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amore liquido con schema e mappe, Schemi e mappe concettuali di Sociologia

schema amore liquido, con mappe e riflessioni personali

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2019/2020

Caricato il 23/11/2021

concetta-milingi
concetta-milingi 🇮🇹

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Che cos’è l’amore liquido
L’eroe di questo libro, dice Bauman nella Prefazione, è «l’uomosenza legami». Così come il celebre
personaggio di Musil (l’Ulrich de L’uomosenzaqualità) era un soggetto alla ricerca di una identità, senza
che nessuna delle qualità acquisite avesse garanzia di durata in un mondo sconcertante e mutevole, il
protagonista del saggio di Bauman è l’uomo della modernità liquida, cioè di quella fase dell’età
contemporanea che si caratterizza per lo stato mutevole e instabile di ogni sua forma
organizzativa (famiglia instabile, ricomposta, multipla, informale; denatalità – lavoro precario, a chiamata,
intermittente; ecc.).
l’uomo contemporaneo è invece l’uomo senza legami
Secondo Bauman, dunque, se l’uomo senza qualità è il perfetto ritratto dell’uomo moderno, l’uomo senza
legami è l’individuo plasmato dalla «modernità liquida», termine con cui l’autore indica quel periodo che
dagli anni ’60 in poi è stato indicato da altri studiosi come postmodernità,tardamodernità,capitalismo
maturo,modernitàriflessivaecc. [questo dibattito, che qui non affrontiamo, concorda sul riconoscimento di
forti cambiamenti sociali ed economici intervenuti a ridosso del secondo dopoguerra, ma si divide sulla
prognosi di tale cambiamento e in particolare sull’interpretazione delle trasformazioni nel segno della
continuità con il moderno (ipermodernità, tarda modernità) o della rottura con esso, con i suoi fini e ideali
(postmodernità)].
Il tema principale della riflessione di Bauman è dunque
«la relazione umana» e la sua sorte in un’età in cui «gli uomini e donne disperati perché abbandonati a se
stessi, che si sentono degli oggetti a perdere, che anelano la sicurezza dell’aggregazione e una mano su
cui poter contare nel momento del bisogno, e quindi ansiosi di “instaurare relazioni” [sono] al contempo
timorosi di restare impigliati in relazioni “stabili”, per non dire definitive, poiché paventano che tale
relazione possa comportare oneri e tensioni che non vogliono né pensano di poter sopportare e che
dunque possa fortemente limitare la loro tanto agognata libertà di … si, avete indovinato, di instaurare
relazioni» (p. VI).
La relazione è dunque il terreno contemporaneo della più grande ambivalenza: deve essere leggera e
flessibile per potersi rompere facilmente e dare la possibilità all’individuo contemporaneo di ricostituirsi,
ritessersi, mantenendo intatta tutta la potenzialità relazionale di ognuno. In questo modo, ognuno è molto
più solo che in passato, ma libero molto più che in passato di tentare forme e sistemi per uscire da questa
solitudine.
Sembra, commenta Bauman, che le cose vadano come aveva osservato Heidegger:
«esse si manifestano alla nostra coscienza solo attraverso la frustrazione che provocano (allorché vanno in
malora, svaniscono, tradiscono le nostre aspettative o la propria natura)».
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Che cos’è l’amore liquido L’eroe di questo libro, dice Bauman nella Prefazione , è « l’uomo senza legami»****. Così come il celebre personaggio di Musil (l’Ulrich de L’uomo senza qualità ) era un soggetto alla ricerca di una identità, senza che nessuna delle qualità acquisite avesse garanzia di durata in un mondo sconcertante e mutevole, il protagonista del saggio di Bauman è l’uomo della modernità liquida , cioè di quella fase dell’età contemporanea che si caratterizza per lo stato mutevole e instabile di ogni sua forma organizzativa (famiglia instabile, ricomposta, multipla, informale; denatalità – lavoro precario, a chiamata, intermittente; ecc.). l’uomo contemporaneo è invece l’uomo senza legami Secondo Bauman, dunque, se l’uomo senza qualità è il perfetto ritratto dell’uomo moderno, l’uomo senza legami è l’individuo plasmato dalla «modernità liquida» , termine con cui l’autore indica quel periodo che dagli anni ’60 in poi è stato indicato da altri studiosi come postmodernità, tarda modernità, capitalismo maturo, modernità riflessiva ecc. [questo dibattito, che qui non affrontiamo, concorda sul riconoscimento di forti cambiamenti sociali ed economici intervenuti a ridosso del secondo dopoguerra, ma si divide sulla prognosi di tale cambiamento e in particolare sull’interpretazione delle trasformazioni nel segno della continuità con il moderno (ipermodernità, tarda modernità) o della rottura con esso, con i suoi fini e ideali (postmodernità)]. Il tema principale della riflessione di Bauman è dunque «la relazione umana» e la sua sorte in un’età in cui «gli uomini e donne disperati perché abbandonati a se stessi, che si sentono degli oggetti a perdere, che anelano la sicurezza dell’aggregazione e una mano su cui poter contare nel momento del bisogno , e quindi ansiosi di “instaurare relazioni” [sono] al contempo timorosi di restare impigliati in relazioni “stabili”, per non dire definitive, poiché paventano che tale relazione possa comportare oneri e tensioni che non vogliono né pensano di poter sopportare e che dunque possa fortemente limitare la loro tanto agognata libertà di … si, avete indovinato, di instaurare relazioni» (p. VI). La relazione è dunque il terreno contemporaneo della più grande ambivalenza: deve essere leggera e flessibile per potersi rompere facilmente e dare la possibilità all’individuo contemporaneo di ricostituirsi, ritessersi, mantenendo intatta tutta la potenzialità relazionale di ognuno. In questo modo, ognuno è molto più solo che in passato, ma libero molto più che in passato di tentare forme e sistemi per uscire da questa solitudine. Sembra, commenta Bauman, che le cose vadano come aveva osservato Heidegger: «esse si manifestano alla nostra coscienza solo attraverso la frustrazione che provocano (allorché vanno in malora, svaniscono, tradiscono le nostre aspettative o la propria natura)».

