Compendio di diritto costituzionale, Sintesi di Diritto. Università Roma Tre
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Compendio di diritto costituzionale, Sintesi di Diritto. Università Roma Tre

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Riassunto di diritto costituzionale. Lo stato: nozioni introduttive. Tesi di diritto costiuzionale.
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Diritto costituzionale

DIRITTO COSTITUZIONALE

I: LO STATO: NOZIONI INTRODUTTIVE

1. Potere politico

Il potere politico è un potere sociale che consente di imporre la propria volontà con la forza legittima.

Il potere sociale è individuato nel potere politico, potere economico e potere ideologico.

Il potere politico prevede l'utilizzo della forza per imporre la propria volontà, ma essa non basta, infatti

un soggetto rispetta le regole non solo ed esclusivamente perchè altrimenti viene sanzionato, ma anche

perchè è moralmente obbligato a farlo. Il potere politico quindi si basa sulla forza e sul principio di

giustificazione dello stesso, che si definisce legittimazione.

2. Lo stato

Lo stato moderno è un apparato centralizzato stabile, che ha il monopolio della forza legittima in un

determinato territorio, ed inoltre è composto da un organizzazione amministrativa in cui opera una

burocrazia professionale.

Lo stato esercita quindi una sovranità sul territorio. La sovranità è duplice inquanto è interna (lo stato è

sovrano nel proprio territorio), ed esterna (lo stato è indipendente daglia ltri stati). Si è discusso inoltre

su chi fosse veramente ad esercitare la sovranità sul territorio, e tre teorie si sono distinte: la teoria della

sovranità dello stato come persona giuridica, la teoria della sovranità della nazione e la teoria della

sovranità popolare. Nella seconda metà del 900 si è diffusa l'idea della sovranità del popolo come si

evince dalla nostra costituzione (art. 1 Cost) "la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle

forme e nei limiti della costituzione". Tuttavia la sovranità popolare non ha più le caratteristiche

dell'assolutezza, ma viene inserita in un contesto di rappresentanza, di costituzioni rigide e di

organizzazioni internazionali.

Come detto oltre ad esercitare una sovranità sul territorio lo stato è un organizzazione amministrativa in

cui opera una burocrazia professionale. Lo stato è quindi un apparato organizzato, l'unità organizzativa

di base è l'ufficio, alcuni uffici hanno competenze specifiche e vengono chiamati organi, cioè uffici

particolarmente qualificati. Gli organi si dividono in rappresentativi (eletti dal popolo ed: parlamento),

e burocratici (soggetti che prestano la loro attività allo stato, pur non eletti dal popolo). Si distinguono

inoltre gli organi attivi (deliberativi), consultivi (decisionali) e di controllo (verifica).

DIRITTO COSTITUZIONALE

II: FORME DI STATO

1. Forme di stato

Con l'espressione forma di stato si intende far riferimento al rapporto tra le autorità dotate di potestà

d'imperio e la società civile, nonchè i principi e i valori su cui si basa lo stato.

Con l'espressione forma di governo si intende far riferimento ai modi in cui il potere è distribuito tra gli

organi principali, e i rapporti che si instaurano tra essi.

Gli studiosi hanno effettuato diverse classificazioni sulle forme di stato e di governo, nelle prime

troviamo lo stato assoluto, lo stato liberale, lo stato a democrazia pluralistica, lo stato totalitario e lo

stato socialista, nel secondo riferendoci alle democrazie pluralistiche troviamo forma di governo

parlamentare, neoparlamentare, presidenziale, direttoriale, semipresidenziale. Analizziamo ora le

diverse forme di stato.

Stato assoluto: nasce tra il quattrocento e il cinquecento, e si caratterizza per il concentramento del

potere nelle mani del Re detentore del potere legislativo ed esecutivo, mentre il potere giudiziario è

esercitato da corti o tribunali da lui nominati.

Stato liberale: nasce tra la fine del settecento e gli inizi dell'ottocento, si diffonde in vari paesi come la

Francia, Inghiltere e USA in modi diversi.

Si caratterizza per:

-nascita di una economia di mercato basata sulla domanda e sull'offerta;

-suffragio limitato;

-stato minimo;

-principio di garanzia di libertà;

-principio della separazione dei poteri;

-principio di legalità;

-principio rappresentativo;

-stato monoclasse.

Stato a democrazia pluralista: l'affermazione dello stato pluriclasse e del suffragio universale porta alla

nascita della democrazia pluralista, che si caratterizza per la configurazione di partiti di massa in

confronto e scontro politico. Al termine della seconda guerra mondiale lo stato pluralista trova

conferma, tuttavia ci si trova di fronte ad un problema cioè quello di tenere insieme una società formata

da classi sociali differenti, si afferma cosi l'idea di stato sociale o stato del benessere.

Lo stato a democrazia pluralista si caratterizza per:

-suffragio universale;

-riconoscimento costituzionale di alcune libertà;

-riconoscimento di alcuni interessi comuni;

-libertà di manifestazione del pensiero.

Stato totalitario e stato socialista: le alternative allo stato di democrazia pluralista sono state adottate da

Germania e Italia prima del conflitto mondiale rispettivamente con il nazionalsocialismo (1933/1945) e

il fascismo (1922/1943). Nei territori come URSS invece si è diffusa la dittatura del proletariato cioè lo

stato socialista.

2. Rappresentanza politica

Con il termine rappresentanza si può indicare un agire per conto di un altro, o un creare qualcosa in un

determinato ambito che non c'è. Nella seconda accezione del significato si preferisce utilizzare il

termine di rappresentazione, e proprio quest'ultima è conforme alla rapresentanza politica odierna.

DIRITTO COSTITUZIONALE

Nello stato di democrazia pluralista, si afferma il principio della sovranità del popolo, che esige

soddisfazione dei propri interessi dallo stato. In un clima di suffragio universale gli interessi del popolo

sono molteplici e spesso in conflitto tra loro.

Il problema può essere risolto mettendo insieme i due aspetti della rappresentanza politica ossia,

rappresentanza come rapporto con gli elettori, e rappresentanza come potere autonomo.

-Lo stato dei partiti. La prima soluzione per accoppiare i due aspetti di rappresentanza è stata data dai

partiti politici. Oggi preò sempre di più si sente parlare di crisi dei partiti, con cui si intende la difficoltà

dei partiti sul versante del rapporto con la società. Mentre in passato i partiri rispecchiavano la

rappresentanza diretta di una classe sociale, oggi questo è impossibile per via della difficoltà e

complessità della società. I partiti non riescono più quindi ad assicurare la completa rappresentanza

della società.

-Il rafforzamento del governo e investitura diretta del suo capo. I fenomeni di crisi richiamati hanno

portato a realizzare un equilibrio tra le due componenti di rappresentanza politica che fa leva sul

rafforzamento del potere esecutivo del governo e sull'investitura diretta a favore del popolo del capo di

governo.

-democrazia diretta. Attraverso questo istituto si affida al popolo l'esercizio di alcune funzioni di

rappresentanza diretta: iniziativa legislativa popolare, petizione, referendum.

