"Che cos'è l'Illuminismo" Kant - Filosofia politica prof. Pievatolo, Sbobinature di Filosofia Politica. Università di Pisa
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camilla2103 marzo 2017

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"Che cos'è l'Illuminismo" Kant - Filosofia politica prof. Pievatolo, Sbobinature di Filosofia Politica. Università di Pisa

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Spiegazione dettagliata del saggio "Che cos'è l'Illuminismo" di Kant; appunti presi nelle prime due settimane di lezione che costituiscono la prima parte del corso di Filosofia politica, anno 2016/2017, con la professore...
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Filosofia politica

“Che cos’è l’Illuminismo?” è un articolo scritto da Immanuel Kant nel Dicembre 1783, pubblicato dalla rivista “monatlich Berlin” ovvero dal “mensile berlinese”, la rivista simbolo dell’illuminismo berlinese. Si trova la parola “Aufklärung” che significa:

- “Rischiaramento” inteso quindi come un processo; - “Illuminismo” inteso come il movimento di pensiero.

Illuminismo > Movimento culturale emerso nell'Europa del Settecento, volto a rinnovare la sensibilità intellettuale e morale dell'epoca e a riformare i tradizionali istituti politici e religiosi della società, facendo pieno affidamento sulle capacità critiche e razionali dell'uomo. Gli illuministi riprendono la riflessione del giusnaturalismo ovvero quella teoria filosofico- giuridica che affermava che l’uomo aveva dentro sé, già al momento della nascita dei diritti “naturali” che però non erano garantiti nello “stato di natura” in cui si trovava, perciò venivano poi garantiti con la nascita dello “stato civile” e questa nascita porta anche ad altri diritti “positivi”, nati appunto con la nascita dello Stato vero e proprio. Gli illuministi prendono questo pensiero e lo fanno “uscire dalle scuole” ovvero:

- Credono che debba diffondersi (aspetto culturale); - E credono che debba essere applicato (aspetto politico).

Infatti la nascita di uno Stato “civile” si vede nell’avvento della Rivoluzione francese e americana (aspetto politico) e nella creazione di un mercato librario non più riservato a studiosi e al clero ma anche ad un nuovo pubblico, nasce infatti il genere del romanzo (aspetto culturale). Cenni storici per capire il testo: Immanuel Kant (Königsberg, 22 aprile 1724 – Königsberg, 12 febbraio 1804) era prussiano; La Prussia era governata in quel periodo da Federico II un despota illuminato, amante delle arti e della letteratura, fu promotore della prima codificazione (codice civile). Suo padre Federico I definito come “re generale” per la sua formazione militare, amministrò la Prussia come una caserma militare e fu severo con il figlio tanto che questo cercò di fuggire con un suo amico a 14 anni verso l’Inghilterra ma fu scoperto. In questo articolo Kant si domanda: in questo Stato ben organizzato, che libertà hanno le persone in ambito culturale e quali obblighi e doveri hanno come sudditi? E’ una domanda da illuminista: come dobbiamo comportarci, che libertà abbiamo in un mondo che non rispetta i principi illuministi? Che valore ha la libertà culturale (se è presente)? La minorità culturale Kant inizia il testo così: L’illuminismo è l’uscita dell’essere umano dallo stato di minorità in cui egli stesso è colpevole. Minorità > incapacità di servirsi della propria intelligenza senza la guida di un altro. Kant non vuole parlare della minorità fisiologica perché è un difetto di intelligenza e quindi non è colpa dell’individuo stesso, ma vuole parlare della minorità culturale quindi di quella che dipende dalla mancanza di decisione e del coraggio di servirsi della propria intelligenza senza una guida. Colui che è definito minorenne culturalmente, per Kant, è la persona che pur essendo dotata di intelligenza e maggiore età, preferisce evitare di usare la propria intelligenza e lasciare che un altro decida al suo posto e lo guidi. Quindi la minorità culturale non è un problema fisiologico ma è un problema di carattere morale. “Sapere aude!” è il motto dell’Illuminismo e significa “abbi il coraggio di usare la tua propria intelligenza.

