Diritto della previdenza sociale - Riassunti, Appunti di Diritto Della Previdenza Sociale. Università degli Studi di Cagliari
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Diritto della previdenza sociale - Riassunti, Appunti di Diritto Della Previdenza Sociale. Università degli Studi di Cagliari

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Riassunto del corso di diritto della previdenza a Cagliari, con testo di riferimento suggerito dal professore "Mattia Persiani, Diritto della previdenza sociale"
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DIRITTO DELLA PREVIDENZA SOCIALE

DIRITTO DELLA PREVIDENZA SOCIALE

CAPITOLO PRIMO

L'EVOLUZIONE DELLA PREVIDENZA SOCIALE

1. Considerazioni preliminari

La materia della previdenza sociale e le stesse fonti che la regolano si caratterizzano per una essenziale

ambiguità, che si spiega in considerazione del fatto che tutte le forme di tutela previdenziale sono state

istituite subito prima e durante l'ordinamento corporativo.

Al momento della loro istituzione tali forme di tutela costituivano espressione di una solidarietà limitata ai

datori di lavoro e ai lavoratori. Ciò non solo imponeva che la tutela previdenziale fosse limitata ai lavoratori

subordinati, ma consentiva anche che tale tutela venisse realizzata attraverso un complesso di rapporti

analoghi a quelli propri delle assicurazioni private. Si riteneva infatti che tra contributi e prestazioni

previdenziali intercorreva una relazione di corrispettività poiché l'ammontare della prestazione era

proporzionato ai contributi versati, mentre il mancato versamento di questi ultimi escludeva il diritto alle

prestazioni.

La Costituzione repubblicana invece considera la tutela previdenziale come espressione di una solidarietà

estesa a tutti i cittadini, la cui realizzazione corrisponde alla soddisfazione di un interesse di tutta la

collettività.

Secondo i principi costituzionali, il titolo per avere diritto alle prestazioni previdenziali risiede soltanto

nell'essere cittadini e i livelli di quelle prestazioni, debbono essere determinati soltanto in funzione delle

scelte politiche che ispirano il legislatore nella valutazione e nella individuazione delle esigenze di

liberazione dal bisogno alle quali occorre dare soddisfazione.

L’ambiguità di cui si è parlato, deriva anche dal fatto che dopo l'entrata in vigore della Costituzione è

mancato un disegno per una riforma organica, mentre la più recente legislazione risulta sempre più ispirata

ai principi costituzionali ma soltanto per alcuni aspetti.

Tale ambiguità ha finito per determinare un’alterazione del rapporto tra gettito contributivo e onere della

prestazione, soprattutto nelle gestioni previdenziali che si caratterizzano per l’erogazione di trattamenti

pensionistici e per il Servizio sanitario nazionale. Da tale alterazione è derivata la crisi finanziaria del sistema

alla quale è stato posto rimedio con una riduzione dei livelli di tutela.

L’ambiguità ora rilevata non è di per sé insuperabile. Infatti le leggi più recenti, ispirate ai principi

costituzionali, una volta inserite nell'ordinamento giuridico preesistente ne impongono la riconsiderazione in

una prospettiva diversa da quella originaria. Inoltre tutte le volte che si prospetti un’alternativa di soluzioni,

sia per la ricostruzione teorica del sistema previdenziale, per il superamento dei nodi interpretativi posti da

single disposizioni, la prevalenza spetta alla soluzione conforme ai principi costituzionali. Un limite esiste

deve essere individuato non tanto e non solo nell'impossibilità di superare l'enunciato legislativo ( art. 12,

disp. prel., c.c.), ma soprattutto nella stessa diversità di significati e di rilevanza che la giurisprudenza

attribuisce ai principi accolti dalla Costituzione.

2. Origine della previdenza sociale

Le trasformazioni economiche e sociali determinate dalla rivoluzione industriale posero in evidenza anche il

problema di quanti si venivano a trovare in condizione di bisogno.

L'esigenza di realizzare una tutela dei lavoratori subordinati che si venivano a trovare in condizione di

bisogno per il verificarsi di eventi che ne menomavano la capacità lavorativa fu ben presto avvertita.

Il liberalismo ottocentesco considerò con intransigenza i problemi sociali del lavoro. Si riteneva che alla loro

soluzione dovessero provvedere direttamente i lavoratori. Il ricorso alla beneficenza pubblica e privata

veniva considerata una soluzione ultima e destinata a garantire la conservazione dell'ordine pubblico.

La prima manifestazione di quella che poi sarà la previdenza sociale fu determinata dalla spontanea iniziativa

dei lavoratori interessati. Le società di mutuo soccorso, associazioni volontarie di lavoratori, realizzarono la

solidarietà tra agli associati provvedendo, con i loro contributi ad erogare prestazioni a quanti si fossero

trovati in condizione di bisogno, nonché una pensione agli associati che avessero raggiunto un'età che li

rendeva inabili ad un lavoro proficuo e una erogazione una tantum ai familiari degli associati defunti.

Lo schema è quello dell'assicurazione anche se c'è l'eliminazione dell'intermediario- assicuratore.

Le mutue di soccorso si rivelarono solo parzialmente idonee a risolvere il problema dell'incerto domani di

chi vive del proprio lavoro. Alle mutue si potevano iscrivere soltanto i lavoratori meglio retribuiti.

L'esperienza mutualistica rappresenta una delle prime manifestazioni dell'associazionismo operaio: la loro

costituzione può essere messa in relazione a quella del sindacato, ed anzi l'ha preceduta e favorita.

L’atteggiamento dello Stato cominciò a modificarsi sol quando l’attenzione dei politici e dell’opinione

pubblica fu richiamata dal grave problema degli infortuni sul lavoro che si andavano sempre più

intensificando.

La legge 17 marzo 1898, n. 80, rese obbligatoria per i datori di lavoro l'assicurazione contro gli infortuni sul

lavoro, e si è soliti ritenere che essa segni la nascita della previdenza sociale italiana. In realtà, questa legge

si limita a rendere obbligatoria un'assicurazione privata per la responsabilità civile del datore di lavoro.

Quell’assicurazione non era limitata agli infortuni determinati da colpa del datore di lavoro, ma era estesa

anche agli infortuni determinati da caso fortuito, forza maggiore o addirittura da colpa non grave del

lavoratore.

Tale peculiarità venne giustificata ritenendo che il datore di lavoro doveva anche sostenere i rischi che

lavoratore incontra nello svolgimento della sua attività. Questo fu il primo intervento statale a tutela di chi,

vivendo del proprio lavoro, si viene a trovare in condizione di bisogno.

Nello stesso periodo, con l’istituzione della Cassa Nazionale di Previdenza Sociale, per la vecchiaia e

l’invalidità degli operai vennero poste le premesse di una più ampia solidarietà tra i lavoratori, sia pure in un

primo tempo limitatamente ai lavoratori che percepivano retribuzioni di livello modesto, ed al finanziamento

della quale presto saranno chiamati a partecipare anche i datori di lavoro.

3. La previdenza sociale nel periodo precorporativo e corporativo

L'evoluzione della previdenza sociale è rapida. Si accentua il carattere pubblicistico della tutela

previdenziale. Essa, nata volontaria, diventa dapprima obbligatoria, nel senso che la sua piena attuazione,

ancorché imposta dalla legge, è condizionata pur sempre dall’adempimento degli obblighi posti a carico

specialmente del datore di lavoro; diviene infine necessaria, nel senso che opera ex lege. La realizzazione

della tutela previdenziale viene affidata esclusivamente ad enti pubblici appositamente istituiti. Tuttavia

l’esperienza delle mutue di soccorso e la prima legge sugli infortuni sul lavoro lasciano un segno indelebile.

Da un lato lo strumento dell’assicurazione continua ad essere usato anche quando l’intervento pubblico ben

avrebbe potuto avvalersi di strumenti diversi; dall’altro la tutela resta essenzialmente limitata ai lavoratori

subordinati.

Se la necessarietà della tutela previdenziale, sta ad indicare che alla realizzazione di quest'ultimo corrisponda

l'interesse pubblico, la realizzazione di quella tutela continua ad essere considerato un compito proprio delle

categorie interessate sulla quale soltanto ricade l'onere di finanziarne l'attuazione.

Lo Stato si limita a dar vita a nuovi istituti, a dettare con legge la disciplina dei rapporti, ma raramente

interviene finanziariamente.

L’interesse dei lavoratori è soddisfatto mediante il contemperamento e la reciproca subordinazione degli

interessi individuali degli appartenenti alla categoria o mediante la subordinazione dell'interesse dei datori di

lavoro.

La dottrina del tempo è stata indotta a ritenere che tra all'obbligo degli istituti previdenziali di erogare

prestazioni e quella del pagamento dei contributi previdenziali intercorresse una relazione sinallagmatica

riducendo così tutta la tutela previdenziale entro schemi privatistici.

Durante il periodo corporativo il sistema delle assicurazioni sociali non solo viene completato con la

previsione della tutela di nuovi rischi, ma viene assumendo man mano caratteristiche che introducono la

successiva evoluzione.

Così all'originaria concezione del rischio professionale si viene affiancando una concezione più ampia:

quella della solidarietà corporativa tra datori e prestatori di lavoro ispirata alla realizzazione dell'interesse

pubblico dell'economia nel quale si pretendeva di risolvere autoritativamente il conflitto sociale.

Essa consentì l'estensione della tutela previdenziale, estendendola anche a rischi che non sono connessi con

l’attività lavorativa.

La disposizione 26 della Carta del Lavoro dice: " la previdenza è un'altra manifestazione del principio di

collaborazione. Il datore di lavoro e il prestatore d'opera devono concorrere proporzionalmente agli oneri di

essa. Lo Stato procurerà di coordinare ed unificare, quanto più è possibile, il sistema degli istituti di

previdenza".

