Comunicazione Interculturale, Appunti di Comunicazione Interculturale. Università degli Studi di Milano
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Comunicazione Interculturale, Appunti di Comunicazione Interculturale. Università degli Studi di Milano

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appunti presi in aula al corso di Comunicazione Interculturale con la Professoressa Rebughini, il manuale di riferimento è In un mondo pluralista.
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COMUNICAZIONE INTERCULTURALE LEZIONE 2 21/09/17

TEMA PRINCIPALE il rapporto noi con loro. Come definiamo il nostro noi culturale e come viene definito in rapporto a un loro e come questo sia sempre reciproco. Attraverso forme di stereotipizzazione forma irrigidita che tende a semplificare, la cosa più semplice da fare per la mente. Così come i pregiudizi. Comprensione distorta. Attraverso forme binarie —> si riproduce sempre e sta dietro il tema della comunicazione interculturale.

CULTURE E INTERPRETAZIONI comunicare ha sempre a che fare con la traduzione e l’interpretazione. Traduciamo mettendo sempre qualcosa di nostro, noi sistema autoreferenziale (stabilire un confine con il loro), quando si entra in contatto nelle modalità diverse e scatta l’esigenza della comunicazione è sempre una forma di traduzione e interpretazione. Questo canale ci permette di conoscere l’altro, le culture tra di loro sono impossibili da confrontare. Lo spazio geografico della comunicazione la comunicazione nella storia avviene perchè le persone si spostano e si incontrano/scontrano. L’esempio del mediterraneo: zona in cui gli scambi sono più frequenti e intensi (ricchezza culturale: quasi mai pacifica o indolore, perchè conflitti di interessi, sulle risorse commerciabili). Dopo l’apertura del Canale di Suez fine della dimensione “lacustre”, spazio fortemente turistico.

Molto del nostro modo occidentale di riflettere e pensare arriva dalla storia più antica del mediterraneo, anche l’identità culturale. Mondo greco: mondo cittadino, centralità della polis e sull’etnicità lococentrica, centrata sullo spazio fisico della polis. Il mondo greco declina il noi come originario di quel luogo e chi non viene da fuori. Si delineano temi della patria e dell’etnos, patria intesa come terra dei padri, dove si radica memoria e cultura. Greci orgogliosi della loro cultura, delle loro capacità: consideravano quelli che vengono da fuori come persone non all’altezza. Barbaro: persona che viene da fuori, dall’esterno, non sa parlare la mia lingua (aspetto centrale nella comunicazione), non conosce le sottigliezze della cultura greca. Mondo che vede separazione tra localismo e cosmopolitismo, polis opposta all’impero. Alcune eccezioni Erodoto (484- 425 a.C.): testimonianze dai suoi scritti, viaggia per tutto il mondo conosciuto dai greci. Figlio di coppia mista (padre persiano e madre greca), racconta nei suoi testi i suoi viaggi. Modo di scrivere neutro, oggettivo, racconta quello che vede. Affermazione in cui prende atto della potenziale autoreferenzialità delle culture. In questo tipo di riflessioni noi loro, Erodoto rappresenta una prima eccezione. Alessandro Magno: figura storica di passaggio tra modo greco e romano. Si relaziona con i popoli che conquista con un modo diverso, esce dalla forma localistica. Lo fa con una serie di azioni pratiche (esercito misto, matrimonio misto, anche dal punto di vista intellettuale) da qui il termine ellenismo. Difficile per loro la cultura della valle dell’Indo, però inizio di una visione cosmopolita e individuale (il modo con cui ciascuno individuo si relaziona alle culture differenti).

Mondo romano: mondo imperiale pluralista che si espande e che ingloba culture diverse, parte dal presupposto diverso da quello greco. Eredità che passerà dalla cultura cristiana soprattutto: basata sulla legge, ciò che tiene insieme l’impero è il diritto romano, si chiede al popolo di rispettare alcune formalità legislative. Anche la questione dei cristiani parte come persecuzione perchè si rifiutano di seguire alcune leggi. Non c’è l’etnia dei romani, non c’è la patria (l’impero è troppo grande, Roma è un simbolo) quello che deve tenere tutto insieme è il diritto, struttura che passerà ai

popoli successivi. Ad un certo punto l’impero romano cade e arriva la spaccatura del mediterraneo, tra mondo musulmano e mondo cristiano. Abbiamo un mondo al nord Europa fortemente minacciato, culturalmente irrigidito. Quando il cristianesimo viene proclamato religione, si tenta di riunificare l’impero, ma così non sarà. Es la casa della sapienza di Bisanzio chiusa dall’imperatore Giustiniano, venne riaperta e arricchita dagli arabi a Baghdad salvando testi della filosofia greca, testi medici e astronomici.

L’alterità vista dalla Cina : mondo cinese antico e continentale, ha dei problemi simili al mediterraneo, spazio ampio dove vivono più tradizioni culturali diverse, continui scontri per costruire l’unità della Cina (esigenza di creare un’identità, un noi). Tema centrale di questa identità: lingua e etnicità, forte bisogno di ordine e armonia (storia conflittuale da sempre), le grandi figure che compaiono intorno al V sec a.C sono tutte figure che cercano pacificazione e armonia, in modo diverso rispetto all’occidente però, l’idea è un’idea di civiltà stato. Alterità identificata con la lontananza (conosciamo e vediamo poco), imperiale ma non etnica. Dal punto di vista linguistico non c’è una chiara nozione di straniero o di barbaro, non è fondamentale. La paura dello straniero si declina come pericolo di rottura dell’armonia faticosamente conquistata. Dal punto di vista storico questo si può notare da alcuni esempi come il fatto che le minoranze musulmane non siano mai state assorbite.

L’alterità vista dall’India: spazio pluralista attraversato da diverse invasioni. Originaria dravidica —> poi invasione degli Arii, successive invasioni da ovest (mussulmani IX-XI sec). Divisione in regni con brevi periodi di parziale unificazione. Pacifismo dell’imperatore buddhista Ashoka III a.C. Religione nuova tendenzialmente pacifista e legislazioni moderne per l’epoca. Quando iniziano le esplorazioni navali degli europei, prima i missionari poi i mercanti, colonia portoghesi e francesi. Arriveranno gli inglesi e si prenderanno tutto il subcontinente indiano, gli indiano useranno pratiche di mescolamento e assorbimento delle culture dei nuovi arrivati. Dal punto di vista culturale, marcato dal pluralismo religioso, sorta di spugna culturale. Oltre i confini degli imperi rimane un’alterità misteriosa e incomprensibile es. la biologia del diverso.

Mondo medievale occidentale: si viaggiava poco fuori dall’Europa, quello che sta aldilà tende ad essere rappresentato in modo mostruoso. L’alterità culturale principale è quella mussulmana, in termini teologici, di supremazia geografica e militare. L’altro sconosciuto, tende ad essere mostruoso (ibrido, impuro), cannibalismo e problema delle carestie, era un modo per esorcizzare ed allontanare una forma che era dentro il quotidiano, molto presenti nell’immaginario collettivo. Si espande l’idea dello straniero come mostro quando iniziano le notizie sugli abitanti del nuovo mondo (le Americhe). Troppo diverso e mostruoso per essere preso in considerazione. Di queste forme si ripropone anche l’ibridazione, bisogno di omogeneità e coerenza. Rappresentazione culturalmente trasversale.

La sponda a sud del mediterraneo: mondo mussulmano che tende ad essere limitato alle istituzioni e ai mercanti. Situazione ambivalente per il confine mediterraneo tra mondo cristiano e mussulmano: Torquato Tasso “La Gerusalemme Liberata”, epoca particolare, scontro tra il mondo ottomano mussulmano (aggressivo —> fermata nella battaglia di Lepanto fine 500), certa chiusura con la controriforma del mondo cattolico contro i protestanti. Poema che racconta episodio durante le crociate, tra guerrieri cristiani e donna guerriera mussulmana, avrà grande successo per questa novità, risalto alla storia sentimentalmente storia di individui, il messaggio che passa implicito: idea che la diversità potesse essere superata da relazioni sentimentali e interpersonali. Successo sorprendente, ma non piace a molti per l’idea di quel tempo, la riscrive con il titolo “La Gerusalemme Conquistata” tagliando le parti più criticate. Però rimane un primo segno di come la visione moderna abbia attecchito.

Sempre in questa fase storica abbiamo un mondo che costruisce al suo interno delle differenze, non percepite precedentemente. Un altro episodio importante: si crea un ambiente favorevole a forme di razzializzazione dell’altro con questi segni e codici, oscillava tra la rappresentazione del mostruoso al diverso per motivi religiosi e culturali. Il razziale in senso moderno non si è ancora formato come idea. La scoperta del nuovo mondo coincide con la cacciata degli ebrei da Spagna e Portogallo: motivazione la purezza del sangue. Per motivi vari, viene giustificato in questo modo: nuovo modo di giustificarsi rispetto al passato. Si comincia ad obbligare le persone a farsi notare per la loro diversità (cappelli che gli ebrei dovevano usare per identificarsi), fino alle persecuzioni o agli obblighi di convertirsi. Questa coincidenza non è un caso, è l’inizio di un nuovo modo di pensare la differenza, conoscenza dell’altro più approfondita, ma mi devo separare razzizzazione con nuovi criteri, in Spagna. Le persone che fuggono che sono soprattutto mercanti, vanno nelle Fiandre. Molti andranno nel mondo mussulmano impero ottomano (all’epoca era meno pericoloso).

Mondo medievale vs. Umanesimo L’intellettuali dell’epoca: le autorità religiose devono giocare sull’ambivalenza del loro messaggio universalistico e quello che sono gli interessi legati ai nuovi territori. Si batte per riconoscere una qualche umanità alle persone del nuovo mondo, gli intellettuali laici devono far fronte a come vengono trattati nel nuovo mondo. Il pensiero relativista si sviluppa anche negli intellettuali con le impressioni filosofiche ed etiche. Di queste reazioni degli intellettuali la più famosa è quella del racconto dei cannibali di Montaigne: racconta di questi incontri, in cui lo straniero è una sorta di giudice neutrale che dice quello che vede in maniera quasi ingenua e imparziale. (Come Simmel).

Nascita degli stati nazionali: l’Altro e lo Stato di Natura Un altro punto di riferimento importante è l’opera di Hobbes “Il Leviatano”: periodo travagliato della storia inglese con lotto interne, cerca di capire come si possa vivere pacificamente all’interno di uno stesso spazio. Non è una strada casuale. Per vivere pacificamente bisogna vivere in una società ordinata non possibile finchè non si esce dallo stato di natura stato di non alterità. Essere umano visto come macchina desiderante, tutto possibile quando non c’è l’altro. Comunità può prendere forma quando individua l’altro —> noi possiamo creare un noi pacifico e poi un nemico esterno a noi. Questa modalità di pensare sarà ripresa che si basa sulla logica del nemico —> non casuale perchè si scoprono altri nello stesso periodo. Troviamo la sommatoria dell’eredità storica: idea di patria, di etnia (comunità) e l’idea dell’istituzione e del diritto adattato allo stato. Nello stato va a confluire l’idea di patria ed etnia —> tiene insieme due realtà da sempre diverse. Differenza poi tra lo ius sanguinis e ius soli. Questo tipo di rappresentazione dello stato diventerà poi la rappresentazione che si cercherà di esportare, creata in Europa con premesse culturali storiche. È divenuto una sorta di modello proposto a tutti, dopo la fine degli imperi coloniali si formano degli stati. L’occidente, francesi e inglesi —> “fardello dell’uomo bianco” modello di organizzazione che funziona e che deve essere applicato altrove, civilizzare i selvaggi per renderli civili.

Rappresentazione dell’altro e le strutture economiche Espansione dell’occidente è legata ovviamente anche a questioni economiche e commerciali.

