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LE COSE DA SAPERE SU ALDA MERINI
Tipologia: Appunti
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Alda merini non è una poetessa che rientra nei canoni della letteratura poiché è morta non tanto tempo fa. Venne anche chiamata la “poetessa dei navigli” poiché nell’ultima sua parte della vita comprò una casa sui navigli a Milano. La casa dove abitava la poetessa non è stata conservata, ma venne conservato il muro che era dietro il suo letto con tutti i suoi numeri di telefono (poiché lei stava moltissimo tempo al telefono con gli amici) e quindi lei scriveva le sue cose più importanti su questo muro con il suo rossetto. Esso fu staccato e poi successivamente ricostruita la sua casa. Alda merini durante la sua vita visse un periodo di patimento poiché per tanto tempo non riuscì a parlare di quello che le era successo in manicomio. Successivamente iniziò a scrivere i suoi pensieri; come nel “diario di una diversa dove vengono raccontate tutte le sue vicende legate alla sua detenzione o meglio ricovero. Nasce nel 1931, periodo particolare e di guerra, tanto che fu costretta a “sfollare” a causa di bombardamenti sulla città di Milano tanto che si andrà a rifugiare a Varese da una sua amica. L’infanzia della Merini è tutto sommato normale, nonostante che fosse una ragazza molto sensibile, introversa e si sentiva poco compresa dai suoi genitori in particolare dalla madre. Dopo le elementari frequenta per 3 anni gli studi di avviamento al lavoro, anche se tentò con scarso esito di entrare nel liceo, ma nonostante questo studia da autodidatta tanto che nelle sue opere troviamo molti riferimenti colti, alla cultura classica ecc… Dopo aver vissuto a Vercelli il periodo della “sfollata” va a Torino. A 15 anni inizia a lavorare come segretaria grazie agli studi di avviamento al lavoro; durante questo suo lavoro usava la macchina da scrivere che la utilizza anche per fini personali ovvero scrivere i suoi versi quindi questo lavoro le permette di ricavarsi tempo per la sua passione, anche se poi all’età di 17 anni scrive la sua prima lirica. Grazie alle sue conoscenze passate, ovvero la sua professoressa di italiano delle medie, inizia a frequentare il circolo degli intellettuali dove incontra Giorgio Manganelli che era sposato. Nel 1950 poi inizia a pubblicare le sue opere. Conosce poi Ettore Carniti appartenente ad un ceto abbiente, i due si sposano anche se Alda non sapeva di questa cosa. Poco dopo nasce la sua prima figlia, comincia a pubblicare altre raccolte poetiche ma poi incombono in difficoltà economiche che cominciano a generare delle liti. A seguito di una di queste liti Alda viene internata in quello che allora era il manicomio di Paolo Pini. Dopo le varie terapie assurde dentro al manicomio, torna a casa certe volte ma ogni volta che torna a casa rimane incinta, partorisce e poi torna in ospedale; quindi per lei le maternità sono completamente devastanti (lei avrà 3 figlie). I suoi internamenti durano 14 anni e si conclusero nel 78. Dopo la morte del suo primo marito, sposa un anziano poeta di Taranto, si trasferisce lì, poi il marito si ammala, va in crisi per questa malattia e viene ricoverata nuovamente ma nell’ospedale psichiatrico di Taranto, quindi frequenta anche quell’ospedale lì. Rimasta vedova torna a Milano, incombe in differenti problematiche economiche ed arriva però ad essere estremamente nota, venne intervistata anche da un sacco di gente tra cui Maurizio Costanzo e poi muore nel 2009. Tra le sue opere più importanti abbiamo: il diario di 1 diversa, tu sei Pietro (ovvero raccolta di poesie che dedica al pediatra di sua figlia) ecc. Le caratteristiche della poesia della merini sono svariate che essendo una autrice di pieno 900 ha alle spalle Pascoli, D’annunzio, Montale ecc…, però per lei la poesia è qualcosa di istintivo e spontaneo, quindi lei scrive come mangia e sostiene che le venivano i versi mentre stava eseguendo delle azioni di vita quotidiana come ad esempio mentre stava mangiando e pulendo casa… quindi essendo che li venivano in mente versi già compiuti lei doveva solo prendere la macchina da scrivere e scriverli. Lo stile della Merini è limpido, incisivo quindi usa frasi molto brevi, delle parole anche strane, oppure strani sono gli abbinamenti, delle parole che ti segnano e che difficilmente una persona si dimentica poiché utilizza parole anche molto strette alla violenza, sangue ecc. alcune liriche hanno anche una tendenza narrativa ovvero le sue liriche
