Diritto Privato domande per l'esame!, Domande di esame di Diritto Privato. Università degli studi di Trieste
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Diritto Privato domande per l'esame!, Domande di esame di Diritto Privato. Università degli studi di Trieste

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1. ANNULLABILITA’ L’annullabilità è una forma meno grave di invalidità rispetto alla nullità. Con essa si permette al soggetto che è stato danneggiato da un negozio giuridico viziato di impugnarlo e di far cessare l'efficacia. Il negozio annullabile è produttivo di effetti ma possono essere annullati dall'impugnazione da parte del legittimato davanti al giudice oppure potranno consolidarsi quando lo stesso decida di non avvalersi di questo potere e lasciare in vita il negozio. L’annullabilità è prevista ad esempio per il dolo o per i negozi conclusi da chi era incapace di intendere o di volere. L'annullamento può essere chiesto al giudice solo dalla parte nel cui interesse è stabilito dalla legge (annullabilità relativa) e solo in rari casi può essere chiesto da chiunque vi abbia interesse (annullabilità assoluta) Il negozio annullabile può essere sanato per prescrizione o per convalida. L'azione annullamento si prescrive in cinque anni ma l'eccezione annullamento è imprescrittibile. 2. NULLITA’ 3. La nullità è la conseguenza voluta dall'ordinamento in seguito ad un vizio particolarmente grave che colpisce un negozio giuridico. La Conseguenza della nullità è l’inefficacia del negozio giuridico. Con ciò si vuol dire che un negozio nullo è come se non fosse mai nato e tutto quello che è stato dato in base a questo negozio potrà essere ripetuto. Vi sono diversi casi di nullità (vizio): 1) atto nullo perché contrario a norme imperative,2) atto nullo poiché manca di un elemento essenziale (Accordo, Causa, Oggetto, Forma) .3) atto nullo perché illecito 4) atto nullo perché contrario ad una specifica norma di legge. La nullità può colpire l'intero negozio (nullità totale) o una sua parte(parziale). E’ prevista la conversione di un contratto nullo in un altro contratto di cui abbia i requisiti per produrre effetti. Ci deve essere interesse delle parti in relazione allo scopo del nuovo contratto. Vi sono casi in cui è la legge a disporre la conversione.

4. BENI Secondo l’art. 810 sono beni le cose che possono formare oggetto di diritti. Il bene è una cosa. Si ritiene che la parola “cosa” si riferisca alle realtà materiali, inteso come tutto ciò che è empiricamente verificabile e quantificabile. Quando si dice che Il bene è una cosa che può formare oggetto di diritti si intende che non sono beni le cose sulle quali non può sussistere un diritto; il mare, l’aria e l’acqua sono cose ma non sono beni, sono cose comuni a tutti. Le energie naturali sono beni solo se hanno un valore economico (e quindi se c’è scarsità). Ci sono cose che non sono oggetto di diritti, ma che possono diventarlo: pesce prima della cattura, o la cosa abbandonata dal proprietario per questo si dice che il bene può e non deve essere oggetto di diritti. Sono beni immobili: il suolo, gli edifici, le costruzioni e tutto ciò che naturalmente o artificialmente è incorporato al suolo. Sono beni mobili tutti gli altri beni. La differenza principale tra i due tipi di beni si ritrova al momento dell’alienazione; per i beni mobili è sufficiente possedere il bene per poterlo vendere, per i beni immobili sono richieste maggiori formalità come la pubblicità nei registri immobiliari. Ad alcune categorie di beni mobili, come autoveicoli, motoveicoli, navi sopra i 10m e aerei, si applicano alcune regole tipiche dei beni immobili. Si parla quindi di beni mobili registrati e per la loro circolazione è previsto un sistema di pubblicità in appositi registri.

5. CAPARRA CONFIRMATORIA La caparra confirmatoria è una quantità di cose fungibili o una somma di denaro che viene versata da una parte all’altra alla conclusione del contratto a conferma della serietà dell’impegno e come acconto sul prezzo o sulla prestazione pattuita. Se chi ha versato la caparra non adempie c’è il diritto per l’altra parte di recedere dal contratto trattenendo la caparra stessa. Se chi ha ricevuto la caparra non adempie in questo caso chi l’ha versata da il diritto di recedere esigendo il doppio della somma data in anticipo. 6. CLAUSOLA PENALE quando il contratto prevede che nel caso in cui una prestazione non venga adempiuta, la parte inadempiente deve senza dubbio pagare una certa somma, si ha la c.d. clausola penale. È intesa quindi come una liquidazione anticipata del danno. Il giudice può inoltre disporre una riduzione della penale nel caso sia manifestamente eccessiva o iniqua o nel

caso l’inadempiente abbia onorato in parte la prestazione. Le parti predeterminano l’entità del danno risarcibile e possono prevedere la risarcibilità del danno ulteriore 7. CLAUSOLE VESSATORIE Sono ritenute vessatorie quelle clausole che, malgrado la buona fede, creano una situazione di squilibrio tra un consumatore ed una ditta fornitrice di beni o servizi (od un qualsiasi altro professionista) relativamente ai diritti e doveri derivanti dal contratto. Non è la buona fede della ditta o del professionista ad essere messa in dubbio. È stabilito semmai un principio per cui -considerate le reciproche posizioni di forza o di debolezza- non possono venire determinati a carico del consumatore squilibri significativi tra i diritti e gli obblighi derivanti dal contratto. Il consumatore che si trova a dover accettare un contratto, infatti, non può essere obbligato a sopportare conseguenze eccessive a seguito di questa sua accettazione. le clausole vessatorie non hanno effetto, se non sono specificamente approvate per iscritto. tali condizioni sono efficaci nei confronti dell'altro, solo se al momento della conclusione del contratto questi le ha conosciute o avrebbe dovuto conoscerle usando l'ordinaria diligenza. Le clausole vessatorie stabiliscono limitazioni di responsabilità, danno facoltà di recedere dal contratto, sospendono l'esecuzione del contratto, stabiliscono a carico dell'atro contraente delle decadenze, limitano la facoltà di proporre eccezioni, restringono la libertà contrattuale nei confronti dei terzi, impongono tacite proroghe e rinnovazioni contrattuali , clausole compromissorie o deroghe alla competenza dell'attività giudiziaria