Braudel: tesi che ritiene che gli scambi commerciali siano sempre veicoli di scambi interculturali, modo di fare storia di vederla dal basso, nella vita quotidiana delle persone, nel far passare codici culturali, prodotti diversi ecc. dal punto di vista commerciale vediamo come questa espansione avvenga nonostante le paure

dell’altro. Per primo studia questo aspetto, il perchè dell’espansione e gli scambi interculturali. Le forme per esempio si riproducono nell’ambito dello scambio commerciale, lo devo conoscere e capire come funziona lì. Non posso prescindere dall’osservazione di come sono andati i traffici commerciali. Europa veniva da una lunga fase di immobilità: in questa fase economia di sussistenza, scarsa circolazione di moneta, non c’è credito. Questo ha prodotto un mondo chiuso su se stesso che si autoproduce, conservatore, autarchia e autosufficienza. Prova a vedere inoltre come si potesse mappare la situazione dei traffici prima della scoperta delle Americhe. Circuiti autoreferenziali che non comunicano tra loro, ma che entrano in comunicazione dopo. (XII sec) Un’area europea nel mediterraneo, una indiana nel golfo persico, una cinese. Circolazione certamente avanzata, ma regionale, si conoscevano dentro queste aree. La comunicazione tra l’Europa e Asia era legata alla via della seta, via terrestre, molta comunicazione per i molti incontri. Marco Polo percorre tutta la via della seta e ritorna via oceano indiano alla fine del 1200 in qualità di ambasciatore e mercante. Descrive soprattutto le terre del Catai (Cina), influenzerà molto Colombo. I suoi racconti sono pieni di annotazioni che mescolano probabili verità a racconti di fantasia, dettato a un suo compagno di prigionia. Spiega anche poi l’impatto visivo che questo racconto ha avuto, perchè molto fantasioso: “Libro delle Meraviglie”. Questo si contrappone ancora all’esigenza di espansione commerciale, dettata da esigenza di cercare risorse. Secondo Braudel nel XV/XVI sec prende forma l’unità marittima del mondo: comincia a prendere forma l’economia mondiale. Senza questa prima spinta all’uscita dal mondo mediterraneo e vincere le paure, non ci sarebbe stata la formazione degli stati nazionali. Il fatto che siano le principali nazioni come Francia Inghilterra e Spagna non è casuale, all’espansione corrisponde la costruzione di un nuovo noi interno che corrisponde alla nascita dello stato nazione. Possiamo anticipare la nascita del sistema capitalista a questa fase storica, la costruzione di una globalizzazione economica che si sovrappone alla rappresentazione dell’altro e agli interessi dello stato nazione. È chiaro che definire l’altro mostruoso può essere una giustificazione per impadronirsi delle sue risorse. Fino al 600 mediterraneo ancora protagonista (noi loro faceva dibattito cristiano mussulmano), dopo nel mare del Nord e dopo verso la Gran Bretagna: principale potenza commerciale e coloniale (più contatti con gli altri popoli). Nel 600/700 si intensificano sempre più le comunicazioni commerciali, che comportano rapporti tra noi e loro particolarmente sbilanciati es. l’Africa sempre più risorse materiali ed umane. Questo rapporto lo riassume in modo semplice: sostiene che dopo l’unità marittima si creano delle aree:

Centrali: concentrata la ricchezza, arrivano le risorse e poi rivendute verso l’esterno (GB, Fiandre).

Periferiche: dove si drenano le risorse, dove si saccheggiano le risorse, le colonie da cui si possono prendere gratuitamente, si impoveriscono anche se ricche di risorse anche culturalmente il saccheggio delle risorse va di pari passo con il soffocamento, l’annientamento e il disinteresse nei confronti delle culture locali.

Intermedie: entrano nei circoli commerciali, si prendono risorse ma poi anche rielaborato e portato verso l’Europa. Tutto legato alla circolazione economica e del denaro: Braudel finchè il mondo rimane chiuso rimane anche economicamente chiuso. Non riesce a commerciare sulla lunga distanza, non c’è credito e non si sviluppano le banche, può avvenire quindi solo con il commercio a lungo distanza. La spinta ad uscire dal mediterraneo avviene anche perchè si capisce che mette in modo un processo economico che arricchisce, che accumula denaro e credito, fondamentali per costruire imprese ed esplorare. Per Braudel l’economia moderna e capitalistica non è tanto basata sul modo di produrre ma legata al modo di vendere e quindi al come vendiamo e acquistiamo da persone che conosciamo poco. Tutto questo mette in moto cambiamenti storici: apertura verso il resto del mondo, si cambiano le gerarchie

interne e gli equilibri delle classi sociali: nasce la classe mercantile e borghese che si è rivolta all’esterno e ha la capacità di relazionarsi con l’altro. Fino al 700 i flussi commerciali e manifatturieri erano più rilevanti in Asia (soprattutto in Cina) che in occidente.

LEZIONE 3 22/09/17

L’interpretazione di Todorov

Giudizio di valore (piano assiologico): sono buoni o cattivi? Tipo di relazione (piano prasseologico): come comportarsi? Li assimilo? Io mi

assimilo a loro? Li ignoro e tengo lontana la loro differenza? Tipo di conoscenza dell’altro (piano epistemologico): corte o assente volontà

di conoscere, capire, interpretare l’altro

Todorov sceglie di narrare alcune storie esemplari, personaggi chiave con le loro diverse reazioni dell’alterità (barbarie, tattica, compassione, volontà di addomesticare..) La conquista come “perdita di occasione”: essersi negati la possibilità di arricchire le proprio conoscenze con le conoscenze dell’altro. Con questo atteggiamento di negazione (quello che avranno gli spagnoli) si perdono cose interessanti come il diverso rapporto con la natura che esisteva in queste aree del mondo, l’Europa si stava avviando verso nuove tecnologie ed era giunta alla conclusione che la natura fosse al servizio del mondo, mentre nelle aree colonizzate non c’era questo antropocentrismo. Questo rifiuto di gestire il rapporto pratico e di conoscenza tra umani e natura, spiega perchè gli spagnoli abbiano vinto le battaglie contro i nativi americani usando la razionalità: meno valorizzata nei codici culturali dei nativi che hanno una visione olistica, meno strumentalizzata.

Perchè gli spagnoli decidono di andare verso l’Atlantico? Intorno al 1400 l’economia mediterranea subisce una battuta d’arresto, perchè entra in gioco il dominio ottomano (mussulmani di origine turca, recentemente islamizzato, meno familiarità con il mondo europeo), i turchi avanzano rapidamente e assaltano Vienna, simbolicamente: caduta di Costantinopoli (1453), tutta la parte sud est mediterraneo chiusa ai commerci. Se quindi i regnanti di Spagna e Inghilterra finanziano nuove rotte la ragione è questa.

“La conquista” (1492-1560): spazio temporale ridotto per le zone immense colonizzate. Colombo arriva nelle isole dei Caraibi nel 92, già nel 93 prima bolla papale che da la legittimazione a queste nuove zone agli spagnoli. Queste operazioni sono portate avanti da avventurieri, non importanti, ma ambiziosi che capiscono qual è la grande occasione che hanno davanti, territorio che può essere conquistato facilmente e non c’è nessuna autorità politica legittima: razionalità strumentale rispetto allo scopo. Circolazione delle merci: quando si capisce le potenzialità di queste zone, si muovono tutti gli stati europei. Per capire questi processi bisogna tenere conto di come si conoscono gli altri (aspetti epistemologici) ma anche gli aspetti di vita materiale che sono differenti rispetto a quelli europei. Altri studiosi rispetto a Todorov hanno messo in luce tutte le fragilità e debolezze che hanno:

Continente isolato con scarsi contatti interni (inferiori al mediterraneo e all’Eurasia), rispetto anche a nord e sud, anche a livello della mesoamerica con quella del sud, guerre reciproche con raggio ristretto: questo vuol dire molti meno scambi di informazioni e merci

Indeboliti fisicamente, hanno meno anticorpi, moltissimi nativi locali morirono per semplici influenze portate dagli spagnoli. Meno circolazione di info anche sulle piante, tecniche manuali e di costruzione

Dal punto di vista militare: non conoscevano le armi da fuoco, ma anche ferro e bronzo. Usavano armi molto più fragili. Meno occasioni di utilizzare questi minerali perchè non c’erano miniere ma comunque non avrebbero saputo costruirle

Altro aspetto riguarda gli animali: molti meno animali utili all’evoluzione della vita umana rispetto al tricontinente (Europa, Asia e Africa), no mucche, pecore, capre, maiali, cavalli si erano estinti dal 10.000 a.C. Diversa alimentazione e stile di vita, civilizzazione.

Conseguenze a livello demografico, meno persone che popolano = meno contatti

I testi di Todorov tendono a sottolineare una supremazia strategica che poi arrivati sul posto la fanno diventare anche culturale. La conquista si dimostra rapida, più gli abitanti locali non riescono a comprendere cosa sta accadendo e soprattutto rispetto agli spagnoli sono molto meno convinti della loro supremazia culturale perchè non vengono da un sistema di autoreferenzialità, non si sa se sia anche dovuto alla sconfitte contro gli spagnoli. Questa serie di sconfitte e senso di incomprensione dell’altro provocano anche situazioni di depressioni, alimentate dalle crescenti violenze che subiscono. Questo modo di relazionarsi all’altro ha diverse dimensioni: il modo di conoscere l’altro messo in atto è quasi sempre finalistico, pensano di avere già la risposta. La lettura rapida della situazione è data dal fatto che spesso siano in una posizione di vantaggio gli spagnoli. In altri casi, quando non sono in una posizione di vantaggio, non si può usare la griglia di conoscenza finalistica, bisogna usare la strategia di capire le debolezze dell’altro e ingannarlo (es. eclisse). Un altro esempio di questa forma di sapere finalistico è il modo con cui non si cerca di capire quali sono i codici religiosi dell’altra cultura. Gli europei conoscono soltanto l’alterità mussulmana, e nel momento in cui scoprono nuovi templi vengono subito chiamate moschee. La conseguenza è la distruzione o in alternativa la trasformazione in chiese. Ci sono anche differenze di abbigliamento, quasi sempre le persone delle isole americane vivono svestiti. Visto dagli spagnoli come un oltraggio, incivili, barbare, non del tutto umane, come gli animali, altro punto per supremazia culturale. Gli spagnoli arrivano da una cultura in cui il vestito dice tutto della persona: se sei povero, ricco ecc. Anche per la lingua, non la capisco e non parlano la mia, sono balbuzienti e barbari, oppure capisco quello che voglio capire e l’adatto alla mia griglia di strumentalizzazione. Le prime informazioni che arrivano agli europei sono ancora in buona parte debitrici dell’immaginario fantastico che accompagna la storia dei contatti di chi sta lontano, primitivi e creature mostruose: immaginario secolare degli europei. Anche Colombo nel primo viaggio, crede subito che oltre alle persone che conosce fisicamente quando arriva, ci siano queste figure mostruose. Solo dopo la conquista del territorio iniziano a circolare immagini diverse, immaginario fantastico e mostruoso ma anche naturalistico. L’altro diventa oggetto di osservazione, va di pari passo con l’avanzamento delle idee in Europa. In altri casi anche descrizioni di ammirazione, quindi favorevoli, per esempio la descrizione dell’altro (più somiglianti agli europei) che può viver più a contatto con la natura, che affronta animali feroci. Sovrapposizione associazione tra umano e bestia ma in chiave di ammirazione. Anche immagini di usi quotidiani: cosa mangiano, come cacciano, le relazioni sociali all’interno dei villaggi: immagini neutro di reportage sulle caratteristiche delle popolazioni locali, ma non sono quelle dominanti. Sempre nell’ambito delle ammirazione, c’è anche la questione del paradiso, del buon selvaggio. Il nuovo mondo descritto come paradisiaco con frutti strani, squisiti e animali affascinanti, possono andare in giro in modi impensabili, immaginario positivo che incentiva le persone ad andare in questi nuovi posti. Gli europei vogliono reclutare nuove persone che vadano a vivere lì per questo incentivano gli immaginari positivi. Le immagini che circolano però mostrano da un lato l’ingenuità dall’altro la loro

pericolosità. I pericoli da affrontare sono molti. Anche per legittimare la conquista e quello che sta succedendo nell’immaginario si diffondono foto di cannibalismo, bisogna civilizzarli. È necessario addomesticare queste persone che vivono, inizialmente sono quasi persone, per farle diventare persone le devo assimilare e addomesticare. I modi sono quasi sempre insegnare lingua e religione, come comportarsi e qual è il loro posto. Sulla questione della violenza, Todorov insiste molto, in realtà all’inizio le conseguenze per le popolazioni locali sono devastanti, quando cercano di reagire gli spagnoli usano la violenza: società del massacro. Per i codici culturali, la scoperta del proprio io grazie all’altro all’inizio è un salto nel vuoto. Gli avventurieri arrivano e non c’è nessuna autorità pur loro arrivando da una società fortemente gerarchizzata si trovano all’improvviso a far tutto quello che vogliono senza essere giudicati e al riparo dallo sguardo ultraterreno. Todorov dice che questo salto nel vuoto apre delle nuove frontiere dell’immoralità: forme di violenza fine a se stesse, crudeltà gratuite, situazione di non legge, anomia. Ci sarà un genocidio che porterà all’improvviso crollo della popolazione locale. Prima dell’arrivo degli spagnoli 180 milioni di persone si passa a 10 milioni di persone per conseguenze legate a diverse cause, violenze materiali dei soldati, dall’altro le malattie ma anche il radicale cambiamento dei modi di vivere nell’agricoltura e nell’alimentazione. Hanno bisogno di riprodurre mangime per gli animali che porteranno, zone per il foraggio. Anche la situazione nelle miniere. Gli spagnoli e il loro bestiame soppiantano gli indigeni. La popolazione crolla ma aumentano gli europei che vivono in questi luoghi.

Gli attori della “conquista”: personaggi e modelli di comunicazione nel testo di Todorov:

Personaggi dicotomici: Cortes e Moctezuma (opposto uso della comunicazione) i loro codici culturali sono antitetici, il loro modo di comunicare è opposto e ne esce la vittoria strategica di Cortes sull’intero impero azteco

Personaggi mediatori: cercano di mettere in essere una forma di comunicazione interculturale per cercare di sopravvivere, veri e propri traduttori che capiscono l’importanza di interpretare reciprocamente i codici delle culture che si scontrano

Personaggi ambivalenti: vivono dei veri e propri dilemmi etico morali, religiosi e missionari. Cercare di capire come giustificare quello che sta succedendo (condanna netta), valutazione e conoscenza rispetto alla differenza dei nativi.

