Diritto processuale penale, Dispense di Diritto Processuale Penale. Università degli Studi del Sannio
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Diritto processuale penale, Dispense di Diritto Processuale Penale. Università degli Studi del Sannio

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Sbobbinature Diritto processuale penale, professoressa La Regina Katia
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LINEE GENERALI DEL PROCEDIMENTO PENALE

Lo scopo del processo penale è quello di accertare se è stato compiuto un fatto illecito e, eventualmente, se l’imputato (colui che ha assunto tale qualità) ne sia l’autore.

Il diritto processuale penale è il modo per dare attenzione in concreto alle prescrizioni che il legislatore penale pone nel codice penale, perché lo scopo del processo penale, è uno scopo STRUMENTALE al diritto penale (senza il diritto processuale penale, il diritto penale non avrebbe pratica attuazione e le prescrizioni del legislatore rimarrebbero nella sfera del moralmente riprovevole).

Il DIRITTO PENALE tende a conformare il comportamento dei consociati e si indirizza alla generalità dei consociati (“chiunque”).

Il DIRITTO PROCESSUALE PENALE, invece, è una materia indirizzata ai soggetti processuali (giudici, parti, p.m. , avvocati) ; solo le norme in tema di testimonianza hanno carattere generale.

La materia del diritto processuale penale ha come scopo l’ACCERTAMENTO.

TAPPE DELL’ACCERTAMENTO PENALE:

1. La prima tappa è l’ANALISI DEL SEGMENTO DEDICATO AD APPROFONDIRE CHE COSA SIA ACCADUTO. Cioè una volta giunta nelle mani del p.m. una notizia di reato, questi si occupa delle INDAGINI PRELIMINARI (1° segmento procedimentale).

LE INDAGINI PRELIMINARI possono approdare ad un secondo segmento , l’UDIENZA PRELIMINARE.

Le indagini preliminari sono una fase procedimentale, che servono per capire che cosa sia accaduto. Giunta agli organi inquirenti l’informazione di un fatto illecito penale, non è detto che debba essere sperimentato sempre e comunque il processo per la notizia giunta, poiché può darsi che non si tratti di un illecito penale (es omicidio viene fuori che è morte naturale). Quindi, le indagini preliminari, SERVONO A DARE UNA PRIMA DEFINIZIONE DELLA VICENDA (è accaduto il fatto illecito? Chi è il responsabile?).

Riassumendo : il legislatore, nel disciplinare il processo, ha disegnato un grande segmento, IL PROCEDIMENTO PENALE IN SENSO AMPIO, di cui

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la prima fase è una fase procedimentale (INDAGINI PRELIMINARI), non è ancora processo. Come si approda al processo? Si effettua tutto il procedimento di verifica e qualora il p.m. giunga alla conclusione che si debba iniziare un processo, chiede la celebrazione dell’UDIENZA PRELIMINARE è una fase cuscinetto tra le indagini preliminari e il processo, che serve a valutare la bontà delle conclusioni a cui è giunto il p.m. e se sia quindi opportuno celebrare un processo.

2. UDIENZA PRELIMINARE è la fase processuale gestita dal GUP (organo monocratico) che ha il compito di verificare la fondatezza delle osservazioni fatte dal p.m. . Se ritiene che il p.m. abbia ragione nel voler celebrare il processo, emetterà il DECRETO CHE DISPONE IL GIUDIZIO; se invece ritiene che le valutazioni del p.m. siano erronee, emetterà la SENTENZA DI NON LUOGO A PROCEDERE ( può essere pronunciata per le stesse motivazioni e le stesse formule della sentenza di proscioglimento, ma non ne ha la stessa stabilità, poiché emessa sulla base degli elementi raccolti fino ad allora – stato degli atti- e quindi suscettibili di cambiamento può essere REVOCATA e NON E’ SUSCETTIBILE DI PASSARE IN GIUDICATO).

Il decreto che dispone il giudizio è invece l’atto che traghetta verso la terza fase del procedimento penale : il GIUDIZIO

3. Il GIUDIZIO è il cuore del processo penale perché vi si svolge la fase più importante, la fase del dibattimento. Il giudizio è strutturato e diviso in 3 momenti :

• Atti preliminari al dibattimento

• Dibattimento

• Post dibattimento

INDAGINI PRELIMINARI

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Questa fase è gestita dal pubblico ministero (che è un magistrato, il quale accede in magistratura per concorso). Durante l’indagine preliminare egli può essere definito come l’organo inquirente, cioè come l’organo che effettua le investigazioni, per capire che cosa sia accaduto e per individuare il possibile autore del reato.

Le indagini preliminari muovono da una notizia: LA NOTIZIA DI REATO, che è un’informazione circa un fatto che appare assumere i tratti di un illecito penale. L’acquisizione della notizia di reato o è opera dell’iniziativa della POLIZIA GIUDIZIARIA (cosiddetta longa manus del p.m.: complesso di organismi che sono costituiti da POLIZIA DI STATO, CARABINIERI, GUARDIA DI FINANZA, POLIZIA PENITENZIARIA), che al manifestarsi di un reato assumono la funzione di polizia giudiziaria, dismettendo la funzione di polizia di sicurezza (quindi da funzione di ordine pubblico, a funzione di repressione del reato); o di iniziativa del p.m. ( denuncia in procura della Repubblica, o querela) iscrizione della notizia del reato nel registro delle notizie di reato.

Le indagini preliminari garantiscono agli organi inquirenti una serie di poteri tutti legati dall’obiettivo di capire che cosa sia successo, quindi di assicurare le FONTI DI PROVA, quindi la cristallizzazione dei fatti; partono dalla notizia di reato che deve essere iscritta nel registro delle notizie di reato. Ci sono diversi modelli di registro di reato :

• Modello 21 raccoglie le notizie di reato oggettivamente qualificate, cioè quelle di cui si possiede già il nominativo dell’indagato (querela, polizia giudiziaria con nome di persona).

• Modello 44 raccoglie le notizie di reato prive di qualificazione (senza nome ignoto). Si innesta quindi un procedimento particolare in quanto diventa centrale l’indagine per l’identificazione del soggetto che ha commesso il reato)

L’iscrizione del registro delle notizie di reato segna un altro momento importante, infatti oltre l’avvio delle indagini, segna anche la DURATA delle indagini.

Durata: di regola le indagini durano 6 mesi (generalità dei reati). Per i reati indicati dall’art 407 c.p.p. durano 1 anno. Questi sono termini base che possono essere prorogati e durare 18 mesi per quei reati la cui durata base era 6 mesi e 2 anni per quelli la cui durata era 1 anno.

