria per far ripartire il movimento calcistico italiano. E così, il 2 luglio i trasferimenti dei due brasiliani furono annullati. Il giorno seguente, una delegazione di politici friulani scese a Roma per convincere il Ministro dello Sport che il blocco imposto dalla Federcalcio rappresentasse un vero e proprio sopruso ai danni di Udinese e Roma, mentre nella città friulana i tifosi bianconeri si riversarono per le strade della città minacciando la secessione dall'Italia e l'adesione all'Austria. Famose le grida “Ci vergogniamo di essere italiani” ed i cartelli "Zico o Austria". La questione passò quindi tra le mani del CONI che istituì una giuria straordinaria composta da tre esperti che avrebbero dovuto pronunciarsi sulla vicenda. Nel frattempo, da Roma arrivarono forti pressioni, le stesse che convinsero Falcao a non andare all'Inter, che consigliarono vivamente di chiudere un occhio su Cerezo, facendo spuntare dal nulla un atto notarile il quale stabilì che la Roma aveva già comprato il giocatore l’8 giugno. Per quanto riguarda l’Udinese, gli stessi documenti giudicati in un primo momento insufficienti vennero considerati di colpo in regola. E così il 23 luglio arrivò la sentenza che, di fatto, cancellò il veto della Federcalcio e decretò validi gli acquisti dei due sudamericani, mentre Sordillo si vide costretto a riaprire le frontiere.

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IL CALCIO COME BUSINESS: SPONSOR, MEDIA MANAGER E CAPITALI STRANIERI

"A causa dello sviluppo del settore e dell'ingresso sulla scena di grandi sponsor, sembra che il denaro abbia spostato i pali delle porte", così parlò Enzo Bearzot nel 1986, ai margini delle sue dimissioni da CT della Nazionale italiana dopo la fallimentare spedizione dei mondiali in Messico, a cui l’Italia si era presentata da campione in carica in virtù del trionfo di Spagna '82. Come già accennato precedentemente, il successo del calciomercato va a braccetto con quello del calcio stesso. Con la conseguenza che tale successo ha trasformato sempre di più quello che, almeno in principio, era uno sport dilettantistico in un vero e proprio business che ha aperto le proprie porte ad investitori stranieri, decisamente oramai più abbienti rispetto a figure “romantiche” di presidenti- tifosi come potevano essere a loro tempo Moratti, Berlusconi e Sensi, giusto per restare in Italia. Stiamo parlando chiaramente di americani, magnati russi, petrolieri arabi e colossi asiatici.

Fu il russo Roman Abramovich ad aprire le danze, acquistando il Chelsea nel 2003. Da lì in poi fu un continuo arrivo di capitali stranieri che si sono fatti attrarre prevalentemente l’Inghilterra, dove, su 92 club professionistici, ben 37 sono detenuti, nella loro totalità o in compartecipazione, da proprietà estere. Tra questi vi sono anche tre italiani: Francesco Bacchetti in terza divisione con il Leyton Orient, Massimo Cellino (dopo aver venduto il Cagliari) prima e Andrea Radrizzani poi in seconda con il Leeds, più la famiglia Pozzo in Premier con il Watford. I Pozzo, addirittura, fanno deciso di cedere gli spagnoli del Grananda al cinese Jiang Lizhang, approdato anche in Inghilterra con l’acquisto del Crystal Palace ed in Italia con quello del Parma, per concentrarsi maggiormente sulla società inglese, relegando l'Udinese in seconda posizione visto il maggior gettito di denaro che la Football Association riversa sui suoi club. Basti pensare che solo di diritti televisivi, l’ultima classificata nella maggior serie inglese incassa quanto la prima italiana. All’inizio del nuovo millennio, in Inghilterra, c’era più equilibrio tra le entrare provenienti dalla biglietteria, dal merchandising e dai diritti televisivi, poi la forbice si è allargata e questo lo deve sicuramente a Sky, colosso televisivo di Rupert Murdoch.

Ma per imprenditori che dall’Italia scappano, c’è anche qualcuno che vi entra per investire, nonostante i ricavi siano di molto inferiori a causa dei bassi diritti televisivi, di stadi non di proprietà vecchi e logori che scoraggiano la presenza di spettatori (già di per sé poco attratti dallo spettacolo fornito), da un merchandising ridotto dalla presenza di gadget taroccati, da una fiscalità elevata, fino ad arrivare ai gruppi di tifoserie organizzate in cui talvolta si celano vere e proprie associazioni a delinquere (come il bagarinaggio dei biglietti). Restando nella nostra massima serie, la prima società a passare la mano a stranieri fu la Roma che, dopo diciotto anni di gestione della famiglia Sensi, ha visto insediarsi una cordata americana guidata prima da Thomas Di Benedetto, che è rimasto presidente per un anno circa, e dall'agosto 2012 da James Pallotta, ancora in carica. Nel novembre del 2013 fu il turno dell’Inter, con Moratti che cedette il 70% del pacchetto