Primi etnografi/antropologi: in maniera d’avanguardia atteggiamento relativista, nessuna posizione se non oggettiva e neutra di osservatore della cultura dell’atro, accettata per quello che è, si cerca di conservarne almeno delle tracce e una memoria prima che vengano cancellate.

COLOMBO (Colonizzatore e cristianizzatore) Convinto di poter raggiungere la Cina circumnavigando il pianeta, Cina descritta da Marco Polo. Convinto delle descrizioni di MP, che quando arriva nelle isole dei Caraibi è convinto di essere arrivato anche se le cose che vede non corrispondono a quelle che aveva letto.

Ermeneutica (interpretazione) dell’incomunicabilità: parte convinto di poter raggiungere la Cina, lui voleva convincere l’imperatore a convertirsi al cristianesimo. Idea di evangelizzazione e cristianizzazione e dunque di espansione della cultura occidentale. Anche se fosse arrivato in territori in cui la cultura era già radicata, capisce che interagendo con i vari potenti dell’epoca mentre cerca denaro per la missione, che i loro interessi sono le risorse, un nuovo commercio. Le motivazioni che da ai suoi finanziatori sono quindi un mix tra evangelizzazione e nuove risorse, ma lui è legato alla spiegazione morale della diffusione della sua cultura. Quando viene a contatto con le popolazioni locali, inizia a pensare attraverso un ragionamento dicotomico, quando avvengono i primi scambi di oggetti, il valore che viene dato agli oggetti è diverso. I locali in cambio di metalli preziosi accettano oggetti senza valore:

ingenuità, mancanza di intelligenza, rappresentati come inferiori, ma sono loro che non capiscono. Solo il mio sapere è giusto, quello che io interpreto è una verità, loro non capiscono quello che dico. La verità e la realtà sono come dico io e come voglio io, ragionamento di Colombo soprattutto durante il primo viaggio. La verità è conosciuta in anticipo, non c’è comunicazione. Serie di automatismi: letture automatiche, precodificate, niente messo in discussione dall’esperienza.

Ermeneutica della natura: affascinati da scoperte scientifiche e osservazione della natura, si sente un nuovo Ulisse, si sofferma sulle novità materiali che incontra descrizione più su quello, sappiamo poco delle persone che incontra che si estingueranno. La sua descrizione delle persone è tendenzialmente classica del buon/ cattivo selvaggio: primitivo, idea che viene portata avanti sistematicamente, codice costituito applicato man mano che si conquistano nuove parti del mondo. Hanno un modo di vivere più libero, percezione di selvatico e non umano, non da rispettare. Codici definiti evidenti anche nel nominare i luoghi: posti dell’America latina hanno nomi spagnoli, non si interessavano ai nomi che avessero già ma lo rinominavano: si costruisce un’associazione con quella cosa, un possesso. Lo fa anche Colombo, nomina luoghi e pensa che sia l’unico esistente, un modo per farlo “suo” degli spagnoli. Per Todorov, i segni sono per Colombo qualcosa che può definire in anticipo, non è in grado di capire che è arbitrario, per lui gli unici possibili sono quelli che possono essere letti dalla sua interpretazione, la realtà conosciuta solo quella conosciuta in anticipo. Questo porta a un visione assimilatoria totalizzante, l’assimilazione è possibile ma è l’unica strada praticabile per potersi relazionare ai locali, non c’è nessuna necessità per Colombo di capire la loro lingua, si imporrà solo nei viaggi successivi quando esce da questa dimensione statica.

Dal secondo al quarto viaggio: la corona spagnola capisce l’opportunità e si danno più mezzi e risorse, quando torna ed esplora parti diverse comincia ad installare persone sui territori e l’atteggiamento dei locali cambia, lui inizia a descriverle come disumani, bestie feroci. Dal punto di vista pratico la visione diventa razionale, si rende conto che man mano che arrivano gli spagnoli le ostilità aumentano e la conquista non sarà pacifica. Sia per l’obiettivo della cristianizzazione si per gli interessi economici: moralmente giustificata con la disumanizzazione dei locali. Per relazionarsi a questa nuova situazione (negli ultimi due viaggi) mette da parte l’aspetto assimilatorio e mette in rilievo quello legato agli interessi nel territorio. Si capisce che i locali possono essere una manodopera utile nelle miniere, ideologia di tipo schiavista a cui inizia ad aderire anche Colombo. Processo di trasformazione nella rappresentazione dell’altro: i locali come schiavi, gratuiti, giustificata con inferiorizzazione culturale.

CORTES: si ribella ai suoi superiori e intraprende l’avventura in maniera conflittuale, vuole essere un conquistatore politico, vuole mettere le autorità davanti al fatto compiuto e far si che gli riconoscano l’autorità a cui aspira. Punta sulla tattica e strategia, l’addotta verso i suoi stessi compagni di viaggio, fa bruciare le navi per non farli tornare indietro. Colombo è consapevole dei suoi limiti non è assimilatore, ogni mossa ha una sua ragione razionale, non crede al mito del buon selvaggio. Questo modo diverso di procedere è uno dei principali motivi per cui Cortes riesce nel giro di 3 anni ad impossessarsi dell’impero azteco (Messico). Le popolazioni nel territorio sono diverse, potenza egemone degli aztechi ha sottomesso altre popolazioni locali. Simile Pizzarro. L’arma di Cortes è la tattica e lo definisce il primo colonizzatore moderno, nel senso di persona che addotta dei codici culturali tipici della modernità: adattamento, contro le regole, contro la tradizione. Si trova davanti ad un impero che funziona in maniera opposta. È disinteressato agli aspetti di assimilazione e cristianizzazione, si rende conto che non è una priorità come poteva esserlo per Colombo, non è un patrimonio utile. Quello che utilizza sono le debolezze dell’altro, quando capisce che i locali sono in stato confusionale, grande vantaggio per loro che agiscono rapidamente. Altro

aspetto di modernità: attenzione a gestire l’immagine della sua persona, la sua reputazione, questo porta gli studiosi ad associarlo alla figura del principe descritto da Machiavelli (crudele ma agisce in funzione dei propri obiettivi), molti comportamenti di Cortes simili a questa descrizione, per lui fondamentale tra i suoi sottoposti ma anche tra i locali, man mano che si accorge che il suo carisma incute timore referenziale si rende conto dell’importanza dell’immagine pubblica. Questo diverso atteggiamento semiotico tiene insieme questi aspetti. Cerca di accumulare un patrimonio di conoscenza delle reazioni dell’altro come vantaggio (cosa fa paura cosa no, quali credenze sono vantaggiose, quali comportamenti oppressivi sono utili e quali no), comportamenti razionali secolarizzati e laici, innovativo per l’epoca. La maggioranza degli altri spagnoli presenti in America Latina si comportano sul modello Colombo. Le novità di cui è portatore sono novità scontate per gli spagnoli mentre per i locali no: cavalli essere mitologici, i cani che li terrorizzano. L’impatto di queste novità è ampio, moltiplicano il piccolo vantaggio che ha. Fa di tutto per potenziare e far tesoro di questo impatto e incomprensione che hanno nei confronti delle novità che porta, l’arma da fuoco spaventa molto. Si diffonde la convinzione che fosse un’incarnazione di un dio che è tornato a vendicarsi, fa di tutto per alimentare la leggenda. Altro aspetto da tenere conto è l’uso degli interpreti, Colombo non li utilizza fino all’ultimo e pretende di capire le cose a modo suo. Cortes capisce subito l’importanza strategica e se ne procura diversi, man mano che incontra popolazioni nuove. Capisce che l’interprete deve essere alleato che può dargli informazioni anche sulla popolazione locale, interprete culturale, significati dei comportamenti. Questo suo modo di procedere è fatto di continue forme di adattamento e improvvisazione, sa di partire da una posizione di svantaggio nel nuovo ambiente, deve capire come funziona e come funzionano i codici culturali, l’unica cosa che porta con se è la razionalità dell’occidente. Anche l’improvvisazione davanti a situazioni che stanno cambiando rapidamente, sa che deve reagire davanti a situazioni nuove che incontra, deve inventarsi delle risposte e non può rimanere irrigidito dentro una visione delle cose. Si rende conto che i locali invece sono irrigiditi dentro delle istituzioni e leggi, rispetto a quanto può fare lui. Questo gli porta il vantaggio di dissimulare e manipolare i codici della situazione cosa che non sanno fare gli aztechi che hanno bisogno di fasi interpretative, devono seguire delle linee gerarchiche nella catena decisionale, ancora più rigide di quelle europee. Lui si allea con le popolazioni locale per es i Maya che erano stati sottomessi dagli aztechi, usa la strategia del dividere per meglio regnare nel territorio e questo lo fa apparire come un liberatore, somma la reputazione dell’incarnazione e del liberatore. Si forma un piccolo esercito di alleati che usa tattiche razionali impensabili per gli aztechi perchè non corrispondono ai loro codici e ci mettono molto a capire cosa sta facendo Cortes. Nei diari di Cortes però troviamo la sua convinzione di portatore di una civiltà superiore, culturalmente, e per quanto riguarda la razza e la religione. Però per lui non è questo il punto, il suo obiettivo è politico e di conquista, non ha bisogno di essere giustificato. Questo elemento esce in maniera contingente, per es non accetta le proposte di mescolamento di religioni, la grande questione morale che esce spesso riguardo il fatto se sia giusto ciò che i colonizzatori stanno attuando, lui la risolve in maniera machiavellica dicendo che hanno già subito brutalizzazione dagli aztechi, non c’è bisogno di porsi grandi questioni morali. Sincretismo: quando gli spagnoli insistono, lui impone il cristianesimo senza accettare la coesistenza. Quando si impadronisce dell’impero, e mette davanti al fatto compiuto le autorità spagnole, utilizzando anche i vantaggi economici tratti dall’impresa, si propone come un difensore dei luoghi e delle arti degli aztechi. Questo atteggiamento è ancora strategico sempre ai fini di costruirsi la sua reputazione personale, gli oggetti degli aztechi non sono di valore, non sono testimoni di una cultura è tutta strategia, strumentale a 360 gradi, non riconosce l’altro, lo riconosce solo in funzione del suo obiettivo.

Dopo Cortes il Requerimiento: Cortes realizza la carriera politica che vuole, ma non sarà protagonista dopo la caduta dell’impero azteco. La sua figura è una sorta di

eccezione, perchè dopo con la pratica del requerimiento: pratica retorica che gli spagnoli mettono in atto, documento che fanno circolare nei territori man mano che li conquistano, un modo di procedere che ha lo scopo di giustificare moralmente la conquista di un territorio, si chiede retoricamente alle persone che sono state conquistate di sottomettersi volontariamente. Si vuole superare l’idea che sono stati sottomessi con la violenza, perchè contrario alla morale cristiana. Per gli spagnoli è importante la giustificazione morale dunque ritengono fondamentale all’inizio questo documento, nonostante sia una farsa, quasi un ricatto, come se avessero accettato volutamente la conquista del loro territorio che abbiano accettato la conquista del loro territorio. Non si può dire di no, discorso che veniva letto e che veniva accettato, formalità voluta dal papa e dall’imperatore Carlo V. Per un po’ di anni ci sono questi banditori che vanno in giro a leggere il discorso in spagnolo (che non capiscono) e si da per formalizzato il controllo del territorio. L’impronta che viene lasciata sul territorio è una visione di se stessi, Todorov: l’io che si conosce attraverso l’altro, guerra diversa dal solito, non posso giustificare i massacri perchè diversi come si era fatto fino ad ora, quindi regolamento i dubbi morali con questa formalità retorica. Questa strategia va avanti per decenni finchè si sente l’esigenza morale di farla, dopo un po’ non si sentirà più questo bisogno o comunque diventerà palese che sia una farsa e si smetterà.