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Dopo che le persone hanno raggiunto la maggiore età e quindi la natura li ha liberati dall’altrui guida, rimangono volentieri minorenni culturalmente, perché sono pigri e hanno mancanza di coraggio; perciò resta più facile ad altri diventare a loro tutori (a pagamento). Ci sono degli esempi di saperi istituzionalizzati che creano questo stato di minorità:

1. “il libro che ha intelletto per me” > Kant non approva le persone che leggendo un libro, lo prendono come verità assoluta, senza criticarlo o interrogarsi su quello che hanno letto;

2. “il direttore spirituale che ha coscienza per me” > a quel tempo erano diffusi i confessori personali ma per Kant, che era oltretutto protestante, la questione di coscienza deve essere risolta dalla persona stessa e non da altre persone o perché il confessore te lo dice;

3. “medico che fa la dieta per me” > con questo Kant intende il paziente che non si domanda il perché della cura ma la fa semplicemente perché lo dice il medico.

Questi tre esempi rappresentano le persone minorenni culturalmente e fanno vedere come le persone sono abituate a delegare commissioni ad altre persone. La stragrande maggioranza degli esseri umani (soprattutto il genere femminile) ritiene che il passaggio alla maggiorità è difficile e pericoloso; questo è detto anche dai tutori che li sorvegliano e quindi li tengono lontani, scoraggiandoli, dal passaggio allo stato maggioritario. Infatti, oltre a i precedenti detti saperi istituzionalizzati ci sono anche sistemi istituzionali di tutela (tutori) che cercano di scoraggiare le persone ad uscire dalla minorità dicendo che “pensare da sé è pericoloso”. Fasi, svolte dai tutori, che fanno giungere alla minorità: 1 fase > istupidimento (processo di natura culturale) che consiste nel mettere a riparo le persone da compiti difficili. Es. i genitori che tengono sempre in collo il bambino piccolo e questo quindi non impara a camminare; 2 fase > fase in cui i tutori dicono che “pensare da sè è pericoloso”, descrivono alle persone il pericolo che le minaccia qualora tentassero di pensare da sé, ragionare da sé; Es. i genitori che oltre a tenere il bimbo in collo li dicono che se prova a camminare cade e si fa male: questo pericolo non è così grande, poiché, con qualche caduta, essi alla fine imparerebbero a camminare, ma un esempio di questo tipo rende tuttavia timorosi e, di solito, distoglie da ogni ulteriore tentativo. Per ogni individuo singolarmente preso, è difficile liberarsi dalla minorità divenutagli quasi di natura (non è stupido di natura ma lo è diventato); ormai la ama quasi ed è anche effettivamente incapace di servirsi della propria intelligenza, non essendogli mai stato consentito di metterla alla prova. Precetti e formule sono strumenti meccanici e razionali ma diventano che “catene” di una permanente minorità quando le persone pensano che basta impararli, senza chiedersi poi il “perché”. E anche chi si scrollasse di dosso questo giogo, farebbe solo un salto malsicuro, non essendo abituato a muoversi così liberamente. Quindi solo pochi ci riescono, lavorando sul proprio spirito. Se una persona sta in ambiente che da minorità è scoraggiato ad uscirne; chi ci riesce e inizia a ragionare da sé però riesce a farlo con difficoltà. (anche a causa della pigrizia e viltà). Il “rischiaramento” individuale è difficile, mentre quello collettivo è più facile. Ma solo se a questa collettività viene lasciata la libertà di farlo: libertà di parlare come studiosi davanti ad un pubblico di lettori. (uso pubblico della ragione). Kant scrive:  un pubblico che si rischiari da sé, è cosa più probabile, purchè li si lasci la libertà. Poiché, perfino fra

i tutori ufficiali della grande massa, ci sarà sempre qualche pensatore libero che, scrollatosi di dosso il gioco della minorità, diffonderà lo spirito di una stima razionale del proprio valore e della

vocazione di ogni essere umano a pensare da sé.