3. Separazione dei poteri

Il principio della separazione dei poteri è stato elaborato dallo stato liberale con l'obbiettivo di tutelare

le libertà degli individui. Tre sono i poteri: potere legislativo (produzione di leggi), potere esecutico

(applicazioni leggi all'interno dello stato), potere giudiziario (applicazione legge per risolvere il

conflitto).

Le trasformazioni della società nello stato a democrazia pluralista hanno portato ad una modifica della

separazione dei poteri.

Rimangono indistinti i tre poteri tradizionali tra loro reciprocamente indipendenti, ma ad essi si

aggiungono il potere di indirizzo politico (determinazione delle linee fondamentali di sviluppo

dell'ordinamento della politica interna ed esterna), garanzia giurisdizionale della costituzione (controllo

giudiziale della costituzione) e e funzione presidenziale (garanzia di equilibri costituzionali).

4. La regola di maggioranza

La regola di maggioranza assume significati e principi diversi:

-Principio funzionale: la regola di maggioranza è lo strumento mediante il quale gli organi collegiale

(es: parlamento), possono adottare una decisione.

-Principio rappresentativo: la regola di maggioranza è lo strumento mediante il quale si scelgono

tramite meccanismi elettorali le maggioranze e le minoranze politiche.

-Principio di organizzazione politica.

Occorre distinguere tra gli stati a democrazia maggioritaria, e stati a democrazia consociativa.

Nel primo caso esiste una contrapposizione tra i leader politici durante le elezioni del corpo elettorale,

che si manifesta anche dopo sottoforma di funzione di opposizione per il leader sconfitto.

Nel secondo caso i leader dei principali partiti tendono a condividere il controllo politico, i partiti

pertanto competono in campagna elettorale per proprio conto in modo da conquistare seggi

parlamentari, dopo le elezioni però i partiti tendono a collaborare utilizzando ogniuno la propria forza

politica.

Da sottolineare è anche l'esistenza di minoranze permanenti che la costituzione italiana tutela:

-divieto di discriminazione in ragione dell'utilizzazione di una lingua diversa (art. 3 cost).

DIRITTO COSTITUZIONALE

-divieto di discriminazione in ragione della religione professata (artt 3-7-8 cost).

-divieto di discriminazione in ragione all'appartenenza ad una o un' altra razza (art 3 cost).

5. Stato unitario, stato regionale, stato federale

La separazione dei poteri oltre ad essere realizzata in senso orizzontale, si dispone anche in senso

verticale attraverso la distribuzione del potere politico attribuito allo stato centrale o ad altri stati

membri. Si differenzia così lo stato unitario da quello composto, mentre nel primo il potere politico è

esclusivo dello stato, nel secondo il potere politico è diviso tra lo stato ed enti territoriali.

Lo stato composto si divide poi in stato regionale o stato federale, tuttavia tale distinzione è discussa

per utilità. Importante invece è distinguere tra federalismo duale e federalismo cooperativo, mentre nel

primo lo stato federale e gli stati membri hanno ognuno proprie competenze senza interferenze con

l'altro, nello stato federale cooperativo, si ricorre spesso a interventi congiunti e coordinati tra stato e

stati membri. Il federalismo cooperativo è tipico della democrazia pluralista.

6. Unione Europea

L'unione europea è una struttura che nasce su tre pilasti, la CE (comunità europea che ricomprende la

CEE, CECA e EURATOM), la PESC (politica estera di sicurezza comune) e la CGAI (cooperazione di

giustizia e affari interni).

La UE ha una struttra organizzativa che rispecchia l'elencazione seguente:

Consiglio europeo: organo titolare di impulsi politici, ma privo di poteri normativi.

Consiglio UE: organo titolare del potere di adottare atti normativi, formato da un rappresentante per

ogni stato.

Comitato: organo centrale dei processi di decisione, i membri durano in carica per 5 anni e sono

rappresentanti di ogni stato.

Parlamento europeo: composto da rappresentanti (732) di ogni stato, che durano in carica per 5 anni,

partecipa alle procedure di codecisione e cooperazione.

Corte di giustizia: organo di giustizia chiamato ad assicurare il rispetto del trattato.

Corte dei conti: organo di controllo contabile.

Comitato economico e sociale: organo consultivo nel campo economico sociale.

Comitato delle regioni: organo consultivo delle collettività regionali e locali.

DIRITTO COSTITUZIONALE

III: LA COSTITUZIONE

Il termine costituzione è intriso di più significati, la costituzione può essere intesa come gli elementi

che caratterizzano un determinato sistema politico. Assumendo questo punto di vista ogni società ha la

sua costituzione.

Un secondo significato è quella di costituzione come manifesto politico e quindi come documento

fondamentale di una società. La terza accezione è intendere la costituzione come atto normativo.

Questa terza definizione di costituzione è quella che interessa aui giuristi.

Le costituzioni possono essere flessibili o rigide.

Le costituzioni flessibili sono quelle costituzioni diffuse nell'ottocento per concessione dei sovrani che

possono essere modificate mediante legge ordinaria.

Le costituzioni rigide invece sono tipiche del novecento e per essere modificate hanno bisogno di

particolari procedure aggravate, e di una maggioranza elevata. Una costituzione per quanto rigida non

può essere immodificabile.

Necessario è a questo punto dare alcune definizioni in particolare di:

Disposizione: atto scritto del legislatore;

Norma giuridica: regola dell'agire;

Regola: norma giuridica di carattere circoscritto;

Principio: norma giuridica generale;

Interessi e valori: sono i motivi che spingono il legislatore.

La costituzione italiana entra in vigore l'1 gennaio del 1948. Essa è composta da 139 articoli divisi in

tre parti: i principi fondamentali, i diritti e doveri dei cittadini e l'organizzazione della repubblica.

DIRITTO COSTITUZIONALE

IV: LE FORME DI GOVERNO

1. Forme di governo

Con l'espressione forma di governo si intende il modo in cui si distribuiscono i poteri tra gli organi

collegiali, e i rapporti che si creano tra essi.

Le forme di governo conosciute nello stato liberale sono la monarchia costituzionale, il governo

parlamentare e negli USA il governo presidenziale.

La monarchia costituzionale è la forma che si afferma nel passaggio tra lo stato assoluto e lo stato

liberale, essa si caratterizza per la netta separazione dei poteri tra il re (potere esecutivo), e il

parlamento (potere legislativo). Tra i due centri di autorità non c'è alcun raccordo. Il potere giudiziale

spettava ai tribunali, il monarca aveva inoltre la possibilità di sciogliere anticipatamente le camere.

Il governo parlamentare si instaura quando tra il monarca e il parlamento si inserisce il governo, che

acquisisce autonomia dal re per cercare sempre più spesso la fiducia del parlamento.

Nella democrazia pluralista invece le forme di governo sono, il sistema parlamentare, il sistema

presidenziale, il sistema semipresidenziale, e altre forme di governo minori come il sistema

neocorporativo e il sistema direttoriale.

La forma di governo parlamentare è caratterizzata per l'esigenza del rapporto di fiducia tra governo e

parlamento, senza la quale il governo entrerebbe in crisi. Proprio a seguito delle crisi di governo si ha

avuto in Europa l'avvento degli stati totalitari. Per scongiurare ciò, si è pervenuti ad un sistema di

razionalizzazione del parlamentarismo. Da sottolineare è che il sistema di governo italiano è a debole

razionalizzazione, forte invece è quello tedesco.