LEZIONE 4 25/09/17

MOCTEZUMA: imperatore degli aztechi. Possiamo riassumere questo impatto per i locali come complessiva incapacità di comprendere quello che sta succedendo, non sono in grado di rispondere a livello comunicativo e strategico. Questo porta i vertici della popolazione (fortemente gerarchica come popolazione) a non essere in grado di leggere i segni dei colonizzatori, reazione passiva, non efficace, trascina con sé tutti i destini dei suoi sudditi. Dal punto di vista comunicativo e interpretativo è che sappiamo poco di queste popolazioni, molto è andato distrutto da parte degli spagnoli (testi, steli, rappresentazioni e templi) tracce limitate dunque. Quel poco che sappiamo è filtrato dalle interpretazioni degli spagnoli: come si comportavano, i loro testi, i loro dei. Non abbiamo un accesso diretto a questo tipo di cultura. Anche Todorov ci dice che ciò che presumiamo di sapere non può essere considerato autentico ma ermeneutico. Altro aspetto da tenere sullo sfondo è la radicale differenza d’impostazione comunicativa tra il mondo occidentale e il nuovo continente che era isolato, realtà culturale comunicativa dove si privilegia il rapporto uomo/mondo o uomo/natura, non c’è comunicazione intersoggettiva che caratterizza le culture europee e asiatiche. Il tema della comunicazione da persona a persona non è prioritario, quello che conta è capire i segni della natura e tutto quello che circonda l’essere umano (segni cosmici), questo modo di ragionare è caratteristico di società isolate o che quando si sono incontrate si sono allineate a stili simili di ragionamento (verrà ritrovato tra gli Inca in Perù). I problemi per gli aztechi sono l’incapacità nel capire l’altro (non significa condividere le sue idee ecc.) nonostante sia una necessità urgente, Cortes capisce l’altro, come ragionano e come sono organizzati. Questa è la tesi di Todorov ma anche di altri studiosi del periodo, ed è l’elemento determinante della sconfitta. L’imperatore non approfitterà mai delle sue situazioni di vantaggio (numericamente superiori), atteggiamento difficile da comprendere dagli spagnoli, si sono fatte varie ipotesi a riguardo la più popolare è che l’imperatore si basi su racconti che si basano su profezie: Cortes si vendica per aver usurpato l’imperatore Tolteco. Abbiamo 2 concetti di presagio e profezia, cultura che si basa sull’interpretazione dei segni (stelle, clima, eclissi ecc.) codificati universalmente, collettiva fatta da esperti, sacerdoti. Questa codificazione avviene in base al criterio della profezia: qualcosa che si avvererà, è data per scontata, si basa su un racconto. Il tutto si riassume

nell’idea che non si può sfuggire a quello che deve accadere: radicale determinismo (in Occidente si sta uscendo da queste usanze tipiche del medioevo), l’individuo non può fare niente una delle principali motivazioni per cui l’imperatore non prende decisioni logiche durante l’avanzata dei colonizzatori. Thomas, sociologo americano, questo crea una profezia che si autoavvera. Nelle società precolombiane funziona tutto così, tutta l’azione sociale è legata a questo modo di ragionare, si legge il presente in base al criterio della profezia. Quando arrivano i messaggeri dall’imperatore, egli consulta i suoi sacerdoti che gli dicono che perderanno la guerra, lui non soddisfatto uccide i sacerdoti, ma comunque non ragiona con la tecnica militare e razionale con cui ragiona Cortes che sta occupando territori. Troviamo quindi modelli comunicativi che in realtà esistevano anche in Occidente ma che sta abbandonando, qui è tutto più radicalizzato perché non esiste la scrittura, tutti si basa su segni e responsi dei sacerdoti, sulle profezie. L’elemento che caratterizza la cultura occidentale è esattamente antitetico rispetto ai locali, quando ci si trova davanti una situazione nuova lascia disarmati i sacerdoti e i decisori politici. Tutto questo è rafforzato dal fatto che sono società tradizionali, basate sulle ripetizioni di riti e tradizioni, la sicurezza ontologica si basa su queste ripetizioni, mentalità fortemente deterministica tutto ciò che è diverso dal solito non viene compreso perché non rientra nella griglia dei codici precostituiti, situazione di estrema debolezza davanti alle novità. I “nuovi segni” che si trovano davanti: animali e armi da fuoco, il fatto che vengano dal mare (immaginano dunque che qualcuno che viene dal passato si vendica venendo dal mare). Privi di capacità interpretativa davanti a questi nuovi segni, non sanno collocarli, per un tempo troppo lungo non sanno come reagire, si traduce spesso in una reazione passiva. Il paradosso di questo atteggiamento lo troviamo nel testo Maya, Chilam Balam: chi non saprà interpretare i nuovi segni soccomberà, chi capirà avrà la meglio in questo scontro. Loro sanno che succederà questo ma non riescono a sormontare questa situazione. Un altro elemento centrale è il fatto che Cortes sappia leggere i segni e loro sono abituati (tradizione) a dare il potere a chi sia in grado, chi sa agire in questo modo non è più l’imperatore o i loro capi politici, questo spiega perché parte della popolazione si affida a Cortes e si allea con lui, una delle cause che evolve la situazione a favore degli spagnoli. Anche altre popolazioni (es. Maya e Inca) hanno fatto profezie che riguardano l’arrivo di uomini strani che vengono dal mare, quindi stessa situazione. Interessante anche la somiglianza di queste profezie: il modo di ragionare è dunque quello di adattare la situazione a quello che sta accadendo o è accaduto. L’aspetto della tradizione è legato alla percezione della dimensione temporale: le società tradizionali si basano sul tempo circolare, ciclico, tutto si ripete riti, tutto accade nel modo che è stato predetto. Il tempo teleologico, concezione che si afferma con la modernità in Occidente, il tempo freccia proiezione verso il futuro, ignoto, aperto verso l’imprevisto e la differenza. Scontro tra visioni antitetiche. Per gli spagnoli il fatto che bisogna giustificare ciò che è accaduto sarà presente tra figure religiose, che sentiranno il bisogno di fare un collegamento tra un passato che predice il futuro: gli spagnoli che sono destinati a cristianizzare il nuovo mondo. Tra i laici predomina l’azione strumentale. Il fatto che l’individuo conti poco nelle società precolombiane fa si che l’interpretazione soggettiva sia nulla e che il destino individuale sia legato a quello collettivo. Lo scontro culturale forte che vediamo fra queste due civiltà è lo scontro tra ripetizione e differenza, la ripetizione: è ciò che ci dà sicurezza, la routine della vita quotidiana, non si può fare a meno, un conto è combinare anche la differenza nella routine e che permette il cambiamento sociale (ciò che accade in Occidente, grazie all’espansione e alla colonizzazione, e il tempo teleologico), ma le popolazioni si convincono dell’idea fatalista: non c’è nulla da fare, si arrendono. Tutto incentrato su quello che è stato detto e che quindi accadrà, si interpreta semplicemente quello che è stato detto, il potere andrà a chi è più bravo ad interpretare questo.

Collegato a questo modo di ragionare è la questione dell’astrazione, che nell’ambito comunicativo ha a che fare con il rapporto tra significante/referente. Nel nostro linguaggio abbiamo sempre a che fare con significante/significato, l’evoluzione dell’astrazione di questo referente è tipico dell’era moderna. Nel medioevo quando girava la convinzione che esistessero mostri e il diavolo: significante a cui corrispondeva un referente oggettivo, poi l’idea muta e ci si rende conto che corrisponde solo a un simbolo. In queste società è necessario materializzare il referente. La mancanza di astrazione dipende dalla differenza di tanti aspetti legati al modo di comunicare, per esempio il linguaggio, per le persone di queste società il linguaggio che contava di più era quello rituale, secondo le regole e la tradizione. Sempre in riferimento al linguaggio è importante anche la questione della scrittura, non avevano alfabeto, usavano pittogrammi (piccole immagini), queste immagini venivano interpretate ritualmente, livello più elevato di astrazione, ostacolo alla capacità di astrazione e all’interpretazione in senso innovativo e soggettivo. Altro elemento che caratterizza la necessità di un referente materiale è che non c’era denaro (Simmel: fondamentale nella modernità) che è un metro di misura astratto ed è fondamentale in una cultura per sviluppare un senso di astrazione. Es. Riti in cui c’era vittima sacrificale (animale o persona) che assumeva le fattezze di una divinità e che poi dovesse essere indossato, la pelle scuoiata addosso nel vero senso della parola, referente materiale e presente, e il rappresentato ovvero la divinità corrisponde al rappresentante. Incapaci di dissimulare mentre Cortes è bravo in questo, è una cosa diversa dal mentire, il dissimulare è un’abilità comunicativa importante. Es. Negli scontri militari si vestono da generali e capi quindi gli spagnoli che colpiscono subito i capi fanno si che tutti gli altri smettano di combattere. Stesso problema si presenta nelle questioni religiosi, sono politeisti e accettano i segni degli spagnoli, e non capiscono perché gli spagnoli li rifiutino, e non sono in grado di capire che si tratta di una società monoteista. Considerano inoltre le armi degli spagnoli come sacre, perché uccidono ma ci mettono molto a capirle e inizialmente le vedono come magiche e le portano nei templi. Tutti atteggiamenti che gli spagnoli ritengono stupidità e disumanità. I locali in alcune situazioni considerano gli spagnoli inferiori a loro es. l’oro, non è un’automatica inferiorizzazione ma un problema di codici comunicativi diversi.

Questa diversa mentalità è rilevante, Weber: profezia vs. Modernità

Per Weber la razionalità moderna è incompatibile con la magia e con quel tipo di mondo rappresentato dalle popolazioni mesoamericane. La mancanza di astrattezza e trascendenza si rivelano tutti elementi di fragilità rispetto alla concezione moderna di cui sono portatori gli spagnoli.

I mediatori: che cercano di costruire ponti tra questi due mondi comunicativi differenti. La Malinche (o donna marina) nonostante questo mondo così irrigidito ci potevano essere quelle aperture sufficienti che ponevano l’individuo a comprendere l’altro: donna in mezzo tra Cortes e imperatore, che si propone come interprete di Cortes grazie a delle competenze che ha (parla maya, azteco e spagnolo), anche come mediatrice culturale, capisce che rendersi indispensabile la farà uscire dalla posizione subordinata. Riesce a gestire questi due mondi, evitando di subire quindi un destino di schiava e prigioniera di guerra. Molti storici pensano che senza questa donna Cortes non sarebbe riuscito così rapidamente nella sua impresa. Altro mediatore importante: Cabeza de Vaca: mediatore culturale per necessità con percorso diverso perché è uno spagnolo, faceva parte di una spedizione in Florida che si trova a naufragare, perso da solo tra gli sconosciuti e per poter sopravvivere deve imparare cultura e lingua dell’altro, rituali e religione e assimila tutto nonostante arrivi da una mentalità in cui si disprezza la cultura degli indigeni prova una sorta di sincretismo culturale, esce dall’ottica di inferiorizzazione automatica. La cosa interessante è il suo percorso

di sincretismo culturale, si fa quasi assimilare dalle culture locali, per un po’ farà il guaritore e si farà una fama come sciamano. Avrà occasione di tornare a casa, ma rimarrà fortemente marcato da questa esperienza e diventerà una specie di ambasciatore degli indiani americani in patria. Scrive un testo a Carlo V dove cerca di spiegare la situazione in quelle zone, cosa fanno gli spagnoli e la cultura con cui lui è venuto a contatto, questa lettera/libro “I Naufraghi” non avrà nessun effetto ma rappresenta un esempio di una possibile apertura.

Nel testo di Todorov si pone l’accento sul fatto che l’incontro con la differenza è un momento in cui il proprio io personale e culturale viene messo in discussione, gli spagnoli possono in parte proteggersi con una serie di stereotipi ma sono comunque interpellati. Si pongono domande anche sull’eticità di ciò che stanno facendo tema che ha a che fare con la doppia morale: caratterizza tutta la storia della colonizzazione dell’America Latina ed è visibile ai vertici perché sia Carlo V che il suo successore e anche i vari papi devono fare i conti con quello che sta succedendo: genocidio. Temi del riconoscere l’umanità dell’altro, ambiguità che caratterizzerà tutte le decisioni politiche prese in questo periodo. Abbiamo visto il Requerimiento, ma abbiamo anche una questione della schiavitù che non verrà mai ammessa dagli spagnoli ma verrà adottata. Interpellarsi a livello morale quindi e anche a livello pratico: il re di Spagna capisce che se si va avanti con lo sterminio si viene a perdere la ricchezza del continente, vengono prese delle misure come la non legittimazione della schiavitù, la conoscenza delle popolazioni locali se le voglio governare. Quindi dopo il primo atteggiamento di radicale chiusura si avrà una parziale apertura per creare una convivenza e per poter trarre profitto da questa situazione.

LEZIONE 5 28/09/17

Protagonisti della conquista dell’America: background religioso, il loro modo di comunicare tiene conto più degli altri dell’identità europea. La loro modalità di comunicare si basa su forme dicotomiche che condizionano anche il modo di comprendere, questi religiosi che si pongono come testimoni di quello che fanno altri sono anche valutatori delle modalità comunicative degli spagnoli. Altro grande tema: questione della differenza o dell’uguaglianza, il constatare la differenza dell’altro corrisponde a un’inferiorizzazione (non lo capisco perché non si sa spiegare), tanto più l’altro comincerà a somigliarmi tanto più starà diventando simile a me. Tra questi personaggi il più noto è Bartolomeo de Las Casas: il primo che porta la voce in Europa di quello che sta succedendo nelle Americhe, viene ascoltato e diffonde informazioni effettive su quello che sta accadendo, testimone privilegiato e molto ascoltato, il suo modo di relazionarsi alle differenze culturali degli indiani può essere definito come forma di addomesticamento compassionevole, aspira all’assimilazione (l’altro che è sempre più simile a me) in maniera civica (senza violenza) comunicazione pratica ed emotiva, provare compassione per le loro condizioni. L’altro tema è religioso: il suo motto è che un buon cristiano non può che amare gli indiani, soltanto attraverso questa compassione si arriva alla socializzazione e alla comprensione dell’altro.