Il compito di realizzare la tutela previdenziale resta attribuito essenzialmente agli stessi interessati, mentre il

fine pubblico posto a fondamento delle assicurazioni sociali nell’ordinamento corporativo continua ad avere

ad oggetto il mantenimento dell’ordine pubblico, al quale si aggiunge la sanità della razza e la potenza

nazionale, ma non certo la liberazione dal bisogno di chi vive del proprio lavoro.

4. L'idea della sicurezza sociale

L'evoluzione della previdenza sociale avviene nell'immediato secondo dopoguerra. Essa deve essere posta in

relazione con l'affermarsi dell'idea della sicurezza sociale.

L'idea sicurezza sociale esprime l’esigenza che venga garantita a tutti i cittadini la libertà dal bisogno, in

quanto questa libertà è ritenuta condizione indispensabile per l'effettivo godimento dei diritti civili e politici.

La libertà dal bisogno deve essere garantita a tutta la collettività organizzata nello Stato della quale essa

costituisce il fine da perseguire mediante ricorso ad una solidarietà che è generale quanto coinvolge tutti i

cittadini.

Nella varietà dei modi di attuazione si possono individuare due principi fondamentali e rappresentanti gli

elementi caratteristici è e determinanti devoluzione dei sistemi giuridici previdenziali in relazione all'idea

della sicurezza sociale:

il sempre più determinante intervento dello Stato, che assume direttamente tra i suoi fini la realizzazione

della tutela previdenziale

la progressiva estensione di questa nuove situazioni di bisogno e la nuova categoria di soggetti, anche oltre

l'ambito tradizionale del lavoro subordinato.

5. L'evoluzione della previdenza sociale e nelle disposizioni della Costituzione

L'idea sicurezza sociale è stata accolta per effetto dell’art. 3 Cost. Tale principio, che trova specificazione in

numerose altre disposizioni della Costituzione, sta a significare che la liberazione dal bisogno corrisponde ad

un interesse riferibile a tutta la collettività.

In particolare l'art. 38 Cost. costituisce il nuovo fondamento dell’evoluzione del nostro sistema di previdenza

sociale. La tutela di chi si viene a trovare in condizioni di bisogno costituisce un’espressione necessaria della

solidarietà di tutta la collettività.

A questo proposito dobbiamo considerare il quarto comma dell'art. 38 Cost. che dispone che la realizzazione

del programma previsto debba avvenire ad opera dello Stato, tenuto non solo a predisporre gli organi e gli

istituti necessari ma anche ad integrarli. L’intervento dello Stato deve quindi tendere all'effettiva

realizzazione della tutela dei soggetti protetti, realizzazione che costituisce un fine fondamentale dello Stato,

nel senso che ad essa corrisponde un interesse pubblico immediato e diretto. La formulazione letterale del

quarto comma dell’art. 38 non contrasta con questa conclusione. Che lo Stato non sia chiamato direttamente

a realizzare i compiti previsti in quell’articolo non vuol dire affatto che quei compiti non siano propri e

fondamentali dello Stato. Vuol dire che la Costituzione consente un modello organizzativo basato su strutture

differenziate per tipi di tutela e di soggetti protetti e eventualmente articolato territorialmente.

Ma l’art. 38 indica anche la prospettiva secondo la quale sarebbe dovuta avvenire l’ulteriore evoluzione del

sistema.

Dall’esame dell’art. 38, risulta che tutti cittadini, in caso di bisogno, hanno diritto ai mezzi necessari per

vivere.

I lavoratori inoltre hanno diritto a che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita

quando si verificano determinati eventi generatori di bisogno. L’indicazione di tali eventi nell’art. 38 non ha

valore tassativo, tuttavia pone un vincolo al legislatore ordinario nel senso che rende irreversibile

l’evoluzione già realizzata.

Il sistema della previdenza sociale supera l'ambito del lavoro subordinato per estendersi a tutte le categorie di

lavoratori. Il sistema previdenziale ha superato anche tradizionale carattere territoriale che ne limitava

l’attuazione al criterio nazionale. La Corte Costituzionale ha esteso la tutela previdenziale anche ai lavoratori

italiani all'estero.

Le prestazioni previdenziali devono essere adeguate anche alle esigenze di vita della famiglia del lavoratore:

garanzia dei mezzi adeguati alle esigenze di vita e una retribuzione proporzionata e sufficiente.

L'art. 38 Cost., all'ultimo comma, afferma il principio della libertà della previdenza privata, come

manifestazione di quella specifica solidarietà che si esprime anche nelle formazioni sociali (art.2 Cost.).

Previdenza privata che non può essere che libera in quanto volontaria e destinata esclusivamente alla

soddisfazione di interessi privati. La previdenza privata non solo a libere, ma deve essere anche i

incoraggiata e tutelata costituendo una forma di risparmio (art.47 Cost.).

6. L'evoluzione della previdenza sociale nella legislazione ordinaria

I principi contenuti nel secondo comma dell'art. 3 e nell'art. 38 della Costituzione consentono di individuare

lo schema essenziale del sistema di previdenza sociale nella legislazione ordinaria.

La legislazione ordinaria ha dato attuazione ai principi della sicurezza sociale. Dell’evoluzione della

previdenza sociale nella legislazione ordinaria sono espressione, oltre che l'istituzione del servizio sanitario

nazionale, l'intervento finanziario dello Stato e l'integrale finanziamento a carico del bilancio dello Stato

dell'assegno sociale, la continua estensione della tutela previdenziale nell'ambito stesso del lavoro

subordinato, l'estensione della tutela di malattia a tutti i cittadini, la rivalutazione automatica delle pensioni,

l'estensione della tutela infortunistica per eventi dannosi occorsi in ambito domestico. Per contrastare

fenomeni di povertà e di esclusione sociale, il legislatore ha anche predisposto interventi in favore dei

soggetti dotati di risorse economiche insufficienti a garantire la liberazione dal bisogno e ha istituito il

sistema integrato di interventi e servizi sociali. I destinatari delle provvidenze sono: i cittadini stranieri

presenti sul territorio italiano, le persone esposte al rischio della marginalità sociale e impossibili a

provvedere al mantenimento proprio ed i figli (c.d. assegno di povertà), le madri cittadine italiane, residenti

tale, alle quali compete un assegno per maternità.

L’intervento finanziario dello Stato trova il suo fondamento nel fatto che a esso è affidato il compito di

realizzare la tutela previdenziale; l'estensione di quest'ultima oltre l'ambito tradizionale del lavoro

subordinato, invece, risponde all'esigenza di garantire a chiunque viva del proprio lavoro e a tutti cittadini i

minimi mezzi di sostentamento al verificarsi di eventi generatori di bisogno.

7. Il servizio sanitario nazionale

L'istituzione del servizio sanitario nazionale realizza appieno il precetto costituzionale in base al quale la

Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e come interesse della collettività ( art.

32 Cost.).

Il servizio sanitario nazionale è stato istituito dalla legge 23 dicembre 1978, n. 833. Tale servizio è costituito

dal complesso delle funzioni, delle strutture, dei servizi, e delle attività destinate alla promozione, al

mantenimento ed al recupero della salute fisica e psichica di tutta la popolazione, secondo modalità che

assicurino l’eguaglianza dei cittadini.

Con l'istituzione del servizio sanitario nazionale, non solo sono state radicalmente modificate

l’organizzazione e le strutture attraverso le quali la tutela previdenziale si realizza, ma è stata avvertita

l’esigenza di una funzione preventiva. Infatti il meccanismo mutualistico-assicurativo era idoneo a realizzare

la tutela di malattia, ma non poteva essere utilizzato quando si trattava di prevenirla.

Il servizio sanitario nazionale è chiamato a svolgere la funzione di concorrere alla formazione di una

moderna coscienza sanitaria. Esso è tenuto a provvedere alla prevenzione, alla diagnosi e alla cura delle

malattie fisiche e psichiche, accertamento e alla rimozione dei rischi presenti negli ambienti di lavoro e di

vita, alla riabilitazione.

Interventi di assistenza sanitaria garantiti dal servizio sanitario nazionale risultano efficacemente integrati

dagli interventi di servizio sociale realizzati dal sistema integrato di assistenza sociale di cui al legge n. 328

del 2001.

8. Sicurezza sociale e funzioni sociali dello Stato

L'attuazione dell'idea della sicurezza sociale trova riscontro in quella complessa attività svolta dallo Stato,

che si qualifica si determina in relazione al fine di realizzare la protezione dei cittadini dal bisogno. Il

benessere dei consociati è fine inerente alla essenza della comunità statuale in ogni sua forma storicamente

conosciuta. Varia però è la rilevanza che è stata data a questo fine e diversi sono i mezzi e gli strumenti

attraverso i quali si è cercato di realizzarlo.

Dallo strumento della beneficenza pubblica si è passati ora all'assistenza e la previdenza sociale tradizionali

che tendono a realizzare la libertà del bisogno di tutti i soggetti presenti sul territorio, anche se non cittadini

italiani.

L'assistenza e previdenza sono nate con la motivazione politica del mantenimento dell'ordine costituito.

I principi accolti nella Costituzione assegnano allo Stato anche il fine di realizzare la garanzia del minimo di

sostentamento per ogni cittadino, nonché, sia pure con limitazioni, per i cittadini dell’Unione europea,

stranieri, profughi, apolidi. L’interesse da soddisfare è ancora l’interesse pubblico, ma questo non ha più ad

oggetto soltanto il mantenimento dell’ordine sociale, né la potenza economica sociale. La soddisfazione

dell’interesse pubblico è direttamente e immediatamente connessa alla soddisfazione dell’interesse del

singolo che si trovi in condizioni di bisogno in quanto strumentale all’interesse della collettività a che tutti i

cittadini siano in grado di godere dei diritti civili e politici.