Il parlamentarismo si divide in parlamentarismo maggioritario (sistema partitico bipolare, con due

partiti fra loro alternativi che si scontrano durante le campagne elettorali e che rimangono in

opposizione anche dopo), e parlamentarismo a prevalenza del parlamento o compromissorio (dopo le

elezioni i partiti scelgono di unirsi in grandi coalizioni al fine di ottenere la maggioranza e il potere

politico).

La forma di governo presidenziale è quella in cui il capo dello stato di norma è eletto direttamente dal

corpo elettorale, non può essere sfiduciato e può nominare e dirigere i governi. La forma presidenziale

ha trovato maggior accoglimento negli USA, dove il presidente e il vicepresidente sono eletti per un

mandato di quattro anni attraverso una procedura che solo formalmente è a doppio grado.

La forma di governo semipresidenziale è quella in cui il capo è eletto direttamente dal popolo per tutta

la durata del suo mandato, ed è indipendente dal parlamento, ma tuttavia deve nominare un governo per

poter comandare che deve essere fiduciato dal parlamento. Le forme di governo semipresidenziali

trovano accoglimento in Francia e in altri Paesi (Islanda, Irlanda, Austria), ma in modi differenti.

Il semipresidenzialismo Francese prevede in capo al presidente diversi poteri, al contrario negli altri

Paesi il presidente ha solo potedi di garanzia.

La forma di governo neoparlamentare si caratterizza per il rapporto di fiducia tra governo e parlamento,

l'elezione diretta del primo ministro e il governo di legislatura, tale tipo di governo trova approvazione

in Israele.

La forma di governo direttoriale si caratterizza per la presenza di un parlamento e di un direttorio

formato da sette membri con funzioni di governo e di capo di stato, tale tipo di governo trova

approvazione in Svizzera.

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2. I sistemi elettorali

Nella legislazione elettorale confluiscono tre diversi elementi, cittadinanza politica, legislazione

elettorale di controllo e sistema elettorale.

Per quanto riguarda il primo punto, l'art 48 cost detta che i cittadini che hanno raggiunto la maggiore

erà possono partecipare all'elettorato attivo. Lo stesso articolo detta alcuni principi riguardanti il diritto

di voto, esso è personale, eguale, dovere civico, segreto e libero. Dall'elettorato attivo si distingue

quello passivo, necessaria è la cittadinanza italiano, ma oltre alla maggiore età servono minimo

venticinque anni per essere eletti alla camera e minimo quaranta per il senato. Esisto anche limiti di

inelegibilità e di incompatibilità.

Il secondo aspetto riguarda la disciplina delle campagne elettorali regolata dalla legge 28/2000 e il

finanziamento della politica.

Il terzo punto, il sistema elettorale, riguarda il meccanismo in cui il voto espresso si trasforma in seggi.

Importante è distinguere un sistema elettorale maggioritario da uno proporzionale. Il sistema

maggioritario è selettivo e l'accesso ai seggi è consentito solo a chi ottiene la maggiornza dei voti. Il

sistema proporzionale invece assegna un numero di seggi in base al voto, garantendo così anche le

minoranze politiche.

Il sistema elettorale italiano è di tipo proporzionale e si caratterizza per:

a) Lista bloccata;

b) Collegamenti di più liste;

c) Preventiva indicazione del capo di coalizione;

d) Clausola di sbarramento;

e) Premio di maggioranza.

DIRITTO COSTITUZIONALE

V: ORGANIZZAZIONE COSTITUZIONALE IN ITALIA

1. La forma di governo italiana: caratteri generali

La forma di governo italiana è una forma di governo parlamentare a debole razionalizzazione che

prevede un rapporto di fiducia tra parlamento e governo.

La razionalizzazione del rapporto di fiducia garantisce stabilità al governo, la Costituzione contempla

la mozione di fiducia e la mozione di sfiducia. La prima prevede che il governo entro dieci giorni dalla

sua formazione si presenti dinanzi alle camere per ottene la fiducia; la seconda prevede che si voti la

sfiducia del governo provocandone lo scioglimento anticipato. La mozione di sfiducia deve essere

motivata e votata per appello nominale.

La formazione di una maggioranza politica costituisce una necessità istituzionale, pertanto il governo

viene chiamato governo di coalizione per differenziarlo dai governi monocolore. La coalizione si può

formare prima o dopo le elezioni.

2. Il governo

Il governo è un organo costituzionale complesso formato dal presidente del consiglio e dai ministri che

danno vita al consiglio dei ministri.

Il governo si forma nel seguente modo:

1) il presidente della repubblica nomina il presidente del consiglio;

2) i ministri sono nominati dal presidente della repubblica su proposta del presidente del consiglio;

3) i membri del governo fanno giuramento;

4) entro dieci giorni il governo deve ottenere la fiducia del parlamento;

5) la fiducia è accordata mediante mozione motivata votata per appello nominale.

La Costituzione prevede che il governo si comporti in modo unitario e che i suoi componenti agiscano

conformemente al suo indirizzo politico.

Per garantire l'unità del governo e del suo indirizzo politico, la legge 400/1988, ha razionalizzato gli

strumenti di garanzia di unità politica e amministrativa del governo nel seguente modo:

-Concentrazione delle decisioni relative alla politica del governo al consiglio dei ministri;

-Attribuzione al presidente del consiglio dei poteri di funzionamento del consiglio dei ministri;

-Attribuzione al presidente del cosiglio dei poteri di coordinamento delle attività dei ministri.

Agli organi governativi necessari (presidente del consiglio, ministri, consiglio dei ministri), si

aggiungono organi non necessari, essi sono:

-vicepresidente del consiglio dei ministri;

-consiglio di gabinetto;

-comitati interministeriali;

-ministri senza portafoglio;

-sottosegretari di stato;

-viceministri;

-commissari straordinari.

Vi sono alcuni settori dell'indirizzo politico che formano oggetto di discipline politiche particolari e che

concentrano nel governo il potere decisionale esse sono:

-politica di bilancio finanziaria;

-politica estera;

-politica comunitaria;

-politica militare;

DIRITTO COSTITUZIONALE

-politica informativa e di sicurezza.

Il ministero da una parte costituisce un organo di partecipazione al potere politico, dall'altra parte

costituisce un organo amministrativo.

Si distingue così la PA dal governo. Accanto al ministero si trovano alcuni organi amministrativi

denominati agenzie.

Il governo si circonda anche di organi ausiliari i quali sono:

-consiglio di stato;

-consiglio sull'economia e lavoro;

-corte dei conti.

La durata del governo è di 5 anni.

3. Il parlamento

La struttura dei parlamenti moderni prevede il bicameralismo (perfetto o imperfetto) o il

monocameralismo.

In Italia si è optati per un bicameralismo perfetto. La Costituzione prevede dei casi in cui le camere si

riuniscano in seduta comune nei casi di elezione del presidente della repubblicam elezione di giudici

costituzionali, elezioni componente CSM, messa in stato d'accusa del presidente della repubblica.