Bartolomeo de Las Casas: il testo su cui ancora oggi si studia è “La storia delle Indie” che aveva subito all’epoca una grande eco, il suo modo di leggere e comunicare la conquista è unico, suo padre aveva fatto parte delle spedizioni di Colombo e arriva sul territorio mesoamericano insieme al figlio. Inizialmente ha un atteggiamento sociale e professionale ambivalente perché segue il padre che è una figura di latifondista che occupa le terre man mano che avanza, allo stesso tempo decide di smettere di avere questo ruolo e lascia liberi anche gli abitanti locali che lavoravano per lui, decide di cominciare nella sua veste di sacerdote a viaggiare per il paese, domenicano: principale ordine presente nel continente che aveva il ruolo di evangelizzare, da subito pensa di realizzare comunque una forma di conquista senza

violenza, prima ambiguità che ci fa capire già il modo che userà nell’interazione con gli indiani, vuole capire come sta avvenendo e come poter vivere pacificamente con i locali. Cambierà idea molte volte, intraprende un percorso da latifondista inizialmente per poi cominciare un percorso di avvicinamento progressivo agli indiani che lo sposta sempre più verso una posizione relativista. La maniera per situare il suo modo di ragionare sta nella questione centrale dei religiosi dell’umanità degli indiani: buoni cristiani simili agli europei, modo che è parecchio vicino all’idea di giusnaturalismo: corrente filosofica del diritto che prende forma in quell’epoca, diritti naturali che appartengono a tutti gli esseri umani anche quelli molto diversi da noi, ragionamento intorno all’idea di uguaglianza. Molti religiosi dell’epoca la consideravano un’idea bizzarra, gli indiani erano visti come dei primitivi non essere umani incapaci di convertirsi al cristianesimo. Las Casas parte da questa idea primitiva che ha un fondamento nell’identità biologica, osserva gli indiani e vede che sono uguali a noi fisicamente, ragionamento simile a quello Hobbes, l’idea di Las Casas è formata in modo più rozzo. È su questa base fisica che possiamo costruire un’idea di diritti naturali, modo di ragionare alternativo in questa prima fase nell’incontro con il nuovo mondo. Dettato dal fatto che las Casas essendo uno dei primi testimoni di quello che succede ai primi anni che seguono la conquista (anni di soprusi, di non diritto, di anomia, non c’è autorità che regola quello che sta accadendo, locali rimasti senza guida, incapacità di difendersi legati alla non possibilità di comunicare, popolazione particolarmente vulnerabile, alla mercè dei conquistatori) particolarmente violenti. In parte vede con i suoi occhi, in parte sente raccontare, anche dai religiosi che fanno affermazioni simili a quelle della “soluzione finale” dei nazisti. Visione dicotomica delle cose: vittime i nativi e carnefici i suoi connazionali. La possibilità di abbinare il binomio identità religiosa e identità biologica è ciò su cui si baserà e sarà in grado man mano che procede di muoversi verso una forma di relativismo. Nei suoi ultimi scritti trova relativismo anche nelle fedi (inedita e all’avanguardia per la mentalità dell’epoca) inizierà a considerare che altri possono credere a cose diverse rispetto agli europei, evoluzioni religiose su una temporalità diversa (religioni primitive che si sviluppano con il contatto con le altre) il tutto a patto che ci sia il riconoscimento giusnaturalistico. Per argomentare le prime forme di relativismo culturale si lancia su comparazioni fra quello che lui vede come usanze tra gli indiani e quello che si legge nella Bibbia, quando sente i suoi colleghi che condannano come inumani tutte le popolazioni locali risponde ricordando episodi simili nella bibbia. Las Casas denuncia anche gli spagnoli per pratiche di cannibalismo che danno agli schiavi da mangiare gli schiavi morti anche rispetto alla condanna delle usanze morali anche qui dimostra l’immoralità degli spagnoli verso le donne in Spagna. Si mette subito in una posizione scomoda rispetto alle opinioni dell’epoca, l’atteggiamento generale di Las Casas soprattutto all’inizio Todorov lo descrive come antitetico rispetto a quello di Cortes (che impara rapidamente a conoscere gli indiani anche se poi li strumentalizza mentre las Casas li ama ma non li conosce, anche se lui non ha intenti strategici ma empatici). Questo spiega il perché della sua transizione assimilazionista che alla fine diventa relativista e che è dettata dal fatto che lui non può non pensare che la cultura occidentale sia superiore e che debba essere diffusa nel territorio. L’unico modo per poter costruire un’idea di uguaglianza. Nei suoi scritti su questi temi troviamo tante contraddizioni, testimonianza di questo suo continuo approccio emotivo di quello che vede, è soggettivo a volte a favore degli indiani a volte a favore degli spagnoli. Personaggio ambivalente, ambivalenza nel suo percorso di conoscenza e di capacità di comunicare con i locali. Il suo progetto di portare avanti una colonizzazione pacifica ha come base l’idea di costruire delle città utopiche (Gerusalemme), mondo nuovo con delle regole ispirate ai criteri religiosi alle quali deve aderire poi la popolazione, città stato teocratiche: con convivenza pacifica, con il riconoscimento dei diritti umani di tutti, consigliata ai regnanti di Spagna. Ambiguità di relazionarsi all’altro. Per Las Casas la colonizzazione è ammessa se pacifica, portata avanti dai religiosi e non dai soldati. Egli stesso prova a farlo in diversi territori ma alla fine ci rinuncia perché capisce che le persone non sono semplici e si oppongono, fallimento dei tentativi lo porterà a

cambiare idea. Il suo atteggiamento complessivo nei confronti dell’altro è evoluzionista o meglio prevoluzionista perché in realtà il vero approccio evoluzionista emergerà solo con la modernità con il discorso darwiniano dell’evoluzione. In questa fase l’idea di evoluzionista non esiste ancora ma è tutto delineato dalla religione, con il quale egli contesta la dicotomia civiltà/barbarie, sono solo più indietro dal punto di vista culturale per Las Casas, compromesso che tenta di elaborare e che delinea un primo passo verso la modernità. La visione manichea per Las Casas non è quella tra barbari e civili ma tra vittime e carnefici, nei suoi diari troviamo queste definizioni, spagnoli: lupi crudeli, indigeni: pecorelle sbranate. I nativi diventano degli innocenti assimilati all’idea del sacrificio tipica dei codici religiosi. Il suo atteggiamento evolutivo vede nella figura dell’indiano qualcuno che è ora vittima ma ha tutte le potenzialità per diventare un cristiano a tutti gli effetti, indiani visti come tutti uguali e non vede le differenze culturali tra di loro, vede solo i rapporti dicotomici. Non si interessa, il suo relativismo sarà legato alle differenze religiose. Queste sue affermazioni molto controcorrente all’epoca sono state diffuse perché las Casas gode del sostegno dei potenti dell’epoca e il fatto che l’imperatore e il papa apprezzino quello che lui scrive, fa si che questo suo modo di vedere le cose inizi a fare dibattito nelle arene in cui se ne parla. Ne verrà fuori una delle dispute più importanti del 500: la disputa di Valladolid siamo in un’epoca in cui la chiesa cattolica si sente minacciata dalla riforma, è un’epoca in cui fare affermazioni come quelle di las Casas può essere considerato eresia, si arriva comunque a questo dibattito dove si affrontano las Casas e Sepulveda (filosofo, intellettuale, aristotelico) che difende la posizione popolare contraria a quella di las Casas, lanciata per iniziativa dell’imperatore Carlo V e il papa intorno al tema dell’anima degli indios, sono o non sono umani? Come li dobbiamo trattare? È possibile convertirli? Come legittimiamo quello che stiamo facendo? Unico modo per approcciarsi all’altro per costruire delle forme di comprensione con un’alterità culturale radicale. Sepulveda costruisce la sua tesi sulle affermazioni filosofiche in auge all’epoca, egli si basa sul ragionamento di tipo laico, sui greci e giustifica filosoficamente ed eticamente la situazione di schiavismo che si è installata nel nuovo mondo, la società greca era schiavista e quindi Sepulveda ritiene che grandezza morale non sia compatibile con tutti, ne consegue che non c’è un’uguaglianza naturale non c’è sociale e culturale, può avvenire solo dopo l’assimilazione dei “pagani” (descritti così da Sepulveda). La violenza è giustificata con l’idea di tutti cioè che queste persone hanno comportamenti disumani, logica giustificazione morale al comportamento degli spagnoli. Con una serie di tesi viene negata qualsiasi possibile interazione comunicativa con l’altro, considerato illogico. L’equiparazioni che fa Sepulveda sono le implicite dell’epoca, gli spagnoli corrispondono alla civilizzazione compiuta, maturità, maschile, a un’idea di umanità, dotato di ragione e di logica e di anima. Gli indiani visti come esseri viventi in grado profondo di immaturità, assimilabili a delle donne, non sono pienamente umani, le forme religiose non sono spirituali ma barbarie sono prossime agli animali. Sepulveda sintetizza le idee dell’epoca giustificandola dal punto di vista logico filosofico, las Casas si difende con gli argomenti precedentemente elencati. I locali in realtà venivano in alcuni casi invidiati anche se non lo si ammetteva per la loro libertà, la loro fisicità, il loro rapporto con la natura, il loro comportamento li affascinava che finirà con l’alimentare il mito del buon selvaggio, anche las Casas in qualche modo aderisce un po’ a questo mito e perché sostiene forme di giusnaturalismo li considera cristiani vittime sacrificali, ingenue e buone. La schiavitù non l’ammette ma la contesta per quanto riguarda i nativi americani, ci metterà un po’ a mettere in discussione quella degli africani: l’idea dello schiavo presente già da tempo nella cultura occidentale, solo alla fine dei suoi scritti la condannerà. Contesta tutte le idee sostenute da Sepulveda, sono in mala fede, si raccontano cose false, comunicazione fatta in mala fede che serve solo a giustificare quello che sta accadendo. Si spinge a fare affermazione sul relativismo culturale e anche sulla religione cristiana che non è immune da forme di violenza, non possiamo giudicare queste differenze. Las Casas si prende grossi rischi con questo dibattito pubblico, alla fine la disputa viene chiusa formalmente senza un

vincitore, non si riesce a fare una sintesi, ci sono delle ripercussioni più pratiche, Sepulveda non può pubblicare le sue posizioni mentre las Casas si, finchè è vivo Carlo V si cercherà di fare qualcosa per la situazione di anomia che si era creata. Questo spiega perché i racconti di las Casas hanno influenzato di più. Il caso di questo religioso è di nuovo un caso esemplare di qualcosa che caratterizza gli ultimi due secoli del dominio spagnolo sul territorio, che vede la figura del religioso come centrale nel modo di relazionarsi ed entrare in comunicazione con i locali.

Successivamente anche il Portogallo che prenderà tutto il Brasile, puntano molto sui missionari come figure in grado di portare la cultura occidentale, di creazione di un ordine che si basi su principi occidentali. All’inizio questa figure hanno anche un ruolo di esplorazione sul territorio, si avventurano e cercano di convertire gli abitanti locali. I primi occidentali che i nativi incontrano sono dei religiosi, spesso gruppi di religiosi. Ad un certo punto dal 600 non sono più i domenicani (ortodossi, rigidi al contrario dei francescani che erano più pacifisti nell’incontro con l’altro) i protagonisti ma i gesuiti (rigidi): rappresentano gli intellettuali dell’ordine, questo fa si che nelle zone più lontane dalle coste, più impervie del continente siano loro ad avere la meglio nell’incontro culturale con i locali e che in alcuni casi riescano a realizzare almeno in parte quello che era il sogno di las Casas, città/comunità dove si riesce a convivere pacificamente tra occidentali e nativi e dove può avvenire gradualmente l’assimilazione e la cristianizzazione. In una zona in particolare che copre l’area attuale dello stato del Paraguay prendono il controllo politico ed economico, i gesuiti che mettono in moto dei meccanismi di convivenza paralleli a quelli che si erano creati nelle altre zone occupate dagli spagnoli autoritari. Solitamente queste zone controllate dai gesuiti e quindi dove si mettono in atto queste modalità si chiamavano riduzioni: sorta di comuni nei quali era bandita la proprietà privata, in alcuni casi a seconda di chi era il leader della situazione, cercavano di mettere in atto l’idea radicale di creare un mondo nuovo con principi del cristianesimo, si erano spinti a decisioni come abolire la proprietà privata, collettivizzare proprietà, matrimoni misti, direzione diversa rispetto al generale, molto fastidio ai cacciatori di schiavi (che venivano a cercare manodopera gratuita) sempre più fastidio perché sono politicamente ed economicamente autonome e sia perché contestano le pratiche delle altre zone dove ci sono gli spagnoli autoritari. A un certo punto proprio perché considerata ingestibile viene sciolto l’ordine dei gesuiti, questa mossa fatta per togliere autorità a queste comunità/città che si erano formate. Provoca un contraccolpo economico importante nel continente, in quell’aerea l’economia portata avanti da queste comunità era importante, per gli storici questo è l’inizio dei primi movimenti di indipendenza, che porteranno poi alle lotte per l’indipendenza, America Latina primo continente ad essere decolonizzato già nel 700: importanza dei religiosi nei modi che hanno usato per rapportarsi all’altro, molto più che negli altri continenti. La figura di las Casas è la figura del primo testimone della conquista, il testo di Todorov prende in considerazione altre figure che rappresentano altrettante visioni diverse, generazioni e storie di vita diverse, modi diversi di cercare di comunicare con i locali.

