controcorso economia politica nuti giovanetti 2018, Appunti di Economia Politica. Alma Mater Studiorum – Università di Bologna
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controcorso economia politica nuti giovanetti 2018, Appunti di Economia Politica. Alma Mater Studiorum – Università di Bologna

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riassunti libro 2018 macroeconomia divisi per capitolo e per argomenti chiesti in sede di esame
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MACROECONOMIA

CAPITOLO I – CONTABILITA’ NAZIONALE

Definizioni:

Prodotto: il prodotto di un paese è costituito dal valore complessivo della

produzione di beni e servizi finali di un paese in un dato periodo (normalmente

un anno).

Prodotto lordo e prodotto netto: prodotto lordo è il valore totale della

produzione di un paese a lordo degli ammortamenti.

Valore = denaro i prodotti sono vari, quindi devono essere convertiti, per poter

essere misurati, alla quantità di denaro a cui corrispondono una volta messi sul

mercato.

A lordo degli ammortamenti: sono i costi di produzione dovuti al logoramento

del capitale (sono gli input che mi servono per produrre e sono una spesa).

Fenomeno dell’obsolescenza quel processo che non fa avere più utilità pratica

e valore economico (in parole povere, può essere di natura tecnica o economica

modelli nuovi o macchinari vecchi che devono essere sostituiti). Per poter

sostituire il produttore dovrà ACCANTONARE denaro per comprare nuove

macchine.

L’impossibilità di eliminare gli ammortamenti dal calcolo della produzione

di un dato anno SOTTOVALUTA la produzione stessa. Sparisce una somma

per pagare i prodotti che in realtà c’è ancora. PRODOTTO NETTO SE SI POTESSERO SOTTRARRE GLI

AMMORTAMENTI DALLA MISURA DEL PIL.

Prodotto interno e prodotto nazionale:

Interno prodotto realizzato da soggetti che operano sul territorio di un dato

paese.

Nazionale tutti i beni e servizi prodotti dai CITTADINI di un paese (quindi

anche quelli non presenti nel paese ma operanti all’estero). = I

RESIDENTI!!!!

1) PNL E PIL: DIFFERENZE ED ESEMPI /

Il prodotto realizzato dai soggetti che operano sul territorio di un dato Paese è definito come il prodotto interno di quel Paese. Si differenzia dal prodotto nazionale del Paese: il prodotto nazionale comprende tutti i beni e servizi prodotti da cittadini del Paese (eventualmente, anche se non presenti nel Paese, ma operanti all’estero).

Il prodotto nazionale comprende dunque il valore dei beni e servizi prodotti dai residenti di un dato Paese che operano nel Paese, più la produzione dei residenti del Paese che operano fuori dal territorio nazionale, meno le somme derivanti da produzioni realizzate materialmente all’interno del Paese, da residenti di altri Paesi.

Così, ad esempio, la produzione di uno stabilimento della Coca Cola ubicato in Venezuela entra nel PIL del Venezuela, ma non nel suo prodotto nazionale lordo (PNL), se gli utili dello stabilimento sono inviati alla sede centrale della Coca Cola. Un effetto analogo è prodotto dalla presenza di forza-lavoro straniera sul territorio di un Paese (o, per converso, dall’esistenza di forti fenomeni di migrazione in uscita da un Paese).

Paesi che hanno fenomeni consistenti di migrazione temporanea di lavoratori verso l’estero, presentano quindi valori del prodotto interno nettamente inferiori a quelli del prodotto nazionale. Per le stesse ragioni, un Paese caratterizzato da una massiccia presenza d’imprese straniere sul suo territorio e che non compensi questo fatto con una presenza di proprie imprese all’estero potrà quindi mostrare un forte divario tra valori del PIL e del PNL, ma in questo caso il PIL sarà superiore al PNL.

Definiamo prodotto lordo, il prodotto ‘al lordo degli ammortamenti’

2) PIL /////

Il PIL di un paese in un determinato anno è dato dalla somma dei valori di tutti i

beni e servizi finali prodotti in quell’anno in quel paese.

È quindi un numero, una SOMMA DI DENARO perché i beni sono eterogenei. Quindi:

Q1 (p1) + Q2 (p2) + Q3 (p3). Somma quantità di beni e servizi x prezzo di ciascuno.

Quindi cosa fa cambiare il PIL?

• Quantità diverse (più sono più c’è benessere)

• Prezzi diversi (non sono un indicatore di benessere) il PIL potrebbe essere maggiore solo perché sono aumentati i prezzi, e questo non è positivo!!!! poi bisogna vedere anche il

confronto tra le varie monete.

• Quindi anche a quantità di prodotti uguali il PIL può variare perché potrebbe

variare il prezzo.

BENI E SERVIZI FINALI si escludono i beni intermedi calcolo con il METODO DEL

VALORE AGGIUNTO.

Il PIL può essere confrontato:

Tra diversi paesi alcuni paesi hanno Pil elevati perché sono molto grandi. Per

confrontarli si divide il PIL stesso per il numero di residenti nell’anno considerato. Questo è il PIL PRO CAPITE dei diversi paesi (es la Cina ha un Pil

elevato, ma il pro capite è basso. I primi posti sono detenuti dai paradisi fiscali).

Nel tempo (domanda c)

3) COSA DISTINGUE IL PIL REALE DAL PIL NOMINALE?

Se si vogliono ottenere valori del PIL per i diversi anni che siano confrontabili tra loro, il PIL deve essere deflazionato, cioè depurato degli incrementi dei prezzi (che normalmente aumentano). Parliamo quindi di

– PIL reale – o a prezzi costanti quando la sua espressione è stata corretta per eliminare gli effetti prodotti dalle pure e semplici variazioni dei prezzi (cioè, quando è stata eseguita la deflazione), e

– PIL nominale – o a prezzi correnti quando la sua espressione contiene ancora tali effetti al suo interno (e quindi i valori risultano ancora ‘inflazionati’ dalla crescita dei prezzi).

In termini intuitivi, se in un dato arco di anni il PIL nominale di un dato Paese aumentasse in media del 5% l’anno, ma il tasso medio annuo di crescita dei prezzi (cioè, il tasso d’inflazione) fosse del 3%, il tasso di crescita reale di quello stesso Paese sarebbe (5% – 3%), cioè 2% l’anno.

I tassi di crescita annui dei paesi sono le variazioni del PIL rispetto all’anno precedente se il PIL di un paese è già molto alto è difficile che sia in cima alla classifica, essendo meno sensibile alle variazioni. Se invece si parte da un livello molto basso anche il minimo aumento sarà apprezzabile.

4) PERCHE’ E’ DESIDERABILE CHE IL PIL CRESCA NEL TEMPO?

In occidente crescita = fattore positivo. Alcuni hanno cominciato ad affermare che non ci debba più essere perché può causare guai quali inquinamento, malattie, obesità… auspicano addirittura una DECRESCITA. MA IN REALTA’ è DESIDERABILE CHE IL PIL CRESCA NEL TEMPO.

La popolazione lavorativa dei Paesi moderni tende a diventare ogni anno più produttiva per effetto del progresso tecnologico e organizzativo, e quindi diviene possibile realizzare lo stesso volume di produzione con un numero via via minore di lavoratori. Ciò significa che, anche soltanto per fornire occasioni di lavoro a un numero costante di individui, è necessaria una produzione maggiore ogni anno. Ne segue che,

allo scopo di evitare una disoccupazione crescente, è necessario che il PIL cresca ogni anno (almeno) nella stessa proporzione in cui aumenta la produttività.

