Dispensa Diritto Canonico - Fumagalli - Esame unicatt, Progetti di Diritto Canonico. Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano
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Dispensa Diritto Canonico - Fumagalli - Esame unicatt, Progetti di Diritto Canonico. Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano

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Dispensa scritta sulla base del manuale "Il governo universale della chiesa e i diritti della persona" di OMBRETTA FUMAGALLI. Esame sostenuto presso l'università cattolica del sacro cuore con esito 30/30.
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DIRITTO  CANONICO   Il  governo  universale  della  Chiesa  e  i  diritti  della  

persona    

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LA CHIESA E IL DIRITTO IL DIRITTO CANONICO, PERCHE’? Codex iuris canonici del 1917 diverso da quello del 1983. 1917: tripartizione cose-persone-diritti; diviso in 5 libri (norme generali; persone; cose; processi; delitti e pene) 1983: traduce in norme giuridiche contenuti e ispirazione dell’ondata spirituale che ha prima preparato e poi accompagnato il CONCILIO ECUMENICO VATICANO II. Si occupa dei rapporti tra carità e giustizia in quella che viene definita l’ECONOMIA DELLA CHIESA. ENTRAMBI si basano sulla FIDUCIA nella razionalità di una norma giuridica ! riflesso e regola della libertà della creatura umana e conciliabile nel mistero della Chiesa. Perché è necessario un diritto canonico? LA CONTESTAZIONE DI LUTERO Da questo interrogativo, nel XVI secolo parte la RIFORMA PROTESTANTE che ha la finalità di colpire l’universalità della Chiesa. Lutero brucia sulla piazza i Decretali e i testi di d. canonico sostenendo che i canonisti siano cattivi cristiani e che il d. canonico sia “Opus Satanae”. Lutero contrappone al LIBERO ARBITRIO il c.d. SERVO ARBITRIO ( assoluta sovranità di Dio e del Suo volere per l’esistenza spirituale dell’uomo, indipendentemente da ogni vincolo razionale). ! da qui lui nega la giustizia oggettiva data l’assoluta inconoscibilità e libertà dell’azione umana. La vita religiosa deve risolversi nella c.d. FIDUCIALIS DESPERATIO-soggettiva- (disperare di sé, rifugiandosi con piena fiducia nella sola misericordia divina)

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Lutero teorizza l’ASSOLUTA LIBERTA’ DI DIO DI FRONTE A OGNI LIMITE RAZIONALE.Vero diritto è considerato solo quello dello Stato, necessariamente coincidente con la FORZA e la VIOLENZA, che sono le uniche in grado di porre rimedio alla natura umana corrotta dal peccato. Lo STATO viene visto come l’unico in grado di permettere una vita ordinata e pacifica e consentire al cristiano di vivere in pace con la sua vita interiore. Per Lutero l’uomo non è già più “misura dell’universo” ma “uomo decaduto”. Per Lutero non esiste un ORDINE NATURALE, quindi ogni legame tra un ordine naturale e le leggi umane per lui è assurdo. Negazione radicale della legge canonica ! porta a ! esaltazione della forza bruta del regno temporale, come unica regola di convivenza, posta in essere da un Principe autoritario ( REGNO DELLA MANO SINISTRA); da tale regno si distingue quello spirituale (REGNO DELLA MANO DESTRA) retto da una LEX CARITATIS percepibile tutta e solo tramite la FEDE. CRISTIANO= “simul peccator; simul poenitens; simul iustus”. Per Lutero: MONDO INTERIORE diverso da MONDO ESTERIORE.

• Nel mondo interiore domina la libertà interiore del cristiano • Nel mondo esteriore domina la necessitas, imposta dal male insito

nell’uomo(che per Lutero è il mondo del DIRITTO e della POLITICA) ! da qui l’idea di STATO ASSOLUTO.

Lutero vede il diritto come frutto della volontà di potenza de legislatore. La Chiesa di Cristo è per lui Chiesa invisibile, unione spirituale delle anime dei credenti in Cristo, non ha dunque bisogno né di gerarchie né di leggi. Quel po’ di

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ORGANIZZAZIONE ECCLESIASTICA necessaria per il culto e la predicazione è compito dello STATO. ! nascono così Chiese Nazionali rette da sovrani Temporali, che negano il primato del Papato. Alla fine del XIX secolo, Rudolph Von Sohm, da giurista, riprende gli aspetti giuridici della contestazione di Lutero denunciando anch’egli una sorta di tradimento del diritto canonico, in quanto diritto che produce una scissione tra diritto e fede, tra istituzione e carisma. Dice: la chiesa è un regno di spirito e dunque non può accettare come capo nessuno se non Cristo. Non può avere come capo un sovrano carnale. LE CONTESTAZIONI MODERNE Durante la celebrazione del Concilio, alcuni vescovi, si sono pronunciati contro il GIURIDISMO, il diritto cioè ridotto a mera regola formale considerandolo troppo lontano dal mistero e dalla missione della Chiesa (contro cioè un diritto ridotto a mera TECHNE, privato della sua funzione di EPISTEME). Negli anni ’70 e ’80 ci si oppone a tutto ciò che nella società riguarda aspetti socialmente e istituzionalmente rilevanti per giungere alla spiaggia dei c.d. CRISTIANI RIVOLUZIONARI. Essi vedono nel Vangelo una catapulta con cui abbattere la società. Si critica l’attuale configurazione della Chiesa come inutile e addirittura contraria all’annuncio del Vangelo. LA RISPOSTA DELLA CHIESA Contro le tendenze, direttamente o indirettamente, distruttrici di un ordinamento giuridico canonico, la Chiesa ha ribadito nel Concilio Vaticano II (lumen gentium) la legittimità di una società giuridica al suo interno retta da norme autonome da quelle dello Stato : società giuridica (o CHIESA VISIBILE) non meno importante della CHIESA INVISIBILE. È dunque legittimo il d. canonico? SI’ per due principi:

