come si scrive una tesi di laurea, Tesi di laurea di Giurisprudenza. Alma Mater Studiorum – Università di Bologna
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come si scrive una tesi di laurea, Tesi di laurea di Giurisprudenza. Alma Mater Studiorum – Università di Bologna

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mi è stato utillissimo soprattutto per superare l'ansia da pagina bianca all'inizio. In bocca al lupo a tutti i laureandi
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Microsoft Word - Come_si_scrive_una_tesi_di_laurea.doc

1

Come si scrive una tesi di laurea?

1. La tesi come progetto

Nonostante il titolo possa trarre in inganno, questo documento non ha la velleità

di insegnarvi come giungere a un prodotto di qualità: si limita a fornire poche

indicazioni pratiche, raccolte liberamente a partire dalle tante domande che i

laureandi mi pongono all’inizio e durante il loro lavoro di tesi. Siccome questo

documento è stato scritto per i miei laureandi, ma può circolare anche tra quelli

di altri colleghi, vi prego di non applicare queste mie disposizioni senza aver

prima consultato il vostro relatore.

A dire il vero spero che tutti voi troviate queste indicazioni ovvie e banali,

perché significa che il corso di studi che state portando a termine è riuscito a

fornirvi basi solide. Un libro intitolato “Come si fa una tesi di laurea” (Eco 1977)

già esiste: lo ha scritto Umberto Eco nel lontano 19771 ed è una lettura che

consiglio a chiunque stia per intraprendere un lavoro di tesi.

1.1. Il progetto

Come prima cosa cercate di capire il tipo di lavoro che desiderate fare e,

soprattutto, fate chiarezza sui motivi che vi spingono a studiare un determinato

argomento nell’ambito di una determinata disciplina. Riflettete innanzitutto su

questo punto: avete scelto l’argomento e, di conseguenza, il docente, o

viceversa? Ricordate che non sempre è facile conciliare interesse per

l’argomento e qualità del rapporto personale instaurato con il vostro relatore.

Una tesi di laurea consiste nel sostenere, appunto, una tesi, cioè

nell’argomentare tutto il percorso che conduce da una serie di idee/ipotesi di

partenza a una serie di affermazioni/conclusioni di arrivo.

1 Ci sono edizioni più recenti in commercio; per esempio quella tascabile del 2001 di Bompiani

2

All’inizio del vostro lavoro, scelta la materia, serve subito una “domanda di

ricerca”: qual è la vostra? Dopo aver scelto di studiare un determinato

fenomeno vi siete chiesti per quale motivo il vostro studio dovrebbe essere

interessante o utile? Quali sono le domande e quali le risposte che vorreste

trovare attraverso la vostra ricerca?

La ricerca (empirica) può perseguire molti scopi diversi (Bernardi 2005): la

descrizione (individuare, ordinare, classificare i fenomeni per poterli, ad

esempio, comparare), la spiegazione (studiare i meccanismi che legano

fenomeni tra di loro), la generalizzazione (capire regole e condizioni che

permettono di estendere i risultati ad altri contesti) e la previsione (immaginare

la dinamica futura dei fenomeni). All’inizio le domande possono essere anche

molto generiche, ma è importante muovere da esigenze cognitive chiare per

immaginare un progetto di ricerca e individuare le soluzioni metodologiche più

adeguate per aggredire il problema (tra le tante possibili).

Attraverso il lavoro di tesi si potrà suggerire un modello interpretativo per il

fenomeno oggetto di studio, mettere alla prova ipotesi e/o teorie vigenti,

evidenziare aspetti ignoti, etc. Non dimenticate, però, la dimensione della

fattibilità (Neresini 2005): valutate le risorse di cui disponete, tenendo presente

che si tratta di denaro, di tempo e, soprattutto, di competenze.

Un buon progetto contiene almeno i seguenti elementi:

- riassunto (15 righe);

- base scientifica e stato dell’arte (con rassegna della bibliografia disponibile);

- descrizione del progetto (come si svilupperà la ricerca?);

- risorse necessarie;

- caratteri di innovatività del progetto;

- obiettivi;

- risultati attesi.

All’inizio non sarete in grado di descrivere tutte queste dimensioni, questo è

ovvio, ma non è mai troppo presto per cominciare a pensarci.

3

1.2. Che cosa (non) si può scrivere in una tesi di laurea?

La mia opinione è che, in linea di principio, possiate scrivere tutto quello che

ritenete utile per sostenere la vostra tesi, ma prima di fare un’affermazione o

scrivere un commento cercate di capire se rientra in uno dei seguenti casi:

1) opinioni, pareri, teorie, etc. tratte dalla letteratura (deve essere sempre

citata la fonte e la fonte deve essere presente in bibliografia);

2) dati, informazioni (deve essere sempre citata la fonte, aggiungendo

eventualmente la dicitura “nostra elaborazione”);

3) opinioni personali (argomentate alla luce di riflessioni che muovono dalla

teoria o dai dati ottenuti con la vostra ricerca empirica).

