Chiesa e regime Fascista negli anni della seconda guerra mondiale. Fonti diplomatiche a confronto, Tesi di laurea di Storia della Chiesa. Universita degli Studi Roma Tre
MatteoDiLaurenzi
MatteoDiLaurenzi

Chiesa e regime Fascista negli anni della seconda guerra mondiale. Fonti diplomatiche a confronto, Tesi di laurea di Storia della Chiesa. Universita degli Studi Roma Tre

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Tesi di Laurea sui rapporti tra Chiesa e Regime Fascista tra il 1939 e il 1943
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DIPARTIMENTO DI STUDI UMANISTICI

CORSO DI LAUREA IN

SCIENZE STORICHE, DEL TERRITORIO E PER LA

COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Tesi di laurea

CHIESA E GOVERNO FASCISTA

NEGLI ANNI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE:

FONTI DIPLOMATICHE A CONFRONTO

Laureando:

MATTEO DI LAURENZI

Matr. 429566

Relatrice:

Prof.ssa MARIA LUPI

Anno Accademico 2016-2017

2

INDICE

Abbreviazioni .............................................................................................. 4

Introduzione ................................................................................................ 5

Capitolo I

ALL’ALBA DI UN NUOVO CONFLITTO MONDIALE (1939)

1. L’elezione di Pacelli al soglio Pontificio ............................................... 10

2. La questione ebraica .............................................................................. 13

3. L’invasione della Polonia ...................................................................... 21

Capitolo II

«VINCERE E VINCEREMO» (1940)

1. La non-belligeranza italiana .................................................................. 34

2. La «Guerra Fascista» ............................................................................. 46

3.La politica razziale e l’«Osservatore Romano» ...................................... 53

Capitolo III

L’ANNO DEI CAMBIAMENTI (1941)

1. La minaccia dei bombardamenti su Roma ............................................ 60

2. L’Operazione Barbarossa e l’attacco a Pearl Harbour .......................... 64

3.Confronti tra Regime e Santa Sede sulle informazioni sensibili ............ 71

4. Volantini sospetti ................................................................................... 78

5. Nuovi tentativi vaticani a favore degli ebrei convertiti ......................... 81

Capitolo IV

L’INIZIO DELLA FINE (1942)

1. I Diplomatici presso la Santa Sede ed il progetto americano per il dopo-

guerra ......................................................................................................... 83

2. I bombardamenti in Italia e su Roma ..................................................... 87

3. Scambi diplomatici per i prigionieri di guerra ....................................... 95

3

4. Ebrei Italiani nei territori del Reich ....................................................... 98

Capitolo V

L’ANNO DELLA CADUTA (1943)

1. “Roma città-aperta” ............................................................................. 103

2. Questione di razza o di confessione religiosa ...................................... 112

3. Scambi diplomatici per il cambio di governo ...................................... 116

Conclusioni ............................................................................................ 128

Fonti e Bibliografia ................................................................................. 131

4

ABBREVIAZIONI

AAS Acta Apostolicae Sedis

ADSS Actes et Documentes du Saint Siège relatifs à la seconde guerre

mondiale

DBI Dizionario Biografico degli Italiani

DDI MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI, I Documenti Diplomatici

Italiani

GDE Grande Dizionario Enciclopedico

5

INTRODUZIONE

Questa tesi ha lo scopo di ricostruire il rapporto tra la Chiesa e il Regime Fascista

attraverso le vicende susseguitesi tra il 1939, anno dello scoppio della seconda guerra

mondiale, e il 1943, anno della caduta del Regime.

Nonostante gli innumerevoli studi sull’argomento1, restano ancora molti aspetti

ancora da approfondire. Ho cercato quindi, attraverso fonti volutamente scelte tra quelle

dei due versanti opposti, di ricostruire tale rapporto in maniera oggettiva.

Le fonti scelte sono da un lato gli Actes et Documentes du Saint Siège relatifs à la

seconde guerre mondiale, cioè i documenti diplomatici vaticani, tra i quali si sono scelti

naturalmente quelli relativi all’Italia, dall’altro il Diario di Galeazzo Ciano, ministro

degli Esteri e poi ambasciatore presso la S. Sede, e alcuni documenti del Ministero degli

Affari Esteri, relativi alla corrispondenza diplomatica tra l’ambasciatore italiano presso

la Santa Sede e il nunzio apostolico in Italia.

Nel lavoro ho tenuto conto del carattere ambivalente della Santa Sede. È

necessario considerare, infatti, che questa, oltre ad essere un’istituzione religiosa, è

anche uno Stato Nazionale con una sua linea di politica sia interna che estera.

Ciò che questa tesi ha l’obbiettivo di verificare le posizioni delle due parti

riguardo a importanti tematiche che coinvolgevano gli aspetti religiosi o richiedevano

l’interessamento della Santa Sede.

Il percorso che ha portato alla stesura dell’elaborato ha comportato vari cambi di

direzione ed integrazione delle fonti: se all’inizio era in progetto di adoperare

unicamente il Diario di Ciano e i quaderni della «Civiltà Cattolica», successivamente,

per avere una completezza sull’argomento, il periodico è stato sostituito dagli Actes et

Documentes du Saint Siège relatifs à la seconde guerre mondiale e il Diario di Ciano

integrato con IDocumenti Diplomatici Italiani del Ministero degli Esteri. Una volta

1 I maggiori studi sull’argomento presi in considerazione sono stati A. RHODES, Il Vaticano e le dittature

(1922-1945), Milano, U. Mursia editore, 1975; P. SCOPPOLA, La Chiesa e il fascismo. Documenti e

interpretazioni, Roma-Bari, Laterza, 1976; M. CASELLA, Stato e Chiesa in Italia (1938-1944), Lecce,

Congedo editore, 2006; R. PERTICI, Chiesa e Stato in Italia, Bologna, Il Mulino, 2009; L. CECI,

L’Interesse superiore. Il Vaticano e l’Italia di Mussolini, Roma-Bari, Laterza, 2013.

6

vagliate le fonti, ho evidenziato gli argomenti più rilevanti e più frequenti cercando,

successivamente, di organizzarle in un discorso organico e lineare.

In merito all’organizzazione del discorso, a volte, sono state riscontrate difficoltà

per l’omissione o la non completezza di determinate informazioni nelle fonti

diplomatiche vaticane e in quelle della Farnesina. A questo riguardo, in alcuni casi, ho

integrato i documenti sugli scambi diplomatici tra Regime e Santa Sede con quelli tra

questi ultimi con altri Stati, in modo da supplire a queste problematiche riuscendo ad

organizzare il discorso nel modo desiderato.

Le relazioni tra Chiesa e Regime Fascista possono essere divise in due momenti:

prima e dopo la firma dei Patti Lateranensi.

Prima della stipula il Regime aveva l’obiettivo di incanalare l’elettorato cattolico

all’interno del movimento, fascista cercando di far abrogare quel non expedit in auge

dai tempi di Pio IX. Era quindi necessario risolvere la Questione Romana, la cui

risoluzione era anche l’obbiettivo della Santa Sede, che solo così, avrebbe finalmente

riconosciuto l’Italia come Stato.

Fu in quest’ottica che Mussolini approvò quelle riforme tanto care alla Chiesa

come quella sull’istruzione che, con la Riforma Gentile del 1923, introduceva

l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole elementari e l’esame di Stato al

termine di ogni ciclo scolastico, che «in pratica comportava la parificazione delle scuole

private»2 che erano, per la maggior parte, cattoliche.

Viceversa, la Santa Sede accontentò Mussolini togliendo l’appoggio a don Sturzo

e al Partito Popolare, schieratosi apertamente contro il fascismo, e spianando quindi la

strada alla Dittatura3. Anche in occasione della denuncia de «L’Osservatore Romano» e

de «La Civiltà Cattolica» sulle violenze fasciste ai Circoli della Gioventù Cattolica, la

Santa Sede, secondo la Colarizi, non «alzò un dito»4 poiché Mussolini restava, in ogni

caso, «l’uomo della Provvidenza». Le alte sfere ecclesiastiche si schierarono, quindi, su

2 S. COLARIZI, Storia del Novecento italiano. Cent’anni di entusiasmo, di paure, di speranza, Milano,

BUR Storia, 2009, cit. p. 152.