8. COMPENSAZIONE Si ha compensazione quando due persone sono obbligate reciprocamente l’una verso l’altra; i due debiti si estinguono per compensazione per le quantità corrispondenti. La compensazione è legale (senza necessità di accordo o di intervento del giudice) se: i due debiti sono omogenei, cioè abbiano per oggetto denaro o cose fungibili dello stesso genere e che i debiti siano esigibili, cioè non sottoposti a condizione o termini. La compensazione non è automatica, ma avviene per effetto di dichiarazione unilaterale della parte che vuole la compensazione. Un sistema particolare di estinzione di crediti e debiti legato alla compensazione è il contratto di conto corrente. 9. CONFESSIONE La confessione è la dichiarazione che una parte fa della verità dei fatti ad essa sfavorevoli e favorevoli all’altra parte. La confessione resa in giudizio è prova legale dei fatti dichiarati, se riguarda su fatti relativi a diritti disponibili. Il codice civile contempla i casi in cui può venire a mancare l’efficacia della prova legale: se una parte confessa un fatto che gli è sfavorevole, ma al contempo aggiunge altri fatti che tolgono efficacia al primo, la confessione continua a far piena prova a meno che l’altra parte non contesti la verità. In questo caso la prova legale viene meno su tutta la confessione. 10. CONTRATTO IN FRODE ALLA LEGGE Il contratto in frode alla legge è un contratto che viene usato per eludere l'applicazione di una norma imperativa. Nel caso del contratto in frode alla legge viene considerata illecita la causa e quindi il contratto è nullo. Le parti si accordano in modo da raggiungere risultati pratici equivalenti a situazioni espressamente vietate dalla legge (es.: vendita con patto di riscatto per eludere il divieto di patto commissorio)

11. CONTRATTO PER PERSONA DA NOMINARE Il contratto da persona da nominare è quel contratto con cui una parte (lo stipulante) si riserva il potere di nominare, entro il termine legale (tre giorni) o il diverso termine stabilito tra le parti, un’altra persona come parte sostanziale del contratto e quindi si riserva di nominare chi deve acquistare i diritti ed assumere gli obblighi nascenti dal contratto. La riserva di nomina genera quindi una parziale indeterminatezza soggettiva del contratto: il rapporto viene ad esistere tra le parti originarie (stipulante e promittente), ma è previsto che il contratto possa fare in capo ad un terzo. Infatti, l’atto di nomina determina una situazione per cui il nominato entra nel contratto come parte sostanziale in aggiunta o in sostituzione dello stipulante, acquistando retroattivamente i diritti e gli obblighi. Se il termine scade senza che alla controparte venga comunicata la nomina, il contratto si consolida in capo allo stipulante.

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12. DECADENZA La decadenza consiste nella perdita dell'esercizio del diritto da parte del titolare, sia che inerisca ad un diritto potestativo sia facoltativo. La sua funzione è limitare i tempi di incertezza delle situazioni giuridiche; infatti non sono ammesse interruzioni e sospensioni. La decadenza può essere: Legale: è prevista dalla legge e riguarda sia i diritti disponibili sia i diritti indisponibili. Giudiziale: i termini di decadenza sono fissati dal giudice su istanza della parte interessata. Convenzionale: essa non è rilevabile d' ufficio; i termini di decadenza li stabiliscono i privati, unico limite è evitare che i termini rendano troppo difficile l'esercizio del diritto ad una delle parti. Se non è fissato alcun termine di decadenza vi sarà un impedimento della decadenza e il diritto sarà soggetto ai normali termini di prescrizione. 13. DOLO Per dolo si intende il raggiro usato da uno dei contraenti per indurre l’altra parte a contrarre. Il comportamento doloso, può provenire sia dall'altra parte contraente sia da un terzo ed in questi casi se il dolo proviene dal contraente il contratto sarà annullabile oppure se proviene da un terzo vi sarà annullabilità solo se i raggiri erano noti al contraente che ne ha tratto vantaggio. Perché vi sia dolo è necessario che tra il comportamento doloso e l'errore vi sia un nesso di causalità, ma per ottenere l'annullamento del negozio basta dimostrare che il comportamento ingannatorio abbia provocato un errore, anche sui semplici motivi. tipi di dolo: quello determinante quando senza il comportamento doloso la parte ingannata non avrebbe compiuto il negozio; quello incidente quando la parte ingannata avrebbe comunque compiuto il negozio anche senza il comportamento doloso, ma, in mancanza di questo, l'avrebbe concluso a condizioni più favorevoli. Si distingue poi tra dolus malus (dolo causale-dolo incidente) e dolus bonus: il primo è sempre causa di annullabilità, mentre il secondo, che consiste nella semplice esaltazione di ciò che si offre, non è causa d'invalidità quando non si siano infranti i doveri di correttezza e buona fede. 14. ERRORE L’errore viene inteso come falsa rappresentazione della realtà. Ci sono due diversi tipi di errore: - errore-vizio (che vizia la formazione della volontà) o errore-motivo (che determina a contrarre) - errore ostativo, errore in cui si inciampa nella manifestazione della volontà. Nei casi c’è divergenza tra volontà e dichiarazione. In entrambi i casi l’errore deve essere essenziale e riconoscibile dall’altro contraente. L’errore essenziale è un concetto che implica due elementi: - che l’errore sia determinante per il consenso - che riguardi certe circostanze che sono: 1. errore sulla natura o sull’oggetto del contratto 2. errore sull’identità dell’oggetto della prestazione o sulla qualità dell’oggetto. L’errore di calcolo rende il contratto soggetto a rettifica, ma non annullabile. 3. errore sull’identità o sulla qualità dell’altro contraente.4. errore di diritto che sia stato ragione unica o principale del contratto. In generale i motivi erronei per cui viene stipulato un contratto non sono rilevanti; questo è a tutela della controparte che non è tenuta ad informarsi sulle particolari ragioni per cui il partner si è deciso al contratto. L’errore si considera riconoscibile quando, in relazione al contenuto, alle circostanze una persona di normale diligenza avrebbe potuto rilevarlo. L’annullabilità per errore non può essere richiesta dalla parte in errore se l’altra offre tempestivamente di eseguirlo in modo conforme al contenuto e alle modalità del contratto che la prima intendeva concludere. 15. GARANZIA DEI VIZI DELLA COSA Fra le obbligazioni principali del venditore c’è quella di garantire il compratore dai vizi della cosa venduta. Pertanto, si deve ritenere che l'acquirente di un bene viziato possa agire, ai sensi dell'art. 1490 c. c., nei confronti del venditore. Esiste l’obbligo per il venditore di verificare che il bene trasferito abbia i requisiti necessari per la sua utilizzazione e che sia un'obbligazione relativa alla responsabilità contrattuale del venditore (il venditore cioè non abbia in mala fede taciuto al compratore i vizi della cosa.). I vizi, inoltre, devono essere occulti; in caso contrario, qualora al momento della conclusione del contratto il compratore avesse conosciuto i vizi oppure se i vizi fossero stati facilmente riconoscibili, la garanzia non è dovuta. I vizi devono essere preesistenti alla vendita o quantomeno devono derivare da preesistenti cause. 16. GLI ELEMENTI DEL CONTRATTO

