











Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
l documento è completo con il riassunto dettagliato di tutte le slide del nuovo programma di Mario Pesce e tutte le risposte alle domande aperte e alle domande chiuse del paniere. Completo per superare l'esame a pieno voti.
Tipologia: Dispense
1 / 19
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!












Lezione 1) e 2) COSA STUDIA L’ANTROPOLOGIA
Antropologia, dal greco anthropo s ovvero uomo e logos ovvero discorso, dissertazione, studia i fatti umani sotto l'aspetto culturale. L'antropologia, quindi, studia l'uomo nella sua quotidianità. Studia le diverse identità e i tratti culturali degli individui. Agli inizi della discipline, XIX Secolo gli studiosi della materia venivano chiamati antropologi Armchair , ovvero antropologi da poltrona proprio perché non si muovevano dal loro ufficio e aspettavano il resoconto da chi era nelle colonie o viaggiava molto. Ma in questo periodo si aveva un punto di vista razzista che metteva al centro la cultura bianca europea dominante. I primi “antropologi” che si occuparono di elaborare approfondite analisi sugli usi, costumi e pratiche culturali e religiose delle popolazioni furono: Sir. James Frazer (1854-1941) => la magia compare in un momento precedente all'arrivo dell'uomo al concetto di religione Sir. Edward B. Tylo r (1832-1917) => “Primitive culture”(1871): concetto di cultura = conoscenza, credenza, arte, diritto, costume e tutte quelle abitudiniacquisite da un uomo come membro di una società ; concetti intrisi di colonialismo brittanico: superiorità bianca inglese, secondo cui ci sono società sviluppate e società primitive; l’idea di evoluzione delle culture viene traslata all’analisi dalla religione frutto di un continuo e costante sviluppo: parte con l’ANIMISMO (ogni oggetto ha uno spirito), evolvendosi gli uomini hanno sviluppato il culto degli antenati e poi del feticismo ( entità extra-umana, energia per modificare la realtà), poi abbiamo una fase POLITEISTA (società pre-moderna) poi MONOTEISMO (vera civiltà bianca e cristiana.
in qualche modo connesse dalla stessa natura umana e dalle stesse esigenze biologiche e sociali. Tylor ha introdotto il concetto di "evoluzione culturale", suggerendo che le società si evolvono da uno stato primitivo a uno più complesso attraverso un processo di sviluppo e trasformazione culturale. Ha inoltre promosso l'idea di studiare le società e le culture umane in modo comparativo, cercando di identificare i tratti culturali comuni e le differenze tra di esse. In conclusione, il concetto di cultura di Edward Tylor ha avuto un'enorme influenza sulla moderna antropologia culturale, introducendo concetti chiave come l'evoluzione culturale e l'importanza della conoscenza e delle credenze condivise all'interno di una società. Tuttavia, alcune critiche sono state sollevate nei confronti delle sue teorie evoluzionistiche e universaliste, sottolineando la necessità di considerare anche le diversità culturali e le dinamiche di potere all'interno delle società umane.
Lezione 3) CHARLES DARWIN: L'EVOLUZIONE DELLA SPECIE E IL DARWINISMO SOCIALE Jean-Baptiste de Lamarck (1744-1829) svilupperà una teoria, chiamata appunto “Lamarckismo” che individua nella modifica degli organismi attraverso l'adattamento all'ambiente. Lamarck sostiene, anche, che l'uso o il non uso di un arto o organo porta, nelle generazioni successive, ad una indebolimento, o potenziamento se iper utilizzato, e consequenziale sostituzione dell’arto o organo con un altro o al suo mantenimento rafforzato. Georges L. Chretien Cuvier (1769-1832) riteneva, invece, che la terra avesse vissuto nei millenni diverse catastrofi naturali con l'eliminazione di numerose specie e che, quelle sopravvissute, sarebbero quelle che popolano attualmente la terra. La chiama “teoria delle catastrofi naturali”. Charles Robert Darwin (1809-1882) dopo un lavoro ventennale nelle Isole Galapagos pubblica, nel 1859, Il testo: L'origine della Specie. La sua teoria, rivoluzionaria per l'epoca, che si distacca dalla teoria creazionista che indicava le specie viventi, immobili nel tempo. La sua teoria: gli esseri viventi attuali sono il frutto di una lenta mutazione dovuta al caso, all'influenza su di esse dell'ambiente circostante e la loro capacità di adattamento e, di conseguenza, passando parte delle proprie caratteristiche alla propria discendenza. L'evoluzione umana è data dal mutamento del patrimonio genetico, ovvero dal cambiamento del fenotipo (=> caratteristiche morfologiche e funzionali di un organismo) e del genotipo (=>patrimonio ereditario di un individuo). Il massimo esponente del darwinismo sociale è Lewis Henry Morgan (1818-1881). Nel 1877 pubblica: La società antica. Lo studio divide le epoche in Periodi Etnici che si suddividono in: selvaggio, barbaro, civilizzato. Ogni periodo ha dei sottoperiodi: inferiore, intermedio e superiore
Lezione 4) COLONIALISMO E RAZZISMO BIOLOGICO COLONIALISMO=sfruttamento delle nazioni europee (anche Giappone dopo il 1868) sull'Africa, sull'Asia e sulle Americhe. -Già nel 1500 con la cacciata degli ebrei dalla Spagna e la conquista dell'America del Centro America da parte di Hernán Cortés, Francisco Pizarro conquisterà il Sud America e Hernando De Soto e Fernando Vázquez de Coronado il Nord America, si instaura un rapporto di egemonia tra popoli bianchi e europei, che si considerano portatori della sola e unica e vera Civiltà e sola e unica e vera Religione (cattolica) e le popolazioni altre, principalmente in Africa e nelle Americhe.
