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(1)a Giannii dice che ___i vincerà la gara b *___i dice che Giannii vincerà la gara
(2)a Gianni ha convinto Mariaii che la (^) ii potremmo aiutare a vincere la gara b *Gianni lai ha convinta che potremmo aiutare Mariai a vincere la gara
Una prima ipotesi: Perché la coreferenza sia possibile, il nome deve precedere il pronome: a ……N (^) i …..…Pron (^) i ….. b *..…Proni …..N (^) i ……..
L’ipotesi fondata sulla precedenza è immediatamente falsificata dal fatto che l’italiano (e le lingue naturali in genere) ammette un’infinità di frasi in cui il pronome precede il nome, eppure la coreferenza è possibile :
(5) Quando ___i è in forma, Giannii vince sempre
(6) Quelli che la (^) i conoscono bene dicono che Mariai è molto intelligente
Un nodo X c-comanda un nodo Y quando
A 3 X B 6 ….. Y …..
Qui il primo nodo che domina X, cioè A, domina anche Y, quindi X c- comanda Y.
NB: si dice anche che in questo caso Y è nel dominio di X.
Negli esempi seguenti le parentesi indicano il dominio del pronome:
(1)a Giannii dice che[ ___ (^) i vincerà la gara]
b *[b *[___ (^) i didice che Gianni h Gi i (^) i vincerà la gara]i à l ]
(5) Quando [___ (^) i è in forma], Giannii vince sempre
(6) Quelli che [lai conoscono bene] dicono che Mariai è molto intelligente
NB: L’effetto di non coreferenza costituisce un caso particolare di un problema più generale, quello delle dipendenze referenziali tra posizioni della frase. Il problema generale è affrontato sistematicamente dalla teoria del legamento.
Tratta delle dipendenze referenziali necessarie o possibili tra espressioni linguistiche:
(1) Gianni (^) i si (^) i vede nello specchio (riflessivo clitico) (2) Gianni (^) i parla di séi (di se stesso (^) i ) (riflessivo tonico)
(3) Giannii pensa che io lo (^) i, k veda nello specchio (pronome clitico)
(4) Giannii pensa che io veda luii, k nello specchio (pronome tonico)
Il “legatore” e il “legato” devono essere in una certa configurazione strutturale:
(1)a(1)a Gianni ha tradito se stessoGiannii ha tradito se stesso (^) i b * Se stesso (^) i ha tradito Giannii c [k il fratello di Giannii ] ha tradito se stesso (^) k, *i
(2) [k il fratello di Giannii ] sik, *i vede nello specchio
Definizione: X lega Y quando
Quindi, una anafora deve essere legata.
Questo spiega la possibilità di (1)a, l’impossibilità di (1)b, e la non-ambiguità di (1)c, (2).
(3) Giannii dice che Piero (^) j sij, *i vede nello specchio
Il requisito di c-comando basta a spiegare la non ambiguità di (3)?
No. Il soggetto della frase principale c-comanda l’anafora, eppure non può essere il suo legatore. Quindi c’e’ anche un requisito di località: il legatore deve essere strutturalmente “vicino” al legato.
Principio C: una espressione referenziale deve essere libera
(1)a Giannii dice che[ ___ (^) i vincerà la gara] b *[___ (^) ii dice che Gianniii vincerà la gara] (5) Quando [___i è in forma], Giannii vince sempre (6) Quelli che [lai conoscono bene] dicono che Mariai è molto intelligente
La frase (1)b è esclusa come violazione del principio C: il pronome lega l’espressione referenziale “Gianni”; (5) e (6) non violano il principio C perche’ il pronome non c-comanda l’espressione referenziale, e quindi non la lega..
Principio A: una anafora deve essere legata nella frase semplice.
Principio B: un pronome deve essere libero nella frase semplice.
Principio C: una espressione referenziale deve essere libera.
Definizione: X lega Y quando
Epiteti come “il poveretto” hanno un comportamento simile ai pronomi nel discorso, nel senso che possono riprendere un referente già introdotto da una frase precedente:
(1) Gianni è rimasto a casa. Il poveretto non stava bene
Tuttavia si consideri il comportamento seguente:
(2) * Giannii dice che il poveretto (^) i non stava bene (3) [ (^) k Il fratello di Giannii ] dice che il poveretto (^) i *k non stava bene
Che cosa indica questo comportamento sullo status degli epiteti rispetto alla teoria del legamento? Si comportano come anafore, come pronomi, o come espressioni referenziali?