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Fa riferimento ai tutori, ma chi sono? In Prussia sono gli ecclesiastici della religione di Stato e tutte le figure che rappresentano un sapere istituzionalizzato > tutto ciò che è diventato istituzione sociale e che ha l’appoggio del potere politico. Un ecclesiastico è colui che studia le sacre scritture quindi sono studiosi e hanno gli strumenti per mettere in discussione quello che sanno. Es. Lutero iniziò a dubitare della teologia della Chiesa cattolica romana quindi era anche lui un tutore. Nel momento in cui queste tesi di questi tutori circolano liberamente > è facile che si diffondano tra il pubblico e questo pubblico segua queste nuove idee. (circolazione di idee) Questi testi circolano grazie alla stampa e quindi arriva ad un pubblico più ampio nonostante l’analfabetismo. Es. la riforma protestante di Lutero si diffonde grazie a questa nuova mediazione nonostante il 5% delle persone alfabetizzate in tutta la Germania. Stima razionale del proprio valore > si riprende il discorso del “tutore” che dice alla persona di non fare cose difficili perché è pericoloso e non ci riuscirebbe. Poi arriva un tutore che mette in discussione questa tesi e afferma che le persone non sono stupide e possono riuscire a ragionare e pensare da sé. Questa tesi è portata avanti dagli illuministi.

- Anti illuministi > considera le persone stupide che non possono pensare da sé. - Illuminismo > incentiva le persone a pensare da sé e li considera in grado di fare ciò.

Essere umano > “menche”. Professione, vocazione > “beruf”; Weber raccontava come la parola “Beruf”, ovvero professione, nasce in un contesto religioso ma viene poi spostata e usata in un contesto economico (capitalismo). Lo stesso fa Kant con la parola “vocazione”: Vocazione in senso religioso > chiamata personale che qualcuno riceve da parte della Divinità. Rispondere alla vocazione però non è obbligatorio, rispondere è una scelta. Kant usa questa parola per dire “autonomia della persona” ovvero la persona autonoma che da leggi a sé stessa. Individua la vocazione di “pensare da sé” > l’autonomia di pensiero:

- non è qualcosa imposta dall’esterno; - non può essere oggetto di calcolo (inizio a pensare da me perché ne ricavo qualcosa >

in questo caso non è una scelta dettata da me ma da qualcosa che mi dà un guadagno). L’autonomia di pensiero è appunto una chiamata a ragionare e decidere da sé. Quando qualche intellettuale inizia a parlare liberamente non obbliga gli altri a pensare da sé ma: dice alla gente che non sono stupidi e possono ragionare liberamente e il suo stesso atteggiamento di pensare e ragionare da sé fa sì che nelle persone si risvegli la vocazione a pensare da sé (diffusione di una vocazione). Es. Lutero e la sua riforma protestante. Quando le persone iniziano a pensare da sé ma in un ambiente che crea tutela e minorità, che succede? I tutori cercano di mettere a tacere queste persone. Kant si sta riferendo ai problemi che ha incontrato il dispotismo illuminato: quando i monarchi incontrano il dispotismo illuminato cercano di migliorare la burocrazia e l’amministrazione ma il popolo non lo accetta e crea difficoltà al re di fare queste riforme perciò il re utilizza la mano dura mettendo a tacere le proteste e quindi si finisce in solo dispotismo. Il pubblico può rischiararsi a differenza dei singoli, ma solo lentamente. Questo processo di rischiaramento culturale collettivo può realizzarsi solo con lentezza perché non avviene nel nulla, non avviene nelle persone con mente libera ma avviene in un ambiente culturale chiuso che tutela e non permette di pensare. Kant dice: forse una rivoluzione politica può liberare dal dispotismo personale, dalla schiavitù. Ma se vi è solo una rivoluzione politica non avviene il Rischiaramento; perché? Se al posto di un Re viene messo un altro, quest’ultimo avendo potere farà di nuovo gli stessi errori e imporrà le proprie idee: dispotismo, oppressione ecc. e questo avviene perché non è avvenuto il rischiaramento. Non è sufficiente fare una rivoluzione politica per arrivare al rischiaramento ma occorre anche un processo culturale. Kant quindi sta chiedendo a Federico II, non di trasformare il

