Diritto civile e commerciale, Dispensa 2, Sintesi di Diritto Civile E Commerciale. Università degli Studi di Genova
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Diritto civile e commerciale, Dispensa 2, Sintesi di Diritto Civile E Commerciale. Università degli Studi di Genova

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L'IMPRESA L'imprenditore - l'imputazione dell'attività  di impresa.Fine dell'impresa, liquidazione, L'impresa familiare, Lo statuto dell'imprenditore commerciale,libro mastro, libro magazzino. L'azienda, I beni immater...
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Il legislatore però ha ritenuto ingiusto che in caso di fallimento i figli minori fossero sottoposti, oltre alle conseguenze patrimoniali del fallimento stesso anche a quelle personali decidendo che le sanzioni dell'iscrizione all'albo dei falliti e le incapacità (divieto di esercizio delle professioni di avvocato, notaio commercialista, farmacista etc.) che potrebbero perdurare tutta la vita se non sopraggiunge riabilitazione civile, colpiscano non il minore ma colui che effettivamente è stato il capo dell'impresa. Analogo il caso che invece trattarsi di potestà si tratti di tutela, con la differenza che in tal caso non vi è l'usufrutto legale Ancora l'art.424 c.c. equipara la disciplina dettata a proposito dei minori a quella degli interdetti (e la disciplina degli emancipati a quella degli inabilitati). b) Vediamo ora il caso dell'emancipato e dell'inabilitato . Nonostante l'art.424 le differenze sussistono. L'emancipato ai sensi dello art. 397 c.c. può: - iniziare un'attività di impresa con l'autorizzazione del tribunale (non solo continuarla) - compiere da solo gli atti che eccedono l'ordinaria amministrazione L'inabilitato invece può essere autorizzato solo a continuarne l'esercizio. Dibattuta è invece la questione se l'inabilitato debba come di regola anche in questo caso essere affiancato da una tutore per gli atti che competono l'amministrazione straordinaria. C'è chi nota la difficoltà di distinguere nell'impresa la differenza fra atti di ordinaria amministrazione e non. Altri trovano inopportuna tale amplia possibilità per il maggior rischio connesso all'impresa (a fortiori). Galgano invece ritiene che il caso vada risolto come da esplicita disposizione vista per gli emancipati. L'inabilitato può anch'egli compiere atti che eccedono l'ordinaria amministrazione perché ciò richiede l'efficace direzione dell'impresa stessa di cui è prevista la conduzione da parte sua c) Ancora il caso dell'interdetto . Poiché l'art.424 richiama il 320 agli interdetti si applicano le norme relative al minore ed anch'egli può soltanto continuare l'esercizio dell'impresa.

Si discute, forse accademicamente, se gli inabilitati e gli interdetti possano esercitare una impresa, alcuni negano, il Galgano invece sostiene che la qualifica di imprenditore (no status) dipende solo dall'effettivo esercizio di una attività. Dunque essi sono imprenditori anche se i loro atti sono annullabili in conformità della disciplina generale. L'inabilitato invece dovrà, se privo di autorizzazione, farsi assistere dal curatore. A proposito delle imprese agricole il legislatore tace e si deve dedurre, confortati dalla relazione ministeriale, che nel caso si applicano le norme generali su potestà, tutela e curatela cosicché l'impresa verrà esercitata in nome dell'incapace dall'esercente la potestà o dal tutore ma costoro, con notevole intralcio dovranno

chiedere autorizzazione al giudice tutelare per ogni atto eccedente l'ordinaria amministrazione.

A proposito della piccola impresa è da notare invece che essa non tollera la dissociazione fra titolare ed esercente, basti pensare che essa richiede l'esercizio personale dell'attività. Ne consegue che l'interdetto non potrà continuarne la titolarità come impresa piccola, neppure di fatto mancandone il requisito essenziale ma solo, eventualmente come impresa non piccola. Diverso il caso dell'inabilitato che potrà alternativamente: - farsi autorizzare all'esercizio - se non autorizzato richiedere l'autorizzazione del curatore ogniqualvolta debba compiere un atto eccedente la ordinaria amministrazione IV altri casi particolari:si tratta di caso dove vi è una sostituzione nella gestione dell'impresa per volontà di legge. L'attività di impresa è ex lege esercitata da persona diversa da quella a cui l'attività stessa è imputata.Il sequestro giudiziario ex art.670 c.p.c. che nel caso di controversia sulla proprietà o il possesso di impresa ne affida la gestione ad un custode temporaneamente fino a che non verrà deciso a chi spetti la titolarità dell'azienda. A quest'ultimo spetteranno gli eventuali utili conseguiti dal custode e graveranno le obbligazioni assunte. L'esercizio provvisorio dell'impresa del fallito da parte del curatore fallimentare ex art.90 legge fallimentare. Le attività e passività dell'impresa gestita dal curatore saranno attività e passività del fallito (ed saranno destinate alla soddisfazione dei creditori o a carico del patrimonio del fallito - massa attiva fallimentare -). L'amministrazione giudiziaria di società di capitali in seguito a gravi irregolarità. La nomina di un commissario governativo in casi analoghi per le cooperative o i consorzi. Si tratta sempre di casi in ci vi è dissociazione fra gestione e rischio dell'impresa, ma mancando un personale interesse al positivo andamento della attività si è provveduto in tutti i casi ad un controllo giudiziario per la responsabile conduzione. Diverso è il caso della preposizione institoria dove l'imprenditore conserva comunque la sua posizione di capo dell'impresa e quindi il massimo grado direttivo e si limita a rendere partecipe l'institore di tale potere. Una questione dibattuta è quella della possibilità da parte dell'imprenditore ditrasferire per contratto, grazie al principio dell'autonomia privata, la direzione dell'impresa (senza più esserne capo come nella preposizione institoria) ad un altro soggetto. Per lo più trattasi dei maggiori creditori di un imprenditore insolvente che nella convinzione di poter sollevare le sorti dell'impresa vogliono per loro stessi o per un terzo la direzione sotto minaccia del fallimento. Il Galgano considera tali pattuizioni nulle. Infatti solo chi dirige personalmente la propria impresa non è sottoposto a controlli esterni sulla responsabile conduzione (l'abbiamo testé visto) e in questo caso il controllo mancherebbe (il timore di perdere le somme date a credito

