come iniziare una tesi di giurisprudenza, Progetti di Diritto Penale. Università di Torino
michela_gastaldi
michela_gastaldi25 maggio 2015

come iniziare una tesi di giurisprudenza, Progetti di Diritto Penale. Università di Torino

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L’INFERMITA’ MENTALE NEL DIRITTO PENALE

INDICE

-INTRODUZIONE

-CAPITOLO I. Imputabilità

1. Nozione in generale

2. L’imputabilità sotto il profilo psicologico

3. L’imputabilità sotto il profilo normativo

4. Cause che escludono l’imputabilità

.1 La minore età

4.2 L’infermità di mente

4.3 Il sordomutismo

4.4 L’ubriachezza

-CAPITOLO II. Infermità di mente

1. Vizio totale di mente

2. Vizio parziale di mente

3. Infermità psichica sopravvenuta al condannato

4. Il diritto di remissione

5. La sospensione delle misure di sicurezza

6. Evoluzione del concetto di infermità mentale

7. Casistica

-CAPITOLO III. La cura del reo folle

1. Profili processuali

2. Il ruolo dello psichiatra

3. La valutazione del giudice

4. Ricovero nei manicomi giudiziari e le case di cura e di custodia

-CAPITOLO IV. Riflessioni conclusive

-BIBLIOGRAFIA

INTRODUZIONE

La follia è stata definita da molti come il male del '900, studiata, analizzata, rappresentata con ogni forma d'arte, dal pittore Edvard Munch ( Loten, 1863/Oslo, 1944) che scrisse “Ho ricevuto in eredità due dei più terribili nemici dell'umanità: la tubercolosi e la malattia mentale. La malattia, la follia e la morte erano gli angeli neri che si affacciavano sulla mia culla”, allo scrittore Italo Svevo (Trieste 1861/ Motta di Livenza 1928) con “La coscienza di Zeno” a Luigi Pirandello (Agrigento 1867/ Roma 1936) in ”La follia di Enrico VIII”.

Affascinate dal tema, abbiamo deciso che nella nostra tesi tratteremo dell’infermità mentale, con precisi riferimenti all’ambito penale, malgrado altri settori, quali quello civile, privato, commerciale, trattino l’argomento.

Abbiamo in primo luogo analizzato la Giurisprudenza e in seguito abbiamo analizzato la dottrina.

Il Codice Penale1 ci offre la definizione del reato, intendendosi con esso che “Nessuno può essere punito per un fatto che non sia espressamente previsto come reato dalla legge, né con pene che non siano da esse stabilite”. Occorre precisare che solo i soggetti capaci di intendere e di volere possono essere puniti per un fatto commesso e considerato reato; tale capacità deve sussistere al momento della commissione del reato.

A tal proposito è intervenuta la Corte di Cassazione, affermando che il disturbo di personalità, quando incide sulla capacità di intendere e di volere di un individuo, permette di ottenere la qualifica di “vizio totale o parziale di mente2”.

Per meglio comprendere il tema, si porta l’esempio del soggetto ubriaco, la cui ubriachezza deriva da caso fortuito o forza maggiore; questo soggetto è considerato incapace di intendere e di volere 3, cosi come per coloro che compiono un reato sotto l'azione di sostanze stupefacenti. L'art 87 del Codice Penale esclude però l'incapacità di intendere e di volere per coloro che si sono messi volontariamente nella condizione di incapaci al fine di commettere il reato oppure crearsi una scusa.

Siamo in seguito passate ad analizzare il pensiero della Dottrina. A riguardo, ci siamo soffermate sul rapporto tra la minore età e la seminfermità. Secondo una corrente dottrinale, l’infermità che ad un maggiorenne attribuisce una pena diminuita ai sensi dell’art 89 Codice Penale, su un minorenne costituisce non imputabilità.Per altra parte della dottrina invece il grado di infermità e il grado della conseguente capacità di intendere e di volere vanno valutati nello stesso modo sia nei confronti di soggetti maggiorenni sia nei confronti dei minorenni. Per completare il nostro lavoro, ci siamo poi soffermate sul soggetto malato di mente, sui suoi diritti e sulla sua cura. Abbiamo analizzato l'evoluzione che ha caratterizzato il sistema di cura nel nostro paese, dalla nascita dei manicomi alla loro chiusura, percependo la difficoltà del legislatore nell'affrontare un tema così delicato ed al contempo centrale in una società avanzata quale la nostra.

BIBLIOGRAFIA

1- Corte Cost, nota a ordinanza 243/2013, APRILE ERCOLE, in “Cassazione penale”, Milano, Giuffrè, 2014 fasc. 1, pp. 97/101

2- PATERNITI C., in “L’indice penale”, Milano, Cedam, 2012, fasc. 2, pp. 207/215 3- Cass- sezione penale- Sent. 9163/2005 4- Cass- sezione penale- Sent. 37573/2014 5- Corte Costituzionale- Presidente Criscuolo, Redattore Lattanzi- Ordinanza 20/2015 6- Cod. Penale art 85, 88, 91, 93 7- Cod. Proc. Pen. Art 70, 71 8- BERTOLINO M., “Diritto penale e processo”, Milano, IPSOA, 2007, Fasc. 3, pp

285/290 9- BALDA F.,Nota Ass. Genova 1997, in “Il nuovo diritto”, 1998, fasc. 11, pp 963/970 10- GROSSO, PELLISSERO, PETRINI, PISA, “Manuale di diritto penale”, parte

generale, Milano,Giuffrè, 2013, Cap. 1 “Il reato”, pp 3/11, Cap. 10 pp 181/203, Cap. 21 “Imputabilità” pp 417/437

Campana, Gastaldi

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