POSSIBILI ESITI DELLE INDAGINI PRELIMINARI

Se le indagini preliminari non approdano all’individuazione del colpevole, non si può celebrare il processo (NO processo a carico di ignoti). Si può celebrare il processo,

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anche se non si conosce il nome della persona, purchè sia individuato fisicamente. Se la persona non viene identificata, almeno fisicamente, si procederà con l’interruzione dell’iter del procedimento, attraverso il PROVVEDIMENTO DI ARCHIVIAZIONE. Tale provvedimento non si utilizza solo quando l’autore è rimasto ignoto, ma anche quando la persona che era stata indagata (persona alla quale era stato attribuito inizialmente il reato), risulta NON responsabile penalmente, oppure quando non ci sono sufficienti elementi per chiamarla a responsabilità penale o per i reati procedibili a querela.

PROVVEDIMENTO DI ARCHIVIAZIONE : trae fondamento da un principio di ordine costituzionale (l’art 112 cost), che stabilisce L’OBBLIGATORIETA’ DELL’AZIONE PENALE. il p.m. deve esercitare l’azione penale, ma ciò non vuol dire che ad ogni notizia il p.m. debba seguire l’azione penale, altrimenti si innesterebbe un meccanismo molto complesso e dispendioso sotto il profilo economico. L’art 112 cost sta a significare che il p.m. per ogni notizia di reato che gli viene presentata, che gli viene trasmessa o che acquisisce, deve verificare se ci sono gli estremi del processo per procedere. Se ci sono gli estremi per procedere, il p.m. è obbligato a procedere all’azione processuale. Stante l’esistenza di questo obbligo, il legislatore ha dovuto introdurre un meccanismo di controllo (archiviazione) grazie al quale un organo terzo rispetto alle indagini e quindi imparziale, cioè il GIP, deve verificare che il p.m. ha effettivamente compiuto e rispettato l’obbligo di esercitare l’azione penale e se le sue intuizioni sono fondate.

Quindi l’archiviazione è un procedimento che consente, approda, all’attestazione della INSUSSISTENZA degli estremi per far sorgere l’obbligo dell’azione penale. Il GIP verifica le indagini, può ordinare al p.m. di completarle se verifica che siano incomplete e se dissente dalla posizione del p.m., può anche adottare un provvedimento che sovverte questa iniziale richiesta del p.m. (proposito abdicativo).

CASI DI ARCHIVIAZIONE:

• Notizia di reato infondata

• Manca una condizione di procedibilità

• Il reato è estinto

• Non è stato individuato l’indagato

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Dopo un’archiviazione il p.m. potrebbe anche riaprire il procedimento; per fare questo ha bisogno di un’autorizzazione da parte del GIP. Per riceverla è necessario un nuovo spunto investigativo, una nuova lettura degli elementi già acquisiti precedentemente.

Quando il p.m. ritiene di avere elementi sufficienti per ottenere una sentenza di condanna nei confronti del soggetto verso il quale ha svolto le indagini, deve ESERCITARE L’AZIONE PENALE.

L’AZIONE PENALE è una domanda che il p.m. rivolge al GUP, nei confronti di un imputato; è una domanda di processo, una domanda di condanna, una domanda per poter ottenere il provvedimento, che è il DECRETO CHE DISPONE IL GIUDIZIO e consente di giungere alla terza fase processuale : il giudizio.

I soggetti necessari di un processo penale sono : il p.m. e l’imputato (e il suo difensore).

ESERCIZIO DELL’AZIONE PENALE NEL RITO ORDINARIO

Se il p.m. ritiene di aver raccolto elementi sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio e dunque per ottenere una sentenza di condanna, chiede il RINVIO A GIUDIZIO AL GUP. Questa richiesta presuppone la formulazione di un atto da parte del p.m. : “la RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO”, che deve essere preceduta da un altro atto, l’AVVISO DI CONCLUSIONE DELLE INDAGINI PRELIMINARI l’indagato va avvisato della conclusione delle indagini e che il p.m. ha il proposito di fare celebrare un processo nei suoi confronti ritenendolo penalmente responsabile del fatto di reato in discussione.

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La richiesta di rinvio a giudizio contiene un atto fondamentale che fino ad allora non è stato mai cristallizzato: L’IMPUTAZIONE.

L’imputazione viene formalizzata con la richiesta di rinvio a giudizio, prima abbiamo solo un indagato (destinatario di una verifica) che diventa formalmente accusato di un reato, quando viene formulata nei suoi confronti l’imputazione .

L’imputazione è un’accusa formulata in modo chiaro e preciso nei confronti di un soggetto “individuato”.

La richiesta di rinvio a giudizio segna il passaggio dal procedimento al processo vero e proprio (2° fase UDIENZA PRELIMINARE). La vicenda giudiziaria passa dalle mani del p.m. (e il GIP controlla e verifica), a quelle del GUP. Il GUP deve essere persona diversa dal GIP per garantire quel principio di imparzialità, posto a garanzia delle 3 fasi.

Il giudice dell’udienza preliminare vaglia la fondatezza della prospettiva delineata dal p.m. .

RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO

Il p.m. deve presentare al GUP la richiesta di rinvio a giudizio; questa richiesta presenta una serie di requisiti formali che vengono delineati con precisione dall’art 417 c.p.p. .

La richiesta di rinvio a giudizio, secondo l’art 417, deve contenere :

a. Le generalità dell’imputato; le generalità della persona offesa dal reato (quando ne sia possibile l’identificazione);

b. La lettera b dell’art 417 descrive l’IMPUTAZIONE come l’enunciazione in forma chiara e precisa, del fatto, delle circostanze aggravanti e di quelle che possono comportare l’applicazione di misure di sicurezza, con l’indicazione dei relativi articoli di legge.

c. L’indicazione delle fonti di prova acquisite. 6

LE FONTI DI PROVA ACQUISITE quello che raccoglie il p.m. nel corso delle indagini, di regola NON è prova utilizzabile ai fini della decisione. Questa scelta dipende dal carattere accusatorio del nostro sistema processuale : un sistema penale accusatorio impone che le uniche prove utilizzabili ai fini della decisione siano quelle formate nel contraddittorio tra le parti, dinanzi al giudice. Quello che è stato raccolto durante le indagini preliminari NON serve quindi ai fini della decisione, ma ai fini della scelta rimessa al p.m. alla fine delle indagini preliminari. La regola impone la ripetizione di quello che è stato fatto durante le indagini preliminari davanti al giudice del dibattimento e solo queste prove verranno valutate ai fini del giudizio (prove orali, accertamenti).

d. Domanda al giudice di emissione del decreto che dispone il giudizio

e. Data e sottoscrizione

L’UDIENZA PRELIMINARE (“filtro imputazioni azzardate”) impedisce che venga celebrato un processo per quelle situazioni in cui non sarebbe possibile giungere ad una sentenza di proscioglimento.