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• Il p. UBI SOCIETAS, IBI IUS • Il p. della PLURALITA’ degli ordinamenti giuridici teorizzata da Santi

Romano

Alle critiche risponde anche quella TEOLOGIA del DIRITTO che individua la base dell’o.g. della Chiesa proprio nelle Sacre Scritture sostenendo che quella cristiana è una vera e propria COMMUNIO e dunque necessita un’organizzazione gerarchica organizzata e garantita dalla successione apostolica. Importante valenza del d. canonico: essere un diritto che realizza un’esigenza fondamentale dell’uomo, quella della giustizia, elevandola dal piano naturale al piano soprannaturale. LA COSTITUZIONE “SACRAE DISCIPLINAE LEGES” Emanata il 25 gennaio 1983 da Giovanni Paolo II per la promulgazione del NUOVO Codex Iuris canonici. Essa precisa che la nuova legge non ha come scopo quello di sostituire la fede, la grazia, i carismi o la carità dei fedeli ma quello di assicurare ORDINE nella vita individuale e sociale nell’attività della Chiesa. La Chiesa ha bisogno di norme per 4 obbiettivi:

• Rendere visibile e operativa la sua struttura organica

• Organizzare l’esercizio delle funzioni divinamente affidatele (regendi; docendi; sanctificandi).

• Regolare, secondo una giustizia basata sulla carità, le relazioni tra i fedeli. • Sostenere, rafforzare, promuovere le iniziative comuni prese per una vita

individuale e cristiana sempre più perfetta. Dalle varie contestazioni è scaturita una forte spinta a un rinnovamento profondo.

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Questa costituzione inquadra il d. canonico nell’immagine della Chiesa del Concilio come “popolo di Dio”, recupera l’impostazione umanistica e fa risiedere il compito primario della legge canonica nella tutela della dignità della persona. Significative sono alcuni precisazioni del Codex in settori giuridici di primaria importanza per la vita anche spirituale dei CHRISTIFIDELES. " novità: importanza che oggi ha il “ BONUM CONIUGIUM” per la prima volta indicato dalla legge come oggetto prioritario dell’ordinazione del matrimonio. DAL VECCHIO AL NUOVO CODEX CODEX del 1917 " promulgato da Papa XV il 27 maggio 1917, è elaborato a seguito dei voti formulati dal Concilio Vaticano I (convocato nel 1869-70 poi sospeso per gli eventi storici). Quei voti sono ripresi da Pio X. Il suo Motu proprio Arduum sane munus istituisce una commissione cardinalizia e un collegio di consultori, segnando l’anno concreto dell’inizio dei lavori della prima codificazione della Chiesa: 1904. Parimenti la celebrazione del Vaticano II (annunciato nel 1959 e convocato nel dicembre 1961) fornisce lo stimolo per la revisione del vecchio Codex. Durante la celebrazione del concilio (dal 11 ottobre 1962 all’8 dicembre 1965) e poi negli anni successivi fino alla pubblicazione del nuovo Codex nel 1983, molte vecchie norme sono ammodernate alla luce dei principi conciliari via via proclamati. AGGIORNAMENTO DEL CODEX IURIS CANONICI e DOCUMENTI CONCILIARI Proposito di procedere alla revisione globale ! reso noto il 25 gennaio 1959 da Giovanni XXIII, il quale annunzia di voler convocare il “concilio ecumenico per la chiesa universale” al quale fa seguire l’auspicato e atteso aggiornamento del codice di diritto canonico. Le sessioni conciliari, aperte l’11 ottobre 1962 da Giovanni XIII e chiuse l’8 dicembre 1965 da Paolo VI, coinvolgono la partecipazione di 2500 padri conciliari

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e si chiudono dopo che sono stati approvati e promulgati, sugli ACTA APOSTOLICAE SEDIS, i documenti conciliari.

4 COSTITUZIONI # LUMEN GENTIUM (sulla struttura della Chiesa)# DEI VERBUM (sulla Rivelazione)# SACROSANCTUM CONCILIUM (sulla liturgia)# GAUDIUM ET SPES (sulle relazione della Chiesa con il mondo

contemporaneo)

9 DECRETI CONCILIARI # CHRISTUS DOMINUS (sulla funzione pastorale dei vescovi e

riconoscimento della potestà legislativa sia pure limitata alle Conferenze episcopali)

# PRESBYTERORUM ORDINIS (sul ministero e vita dei presbiteri)# OPTATAM TOTIUS (sulla formazione sacerdotale)# PERFECTAE CARITATIS (sulla rinnovazione della vita religiosa)# APOSTOLICAM ACTUOSITATEM (sull’Apostolato dei laici)# AD GENTES DIVINITUS (sull’attività missionaria)# UNITATIS REDINTEGRATIO (sull’ecumenismo, pertanto sul tema

dell’unità dei cristiani)# INTER MIRIFICA (sui mezzi di comunicazione sociale)# ORIENTALIUM ECCLESIARUM (sulle Chiese orientali cattoliche)