3 Sulla crisi del Partito Popolare del 1923, cfr. P. CARUSI, I Partiti Politici Italiani dall’Unità ad oggi,

Roma, Studium, 2015 (III ed.), pp. 64-65; S. COLARIZI, Storia del Novecento italiano. Cent’anni di

entusiasmo, di paure, di speranza, p. 153.

4 S. COLARIZI, Storia del Novecento italiano. Cent’anni di entusiasmo, di paure, di speranza, cit. p. 153.

7

una linea di «non opposizione»5 al fascismo, favorendone, concretamente, l’ascesa.

Afferma la Ceci che «non era complicità, solo tattica, frutto di una reciproca

strumentalizzazione»6.

Con la stipula dei Patti Lateranensi, avvenuta l’11 febbraio 1929, si chiudeva

«definitivamente ed irrevocabilmente» la Questione Romana e venivano riconosciuti

reciprocamente «il Regno d’Italia sotto la dinastia di Casa Savoia con Roma capitale

dello Stato italiano» e «lo Stato della Città del Vaticano sotto la sovranità del Sommo

Pontefice»7. Inoltre, all’art. 2, si legge «L’Italia riconosce la sovranità della Santa Sede

nel campo internazionale»8.

Dopo i Patti Lateranensi i rapporti tra Stato e Chiesa cominciarono ad incrinarsi

soprattutto in merito all’Azione Cattolica, salvaguardata dall’art. 43 del Concordato9. Le

dispute su tale associazione e sull’educazione giovanile in generale portarono Pio XI a

scrivere l’enciclica Non abbiamo bisogno, dove il pontefice, per la prima volta dopo

nove anni, condannava i soprusi perpetrati dal Regime. Il Vaticano, infatti, non poteva

permettersi di abbandonare una lotta la cui posta in gioco era l’educazione e la

formazione ideologica delle nuove generazioni.

Pio XI non era comunque intenzionato a rompere le relazioni con il Regime e per

questo il 2 settembre del 1931 vennero concordate le modifiche allo Statuto dell’Azione

Cattolica, in cui veniva ribadita l’estraneità dell’associazione da compiti politici e

sindacali, si stabiliva la sua diretta dipendenza dai vescovi e l’impossibilità per gli ex

popolari di ricoprire, al suo interno, cariche dirigenziali.

Un momento di particolare sintonia tra il Regime e la Chiesa in Italia si ebbe con

la conquista dell’Etiopia, quando il «mito della Roma imperiale»10 dimostrò la sua forza

attrattiva tra l’alto e il basso clero, tra i vertici dell’Azione Cattolica e in tutto il mondo

5 R. PERTICI, Chiesa e Stato in Italia, cit. p. 110.

6 L. CECI, L’Interesse superiore. Il Vaticano e l’Italia di Mussolini, cit. p. 85.

7 Art. 26, in Trattato fra la Santa Sede e l’Italia, in AAS, vol. XXI, n. 6, cit. p. 221.

8 Art. 2, in Ivi, cit. p. 210.

9 «Lo Stato italiano riconosce le organizzazioni dipendenti dall'Anione Cattolica Italiana, in quanto esse,

siccome la Santa Sede ha disposto, svolgano la loro attività al di fuori di ogni partito politico e sotto

l'immediata dipendenza della gerarchia della Chiesa per la diffusione e l'attuazione dei principi cattolici.

La Santa Sede prende occasione dalla stipulazione del presente Concordato per rinnovare a tutti gli

ecclesiastici e religiosi d'Italia il divieto di iscriversi e militare in qualsiasi partito politico» (Art. 43, in

Concordato fra la Santa Sede e l’Italia, in AAS, vol. XXI, n. 6, cit. p. 293).

10 L. CECI, L’Interesse superiore. Il Vaticano e l’Italia di Mussolini, cit. p. 182.

8

cattolico, tutti convinti che l’Etiopia fosse una terra barbara «particolarmente adatta al

proselitismo»11.

Una volta finita la guerra, nel maggio del 1936, tra l’Italia e lo Stato Vaticano

cominciò a delinearsi uno scontro che era destinato a durare fino alla fine della Seconda

Guerra Mondiale: la questione razziale.

Il Parlamento italiano, infatti, il 19 aprile 1937 emanò il decreto Lessona,

conosciuto come “legge sul madamato” che condannava

il cittadino italiano che nel territorio del Regno o delle Colonie [tenesse] relazioni

d’indole coniugale con una persona suddita dell’Africa Orientale Italiana12.

Per Mussolini era essenziale impedire la nascita di meticci e per questo si

cominciò ad operare la segregazione razziale.

Ciò andava completamente contro il pensiero vaticano: sia Benedetto XV che Pio

XI avevano posto attenzione alla formazione di un clero indigeno nelle terre di missioni

e, quest’ultimo, nell’enciclica Casti Connubii del 1930, aveva affermato come le

autorità pubbliche non avessero alcun diritto nei confronti delle «membra dei sudditi»13.

Molti missionari rimasero molto contrariati dal decreto Lessona che toccava la

sfera familiare, tema centrale per la morale cattolica e per il Concordato. Una volta che

tali dubbi furono noti alla Segreteria di Stato, quest’ultima incaricò il nunzio apostolico

presso il Regno d’Italia, mons. Borgoncini Duca14 di prodigarsi presso il governo

italiano per evitare sanzioni penali a coloro che avessero infranto la “legge sul

madamato”.15

11 A. RHODES, Il Vaticano e le dittature (1922-1945), cit. p. 85.

12 REGIO DECRETO LEGGE, 24 giugno 1937-XV, n. 880. Sanzioni per i rapporti d’indole coniugale fra i

cittadini e i sudditi, in «Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia», anno 78, n. 145 (1937), pp. 2351-2352,

cit. p. 2352.

13 PIO XI, enciclica Casti Connubii, 31 dicembre 1930, in Enchiridion delle encicliche, 5. Pio XI (1922-

1939), Bologna, Dehoniane, 1995, pp. 586-685.

14 Francesco Borgoncini Duca (Roma, 26 febbraio 1884 – Roma, 4 ottobre 1954). Nel 1922 fu nominato

segretario della Sacra Congregazione degli Affari ecclesiastici straordinari. Nell'espletamento delle

funzioni connesse a questo ufficio egli partecipò alle trattative per la conciliazione tra Chiesa e Stato in

Italia. Dopo la stipula dei Patti Lateranensi fu nominato nunzio apostolico in Italia col titolo di

arcivescovo di Eraclea. Venne nominato cardinale da Pio XII nel concistoro del 1953 (G. CAPUTO, voce

Borgoncini Duca, Francesco, in DBI, vol. XII, Roma 1971, pp.782-784).

15 Cfr. L. CECI, L’Interesse superiore. Il Vaticano e l’Italia di Mussolini, p. 198.

9

Dopo l’incontro con il ministro dell’Africa Italiana Lessona, il nunzio scrisse al

cardinale Pacelli, futuro Pio XII, riferendo del colloquio. Scriveva Borgoncini Duca che

il ministro, conscio che il decreto emanato toccava le intese concordatarie, specificava

che l’intento di tale atto giuridico era quello di scoraggiare il concubinato tra bianchi e

neri e, in nessun modo, di proibire il matrimonio.

Nel frattempo la Segreteria di Stato si consultò con il pontefice, il quale chiese un

parere al cardinale Domenico Jorio, prefetto della Congregazione dei Sacramenti.16

Il documento redatto dal porporato suggeriva un totale allineamento della Santa

Sede alla politica fascista. Questa posizione era avvalorata sia da questioni igienico-

sanitarie, invocate dal Regno d’Italia, per via della presenza, numerosa tra gli indigeni,

di musulmani e copti, sia per la giusta motivazione, data da Lessona, di evitare la

nascita di una «prole minoritaria»17. Seguendo le indicazioni del documento, la Santa

Sede diede, quindi, disposizione ai missionari di favorire ed aiutare il Regime

nell’attuazione della “legge sul madamato”.