Se quello che state per scrivere non rientra in uno di questi casi riflettete sui

vostri appunti: state scrivendo una tesi di metodologia, non un diario o un

romanzo di avventure. Indipendentemente dal fatto che desideriate (o no)

parlare anche di impressioni ed emozioni, siete in grado di argomentare

efficacemente quanto avete scritto? Bene: ricordatevi sempre che in inglese la

discussione della tesi si chiama thesis defence.

Se la vostra è una tesi “sperimentale” (termine diffuso ma non corretto per

indicare che una parte della tesi è dedicata a un’indagine empirica), siete

naturalmente autorizzati a proporre le vostre aspettative tra le ipotesi di ricerca

e le vostre chiavi di lettura nella fase di interpretazione dei dati e nelle

conclusioni. Ma, attenzione, non si tratta di visioni oniriche: sono osservazioni

ottenute applicando la vostra (a volte innata) capacità di comparare e mettere in

relazione informazioni, fenomeni e teorie in maniera sensata e, possibilmente,

originale (serendipity).

Nella parte teorica della tesi, cioè quella dedicata alla rassegna della

bibliografia, dovete cercare di usare le idee trovate nella letteratura e di farle

“dialogare tra di loro” in maniera critica, integrandole con i vostri commenti

quando sono utili alla comprensione globale o quando aggiungono qualcosa di

illuminante a quanto detto da altri (attenzione però: dovete attribuire le opinioni

alle diverse voci e rendere esplicito lo spazio dedicato alle vostre

considerazioni).

4

Siate sintetici e parsimoniosi: la tesi è anche (o prima di tutto?) un buon

esercizio di sintesi.

1.3. Il “copia-incolla”: amico o nemico della stesura?

Inutile fare finta che non adotterete nella fase di stesura la classica tecnica

basata sul “copia-incolla" dalla letteratura. Fatelo con intelligenza e, soprattutto,

con spirito critico. Il "copia-incolla" va bene per una prima stesura e per vincere

il panico da pagina bianca: cominciate dalla lettura di un numero limitato di

contributi (libri o articoli fondamentali del settore) e copiate le parti che vi

sembrano più significative perché esprimono in una forma chiara le idee e i

concetti che anche voi avete in mente. Per non perdere preziose informazioni

ricordatevi di mettere sempre quello che copiate fra virgolette e di annotare il

libro e la pagina da cui state riprendendo il passo (vi servirà per affrontare il

problema della citazione in maniera corretta).

Dopo aver messo in ordine i materiali, rileggete tutto attentamente e cercate di

riscrivere il testo usando le vostre parole. Nella stesura finale è meglio usare le

citazioni “tra virgolette” (quelle riportate fedelmente parola per parola) con

parsimonia e, soprattutto, quando la porzione di testo che volete citare

costituisce un sunto particolarmente efficace. Non dimenticate di citare le fonti

anche per tutto il resto (il discorso verrà ripreso nel paragrafo 4.1.).

Giunti alla fine del vostro percorso di studi avete già trascorso all'interno delle

istituzioni scolastiche almeno 16 anni della vostra vita, ma questo non significa

che siate capaci di scrivere una tesi di laurea. Anzi, per la stragrande

maggioranza di voi è la prima volta.

Uno degli aspetti complessi è riuscire ad adeguarsi allo “stile”, al linguaggio e al

lessico tecnico della disciplina in cui si inserisce la vostra tesi. L’unico aiuto su

questo fronte può arrivare da un’analisi attenta della bibliografia, dalla quale

dovete riuscire a estrarre sia indicazioni di contenuto che indicazioni in termini

di linguaggio della comunità scientifica di riferimento. Da questo punto di vista il

“copia-incolla” può essere una buona palestra per l’addestramento.

5

In metodologia, per esempio, si preferiscono le frasi semplici. Di conseguenza è

meglio evitare periodi contenenti troppe subordinate. Inoltre, i legami fra

affermazioni consecutive devono essere il più possibile chiari ed espliciti. In

tutta la discussione deve essere posta una particolare attenzione ai metodi

adottati perché è il metodo a dare forma e sostegno al percorso di analisi.

1.4. La rete di supporto

Può sembrare banale, ma anche se voi leggeste cento volte il vostro testo non

sareste in grado di accorgervi di molti degli errori presenti: conoscete troppo

bene quello che avete prodotto, così, invece di rileggere, andate a memoria e

non riuscite a vedere quello che avete effettivamente scritto. Prima di

concludere il vostro lavoro è utile chiedere a qualcuno di leggere la vostra tesi e

correggere gli errori (relatore escluso, ovviamente, perché il relatore leggerà

varie stesure del vostro lavoro, ma il problema su cui sto cercando di porre

l’attenzione è leggermente diverso).