spesso porta ad una gestione rischiosa). Il Galgano non vede in tali contratti la realizzazione di un interesse meritevole di tutela ex art. 1322 c.c. essenziale alla validità del contratto. Inizio dell'impresa: Ai sensi dello art.2082 l'imprenditore è chi esercita… Dunque non è sufficiente per aversi impresa la volontà di intraprendere una attività ma occorre il suo effettivo esercizio. A tal fine è sufficiente anche un singolo atto che possa qualificarsi di impresa purché accompagnato da circostanze idonee a dimostrare che trattasi di atto che vuole precederne molti altri in modo da conferire all'attività quella durevolezza e continuità proprie del requisito della professionalità essenziale all'imprenditore. Ora chiediamoci quale siano tali circostanze idonee. Senza dubbio è circostanza idonea in tal senso l'eventuale presenza di una organizzazione aziendale. Eventuale perché sappiamo che può benissimo esistere imprese senza organizzazione e azienda. In tali casi la professionalità, e dunque l'impresa potrà dedursi solo dalla reiterazione degli atti. Nel caso di esistenza della organizzazione cosa significa atto di impresa ? Il Galgano riporta l'opinione prevalente per poi discostarsene : si distinguono di solito - Atti di organizzazione, per esempio l'acquisto di stigli, arredi, macchinari, decorazioni... - Atti dell'organizzazione, per esempio l'acquisto delle merce allo scopo della rivendita in una attività di vendita al pubblico. Si tratta di atti dell'organizzazione già anteriormente alla prima effettiva rivendita degli stessi. Per quanto riguarda gli atti dell'organizzazione non c'è dubbio che trattasi già di atti di impresa, come testimoniato dall'esistenza dell'organizzazione già costituita. A questo punto però, mentre la dottrina dominante esclude possano considerarsi atti di impresa gli atti di organizzazione il Galgano li considera già tali quando accompagnati dalla volontà di esercitare professionalmente l'attività. Volontà manifesta nella serie coordinata degli atti di organizzazione stessi (un solo atto di organizzazione non basta). Anche questi per Galgano sono atti diretti alla produzione (art.2082) perché ad essa finalizzati. In ciò confortato dalla giurisprudenza che ha considerato possibile atto di concorrenza sleale anche quello nei confronti di una attività ancora in organizzazione, riconoscendone dunque implicitamente la qualità imprenditoriale. Fine dell'impresa: Terminata la fase attiva dell'impresa segue la cosiddetta attività di liquidazione durante la quale l'imprenditore vende i beni che costituivano l'azienda e le rimanenze, etc. Il problema è di stabilire se anche l'attività di liquidazione sia attività di impresa in modo che con essa termini anche l'esercizio dell'impresa. La risposta oggi prevalente è che affinché l'impresa abbia termine occorre l'espletamento della liquidazione, nel senso che questi atti che lo privano dell'organizzazione siano sufficienti a dimostrare inequivocabilmente il suo intendimento di cessare l'attività (non occorre dunque che tutti i beni che potrebbero essere liquidati lo siano effettivamente).

Il problema è importante in considerazione dello art. 10 legge fallimentare la quale dispone : "l'imprenditore che, per qualunque causa ha cessato l'esercizio dell'impresa, può essere dichiarato fallito entro un anno dalla cessazione dell'impresa, se l'insolvenza si è manifestata anteriormente alla medesima o nell'anno successivo". Cosa deve considerarsi per cessazione dell'impresa ? L'impresa familiare L'art. 230 bis definisce l'impresa familiare come quella in cui prestano continuativamente attività lavorativa il coniuge dell'imprenditore, i suoi parenti entro il terzo grado, gli affini entro il secondo. Può trattarsi di qualsiasi tipo di impresa, piccola o grande. l'attività lavorativa dei familiari non deve svolgersi in virtù : - di un rapporto di lavoro subordinato - di un rapporto di società L'articolo è stato introdotto dalla riforma del diritto di famiglia del '75 per evitare casi di sfruttamento da parte dell'imprenditore dei propri familiari. Il legislatore avrebbe potuto, per tutelarli, imporre la stipulazione di un contratto di lavoro subordinato ma invece ha ritenuto più consona alla natura familiare la partecipazione dei familiari lavoratori ai profitti dell'impresa e alla sua gestione. Per volontà della legge il fatto di prestare continuativamente la propria attività lavorativa attribuisce ai familiari: diritti economici: 1) diritto al mantenimento per i familiari che già non lo avevano (figli maggiorenni, parenti e affini) 2) diritto di partecipazione agli utili dell'impresa in proporzione alla quantità e qualità del lavoro svolto 3) diritto sui beni acquistati con gli utili reinvestiti nella stessa proporzione 4) diritto su una quota dell'incremento dell'azienda compreso il maggior valore dell'avviamento sempre nelle stesse proporzioni diritti nella gestione: deliberazione a maggioranza dei familiari 1) sull'impiego degli utili e degli incrementi 2) sulla gestione straordinaria e sugli indirizzi produttivi dell'impresa 3) sulla cessazione dell'impresa (Galgano precisa : sulla cessazione del carattere familiare) 4) il diritto di partecipazione può alla cessazione della prestazione essere liquidato in denaro 5) con il consenso unanime dei partecipanti può essere ceduto ad altri componenti della famiglia Importante notare che l'impresa riamane individuale dell'imprenditore che mantiene il potere direttivo su dipendenti e familiari e a cui attiene pienamente la gestione ordinaria. Se egli compie atti di impresa senza la necessaria deliberazione dei familiari od in contrasto ad essa tali atti sono ugualmente validi salvo il diritto dei

familiari al risarcimento del danno. Infatti è lui ad essere di fronte ai terzi il titolare ed è dunque lui che in caso di insolvenza fallisce o che comunque risponde delle obbligazioni assunte. Con i familiari ha solo un rapporto interno e obbligatorio . Per questi ultimi l'unico rischio è di lavorare senza retribuzione o di vedere aggrediti dai creditori i beni aziendali. In base alla considerazione che il lavoro della moglie o della parente (e perché no marito e parente) casalingo, libera energie lavorative a favore dell'impresa si può leggere il primo comma dello art.230 bis laddove parla di lavoro prestato nella famiglia o nell'impresa familiare come attribuente diritti anche ai familiari che compiono tali attività casalinghe. Così taluna giurisprudenza e le norme fiscali.

Lo statuto dell'imprenditore commerciale L'insieme delle norme riguardanti esclusivamente gli imprenditori commerciali prende il nome di statuto. Si tratta delle norme al libro V, Titolo II, capo III suddivise in più sezioni. - La sezione prima e seconda riguarda l'obbligo dell'iscrizione nel registro delle imprese - La sezione terza la rappresentanza - La sezione quarta le scritture contabili - La sezione quinta le conseguenze dell'insolvenza L'iscrizione nel registro delle imprese L'art.2188 c.c. prevede l'istituzione del registro delle imprese. Ai sensi dello art.2169 ogni imprenditore commerciale dovrebbe denunciare per l'iscrizione in esso, entro 30 gg. dall'inizio dell'impresa:

1. cognome e nome 2. ditta 3. oggetto dell'impresa e sede 4. generalità di institori e procuratori 5. successivamente chiedere l'iscrizione delle modificazioni di quanto sopra

della cessazione dell'impresa L'art.2193 c.c. riguarda invece gli effetti della trascrizione: - presunzione iuris tantum di ignoranza da parte dei terzi dei fatti non iscritti - presunzione iuris et de iure di conoscenza da parte dei terzi di quanto iscritto La tenuta delle scritture contabili Ai sensi dello art.2114 c.c. l'imprenditore commerciale (che non sia piccolo imprenditore) deve tenere obbligatoriamente: - il libro giornale - il libro degli inventari - le scritture contabili richieste dalla natura e dalle dimensioni dell'impresa - per ciascun affare gli originali delle lettere, dei telegrammi e delle fatture spedite

