Didattica dell'italiano per stranieri - Della Putta 2017, Appunti di Didattica generale e speciale
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Didattica dell'italiano per stranieri - Della Putta 2017, Appunti di Didattica generale e speciale

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Didattica dell’Italiano per stranieri – a.a. 2017/18 28/09

La Glottodidattica Introduzione La Glottodidattica (o pedagogia del linguaggio) cerca di risolvere l’antico problema della torre di Babele (etimologia incerta: forse corrisponde all’odierna città di Al-Hilla, a 80 km da Baghdad) e di rendere possibile la sua ricchezza. La questione è particolarmente attuale , dati:

a. i processi migratori in atto.

b. la maggiore mobilità internazionale.

c. la necessità di ridurre incomprensione e restituire valore alla diversità.

Relatività didattica persone di origini differenti hanno aspettative differenti nei confronti dei corsi di lingua e in generale dell’istruzione (es. circa le dimensione della classe, il fatto che sia mista o divisa da quella maschile/femminile, sulla libertà di opinione in classe etc.). Distinguiamo:

1. Relatività di atteggiamenti, idee, progetti, valori, comportamenti, modi di essere differenti modi di stare in classe e studiare.

2. Relatività psico-cognitiva differenti modi di concepire il tempo, lo spazio, dimensione relazionale etc.

3. Relatività linguistica Allo stesso tempo:

a. Le lingue del mondo codificano in modo differente le stesse cose. Es. il futuro in italiano è costruito tramite morfologia (es. mang-erò), mentre in spagnolo si può ricorrere anche alla parafrasi voy a...

b. Le lingue del mondo devono codificare cose differenti es. Il present perfect non ha un diretto corrispondente in italiano.

N.B. Una lingua straniera si può imparare anche da soli: la glottodidattica lavora su processi naturali a sè preesistenti, magari fossilizzati (es. incapacità di usare il congiuntivo), cui il lavoro dell’insegnante può dare un input per velocizzare il processo.

Storia La glottodidattica ha una lunga tradizione scritta: si fonda infatti sull’apprendimento del latino, lingua un tempo veicolare nel commercio e nella diplomazia, ma non più parlata dalla caduta dell’impero romano d’Occidente (476 a.C.). Da allora furono parlati solo i volgari, ma il latino rimase come lingua scritta/colta fino a fine ‘700, venendo insegnata soprattutto tramite i tipici esercizi del tipo fill in the gaps.

La moderna glottodidattica è invece incentrata sulla necessità ORALE (=principale differenza con l’antico insegnamento del latino) e nasce a inizio ‘900. Tra i fondatori:

Francois Gouin si rese conto di quanto fosse inutile studiare tedesco con il vecchio metodo del latino l’udito vale infatti molto più della vista nell’apprendimento linguistico, quindi è molto più importante parlare che leggere/memorizzare.

Bloomfield (linguista strutturalista statunitense, autore di An introduction to the study of language, 1914) sottolineò l’importanza di un focus sulla lingua viva, che è cangiante in diverse dimensioni (diatopica,

diacronica, diafasica, diastratica), con forte accento sulla dimensione egoica dell’apprendente ( l’apprendente sceglie che cosa gli serve imparare per esprimere un certo status e una certa visione del mondo).

L’apprendimento linguistico è una forma di iperapprendimento, fatto di pratica costante di interazione ed esposizione all’input linguistico.

con Bloomfield, l’accento si sposta sul valore dell’AZIONE della lingua, sulla sua dimensione sociale e non più sulla classica dimensione formale/grammaticale.

Giovanni Freddi riprese le teorie di Bloomfield per cooperativizzarle, rendendole utili a livello empirico per insegnanti e apprendenti.