Lezione 6) IL MANIFESTO DELLA RAZZA ITALIANO E LE LEGGI RAZZIALI DEL 1938 Il manifesto italiano, in risposta alla Germania, redatto e firmato tra gli altri dall'antropologo fisico Lidio Cipriani, denota la politica e il posizionamento dell'Italia nel panorama del razzismo biologico. L'Italia è fieramente razzista, si legge, come a spiegare che le razze esistono, sono una realtà e che la scienza prova l'esistenza delle differenti razze. (la tradizione dice che solo 12 professori universitari su più di 1200 non firmarono)
Lezione 7) 8) e 9) BRONISLAW KASPER MALINOWSKI: LA RICERCA SUL CAMPO Bronislaw Kasper Malinowski nasce nel 1884, si laurea in fisica a Cracovia e dopo si trasferisce in Inghilterra dove approfondisce le teorie antropologiche e grazie al suo maestro William Rivers decise di dover andare sul campo per poter mettere in pratica alcune teorie e metodi. Arriverà a Merbourne, in Australia, nel 1914 per una conferenza e lì, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale resterà bloccato come cittadino polacco e ne approfittò per raggiungere le Isole Trobriand, Melanesia e continuare le sue ricerche. Al suo ritorno pubblicò Argonauti del Pacifico Occidentale nel 1922 dove ha esposto i dettagli del nuovo metodo etnografico:
Lezione 10) IL RITO DEL KULA Il rito del Kula, presente nelle Isole Trobriand, ha caratteristiche simili al Potlatch. Nella ritualità del Kula si scambiano due tipi di beni: i soulava (collane di conchiglie rosse) e i mwali (bracciali di conchiglie bianche). Le prime circolavano nelle canoe sulle isole solo in senso orario, i mwali in senso antiorario. Questo perché gli oggetti potevano essere scambiati solo con un oggetto dell'altro tipo. I bracciali e le collane venivano tenute solo il tempo necessario per poi essere scambiate di nuovo e, in ogni modo, aumentavano il prestigio di chi le possedeva. Lo scambio avveniva attraverso dei cerimoniali, riti, nei quali si raccontavano storie sacre e principalmente il mito di fondazione dell'eroe culturale che attraverso una canoa aveva portato la capacità di viaggiare e di costruire le canoe ai popoli delle isole. Marcell Mauss (1872-1950) rileggerà il Kula utilizzando questo tipo di scambio per elaborare la sua teoria sul dono e sulla reciprocità, considerando il dono come un "fatto sociale totale", il dono va sempre restituito perché rappresenta una modalità operativa di condivisione e di ripetizione nel tempo della condivisione.
specifiche che devono essere studiate e comprese nel loro contesto particolare. Questa prospettiva enfatizza l'importanza della diversità culturale e delle peculiarità locali nella comprensione della storia.