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regime dispotico in un regime repubblicano, ma sta chiedendo di lasciare libera la cultura (cosa che Federico II, amante della letteratura, sta già facendo). Per il rischiaramento (processo solo culturale) occorre una libertà, quella più inoffensiva, ovvero la libertà di natura culturale, quella di discutere liberamente su qualsiasi cosa (uso pubblico della ragione). L’ecclesiastico dice: non ragionate, credete e basta; l’ufficiale dice: non ragionate, fate esercitazioni militari (Kant fa riferimento al potente esercito prussiano); solo una persona (Federico II) dice: ragionate quanto volete e su ciò che volete, ma obbedite. Kant quindi dice che c’è restrizione dappertutto. Privato > viene da “privare”, una cosa manchevole; “idiotes” una persona che non si dedicava alla vita pubblica ma si dedicava solo ai suoi affari, e nella visione dell’Antica Atene questa persona era considerata “deficiente”. Pubblico > viene da “Publikum” che vuol dire “popolare, indirizzato alla collettività”.

- L’uso pubblico della ragione deve essere sempre libero ed è quello che si fa davanti al popolo e con il popolo > “è l’uso che uno ne fa in quanto studioso di fronte ad un pubblico di lettori”; per studioso si intende come persona che ha la voglia di ragionare, capace di produrre un’argomentazione (non fa riferimento a uno status particolare perché per Kant tutti sono in grado di ragionare) e per lettori si fa riferimento alla stampa ovvero all’ampio pubblico; quindi se uno espone la propria tesi davanti a un vasto pubblico ma di soli amici, non può essere definito “studioso” perché questi amici non confuteranno la tesi esposta. Solo l’uso pubblico della ragione può realizzare il rischiaramento.

Es. colui che non si lamenta soltanto ma crea una tesi e argomenta. - L’uso privato della ragione > significa colui che esercita una carica, una funzione civile

a lui affidata; es. un funzionario di uno Stato nel momento in cui agisce in funzione dello Stato, fa un uso privato deficitario della ragione;

Chiesa deriva da “Ecclesia” > assemblea di tutti i cittadini. Quando si dice Chiesa, con la C maiuscola, (chiesa universale cattolica) si intende la collettività ideale di tutti coloro che condividono la fede cristiana. Le chiese, con la c minuscola, (plurale) sono istituzioni collettive particolari (chiesa cattolica romana) e essendo istituzioni hanno funzionari (vescovi, pastori ecc) che svolgono per loro delle funzioni. Quindi viene spiegata la distinzione tra “studioso” (essere razionale) e “professore” (che sarebbe un funzionario). In alcune attività che riguardano l’interesse della cosa comune, è necessario, per il loro stesso funzionamento e per il perseguimento di scopi collettivi, che alcuni membri di essa devono comportarsi in modo puramente passivo, obbedendo agli ordini, così che il governo diriga costoro verso pubblici scopi o almeno li induca a non contrastare tali scopi. In questo contesto quindi non è certamente permesso ragionare, ma si deve solo obbedire; si tratta di un’armonia artificiosa perché queste organizzazioni collettive particolari utilizzano regole e ciò fa si che i funzionari utilizzino un uso deficitario della ragione (ovvero svolge la sua funzione all’interno di questa istituzione collettiva particolare). Ma questa persona quando si toglie il cappello da funzionario e decide di parlare a tutti: allora si comporta come se fosse membro di una società “cosmopolitica” e diventa “studioso”. Società cosmopolitica > società dei cittadini del mondo (versione laica della Chiesa con la c maiuscola); Quindi si ritorna al termine “studioso” > persona che se vuole affermare una teoria deve parlare a chiunque (tutti i possibili esseri razionali) e così chiunque può confutare la tesi. Solo così si è studiosi.