Entro 5 giorni dal deposito della richiesta di rinvio a giudizio, il GUP fissa con decreto, il giorno, l’ora e il luogo dell’udienza in camera di consiglio.

Il GUP ha il compito di predisporre le condizioni affinchè si celebri questa udienza, destinata al vaglio della fondatezza dell’accusa formulata dal p.m. . Il giudice può decidere, ascoltate le ragioni delle parti, allo stato degli atti; però può anche esercitare due poteri fondamentali :

• ORDINANZA PER L’INTEGRAZIONE DELLE INDAGINI Se le indagini preliminari sono incomplete, indica le ulteriori indagini, fissando il termine per il loro compimento e la data della nuova udienza preliminare (può indicare i segmenti da integrare; obbligo di completezza).

• L’ATTIVITA’ DI INTEGRAZIONE PROBATORIA DEL GIUDICE quando il GUP non provvede allo stato degli atti (cioè quando la discussione che si effettua nel corso dell’udienza preliminare non basta al GUP) può verificare se le indagini sono complete (come il GIP in prima fase).

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Art 422 ATTIVITA’ DI INTEGRAZIONE PROBATORIA DEL GIUDICE quando non decide allo stato degli atti oppure quando non provvede ad emanare l’ordinanza di integrazione delle indagini, il giudice può disporre anche di ufficio l’acquisizione delle prove delle quali appare evidente la decisività ai fini della SENTENZA DI NON LUOGO A PROCEDERE 1° possibile esito dell’udienza preliminare e chiude l’udienza preliminare, ma interrompe anche il procedimento penale; infatti NON si approda in giudizio (esito liberatorio per l’imputato, equivalente alla sentenza di proscioglimento con la quale il GUP dissente dal p.m.) .

Il 2° potere si differenzia dal primo, non è neutro perché il GUP si accorge che le lacune accertate, una volta colmate conducono alla sentenza di non luogo a procedere, ad un esito liberatorio che può essere prospettato nei casi previsti dall’art 425 c.p.p.

Questi casi ex art 425 sono formule per la pronuncia di non luogo a procedere :

• Causa che estingue il reato (prescrizione)

• Cause per cui l’azione penale non doveva essere iniziata o proseguita ( reati a querela di parte)

• Se il fatto non è previsto dalla legge come reato (illeceità penale)

• Quando risulta che il fatto non sussiste ( omicidio diventa morte naturale)

• Imputato non ha commesso il fatto

• Il fatto non costituisce reato (omicidio per legittima difesa).

La sentenza di non luogo a procedere, anche se può essere pronunciata in base alle stesse formule della sentenza di proscioglimento, ha però EFFETTI PROCESSUALI DIVERSI, in quanto la seconda è suscettibile di passare in giudizio, mentre la prima può essere revocata (REVOCA SENTENZA), se dopo la sua pronuncia emergono altri fonti di prova che da sole o insieme a quelle già acquisite possono determinare il RINVIO A GIUDIZIO.

L’altra alternativa decisoria all’udienza di indagini preliminari è IL DECRETO CHE DISPONE IL GIUDIZIO. E’ un provvedimento diverso, “decreto”, che viene pronunciato quando il GUP è concorde sulle valutazioni del p.m. (l’accusa può essere sostenuta in giudizio). Si caratterizza per essere un decreto NON motivato; ex art 429. Esso deve contenere :

• Data del dibattimento (udienza destinata ad acquisire le prove) .

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Non è motivato perché perviene all’attenzione del giudice del dibattimento e si vuole evitare che questi venga influenzato dal GUP (INCOMPATIBILITA’).

Con il decreto che dispone il giudizio si apre la terza fase del procedimento penale : il giudizio.

Il decreto che dispone il giudizio sottende una condivisione da parte del GUP di una PROGNOSI del p.m. circa la possibilità, sulla base degli elementi raccolti, di ottenere una sentenza di condanna.

Oltre L’INCOMPATIBILITA’, un altro meccanismo volto a garantire l’imparzialità del giudice è quello del DOPPIO FASCICOLO dopo le indagini preliminari si raccolgono gli atti in un fascicolo; vi confluiscono anche gli atti del difensore, quindi i due fascicoli si uniscono e da quest’unico fascicolo vengono espunti gli atti destinati a valere in prima battuta, come prove utilizzabili per la decisione. È vero che la regola è quella della formazione della prova davanti al giudice del dibattimento, ma ci sono atti che non possono essere ripetuti dinanzi a quest’ultimo e quindi nascono direttamente come prova e vanno a formare un fascicolo (fascicolo per il DIBATTIMENTO).

Il fascicolo del dibattimento è visibile dal giudice, mentre quello del p.m. NO , ed è messo a disposizione solo delle parti.

IL GIUDIZIO

Il giudizio, terza fase, ha una struttura più articolata rispetto alle precedenti, perché è diviso in tre parti:

1. Atti preliminari al dibattimento

2. Dibattimento

3. Post dibattimento

Ciascuna di queste parti ha una funzione fondamentale per il dibattimento

1. Gli atti preliminari al dibattimento hanno una funzione preparatoria, organizzativa; preparano all’attività principale del dibattimento. È un’attività già descritta all’art 111 cost quando si parla di contraddittorio nel momento di formazione della prova, perché negli atti preliminari al dibattimento si organizza l’esercizio del diritto alla prova (davanti al giudice del dibattimento, anche collegiale)

2. Dibattimento è il cuore del giudizio; infatti è la sede in cui si procede all’acquisizione delle prove necessarie per la decisione

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3. Post dibattimento è la fase dedicata alla decisione, la fase in cui il giudice si ritira in camera di consiglio per la pronuncia della sentenza

ATTI PRELIMINARI AL DIBATTIMENTO

È una fase deputata all’organizzazione del dibattimento ed in particolare destinata alla predisposizione delle condizioni per l’esercizio del diritto alla prova.

Oltre la predisposizione delle condizioni per l’esercizio del diritto alla prova si può, dopo la recezione del decreto che dispone il giudizio, anticipare o differire l’udienza GIUDICE DIBATTIMENTO

Negli atti preliminari, poi, i difensori e le parti hanno possibilità di prendere visione, nel luogo in cui si trovano, delle cose sequestrate, di prendere visione degli atti, di esaminare i documenti raccolti nel fascicolo per il dibattimento e di estrarne copia.

7 giorni prima della data fissata per l’udienza, le parti che intendono chiedere la citazione dei testimoni, periti, devono depositare una lista con l’indicazione dei nomi e delle circostanze su cui verterà l’esame.

• Si può anticipare o differire il dibattimento

• Si può procedere all’acquisizione anticipata della prova

• Si può approdare ad una conclusione anticipata del processo tramite il proscioglimento dibattimentale.

