Tesina di maturità sull'edonismo
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glory918430 maggio 2015

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Tesina di maturità sull'edonismo

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Definizione di edonismo e approfondimento sui sostenitori della dottrina edonistica. Tesi di maturità sull'edonismo come fine ultimo dell'uomo e sostenitori di questa dottrina
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Definizione di Edonismo e approfondimento sui sostenitori della dottrina edonistica: Nietzsche, Gabriele D'Annunzio, Gaio Petronio e Oscar Wilde

Filosofia e pedagogia: Friedrich Wilhelm Nietzsche

Letteratura: Gabriele D’Annunzio e ‘’il Piacere’’

Storia: La questione fiumana e Gabriele D’Annunzio

Latino: Petronio e il ‘’Satyricon’’

Inglese: Oscar Wilde e ‘’Dorian Gray’’

Definizione di Edonismo: Introduzione

Edonismo(dal greco antico Edoné, ''piacere'')è, in senso generale, il termine con il quale si indica qualsiasi genere di filosofia,o scuola di pensiero che riconosca nel piacere (e non ad es. nel bene o nella felicità) il fine ultimo dell'uomo e vuole conseguire il benessere immediato e attuale.

Tale tendenza in filosofia fu rappresentata nell'antichità in particolare da Aristippo, allievo di Socrate e fondatore della scuola cirenaica, il quale, partendo dalla concezione socratica del bene come piacevole e della sua attraenza per chi lo conosce, approda all'edonismo in quanto bene.

Nell'opinione comune il termine ''edonismo''è giunto a significare, col tempo, non solo una corrente filosofica, ma più genericamente ogni comportamento e costume di vita, che risulti volto in modo esclusivo o prevalente al raggiungimento del piacere fisico ed immediato. Si definisce perciò edonista colui che è dedito al lusso, al vizio, al perseguimento del piacere sessuale.

Assertore di questa dottrina fu anche il filosofo Friedrich Wilhelm Nietzsche; lo si capisce anche dalla sua celebre frase: ''senza il piacere non vi è vita; la lotta per il piacere è la lotta per la vita'' con cui, egli propone una radicale inversione dei valori che, implica una liberazione dell'uomo dalla morale tradizionale(una morale della rinuncia e del risentimento dei più deboli contro i più forti) di cui Zarathustra è stato profeta. E ora di abbandonare l'uomo della mediocrità e di passare al Superuomo (o Oltreuomo) che, è il senso della terra. L'Oltreuomo ama il mondo e la vita, non si vergogna delle proprie passioni. E' la rinascita e la liberazione del dionisiaco. Essenziale nell'Oltreuomo è la volontà di potenza.

Essa si manifesta nell’imposizione alla natura di valutazioni e di schemi ed è volontà di oltrepassamento, amore dell’avventura. L’Oltreuomo vive nell’attimo, sa ‘’dire sì alla vita’’, sa agire con la pienezza del desiderio. E ‘’desiderare è felicità’’. Ma questa pienezza e persistenza del desiderare poggia sull’oblio sia del passato che del futuro: per essere felice l’uomo deve vivere nell’istante. Come dice Zarathustra, deve ‘’mettersi a sedere sulla soglia dell’attimo’’ . La missione dell’Oltreuomo è questa: accettare il mondo ed imprimergli il sigillo della propria volontà. Facendo leva su se stesso e sul proprio volere, l’Oltreuomo imprime all’universo quel ritornare su di sé che è la sua stessa legge. ‘’Divieni ciò che sei’’ è il principio supremo. Quello dell’Oltreuomo è un tipo di vita amorale, nel quale contano soprattutto le passioni e l’amore dell’esistenza. Non è, quindi, identificabile con una apologia della forza e della violenza. Dal punto di vista pedagogico Nietzche propone un rinnovamento pedagogico totale, che troverà nella cultura tedesca assertori capaci di concretizzare il suo messaggio in reali percorsi