L'idea di sicurezza sociale trova riscontro nella estensione delle funzioni sociali dello Stato e,in tal caso, è

destinata a influenzare non solo la previdenza sociale, ma in genere ogni attività pubblica a scopo sociale.

9. Sicurezza, previdenza e assistenza sociale

Non tutti questi interventi possono essere ricompresi nell’attuazione dell’idea della sicurezza sociale, almeno

se si voglia evitare di dare a quest’ultima un contenuto troppo vago. A ben guardare, il significato più

profondo di quell’idea può essere individuato proprio nel rilievo dato alla persona umana.

L'idea della sicurezza sociale ha avuto attuazione mediante quegli interventi che consistono nell'erogazione

di beni e servizi ai cittadini che si trovino in condizione di bisogno.

Tali sono gli interventi dello Stato che vanno dalla fornitura di cure gratuite agli indigenti, alla

predisposizione e alla integrazione di organi e istituti che assicurino ai cittadini inabili al lavoro e sprovvisti

dei mezzi necessari per vivere, il mantenimento e l’assistenza sociale e che assicurino ai lavoratori mezzi

adeguati alle esigenze di vita in caso di infortuni, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione

involontaria.

L'assistenza sociale assolveva ad una generica funzione di tutela degli indigenti.

La previdenza sociale assolveva alla funzione specifica di tutela dei lavoratori in quanto espressione di una

solidarietà imposta esclusivamente ai loro datori di lavoro.

Corrispondentemente, nell'assistenza sociale gli assistiti erano titolari di un interesse legittimo, mentre

soltanto nella previdenza sociale era riconosciuto ai lavoratori un diritto soggettivo alle prestazioni.

Sennonché i termini nei quali si pone la distinzione tra previdenza e assistenza sociale non sono più idonei a

comprenderne l’effettiva portata.

Nell’art. 38 Cost. viene mantenuta la distinzione tra cittadini e lavoratori, ma distinguere non significa

separare.

La distinzione tra previdenza e assistenza allora non può che ridursi alla diversità dell’ambito ed all’intensità

della tutela, giustificata dal diverso modo in cui l’ordinamento ha valutato le esigenze dei cittadini rispetto a

quelle dei lavoratori.

Significato del tutto diverso assumono le nozioni di previdenza e assistenza sociale, quando vengono

utilizzate per distinguere le prestazioni ancora finanziate su base contributiva e quelle finanziate soltanto a

carico dello Stato.

Le differenze dei metodi di finanziamento non influiscono sulla funzione propria delle varie forme di tutela.

Il richiamo a modi di finanziamento avviene, in realtà, in funzione delle preoccupazioni che inducono a

prevedere una limitazione dei livelli di tutela fin qui realizzati, come mezzo necessario per superare la crisi

finanziaria del settore, nell’ambito del necessario contenimento della spesa pubblica.

Esclusivamente in quella prospettiva quella limitazione trova riscontro nell’istituzione, nell’ambito

dell’INPS, della Gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali, nella quale

sono stati riuniti quegli interventi il cui il finanziamento era stato posto a carico dello Stato. Ne deriva una

distinzione tra i settori ove il finanziamento è esclusivamente a carico del bilancio dello Stato e quelli in cui

continua ad essere a carico delle categorie interessate.

10. Il sistema integrato di interventi e servizi sociali

In questo contesto evolutivo dell’idea di sicurezza sociale si colloca la recente riforma dell’assistenza

sociale.

Infatti con la legge n. 328 del 8 novembre 2000, è stato abrogato il sistema assistenziale istituito nel 1890 ed

è stato sostituito da un sistema che attribuisce diritti soggettivi alle persone protette.

I principi generali e le finalità di tale legge confermano che la sicurezza sociale, in attuazione dei principi

espressi dall’art. 2 e 3 Cost., è destinata ad operare oltre l'ambito tradizionale della previdenza sociale.

11. Assicurazioni sociali e assicurazioni private

Il meccanismo assicurativo, ha ormai perso ogni rilevanza giuridica. Quel meccanismo è ormai da ritenere

destinato al perseguimento di fini diversi da quelli per cui fu istituito e, cioè, al soddisfacimento diretto ed

esclusivo di un pubblico interesse e non più di interessi privati, si pure di gruppi. Si può dire che quella

forma di tutela che prese il nome di assicurazione sociale, sia giunta al termine di una lunga evoluzione.

Peraltro si deve ritenere che, nonostante i dubbi di una parte della dottrina, anche le assicurazioni private

assolvono ad una funzione previdenziale.

Nell'assicurazione privata l'eliminazione del bisogno si realizza attraverso l'assunzione da parte

dell'assicuratore dell'obbligo di sopportare le conseguenze economiche dell'evento temuto, dietro il

corrispettivo del pagamento del premio da parte della assicurante.

Nelle assicurazioni sociali, invece, l'eliminazione delle situazioni di bisogno si realizza con l'organizzazione

di un servizio pubblico.

D’altra parte, le assicurazioni sociali e quelle private, al di sopra delle profonde differenze tecniche, di

strutture e di funzioni, sono, a ben guardare, anche complementari. Tutti i problemi dell’incerto avvenire non

devono essere risolti con la previdenza obbligatoria.

La sicurezza sociale, come fine essenziale dello Stato, riguarda i bisogni essenziali. Anzi essa incontra un

limite che è quello di realizzare un interesse pubblico generale. Al di là di questo limite, la liberazione dal

bisogno è lasciata alla previdenza privata.

Le assicurazioni private possono essere considerate come strumenti di sicurezza sociale solo quando questa

sia intesa non come un'idea politica, ma come un risultato.

Intesa come un'idea politica, invece, la sicurezza sociale può dirsi attuata solo mediante quegli strumenti che

realizzano la liberazione dal bisogno con il ricorso alla solidarietà di tutta la collettività organizzata nello

Stato.

In questa prospettiva, la previdenza complementare occupa una posizione particolare, diversa, almeno in

parte, da quella delle assicurazioni private. Essa, infatti, ancorché eventuale, perché libera, realizza pur

sempre una forma di solidarietà meritevole di particolare tutela.

12. Le esigenze di razionalizzazione del sistema della previdenza sociale

La crisi finanziaria che affligge il nostro sistema previdenziale e le sue conseguenze sul debito pubblico sono

state determinata da diversi fattori: da un lato, dall'introduzione di miglioramenti delle prestazioni e

dall’ampliamento del campo di applicazione della tutela previdenziale senza che fosse prevista una adeguata

copertura finanziaria; dall’altro lato, per i regimi pensionistici, dalle profonde modificazioni del rapporto

esistente tra pensionati e lavoratori in servizio. L'aumento della disoccupazione la diminuzione della

popolazione in età di lavoro hanno ridotto inevitabilmente il gettito della contribuzione previdenziale. A ciò

si aggiunga che le contribuzioni versate nel tempo si sono rivelate inadeguate a compensare la costante

limitazione dei trattamenti pensionistici, se ragguagliati alle ultime retribuzioni.

Per il servizio sanitario nazionale la perdurante assenza di una coerente ed efficace programmazione e la

conseguente carenza di coordinamenti, hanno determinato costi sempre crescenti ai quali corrisponde una

tutela della salute inadeguata e incompleta. A questa situazione si tenta ora di porre rimedio affidando la

gestione della tutela della salute alle regioni e alle quali è stato imposto l'autofinanziamento.

I problemi recentemente posti dalla crisi finanziaria e di gestione dei vari regimi previdenziali si aggiungono

a quelli che devono essere considerati tradizionali.

Tra questi ultimi si pone il problema posto dalla disomogeneità dei criteri in base quali sono determinati i

livelli delle prestazioni e dalle conseguenti disparità delle condizioni.

Ciò ha determinato profonde differenze di trattamento a seconda della categoria di appartenenza dei soggetti

protetti. Al verificarsi del medesimo evento, a seconda del regime applicabile, possono essere erogate

prestazioni diverse sia in relazione all’ammontare, sia in relazione alle condizioni richieste per il sorgere del

relativo diritto. La liberazione dal bisogno sarebbe dovuta avvenire sulla base della valutazione che la legge

fa del bisogno in funzione delle esigenze di carattere generale che attendono di essere soddisfatte.

Una soluzione è stata data quando sono stati stabiliti gli stessi requisiti di età e di contributi per aver diritto

alla pensione, abolendo anche le differenze tra dipendenti pubblici e privati.

Un’ulteriore omogeneizzazione è prevista per i requisiti oggettivi e soggettivi di accesso alla pensione di

vecchiaia unificata e per i criteri di calcolo dell’ammontare dei trattamenti pensionistici e della contribuzione

previdenziale.

Al tempo stesso era avvertita da tempo l'esigenza di una riforma del sistema destinata a limitare la gestione

pubblica ai regimi destinati ad erogare trattamenti pensionistici che garantiscano la soddisfazione delle

esigenze essenziali e ad agevolare la volontaria costituzione di regimi previdenziali privatistici in funzione

integrativa di quelli pubblici destinati a perseguire interessi privati.

Il problema sotteso a tale esigenza è quello del rapporto che deve intercorrere tra le esigenze della tutela

previdenziale quelle di politica economica.

Problema per la soluzione del quale era necessario che la tutela previdenziale realizzi la funzione della

liberazione dal bisogno al fine di garantire godimento dei diritti civili e politici.

13. La razionalizzazione del sistema pensionistico

L’esigenza di contenere i disavanzi e di realizzare l’equilibrio finanziario delle gestioni pensionistiche ha

ispirato numerosi provvedimenti legislativi emanati nel periodo 1992-2001.

Tali provvedimenti hanno introdotto numerosi elementi di razionalizzazione, sia perché hanno realizzato una

omogeneizzazione delle tutele sia perché hanno previsto, per l'avvenire, modificazioni dei criteri di calcolo

delle prestazioni pensionistiche per ridurne progressivamente livello, e più rigorosi requisiti di accesso,

specialmente per le pensioni di anzianità delle quali era stata sospesa temporaneamente l'attribuzione.