Il mio suggerimento è di chiedere di leggere la tesi nella versione semidefinitiva

a qualcuno che non sa assolutamente niente dell’argomento oggetto di studio

(vostra madre, un fratello, il/la fidanzato/a). Vi accorgerete che si tratta di

persone in grado di scoprire in media un errore per pagina.

2. Struttura della tesi

La tesi si organizza in capitoli, paragrafi e sottoparagrafi esattamente come un

libro di testo. Tipicamente una tesi di laurea presenta la seguente struttura:

- introduzione (è la versione sintetica de progetto descritto al §1.1) e abstract;

- uno o due capitoli introduttivi (contesto, dati di sfondo, teorie, descrizione

del problema; interessi applicativi, base scientifica e stato dell’arte,

rassegna critica della letteratura);

6

- uno o due capitoli dedicati al lavoro (ipotesi di lavoro, descrizione del

progetto per fasi, risorse necessarie, caratteri di innovatività, obiettivi,

contenuti del lavoro, risultati);

- conclusioni (dalle idee/ipotesi alle affermazioni/conclusioni, sviluppi futuri);

- bibliografia;

- appendici (a vostra discrezione anche su CD-ROM, interviste, tabelle,

materiali di consultazione).

Tralasciando i capitoli centrali e le appendici che variano moltissimo da caso a

caso, ha senso spendere due parole su introduzione e conclusioni.

2.1. L'introduzione

In media di 4 o 5 pagine, l'introduzione deve presentare il lavoro in maniera

chiara e succinta, giustificandone l'esistenza e dichiarando subito i metodi di

analisi prescelti. In alcuni casi può essere utile anche spiegare la suddivisione

in parti (nel primo capitolo si parla di…).

Secondo molti l’introduzione si scrive alla fine del lavoro e, in effetti, è vero che

solo alla fine il laureando-ricercatore può avere una visione globale del proprio

percorso e può raccontarlo con lucidità. Personalmente consiglio di scriverne

una prima versione subito nella forma di progetto (3-4 pagine).

La prima stesura deve contenere (almeno a grandi linee): una breve

descrizione del contesto, i motivi per cui il lavoro è stato intrapreso, le

aspettative, i dati, le ricerche di partenza, il percorso ipotizzato, etc. (§1.1.).

Scrivendo questa prima bozza di introduzione viene preparato anche uno

scheletro di indice della tesi. Nel corso del lavoro l’introduzione e l’indice

verranno riscritti più volte, ma è importante cominciare ad avere uno schema e

un programma di lavoro per procedere con ordine.

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2.2. La conclusione

In media di 6-8 pagine, la conclusione per molti aspetti può sembrare un

doppione dell'introduzione perché riassume nuovamente il lavoro svolto. In

realtà ha una funzione diversa: il ruolo della conclusione è quello di "tirare le

somme" della vostra ricerca, esplicitando chiaramente quello che si è cercato di

dimostrare e in che termini l’operazione è riuscita.

Le conclusioni muovono dall’introduzione: riprendendo il discorso su quelli che

erano all’inizio della ricerca gli obiettivi e le aspettative, si propone un bilancio di

quanto è stato fatto e quanto, invece, resta da fare. Può essere utile dedicare

un paragrafo a ciascuno dei passi salienti del percorso di ricerca.

Nelle conclusioni si devono sottolineare le aspettative soddisfatte e quelle non

soddisfatte, gli obiettivi raggiunti e non raggiunti, etc. evidenziando i dati più

interessanti e lasciando aperta la possibilità di proseguire la ricerca dando

indicazioni per potenziali sviluppi futuri.

3. Alcuni problemi specifici

3.1. L'impaginazione

Personalmente preferisco i caratteri classici (Times New Roman, Garamond,

Verdana o Arial) e direi anche che è meglio evitare caratteri meno leggibili

(anche se la tentazione è forte). Il corpo del testo può essere a 12 o 13 punti;

con Times New Roman e Garamond l’ideale è 13 (se il numero scelto non è

previsto nella finestra delle dimensioni del carattere del word processor che

state utilizzato potete cercare tra le opzioni o provare a digitarlo), con il corpo

Verdana o Arial è sufficiente 12 (dimensione usata in questo testo con font

Arial). Il font scelto deve essere “normale” (tondo, non corsivo, non grassetto,

etc.) e rimanere lo stesso in tutto il lavoro; ferma restando l'opportunità di

ingrandire il font nei titoli (per esempio 14 o 16 punti, usando

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eventualmente anche il grassetto) e di diminuirlo (di solito a 10 punti) nelle

note e nelle citazioni.

