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Analisi e commento poesia Montale, Appunti di Lingue e letterature classiche

Il documento contiene l'analisi e il commento della poesia "Ho sceso dandoti il braccio" di Montale. Utile per un'interrogazione

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 09/07/2021

natalia9817
natalia9817 🇮🇹

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HO SCESO, DANDOTI IL BRACCIO, ALMENO UN MILIONE DI SCALE
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale è una delle liriche tra le più conosciute di Eugenio
Montale, la quale fa parte della raccolta poetica nota come Satura e scritta nel 1967 in onore della moglie
del poeta italiano Drusilla Tanzi. La poesia si articola in due strofe: la prima strofa è composta da sette versi,
mentre la seconda invece è composta da cinque versi.
Il verso utilizzato è un verso di tipo libero e piano. Nel testo poetico Eugenio Montale, effettua un dialogo
con la moglie Drusilla, rivolgendosi a lei in maniera affettuosa. Il poeta ricorda con affetto la vita coniugale,
rievocata in particolare modo dal gesto dello scendere le scale insieme alla moglie. Si tratta di un gesto
quotidiano semplice, ma ricordato da Montale con affetto in quanto un'abitudine della giornata. Viene
riportata l'analisi del testo, delle principali figure retoriche presenti, il commento e la parafrasi.
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
Parafrasi Ho sceso dandoti il braccio: Ho sceso, aiutandoti e facendomi aiutare, moltissime scale ed ora che
tu non ci sei mi sento sempre più solo ed ogni gradino per me è vuoto. Anche vivendo assieme a lungo
tempo, io sono infelice in quanto il tempo passato con te e la nostra vita insieme non sono durati
abbastanza. Il mio viaggio dura tuttora, e non mi servono più le coincidenze dei treni, le prenotazioni degli
alberghi, i viaggi, le umiliazioni della gente che crede che la vita vera sia quella che si vede. Ho sceso
moltissime scale aiutandoti e facendomi aiutare, non perché con quattro occhi si vede di più e meglio. Le ho
scese con te perché sapevo che tra di noi, i veri occhi che vedevano la realtà più profonda, anche se
indeboliti dalla miopia erano i tuoi.
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HO SCESO, DANDOTI IL BRACCIO, ALMENO UN MILIONE DI SCALE

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale è una delle liriche tra le più conosciute di Eugenio Montale, la quale fa parte della raccolta poetica nota come Satura e scritta nel 1967 in onore della moglie del poeta italiano Drusilla Tanzi. La poesia si articola in due strofe: la prima strofa è composta da sette versi, mentre la seconda invece è composta da cinque versi. Il verso utilizzato è un verso di tipo libero e piano. Nel testo poetico Eugenio Montale, effettua un dialogo con la moglie Drusilla, rivolgendosi a lei in maniera affettuosa. Il poeta ricorda con affetto la vita coniugale, rievocata in particolare modo dal gesto dello scendere le scale insieme alla moglie. Si tratta di un gesto quotidiano semplice, ma ricordato da Montale con affetto in quanto un'abitudine della giornata. Viene riportata l'analisi del testo, delle principali figure retoriche presenti, il commento e la parafrasi. Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino. Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio. Il mio dura tuttora, né più mi occorrono le coincidenze, le prenotazioni, le trappole, gli scorni di chi crede che la realtà sia quella che si vede Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio non già perché con quattr’occhi forse si vede di più. Con te le ho scese perché sapevo che di noi due le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le tue. Parafrasi Ho sceso dandoti il braccio: Ho sceso, aiutandoti e facendomi aiutare, moltissime scale ed ora che tu non ci sei mi sento sempre più solo ed ogni gradino per me è vuoto. Anche vivendo assieme a lungo tempo, io sono infelice in quanto il tempo passato con te e la nostra vita insieme non sono durati abbastanza. Il mio viaggio dura tuttora, e non mi servono più le coincidenze dei treni, le prenotazioni degli alberghi, i viaggi, le umiliazioni della gente che crede che la vita vera sia quella che si vede. Ho sceso moltissime scale aiutandoti e facendomi aiutare, non perché con quattro occhi si vede di più e meglio. Le ho scese con te perché sapevo che tra di noi, i veri occhi che vedevano la realtà più profonda, anche se indeboliti dalla miopia erano i tuoi.