Ai sensi invece dello art.2220 le scritture devono essere conservate per 10 anni dalla data dell'ultima registrazione; per lo stesso periodo devono essere conservati gli originali e copie delle lettere, dei telegrammi e delle fatture. La funzione di tale obbligo è quello di costituire uno strumento di controllo sulla attività degli imprenditori nell'interesse principale dei creditori per provare l'esistenza delle loro pretese e accertare la consistenza del patrimonio del fallito. Tuttavia la documentazione è affidata alla cura esclusiva dell'imprenditore senza controlli esterni che avvengono solo nell'estremo caso di dissesto. Solo allora interverranno delle sanzioni. - chi ha tenuto irregolarmente le scritture o non le ha tenute nei tre anni precedenti il dissesto: bancarotta semplice - chi ha distrutto, falsificato o tenuto le stesse in modo da trarne vantaggio per sé o altri: bancarotta fraudolenta - chi non ha tenuto regolare contabilità non è ammesso al concordato preventivo e alla amministrazione controllata unico caso di controllo esterno si ha per le società quotate in borsa. Libro giornale: ai sensi dello art.2216 c.c. deve indicare, giorno per giorno, le operazioni relative all'esercizio dell'impresa. E' però possibile che le annotazioni avvengano giorni diversi dalle operazioni e una possa racchiuderne molte omogenee della giornata (es. incasso della giornata nei negozi di vendita al minuto) Libro degli inventari: deve contenere l'indicazione e la valutazione delle attività e passività dell'imprenditore relative all'impresa, nonché delle attività e delle passività dell'imprenditore estranee all'impresa (evidentemente ai fini art. 2740). Si deve chiudere col bilancio e il conto profitti e perdite deve mostrare con evidenza e verità gli utili conseguiti e le perdite subite Altre scritture contabili: relazionate alla natura e alle dimensioni dell'impresa sono: il libro mastro in cui le operazioni non sono indicate cronologicamente ma a campo il libro cassa registrante entrate ed uscite in danaro il libro magazzino delle entrate ed uscite merci A proposito della loro regolarità si distingue: regolarità estrinseca: dipendente dall'osservanza artt.2215, 2216, 2217: - il libro giornale e degli inventari devono essere numerati o bollati in pagina dal cancelliere del tribunale o dal notaio, con indicazione dell'ultima pagina (numero fogli) - il libro giornale deve essere annualmente vidimato

- l'inventario deve essere sottoscritto dall'imprenditore e presentato entro tre mesi per la vidimazione regolarità intrinseca: imposta dallo art.2219 implicante ordinata contabilità senza spazi bianchi, interlinee, trasporti in bianco o cancellature Per tali scritture il codice parla di libri implicando in questi casi la rilegatura saldata. Non così per le altre scritture contabili che potranno essere tenute in ogni modo. Le scritture contabili come mezzo di prova: Il principio generale è quello della segretezza. Infatti solo per le società di capitali e per quelle cooperative sussiste obbligo ex art.2435 di rendere pubblici i propri bilanci. Prova contro l'imprenditore: I terzi acquistano nei confronti dell'imprenditore il diritto di conoscere i fatti interni all'impresa attraverso le scritture contabili solo nel corso di un giudizio civile instaurato fra essi e l'imprenditore come mezzo di prova. Tuttavia ancora si sente la cura della riservatezza dell'imprenditore: L'art. 2711 dispone che la comunicazione integrale delle scritture può essere ordinata dal giudice solo in tre casi :

controversie relative allo scioglimento delle società alla comunione dei beni alla successione mortis causa

mentre negli altri casi i libri vengono esibiti solo per estrarne le registrazioni relative alle controversie in corso. Lo scopo è di facilitare per coloro che entrano in rapporto con l'imprenditore la soddisfazione delle proprie ragioni in quanto sono dispensati dai principi generali sull'onere della prova (art.2697) che impongono di provare i fatti che costituiscono il fondamento del diritto. E' sufficiente chiedere l'esibizione delle scritture dalle quali deve risultare la registrazione del debito. Prova a favore dell'imprenditore Art.2710 c.c. i libri bollati e vidimati nelle forme di legge, quando sono regolarmente tenuti, possono fare prova tra imprenditori per i rapporti inerenti l'esercizio dell'impresa Nessuna efficacia probatoria hanno tali libri nei rapporti con chi non è imprenditore e in particolare con gli utenti dell'impresa. Nei confronti dei non imprenditori però i libri contabili possono (art. 634 c.p.c.) fargli ottenere un decreto ingiuntivo, salva la possibilità per il debitore di proporre opposizione al decreto stesso instaurando un processo di cognizione dove per l'imprenditore valgono i principi generali sull'onere della prova. La stessa possibilità è prevista anche per lo Stato e gli enti pubblici e i liberi professionisti intellettuali

(prova idonea: la parcella corredata dal parere della competente associazione professionale) La rappresentanza dell'imprenditore commerciale Fra i lavoratori dipendenti collaboratori dell'imprenditore di cui parla l'art.2094 c.c. si distinguono (art.2095) dirigenti, impiegati e operai. A tutti i livelli della gerarchia dell'impresa viene tuttavia prestato un tipo di lavoro, detto gestorio che implica la possibilità di agire per conto e in nome dell'imprenditore trattando sistematicamente in rapporto con i terzi. Per tale lavoro non è infatti sufficiente, secondo i principi generali, un mandato senza rappresentanza, occorre una procura (art.1392 c.c.) Tuttavia in base ai principi generali un tale sistema mal si adatta all'impresa sottoponendo a grande insicurezza i terzi. Infatti sebbene il terzo possa chiedere ai sensi dell'art.1393 al rappresentante di giustificare i suoi poteri non sempre la procura deve essere per atto scritto. C'è dunque il rischio di trattare con un falsus procurator o mandante senza rappresentanza senza poter avere rapporti e nulla poter pretendere dall'imprenditore. A tal fine, nel campo dell'impresa, si è stabilita una deroga dei principi generali in materia di rappresentanza. Già l'art.1400 rinvia a speciali forme di rappresentanza per le aziende agricole e commerciali. tale speciale sistema di rappresentanza è in realtà anche interesse dell'imprenditore che desidera concludere più affari possibili e può far ciò solo attraverso dei collaboratori dotati di sufficiente potere con cui i clienti siano ugualmente sicuri. Cosicché si è stabilito che determinati ausiliari dell'imprenditore possano agire anche in nome suo, non in virtù di una procura per dichiarazione di volontà, bensì hanno come fonte del loro potere la volontà della legge che alla loro posizione nell'impresa collega la loro possibilità di agire in nome e per conto dell'imprenditore in modo commisurato alle loro mansioni. Una specifica dichiarazione dell'imprenditore è necessaria solo quando si limiti il potere dell'institore. Invece la cosiddetta revoca della procura in realtà è la perdita del potere che si ha con la perdita della mansione nell'impresa, della cessazione della carica. Institore e procuratore e commesso artt.2203-2213 c.c. Ricordiamo solo che trattasi di poteri di rappresentanza commisurato alle mansioni svolte nell'impresa. Riguardo ai commessi si ricorda che i poteri di rappresentanza possono essere ridotti dall'imprenditore come ammette, ma per il Galgano con linguaggio improprio, l'art. 2210 facendo "salve le limitazioni contenute nell'atto di conferimento della rappresentanza. Esse tuttavia per essere opponibili ai terzi devono essere portate a loro conoscenza con mezzi idonei (per esempio con avvisi affissi ai locali dell'impresa). Imprese agricole:

I principi sopra esposti riguardanti lo speciale sistema di rappresentanza valgono solo per le figure di institore, procuratore e commesso nell'ambito dell'impresa commerciale. Per ogni altro soggetto che agisca in nome dell'imprenditore commerciale diverso dai precedenti valgono le regole generali del libro quarto del codice. Lo stesso libro quarto regola i casi di rappresentanza, tutti, al di fuori dell'impresa commerciale. In particolare per le impresa agricole l'art.2138 dispone che i poteri dei dirigenti preposti all'esercizio dell'impresa agricola e quelli dei fattori di campagna, se non sono determinati per iscritto dal preponente, sono regolati dagli usi. Il concetto di imprenditore (art.2082): chi esercita professionalmente una attività economica organizzata al fine della produzione e dello scambio di beni o di servizi. Non sono imprenditori professionisti intellettuali e artisti. L'attività deve avere carattere stabile, abituale, non occasionale, deve essere fonte ordinaria di reddito dell'imprenditore, attività a scopo di lucro; può essere imprenditore privato o ente pubblico. L'attività produttiva deve alimentarsi con i suoi stessi ricavi, in condizioni di pareggio di bilancio, senza erogazioni a fondo perduto Imprenditore commerciale e imprenditore agricolo: è imprenditore agricolo (art.2135) chi esercita un'attività diretta alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, all'allevamento del bestiame e attività connesse Non è necessaria la tenuta delle scritture contabili, non sono previste la soggezione al fallimento e l'iscrizione al registro delle imprese. Sono attività commerciali produzione, trasporto, attività intermediaria, bancaria, assicurativa e altre ausiliarie a queste. Le attività agricole sono tali in quanto includono, tra i fattori produttivi, la terra. Non è imprenditore agricolo chi pratica l'allevamento di animali da pelliccia, non costituendo sfruttamento del fondo. Il piccolo imprenditore (art.2083): Sono piccoli imprenditori i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli commercianti e coloro che esercitano un'attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia. Gode delle stesse agevolazioni dell'imprenditore agricolo Il lavoro nell'impresa Liste di collocamento (Ufficio provinciale di collocamento) Il lavoratore si obbliga mediante retribuzione a collaborare nell'impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell'imprenditore (art.2094) che è il capo dell'impresa e da lui dipendono gerarchicamente i suoi collaboratori. Gli strumenti di lavoro sono forniti dall'imprenditore, eccetto nel caso del lavoro a domicilio. Il corrispettivo è la retribuzione/salario. E' possibile la retribuzione a cottimo. I lavoratori non sono considerati come produttori, il risultato del lavoro subordinato appartiene all'imprenditore. I lavoratori sono per l'imprenditore uno dei fattori di produzione, il contratto di lavoro è "vendita di forza lavoro".

Il conflitto tra opposti interessi è regolato in primo luogo dai contratti collettivi, vincolanti per le parti. E' riconosciuto il diritto di sciopero (astensione collettiva dalla prestazione senza che ciò comporti inadempimento del contratto di lavoro) Statuto dei lavoratori: L.300/70 Contratto di lavoro a tempo determinato o a tempo indeterminato L'imprenditore e il rischio d'impresa L'imprenditore può essere chiamato a rispondere dei debiti dell'impresa con tutti i suoi beni presenti e futuri ed è soggetto al fallimento. E' imprenditore il soggetto nel nome del quale l'impresa è esercitata, l'imprenditore occulto agendo attraverso un prestanome non risponderà per l'impresa e non sarà neanche considerato imprenditore (è un mandato senza rappresentanza), l'imprenditore è il prestanome anche se non esercita alcun potere e non percepisce alcun utile, la spendita del nome è sufficiente Lo statuto dell'imprenditore commerciale (art.2195) L'impresa del minore può essere proseguita con autorizzazione del tribunale, non iniziata dai genitori con i beni dei figli. Come per il minore è per l'interdetto; il minore emancipato può esercitare un'impresa commerciale. E' obbligatoria la tenuta delle scritture contabili La rappresentanza commerciale Institore: colui che è preposto dal titolare all'esercizio di un'impresa commerciale, al vertice della gerarchia dei dipendenti, subordinato al solo imprenditore. Può compiere tutti gli atti previsti dal contratto e stare in giudizio in nome del preponente Procuratori: coloro che in base a rapporto continuativo compiono atti d'esercizio dell'impresa, pur non essendo preposti ad essa, hanno poteri decisionali entro direttive generali Commessi: dipendenti privi di funzioni direttive, poteri di rappresentanza commisurati alle mansioni

L'azienda

Impresa e azienda, la prima è attività economica organizzata al fine della produzione e dello scambio di beni o servizi, la seconda è il complesso dei beni organizzati dall'imprenditore per l'esercizio dell'impresa (rapporto mezzo  fine) La qualità di bene aziendale dipende dalla destinazione data al bene dall'imprenditore La successione nei rapporti relativi all'azienda ceduta: Il trasferimento dell'azienda non comporta solo il trasferimento della proprietà dei beni aziendali ma anche dei contratti che permettevano all'alienante il godimento dei beni aziendali. La successione opera per tutti i contratti stipulati dall'alienante, si evita di spezzare l'unità economica dell'impresa. E' necessario il consenso del contraente ceduto che può recedere se sussiste giusta causa. I contratti personali sono intrasmissibili (quelli in cui sono importanti le qualità personali). La successione riguarda i contratti a prestazioni corrispettive non interamente eseguite, i crediti e i debiti dell'azienda ceduta e altre obbligazioni da fatto illecito attinenti all'azienda. L'avviamento e il divieto di concorrenza:

Divieto di concorrenza della durata di 5 anni per l'alienante  avviamento soggettivo, dipendente dalle doti personali dell'imprenditore. Avviamento oggettivo intrinseco nell'organizzazione aziendale, è l'attitudine a produrre reddito, la capacità di profitto. L'avviamento è una qualità dell'azienda, non un bene a sé stante, il valore corrisponde alla capitalizzazione del profitto, è il plusvalore dell'azienda. Patti di durata superiore sono validi purché non impediscano ogni attività professionale all'alienante

L'imprenditore e il mercato

La libertà di iniziativa economica (art.41 Cost.) Separato riconoscimento costituzionale a proprietà privata e libertà di iniziativa economica privata