È preferibile non esagerare nel tentativo di evidenziare le diverse parti del testo

con l’uso di corsivi, grassetti, sottolineature, etc.: evidenziando troppe cose

otterrete lo stesso effetto del non evidenziare nulla, creando solo una grande

confusione che disturba la lettura.

I margini devono essere appropriati al tipo di stampa. Nel caso della tesi si può

prevedere un margine di circa 3 cm sopra, sotto, a sinistra e a destra ed è

consigliabile aumentare il margine interno per tenere conto dello spazio

necessario alla rilegatura (0,5 cm). Per ragionare in termini di margine

interno/esterno e/o poter numerare a destra le pagine dispari e a sinistra le

pagine pari è necessario impostare l’opzione “pagine affiancate” (si trova nel

menù di impostazione di pagina).

L'interlinea (cioè la distanza tra le righe) può essere impostata a 1,5 righe

(come in questo testo). Indicativamente una pagina con 70-80 battute per riga e

30-35 righe per pagina è un buon compromesso.

In termini di numero di pagine è difficile dare indicazioni. Per una tesi del

vecchio ordinamento o della laurea specialistica la lunghezza è valutabile caso

per caso (possibilmente senza superare le 150-200 pagine appendici escluse);

per una tesi del nuovo ordinamento triennale la lunghezza massima è di 40-50

pagine (appendici escluse). Le pagine devono essere stampate fronte-retro e la

copertina deve essere di cartoncino leggero.

I titoli dei capitoli, dei paragrafi e delle sezioni devono essere numerati e

riportati correttamente, completi di numero di pagine nell’indice:

9

INDICE

1. Che cos’è l’analisi del contenuto?

1.1 Introduzione 1 1.2 Tra tecnica e metodo 3 1.3 Cenni storici 4 1.4 Alcune definizioni 8 1.5 Problemi definitori o metodologici? 9 1.6 Approcci quantiqualitativi ? 11 2. Una prima traccia

2.1 Il corpus 13 2.2 Il corpus come campione statistico 14 2.3 L’unità statistica di analisi e le variabili rilevate 16 2.4 Il problema della codifica 18 2.5 La codifica (manuale) dell’approccio classico 20 2.6 La codifica (automatica) dell’approccio moderno 21 2.7 Sulla nomenclatura statistica 23

3.2. Alcune regole scrittura

In italiano la punteggiatura è generalmente seguita (mai preceduta) da uno

spazio: quindi dopo un punto, un punto e virgola, una virgola, i due punti, etc.

mettete uno spazio. Invece le parentesi e le virgolette non necessitano di spazi

interni. Scrivete dunque: (questa è “proprio” una parentesi) e non ( forse “

anche “ questa ).

In italiano esistono le vocali accentate (àèéìòù). Per nostra fortuna sono poche

rispetto ad altre lingue e le tastiere italiane propongono le lettere accentate di

uso comune. Ad eccezione della “e”, tutte le altre vocali accentate si scrivono

con accento grave (libertà, così, però, di più), si usa la "è" (con accento grave)

per la terza persona del verbo essere e per molte parole come "cioè”, “caffè”,

“ahimè”, etc., mentre si usa “é” (con accento acuto) per "perché", "affinché",

“né”, etc. Se avete un word processor con il correttore ortografico questo

genere di errori può essere facilmente risolto.

In una tesi di laurea capita spesso di dover usare parole straniere, ma il mio

consiglio è di limitarne al massimo la presenza e di preferire la traduzione in

italiano. Questa regola non deve essere applicata se il termine italiano crea

confusione o se il termine in lingua straniera è ormai diventato di uso comune.

Le parole straniere vengono scritte in corsivo per rendere esplicito al lettore che

sono prestate da un’altra lingua e non soddisfano le regole fonetiche della

10

lingua italiana (es. corpus, governance, human rights). Se la parola straniera è

diventata di uso comune o è già stata assimilata nel lessico tecnico della

disciplina, il termine può essere scritto nello stesso carattere del corpo del testo

(es. web, weekend, goal, film, test, stage).

È preferibile non declinare mai le parole straniere (per esempio non si usa la

forma al plurale né applicando le regole della lingua straniera né quelle della

lingua italiana), anche se in letteratura si osservano continue violazioni di

questa regola generale (es. Papa-boys, videogames, corpora).

3.2. La citazione

Quando citate materiali che avete reperito in bibliografia riportate autore e anno

del testo da cui avete tratto le informazioni:

In letteratura si trovano lavori che, attraverso prove indirette, sostengono

l’autenticità dei testi prodotti dai soggetti autistici (Cardinal et al. 1996, Sheehan

e Matuozzi 1996, Vazquez 1994, Weiss et al. 1996) e, più di recente, ulteriori

elementi a sostegno dell’autenticità dei testi vengono da studi basati su

tecnologie di eye-tracking (Grayson 1999, Grayson et al. 1999, Grayson et al.