Nei contratti vi sono elementi essenziali la cui esistenza è richiesta dalla legge per la valida formazione del contratto, in modo che la mancanza di uno di essi lo rende nullo. Per l'art. 1325 c.c. gli elementi essenziali del contratto sono: l'accordo delle parti (consenso che si è manifestato sulla medesima situazione); la causa (la funzione giuridica del contratto); l'oggetto (il diritto sul quale il negozio dispone);la forma (quando è prescritta dalla legge sotto pena di nullità). Gli elementi accidentali del contratto costituiscono un arricchimento dell'autonomia negoziale. Essi sono espressione dell'autonomia privata e sono rivolti a modificare o limitare il contenuto dei contratti. Le parti li inseriscono nel contratto per adattarlo alle proprie esigenze. A differenza degli elementi essenziali essi possono anche mancare in quanto non attengono alla perfezione del contratto ma alla sua efficacia. Gli elementi accidentali generali sono: la condizione (avvenimento sul quale i contraenti precisano la risoluzione o lo scioglimento); il termine; il modo. 17. ILLECITO CONTRATTUALE - Illecito contrattuale è la condotta del debitore che non adempie alla prestazione dovuta al creditore e quindi viola la norma che lo obbliga ad adempiere ledendo l’interesse del creditore, da quella norma protetto. Il debitore può provare che l'inadempimento o il ritardo è determinato da impossibilità della prestazione derivante da una precisa causa a lui non imputabile. Quindi è il debitore che ha l’onere della prova. 18. ILLECITO EXTRACONTRATTUALE Illecito extracontrattuale è qualunque fatto doloso o colposo che causi ad altri un danno ingiusto. Questa non è una violazione di un obbligo precedentemente imposto all’interno di un rapporto preesistente. La lesione dell’interesse di un soggetto avviene al di fuori di ogni relazione precostituita. (artt. 2043 e ss.)

19. INCAPACITA’ DI AGIRE Sono reputati incapaci quei soggetti che non possiedono i requisiti richiesti dalla legge per la capacità di agire. I soggetti incapaci non sono in grado di provvedere ai propri interessi ma necessitano di un terzo che li tuteli. Vengono distinti tre tipi di incapacità: Incapacità assoluta. ( minorenni, gli interdetti legali (ovvero coloro che hanno subìto una condanna superiore ai cinque anni) e gli interdetti giudiziali (che si trovano in condizioni di infermità mentale stabile). Tutti questi soggetti non possono compiere alcun atto giuridico e serve perciò un tutore. Incapacità relativa. In questa categoria vengono ricondotti i minorenni emancipati di diritto (cioè, coloro che hanno contratto matrimonio raggiunti i sedici anni di età); gli inabilitati (ovvero i ciechi e i sordi dall’infanzia); coloro che sono affetti da disturbi mentali non gravi e i prodighi (i soggetti che non sono in grado di gestire il loro patrimonio perché lo sperperano creando danno per sé e per la propria famiglia). In particolare, questi soggetti posso compiere atti di "ordinaria amministrazione" (acquisti di vario genere, per esempio) ma non atti di "straordinaria amministrazione" (testamento, per esempio) per i quali devono essere assistiti da un curatore. Incapacità naturale. Si tratta di soggetti che non possiedono la capacità di agire solo in determinati momenti, poiché anziani, o sotto effetto di stupefacenti e di alcolici, o perché si trovano in stato di ipnosi. In questo caso, la legge tutela il soggetto consentendogli l'annullamento di qualsiasi atto, a condizione che si possa provare la temporanea incapacità. L’incapacità naturale deve essere tale da pregiudicare una corretta valutazione dell’atto che si sta compiendo per poter esser impugnabile. 20. LOCAZIONE La locazione è il contratto con il quale una parte (locatore) si obbliga a far godere all’altra (il conduttore) una

cosa mobile o immobile per un dato tempo, facendole pagare un determinato corrispettivo (1571).