3 DICHIARAZIONI: # DIGNITATIS HUMANAE (sulla libertà religiosa)# GRAVISSIMUM EDUCATIONIS (sull’educazione cristiana) # NOSTRA AETATE (sulle relazioni della Chiesa con le religioni non

cristiane)

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Al fine di adeguare il Codex al Concilium è istituita la Pontificia Commissione per la revisione del vecchio Codex, il 28 marzo 1963, poi suddivisa già il 25 novembre in gruppi di studio denominati COETUS CONSULTORUM. Ogni COETUS (formato da esperti) si occupa di specifici settori: legge fondamentale della chiesa, ordine sistematico, norme generali, sacra gerarchia, religiosi, laici, persone fisiche e morali, matrimonio, sacramenti, Diritto patrimoniale, processi, d. penale ecc… LA FIDUCIA IN UN DISEGNO ORGANICO DI RIFORMA La Chiesa continua a riporre fiducia in una codificazione, considerandola il metodo migliore per disciplinare ogni settore giuridico, a garanzia reale dell’attuazione di un disegno di riforma armonicamente coerente. (Cosa che ormai non si fa più nelle assemblee legislative statali che hanno ormai abbandonato la speranza di coordinare le leggi statali, anche se c’è da dire che il coordinamento è più facile nell’o.g. della chiesa che ancora oggi ha una struttura piramidale al cui vertice vi è il Papa). Lungi dall’essere frutto di una volontà imperscrutabile, il nuovo Codex appare già dai suoi lavori preparatori il risultato di uno spirito COLLEGIALE. TRASPARENZA E CONFRONTO COME CRITERI FONDAMENTALI DEI LAVORI PREPARATORI Ogni singolo COETUS, già nella sua composizione con persone di provenienza culturale e nazionale differente è prova della volontà di cogliere, all’interno della universalità della Chiesa e del suo ordinamento, le sfumature di culture, esigenze e tradizioni specifiche. Il testo del progetto (o Schema) è inviato prima di diventare definitivo, agli organismi più vari (dicasteri della curia romana; università cattoliche di tutto il mondo, conferenze episcopali di vari paesi, tribunali ecclesiastici, esperti, associazioni qualificate e unione dei superiori generali dei religiosi)

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Le osservazioni vengono poi sottoposte all’esame del competente COETUS riunito per l’occasione in forma ristretta (coetus parvus) e limitato ai tecnici del diritto. Da qui lo SCHEMA DEFINITIVO che viene poi sottoposto all’ADUNANZA PLENARIA dei Cardinali che vi porta varie modifiche. Dopo questo complesso ITER durato 20 anni, il Codex giunge al sacro tavolo del pontefice e viene promulgato il 25 gennaio 1983. Il Codex entra definitivamente in vigore il 27 novembre 1983 (primo giorno di AVVENTO) IL RIDIMENSIONAMENTO DEL “MITO DELLA CODIFICAZIONE” Per il nuovo Codex il mito della codificazione pesa meno che per quello del 1917 (quando la convinzione che il Codex dovesse essere una forma di legislazione assoluta e perfetta era così forte da indurre Benedetto XV a vietare alle Congregazioni romane di emanare decreti generali, consentendo a esse solo di pubblicare istruzioni come spiegazioni e complementi dei canoni dello stesso Codex). Il proposito di Benedetto XV di raccogliere tutto il diritto nel testo codificato, non è tuttavia rispettato poiché il Codex del 1917 NON comprende le leggi liturgiche né abroga gli Accordi della Santa Sede con varie nazioni e inoltre consente le consuetudini contrarie centenarie o immemorabili. Il nuovo Codex sfata il mito della codificazione. Come dice Pericle Felici (uno dei maggiori artefici del nuovo Codex) la nuova codificazione non deve essere intesa come cristallizzazione. Il codex del 1983 dunque non contiene tutta la legislazione della Chiesa Latina ma rinvia a legge speciali per regolare alcune materie come la struttura e il funzionamento della curia romana o il procedimento da seguire nelle cause di canonizzazione.

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Il nuovo codice riconosce che la Santa Sede non è l’unico legislatore nella Chiesa e da impulso in determinate materie alla legislazione delle Conferenze episcopali (la cui potestà legislativa è limitata alle materie stabilite dal diritto universale o da una speciale disposizione della Santa Sede. Le relative disposizioni sono soggette al controllo della Santa Sede e devono essere deliberate con voto favorevole di 2/3 degli appartenenti alla Conferenza) e dei Vescovi Diocesani. LA CODIFICAZIONE DEI CANONI ORIENTALI Il 25 gennaio 1959, Giovanni XXIII annuncia anche l’intenzione di promulgare il primo Codice orientale. Già sotto Pio XI era stata insediata una Commissione Cardinalizia alla quale ne seguirono poi altre 2,che però non riuscirono che a codificare solo parzialmente alcune materie come il MATRIMONIO, i GIUDIZI, RITI e PERSONE ecc. Le promulgazioni parziali cessarono con la morte di Pio XII. Il Codice totale dei canoni delle Chiese Orientali (frutto del lavoro di una Commissione istituita nel giugno 1972 da Paolo VI ma poi introdotto e promulgato da Giovanni Paolo II il 18 ottobre 1990 con la costituzione SACRI CANONES), entra in vigore il 1°ottobre 1991. Tale codice ha una struttura diversa di quello della Chiesa Latina, limitandosi a enunciare le disposizioni necessarie al bene comune. Viene lasciato ampio spazio al diritto particolare delle Chiese SUI IURIS e pertanto alle normative complementari, conformi alle tradizioni delle singole Chiese orientali (normative che tardano a essere stese, le prime a stenderle sono): # La Chiesa patriarcale Melchita e Maronita # La Chiesa arcivescovile maggiore siro-malabrese