2000, Klin et al. 2002).

(et al. sta per et alii, in latino: “e altri”), oppure:

l’astensionismo da opinione-protesta è ben descritta nei lavori raccolti da

Caciagli e Scaramozzino (1983) e in quello di Nuvoli e Spreafico (1990). Una

spiegazione in chiave economica è, invece, rintracciabile in alcuni contributi di

Barnes (1994).

Se citate testualmente (parola per parola), dovete racchiudere la porzione di

testo tra virgolette (“” o «») e mettere dopo l’anno anche il numero di pagina.

11

Viceversa, questo tipo di studio “[…] assume interesse quanto più ampia è

l’estensione del corpus testuale e, di conseguenza, quanto più risulta utile una sua

analisi in modalità automatica” (Bolasco 1999, 179).

Se il testo che citate è lungo oltre due-tre righe è utile separarlo dal testo con

una riga vuota, usare un carattere più piccolo (10 punti) e aumentare il margine

sinistro.

Discutendo il proprio libro del 1927, Propaganda Technique in the World War,

Lasswell osservava che

“Non si fornisce alcuna prova che l’autore abbia esaminato tutto il materiale studiato con lo

stesso grado di accuratezza. Non sappiamo se egli abbia effettivamente letto, o anche

semplicemente scorso tutti i numeri dei principali quotidiani, periodici, libri e opuscoli

propagandistici tedeschi, francesi, britannici e americani”

(Lasswell e Leites 1979, 70)

Nelle citazioni “tra virgolette” è necessario riprodurre fedelmente il testo.

Pertanto, quando si apporta una modifica è necessario esplicitare che in quel

preciso punto il testo è stato modificato e questa operazione è resa possibile

dall'uso di parentesi quadre e puntini di sospensione. Le parentesi servono per

segnalare un cambiamento di parola (la parola aggiunta o modificata va inserita

nelle parentesi come nell’esempio che segue):

“La struttura [dell’intervista] consiste in una situazione sociale in cui una persona

(l’intervistatore) ha il compito di porre le domande e l’altra persona (il rispondente) ha il compito

di rispondere alle domande, con le mansioni definite da un’altra persona (il ricercatore) […]”

(Bradburn 1992, 315).

oppure per segnalare che la frase citata non è completa perché sono state

omesse parti all’inizio e/o alla fine e/o al suo interno. Per segnalare questa

situazione una parentesi contenente tre puntini deve essere posta

rispettivamente all’inizio e/o alla fine e/o all’interno della frase:

12

l’utilizzo congiunto delle tecniche auspicato da Lazarsfeld (1944) si è tradotto in

pratica in una netta “[…] vittoria della forma chiusa […] per l’evidente efficienza

di questo tipo di domande nelle fasi di intervista, codifica e analisi” (Schuman e

Presser 1981, 79).

La discussione di materiali tratti dalla bibliografia diventa particolarmente

avvincente se riuscite a far dialogare tra di loro gli autori e a trarne conclusioni e

insegnamenti da un ragionamento che, a quel punto, diventa un prodotto unico

e tutto vostro.

Utilizzando le parole di Franco Ferrarotti (1989) si può dire che, da un lato, esiste

rabbia, perché i partiti sono percepiti come truppe di occupazione e, dall’altro,

stanchezza, perché il voto non è più veicolo di cambiamento. Anche secondo

Renato Mannheimer (1999) l’interesse per la politica sta scemando per

disaffezione. Ma, sempre secondo Mannheimer e Sani (2000), l'astensionismo

non è un fenomeno omogeneo e non bisogna fare l’errore di attribuire lo stesso

nome a tanti comportamenti diversi. Non ha alcun senso parlare di partito delle

astensioni o attribuire agli astenuti l'appartenenza a una determinata parte

politica, come fa, per esempio, il giornalista Paolo Polverino (1998).

Il sistema proposto con (cognome anno, pagina) prende il nome di citazione

“all’americana”. Alcuni autori preferiscono mettere le citazioni in nota a piè di

pagina. Personalmente preferisco il primo perché il secondo rischia di essere

ridondante e il continuo rimando alle note a piè pagina appesantisce la lettura.

Per la citazione di materiali rinvenuti su siti web non si è ancora affermato un

sistema standardizzato, pertanto consiglio di scrivere sempre per esteso la

fonte citando l’indirizzo e (se noti) autore e anno.