Gli obblighi del locatore sono: L’ obbligo di consegna in buono stato esso non è adempiuto se la cosa è affetta da vizi che ne diminuiscono in modo determinante l’idoneità all’uso. Il conduttore può chiedere la risoluzione o una diminuzione del prezzo. In questo caso la presunzione di buona fede del locatore non si presume: se non prova di aver ignorato l’esistenza dei vizi dovrà rispondere dei danni. L’ obbligo di manutenzione impone al locatore di eseguire tutte le riparazioni necessarie tranne quelle di piccola

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manutenzione che sono a carico del conduttore. L’ obbligo di garanzia riguardano le molestie provocate da terzi che pretendono di avere diritti sulla cosa e perciò limitano il godimento del conduttore. Il locatore non garantisce per altri tipi di molestie (vicini rumorosi). La prestazione fondamentale del conduttore è il pagamento del corrispettivo, oltre a prendere in

consegna la cosa e osservare la diligenza del buon padre di famiglia per l’utilizzo determinato nel contratto. A locazione finita il bene deve essere restituito nello stato iniziale, salvo deterioramento o consumo dall’uso svolto come il contratto prevedeva. Il conduttore ha inoltre l’obbligo di custodia ed anche la facoltà di dare in sublocazione la cosa (ma non di cedere il contratto senza il consenso del locatore). Il limite massimo alla locazione è di 30 anni e la mancata disdetta del contratto vale come rinnovazione tacita.

21. MEZZI DI RISOLUZIONE STRAGIUDIZIALE DEL CONTRATTO PER INADEMPIMENTO

Il contratto può essere risolto per inadempimento senza necessità di un provvedimento giudiziario, attraverso tre situazioni: 1) la diffida ad adempiere: è l’intimazione scritta compiuta dalla parte adempiente, con l’assegnazione di un termine (di almeno 15 giorni) entro cui l’inadempiente deve eseguire la propria prestazione. Trascorso tale termine, il contratto si intende risolto di diritto, senza la necessità di rivolgersi al giudice; 2) la clausola risolutiva espressa: includere nel contratto che stipulano, con la quale le parti pattuiscono che se una di esse non eseguirà una delle obbligazioni del contratto, questo si risolverà di diritto.;3) il termine essenziale: è il caso in cui il contratto prevede un termine per l’adempimento, scaduto il quale il contratto è risolto di diritto, se la parte interessata, entro 3 giorni dalla scadenza del termine, non comunica alla controparte che intende ugualmente esigere la prestazione, anche se tardiva. Però, chi ricorre alla risoluzione stragiudiziale lo fa a proprio rischio, in quanto l’altra parte potrà successivamente agire in giudizio e dimostrare che il lamentato inadempimento non sussisteva o era di scarsa importanza (salvo che non si tratti di clausola risolutiva espressa) con la conseguenza che il giudice dichiarerà inefficacie la risoluzione stragiudiziale del contratto e la parte che se ne era avvalsa verrà a trovarsi nella condizione di parte inadempiente e dovrà risarcire il danno. 22. MODI DI ESTINZIONE DEL CONTRATTO Il contratto non può essere sciolto che per mutuo consenso o per cause ammesse dalla legge. Si parla scioglimento o risoluzione del contratto quando gli effetti del contratto vengono a cessare per cause che non riguardano il titolo ma chi ineriscono allo svolgimento del rapporto contrattuale. Il mutuo consenso non è altro che un altro accordo delle parti di sciogliere il contratto. Il contratto può contenere clausole che ne prevedono lo scioglimento come la condizione risolutiva o la clausola risolutiva espressa. Stessa funzione ha nei contratti di durata la clausola di recessione per una delle parti. Casi di scioglimenti previsti dalla legge sono quelli in cui è previsto un potere di recesso, o di revoca o rinuncia. La risoluzione del contratto è un modo di scioglimento che riguarda i contratti a prestazioni corrispettive, ovvero di scambio in cui la prestazione di ciascun contraente ha causa nella prestazione dell’altro. Sono tre i casi di risoluzione inadempimento, impossibilità sopravvenuta, eccessiva onerosità. Gli effetti dello scioglimento sono comuni alle tre ipotesi: lo risoluzione ha effetto retroattivo tra le parti, a meno che il contratto non fosse ad esecuzione continuata o periodica (locazione). La risoluzione è inopponibile ai terzi e quindi non pregiudica i diritti da loro acquistati poiché il contratto è nato validamente.

23. MODI DI FORMAZIONE DEL CONTRATTO Elemento fondamentale del contratto è l'accordo e in presenza degli altri elementi del contratto il negozio è perfezionato. Si può giungere al consenso in svariati modi, come frutto di complesse trattative, o alla semplice richiesta di una rivista al giornalaio. Il nostro codice conosce diversi modi di formazione del consenso, come l'ipotesi dell’adesione al contratto aperto o attraverso l'esercizio del diritto di opzione, ma il modo "classico" della formazione del consenso si produce attraverso lo scambio tra proposta e accettazione. La