Dopo l’introduzione dei Provvedimenti per la Difesa della Razza Italiana, varati il

17 novembre 193818, la Santa Sede si adoperò soprattutto per salvaguardare gli aspetti

concernenti il matrimonio19, salvaguardato dall’articolo 34 del Concordato20. Sarà

invece dal 1939 che la Santa Sede iniziò ad operare pressioni sul Regime per la

questione ebraica.

16 Domenico Jorio (Villa S. Stefano (FR), 7 ottobre 1867 – Roma, 21 ottobre 1954), nel 1928 fu nominato

segretario della Congregazione per la disciplina dei sacramenti e nel 1935, dopo la nomina cardinalizia,

ne divenne prefetto (http://www.catholic-hierarchy.org/bishop/bjorio.html).

17 Archivio Segreto Vaticano, Affari Ecclesiastici Straordinari, Italia, pos. 1030-1040, fasc. 720, f. 50r-v,

Lettera di E. Tisserant a G. M. Castellani, 2 dicembre 1937, cit. in L. CECI, L’Interesse superiore. Il

Vaticano e l’Italia di Mussolini, cit. p. 200.

18 Cfr. REGIO DECRETO LEGGE, 17 novembre 1938-XVII, n. 1728, in Provvedimenti per la difesa della

razza italiana, in«Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia», anno 79, n. 274 (1938), pp. 4794-4796. Sulla

crisi tra Chiesa e Regime del 1938 cfr. M. CASELLA, La crisi del 1938 fra Stato e Chiesa nella

documentazione dell’Archivio Storico Diplomatico del Ministero degli Affari esteri, in «Rivista di storia

della Chiesa in Italia» 54 (2000), pp. 91-186.

19 Cfr. Notes de la Secrétairerie d’Etat, 14 novembre 1938, in Appendice, in ADSS, vol. VI, n. 3, pp. 532-

536.

20 Art. 34, in Concordato fra la Santa Sede e l’Italia, in AAS, vol. XXI, n. 6, cit. pp. 290-291.

10

Capitolo I

ALL’ALBA DI UN NUOVO CONFLITTO MONDIALE (1939)

1. L’elezione di Pacelli al soglio Pontificio

All’inizio del 1939 sono ancora in piedi i forti contrasti italo-vaticani apertisi

l’anno precedente riguardo le leggi razziali e l’Azione Cattolica. Già il primo gennaio il

Conte Galeazzo Ciano appuntava sul suo Diario che Mussolini «[vedeva] nell’opera

svolta dall’Azione Cattolica un tentativo di costituire un vero e proprio partito politico»1

e, il giorno successivo, il Duce, all’incontro con l’ambasciatore italiano2 presso la Santa

Sede Pignatti, gli chiedeva di riferire in Vaticano la sua insoddisfazione per la politica

della Santa Sede riguardo l’Azione Cattolica e le leggi razziali, ammonendo le gerarchie

ecclesiastiche di non illudersi «sulla possibilità di tenere sotto tutela l’Italia»3 e

concludendo che, in caso di scontri, cosa che Mussolini specificava di non volere,

sarebbero stati rialimentati «i sopiti rancori anticlericali» invitando il Papa a ricordare

che «l’Italia [era] ghibellina»4.

L’11 febbraio si sarebbe dovuto festeggiare l’anniversario dei 10 anni dalla firma

dei Patti Lateranensi. Questo avveniva, secondo Ciano, in un clima di «aria torbida»5

date le vicende che caratterizzavano i rapporti tra i due contraenti in quel momento.

Caso volle che il giorno prima dell’anniversario Pio XI morisse e, al contrario di come

ci si sarebbe potuto aspettare, l’avvenimento lasciò completamente indifferente il Duce

il quale, quel giorno, decise di rinviare la seduta del Gran Consiglio del Fascismo che si

sarebbe dovuta tenere il giorno successivo. Ciano specifica nel suo Diario che questa

1 G. CIANO, Diario, 1° gennaio 1939, vol. I, Milano, Rizzoli, 1963, cit. pp. 13-14.

2 Per avere un quadro più ampio sugli ambasciatori italiani presso la Santa Sede cfr. M. CASELLA, Gli

Ambasciatori presso la Santa Sede (1929-1943): profili di Cesare Maria De Vecchi, Bonifacio Pignatti

Morano di Custoza, Dino Alfieri, Bernardo Attolico, Raffaele Guariglia, Galeazzo Ciano, Galatina,

Congedo, 2009.

3 G. CIANO, Diario, 2 gennaio 1939, vol. I, cit. pp. 15-16.

4 Ivi, cit. p. 16.

5 Ivi, 1° febbraio 1939, vol. I, pp. 36-37, cit. p. 36.

11

decisione non fu presa solo

per rendere omaggio alla memoria del Papa, ma anche perché il pubblico [sarebbe

stato] troppo distratto per concentrarsi sulla discussione della riforma della scuola, che

sarebbe [stato] l’oggetto della discussione6.

Il giorno dell’anniversario, quindi, la seduta venne annullata Ciano informò

Mussolini riguardo le aspettative della Santa Sede circa un suo gesto verso la salma del

Pontefice. Il Duce, dimostrando il suo anticlericalismo, affermò che

ormai [era] troppo tardi … che il Conclave non lo [interessava] minimamente. Se il

Papa sarà italiano, [andrà] bene. Se sarà straniero, [andrà] bene lo stesso7.

Nonostante l’indifferenza, forse, di facciata di Mussolini rispetto all’avvenimento

della scomparsa di Pio XI, nel Paese vennero presi provvedimenti per dimostrare il

cordoglio del Regno d’Italia: oltre al già citato rinvio della seduta del Gran Consiglio

del Fascismo, infatti, vennero decretati otto giorni di lutto e l’esposizione delle bandiere

a mezz’asta sia in Italia sia nelle rappresentanze italiane all’estero. Italo Garzia nel suo

Pio XII e l’Italia nella seconda guerra mondiale fa notare come, su ogni giornale, la

figura di Pio XI, identificato dallo stesso Mussolini come «Papa della Conciliazione»,

fosse sempre associato al nome del Duce stesso e di come, in ogni articolo, venisse

volontariamente omesso ogni riferimento alle tensioni che vi erano state in quegli anni

tra Regime Fascista e Vaticano. Questi articoli vennero, invece, ricomposti

in un quadro che aveva perso i caratteri della realtà, per assumere un valore ieratico

e politicamente organico dell’immagine che di sé il regime si sforzava di offrire

all’opinione pubblica interna ed internazionale8.

Oltre alle manifestazioni pubbliche il Regime prestò estrema attenzione agli

6 G. CIANO, Diario, 10 febbraio 1939, vol. I, cit. p. 43.

7 Ibid.

8 I. GARZIA, Pio XII e l’Italia nella seconda guerra mondiale, Brescia, Morcelliana, 1988, pp. 26-29, cit.

p. 29.

12

accordi concordatari, con particolare riferimento all’art. 219 in cui venivano stabiliti gli

oneri italiani in situazione di Sede Vacante e di Conclave. Questa minuzia era forse

dovuta alla volontà di non far peggiorare i rapporti già difficili con la Santa Sede che

avrebbe potuto portare all’elezione di un Papa ostile al Regime.

Come è noto, il 2 marzo 1939 venne eletto a capo della Chiesa Romana il

cardinale Pacelli che assunse il nome di Pio XII.

Mussolini in occasione di un colloquio con Ciano, il giorno successivo l’elezione,

si dimostrò contento riguardo la nomina e, conservando un tono di superiorità, si

ripromise di far pervenire al nuovo Papa «alcuni consigli circa quanto dovrà fare per

governare utilmente la Chiesa»10. Quello stesso giorno Pio XII, utilizzando la radio,

pronunciò un discorso nel quale, oltre alla benedizione introduttiva con un particolare

riferimento ai membri dell’Azione Cattolica, invocava una «pace tra le nazioni»

pregando in particolare per i sovrani e per i governanti e «per tutti coloro cui incombe

l’altissimo onore, il peso gravissimo di guidare i popoli»11.

