COMMEMORAZIONE DEI CADUTI DI SPAGNA DALL’INIZIO DELLA GUERRA CIVILE AD OGGI, Progetti di Storia Contemporanea. Università Ca' Foscari di Venezia
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COMMEMORAZIONE DEI CADUTI DI SPAGNA DALL’INIZIO DELLA GUERRA CIVILE AD OGGI, Progetti di Storia Contemporanea. Università Ca' Foscari di Venezia

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COMMEMORAZIONE DEI CADUTI DI SPAGNA DALL’INIZIO DELLA GUERRA CIVILE AD OGGI
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COMMEMORAZIONE DEI CADUTI DI SPAGNA DALL’INIZIO DELLA GUERRA CIVILE AD OGGI

Durante la guerra civile e il regime Franchista sono state molte le vittime di gravi abusi che il diritto internazionale proibiva e condannava, come le torture, esecuzioni giudiziali, attacchi alla popolazione civile, persecuzioni politiche, religiose o razziali, incarceramenti, lavori forzati e altre azioni definite come crimini contrò l’umanità.

Per capire come si è arrivati a questo tremendo genocidio, bisogna riprendere i motivi che hanno portato al conflitto e fare una breve ricostruzione delle vicende.

La guerra civile spagnola fu combattuta dal luglio 1936 all’aprile 1939 fra i nazionalisti noti come Nacionales ed i Republicanos, composti da truppe fedeli al governo repubblicano, guidato dal Fronte Popolare di ispirazione marxista. La Spagna da secoli era sempre stata suddivisa in due tra la Spagna di sinistra e quella destra. La parte di sinistra comprende le forze progressiste, le classi più povere e la bassa borghesia, appunto i Republicanos. Mentre nella parte di destra troviamo il clero, la nobiltà, gli aristocratici e le forze più conservatrici, cioè i Nacionales.

Durante questi anni, abbiamo il susseguirsi di due bienni. Il biennio Rojo in cui abbiamo al potere le forze di sinistra, e il biennio Negro durante il quale le forze conservatrici di destra si coalizzeranno in quella che viene poi chiamata la Falange, un’unione di tutte le forze conservatrici con il generale Franco. Nel 1936 il potere va nelle mani di sinistra che, però, fa un grande errore, cioè spostare i capi da Madrid alle città marginali. Aiutato dalla Germania nazista e dall’Italia fascista, il 17 luglio 1936 Franco parte, quindi, dalle isole Canarie e sbarca a Melilla, punta del Marocco sotto il protettorato spagnolo. Qui a Melilla carica l’esercito di spietati soldati marocchini, chiamati i mori, e raggiunge la Spagna. Le uniche città a rimanere fuori dal dominio franchista sono Valencia, Barcellona e Madrid. A partire dal 1936 iniziò la vera e propria guerra civile spagnola che, oltre a veder combattere i nazionalisti da una parte e repubblicani dall’altra, vede anche una serie di rivoluzioni locali nate dal popolo per cercare di dare dei governi amministrativi autonomi nelle città come Malaga e Santander.

Nel 1939, però, Franco riesce a conquistare Madrid senza nessuna violenta lotta e il primo aprile dello stesso anno dichiara la guerra finita. Così, dal 1939 al 1975 avremo la dittatura Franchista.

L’idea di guerra civile spagnola è il primo esempio europeo di guerra civile, una guerra cioè contro tutti e in cui non ci si può più fidare di nessuno, caratterizzata da numerose fucilazioni di massa. Il numero delle vittime è stato a lungo dibattuto, con stime che vanno dalle 500.000 ad un milione di persone uccise. Sono conseguenti, però, alle vicende della Guerra civile, la soppressione di circa 30.000 discordanti da parte dei nazionalisti, e altri 2.641 morti in azioni di guerrilla nell'immediato dopoguerra.