Se poi la popolazione di un paese crescesse, per motivi di maggiore natalità e/o minore mortalità, o per effetto di immigrazioni dall’estero, il PIL dovrebbe crescere a un saggio pari almeno alla somma del saggio di crescita della produttività e del saggio di crescita della popolazione, sempre allo scopo di non incrementare la disoccupazione.

5) PARITA’ POTERE D’ACQUISTO Per confrontare i vari Pil si deve utilizzare la stessa moneta (di solito è il dollaro USA).

Si utilizzano i tassi ufficiali di cambio. Però potrebbero indurre a conclusioni svianti i

prezzi di uno stesso bene possono apparire diversi da paese a paese per ragioni che non

hanno nulla a che vedere con il benessere conta la QUANTITA’, NON IL PREZZO!!!

• Es caviale Russia/USA 1:1 tasso di cambio PIL usa è 1000 e russia 500. Ma

in Russia il caviale costa la metà che in usa IL BENESSERE E’ LO

STESSO PERCHE’ SI POSSONO COMPRARE LA STESSA QUANTITA’

DI BENI!!!!

Si devono quindi usare i prezzi con PARITA’ DI POTERE D’ACQUISTO (big mac).

6) DA COSA E’ COMPOSTO IL PIL?

Beni e servizi sono tutti utili se c’è domanda. Se c’è domanda il bene è desiderabile, e

quindi ha un VALORE. Se oltre il valore ha anche un PREZZO deve essere contato

all’interno del PIL.

• Ci deve però essere un passaggio di proprietà e un corrispondente in denaro.

• Attenzione le scorte non si contano (vanno contate al momento della vendita)

Autoconsumo si DOVREBBE contare ma è difficile!!!! i paesi prevalentemente agricoli hanno di solito un Pil basso anche perché consumano

direttamente ciò che producono.

7) TIPI DI BENI IMPOSSIBILI DA INCLUDERE NEL CALCOLO DEL PIL

a) Si tratta soprattutto dei cosiddetti beni privi di prezzo. Infattivi sono molti ‘beni’ che non possiedono un prezzo di mercato e quindi non possono essere inclusi nel PIL, come ad esempio le esternalità.

Le esternalità positive rappresentano componenti positive del benessere di una collettività: il loro valore dovrebbe quindi essere aggiunto a quello del PIL. Il contrario vale per le esternalità negative. Ma, come detto a suo tempo, le esternalità, se hanno

valore economico, non hanno prezzo (almeno fino a quando non siano internalizzate, cessando di essere esternalità). Il fatto che non vi sia un prezzo rende arduo il calcolo dello stesso valore.

Beni comuni non hanno un prezzo di mercato.

Tempo libero è impossibile da includere. I problemi sono insormontabili.

b) Inoltre vi sonobeni non rilevati o non rilevabili statisticamentecioè scaturenti da attività per le quali rilevare il valore della produzione è reso (quasi) impossibile dalla mancanza di documenti dai quali poter risalire a tale valore: a volte, perché i documenti non sono rilasciati (è questo il caso dei lavori svolti in casa dai membri della famiglia), altre volte perché l’attività è illegale, o è effettuata in tutto o in parte all’oscuro del fisco (i documenti fiscali sono la principale fonte d’informazione per il calcolo del PIL).

• Economia sommersa, nera o informale

• Economia criminale

• Servizi domestici (quelli forniti dai membri della famiglia)

c) autoconsumo d) smaterializzazione dei beni es wikipedia ha comportato ad un minor consumo delle

enciclopedie tradizionali.

8) VALORE AGGIUNTO: REALZIONE CON IL PIL /

Il PIL deve tenere conto solo del valore dei beni finali omettendo quelli intermedi. Per

evitare i conteggi multipli. Non eliminare i doppi conteggi sarebbe sbagliato. Es due

economie che producono la stessa quantità di beni, ma una ha grandi imprese l’altra

imprese più piccole in queste condizioni di perfetta parità la seconda economia avrebbe

un Pil più elevato. Ma non avrebbe senso.

• Quindi per calcolare il valore dei prodotti finali di un’impresa devo

considerare il VALORE AGGIUNTO, che è il reale apporto di

ciascun’impresa al valore del bene.

Calzaturificio compra dal tacchificio, tomaificio ecc… BENI INTERMEDI. Devo

aggiungere:

• Servizi di lavoro umano dei dipendenti

• Servizi di capitale

• Contributo organizzativo dell’imprenditore

E’ QUESTO IL VALORE AGGIUNTO CHE L’IMPRESA VA A CREARE.

SI VEDE IN DUE MODI:

• Valore produzione impresa – valore acquisti

• Somma remunerazioni, capitale e imprenditore (salari, interessi e profitti)

• I paesi più ricchi calcoleranno il Pil in modo più attendibile, perché ci si

deve servire di strumenti statistici della contabilità nazionale.

• Ricorda che il Pil non vuole misurare il BENESSERE della popolazione, ma

la sua PRODUZIONE. Ci sono infatti molti fattori di benessere non

monetizzabili (es Arabia e Italia).

9) COS’E’ IL REDDITO NAZIONALE? /

La somma dei redditi di un Paese in un anno dà luogo al reddito nazionale (RN) di quel Paese.

In corrispondenza della vendita di ogni bene o servizio prodotti, l’acquirente di quel bene (o servizio) paga al suo produttore il relativo prezzo, il quale costituisce un reddito per il produttore stesso. Non c’è da stupirsi, quindi, se il valore della produzione globale e il valore dei redditi percepiti in uno stesso anno dai produttori coincidono. In realtà, si tratta della stessa grandezza.

• PIL non è una grandezza nazionale (è interna). Noi non usiamo il reddito interno, ma nazionale. Quindi la corrispondenza tra PIL e RNL è approssimativa, perché presuppone coincidenza tra PIL e PNL. Accettando questa semplificazione si può usare il PIL per calcolare il reddito nazionale.

Se si parte dal PIL, per ottenere il reddito nazionale vi sono tuttavia alcune avvertenze da ricordare:

– la prima è quella, implicita nel termine stesso di reddito nazionale, di prendere in considerazione il prodotto nazionale: in altre parole, di correggere il prodotto interno per trasformarlo in prodotto nazionale;

– la seconda è di considerare la misura netta del prodotto, cioè, il prodotto al netto degli ammortamenti (= gli ammortamenti non costituiscono reddito per nessuna delle tre categorie di produttori ricordate sopra);

– infine, la terza è di sottrarre dal valore del PIL le imposte indirette, come l’IVA. Queste imposte, in fondo, sono soltanto somme di denaro che lo Stato preleva cogliendo l’occasione della vendita dei beni, e che non rappresentano compensi per beni o servizi venduti.

10) COSA E’ IL REDDITO PERSONALE DISPONIBILE (RPD)?

Il RPD, che misura la quantità di denaro su cui i cittadini possono contare per le loro spese, si distingue dal RN (lordo o netto, non importa) essenzialmente perché:

– non comprende i profitti delle imprese, i quali costituiscono dei cespiti accantonati, e quindi non disponibili per la spesa delle persone; tuttavia, questi profitti potrebbero essere – in parte o in tutto – distribuiti come dividendi agli azionisti; quando sono distribuiti, entrano a fare parte del RPD;

– non comprende le imposte pagate da famiglie e singoli, che costituiscono somme sottratte alla disponibilità di questi ultimi;

– comprende i trasferimenti dallo Stato a famiglie e singoli, come ad es. assegni di famiglia o sussidi di disoccupazione), che rappresentano somme in più – rispetto a quanto guadagnato da questi ultimi – disponibili per le loro spese.