educativi. La civiltà greca pre-socratica, secondo Nietzsche, aveva individuato il senso profondo della vita e l’aveva espresso nella forma letteraria della tragedia, vero e profondo strumento educativo: il senso della vita è dunque un senso tragico, rappresentato dalla figura di Dioniso, dio dell’ebbrezza, della danza e della creatività. E grazie al cosiddetto ‘’spirito dionisiaco’’ che, l’uomo può rendersi conto del fatto che la vita è irrazionalità, amore, morte, creazione e distruzione a un tempo. Se lo spirito dionisiaco dell’Antica Grecia coglieva e celebrava la realtà della vita, con la figura di Socrate è iniziata la decadenza della cultura greca. Socrate, agli occhi di Nietzsche non è un educatore, ma un corruttore: con il suo pensiero e con la sua condotta ‘’morale’’, ha infatti corrotto tutta la cultura occidentale, che a partire da lui non sarà più capace di accogliere e di vivere pienamente- dionisicamente- la vita, nel suo presentarsi come legame di bene e di male. In ‘’Cosi parlò Zarathustra’’, Nietzsche propone una figura di educatore che porta agli uomini un messaggio di rigenerazione per oltrepassare la decadenza. In tutta l’opera nietzscheana sono rintracciabili una pregiudiziale pedagogica, per la quale lo scrittore si ritiene portatore del nuovo verbo e una scelta metodologica, per cui il messaggio viene presentato attraverso l’uso prevalente degli aforismi, dei paradossi. Zarathustra annuncia agli uomini che la vita è cieca e irrazionale volontà ma, non per questo deve essere rifiutata: il giusto atteggiamento consiste nel dire ‘’sì’’ alla vita, accettandola e vivendola fino in fondo, con spirito dionisiaco, anche nei suoi aspetti più dolorosi. Colui che fa questo è un uomo nuovo, un ‘’Oltreuomo’’ (Ubermmensch) che decreta la fine della morale e della spiritualità della tradizione occidentale (la morte di ‘’Dio’’) per riscriverle incentrandole sui propri valori dello spirito dionisiaco e dell’antica paidéia aristocratica della cultura greca: bellezza, levità, gioco e spirito artistico, accettazione del bene e del male, forza, lotta e corporeità. L’arte ritorna a essere la via maestra per la proclamazione di tali valori e l’educazione a essi.

La lettura di Nietzsche fa scoprire a Gabriele D’Annunzio il Superuomo. Il poeta però travisò il significato del superuomo di Nietzsche e lo adattò al proprio temperamento sensuale. Nel suo superuomo si intravede il profilo dei grandi dittatori del 900’ col seguito di tragedie di sangue che si portarono dietro. E da dire però che il personaggio del superuomo, aggressivo, energico non nega la figura dell’esteta ma, la ingloba in sé perché il culto della bellezza è essenziale negli spiriti eletti; l’estetismo non significa più rifiuto sdegnoso della realtà ma, volontà di dominio su essa. Nel maggio 1889 esce così, il primo romanzo dannunziano, intitolato Il Piacere. Il protagonista, Andrea Sperelli, è la proiezione del giovane D’Annunzio romano. Sperelli viene educato dal padre con il più cinico edonismo, ovvero a quella dottrina per cui il piacere individuale costituisce il bene supremo e il fondamento della vita morale. Conclusa la tumultuosa relazione erotica con Elena Muti, Andrea si getta in una serie di avventure sensuali con donne dell’alta società. Una di queste relazioni finisce tragicamente: Andrea è costretto a un duello, dal quale esce ferito. Durante la sua convalescenza egli ripensa alla propria vita dissoluta e si pente dei propri eccessi ma, qui intreccia una nuova relazione amorosa con Maria Ferres, donna di intensa purezza e candida spiritualità. All’ amore appassionato di Maria, risponde il gioco perverso di Andrea che, decide di proiettare su di lei l’immagine di Elena. Fino a che, un giorno, si tradisce, confondendo i due nomi: abbandonato anche da