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Quando si è studiosi si può parlare di tutto e ciò significa che si può anche criticare, mentre quando si è in veste di funzionari no, si deve obbedire. Esempio 1: un ufficiale in servizio, ha ricevuto un ordine dal suo superiore: da funzionario deve obbedire, ma in qualità di studioso può fare le sue osservazioni sugli errori del servizio militare e può sottoporle al giudizio del suo pubblico. Esempio 2: il cittadino non può rifiutarsi di pagare le tasse che gli sono state imposte; e, anzi, una critica inopportuna di tali imposizioni quando devono essere da lui assolte, può venire punita come uno scandalo. Ma tuttavia, questo cittadino in qualità di studioso, può manifestare pubblicamente il suo pensiero sull’inadeguatezza e persino sull’ingiustizia di simili imposizioni. Scandalo > si utilizza anche in ambito teologico; è un peccato connesso ad un altro peccato ovvero: io mi comporto male rubando delle biciclette e dopo pubblico la mia tesi che rubare biciclette è giusto. Simbolo > (segno di riconoscimento) originariamente nell’Antica Grecia era il nome che si dava alla tessera ospitale: nell’Antica Grecia non esistevano alberghi quindi se qualcuno era lontano da casa e doveva fermarsi, si rivolgeva alle famiglie nobili del luogo per ospitalità. Le famiglie ospitavano le persone (gratis) perché dovevano mostrare la loro generosità (tipico dell’era precapitalista). Nel momento in cui ospitavano, spezzavano una tavoletta (tessera ospitante) da darne una parte all’ospite così che dopo anni quest’ultimo poteva far rivedere questa tessera per riconoscere il rapporto di ospitalità che c’era stato fra queste famiglie. Quindi questo simbolo serve ai membri della Chiesa per riconoscersi fra loro come membri della comunità (come una tessera). Spiegato il significato si “simbolo” si può capire l’esempio dell’ecclesiastico che fa Kant. L’ecclesiastico deve insegnare catechismo in modo conforme al simbolo della chiesa che egli serve, essendo stato assunto per questo (funzionario); ma come studioso egli ha piena libertà di condividere con il pubblico tutti i pensieri che un esame attento gli ha suggerito sui difetti di quel simbolo, incluse le sue proposte di riforma in cose di religione e di chiesa. Può essere contestato se queste cose le dice al catechismo perché il quel momento ha le vesti da funzionario, ma può dirlo liberamente in un articolo o saggio. Kant si chiede: ma se a catechismo (quindi da funzionario) dico una cosa e poi da studioso ne dico un’altra, sono contraddittorio? No, perché nel momento in cui faccio catechismo sono solo funzionario dell’ente che servo e quindi semplicemente svolgo un compito istituzionale per il quale svolgimento non serve il consenso della mia conoscenza ma riferisco soltanto la dottrina, faccio solo da portavoce: quindi non mi comporto da ipocrita e non sono contraddittorio. Ma c’è un caso in cui si arriva ad un problema: quando io dico una cosa a catechismo che non condivido e in più è in contrasto con la mia fede interiore; può succede in quando la fede cristiana ha dei valori che vanno a toccare per forza la coscienza. In questo caso, se il nostro ecclesiastico non condivide degli aspetti fondamentali, dovrebbe dimettersi perché sarebbe controcoscienza andare a esporre cose che non condivide e che sono in contrasto con la sua fede interiore.

- L’uso che un insegante fa della propria ragione nel proprio lavoro, davanti alla sua comunità di fedeli > è uso privato della ragione perché questa comunità è un’assemblea domestica; in questo caso, l’insegnante in qualità di sacerdote, non è libero e non può neppure esserlo, poiché esegue un incarico altrui.

- Quando, invece, in qualità di studioso che parla attraverso scritti al pubblico propriamente detto, vale a dire al mondo, dunque in qualità di ecclesiastico nell’uso pubblico della propria ragione, egli gode di una libertà illimitata di valersi della propria ragione e di parlare in prima persona.

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Rapporto tra coscienza e uso privato della ragione:

 Uso meccanico della ragione ma rimangono comunque esseri razionali; qualsiasi compito che svolgo come funzionario c’è sempre in gioco la coscienza; quindi si può obbiettare (come l’ecclesiastico). Es. soldati russi prima della rivoluzione che si sono stufati di combattere (obiezione di coscienza di massa).

 Funzionari che non usano la coscienza quando sono a lavoro e quindi fanno solo ciò che li viene chiesto come funzionario; es. funzionari tedeschi al tempo de nazismo; ci fu solo un obiettore di coscienza che fece obiezione di coscienza e venne decapitato. La mia funzione non mi chiede di credere in quello che faccio. (per questa tesi non esiste il conflitto di coscienza perché quest’ultima non si usa).