Pertanto: reddito personale disponibile =

reddito nazionale – profitti delle imprese + dividendi – imposte + trasferimenti

11) TESAURIZZAZIONE

E’tutto ciò che non è né consumato né risparmiato (investito), ma tenuto in forma

improduttiva. In economia contemporanea è un elemento trascurabile.

12) QUALI SONO LE CATEGORIE DI COMPRATORI DI BENI E SERVIZI CHE COSTITUISCONO IL PIL?

I beni e servizi che costituiscono il PIL possono essere acquistati sostanzialmente da quattro categorie di compratori: 1. famiglie, 2. Imprese.

Secondo le definizioni accettate dalla Statistica:

– le famiglie consumano; la componente di spesa totale effettuata dalle famiglie è indicata con C;

– le imprese investono; la componente di spesa totale effettuata dalle imprese è indicata con I.

Abbiamo quindi individuato due componenti della spesa totale di un Paese. I consumi (C) e gli investimenti (I). Ma ve ne sono altre due:

3. pubblica amministrazione (P.A.) del Paese considerato (G)

4. soggetti esterni al Paese in questione; le vendite effettuate a questi ultimi, se considerate dal punto di vista del Paese che stiamo considerando, prendono il nome di esportazioni. (X-N).

La Pubblica Amministrazione (P.A.) può compiere spese per l’acquisto di beni di consumo. Ciò avviene ad es. quando il Ministero della Difesa procura gli alimenti per il rancio dei militari, o il Ministero delle Finanze procura cancelleria per i suoi impiegati. Analogamente, la P.A. può compiere spese per l’acquisto di beni d’investimento, quando ad es. lo stesso Ministero della Difesa acquista computer per i suoi uffici. Per

indicare le spese della P.A. è utilizzato universalmente il simbolo G, iniziale di “governo”.

Le vendite di beni ad altri Paesi sono una parte (spesso considerevole) della produzione di ciascun dato Paese, e quindi sono uno dei modi in cui può essere speso denaro nell’acquisto dei beni e dei servizi prodotti da quest’ultimo…

Queste vendite (definite esportazioni e simboleggiate da una X) devono essere aggiunte alle altre voci della spesa complessiva (C, I e G). Tuttavia, bisogna anche considerare che il denaro speso dai cittadini di un Paese per acquistare all’estero i beni e i servizi che il Paese non produce al proprio interno non costituisce spesa rivolta alla produzione nazionale: queste somme (definite importazioni: N) devono essere sottratte dalla spesa complessiva di ciascun anno.

In conclusione, vi è una quarta componente della spesa totale, legata al commercio internazionale, ed è (X-N) o, come si è soliti dire, il valore delle esportazioni nette

Pertanto, la spesa totale che in ciascun anno è rivolta verso le componenti del prodotto nazionale di un qualunque Paese consiste nella somma di: – consumi delle famiglie (C); – investimenti delle imprese (I); – consumi e investimenti della pubblica amministrazione (G); – esportazioni nette (X-N).

quindi… PIL = C + I + G + (X – N) nell’economia keynesiana si utilizzerà l’espressione di DOMANDA AGGREGATA (DA) per indicare tale somma.

13) PERCHE’ SI SOTIENE CHE VI SIA UNA RELAZIONE CIRCOLARE TRA PRODUZIONE E REDDITO?

Il reddito generato dalla vendita del prodotto serve per acquistare altro prodotto. Vi è quindi una relazione circolare tra produzione e reddito: la produzione genera reddito, il reddito acquista (e in questo modo giustifica) ulteriore produzione, la quale genera altro reddito, e così via ...

In effetti, il processo è molto meno meccanico. Nella ‘scoperta’ del suo carattere non deterministico sta buona parte della novità dell’Economia moderna. Uno dei grandi progressi segnati dal pensiero economico risiede proprio nell’elaborazione di un concetto che svolge un ruolo fondamentale interponendosi, per così dire, tra reddito e produzione. Questo elemento è costituito dalla domanda. Perché il reddito dia luogo a nuova produzione, deve prendere la forma di domanda di beni e servizi. In altre parole, perché il circuito non si interrompa, il reddito deve essere speso. Ma la domanda è un fenomeno che presenta complesse sfaccettature (sociali, psicologiche, materiali, ecc...) FENOMENI DI QUESTO TIPO NON HANNO SEMPRE NECESSARIAMENTE FONDAMENTI OGGETTIVI, MA SONO COMUNQUE REALI E PRODUCONO DETERMINATI EFFETTI. La conseguenza è che il reddito non genera sempre e necessariamente una domanda di eguale ammontare. Il circuito potrebbe quindi proseguire, ma spostando una quantità di denaro minore.

La DOMANDA SI COMUNICA INFATTI PER CONTAGIO le aspettative occupano un ruolo centrale. La decisione di produrre deve anticipare il manifestarsi del mercato

sulla domanda. Quindi gli atteggiamenti psicologici dei produttori (ottimismo o pessimismo) sono essenziali.

La nostra economia è basata sullo SCAMBIO se non scambio o se scambio è rilevante, in quanto le risorse sono sempre le stesse, ma se rimangono ferme paralizzano tutti gli scambi. data una certa quantità di risorse reali il reddito che ne sarà generato può oscillare tra valori estremi molto lontani tra di loro (zero se nessuno acquista o molto elevato se avvengono molti scambi).

QUINDI IL REDDITO MISURA L’ATTIVITA’ ECONOMICA MISURA IL VOLUME DEGLI SCAMBI. ED E’ LA CONDIZIONE NECESSARIA PER PRODURRE RICCHEZZA REALE (es petrolio lo devo sfruttare sennò non guadagno nulla per portarlo in superficie è necessaria la circolazione del reddito).

REDDITO = PRODUZIONE offerta = domanda

• Perché il reddito dia luogo a nuova produzione deve prendere forma di domanda di beni e servizi. Se il reddito non è speso si interrompe il circuito.

Teoria del sottoconsumo la domanda delle merci non è sufficiente ad assorbire tutte le merci che l’economia è capace di produrre.

14) COME ACCRESCO LA DOMANDA?

• Moda, pubblicità

• Innovazioni (origine boom economico)

• Distruzione (e ricostruzione) es periodi post-bellici

• Obsolescenza no beni troppo durevoli

• Credito è ciò che mi fa investire

• Reti di protezione (assicurazioni, sistema sanitario, pensioni…)

• Certezza del diritto

• Ridistribuzione delle risorse (es imposte progressive)

• Investimenti

15) INCLUDERE NEL CALCOLO DEL PIL PRODOTTI DEGLI ANNI PASSATI

16) ESTERNALITA’ DI PRODOTTO/CONSUMO

17) DEFINIZIONE DI PIL E BENI EXTRA-MERCATO, BENI NON RILEVANTI STATISTICAMENTE /

CAPITOLO II – CREAZIONE DEL REDDITO E OCCUPAZIONE NELLE

ECONOMIE MODERNE

1) EQUILIBRIO DI MERCATO SECONDO I NEOCLASSICI

Si realizza quando la domanda aggregata e offerta aggregata si eguagliano.

Mancanza di equilibrio eccesso di domanda sull’offerta D>O inflazione

Eccesso offerta sulla domanda D<O deflazione

2) CHE COSA AFFERMA LA LEGGE DI SAY (TEORIA LIBERISTA)?

Ancora oggi, il dibattito centrale dell’Economia Politica riguarda la capacità del mercato di autoregolarsi (senza interventi dall’esterno, come potrebbero essere quelli dello Stato) e il significato delle condizioni di equilibrio che il mercato stesso può determinare.