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azionario all’indonesiano Erick Thohir (magnate dell’editoria e della televisione ma con partecipazioni azionare in altri settori), il quale, tre anni dopo, cedette alla famiglia Zhang, proprietaria della Suning Commerce Group, colosso nel campo di elettrodomestici e prodotti elettronici. Nel 2014 il Parma venne acquistato e venduto quasi subito da Rezart Taci, petroliere albanese già accostato in precedenza a Genoa, Milan, Roma e Bologna. Già, proprio il Bologna, passato nell’inverno del 2014 nelle mani dell’avvocato newyorkese Joe Tacopina, già intenzionato a comprare il club nell'estate 2008 per poi diventare vicepresidente della Roma nel 2011 assieme a Di Benedetto, e del magnate canadese operante nel campo dell'industria casearia Joey Saputo, ora presidente a tutti gli effetti dopo la fuoriuscita di Tacopina (ora a capo del Venezia). In ultima battuta, è stato il turno del Milan con il tanto agognato closing che ha visto la fine dell’era Berlusconi dopo trentuno anni, e l’inizio di quella cinese rappresentata da Li Yonghong, sul quale si sono riversati parecchi dubbi sia per la tempistica impiegata per l'acquisto del club rossonero sia per la poca chiarezza circa le sue attività, tanto che in Cina pare sia conosciuto solo per una presunta truffa perpetrata alla fine degli anni ‘90 ai danni di 18.000 risparmiatori.

La stessa Serie A sono anni oramai che prova a vendere meglio il proprio prodotto all’estero con tournée estive o invernali oltreoceano, oppure giocando in Oriente la Supercoppa italiana, ovvero la sfida tra la vincente del campionato contro quella della Coppa Italia, oppure la finalista di quest’ultima se le prime due figure coincidono: la prima volta fu negli Stati Uniti d’America nel 1993, poi Libia nel 2002 e poi ancora negli USA l’anno successivo, nel 2009 fu la volta della Cina seguita dal 2011, 2012, 2013 e 2015, mentre nel 2014 e nel 2016 il palcoscenico venne spostato in Qatar. L'ultimo derby della Madonnina, disputatosi lo scorso 15 aprile, fu giocato addirittura di sabato (era il weekend di Pasqua) alle ore 12:30 perché potesse essere visto in anche Cina, Paese di provenienza dei nuovi proprietari dei due club. Il recente aumento degli investimenti effettuati dalle società cinesi è dovuto principalmente a due interessi: quello delle aziende più ricche del Paese nato dalla vittoria del Guangzhou di Marcello Lippi nella Champions League asiatica (mentre prima del 2013 il calcio cinese era sostenuto praticamente solo dai proprietari delle squadre) e quello, ancora più forte, del Governo per il ruolo del calcio nella società. Per quanto riguarda il primo punto, va detto che sono soprattutto i gruppi immobiliari a investire sul calcio cinese, comprando squadre in cambio di agevolazioni sull'approvvigionamento di nuovi terreni, come appunto l'Evergrande Real Estate Group proprietario del Guangzhou. Per quanto riguarda l’aspetto politico, l'obiettivo del Presidente Xi Jinping, infatti, è sì quello di sviluppare il calcio in Cina ma soprattutto coltivare campioni che potranno essere utili pure alla nazionale, attualmente allenata dallo stesso Marcello Lippi, per ambire a partecipare ed a far bella figura ai mondiali. Non a caso, lo scorso gennaio, l'Amministrazione Generale dello Sport ha dato un primo segnale di stop agli ingaggi stratosferici per smorzare la smania di mercato del calcio cinese e favorire la nascita di campioni locali.

Queste nuove figure si sono imposte nel calcio europeo acquistando società di medio-basso livello o nobili decadute con l'intento di rompere l'egemonia delle precedenti big, anche se è chiaro il fatto che dietro abbiano dei tornaconti personali per altre attività. Lo stesso Zhang Jindong, soprattutto grazie all'impatto mediatico dovuto all'acquisto dell'Inter, ha stretto accordi commerciali che gli hanno più che raddoppiato il patrimonio personale, passando dall'essere il 403esimo uomo più ricco del mondo con 3.8 miliardi di dollari al 162esimo con 8.4 (dati Forbes). Ma per fare ciò, ovvero aumentare lo spessore delle proprie squadre, i nuovi proprietari hanno dovuto sopperire allo scarso appeal del loro club mettendo inevitabilmente mano al portafogli. Come quando, nel gennaio del 2009, gli sceicchi del Manchester City furono ad un passo dall’ingaggiare il fantasista brasiliano del Milan Kakà, al quale sarebbero andati 15 milioni di euro netti all’anno e 120 al club rossonero per il cartellino. L’affare poi non andò in porto, ma questo fatto segnò l’inizio di una nuova epoca perché aveva dimostrato al mondo come una squadra che soltanto l’anno prima era arrivata decima in campionato potesse far vacillare un campione affermato e ancora nel fiore dei suoi anni come il trequartista brasiliano. La conseguenza della moltiplicazione esponenziale dei nuovi signori del 15

pallone non poteva che essere l’aumento del prezzo medio dei calciatori più forti. Questa tendenza al rialzo, almeno in Italia, si era già verificata verso la fine degli anni ’90 anche a causa di società che hanno fatto il passo più lungo della gamba, salvo poi pagarne le spese con i fallimenti realmente avvenuti (come la Fiorentina nel 2002) o rischiati come la Lazio di Cragnotti ed il Parma di Tanzi, tutte squadre ai vertici del calcio non solo nostrano ma anche europeo di quel periodo. Questa situazione di incertezza dovuta appunto ai fallimenti, portò tutta la Serie A ad un successivo ridimensionamento, con la conseguenza del progressivo superamento da parte di club esteri che, con il passare del tempo, si è fatto sempre più sostanzioso.