Per attenuare gli effetti della riduzione di tutela derivante dalla razionalizzazione, il legislatore ha tentato di

favorire il ricorso alla previdenza privata.

L'obiettivo della definitiva stabilizzazione del rapporto tra spesa previdenziale e P.I.L. è stato perseguito da

legge 8 agosto 1995, n. 335 , la quale ha introdotto modificazioni, tra cui la reintroduzione del sistema di

calcolo delle pensioni che assume come base la contribuzione versata, in luogo delle retribuzioni percepite

nell’intero arco dell’attività lavorativa.

A questa reintroduzione corrisponderebbe una vera e propria riforma, in quanto il principio di solidarietà

sarebbe stato sostituito con quello della corrispettività tra contributi versati e prestazioni pensionistiche.

La differenza tra la c.d. pensione retributiva e quella contributiva si riduce dicendo che nella pensione

retributiva, l'ammontare della pensione è determinato direttamente sulla base delle retribuzioni percepite;

nella pensione contributiva, si fa riferimento alla contribuzione previdenziale e all'età di ingresso in

pensione. Riferimento che non esclude la rilevanza delle retribuzioni percepite, in base alle quali è calcolata

e riscossa la contribuzione. Ne deriva che il diverso sistema di calcolo dell’ammontare delle pensioni non è

sufficiente, da solo, a modificare la funzione assegnata alla tutela previdenziale.

Anche con la reintroduzione del principio di corrispettività tra contributi e prestazioni il sistema

pensionistico continua ad essere ispirato al principio della solidarietà.

Il principio della corrispettività è contraddetto anche dalla regola per cui esiste diritto alla pensione soltanto

se l'ammontare di questa è superiore ad un importo determinato con la conseguente perdita della retribuzione

versata.

La legge n. 335 del 1995 ha introdotto una razionalizzazione riconducendo la funzione del sistema

pensionistico alla liberazione delle effettive situazioni di bisogno.

In questa prospettiva le modifiche apportate alla disciplina previgente possono essere considerate soltanto

come accorgimenti tecnici, destinati a realizzare un efficace controllo della spesa pensionistica e la sua

costate compatibilità con la situazione economica e finanziaria del Paese.

Tuttavia negli ultimi tempi è stata avvertita nuovamente la esigenza di una riforma o di una ulteriore

razionalizzazione del sistema pensionistico che concorresse a ristabilire l’equilibrio finanziario delle

gestioni. Tale esigenza è stata soddisfatta dalla legge 23 agosto 2004 n. 243 che ha introdotto nuovi elementi

di razionalizzazione. Con tale legge il legislatore ha delegato il Governo ad emanare norme aventi forza di

legge per liberalizzare l’età pensionabile, per eliminare il divieto di cumulo tra pensioni e redditi di lavoro,

per rivedere il principio di totalizzazione dei periodi assicurativi estendendone l’applicazione, per sostenere e

favorire lo sviluppo delle forme di previdenza complementare. Inoltre la legge n.243/2004 contiene

disposizioni che modificano la disciplina della pensione di anzianità. Ciò perché l’onere derivante

dall’erogazione delle pensioni di anzianità incide in modo determinante nella formazione del deficit dei

bilanci delle gestioni pensionistiche, soprattutto perché quella pensione viene erogata per notevoli periodi di

tempo in quanto spettante a soggetti che ancora sono in età relativamente giovane.

CAPITOLO SECONDO

IL SISTEMA GIURIDICO DELLA PREVIDENZA SOCIALE

14. Sistema giuridico della previdenza sociale e rapporto giuridico previdenziale

La realizzazione della tutela previdenziale è compito dello Stato.

L'erogazione delle prestazioni previdenziali è affidata ad enti detti appunto previdenziali, i quali reperiscono

i mezzi necessari per la realizzazione del loro fine istituzionale dalla contribuzione obbligatoria posta a

carico dei soggetti protetti, di soggetti che si trovano con questi ultimi in determinati rapporti, e dal concorso

dello Stato.

I soggetti che intervengono nella realizzazione della tutela previdenziale sono:

- lo stato

- gli enti previdenziali

- i soggetti tenuti al pagamento dei contributi

- i soggetti protetti aventi diritto come tali alle prestazioni previdenziali.

La dottrina tradizionale definiva la posizione dei soggetti interessati alla realizzazione della tutela previdenza

usando l'espressione di "assicurato", "assicurante" e "assicuratore" o a volte di "lavoratore", "datore di

lavoro" ed "ente gestore delle assicurazioni sociali". L’uso di tali espressioni sembra improprio; infatti nella

misura in cui resta fedele alla nomenclatura del rapporto di assicurazione privata, non corrisponde all’attuale

spirito e alla struttura del sistema giuridico della previdenza sociale.

Una terminologia che faccia riferimento al rapporto di lavoro subordinato deve ritenersi inadeguata a

descrivere il fenomeno previdenziale. Questo infatti ormai ricomprende anche la tutela dei liberi

professionisti, degli artigiani, commercianti e degli imprenditori agricoli, dei lavoratori parasubordinati, dei

familiari che pure non sono lavoratori, delle casalinghe, nonché la tutela dei cittadini ultra sessantacinquenni

che si trovino in disagiate condizioni economiche.

Il sistema giuridico della previdenza sociale deve essere inteso come l'insieme dei vari rapporti intercorrenti

tra soggetti comunque partecipano alla realizzazione della tutela previdenziale e cioè: del rapporto

intercorrente tra lo Stato e l'istituto previdenziale, tra lo Stato e il beneficiario delle prestazioni previdenziali;

nonché del rapporto intercorrente tra quest'ultimo e l'istituto previdenziale e di quello che intercorre tra

l'istituto e l'obbligato al pagamento dei contributi previdenziali.

Il rapporto sul quale si incardina tutto il sistema però è quello intercorrente tra l'istituto e i soggetti aventi

diritto alle prestazioni previdenziali. Tale rapporto può ben essere definito come il rapporto giuridico

previdenziale.

15. Il rapporto giuridico previdenziale secondo la dottrina tradizionale

Secondo la dottrina tradizionale il rapporto giuridico previdenziale avrebbe struttura analoga a quello

derivante dal contratto di assicurazione privata. Esso sarebbe formato dal rapporto intercorrente tra lavoratori

e l'istituto assicuratore e da quello intercorrente tra quest'ultimo e datori di lavoro.

In questa concezione restano esclusi i rapporti dei quali lo Stato è parte. Questo perché quella concezione

postula che lo Stato intervenga nei confronti degli altri soggetti del rapporto giuridico previdenziale non

diversamente che nei confronti di qualsiasi altro soggetto pubblico o privato, lasciando del tutto in ombra

quella che deve essere considerata la moderna concezione della previdenza sociale accolta anche nella

Costituzione.

Secondo la Costituzione, la realizzazione della tutela previdenziale è compito dello Stato (art. 38, comma 4,

Cost.). Ne deriva che i rapporti di cui quest'ultima parte si vengono a trovare con gli altri in un nesso

particolarmente qualificante, non solo perché consentono di porre in evidenza il fine pubblico per il quale

sono predisposti, ma anche perché la partecipazione dello Stato è essenziale alla realizzazione della tutela

previdenziale.

La dottrina tradizionale affermava che il rapporto giuridico previdenziale sarebbe rapporto complesso, ma

unitario. L’esistenza dell’obbligazione di erogare prestazioni previdenziali sarebbe stata determinata

dall’esistenza dell’obbligazione di pagare i contributi e viceversa, mentre esisterebbe un nesso di

interdipendenza anche tra l’adempimento dell’obbligazione contributiva e l’erogazione delle prestazioni

previdenziali.

Questa concezione del rapporto giuridico previdenziale era legata alla struttura contrattuale, al meccanismo

assicurativo, e all’ideologia che ne caratterizzano le prime realizzazioni.

16. La relazione intercorrente tra prestazioni e contributi previdenziali

Per una critica di tale concezione basta guardare come, per relazione di sinallagmaticità si deve intendere

quella intercorrente tra le obbligazioni derivanti dai contratti detti a prestazioni corrispettive, nei quali le

parti realizzare i propri interessi subordinandoli reciprocamente.

Qualora il contemperamento degli interessi non possa aver luogo non c’è ragione di parlare di corrispettività.

Questa affermazione esclude che nel sistema previdenziale l’obbligazione di versare contributi e quella di

erogare prestazioni previdenziali possano essere configurate come obbligazioni corrispettive. Ciò in funzione

del fatto che tali obbligazioni sono imposte unicamente e immediatamente per la soddisfazione di un

interesse pubblico. Esse non realizzano la composizione del conflitto d'interessi tre soggetti obbligati, ma

sono destinato a soddisfare un interesse da questi diverso e ad essi superiore: quello pubblico.

In realtà un nesso tra le due obbligazioni sussiste, ma è una relazione di strumentalità. I contributi

previdenziali hanno natura di tributo e sono imposti per reperire i mezzi necessari al soddisfacimento

dell'interesse a pubblico connesso alla realizzazione della tutela previdenziale.

17. Il principio dell'automaticità delle prestazioni

L'inesistenza di una corrispettività tra contributi e prestazioni previdenziali è confermata dal principio

dell'automaticità delle prestazioni. Tale principio sta a significare che le prestazioni previdenziali non

vengono erogate in funzione del versamento dei contributi previdenziali, a differenza di quanto avviene,

nell'assicurazione privata, per le prestazioni dell'assicuratore e il premio (art.1901 c.c.).

Manca nelle c.d. assicurazioni sociali quella corrispettività che è caratteristica delle assicurazioni private.

Con l'evoluzione del sistema previdenziale, il principio dell'automaticità delle prestazioni ha attualmente

trovato una porzione pressoché completa. Per lungo tempo il principio dell'automaticità delle prestazioni non

aveva trovato attuazione.