A lui si deve il concetto di triangolo didattico, i cui poli rappresentano i fattori che delimitano lo spazio didattico (=area del triangolo), cioè l’azione didattica, frutto di scelte a priori. Abbiamo:

1. Polo lingua: grammatica, fonetica, dimensione sociolinguistica, forma scritta/orale, etc.

2. Polo allievo: età, motivazione, lingua madre, scolarizzazione, necessità, etc. Es. è inutile concentrarsi sulla letteratura italiana con dei lavoratori stranieri, che hanno innanzittuto bisogno di imparare a parlare per muoversi nella quotidianità.

3. Polo insegnante: contesto d’insegnamento, uso di sussidi (es. PC, regitratore audio/video, preparazione, convinzioni di base sull’insegnamento, etc.

I tre poli del triangolo si compenetrano e la loro analisi permette di definire di volta in volta che tipo di didattica fare e a che cosa fare più attenzione.

Dell Hymes (etnolinguistica, autore di La competenza comunicativa, 1979), aggiunge una quarta componente a quella di Freddi, la competenza comunicativa/mimesi linguistico-culturale, cioè la capacità di agire linguisticamente confromemente al contesto (o volutamente non conformemente al contesto) in cui la comunicazione avviene (Es. Spesso il silenzio degli asiatici è incompreso, considerato segno di maleducazione).

Si tratta di elementi di prossemica, gestualità (es. sapere che i giapponesi guardare negli occhi=irrispetto), tono della voce, adeguatezza semantico-lessicale, pragmatica (es. dare del tu/lei)¸ vestemica.

Tali studi sono stati ripresi in Italia da Balboni (2008).

Stephen Krashen (Second language acquisition theory, ’81-’85) parlò invece di dimensione cognitiva (psicologica e psico-linguistica), per cui:

1. Acqusizione e apprendimento non sono la stessa cosa la prima è inconscia, l’altro è volontario, richiede sforzo ed esercizio (mentre la lingua deve venire “naturale” ad un certo punto).

2. Non vi relazione tra le due dimensioni insegnare punta a far acquisire.

3. L’acquisizione è stabile, duratura e sta nella memoria a lungo termine; l’apprendimento è labile e soggetto alloblio.

4. Si acquisisce solo quanto è leggermente più difficile di quanto già si sa (input +1 theory)

5. La dimensione affettiva inibisce o favorisce apprendimento si parla di filtro affettivo . Es. se l’insegnante si sofferma solo sugli errori, lo studente avrà paura di provare a parlare, con conseguenze negative sull’apprendimento.

In riferiemnto al pt.4, Krashen parlò inoltre di zona di sviluppo prossimale, intesa come la distanza tra il livello di sviluppo attuale e il livello di sviluppo potenziale, che può essere raggiunto con l'aiuto dell’insegnante (concetto ripreso dagli studi sulle modalità dell’apprendimento dei bambini di Vygotskij) l’insegnante dovrebbe proporre allo studente problemi di livello un po' superiore alle sue attuali competenze, ma comunque abbastanza semplici da risultargli comprensibili; insomma, all'interno della sua zona di sviluppo prossimale.

L’odierna Glottodidattica, come scienza dell’insegnamento linguistico, si sviluppa soprattuto negli anni ’80 e si basa su due principi:

1. Interdisciplinarità

2. Natura pratico-teorica < perchè il fine della glottodidattica è risolvere problemi legati alla glottodidassi.

1.

2.

Teorie di riferimento sul linguaggio

Scienze dell’educazione e insegnamento, delle tecnologie

didattiche

Scienz che studiano il li guaggio e il suo prodotto =Linguistica,

sociolinguistica etc.

GlottodidatticScienze che studiano uso d lla lingua nel contesto soc - culturale es. antropologia

cie ze d l cervell e della menteMETODO

Adeguato/non adeguato a realizzare l’approccio,

coerente/incoerente al suo nterno

APPROCCIO

Fondato/inf dato s lle teorie; gen rativo/sterile

di met di

M todologi , TECNICHE, m nd dell’azi n id ttica

TEORIE di r feri t

mondo dell idee

Spa io d la ri erca glot odi attica

Spazi e l’ zi ne

Grammatica generativa di Chomsky: innatività del linguaggio/povertà di stimoli

Second language acquisition theory (Krashen): differenza tra acquisizione e apprendimento/filtro affettivo

Competenza comunicativa (Hymes): comunicare=attività olistica, non solo linguistica.