Secondo quanto riportato da Transfermarkt (sito web tedesco nato nel 2000 contenente classifiche di numerosi campionati di tutto il mondo, risultati delle partite, trasferimenti, carriera dei giocatori, dati delle società, informazioni sui procuratori sportivi, oltre ad una sezione dedicata alle news di calciomercato), negli ultimi dieci anni, la squadra che ha speso di più tenendo conto anche di trasferimenti minori e ragazzi del settore giovanile è proprio il Manchester City con 1,34 miliardi di euro per 289 giocatori comprati, mentre al secondo c’è dal Real Madrid con poco più di 1 miliardo suddiviso però su 109 giocatori; seguono in graduatoria Manchester United (948.51 milioni per 236 giocatori), Chelsea (938.50 per 342), Barcellona (884.67 per 110) e Liverpool (854.88 per 251). Da notare, invece, come le prime italiane presenti in classifica siano la Juventus al settimo posto con 758.65 milioni di euro per 564 giocatori acquistati, e l’Inter al decimo con 685.48 milioni per 484 giocatori, ovvero le due squadre tra le prime venti che hanno acquistato più giocatori, seguite dalla Roma a 463 per 568.19 milioni di euro spesi.

Il tam-tam mediatico attorno ai calciatori ed ai loro trasferimenti è anche dovuto al fatto che, oramai, questi sono diventati delle vere proprie “macchine da soldi” che, oltre a creare spettacolo in campo ed a far conquistare trofei, portano introiti anche grazie agli sponsor di cui sono testimonial. Basta indossare e utilizzare tutti i prodotti del marchio per in allenamento e sul campo da gioco, ma anche apparizioni personali ad eventi e servizi fotografici, attivazione dei media commerciali e social fino alla registrazione di spot commerciali. Una squadra può decidere di liberarsi di un giocatore o meno anche in base al numero delle magliette vendute con indosso il suo nome e numero, oppure se questo può essere utile per l’apertura ai mercati in determinate zone del mondo in cui è nato e considerato come una sorta di idolo. Il primo “calciatore-azienda” fu l’olandese Johan Cruyiff grazie soprattutto alla collaborazione con il suocero miliardario commerciante di diamanti Col Costner, ed alla vicinanza con tre delle testate più influenti nei Paesi Bassi. Dal 1990, la rivista statunitense di economia e finanza Forbes, pubblica ogni anno la classifica degli sportivi più pagati degli ultimi dodici mesi tra compensi, premi e sponsor: dopo 16 anni di alternanza fra il golfista Tiger Woods ed il pugile Floyd Mayweather Jr. è stato Cristiano Ronaldo a vincere la palma di "paperone degli sportivi" del 2016 con 88 milioni di dollari incassati, prima volta per un calciatore e seconda per un esponente di uno sport di squadra dopo Michael Jordan. Dopo di lui, il rivale Leo Messi con 81.4 milioni, mentre per trovare un altro calciatore bisogna scendere addirittura alla 22esima e 23esima posizione con Neymar e Zlatan Ibrahimovic con rispettivamente con 37.5 e 37.4 milioni a testa.

Alla luce di tutto questo, possiamo affermare che gli sponsor contribuiscono non poco a fare dei calciatori (e degli sportivi in generale) delle vere e proprie star, con la conseguenza che un loro trasferimento è destinato a far sempre più clamore. Lo stesso Cristiano Ronaldo, che ha anche creato una sua linea di vestiti che porta la sua sigla CR7, degli 88 milioni di dollari incassati, 32 derivano dai vari sponsor, di cui 21 soltanto dalla Nike, la quale copre d’oro esattamente la metà degli sportivi più ricchi, investendo in tutto 6,2 miliardi di dollari. Anche in questo caso, i social hanno sicuramente dato una grossa mano per il successo d’immagine di un atleta, così da arrivare a fargli conquistare contratti milionari con sponsor disposti a sborsare cifre da capogiro. Prendendo come esempio il sopraccitato fuoriclasse portoghese, che tra Facebook, Twitter ed Instagram ha ben

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215 milioni di follower, secondo Hookit (agenzia statunitense che aiuta gli atleti a sfruttare il proprio brand sui social media) con i suoi post in un anno genera un valore di 176 milioni di dollari. In quest'ottica, un ruolo di primo piano l'hanno avuto sicuramente i social media manager, ovvero figure professionali nate negli ultimi anni che si occupano dei profili social e definiscono un piano editoriale per ogni canale. Questo significa che il social media manager studia prima il target e successivamente crea i contenuti. Va detto anche che il suo lavoro non è per forza legato al generare profitti, ma anche al raggiungimento degli obiettivi che cambiano in base alla realtà in cui si opera, tanto che a volte vengono studiate a tavolino esultanze in funzione dell’immagine che si vuole dare, facendo però venir meno la spontaneità del gesto. E’ il caso, ad esempio, dello juventino Paulo Dybala, il quale, ad un certo punto della stagione appena (2016-2017), ha iniziato ad esultare mimando con la mano sul viso una maschera. Successivamente l’argentino, dopo aver fatto un sondaggio sui social su quello che il pubblico aveva pensato circa il significato della sua esultanza, ha spiegato che quel gesto rappresenta la sua lotta personale contro ogni difficoltà, un invito a non mollare ed a lottare come facevano un tempo i guerrieri, chiedendo anche ai suoi follower di condividere con l'hashtag #dybalamask le sfide di ognuno di loro. Le migliori storie avrebbero poi vinto premi esclusivi marchiati con il suo nuovo logo, che da qualche tempo caratterizza il suo sito curato in tre lingue: italiano, spagnolo ed inglese ma presto anche in cinese per i fan del sud est asiatico. La “Dybala Mask”, la cui campagna è stata curata da un team internazionale di professionisti della comunicazione e coordinato da StarImage, dunque, non è una questione di soldi ma di visibilità e di investimenti sul marchio del giocatore.