La pietra angolare del pensiero economico liberista è, in questa materia, la cosiddetta ‘legge di Say’, secondo la quale è impossibile che domanda e offerta non si eguaglino: tutto dipenderà dal meccanismo del mercato, il quale, facendo variare opportunamente i prezzi dei beni, assicurerà tale eguaglianza.

Uno dei presupposti di questa teoria è che la produzione genera un reddito il quale automaticamente giustifica una successiva produzione d’identico valore (un’idea che può sembrarci strana oggi, data la familiarità che tutti abbiamo con il rischio di trovarci con una domandainsufficiente ad assorbire la produzione realizzata)

Ma un tempo:

Gli scambi erano ridoti la produzione era indirizzata a colpo sicuro verso il consumo.

Il risparmio era utilizzato quasi investimenti produttivi (pochi impieghi finanziari)

3) IL RISPARMIO SI TRADUCE NECESSARIAMENTE IN INVESTIMENTI?

Esclusa la tesaurizzazione la risposta dovrebbe essere positiva. Tuttavia esistono dei

comportamenti speculativi, in quanto il denaro, oltre che mezzo di scambio, può essere

contenitore di valore, cioè può avere un valore maggiore o minore di quello nominale.

Questo dipende dalle aspettative nei confronti dei prezzi quindi i risparmiatori che

operano in base a movimenti speculativi decideranno se mantenere il denaro in

forma liquida o investirlo (offrirlo al mercato) sulla base delle proprie opinioni

circa l’andamento futuro dei tassi stessi.

Quindi il saggio dell’interesse non governa domanda e offerta di capitale, come invece un vero prezzo di mercato dovrebbe fare.

quindi ciò che rende confutabile la legge di Say è che egli non ha tenuto conto del

comportamento dei risparmiatori, e con esso dell’intero meccanismo del mercato. Se si

eliminassero le incertezze sulle aspettative dei risparmiatori e investitori ci sarebbe

sempre equilibrio nel mercato.

Però L’INCERTEZZA E’CIO’ CHE RENDE POSSIBILE I COMPORTAMENTI

SPECULATIVI. Negarla significa rinunciare a riconoscere l’esistenza dei

comportamenti speculativi.

• Per i neoclassici l’economia è in condizioni assai vicine alla piena

occupazione di tutto il capitale e il lavoro, mentre per Keynes la possibilità

di un divario più o meno grande tra piena occupazione potenziale e

situazione reale era molto realistica.

4) MERCATO DEL LAVORO PER I LIBERISTI (NEOCLASSICI) (vedi con il

capitolo sul lavoro)

Nel mercato si incontrano domanda e offerta di lavoro. La domanda la fanno le

amministrazioni e le imprese (chiedono di lavorare), mentre l’offerta la fanno gli

individui (offrono il loro lavoro). Si raggiunge un punto di equilibrio in cui la domanda

incontra l’offerta.

• Il salario oggetto della contrattazione è quello monetario che è ciò che

finisce in tasca ai lavoratori. Se troppo alto si alzano i prezzi dei beni e

servizi. Quindi il salario diminuisce. C’è sempre tendenza all’equilibrio.

Ci sono però dei fattori che impediscono questo allineamento es legge che

impone un salario minimo.

La disoccupazione che abbiamo in economia è la misura di due componenti:

• CF unità che non trovano occupazione perché considerato eccessivo il salario

dai lavoratori.

• FD unità che si offrono sul mercato solo per salari più alti.

Quindi la conseguenza di un salario minimo più alto di quello di

equilibrio è un eccesso di offerta di lavoro un certo ammontare di

disoccupazione che i liberisti avrebbero chiamato VOLONTARIA.

I liberisti si concentravano però solo sull’offerta e non sulla domanda.

5) MERCATO DEL LAVORO PER KEYNES (vedi con il capitolo sul lavoro)

Per un pensiero liberista non esiste una forza-lavoro che non sia occupata se non per

propria scelta. Per Keynes invece esisteva un tipo di disoccupazione che egli chiamava

INVOLONTARIA dipendeva da un livello troppo basso di domanda di merci

nell’economia in assenza di domanda di merci infatti le imprese non avrebbero avuto ragione di produrre, non assumendo altri lavoratori e di conseguenza era

per loro impossibile accettare anche un salario molto basso.

• In alcuni casi costerebbe più lavorare che non lavorare

• Mancanza di interesse per le imprese di produrre (sopra)

L’insufficienza della domanda poteva derivare:

• Da una domanda di investimenti troppo bassa

• Da una domanda di beni di consumo troppo bassa

QUINDI POTEVA ESSERE COMBATTUTA STIMOLANDO LA DOMANDA A

CRESCERE IN MISURA ADEGUATA.

• Quindi abbassare i salari e licenziare era controproducente perché i

lavoratori non avrebbero più speso, creando un circolo vizioso.

• In economie aperte agli scambi con altri paesi ci sarebbe stata la possibilità

di vendere quanto prodotto all’interno all’estero, ma non era il caso

dell’epoca di Keynes (ma è il cavallo di battaglia per le critiche moderne al

pensiero keynesiano).

Quindi deve INTERVENIRE LO STATO non ha i problemi psicologici a spendere che

hanno gli individui. Deve spendere e generare domanda.

6) EQUILIBRIO DI SOTTOCCUPAZIONE

L’equilibrio che non permette di impiegare tutti i fattori. Domanda e offerta si possono

incontrare e quindi trovarsi formalmente in equilibrio, ma la domanda potrebbe comunque essere troppo bassa per giustificare l’offerta programmata dai produttori.

7) EQUILIBRIO DI PIENA OCCUPAZIONE NELLA TEORIA KEYNESIANA

DA, domanda consumi e investimenti (sotto)

8) COSA SI INTENDE CON IL TERMINE DOMANDA AGGREGATA?

E’ la domanda totale di beni e di servizi che i soggetti, privati (famiglie, imprese) e pubblici (Stato) esprimono in un Paese in un dato periodo (come un anno). Essa è costituita da ciò che essi spendono nei consumi e negli investimenti.

DOMANDA DI CONSUMI a volte il consumo di una famiglia o di un singolo può superare il reddito se i consumatori possono finanziare le loro spese, cioè utilizzare qualche forma di reddito. Comunque in linea di massima ci sarà comunque una quota di reddito che non andrà spesa.

Propensione marginale al consumo la quota percentuale di reddito consumata dal soggetto stesso (quella al risparmio sarà l’opposto).

Ci sarà un punto di equilibrio in cui la domanda sarà uguale all’offerta tutto ciò che è prodotto dato il reddito generato da tale produzione è acquistato e non è domandata alcuna quantità in più. È possibile allora che non vi siano occupati? SI.

Perché ci può essere equilibrio, ma in un livello di produzione che NON permette di impiegare tutto il capitale fisico e tutta la forza-lavoro disponibile in economia.

PRODUZIONE DI PIENA OCCUPAZIONE (O PIENO IMPIEGO) equilibrio di piena occupazione. Di solito siamo però in una situazione di equilibrio di sottoccupazione.

La differenza tra piena occupazione e occupazione effettiva è indicata con il valore di gap di piena occupazione.

DOMANDA DI INVESTIMENTI gli imprenditori decidono il volume dei loro investimenti confrontando le loro aspettative circa il rendimento degli investimenti stessi, con il costo del denaro che dovranno prendere a prestito per compierli, cioè il saggio di interesse.