proposta è una dichiarazione (che non produce effetti senza che sia portata a conoscenza del destinatario e quindi recettizia), contenente tutti gli elementi del contratto con cui una parte manifesta al destinatario la sua volontà di voler stipulare il contratto mentre l’accettazione è la dichiarazione rivolta al proponente con la quale il destinatario esprime la sua volontà di voler stipulare il contratto in maniera completamente conforme alla proposta. L'accettazione per essere valida deve essere conforme alla proposta; se contiene degli elementi nuovi varrà come nuova proposta e dovrà essere a sua volta accettata. L'accettazione oltre a dover essere conforme, deve essere tempestiva e quindi deve arrivare entro il termine stabilito o in mancanza entro il termine normalmente necessario secondo gli usi per o la natura dell'affare. Essendo atti recettizi bisogna reputare che l'atto sia conosciuto dall'altra parte quando giungono all'indirizzo del destinatario, se questi non prova di essere stato senza sua colpa nell'impossibilità di averne notizia. La revoca della proposta ha effetto se giunge prima che arrivi l’accettazione mentre la revoca dell’accettazione ha effetto se arriva al domicilio del proponente prima che arrivi l’accettazione stessa. Può invece accadere che il proponente non intenda aspettare l'accettazione. Quando per richiesta del proponente o per la natura del contratto la prestazione debba eseguirsi senza una preventiva risposta, bisognerà comportarsi in questo modo. L’accettante deve inviare l’avviso di iniziata esecuzione in caso contrario è tenuto al risarcimento del danno. Il proponente si può obbligare a rendere irrevocabile la proposta per un certo tempo e tale proposta rimane irrevocabile anche nel caso di morte o successiva incapacità del proponente a meno che la natura dell'affare o altre cause rendano revocabile la proposta. La proposta di un contratto da cui derivano obbligazioni solo per il proponente si considera irrevocabile quando giunge a conoscenza del destinatario. Un altro tipo di proposta irrevocabile è il diritto d’opzione; esso nasce da un precedente accordo che come oggetto un futuro contratto. Le parti decidono che una formuli la proposta mentre l'altra è libera di accettarla o meno in termine stabilito. 24. MORA DEL DEBITORE Il debitore è in mora quando ritarda l'adempimento dell'obbligazione. Non ogni ritardo produce le conseguenze della mora, ma solo quelli " tipici". Il debitore è in mora quando il creditore gli intima per iscritto di adempiere (mora ex persona), quando senza che sia necessaria alcuna intimazione il debito deriva (mora ex re):1) da fatto illecito (in questo caso il debitore è in mora dal momento in cui si è verificato il fatto illecito) 2. il debitore abbia dichiarato per iscritto di non voler adempiere 3. quando è scaduto il termine e la prestazione doveva essere eseguita presso il domicilio del debitore. Per la mora ex persona è necessario un atto scritto, mentre nella mora ex re è superfluo perché si ha un’immediata costituzione in mora e per tutti i casi la costituzione in mora interrompe la prescrizione. Gli effetti della costituzione in mora sono 2: 1) in caso di impossibilità sopravvenuta della prestazione per causa non imputabile al debitore quest'ultimo dovrà comunque risarcire i danni al creditore, a meno che non provi che l'oggetto della prestazione sarebbe comunque perito presso il creditore 2)il debitore è obbligato a risarcire i danni che il creditore ha subito in seguito al ritardo nell'adempimento. Diverse sono le conseguenze tra il semplice ritardo e il vero e proprio inadempimento. Verificatasi la mora il debitore è sottoposto a tutte le conseguenze previste dalla legge, tuttavia le stesse possono essere evitate attraverso la purgazione della mora. (es.: nei casi di dilazione del credito, rinunzia al credito o alla mora) Con la purgazione della mora ne terminano gli effetti sfavorevoli.

25. OBBLIGAZIONE 1174 e 1175 si parla di obbligazione quando un soggetto è tenuto ad una prestazione, cioè ad un comportamento diretto a soddisfare un altro soggetto. La prestazione deve essere suscettibile di valutazione economica anche se l’interesse da soddisfare è di natura non patrimoniale. Quindi l’obbligazione è una specie di obbligo che si caratterizza per l’oggetto. Il termine obbligazione è voluto per evidenziare ampliamente la posizione del debitore la quale comprende anche dei poteri, come il diritto alla quietanza o il potere di rifiutare la remissione del debito e per evidenziare in generale l’intero rapporto tra debitore e creditore, comprendendo ambedue le posizioni complesse. Tutti i rapporti di obbligazione sono governati dal dovere di correttezza . Un dovere strettamente collegato alla

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condotta di buona fede soggettiva che consiste in una ignoranza incolpevole, non dipendente da negligenza o leggerezza. Vi possono essere più creditori o più debitori in un medesimo rapporto obbligatorio, ma questa pluralità di soggetti è regolata da vari istituti es.: della solidarietà, della indivisibilità, del regresso.

26. OBBLIGAZIONE SOLIDALE: DEFINIZIONE E DISCIPLINA Il rapporto obbligatorio può avere più debitori e più creditori insieme. Quando più debitori sono obbligati ad una medesima prestazione che sia divisibile. Si distinguono 2 diverse situazioni 1- Solidarietà nel debito . Quando ciascun debitore può essere costretto all’adempimento per la totalità. L’adempimento di uno libera gli altri, che può poi rivalersi sugli stessi (azione di regresso). 2- Obbligazione parziaria . Ciascuno dei debitori è tenuto a pagare solo la sua parte. Quando più creditori sono legati da un obbligazione si ha Solidarietà nel credito (attiva): se prevista ognuno di loro potrà chiedere l'intera prestazione al debitore il cui adempimento lo libererà nei confronti di tutti gli altri creditori. Si ha un obbligazione solidale quando vi sia una pluralità di soggetti dal lato attivo o passivo, la medesima prestazione da eseguire e la medesima fonte da cui scaturisce la prestazione

27. OGGETTO DEL CONTRATTO L'oggetto del contratto è un requisito essenziale(art 1325) del contratto la cui mancanza comporta la nullità dell'intero contratto. Il termine oggetto ha diversi significati. Esso può indicare il diritto sul quale il negozio dispone, oppure può essere inteso quale sinonimo di contenuto del contratto. L'oggetto deve essere: Possibile: la possibilità è intesa sia in senso materiale che in senso giuridico. Ad esempio è impossibile giuridicamente un contratto che abbia ad oggetto la vendita di un bene demaniale, o di un immobile abusivo. Lecito: è illecito ad esempio il contratto che abbia come oggetto la prestazione di un'attività di un pubblico ufficiale che l'ufficiale stesso avrebbe il dovere di compiere in virtù del suo ufficio. Determinato o determinabile: è sufficiente che il contratto contenga già i criteri che consentiranno la determinazione (es. ti vendo del grano il cui prezzo sarà determinato dal prezzo del grano alla borsa merci di New York alla stessa data della scadenza dell'obbligazione per la consegna), dovrà essere identificata la cosa (contratti traslativi) e se generica il numero, misura, quantità e la qualità. La determinazione dell'oggetto può anche essere affidata ad un terzo. Le parti possono affidarsi al terzo che deve procedere secondo il suo apprezzamento, ma potrebbero anche rimettersi al mero arbitrio del terzo; in questo caso potranno rivolgersi al giudice solo nel caso in cui l'arbitratore abbia agito in dolo, mentre nel caso precedente potranno ricorrere al giudice quando la determinazione del terzo è manifestamente iniqua o erronea.