13

3.3. Le note

Le note vanno inserite a piè di pagina2 e si scrivono usando un corpo più

piccolo (10 punti) e lo stesso carattere (font) del testo. Le note possono

perseguire almeno due scopi diversi: offrire precisazioni o aggiungere

riferimenti bibliografici per consultazione e approfondimenti. Qualche volta

vengono impiegate allo scopo di arricchire la trattazione con informazioni

aggiuntive che possono essere tralasciate in una prima lettura e diventare utili

in seconda battuta solo a chi desideri approfondire la materia trattata.

Le note hanno il difetto di interrompere il flusso della trattazione. Pertanto, se la

presenza della nota non è indispensabile è meglio evitarla o trovare il modo di

inserire le stesse informazioni nel testo.

3.4. I numeri

Se dovete inserire cifre nel testo prestate attenzione al significato di punti e

virgole perché il sistema adottato in alcuni paesi è diverso da quello adottato in

altri paesi. Per esempio: in Italia usiamo la virgola per separare i decimali

(π=3,14) e il punto per separare le migliaia (1€ = 1.936,27 Lire); mentre nei

paesi di lingua inglese si fa viceversa (1€ = 1.33$; Lottery winner: 10,000,000$).

Potete adottare la notazione italiana o quella inglese, ma dovete evitare di

mescolare i due sistemi perché costringereste il lettore a distinguere i diversi

casi facendo affidamento solo sul contesto (e può essere un’operazione

faticosa).

Se avete numeri decimali scegliete un grado di approssimazione e mantenetelo

sempre costante (es. sempre due cifre dopo la virgola). Nelle percentuali potete

arrotondare all’intero o tenere una cifra dopo la virgola. Se dovete approssimare

ricordate le seguenti regole:

2 Le note a piè di pagina sono da preferire a quelle poste alla fine del capitolo perché agevolano la lettura del testo

14

- se la cifra successiva è compresa tra 6 e 9 arrotondate per eccesso (la

riduzione a 2 cifre decimali di 0,738 è 0,74);

- se la cifra successiva è compresa tra 0 e 4 arrotondate per difetto (la

riduzione a 2 cifre decimali di 0,723 è 0,72);

- se la cifra successiva è un 5 arrotondate alla cifra pari più vicina (la riduzione

a 2 cifre decimali di 0,725 è 0,72; la riduzione a 2 cifre decimali di 0,735 è

0,74);

- naturalmente la riduzione a 2 cifre decimali di 0,7259 è 0,73 e la riduzione a

2 cifre decimali di 0,7999 è 0,80 .

3.5. Grafici e tabelle

Grafici e tabelle vanno inseriti nel testo e numerati con il numero del capitolo

seguito dal numero progressivo (le appendici a fine capitolo che raccolgono

grafici e tabelle appesantiscono la lettura del testo). All’interno dei grafici e delle

tabelle, soprattutto se questo aumenta la leggibilità e/o migliora l’impaginazione,

si può usare un corpo diverso e/o più piccolo.

Figura 1.1 Il processo di analisi del contenuto.

Grafici e tabelle devono sempre avere un titolo (posto immediatamente prima) e

l’indicazione della fonte (sotto). Se si tratta di vostre elaborazioni potete mettere

la dicitura “Nostra elaborazione” seguita dalla fonte, oppure non scrivere nulla

se dal testo risulta evidente che si presentano solo vostre elaborazioni sugli

stessi dati (all’inizio del lavoro avrete citato la fonte delle vostre informazioni e

gli eventuali accorgimenti adottati nel loro utilizzo ai fini della tesi).

Nel testo grafici e tabelle vengono richiamati riportando il numero.

Acquisizione Sintesi Restituzione

15

Esempio:

Come si può vedere nella tabella 5.3 c’è stato un incremento di reddito superiore

all’anno precedente (tab. 5.2).

Nel caso di grafici e disegni pensate anche alla resa finale: se le copie saranno

in bianco e nero sarà possibile leggere correttamente?

Esempi:

Figura 6.1. La pergamena.

Gli esploratori decidono di contare i simboli presenti nella pergamena (fig. 6.1) e di

costruire una tabella di frequenza (tab. 6.1).

Tabella 6.1. Vocabolario dei simboli e delle lettere ordinato per frequenze decrescenti.

PERGAMENA TESTO simbolo frequenza lettera frequenza

8 33 e 1348 ; 26 t 1275 4 19 h 1200 = 16 o 1003 ) 16 s 989 x 13 n 678 : : : :

Fonte: Serbanescu (1969)

5 3==1 305))

6x ;48 26)4=.) 4=);80

6x ;48 [email protected]) )85;

16

3.6. La bibliografia

La bibliografia è unica e va inserita alla fine della tesi. A volte può essere utile

inserire una sezione dedicata ai riferimenti bibliografici alla fine di ogni singolo

capitolo ma, personalmente, adotterei questo sistema solo se si tratta di

minibibliografie “ragionate” in cui vengono inseriti i manuali di base utili a chi

vuole incominciare un percorso di studio sullo stesso argomento e/o la

letteratura specialistica per chi vuole approfondire alcuni argomenti trattati solo

superficialmente nel capitolo.

