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Riassunto del secondo capitolo del libro "Propedeutica al latino universitario" di Traina Perini - Capitolo 2 LA PRONUNZIA
Tipologia: Sintesi del corso
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§1. Storia della questione Il problema della pronuncia del latino esiste da sempre ed ha origini molto antiche. All’inizio fu un aspetto della lotta che la urbanitas (= puro latino del centro urbano) combatté contro la rusticitas (= latino dialettale delle campagne) e la peregrinitas (= latino provonciale). Cicerone dichiara che per parlare la lingua latina ( Latine ), occorre controllare non solo grammatica e lessico, ma anche la pronuncia, evitando sia la rustica asperitas , sia la peregrina insolentia. Un secolo dopo, Quintiliano definiva negli stessi termini la pronuncia corretta del latino. Alla fine del II sec. d.C., il Latine loqui era minacciato dal barbare loqui , così anche nella pronuncia si opporrà il contrasto tra Latinitas e barbaria , che caratterizzerà gli ultimi secoli dell’impero. Con la scomparsa di Roma come centro politico e culturale, la pronuncia del latino andò differenziandosi secondo le tendenze fonetiche dei rispettivi sostrati. Il medioevo non tentò mai di uniformare la pronuncia perché:
§8. Ti davanti a vocale Si pronuncia come è scritto, senza assibilazione. Fino al II sec. d.C. non si ha traccia che la i suonasse diversamente in sentio e sentis , in Latium e lateo. Era avvenuto che la i , divenuta da vocale ( gra-ti-a , trisillabo) a semivocale in iato ( gra-tia , bisillabo), aveva intaccato la dentale precedente. Quando nel latino tardo e medievale anche ci davanti a vocale si assibilò, i due segni si confusero, dando luogo a doppioni omofoni come pronuntiatio / pronunciatio , antenati degli allotropi italiani pronunzia e pronuncia. §9. Le velari davanti a vocale palatale ( e / i ) Questo è il punto di maggior distanza tra la nostra pronuncia e quella classica. C e g suonavano sempre <
§12. - s- intervocalica S intervocalica è sempre sorda, come s - iniziale ( rosa = sacer ), mentre l’italiano settentrionale ha la pronuncia sonora. Rosa in latino suonava come oggi in siciliano. No è che il latino non possedesse la - s- intervocalica sonora: ma questa entro il IV sec. a.C. si rotacizzò, cioè diventò - r - e si ebbe aurora < * ausosa (rimase s nel nome etnico Ausoni <<gli uomini dell’est>>), cineris < * cinisis (rimase la s non intervocalica nel nominativo cinis ). Rimasero solo - s- intervocaliche sorde: in parole di origine non indoeuropea ( rosa , asinus …) o introdotte tardi nel latino ( basium era gallico), o dove la - s- deriva dalla semplificazione di una doppia - ss- ( causa , casus , scritte fino all’età di Augusto come caussa e cassus ), o dove il rotacismo non aveva avuto luogo per dissimilazione con una r ( miser ), o nei composti ( de-sipio , de-sĭno ). §13. Il gruppo ns La tendenza del latino ad eliminare la n davanti alla s , allungando per compenso la vocale precedente, è preletteraria. ( lupōs < * lupo-m-s = lupo - tema + desinenza dell’accusativo + desinenza del plurale) Questa tendenza continuerà ad agire nella pronuncia classica anche in contrasto con la grafia, riducendo la n davanti alla s nelle sillabe radicali a una debole appendice nasale della vocale precedente che si allunga. ( mensis , sponsa ; pronuncia: mēⁿsis , spōⁿsa ) Per questo motivo la sigla di consul è COS. Velio Longo ci dice che Cicerone preferiva pronunciare hortēsia ( hortensia sono gli ortaggi), e il nome di persona omofono Hortensia veniva traslitterato dal greco Ὁρτησία. Per ipercorrettismo la n era aggiunta davanti alla s anche dove in origine non c’era. ( formonsus , da forma , come famosus , da fama ; il grecismo thensaurus che in greco era ϑησαυρός) È controverso se la caduta della nasale continuasse ad operare anche in sillaba finale: Varrone: pos e pons per lui erano omofoni; Analogia dei casi obliqui dentis e amantis restaurava la n nel nominativo dens e amans , nella grafia e nella pronuncia. §14. Tavola riassuntiva GRAFIA SCOLASTICA PRONUNZIA CLASSICA PRONUNZIA ITALIANA ae aḙ e oe oḙ e y ü i v ṷ v vu ṷo vo h- h muta