Il problema che si pone Kant: una società di religiosi ha il diritto di obbligare se stessa tramite giuramento a un certo simbolo religioso immutabile, per esercitare in tal modo sopra ciascuno dei suoi membri, e attraverso questi sul popolo, una tutela senza fine, e addirittura per rendere questa tutela eterna? Società di religiosi > intende Chiese protestanti, gestite in maniera democratica o aristocratica. Kant risponde a questa domanda: è assolutamente impossibile. Ma cosa intende Kant con questa domanda? Intende il caso in cui una chiesa democratica o aristocratica, dopo aver discusso secondo le sue regole, decide di stabilire, per questa chiesa, un simbolo che deve essere “immutabile”, non si può più cambiarlo; ciò comporta che i membri successivi non potranno più fare quello che hanno fatto i suoi predecessori, ovvero discutere sulla fede e sul simbolo. Questo contratto, dice kant, è nullo (un contratto che è come se non fosse mai stato firmato); e dovrebbe esserlo anche se a sancirlo fossero stati il potere sovrano, le Diete imperiali e i più solenni trattati di pace. Diete imperiali > La dieta (Tag), nell'antico diritto dei germani, era la riunione del popolo (atta prima soprattutto all'elezione del sovrano). Nel Sacro Romano Impero era un'assemblea che riuniva il sovrano (re o imperatore) e i maggiori principi dell'impero, con compiti di carattere prevalentemente legislativo (anche se nella struttura costituzionale del Medioevo non esisteva una separazione tra poteri, e infatti le diete agivano anche come organi giurisdizionali ed esecutivi). La "dieta imperiale" (ted. Reichstag) si distingue con norme procedurali maggiormente definite e per questioni che riguardavano l'impero nel suo complesso. Perché Kant dice che il contratto è nullo: perché quando si prende questa decisione è una decisione che blocca le scelte future; è come se le persone che hanno sancito questo contratto dicessero: noi abbiamo discusso, abbiamo deciso che abbiamo ragione, e quelli che vengono dopo di noi non possono dire nulla e si devono adattare; perciò a quelli che vengono dopo li viene negato l’uso dello stesso diritto che hanno utilizzato quelli prima. È un complotto delle generazioni passate verso le generazioni future. Viene negata alle generazioni future il diritto di estendere le sue conoscenze e di progredire nel rischiaramento. È un crimine contro la natura umana, la cui originaria destinazione è proprio questo progredire; quindi le generazioni successive sono perfettamente legittimate a respingere tali deliberazioni come illecite e delittuose. Pietra di paragone > utilizzata per capire se il metallo era veramente oro o no. Kant dice che la pietra paragone di tutto ciò che può essere decretato su un popolo come legge, sta in questa domanda: se un popolo potrebbe imporre a se stesso una tale legge. Kant quindi non usa il criterio della monarchia assoluta ma della volontà popolare.