La bibliografia deve contenere in ordine alfabetico tutti i testi “specialistici” che

riguardano direttamente l’argomento della tesi e tutti i testi “classici” (manuali) a

cui si è fatto riferimento. La bibliografia può essere scritta utilizzando l’interlinea

singola e un rientro per il testo a capo.

Esempi di citazione di un saggio pubblicato su una rivista scientifica (vale anche

per gli articoli di un giornale):

ALEXA M., ZUELL C. (2000), “Text Analysis Software: Commonalities, Differences and Limitations: The Results of a Review”, Quality & Quantity, vol.34, no. 3, August 2000, 299-321.

TWEEDIE F.J., HOLMES D.I., CORNS T.N. (1998), “The Provenance of De Doctrina Christiana, attributed to John Milton: A Statistical Investigation”, Literary and Linguistic Computing, 13, 2, 1998, 77-87

Esempi di citazione di un volume (vale anche per atti di convegno e curatele –

“ed/eds” per i testi inglesi sta per “editor/editors” o, in italiano, “a cura di”):

KRIPPENDORFF K. (1983), Analisi del contenuto. Introduzione metodologica, ERI, Torino (titolo originale: Content Analysis. An Introduction to its Methodology, Sage, Londra 1980).

RAJMAN M., CHAPPELIER J.C. (2000, eds), JADT 2000 5es Journées internationales d’Analyse statistique des Données Textuelles, EPFL ed, Losanna.

YULE G.U. (1944), The Statistical Study of Litarary Vocabulary, Cambridge University Press, Cambridge.

Esempi di citazione di un saggio inserito in un volume collettaneo (vale anche

per le relazioni pubblicate su atti di convegno):

17

DE MAURO T. (1995), “Quantità-qualità: un binomio indispensabile per comprendere il linguaggio”, in Bolasco S., Cipriani R., Ricerca qualitativa e computer: teorie metodi e applicazioni, Franco Angeli, Milano, 21-30.

TUZZI A. E TWEEDIE F.J. (2000), “The Best of Both Worlds: Combining MOCAR and MCDISP”, in Rajman M. e Chappelier J.C., JADT 2000 5es Journées internationales d’Analyse statistique des Données Textuelles, EPFL ed., Vol. 1, 271-76.

Vista la quantità di informazioni utili che si possono reperire via web, in coda

alla bibliografia si devono elencare anche i siti consultati. Il titolo può essere

“Siti internet consultati” o "Link” o “Bibliografia e link” (se avete deciso di mettere

l’elenco in coda ai riferimenti bibliografici). Di recente si è affermato il termine

“Sitografia", ma, dal mio punto di vista, è da preferire quando si tratta di una

sitografia “ragionata”, che aggiunge agli indirizzi informazioni sui contenuti.

I documenti consultati via internet presentano alcuni problemi particolari per la

citazione: spesso manca l’autore e/o la data di stesura e/o la data di

pubblicazione sul web. Diventa, quindi, molto importante specificare la data

dell’ultima consultazione. L’elenco dei siti può essere fatto mettendo all’inizio

l’indirizzo (tecnicamente si chiama URL - Uniform Resource Location), seguito

dall’autore, dal titolo del documento e dalla data dell’ultima consultazione

http://claweb.cla.unipd.it/italiano/ital_stran/goliardia/goliardiaindex.htm, Fratter

I., “Le tradizioni goliardiche a Padova”, consultato il 28.05.05

5. Note organizzative e pratiche

5.1. Comunicazioni con la docente

Se volete laurearvi con me ricordate che voglio:

- Subito un progetto di 3-4 pagine e un indice di massima (lo stravolgerete

più volte, ma serve a mettere ordine tra le idee). Secondo me non è mai

troppo presto per incominciare a scrivere e ho bisogno di sapere se avete

problemi nella stesura. Pertanto, cominciate a scrivere il prima possibile.

18

- Prima della fine del lavoro vi chiedo di portarmi una proposta di titolo e un

riassunto (15 righe / 1000 battute) in italiano e in inglese. Questo abstract

viene inserito nella tesi immediatamente dopo l’introduzione.

- Tutte le volte che volete consegnare materiali intermedi affinché io li legga

ricordate che preferisco la versione cartacea. Mettete sempre sulle copie

nome, cognome, titolo della tesi, sessione di laurea e allegate l’indice.

- Molto spesso vi presto i miei libri… ricordatevi di restituirmeli, grazie!