- Limiti all'iniziativa economica privata in contrasto con l'utilità sociale, con la sicurezza, con la libertà o la dignità umana

- La legge fissa programmi e controlli per indirizzare e coordinare l'attività economica

- Attività economiche pubbliche in concorrenza con le private - (Nazionalizzazione di imprese per fini di utilità generale)

La libertà di concorrenza Uguale libertà di iniziativa economica per ciascuno  libertà di concorrenza Le idee organizzative a differenza delle opere dell'ingegno e delle invenzioni industriali, non sono beni suscettibili di proprietà. Non c'è diritto esclusivo perché sarebbe in contrasto con il principio della libera concorrenza Monopoli: la legge 187/90 si propone di reprimere l'abuso di posizioni monopolistiche (accogliendo le direttive europee) Nazionalizzazione Gli imprenditori possono rinunciare, per contratto, alla libertà di concorrenza. Intese e Cartelli sono limitati nell'interesse della libertà dell'imprenditore di non essere privato di autonomia. Le intese sono state vietate con il Trattato istitutivo della CEE (le condizioni di divieto sono espressamente previste) Consorzi: contratti mediante i quali più imprenditori istituiscono una organizzazione comune per la disciplina o per lo svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese (diversamente dai cartelli, qui si dà vita ad una organizzazione comune che nei cartelli non c'è) Le deliberazioni sono prese a maggioranza, la durata del contratto è 10 anni, per modificare il contratto occorre l'unanimità. Il consorzio può assumere la configurazione giuridica come una società Limiti legali della concorrenza: non deve ledere gli interessi dell'economia nazionale e deve svolgersi nei limiti della legge Rimane la riserva dello Stato su determinate attività economiche (molte sono state privatizzate negli ultimi anni), la legge determina categorie di attività subordinate a concessione o autorizzazione

I prezzi possono essere imposti per legge, il Comitato interministeriale prezzi assieme a comitati provinciali ne assume la vigilanza La repressione della concorrenza sleale Sono considerati mezzi sleali:

- Atti idonei a creare confusione con i prodotti e con l'attività di un concorrente, è illecita anche l'imitazione servile

- Atti di discredito - Ogni altro mezzo non conforme alla correttezza professionale

Gli atti di concorrenza sleale sono fatti illeciti, in via eccezionale non occorre la prova del dolo o della colpa né il danno all'imprenditore concorrente, è sufficiente l'idoneità dell'atto a cagionare un danno Azione di inibizione mirante a impedire la continuazione nel futuro di atti di concorrenza sleale Azione di rimozione tendente alla distruzione delle cose nelle quali la concorrenza sleale si è estrinsecata La colpa si presume, è il danneggiante che deve provare di aver agito senza colpa. L'azione per la repressione della concorrenza sleale può essere promossa anche dalle Camere di Commercio

I beni immateriali I diritti degli autori delle opere letterarie ed artistiche, opere dell'ingegno, e i diritti degli autori di invenzioni industriali presentano per alcuni aspetti fondamentali una analogia di struttura: - sono disposti per promuovere il progresso culturale ed industriale - sono in entrambi i casi diritti morali e diritti patrimoniali - vanno coordinati con il diritto di proprietà sulle singole cose (corpus mechanicum) nelle quali l'opera stessa è coordinata fonti giuridiche in tale materia oltre al codice : legge del 1941 n. 663 modificata nel '79 Opera dell'ingegno: Art.2575 c.c. opere di carattere creativo che appartengono alle scienze, alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all'architettura, al teatro e al cinema, quale che ne sia il modo o la forma di espressione In seguito aggiunte le opere fotografiche e quelle espresse con procedimento analogo Esse possono essere applicate all'industria, tuttavia l'opera dell'ingegno deve poter essere scindibile dalla applicazione industriale come oggetto suscettibile di godimento estetico e culturale nuovo. Il disegno di una carrozzeria di automobile non lo è, la combinazione di linee e colori commissionata dall'industriale di tessuti ad un pittore si. Neppure può trattarsi di opera decorativa priva di ricerca di novità espressiva Per ciò sono impropriamente artistiche le realizzazioni dell'artigianato di modelli o disegni ornamentali. Non

occorre evidentemente un sommo grado di creatività e genialità : il diritto non giudica e critica. Invenzione industriale: Sono i ritrovati della tecnica che presentano i caratteri della originalità e della novità e che siano suscettibili di avere una applicazione industriale, come: 1. nuovi metodi di lavorazione, nuove macchine o comunque nuovi strumenti per la produzione Se il metodo o processo di fabbricazione industriale è diretto ad ottenere un prodotto industriale nuovo, il brevetto si estende anche al prodotto ottenuto e ogni prodotto identico si presumerà, fino a prova contraria, ottenuto con il metodo o processo brevettato. 2. nuovi prodotti industriali 3. applicazioni tecniche di nuovi principi scientifici se suscettibili di immediati risultati industriali e il diritto di esclusiva riguarderà per es. la macchina in grado di utilizzare una nuova fonte di energia e non il principio scientifico o la fonte stessa. si discute se una nuova sostanza chimica, brevettata per un determinato impiego, possa essere usata per un altro. Non sono invece invenzioni: - le scoperte, le teorie scientifiche e i metodi matematici - i piani, i principi e i metodi per attività intellettuali, per gioco o per attività commerciali e i programmi per elaboratori (la protezione del software è quella delle opere dell'ingegno) - le presentazioni di informazioni Infine è da dire che l'invenzione industriale deve avere necessariamente i requisiti della novità e industrialità:Industrialità:applicabilità all'industria Novità:o anche originalità o novità intrinseca. E' l'apporto creativo sottolineato dalla norma che stabilisce che una invenzione è tale se, per una persona esperta del ramo, essa non risulta in modo evidente dallo stato della tecnica. Ossia si richiede che non sia già accessibile al pubblico con la sua descrizione, anche solo orale. invenzioni di traslazione: si applica il trovato in un nuovo settore per risolvere un problema Invenzioni di combinazione: risultanti dal coordinamento originale ed ingegnoso di elementi e mezzi già conosciuti Invenzioni di perfezionamento: risoluzione in forma diversa e più conveniente di problemi tecnici già risolti Invenzioni dipendenti: implicano l'utilizzazione di una precedente invenzione e necessitano della autorizzazione del titolare del precedente brevetto. Il diritto morale e il diritto patrimoniale:

Opere dell'ingegno e invenzioni industriali non sono, giuridicamente dei beni, non trattandosi di cose. Essi possono essere considerati quali beni immateriali Tale bene immateriale non è da confondere con il substrato materiale cui è necessariamente collegato, il corpus mechanicum, le singole copie del libro per es. Sul bene immateriale sono riconosciuti al suo creatore due distinti diritti : un diritto morale di autore o di inventore e un diritto patrimoniale Il diritto morale è il diritto alla paternità dell'opera o dell'invenzione, cioè di esserne riconosciuto autore. Trattasi di diritto della personalità in quanto tale imperscrittibile, irrinunciabile ed intrasferibile. Dopo la morte dell'autore il diritto morale può essere fatto valere senza limiti di tempo dal coniuge, dai figli o in mancanza da ascendenti e discendenti (indipendentemente dalla loro qualità di eredi in quanto trattasi di diritto intrasferibile). Lo scopo è di tutelare l'interesse famigliare. Compresi nel diritto morale: - il diritto di inedito (di non pubblicare l'opera) - il diritto di opporsi a modificazioni della stessa pubblicata - il diritto di ritirare l'opera dal commercio qualora sussistano gravi ragioni morali, salvo l'indennizzo dovuto a chi abbia acquistato il diritto alla utilizzazione commerciale dell'opera. Il diritto patrimoniale è il diritto esclusivo all'utilizzazione economica dell'opera o dell'invenzione. In senso traslato ed improprio si parla di diritto di proprietà su bene immateriale che ne consente la facoltà di goderne e disporne in modo esclusivo (art.832). Può essere oggetto di pegno. Tale diritto è in ogni caso trasferibile. Esso può formare oggetto di: - trasferimento della titolarità del diritto - concessione temporanea del godimento del diritto ferma restando la titolarità del medesimo da parte dell'autore o dell'inventore - il trasferimento o la concessione temporanea del godimento delle singole facoltà che ineriscono al diritto patrimoniale. Il contratto di edizione: non si tratta di un trasferimento del diritto ma di una concessione del godimento temporaneo, per una durata non superiore ai venti anni, dei diritti di utilizzazione dell'opera che l'editore si impegna a pubblicare e a mettere in commercio. Può riguardare anche un'opera non ancora creata ma non può riguardare tutte le opere o le categorie di opere di un autore senza limiti di tempo. Licenza di brevetto: è il contratto mediante il quale il titolare dell'invenzione (sia egli l'inventore od il cessionario di questo) costituisce sull'invenzione un diritto, reale o personale (ed avremo allora qualcosa di simile all'usufrutto o alla locazione), a favore di altri che consente loro l'uso esclusivo (licenza esclusiva) o l'uso non esclusivo (licenza personale, che lascia sussistere l'uso dell'invenzione da parte del titolare del brevetto). Il licenziatario ha l'obbligo, non la semplice facoltà di attuare l'invenzione, e l'inadempimento di questa obbligazione può condurre alla risoluzione del contratto.

E' evidente che diritto morale e patrimoniale possono così avere titolari diversi. Quello patrimoniale è di solito acquistato da un imprenditore, quando non gli sia già attribuito all'origine in virtù del fatto che l'opera dell'ingegno sia stata realizzata in esecuzione di un contratto d'opera oppure nel caso dell'invenzione del lavoratore, dell'opera cinematografica o dell'opera collettiva. Un caso a parte è quello delle arti figurativedove l'artista crea simultaneamente l'opera dell'ingegno e in un unico esemplare il corpus mechanicum. In tal caso l'imprenditore acquista dall'artista il bene materiale a cui l'opera dell'ingegno è inseparabilmente collegato. All'autore spetta una percentuale sul prezzo della prima vendita pubblica e sul maggior valore che l'opera abbia conseguito nelle successive vendite pubbliche. Acquisto e protezione del diritto patrimoniale: I diritti morali e patrimoniali sulle opere dell'ingegno sorgono in capo all'autore al momento stesso della creazione dell'opera. I diritti morali e patrimoniali sulle invenzioni industriali si conseguono nel momento in cui si consegue il brevetto per l'invenzione con effetti però che decorrono dalla data della domanda. L'ideazione dell'invenzione attribuisce solo il diritto ad ottenere il brevetto. Fra più autori della medesima invenzione prevale chi per primo ha fatto domanda di brevetto Tuttavia è concessa una tutela anticipata e provvisoria: L'inventore gode della medesima protezione di quella che consegue alla concessione del brevetto: - decorsi 18 mesi dalla data di deposito della domanda - decorsi 90 giorni dal deposito se il richiedente ha dichiarato di volerla rendere immediatamente accessibile al pubblico - nei confronti delle persone cui è stata notificata la domanda stessa Ancora è protetto il preuso che consente, a chi ha fatto uso dell'invenzione entro la propria azienda nei 12 mesi anteriore alla data di deposito della domanda altrui di continuarne l'uso potendo, col trasferimento dell'azienda stessa, trasferire il diritto di preuso stesso. Il brevetto è concesso da un organo dello stato: l'Ufficio centrale dei brevetti. In Italia, a differenza che in altri paesi, la concessione non è preceduta da un esame tecnico dell'invenzione e della sua novità. Vi è un solo controllo formale e quello sostanziale si limita a respingere domande per invenzioni manifestamente carenti di originalità e novità. Chi voglia essere tutelato in più nazione deve anche li fare relativa domanda salva la possibilità di valersi dell'Ufficio brevetti europeo di Monaco o del trattato di cooperazione brevettuale di Washington. Galgano qui sostiene che il brevetto non ha effetto costitutivo del diritto ma crea solo la presunzione iuris tantum della titolarità e della validità del brevetto.

Si noti che non possono essere brevettati i metodi per il trattamento chirurgico, terapeutico e diagnostico del corpo umano e animale, né si possono brevettare invenzioni la cui attuazione sia contraria all'ordine pubblico o al buon costume. Il brevetto attribuisce la facoltà esclusiva di attuare l'invenzione e di trarne da essa profitto. L'esclusiva non si estende agli atti compiuti in ambito privato per fini non commerciali o in via sperimentale. L'esclusiva del commercio si esaurisce però una volta che il prodotto sia stato posto in vendita per rispetto al libero commercio e rendendo con ciò possibile il fenomeno delle importazioni parallele. limitata è invece la protezione delle varietà vegetali. L'esclusiva è solo sul materiale di propagazione e di riproduzione e non dal prodotto sviluppatosi. Solo il titolare del brevetto può vendere il seme brevettato ma chiunque può, una volta acquistato, utilizzarlo per la coltivazione e rivendere i prodotti. Durata: mentre il diritto morale ha in ogni caso durata perpetua, il diritto patrimoniale sulle opere dell'ingegno e sulle invenzione è limitato perché, evidentemente, reca pregiudizio , come ogni situazione di monopolio, all'interesse generale. Il diritto patrimoniale sulle opere dell'ingegno dura 50 dopo la morte dell'autore dopo di che diviene di pubblico dominio Il diritto patrimoniale sulle invenzioni dura 20 anni dal deposito della domanda, ma si perde anche prima, per mancato sfruttamento dell'invenzione per tre anni dalla concessione di brevetto o dal mancato pagamento della tassa annuale di brevetto. Tutela: al titolare del brevetto e al licenziatario spettano, contro chi sfrutti abusivamente l'invenzione: - l'azione di contraffazione, che mira ad ottenere una sentenza che inibisca l'ulteriore sfruttamento abusivo, la rimozione o la distruzione dei mezzi usati per la contraffazione e dei prodotti contraffatti - l'azione di risarcimento dei danni, che il giudice può determinare anche in rapporto a eventuali contraffazioni future Nel corso del giudizio è possibile ottenere una sentenza provvisoriamente eseguibile con provvedimento cautelare. Ancor prima della instaurazione del giudizio si può ottenere dal giudice la descrizione o il sequestro degli oggetti prodotti illegittimamente. Non possono essere sequestrati ma solo descritti gli oggetti esposti in fiera su domanda di chi sia già titolare del brevetto Nullità: la sentenza che dichiara la nullità ha effetto retroattivo ma non pregiudica i contratti aventi per oggetto l'invenzione nella misura in cui sono già stati eseguiti, salvo sia stabilito un equo compenso. E' possibile che la sentenza disponga la conversione del brevetto Gli atti, le sentenze, le relative domande giudiziali concernenti i brevetti nazionali per l'invenzione sono resi pubblici attraverso trascrizione presso l'Ufficio centrale brevetti.