Ciascun ramo del parlamento ha un organizzazione interna complessa in cui agiscono diversi organi: il

presidente dell'assemblea, l'ufficio di presidenza, le commissioni, i gruppi parlamentari e il capo

gruppo.

I presidenti dell'assembra rappresentano le due camere dei deputati e del senato, ed hanno il compito di

regolarne le attività.

Le commissioni parlamentari sono organi collegiali che assolvono compiti specifici e possono essere

temporanee, permanenti, bicamerali, monocamerali.

I gruppi parlamentari hanno un ruolo fondamentale nell'organizzazione di entrambe le camere, con essi

si indicano le unioni dei membri di ciascuna camera che si costituiscono come un organizzazione

stabile.

La durata in carica delle camere è di 5 anni, il parlamento è detentore della funzione legislativa e di

controllo nei confronti del governo.

4. Il presidente della repubblica

Il presidente della repubblica è dotato di poteri di garanzia costituzionale e di garanzia dell'unità

nazionale. Il suo compito principare è:

- nominare il presidente del consiglio e sciogliere anticipatamente le camere;

Il presidente è eletto dalle camere in seduta comune, con una maggioranza dei 2/3 dell'assemblea, dopo

il terzo scrutinio è richiesta la semplice maggioranza. Prima di essere immesso alle funzioni esso giura

di fronte al parlamento in seduta comune.

Il presidente della repubblica è irresponsabile politicamente.

Il presidente compie atti di nomina ( 5 senatori a vita), il rinvio delle leggi motivato, i messaggi al

parlamento, esternazioni atipiche, e convocazioni straordinaria delle camere. Esso inoltre promulga

leggi, ratifica trattati internazionali, concede la grazia, ecc..

E' previsto che il presidente del senato possa sostituire il presidente della repubblica in caso di sua

assenza.

DIRITTO COSTITUZIONALE

VI: REGIONI E GOVERNO LOCALE

1. Regioni nella storia istituzionale italiana

La Costituzione italiana prevede accanto all'apparato centrale dello stato, un complesso sistema di

autonomie regionali e locali, la Costituzione aveva previsto infatti uno stato regionale basato su:

-autonomia politica (art. 114 Cost);

-autonomia amministrativa e legislativa (art. 117 Cost);

-autonomia finanziaria (art. 119 Cost).

La Costituzione prevedeva anche la distinzione tra le 15 regioni ordinarie e le 5 regioni a statuto

speciale (Sicilia, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Trentino, Valle D'Aosta), con l'aggiunta delle

province di Trento e Bolzano.

Il documento riconosceva anche l'autonomia di alcuni enti territoriali come comuni e province, con la

differenza che le regioni possono legiferare i comuni e province possono solo regolamentare.

Nonostante la previsione costituzionalNel 2001 il parlamento con legge 3/2001 e le regioni sono state

riconosciute solo nel 1970 e hanno raggiunto una parziale autonomia di funzioni amministrative tra il

1972 e il 1977.

ha modificato il titolo V della Costituzione, la nuova disciplina ha apportato delle modificazioni che

hanno modificato il rapporto tra stato, regioni ed enti locali, provacando un decentramento politico,

designando una repubblica delle autonomie.

2. Ripartizione competenze tra stato, regioni ed enti locali

La Costituzione ha previsto che la repubblica si divisa in regioni, province, città metropolitane e

comuni, ciascuno dotato di autonomia. Inevitabilmente la repubblica delle autonomie a provocato una

modificazione del modo in cui sono ripartite le competenze tra stato, regioni ed enti territoriali. Lo stato

ha perduto la potestà legislativa generale, in quanto ora può legiferare solo negli ambiti previsti dalla

Costituzione. Importante è sottolineare che sia lo stato che le regioni devono rispettare gli stessi limiti

legislativi di coerenza con il testo costituzionale, coerenza con i vincoli dell'ordinamento comunitario e

coerenza con gli obblighi internazionali.

Con la legge Bassani e con la riforma costituzionale, si è dato agli enti locali la possibilità di funzioni

amministrative, pertanto l'amministrazione pubblica, viene assegnata se non diversamente richiesto

all'amministrazione locale. La riforma prevede la distinzione delle cinque regioni a statuto speciale.

3. I raccordi tra i diversi livelli territoriali di governo

In uno stato a forte decentramento politico, si pone il problema dei racordi (ossia gli strumenti di

coordinamento e collegamento), tra i diversi livelli di governo territoriale.

Attualmente in italia si prevede la commissione bicamerale integrata e la conferenza stato-regionale.

Commissione bicamerale integrata: organo bicamerale previsto dal documento del 1948 che svolge

compiti consultivi, limitati essenzialmente allo scioglimento anticipato delle camere. A diversi anni di

distanza nessun atto è stato deliberato tramite la commissione bicamerale che sembra ormai essere

abbandonata.

Conferenza stato-regione: creato prima della riforma del 2001, è ancora oggi operativo, esso costitusce

lo strumento cui si svolge la collaborazione tra stato, regioni e autonomie locali.

Accanto hai due meccanismi di raccordo si affianca la strumento delle competenze trasversali dello

stato che svolge funzioni di competenza regionale al fine di intervenire in nome di esigenze unitarie e

DIRITTO COSTITUZIONALE

di coordinamento.

Un altra forma di raccordo è il potere estero delle regioni che consente alcuni rapporti con l'unione

europea.

Infine lo stato può esercitare il potere sostitutivo sulle regioni o enti locali al fine di assicurare esigenze

pubbliche.

4. I rapporti tra le regioni e gli enti locali

La Costituzione riconosce e garantisce gli enti territoriali, essi sono:

Comuni: ente locale che rappresenta la propria comunità e ne cura gli interessi e lo sviluppo;

Province: ente locale che fa da intermediario tra comune e regione e rappresenta la propria comunità e

ne cura interessi, sviluppo e coordinamento.

A esse si aggiungono le città metropolitante.

5. Federalismo fiscale

Con tale termine si intende l'autonomia degli enti territoriali di utilizzare le risorse finanziarie e

richiedere tributi previsti da legge.

Il federalismo fiscale può comportare però una differenza tra i cittadini italiani, mettendo a rischio

l'unità del paese, pertanto è previsto un fondo perequativo a favore dei territori con minore possibilità

economiche.

6. Forma di governo regionale

La legge elettorale 1/1999 ha dato avvio al mutamento della forma di governo regionale, che dovrà

essere definita dagli statuti delle regioni. Siamo quindi in una situazione transitoria. A seguito della

riforma del 1999 il governo regionale si basa sulle figuere del presidente della regione, eletto a

suffraggio universale. rappresentante della regione, dirigente della giunta regionale (organo esecutivo

della regione), promulgatore di leggi e regolamenti regionali. Consiglio regionale, eletto dagli elettori

regionali, titolare di funzione legislativa e il potere di fare proposte alle camere. Il consiglio regionale

può provvedere allo scioglimento anticipato della giunta e alle dimissioni del presidente mediante

mozione di sfiducia.

