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appunti sul periodo di Giotto a Padova
Tipologia: Appunti
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Scene degli affreschi di Giotto Cappella degli Scrovegni (Padova) Natività : natalità intensa ed essenziale; gioia nei cieli rappresentati da angeli: figure corporee in parte vaporose che stanno cantando e glorificando Dio per la nascita del salvatore. Maria si trova accostata su uno sperone roccioso, appoggiata a Gesù bambino: tra i due si instaura uno sguardo di grande intensità. Ai piedi, un po’in disparte, si trova San Giuseppe che sorveglia e protegge la madre e il bambino. Sulla destra si intravedono delle figure di quinta: figure viste di schiena che anticipano la scena: assistono come spettatori direttamente all’interno del quadro (novità importante), ci precedono nella lettura dei diversi quadri. Fuga in Egitto : il paesaggio ha una funzione molto importante: contribuisce a creare razionalmente la scena. Per cui la Madonna, che si trova sull’asinello con il bambino, è inquadrata (e racchiusa) da una montagna rocciosa alle sue spalle. Bacio di Giuda : il volto di Cristo è di una grande umanità, è molto naturalistico. Una novità assoluta è che al centro della scena ci troviamo di fronte due profili: quello di cristo e quello di Giuda. Quest’ultimo con una forte espressività. Al centro di questi sguardi c’è una bolla si silenzio… è una scena notturna, siamo nell’orto degli ulivi: Cristo si era recato a pregare in quel posto dopo la Pasqua; i soldati e gli ebrei si accalcano attorno a lui. Spiccano le torce e i bastoni. Alle spalle di Cristo c’è San Pietro che se la prende con un servo del sommo sacerdote e gli taglia un orecchio. Sulla sinistra troviamo un’altra figura di quinta: un uomo incappucciato che anticipa la scena. Cristo indossa una veste di colore giallo, simbolo di instabilità. Il compianto sul Cristo morto : è una delle scene più drammatiche del ciclo padovano. Giotto utilizza uno sperone roccioso per dividere la scena in due parti: in alto vi è il dolore celeste (angeli che sono come degli uccelli impazziti, prendono corpo ma non completamente); in basso, in primissimo piano, vi è il dolore terreno, esplicitato dalla gestualità dei personaggi. Questo taglio diagonale conduce il nostro sguardo dall’albero rinsecchito, in alto a destro, che è un albero reale ma anche simbolico: allude alla morte. Scendendo lungo questa roccia, abbiamo la prima interruzione data dalla figura di San Giovanni Evangelista che apre le braccia in preda a un dolore sconfinato. L’apice, il punto più alto del dolore, si ha in posizione centrata (eccentrica) in basso a sinistra, dove i due volti, della madre e del figlio, accostati generano un forte senso di sconforto. Questo fatto non è narrato nei vangeli, è ipotizzato da Giotto. Troviamo ancora una volta due figure di spalle che ci precedono nell’osservazione della scena. Alle spalle della vergine ci sono le tre Marie, e poi ai piedi c’è la Maddalena, mentre all’estrema destra ci sono Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea (trovati già nella croce di Benedetto Antelami). Cromatismo di Giotto Egli costruisce le sue figure volumetriche anche attraverso le cosiddette ombre colorate che sono gradazioni di colore più intenso o più chiaro che conferiscono l’ombreggiatura. Questa tecnica è chiamata anche cangiantismo = gradazioni interne tono su tono.