Oggi l’attenzione dell’uomo contemporaneo tende a concentrarsi sulle soddisfazioni che le relazioni si spera arrechino, proprio perché per qualche ragione esse sono frustranti (sono fragili e deludono le aspettative di eternità ) o sono temute (perché si scopre che quando soddisfano pienamente, il prezzo da pagare per questo appagamento è eccessivo in termini di perdita di libertà, cioè di quel potenziale che si congela ogni volta che inizia una relazione). Bauman trova conferma nella centralità di interesse per le relazioni nel boom di consulenze che si occupano di curare i legami ( counseling , terapia familiare), agenzie matrimoniali, rubriche rosa o per cuori solitari ecc. Secondo l’autore tutte queste consulenze hanno lo scopo di aiutare i singoli a «quadrare il cerchio», cioè a riuscire nel compito impossibile di costringere la relazione a «dare senza prendere, a offrire senza chiedere, ad appagare senza opprimere» (p. VIII). Viviamo tra i resti delle “cose nuove e diverse” che abbiamo amato È qui che Bauman paragona l’individuo contemporaneo all’abitante di Leonia, una delle Città invisibili di Calvino, i cui abitanti dichiarano che la loro passione è di «godere di cose nuove e diverse», consegnando al lavoro dello “spazzaturaio”, i resti delle “cose nuove e diverse ” di ieri (Cfr. pp. IX-X). La Leonia sprecona sembra a Bauman una metafora calzante dell’ambiguità con la quale si dichiara oggi di desiderare più di ogni altra cosa la relazione, mentre in realtà ci si preoccupa soprattutto di evitare che questi rapporti si stabilizzino e si condensino. Lo scenario liquido-moderno si presenta così come quello in cui si spera che «le possibilità romantiche si susseguano a ritmo crescente e in quantità sempre copiosa facendo a gara nel superarsi a vicenda e nel lanciare promesse di essere più soddisfacenti e appaganti» (p. XII).