In attesa del nuovo statuto si applica la legge del 1995 che prevede:

-Candidati alla presidenza regionale i capi liste;

-Proclamazione del presidente che ha avuto più voti;

-Il presidente fa parte del consiglio regionale;

-Entro dieci giorni il presidente nomina la giunta;

-Il consiglio può sfiduciare il presidente.

7. Forma di governo enti locali

La legge 265/1999 prevede che i cittadini votino direttamente il sindaco e il presidente della provincia.

Bisogna distinguere i comuni che hanno meno di 15000 abitanti da quelli che ne hanno di più. Nei

primi ogni candidato sindaco deve essere collegato ad una lista e l'elettore esprime un voto sia per il

candidato che per la lista, vince il candidato che ha i 2/3 dei voti se ciò non avviene si procede al

ballottaggio. Nei secondi il candidato sindaco è collegato ad una lista e l'elettore vota direttamente il

sindaco e la lista, vince il sindaco che ha il 50% più 1 dei voti, se ciò non avviene si procede al

ballottaggio. L'elezione del presidente della provincia è simile a quella per il sindaco dei comuni com

DIRITTO COSTITUZIONALE

più di 15000 abitanti, inoltre la ripartizione dei seggi avviene a sistema proporzionale con clausola di

sbarramento del 3%.

DIRITTO COSTITUZIONALE

VII: AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA

1. Giudici ordinari e giudici speciali

Il sistema giudiziario italiano si caratterizza per la contestuale presenza di più giurisdizioni, esse sono:

Giudici ordinari: amministrano l'a giustizia civile e penale attraverso organi di giudizio civile

(1.giudice di pace e tribunale, 2.corte d'appello), organi di giudizio penale (1.giudice di pace, tribunale

e corte d'assise, 2.corte d'appello, corte d'assise d'appello e tribunale della libertà) e organi requienti

(PM).

Il PM esercita azioni penali in cui ha l'obbligo dell'azione (art. 112 cost), e azioni civili nei casi previsti

dalla legge. Gli uffici del PM sono chiamati Procure della Repubblica.

Giudici amministrativi: sono tribunali amministrativi regionali articolati in sezione e consiglio di stato

(organo di poteri giurisdizionali e consultivi), a cui è affidata la tutela giurisdizionale degli interessi

legittimi (art. 113 cost).

Corte dei conti: opera attraverso sezione regionali o centrali ed esercita giurisdizione in tema di

responsabilità dei pubblici amministratori che recano danni in campo economico ai soggetti pubblici ai

quali dipendono.

Giudici tributari: esercitano la giurisdizione nelle controversie tra cittadini e amministrazione

finanziaria.

Giudici militari: in tempo di guerra svolgono funzioni stabilite dalla legge, in tempo di pace esercitano

la giurisdiziona sui reati commessi dagli appartenenti alle forze armate.

2. Principi costituzionali in tema di giurisdizione

La Costituzione prevede alcuni principi fondamentali in tema di giurisidizione come il principio della

precostituzione del giudice; il divieto di giudici speciali; i principi secondo cui la giustizia sia

amministrata in nome del popolo, partecipazione popolare alla giurisdizione, indipendenza degli organi

giudicanti e del PM, motivazione dei provvedimenti giudicanti, ricorso alla corte di cassazione (giudice

di legittimità che risolve i conflitti tra gli organi giurisdizionali); il prinicipio del diritto di difesa e

giusto processo.

3. Lo status dei magistrati ordinari

La Costituzione prevede che l'accesso alla magistratura avvenga per concorso. I magistrati si

distinguono tra loro per le diverse funzioni che esercitano quella giudicante e quella requirente. La

Costituzione afferma anche che la magistratura costituisce un ordine autono e indipendente.

L'autonomia dell'ordine giudiziario indica che ciascun magistrato può determinarsi autonomamente

senza ricevere alcun condizionamento;

L'indipendenza dell'ordine giudiziario indica che ciscun magistrati è tutelato dai condizionamenti che

possono venire da poteri diversi.

4. Consiglio Superiore della Magistratura

La Costituzione italiana ha previsto a garanzia dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura il

CSM, composto da:

-3 membri di dirtto e precisamente il Presidente della repubblica, il presidente della Cassazione e il

procuratore della corte di cassazione.

DIRITTO COSTITUZIONALE

-2/3 del consiglio sono occupati da giudici ordinari eletti che rappresentano i membri togati.

-1/3 del consiglio è ocupato dai membri laici ossia professori universitari e avvocati.

Il CSM è competente in ordine all'adozione dei provvedimenti riguardanti lo status dei magistrati

ordinari, che vengono sottoposti alla responsabilità disciplinare civile e penale.

Gli atti del CSM vengono espressi sottoforma di DPR.

5. MInistro di giustizia

La Costituzione attribuisce al ministro della giustizia i poteri di:

1) curare l'organizzazione e il funzionamento della giustizia;

2) promuovere l'azione disciplinare di nanzi al CSM;

3) partecipare al procedimento di conferimento degli uffici diretti;

4) esercitare poteri di sorveglianza sugli uffici giudiziari.

DIRITTO COSTITUZIONALE

VIII: FONTI NOZIONI GENERALI

1. Fonti di produzione e fonti di cognizione

Sono fonti di produzione tutti gli atti o i fatti che incrementano l'ordinamento giuridico.

Sono fonti di cognizione tutti i mezzi mediante il quale si fa conoscere la legge. Distinguiamo fonti di

cognizione ufficiali da fonti non ufficiali. Le prime sono la Gazzetta ufficiale (GU), il bollettino

ufficiale regionale (BUR), Gazzetta ufficiale Comunità Europea (GUCE), esse rendono la norma

ufficiale dopo 15 giorni dalla pubblicazione salvo diversa segnalazione. Le fonti di cognizione non

ufficiali invece hanno solo scopo di raccolta.

2. Fonti atto e fonti fatto

Le fonti atto sono equiparabili agli atti giuridici e si distinguono per il fatto che gli atti normativi sono

vincolanti per tutti, e per il fatto che devono essere imputabili a soggetti che sono capaci del potere di

porre in essere tali atti.

Le fonti fatto sono residuali e sono equiparabili ai fatti giuridici. Esse sono le consuetudini, le norme

prodotte dalla CE e le norme prodotte dalla globalizzazione dei mercati.

3. Tecnica di rinvio ad altri ordinamenti

Lo stato ha il principio di esclusività sulle fonti del diritto, e può decidere se adottare fatti o atti di altri

ordinamenti, mediante la tecnica del riinvio che si divide in rinvio fisso (meccanismo con il quale lo

stato richiama ad un determinato atto in vigore in un altro ordinamento), e rinvio mobile (meccanismo

con il quale lo stato richiama una intera fonte del diritto di un altro ordinamento).

4. La funzione dell'interpretazione

Attraverso un atto normativo, il legislatore esprime la propria volontà. Gli enunciati normativi del

legislatore vengono chiamati disposizioni, che si distinguono dalle norme in quanto esse sono frutto

dell'interpretazione della disposizione.

Importante è distinguere tra interpretazione e applicazione, la prima come detto esprime ciò che il

legislatore vuole dalla sua disposizione, la seconda indica che ad un comportamento X corrisponde un

effetto Y (sillogismo giudiziale).