La redditività di un investimento è dominata dall’incertezza. Il rendimento reale di un investimento è ciò che conta per gli imprenditori e dipende:

• Dalla riuscita del progetto

• Dall’andamento dei prezzi (e qui si possono formulare solo delle ipotesi)

• Ciò che contribuisce maggiormente alle scelte degli imprenditori è il maggiore o minore OTTIMISMO.

DA = CONSUMI + INVESTIMENTI

Il livello del reddito è deciso dalla domanda complessiva, e, sul totale di questa domanda, la variabile che risulta ‘manovrabile’ è quella rappresentata dagli investimenti (i consumi costituiscono un elemento per così dire passivo, strettamente legato al reddito). È quindi possibile influire sul livello degli investimenti e, attraverso questa grandezza, sulla domanda aggregata, la quale a sua volta determinerà il reddito e l’occupazione del periodo successivo.

Per i liberisti investimenti presuppongono un reddito se non c’è risparmio, cioè reddito, non ci sono investimenti NO SVILUPPO ECONOMICO SENZA REDDITO RISPARMIATO.

• PER KEYNES PERO’ SI POSSONO AVERE INVESTIMENTI SENZA RISPARMI CI SONO LE BANCHE troppo risparmio genera poco reddito e poco risparmio per un domani.

9) PERCHE’ SECONDO KEYNES IN UNA SITUAZIONE DI CRISI SI DEVE FAR

RICORSO ALLA SPESA PUBBLICA?

In una situazione di crisi, la domanda privata di consumi e investimenti sarà bassa. Il pessimismo dei privati impedirà loro di aumentarla, e ciò darà luogo a un circolo vizioso. Solamente lo Stato può interrompere questo circolo immettendo risorse nell’economia attraverso la spesa pubblica, che produrrà un incremento del reddito nazionale e un aumento della domanda, attraverso il meccanismo conosciuto come “moltiplicatore della spesa pubblica”.

• Lo stato può prelevare ai privati attraverso le imposte una quantità di reddito

che loro verosimilmente non spenderebbero e spenderla in vece loro

chiuderebbe il gap.

Questo risponde a una finalità di interesse collettivo.

i neoclassici avrebbero respinto questa soluzione, invocando il risparmio

pubblico e delle famiglie. C’era lo sforzo dei governi di pareggiare i bilanci.

10) COS’E’ IL MOLTIPLICATORE DELLA SPESA PUBBLICA? E I SUOI EFFETTI

(e la connessione con il reddito) //////

La spesa ha un effetto moltiplicativo. La relazione che lega la spesa all’incremento di reddito che ne risulta è definita moltiplicatore della spesa.Se un’economia di mercato ‘funziona’ secondo questa sequenza: domanda → produzione → reddito → domanda → produzione → reddito → ecc. … una spesa operata dallo Stato spende va ad aggiungersi alla DA esistente. se ipotizziamo un aumento di 100 nella domanda aggregata (DA) questo farà sì che le imprese mettano sul mercato beni e servizi aggiuntivi per 100, il che genera reddito (salari, stipendi, interessi e profitti) per 100. Ma questo reddito, a sua volta, genererà, in un “secondo round”, una nuova spesa che andrà a sommarsi alla spesa pubblica iniziale.

Di quanto sarà quest’aumento nella spesa privata? Se conosciamo la propensione media alla spesa, conosciamo necessariamente anche il valore dell’incremento di spesa privata del secondo round: se il valore della propensione alla spesa è il 60%, il successivo incremento della spesa privata (= nel secondo round) sarà del 60%. Quindi, la stessa produzione potrà aumentare di un altro 60%. A sua volta, questo 60 di accresciuta produzione darà luogo a un terzo round, cioè a un incremento di reddito di 60, il quale sarà speso da imprese e famiglie nella consueta misura del 60%, cioè, (60% di 60) = 36, e così via. Alla fine, quale sarà l’effettiva misura dell’incremento di reddito indotto dalla decisione iniziale del governo di spendere 100? Sarà: 100 + 60 + 36 + 22 +13 …ecc.

Dove si fermerà questo processo? In teoria, il processo continuerà con incrementi sempre più piccoli. In pratica, la sua fine avrà luogo quando i successivi incrementi saranno divenuti talmente piccoli, da essere trascurabili. Nel caso del nostro esempio, potremmo accontentarci di calcolare la sequenza: 100 + 60 + 36 + 22 + 13 + 8 + 5 + 3 = 247 trascurando gli incrementi minori di 3.

Se una spesa di 100 ha generato un aumento di reddito di 231, si può dire che ogni euro speso è stato ‘moltiplicato’ per 2,39.

La spesa pubblica ha, a differenza delle altre componenti della domanda aggregata, la proprietà di poter essere governata dalle decisioni dei tecnici e dei politici che siedono nel governo. Costoro – diversamente da quanto potrebbero fare le famiglie o le imprese – hanno la facoltà di concentrare spese ragguardevoli in tempi brevi, anche quando le famiglie e le imprese non appaiono propense a farlo. Per di più, tecnici e politici non dovrebbero essere soggetti al ‘pessimismo’ dei privati. Tali decisioni possono dunque contrastare le tendenze spontanee operanti nella parte privata dell’economia (= come si è soliti dire, possono agire in senso anticiclico).

LA RIDUZIONE DELLA SPESA HA INVECE UN EFFETTO

DEMOLTIPLICATIVO RIDUCE IL REDDITO COMPLESSIVO E

QUINDI ANCHE LE ENTRATE DELLO STATO.

11) QUALI ELEMENTI DETERMINANO IL VALORE DEL MOLTIPLICATORE?

Il valore assunto dal moltiplicatore dipende dall’entità degli effetti che si producono entro il periodo considerato (normalmente, un anno). Questi effetti, come sappiamo, dipendono dai seguenti fattori:

1. la propensione al consumo (o al risparmio, che è il complemento della propensione al consumo) della popolazione

2. il livello dell’imposizione fiscale: la spesa pubblica è possibile perché lo Stato preleva denaro dai cittadini attraverso imposte e tasse; ma un’imposizione elevata, riducendo il reddito disponibile a essere speso in ogni ‘round’, ridurrà la serie degli effetti moltiplicativi della spesa stessa; infine, poiché quello che ci interessa è l’aumento del reddito nazionale, dovremo considerare:

3. la proporzione di reddito che rimane all’interno dei confini del Paese considerato, ovverosia, per usare il termine più preciso, la propensione alle importazioni della popolazione.

Questo potrebbe spiegare perché il moltiplicatore ora sembra avere valori molto più

bassi rispetto al passato: le economie contemporanee sono infatti molto più aperte al

commercio estero di quelle dei tempi di Keynes (quindi una decisione presa dal governo

italiano potrebbe produrre effetti a favore di soggetti non residenti in Italia e di

conseguenza non farebbe aumentare il nostro reddito). E’UNA DOMANDA PERCHE’ ADESSO LE TEORIE KEYNESIANE SEMBRANO FUNZIONARE DI MENO? Ci

sono più scambi internazionali.

12) PARADOSSO DELLA PARSIMONIA

Risparmiare fa abbassare la linea della DA, che normalmente ha un effetto de-

moltiplicativo (diminuzione reddito disponibile della popolazione).

Se il paese, come nelle economie moderne, ha già conseguito un’adeguata capacità

produttiva è meglio spendere rispetto a risparmiare.

Però bisogna tenere conto che la spesa pubblica non si può autoalimentare e il suo uso

massiccio può generare debito pubblico.

13) CONSEGUENZE DELLA TEORIA DELLA DOMANDA AGGREGATA

Le decisioni e le politiche economiche che restringono la domanda producono la

povertà dell’economia.