Il giorno dell’incoronazione di Pio XII, avvenuta il 12 marzo presso la Basilica di

San Pietro, vi fu una tale manifestazione di esultanza che, come testimoniato da «La

Civiltà Cattolica», la Basilica appariva «troppo angusta per contenere la folla che

avrebbe voluto assistere anche al solenne pontificale»12. All’evento parteciparono a

rappresentare l’Italia e il «Re Imperatore»13 i Principi di Piemonte e, in rappresentanza

del Governo, il conte Galeazzo Ciano, il quale ricordava l’evento, oltre che per la

disorganizzazione, per l’impressione diversa che gli fece Pio XII rispetto a quando lo

aveva visto un mese prima da cardinale: «Oggi sembra veramente toccato da un soffio

9 «Tutti i Cardinali godono in Italia degli onori dovuti ai Principi del sangue; quelli residenti in Roma,

anche fuori della Città del Vaticano, sono a tutti gli effetti cittadini della medesima. Durante la vacanza

della Sede Pontificia, l’Italia provvede in modo speciale a che non sia ostacolato il libero transito ed

accesso dei Cardinali attraverso il territorio italiano al Vaticano, e che non si ponga impedimento o

limitazione alla libertà personale dei medesimi. Cura, inoltre, l’Italia che nel suo territorio all’intorno

della Città del Vaticano non vengano commessi atti, che comunque possano turbare le adunanze del

Conclave. Le dette norme valgono anche per i Conclavi che si tenessero fuori della Città del Vaticano,

nonché per i Concilii presieduti dal Sommo Pontefice o dai suoi Legati e nei riguardi dei Vescovi

chiamati a parteciparvi» (Art. 21, in Trattato fra la Santa Sede e l’Italia, cit. p. 219).

10 G. CIANO, Diario, 3 marzo 1939, vol. I, cit. p. 55.

11 Le Pape Pie XII au monde catholique, Radiomessage, 3 marzo 1939 in ADSS, vol. I, n. 1, pp. 97-98,

cit. p. 97.

12 Cronaca Contemporanea in «La Civiltà Cattolica», Anno 90, vol. II, quaderno 2131 (1° aprile 1939),

cit. p. 83.

13 Ibid.

13

divino che lo spiritualizza e lo eleva»14.

Il 18 dello stesso mese ci fu il primo incontro tra Galeazzo Ciano, delegato del

Governo Fascista, e Pio XII. Durante questo colloquio15 si trattò di quegli argomenti che

sarebbero stati oggetto degli scambi diplomatici che avrebbero dovuto aver luogo

durante il 1939: l’azione cattolica e le leggi razziali, e la situazione internazionale e la

guerra.

Analizzando il Diario di Ciano, possiamo notare come l’uomo politico metta in

luce un’ambivalenza nella figura di Pio XII: da una parte il Papa parla come italiano,

timoroso della situazione internazionale, in particolare dell’aggressività tedesca16,

manifestandosi sollevato dalle rassicurazioni di Ciano sulle misure che il Duce aveva

già preso «per contenere il dilagare germanico» nelle zone più care all’Italia; dall’altra

egli parla come Capo della Chiesa di Roma, quindi, sempre riguardo la Germania,

dimostrandosi più conciliante rispetto al suo predecessore, auspica una

riappacificazione a patto che ci fosse stata una «rispondenza» da parte tedesca,

altrimenti, egli afferma, «si ridurrebbe a fare un “vano soliloquio”»17. Nei confronti

dell’Italia, invece, il Pontefice, per tentare di dare una prima risoluzione alla questione

dell’Azione Cattolica, propone di mettere ai suoi vertici un Comitato di Arcivescovi

Diocesani.

Da questo incontro Ciano uscì fiducioso sulla risoluzione delle controversie tra la

Chiesa e lo Stato anche perché, sicuramente, Pio XII aveva un’attitudine diplomatica di

molto superiore a quella di Pio XI.

2. La questione ebraica

Nel 1938, al momento della promulgazione delle leggi razziali le proteste

Vaticane non riguardarono i provvedimenti antisemiti in quanto tali, ma nascevano dal

fatto che l’antisemitismo fascista, così come quello nazista, muoveva da presupposti

14 G. CIANO, Diario, 12 marzo 1939, vol. I, cit. p. 61.

15 Di tale colloquio ci sono riferimenti in G. CIANO, Diario, 18 marzo 1939, vol. I, pp. 67-68.

16 Il cardinale Pacelli fu prima nunzio apostolico in Germania (1920-1929), successivamente fu nominato

Segretario di Stato e condusse personalmente le trattative per il Concordato con il Terzo Reich del 1933

(F. TRANIELLO, voce Pio XII, papa, DBI, vol. LXXXIV, Roma 2015, pp. 58-69).

17 G. CIANO, Diario, 18 marzo 1939, vol. I, pp. 67-68, cit. p. 68.

14

razzistici e non da motivazioni di tipo religioso. Per il Regime, infatti, non contava nulla

la religione professata dal singolo ebreo, anche se convertito e battezzato. La protesta

del Papato non ebbe, quindi, come oggetto la difesa della dignità umana e civile degli

israeliti, ma si concentrò solo sulla questione dei diritti degli ebrei convertiti al

cattolicesimo. A conferma di ciò, la Segreteria di Stato Vaticana fece pervenire

all’Ambasciatore Italiano presso la Santa Sede Pignatti, un pro-memoria nel quale

spiegava la sua posizione risentita quando sulla rivista «La Difesa della Razza» si

scriveva che i «suoi fondamenti [del razzismo] sono e debbono essere eminentemente

spirituali (anno I, fasc. 5, pag. 28)»18, mentre se si fosse inteso «totale risanamento della

nazione dai germi che tentano corromperla (anno I, fasc. 6, pag. 48), la dottrina e la

religione cattolica non avrebbero nulla da opporre»19.

In particolare, la Chiesa non poteva accettare il fatto che, sulla base del concetto

di razza, a un ebreo battezzato fosse vietato il matrimonio con un’ariana cattolica e

viceversa. Questo, per la Santa Sede, era del tutto inammissibile poiché era contrario a

tutta la dottrina cattolica sul matrimonio e, cosa ancora più importante, era in palese

contrasto, sotto il profilo giuridico, con l’articolo 3420 del Concordato Lateranense

secondo il quale i matrimoni contratti secondo le regole del diritto canonico erano validi

a tutti gli effetti anche sotto il profilo civile.

Riguardo l’Azione Cattolica, invece, dal resoconto di Tacchi Venturi riguardo il

suo incontro con il Duce avvenuto il 28 marzo del 1939, si evince che quest’ultimo

18 Pro-memoria circa la Rivista «La Difesa della Razza», pp. 53-56, cit. p. 53, pubblicato in appendice a

La Secrétairerie d’Etat à l’Ambassade d’Italie, 20 marzo 1939 in ADSS, vol. VI, n. 4, pp. 52-56.

19 Ibid.

20 «Lo Stato italiano, volendo ridonare all’istituto del matrimonio, che è base della famiglia, dignità

conforme alle tradizioni cattoliche del suo popolo, riconosce al sacramento del matrimonio, disciplinato

dal diritto canonico, gli effetti civili. Le pubblicazioni del matrimonio come sopra saranno effettuate, oltre

che nella chiesa parrocchiale, anche nella casa comunale. Subito dopo la celebrazione il parroco spiegherà

ai coniugi gli effetti civili del matrimonio, dando lettura degli articoli del codice civile riguardanti i diritti

ed i doveri dei coniugi, e redigerà l’atto di matrimonio, del quale entro cinque giorni trasmetterà copia

integrale al Comune, affinché venga trascritto nei registri dello stato civile. Le cause concernenti la nullità

del matrimonio e la dispensa dal matrimonio rato e non consumato sono riservate alla competenza dei

tribunali e dei dicasteri ecclesiastici. I provvedimenti e le sentenze relative, quando siano divenute

definitive, saranno portate al Supremo Tribunale della Segnatura, il quale controllerà se siano state

rispettate le norme del diritto canonico relative alla competenza del giudice, alla citazione ed alla

legittima rappresentanza o contumacia delle parti. I detti provvedimenti e sentenze definitive coi relativi

decreti del Supremo Tribunale della Segnatura saranno trasmessi alla Corte di Appello dello Stato

competente per territorio, la quale, con ordinanze emesse in Camera di Consiglio, li renderà esecutivi agli

effetti civili ed ordinerà che siano annotati nei registri dello stato civile a margine dell’atto di matrimonio.