Quel principio è ormai esteso anche alla tutela per la vecchiaia, invalidità e superstiti. Ciò perché la legge, da

un lato, ha disposto che il requisito di contribuzione si debba intendere verificato anche quando i contributi

non siano stati versati, ma risultino dovuti nel limite della prescrizione e, dall’altro, ha previsto che i periodi

non coperti da contribuzione siano considerati utili anche ai fini della determinazione della misura delle

pensioni.

Quando il principio dell'automaticità delle prestazioni trova attuazione ancora soltanto parziale, sussiste

l'obbligo dell'ente previdenziale di impedire la decorrenza della prescrizione. Tale obbligo sussiste

quantomeno nei confronti del lavoratore che abbia denunciato l’omissione contributiva.

Ove la prescrizione sia maturata, l’adempimento dell’obbligo contributivo continua a condizionare

l’erogazione delle prestazioni previdenziali.

Non per questo, però, si può continuare a parlare di corrispettività tra contributi e quest’ultime. In realtà, il

pagamento dei contributi previdenziali costituisce un elemento della fattispecie, dal completamento della

quale deriva come effetto giuridico il sorgere del diritto alle prestazioni previdenziali. Esso assume una

funzione sostanzialmente diversa da quella del corrispettivo del premio dell'assicurazione privata.

18. Mutualità e solidarietà nel sistema giuridico della previdenza

La mutualità si realizza attraverso l'impegno assunto da più soggetti, in vista di un rischio comune e con lo

scopo di eliminare, o quanto meno ridurre, determinate situazioni di bisogno e di dividere tra loro le

conseguenze economicamente dannose derivanti dal verificarsi di un determinato evento che ha colpito uno

di loro. Quei soggetti in tal modo realizzano la reciproca subordinazione dei loro interessi individuali alla

soddisfazione dell'interesse comune.

Ne deriva che la struttura mutualistica non appare idonea a realizzare il fine della previdenza sociale, posto

che ad esso corrisponde ormai un interesse pubblico, che deve essere immediatamente e necessariamente

realizzato, e rispetto al quale gli interessi privati finiscono per essere necessariamente e non volontariamente

subordinati.

La struttura mutualistica caratterizzò le prime realizzazioni della previdenza sociale, ma divenuta

quest'ultimo un fine proprio dello Stato, ha subito profonde alterazioni.

È sufficiente osservare come i mezzi necessari alla realizzazione della tutela previdenziale sono ormai

reperiti o attraverso il finanziamento pubblico, o mediante l'imposizione di contributi a soggetti che non

hanno alcun interesse a quella realizzazione che si vengono a trovare con i soggetti protetti in relazioni anche

sporadiche e occasionali.

È vero che l'onere della tutela previdenziale è sostenuto anche da soggetti che di quella tutela beneficiano.

Ma anche in questi casi non sussistono le caratteristiche proprie della mutualità e manca soprattutto la

reciprocità tra i soggetti esposti al rischio.

Nelle varie forme di previdenza sociale è prevalsa ormai la tendenza verso l'adduzione del sistema

finanziario detto della ripartizione. Tale sistema, per il quale le contribuzioni sono proporzionate all’onere

delle prestazioni man mano che queste vengono erogate, ha sostituito quello della capitalizzazione, per il

quale la contribuzione deve essere proporzionale all'onere finanziario derivante dal numero degli eventi che

si sarebbero verificati in futuro, stimato secondo il calcolo della probabilità. Questo significa che l’onere

dell’erogazione delle prestazioni previdenziali a favore di quei lavoratori che si trovano in situazioni di

bisogno non è coperto con il gettito dei contributi che essi hanno versato, ma ricade su quella parte della

popolazione che in quel momento è attiva.

Manca quell’identità fra soggetti esposti al rischio e coloro tra i quali sono ripartite le conseguenze del

verificarsi di quest'ultimo che caratterizza la struttura mutualistica e si ha solo la subordinazione

dell'interesse di quanti producono alla soddisfazione dell'interesse pubblico a che venga realizzata la tutela

previdenziale di quei lavoratori che si trovino in determinate situazioni di bisogno.

19. Il sistema giuridico della previdenza sociale come espressione della solidarietà nazionale

Nel sistema della previdenza sociale, sebbene il suo finanziamento non è interamente a carico della

collettività, trova attuazione un principio diverso e di portata più vasta rispetto a quello mutualistico.

Attraverso il sistema della previdenza sociale si realizza la solidarietà di quanti sono in grado di lavorare e di

quanti dall'altrui lavoro traggono utilità, nei confronti dei lavoratori divenuti incapaci di trarre dal proprio

lavoro i mezzi di sostentamento e di chi si trovi in condizione di bisogno.

Questa solidarietà non può essere espressa da una struttura mutualistica. In quest’ultima si realizza una

solidarietà limitata sia quantitativamente, all’ambito degli stessi esposti a un rischio, sia qualitativamente, per

l’essenziale caratteristica della reciprocità.

La solidarietà realizzata con la previdenza sociale è solidarietà è attuata dallo Stato. Questi garantisce

l'attuazione della solidarietà nazionale attraverso la realizzazione della tutela previdenziale anche con diretti

interventi finanziari.

La solidarietà che trova espressione del sistema giuridico previdenziale altro non rappresenta che una specie

di quella solidarietà che lo Stato realizza ogni volta che opera una redistribuzione del reddito.

L'obbligo contributivo è imposto al fine di attuare la solidarietà di tutta la collettività organizzata (art. 2

Cost.) ed esso ricade ancora su una parte soltanto della popolazione e, in sostanza, sui lavoratori. Quando tale

obbligo incombe, sia pure in parte, sugli stessi soggetti protetti deve ritenersi che questi siano tenuti al

pagamento dei contributi in quanto lavoratori e, pertanto, compresi nella parte attiva della popolazione.

Indicative a proposito sono due considerazioni: la prima è che le prestazioni previdenziali sono determinate

sulla base di scelte politiche che tengono conto non solo non tanto della contribuzione versata, ma anche e

sempre più intensamente dall'effettivo bisogno del soggetto protetto. La seconda è che, almeno formalmente,

dall'onere della metà del contributo previdenziale imposto al lavoratore ( art. 2115 cc), si è passati, da un

periodo in cui, nell'immenso dopoguerra, si era avuto l'esonero completo, a una contribuzione di gran lunga

inferiore rispetto a quella posta a carico del datore di lavoro, adeguando così alla realtà economica e sociale

la misura del contributo di chi lavora alla realizzazione della solidarietà nazionale.

Tutto ciò trova conferma nel finanziamento diretto a carico della collettività di quelle forme di tutela

previdenziale che sono estese a tutti i cittadini, anche ai cittadini appartenenti alla Unione Europea nonché

agli stranieri, ai profughi e agli apolidi.

20. La previdenza sociale come pubblico servizio

È possibile considerare l'organizzazione degli enti pubblici previdenziali solo in relazione al fine per il quale

essa è predisposta e cioè per l'erogazione delle prestazioni previdenziali.

Da questo punto di vista l'attività degli enti previdenziali è qualificata come un servizio pubblico.

L'attività degli enti previdenziali è diretta alla realizzazione di interessi che, oltre a essere pubblici, sono

individuali. L’erogazione delle prestazioni previdenziali tende al soddisfacimento di bisogni individuali che

vengono considerati al tempo stesso come bisogni della collettività, per cui il loro soddisfacimento è posto

dallo Stato tra i suoi fini. Gli interessi individuali assumono così rilevanza giuridica solo perché attraverso la

loro tutela trova soddisfacimento l’interesse pubblico.

Per converso, le prestazioni previdenziali trovano il loro scopo essenzialmente nell'interesse pubblico alla

loro erogazione, indipendentemente da ogni interesse patrimoniale degli enti previdenziali e della

economicità o meno del servizio.

21. Lo Stato nel sistema giuridico della previdenza sociale

Lo Stato interviene nella realizzazione della tutela previdenziale attraverso gli enti previdenziali.

L’interesse dei soggetti protetti alla effettiva realizzazione della tutela previdenziale trova soddisfazione

anzitutto nel rapporto che intercorre tra tali soggetti e lo Stato, il quale, in base all’art. 38 Cost. è tenuto a

garantire la realizzazione di quella tutela.

Tale articolo impone un vincolo al legislatore per quanto riguarda le forme di tutela già realizzate, nel senso

che dovrebbe ritenersi in contrasto con la Costituzione ogni provvedimento legislativo che preveda

l'abolizione di ogni forma dell'attuale tutela previdenziale.

In questo rapporto è da ravvisare la matrice del rapporto giuridico previdenziale nel quale trova definitiva

realizzazione anche l’interesse individuale dei soggetti protetti.

Ne deriva che rapporto intercorrente tra lo Stato e gli enti previdenziali tenuti ad erogare quelle prestazioni si

trova in una relazione di strumentalità rispetto al rapporto giuridico previdenziale, in quanto costituisce un

mezzo al fine della realizzazione della tutela previdenziale.

Infine, il rapporto contributivo alcune volte coincide, ma più spesso deriva, dal rapporto intercorrente tra i

soggetti obbligati al pagamento dei contributi previdenziali e lo Stato, unico titolare del potere di

imposizione.

I rapporti nei quali interviene lo Stato non solo non sono estranei rispetto al meccanismo previdenziale, ma

sono anche indicativi della funzione di questi.

22. Gli enti previdenziali come enti strumentali

Per individuare le caratteristiche del rapporto tra lo Stato e gli enti previdenziali occorre muovere dalla

constatazione che tra lo Stato e gli enti pubblici possono intercorrere relazioni diverse.

L'attività di un ente pubblico può essere soltanto rilevante per lo Stato; l’ente pubblico può svolgere una sua

propria attività e, però, nel contempo deve curare un fine statuale; inoltre può essere titolare di un compito

che è esclusivamente statuale e perciò la sua attività è posta per intero al servizio dello Stato.