DURAN: figura che arriva dopo las Casas, alla generazione successiva, testimone di una situazione in cui gli spagnoli si sono già istallati nel territorio, già finita la fase di approccio violento. Duran rappresenta una sorta di meticcio culturale un po’ inconsapevolmente ma che grazie alla sua profonda conoscenza della cultura indiana è il primo che riesce a creare delle forme di comunicazione interculturale anche se non era la sua intenzione voluta, è un effetto del suo vivere a lungo nel territorio. Duran è quasi un nativo, arriva in Messico da bambino, ha modo di essere socializzato alle culture locali fin dall’inizio, è un domenicano, appartiene alla prima fase che li vede come protagonisti della culturale occidentale nel nuovo mondo, è un evangelizzatore accanito, crede nella necessità di far convertire gli indiani, è l’unico modo per poter convivere con loro pacificamente, non crede alla possibilità che in parte rimangano legati alle loro usanze, non crede al sincretismo. Per riuscire però nel sul intento li deve

conoscere, per lui è l’unico modo per evangelizzare meglio, l’obiettivo rimane l’assimilazione e l’evangelizzazione, cambia il metodo. Si torna sul tema della conoscenza, così nei diari di Duran troviamo affermazioni di lui che si lamenta del fatto che i primi conquistadores abbiano distrutto le tracce, templi, scritti ecc. perché così non può conoscerli, situazione di paradosso perché questo secondo lui si ripercuote negativamente sull’intento dell’evangelizzazione. Ma essendo arrivato da piccolo ha imparato alcune lingue locali (già primo strumento di conoscenza) è in grado di comunicare direttamente con i nativi, senza mediazione ma direttamente vissuta. Nonostante questi suoi contatti frequenti, proprio perché ritiene le due culture incompatibili non ammette delle fusioni, dei matrimoni misti, delle convivenze strette o rapporti di conoscenza reciproca tra indiani e spagnoli finchè non si è passati dall’assimilazione, ma è un paradosso perché lui è il primo ad entrarci in contatto strettamente. Contrariamente a las Casas che basa le conoscenze con l’altro attraverso la comparazione, Duran si muove verso una direzione di potenziale somiglianza e anche antenati comuni, forme di sincretismo che a parole nega tra culture locali e cristianesimo. Per esempio nota molte somiglianze tra alcuni riti locali e cristiani (festività primaverili: pasqua cristiana), ma non può ammettere le somiglianze culturali si inventa delle teorie per le quali queste festività sono antiche testimonianze di una cristianizzazione precedente (occidentali già arrivati prima degli spagnoli). Un modo di ragionare da cui da un lato già si conosce l’altro ma allo stesso tempo questa possibilità non viene ammessa e dunque si trovano degli escamotage per spiegare le somiglianze. Dal lato pratico Duran è importante perché anche lui scrive molto sugli usi, i costumi, usanze della culturale locale, in maniera accurata rispetto a las Casas, traduce quello che rimane dei testi che trova e raccoglie tutto in quello che viene chiamato il “Codice Duran”: si trovano le sue fantasie sui pre spagnoli e descrizioni sugli indigeni. Queste testimonianze, anche qui diventa fastidioso, si avvicina così tanto ai locali viene visto come un pericolo, perché le autorità locali non vogliono che si vada in questa direzione, vogliono mantenere la loro posizione che giustifica la loro autorità sul territorio. Quindi contrariamente a las Casas non trova protezioni di grande livello e i suoi scritti non vengono stampati e diffusi ma non vengono persi, arrivano in Italia, scoperti recentemente, di questa fase di transizione abbiamo testimonianze grazie anche a questi testi.

LEZIONE 6 29/09/17

La Conquista dell’America La comunicazione dei religiosi

Presenza-assenza di qualità tra indiani e spagnoli (anima, moralità, ecc.) Differenza/inferiorità vs. Identità/uguaglianza

Bernardino de Sahagun: primo etnografo, (1499-1590) atteggiamento diverso nei confronti dei nativi, è un francescano (ordine religioso con impostazione non ortodossa), colto università di Salamanca, arriva come frate e insegnante dei nativi, vuole insegnare ai nativi la letteratura classica. Si rende subito conto di dover imparare la lingua degli aztechi, e per cercare di costruire un interscambio culturale è necessario sapere la lingua, vale la pena conoscerli. Figura particolare, non privilegia l’evangelizzazione nonostante sia un frate, ma è più interessato a capirli. Particolarmente attento alla questione del nominare, contrariamente agli altri nei suoi scritti si serve dei nomi che sente (non li chiama indios, non da nomi suoi spagnoli alle persone o ai luoghi), si serve dei nomi locali. Questo porta molti studiosi a considerare il personaggio come un primo antropologo/etnografo che in maniera avanzata rispetto alla sua epoca cerca di costruire una forma interculturale. Si rende conto di non aver abbastanza tempo per ricostruire la cultura che ormai è quasi distrutta, si serve di testimoni (persone sopravvissute all’impatto con gli spagnoli: spesso sono anziani che

parlano dialetti, si serve di traduttori che trascrivono i loro racconti e viceversa nel caso lui voglia fare domande), fa un’azione di ricerca scientifica, e questo è l’unico modo di capire qualcosa di questa cultura e lingua. Il suo modo di avvicinarsi è graduale, insegnando ai figli dei locali (non tutti avevano questo privilegio, solo quelli che già gli spagnoli consideravano come elite locale: nobiltà azteca). Però la subalternità dei locali doveva rimanere chiara, egli mostra come siano bravi ad apprendere, così facendo dimostra che non c’è nessuna forma di inferiorità che giustifica il trattamento che hanno ricevuto, uccide gli stereotipi che si erano creati, si rende conto che questo suo modo di lavorare può dare fastidio a qualcuno, sarà costretto ad andarsene per poter continuare ad insegnare sia perché il suo modo di lavorare creava tensione. Il fatto che non sia un evangelizzatore accanito che prediliga l’istruzione lo rende un personaggio scomodo perché considera i locali alla pari e non subordinati. La cosa importante è il raccogliere tutte le testimonianze della cultura locale, con dei libri (Codice Fiorentino) vuole conoscere la cultura locale e lasciare delle tracce su una cultura che sta scomparendo sotto i suoi occhi, raccoglie oltre a testimonianze di quello che fanno gli spagnoli, anche le credenze locali, le regioni locali, le conoscenze astronomiche (raccolto, catalogato e scritto in testi, senza filtri). È come se setacciasse la cultura locale, non tanto per separare gli aspetti ma per cogliere i particolari (non farsi un’idea grossolana ma capirla nei dettagli, la complessità). La cosa rilevante è il metodo che è già scientifico, di ricerca (simile a quello che si utilizza oggi nella sociologia) si serve di informatori di cui cerca di verificare l’attendibilità, non utilizza i mediatori come Cortes, gli utilizza per carpire informazioni. Egli è interessato oggettivamente, li prende così come sono, senza giudicarli, in questi testi si serve dunque dell’oggettività del racconto. Interpretazione che cerca di proporre come autentica, anche quando parla di temi centrali usati per giustificar l’azione degli spagnoli, in queste cronache sono presentati come neutri. Lo fa anche perché capisce che è l’ultima occasione per farlo, infastidito dal modo degli spagnoli del raccontare la cultura locale, e dall’altro perché la cultura locale sta per scomparire. Fa il possibile per raccogliere il tutto nei suoi testi. Questo suo modo di lavorare non è ben visto, si intuisce che possa avere degli effetti di disordine sociale (ceto di istruiti che capiscono la cultura spagnola: si teme che possa fare di loro dei ribelli, accadrà più tardi e sistematicamente). Fa qualcosa di pionieristico, non era sua intenzione. Farà una copia di queste raccolte, perché l’originale non è stata trovata: “Codice Fiorentino” conservato a Firenze. Gli spagnoli non volevano che il materiale circolasse in Spagna quindi alla fine arrivano in Toscana dal Gran Duca che li conserva, scoperti e valorizzati solo nel ‘900. Alcune parti sono state tradotte dalla lingua azteca ancora più recentemente. Questo personaggio è a tutti gli effetti un eccezione, prima forma di contatto interculturale.

L’America Latina dopo la conquista: l’arrivo degli Europei è estremamente rapido, dagli spagnoli poi tutte le grandi potenze. Gli spagnoli hanno il vantaggio di essere arrivati per primi, hanno costruito flotte che hanno colonizzato più territori e hanno fatto giungere più persone. I francesi e inglesi verso il nord (Antille e Caraibi), spagnoli e portoghesi verso il sud. Questo rappresenta un passo fondamentale per l’economia europea (molti storici pensano che l’economia moderna nasca qui non con la rivoluzione industriale), cotone e zucchero: fatturato economico molto importante. Conflitti europei investiranno anche il nuovo continente, bisogna organizzare economicamente e socialmente questo nuovo territorio: nel giro di qualche decennio la corona spagnola cerca di organizzare politicamente la nuova società nel nuovo mondo e per controllare lo strapotere dei primi latifondisti (figura come quella di Cortes che diverrà vicerè del Messico, situazione che si cerca di evitare perché pericolosi per gli stessi regnanti). Il modello è quello europeo, della società spagnola, si costruiscono dei vicereami (organizzazione statuale della Spagna), queste spartizioni sono fatte a spanne perché i territori non sono conosciuti, soprattutto i confini interni, ad occhio si immagina l’ampiezza e sulla carta vengono spartiti tra i vicerè, aree in cui si cerca di stabilire un controllo politico. Operazione complessa,

situazione rimane disordinata socialmente, le persone spagnole sono da un lato mandate dal governo e dall’altro cercano fortuna, poi ci sono i locali che hanno perso i loro punti di riferimento. Sistema di centro/periferia e situazioni intermedie (Braudel). Quando si capisce che il territorio è stato praticamente spopolato, la popolazione è estinta, bisogna ripopolare questo continente, l’emigrazione dall’Europa non è sufficiente a ripopolare, sfruttare le risorse. Arriva una prima immigrazione di persone che ricercano ricchezza, ma non basta. La spartizione è disordinata, autoorganizzata da chi arriva per primo e stabilisce un ordina locale: latifondi, autorizzati ex post. Questo instaura un modo di procedere autoritario e gerarchico basato su rapporti di forza. Tutte queste risorse fanno gola a molti, gli spagnoli sono i primi, gli altri cercano negli spazi rimasti liberi si organizzano per cercare di rubare spazi agli spagnoli (in particolar modo gli inglesi cercano di fare cassa svaligiando i galeoni degli spagnoli), la zona delle Antille diventa una zona di incontri diversi europei che devono imparare a interagire tra loro per sopravvivere. Un intero continente viene sconvolto in pochissimo tempo da più punti di vista, demografico, ecologico/paesaggistico, sociale e relazionale. Accade qualcosa che non era mai accaduto prima nella storia, con l’inizio della colonizzazione spagnola a livello sociale su questa scala non era mai accaduto prima, questo si combina ad un terremoto ecologico e demografico anche dal punto di vista materiale crea condizioni mai esistite prima. Tutta questa economia di sfruttamento di territorio era una modalità di creare relazioni sociali, il rapporto con il materiale non era parte di nessuna delle due culture, questo tratto prende forma in questa fase storica. Le relazioni sociali che si creano in Spagna, caratterizzate da rapporti di subalternità forte, egemonia culturale, pretendono l’assimilazione e raramente concedono un riconoscimento sociale. All’inizio l’idea è quella di usare i locali sfruttandoli, ma poi viene in parte attenuata dal riconoscimento di alcune parti della popolazione (elite subordinate ma riconoscibili con cui si può entrare in relazione, concessioni territoriali, politiche e amministrative). Questo crea un contesto di convivenza interculturale peculiare, inedito e con cui bisogna costruire delle nuove strutture sociali e parametri sociali. La caratteristica di questa società che prende forma (dalla seconda metà del 500 in poi) società che si basa per necessità sul meticciato, dall’altro lato va argomentato: viene legittimata dall’universalismo cattolico (non c’è componente protestante: che mantiene il tema delle differenze) che giustifica le forme di meticciato, però poiché socialmente non si può pensare di produrre una socialismo universale, è necessario organizzarlo gerarchicamente considerando la mescolanza di queste persone. Quello si crea è una complessa classificazione delle persone che inizia ad essere razziale (nonostante non ci sia ancora un concetto di razza), società di persone diverse quindi il meticciato culturale si diffonde per necessità anche nella vita quotidiana, es. la donna indù con il marito africano. Queste forme di gerarchie sociali e razziali diventano sempre più complesse man mano che le persone arrivano e si mescolano. Il colore della pelle prende importanza, cosa che non aveva mai avuto prima. All’economia di stratificazione sociale corrisponde una classificazione razziale. Organizzazione percepita dalla società di tipo castale (mescolanze riconosciute di più e alcune meno, tipo chiuso).