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FANTALCIO, IL GIOCO PIU’ BELLO DEL MONDO (DOPO IL CALCIO)

Altro elemento che ha contribuito non poco alla mediatizzazione del calciomercato è sicuramente il fantacalcio, gioco inventato dal giornalista Riccardo Albini (lo stesso che nel 2004 portò il Sudoku in Italia dal Giappone) nel 1988 nelle sue pause pranzo trascorse presso il bar milanese “Goccia d’Oro” di via Ausonio, alle spalle del carcere di San Vittore. L’idea gli venne, però, tre anni prima, quando, durante una fiera di videogiochi a Chicago, si imbatté in un libro sulle regole di un fantasy game legato al football americano, mentre l’occasione della sua prima vera attuazione furono gli Europei del 1988 con un suo ristretto gruppo di amici. Il gioco piacque subito, tanto che lo riproposero anche qualche mese dopo per l’inizio del campionato italiano. Albini pubblicò due anni più tardi il suo libro "Serie A – Fantacalcio", editto dalla Studio Vit, un gruppo redazionale specializzato in videogiochi ed informatica a cui lui faceva capo, in cui spiegava e raccontava le regole del gioco. Tale libro, nonostante vendette un quarto delle 10.000 copie stampate, iniziò a creare i primi adepti di quelli che oggi è assimilabile ad una religione.

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Nel '94, inoltre, dopo un tentativo a vuoto a causa dell'assenza di una tecnologia capace di supportare il gioco, arrivò l'accordo commerciale con La Gazzetta dello Sport, dalla quale si separò pochi anni dopo. Il quotidiano milanese proseguì comunque con il gioco, chiamandolo Magic +3 dove per “+3” si intende il bonus che riceve un giocatore quando segna un gol. Albini, dal canto suo, a partire dalla stagione 1997/1998, aprì un sito ufficiale, curato da lui e dagli altri inventori del gioco nonché autori del libro, chiamato “Fantacalcio, il vero, l'unico, l'originale”. Nel 2000 il marchio venne acquisito da Kataweb, società del Gruppo Editoriale L'Espresso, e infatti il sito ha anche una pagina Facebook su cui pubblica notizie, immagini e video, chiaramente inerenti alla nostra Serie A, prese dalla sezione “calcio” di Repubblica.it, quotidiano facente parte del medesimo gruppo.

Si tratta dunque di un fantasy sport, ovvero un gioco in cui i partecipanti sono tenuti a creare delle formazioni virtuali, scegliendo tra tutti i calciatori del campionato di Serie A, anche se la rosea lo ha esteso pure alla Serie B, alla Champions League, a competizioni internazionali come Europei e Mondiali, e anche a sport come Tennis e Basket, schierando quella che si reputa sia la squadra migliore per quella giornata, sommando o sottraendo ai voti dati ai giocatori i relativi bonus o malus in base ai gol segnati o subiti in caso del portiere, assist sfornati o cartellini ricevuti. Il punto di riferimento principale (ma non l’unico) per le votazioni resta La Gazzetta dello Sport, che ha anche aperto una sezione chiamata “Tiro al voto” attraverso cui è possibile inviare un video della durata massima di 20 secondi per richiedere spiegazioni sulle votazioni date ai vari giocatori, e sempre tramite un video che verrà pubblicato sul sito il pagellista risponderà.

Le modalità di gioco sono due: gli “scontri diretti”, utilizzati nelle leghe private con pochi partecipanti, dove una squadra segna il suo primo gol al raggiungimento di 66 punti ed i successivi gol ogni 6 punti; poi il “gran premio”, utilizzato specialmente nelle leghe con numerosi partecipanti ma anche in aggiunta agli scontri diretti in leghe private con pochi partecipanti, ed il vincitore viene stabilito dalla somma dei punteggi raccolti in ogni singola giornata. Il regolamento, invece, è parecchio flessibile, in quanto ogni sito può mettere delle sue regole scegliendo o meno di adeguarsi a questo o quel giornale di riferimento, mentre per le leghe private a volte viene data la possibilità di impostarlo più o meno a piacimento con modifiche anche nei bonus e nei malus.

La fase più concitata dell’anno, però, è sicuramente l’asta iniziale, utilizzabile, per ovvie ragioni, soltanto nelle leghe private con numero limitato di persone, mentre con la modalità gran premio ognuno è libero di comporre la rosa come meglio crede, a patto di non sforare con il budget prestabilito dagli organizzatori. L’asta può avvenire in parecchi modi: chiamata in ordine di ruolo, sia effettuata in ordine alfabetico che chiamata libera; a busta chiusa, presentando una lista di giocatori che si vuole acquistare con annessa offerta per accaparrarselo; oppure a chiamata totalmente libera, svariando da un ruolo all’altro, metodo che, di fatto, annulla ogni strategia in quanto ogni giocatore può, infatti, essere chiamato in qualsiasi momento.