Quando sussiste soltanto una connessione e non una coincidenza fra gli interessi dello Stato e quelli dell'ente

pubblico, quest'ultimo gode di una certa autonomia. Diversamente accade per gli enti strumentali, i quali

sono necessariamente vincolati al perseguimento dell'interesse pubblico statuale in vista del quale sono stati

istituiti.

Per gli enti previdenziali lo Stato provvede non solo ad istituirli, ma determina altresì l'ordinamento, ne

prevede e ne nomina agli organi, stabilisce l'indirizzo politico- amministrativo della loro attività, precisando i

modi e i limiti in cui deve essere realizzata la tutela previdenziale, li sottopone infine al suo controllo.

La competenza delle rappresentanze delle categorie produttive in materia di realizzazione della tutela

previdenziale va ricercata ai livelli stessi nei quali si operano le fondamentali scelte di indirizzo della politica

previdenziale. Infatti, lo Stato, se affida agli enti previdenziali il perseguimento di fini che non sono suoi,

provvede anche al reperimento dei mezzi che sono necessari al loro raggiungimento.

Ciò avviene contribuendo direttamente al loro finanziamento o imponendo l'obbligo di contribuire ad alcuni

soggetti.

Il carattere della strumentalità non manca neanche per gli enti previdenziali privatizzati (d.lgs. 30 giugno

1994, n. 509 ). Infatti, la facoltà riconosciuta dalla legge ad alcuni enti pubblici previdenziali di trasformarsi

in associazioni o fondazioni è prevalentemente in funzione della privatizzazione della attività di gestione

delle loro risorse. Sia pure nella nuova veste di enti privati esercenti pubbliche funzioni, gli enti previdenziali

"privatizzati" devono soddisfare, oltre all'interesse individuale degli associati, anche il fine pubblico della

tutela previdenziale secondo l'art. 38 cost. Così la legge ha previsto che gli enti previdenziali privatizzati

possano accorparsi tra loro o includere altre categorie professionali di nuova istituzione che dovessero

risultare prive di una tutela previdenziale pensionistica.

23. L'intervento dello stato al finanziamento degli enti previdenziali

L'intervento finanziario dello Stato alla gestione degli enti previdenziali ha raggiunto attualmente una

intensità notevole, e corrisponde anche a scopi sostanzialmente diversi.

Lo Stato, non si limita più a favorire, stimolare e incoraggiare l'attività ai soggetti interessati, ma in

attuazione dell'art. 3, 2 comma e dell'art. 38, 4 comma Cost., interviene per rendere effettivo il diritto dei

soggetti protetti alle prestazioni previdenziali.

L'intervento finanziario dello Stato è stato determinato dalla necessità di provvedere ad esigenze contingenti,

come quelle derivanti dalla svalutazione della moneta nel dopoguerra.

Successivamente, l'intervento finanziario è stato previsto per la realizzazione della tutela previdenziale dei

lavoratori autonomi, nei casi in cui le condizioni economico e sociali di questi ultimi non consentivano di

reperire i mezzi necessari attraverso la contribuzione degli stessi soggetti protetti. Per i lavoratori

subordinati, invece, l'intervento finanziario dello Stato consente di realizzare un miglioramento della tutela.

Più di recente l’intervento dello Stato è apparso destinato a assolvere una funzione diversa e ancora più

significativa. Ciò avviene con il finanziamento della Gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle

gestioni previdenziali che ha la funzione di erogare una quota, parte delle prensioni dei lavoratori subordinati

ed autonomi, l’assegno sociale ai cittadini ultrasessantacinquenni che si trovino in condizioni economiche

disagiate, i pensionamenti anticipati, agevolazioni contributive, gli interventi di integrazione salariale

straordinaria.

Quanto alla natura giuridica del contributo previdenziale, parte della dottrina aveva ritenuto che il contributo

dello stato avrebbe natura simile al contributo previdenziale, in quanto rappresenterebbe il concorso della

collettività a sostegno degli oneri derivanti da un servizio pubblico di cui anche la collettività è beneficiaria.

Altri invece sostengono che tale intervento sarebbe il corrispettivo di alcuni vantaggi che la realizzazione

della tutela previdenziale produrrebbe all’amministrazione dello Stato. Ambedue le impostazioni non

possono essere accolte. Qualunque sia la natura giuridica del contributo previdenziale imposto ai singoli, il

contributo dello Stato non può assumere la stessa qualificazione. Se si tratta di tributi, lo stato non paga

tributi. Questa configurazione presupporrebbe che compito fondamentale dello Stato sia solo l’assistenza

sociale, e non anche la realizzazione della tutela previdenziale che resterebbe ancora affidata gli stessi

soggetti interessati. Piuttosto dovrebbe ritenersi che l'intervento finanziario dello Stato alla realizzazione

della tutela previdenziale avvenga in esecuzione di un preciso dovere imposto dalla Costituzione. Lo Stato è

tenuto a realizzare quella tutela intervenendo direttamente e a finanziare gli enti previdenziali. Tant'è che tali

enti non solo sono finanziati, ma sono anche stati ammessi al c.d. " tiraggio di tesoreria" onde lo stato

soddisfa direttamente anche alle loro esigenze di cassa, mentre sono tenuti a versare alla tesoreria dello Stato

le somme riscosse a titolo di contributi previdenziali. In definitiva il finanziamento dello stato rappresenta

una manifestazione della solidarietà di tutta la collettività verso chi si trova in condizione di bisogno.

24. La gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali

L'esigenza di consentire all'INPS il recupero degli importi di contributi dei quali era creditore per legge nei

confronti dello Stato e che questi non aveva versato, aveva indotto alla istituzione di una gestione autonoma

denominata fondo sociale.

A detta gestione era stata dapprima attribuita la competenza ad irrogare la quota parte di ciascuna mensilità

di pensione. Successivamente viene attribuito al fondo anche il compito di erogare la pensione sociale ai

cittadini ultra sessantacinquenni in disagiate condizioni economiche, attualmente nominato " assegno

sociale". Quella gestione consentì l'avvio di una importante forma di solidarietà.

L'art. 40 della legge n. 88 del 1989 ha soppresso, a decorrere dal 1° gennaio 1989, il fondo sociale e lo ha

istituito, la gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali. A questa gestione

fanno carico anche l'integrazione dell'assegno ordinario di invalidità, gli oneri derivanti dalle agevolazioni

contributive disposte per legge e quelli dei trattamenti di integrazione salariale straordinaria e dei trattamenti

speciali di disoccupazione; gli oneri derivanti dai pensionamenti anticipati, le pensioni delle gestioni dei

coltivatori diretti, mezzadri e coloni avente decorrenza anteriore al 1° gennaio 1989.

La gestione è finanziata dallo Stato attraverso il trasferimento delle somme stanziate dalle leggi finanziarie.

Alla gestione sono anche attribuiti i contributi versati dai datori di lavoro per il finanziamento dei trattamenti

di integrazione salariale straordinaria e dei trattamenti speciali di disoccupazione.

Le complesse competenze attribuite alla gestione radicano maggiormente la progressiva presenza dello Stato

nel sistema di tutela e il principio di solidarietà ad essa collegato.

Per questi motivi e per le funzioni che sono proprie della gestione, può dirsi che quella gestione, appare,

significativa della realizzazione dell'idea di sicurezza sociale. In particolare, per la promozione ed il

raggiungimento degli obiettivi di politica sociale, lo Stato ripartisce le risorse in maniera tale da

razionalizzare e armonizzare le sovrapposizioni e le diseconomie nell’allocazione delle risorse.

Nella stessa logica di intervento statale per la realizzazione dell’idea di sicurezza sociale, l'onere del

finanziamento delle misure a favore dei lavoratori stranieri, delle misure volte a contrastare l’emarginazione

derivante da motivi razziali, etnici, religiosi, è accollato al fondo nazionale per le politiche migratorie,

istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

CAPITOLO TERZO

IL RAPPORTO CONTRIBUTIVO

25. I contributi previdenziali e i soggetti tenuti al loro pagamento

il reperimento dei mezzi necessari al raggiungimento dei fini e istituzionali degli enti previdenziali avviene

mediante l'imposizione dell'obbligo del pagamento di contributi previdenziali ad alcune categorie di cittadini.

Tenuti al pagamento dei contributi previdenziali sono il datore di lavoro dei soggetti protetti.

Accanto a questi, anche i lavoratori subordinati sono tenuti, almeno per alcune forme di previdenza, al

pagamento dei contributi previdenziali. In questi casi responsabile dell'adempimento dell'obbligo

contributivo è il datore di lavoro che ha diritto di rivalsa nei confronti del lavoratore.

Per i lavoratori parasubordinati e a progetto, la contribuzione previdenziale è posta anche a carico dei

committenti, mentre per la tutela realizzata a favore dei lavoratori autonomi ed i liberi professionisti sono gli

stessi soggetti protetti che contribuiscono alla sua realizzazione.

L'onere di pagamento dei contributi previdenziali, quando è imposto a soggetti diversi da quelli protetti, non

ricade solo ed esclusivamente sui datori di lavoro. Anzitutto non sempre ricade sui datori di lavoro dei

soggetti protetti, quando, pur essendo imposto un contributo per ogni lavoratore dipendente, non tutti i

lavoratori hanno diritto alle prestazioni previdenziali, o quando i contributi imposti ad alcuni datori di lavoro

sono destinati a realizzare la tutela previdenziale, o di lavoratori dipendenti da altri imprenditori che

esercitano attività diverse, oppure di altre categoria di soggetti protetti.