Situazioni sociali degradate anche per gli europei, molte persone si indebitavano pesantemente per compiere il viaggio verso l’America Latina, firmavano contratti di lavoro gratis per poter partire, venivano usati come schiavi anche se bianchi. La situazione dei locali dopo l’arrivo degli schiavi africani, in alcuni casi migliora questo in parte aiuta a mantenere parte delle loro usanze culturali (indios) in altri casi situazioni in cui parte della popolazione locale scappa e si rifugia nelle zone meno ambite, dove continuano ad esserci delle comunità culturalmente più isolate. Questo produce situazioni di endogamia, si crea un ceto sociale di meticci/meticci+indios che prendono il controllo amministrativo/politico del territorio: cacicco: leader del clan, mediatore rispetto ai coloni. Ceto sociale relativamente potente, subito dopo l’autorità spagnola, ceto in parte assimilato (parla spagnolo, ha studiato dai gesuiti), conserva anche elementi culturali esteriori (vestire e mangiare: i più tollerati). Sorta di

convivenza multiculturale, l’assimilazione dunque avviene prima tra le classi superiori dei nativi mentre i conflitti rimangono nelle classi inferiori che vengono sfruttate. Nel giro di un secolo si costruisce una società nuova organizzata in questo modo.

Illuminismo e interculturalità: critiche indigene (e endogene): l’inca Tupac Amaru II Questo personaggio è un vicerè del Perù, lui stesso è un meticcio è figlio di uno spagnolo e di una nobile india, studia dai gesuiti e apprende il contesto delle classe più agiate del Perù, educazione occidentale e cattolica. Essere figlio di un’indiana lo fa riflettere sul fatto che spesso quella parte è soggiogata dagli spagnoli, epoca della rivoluzione americana (nuovi valori che assorbe grazie alla sua educazione) e si costruisce un ruolo di leader politico per l’indipendenza del vicereame del Perù. Vuole mettere insieme realtà diverse per cercare di costruire il progetto di indipendenza politica. In parte sostenuto da figure religiose però ai primi tentativi di cambiamento non riesce, nonostante la corona spagnola sia perdendo potere sui territori, per una serie di circostanze però il tentativo fallisce e lui viene giustiziato. Personaggio fondamentale nella mitologia, considerato storicamente come primo tentativo di indipendenza, aveva creato un’alleanza basata su entità diverse della popolazione locale. Altro tentativo avviene nei Caraibi, situazione diversa dal continente latino americano, avviene in un territorio più rappresentativo: la prima isola scoperta da Colombo: estremamente ricca di risorse e ambita, abitata da locali pacifici che verrà sterminata dagli spagnoli che sostituiscono questa popolazione con schiavi importati dall’Africa. Isola che vede diversi controlli politici, tra spagnoli francesi e inglesi, base importante per i pirati e i saccheggi, crocevia di persone e storie diverse. Economia florida legata alla zucchero e al cotone, ceto locale europeo benestante, popolazione 10/15% europei il resto schiavi. Quando scoppia la rivoluzione francese si diffondono anche in quest’isole le idee, controllata prevalentemente dai francesi. Ci sono schiavi che si sono liberati, si crea un ambiente rivoluzionario e si pensa ad una rivolta. Questo alimentato dal fatto che in Francia si inizia a parlare anche di loro e dell’abolizione della schiavitù, questo da il la ad una guerra civile, rivolte varie legate a quello che accade in Europa. La rivoluzione francese lascia la Francia isolata, e questo da la possibilità a inglesi e spagnoli di prendere piede nell’isola. Anche qui si organizza politicamente, militarmente persone che vengono da culture diverse: Toussaint organizza politicamente questa resistenza e mette d’accordo persone diverse per rendere l’isola indipendente: nel 1800 indipendenza e abolita la schiavitù. Poco dopo arriva Napoleone che reintroduce la schiavitù e riconquista l’isola. Toussaint sconfitto, solo nel 1804 Haiti diventa indipendente con Dessalines e la caduta di Napoleone. Questa vicenda di Haiti diventa centrale per gli intellettuali degli anni ‘20/30 del 900 che riflettono sull’interculturalità: Cyril James. Impatto importante anche per l’Europa. Nel continente latino americano la decolonizzazione avviene prima che negli altri continenti.

LEZIONE 7 02/10/17

Cosa succede dopo la scoperta dell’America? La prima fase colonizzatrice XV-XVII: protagonisti Spagna e Portogallo

corrisponde a un periodo che possiamo definire premoderno, la scoperto dell’altro avviene da parte di persone ancora legate ad una cultura dell’ancient regime. Periodo che vede forte ancora la componente religiosa nella spiegazione della realtà, usata ancora come giustificazione, retorica che si associa ad una evangelizzazione che ha funzione pratica. La questione di tipo economico è ancora premoderna, precapitalistica, economia mercantile (commerci e scambi di risorse di materie prime), è economia di sfruttamento (le nuove risorse scoperte incentivano questo tipo di percezione della struttura economica, alcuni territori trasformati in periferie da

saccheggiare, questo costruisce aspetti marginali come le forme di economia predatoria, sia nei territori controllati che tra gli stati europei tra loro.) fase primitiva. Nuova forma politica, creazione di stati nazione, si esce dagli imperi, il tutto incentivato dalla scoperta e nasce anche un noi occidentale con delle sottocategorie per ogni stato europeo.

La seconda fase XVII-XIX: protagonisti Inghilterra, la Francia e in parte l’Olanda. Fase in cui sono avvenute nuove rivoluzioni (Americana, Inglese, Francese) e portano all’emergere di un ceto nuovo: la borghesia (motore principale della sviluppo economico e vede il rafforzarsi dell’individuazione) fase moderna. Sviluppo della secolarizzazione che prende piede e ridimensiona la giustificazione e la legittimazione religiosa rispetto alla conquista di nuovi territori, l’arrivo in nuovi territori non vede più la presenza dei missionari, cambia il modo di guardare l’altro, il rapporto diventa più prosaico e strumentale. Questa fase si caratterizza anche con la rivoluzione industriale (grazie anche alla risorse che arrivano dal nuovo mondo), accelera l’uscita dall’economia premoderna, scompare il latifondo in Europa e compare in America Latina. Si esportano modelli vecchi di economia verso l’esterno e l’accelerazione della modernità nelle aree centrali, crea arretratezza nelle colonie che porta di nuovo alla rappresentazione dei locali come arretrati. Questa economia nuova in Europa che è capitalista e si basa sul profitto che viene investito, il rapporto con le società colonizzate cambia e si basa su questo principio. Questo va di pari passo con l’idea id Weber: la razionalità rispetto allo scopo.

Terza fase XIX-XX: protagonisti Germania, Italia e Belgio nuovi stati nazione. Questa fase è una fase di crescita esponenziale dei nazionalismi (che porteranno alla 1 GM), corsa alle risorse per poter controllare i territori. Costruzione del rapporto con l’altro: noi sempre più legato al nazionalismo e differenze interiorizzate più marcate.

John Law: protagonista della fase dalla premoderna alla moderna. La moneta che circola in Europa è ancora in metallo oro e argento, valevano il loro peso. Quando l’economia inizia ad ampliarsi viene a mancare la moneta, non è sufficiente il metallo. Il tutto aggravato dal fatto che siamo in monarchia assoluta e i sovrani non danno peso ai soldi, in questo contesto si formano le prime banche: la prima quella d’Inghilterra che stamperà virtualmente, prende forma l’idea del credito. John Law che era un giocatore d’azzardo, propone al reggente Filippo d’Orleans (Fr) una sua banca che emette carta-moneta, associata all’espansione della Francia nel nuovo mondo. La Francia controlla la Luisiana che ha bisogno di credito per poter finanziare la conquista di questo territorio, è verrà finanziata con questa banca e con la creazione delle Indie Francesi. Uno di questi settori di investimento “Compagnia del Mississippi” (investitori creditori raccolti da Law) non vede tornare i finanziamenti e va in bancarotta. Questa storia ci dice anche che questo nuovo rapporto strumentale che si è creato porta ad una rappresentazione e ad una accelerazione dei coloni che non hanno tempo di costruire un rapporto con i locali ne riescono ad imporre un rapporto di forza, prodotta anche dall’aspettative economiche delle imprese. La nuova barriera dunque è temporale, pressioni che arrivano dalla madrepatria e fanno sì che le cose vadano così velocemente che non c’è tempo per conoscersi o per tentare di imporre. Non ci sono testimonianze. Dal punto di vista delle relazioni umane, un altro elemento storico che cambia è quello che ruota attorno alla questione della schiavitù. Fenomeno storico antichissimo che troviamo in luoghi diversi nel tempo e nello spazio, molto diffuso. Diffuso anche il fatto che spesso i tratti somatici o il coloro della pelle funzionassero da segno fenotipico (segno negativo). Dinamiche anche per quanto riguarda la tratta degli schiavi: quella atlantica verso il nuovo mondo e quelle orientali verso l’Asia. C’è una distinzione tra schiavitù sostanziale (es. prigionieri) e formale (commercio organizzato): condizione servile vs. Schiavitù come proprietà mercantile. Questo corrisponde anche a cambiamenti demografici: il nuovo mondo viene in buona parte spopolato dall’arrivo degli occidentali e viene ripopolato sia con gli stessi occidentali che con l’importazione di manodopera dall’Africa (tratta degli schiavi). Tutto questo avviene in modo

programmato, fa parte delle scelte e delle necessità che si creano in questo nuovo modello economico. Di questo modello fa parte anche l’idea del lavoro merce, tuttavia il commercio si basa sulla compravendita di questa manodopera, idea di lavoro che diventa merce che si vende e si compra su un mercato, un mercato di persone che lavoreranno gratuitamente. Di questa impresa farà parte anche l’idea del modello periferia/centro, nel nuovo mondo si è creata l’economia latifondista che necessita di tante persone che raccolgano e producano poi prodotti importati in Europa e che valgono molto, ampi margini di profitto. Nei luoghi dove si diffonde la manifattura, anche nelle colonie è assente la manodopera dello schiavismo. Nella relazione con l’altro dunque non posso considerarlo uguale a me, si prende distanza e si inferiorizza. Tra il XVII e XIX massima intensità della tratta nel 700, quando si consolida questo tipo di economia, nell’800 diminuisce fino a cessare del tutto (diffusi i movimenti contro la schiavitù, indipendenza di molti stati dell’America Latina che aboliscono la schiavitù). Viene abolita nel 1821 in gran parte dell’America Latina, l’Inghilterra la prima ad abolire questa tratta, però rimane sotto traccia soprattutto nella direzione delle colonie. Questo scenario è importante perché fa parte di un cambiamento culturale complessivo: nel 700 avvengono cambiamenti fondamentali per la modernità tra cui: la cultura liberale e individualistica della modernità (libertà dell’individuo accentuata, libero di commerciare e di decidere, potere del sovrano limitato), il lavoro cambia significato nel mondo premoderno è un mondo di nobili che non fanno nulla, e una gran massa della popolazione che è contadina con la rivoluzione industriale e la modernità e il sistema economico che viene messo in moto il lavoro si diversifica e diventa qualcosa che si compra e si vende, manodopera che rimane gratuita è oggetto di scambio. Questi due aspetti si mescolano: libero individuo e idea del lavoro che si compra e si vende sul mercato, argomentato come qualcosa che si regge sulla retorica del merito: i risultati che ottiene un individuo è visto come merito per le loro capacità. Coloro che rimangono in basso nella società sono meno meritevoli. Nuova chiave di lettura, nuovi codici culturali della rappresentazione dell’altro: l’altro è qualcuno con meno capacità rispetto alle mie, meno meriti, in fondo alla scala sociale. Retorica importante all’interno dell’impero coloniale britannico. Retorica che avrà delle punte estremiste anche all’interno della stessa Europa, in Inghilterra frequente la retorica che considerava le working class povere come pericolose socialmente e sanitarmente, punte radicali in certe teorie come quella di Malthus: priorità ai risultati economici che alla stessa vita umana (es. evitare la sovrappopolazione). Nuovo modo di rappresentazione che prende piede nell’illuminismo: Locke, Newton, Dafoe, Swift.. sono azionisti della Royal African Company: la tratta business di quegli anni. Nel loro modo di giustificare il loro investimento troviamo tentativi di combinare le loro idee illuministe con le loro pratiche, legate a retoriche di tipo paternalistico. Voltaire sperava che le persone trasportate fossero trattate bene, mentre Locke che questi essere umani fossero fanciulli: da educare, autorità paterna. Circuito culturale tra nuova cultura dei diritti umani e inferiorizzazione culturale e scientifica dell’altro: inizia a formarsi il concetto di razza, come classificazione delle differenze. Questo tipo di retorica esternamente diffusa, anche tra gli intellettuali, eccezioni poche tra cui Diderot e Raynal prendono una chiara posizione antischiavista. Ambivalenza composta da vari elementi: prime teorie della razza (naturalisti come Linneo, Kant), iniziano a scomparire le vecchie teorie premoderne in atto durante le scoperte e anche l’idea che ci sia l’origine comune dell’umanità. Si inizia a pensare che le origini sono diverse, siamo biologicamente diversi, idea della razza. Nel momento in cui do alla differenza una natura biologica la giustifico in un modo scientifico e “vero”. Questo diventa poi una specie di nuova lettura dei fatti per autorità, davanti ad una realtà dai fatti in cui ho schiavi (neri) e proprietà (bianchi) posso legittimare con una teoria scientifica, si trovano lì perché è la loro natura. Cambia modo di vedere l’altro e si radicalizza la distanza che is crea tra bianchi e neri, discorso che si impone in modo inesorabile e incontra pochissime opposizioni, i contrari sono considerati eccentrici. Tutto questo ha a che fare con il tema