Le 22 chiese orientali cattoliche sono dotate di una propria liturgia, disciplina e gerarchia e sono raggruppate intorno alle 5 grandi tradizioni più antiche: ALESSANDRINA, ANTIOCHENA,ARMENA, CALDEA,COSTANTINOPOLITANA o BIZANTINA.

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Codex iuris canonici e codice dei canoni delle Chiese orientali non sono gli unici testi pubblicati da Giovanni Paolo II , ad essi va aggiunta la costituzione apostolica PASTOR BONUS del 1988 (di riforma della Curia romana). L’ORDINAMENTO CANONICO NELL’ECONOMIA DELLA CHIESA L’ISPIRAZIONE ROMANISTICA DEL CODEX DEL 1917 I codici del 1917 e del 1983 hanno una diversa impostazione sistematica della materia. Codex 1917 ! ordina la materia secondo una sistematica derivazione romanistica con un mimetismo dei criteri seguiti dai Codici degli Stati, poco conforme alla realtà soprannaturale della Chiesa (addirittura i sacramenti sono inseriti tra le RES -le cose- ). Risente perciò di quella impronta positivistica propria all’età delle codificazioni a cavallo tra il XIX e il XX secolo. L’ISPIRAZIONE CONCILIARE DEL CODEX DEL 1983 Il nuovo codex ha un impianto da quale traspare la volontà di ripensare in termini moderni la configurazione e il ruolo giuridico della Chiesa. "Si integra , nel campo del diritti, la Chiesa come società visibile alla Chiesa come mistero. "Si traduce in norma giuridica la visione personalistica caratterizzante la teologia pastorale del vaticano II. L’ecclesiologica conciliare, evidenzia come la Chiesa, in quanto realtà trascendente, non può essere ridotta a fatto meramente sociale e politico,

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essendo una realtà teologica di ordine divino: è la CHIESA MISTERO a essere posta in primo piano. ! LA LEGGE CANONICA DEVE CONTRIBUIRE ALLA DIFFUSIONE NEL MONDO DEL PROGETTO DIVINO DELLA SALVEZZA. La norma deve essere ispirata alla benevolenza (economia) piuttosto che alla severità. N.B.: la visione della chiesa come “societas iuridice perfecta” (concezione che vi era nel codice del 1917) non è del tutto superata. Cosa significa societas perfecta? Se si intende che la Chiesa ha dal suo Fondatore quanto è necessario per compiere la propria missione, la definizione è tuttora valida. È necessario però andare oltre e tradurre in termini giuridico il c.d. MYSTERIUM ECCLESIAE. Obbiettivo primario del codex del 1983 e oggi della sua interpretazione è quello di mediare tra le due posizioni estreme che vedono o un ordinamento tutto TERRESTRE o uno SPIRITUALISMO del tutto astratto. " la forma della norma deve essere coerente con la sostanza data dall’essenza della Chiesa, cosicché la costruzione dell’ordinamento sia condotta con senso giuridico e insieme teologico. Secondo obbiettivo dell’aggiornamento affidato al Codex: LA TUTELA DELLA PERSONA. Questo porta: # All’introduzione nel diritto costituzionale per la prima volta lo statuto

giuridico fondamentale del fedele # Sottoposizione a riforma della giustizia amministrativa, introducendo

garanzie della persona impensabili nel vecchio Codex # Profonda revisione del d . penale e del sistema delle pene.

POPULUS DEI e MUNERA ECCLESIAE

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Si evidenzia dal nuovo codice lo sforzo di elaborare un diritto coerente con una riflessione originale sulla natura propria della Chiesa e sulla finalizzazione di essa al bene della persona. Nel primo libro: si riflette la nuova dialettica ecclesiologica, tra POPULUS DEI e TRIA MUNERA ECCLESIAE, cioè le tre funzioni della chiesa di INSEGNARE, GOVERNARE, SANTIFICARE. Nel secondo libro: intitolato “al popolo di Dio”, si assume come categoria giuridica la natura teologica della Chiesa come comunione degli uomini con Dio tra loro per Cristo. In esso è disciplinato lo Statuto giuridico dei CHRISTEFIDELES, la costituzione gerarchica della Chiesa nonché gli istituti di vita consacrata. La disciplina del POPULUS DEI rinnova profondamente il tradizionale MUNUS REGENDI ECCLESIAE. Il libro non viene intitolato MUNUS REGENDI per sottolineare che la funzione di governo deve essere intesa come servizio al POPULUS DEI. Il terzo libro è intitolato al MUNUS DOCENDI ECCLESIAE. Vi si trattano le linee della predicazione missionaria e dell’educazione cattolica oltre che dei diritti e doveri di coloro che sono tenuti alla pedicazione della parola di Dio. Il quarto libro è intitolato al MUNUS SANCTIFICANDI ECCLESIAE con la disciplina dei sacramenti, altri atti del culto divino, dei luoghi e dei tempi sacri. BENI TEMPORALI, SANZIONI E PROCESSI Oltre alle novità dei libri di cui si è parlato finora, possiamo trovare altre novità che coniugano insieme DIRITTO E MISTERO, natura societaria e fini ultramondani su antichi istituti per ricondurli a equità evangelica o per accentuare la tutela della dignità della persona. Sono riscontrabili novità in tema di :

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# Beni temporali: è stato superato l’antico istituto feudale dei benefici e comportante disparità economiche tra Chiese e sacerdoti, sostituendolo da una massa patrimoniale comune.