Interpretare una disposizione non è sempre facile, in alcuni casi il legislatore effettua una

interpretazione autentica con la quale chiarisce la sua volontà. Il legislatore non è comunque in ogni

caso interprete.

5. Antinomie e tecniche di risoluzione

Può succedere che alcune norme siano tra loro in contrasto, a tale scopo sono stati adottati dei

meccanismi di risoluzione dei contrasti, essi sono il criterio cronologico, il criterio gerarchico, il

criterio di specialità, il criterio di competenza.

Criterio cronologico: detta che in caso di contrasto tra due norme dello stesso rango gerarchico, resta

vigente la norma più recente, l'altra viene abrogata, cioè perde efficacia. L'abbrogazione può essere

espressa, tacita, implicita.

Mentre l'abrogazione fa si che la norma perda efficacia, la deroga limita il campo d'applicazione della

DIRITTO COSTITUZIONALE

norma, e la sospensione invece rende limitata per un certo periodo la norma.

Criterio gerarchico: detta che in caso di contrasto tra due norme di diverso rango gerarchico, resta

vigente la norma di rango superiore, quella di rango inferiore viene annullata.

Criterio di specialità: detta che in caso di contrasto tra due norme si deve preferire quella speciale a

quella generale. Le norme in conflitto rimangono entrambe valide.

Criterio di competenza: la Costituzione nell'art 114 assegna competenze particolari alle regioni per

quanto riguarda il loro potere legislativo. In tutti i casi previsti le regioni hanno la potestà legislativa

anche sullo stato.

6. Riserva di legge e principio di legalità

La riserva di legge è lo strumento con cui la Costituzione fa si che il legislatore debba disciplinare una

determinata materia, impedendogli di lasciare che essa venga disciplinata da atti di un livello

gerarchico minore.

Il principio di legalità prescrive che qualsiasi potere pubblico si fonda su una previa norma attributiva

della competenza.

DIRITTO COSTITUZIONALE

IX: LE FONTI DELL'ORDINAMENTO ITALIANO. LO STATO

1. Costituzione e leggi di rango costituzionale

La Costituzione dello stato italiano è il vertice delle fonti del diritto, essa è una costituzione rigida il cui

processo di revisione è soggetto ad un procedimento partiolare. Accanto alla Costituzione troviamo le

leggi costituzionali.

Per la modificazione della Costituzione o di una legge di rango costituzionale, si svolge un particolare

processo che prevede quattro deliberazioni sullo stesso testo due per ogni camera.

La prima deliberazione è a maggioranza relativa, basta che i si superino i no. La seconda votazione

(dopo tre mesi), è a maggioranza qualificata (2/3) dei votanti. Se si raggiungono i due terzi la legge

entra in vigore o viene modificata, altrimenti si procede alla pubblicazione sulla GU, per dare maggior

visibilità alla legge e successivamente si apre il referendum.

Esistono comunque dei limiti alla modificazione della Costituzione, l'art 139 prevede che la forma

repubblicana non può essere oggetto di revisione, esistono anche principi impliciti come la libertà di

voto, la libertà di espressione ecc... che sono immodificabili.

2. La Legge formale ordinaria e gli atti aventi forza di legge

Con l'espressione legge formale si intendono sia le leggi costituzionali (vertice delle fonti), che quelle

ordinarie (fonti primarie), in quanto sono entrambe atti normativi deliberati dalle camere e promulgati

dal presidente della repubblica. Allo stesso gradino delle leggi ordinarie, vi sono gli atti aventi forza di

legge, essi sono: decreto legislativo, decreto legge, decreti del governo in caso di guerra, decreti di

attuazione dello stato e referendum abrogativo.

La formazione di una legge prevede i seguenti criteri cronologici:

-Iniziativa legislativa del governo (disegni di legge) o delle camere (proposte di legge).

-La deliberazione legislativa delle camere, che passa prima per commissioni competenti.

- Promulgazione e pubblicazione delle leggi.

La Costituzione prevede dei casi di leggi rinforzate o di fonti atipiche.

3. Decreti legislativi

Il decreto legislativo è l'atto con cui le camere possono attribuire al governo l'esercizio del potere

legislativo, sotto ad alcuni limiti previsti: la delega è conferita solo con legge formale, la delega può

essere conferita solo al governo, la delega deve contenere indicazioni minime di tempo, principi e

argomenti.

La formazione del decreto legislativo segue il procedimento secondo cui: il ministro promuove il

decreto, le camere deliberano e il presidente della repubblica emana il decreto. Esistono anche dei casi

di deleghe accessorie come quelle che autorizzano il governo ad emanare testi unici.

4. Decreto legge

In casi straordinari e necessari il governo può emanare decreti legge, i quali sono efficaci sin da subito

appena pubblicati nella gazzetta ufficiale, ma perdono efficacia se non approvati dalle camere entro 60

giorni dalla loro pubblicazione.

Il decreto legge è deliberato dal consiglio dei ministri, emanato dal presidente della repubblica e

pubblicato nella GU. Il giorno stesso della pubblicazione esso viene presentato alle camere che

DIRITTO COSTITUZIONALE

dovranno decidere entro 60 giorni se convertirlo in legge, se ciò non avviene il decreto decade. Si è

ricorso all'abuso del decreto legge ogni qualvolta il governo lo ritenesse opportuno, cosi si è innescato

un circolo vizioso che la corte costituzionale con sentenza 360/1996 ha fermato, decretando che il

decreto legge può essere utilizzato in casi di urgenza e di necessità e se non approvato, non può essere

riemanato.

5. Altri decreti con forza di legge

Esistono oltre al decreto legge e il decreto legislativo altri atti aventi forza di legge essi sono:

Decreti emanati dal governo in caso di guerra

Decreti legislativi di attuazione degli statuti speciali

6. Il referendum abrogativo come fonte

Il referendum è la richiesta fatta al corpo elettorale di esprimersi direttamente su una determinata

questione, la Costituzione prevede oltre al referendum costituzionale, il referendum abrogativo,

mediante il quale il corpo elettorale può incidere direttamente sull'ordinamento giuridico.

Esso richiede un procedimento lungo e difficile, esso può essere richiesto dal popolo (500000 firme) o

dalla regione, presso la Cassazione si costituisce l'ufficio centrale per il referendum che esamina la

richiesta per giudicarne la conformità con la legge, i quesiti legittimi vengono trasmessi alla corte

costituzionale per il giudizio di ammissibilità, se la corte lo dichiara ammissibile, tra il 15 aprile e il 15

giugno gli elettori possono votare si o no.

7. Regolamenti parlamentari

Con i regolamenti parlamentari, le camere disciplinano la loro organizzazione e il loro funzionamento.

Esso è approvato a maggioranza assoluta e pubblicato lo stesso giorno in GU, nonostante i regolamenti

per tradizione sono fonti secondarie, essi sono equiparati alle leggi ordinarie.

8. Regolamenti dell'esecutivo

I regolamenti dell'esecutivo si dividono in governativi e ministeriali ed occupano il posto di fonte

secondaria.