dell’eugenetica (buona genetica): idea che ci siano radici e prodotti diversi, mescolare è negativo dal punto di vista del risultato biologico. Vediamo un incrociarsi tra il discorso dell’illuminismo con i fatti sociali che vedono situazioni di assoggettamento che devono essere legittimati in modo nuovo (codici della modernità, più rigidi dei precedenti), la situazione di meticciato che si era verificata in America Latina non si presenta più. Nelle colonie inglesi ci sarà una vera e propria separazione fisica, tabù sociale l’idea di un contatto tra inglese e gli altri, riflesso di questo tipo di mentalità. Volendo mappare questo nuovo tipo di relazione noi/loro che si genera possiamo vedere che la dove ci sono state le prime colonie (fase premoderna): colonizzazioni legittimate dalla religione (prassi anche del meticciato) modello universalista cattolico. L’altro modello è universalista laico portato avanti dai francesi, rapporto noi/loro ha la caratteristica per la quale i francesi si sentono educatori e liberatori delle popolazioni locali, differenza di tipo paternalistico che impedisce un meticciato ma non del tutto. Il modello che più si discosta è quello culturale che viene dal mondo protestante ovvero inglesi olandesi e tedeschi, mondo differenzialista, mondo di comunità identitarie che promuove un codice di rapporto con gli altri che prevede il mantenimento delle differenze (rispetto delle popolazioni locali) e una marcata distanza. Modelli diversi che daranno vita a differenti modelli di accoglimento degli altri nei paesi d’arrivo. Il colonialismo può essere analizzato da diversi punti di vista: Economico: sfruttamento di risorse umane e materiali per svilupparsi Politico: cambia il modello politico dentro l’Europa ma anche quelli delle società con cui si va a contatto (distruzione/trasformazione/alleanza/innovazione) Comunicativo interpersonale: psicologico, sociale, antropologico noi europeo che scopre la differenza dell’altro e la deve valutare e situare. Dall’altro abbiamo l’altro che si incontra col noi occidentale in modo subalterno. Comunicativo estetico immaginario: letterario e culturale attraverso i prodotti letterari e la rappresentazione pittorica (l’altro che ha possibilità, capacità che l’Europeo non ha più) alterità che si cercherà di trovare nell’altro, fascinazione.

LEZIONE 8 09/10/17

Modernità e orientalismo: la costruzione dell’identità dell’occidente nella relazione con l’altro

La costruzione dell’identità non può essere distinta dalla colonizzazione, relazioni non paritarie. Questi modelli relazionali si basano prevalentemente sulla distruzione della cultura dell’altro, non sempre per volontà diretta, ma è quello che si viene a creare, si realizzano di conseguenza delle forme di assimilazione forzata. Altri modelli sono però basati su altri tipi di relazioni coloniali, in alcuni casi si creano delle forme di convivenza legate ad interessi reciproci intessuti tra le elite locali dei territori e gli europei, in cui le elite collaborano per evitare di subire egemonie. Quindi ci sono delle forme di relazioni interculturali, le persone si conoscono tra loro, cultura e lingua, tipo di conoscenza strategica perché legata all’interesse in gioco non tanto ad un’effettiva volontà di comprendere l’altro. Un terzo modello ha a che fare con i casi in cui gli europei hanno bisogno di avere un controllo politico, si hanno nei contatti con le elite politiche locali (autorità locali) conoscenza legata ad interessi ma meno ancora si va ad influire sulla cultura locale perché si va a contatto solo con i politici. A questo corrispondono modelli comunicativi diversi:

colonie economiche interessi comuni sono di tipo economico, persone con cui si va a contatto solo quelli che si occupano dei commerci, nei porti, snodi carovanieri, con presidio militare (es. scali portoghesi per la tratta degli schiavi) la popolazione europea è solo quella implicata in queste attività.

colonie di insediamento caso particolare dell’America Latina dove l’arrivo degli europei produce una distruzione della cultura locale e un’opera di ripopolamento, impatto molto più importante e scarsa capacità di comunicazione, i locali sottomessi

non c’è necessità di costruire una comunicazione perché il rapporto di egemonia e subalternità è forte.

domini coloniali colonie non solo di appoggio, ma controllo capillare del territorio, politico (caso dell’India) in base ad interessi comuni si alleano, si costruiscono delle relazioni sociali, si entra in contatto con la cultura dell’altro, la cultura locale è talmente forte per l’ampiezza del territorio e per la sua organizzazione precedente, ha una resistenza davanti all’arrivo degli inglesi e anche legata alla numerosità demografica molto più forte per esempio agli aborigeni australiani, quindi gli inglesi si devono adattare in qualche modo. Scambi interculturali avvengono raramente per interesse reciproco, la stragrande maggioranza dei casi è legata a ragioni di necessità.

Caso interessante ibrido è quello della Cina (contrariamente all’India mai stata completamente colonizzata), grazie alla sua ampiezza geografica e organizzazione politica oppone quasi “fisicamente” una resistenza all’occidente. I più grandi capi degli stati europei avevano ambizioni sulla Cina, che si era indebolita, gradualmente. Fino al 700 era una bilancia a favore dei cinesi, esportavano molto di più di quanto importassero, questo non andava bene alle potenze europee. Da un lato c’era fascino per ciò che veniva importato dall’altro c’era la voglia di mettere le mani su questo grande impero. I più che aspiravano erano gli inglesi che avevano qualche appoggio nei porti cinesi, provarono ad usare l’India in un modo commerciale e non militare, si resero conto che in India si stava producendo tanto oppio, si decise di invadere il mercato cinese con questo oppio a basso costo che riduce a una condizione di tossicodipendenza i cinesi, porta ad una guerra, ce ne saranno due guerre dell’oppio (posta in gioco il controllo del mercato cinese) perse dalla Cina, che porta ad un’espansione degli interessi anche ad altri stati. Pseudo colonizzazione commerciale che non comporta però una colonizzazione politica, la Cina cerca di reagire (all’interno varie rivolte: rivolta dei Boxer) senza risultati, ci sono progressive colonie di appoggio.

Altro caso interessante è quello dell’Africa: diverso pur avendo delle analogie con quello della Cina. Diverso in quanto si tratta di un continente che è fondamentalmente inesplorato e sconosciuto, l’avvicinamento avviene inizialmente attraverso il controllo dei porti (risorse di manodopera, metalli ecc.) colonie di appoggio che si trasformano in alcuni casi in controllo politico con governatorati controllati dall’occidente, in assenza di una conoscenza di quello che c’è aldilà. Nella storia della colonizzazione dell’Africa un ruolo fondamentale l’hanno avuto gli esploratori e i geografi che hanno scoperto miniere e hanno mappato il territorio, analogie all’America Latina, tutto più disordinato perché non c’è un unico interlocutore ma tutte le potenze europee cercano di occupare i territori. Nel corso dell’800 viene mappata, scoperta e spartita tra le varie potenze in particolare modo tra Francia e Gran Bretagna.

Anche nel Pacifico si scopre un territorio nel 700, il primo esploratore è Cook, navigatore opposto a Colombo, uomo dell’illuminismo che nei suoi diari mostra un interesse antropologico per queste popolazioni, rimarrà ucciso in uno scontro con una popolazione. Per l’Australia si crea una situazione simile a quella dell’America Latina, spopolamento e ripopolamento, anche per le altre isole del pacifico (le Hawaii). Australia diventa una colonia penale a immigrazione di popolamento degli inglesi, si arriva fino agli anni 70 prima che vengano riconosciuti pari diritti alla popolazione locale, caso della Stolen Generation pratica rimasta in uso fino agli anni 70 per la quale i bambini delle famiglie aborigene venivano messi in scuole e affidati a famiglie europee perché gli aborigeni venivano considerati incapaci di educarli. Questo tipo di atteggiamento si è spinto oltre, questa zona usata spesso dai paesi europei per fare esperimenti di tipo nucleare. A diversi modelli di colonizzazione corrispondono diversi modelli di relazione con l’altro.

Il rapporto di rappresentazione (di costruzione comunicativa) tra il continente europeo e l’Asia (molte aree non saranno colonizzate, protettorati politici). Husserl filosofo ebreo, una delle grandi menti del 900, idea eurocentrica: obiettivo dell’Europa che si amplia e il mondo si europeizza mentre non accadrà mai che l’Europa si indianizzi. La concezione di fondo era che ci sono gli occidentali e ci sono gli orientali, i primi dominano; i secondi devono essere dominati, il che vuol dire di solito vedere occupato il proprio paese, rigidamente controllati gli affari interni, la propria vita e la proprie ricchezze messe a disposizione di un o un’altra potenza occidentale. Il rapporto con l’oriente è però diverso e lo diventa sempre di più a partire dal 700, come se si creasse una specie di punto di vista, nel senso che sempre più perde la capacità di autorappresentarsi, la coabitazione si estende anche ad una forma di predominio intellettuale che Said chiama “orientalismo”: sorta di biblioteca o archivio di informazioni gestito in comune, o per certi aspetti, in modo unanime. Ciò che tiene assieme questo archivio è una “famiglia di idee” e un certo numero di valori che in vari modi si erano dimostrati efficaci. Queste idee spiegavano il comportamento degli orientali, attribuivano loro una mentalità, un’eredità storica, li calavano n una certa atmosfera; permettevano agli europei di considerare “gli orientali” alla stregua di un fenomeno dotato di specifiche caratteristiche, quindi prevedibile e analizzabile. Ma come ogni insieme di nozioni durature, le idee dell’orientalismo influenzarono gli orientali oltre che gli occidentali. Questa idea di Oriente suscita sia fascinazione sia timore, sempre meno considerato e percepito nelle sue differenze interne. Orientalismo: termine che ha a che fare con una stereotipizzazione dell’altro, creata soprattutto da Francia e Gran Bretagna, anche nei casi in cui non controllano l’area, per queste due nazioni cominciano a rappresentarlo in un modo tale che diventa l’unico modo in cui rappresentarlo, tutti lo percepiscono così. In questa costruzione ci sono molte dicotomie, alcune ancora presenti oggi. Va pensato dunque come una serie di limiti e costrizioni del pensiero, alla radice vi è l‘ineliminabile distinzione tra una superiorità occidentale e una corrispondente inferiorità orientale. Si basa sul tema razionalità/irrazionalità: Europa luogo della razionalità luogo della scienza, dell’industria, razionalità nel governo politico, innovazioni che fanno parte della modernità; Oriente luogo arretrato perché irrazionale, legato ad aspetti emotivi, modo di rappresentare che è presente ancora oggi, ingenui, poco energici e privi di iniziativa, propensi ad una stucchevole adulazione, mentitori incalliti, pigri e diffidenti, l’esatto contrario della lucida, schietta, industriosa razza anglosassone. Si ha l’impressione che la politica di questi paesi sia irrazionale, fanatica, emotiva e scomposta. Prende forma nel 700 un’altra dicotomia che è quella tra pensiero astratto/concreto che ha a che fare in parte con il tema razionalità, crescente astrazione in Europa, insistenza della razionalità rispetto allo scopo che è una caratteristica della modernità. Oriente invece ancora legato a forme di concretezza. Anche il tema dell’individualizzazione: in Europa il singolo ha sempre più importanza, i suoi diritti, le sue scelte; in Oriente prevale la dipendenza, letto come fattore di arretratezza, sviluppo industriale impossibile in una società legata alla comunità, ma poi sarà smentito dai fatti, Oriente legato anche ad un’idea di tradizione, Europa unico luogo in cui si crea dinamismo, modernità, cambiamento sociale veloce, il resto del mondo visto come tutto uguale legato alla tradizione. Questo si collega anche al progresso e alla stagnazione, Europa progresso politico ed economico, gli altri stagnanti che non mutano. Gli altri possono al limite imitare, arrivano a fare dei progressi soltanto perché imitano, incapaci di inventiva, arrivata fino ai nostri giorni. In alcuni casi questo tipo di rappresentazione è spesso anche espressa attraverso operosità (europei) e pigrizia (oriente). Altra dicotomia meritocrazia (europei dinamici perché garantivano meritocrazia rispetto alle capacità individuali) mentre quelle comunitarie e tradizionali clientelismo. Dove c’è individualizzazione c’è maggiore libertà, mentre società comunitarie e stagnanti sono più facilmente dispotiche. Altra dicotomia è quella tra la virtuosità (europei) e la sensualità (oriente). Tema della libertà legato alla giustizia normativa, in Europa si sviluppano le basi per i Diritti dell’uomo, in Oriente è presente

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