impulso di distruzione. Al contrario, l’amore è invece il desiderio di prendersi cura e di preservare l’oggetto della propria cura , è espansione e dono di sé. «L’amore consiste nella sopravvivenza dell’io attraverso l’alterità dell’io. E dunque amore significa prepotente desiderio di proteggere, nutrire, riparare, coccolare, accudire, oppure difendere gelosamente. Insomma, anche l’amore, come il desiderio, «è una minaccia per il proprio oggetto. Il desiderio distrugge il proprio oggetto, distruggendo nel processo se stesso; la rete protettiva che l’amore tesse amorevolmente intorno al proprio oggetto amato schiavizza l’oggetto stesso» (p. 16). Con questa analisi della fenomenologia dell’amore, Bauman sembra avanzare la tesi che il tempo attuale, il liquido-moderno, è sfavorevole all’amore, mentre sembra più adatto al desiderio.

Solo apparentemente, però: il desiderio ha, infatti, bisogno di distanza, di tempo da consumare per essere messo in scena e vissuto. Il tempo attuale invece celebra l’istante e la soddisfazione, ottenuta prima ancora di desiderare. La voglia, prende così il posto del desiderio.

preparazione prolungata) ed essere usata una sola volta. Innanzitutto, la sua essenza è quella di potersene disfare senza problemi. Se ritenute scadenti o non di piena soddisfazione le merci possono essere sostituite con altri prodotti che si spera più soddisfacenti […] ma anche se mantengono le promesse, nessuno si aspetta da esse che durino a lungo; dopo tutto, automobili, computer o telefoni cellulari in perfetto stato e ancora funzionanti vengono gettati via senza troppo rammarico nel momento stesso in cui le loro versioni nuove e aggiornate giungono nei negozi e divengono l’ultimo grido. Perché mai le relazioni dovrebbero fare eccezione alla regola?» (pp. 19-20). Tuttavia, si decide ancora di investire nelle relazioni : chi lo fa fa si aspetta prima di tutto sicurezza, «una mano nel momento del bisogno, un sostegno nel dolore, compagnia nella solitudine, soccorso nei guai, consolazione nella sconfitta e plauso nella vittoria» (p. 21). Ma avendo abolito l’eternità nelle relazioni affettive e avendola sostituita con l’idea di un investimento remunerativo (in termini di sicurezza, piuttosto che di interesse monetario), la relazione non dà più ciò che promette: cerchiamo sicurezza da qualcuno che ha il nostro stesso obiettivo ma che, come noi, può decidere in qualunque momento di spostare altrove l’oggetto del suo investimento. Per questo «la relazione amorosa vista come una transazione d’affari non è certo una cura per l’insonnia […] la solitudine genera insicurezza, ma altrettanto sembra fare la relazione sentimentale. In una relazione puoi sentirti altrettanto insicuro di quanto saresti senza di essa, o anche peggio. Cambiano solo i nomi che dai alla tua ansia» (p. 22). viviamo l’amore secondo la cifra del nostro tempo, come un investimento temporaneo che deve essere massimamente remunerativo Quando le persone si sentono insicure , osserva Bauman citando uno psicologo esperto matrimonialista, «tendono a comportarsi in modo non costruttivo, tentando o di compiacere o di controllare o forse addirittura venendo alle mani – tutti sistemi che probabilmente non fanno altro che allontanare la persona amata. Una volta insinuato il tarlo dell’insicurezza, la navigazione non è mai sicura, ragionata, tranquilla. Senza timone, la fragile zattera della relazione ondeggia sui due nefasti scogli su cui tanti rapporti si infrangono: sottomissione totale e potere totale, accettazione supina e prevaricazione arrogante, rinuncia alla propria autonomia e distruzione dell’autonomia del partner. L’infrangersi contro uno qualsiasi di questi scogli farebbe affondare finanche una nave in perfette condizioni e con un equipaggio esperto, figuriamoci una zattera con a bordo un marinaio inesperto che, cresciuto nell’epoca dei pezzi di ricambio, non ha mai imparato l’arte della riparazione. Nessuno dei marinai di oggi perderebbe tempo a riparare la parte danneggiata, ma la sostituirebbe con un’altra identica. Sulla zattera delle relazioni tuttavia non ci sono ricambi disponibili» (pp. 23-24). L’analisi di Bauman prosegue qualche pagina oltre intorno alle cosiddette coppie semi-libere, «questi rivoluzionari delle relazioni che hanno fatto esplodere la bolla soffocante della coppia. Si tratta di coppie nelle quali i due partner preferiscono mantenere i loro appartamenti, conti in banca e cerchia di amici e nelle quali il matrimonio vecchio stile è sostituito da un modello flessibile, part-time di stare insieme. Su questo fenomeno, gli esperti sono divisi: si oscilla da una entusiastica approvazione del modello visto come la realizzazione della “quadratura del cerchio” di un genuino dare e avere senza pagare il pedaggio della perdita di indipendenza, all’accusa di codardia: il rifiuto di affrontare le prove e le difficoltà che la creazione di una coppia stabile comporta» (p. 52).