lunghe è come se raccontassero una storia o meglio una vicenda. Viene descritto nelle sue opere il proprio mondo interiore, quindi nelle sue liriche lei si sforza a dire a parole quella che per lei è la follia e l’essere preda di queste cose. Quindi racconta proprio solo cose che lei ha vissuto come anche la violenza che ha subito, il problema del marito, del rapporto delle figlie ecc e quindi la poesia è densa di tutto quello che ha vissuto lei ma dall’altra parte contemporaneamente vi è una grande tendenza a tirare in scena “gli aspetti religiosi” come la morte di Gesù, la Bibbia ecc e spesso queste poesie è come se fossero visionarie e quindi se si aprissero con mondo dell’aldilà. SONO NATA IL 21 MARZO: questa lirica ci testimonia che lei nasce il 21 marzo del 1931, però il 21 marzo coincide con il primo giorno di primavera e quindi secondo lei è una data simbolica nel senso che la Merini nonostante abbia condotto una vita molto difficile e dura da tutti i punti di vista, lei insisteva sul dire che la vita era bella e che nonostante la sofferenza e l’inferno che lei viveva nel manicomio quindi paragone del manicomio all’inferno di Dante, la vita vale la pena di essere vissuta. Nel 1984 uscita dal manicomio sposò Michele, vanno a vivere a Taranto, luogo dove portò a termine il diario di una diversa; quindi a posteriori lei scrive questo diario che è come un po' se fossi un uomo di primo levi; infatti come primo levi prende appunti mentre è nell’agher e poi successivamente scrive dopo, la stessa cosa succede alla Merini. Manganelli che è l’uomo intellettuale che la merini si era innamorata prima di sposarsi, sostiene che il diario di una diversa non è un documento, né una testimonianza su 10 anni trascorsi dalla merini in manicomio; ma bensì una ricognizione per epifania, deliri, canzoni di uno spazio poiché quello che la Merini dice all’interno del diario è vero, ma è anche vero che lei spesso vive in altro mondo quello delle sue fobie, angosce, paure ecc. è scritto tutto in prima persona come primo levi, però mentre per primo levi è tutto estremamente raziale e lui si sforza ad essere estremamente razionale perché altrimenti sarebbe sommerso dalle emozioni e lui non è pazzo, lei avendo queste turbe, ed essendo consapevole di avercele è come se filtrasse tutto attraverso queste sue follie, che poi diventano poesia poiché sostiene anche lei stessa che se non avesse potuto mettere nero su bianco in modo da liberarsi in modo catarchico tutto quello che aveva vissuto non lo avrebbe elaborato e di conseguenza non avrebbe potuto vivere. Quindi non è una testimonianza ma una ricognizione ovvero è come se lei andasse in ricognizione del luogo degradato ecc quindi il manicomio ed è come se questa ricognizione andasse avanti per epifanie (termine che abbiamo già visto in Pirandello che vuol dire che c’è un momento in cui la verità si rivela quindi in cui io sono dentro le cose ed improvvisamente ci si accende una lampadina. Quindi tutti questi elementi secondo Manganelli è il diario di una diversa. All’interna quindi c’è la sua verità, lei quindi si sente ancora diversa dagli altri. Rilevazione di uno spazio non di un luogo poiché per Manganelli il luogo è ad esempio la nostra classe dove entriamo facciamo le verifiche ecc mentre diventa uno spazio quando io dentro questo luogo fisico fatto anche di persone faccio delle esperienze e racconto le mie esperienze di quello che è diventato il mio spazio e non un luogo. Nelle situazioni di difficoltà o quando si è da soli e si conoscono nuove persone ci si rende conto che si sta provando una stessa cosa insieme quindi a volte basta davvero poco. La poesia per la Merini dà vita, frase importante perché la poesia è quell’elemento che ha fatto rimanere in vita la Merini. Il terreno fertile su cui nasce la poesia sono le emozioni. Quando è in manicomio sappiamo che scrive un determinato numero di liriche poiché uno dei medici un po' illuminato che li fa un discorso di psicoanalisi, ad un certo punto li mostra la sua macchina da scrivere dicendoli che questo era per lei ovvero la Merini e che così lei poteva scrivere poesie e quindi poco per volta rincomincia a scrivere. Per lei la scrittura è catarchica e di documentazione. Nel 1979 però la Merini inizia a lavorare a quello che poi sarà considerato il suo capolavoro ovvero terra santa. Per terra