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Versione tradotta dal latino all'italiano del testo di Livio, Annibale. Testo originale nella colonna a sinistra.
Tipologia: Versioni
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Caloris ac frigoris patientia par; cibi potionisque desiderio naturali, non voluptate modus finitus; vigiliarum somnique nec die nec nocte discriminata tempora; id quod gerendis rebus superesset quieti datum; ea neque molli strato neque silentio accersita; multi saepe militari sagulo opertum humi iacentem inter custodias stationesque militum conspexerunt. Vestitus nihil inter aequales excellens: arma atque equi conspiciebantur. Equitum peditumque idem longe primus erat; princeps in proelium ibat, ultimus conserto proelio excedebat. Has tantas uiri uirtutes ingentia uitia aequabant, inhumana crudelitas, perfidia plus quam Punica, nihil ueri, nihil sancti, nullus deum metus, nullum ius iurandum, nulla religio
La sopportazione del caldo e del freddo(era) pari; la misura del cibo e del bere definita dalla natura non dal piacere,i tempi delle veglie e del sonno distinti non dal giorno dalla notte;molti lo videro spesso mentre giaceva a terra coperto da un mantello militare tra sentinelle e corpi di guardia.Il medesimo era di gran lunga il primo dei cavalieri e dei fanti, per primo andava in battaglia ,per ultimo,entrato in combattimento, se ne andava.Enormi vizi eguagliavano queste tanto grandi virtù dell'uomo:una crudeltà disumana ,una slealtà più che punica,niente si santo nessun timore degli dei nessun giuramento,nessun rispetto.(Livio)