Dentro e fuori la cassetta degli attrezzi della socialità [secondo capitolo] La tesi che Bauman difende a proposito delle forme contemporanee della sessualità è che, così come la modernità liquida sembra aver sgretolato la relazione sentimentale, così ha anche snaturato la sessualità fino a farla diventare problema , piuttosto che opportunità di piacere e soddisfazione per l’uomo moderno. Come osserva Bauman, «il desiderio sessuale era e resta […] sociale. Esso si protende verso un altro essere umano, eisge la presenza di un altro essere umano e si sforza di forgiare tale presenza in un’unione. Anela l’aggregazione, rende ogni essere umano, per quanto completo e per alti aspetti autosufficiente, incompiuto e monco – a meno che non sia unito a un altro essere umano» [p. 53]. E’ perciò soprattutto a partire da questo capitolo che il sociologo getta una sguardo preoccupato sulle forme della socialità che si esprimono nell’età contemporanea, forme che tradiscono un’incapacità crescente degli individui di uscire da sé e trovare modi gratificanti di aggregazione. Di tale disagio è indice anche la sessualità che «non compendia più l’ideale di piacere e felicità. Non è più mistificato, in senso positivo come estasi e trasgressione, quanto piuttosto, in senso negativo, come causa di oppressione, ineguaglianza, violenza, abuso e infezione letale» [p. 54]. Il sesso sembra diventato il regno non più di Eros, ma del suo vendicativo fratello Anteros, il dio dell’amore respinto. Sotto gli auspici di questa divinità – prosegue Bauman, insistendo nella metafora mitologica – le passioni devono essere messe al bando e il sesso viene proclamato un’azione razionale, calcolata, dettata da regole ferree: il risultato?: «Oggi tutti sono al corrente e nessuno ha la più pallida idea» [p. 54]. L’uomo contemporaneo è orfano di Eros. Proprio per questo, il sesso è medicalizzato e fa si che ci si rivolga sempre più spesso al terapeuta. Ci si cura per le patologie della propria vita sessuale e della propria fecondità. «Oggi la medicina compete con il sesso per la responsabilità sulla “riproduzione”». L’affascinante prospettiva, appena dietro l’angolo – ironizza Bauman – «di scegliere un figlio da un catalogo di attraenti donatori, allo stesso modo in cui i consumatori contemporanei sono abituati a fare ordinativi tramite le aziende di vendita per corrispondenza o le riviste di moda e avere quel figlio scelto da loro nel momento scelto da loro» [p. 56]. un tempo i figli erano un ponte sull’immortalità C’è stato un tempo in cui i figli erano ponti tra mortalità e immortalità, tra la vita dell’individuo orribilmente breve e una durata auspicabilmente infinita della stirpe. Morire senza figli voleva dire non costruire mai più tale ponte. Con la nuova fragilità delle strutture familiari, con l’aspettativa di vita di molte famiglie più breve di quella dei suoi singoli membri, fare un figlio diventa sempre più spesso una questione di scelta – ma di una scelta revocabile – un figlio può essere un ponte verso qualcosa di più durevole. Ma di cosa? Di un rapporto genitore-figlio più stabile di quello della coppia genitoriale? Secondo Bauman i figli oggi «sono prima di ogni altra cosa e più di ogni altra cosa, oggetti di consumo emotivo» [p. 58]. Gli oggetti di consumo soddisfano i bisogni, desideri o capricci del consumatore e

