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ACCADEMIA DELL'ARCADIA., Dispense di Italiano

Contesto storico. Quando è nata e cosa è. Le leggi che la regolano. Caratteristiche principali. Iacopo Vittorelli, Paolo Rolli e Giambattista Felice Zappi.

Tipologia: Dispense

2020/2021

Caricato il 06/03/2021

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DIBATTITO LETTERARIO!
Il passaggio da seicento a settecento è stato segnato da due polemiche
principali contro la letteratura italiana.!
La prima prese il nome di “querelle des ancien et des moderns” ovvero
disputa degli antichi e dei moderni iniziata da Charles Perrault. Egli andava
contro la letteratura classica poichè la riteneva poco chiara rispetto alle
opere moderne dichiarandole ranate mentre quelle di ora sono ingenue. Si
oppose anche al rinascimento.!
La seconda polemica mirava al “cattivo gusto” e alla inverosimiglianza del
barocco seicentesco. Essa fu iniziata da Dominique Bouhours in due distinti
dialoghi: 1. Colloqui d’Aristo e di Eugenio 2. Sulla maniera di ben pensare
nelle opere di spirito. !
Entrambi attaccavano la letteratura italiana poichè viziata da troppa retorica
ovvero troppo appesantita. Nonostante ciò, non attaccava soltanto lo stile
ma anche l’inadeguatezza della lingua italiana ad esprimere la nuova cultura.
Al contrario, ritenevano che la lingua francese avesse tutti i requisiti per
proporsi come il nuovo latino moderno grazie alla loro chiarezza stilistica ed
espositiva.!
LA REAZIONE ITALIANA!
La cultura italiana reagì con sdegno denunciando a Dominique Bouhours una
pessima conoscenza della lingua e fu anche criticato per la sua
interpretazione di Tasso.!
Però restò comunque il problema della lingua italiana che non era evoluta e
troppo legata alla tradizione antica.!
Di conseguenza, si decise di elaborare una teoria del doppio registro
espressivo, vale a dire, che vedeva gli italiani in vantaggio sui francesi.
Perchè è vero che i francesi uniformarono la loro lingua tramite l’opera
“Accademie Francaise” ma non furono in grado di elevarsi. !
Gli italiani invece, disponevano di una lingua pratica e poetica, quindi più
elaborata e sofisticata. Per esempio, si potevano usare parole non più in uso,
allargare le conoscenze lessicali tramite l’uso di sinonimi e collocare gli
elementi della frase in ordine libero.!
Questo ragionamento, constatava la lingua italiana come superiore ma ne
riconosceva la mancanza di una prosa moderna poichè rimanevano sempre
gli stessi problemi di analfabettizzazione.!
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DIBATTITO LETTERARIO

Il passaggio da seicento a settecento è stato segnato da due polemiche principali contro la letteratura italiana. La prima prese il nome di “querelle des ancien et des moderns” ovvero disputa degli antichi e dei moderni iniziata da Charles Perrault. Egli andava contro la letteratura classica poichè la riteneva poco chiara rispetto alle opere moderne dichiarandole raffinate mentre quelle di ora sono ingenue. Si oppose anche al rinascimento. La seconda polemica mirava al “cattivo gusto” e alla inverosimiglianza del barocco seicentesco. Essa fu iniziata da Dominique Bouhours in due distinti dialoghi: 1. Colloqui d’Aristo e di Eugenio 2. Sulla maniera di ben pensare nelle opere di spirito. Entrambi attaccavano la letteratura italiana poichè viziata da troppa retorica ovvero troppo appesantita. Nonostante ciò, non attaccava soltanto lo stile ma anche l’inadeguatezza della lingua italiana ad esprimere la nuova cultura. Al contrario, ritenevano che la lingua francese avesse tutti i requisiti per proporsi come il nuovo latino moderno grazie alla loro chiarezza stilistica ed espositiva.

LA REAZIONE ITALIANA

La cultura italiana reagì con sdegno denunciando a Dominique Bouhours una pessima conoscenza della lingua e fu anche criticato per la sua interpretazione di Tasso. Però restò comunque il problema della lingua italiana che non era evoluta e troppo legata alla tradizione antica. Di conseguenza, si decise di elaborare una teoria del doppio registro espressivo, vale a dire, che vedeva gli italiani in vantaggio sui francesi. Perchè è vero che i francesi uniformarono la loro lingua tramite l’opera “Accademie Francaise” ma non furono in grado di elevarsi. Gli italiani invece, disponevano di una lingua pratica e poetica, quindi più elaborata e sofisticata. Per esempio, si potevano usare parole non più in uso, allargare le conoscenze lessicali tramite l’uso di sinonimi e collocare gli elementi della frase in ordine libero. Questo ragionamento, constatava la lingua italiana come superiore ma ne riconosceva la mancanza di una prosa moderna poichè rimanevano sempre gli stessi problemi di analfabettizzazione.

ACCADEMIA DELL’ARCADIA

Una delle reazioni più importanti fu la creazione dell’accademia dell’Arcadia, nata a Roma contro l’eccesso del 600. L’Arcadia era una regione greca. In realtà l’origine risale a quando la regina di Svezia, dopo la sua visita a Roma per convertirsi al cristianesimo, crea un circolo letterario dedicati ad una poesia anti-barocca. Alla sua morte, fu istituita un’accademia autonoma, il 5 ottobre 169, l’Accademia dell’Arcadia. Tutta l’accademia era fondata e ispirata dal mondo pastorale dell’arcadia. Per esempio, il capo era chiamato “custode” dal gregge arcadico e il protettore veniva chiamato Bambin Gesù Anche i nomi dei letterati erano ispirati alla pastorale: erano nomi doppi. Il primo derivato dalla poesia bucolica classica mentre il secondo ispirato a sorte da luoghi consacrati dalla letteratura. Ex. Giovan Mario Crescimbeni (Alfesibeo cario). Le linee guida che regolavano i rapporti fra i vari membri erano chiamate Leges arcadum e dovevano essere applicate in tutte le sedi. Inoltre, si ritiene che tutti i letterati italiani più importanti del seicento furono pastori arcadi. Le linee principali furono due: la linea di Crescimbeni, che riguardava tematiche amorose e pastorali e la linea di Gravina che trattava tematiche più impegnative. Il lessico fu caratterizzato sia da nomi greci sia da termini legati alla vita agreste. Spesso sono utilizzati diminutivi e vezzeggiativi come praticello e agnellino che venivano spesso utilizzati per descrivere quadretti idilliaci. La sintassi è caratterizzata da misura e equilibrio. Infatti, la struttura e la sintassi è chiara, semplice e regolare con una particolare attenzione alla simmetria (anafore, parallelismi, ripetizioni…) Una delle caratteristiche principali è il ritmo, tipico della canzonetta (inventata da un poeta seicentesco) che ha senso se si pensa che le poesia erano recitate in pubblico. Infatti, vengono spesso usate rime baciate e versi settenari. L’ideale poetico era basato su vero, venivano rappresentate scene intime e domestiche e anche utilizzate interiezioni esclamative e interrogative retoriche. I temi principali erano:

  1. Paesaggio idilliaco