con l'evidente scopo di rendere opponibili ai terzi trasferimenti e sentenze e di stabilire la preferenza fra più acquirenti il medesimo diritto dallo stesso avente causa, nonché a determinare la continuità dei trasferimenti. Licenza obbligatoria, cosiddetta in modo improprio: meglio licenza coattiva in quanto fonte del rapporto è un atto amministrativo. E' concessa dal ministro dell'industria qualora entro 3 anni dal rilascio del brevetto o 4 dal deposito della domanda l'invenzione non sia stata attuata o lo sia stata in misura inadeguata ai bisogni della collettività e il titolare del brevetto si sia rifiutato di rilasciarne licenza a condizioni eque o del suo rifiuto di dare licenza a chi voglia ottenere una invenzione dipendente. Vediamo ora il caso in cui titolare del diritto patrimoniale sul bene immateriale è fin dall'inizio un imprenditore: Invenzione del dipendente: Si pensi al caso dei laboratori di ricerca dove spesso équipe di ricercatori hanno lo specifico compito di elaborare nuove invenzioni. Qui il diritto morale rimane a chi effettivamente è inventore, quello patrimoniale è attribuito al datore di lavoro. Ma il dipendente deve effettivamente essere stato preposto all'attività inventiva (se ciò non è stato fatto esplicitamente lo si può dedurre dalla sua retribuzione). Altrimenti si distingue: 1. l'invenzione è stata fatta nell'esecuzione di un contratto di lavoro senza che fosse prevista e quindi preventivamente retribuita l'attività inventiva. Allora l'inventore ha ulteriore diritto ad equo premio. 2. l'invenzione è stata compiuta dal dipendente fuori dall'esecuzione di un contratto di lavoro ma nel campo di attività dell'azienda in cui l'inventore è addetto. in tal caso i diritti patrimoniali e morali spettano all'inventore ma l'imprenditore ha diritto di prelazione per l'uso e l'acquisto del brevetto di cui il dipendente voglia eventualmente disporre.

E' il caso di trattare congiuntamente la disciplina delle opere comuni o collettive: Opera comune: è comune a più persona l'opera creata con il loro contributo inscindibile e in distinguibile (più autori del medesimo trattato o della medesima composizione musicale, opere cinematografiche). - Il diritto patrimoniale appartiene ai coautori in comunione fra loro e si determina in base alla vita del coautore che muore per ultimo - Il diritto morale individualmente a ciascuno degli autori Per modifiche e pubblicazione occorre il consenso di tutti Per quanto riguarda le opere cinematografiche esse sono considerate opere comuni a più autori (soggettista, sceneggiatore, autore della colonna musicale , regista etc.) ma il diritto patrimoniale d'autore spetta solo al produttore. Opera collettiva: consiste nella scelta e nel coordinamento di opere aventi autori diversi aventi ciascuna carattere di creazione autonoma (es. riviste, giornali, enciclopedie).

Autore dell'opera collettiva è considerato chi organizza e dirige la creazione dell'opera stessa, in genere il direttore della rivista o del giornale o il curatore dell'enciclopedia. Si noti che ciò che conta è chi effettivamente organizza e dirige quindi l'autore sarà considerato costui e non l'editore. I singoli collaboratori hanno facoltà di utilizzare la propria opera separatamente (salvo patto contrario). Nel caso dei periodici la pubblicazione non deve essere contemporanea, in quello delle opere diverse dai periodici gli estratti devono indicare l'opera dalla quale sono estratti e la data della pubblicazione e deve trattarsi di un volume dello stesso autore e non di un altra opera collettiva. Gli articoli di attualità, di carattere economico o politico possono liberamente essere riprodotti su altri giornali o periodici indicandone la fonte.

Modelli di utilità e disegni ornamentali I modelli di utilità sono invenzioni minori. Non creano una nuova macchina o strumento di lavoro ma valgono a conferire a macchine o a strumenti inventati da altri maggiore efficacia o maggiore comodità di impiego. Chi consegue il brevetto di modello di utilità ha diritti analoghi all'inventore ma di minore durata . il diritto patrimoniale dura solo 10 anni e si perde per mancato sfruttamento dopo un anno dalla concessione del brevetto. Spesso il confine fra invenzione e modello di utilità è labile e così frequentemente si chiede contemporaneamente il brevetto per entrambi. I disegni ornamentali, detti anche modelli, sono opere dell'ingegno minori applicati all'industria che danno linea, forma e colore a prodotti industriali. - Si distingue dal cosiddetto artigianato artistico perché i beni sono prodotti in serie - Si distingue dalle opere dell'ingegno per la totale funzionalità all'industria Sono equiparati ai modelli di utilità ma il diritto patrimoniale dura per 15 anni. Si è discusso sulla qualità delle singole parti della carrozzeria automobilistica per quanto riguarda i pezzi di ricambio. La Cassazione, concorde con la Corte di giustizia delle Comunità europee, ha ammesso la brevettabilità a tali componenti in concorso con la protezione derivante dalle norme sulla concorrenza sleale.

Interpreti ed esecutori di opere dell'ingegno Il diritto morale si esplica nella possibilità di opporsi alla diffusione o esecuzione della loro interpretazione o esecuzione quando possa essere di pregiudizio alla loro reputazione Il diritto patrimoniale come diritto al compenso equo nei confronti di chiunque abbia diffuso o riprodotto la loro interpretazione o esecuzione senza il loro consenso. Progettisti di ingegneria e di architettura: mentre i progettisti di architettura sono autori di opere dell'ingegno protette come tali gli autori di un progetto di ingegneria

che implica la soluzione originale di problemi tecnici (non basta l'impostazione del problema) non possono impedire che altri, senza il loro consenso realizzino il progetto salvo diritto ad equo compenso nei confronti di chi l'abbia realizzato a scopo di lucro. Hanno anche il diritto esclusivo di riproduzione dei piani e disegni del progetto.