Ma quel é la chiave del successo di questo gioco che ha una penetrazione vicina al 100% tra i maschi nella fascia di età compresa tra i 14 ed i 40 anni? Innanzitutto è un motivo di aggregazione in quanto permette di conoscere gente nuova e tiene in contatto le persone che vi partecipano; secondariamente, ma più marginale, la possibilità di vincere dei premi; terzo, che è il motivo principale, appaga lo stato di chi vi gioca nel volersi sentire presidente, direttore sportivo ed allenatore allo stesso tempo. Si ha dunque l’occasione di dimostrare agli altri di saperne di più. Addirittura, in alcuni casi, un “fantallenatore” può essere emotivamente più attaccato alle vicende della squadra da lui creata e di cui si sente responsabile piuttosto che della squadra reale di cui è tifoso, trovando motivo di maggiore vanto nella vittoria di una sua creatura piuttosto che in quella di altri, pur continuando a sostenerne le gesta. Inoltre, i social hanno involontariamente creato una sorta di nuovo fenomeno, ovvero “fantallenatori” che contattano personalmente i calciatori sui i 19

loro canali ufficiali per chiedere loro determinate prestazioni in quanto la loro “fantasquadra” necessità dei loro gol, oppure di trasferirsi/non trasferirsi in un determinato club in base alle possibilità che avrebbe di giocare.

I media, naturalmente, non si sono lasciati sfuggire l'opportunità creata dal nuovo gioco che è servito anche ad aumentare le conoscenze medie di ciò che accade in Serie A. Prima molti leggevano solo le cronache delle grandi squadre, ora invece sono incentivati a conoscere e soprattutto seguire pure le medio-piccole. Non a caso, come già detto poc’anzi, La Gazzetta dello Sport lo acquistò nel 1994 e proseguì nonostante la cessata collaborazione con Albini, creando un’apposita pagina su Facebook dal nome Magic Gazzetta su cui pubblica sue notizie inerenti al gioco stesso, probabili formazioni e appunto il calciomercato. Tutti elementi che oramai sono correlati in quanto notizie come infortuni e trasferimenti di giocatori da una squadra all'altra, o addirittura all'estero, influiscono non poco sull’andamento del campionato di un “fantallenatore”. Per questo motivo, negli ultimi anni si tende a vivere il mercato invernale con maggiore enfasi rispetto all'estivo, soprattutto dopo l'esplosione del mercato cinese che chiude addirittura a fine febbraio, fattore non da poco se si considera che molte leghe private (le quali vanno sempre per la maggiore), per non perdere troppo tempo, tendono ad organizzare la cosiddetta “asta di riparazione” ad inizio febbraio, ovvero appena dopo la chiusura del mercato reale italiano.

È chiaro quindi che il pathos creato attorno al fantacalcio ha dei risvolti forti pure in ottica calciomercato. Molte testate soprattutto online, tra cui appunto La Gazzetta dello Sport, la quale ha aperto anche uno spazio spesso non si limitano più a dare la notizia di trasferimenti veri o presunti, ufficiali o ufficiosi, ma addirittura consigliando come comportarsi con quel calciatore, se puntarci o lasciarlo da parte, oppure se prenderlo ma solo se si ha già in rosa il suo concorrente di pari ruolo. Lo scorso 2 febbraio, ad esempio, La Gazzetta dello Sport dedicò più di 20 pagine all’ultima sessione di calciomercato invernale, uscendo con un’edizione particolare, trasformata rispetto al solito già a partire dalla prima pagina, estesa in verticale tra fronte e retro, su cui riassume graficamente i principali trasferimenti avvenuti in Italia. Aggiunge anche un interrogativo su quello che potrebbe accadere nella prossima finestra estiva, interrogativo al quale ha provato a rispondere nelle prime pagine l’esperto di mercato della roseaCarlo Laudisa assieme ad altre nove domande inerenti al tema. Sfogliando le successive pagine, si nota facilmente come l‘argomento pregnante sia appunto il mercato italiano (di Serie A e di Serie B) ed estero, attuale e futuro, con voti all’operato delle dirigenze, rose aggiornate e soprattutto probabili formazioni al netto degli ultimi arrivi e partenze. Per concludere, non poteva mancare la sezione inerente al fantacalcio con consigli sui giocatori che potrebbero rilanciarsi o perdere il posto, e anche la lista completa ed aggiornata con le quotazioni dei calciatori sia della massima serie sia della cadetta.

Molte altre testate hanno successivamente creato il loro gioco modificandolo un po’ a loro piacimento, come il Corriere dello Sport – Stadio e Radio Deejay (anch’esso nel Gruppo Editoriale L'Espresso) che addirittura ha creato una trasmissione di tre quarti d’ora in onda ogni venerdì alle ore 20:00, mentre Radio 105FM ha affidato uno spazio al trio di comici Gli Autogol che parlano di calcio generico, di calciomercato e pure di fantacalcio con l’ironia che li contraddistingue. Poi c’è Sky che non solo ha creato un suo gioco, chiamato Fantascudetto in cui si può cambiare l’intera rosa ad ogni giornata, ma ha iniziato a mettersi in contatto con il pubblico che pone domande tramite l’apposito hashtag oppure nei commenti nei live del giornalista Valerio Spinella (in arte, Fayna). Eccezion fatta per La Gazzetta dello Sport che vende il proprio abbonamento a 19,99€, la partecipazione a questi giochi online è gratuita ma in palio ci sono ricchi premi come macchine, televisori o viaggi. Anche un organo istituzionale coma la UEFA addirittura ne gestisce due: uno per Champions League (Uefa Champions League Fantasy Football Game) ed un altro per l'Europa League (UEFA Europa League Fantasy Football Game).