Ciò avviene con il c.d. contributo di solidarietà, imposto ai datori di lavoro dell'industria, al fine di realizzare

un miglioramento della tutela di malattia ai lavoratori dell'agricoltura; con il contributo posto a carico del

datore di lavoro per finanziare l'assistenza di malattia ai pensionati; con il contributo di fedeltà imposta

gestione pensionistica diversa da quella del regime generale gestito dall'INPS per il finanziamento

dell'assicurazione generale obbligatoria per la invalidità, vecchiaia e superstiti e per il contributo di

solidarietà che i datori di lavoro sono tenute a versare, sulle somme versate o destinate al finanziamento di

forme volontarie di previdenza integrativa o complementare.

Vi sono casi poi, in cui l'obbligo del pagamento dei contributi previdenziali grava su soggetti che non sono

datori di lavoro. Così, le società cooperative e le società, anche di fatto, sono tenute al pagamento dei

contributi per i loro soci impiegati nei lavori da esse assunti.

Allo stesso modo la tutela previdenziale dei lavoratori autonomi e in particolar modo quella dei liberi

professionisti, si realizza anche con i contributi posti a carico di soggetti che con i soggetti protetti si venga a

trovare in relazione occasionali e cioè dei committenti. Tale è la situazione dei clienti dei liberi professionisti.

Contributi previdenziali sono posti a carico degli artigiani, dei commercianti e dei coltivatori diretti anche

per quei familiari che lavorino abitualmente dell'impresa artigiana o commerciale o nei fondi e per i familiari

viventi a carico. In questi casi, tra il soggetto obbligato a al pagamento dei contributi e il beneficiario delle

prestazioni previdenziali intercorre rapporto familiare o un rapporto associativo, sottratto alla disciplina del

diritto di lavoro e designato da dottrina come rapporto di lavoro familiare.

Dal 1 gennaio 1996 l’art.2, commi da 26 a 32 della legge n.335 del 1995, ha esteso l’area dei soggetti protetti

ricomprendendovi i lavoratori parasubordinati che sostengono in parte l’onere dei contributi previdenziali

messo a carico, per una quota, dei loro committenti.

È stata istituita una apposita Gestione separata presso l’INPS per l’estensione dell’assicurazione generale

obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti nei confronti dei soggetti che esercitano per

professione abituale attività di lavoro autonomo, dei titolari di rapporti di collaborazione coordinata e

continuativa, degli incaricati della vendita a domicilio, dei soggetti che conferiscono prestazioni lavorative

nell’ambito di contratti di associazione in partecipazione e dei collaboratori a progetto.

26. Funzione previdenziale e obiettivi di politica economica

Il sistema di finanziamento della previdenza sociale è stato modificato con i provvedimenti legislativi che

hanno predisposto la fiscalizzazione degli oneri e sociali e gli sgravi contributivi e per le imprese industriali

che utilizzano effettivamente lavoratori nel Mezzogiorno.

A questi provvedimenti, se ne sono succeduti numerosi altri.

Attualmente, la fiscalizzazione degli oneri sociali è diventata strutturale e cioè definitiva, mentre il regime

degli sgravi contributivi per il Mezzogiorno è stato sostituito.

Per effetto della fiscalizzazione, i datori di lavoro, e a volte anche lavoratori sono, ed erano, esonerati

dall'obbligo del versamento di alcuni o di una parte di alcuni contributi previdenziali, mentre l'onere

corrispondente è, ed era, assunto dallo Stato.

Si deve escludere che tutti questi provvedimenti concorrano a realizzare la logica della sicurezza sociale.

Essi sono esclusivamente destinati al perseguimento di finalità di politica economica e tendono ad

incrementare la competitività delle imprese e i livelli occupazionali.

Sia il godimento degli sgravi contributivi sia quello dei benefici della fiscalizzazione sono stati condizionati

alla c.d. clausola sociale e, cioè, all'erogazione ai dipendenti di un trattamento economico e normativo non

inferiore a quello previsto dai contratti collettivi nazionali del settore.

Agli obiettivi di politica economica si è aggiunto quello di garantire ai lavoratori un trattamento economico e

normativo adeguato ed è stata perseguita una politica di sostegno all’azione sindacale che, tuttavia, potrebbe

costituire una alterazione della libera concorrenza contrastante con le regole dell’Unione Europea.

27. La contribuzione figurativa

La contribuzione figurativa può essere riconosciuta, a seconda dei casi, d'ufficio o su domanda

dell'interessato.

Quando il rapporto di lavoro rimane sospeso per effetto di determinati eventi (malattia, disoccupazione), e

nei casi di persecuzione politico razziale, la legge dispone che quei periodi si considerino come periodi di

contribuzione ai fini del diritto alle prestazioni previdenziali e della determinazione della loro misura.

In quei casi infatti, la sostituzione del finanziamento pubblico alla contribuzione posta a carico dei datori e

dei prestatori di lavoro costituisce una precisa attuazione del principio della solidarietà, in quanto tende ad

evitare che i soggetti protetti subiscano un pregiudizio per quanto attiene al futuro godimento delle

prestazioni previdenziali.

Sempre allo stesso fine, la legge consente per i non vedenti adibiti alle mansioni di centralinisti telefonici,

nonché per i sordomuti e gli invalidi oltre 74%, l'accredito su richiesta dell'interessato di due mesi di

contributi figurativi per ogni anno di lavoro effettivo, sino ad un massimo di cinque anni.

Il problema è quello di sapere se i mezzi necessari alla realizzazione della tutela previdenziale, una volta che

destinata esclusivamente a realizzare un interesse pubblico generale, debbano essere reperiti mediante

l'imposizione di contributi esclusivamente ad alcune categorie di cittadini.

Quest'ultima è la soluzione realizzata per la gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni

previdenziali, per il Servizio sanitario nazionale e per la gestione dei diversi fondi con finalità assistenziali

istituiti presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, coerentemente al principio secondo il quale al

raggiungimento di un fine pubblico deve provvedere tutta la collettività.

28. I contratti di riallineamento

La connessione esistente tra politica economica e sociale e politica del finanziamento dei regimi

previdenziali attuata mediante la contribuzione previdenziale è confermata dalla disciplina dettata dalla legge

per i contratti di riallineamento e, più di recente, dalla disciplina dettata per incentivare l’emersione

dell’economia sommersa.

La ratio della disciplina dei contratti di riallineamento può essere agevolmente compresa se si tiene conto

delle esigenze che essa tende a soddisfare.

Il godimento degli sgravi e della fiscalizzazione è stato condizionato all'erogazione di trattamenti non

inferiori a quelli previsti dalla contrattazione collettiva nazionale. Di conseguenza, le imprese che non

avevano rispettato tali condizioni, da un lato, non avevano diritto agli sgravi fiscali e alla fiscalizzazione e

sarebbero state obbligate a restituire le somme corrispondenti ai benefici indebitamente goduti. Dall'altro,

quelle imprese erano anche inadempienti alle obbligazione contributive, posto che, la retribuzione minima

assoggettabile a contribuzione previdenziale è, dopo la legge 389/1989 quella prevista dalla contrattazione

collettiva nazionale.

In questa situazione, il legislatore ha presunto che l'erogazione dei trattamenti retributivi inferiori a quelli

previsti dalla contrattazione collettiva nazionale fosse un sintomo delle difficoltà economiche di quelle

imprese che avevano potuto sopravvivere e mantenere livelli di occupazione. Peraltro il legislatore ha

avvertito che quelle imprese, se fossero state escluse dai benefici degli sgravi e della fiscalizzazione,e

costrette a adempiere agli obblighi contributivi evasi, sarebbero entrate in crisi.

È stata così avvertita l'esigenza di salvaguardare i livelli occupazionali alleggerendo l'onere della

contribuzione previdenziale.

Esigenza è stata soddisfatta abitando l'autonomia sindacale a stipulare contratti di riallineamento e cioè

accordi territoriali o aziendali che prevedono programmi di graduale ( triennale e a volte quadriennale)

riallineamento dei trattamenti retributivi praticati a quelli previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro.

E per effetto dell’adesione ai contratti di riallineamento, da un lato le imprese continuano a beneficiare degli

sgravi contributivi e della fiscalizzazione; dall’altro quell’adesione comporta la sanatoria dei contributi evasi

per effetto dell’illegittima fruizione degli sgravi e della fiscalizzazione e delle relative sanzioni.

Peraltro, il legislatore, al fine di evitare facili elusioni, ha consentito quell’equiparazione a condizione che i

contratti di riallineamento siano soltanto stipulati da organizzazioni sindacali comparativamente più

rappresentative sul piano nazionale.

29. L'emersione del lavoro sommerso

La legge n. 383 del 2001 tende ad incentivare l'emersione del lavoro sommerso e persegue l'obiettivo di

regolarizzare le posizioni contributive dei dipendenti di quelle imprese che non avevano adempiuto agli

obblighi previsti dalla disciplina previdenziale e da quella fiscale.

L'emersione del lavoro sommerso non ha rimessa alla contrattazione collettiva ma è affidata all'iniziativa dei

singoli imprenditori. Questi hanno l'onere di presentare una dichiarazione di emersione con la quale si

impegnano ad erogare, per il futuro, a propri dipendenti e retribuzioni non inferiori a quelle previste dai

contratti collettivi nazionali.

Dichiarazione che doveva essere approvata dal sindaco sulla base delle indicazioni del C.I.P.E.

Il d.l. n.210 del 2002 istituisce, per ogni provincia, Comitati per il lavoro e l'emersione del sommerso ai quali

il datore di lavoro deve inviare la dichiarazione di emersione affinché ne valutino la fattibilità tecnica.

La legge consente all'imprenditore di presentare a compiere individuale di emersione progressiva per il quale

è prevista una procedura particolare.

Due sono gli effetti della presentazione della dichiarazione di emersione.

Per il periodo anteriore alla presentazione della dichiarazione di emersione, l'imprenditore può chiedere un

concordato tributario e previdenziale che gli consente di regolarizzare gli inadempimenti fiscali e

previdenziali.