Art 429 c.p.p. il decreto che dispone il giudizio contiene la data del giudizio fissata dal GUP, ma può darsi che in questa data non sia possibile celebrare il dibattimento per ragioni ostative di tipo organizzativo. Una delle prime attività che può compiersi durante gli atti preliminari al dibattimento è appunto quella di modificare la data del dibattimento, anticipando o posticipando l’udienza, con DECRETO e con GIUSTIFICATI MOTIVI, il cambio di data comunicato a tutte le parti del procedimento.

Durante il termine per comparire, le parti e i difensori hanno la facoltà di prendere visione ed estrarre copia, nel luogo dove si trovano, delle cose sequestrate e di esaminare in cancelleria gli atti e i documenti raccolti nel fascicolo del dibattimento (fascicolo formato al termine dell’udienza preliminare, quando viene pronunciato il decreto che dispone il giudizio).

Può capitare che non si possa attendere la data fissata per il dibattimento per l’acquisizione di determinate prove che sono in PERICOLO DI DISPERSIONE (il

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risultato di quella prova è suscettibile di essere perduto perché può venire meno la fonte di prova, il testimone pericolo di vita). In questi casi si può accedere all’acquisizione anticipata della prova, attraverso la modalità prevista per l’incidente probatorio.

Il cuore degli atti preliminari al dibattimento è rappresentato dall’organizzazione dell’esercizio del diritto alla prova; le parti che intendono chiedere l’esame di testimoni, di periti, di consulenti tecnici, nonché di persone indicate nell’art 210 (persone imputate in reato connesso a procedimento collegato) a pena di inammissibilità, devono depositare in cancelleria almeno 7 giorni prima del dibattimento, la lista con l’indicazione della circostanza su cui deve vertere l’esame. Tale lista garantisce contro l’introduzione di prove a sorpresa.

Si vuole evitare l’introduzione di prove a sorpresa perché la fase del dibattimento è una fase destinata all’acquisizione delle prove che sono state ammesse; un’acquisizione che si effettua tramite modalità volte a garantire un principio sancito nell’art 111 cost : IL PRINCIPIO DELLA PARITA’ DELLE PARTI.

Le parti, soprattutto in fase di acquisizione delle prove, devono essere messe in posizione paritaria; hanno gli stessi poteri, nonché gli stessi doveri per confutare le ragioni dell’avversario e sostenere le proprie (trasparenza ed armi pari).

Non per forza si passa dagli atti preliminari al dibattimento vero e proprio. Infatti c’è un caso in cui gli atti preliminari sono una conclusione anticipata del processo. È il caso dell’art 469 c.p.p. PROSCIOGLIMENTO PRE DIBATTIMENTALE La decisione, presa attraverso sentenza che viene anticipata in una fase che tradizionalmente non è destinata a prendere una decisione, ad emettere sentenza (solitamente è il post dibattimento). Però ci sono dei casi in cui L’AZIONE PENALE NON DOVEVA ESSERE INIZIATA o NON DOVEVA ESSERE PROSEGUITA : es esistenza o meno della querela, o il reato è estinto per prescrizione. Se si accerta questo e lo si accerta senza il dibattimento, il giudice, sentiti il p.m. e l’imputato, pronuncia sentenza inappellabile di non doversi procedere, enunciandone la causa nel dispositivo (se le parti non si oppongono).

Tolta questa eccezione ex art 469, vi sono le cause di PROSCIOGLIMENTO IN RITO. Si differenziano dalle cause di PROSCIOGLIMENTO IN MERITO perché attendono a cause legate al processo, alla procedibilità (tecnicismi); mentre le seconde attengono per esempio a ragioni afferenti la responsabilità penale.

Quando coesistono le ragioni di proscioglimento in rito e di proscioglimento in merito si deve pervenire obbligatoriamente al dibattimento, perché questa è la sede in

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cui vengono sperimentati i principi che offrono all’imputato la migliore delle garanzie. Quali sono?

• Il primo di questi è il PRINCIPIO DEL CONTRADDITTORIO. In un senso più ampio e generale è un principio proprio di tutti i processi; in una seconda accezione l’art 111 stabilisce un principio cardine del processo penale : quello del contraddittorio nella acquisizione delle prove

• PUBBLICITA’: l’udienza dibattimentale è pubblica perché la pubblicità garantisce la controllabilità dei risultati del procedimento penale (devono essere la logica conseguenza di quello che è accaduto nel procedimento)

• ORALITA’ : il processo penale è orale, non solo nel senso figurativo ma nel senso di un rapporto immediato (IMMEDIATEZZA) tra il giudice e la prova (le prove si formano davanti al giudice perché il giudice deve assistere alla formazione delle prove, per acquisire un bagaglio di conoscenze maggiori di quelle che potrebbe acquisire da un atto scritto).

• CONCENTRAZIONE: il dibattimento, proprio perché retto dalla oralità e dal principio del contraddittorio, deve avere cadenza serrata, perché solo la concentrazione permette al giudice di non disperdere i ricordi della fase elaborata alla formazione della prova.

• NON REGRESSIONE: giunti al dibattimento non si può tornare indietro, non si può tornare ad es alla fase delle indagini.

Al dibattimento segue il POST DIBATTIMENTO.

Il post dibattimento è una fase dedicata alla decisione , che viene comunque preceduta da un principio molto importante, contenuto nell’art 521 c.p.p . L’art 521 ci parla di una correlazione tra l’imputazione contestata e la sentenza.

L’IMPUTAZIONE CONTESTATA è quella contenuta nel decreto che dispone il giudizio e ancora prima nella richiesta di rinvio a giudizio, ex art 417 c.p.p. ed è l’enunciazione in forma chiara e precisa del fatto, delle circostanze e delle norme di legge che si assumono violate.

L’accusa così cristallizzata è quella su cui l’imputato è chiamato ad esercitare il diritto alla difesa.

L’art 521 comma 2 stabilisce che il giudice dispone con ORDINANZA la trasmissione degli atti al p.m., se accerta che il fatto è diverso dal decreto che dispone il rinvio a giudizio o nella contestazione accertata a norma degli articoli 516 e ss.

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La sentenza è nulla per la parte che contiene un’imputazione non contestata (art 522).

La fase dedicata alla decisione si svolge previa discussione. Esaurita l’assunzione delle prove, il p.m. e successivamente le difese della parte civile, formano le rispettive conclusioni, possono replicare UNA SOLA VOLTA.

La sentenza è deliberata subito dopo la chiusura del dibattimento e qui, a pena di nullità assoluta (ex 525), concorrono gli stessi giudici che hanno partecipato al dibattimento.