28. POSSESSO Il possesso è il potere sulla cosa che si manifesta in un’attività corrispondente all’esercizio della proprietà o di altro diritto reale (1140). La parola potere non indica una situazione giuridica di potere per cui il soggetto è legittimato a compiere certi atti ma Indica il controllo di fatto che il possessore ha sulla cosa. Si può parlare di possesso non solo in relazione all’esercizio della proprietà, ma anche ad altri diritti reali come l’usufrutto, la comunione, la servitù. Per aver possesso di una cosa bisogna che vi siano due elementi: - un elemento materiale, consistente nell’avere la disponibilità materiale della cosa e un elemento psicologico, che si concreta nell’intenzione di tenere la cosa quale titolare del diritto. La mancanza dell’elemento psicologico dà vita alla detenzione cioè la semplice disponibilità materiale della cosa sulla quale si riconosce il diritto di altri. Sulla base dell’elemento psicologico è possibile distinguere tra possesso di buona fede , quando il possessore ignora senza colpa grave di ledere il diritto altrui e possesso di mala fede quando il possessore sa di ledere l’altrui diritto oppure ignora per colpa grave. La buona fede del possesso viene presunta dalla legge, quindi il possessore è sempre considerato in buona fede e quindi stà a chi ne ha interesse l’onere di dimostrare la mala fede.

29. PRESCRIZIONE Secondo l’articolo 2934 ogni diritto si estingue per prescrizione, quando il titolare non lo esercita per il tempo determinato dalla legge. La prescrizione non opera su tutti i diritti. Lo stesso articolo esclude i diritti indisponibili come i diritti di carattere personale e personalissimi e alcuni diritti patrimoniali come il mantenimento poi altri diritti come quello di far valere la nullità del contratto o il diritto di proprietà. La prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere e si contempla la sospensione del periodo di prescrizione nel caso in cui il titolare sia impedito ad esercitare il diritto (militari in guerra e incapaci legali privi di rappresentante).La prescrizione si interrompe quando cessa il periodo di inerzia del titolare e il periodo di prescrizione riparte da zero. Il termine ordinario di prescrizione dei diritti è di dieci anni ma si Prevedono una serie di prescrizioni brevi in cui il termine è ridotto:- risarcimento derivante da fatto illecito, 5 anni - risarcimento danni derivanti da circolazione di veicoli, 2 anni - interessi, 5 anni - diritti derivanti da contratto di trasporto e assicurazione, 1 anno

30. PRESCRIZIONI PRESUNTIVE sono previste in particolari casi dove il pagamento di un debito avviene, di solito, senza che il debitore provveda a farsi rilasciare una quietanza. In queste ipotesi, passato un breve lasso di tempo si presume che il debito sia stato già soddisfatto e quindi il diritto estinto. non si tratta di vere e proprie prescrizioni, ma di "presunzioni di estinzione di diritti". Si tratta di casi relativi a diritti patrimoniali di tenue entità; es. alle somme dovute agli osti ed agli albergatori per il vitto ed l'alloggio (prescrizione presuntiva = 6 mesi), alla retribuzione dovuta di insegnanti per le lezioni che impartiscono a mesi, a giorni o ad ore (prescrizione presuntiva 1 anno) o alle somme dovute ai farmacisti per il prezzo dei medicinali. Il legislatore in questo caso è venuto incontro alle esigenze del debitore ritenendo che questi abbia già pagato o abbia posto in essere una novazione o remissione del debito ecc. Potrebbe accadere che a differenza da quanto presunto dal legislatore il diritto del creditore non sia stato soddisfatto; per questo motivo al titolare del diritto è riconosciuto il potere di provarne l'esistenza, ma l'unico mezzo a sua disposizione sarà il giuramento. 31. PROCURA La procura è un atto unilaterale rivolto ai terzi, costitutivo del potere di rappresentanza, la forma richiesta è quella prescritta per l’atto che il rappresentante dovrà compiere. La capacità d’agire richiesta per l’atto deve essere del rappresentato, parte sostanziale. La parte formale è il rappresentante che deve manifestare volontà di contrarre e deve essere capace di intendere e di volere in misura proporzionata alla natura e all’entità dell’atto. La parte formale risponde di eventuali errori o comportamenti di male fede nella stipulazione del contratto, a meno che non si limitasse a trasmettere la volontà altrui (messo). Il rappresentante può agire solo nei limiti della procura e nell’interesse del rappresentato. Se il rappresentante eccede i limiti della procura o ne è del tutto sprovvisto (falso procuratore si ha un eccesso del potere dove solo la ratifica può determinare l’efficacia del contratto nei confronti del rappresentato che può essere espressa (dichiarazione che abbia la forma della procura) o tacita (semplice esecuzione del contratto). Se manca la ratifica il contratto è inefficace e il rappresentante deve rispondere della sua responsabilità, dovendo risarcire i danni all’altra parte. La procura è revocabile ma la revoca va portata a conoscenza dei terzi con mezzi idonei. 32. RAPPRESENTANZA è un istituto grazie al quale ad un soggetto (rappresentante) è riconosciuto il potere di agire in sostituzione di un altro soggetto (rappresentato) nel compimento di negozio giuridico. L'elemento fondamentale della rappresentanza è lo sdoppiamento di una parte negoziale; accade che il negozio giuridico invece di essere posto in essere da colui che è il titolare del diritto è concluso da un diverso soggetto legittimato a sostituirsi a lui. La rappresentanza può trovare la fonte oltre che nella volontà del rappresentato (rappresentanza volontaria) anche nella legge (rappresentanza legale) quando si decide di sostituire un soggetto ad un altro che non è in grado di badare ai propri interessi. L’essenza della rappresentanza è la sostituzione della volontà del titolare del diritto con la volontà del rappresentante ma quando il rappresentante segue alla lettera le istruzioni del rappresentato, non intervenendo con la sua volontà nella formazione del