Commento di Ho sceso dandoti il braccio: La metafora del viaggio : Il poeta traccia con tenerezza la figura della moglie in una dimensione di quotidianità, ricordandone l'accentuata miopia, il buon senso e la saggezza. Montale offriva alla moglie il braccio per scendere le scale, metaforicamente condivideva con lei le difficoltà quotidiane nel viaggio della vita e ora, rimasto solo, ne sente la mancanza. Previdente ed accorta, era Mosca (il soprannome datole affettuosamente dal marito) a fargli da guida e le sue pupille offuscate erano le uniche a vedere: era lei, cioè, a cogliere con gli occhi dell'anima il senso profondo del reale. La miopia della moglie assume un significato particolare nel momento in cui il poeta sottolinea la propria stanchezza esistenziale: vivendo con lei, egli ha conquistato la capacità di vedere, non teme più gli inganni e gli insuccessi, e ora le preoccupazioni della vita gli, appaiono trappole prive di significato. Attraverso la metafora del viaggio, Montale ribadisce la propria concezione dell'esistenza: la realtà non è quella che si vede con gli occhi e si percepisce con i sensi, fatta di impegni e casualità (coincidenze e prenotazioni), insidie e delusioni (trappole e scorni), ma è qualcosa che va al di là delle apparenze e resta misterioso per l'uomo. Le caratteristiche dello stile : Il lessico. La lingua prosastica e quasi d'uso comune (coincidenze e prenotazioni sono immagini legate alla metafora del viaggio) non è più spigolosa come nei testi giovanili, il registro linguistico è semplice e colloquiale nell'evocare ricordi sollecitati dalle occasioni più disparate. La trama fonica. La semplicità del linguaggio non esclude una sapiente struttura: la bipartizione delle strofe è sottolineata dalla ripresa dello stesso verso con una variante (vv. 1, 8), i versi 5-6-7 sono endecasillabi, le rime (crede/vede, due/tue) legano gli ultimi versi di ogni strofa, le assonanze creano echi fonici tra le parole-chiave (scale/offuscate, viaggio/braccio). Eugenio Montale nacque a Genova nel 1896 da una famiglia di commercianti; nel 1917 fu obbligato a interrompere gli studi tecnici per andare a combattere al fronte nel corso della Prima guerra mondiale. Dal 1927 si stabilì a Firenze,dove prima lavorò presso la casa editrice Bemporad, poi nel Gabinetto letterario - scientifico- filosofico Vieusseux, che diresse per dieci anni. Contrario al regime fascista , fu infatti costretto a lasciare il suo incarico quando espresse apertamente il suo dissenso firmando il Manifesto degli intelletuali antifascisti promosso da Benedetto Croce. Nel 1948 fu assunto come redattore al Corriere della sera e si trasferì a Milano. Nel 1967 fu nominato senatore a vita e nel 1975 ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura. Morì a Milano. La sua opera poetica è incentrata , sin dalle prime raccolte , sui temi fondamentali dell'angoscia esistenziale e del "male di vivere" che attanaglia l'uomo , negandoli un qualunque "senso" dell'esistenza. Benchè sensibile all'influenza di vari autori e movimenti politici del Novecento, Montale rimasesostanzialmente estraneo agli sperimentalismi delle Avanguardie, elaborando una poetica e uno stile del tutto personali. Tra le sue raccolte di poesie ricordiamo Ossi di seppia (1925), Le occasioni , La bufera e altro (1956), Satura, Diario del '71 e del '72, Quaderno di quattro anni.