# Sanzioni: si passa dalla pena vendicativa alla pena medicinale. # Processi: dal processo contenzioso orale all’azione per danni connessa al

processo penale; alla tutela del diritto di difesa, disciplina dei ricorsi amministrativi.

LE DEFINIZIONI DELL’ORDINAMENTO CANONICO CANON = norme e regole di condotta che la Chiesa emana per disciplinare la propria vita religiosa e la propria organizzazione; in contrapposizione ai NOMOI cioè alle leggi dell’autorità imperiale romana. Ordinamento canonico = insieme delle norme poste o fatte valere dai competenti organi della Chiesa per organizzare la Chiesa stessa e regolare l’attività dei suoi appartenenti. Come tale è un ordinamento originario e primario. Nel nuovo ordinamento l’ORDINATIO FIDEI prevale sull’ORDINATIO RATIONIS. Di qui la definizione teologica dell’ordinamento canonico che muove dalle categorie teologiche essenziali: il “popolo di Dio”, “corpo mistico di Cristo”, “parola e sacramento” e la “successione apostolica”. L’inserimento nel Codex del 1983 di un intero titolo disciplinante organicamente l’azione missionaria della Chiesa alla luce del rispetto dell’altro, fa sì che si instaurino relazioni tra i popoli ispirate al dialogo, fondamentali per la costruzione della civiltà dell’amore. IL FATTO COSTITUTIVO DELL’ORDINAMENTO CANONICO Giovanni Paolo II dice che la legge della Chiesa deve porsi in un ideale triangolo: in alto la Sacra Scrittura, da un lato gli Atti del Vaticano II, dall’altro il nuovo Codice Canonico.

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Il diritto della Chiesa non risiede né nella volontà popolare, né nella volontà di un soggetto politico terreno, bensì in una volontà superiore, la volontà divina (precisamente nella volontà di Cristo). Ci si domanda se Dio, nell’amministrare l’insieme dei secoli, modellando il suo disegno di salvezza, ponga l’ordinamento, che in quel disegno opera, come strumento del fine della salvezza, pur nel rispetto della libertà della partecipazione dell’uomo che egli chiama a collaborare. La Chiesa come frutto dell’amore divino e della sua vita trinitaria, non coincide solo con un atto storico identificabile nel momento della sua fondazione ma anche con un atto metafisico: SENZA IL PERMANENTE ATTO DI AMORE CREATIVO DI DIO, LE REALTA’ TERRENE E L’UOMO CADREBBERO NEL NULLA. ! DI QUI L’IMPORTANZA DEL PROGETTO TRINITARIO, SOTTO IL PROFILO PIU’ STRETTAMENTE NORMATIVO, DEL DOPPIO PRECETTO DELLA CARITA’ EVANGELICA (l’amore per Dio e per il prossimo) COME SCHEMA DI LEGALITA’ ORIGINARIA. DIRITTO DIVINO E SUA DINAMICITA’ Peculiarità del d. canonico: la presenza accanto al d. positivo posto dal legislatore storico, del diritto divino che ha Dio come autore. La dottrina canonistica tradizionale distingue all’interno del d. divino: # Diritto divino naturale !si rifà alla concezione della persona umana come

essere razionale creato da Dio, la cui dignità richiede in modo vincolante diritti e doveri derivanti dalla natura conferitale dal Creatore. È conoscibile tramite la ragione umana. Esempio: rispetto dovuto alla vita umana.

# Diritto divino positivo (espresso nella Rivelazione e nella Tradizione o dichiarato nell’interpretazione magistrale della Chiesa) ! riguarda la dimensione di giustizia concepita da Cristo per la sua Chiesa; non è conoscibile dalla ragione umana ma è conoscibile in quanto Dio ce la rivela.

Spetta al Magistero della Chiesa interpretare autenticamente la parola di Dio scritta o trasmessa anche in riferimento a nuovi aspetti del suo contenuto.

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Dunque il diritto divino è realmente vigente quando la Chiesa prende coscienza dei suoi contenuti concreti. COSA SIGNIFICA QUESTA PRESA DI COSCIENZA? Varie tesi: # Secondo alcuni autori ,come Del Giudice, il diritto divino incide nel campo

del diritto quando esso e solo se esso è incorporato nel d. positivo (CANONIZZAZIONE). Applicando al nuovo Codex la teoria della Canonizzazione, il diritto divino inciderebbe concretamente solo nelle materie da esso stesso esplicitamente indicate come appartenenti al diritto divino stesso.

# Secondo altri autori, il d. divino incide nel campo del diritto non solo quando è canonizzato e pertanto formalizzato dal legislatore storico in esplicito dettato legislativo, ma anche quando è utilizzato come punto di riferimento critico per giudicare il diritto già vigente o come fonte di ispirazione per la riforma dell’organizzazione ecclesiastica o della legislazione.