Decine di migliaia furono gli spagnoli costretti ad espatriare e a vivere come esuli per evitare la violenza dei franchisti. Migliaia furono i licenziati, arrestati, perseguitati. Molti artisti ed intellettuali spagnoli furono uccisi dai nazionalisti, come Federico

Garcia Lorca, o dai repubblicani, come Ramiro Ledesma. Gran parte della Generazione spagnola del 1927 fu costretta all'esilio. Picasso, Mirò e molti altri intellettuali e artisti spagnoli, sostenitori della democrazia, furono costretti ad anni di esilio e perseguitati dal franchismo.

Un punto cruciale è l’immagine di Franco, che a causa di queste oppressioni e fucilazioni può essere vista come negativa in tutto il suo insieme, però ci sono alcuni aspetti che valorizzano la sua persona come uomo. Egli appoggia il fascismo solo perché era l’ideologia dei suoi alleati, ha grandi valori quali la patria e la famiglia ed è un uomo molto religioso legato all’idea di Dio.

Nell’immediato dopoguerra si instaurò un’atmosfera di paura ma anche di perpetuo lutto per gli scomparsi, coloro che diedero la loro vita per il nostro presente. In questo periodo iniziò inoltre, una ricerca di quanti erano stati fucilati e sepolti clandestinamente dai rossi. Incominciarono procedure di identificazione dei corpi delle vittime.

Quindi, anche nel difficile clima successivo alla guerra furono idealizzati e costruiti monumenti di memoria. Nella situazione precaria dell’economia del dopoguerra spagnolo questa missione di ricordo della violenza non fu messa da parte. A queste azioni contribuì anche la chiesa per ricordare i milioni di religiosi fucilati durante il conflitto.

Gli strumenti di questa memoria ufficiale furono i mezzi di socializzazione massiccia al servizio di uno stato totalitario, come la stampa, i notiziari e i libri di storia.

Un mezzo di testimonianza importante furono inoltre, le opere e le memorie degli artisti d’epoca, come il famoso quadro di Guernica di Picasso, realizzato dopo il bombardamento aereo della città omonima durante la guerra civile. Insieme a questi canali c’erano però anche gli spazi e i rituali del ricordo che, mediante la commemorazione e l’ideale riproduzione della guerra e delle sue vittime servivano per fissare e costruire un particolare passato. Questi spazi e rituali di commemorazione sono le molteplici giornate dedicate ai caduti e agli anniversari di fine guerra, inoltre sono lapidi e targhe che portano ancora oggi il nome di tutte le vittime nelle chiese e nei cimiteri.

Dagli anni Sessanta, le politiche franchiste della memoria sono venute diminuendo di intensità, senza però che il passato, la guerra e le vittime fossero in senso assoluto dimenticati. L’ “oblio”, come sospensione del ricordo e stato di abbandono del pensiero, si ridusse all’importante; questo, non indicava che il paese fosse costretto al silenzio e a dimenticare. Mettere da parte la rievocazione del passato servì, infatti, per andare avanti verso la democrazia. Questa era fondata sulla rinuncia all’antifascismo e sul superamento del passato bellico. Si puntava ad una transizione non traumatica che andava verso una riconciliazione nazionale. Un passo avanti fu il divieto di attuare ogni tipo di violenza sui civili che la dittatura aveva più volte sperimentato; quest’azione divenne infatti penale. L’unico problema che restava era il fatto che la legge privava le vittime di quelle violenze della restituzione simbolica della loro dignità legale, questo perché si voleva stendere, al più presto possibile, un velo sul passato.

La transizione democratica comportò dunque il declino dell’onnipresenza pubblica delle vittime della guerra civile. Non ci fu, quindi, una riabilitazione simbolica delle vittime, ma una notevole assenza di politiche della memoria.

Guerra e genocidio si sono trovati così a essere sempre più intrecciati l'un l'altro, con il risultato che, a partire dagli anni Settanta del Novecento, sono stati i testimoni civili a formare la narrazione della guerra. La memoria collettiva è costruita attraverso l'azione manifestata da gruppi e individui. La memoria passiva, intesa come i ricordi personali di un singolo individuo, non è memoria collettiva, anche se il modo in cui noi parliamo dei nostri ricordi è determinato dalla società che ci circonda. Quando le persone entrano nella sfera pubblica e ricordano il passato personale e quello della loro famiglia, portano con sé immagini e gesti che derivano dalla loro più estesa esperienza sociale.