Quanto alle cause di separazione personale, la Santa Sede consente che siano giudicate dall’autorità

giudiziaria civile» (Art. 34, in Concordato fra la Santa Sede e l’Italia, cit. pp. 290-291).

15

considerava come causa degli attriti in atto l’ordinamento dell’associazione cattolica

che, a suo dire, era solo «di puro nome diocesano»21, ma di fatto continuava, al suo

interno, a fare politica22. Continua Mussolini affermando che gli scontri sarebbero

terminati quando «l’Azione Cattolica [fosse passata] ai Vescovi»23, promessa di cui

Tacchi Venturi dubitava fortemente visti i recenti ordini, provenienti direttamente dal

Segretario del PNF Starace, di perseguitare associazioni ed opere cattoliche che, a detta

del gesuita, non avevano nulla a che vedere con l’organizzazione dei partiti politici24.

Scriveva Tacchi Venturi che egli, in quella stessa sede, affrontò il discorso dei

cittadini ebrei battezzati, proponendo al Duce un promemoria25 nel quale si manifestava

la volontà da parte di Pio XII di aiutare i «suoi figli di stirpe ebraica»26. In tale

documento erano elencati tutti i desiderata di Papa Pacelli tra cui il riconoscimento

come ariani di «tutti i discendenti da matrimonio misto, battezzati nell'infanzia, e

cristianamente educati […] anche quando il coniuge di razza ariana [fosse stato]

straniero»27; il reinserimento degli insegnanti ebrei qualora si fossero convertiti prima

del 1938; la concessione a far sposare coloro che si erano «fidanzati avanti la

promulgazione della legge, che non poterono sposare avanti il 3 dicembre 1938-XVII

perché non ancora avevano i documenti necessari pel matrimonio»28. Il Duce, una volta

letto il documento, rispose che forse poteva essere concesso il punto riguardante i

“fidanzati” e, dopo aver piegato il foglio, «lo ripose nella cartella»29 per farlo pervenire

alla Commissione che sovrintendeva all’applicazione della legge e sulla quale, per

Tacchi Venturi, «[sarebbe stato] ora da insistere a fine di ottenere che le nostre [della

21 Le P. Tacchi Venturi au cardinal Maglione, 28 marzo 1939, inADSS, vol. VI, n. 5, pp. 56-60, cit. p.

57.

22 La convinzione di Mussolini di una qualche forma di associazionismo politico era già stata sottolineata

dal Conte Galeazzo Ciano in G. CIANO, Diario, 1° gennaio 1939, vol. I, pp. 13-14.

23 Le P. Tacchi Venturi au cardinal Maglione, 28 marzo 1939, inADSS, vol. VI, n. 5, pp. 56-60, cit. p.

57.

24 Cfr. Ivi.

25Annexe Mémoire du P. Tacchi Venturi, pubblicato in appendice a Le P. Tacchi Venturi au cardinal

Maglione, 28 marzo 1939, in ADSS, vol. VI, n. 5, pp. 59-60.

26 Ivi, p. 59.

27 Ibid.

28 Ivi, p. 60.

29 Ivi, p. 59.

16

Santa Sede] discrete proposte vengano in pieno accettate»30.

Tra i desiderata del Pontefice vi era inoltre, quasi a fare un passo verso il Regime,

la richiesta di considerare l’avvenuta “cattolicizzazione” di una persona proveniente da

religione diversa «non soltanto con l'amministrazione del battesimo, ma con l'ascrizione

al catecumenato»31. Questa richiesta, in un primo momento, fu considerata approvata

dalle gerarchie vaticane32 vista la ben disposizione dell’onorevole Buffarini Guidi33,

Sottosegretario al Ministero dell’Interno. Successivamente, però, come testimoniato da

una nota del cardinal Maglione34 indirizzata al nunzio in Italia Borgoncini Duca35, la

Commissione ministeriale, che aveva l’incarico di valutare i singoli casi degli ebrei

convertiti, nelle sue valutazioni non tenne in alcuna considerazione il catecumenato.

Questa decisione fu presa a causa dei tanti casi di falsificazione dei certificati di

battesimo36 prodotti in quelle circostanze e «se si falsificano i certificati di battesimo,

molto più facile sarebbe falsificare il fatto del catecumenato, che è cosa molto più

elastica»37.

In seguito alla decisione della Commissione, il ministro dell’Educazione

30 Annexe Mémoire du P. Tacchi Venturi, pp. 59-60,pubblicato in appendice a Le P. Tacchi Venturi au

cardinal Maglione, 28 marzo 1939, cit. p. 59.

31 Ibid.

32 Cfr. Le cardinal Maglione au nonce en Italie Borgoncini Duca, 11 aprile 1939, in ADSS, vol. VI, n. 13,

pp. 71-72.

33 Guido Buffarini Guidi (Pisa, 17 agosto 1895 - Milano, 10 luglio 1945) fu Sottosegretario del Ministero

dell’Interno dal 1933 al 1943 (F. W. DEAKIN, voce Buffarini Guidi, Guido, in DBI, vol. XIV, Roma 1972,

pp. 809-810).

34 Luigi Maglione (Napoli, 3 marzo 1877 – Casoria, 22 agosto 1944). Ordinato sacerdote nel 1901, sei

anni dopo entrò nella Segreteria di Stato con la qualifica di addetto nella congregazione degli Affari

Ecclesiastici Straordinari. Benedetto XV, apprezzando le sue qualità e la sua preparazione in campo

diplomatico, decise, nel febbraio 1918, di nominarlo rappresentante della S. Sede presso la

Confederazione svizzera. Nel 1926 fu nominato nunzio apostolico in Francia fino al 1935, anno in cui fu

creato cardinale. Il 10 marzo 1939 fu incaricato di ricoprire il ruolo di Segretario di Stato, incarico che

ricoprì fino alla sua morte (F. MALGERI, voce Maglione, Luigi, in DBI, vol. LXVII, Roma 2006, pp. 433-

436).

35 Le cardinal Maglione au nonce en Italie Borgoncini Duca, 11 aprile 1939, in ADSS, vol. VI, n. 13, pp.

71-72.

36 Borgoncini Duca, incaricato dal cardinal Maglione, pregherà l’onorevole Buffarini di fargli pervenire il

nome dei colpevoli in modo che il cardinale Domenico Jorio, Prefetto della S. Congregazione dei

Sacramenti, possa agire contro di loro secondo il diritto canonico (Cfr. Le nonce en Italie Borgoncini

Duca au cardinal Maglione, 19 maggio 1939, inADSS, vol. VI, n. 25, pp. 88-89, nota 2).

37 Le nonce en Italie Borgoncini Duca au cardinal Maglione, 19 aprile 1939, inADSS, vol. VI, n. 18, pp.

79-80, cit. p. 80.

17

Nazionale Giuseppe Bottai38 decretò l’allontanamento dalle scuole, comprese quelle

cattoliche, degli studenti d’origine ebraica anche se regolarmente battezzati e con

documenti che ne attestavano l’appartenenza al catecumenato da prima del battesimo

stesso. Questo allontanamento, tuttavia, non essendo stato deciso dalla Commissione

della Razza, a detta di Buffarini, poteva essere risolto39.

In questa situazione l’unica eccezione nella valutazione degli ebrei convertiti fu

fatta per coloro i quali poterono dimostrare che si stavano preparando al battesimo ma

non avevano potuto riceverlo perché erano stati richiamati alle armi nel settembre del

193840.

Dal maggio di quell’anno si cominciò a discutere, tra la Santa Sede e il Governo

Fascista, circa la stesura della legge che avrebbe avuto il titolo di Disciplina

dell’esercizio delle professioni da parte di cittadini di razza ebraica. Secondo tale legge

i cittadini di razza ebraica sarebbero stati divisi in due categorie: da una parte i «non

discriminati», ai quali sarebbe stata vietata ogni attività lavorativa e professionale con

persone di razza ariana; dall’altra i «discriminati» ai quali, invece, questo rapporto

sarebbe stato concesso. Il primo dubbio e pensiero proveniente dal Vaticano, ed in

particolare dal cardinale Segretario di Stato, fu per quegli ebrei convertiti ma «non

discriminati»: a loro, nelle previsioni di Maglione (che poi si dimostreranno corrette

come si evince dalla testimonianza del ragionier Giorgio Mondovì41), «sarebbe [stata],

praticamente, preclusa ogni via di lavoro: non con gli ebrei perché non più considerati

dei loro; e neppure con gli ariani perché proibito per legge»42. Subito venne incaricato il

Nunzio in Italia Borgoncini Duca il quale, in un colloquio con Montecchi, Direttore

Generale dei Culti, apprese che la legge, in linea generale, era già stata approvata dal

38 Giuseppe Bottai (Roma, 3 settembre 1895 – Roma, 9 gennaio 1959) è stato un giornalista, politico e

professore universitario italiano. Nel 1926 fu nominato Sottosegretario del Ministero delle Corporazioni e

ne divenne ministro nel 1929. Nel 1936 venne nominato ministro dell’Educazione Nazionale (S.