L’impresa vede scendere i propri profitti razionalmente, a livello microeconomico,

risparmierebbe. Ma se risparmiano tutte non circola più denaro: gli operai non

spendono più e nessuno compra più niente. Risparmiando gli imprenditori:

• Hanno più profitto per gli investimenti ma sono risparmiati più dei salari 8sono

più elevati) e poi non è detto che vengano investiti, potrebbero essere utilizzati

per ragioni speculative.

• C’è meno domanda quindi spendono meno ma sarebbe meglio che

intervenissero le autorità monetarie per ridurre l’interesse.

• Secondo Keynes i liberisti hanno fatto un errore di composizione il

ragionamento fila se riferito alla singola impresa, ma se viene esteso

all’intera

economia le cose cambiano. È ciò che ha originato la Grande Depressione.

Adesso queste politiche Keynesiane sono prese di mira. Si sostiene che la spesa

pubblica faccia solo aumentare i prezzi delle merci. La teoria di Keynes si dice che

potesse considerarsi valida solo nei casi di condizioni di capacità inutilizzata. Adesso

infatti sta prendendo piede la nuova teoria liberista, che condanna la spesa pubblica soprattutto se in deficit e fonda lo sviluppo su quella privata.

CAPITOLO III – MONETA E BANCHE

Definizioni:

• Denaro: tutto ciò che è utilizzato per i pagamenti e che non è costituito da merci

come nel baratto. È un’idea astratta.

• Moneta: ciò che ufficialmente è riconosciuto come mezzo di pagamento in un

dato periodo da apposite convenzioni e in un particolare territorio.

• Non tutto il denaro è moneta (es una promessa di pagamento su un foglio di

carta è denaro, ma non moneta). IL DENARO E’ UNA MERCE CHE

SIAMO DISPOSTI AD ACCETTARE PROVVISORIAMENTE – IN

MANCANZA DELLA DOPPIA COINCIDENZA – AL POSTO DI BENI

PROVVISTI PER NOI DI UN’UTILITA’.

Questi beni (secondo la teoria della moneta-merce) dovevano essere:

• Resistenti all’uso e non facilmente modificabili da interventi umani

• Non avere un valore troppo alto (rischioso portarli in giro) e nemmeno troppo

basso (si dovrebbe portare via troppa “roba”)

• Oggetti non troppo pesanti o voluminosi, e nemmeno troppo leggeri o piccoli

Secondo Smith il denaro è una merce come un’altra ed è quindi una creazione del

mercato. Il suo valore (come le altre merci) lo determina il mercato. Però presenta una

funzione particolare: la sua funzione naturale è permettere lo scambio di merci.

Il contenuto materiale dei beni usati come denaro deve però corrispondere sempre a quanto dichiarato. La mancata corrispondenza fa perdere alla moneta la sua funzione

(sennò con un valore superiore al contenuto sarebbe stata rifiutata come mezzo di

pagamento, e in caso contrario sarebbe stata tesaurizzata, quindi sottratta alla

circolazione e non spesa).

• La moneta è anche, oltre che mezzo di pagamento, un’unità di conto (una

convenzione stabilita dalla legge).

• Keynes aggiunge una terza dimensione: CONTENITORE DI VALORE è

all’origine del fenomeno della speculazione. Il valore della moneta cambia nel tempo e prevedendo questi mutamenti noi possiamo realizzare guadagni

o evitare perdite.

DENARO MODERNO: il denaro ha due forme:

• Sistema di registrazione dei crediti/debiti (esige annotazioni precise)

• Mezzo destinato alla circolazione (forme più varie)

• Col passare dei secoli queste due forme finiranno per convergere: il pubblico

adotta monete il cui valore sarà garantito dall’Autorità. È l’era della

CIRCOLAZIONE LEGALE DELLA MONETA.

Se il denaro è una promessa di pagamento riconoscimento di un debito CHIUNQUE

LO POTREBBE CREARE, basta creare qualcosa che simboleggi il rapporto di debito,

basta che vi sia FIDUCIA DA PARTE DI CHI LO RICEVE. Il momento cruciale della

storia è stato il momento in cui il denaro ha cominciato ad essere utilizzato in rapporti

debito/credito tra sconosciuti.

• I cambiamenti cruciali ad origine delle economie capitalistiche furono:

• Introduzione della lettera di cambio

• Nascita della banca moderna

NASCITA DELLA BANCA: all’inizio i banchieri erano cambiavalute. Quando crebbe

il numero delle monete servivano notevoli capacità e competenze da parte di chi

svolgeva il mestiere di cambiavalute.

C’erano i banchi di legno in cui si effettuavano i cambi. • GLI ORAFI POI COMINCIARONO A RILASCIARE DEI CERTIFICATI

SU PERGAMENA CON I QUALI SI ATTESTAVANO I DEPOSITI.

QUESTI CERTIFICATI POTEVANO CIRCOLARE AL POSTO

DELL’ORO E DELLE ALTRE MONETE. Queste pergamene avevano il

nome di lettere di cambio o cambiali.

In questo modo il denaro non si doveva più spostare fisicamente da un posto all’altro,

ciò che viaggiava era la lettera di cambio che anche se rubata non poteva essere riscossa

dal ladro.

Inoltre per i rapporti tra banchi diversi esistevano delle occasioni di incontro offerte dalle FIERE tenute periodicamente nelle città europee.

• Qui comincia a nascere il rischio di non riscuotere le cambiali, che

avrebbero potuto essere o non essere onorate. Essendovi rischio si

giustificava il pagamento di un INTERESSE. Da qui nasce anche la finanza

moderna scommesse sui titoli di debito. Inoltre nelle fiere stesse si

praticavano scommesse di vario genere.

Nasce quindi l’interesse bancario che era giustificato in quanto:

• Compenso dei rischi del valore di cambio che il banchiere compiva finanziando

operazioni. Passava molto tempo per riscuotere una cambiale e la moneta

avrebbe potuto perdere il valore.

• Rischi di altra natura: es solvibilità del pagatore

Si noti come in questo caso il denaro era creato non dai sovrani, ma dai privati

DUALISMO che sarebbe finito solo con la nascita delle banche centrali MONETA

DELLO STATO E PRIVATA CONVIVEVANO, ma solo con la prima si potevano

pagare le imposte.

Le lettere di cambio potevano essere utilizzate anche per fare acquisti, che potevano

essere riscosse presso il banchiere che l’aveva rilasciata. catena di credito.

I banchieri poi cominciarono ad utilizzare la risorse di cui disponevano per fare prestiti

dai quali ricavavano interessi. Non prestavano oro o monete, ma BANCONOTE.

INIZIALMENTE ERANO UTILIZZATE PER LE PICCOLE SOMME (quelle grandi si

spostavano con le lettere di cambio). nota come l’oro che era rappresentato dalle

banconote poteva anche non esistere materialmente nei forzieri della banca.

1) DEBASEMENT/SIGNORAGGIO

È quella pratica utilizzata dai sovrani del mondo antico, che, sempre più bisognosi di

denaro cercavano di procurarselo con vari espedienti, uno dei quali era modificare il

valore ufficiale del denaro attraverso appositi decreti. Poteva essere fatto anche senza

modificare materialmente le monete, ma attraverso semplici decreti. A volte invece

chiedeva ai sudditi di presentare le monete alla zecca e di riconiare il loro valore

ufficiale. I diritti spettanti alla zecca a al sovrano erano esatti trattenendo una parte del

metallo prezioso, che rappresentava l’imposta sulla coniazione. L’imposta serviva poi a

finanziare le spese pubbliche. questo fenomeno è l’odierna iperinflazione. A volte

alteravano le monete d’oro limitandone il bordo o rifondendone con altri metalli. In

questo modo il sovrano si arricchiva a scapito dei suoi sudditi. Oggi, non riflettendo le

monete metalliche il vero valore questa pratica è ormai scomparsa. Si potrebbe

accostare il signoraggio all’eccessiva produzione delle monete da parte della banca

centrale.