N.B.: punto di partenza ! la trascendenza del disegno di Dio e l’indipendenza, dal punto di vista metafisico, della lex divina dall’uomo. Premesso ciò: come e con quali canali il disegno divino si dispiega nel mondo? Attraverso la CHIESA e l’UOMO attraverso il quale essa agisce. Non è tanto la canonizzazione allora ma le relazioni sociali che l’ordinamento consente e promuove a definire storicamente il diritto divino vigente. A essere decisiva è la “presa di coscienza ecclesiale”. N.B.: una cosa è l’ASSOLUTEZZA del disegno di Dio, altra cosa è la sua CONOSCENZA e ATTUAZIONE di esso. DIRITTO DIVINO= combinarsi nella storia, dell’iniziativa di Dio e della risposta dell’uomo. "Concorre sia per il tramite del fattore umano, sia per il tramite del fatto divino. LA LEGGE E LA SUA INTERPRETAZIONE

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Il codice di d. canonico non contempla una definizione di “legge”, si limita a prescrivere norme relative alla sua produzione, efficacia, interpretazione. LEGGE Diverse definizioni elaborate dalla dottrina canonista:

• Tommaso D’aquino dice che la legge è una disposizione della ragione diretta al bene comune e promulgata da chi ha la responsabilità della collettività (legislatore). (Dei 4 elementi il più importante è la RAGIONE)

• Francisco Suarez sottolinea nella legge il comando dell’autorità per il bene dei sudditi (qui il più importante elemento è il COMANDO)

Entrambe le definizioni coesistono nella storia del d. canonico. Ricordiamo che anche per il diritto canonico vale il principio che la legge riguarda il futuro e che è istituita quando è promulgata. Modalità promulgazione:

le leggi ecclesiastiche universali sono promulgate con l’edizione nella Gazzetta Ufficiale degli ACTA APOSTOLICAE SEDIS

entrano in vigore dopo 3 mesi dal giorno apposto al numero degli ACTA (tranne casi particolari)

le leggi particolari sono promulgate nel modo determinato dal legislatore e cominciano ad obbligare dopo 1 mese dalla loro promulgazione, salvo che sia stabilito un termine diverso.

POSIZIONE DELLA LEGGE A somiglianza del sistema continentale, il d . canonico è imperniato su una CODIFICAZIONE. A somiglianza del sistema anglosassone, il d. canonico dà rilievo al precedente giurisprudenziale.

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A differenza di entrambi, pone tra le fonti suppletive del diritto la “comune e costante opinione della dottrina”. " assume importanza la dottrina dei Tribunali della Rota Romana. La presenza di lacune nella legge, consente al sistema canonistico di adeguarsi meglio al caso concreto, grazie alla CREATIVITA’ della dottrina e della giurisprudenza nell’interpretare il CODEX o integrare sue lacune. Tale creatività, voluta dallo stesso legislatore, è da lui disciplinata al fine di evitare l’arbitrio. Si afferma un diritto giurisprudenziale in grado di intrecciare tra loro dato dottrinale, precedente giurisprudenziale e dato testuale. FONTI DI COGNIZIONE e FONTI DI PRODUZIONE FONTI DI PRODUZIONE: organi legislativi e le forme che le norme assumono, una volta promulgate con la pubblicazione negli ACTA APOSTOLICAE SEDIS o nel modo stabilito dal legislatore se si tratta di leggi particolari. Le leggi pontificie sono emanate con BOLLE, BREVI, MOTU PROPRIO, CHIROGRAFI. Atti di maggiore importanza sono chiamati LETTERE APOSTOLICHE e se rivolte all’intero mondo cattolico LETTERE ENCICLICHE. EPISTOLE APOSTOLICHE: trattano questioni di minore rilievo. LE COSTITUZIONI: contengono norme generali di carattere legislativo. FONTI DI COGNIZIONE: raccolte di documenti nei quali sono contenute le norme canoniche (codice di d. canonico e altre leggi universali e particolari). Dall’inizio della vita del Codice del 1917 sono state raccolte le collezioni di d. umano secondo la tripartizione: IUS ANTIQUUM; IUS NOVUM; IUS NOVISSIMUM. Si tratta di un ingente patrimonio di cultura giuridica al quale la dottrina e la giurisprudenza tuttora attingono ponendo ovviamente in essere una REVISIONE CRITICA dei contenuti che devono essere adattati al tempo presente. IUS ANTIQUUM, IUS NOVUM, IUS NOVISSIMUM

IUS ANTIQUUM: comprende le collezioni emanate nei primi tempi della Chiesa- le più antiche decretali pontificie- sino all’epoca di Graziano.

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IUS NOVUM: comincia da Graziano e arriva fino al Concilio di Trento (XVI sec)

IUS NOVISSIMUM: va dal Concilio di Trento alla promulgazione del codice del 1917 con cui sono abrogate tutte le fonti legislative precedenti.

Nel CORPUS IURIS CANONICI sono riunite le collezioni più autorevoli della c.d. ETA’ DELL’ORO del d. canonico (dal XII al XIV secolo). In quest’epoca cresce il prestigio della cattedra di Pietro, la legislazione pontificia rivela tutta la forza della sua universalità imponendosi ai legislatori inferiori, si rafforza l’organizzazione della Cancelleria pontificia e dei Tribunali romani, con i legati che controllano l’osservanza della legge canonica sui territori. CODEX IURIS CANONICI ! composto dalle seguenti collezioni:

• DECRETUM di GRAZIANO (composto tra il 1139 e il 1148) detto anche CONCORDIA DISCORDANTIUM CANONUM

• DECRETALI di GREGORIO IX (liber extra in quanto raccoglie testi estranei al decreto di Graziano)suddivise in 5 libri , promulgate nel 1234.