secondo Fromm, e il sesso destinato a rivelarsi frustrante, a causa della separazione dall’amore (ovvero, sottolinea Bauman, da una dedizione intenzionalmente duratura, a tempo indefinito, verso il benessere del partner). Ancora per Fromm, «il sesso può essere solo uno strumento di genuina fusione, anziché essere un’effimera, ingannevole e in ultima analisi autodistruttiva impressione di fusione, grazie alla sua comunione con l’amore. Qualunque capacità di generare unione il sesso possa possedere, deriva dalla sua stretta connessione con l’amore» [p. 63]». «Come a voler anticipare il modello che avrebbe prevalso ai nostri tempi, Erich Fromm tentò di spiegare l’attrattiva del “sesso in quanto tale” (sesso fine a se stesso, sesso praticato separatamente dalle sue funzioni ortodosse), definendo la sua qualità una risposta (fuorviante) all’umanissimo “desiderio di una fusione completa” attraverso una “illusione di unione” [p. 62]. Secondo Bauman, però, «dai tempi di Fromm, l’isolamento del sesso dagli altri regni della vita è progredito più rapidamente che mai» [p. 63]. la merce e il consumo sono il quadro simbolico entro cui viviamo ogni aspetto della nostra vita moderna, come aveva intuito già Marx Per questo ci si attende oggi che il sesso sia autonomo e autosuffciente, che la performance sessuale il più alto grado di perfezione e che arrechi il più alto grado di soddisfazione. Ma in questo modo, esso è diventato paradossalmente sempre più insoddisfacente: non regge al’esame delle alte aspettative ed è esso stesso fonte di frustrazione e ansia. La vittoria del sesso nella «guerra di indipendenza» dalle altre relazioni umane è dunque una vittoria di Pirro. E’ una vittoria nella quale il sesso si presenta come aspirazione alla felicità senza legami, libera da effetti collaterali, una felicità del genere «soddisfatti o rimborsati», ovvero una felicità che è la massima incarnazione della libertà liquido-moderna: una libertà di consumare (dopo quella del “sapiens” siamo all’era dell’ homo consumens ). «La vita del consumatore predilige la leggerezza e la velocità, nonché la novità e la varietà che si spera leggerezza e velocità stimolino e facilitino. Di norma, l’utilizzabilità di un prodotto sura ben più a lungo dell’attrattiva che esercita agli occhi del consumatore. Ma se usato troppo a lungo, il prodotto acquistato ostacola la ricerca di varietà e a ogni successivo utilizzo la vernice della novità si deteriora e si scrosta» [p. 69]. Il matrimonio è la negazione di un uso ottimale delle proprie risorse sessuali in quanto costituisce un patto di esclusiva e di durevolezza della relazione. In questo clima, emergono nuove abitudini e nuovi modi di coniugare l’esclusività della relazione e la massima soddisfazione nella variazione del partner: lo scambismo, la pratica di scambiarsi il partner per una sera, sembra andare per la maggiore nelle grandi metropoli del nord. Esso infatti, sembra avere tutti i vantaggi e nessuno degli svantaggi della nuova relazione liquido-moderna: non è un adulterio (che minerebbe la stabilità della coppia incrinando la fiducia reciproca dei coniugi) poiché i coniugi sono informati e consenzienti dell’azione del partner e la riproducono nel medesimo tempo: il ménage à quatre sembra più efficace del ménage à trois. Sigmund Freud (1856 – 1939) A questo punto la riflessione di Bauman si sofferma sulla definizione del rapporto tra sesso e civiltà di Freud. Come si ricorderà, secondo Freud, sessualità e civiltà, libido e società, sono incompatibili: la civiltà sorge sulle energie sublimate degli uomini che rinunciano a scaricare sulla sessualità la loro energia vitale. Questa lettura freudiana era alla base della critica radicale che lo studioso muoveva alla società moderna,

