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Agostino, Le Confessioni: Introduzione al Pensiero Filosofico e Teologico, Appunti di Filosofia

Analisi del passo delle Confessioni di Agostino "Confutazione della dottrina manichea delle due nature", con introduzione al periodo storico, descrizione della filosofia agostiniana, analisi del passo e confronto con S. Tommaso

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 28/06/2021

giuliabasile28
giuliabasile28 🇮🇹

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AGOSTINO, LE CONFESSIONI
Introduzione al periodo storico
L’affermazione del cristianesimo rappresentò per il mondo antico una sorta di terremoto
culturale. Il cristianesimo era infatti portatore di una verità assoluta che ogni individuo
doveva accettare per fede, cioè una personale e intima adesione alla rivelazione, mentre la
filosofia era caratterizzata dalla ricerca di una spiegazione razionale della realtà. Tuttavia il
cristianesimo non richiedeva al fedele la totale rinuncia alla ricerca razionale. La filosofia
cristiana, infatti, si pose due principali obiettivi:
1) comprendere in modo consapevole e adulto la verità rivelata da Cristo;
2) difendere questa verità dalle critiche di coloro che non la condividevano.
In questo senso possiamo affermare che la filosofia cristiana si allontanò completamente
dalla tradizione greca, in quanto non ricercò nuove verità, ma tentò di spiegare una verità già
rivelata.
Introduzione alla figura di Agostino
Il pensiero di Agostino d’Ippona rientra perfettamente in questa nuova concezione di
filosofia. Egli infatti, parlando dello scopo della sua ricerca, dichiara: ”Io desidero conoscere
Dio e l’anima”. Tramite questa affermazione si può riassumere il rapporto tra una verità
assoluta (quale può essere Dio nella religione cristiana) e la ricerca nell’ambito filosofico,
che diventa ricerca della conoscenza. Da quando ebbe il suo primo incontro con la filosofia,
avvenuto all’età di circa 20 anni, Agostino si interessò a diversi movimenti e pensieri
filosofici, allontanandosi inizialmente dalle Scritture cristiane, aventi una narrazione oscura
(intesa come di difficile comprensione) e che considerava di scarsa qualità letteraria. Si
avvicinò perciò al manicheismo, dottrina che sosteneva l’esistenza nel mondo di due
sostanze o principi contrapposti impegnati in un'eterna lotta:
- una sostanza divina, il Bene;
- una sostanza materiale, il Male.
La dottrina manichea attrasse Agostino soprattutto perchè riusciva a spiegare in maniera
esaustiva quel conflitto interiore che lui stesso provava in quel periodo.
In seguito Agostino rinnegherà totalmente la tesi fondamentale del manicheismo, come si
evince nel testo riportato poco più sotto. Tuttavia, prima di passare all’analisi vera e propria
del passo, è importante capire la motivazione che porta Agostino ad avere questo decisivo
cambio di rotta. Sicuramente primo fra tutti è stato particolarmente rilevante l’incontro con il
vescovo Ambrogio, incontrato nel 383 a Roma, il quale proponeva una lettura allegorica
delle Scritture, capace di rendere comprensibili molti passi altrimenti oscuri. Tre anni dopo
Agostino decise di convertirsi e in una decina d’anni diventò vescovo della città di Ippona e
iniziò a comporre le Confessioni. L'opera è costituita da un continuo discorso che Agostino
rivolge a Dio, da qui il termine confessione, e inizia con una Invocatio Dei ("invocazione di
Dio").
Il seguente passo (libro VIII, 10. 22), come espresso antecedentemente, confuta la tesi della
dottrina manichea riguardante la relazione tra Bene e Male.
Confutazione della dottrina manichea delle due nature
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AGOSTINO, LE CONFESSIONI

Introduzione al periodo storico L’affermazione del cristianesimo rappresentò per il mondo antico una sorta di terremoto culturale. Il cristianesimo era infatti portatore di una verità assoluta che ogni individuo doveva accettare per fede, cioè una personale e intima adesione alla rivelazione, mentre la filosofia era caratterizzata dalla ricerca di una spiegazione razionale della realtà. Tuttavia il cristianesimo non richiedeva al fedele la totale rinuncia alla ricerca razionale. La filosofia cristiana, infatti, si pose due principali obiettivi:

  1. comprendere in modo consapevole e adulto la verità rivelata da Cristo;
  2. difendere questa verità dalle critiche di coloro che non la condividevano. In questo senso possiamo affermare che la filosofia cristiana si allontanò completamente dalla tradizione greca, in quanto non ricercò nuove verità, ma tentò di spiegare una verità già rivelata. Introduzione alla figura di Agostino Il pensiero di Agostino d’Ippona rientra perfettamente in questa nuova concezione di filosofia. Egli infatti, parlando dello scopo della sua ricerca, dichiara: ”Io desidero conoscere Dio e l’anima”. Tramite questa affermazione si può riassumere il rapporto tra una verità assoluta (quale può essere Dio nella religione cristiana) e la ricerca nell’ambito filosofico, che diventa ricerca della conoscenza. Da quando ebbe il suo primo incontro con la filosofia, avvenuto all’età di circa 20 anni, Agostino si interessò a diversi movimenti e pensieri filosofici, allontanandosi inizialmente dalle Scritture cristiane, aventi una narrazione oscura (intesa come di difficile comprensione) e che considerava di scarsa qualità letteraria. Si avvicinò perciò al manicheismo, dottrina che sosteneva l’esistenza nel mondo di due sostanze o principi contrapposti impegnati in un'eterna lotta:
  • una sostanza divina, il Bene;
  • una sostanza materiale, il Male. La dottrina manichea attrasse Agostino soprattutto perchè riusciva a spiegare in maniera esaustiva quel conflitto interiore che lui stesso provava in quel periodo. In seguito Agostino rinnegherà totalmente la tesi fondamentale del manicheismo, come si evince nel testo riportato poco più sotto. Tuttavia, prima di passare all’analisi vera e propria del passo, è importante capire la motivazione che porta Agostino ad avere questo decisivo cambio di rotta. Sicuramente primo fra tutti è stato particolarmente rilevante l’incontro con il vescovo Ambrogio, incontrato nel 383 a Roma, il quale proponeva una lettura allegorica delle Scritture, capace di rendere comprensibili molti passi altrimenti oscuri. Tre anni dopo Agostino decise di convertirsi e in una decina d’anni diventò vescovo della città di Ippona e iniziò a comporre le Confessioni. L'opera è costituita da un continuo discorso che Agostino rivolge a Dio, da qui il termine confessione, e inizia con una Invocatio Dei ("invocazione di Dio"). Il seguente passo (libro VIII, 10. 22), come espresso antecedentemente, confuta la tesi della dottrina manichea riguardante la relazione tra Bene e Male. Confutazione della dottrina manichea delle due nature

10. 22. Scompaiano dalla tua vista, o Dio, così come scompaiono, i ciarlatani e i seduttori delle menti, coloro che, avendo rilevato la presenza di due volontà nell'atto del deliberare, affermano l'esistenza di due anime con due nature, l'una buona, l'altra malvagia. Essi sì sono davvero malvagi, poiché hanno questi concetti malvagi, e non diverranno buoni, se non avendo concetti di verità e accettando la verità. Allora potranno dirsi per loro le parole del tuo Apostolo: "Foste un tempo tenebre, ora invece luce nel Signore". Mentre vogliono essere luce, ma non nel Signore, bensì in se stessi, attribuendo alla natura dell'anima un'essenza divina, sono divenuti tenebre più dense. La loro orrenda arroganza li allontanò più ancora da te, da te, vero lume illuminante ogni uomo che viene in questo mondo. Badate a ciò che dite. Arrossite e avvicinatevi a lui: riceverete la luce e i vostri volti non arrossiranno. Io, mentre stavo deliberando per entrare finalmente al servizio del Signore Dio mio, come da tempo avevo progettato di fare, ero io a volere, io a non volere; ero io, io. Da questa volontà incompleta e incompleta assenza di volontà nasceva la mia lotta con me stesso, la scissione di me stesso, scissione che, se avveniva contro la mia volontà, non dimostrava però l'esistenza di un'anima estranea, bensì il castigo della mia. Non ero neppure io a provocarla, ma il peccato che abitava in me quale punizione di un peccato commesso in maggiore libertà; poiché ero figlio di Adamo. Breve descrizione del passo Nelle prime cinque righe Agostino, rivolgendosi a Dio, parla dei seguaci della dottrina definendoli malvagi , poiché credono nell’esistenza di due nature. Essi non possono diventare buoni , se non accettando l’unica verità possibile: Dio. Agostino continua dicendo che per loro verranno le tenebre, si allontaneranno sempre più dal Signore. In contrapposizione a ciò, nelle frasi evidenziate in verde, riconosciamo un rimando ad un’altra delle teorie fortemente sostenute da Agostino: la teoria dell’illuminazione. Avviene ora una conclusione relativamente prolissa in cui Agostino presenta la sua personale esperienza. Ritroviamo nelle tre righe evidenziate in giallo quello che si può definire il riassunto della tesi sostenuta da Agostino, che confuta la base della dottrina manichea. Teoria dell’illuminazione Agostino, tramite la teoria dell’illuminazione, cerca di spiegare in che modo la verità (che ricordiamo essere una sola e assoluta) si manifesta all’uomo. La verità non può che essere solamente oggettiva e per conoscerla l’uomo deve affidarsi a Dio, il Lógos divino. È Dio, in quanto verità, ad illuminare la ragione, per permetterci di cogliere la Verità in tutte le sue forme. Ritroviamo in questa teoria un chiaro richiamo a Platone, di cui Agostino condivide in parte la teoria delle idee come modelli eterni delle cose molteplici e imperfette. Le discrepanze maggiori le troviamo nella concezione che entrambi hanno di idea: mentre per Platone le idee hanno sede nell’iperuranio, per Agostino le idee sono i pensieri immutabili ed eterni di Dio. Inoltre mentre per Platone l’anima conosce le idee perchè reduce di un vissuto nell’iperuranio, per Agostino l’anima conosce solo grazie all’azione illuminante di Dio. La polemica contro le due nature Quella che troviamo nel passo sopra riportato è la prima grande polemica teologica intrapresa da Agostino. Egli parte da una prima considerazione: se il male può nuocere Dio, allora Dio non è onnipotente. Perciò trova una soluzione in una conclusione già in precedenza affrontata da Plotino: il male non esiste, è solo assenza di bene. Il male non ha una realtà propria, non possiede una dimensione metafisica. Essendo che il male