Tra i governamenti regolativi troviamo: regolamenti di esecuzione, attuazione, organizzazione,

indipendenti ed un particolare i regolamenti di delegificazione, che consento di raggirare l'ordine

gerarchico riuscendo tramite un regolamento ad abrogare leggi. I regolamenti ministeriali non hanno

bisogno di una classificazione.

DIRITTO COSTITUZIONALE

X: LE FONTI DELLE AUTONOMIE

Sono fonti dell'ordinamento regionale: lo statuto, la leffe regionale e il regolamento regionale.

1. Lo statuto

Si distinguono regioni a statuto speciale da regioni a statuto ordinario.

Le regioni a statuto speciale disciplinano oltre all'organizzazione il loro potere autonomamente.

Le regioni a statuto ordinario invece trovano disciplina nel titolo V della Costituzione ed in particolare

nell' art. 117, dopo la riforma 1/1999, gli statuti delle regioni ordinarie hanno avuto maggior

importanza in quanto essi possono decidere la propria forma di governo, concessa anche agli statuti

speciali con legge 2/2001.

2. Leggi regionali

Le leggi regionali sono collocate tra le fonti primarie equiparate alle leggi statali, in quanto previste

dalla Costituzione. Ad esse si aggiungono le leggi delle province di Trento e Bolzano.

Il procedimento di formazione delle leggi regionali si compone di: iniziativa, approvazione in consiglio

regionale e promulgazione del presidente della regione con pubblicazione nel BUR.

L'art 117 stabilisce le competenze che si dividono lo stato e le regioni nell'attività legislativa, dettando:

- un elenco in cui lo stato ha potestà legislativa esclusiva (es: affari esteri, immigrazione e ordine

pubblico, cittadinanza, giurisdizione ecc...)

- un elenco in cui stato e regioni hanno potestà legislativa concorrente (es: governo del territorio,

protezione civile, sicurezza del lavoro ecc...)

- una clausola residuale dove si detta che tutte le altre competenze non ricomprese nei due elenchi

spettano alle regioni.

3. Regolamenti regionali

Anche le regioni possono emanare regolamenti con le seguenti caratteristiche:

-spetta agli statuti disciplinare i modi di esercizio della potestà regolamentare

-è introdotto un principio di parallelismo tra funzione legislativa e regolamentare

- i regolamenti sono fonti secondarie

4. Fonti degli enti locali

Anche gli enti locali (comuni e province) hanno proprie fonti, essi sono lo statuto e i regolamenti.

Lo statuto deve adottare le norme fondamentali su cui si fona l'organizzazione dell'ente

I regolamenti devono essere utilizzati nelle materie di propria competenza (es: funzionamento delle

istituzioni).

DIRITTO COSTITUZIONALE

XI: LE FONTI COMUNITARIE

Anche il diritto della CE ha le sue fonti, esse sono fonti di diritto convenzionali (trattati) sui quali vigila

la corte di giustizia, e fonti di diritto derivato, che si dividono in non vincolanti (pareri e

raccomandazioni) e vincolanti (regolamenti CE, direttive CE e decisioni CE).

I regolamenti CE hanno il valore di fonte primaria equiparabili cioè alla legge ordinaria nazionale, essi

sono vincolanti per tutti ed hanno i requisiti di generalità ed astrattezza.

Le direttive CE sono vincolanti per un singolo stato che lo vincolano ad un risultato da raggiungere.

Le decisioni hanno lo stesso carattere dei regolamenti ma hanno portata particolare.

Le fonti della comunità europea possono avere la caratteristica della diretta applicabilità (atti

comunitari che producono effetti giuridici immediatamente, senza l'interposizione di un atto

normativo), e effetto diretto (norme comunitarie che producono effetti giuridici immediatamente senza

l'intermediazione dello stato interno [norma self-executing]).

In caso di conflitto tra norma interna e norma esterna dobbiamo distinguere quindi tra:

conflitto legge ordinaria e norma CE self executing: vige la norma self executing in quanto ha effetto

diretto;

conflitto legge ordinaria e norma CE non self executing: vige la legge ordinaria fino a quando la legge

CE non è attuata;

conflitto tra norma sub legislativa e norma CE: vige la norma gerarchicamente sovraordinata;

conflitto tra norma costituzionale e norma comunitaria: in caso di norma di dettaglio vige la norma

comunitaria, in caso di principio fondamentale vige la costituzione.

Per quanto riguarda le direttive comunitarie esse sono attuate da:

-legge del parlamento

-decreti legislativi

-regolamenti governativi.

DIRITTO COSTITUZIONALE

XII: GIUSTIZIA COSTITUZIONALE

1. La giustizia costituzionale

Per giustizia costituzionale si intende lo strumento di controllo di legittimità a difesa della Costituzione.

Se la Costituzione non fosse controllabile essa perderebbe il suo carattere di fonte sovraordinata e di

rigidità.

I modi di sindacabilità della Costituizione sono prevalentemente due:

-Sindacato preventivo: tipico del sistema francese, il sindacato preventivo prevede un sistema di

controllo di legittimità costituzionale delle leggi prima della loro promulgazione, questa funzione è

svolta dal conseil costituzionail.

-Sindacato successivo: prevede un controllo successivo all'entrata in vigore della legge o atto avente

forza di legge. Esso può essere diffuso o accentrato. Nel primo caso tipico esempio è quello dei sistemi

di common law, in particolare quello forte degli USA, qui ogni giudice può esprimersi sulla legittimità

di una norma, ovviamente il giudice di grado inferiore sarà vincolato dal giudice di grado superiore.

Nel secondo caso invece, vi è un unico organo che vigila sulla costituzionalità delle leggi essa è la corte

costituzionale. Il sindacato accentrato si divide inoltre in sindacato in via diretta (promosso da cittadini

o organi di potere), e in sindacato in via incidentale (promosso dal giudice durante il processo).

Il sistema costituzionale italiano è prevalentemente a sindacato successivo, accentrato in via indiretta.

2. La corte costituzionale

La corte costituzionale non può essere eletta su una struttura di rappresentanza, in quanto essa deve

essere indipendente e neutrale rispetto a:

-Politica in genere;

-Le parti che la eleggono (5 parlamento, 5 presidente repubblica, 5 suprema magistratura ordinaria);

-Interessi politici e privati.

Per garanzia di maggior neutralità ai giudici è riservato un particolare status che prevede:

-Trattamento economico elevato;

-Inamovibilità;

-Immunità;

-Autonomia finanziaria;

-Autodichia (competenze speciale per i ricorsi in materia di impiego dei propri dipendenti).

I giudici della corte durano in carica 9 anni e alla scadenza del loro mandato essi non vengono rinnovati

insieme, ma gradualmente, inoltre non è previsto il principio della prorogatio, a meno chè non si tratti

di rapporti d'accusa pendenti.

Alla corte per funzionare serve un quorum minimo di 11 giudici.

Il presidente della corte è eletto tra i membri della stessa, a scrutinio segreto e a maggioranza assoluta

(50% + 1 dei votanti), esso oltre a svolgere rappresentanza esterna e amministrazione interna, designa i

giudici, presiede la camera di consiglio e vota per ultimo.

La corte può svolgere funzioni istruttorie per accertamento dei fatti, essa può inoltre riunirsi in udienza

pubblica o in camera di consiglio, dove vengono approvate le decisioni e trasformate in sentenza e

pubblicate in GU.