2) FUNZIONI DELLA MONETA (sopra) /

3) CARATTERI DELLA MONETA

4) TIPI DI MONETA /

5) INSOLVENZA è portata da due diversi fenomeni:

Crisi di solvibilità quando la banca non ha un capitale sufficiente per ripagare i propri

debiti.

Crisi di liquidità la banca ha ancora un capitale adeguato, ma non riesce a rimborsarlo

perché impossibilitata ad utilizzarlo (potrebbe aver prestato molto denaro a lunga

scadenza e poco denaro a breve scadenza).

6) SISTEMA A RISERVA FRAZIONARIA

Inizialmente la quantità di denaro accantonata per mantenere la liquidità e non prestata

ai terzi (destinata a riserva) era a discrezione del banchiere. Non voleva destinare troppo

denaro perché non produceva interessi. In seguito questa quota la deciderà lo stato con

una legge questo segna la nascita del cosiddetto sistema a riserva frazionaria è fissato un rapporto preciso tra i depositi effettuati dai clienti presso le banche e la

quantità di credito concessa da queste.

• Secondo altri il limite è dato solo dalla solvibilità di coloro che ricevono il

credito: se non pagano ha luogo una perdita.

7) FUNZIONI DELLE BANCHE:

- anticipazione (fornire credito)

- sconto (erogazione di denaro liquido es saldare le promesse di pagamento). La banca

trattiene una piccola percentuale del valore dell’operazione come compenso per la cessione di risorse più liquide in cambio di risorse meno liquide opera uno sconto (=

interesse) la liquidità ha un valore.

8) BANCA CENTRALE

Inizialmente erano private e indipendenti dallo stato. Poi sarà subordinata ai governi e

infine di nuovo indipendente.

I sovrani cominciarono a chiedere prestiti alle banche ma nessuno tutelava i banchieri.

William III d’Orange non pagò la banca il Parlamento e i creditori della corona ingelse

fecero allora pressione per la costituzione di una banca privata, ma con privilegi

pubblici bank of england la banca prestò delle sterline al re il denaro del sovrano era

sostituito da quello dei banchieri assumeva valore legale. Il re riconobbe al consorzio il

diritto di emettere banconote e di scontare cambiali FORNIRE AL POSTO DI

CAMBIALI MONETA AVENTE CORSO LEGALE. si creò quindi un sistema

unitario.

Nel 1697 la banca centrale ottenne il monopolio di creazione della moneta e il diritto di

ricevere depositi.

9) ILLUSTRA SINTETICAMENTE LE CARATTERISTICHE DEI SISTEMI GS, GES

E FIAT MONEY CON VANTAGGI E SVANTAGGI.

Fino al secondo Dopoguerra (metà del XX secolo), l’oro continuerà a rappresentare la fonte del valore della carta e della moneta metallica in circolazione: parliamo allora di GOLD STANDARD. In questo sistema, ogni biglietto di banca deve avere una copertura aurea del 100%, cioè, deve corrispondere a una quantità data di oro. Quindi, nel GS il valore delle monete d’oro (e, eventualmente, dei certificati che li sostituiscono) deve essere complessivamente eguale a quello del totale dell’oro esistente.

Nel GS la moneta di un paese è costituita solo dall’oro che il paese possiede in qualunque momento le monete cartacee devono essere convertite in oro a richiesta di chi le presentava quindi QUANTITA’ D’ORO CUSTODITA LIMITE AL VOLUME DEL CREDITO CHE POTEVANO ACCORDARE.

Nel GS ogni moneta nazionale è convertibile in oro presso la Banca Centrale di ciascun Paese. Le riserve della Banca Centrale sono costituite quindi soltanto da oro. Di norma, tuttavia, non è l’oro stesso a circolare, ma saranno certificati sostitutivi: infatti, il circolante è rappresentato dai biglietti bancari ciascuno dei quali attesta il possesso di un corrispondente valore in oro. Nel complesso, si può dire che la quantità d’oro presente in ciascun Paese dipende soltanto dalla sua capacità di commerciare (con l’eccezione dei Paesi forti produttori di oro, come il Sud Africa; o se si fosse puntato ad impadronirsi dell’oro altrui con le guerre). nota come se da un lato alcuni paesi si arricchivano, necessariamente gli altri si impoverivano perché cedevano l’oro.

• Paese importa più di ciò che esporta perde oro (scarso all’interno) la banca centrale deve allora alzare il costo dell’oro stesso (che è il costo del denaro) tasso di sconto per attirare oro dagli altri paesi.

• Ma un maggior costo dell’oro rallentamento economia discesa dei prezzi ma prezzi più bassi fanno aumentare la domanda estera favoriranno l’afflusso di oro così si elimina lo squilibrio.

Il GS presenta alcuni aspetti positivi molto interessanti.

• Secondo molti, questo è un vantaggio rilevante, perché protegge i Paesi dal rischio di un eccesso di creazione di moneta cartacea o, più in generale, bancaria (c.d. moneta merce). La creazione di una massa monetaria eccessiva, con l’unico scopo di finanziare le spese del governo, è considerata spesso come una delle cause principali dell’inflazione e come uno strumento – nel bene, ma più spesso nel male – della politica

• Inoltre, il GS dovrebbe ridurre al minimo il rischio di inflazione, come attestato dal livello molto basso di inflazione verificatosi nei periodi in cui tale sistema fu in vigore (= parte dell’Ottocento e parte del Novecento). In un tale sistema non vi è possibilità che il livello di attività di un Paese aumenti, senza indurre ripercussioni che, dopo un po’ di tempo, lo riporteranno ai valori iniziali: se, ad es., la produzione dell’industria americana fosse aumentata sotto il regime del GS, i beni prodotti in più avrebbero dovuto essere scambiati con la stessa quantità d’oro che esisteva in precedenza. Pertanto, il prezzo dei beni stessi sarebbe stato costretto a diminuire.

Il notevole vantaggio di impedire la crescita dei prezzi è tuttavia controbilanciato da un aspetto molto negativo. Le imprese costrette ad abbassare i prezzi avrebbero necessariamente finito col ridurre l’attività. Quindi, un Paese che parta da un livello elevato di disoccupazione, sotto il GS, non ha molte speranze di uscirne se non per brevi periodi solamente: il GS rende impossibile l’aumento del livello di attività dell’economia, almeno fino a quando la quantità d’oro di cui dispone l’economia stessa rimane eguale. Per superare questo limite, l’economia in questione dovrebbe procurarsi oro dall’esterno, normalmente attraverso il commercio internazionale (o anche, al limite, attraverso guerre di conquista), ma ciò significherebbe necessariamente che qualche altra economia ne rimarrebbe priva.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli accordi di Bretton Woods (1944-46) posero le basi di un nuovo regime, che prese il nome di Gold Exchange Standard.

I governi dei vari stati avevano cominciato a stampare troppa moneta non più corrispondente alla quantità d’oro mettendo in crisi il rapporto tra oro e monete nazionali. Di conseguenza le banche non riuscivano più a convertire le monete in oro questo segnò la fine del GS. Keynes lo criticava perché comprimeva la domanda interna.