Regolarizzazione che avviene versando un'imposta sostitutiva, la quale è determinata nella misura dell'8%

del costo del lavoro irregolare utilizzato e dichiarato.

All'imprenditore che ha presentato la dichiarazione di emersione si applica, per i piani successivi quella

presentazione, un regime contributivo di grande favore. Egli è tenuto a versare una contribuzione

previdenziale determinata progressivamente in una misura che va del 7% all’11% e premi per

l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro ridotti progressivamente dal 75% al 65% rispetto al quelli

dovuti.

L’adesione del lavoratore al programma di emersione ha un’efficacia novativa del rapporto di lavoro emerso.

Infatti

Con effetto dalla data di presentazione della domanda di emersione, l’adesione del lavoratore costituisce

rinuncia non impugnabile relativamente ai diritti di natura retributiva e risarcitoria per il periodo pregresso.

30. Il problema della natura giuridica dei contributi previdenziali

Tutte le soluzioni possibili del problema della natura giuridica dei contributi previdenziali sono state

proposte dalla dottrina: da quella per cui essi dovrebbero essere considerati come un corrispettivo delle

prestazioni previdenziali, alla stregua dei premi delle assicurazioni private, fino a quelle che ne hanno

sostenuto alla natura di tributo, discutendosi poi se si tratta di tassa, di contributo speciale, di imposta in

senso stretto oppure di imposta speciale.

L'opinione secondo la quale i contributi previdenziali sarebbero da considerare come premi di assicurazione,

però, deve essere respinta solo tenendo presente l'inesistenza di quel nesso di corrispettività tra contributi e

prestazioni previdenziali che ne costituirebbe il presupposto.

Allo stesso modo la configurazione dei contributi previdenziali come parte integrante del salario considera i

contributi previdenziali con esclusivo riguardo al rapporto tra lavoratore e datore di lavoro; nulla dice a

proposito della natura giuridica dei contributi previdenziali.

Si deve quindi convenire con la dottrina prevalente la quale ritiene che i contributi previdenziali siano tributi

imposti dalla legge a favore di un ente pubblico e per la realizzazione di un pubblico interesse.

Le incertezze che sussistono circa l’ulteriore qualificazione dei contributi previdenziali come tasse, come

contributi speciali, oppure come imposte, non sono essenziali né rilevanti. Tuttavia l’ulteriore qualificazione

è rilevante per una più precisa comprensione del sistema giuridico della previdenza sociale, posto che ad essa

corrisponde una diversa concezione della funzione assolta dalla tutela previdenziale.

Da questo punto di vista va innanzitutto respinta l'opinione di chi ritiene che i contributi previdenziali siano

figure autonome speciale del tributo; poiché si perviene a tale conclusione solo perché si è ritenuto

impossibile accettare una delle qualificazione tradizionali, essendosi ammessa l'esistenza di una relazione

sinallagmatica a tra l'obbligazione contributiva è quella di erogare le prestazioni previdenziali. Poiché nei

tributi la corrispettività tra il sacrificio dell'imposizione e il vantaggio che ne deriva ai singoli è normalmente

esclusa.

Va anche respinta configurazione dei contributi previdenziali come tasse o come contributi speciali. La

caratteristica di ambedue queste figure di tributi sta in ciò che il fondamento della loro imposizione risiede

nell’esplicazione di un’attività pubblica dalla quale l’obbligato riceve un vantaggio specifico, distinto e

diverso da quello di cui tutta la collettività gode. Accogliendo una di queste configurazioni berrebbe esclusa

quella particolare coincidenza tra interesse pubblico e interesse dei soggetti protetti.

31. I contributi previdenziali come imposte

Se si tiene conto del significato dell’intervento dello Stato nel sistema della previdenza sociale, i contributi

previdenziali possono essere configurati come imposte.

Le imposte sono le prestazioni pecuniarie che un ente pubblico ha il diritto di esigere in virtù della sua

potestà di imperio, nella misura nei modi stabiliti dalla legge, allo scopo di reperire mezzi necessari allo

svolgimento della sua attività. Presupposto dell'imposta è esclusivamente la soggezione alla potestà dello

stato, mentre l'impiego che l'ente pubblico fa del ricavo dell'imposizione, in base a norme estranee al

rapporto tributario, non ha alcuna influenza sull'origine e sull'estensione dell'obbligo contributivo.

La funzione dei contributi previdenziali e è quella di fornire agli enti previdenziali i mezzi necessari alla

realizzazione dai compiti loro affidati dalla legge per la soddisfazione immediata di un interesse pubblico.

Né il presupposto dell’obbligazione contributiva può essere individuato nella traslazione del rischio

professionale. Obbligati al pagamento dei contributi possono essere gli stessi soggetti che beneficiano della

tutela previdenziale; mentre, quando lo sono altri soggetti, tra questi soggetti protetti intercorrono rapporti a

volte diversi da quelli di lavoro subordinato e cioè rapporti associativi, di lavoro autonomo o addirittura

familiari. Il trasferimento del rischio professionale all’imprenditore non può fornire il criterio per individuare

il presupposto dell’imposizione contributiva, proprio perché giustificato e strettamente connesso con la

subordinazione che è tipica del rapporto di lavoro subordinato.

In realtà, l’obbligo contributivo è giuridicamente indipendente sia dall’effettiva erogazione delle prestazioni

previdenziali, sia dal vantaggio che i soggetti obbligati potrebbero trarre dalla realizzazione della tutela

previdenziale. I contributi previdenziali sono dovuti esclusivamente in vista della realizzazione di un

interesse pubblico e hanno la funzione di fornire mezzi necessari agli enti che con la loro attività devono

soddisfare questi interessi. Il gettito dei contributi è destinato alla corresponsione indifferenziata delle

prestazioni a chi si viene a trovare nelle condizioni previste dalla legge per averne diritto.

La validità di questa impostazione risulta confermata dalla possibilità di qualificare i contributi previdenziali

come imposte speciali; come quei contributi cioè che colpiscono solo determinate categorie o gruppi di

persone e il cui provento ha una particolare destinazione, alla quale i soggetti obbligati possono avere un

particolare interesse senza, però, che l’obbligazione tributaria sia commisurata al vantaggio del contribuente.

32. Costituzione ed estinzione del rapporto avente ad oggetto l'obbligazione contributiva. La

prescrizione

L'obbligo del pagamento dei contributi previdenziali sorge immediatamente al verificarsi delle condizioni

previste dalla legge.

La fattispecie da cui deriva come effetto giuridico il sorgere dell’obbligazione contributiva può essere

costituita dal fatto che il soggetto obbligato diviene parte di un rapporto di lavoro subordinato, di lavoro

autonomo o a volte familiare, oppure dallo svolgimento di una determinata attività in relazione all’iscrizione

ad un determinato albo professionale.

A volte l'obbligazione contributiva sorge solo quanto si verifichino fatti ulteriori: l'esercizio di una

determinata specifica attività rispetto alla generica prestazione del lavoro in posizione subordinata; lo

svolgimento di una attività lavorativa rispetto ad un rapporto associativo o il trarre un certo profitto dallo

svolgimento di una determinata attività. Quest'ultimo è il caso dei liberi professionisti che sono iscritti di

diritto alle rispettive casse di previdenza e quindi sono automaticamente obbligati alla contribuzione

previdenziale, se esercitano la professione con carattere di continuità.

L'obbligo contributivo si estingue con il venir meno delle condizioni per cui era sorto; ma anche per

prescrizione. Questa è divenuta quinquennale dal 1° gennaio 1996.

La legge n. 335 del 1995 ha ridotto a cinque anni la prescrizione per tutte le altre contribuzioni di previdenza

e assistenza sociale obbligatoria, restando, così, modificata anche la previgente prescrizione decennale per la

contribuzione dovuta per la tutela contro gli infortuni e le malattie professionali e per la tutela di malattia.

33. Determinazione dell'obbligo contributivo

Secondo l'art. 23 Cost. nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla

legge, quest'ultima non solo importa obbligo contributivo ma ne determina anche l'ammontare.

A volte i contributi sono determinati in misura fissa, invece altre volte, in misura proporzionale della

retribuzione imponibile.

Retribuzione o reddito professionale costituiscono la base imponibile che deve essere valutata secondo i

criteri stabiliti dalla legge che determina l’ammontare del contributo indicandone il tasso, cioè la percentuale

rapportata alla base imponibile.

In alcuni casi però il tasso è fissato, o può essere variato, con decreto del presidente della repubblica su

proposta del ministro del lavoro e delle politiche sociali.

In questi casi non è violato il precetto costituzionale che riserva alla legge l’imposizione di prestazioni

personali o patrimoniali.

La legge determina le condizioni per l'esistenza dell'obbligo contributivo, mentre la discrezionalità attribuita

all'autorità governativa e agli enti previdenziali deve essere esercitata nel rispetto dei criteri e nei casi

determinati dalla legge.

Ai soggetti tenuti al pagamento dei contributi la legge impone anche obblighi accessori, rispetto a quello

contributivo, allo scopo di fornire agli enti previdenziali elementi necessari per accertare l'esistenza

dell'obbligo.

Questi obblighi accessori, assistiti a volte da sanzioni, sono imposti dalla legge al solo fine di fornire gli

elementi necessari per accertare l'esistenza dell'obbligazione contributiva e l'ammontare dei contributi

dovuti, deve ritenersi che il loro adempimento dia luogo a vere e proprie denunzie.

L'obbligazione contributiva non sorge per effetto dell'accertamento, ma è già venuta in essere nel momento

in cui si sono verificate le condizioni oggettive e soggettive previste dalla legge.

ciao,potresti dirmi di quale edizione del libro si tratta?
Perchè non riesco a scaricarlo?mi dice "Errore nella visualizzazione della pagina"
è l'edizione 2011
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