Le prove utilizzabili ai fini della decisione sono quelle legittimamente raccolte nel dibattimento, ex art 526. Lo strumento principale per l’acquisizione delle prove è L’ESAME INCROCIATO.

L’esame incrociato è un istituto di diritto anglosassone e viene scelto come metodo di acquisizione della prova in un sistema di tipo accusatorio, perché consente la contesa tra accusa e difesa.

È una modalità di audizione dei testimoni, periti, consulenti tecnici, parti private, imputati in procedimenti connessi, che garantiscono la piena attuazione del principio del contraddittorio.

L’esame incrociato (esame diretto, controesame e riesame) ha proprie regole specifiche; ad esempio non si possono porre domande nocive, ossia quelle domande che mirano a nuocere alla sincerità della risposta. Diverso è il caso delle DOMANDE SUGGESTIVE (domande che suggeriscono la risposta) vietate SE POSTE DA CHI HA CHIESTO QUEL TESTIMONE, mentre sono consentite nel controesame.

Assunte tutte le prove si passa alla fase della deliberazione. La deliberazione può essere MONOCRATICA e COLLEGIALE.

ESITI DELLA SENTENZA ART 529 E SS : la sentenza può essere di PROSCIOGLIEMENTO e vi rientrano la sentenza di assoluzione, sentenza di non doversi procedere perché l’azione non andava iniziata o non andava proseguita, dichiarazione di estinzione del reato.

L’antitesi della sentenza di assoluzione è la SENTENZA DI CONDANNA.

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MODELLI PROCESSUALI

Premessa: il diritto processuale penale può essere definito come quel complesso di regole giuridiche che disciplinano le modalità attraverso le quali appositi organi, stabiliti dalla stessa legge, provvedono all’attuazione della norma penale sostanziale al caso concreto.

Questo scopo si persegue principalmente attraverso l’accentramento della liceità o illeceità di una determinata condotta, di un dato comportamento che coinvolge anzitutto il fatto storico, cioè un comportamento concreto attribuibile ad una determinata persona, coinvolge cioè la rilevanza penalistica del fatto; la possibilità che venga collegato all’interno del perimetro designato dal legislatore penale nella fattispecie descritta dal codice penale.

COLLEGAMENTO TRA DIRITTO PENALE E DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Infatti il diritto penale definisce i tipi di fatto, es l’art 575 c.p. definisce l’omicidio che costituisce reato e le sanzioni per chi commette tale fatto.

Il diritto processuale penale regola il procedimento mediante il quale si accerta se un reato, un fatto di reato è stato commesso, se l’imputato ne è l’autore e in caso positivo quale pena gli debba essere irrogata.

Dato questo stretto legame, comunemente si afferma che il diritto processuale penale abbia una FUNZIONE STRUMENTALE rispetto al diritto penale. La strumentalità però non lo relega ad una posizione subalterna rispetto al diritto penale perché, al contrario, descrive quel rapporto di NECESSARIA COMPLEMENTARIETA’ tra le due branche, che nasce dal principio NULLA PENA SINE IUDICIA la norma sostanziale rimarrebbe priva di conseguenze se non intervenisse il fenomeno processuale a dare una concreta attuazione.

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Il diritto penale, poi, vieta la commissione di determinati fatti previa minaccia di una pena; il diritto processuale penale tende a conformare il comportamento dei soggetti del processo, quindi solo di quei soggetti e non di tutti i consociati.

REGOOLE CHE PRESIEDONO ALL’ACCERTAMENTO DELL’ILLECITO per analizzare le regole che presiedono all’accertamento di un illecito e per delineare le caratteristiche di un sistema processuale, è tradizione far riferimento a due modelli : INQUISITORIO; ACCUSATORIO.

Sono due schemi astratti ed ipotetici perché da un lato le caratteristiche di questi modelli sono ricavate da alcuni caratteri reali di ordinamenti realmente esistenti o storicamente ricostruibili. Ipotetici perché si ha solo una tendenza ad essere inquisitorio o accusatorio, ma in realtà c’è sempre una contaminazione dell’altro modello. Conoscendo questi modelli nella forma pura, possiamo conoscere la deviazione che il nostro modello penale assume verso l’uno o verso l’altro.

• Modello inquisitorio

1. Principio di autorità : con questo principio evochiamo una certa struttura politica, un certo regime politico che permane anche il sistema giudiziario (tecnica scelta dai giudici, sistema giudiziario specchio del regime politico) organi giudiziari nominati e scelti dal potere politico.

2. Ruolo del giudice inquisitore: soggetto cui la legge accorda un credito illimitato (dovrebbe servire a far coincidere la verità storica con la verità giuridica) . Il ruolo del giudice inquisitore porta poi ad un altro principio

3. Esclusione dei poteri in capo a soggetti processuali diversi dal giudice

Quali sono le caratteristiche di questo sistema?

L’INIZIATIVA DI UFFICIO l’istaurazione del processo avviene ex ufficio, non è necessario che l’intervento del giudice sia causato da un soggetto diverso (p.m.) che formuli un’imputazione nei confronti dell’imputato.

Il giudice assume in sé la funzione accusatoria e giudicante. In questo sistema basta poco perché il giudice inizi un procedimento (denuncia anonima) NO imparzialità.

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• Iniziativa probatoria di ufficio e assenza di limiti nella ricerca della prova la ricerca delle prove non spetta alle parti ma al GIUDICE; vengono inoltre eliminate le garanzie per l’imputato. Quest’ultimo diviene l’oggetto del giudice e non viene considerato soggetto processuale (diritti, doveri, poteri) diviene strumento nelle mani del giudice. Per giungere alla verità quindi viene ammesso ogni strumento per trovare le prove, anche la tortura di imputato e testimoni.

• Segretezza: il giudice cerca la verità senza la contrapposizione dialettica tra le parti, assume le deposizioni in segreto, le scrive e saranno quegli atti scritti a valere come prova per la decisione. La segretezza oltre ad essere interna è anche esterna (opinione pubblica). L’imputato è all’oscuro dell’addebito che gli viene mosso e non può quindi articolare una difesa.

• Scrittura : le deposizioni raccolte in segreto vengono redatte in un verbale, insieme alle dichiarazioni dell’imputato e all’interpretazione del giudice inquirente. L’insieme di questi atti scritti rappresentano il materiale su cui sarà basata la decisione.

• Presunzione di reità : è sufficiente aver raccolto alcuni indizi affinchè l’imputato sia chiamato a discolparsi.

• Carcerazione preventiva: poiché l’imputato è presunto colpevole, in mancanza di prove contrarie può essere sottoposto alla custodia in carcere. Non è impiegata per funzioni processuali ma rappresenta uno strumento funzionale all’indagine segreta ed all’interrogatorio.

