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Analisi del passo delle Confessioni di Agostino "Confutazione della dottrina manichea delle due nature", con introduzione al periodo storico, descrizione della filosofia agostiniana, analisi del passo e confronto con S. Tommaso
Tipologia: Appunti
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Introduzione al periodo storico L’affermazione del cristianesimo rappresentò per il mondo antico una sorta di terremoto culturale. Il cristianesimo era infatti portatore di una verità assoluta che ogni individuo doveva accettare per fede, cioè una personale e intima adesione alla rivelazione, mentre la filosofia era caratterizzata dalla ricerca di una spiegazione razionale della realtà. Tuttavia il cristianesimo non richiedeva al fedele la totale rinuncia alla ricerca razionale. La filosofia cristiana, infatti, si pose due principali obiettivi:
10. 22. Scompaiano dalla tua vista, o Dio, così come scompaiono, i ciarlatani e i seduttori delle menti, coloro che, avendo rilevato la presenza di due volontà nell'atto del deliberare, affermano l'esistenza di due anime con due nature, l'una buona, l'altra malvagia. Essi sì sono davvero malvagi, poiché hanno questi concetti malvagi, e non diverranno buoni, se non avendo concetti di verità e accettando la verità. Allora potranno dirsi per loro le parole del tuo Apostolo: "Foste un tempo tenebre, ora invece luce nel Signore". Mentre vogliono essere luce, ma non nel Signore, bensì in se stessi, attribuendo alla natura dell'anima un'essenza divina, sono divenuti tenebre più dense. La loro orrenda arroganza li allontanò più ancora da te, da te, vero lume illuminante ogni uomo che viene in questo mondo. Badate a ciò che dite. Arrossite e avvicinatevi a lui: riceverete la luce e i vostri volti non arrossiranno. Io, mentre stavo deliberando per entrare finalmente al servizio del Signore Dio mio, come da tempo avevo progettato di fare, ero io a volere, io a non volere; ero io, io. Da questa volontà incompleta e incompleta assenza di volontà nasceva la mia lotta con me stesso, la scissione di me stesso, scissione che, se avveniva contro la mia volontà, non dimostrava però l'esistenza di un'anima estranea, bensì il castigo della mia. Non ero neppure io a provocarla, ma il peccato che abitava in me quale punizione di un peccato commesso in maggiore libertà; poiché ero figlio di Adamo. Breve descrizione del passo Nelle prime cinque righe Agostino, rivolgendosi a Dio, parla dei seguaci della dottrina definendoli malvagi , poiché credono nell’esistenza di due nature. Essi non possono diventare buoni , se non accettando l’unica verità possibile: Dio. Agostino continua dicendo che per loro verranno le tenebre, si allontaneranno sempre più dal Signore. In contrapposizione a ciò, nelle frasi evidenziate in verde, riconosciamo un rimando ad un’altra delle teorie fortemente sostenute da Agostino: la teoria dell’illuminazione. Avviene ora una conclusione relativamente prolissa in cui Agostino presenta la sua personale esperienza. Ritroviamo nelle tre righe evidenziate in giallo quello che si può definire il riassunto della tesi sostenuta da Agostino, che confuta la base della dottrina manichea. Teoria dell’illuminazione Agostino, tramite la teoria dell’illuminazione, cerca di spiegare in che modo la verità (che ricordiamo essere una sola e assoluta) si manifesta all’uomo. La verità non può che essere solamente oggettiva e per conoscerla l’uomo deve affidarsi a Dio, il Lógos divino. È Dio, in quanto verità, ad illuminare la ragione, per permetterci di cogliere la Verità in tutte le sue forme. Ritroviamo in questa teoria un chiaro richiamo a Platone, di cui Agostino condivide in parte la teoria delle idee come modelli eterni delle cose molteplici e imperfette. Le discrepanze maggiori le troviamo nella concezione che entrambi hanno di idea: mentre per Platone le idee hanno sede nell’iperuranio, per Agostino le idee sono i pensieri immutabili ed eterni di Dio. Inoltre mentre per Platone l’anima conosce le idee perchè reduce di un vissuto nell’iperuranio, per Agostino l’anima conosce solo grazie all’azione illuminante di Dio. La polemica contro le due nature Quella che troviamo nel passo sopra riportato è la prima grande polemica teologica intrapresa da Agostino. Egli parte da una prima considerazione: se il male può nuocere Dio, allora Dio non è onnipotente. Perciò trova una soluzione in una conclusione già in precedenza affrontata da Plotino: il male non esiste, è solo assenza di bene. Il male non ha una realtà propria, non possiede una dimensione metafisica. Essendo che il male