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negozio giuridico non si ha una rappresentanza ma un messo per il quale non sono applicabili le regole relative alla rappresentanza. Gli elementi essenziali sono la sostituzione di un soggetto ad un altro per il compimento di un attività giuridica, la volontà con cui partecipa il rappresentante (non un semplice esecutore), e l’imputazione degli effetti che ricadono direttamente sul rappresentato. Il rappresentante, usando del suo potere di sostituirsi al rappresentato, manifesta una volontà e forma un accordo che produce effetti nella sfera giuridica di quest’ultimo (che non è un terzo, ma parte sostanziale del contratto). Ecco perché la rappresentanza (e le procura che ne è uno strumento) sono disciplinati come effetti del contratto. 33. RESPONSABILITA’ PRECONTRATTUALE Nella la fase preliminare alla stipulazione di un contratto, fase dominata dalle trattative e dallo scambio di proposte tra la parti si è liberi di addivenire o meno all'accordo, potendo addirittura revocare la proposta o l'accettazione prima della conclusione del contratto, senza che possano nascere a carico delle parti specifiche responsabilità; anche l'indennizzo previsto a carico del proponente che revochi la sua proposta non ha natura risarcitoria, ma indennitaria. Non si puo’ però agire nelle trattative in mala fede, trascinando l'altra parte in lungaggini, o facendogli sostenere delle spese sapendo o dovendo sapere, che non si giungerà alla stipula del contratto. Si ha obbligo al risarcimento del danno da parte di chi con comportamento doloso o colposo ha causato un danno. Le parti nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto, devono comportarsi secondo buona fede (oggettiva). la parte che conoscendo o dovendo conoscere l'esistenza di un motivo per cui il contratto è invalido e non ne ha dato notizia all'altra parte deve risarcire all’altra parte per aver confidato nella validità del contratto. Nella responsabilità precontrattuale i danni da risarcire saranno limitati alla diminuzione patrimoniale subita durante le inutili trattative, (danno emergente) e nella perdita di altre occasioni contrattuali presentatisi durante la trattative (lucro cessante). 34. RISOLUZIONE PER ECCESSIVA ONEROSITA’ La risoluzione per eccessiva onerosità si ha in presenza di eventi imprevedibili e straordinari che rendono eccessivamente onerosa una prestazione e la parte che deve eseguire questa prestazione può chiedere la risoluzione del contratto poiché divenuto troppo oneroso. Questo vale per i contratti ad esecuzione differita, ad esecuzione periodica,o ad esecuzione continuata. La risoluzione ha effetto solo per le prestazioni da eseguire e non per quelle già eseguite e si può evitare la risoluzione portando il contratto ad equità. La risoluzione non può essere domandata se la sopravvenuta onerosità rientra nel normale rischio contrattuale. Se le parti hanno stipulato un contratto aleatorio non si può chiedere la risoluzione del contratto perché essi si basano sull'alea che può volgersi a vantaggio dell'una o dell'altra parte. Le norme sulla eccessiva onerosità hanno parziale applicazione nei contratti unilaterali cioè in caso di eccessiva onerosità della unica obbligazione, la parte obbligata potrà chiedere una riduzione della sua prestazione oppure delle diverse modalità di esecuzione, ma non la risoluzione del contratto. 35. RISOLUZIONE PER INADEMPIMENTO La risoluzione per inadempimento è l'ipotesi in cui il contratto su richiesta o iniziativa della parte adempiente si risolve per inadempimento dell'atra parte. Se un parte ha eseguito le sue obbligazioni, si aspetta che l'altra faccia altrettanto e di fronte al persistere dell'inadempimento di un parte l'altra può chiedere l'adempimento del contratto oppure chiedere la risoluzione del contratto. Nel caso che la prestazione sia ancora possibile, si potrà avere ancora interesse alla sua esecuzione. Se è chiesto l'adempimento si può sempre chiedere poi la risoluzione, ma se è stata chiesta prima la risoluzione non è poi più possibile chiedere l'adempimento. Il risarcimento del danno spetta "in ogni caso" riferendosi sia ai casi di richiesta di adempimento, sia ai casi di risoluzione, purché il danno si sia in effetti verificato. L'inadempimento deve derivare da colpa del debitore (presunta) per poter chiedere la risoluzione e ovviamente la richiesta di risarcimento del danno. L’inadempimento che porta alla risoluzione deve essere imputabile e rilevante. La risoluzione ha efficacia retroattiva tra le parti ma ciò è di difficile realizzazione. In ogni caso la risoluzione non pregiudica i diritti acquistati dai terzi. Il contratto si può risolvere di diritto senza intervento del giudice in tre modi differenti: 1) la parte adempiente può intimare all'atra l'adempimento in un giusto termine non inferiore a 15 giorni. Scaduto il

termine il contratto sarà risolto di diritto. 2) le parti possono prevedere nel contratto che l'inadempimento di una o più obbligazioni determinate porti alla risoluzione del contratto. La risoluzione si verifica quando il creditore dichiara all'altra di volersi avvalere della clausola. 3) se l'obbligazione non è adempiuta nel termine essenziale il contratto è risolto di diritto alla scadenza stessa a meno che il creditore v esiga la prestazione nonostante la scadenza dando notizia al debitore entro tre giorni dalla scadenza. La tutela all’inadempimento dell’altra parte è garantita solo se si è adempienti (eccezione di adempimento)