• LIBER SEXTUS di BONIFACIO VIII promulgato nel 1298 • CLEMENTINAE di CLEMENTE V, riviste e promulgate da Giovanni XXII nel

1317 che a differenza delle Decretali e del Sextus, lasciano in vigore le Decretali precedenti.

Vi si aggiungono nell’edizione del XVI secolo le EXTRAVAGANTES, raccolte da Giovanni Chappuis nel 1500 e nel 1503. Con la promulgazione del Codice del 1917, i tre periodi sopraindicati come convenzionali sono riuniti e definiti tutti IUS VETUS. Il Codice è inteso come IUS NOVUM. Alle fonti di cognizione costituite dalle collezioni di diritto umano, rivestono grande importanza anche le collezioni di diritto divino (che coincidono con le SACRE SCRITTURE interpretate dal MAGISTERO e dalla Sacra Tradizione della Chiesa, le quali sono i primi parametri dell’attività interpretativa)

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INTERPRETAZIONE DELLA LEGGE E SUE REGOLE LEGALI Il combinato disposto dai canoni 7 e 29 fornisce una nozione formale di legge canonica : atto della potestà legislativa della Chiesa che presenta il carattere della generalità, il cui tenore è espresso in una formula, fissata mediante la promulgazione. Vale anche per il Codex una regola formale di stesura: il legislatore non procede per una più o meno complessa casistica ma secondo formulazioni coincise e generiche. Il margine di ambiguità e indeterminatezza è colmato mediante l’attività interpretativa. " l’interprete deve stabilire quando l’obbligo, fissato in astratto dalla legge, diventi cogente per il fedele. Al precetto(comportamento imperativo) è collegata una reazione dell’ordinamento. Per la determinazione del precetto è necessaria un’attività interpretativa, potendo esso essere fissato:

• Con descrizione di specie (l’interprete commisura il fatto concreto alla fattispecie con un’attività puramente ricognitiva)

• Con descrizione di genere (l’interprete sceglie liberamente o secondo limiti predefiniti , tra i vari tipi di condotta alternativamente previsti)

• Con descrizione ambigua o plurivoca(l’interprete compie una scelta non intenzionalmente voluta dal legislatore)

• Con descrizione in termini di indeterminatezza intenzionale (il legislatore non esaurisce l’elenco delle modalità del comportamento giuridicamente doveroso e lascia alla discrezionalità dell’interprete integrare lo schema normativo)

TESTO (punto di partenza)! …interpretazione… ! NORMA (punto di arrivo)

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Regole d’ interpretazione: Canone 17 dice: “ le leggi ecclesiastiche sono da intendersi secondo il significato proprio delle parole considerate nel testo e nel contesto; che se rimanessero dubbie o oscure, si deve ricorrere a luoghi paralleli , se ce ne sono, al fine e alle circostanza della legge e all’intendimento del legislatore”. ! contiene varie regola ermeneutiche:

• …significato proprio delle parole… : INTREPRETAZIONE LETTERALE-se non basta:

• …considerato nel contesto… : INTERPRETAZIONE SISTEMATICA-se non basta:

• …luoghi paralleli…: INTERPRETAZIONE ESTENSIVA – se non basta: • ..fine e circostanze della legge… : INTERPRETAZIONE TELEOLOGICA- se non

basta: • …intendimento del legislatore... : INTERPRETAZIONE RAZIONALE.

A tali regola generali non si sottopongono le leggi che stabiliscono una pena o che restringono il libero esercizio di diritti o che contengono un’eccezione alla legge. Tali leggi devono essere sottoposte a interpretazione restrittiva a norma del canone 18 che contempla le eccezioni al canone 17: eccezioni giustificate da considerazioni equitative, miranti a tutelare la persona nell’esercizio dei suoi diritti nel quadro delle finalità dell’ordinamento canonico, riassumibili nella SALUS ANIMARUM. Sul perché del divieto di estensione per queste leggi! vedi eventualmente pagina 45 in basso N.b: nell’o. canonico penale vale la regola “in dubio pro reo”. MENS LEGISLATORIS e RATIONABILITAS

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Nella dottrina canonistica, la mens legislatoris non va confusa con la volontà del legislatore storico. Per capire il significato di una legge, il ricorso ai lavori preparatori non ha grande importanza. Su questo punto le teoria dell’interpretazione divergono secondo due modelli:

INTERPRETAZIONE VOLONTARISTICA: mira a individuare la volontà del legislatore storico. Può essere utile ma non sufficiente. Basti pensare che per il principio per cui la legge è volta al futuro, il testo della legge stessa può essere interpretato anche per risolvere casi non presenti al momento della sua formazione: casi quindi non contemplabili durante i lavori preparatori. Per questo motivo all’interpretazione volontaristica viene contrapposta in senso integrativo:

L’INTERPRETAZIONE RAZIONALE per la quale la MENS LEGISLATORIS viene intesa come riferimento alla ragione giustificatrice sottostante a quel testo di legge. Il riferimento agli elementi razionali della legge, permette di dare risposta agli eventuali casi che si siano verificati dopo la promulgazione della legge e che il legislatore non poteva aver presenti al momento della formulazione medesima.