Teoria degli atti linguistici (Austin, Searle): parlare=agire, cambiare il mondo

da tali teorie derivano i vari approcci, e dal tipo di approccio il tipo di metodo.

Approcci (esempi)=

Comunicativo e umanistico-affettivo:

• favorisce acquisizione

• aspetto emotivo: no ansia nello studente

• riflessione culturale

Grammaticale

• Tanta grammatica

• Interrogazioni

[...] Altri approcci. A titolo di esempio, si pensi ai differenti approcci di un medico e di un omeopata allo stesso oggetto (salute).

Metodo

= teorie di insegnamento di una lingua che sono unitarie e rigorose nei confronti dell’approccio che seguono. Un metodo guida e ispira la scelta dei contenuti di una lezione, la stesura del programma del corso, le tecnologie che userò, la relazione che voglio impostare con gli studenti, la gestione degli spazi in aula etc.. è una programmazione a priori di quanto farò.

Metodo comunicativo <<forte>> di Krashen:

No grammatica esplicita

• Testi autentici e calibrati (input +1 theory)

• Tanta comunicazione spontanea (dialoghi, role play...)

• No a correzioni grammaticali esplicite

• Attenzione a non far perdere la faccia allo studente.

Tecniche didattiche =sono quello che si fa in classe, il bagaglio di strumenti che un insegnante può sceglierein base all’approccio che vuole seguire. Sono il tipo di es., correzioni, il modo di gestire la lezione da lui scelti.

Nel metodo comunicativo <<forte>> di Krashen:

• Non spiego le regole ma le faccio vedere nei testi, mettendole in evidenza ma senza spiegarle.

• Uso tecniche di role play per favorire le comunicazioni Non correggo gli studenti con “Hai sbagliato” ma promuovo quanto fatto correttamente

• Testi autentici che possano piacere alla classe che ho davanti

• Atmosfera rilassata

• No es. tipi fill in the gaps ma piuttosto unione frasi, produzione scritta libera o poco guidata, etc.

N.B. Data la sequenza teorie di riferimento approccio metodo tecniche , possiamo sempre essere certi di star seguendo quel preciso metodo in ogno momento? No, mai.

Assistiamo perciò alla fine del metodo forte propriamente detto (Feyerabend, Contro il metodo, 1974) Ogni contesto richiede un’analisi e la capacità di usare tecnishe differenti nel momento e modo giusto.

Riassunto:

TEORIE DI RIFERIMENTO. Non solo linguistiche ma anche antropologiche, pedagogiche ecc.--> Dipendono da scoperte scientifiche, ideali, basi epistemologico filosofiche. es. comportamentismo e sua portata sulle scienze umane tutte anni 50 60 del secolo scorso.

APPROCCIO. Aspetti (ancora non operativi) di come le teorie di riferimento si declinano in un'inclinazione teorico pratica ed indagine scientifica all'insegnamento delle lingue.--> le teorie di riferimento diventano un'unica idea di come l'insegnamento di una lingua deve essere. Esempio. Importanza dello stimolo e del rinforzo positivo o negativo; Scarsa rilevanza dei processi mentali che elaborano e percepiscono lo stimolo (la mente non è indagabile, ma una black box); Scarsa importanza ad aspetti affettivi e motivazionali; Molta importanza alla ripetizione e all'uso meccanico delle regole ecc.

METODO. Declina operativamente quello che postula l'approccio. Definisce a priori (prima di entrare in classe) i contenuti della lezione, come si sono presentati quale tipo di lavoro a favorire (da solo, in gruppo ecc.) quale spazio dare la correzione, all'affettività ecc. Il metodo dipende anche dalle inclinazioni e delle convinzioni personali dell'insegnante, che adotterà istintivamente un certo metodo piuttosto che un altro. Es. uso di testi e note in cui compaiono le strutture oggetto di insegnamento (e, quasi, solo quelle); minore importanza lessico e al contesto; Scarsa affettività; scarsa creatività e molta ripetizione ecc.