Le decisioni della corte si dividono in sentenze e ordinanze, le prime definiscono il processo, le

seconde risolvono le questioni sorte durante il processo.

DIRITTO COSTITUZIONALE

3. Il controllo di costituzionalità delle leggi

L'art 134 cost detta che la corte effettua un controllo di legittimità costituzionale su leggi e atti aventi

forza di legge di stato e regioni.

Rientrano in questa definizione le leggi costituzionali, e le leggi ordinarie precedenti alla Costutuzione,

che presentano vizi materiali. La differenza tra vizi materiali e vizi formali sta nel fatto che i primi

riguardano un vizio del contenuto della norma, i secondi invece riguardano un vizio del processo di

formazione della norma.

Il parametro di giudizio è il termine di confronto impiegato dall corte nel giudicare.

Il giudizio può essere in via incidentale o in via diretta.

Il giudizio in via incidentale nasce durante un processo quando il giudice che deve risolvere la lite, si

ritrova a dover applicare una legge secondo lui sospetta, in questo caso il giudice presenta la questione

alla corte che ne verifica l'ammissibilità.

Importante che il giudice abbia il requisito oggettivo (applicazione legge in maniera obiettiva) e il

requisito soggettivo (posizione di terzietà).

Il giudizio in via diretta nasce dallo stato verso le regioni, dalle regioni verso lo stato o tra regioni. In

questo caso si agisce mediante ricorso alla corte promosso dalla giunta o dal consiglio dei ministri entro

60 giorni dalla pubblicazione della legge.

Le sentenze della corte sono principalmente di 3 tipi:

-sentenze di inammissibilità;

-sentenze di rigetto;

-sentenze di accoglimento.

Le sentenze di inammissibilità sono quelle che respingono la questione perchè inammissibile dato che

manca dei requisiti essenziali (es: oggetto, requisiti giudice, thema decidendum).

Le sentenze di rigetto respingono la richiesta del giudice poichè ritenuta infondata. In questo caso la

corte non dichiara la legge legittima, ciò vuol dire che altri giudici potranno richiedere il sindacato sulla

stessa legge.

Le sentenze di accoglimento sono quelle che dichiarano la legge incostituzionale.

A tali sentenze si aggiungono:

-sentenze interpretative di rigetto: esse respingono la richiesta del giudice non perchè essa sia infondata

ma perchè essa nasce da una interpretazione distorta.

-sentenze manipolative: si dividono in:

sentenze accoglimento parziale (legge dichiarata illegittima in una sola parte)

sentenze sostitutive (legge dichiarata illegittima per via di una proposizione errata. Es: prevede x al

posto di y)

senteze additive (legge dichiarata illegittima per via della mancanza di una parte di essa).

Esistono inoltre delle sentenze che tendono a limitare gli effetti della corte, esse sono:

-sentenze esortative (dichiarano legge illegittima ed esortano il legislatore a renderle legittime)

-sentenze di legittimità provvisoria ( dichiarano legge legittima, ritenendo che essa sia transitoria)

-sentenze di accoglimento che limitano la retroattività (dichiarano legge incostituzionale, ma la

rendono illegittima solo per il futuro)

-sentenze additive di principio (dichiarano legge illegittima ed esortano il legislatore ad aggiungere la

proposione necessaria per rendere la legge legittima.

DIRITTO COSTITUZIONALE

4. Conflitti attribuzione

I conflitti di attribuzione sono lo strumento con cui un potere dello stato può agire dinanzi alla corte per

la difesa delle proprie attribuzioni, lese da un altro potere dello stato.

Il potere non è altro che un ruolo attribuito agli organi dalla Costituzione.

La differenza tra conflitto di attribuzione e conflitto di competenza sta nel fatto che il primo sorge tra

organi di potere differente, il secondo tra organi dello stesso potere.

Oggetto del conflitto di attribuzione è l'usurpazione del potere, o l'intralcio del suo esercizio. La parte

lesa si rivolge mediante ordinanza alla corte che dopo aver ritenuto il conflitto ammissibile mediante

ordinanza si esprime con sentenza.

5. Conflitti attribuzione stato-regione

Sorgono tra stato e regione o tra regioni.

Oggetto del conflitto è la violazione di una competenza. Si agisce mediante ricorso, promosso dalla

giunta regionale o dal consiglio dei ministri, entro 60 giorni dalla promulgazione della legge, su cui la

corte si pronuncierà con sentenza.

6. Giudizio ammissibilità referendum abrogativo

Il referendum abrogativo da la possibilità di agire direttamente ai cittadini, per abrogare una legge.

Esso nasce per iniziativa popolare (500000 firme), o iniziativa regionale. Prima di essere proposto ai

cittadini esso viene sottoposto alla corte di cassazione per verificarne la conformità alla legge, e

successivamente alla corte costituzionale per verificarne l'ammissibilità.

Il referendum non è ammissibile nei casi previsti dall' art 75 cost, e cioè nei casi:

- leggi tributarie;

- leggi indulto;

- leggi di autorizzazione ratifica trattati internazionali;

- leggi di bilancio.

Inoltre non è ammissibile porre a referendum abrogativo le leggi costituzionali.

7. Giustizia politica

Consiste nella messa in accusa del presidente della repubblica nei casi di alto tradimento o attento alla

Costituzione.

In questo caso si agisce mediante una duplice fase: riunione delle camere in seduta comune per

decretare o no la messa in accusa, decisione della corte costituzionale.

DIRITTO COSTITUZIONALE

XIII: DIRITTI E LIBERTA'

1. Principio di uguaglianza

Il principio di uguaglianza è citato nell'articolo 3 della Costituzione, esso ha una formulazione

complessa:

principio di uguaglianza formale: si trattano in modo uguale situazioni uguali, in modo diverso

situazioni diverse;

principio di uguaglianza (nucleo forte): divieto discriminazioni sesso, razze, religione, lingua,

ideologie.

Principio di uguaglianza sostanziale: si tratta di rimuovere gli ostacoli di ordine economico sociale.

Alla base del principio di uguaglianza vi è un principio di ragionevolezza.

2. Strumenti di tutela dei diritti

Sono:

riserva di legge - riserva di giurisdizione - tutela giurisdizionale - responsabilità del funzionario -

sindacato di legittimità costituzionale

3. Applicazione garanzie costituzionali

Esse vengono garantite dal punto di vista soggettivo (chi sono i titolari dei diritti), dal punto di vista

oggettivo (il contenuto dei diritti), dal punto di vista del bilanciamento (antinomie e contrasti tra

diritto).

4. Diritti individuali

Sono:

Libertà personale; Libertà di domicilio; Libertà di circolazione.

5. Diritti pubblici

Sono:

Libertà di riunione; Libertà di associazione; Libertà di religione e di coscienza; Libertà manifestazione

pensiero.

6. Diritti economici

Diritto sindacale; Diritto di sciopero; Diritto iniziativa economica.

7. Doveri Costituzionali

I doveri costituzionali sono sostanzialmente due:

dovere di difesa della patria (obbligo servizio militare);

dovere di pagare le tasse.

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