Molto spesso e in molti stati la memoria collettiva ha contribuito all'unificazione del paese. L’individuo è portatore di un messaggio o di un ricordo, e ha bisogno di trovare un modo di trasmetterlo agli altri. Dagli anni ’70, un 'altro vantaggio per trasmettere i ricordi e la memoria fu l'introduzione delle registrazioni con videocamera. La memoria ha un carattere essenzialmente morale, e i principali portatori di tale messaggio erano le vittime stesse. I sopravvissuti potevano parlare e raccontare per la morte delle vittime. La commemorazione dei civili si è a tal punto estesa che ha nascosto l'immagine del soldato come vittima della guerra. La commemorazione delle vittime ha creato uno spazio al cui interno altre vittime di abusi possono parlare, e chiudere le proprie ferite. La maggior parte di queste vittime sono donne e bambini. Quelli che parlano e ricordano il passato non sono uomini in uniforme, ma uomini simili a noi, e più spesso donne che uomini. Sono dei civili le cui vite conservano una fragilità che noi ben conosciamo, una fragilità schiacciata da quelli che sono spietati e immorali.

Quest'ultimi hanno reso la commemorazione delle vittime di guerra un argomento di preoccupazione presente e futura.

Con il passare degli anni, infatti, è cresciuta nel popolo sempre più l’idea di voler ricordare queste milioni di vittime, invocare i loro “diritti” e ottenere giustizia.

Nel 2005, in occasione del 69° anniversario dell’inizio della guerra, sono nate le prime vere azioni per commemorare i corpi defunti durante la lotta. In occasione di questa data, l’Amnesty International, importante organizzazione internazionale per i diritti umani, iniziò una campagna per riabilitare la memoria di quelle vittime.

Un esempio cruciale della volontà di onorare i caduti di Spagna è la Valle de Los Caidos (“Valle dei Caduti”). Una basilica sotterranea fatta costruire tra il 1940 ed il 1958 col lavoro forzato e coatto degli oppositori politici dal governo spagnolo nella valle della Sierra de Guadarrama, per onorare tutti i morti, sia repubblicani che falangisti, caduti durante la guerra civile. In realtà mentre i franchisti hanno una sepoltura onorevole, i combattenti per la democrazia sono sepolti in fosse comuni.

Le salme di 33.872 caduti trovano sepoltura all'interno della basilica.

Un altro esempio della memoria di guerra è la statua equestre del generale Francisco Franco che, dal 1959, si trovava in una piazza al centro di Madrid; la sua presenza era il simbolo della memoria, di una lunga dittatura nel corso dei tre anni della guerra civile.

Molti, però, temono di riportare a galla i ricordi della guerra e dei defunti e sostengono che “la storia dovrebbe essere lasciata in pace”. Infatti, non tutti vogliono commemorare e riesumare i cadaveri, la paura di ricordare influisce nella mentalità di molti.

Si pensa che fatti brutali debbano restare dove sono senza essere riportati a galla e senza rischiare di attuare una “guerra della memoria”. Questa paura afferma che la guerra non è ancora chiusa definitivamente e che ricade ancora nel presente del popolo spagnolo.

Per tutti i paesi, il passato che si rispecchia nel presente è maggiormente quello negativo, dei conflitti e delle catastrofi, che si riproduce nella scena pubblica.

Quindi anche per uno stato come quello spagnolo i fenomeni negativi successi durante il Novecento sono parte della memoria moderna e dell'identità di ognuno.

Ciò che oggi ci porta al ricordo della guerra e al dolore subito non è la guerra in se come guerra tra stati ma sono le vittime, spesso vittime civili e uccise senza conoscere il loro pensiero.

Solo negli ultimi anni, la Spagna vive un crescente desiderio di recuperare per il presente democratico valori, testimoni e vissuti degli sconfitti nella guerra civile. Questo interesse per il passato è sempre più presente nello spazio pubblico e nei mezzi di comunicazione.