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Qual è il criterio di legittimazione della società civile? Non la legittimità del monarca per diritto divino ma la volontà popolare. Chiediamoci se un popolo avesse la possibilità di decidere autonomamente potrebbe imporre a se stesso una tale legge. Dice “potrebbe” perché per popolo intende > popolo in senso ideale (quindi razionali e liberi) e non empirico; Risposta di Kant > è possibile decidere e adottare delle decisioni che valgono provvisoriamente ma non è possibile per decisioni che valgono per sempre. Decisioni Provvisorie > per introdurre un certo ordine, tipo per sistemare le guerre di religione; ma occorre anche che si lasci utilizzare l’uso della ragione pubblico. Perciò per Kant, il popolo può porsi delle leggi per sé ma c’è una cosa che non può fare > stabilire che la decisione sulla questione religiosa (o non) sia l’ultima; perché in questo caso si blocca il processo di rischiaramento e si danneggia la posterità ( > ovvero quelli che vengono dopo perché ereditano una situazione in cui si trovano in un mondo in cui è stato imposto un conformismo di chiesa o di stato, in un mondo dove alcune persone che potevano parlare, non hanno parlato). Questa situazione fa fare un salto indietro nel tempo perché prima si discuteva, mentre ora, improvvisamente, questa possibilità viene bloccata. Nel momento in cui si blocca la discussione, la minorità che si introduce non è provvisoria ma ha effetti a lungo termine. Se un popolo non può prendere certe decisioni per sé stesso, lo può ancor meno un monarca circa il popolo; infatti la sua autorità si fonda sulla legittimazione popolare, sulla volontà generale del popolo (Rousseau). Questo comporta che se la monarchia deve esistere non può essere una monarchia assoluta (di diritto divino) ma una m. costituzionale; Perché la costituzione riunisce e da una forma alla volontà generale del popolo. Filosofo > persona che non ha paura di dire questo giusto o sbagliato; se ha paura di dirlo questa persona smette di essere filosofo e diventa politico, politologo ecc. Politologo > descrive come funziona la politica. La storia dice delle cose (non da torto né ragione, non può dire niente di valido per sempre) e la ragione non sta nella storia ma nella vocazione degli esseri umani a ragionare da sé. Il monarca si deve occupare della pacifica convivenza dei suoi sudditi, evitare che si scannino anche per motivi religiosi e deve lasciare liberi i suoi sudditi di fare quello che trovano necessario per la salvezza della loro anima. Il monarca reca detrimento alla sua stessa maestà se si immischia in queste cose ritenendo che gli scritti nei quali i suoi sudditi mettono in chiaro le loro idee siano possibili di controllo da parte del governo. Discorso finalizzato a garantire la libertà della religione o scienza contro uno Stato che danneggia tutto. Kant si domanda: viviamo noi attualmente in un’età rischiarata? la risposta è: no, bensì in un’età di rischiaramento. Per Kant, non siamo ancora in un’età rischiarata perché gli uomini non sono ancora in grado di utilizzare la propria intelligenza in cose di religione senza l’altrui guida. Siamo sempre in un’età di rischiaramento: perché che a questi uomini sia comunque aperto il campo per lavorare ed emanciparsi verso tale stato, e che gli ostacoli alla diffusione del generale rischiaramento o all’uscita della minorità a loro stessi imputabile diminuiscano gradualmente, si inizia a vedere e ci sono segni evidenti. Kant chiama questa età: l’età dell’Illuminismo o il secolo di Federico. Gli ostacoli che impediscono il rischiaramento sono: la mancanza di libertà.

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Kant ora fa degli elogi a Federico II: perché Federico ha lasciato la libertà dell’uso pubblico della ragione. Federico II passò alla storia perché cercò di realizzare lo stato di diritto nonostante fosse un dispotico illuminato. Elogio: Federico II è meritevole di elogio perché lascia ai suoi sudditi la libertà religiosa e libertà dell’uso pubblico della ragione. Rispetto è diverso da tolleranza: Permesso negativo del male (tolleranza) > quando io tollero, tollero qualcosa di sbagliato; si ha tolleranza nei confronti di un peccato. Tolleranza è > graziosa concessione di qualcosa che si intende sbagliato. Federico II rispetta la libertà di religione: chi sta davanti a me ha il diritto di scegliere la propria fede secondo coscienza (è diverso da tolleranza). Sotto Federico II ci sono gli ecclesiastici che possono utilizzare l’uso pubblico della ragione (ovviamente quando sono in qualità di studiosi). Kant parla di religione perché prima nel 7oo le famiglie prestigiose non avevano l’interesse a esercitare direttamente una tutela verso le arti e le scienze; anzi, capitava che professori venissero licenziati se si permettevano di parlare, criticare la religione. (quindi era più importante la religione che le arti e le scienze). Dopo il 700, le famiglie acquistavano prestigio se finanziavano e promuovevano le arti e le scienze. Kant vede che la minorità in cose di religione, fra tutte le forme di minorità, è la più dannosa ed anche la più umiliante: La verità religiosa è una verità fondamentale connessa alla salvezza della propria anima (valore, senso della vita nel complesso). Dire alla gente di non pensare perché a decidere ci pensa l’istituzione della chiesa, è umiliante e dannosa perché provoca minorità spirituale e una inutile conflittualità. Kant elogia (ma in realtà cerca si spronare il monarca a fare che segue)Federico II perché quest’ultimo comprende che perfino nei riguardi della legislazione da lui statuita non si corre pericolo a permettere ai sudditi da fare uso pubblico della loro ragione e di esporre pubblicamente al mondo le loro idee sopra un migliore assetto della legislazione stessa, addirittura criticando apertamente quella esistente. Tutto questo discorso sulla religione li serve per parlare di politica: estendere l’uso pubblico della ragione. Federico dovrebbe lasciare la libertà in cose di religione e la libertà di critica della legislazione. Federico. può permettersi il lusso di lasciare libertà dell’uso pubblico della ragione:

ragionate quanto volete su tutto quello che volete (uso pubblico della ragione); solamente obbedite (uso privato della ragione). Res publica > repubbliche dell’antichità; es. democrazia ateniese. Alla fine del V a.c avvenne un famoso processo: a Socrate accusato dal partito democratico per una sua opinione di tipo religioso. Ad Atene il cittadino, in quanto tale, era sempre funzionario dello stato. (quindi era impossibile fare uso pubblico della ragione). Socrate viene perciò considerato un cattivo cittadino/funzionario perché quello che dice non è conforme all’uso privato della ragione. Il suddito dello stato prussiano può paradossalmente avere una libertà (uso pubblico della ragione) che il cittadino ateniese invece non poteva avere. Un maggior grado di libertà civile (come era nell’antica Atene) sembra vantaggioso per la libertà dello spirito del popolo e invece non è così, anzi, pone barriere invalicabili ad essi perché pone i cittadini come soli funzionari. Perciò il cittadino non può ragionare (uso pubblico della ragione) in quanto è sempre in veste di funzionario.

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Un grado minore di libertà civile, al contrario, offre allo spirito lo spazio per svilupparsi secondo tutte le sue capacità. Essere sudditi (prussiani) vuol dire non essere più funzionario, e quindi avere la possibilità dell’uso pubblico della ragione. Allora Kant è contento di questa monarchia assoluta di Federico II? No, Kant apprezza questa situazione ma solo provvisoriamente. Autonomia politica collettiva > nell’antica Atene le questioni fondamentali venivano prese dall’intera comunità e quindi c’era un alto grado di libertà civile. Ma mancavano delle libertà dei moderni: possibilità di autodeterminarsi individualmente > ciò creava un problema tipo la libertà di espressione, religiosa e della scienza (per questo Socrate fu processato). IL cittadino antico era libero dal punto di vista della libertà collettiva ma meno libero dal punto di vista individuale. Ad Atene non si dava spazio all’uso pubblico della ragione: infatti Socrate fu accusato perché faceva politica (in qualità di studioso) davanti a tutti. I cittadini prussiani non sono cittadini ma sudditi quindi non hanno diritti politici; ma quando lo stato lascia libera l’uso pubblico della ragione allora è una situazione giusta per Kant. Metafora Kant: quando dunque la natura abbia sviluppato sotto questo duro involucro il seme di cui essa si prende la più tenera cura, e cioè la tendenza e vocazione al libero pensiero: allora questa agisce a sua volta

gradualmente sul modo di sentire del popolo, e alla fine addirittura sui principi del governo, il quale trova vantaggioso per sé trattare l’uomo, che ormai è più che una macchina, in conformità

alla sua dignità. Lo stato ripromuove, sotto il duro guscio della monarchia assoluta, la libertà dell’uso pubblico della ragione quindi promuovere il processo di rischiaramento. In questa situazione dove la persona può usare l’uso pubblico della ragione allora prenderà gusto alla libertà d’agire. Il popolo si trasformerà da sudditi in liberi cittadini e perciò sarà sempre più difficile vedere un governo di tipo dispotico che vede le persone come sudditi e non come cittadini. Se il monarca vuole rimanere al potere e i sudditi non sono più minorenni è ovvio dovrà dare per forza dare delle concessioni senno non avrà più la legittimità. Si passerà da monarchia assoluta a repubblica. Testo scritto pochi anni prima della R francese e quindi è un testo che “prevede” il rischiaramento nelle monarchie assolute verso repubbliche.

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