CASSESE, voce Bottai, Giuseppe, in DBI, vol. XIII, Roma 1971, pp. 389-404).

39 Cfr. Le nonce en Italie Borgoncini Duca au cardinal Maglione, 19 aprile 1939, pp. 79-80. Il 12 maggio

si scoprirà, dopo indagini e colloqui portati avanti da Borgoncini Duca, che «non esiste alcuna

disposizione che vieti alle scuole dipendenti dall’Autorità Ecclesiastica di ricevere alunni, figli di genitori

di razza ebraica, battezzati dopo il 1° ottobre 1938» (Le nonce en Italie Borgoncini Duca au cardinal

Maglione, 15 maggio 1939, inADSS, vol. VI, n. 24, cit. p. 87).

40 Cfr. Le nonce en Italie Borgoncini Duca au cardinal Maglione, 19 aprile 1939.

41 Cfr. Le cardinal Maglione au P. Tacchi Venturi, 22 dicembre 1939, in ADSS, vol. VI, n. 123, p. 208.

42 Le cardinal Maglione au nonce en Italie Borgoncini Duca, 5 maggio 1939, in ADSS, vol. VI, n. 22, cit.

pp. 85-86.

18

Consiglio dei Ministri ed era, quindi, già pronta per essere presentata alla Camera.

Tuttavia Montecchi, pur non nascondendo le difficoltà del caso, promise al Nunzio che

avrebbe fatto pervenire a Buffarini la documentazione che Tacchi Venturi gli aveva

consegnato. Nel riferire di questo incontro nella lettera, datata 19 maggio, al cardinal

Maglione, Borgoncini Duca non si dimostra ottimista sull’esito della questione in

quanto afferma che «la risposta non viene e intanto tutti i giornali, fino al «Popolo di

Roma» di ieri 18 corrente, hanno pubblicato il disegno di legge senza alcuna

attenuazione»43.

A questo punto Maglione, non volendosi arrendere, convocò Tacchi Venturi per

far sottoporre direttamente al Governo le preoccupazioni della Chiesa, la quale «si

[preoccupava] seriamente della sorte di questi suoi figli, molti dei quali [avevano]

abbracciato la fede cattolica»44, al fine di ottenere un ammorbidimento della legge nei

confronti degli ebrei convertiti non discriminati. Nonostante l’abile diplomazia del

gesuita, nulla si risolse sulla questione anche perché, come si legge nella lettera

destinata a Maglione da parte di Borgoncini Duca circa l’incontro di quest’ultimo con

Montecchi avvenuto il 10 giugno, «il Consiglio dei Ministri aveva già approvato il

progetto»45 e quindi non c’era più tempo per fare modifiche. Conclude il Nunzio

considerando che questa era, in realtà, la ragione formale in quanto «se il Governo

avesse voluto, avrebbe, nella discussione alla Camera, potuto far introdurre qualche

emendamento. Purtroppo oramai la legge [era] già un fatto compiuto»46.

Tre giorni dopo quell’incontro la nuova legge fu approvata e, oltre alla distinzione

tra ebrei discriminati e non discriminati, dava facoltà

Al Ministero dell'Interno di dichiarare, su conforme parere della Commissione, la

non appartenenza alla razza ebraica anche in difformità dalle risultanze degli atti dello

stato civile47.

43 Le nonce en Italie Borgoncini Duca au cardinal Maglione, 19 maggio 1939, cit. p. 88.

44 Le cardinal Maglione au P. Tacchi Venturi, 23 maggio 1939, in ADSS, vol. VI, n. 26, pp. 89-90, cit. p.

90.

45Le nonce en Italie Borgoncini Duca au cardinal Maglione, 14 giugno 1939, inADSS, vol. VI, n. 32, cit.

p. 97.

46 Ibid.

47 Le cardinal Maglione au nonce en Italie Borgoncini Duca, 7 agosto 1939, in ADSS, vol. VI, n. 48, p.

119-120, cit. p. 119.

19

Riguardo questo, Borgoncini Duca scriveva che in un incontro, avvenuto il 7

agosto, tra lui e l’onorevole Buffarini48, quest’ultimo spiegò che questa voce era stata

introdotta per poter rivalutare situazioni eccezionali, portando come esempio la

situazione di un ebreo che aveva dimostrato di essere un figlio nato in seguito ad un

adulterio di un ariano e «poiché la legge razzista si è inspirata ad un criterio biologico,

più che ad un criterio legale, il Governo ha dovuto, in ossequio alla logica, ammettere

tali eccezioni»49.

Nonostante la “sconfitta morale” dopo l’emanazione della legge razziale

concernente le professioni, il Pontefice, su proposta di Tacchi Venturi, decise di

compiere un passo deciso presso il Governo Italiano per cercare di risolvere due

questioni: la possibilità per i bambini e ragazzi ebrei battezzati di frequentare le scuole

cattoliche e l’autorizzazione, per cattolici di stirpe ebraica, di contrarre matrimonio con

persone ariane. A questo proposito fu organizzata un’azione «concorde e

convergente»50 del Nunzio Borgoncini Duca e di Tacchi Venturi nei confronti

dell’onorevole Buffarini «il quale in realtà è colui che [teneva] in mano tutta la

materia»51. Molto interessante è il colloquio avvenuto tra Buffarini e Borgoncini Duca

avvenuto il 29 agosto52 nel quale quest’ultimo, al fine di convincere Buffarini circa la

questione degli ebrei battezzati, sfruttando la recente presa di posizione della comunità

ebraica internazionale contro l’Italia in relazione agli avvenimenti imminenti53, affermò

che:

Proprio perché stiamo alla vigilia della guerra vi posso assicurare che molti ebrei

battezzati, che sono stati esclusi dall'esercito, vorrebbero battersi per l'Italia; quindi io vi

suggerisco di prorogare la data del 1° ottobre 1938, per esempio, fino al 31 dicembre

48 L’onorevole Buffarini nel suo studio aveva appeso un cartello con scritto «Prego, non parlarmi di

Ebrei» (Le nonce en Italie Borgoncini Duca au cardinal Maglione, 30 agosto 1939, inADSS, vol. VI, n.

55, pp. 126-127)

49 Le nonce en Italie Borgoncini Duca au cardinal Maglione, 30 agosto 1939, cit. p. 127.

50 Ivi, cit. p. 127-128.

51 Ivi, p. 128.

52 Cfr. Ibid.

53 Il 1° settembre 1939 inizierà la conquista della Polonia ad opera del Reich e quindi lo scoppio della

Seconda Guerra Mondiale.

20

1939, dando la possibilità all'ebreo di redimersi ricevendo il battesimo, e poi di militare in

difesa della Patria. In tale modo, trattandosi di arrischiare la vita, voi non potrete avere

più il sospetto che questi ricevano il battesimo per interesse. E, d'altra parte, se uno dei

casi di discriminazione è l'essere stato volontario nella guerra passata, dovrà ammettersi

allo stesso beneficio il volontario della guerra futura.54

Nonostante questo “attacco frontale” da parte del Nunzio, l’onorevole Buffarini,

non sottraendosi comunque alla discussione, la concluse affermando che «questo si

potrà vedere, se ci sarà la guerra»55. La questione si concluse quindi con un nulla di

fatto per quanto riguardava i matrimoni di ebrei convertiti. Viceversa, per la questione

scolastica dei bambini cattolici di stirpe ebraica i due delegati Vaticani concordarono

sul fatto che non ci sarebbero state difficoltà visto il testo del Regio Decreto Legge 15

novembre 1938 n. 1779, convertito in legge il 15 gennaio 1939 che all’art. 3 sanciva:

Alle scuole di ogni ordine e grado, pubbliche o private, frequentate da alunni

italiani, non possono essere iscritti alunni di razza ebraica.