TECNICHE: ciò che di concreto si fa in classe. Esercizi favoriti, metodi correttivi, più o meno enfasi sull'errore, uso delle tecnologie, rapporto con gli studenti eccetera. Es. fill in the gaps, esercizi di ripetizione; scarsa creatività; scarso ancoraggio a esempi contestuali, ripetitività mnemonica

29/09

Coordinate per l’apprendimento di una l2

Vecchia prospettiva: L’insegnamento determina l’apprendimento (insegno x – > apprendo x, altrimenti significa che non mi sono impegnato abbastanza; l’insegnante domina, propone, organizza e gli studenti stanno attenti, fanno i compiti, si impegnano per diventare bravi).

Tale prospettica ha una base comportamentista (behaviourism, Skinner 1957), per cui l’apprendimento linguistico non è che l’acquisizione di nuovi abitudini sensomotorie (di fonazione, pronuncia, ascolto e scrittura) derivate dall’associazione di uno stimolo alla risposta.

• L’apprendimento comportamentista si basa sull’imitazione (apprendo ripetendo uno stimolo, con una certa frequenza e ricevendo un feedback esterno che rinforza il processo (feedback positivo per promuovere giusto comportamento e punizione in caso di errore).

• in glottodidattica:

• totale attenzione alle strutture grammaticali, soprattutto morfologia, e non al lessico.

• es. di manipolazione (es. dall’inf. formare l’impf), fill in the gaps.

• ripetizione di suoni (fonetica)

• testi non autentici

• lavoro incentrato sulle divergenze tra L1 e L2.

• importante il REWARD

Prospettiva moderna: Le scelte metologiche e pratiche debono essere orientate dalle modalità di acquisizione linguistaica spontanee e fattori che sottostanno al loro funzionamento (meccanismi cognitivi, affettività, tempi evolutivi etc.). = si parte da quello che lo studente sa già, in un rapporto di cooperazione.

*limiti acquisizionali: es. si impara prima a parlare di sé (quindi a coniugare alla 1° pers.); si impara molto più tardi a usare articolo LO perché “opaco” (=rapporto forma-funzione complesso), va praticato ogni giorno con o studente (il programma assomiglia più a una spirale che a un menù)

Ne consegue che l’insegnante:

• no potere assoluto perché non è unica fonte di sapere

• non tiene tutto il tempo per sé, ma sta anche al margine facendo da regista del corso: decide che cosa fare ma è pronto a a cambiare idea e facilita i processi acquisizionali.

Rivoluzione Cognitiva (Chomsky ’60-’80): teorie innatiste o generativiste.--> come fa a imparare un bambino con uno stimolo così ridotto e poco sistematico? La mente umana è dotata di una Grammatica Universale, CORE GRAMMAR, un LAD (Language acquisition device – che è un sistema di principi e regole comuni a tute le lingue e che sviluppa in modo indipendente dall’età, QI, istruzione del soggetto. Lo stimolo (input) non fa che accendere alcune di queste regole (quelle della lingua X) e lascia silenti quelle non pertinenti a questa lingua teoria dei principi e dei parametri.

Modularità del linguaggio, che è indipendente da altre facoltà cognitive (ragionamento logico, coordinazione, memoria etc.) nella L2, gli apprendenti partono con un settaggio di paranetri che è quello della L1, che vengono resettati (non sempre completamente) nel momento di scontro con la L2. Si inizia con elementi lessicali pieni, privi di marche morfologiche, che lentamente compaiono nell’eloquio (es. si impara prima mi chiamo perché veicola messaggio fondamentale, anche se non so ancora dire ti chiami). Rschio di FULL TRASFER se L1 e L2 sono simili.

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