Maria, precipita in una desolata solitudine. L’autore riversa nel personaggio molto di sé, e molto dei propri sogni. Il gioco di specchi che ne deriva è il tratto più interessante del libro: Sperelli è ciò che D’Annunzio avrebbe voluto essere; che nella sua infruttuosa dispersività non può diventare, cioè uno scrittore affermato, ricco, nobile, libertino, dilettante, geniale, conoscitore delle diverse arti e raffinato. Tuttavia, il Piacere presenta dei difetti. Manca di penetrazione psicologica, i personaggi agiscono meccanicamente e Andrea manca di un centro solido e stabile che sappia conferirgli un’identità: di volta in volta perfido libertino, amante appassionato, pervertito pentito, tenero amico, intellettuale pensoso, esteta misticheggiante. Comunque, D’Annunzio vuole anche esaminare e al tempo stesso giudicare negativamente, con atteggiamento moralistico, l’effetto distruttivo del ‘’piacere’’, quando diventi il motore dell’azione e del pensiero di un uomo o di un ambiente sociale. D’Annunzio ebbe anche un importante ruolo storico. Dopo i trattati di Saint-Germain, che definì le nuove frontiere dell’Italia, ma non fu decisa la sorte del porto di Fiume, situato sul golfo del Quarnaro, al confine orientale della penisola. La città era abitata da molti italiani, ma nell’entroterra e in tutta la sua regione la grande maggioranza della popolazione era croata. Dopo la dissoluzione dell’impero asburgico, Fiume venne a far parte del regno di Iugoslavia appena costituito. Contro i trattati di pace e per l’annessione all’Italia, i nazionalisti italiani- sostenitori di una politica di potenza e di un’espansione dell’Italia nell’Adriatico orientale- scatenarono una violenta campagna, nella stampa e nelle piazze. I loro bersagli polemici erano, soprattutto, i governanti italiani, Francesco Saverio Nitti e Giovanni Giolitti. Uno slogan della propaganda nazionalista fu quello della vittoria mutilata. Significava che i sacrifici compiuti in guerra, le sofferenze patite, il sangue versato, non avevano trovato nei trattati di pace ricompensa adeguata. L’azione decisa di pochi coraggiosi poteva porre rimedio alla situazione compromessa della viltà dei governanti.

Erano slogan e idee che, incitavano all’azione diretta, contro la lentezza e le ragioni della diplomazia; erano atteggiamenti carichi di risentimento contro il vecchio ceto politico, dettati dal desiderio di uscire dall’oscurità in cui li aveva confinati la pace. Di queste idee e di questi sentimenti si fece interprete il poeta Gabriele D’Annunzio che, già durante la guerra si era distinto per le sue imprese spericolate. Nel settembre 1919 egli si mise alla testa di un piccolo corpo di spedizione, composto di volontari, in gran parte militari in servizio o da poco congedati, occupò la città di Fiume e ne proclamò l’annessione all’Italia istituendovi il governo provvisorio del Quarnaro. Lo stato liberale fu così apertamente sfidato. La risposta dello stato italiano non poteva essere altro che la repressione. Ma D’Annunzio era un eroe di guerra che, godeva di enorme popolarità. Inoltre, la sua impresa era vista favorevolmente da una parte dell’opinione pubblica. La cautela, pertanto, ebbe la meglio e Nitti prima, poi Giolitti, rinunciarono a usare la forza e si limitarono a prendere tempo, sperando che le difficoltà economiche della popolazione del territorio fiumano finissero con l’indebolire il regime del ‘’Comandante’’ (cos’ D’Annunzio si faceva chiamare). Iniziative diplomatiche ottennero da parte della Iugoslavia condizioni di favore per la popolazione fiumana. La ‘’Repubblica del Quarnaro’’ fu isolata militarmente e politicamente. Nel novembre 1920, Giolitti diede una soluzione alla questione, raggiungendo con la conferenza di Rapallo, un accordo con la minaccia dei cannoni del generale Caviglia puntati sul palazzo della Reggenza, dove si era barricato. Anche Gabriele D’Annunzio lasciò la città. L’impresa fiumana era così fallita, ma aveva mostrato anche la grande debolezza dello stato liberale italiano, il quale, di fronte alla decisa azione eversiva di una piccola banda, guidata da un capo dotato di grandi capacità di entusiasmare e trascinare le folle, era stato tenuto in scacco per più di 13 mesi. Anche nella letteratura latina sostenitore della dottrina edonistica fu l’autore del