È tuttavia consentita l'iscrizione degli alunni di razza ebraica che professino la

religione cattolica nelle scuole elementari e medie dipendenti dalle Autorità

ecclesiastiche.56

Riguardo l’Azione Cattolica, il 5 giugno Tacchi Venturi, incaricato da Maglione

ebbe un’udienza con Mussolini57. In questo incontro il gesuita riconosceva come «nel

centro, le cose tra l’Azione Cattolica e le Opere del Regime passassero

discretamente»58, mentre non era così nelle periferie dove non si tollerava

l’appartenenza simultanea alla Gioventù Italiana del Littorio (GIL) e all’AC. Il gesuita,

all’intimazione alterata del Duce che lo esortava a portare delle prove, gli mostrò una

lettera di una maestra cui erano state fatte minacce se non avesse rinunciato ad una delle

54 Le nonce en Italie Borgoncini Duca au cardinal Maglione, 30 agosto 1939, inADSS, vol. VI, n. 56, pp.

127-129, cit. p. 128.

55 Ibid.

56 REGIO DECRETO LEGGE, 15 novembre 1938-XVII, n. 1779. Integrazione e coordinamento in unico

testo delle norme già emanate per la difesa della razza nella Scuola italiana, in «Gazzetta Ufficiale del

Regno d’Italia», anno 79, n. 272 (1938), pp. 4927-4928, cit. p. 4927.

57 Cfr. Le P. Tacchi Venturi au cardial Maglione, 7 giugno 1939, in ADSS, vol. I, n. 58, pp. 171-172.

58 Ivi, cit. p. 172.

21

due tessere.

In realtà però, il motivo principale della visita di Tacchi Venturi a Mussolini non

era tanto perorare la causa dell’Azione Cattolica, quanto affrontare la situazione

internazionale che stava velocemente degenerando ed avrebbe portato da lì a tre mesi

allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale

3. L’invasione della Polonia

Nel corso del 1938 la Germania iniziò a mobilitarsi per veder realizzato quello

che veniva definito con il nome di Lebensraum, ossia spazio vitale. In base a questo,

l’obiettivo principale di Hitler era quello di riunire sotto un unico Stato ogni cittadino di

stirpe tedesca che, dopo la fine della prima guerra mondiale59, si ritrovò essere cittadino

di uno Stato diverso dalla Germania.

Per veder realizzato il Lebensraum la prima mossa di Hitler fu quella

dell’Anschluss, ovvero l’annessione dell’Austria, paese natale di Hitler, avvenuta nel

marzo del 1938. Questo avvenimento dimostrò al Führer l’incapacità della Società delle

Nazioni di risolvere le controversie internazionali; tale incapacità verrà, inoltre,

interpretata dal Führer come «debolezza»60, in particolare dell’Inghilterra.

Dopo l’Anschluss Hitler si rivolse quindi ai Sudeti, territorio della Cecoslovacchia

con popolazione a maggioranza tedesca, che, con opera di mediazione del Duce presso

le Grandi Potenze, riuscì ad annettere nel settembre del 193861 senza spargimenti di

sangue. Non soddisfatto Hitler nel marzo del 1939 fece entrare truppe tedesche in

Cecoslovacchia e lo Stato venne smembrato nel Protettorato di Boemia e Moravia, sotto

il Terzo Reich, e lo Stato Autonomo di Slovacchia.

Lo stesso mese i diplomatici tedeschi chiesero al Governo polacco la cessione del

corridoio di Danzica in modo da poter ricollegare la Germania con la Prussia. La

59 Al concludersi della Grande Guerra (1914-1918) l’Impero Austro-Ungarico venne diviso in Repubblica

d’Austria e Repubblica d’Ungheria e, dall’unione dei territori di Boemia, Moravia e Slovacchia, venne

creata la Repubblica Cecoslovacchia. Inoltre i territori tedeschi della Slesia, della Posnania e della

Pomerania vennero cedute al nuovo Stato di Polonia. A separare la Germania dalla Prussia, enclave

tedesca dentro il territorio polacco, vi era il corridoio di Danzica, città a maggioranza tedesca e

proclamata città libera.

60 A. M. BANTI, L’età contemporanea dalla Grande Guerra a oggi, Roma-Bari, Laterza, 2010, cit. p. 216.

61 Tale annessione venne ufficializzata a livello internazionale con il Patto di Monaco il 30 settembre

1938.

22

Polonia, nel timore di essere attaccata come era stato per la Cecoslovacchia, avviò così

contatti diplomatici con le altre potenze, in particolare Francia e Gran Bretagna62, le

quali risposero alla richiesta polacca e dichiararono la loro disponibilità a soccorrerla

nel caso di un attacco tedesco.

In questa situazione di «imminente pericolo di una tremenda conflagrazione

bellica»63 il Pontefice cominciò a farsi promotore di una speranza di pace. In questa

prospettiva Pio XII incaricò Tacchi Venturi di sondare la predisposizione di Mussolini

alla proposta del Pontefice di inviare un messaggio alle potenze di Francia, Germania,

Inghilterra, Italia e Polonia per esortarle a risolvere le controversie in atto in una

conferenza. Il Duce, scriveva Tacchi Venturi, dopo aver manifestato la sua ottica sulla

questione polacca, secondo la quale la Germania non poteva illudersi di risolverla

pacificamente come era successo per la Cecoslovacchia, appoggiò la proposta del

Pontefice. Trattandosi di «una cosa seria che [andava] ben ponderata»64, Mussolini fece

notare al gesuita che le vie per inoltrare questo messaggio potevano essere due: o

inviarlo per via diplomatica tramite i Nunzi, o pubblicamente con la stampa. Il Duce,

pur preferendo questa seconda via, aggiunse che sarebbe stato, in ogni modo, opportuno

che

alla divulgazione del messaggio precedesse una comunicazione fatta dai

rappresentanti della Santa Sede a coloro cui il messaggio viene inviato. Si verrebbe così a

conoscere sin da principio l'accoglienza riserbata alla parola del Papa65.

Suggerì inoltre che nell’invito alla conferenza sarebbe stato doveroso aggiungere

chiaramente lo scopo di tale conferenza, cioè di comporre pacificamente le questioni

che tengono in disaccordo la Germania e la Polonia, la Francia e l'Italia e «le altre che

da queste dipendono». Pose fine all’incontro manifestando la sua “modestia” con la

62 Il 3 luglio il Primo Ministro inglese, Neville Chamberlain, comunicò al Cardiale Maglione, il quale

informò l’Ambasciatore d’Italia, la decisione per cui se Hitler avesse occupato Danzica, l’Inghilterra

sarebbe entrata in guerra (Cfr. Notes de Mgr Tardini, 4 luglio 1939, in ADSS, vol. I, n. 83, p. 197).

63 Le P. Tacchi Venturi au cardinal Maglione, 2 maggio 1939, in ADSS, vol. I, n. 18, pp. 118-119, cit. p.

118.

64 Ibid.

65 Ibid.

23

frase: «Basta, non sono io che debbo dare suggerimenti al Papa »66.

Fu così che il giorno dopo il cardinale Segretario di Stato Maglione avviò le

trattative diplomatiche con i cinque Stati interessati. Maglione sottolineava che

quest’azione aveva un duplice scopo: da una parte quello di sondare i propositi di pace

delle Potenze; dall’altra di causare la riunione della conferenza delle suddette Potenze

nel caso in cui questa fosse apparsa necessaria. Nelle opinioni del Segretario di Stato, il

primo obiettivo era stato raggiunto mentre, la convocazione della conferenza non era

stata, al momento, ritenuta necessaria visto il miglioramento della situazione

internazionale67, tesi che verrà confermata in una nota68 del cardinal Maglione stesso,

datata 9 maggio, in cui l’Ambasciatore d’Italia comunicherà le impressioni dei Ministri

degli Esteri italiano e tedesco69. Scriveva Maglione che fosse opinione di Pignatti che

tale miglioramento era stato possibile grazie al passo compiuto dalla Santa Sede.

