Caravaggio, Esercizi di Arte e territorio
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Caravaggio, Esercizi di Arte e territorio

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Breve relazione di storia dell'arte su Caravaggio
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CARAVAGGIO

5/06/2013

RELAZIONE: Caravaggio

Michelangelo Merisi, noto come il Caravaggio, nacque a Caravaggio, nei pressi di Milano nella seconda metà del Cinquecento. Fu un celebre pittore italiano dalla fama universale formatosi tra Milano e Venezia ed attivo a Roma, Napoli e in Sicilia tra il 1593 e il 1610. I suoi dipinti, che combinano un'analisi dello stato umano, sia fisico che emotivo ed una drammatica forza realistica, hanno avuto una forte influenza formativa sulla pittura barocca. Grazie al periodo giovanile dell'artista, trascorso presso i Borromeo, ebbe l'occasione di vivere a stretto contatto con l'aristocrazia milanese, estremamente legata alla religione pietistica e pauperistica sulla quale egli fondò la sua educazione. La formazione stilistica di Caravaggio fu fortemente influenzata dalla pittura lombarda per quanto riguarda l'uso luministico, frutto dell'allunato presso la bottega di Simone Peterzano, esimio pittore cinquecentesco. D'altra parte la pittura veneta e fiamminga apportarono un grande contributo all'operato dell'artista, che ereditò rispettivamente una grande maestria nell'uso del colore e nella rappresentazione della natura morta, assunta a soggetto protagonista. Supremo esempio della sua espressione artistica è l'opera riconosciuta come la Canestra di frutta, un dipinto ad olio su tela di piccole dimensioni commissionatogli dal cardinale Del Monte, suo protettore durante gli anni romani dell'artista, e oggi conservato alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano. L'opera mostra un canestro definito con precisione e meticolosità negli intrecci del vimini, all'interno del quale sono riposti frutti e foglie di ogni genere. Nonostante l'apparente e disadorna semplicità dell'insieme, la composizione è studiata attentamente in tutte le sue forme. Il cesto, infatti, occupa un ideale semicerchio avente per diametro il lato inferiore del dipinto stesso e viene rappresentato leggermente sporgente rispetto al piano sul quale è poggiato. Particolare attenzione, infine, viene riservata ad ogni elemento della natura morta, la quale assume un forte significato nell'iconografia e nell'iconologia cristiana in quanto il tema del dipinto si ispira alle catacombe dell'epoca paleocristiana. I frutti deteriorati e bacati alludono al vizio umano che adombra la ricchezza dei doni che ogni cristiano ha a disposizione e che non sempre è in grado di sfruttare. Diversamente, le foglie, forate e maculate, sono strettamente riconducibili al topos letterario tempus fugit, elemento caratterizzante del pessimismo barocco. Ultimo riferimento all'iconografia cristiana è dato dall'uva bianca e l'uva nera , rispettivamente simboleggianti l'Antico e il Nuovo Testamento. Un ulteriore opera di rilievo nell'esperienza artistica di Caravaggio è il Bacchino malato ,un dipinto ad olio su tela tra il 1593 e il 1594 ,conservato

alla Galleria Borghese di Roma. Alcuni studiosi hanno teorizzato che il Bacchino sia un autoritratto del pittore, dal momento che è stato dipinto dopo la sua guarigione da una grave malattia . Si presume che l'opera sia stata realizzata nella bottega del Cavalier d'Arpino, pittore molto in voga a Roma durante il XVI secolo. Il quadro è stato così intitolato per via del colorito della pelle del soggetto. Le imperfezioni del corpo umano non sono per nulla attenuate, anzi, Caravaggio tende a sottolineare, attraverso il pallore del volto e delle labbra, la malattia che allude non solo ad un malessere fisico dell'autore bensì ad un dolore spirituale che lo travolge diventando l'emblema del forte contrasto tra realtà e etica. Anche in quest'opera, l'artista cura ogni minimo dettaglio del soggetto ritratto. Nonostante il tema della frutta sia presente come nella Canestra di frutta, in questo caso è l'uomo l'oggetto di riflessione dell'autore. La corona poggiata sul capo di Bacco, per esempio, suscitò molteplici interpretazioni e ipotesi sul suo valore simbolico come quella di una corona di spine o della testa di Dioniso, ovvero della vite come simbolo di celebrazione della vita. Il particolare della corona insieme a quello del fiocco della veste, riconducibile al nodo di Iside, alludono ad una rinascita dopo la morte e ad una resurrezione spirituale.

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