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Interessante il caso di due ragazzi napoletani, tali Nino Ragosta e Luigi Cutolo, i quali, nel 1999, crearono un loro sito privato, che oggi prende il nome di Fantagazzetta, per tenere il conto dei punteggi e delle classifiche limitatamente al loro gruppo di amici che non potevano vedersi per motivi logistici. Col passare degli anni, la community creatasi intorno a quel piccolo sito si è espansa sempre di più fino a sfiorare i 2 milioni di iscritti, mezzo milione di like su Facebook e 180 milioni di visite mensili. Il merito di questo suo continuo successo è sicuramente dovuto all’essere diventato un chiaro esempio d’infotainment: oltre all’aspetto ludico, infatti, è stata creata una redazione attualmente gestita da sei giornalisti più una quarantina di collaboratori che raccontano il calcio a tutto tondo, anche se, ovviamente, con un occhio di riguardo alla nostra Serie A. La novità introdotta da Fantagazzetta è la facoltà di scegliere la votazione in diretta, oltre a La Gazzetta dello Sport ed al Corriere dello Sport-Stadio, dando la possibilità ai suoi utenti di avere voti definitivi forniti dai propri collaboratori senza aspettare per forza l’uscita dei cartacei del giorno seguente. Secondo quanto dichiarato dallo stesso Nino Ragosta, Fantagazzetta non solo è la prima testata giornalistica sportiva indipendente per numeri in Italia, ma può anche vantarsi di essere il precursore del giornalismo partecipativo, in quanto il primo nucleo della redazione è stato creata pescando tra le persone che commentavano soventemente sui loro forum. Nel 2012 il sito viene registrato al tribunale di Napoli come testata giornalistica vera e propria, mentre nel 2016 ha avviato una collaborazione con Il Messaggero.

Un’altra pagina che si sta ritagliando sempre di più un discreto successo, pur restando per numeri ben lontana dalla più anziana ed attrezzata Fantagazzetta, è Sos Fanta, nata nel 2015 e che ha già più di 100 mila followers su Facebook, e che grazie alla collaborazione con Calciomercato.com ha potuto creare una sua applicazione per cellulari totalmente gratuita. Una particolarità di questa pagina sono le dirette dei due fondatori, tali Fabrizio Romano e Guglielmo Cannavale.

Diverso, invece, il caso di Calciomercato.com, il quale ha proposto un gioco dal nome Fantacalciomercato con l’intento dichiarato di aumentare la visibilità dei marchi promozionati e, in particolare, di incentivare il coinvolgimento degli utenti al portale. Si differisce dal gioco classico appena enunciato: la redazione, in piene sessioni di mercato, mette a disposizione degli utenti una lista di giocatori più famosi di tutta Europa che hanno possibilità concrete di passare da una squadra all’altra, e ogni singolo partecipante, tramite la compilazione di quella che viene chiamata “schedina”, dovrà pronosticare quale giocatore potrà trasferirsi in una determinata squadra in quella settimana o se, addirittura, potrà restare nel suo club di appartenenza. I trasferimenti o le permanenze, però, hanno coefficienti diversi in base alla probabilità che questi fatti possano realizzarsi, e tali coefficienti sono soggetti a continui cambiamenti in base alle ultime notizie ed indiscrezioni raccolte. La partecipazione è gratuita, ma in palio ci sono dei premi in buoni pasto fino a 500€. Unico divieto: è vietata la partecipazione a chi ha un ruolo diretto od indiretto all’interno della trattativa. Questo gioco, nell’estate del 2016, ha raccolto ben 13mila partecipanti, contribuendo a fare del sito il secondo più seguito dietro a La Gazzetta dello Sport, con un incremento del fatturato, secondo l’amministratore unico Cosimo Baldini, del 25% rispetto al 2015. E questo, secondo il direttore editoriale Stefano Agresti, anche grazie ad una campagna acquisti esaltante che ha riportato in auge il calcio italiano.

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CALCIOMERCATO 2.0: L’INFLUENZA DI INTERNET E DEI SOCIAL MEDIA

Con l’avvento del web, il mercato ha iniziato a sdoganarsi sempre più. Si è verificato un pullulare di siti e televisioni (sia pubbliche sia private), che hanno come trattazione principale i trasferimenti dei giocatori da una squadra all’altra. Soprattutto per quanto riguarda le televisioni, va detto anche che ogni emittente ha una sua figura di riferimento che ne garantisce l’autorevolezza. Per esempio, Sky ha Gianluca Di Marzio, SportItalia ha Alfredo Pedullà mentre Mediaset ha Paolo Bargiggia, i quali spesso danno le notizie prima tramite i loro canali social e poi le ribadiscono in televisione. Oramai il calciomercato si fa innanzitutto in rete, e uno dei primi, se non addirittura il primo, che capì la forza del nuovo mezzo fu Franco Rossi, nota firma di TuttoSport, Corriere dello Sport – Stadio, La Repubblica, Il Giorno e molto attivo anche in televisioni con le sue apparizioni a programmi come Controcampo, Telenova e Studio Sport, il quale aprì un suo sito personale ed un canale su Youtube. Non solo giornalisti, anche il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis è molto attivo sui social nel momento in cui chiude una trattativa sia in entrata che in uscita, tanto che, nel gennaio del 2014, ordinò al suo nuovo acquisto Faouzi Ghoulam di cancellare il post in cui annunciava il suo passaggio ai partenopei in quanto voleva essere lui il primo a dare la notizia.