La rivendicazione della memoria, oggi, può essere intesa anche come mobilitazione sociale perché è passata da un ambito familiare ad uno statale, fino a raggiungere il governo. Oggi, le persone non fanno più parte dell’oblio, oggi la parola esiste, ed è una parola discriminatoria contro il fatto che più di 30.000 persone assassinate durante la guerra continuino ad essere sepolte in fosse comuni in tutto il territorio spagnolo. A causa di tutto ciò è stata addirittura messa in discussione la democrazia spagnola, accusandola di essere cornice di delitti contro i diritti umani, di aver attuato una falsa memoria con una visione benevola del franchismo. Per cui, di fronte a ciò, oggi si cerca di recuperare la memoria riferendosi in particolare alla repressione franchista e alle sue vittime.

Il modo migliore di farlo è disseppellire quei cadaveri, identificarli e dar loro una degna sepoltura. A iniziare questa importante azione fu la “Asociación para la Recuperación de la Memoria Histórica”, un'associazione spagnola fondata nel dicembre del 2000.

Il suo principale obiettivo è quello di individuare le vittime della repressione durante la guerra civile spagnola nella zona controllata dai ribelli. Tra loro ci sono persone che sono state assassinate, di solito dai paramilitari della Falange, i cui corpi, in genere sepolti in fosse comuni, non potevano essere recuperati dalle loro famiglie.

Quindi la memoria collettiva ha preso forma sia nella presenza pubblica sia nei livelli ufficiali, infatti si è raggiunto lo stesso governo nazionale, il cui presidente è un nipote di queste vittime. Il passato è entrato nella politica in maniera insanabile. Nel 2002 il Parlamento ha approvato una dichiarazione di condanna del Franchismo riguardo alla riabilitazione morale delle sue vittime e nel 2003 vi è stato un omaggio istituzionale di tutti i gruppi parlamentari alle vittime della repressione franchista ed ai loro familiari.

I punti più determinanti e da tener presenti sono all’incirca tre. Il primo punto è il modo in cui i caduti di guerra vennero sepolti, in enormi cavità sottoterra, senza un riconoscimento, senza un ordine e una dignità, come se fossero macerie. Queste grandi buche sono disposte in tutto il territorio spagnolo e raggiungono numeri molto elevati, più di 2.000 tombe esistenti tra trincee e fosse comuni. Oggi, esistono delle determinate leggi per attuare la riesumazione e identificazione di questi corpi sotterrati. Altre leggi

determinano che la memoria storica identifica il diritto al riconoscimento morale delle persone che durante la guerra hanno subito persecuzioni, condanne o qualsiasi altra forma di violenza personale per motivi ideologici.

Un secondo punto rilevante è il fatto che questo orribile passato si riversa nel presente di ognuno, che la popolazione spagnola senta ancora vicino il dolore di queste persone e vede ancora aperto uno spiraglio della guerra subita. Per queste motivazioni molti ritengono che i ricordi, la guerra e quindi il passato debbano rimanere dove sono, cioè coperti da un velo che non permette di vedere alle generazioni future ciò che è stato del loro paese. Un terzo passaggio importante è il ricordo di queste vittime, il dargli una dignità, assegnargli dei monumenti in loro onore, creare dei ricordi reali e fisici per coloro che sono morti per il nostro presente. Ed è corretto, dare dei diritti ai caduti per la patria e per il futuro di oggi.

Nota bibliografica

Libri : J. Winter, La memoria della violenza: il mutamento dell’idea di vittima tra i due conflitti mondiali, L’ancora del Meditterraneo, Napoli, 2004

Siti web : www.wikipedia.it

www.es.amnesty.org/esp/docs/victimas_franquismo.pdf

Saggi contenuti in rivista: José Luis LEDESMA / Javier RODRIGO, Vittime della guerra civile e commemorazione nella Spagna postbellica, 1939-2005, «Memoria e Ricerca», 21 (2006), pp. 35-54

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