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MODELLO ACCUSATORIO

Il modello di tipo accusatorio è profondamente diverso dal modello precedente (antitetico a quello inquisitorio).

• Principio dialettico la verità è tanto meglio accertata quanto più le funzioni processuali sono ripartite tra soggetti con interessi antagonisti.

• Parità delle armi parità di diritti e doveri tra il soggetto che muove l’accusa e il soggetto che deve difendersi.

• Contesa tra le parti duello giudiziario con il giudice (soggetto terzo e imparziale) equidistante dagli interessi delle parti.

• Separazione funzioni processuali ognuno nel processo accusatorio ha un proprio ruolo e i poteri per esercitare questo ruolo. Da questo principio derivano le maggiori caratteristiche del modello di stampo accusatorio :

1. Iniziativa di parte il giudice non può procedere di ufficio nel determinare l’oggetto della controversia e nell’elevazione dell’accusa; non può iniziare il processo di ufficio perché altrimenti si dimostrerebbe di parte. La domanda d’accusa ( azione penale) viene mossa dal p.m. al giudice nei confronti di un imputato determinato. Il giudice NON ha il potere di azione ma solo il potere decisorio (arbitro terzo ed imparziale).

2. Iniziativa probatoria di parte l’accertamento dell’illecito è rimesso alla libera iniziativa delle parti. Le parti introducono le prove che dimostrano l’esistenza dei fatti o dell’ipotesi ricostruttiva PRINCIPIO DISPOSITIVO. Il giudice decide solo se ammettere o meno il mezzo di prova richiesto.

3. Contraddittorio attraverso questo principio si attua la separazione delle funzioni processuali. Il principio del contraddittorio tutela i diritti delle parti assicurando che prima della decisione, il giudice permetta all’interessato di sostenere le proprie ragioni. Costituisce una tecnica di accertamento dei fatti e garantisce che ad ogni parte processuale sia data la possibilità di mettere in dubbio l’esistenza del fatto affermato dalla controparte

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4. Oralità rappresenta una garanzia fondamentale perché permette al giudice di avere una percezione diretta della prova e di porre a base del proprio convincimento ciò che percepisce direttamente dai soggetti della prova, senza la barriera dello scritto ( titubanza del testimone).

5. Pubblicità processo pubblico comporta che il processo sia controllabile da parte dell’opinione pubblica che può così controllare sia l’iter processuale sia il fatto che il processo sia la logica conclusione dell’iter compiuto.

6. Presunzione di innocenza e limiti alla custodia cautelare l’onere della prova spetta all’accusa. La presunzione di NON colpevolezza garantisce tendenzialmente lo stato di libertà personale durante tutto il processo. Viene così impedita l’anticipazione in via provvisoria della sanzione penale. Solo se sussistono gravi motivi di colpevolezza ed esigenze cautelari, questi limiti vengono meno.

CODICE DI PROCEDURA PENALE DEL 1930 (CODICE ROCCO)

COSIDDETTO SISTEMA MISTO

Il processo era scandito in due momenti : ISTRUZIONE e DIBATTIMENTO.

In questo contesto l’attività di indagine e quindi di ricerca delle prove, era fondamentalmente di due tipi i casi più semplici comportavano lo svolgimento di una istruttoria “sommaria”, affidata al p.m. che agiva in questa fase da giudice e nel dibattimento come un contraddittore; nei casi più complessi l’istruttoria era definita “formale” ed era affidata al giudice istruttore (inquisitorio).

Il dibattimento anche se improntato su un modello accusatorio finiva per assolvere la funzione di mera ripetizione degli elementi raccolti in fase istruttoria.

Con l’entrata in vigore della costituzione del ’48, il codice Rocco si dimostrò poco idoneo a soddisfare le reali aspettative della giustizia. La Costituzione mise infatti in risalto il contrasto tra il codice Rocco e le istanze di un ordinamento democratico.

Un sistema, come quello del codice Rocco, capace di annientare le prerogative, i diritti di difesa, divenne stridente con la Costituzione. Risultato di ciò fu un lungo dibattito, durato circa 10 anni, che aveva come tema centrale una riforma globale del codice di procedura penale.

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Il dibattito condusse all’emanazione della legge delega n. 81/1987 per la predisposizione dell’attuale codice di procedura penale.

Il codice di procedura penale entrò in vigore nel 1988, questo codice deve attuare i principi contenuti nella Costituzione, attuare le norme contenute nelle convenzioni internazionali relative ai diritti della persona ed al processo penale e deve attuare i caratteri del sistema accusatorio.

La disciplina del nuovo processo è radicata, in primo luogo, sui principi della carta Costituzionale. Quest’ultima, esprimendo i principi cardine dell’ordinamento, si pone come fonte primaria per il diritto processuale penale.

Gli articoli della Costituzione che rilevano in modo particolare sono :

- Art 13 Cost. in materia di inviolabilità della libertà personale

- Art 24 Cost. inviolabilità del diritto di difesa

- Art 25 principio del giudice naturale precostituito per legge

- Art 27 presunzione di non colpevolezza

- Art 102 sottoposizione del giudice solo alla legge e partecipazione diretta del popolo all’amministrazione della giustizia

- Art 109 rapporti tra autorità giudiziaria e magistratura

- Art 112 obbligatorietà dell’azione penale

- Art 111 regole del giusto processo

- Art 13 inviolabilità della libertà personale: fissa le garanzie, nel cui rispetto è necessario operare ai fini della restrizione di questo principio fondamentale nel corso del procedimento penale. Dopo aver qualificato la libertà personale come diritto inviolabile (comma 1), la norma pone una riserva di giurisdizione ed una riserva di legge in tema di libertà personale. La riserva di giurisdizione (comma 2) stabilisce che non è ammessa nessuna forma di detenzione, ispezione e perquisizione personale se non per atto motivato dall’autorità giudiziaria. Questa riserva, tuttavia, non ha carattere assoluto perché al comma 3 si stabilisce che in casi eccezionali e di urgenza, tassativamente indicati dalla legge, l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori che devono essere comunicati al giudice entro 48 ore; l’autorità giudiziaria ha il compito di convalidare questi provvedimenti provvisori, che, qualora non venissero convalidati, vengono revocati e restano privi di ogni effetto. La riserva di legge (ultima parte comma 2) consente limitazioni alla libertà personale nei soli casi e modi previsti dalla legge; solo un atto che assume rango di

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legge può disporre in materia di limitazione della libertà personale (tassatività). La legge deve stabilire per quali ipotesi di reato è previsto l’arresto piuttosto che l’applicazione di misure cautelari e le modalità (vengono qui in rilievo le norme di garanzia che circondano una limitazione di questo diritto inviolabile). Questa norma costituisce la matrice di molte disposizioni del codice come le misure cautelari, le misure precautelari (comma 3 art 13).