Satyricon, una figura per molti aspetti misteriosa, tanto che le ipotesi avanzate per stabilire la sua reale identità hanno dato vita a una vera e propria ‘’questione petroniana’’. Già in età umanistica fu avanzata l’ipotesi di identificare questo Petronius Arbiter con Gaio Petronio, un eccentrico personaggio che fu figura di spicco nella corte neroniana, del quale Tacito ci ha lasciato un’indimenticabile ritratto nel libro XVI degli Annales: egli trascorreva le giornate dormendo, le notti, invece, le dedicava alle opere ed ai piaceri. Nonostante queste bizzarre abitudini, Petronio sarebbe stato proconsole in Bitinia e in seguito console. Tornato a Roma entra nella cerchia degli amici più intimi di Nerone, dove divenne arbitro di ogni raffinatezza (elegantiae arbiter) al punto che il principe, pur in mezzo al fasto, nulla riteneva che fosse dolce e voluttuoso, se non ciò che Petronio trovava degno di approvazione. In seguito alle accuse mosse da Tigellino verso Petronio, egli si suicida nel 66 d.C. La sua opera più importante, il Satyricon, è una narrazione mista di prosa e versi. Protagonista della vicenda e io-narrante è il giovane Encolpio, uno studente sempre a corto di denari, che vive di espedienti insieme al suo servo e amante Gitone, affiancato dall’infido amico Ascilto, egli pure studente. Dalle allusioni al passato si deduce in parte l’antefatto: Encolpio ha compiuto una grave violazione verso Priapo, dio del sesso, dalla cui ira è perseguitato. Il Satyricon riprende spunti provenienti da generi letterari diversi. Sono evidenti gli influssi della fabula Milesia, con i suoi racconti licenziosi e tematiche riguardanti la beffa, il sesso e il successo, e del mimo, un tipo di rappresentazione teatrale caratterizzato dal realismo descrittivo. Secondo alcuni critici. Il Satyricon sarebbe una parodia dei romanzi erotici greci, costruiti sulle avventure di una coppia di innamorati che divisi, dal caso, solo dopo infinite peripezie si ricongiungevano nel lieto fine. Benché non sia presente un’aperta denuncia, traspare dal romanzo un senso amaro della realtà. La rappresentazione del mondo dei liberti denota una totale assenza di valori e porta con sé un implicito giudizio di

condanna. A dominare su tutto è la celebrazione della ‘’roba’’, del denaro e della ricchezza assunti come nuova misura di valore, che riflette le concrete condizioni dei tanti ‘’arricchiti’’ di età neroniana. Un peso notevole ha il motivo del sesso, trattato in modi ironici e vissuto senza gioia reale, slegato dagli affetti e da finalità di procreazione. Accanto ai temi vitalistici si affaccia più volte nel romanzo il tema della morte, ossessivamente presente nei discorsi dei liberti e di Trimalchione stesso. Il mondo del Satyricon è quindi permeato, al di là della sua apparente comicità, da una profonda consapevolezza della fragilità dell’uomo.

As well as Gabriele D’Annunzio and Petronio, Oscar Wilde in inspired by hedonistic conception. His most important work ‘’The picture of Dorian Gray’’ is configured as an excellent masterpiece of English literature and as true celebration of the cult of the beauty. A ‘’profession of faith’’ that tends to Wilde and his pursuit throughout his entire life, both through his art that by his conduct decidedly anti- victorian and anti-conformist, contemptuous of the canon of common sense successful. Wilde then opts for the overthrow of the principle that art is imitating life, turning it into a condition for which is life imitating art. Life is therefore produced and found art. Hence the importance attached to appearance and dominance of meaning that exist therefore characterized by the concept of aesthetics and art basically an end in itself (‘’art for art’s sake’’). Experience, the aesthetic, which are not always right and righteous. The vision of life

as art presupposes on the one hand the pursuit of pleasure or hedonism, the other an uninhibited and dissolute lifestyle that leads to moral decay and, in the case of Dorian Gray, to the crime.

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