5.2. Scadenze e burocrazia

Tutte le informazioni sono reperibili su web. Per quanto riguarda la domanda di

laurea, che deve essere compilata via web, stampata e consegnata alla

Segreteria studenti firmata dal relatore almeno un mese prima dell’appello,

dovete fare riferimento alle informazioni disponibili sul sito web di Ateneo:

http://www.unipd.it/studenti/per_laurearsi/index.htm

Per quanto riguarda la consegna delle copie della tesi (3 o 4 copie per

Presidenza, relatore, correlatore, etc.) e l’utilizzo del L.A.I.F., dovete fare

riferimento alle informazioni disponibili sul sito web della Facoltà di Lettere:

http://www.lettere.unipd.it/infolettere/pub/laurea.php

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5.3. Punteggio finale

Il voto finale di laurea si esprime in centodecimi.

Il punteggio di partenza del candidato è pari alla media dei voti ottenuti agli

esami trasformata in centodecimi. La trasformazione si ottiene applicando la

proporzione:

media dei voti : 30 = punteggio di partenza : 110

quindi, il punteggio di partenza si ottiene dalla media dei voti moltiplicandola per

11 e dividendo per 3.

La media dei voti è ponderata con pesi dati dal numero dei CFU:

=

=

= N

i

i

N

i

ii

CFU

CFUvoto

media

1

1

dove N è il numero di esami con valutazione, votoi e CFUi sono rispettivamente

il voto in trentesimi e il numero di crediti formativi dell’esame i-esimo (con

l’indice i che conta i vostri esami da 1 a N).

Tenendo presente che i criteri per l’assegnazione dei punti sono cambiati più

volte nel corso del tempo e lasciano qualche margine di discrezionalità, per le

tesi della laurea triennale del nuovo ordinamento la Commissione giudicatrice

ha a disposizione da 1 a 5 punti (ulteriori punti possono essere assegnati

tenendo conto della carriera complessiva del candidato) e per le tesi della

laurea quinquennale del vecchio ordinamento da 1 a 6 punti (per ora questo

criterio è valido anche per le tesi della laurea specialistica del nuovo

ordinamento ma è ancora argomento di discussione).

La lode viene assegnata dalla Commissione all’unanimità su proposta del

relatore o, più spesso, del correlatore.

20

5.4. Bibliografia e riconoscimenti

Come ho detto all’inizio, vale la pena di leggere il libro di Umberto Eco:

Eco U. (1977), Come si fa una tesi di laurea, Bompiani, Milano.

Nel testo ho citato anche due utili saggi contenuti in un manuale di metodologia:

Bernardi L. (2005), “La ricerca per conoscere”, in: Bernardi L. (a cura di),

Percorsi di ricerca sociale, Carocci, Roma, 17-26.

Neresini F. (2005), “La ricerca per lo sviluppo della conoscenza”, in: Bernardi L.

(a cura di), Percorsi di ricerca sociale, Carocci, Roma, 41-49.

Per giustificare la citazione di questo manuale credo sia utile sottolineare che le

materie metodologiche dovrebbero esservi servite da guida per giungere alla

stesura della tesi di laurea: saper lavorare con metodo e sapersi esprimere in

maniera chiara e sintetica sono competenze fondamentali che devono essere

acquisite e/o migliorate anche grazie ai corsi universitari.

Molte parti di questo testo sono state liberamente tratte (vedi §1.3. sull’utilità del

“copia-incolla”) dalle “Norme redazionali per la tesi di laurea” che il prof. Gianni

Riccamboni distribuisce ai propri laureandi e dal documento intitolato

“Suggerimenti redazionali per le tesi di laurea” del prof. Michele Cortelazzo

reperibile via web all’indirizzo:

http://www.maldura.unipd.it/romanistica/redazione_tesi.html

Da quest’ultimo documento sono tratte le considerazioni che seguono (e che

condivido pienamente):

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Questioni di etichetta

i) Il prof. Cortelazzo non è Chiar.mo; anzi, se si vede etichettato così, si rabbuia e

diventa scurissimo.

ii) È invalsa l’abitudine di dedicare la tesi a genitori, nonni, zii, amici o amiche,

fidanzati o fidanzate, persone incontrate per strada... A me non pare una buona

idea per quella che è comunque una prova d’esame.

iii) C’è chi ringrazia il suo relatore; io sono perfettamente d’accordo con Umberto

Eco: «È di cattivo gusto ringraziare il relatore. Se vi ha aiutato ha fatto solo il suo

dovere» (Eco 1977: 198).

(http://www.maldura.unipd.it/romanistica/redazione_tesi.html, Cortelazzo M.)

A questo punto non resta che cominciare a misurarvi con il vostro progetto di

tesi. Buon lavoro,

Arjuna Tuzzi

[email protected]

www.arjuna.it

molto utile grazie!!!
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