- Art 14 inviolabilità del domicilio (perquisizione)

- Art 15 libertà e segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione (intercettazione)

- Art 24 inviolabilità del diritto della difesa, investigazioni difensive : il codice di procedura penale non nasce con questo diritto alla difesa, prima era previsto solo all’art 38 delle disposizione di attuazione del codice (disinteresse del legislatore). Era una norma molto lacunosa in quanto non diceva quali poteri potevano essere disposti dalla difesa, con quali strumenti e diritti attuarla, come canalizzarla nel processo ( p.m. anche per la difesa). La situazione cambia con le modifiche contenute nell’art 111 Cost (giusto processo). Nel 2000 viene modificato il codice di procedura penale e vengono introdotte una serie di norme indirizzate all’individuazione dei poteri del difensore (equilibrio).

- Art 25 principio del giudice naturale precostituito per legge: questa è una norma che ha costituito il punto di riferimento per la costruzione dei criteri di determinazione della competenza. L’art 25 della Costituzione stabilisce che “nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge” comma 1. C’è bisogno dell’individuazione di regole prefissate per la determinazione del giudice che andrà a decidere una determinata vicenda. Per quanto riguarda la traduzione codicistica di questo principio, vengono in rilievo le regole in materia di competenza per territorio, per materia, per connessione legge di ordinamento giudiziario prestabilisce le tecniche attraverso le quali ciascun ufficio giudiziario ripartisce gli affari penali al suo interno; proprio in virtù di questa norma si impone un’organizzazione del lavoro giudiziario su più livelli, facendo un divieto fondamentale, ossia quello di costituire giudici straordinari (giudici costituiti ad hoc) per occuparsi di quella specifica vicenda giudiziaria. Es : art 8 c.p.p. (competenza per territorio). La competenza per territorio è determinata dal luogo in cui il reato è stato consumato (locus commissi delicti). Comma 2: se si tratta di fatto dal quale è derivata la morte di una o più persone, è competente il giudice del luogo in cui è avvenuta l’azione o l’omissione”. Qui è chiaro l’intento del legislatore, dato che l’evento morte può avvenire anche a distanza spaziale notevole rispetto al luogo di consumazione del reato. Comma 3: se si tratta di reato permanente (sequestro di

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persona) è competente il giudice del luogo in cui ha avuto inizio la consumazione, anche se dal fatto è derivata la morte di una o più persone.

- Art 27 presunzione di non colpevolezza: nel processo di stampo accusatorio, attorno a questo principio ruota tutta la regola di distribuzione dell’onere della prova l’onere della prova grava sull’accusa. Quest’articolo inoltre consacra il principio personale della responsabilità penale (comma 1). Comma 2 “ l’imputato non è considerato colpevole fino alla condanna definitiva”. Dalla presunzione di non colpevolezza è possibile cogliere due significati di rilevanza pratica notevole per il processo penale :

1) Trattamento dell’imputato: la presunzione di non colpevolezza configura il diritto dell’imputato di essere trattato fino al momento in cui non intervenga una condanna definitiva, come qualsiasi altra persona (no pregiudizio di colpevolezza che possa socialmente o moralmente sminuirlo). Con specifico riferimento alla libertà personale, questo principio ha un’incidenza notevole: impone che eventuali misure coercitive, a carico dell’imputato, siano strutturate esclusivamente in funzione processuale e non in funzione di anticipazione della pena per un reato la cui responsabilità è ancora da accertare.

2) Valutazione degli elementi di prova e l’accertamento giudiziario: la presunzione di non colpevolezza distribuisce quello che è l’onere della prova nel processo penale. Il soggetto nei cui confronti viene elevata un’imputazione, è solo accusato di un reato; è l’accusatore che ha l’onere di dimostrare la fondatezza degli addebiti che muove all’imputato

• Art 102 Cost. PARTECIPAZIONE DIRETTA DEL POPOLO ALL’AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA : oltre a garantire quel principio di sottoposizione del giudice solo alla legge, è un principio che ha indotto il legislatore a prevedere un ufficio giudiziario (CORTE DI ASSISE) di cui fanno parte dei soggetti che non sono tecnici del diritto, cioè non sono solo giudici togati (magistrati veri e propri), ma vi fanno parte anche giudici popolari, ossia cittadini comuni estratti a sorte dalle liste elettorali necessità che anche il popolo amministri la giustizia. A questo scopo sono stati selezionati una serie di reati capaci di coinvolgere il sentimento collettivo, la coscienza sociale.

• Art 109 Cost. L’AUTORITA’ GIUDIZIARIA DISPONE DIRETTAMENTE DELLA POLIZIA GIUDIZIARIA . La norma descrive il rapporto tra l’autorità giudiziaria (giudici e p.m.) e la polizia giudiziaria

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(carabinieri, polizia di stato, guardia di finanza, polizia penitenziaria), rapporto che è di subordinazione funzionale dei secondi rispetto ai primi. Il p.m. dirige le indagini ed ha un potere disciplinare nei confronti della polizia giudiziaria.

• Art 112 Cost. OBBLIGATORIETA’ DELL’AZIONE PENALE. La norma, sebbene preveda l’obbligatorietà dell’azione penale per tutti gli affari penali presentati dal p.m. , muove nel senso che il p.m. è obbligato a “muovere le indagini” in relazione a tutte le notizia di reato che gli pervengono, in maniera tale da verificare, rispetto a ciascuna di esse, se esistono o meno i presupposti per l’esercizio dell’azione penale. Solo se vi sono tali presupposti, scatta l’obbligo per il p.m. di iniziare l’azione penale.

Perché il nostro legislatore, a differenza di quello di altri Paesi, ha sancito l’obbligatorietà e non la discrezionalità dell’azione penale?

Se fosse stata sancita la discrezionalità dell’azione penale, qualcuno avrebbe dovuto indicare i criteri (potere politico) il legislatore ha voluto evitare che il potere politico entri in collegamento con il potere giudiziario viene ribadito anche in questo settore il principio di separazione dei poteri; anche per il principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge (possibili disparità di trattamento); inoltre per evitare vincoli al potere giudiziario che è sottoposto solo alla legge.

A salvaguardia del principio di OBBLIGATORIETA’ esiste un meccanismo di controllo e verifica dell’esistenza o meno dei presupposti dell’azione penale che è rappresentato dall’ ARCHIVIAZIONE.

• Art 111 Cost. PRINCIPIO DEL GIUSTO PROCESSO (norma importantissima)

Il giusto processo, di cui all’art 111 è indirizzato, con riferimento a determinati commi, a tutti i processi , al processo penale in particolare.