Il concetto di RATIO LEGIS è collegato a quello di RATIONABILITAS (fondamento naturale che ogni norma canonica deve avere – che è ciò che contesta Lutero-) La RATIONABILITAS nella tradizione canonistica non è solo rispondenza alla ragione naturale ma è altresì congruenza tra diritto divino e diritto umano. È fedeltà assiologica ai principi di diritto divino. Va dato atto alla Chiesa e al suo diritto – che, si badi, NON trova fonte della volontà popolare- di aver compreso prima di ogni altro sistema politico- legislativo l’importanza della RATIONABILITAS anche come fonte di consenso.

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È significativo anche che il d. canonico nella razionalità abbia radicato la legittimità della CONSUETUDINE. Sempre alla RAZIONALITA’ fa riferimento l’istituto canonistico della RECEZIONE DELLE LEGGI STATALI nell’ordinamento canonico. Il d. canonico rimanda alla disciplina civile solo se la legge civile NON è contraria al diritto divino. Da ricordarsi è anche l’enciclica di Giovanni paolo II – FIDES et RATIO- nella quale il papa ha cercato di eliminare quella concezione attuale che li vede isolati e contrapposti. INTERPRETAZIONE AUTENTICA È l’interpretazione data dallo stesso legislatore o da colui cui egli abbia concesso a potestà di interpretare autenticamente la legge. È più corretto parlare di LEGGI INTERPETATIVE dal momento che a esse è attribuita efficacia di legge. Quando l’interpretazione autentica fatta con legge ha carattere costitutivo, ha tutte le caratteristiche di una nuova legge, pertanto deve essere PROMULGATA e non ha effetto RETROATTIVI. Solo quando è meramente dichiarativa ha effetto retroattivo. Se l’interprete agisce nell’esercizio di una funzione giudiziale o amministrativa, non ha forza di legge ma obbliga solo per il caso deciso, salvo il valore generale del precedente giurisprudenziale. IL CONSIGLIO PONTIFICIO PER I TESTI LEGISLATIVI La creatività dell’interpretazione e l’elasticità dell’ordinamento possono determinare o richiedere una verifica da parte di chi, presiedendo al governo della Chiesa, non può non preoccuparsi del rispetto del principio di legalità e della conseguente certezza del diritto.

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All’interno della Curia Romana opera un PONTIFICIO CONSIGLIO che coadiuva il pontefice nell’esercizio dell’ufficio universale di pastore della Chiesa: il PONTIFICIO CONSIGLIO DEI TESTI LEGISLATIVI. Funzioni:

• Une generale funzione interpretativa delle leggi della Chiesa.

Interpretazione autentica delle leggi universali della Chiesa nonché delle leggi comuni a tutte le Chiese orientali cattoliche

Aiuto tecnico giuridico agli altri Dicasteri della Curia Romana sia nella preparazione/revisione dei documenti normativi generali sia nello studio di problemi specifici e particolari di carattere disciplinare

Esame, sotto l’aspetto giuridico, dei decreti generali degli organi episcopali: Conferenze episcopali, concili particolari.

Giudizio di conformità delle leggi particolari e dei decreti generali, emanati dai legislatori inferiori alla Suprema Autorità, con le leggi universali della Chiesa.

DIRITTO SUPPLETORIO E CONSUETUDINE INTERPRETAZIONE INTEGRATIVA DI LACUNA Anche nel d. canonico vale il principio DA MIHI FACTUM, DABO TIBI IUS ! l’interprete non può fermarsi di fronte ad eventuali lacune, deve individuare i principi per poterla colmare. Canone 19: “se su una determinata materia manca un’espressa disposizione di legge, sia universale sia particolare o una consuetudine ,la causa, se è penale , è da dirimersi tenute presenti le leggi date per i casi simili, i principi generali del

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diritto applicati con equità canonica, la giurisprudenza e la prassi della Curia Romana, il modo di sentire comune e costante dei giuristi”. In esso sono codificate 4 forme di interpretazione integrativa della legge:

Analogia legis Analogia iuris

Giurisprudenza e prassi della Curia Romana Comune e costante dottrina

N.B.: la lacuna della legge può essere provocata non solo dall’assenza di un’apposita disposizione di legge universale o particolare, ma anche dall’assenza di una consuetudine. Peculiarità dell’ordinamento canonico: non coincide necessariamente con la legge scritta ma è un ordinamento aperto e dinamico. MEZZI INTEGRATIVI L’applicazione dei mezzi integrativi da vita al c.d. diritto suppletorio. Per analogia legis si intende il ricorso ai casi già previsti dal legislatore, diversi da quello da disciplinare ma con elementi comuni ad esso. La somiglianza o similitudo casuum si ha quando caso previsto e caso non previsto consentano una comune valutazione dal punto di vista giuridico (paritas rationis). Analogia iuris si ha quando, per colmare una lacuna, si fa riferimento, non a una legge data per un caso simile, ma ai principi generali del diritto, desunti per via di astrazione dalla legge positiva, o ricavabili dallo spirito dell’ordinamento canonico o mutuati dalle antiche REGULAE IURIS. C’è una differenza per quanto riguarda questo istituto tra ordinamento civile italiano e ordinamento canonico, derivante da una peculiarità del d. canonico: IL RUOLO DELL’EQUITA’.

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