Nel GES, le principali monete esistenti furono legate da un rapporto di cambio fisso al dollaro USA. Il dollaro era a sua volta legato all’oro da un rapporto fisso (= 35 dollari per un’oncia). Indirettamente, tuttavia, il rapporto esistente da oro e dollaro USA significava anche un rapporto fisso tra l’oro e le singole monete nazionali, che erano legate al dollaro da cambi fissi.Il passaggio cruciale della storia dell’oro avviene tuttavia solamente nella seconda metà del XX secolo.

La ‘copertura’ fornita dall’oro al dollaro – e quindi la fiducia di cui la valuta americana finiva per godere agli occhi del mondo – rappresentava purtroppo un forte incoraggiamento, per il governo americano, a stampare dollari in quantità anche superiore a quella che sarebbe stata giustificata dall’ammontare di oro posseduto dagli USA e custodite a Fort Knox.

Lentamente, ma inesorabilmente, tuttavia, i mercati incominciarono a rendersi conto dell’esistenza in circolazione di un quantitativo di dollari esorbitante, e quindi incominciarono a diffidare della banconota verde. Alla fine, per evitare manovre che avrebbero rischiato di travolgere il valore del dollaro, il 15 agosto 1971, la convertibilità in oro del dollaro fu abolita dal governo USA (presidente era Richard Nixon). A questo punto, i Paesi già aderenti al sistema di Brettone Woods (che, di fatto, cessò di esistere in quella data, anche se formalmente sopravvissero alcuni mesi) rimasero arbitri di aumentare (o ridurre) la quantità di moneta messa in circolazione senza rispettare il vecchio rapporto con l’oro. In pratica, per tutti questi Paesi il crollo di Bretton Woods segnò l’inizio di una fase di progressiva svalutazione –cioè, di perdita di valore – delle monete nazionali rispetto all’oro.

• Oggi l’oro è:

- materia prima per svariati settori

- forma di investimento

- bene rifugio (il valore dell’oro dipenderà anche dall’esistenza delle varie cause di crisi)

Verrà allora creata l’espressione FIAT MONEY(dal verbo latino ‘fieri’, ‘essere fatto’. Quindi, significa ‘sia fatto’: letteralmente,’ denaro prodotto mediante un mero atto di volontà), proprio per indicare il denaro stampato per decisione delle autorità, ma senza un rapporto stretto con la sua base aurea. LA MONETA INFATTI E’ GARANTITA SOLO DA ALTRA MONETA DALLA FIDUCIA (che viene meno davanti a monete emesse da paesi molto indebitati).

I vari Paesi del tempo fecero un uso molto ampio di questa possibilità in una logica keynesiana, cioè per accompagnare le politiche di sostegno della domanda: come abbiamo visto, ciò poteva essere ottenuto mediante la spesa pubblica, finanziata dalla creazione di moneta (le Banche Centrali erano obbligate ad acquistare i titoli del debito pubblico, e rilasciavano moneta in cambio). Ciò tuttavia ebbe l’effetto di scatenare la peggiore inflazione della seconda metà del XX secolo.

Il ricorso alla spesa pubblica finanziata da denaro fiat fornirà un poderoso sostegno all’economia di molte nazioni, ma porrà le premesse per ripetuti e gravi fenomeni di aumenti dei prezzi e di bolle speculative.

10) GOLD STANDARD /

11) GOLD EXCHANGE STANDARD (con chi entra in vigore, quando, perché e

quando viene abbandonato e con chi) //

12) FIAT MONEY (con gs e ges) / 13) DEFINIZIONE DELL’ORO

14) STOCK DI MONETA (componenti e differenza tra loro; differenza di

liquidità) /////////

Lo stock di moneta – cioè, la quantità di moneta riconosciuta ufficialmente come tale – è costituito dall’insieme dei mezzi di pagamento generalmente accettati nell’economia insieme di mezzi di pagamento dotati di sufficiente liquidità e su cui le autorità monetarie esercitano il controllo e che rientrano in ben definite categorie, riconosciute in tutti i paesi e per indicare le quali sono usate le sigle M0, M1, M2 e M3 in rapporto alla loro liquidità:

• Definire tale quantità è importante perché si ritiene che controllando le dimensioni dello stock sia possibile evitare l’inflazione e la deflazione. I mezzi di pagamento più sono liquidi più sono soggetti a inflazione e deflazione.

• Liquidità = idoneità della moneta ad essere utilizzata immediatamente e senza perdite per effettuare scambi (è anche un qualcosa di soggettivo).

M0 = Ne sono parte: le monete metalliche e le banconote, e le RISERVE (custodite presso la Banca Centrale) cioè la moneta cartacea. La somma di monete metalliche e le banconote costituiscono l’insieme del circolante. Monete metalliche e banconote (cioè, M0) costituiscono la cosiddetta base monetaria (BM) di un’economia (detta anche

moneta ad alto potenziale). A queste componenti è dato talora il nome di moneta legale, perché, per legge, i cittadini sono obbligati ad accettare queste forme di moneta a regolamento dei pagamenti. In un’economia moderna, contrariamente a quanto molti pensano, la BM – monete metalliche e cartamoneta – costituisce una quota molto piccola dello stock totale: in USA, ad esempio, non più del 3%.

Non dà luogo a interessi.

M1 = Ne fanno parte M0 più i depositi bancari (ci riferiamo ai soli depositi in conto corrente) i quali circolano attraverso gli assegni. solo le banche commerciali possono accettare depositi.

N.B. Si osservi che gli assegni non sono moneta essi stessi, ma soltanto strumenti per la circolazione della forma di moneta nota come depositi bancari. Le carte di credito, nonostante la superficiale somiglianza con gli assegni (perché entrambi servono ad attingere ai propri depositi per eseguire pagamenti senza esborso di circolante), non sono moneta: come gli assegni esse servono a compiere pagamenti, ma non a costituire depositi (= in altre parole, non sono depositate nella banca del venditore e non circolano come i depositi). Ciò non toglie che esse abbiano oggi un’importanza gigantesca come strumenti di pagamento.

M2 = L’M2 comprende, oltre alle voci già incluse in M1, anche i depositi a risparmio (depositi bancari con scadenza non oltre i 2 anni) e i certificati di credito, che sono depositi non in conto corrente effettuati dal pubblico presso le banche, e i depositi presso gli uffici postali, i quali – poiché movimentano denaro sotto forma di vaglia e simili - possono disporre in ogni momento di somme che rappresentano una quota non trascurabile del totale dei mezzi di pagamento di un Paese.

M3 = Infine, l’M3, oltre a tutte le componenti già citate (cioè, l’M2), comprende le quote e le partecipazioni in fondi comuni monetari, le obbligazioni con scadenza fino a 2 anni, che includono i Buoni del Tesoro, e le operazioni “pronti contro termine”

Le componenti incluse in M2 e in M3, e non in M1, costituiscono la c.d. quasi-moneta.

Poi ci sono anche altri mezzi di pagamento che non fanno parte dello stock di moneta,

in quanto possono comunque essere accettati dal venditore (es compro una villa con un

quadro). La liquidità nello stock di moneta può anche cambiare la liquidità media di un sistema

può variare anche senza che la quantità complessiva di moneta esistente nell’economia

cambi questo spiega perché nelle economie contemporanee possono aversi improvvise

crisi di liquidità senza che sia mutata la quantità di moneta disponibile.

• Chi crea moneta?

• Banca centrale

• Banche ordinarie

• Poste

• Tesoro (governo)

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