Questo cambiamento ha anche modificato un po’ quello che era il mestiere del giornalista, in quanto prima aveva molto più tempo per verificare una notizia, mentre ora deve essere più tempestivo ed in genere ha tempo soltanto poche ore per lavorare su una pista per poi valutare se lanciarla o meno. Anzi, molto spesso i giornalisti passano al setaccio i canali social per cercare di carpire più indizi possibili. Capita appunto che calciatori e procuratori, tramite le loro pagine ufficiali sui come Twitter ed Instagram, lascino più o meno volontariamente indizi sui quali poi viene chiaramente dibattuto. Nell’estate del 2016, e per la precisione il 27 di luglio, il centrocampista della Juventus Paul Pogba postò sul suo profilo Twitter una sua foto in bianco e nero, mettendo però in risalto il rosso del suo cappello, delle sue scarpe e delle luci della sua macchina. Cos’ha di strano? Nulla se non fosse stato che il calciatore francese fosse nel bel mezzo di una trattativa per il ritorno al Manchester United che ha come colore ufficiale, guarda caso, il rosso. Altrimenti, difficilmente quella foto avrebbe avuto lo stesso impatto mediatico. Per fomentare voci, a volte bastano addirittura dei semplici like, come è capitato lo scorso aprile a Marcelo Brozovic quando diventò follower della pagina Instagram del Manchester United, squadra che, stando ai rumors di quel periodo, si diceva fosse parecchio interessata al centrocampista croato.

Non è raro che gli stessi uomini-mercato (dirigenti, presidenti e procuratori) possano avvalersi dei media per spingere la trattativa in un senso o nell’altro, o anche ottenere adeguamenti contrattuali. Basti ricordare come la scorsa estate Wanda Nara, moglie e procuratore del capitano dell'Inter Mauro Icardi, si servì del proprio profilo Twitter, con metodi legittimi ma eticamente discutibilissimi, per ottenere l'aumento d'ingaggio del centravanti argentino: l’ex modella argentina iniziò a scrivere sulla sua pagina ufficiale della volontà della società milanese di vendere il marito per fare cassa, rincarando la dose ai microfoni da Calciomercato.com aggiungendo che la società nerazzurra avesse assolutamente bisogno di soldi. L’Inter, dal canto suo, dichiarò il giocatore incedibile ed avviò le trattative per il rinnovo del contratto con adeguamento dell’ingaggio per un finale che ha fatto felici tutti, compresi i tifosi che hanno continuato ad esultare per i gol del suo centravanti. Anche in questo caso, le polemiche furono smorzate con un tweet da parte dello stesso

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Icardi tramite la pubblicazione di una sua foto con indosso la casacca nerazzurra corredata dalla descrizione: “Manca poco all'inizio della stagione, manca poco per questi momenti di gioia”.

Tramite i social, ai tifosi è permesso anche dare la propria opinione attraverso post su Facebook, tweet o anche immagini ironiche, o addirittura proporre alla società giocatori da comprare. Come accadde lo scorso maggio, quando i sostenitori del Milan lanciarono l’hashtag #belottimilan, per invogliare la dirigenza a puntare sul centravanti del Torino, da sempre tifoso rossonero. Questa campagna ha fatto il giro del mondo tra tutti i tifosi rossoneri, soprattutto nel centro e sud America, arrivando fino a 4 milioni di interazioni. Restando in tema, ai tifosi è inoltre concesso anche fare domande ai calciatori il giorno della loro presentazione: è il caso di Roberto Gagliardini, presentato dall’Inter lo scorso gennaio tramite piattaforme social del club: Youtube, Facebook e Twitter (per la prima volta in Italia una produzione televisiva viene diffusa su questo social) per Italia ed Europa, PPTV (di proprietà del gruppo Suning) per la Cina, poi attraverso le storie di Snapchat e Instagram è stata data la possibilità di vedere le immagini esclusive del dietro le quinte della presentazione. Il risultato è disarmante: 300 mila tifosi connessi da ogni angolo del mondo di cui 250 mila soltanto su Facebook. Il rovescio della medaglia, però, vede la creazione di un precedente che porterà i club svincolarsi sempre di più dal legame con i media tradizionali, per poi monetizzare direttamente i momenti di comunicazione vendendo pubblicità legata all'evento.

Al giorno d’oggi, però, i social possono diventare anche dei veri e propri strumenti per ricercare lavoro, non solo per professioni quali operaio, impiegato o magazziniere, ma anche per i calciatori: nel dicembre 2014 il centrocampista olandese Demy De Zeeuw, ex Ajax e con 27 presenze tra le fila della nazionale orange, rimase svincolato dallo Spartak Mosca, ed appena prima della sessione invernale di mercato aggiornò il suo profilo Linkedin (famoso servizio web basato principalmente per lo sviluppo di contatti professionali) con tanto di richiesta di lavoro: “Cerco un club in Europa, Medio Oriente o nella Mls”, corredandola con un video delle sue giocate e specifiche sul suo ruolo e carriera; la sua iniziativa ebbe successo non tanto perché il febbraio seguente venne ingaggiato dal NAC Breda, quanto perché creò un precedente che venne imitato negli anni successivi sempre sul medesimo social. Nel gennaio 2016 Luka Elsner, tecnico della società slovena dell'NK Domzale, decise di inserire un annuncio sulla propria bacheca per cercare un'ala destra con passaporto europeo, e che fosse funzionale al suo 3-4-3; la notizia si diffuse a macchia d'olio, molti giocatori inviarono il proprio curriculum, ma alla fine la scelta ricadde sullo spagnolo Alvaro Brachi. Nell'estate dello stesso anno, l'attaccante inglese Nathan Tyson, svincolato e oramai sul viale del tramonto in virtù dei suoi 34 anni, riuscì a strappare un ingaggio agli scozzesi del Kilmarnock grazie ad un annuncio al quanto particolare: "Ehi, avete bisogno di un buon attaccante attualmente svincolato? Io desidero allenarmi con un gruppo che abbia voglia di darmi fiducia" . Il tutto, anche in questo caso, corredato da cifre relative a presenze e marcature nelle svariate squadre in cui ha militato; il caso però ha voluto che appunto il Kilmarnock fosse alla ricerca di un attaccante con le sue caratteristiche, ed il matrimonio si fece in poco tempo, venendo annunciato su un altro social: il profilo Twitter della società scozzese. Sempre nel 2016, un caso simile accadde pure in Italia, con l’esterno di centrocampo Andrea Cristiano, il quale, rimasto svincolato dal Varese dopo anni di Serie B con le maglie di Albinoleffe, Ascoli, Empoli e Pro Vercelli, dichiarò alle colonne de Il Tirreno che, sempre grazie a Linkedin, arrivò ad essere contattato dalla Spagna ed addirittura da squadre della massima serie australiana.