Il Know-how e il trasferimento di tecnologia Definizione di Know-how: trattasi delle acquisizioni esclusive e segrete di un imprenditore su come produrre e scambiare, un insieme di conoscenze, esperienze, accorgimenti, non di dominio pubblico, di cui l'imprenditore ha fatto tesoro e che utilizza nella propria impresa con l'interesse a che nessuno ne venga a conoscenza, indipendentemente dalla brevettabilità degli elementi stessi. - è protetto penalmente in quanto segreto industriale (artt.622 e 623 c.p.) - è protetto civilmente dallo art. 2599 c. 3 c.c. in materia di concorrenza sleale La protezione è però relativa, non assoluta in quanto l'imprenditore può agire solo nei confronti di chi abbia carpito il segreto e non dei terzi venuti successivamente a conoscenza. Esso può formare oggetto di contratti. Si parla di cessione di Know-how o di trasferimento di tecnologia o di licenza di Know-how(contratto atipico vagamente simile ad una locazione ma il suo oggetto non è un bene): un imprenditore comunica ad un altro proprie conoscenze riservate sul modo di produrre o di scambiare autorizzandolo a ciò con l'obbligo di mantenere il segreto su quanto comunicato (e talvolta l'obbligo di produrre effettivamente). La durata è predeterminata. Di regola il corrispettivo è in percentuale (3 o 5 %) ma può anche essere accompagnata da una iniziale somma una tantum. Può accompagnarsi anche una licenza di marchio.

I segni distintivi

I segni distintivi hanno importanza per quanto attiene al rapporto fra imprenditori e consumatori, la ditta contraddistingue l'imprenditore, l'insegna l'azienda o i locali di essa, il marchio i prodotti posti in commercio dall'imprenditore Ditta: è il nome sotto il quale l'imprenditore esercita l'impresa Art.2563 c.c. L'imprenditore ha diritto all'uso esclusivo della ditta da lui prescelta. La ditta, comunque sia formata, deve contenere almeno il cognome o la sigla dell'imprenditore, salvo quanto disposto dall'art.2565 Con il cognome o sigla dell'imprenditore si vuole indicare l'imprenditore che ha originariamente creato l'impresa stessa, non colui ci è stata successivamente trasferita ex art.2565.

Il diritto all'uso esclusivo come dal I comma implica un obbligo di differenziazione specificato all'art.2564 Art.2564 c.c. Quando la ditta è uguale o simile a quella usata da un altro imprenditore e può creare confusione per l'oggetto dell'impresa o per il luogo in cui è esercitata, deve essere integrata o modificata con indicazioni idonee a differenziarla. Per le imprese commerciali l'obbligo dell'integrazione o modificazione spetta a chi ha iscritto la propria ditta nel registro delle imprese in epoca posteriore L'obbligo di differenziazione vale anche nei confronti di chi utilizzi il proprio nome civile in caso di omonimia. Vi è analogia fra il diritto alla ditta dell'imprenditore e diritto al nome della persona fisica. Tuttavia il secondo è diritto della personalità mentre il primo come diritto patrimoniale può essere soggetto ad atti di disposizione. Art.2565 c.c. La ditta non può essere trasferita separatamente dall'azienda. Nel trasferimento dell'azienda per atto tra vivi la ditta non passa all'acquirente senza il consenso dell'alienante. Nella successione dell'azienda per causa di morte la ditta si trasmette al successore, salvo diversa disposizione testamentaria Più che trasferimento della ditta il Galgano nota che dovrebbe dirsi trasferimento del diritto di utilizzazione della ditta. Dall'articolo si evince che tale trasferimento forma oggetto di autonoma negoziazione, occorrendo lo specifico ed espresso consenso dell'alienante. L'articolo è manifestazione dell'intento di contemperare due opposte esigenze:

1. L'esigenza del consumatore che ricollegando la ditta all'imprenditore fa assegnamento sulla fiducia creatasi sul nome di quest'ultimo. A tal fine il legislatore ha disposto l'intrasferibilità della ditta separatamente dall'azienda.

2. L'esigenza dell'imprenditore che vuole avere la possibilità di sfruttare economicamente il nome della ditta, la cui notorietà e fiducia presso i consumatori è frutto del lavoro di impresa. A tal fine non solo è disposto che il trasferimento della ditta formi oggetto di autonoma contrattazione ma anche che la ditta possa portare il nome dell'imprenditore che ha originariamente creato l'impresa stessa proteggendo così l'interesse degli imprenditori a che i consumatori restino ignari dell'eventuale trasferimento (in ogni caso se l'imprenditore è un altro restano tutelati dal fatto che l'organismo produttivo è il medesimo). L'equilibrio è, a giudizio del Galgano spostato a favore dell'imprenditore.

Tale sistema normativo è quindi compatibile con il contratto atipico di franchising che implica l'autorizzazione, dal produttore al distributore, di impiegare ditta, insegna e marchio dell'imprenditore produttore. Si noti che le norme sulla ditta si applicano sia alle imprese individuali che a quelle collettive. Il rimando dell'art.2567 per le società ai titoli V e VI vale per la ragione

sociale e la denominazione delle società, da non confondersi con la ditta e che , come osserva Galgano, si pongono sullo stesso piano del nome civile dell'imprenditore individuale. Così la società può avere, oltre alla ragione o denominazione sociale, una o più ditte corrispondenti alle sue imprese. Insegna: è il segno distintivo dell'azienda o dei locali dell'impresa. Ad essa si applica il principio di esclusività protetto dall'art.2564 (ex art. 2568). La dottrina e la giurisprudenza ritiene applicabile anche all'insegna il principio dello art.2565 sull'intrasferibilità separatamente dall'azienda e sul necessario consenso dell'alienante. Caratteristiche: 1.capacità distintiva: deve differenziarsi dalla denominazione generica dell'oggetto dell'impresa 2. può essere nominativa o emblematica Marchio: è il segno distintivo che gli imprenditori possono apporre sui prodotti che mettono in commercio (art. 2569 c.c.) Si parla di: Marchio di fabbrica se apposto sul prodotto dal fabbricante Marchio di commercio apposto dal rivenditore che non può però sopprimere il marchio del produttore Marchio collettivo usato da imprenditori appartenenti ad enti od associazioni costituiti al fine di garantire l'origine, la natura o la qualità di determinati prodotti Marchio di servizio usato per contraddistinguere attività di imprese che forniscono servizi (trasporti, comunicazioni, pubblicità, spettacoli ecc.)

Caratteristiche: - capacità distintiva per cui non deve consistere in un segno di uso generale e deve essere diverso (pur non molto) dalla denominazione comune e generica del prodotto - può essere denominativo o emblematico - deve presentare il requisito della novità rispetto ad altri marchi usati da altri Tutela: ciascun imprenditore ha diritto di valersi in modo esclusivo del marchio in modo assoluto corrispondente a quello goduto su ditta od insegna. A difesa può esercitare: - Azione inibitoria diretta ad impedire l'uso del suo marchio da parte dei contraffattori - Azione di rimozione volta alla distruzione dei marchi contraffatti - Azione di concorrenza sleale e di risarcimento dei danni Acquisto del diritto: In due modi: 1. conseguendo il brevettoper marchio di impresa presso l'Ufficio centrale dei brevetti previo accertamento dei requisiti ottenendo il cosiddetto marchio registrato.

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