Nonostante il consiglio del Duce di proporre la conferenza di pace tramite la

stampa, la Santa Sede preferì intraprendere una via puramente diplomatica, come

testimoniato da una nota del cardinal Maglione datata 20 maggio70, nella quale egli stilò

un resoconto molto puntuale del discorso avuto con Charles-Roux71 lo stesso giorno.

Nonostante la decisione del Pontefice, a testimoniare la volontà di Mussolini di

mantenere intatta la pace, sui giornali italiani apparvero notizie circa l’iniziativa

Pontificia, cosa che rassicurò il popolo italiano desideroso di un passo, da parte del

Vaticano, per il mantenimento della pace, come testimoniano le numerose missive

giunte a San Pietro nelle quali veniva invocato un intervento del Papa in tal senso.

Durante questo colloquio venne affrontato anche l’argomento di un possibile accordo

italo-tedesco72, ma, a parte qualche supposizione di Maglione73, dal documento si

66 Le P. Tacchi Venturi au cardinal Maglione, 2 maggio 1939, in ADSS, vol. I, n. 18, pp. 118-119, cit. p.

118.

67 Cfr. Le cardinal Maglione aux nonces et déléguées apostoliques à Londres, Varsovie, Berlin, Paris,

Washington, Ottawa, Berne, Saint Sébastien, Budapest, Belgrade, Lisbonne, Rio de Janeiro, Buenos

Aires, 10 maggio 1939, in ADSS, vol. I, n. 38, pp. 139-140

68 Cfr. Notes du cardinal Maglione, 9 maggio 1939, in ADSS, vol. I, n. 36, p. 138.

69 Rispettivamente Galeazzo Ciano e Von Ribbentrop.

70 Cfr. Notes du cardinal Maglione, 20 maggio 1939, in ADSS, vol. I, n. 50, pp. 154-157.

71 Ambasciatore di Francia presso la Santa Sede.

72 Fino ad allora non era stato stipulato un accordo tra i due Stati. Il cosiddetto Asse Roma-Berlino del

1936, infatti, fu una semplice dichiarazione di cooperazione tra le due Nazioni.

24

evince che nessuno aveva idea che due giorni più tardi, il 22 maggio 1939, la Germania

e l’Italia avrebbero siglato un «Patto di amicizia e alleanza», conosciuto con il nome di

Patto d’Acciaio.

Questo accordo, al contrario di quello del 1882 tra Germania, Austria e Italia, era

un accordo che prevedeva l’appoggio militare incondizionato in qualsivoglia situazione:

difatti, se all’art. 2 si legge che le due parti, qualora «minacciate dall’esterno»,

avrebbero ricevuto l’aiuto dell’alleato, all’art. 3 veniva stabilito che se

una di Esse venisse ad essere impegnata in complicazioni belliche con un’altra o

con altre Potenze, l’altra Parte Contraente si porrà immediatamente come Alleato al suo

fianco e la sosterrà con tutte le sue forze militari74.

Dopo la firma del Patto d’Acciaio e vista la delicata situazione internazionale

sapientemente riassunta dal cardinal Maglione75, la Santa Sede si mobilitò affinché il

Governo Italiano, poiché unico ad avere «un'influenza non trascurabile su la Germania

che possa trattenerla»76, potesse compiere opera di mediazione verso il suo alleato. Fu

così che Papa Pio XII, tramite il Segretario di Stato, incaricò Tacchi Venturi per

muoversi in tal senso. Il gesuita, incontrato Mussolini77, ricevette una risposta molto

diversa rispetto a quando lo incontrò l’anno precedente per la questione dei Sudeti e in

cui il Duce confermò lo scongiurarsi della guerra. In quell’incontro, infatti, il Capo del

Governo italiano, con pessimo umore, affermò che qualsiasi intervento di mediazione

presso il Cancelliere del Reich sarebbe stato inutile: la guerra sarebbe scoppiata ad

agosto, o forse anche prima.

La settimana dopo, il 13 giugno, il Nunzio in Italia Borgoncini Duca incontrò il

73 Maglione suppose che l’Italia volesse contrarre un’alleanza puramente difensiva.

74 Patto di amicizia e di alleanza fra l’Italia e la Germania, 22 maggio 1939, in DDI, serie VIII, vol. IX,

n. 735, pp. 854-856, cit. p. 855.

75 «se scoppiasse una guerra per i disgraziati affari polacchi-tedeschi sarebbe estremamente difficile

localizzare il conflitto: l'Inghilterra e la Francia interverrebbero per la Polonia e l'Italia per la Germania.

Si avrebbe ineluttabilmente un conflitto mondiale» (Notes du cardinal Maglione, 20 maggio 1939, in

ADSS, vol. I, n. 50, pp. 154-157, cit. p. 157)

76 Notes du cardinal Maglione, 20 maggio 1939, cit. p. 157.

77 Cfr. Notes du Mgr Tardini, 6-7 giugno 1939, in ADSS, vol. I, n. 57, pp. 170-171.

25

ministro Ciano presso Palazzo Chigi78. In quella sede Ciano non confermò le previsioni

nefaste del Capo del Governo circa l’inizio della guerra ma, al contrario, affermò che,

almeno per sei mesi, la guerra non ci sarebbe stata poiché la Germania non aveva

intenzione di attaccare la Polonia in quel momento. Tale affermazione il ministro la

ribadirà anche nell’incontro che avverrà il mese dopo con il Segretario di Stato

Vaticano79 aggiungendo che la Germania, oltre a necessitare di un lungo periodo di

pace, come testimoniato da Hitler durante l’ultimo viaggio di Ciano nel Reich, non si

sarebbe mossa senza il consenso italiano80 e che né lui né Mussolini volevano la guerra.

La preoccupazione di Ciano, invece, riguardava la Polonia: scriveva Borgoncini Duca

che il ministro sosteneva che questa, per paura di essere attaccata, avrebbe potuto «fare

qualche pazzia da un momento all'altro, con conseguenze irreparabili per tutti»81. Il

ministro proponeva quindi, essendo la Polonia uno Stato a maggioranza cattolica, che la

Santa Sede facesse «opera di persuasione»82 su tale Stato perché, sicuramente, sarebbe

stata ascoltata. Stessa cosa stava facendo sulla Germania il ministro Ciano in via

ufficiosa, non essendo stato incaricato direttamente né dal Vaticano né dal suo

«Capo»83, sulla classe dirigente tedesca ed in particolare su Himmler, capo della polizia

e delle SS e considerato il numero due del Terzo Reich, il quale «[mostrava] di

comprendere il tatto e la prudenza del Sommo Pontefice»84.

Con la stipula del Trattato Ribbentrop-Molotov85 sulla spartizione della Polonia,

firmato il 23 agosto, l’opera di incentivare il Governo Italiano, da parte dello Stato

Vaticano, ad operare una mediazione verso la Germania si fece più forte soprattutto

dopo che, il giorno dopo la stipula del Trattato, il Segretario dell’Ambasciata d’Italia

78 Cfr. Le nonce en Italie Borgoncini Duca au cardinal Maglione, 14 giugno 1939, in ADSS, vol. I, n. 62,

p. 177.

79 Cfr. Le nonce en Italie Borgoncini Duca au cardinal Maglione, 1° luglio 1939, inADSS, vol. I, n. 81,

pp. 195-196.

80 In effetti Mussolini rese noto ad Hitler che l’Italia non sarebbe stata pronta per una guerra prima di due

o tre anni. A livello giuridico, invece, secondo l’art. 1 «Le Parti Contraenti si manterranno

permanentemente in contatto allo scopo di intendersi su tutte le questioni relative ai loro interessi comuni

o alla situazione generale europea» (Patto di amicizia e di alleanza fra l’Italia e la Germania, 22 maggio

1939, in DDI, serie VIII, vol. IX, n. 735, pp. 854-856, cit. p.854.)

81 Le nonce en Italie Borgoncini Duca au cardinal Maglione, 14 giugno 1939, cit. p. 177.

82 Ibid.

83 Ibid.

84 Ibid.

85 Rispettivamente ministro degli Esteri tedesco e russo.

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