Il successo del calciomercato nei social, però, non poteva restare confinato dentro Linkedin. In Slovenia, nel 2012, è stato creato Fieldoo, un social network gratuito che ha lo scopo di mettere in contatto calciatori, agenti di mercato, scout e club e che oggi vanta più di 200.000 utenti. Nel 2016, invece, è stato creato Playerhunter (disponibile anche per Apple ed Androird), rivolto a calciatori svincolati ma che, al suo interno, ha pure sezioni dedicate anche al volley, al basket e alla pallamano (maschile e femminile). Oggi ha quasi 20.000 utenti iscritti, ed è rivolto prevalentemente

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alle categorie minori, dove spesso si celano losche figure. Il precursore di questi "Linkedin del calcio", però, fu WyScout, inventato da due ragazzi genovesi nel 2004 in principio per analizzare le partite e fornire ai tecnici materiale video montato in modo da vedere nel dettaglio le azioni salienti di un match, ma successivamente diventato anche un database capace di unire i replay delle azioni alle statistiche dei giocatori di tutto il mondo. Oggi l'azienda, che ha sede a Chiavari (in provincia di Genova), ha aperto una sede anche a Sofia (capitale della Bulgaria) ed a Dakar (capitale del Senegal), conta 330.000 giocatori, ha circa un centinaio di dipendenti che con l'indotto diventano anche 300, ma soprattutto fattura 7 milioni di euro l'anno. Merito anche grazie ad un sistema di messaggistica interno che permette ad agenti ed osservatori di scriversi, tagliando di fatto le intermediazioni superflue.

La tecnologia sta avendo un ruolo di rilievo anche in fase di contrattazione. Fino al 2010, per i trasferimenti dei giocatori professionisti da una nazione all’altra, era confermato solo attraverso l’International Transfer Certificate (ITC) della FIFA, un certificato che, prima di essere rilasciato, prevedeva un controllo di tutta la documentazione inviata dai club coinvolti nella trattativa. L’invio dei documenti tra i club stessi e tra i club e la FIFA, però, avveniva tramite fax o corrieri, e questo comportava spesso disguidi, ritardi e a volte anche il rinvio di un trasferimento. Dal 2010 in poi, per tutti i trasferimenti internazionali, è diventato quindi obbligatorio usare il Transfer Matching System Web (TMS), un sistema di monitoraggio elettronico predisposto dalla FIFA, ideato per controllare ogni dettaglio di un trasferimento e per evitare il più possibile le irregolarità, in quanto tiene traccia degli importi di pagamento, dei conti bancari, della provenienza e dei dati dei giocatori. Ma questo modulo deve essere compilato online dalle due società accedendo ad una specifica pagina web tramite password, e quindi c'è bisogno di una connessione ad Internet, e questo, anche se può sembrare strano nel 21esimo secolo, può non essere così scontato. Emblematico fu lo sfogo in tv del noto procuratore Mino Raiola nel gennaio del 2013, quando non andò in porto il passaggio del centrocampista svizzero Pajtim Kasami (suo assistito) dal Fulham al Pescara a causa di problemi di connessione riscontrati dall'Ata Hotel.

E a proposito di trasferimenti telematici, il noto Max Sardella, che di professione cura l’immagine di parecchi calciatori, ha raccontato che il primo trasferimento avvenne nel 1996 con Dietmar Kühbauer, il quale decise di andare a scadenza con il Rapid Vienna, di cui era capitano, per guadagnare di più e trovare le migliori cure per guarire la moglie, finita in coma dopo un incidente stradale. La donna non si salvò, ma il giocatore austriaco si accasò agli spagnoli del Real Sociedad, anche se su di lui c'erano pure Bologna e Milan. Il tutto grazie al suo amico e collaboratore Martin Pucher che contattò il giornalista Bernd Fisa del portale Calciomercato.com, all’epoca un sito che fungeva da punto di incontro per professionisti del mondo del calcio dove informarsi, avere una vetrina e acquistare liste di calciatori con contratti in scadenza. Dentro questo portale ogni calciatore aveva un suo profilo con una scheda e foto e attraverso una mailing list i dati di ogni atleta presente sul portale venivano inviati a tute le società calcistiche. Altri tempi, verrebbe da dire anche se sono passati solamente 20 anni e non un’era geologica.

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