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Tale norma ha subito un’evoluzione, rispetto alla prima formulazione del costituente, che si è avuta in seguito alla legge costituzionale n. 2 del 1999. La legge n.2/99 è intervenuta per attuare un progetto che già appariva nella legge delega n. 81/87 che, nell’art 2, prevedeva di strutturare un codice di procedura penale ispirato ai principi contenuti nella carta Costituzionale, ai principi contenuti nelle convenzioni internazionali e ai caratteri del sistema accusatorio.

La struttura dell’art 111 è stata profondamente cambiata perché sono stati aggiunti 5 nuovi commi che conservano i principi cardine a cui deve uniformarsi ogni processo ed in particolare quello penale.

L’art 111 stabilisce che “la giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge” comma 1; “ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizione di parità, davanti al giudice terzo ed imparziale.. la legge ne assicura la ragionevole durata”, comma 2.

“Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia nel più breve tempo possibile informata riservatamente della natura e dei motivi dell’accusa elevata a suo carico; disponga del tempo e delle condizioni necessarie per preparare la propria difesa; abbia la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o di far interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico; di ottenere la convocazione e l'interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni dell'accusa e l'acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore; sia assistita da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata nel processo” comma 3.

DEFINIZIONE DEL COSIDDETTO GIUSTO PROCESSO

Non vi è uniformità di vedute sulla definizione di giusto processi perché, mentre secondo alcuni autori (Lozzi) l’affermazione contenuta nel comma 1 dovrebbe considerarsi un’affermazione scontata; secondo altri autori (Tonini), la formulazione della norma non è superflua perché consente di affermare la sussistenza, nell’ambito

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del processo penale, di un principio omologo a quello che vale nel processo penale sostanziale, cioè un principio di “LEGALITA’ PROCESSUALE”.

Anche per quanto riguarda l’espressione “GIUSTO PROCESSO” non vi è uniformità di vedute in dottrina. Secondo alcuni autori questa locuzione sintetizza i principi sanciti nei commi successivi (sintetizza il catalogo dei diritti di cui la persona può godere nel processo penale) (Cordero); secondo altri (Liebman) la locuzione esprime ciò che nelle convenzioni internazionali è definito come “processo equo” processo in cui è possibile esprimere, con le necessarie garanzie, tutte le proprie ragioni per la salvaguardia di tutti i diritti che l’uomo possa vantare.

(La prof preferisce Cordero) già analizzando il comma 1 si dà l’idea del giusto processo come un processo imbevuto di garanzie per tutte le parti ed in particolar modo per colui che sarà destinatario del provvedimento finale etichetta riassuntiva di quello che assume i tratti di un vero e proprio catalogo

CONTRADDITTORIO nel comma 2 descrive un’eccezione classica la decisione del giudice viene emanata “udita altera parte”

PRINCIPI COSTITUZIONALI CHE PRESIEDONO ALLO SVOLGIMENTO DEL PROCESSO PENALE

Il principio del CONTRADDITTORIO è un principio fondamentale nell’ambito del processo penale ed è consacrato nel comma 4 dell’art 111 dove si stabilisce che il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formulazione della prova; la colpevolezza dell’imputato non può essere provata sulla base delle dichiarazioni di chi per libera scelta si è sempre sottratto all’interrogatorio da parte dell’imputato o del suo difensore.

Tale principio può essere interpretato in due accezioni:

1. AMPIA, CLASSICA, TRADIZIONALE. Tale accezione è propria di tutti i processi (vedi comma 2) e fa si che la decisione finale del giudice (provvedimento contenuto nella sentenza), va pronunciata previo ascolto di ambedue le parti processuali, in particolare di colui che sarà investito della decisione finale (la seconda accezione commi 4 e 5 dopo).

Altra caratteristica che caratterizza il processo penale e in generale tutti i processi è il PRINCIPIO DI PARITA’ DELLE PARTI, che ritroviamo sempre nel comma 2 dell’art 111. In un sistema democratico fondato sui caratteri del sistema accusatorio, la parità delle parti è un cardine processuale. Tutte le parti del processo devono avere eguali diritti ed eguali poteri per dimostrare le proprie ragioni; nel processo penale tale principio si applica soprattutto in tema di prove.

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RAGIONEVOLE DURATA DEL PROCESSO.

Nasce dall’adesione del nostro sistema alla CEDU in cui viene garantito il diritto ad un processo che abbia una durata ragionevole, ma è un principio “tendenziale” del processo penale perché va comunque garantita la qualità dell’accertamento, cioè la celebrazione del processo in tempi ragionevoli deve essere proporzionata alla complessità della vicenda.

DIRITTO ALL’INFORMAZIONE SULL’ACCUSA ELEBATA A PROPRIO CARICO

DIRITTO DI DISPORRE DEL TEMPO E DELLE CONDIZIONI PER PREPARARE LA PROPRIA DIFESA (comma 3) costituiscono dei cardini del processo penale, tratti da quello che può considerarsi un vero e proprio catalogo.

Il comma 3 dell’art 111 innanzitutto parla di un diritto a “sapere di cosa si è accusati”. Perché? la conoscenza delle accuse è una condizione indispensabile, sia sotto il profilo giuridico che logico, per l’esercizio del diritto di difesa. (ad es vengo accusato di un omicidio commesso alle 17 del pomeriggio ed io in quell’ora ero al lavoro; posso dimostrare di essere estraneo al reato).

NEL PROCEDIMENTO PER LE INDAGINI PRELIMINARI questo diritto subisce una contrazione perché uno dei principi che governa le indagini preliminari è quello della SEGRETEZZA (condizione per buona riuscita, per efficacia), quindi l’informazione deve essere tempestiva ma non vuol dire immediata, quindi va data appena è possibile, cioè quando non vi è rischio di compromissione dell’efficacia delle indagini.

Il secondo principio (tempo e condizioni per preparare la propria difesa) è correlato all’esistenza di una serie di meccanismi che garantiscono un’efficace esercizio di diritto alla difesa da parte dell’interessato.

DIRITTO A CONFRONTARSI CON L’ACCUSATORE

Questo diritto lo ricaviamo dai periodi successivi a quelli appena esaminati contenuti nel comma 3 dell’art 111. Il processo di stampo accusatorio offre a tutte le parti, in particolare all’imputato, il potere di essere competitivo con l’accusatore (p.m.), perché gli si riconosce un potere probatorio. Infatti, nell’ambito del processo penale, vi è un principio che è quello contenuto nell’art 190 c.p.p. in cui si consacra il cosiddetto PRINCIPIO DISPOSITIVO sono le parti che indicano al giudice quali

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ciao per caso puoi dirmi com è la prof la regina in sede d'esame? che domande chiede più spesso?
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