36. RISOLUZIONE PER IMPOSSIBILITA’ SOPRAVVENUTA l'impossibilità della prestazione di una parte porta alla risoluzione di diritto del contratto anche se l'altra prestazione è ancora possibile (1463). Questo tipo di risoluzione per impossibilità sopravvenuta si ha in un contratto a prestazioni corrispettive. Il motivo della risoluzione va ricercato nel fatto che nei contratti a prestazioni corrispettive le diverse prestazioni sono legate tra loro e il venir meno di una prestazione libera l'altra parte dalla sua prestazione attraverso la risoluzione del contratto. Verificatasi l'impossibilità non si può più chiedere l'altra prestazione e sorgerà l'obbligo di restituzione di ciò che si sia già ricevuto. Vi sono vari casi specifici d’impossibilità: 1)impossibilità temporanea: la prestazione verrà eseguita quando diverrà possibile e di conseguenza l'altra parte sarà tenuta ad eseguire la sua solo quando cesserà la causa che ha provocato l'impossibilità 2) impossibilità parziale: quando la prestazione di un contraente è divenuta impossibile sono in parte, l'altra ha diritto alla riduzione della sua prestazione, ma può anche recedere dal contratto quando non ha un interesse apprezzabile all'adempimento parziale.3) impossibile della prestazione nei contratti plurilaterali: l'impossibilità di una prestazione non comporta la risoluzione del contratto, a meno che la prestazione non sia essenziale. Nei contratti costituiscono o trasferiscono diritti reali, il perimento della cosa per causa non imputabile all'alienante non libera l'acquirente dall'obbligo di eseguire la controprestazione, ancorché la cosa non gli sia stata ancora consegnata, nei contratti che trasferiscono la proprietà di una cosa il perimento della cosa per causa non imputabile all'alienante non libera l'acquirente dall'obbligo di eseguire la controprestazione nonostante la cosa non gli sia stata ancora consegnata. 37. SOSPENSIONE DELLA PRESCRIZIONE Essa rappresenta un periodo di tempo in cui non si calcola il decorso della prescrizione a causa di eventi previsti dalla legge che impediscono al titolare del diritto di esercitarlo o ne rendono poco probabile l'esercizio. La sospensione costituisce una parentesi che s'inserisce nel periodo prescrizionale. I casi sospensione sono previsti dal codice civile e sono tassativi. Ciò vuol dire che non potranno essere invocati altri impedimenti idonei a sospendere la prescrizione al di fuori di quelli previsti dalla legge. Vi sono due categorie: 1. casi di sospensione della prescrizione dovuti a particolari rapporti tra le parti per cui la prescrizione è sospesa tra il curatore e gli assistiti, tra i coniugi, tra chi ha la potestà e i sottoposti, tra le persone giuridiche ed i loro amministratori. 2. casi di sospensione della prescrizione dovuti alla condizione del titolare per cui la prescrizione è sospesa contro i minori non emancipati e gli interdetti per infermità di mente, per il tempo in cui non hanno rappresentante legale e per sei mesi successivi alla nomina dello stesso e nei confronti dei militari in servizio in tempo di guerra.

38. USUFRUTTO L’usufrutto è regolato dal codice civile all’articolo 981 e alcuni successivi. L’ usufruttuario (chi ha usufrutto) ha il diritto di godere della cosa e può trarre dalla stessa ogni utilità che questa può dare e per poter realizzare il godimento l’usufruttuario ha il diritto di possedere la cosa. L’usufruttuario ha il potere di disporre del proprio diritto (se non escluso dall’atto costitutivo). L’usufruttuario non può cambiare la destinazione economica della cosa (981), ma può apportarvi delle migliorie avendo in tal caso diritto ad un indennizzo da parte del proprietario. Se l’usufrutto comprende cose deteriorabili ce ne si serve e le si restituiscono nello stato in cui si trovano .Ci sono degli obblighi per l’usufruttuario cioè: restituire la cosa alla cessazione del diritto, fare l’inventario e prestare garanzia, pagare le imposte, canoni, rendite e tutti i pesi che gravano sul reddito, pagare

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le spese per l’ordinaria manutenzione e amministrazione della cosa, usare la diligenza del buon padre di famiglia nel godimento. Durante l’usufrutto il proprietario viene detto nudo proprietario poiché non ha la facoltà di godere, ma ha il potere di disporre della nuda proprietà. L’usufrutto nasce per volontà privata (contratto, testamento), per usucapione o per legge ed ha durata limitata cioè non può eccedere la vita dell’usufruttuario e al massimo dura 30 anni se l’usufruttuario è una persona giuridica. I casi di estinzione sono - prescrizione, 20 anni - riunione di usufrutto e proprietà nella stessa persona (confusione)- totale perimento della cosa (se perisce un edificio l’usufrutto permane sull’area) - provvedimento del giudice in caso di abuso del diritto (alienando i beni o deteriorandoli).

39. VENDITA La vendita è il contratto che ha per oggetto il trasferimento della proprietà di una cosa o il trasferimento di un

altro diritto verso il corrispettivo di un prezzo. La vendita è sempre destinata a produrre un effetto traslativo, ma non sempre questo effetto è immediato. Il diritto si trasferisce al momento della conclusione del contratto, se la vendita ha per oggetto cose determinate, diritti reali su cose altrui o altri diritti ( principio consensualistico ). L’effetto traslativo non è immediato se riguarda cose determinate solo nel genere dove la proprietà si trasmette solo con l’individuazione. Anche per vendita di cose future , vendita di cose altrui e vendita con riserva della proprietà l’efficacia reale non è immediata: è per questo che il venditore, oltre alle normali obbligazioni, deve assumere l’obbligazione di procurare al compratore l’acquisto della proprietà ( vendita obbligatoria o a effetti obbligatori ). Le obbligazioni del compratore sono di pagare il prezzo nel tempo e nel luogo fissati corrispondere eventuali interessi oltre che pagare le spese della vendita (se non diversamente pattuito). Il venditore è obbligato a consegnare la cosa al compratore (vendita ad effetti reali) a fargli acquistare la proprietà della cosa o il diritto (vendita ad effetti obbligatori) a garantire il compratore dall’evizione e dai vizi della cosa . L’obbligo di consegna si adempie trasferendo il possesso della cosa, in modo effettivo o simbolico. La consegna deve comprendere pertinenze, accessori, frutti maturati dopo la vendita, titoli e documenti relativi alla proprietà e all’uso della cosa. L’obbligazione di consegnare una cosa determinata include quella di custodirla fino alla consegna.

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