vista come una società essenzialmente repressiva, i cui luoghi di controllo e dominio sono stati individuati molto più tardi, dagli studiosi degli anni ’70 (tra cui Foucault, Deleuze e Lyotard) nella fabbrica, nella scuola, nel carcere (cioè nelle foucaultiane istituzioni disciplinari). E’ a questo insieme di studi che Bauman fa implicitamente riferimento quando osserva: «dopo l’era in cui l’energia sessuale doveva essere sublimata per tenere in funzione la catena di montaggio della fabbrica di automobili, è giunta l’era in cui c’è stato bisogno che l’energia sessuale venisse nutrita, lasciata libera di scegliere qualsiasi canale di sfogo disponibile e incoraggiata a dilagare, di modo che le automobili che lasciavano la catena di montaggio potessero essere desiderate come oggetti sessuali». « Sembra che il legame tra la sublimazione dell’istinto sessuale e al sua repressione, da Freud ritenuto una condizione indispensabile di qualunque ordinamento sociale regolato, si sia spezzato. La società liquido moderna ha trovato un modo di sfruttare la propensione/disponibilità dell’uomo a sublimare gli istinti sessuali senza ricorrere affatto alla loro repressione. Ciò si è verificato grazie alla progressiva deregolamentazione dei processi di sublimazione che mutano perpetuamente direzione, guidati dalla seduzione degli oggetti del desiderio sessuale in offerta anziché da qualsiasi pressione coercitiva» [p. 80]. La diagnosi di Bauman si accorda su questo punto, con quella dei filosofi post-modernisti quali Deleuze e Lyotard, secondo i quali a partire dalla frattura socio-economica dei primi anni ‘60, staremmo abbandonando le foucaltiane società disciplinari per entrare nelle società di controllo: il postmoderno si qualifica infatti per l’allentamento del controllo-dominio centralizzato a vantaggio di un controllo capillare, reticolare e decentralizzato di cui la rete internet rappresenta la metafora per eccellenza, a cavallo tra l’ onnipresenza della telecamera (il grande fratello, ovvero il massimo controllo del panottico ovunque ) e la moltiplicazione delle possibilità espressive (dunque di libertà) di ognuno. Conclusione [mia] Jacques Lacan (1901 – 1981) Il superamento postmoderno della dinamica edipica di costruzione dell’Io e dell’epoca delle nevrosi (l’epoca di Freud e della psicanalisi), ha aperto l’epoca delle psicosi , in cui gli individui non riescono più a costituirsi come soggetti e non soffrono più dunque, della repressione del desiderio, ma dell’inesistenza del principio di senso della realtà, cioè dell’Io. E’ l’individuo lacaniano del discorso del capitalista, è l’uomo senza inconscio di Recalcati. [Elaborazione dagli atti di un convegno dell’Università di Bergamo] L’espressione «discorso del capitalista» è dello psicanalista Jacques Lacan. La sua tesi è che il fondamento ideologico e culturale del capitalismo sia un discorso dello slegame , della proliferazione della frammentazione e della precarietà della condizione esistenziale e sociale. Egli rovescia l’ipotesi di Max Weber, che trova la genesi spirituale del capitalismo nell’ascetismo protestante, nella rinuncia e nel sacrificio di sé. Il «discorso del capitalista» esalta il godimento a scapito di ogni forma di legame. Il sacrificio di sé tipico dei primi capitalisti, è annullato dall’imperativo del consumismo, inteso come consumo di consumo. Dopo due secoli di incontrastato sviluppo, Lacan intuisce che il capitalismo non è solo uno dei modi più potenti di trasformare la società, da feudale a industriale, da contadina a urbana, da nazionale a globale, ma è un discorso che frantuma le relazioni affettive e solidali. Il «discorso del capitalista», più di ogni altro, impoverisce la complessità del presente e le nostre qualità mentali. Pone dei forti limiti a quell’immaginazione creativa necessaria per interpretare in modo evolutivo