Lezione 13) RITO E MITO – ANGELO BRELICH Angelo Brelich (1913-1977) è stato Ordinario di Storia delle Religioni alla Sapienza di Roma e uno dei maggiori rappresentanti della cosiddetta Scuola Romana di Storia delle Religioni: Brelich, il più geniale del gruppo, ritenendo Dario Sabbatucci il più prolifico, Raffaele Pettazzoni il fondatore e Gilberto Mazzoleni un etno-storico delle religioni con studi e con ricerche sul campo, il mito fonda la realtà e il rito la attualizza. La storia sacra crede che il mondo come lo conosciamo è stato creato da una divinità. I miti possono essere di creazione del primo uomo, cosmogonici, del primo Re o dell’antenato mitico, di creazione degli animali. il Trickster, è un figura interessante nelle storie sacre, studiato anche da Sigmund Freud e Carl Gustav Jung, un “creatore per giocare”, un truffatore che può anche essere truffato, nè buono nè cattivo. Il rito attualizza la realtà perché se gli esseri umani vogliono che il mondo continui a esistere e gli uomini a vivere c'è bisogno di un “dispositivo cultuale”. Il rito può essere di passaggio, antropomaico, propiziatorio, di sacrificio. Il rito, ancora è formato da fasi o passaggi, di solito riprendono numericamente le ore del giorno quindi possono essere dodici o ventiquattro. Ogni fase è dedicata ad una divinità. Nel rito riconosciamo sempre uno spazio sacro. C'è un operatore rituale e per la buona riuscita deve essere sempre fatto allo stesso modo. Solo l’etnologia moderna (a cominciare da B. Malinowski [...]) ha gettato piena luce sul fatto che per la giusta comprensione dei miti è indispensabile conoscere i precisi dettagli delle istituzioni, dei costumi e, in generale, la civiltà dei singoli popoli che li raccontano. Il mito, di solito, ha varianti, e ciò non dipende soltanto dal fatto che nella trasmissione orale un racconto non può conservarsi sempre esattamente uguale, ma anche perché sia i diversi narratori, sia l’unico narratore nelle diverse occasioni del racconto vi apportano modifiche ritenute opportune. Il mito, dunque, non spiega, per un bisogno intellettuale, le cose [...] ma le fonda, conferendo loro valore
Lezione 14) I RITI DI PASSAGGIO ARNOLD VAN GENNEP Arnold Van Gennep nasce a Ludwigsburg nel 1873 e morì a Bourg-la-Reinenel 1957. Nel 1909 pubblica “ I riti di passaggio ”. Lo studioso di origine belga ritiene che i riti di passaggio si formino di tre fasi: la prima è il distacco o separazione (riti preliminari), dalla comunità di appartenenza, dallo stato sociale di partenza o da una condizione propria (esempio dalla condizione di nubile o celibe) per poi stazionare, nella seconda fase, sulla “soglia”, limen o margine (riti liminari), né di qua, né di là. In una sorta di limbo, questa è la fase più importante. A questo punto l'attore sociale decide se superare la soglia/margine oppure restare dove si trova. Se la supera si verifica la terza fase: aggregazione o ri-aggregazione (riti postliminari) a seconda del rito di passaggio. Gli uomini vivono continuamente dei riti di passaggio, ovvero per tutta la loro vita “entreranno” e “usciranno” dalle “stanze” di questa “casa” superando delle “soglie” o limiti o limen e quindi superando lo stato di liminalità per poi, entrare in un'altra stanza. Nel 1920 analizza il grande valore simbolico e formale dei riti nella sua opera: Lo stato attuale del problema totemico e ritiene che le società cosiddette primitive, che conoscono il totemismo, siano capaci di classificare la realtà a modo proprio, con capacità proprie. I suoi studi lo portano ad investigare le tradizioni popolari e nel 1937 pubblica il testo: Manuel de folklore francais contemporain.
Lezione 15) MARGARET MEAD E L'INFANZIA A SAMOA Margaret Mead (1901-1978), allieva di Franz Boas, cominciò a fare ricerca a Samoa tra il 1926 e il 1927. Nel 1928 scrive L’adolescenza a Samoa, dove racconta che i modelli educativi samoani portavano ad un alto grado di socializzazione e che portassero le ragazze ad avere meno traumi rispetto alle statunitense, questa differenza dipendeva secondo lei dall’inesistenza di modelli capitalistici e cosumistici e dalla mancanza di alternative di scelta. Margaret Mead, e a Ruth Benedict (1887-1948) e Franz Boas, contribuiscono al concetto di "Relativismo Culturale". Questa categoria rappresenta un altro passo in avanti, dopo quello di Malinowski con la ricerca sul campo (etnografia e osservazione partecipante) e quella di Clifford Geertz con la descrizione densa e il circolo ermeneutico, e comprendere i fenomeni culturali nella loro interezza e particolarità.
Lezione 16) CULTURA E IDENTITÀ: NOI E GLI ALTRI RUTH BENEDICT E I MODELLI DI CULTURA La Cultura incide sia sul modo di “vedere le cose” che sul comportamento di ciascuno. La cultura si cristallizza quindi in simboli, concetti e parole che vengono condivisi in una società (un fenomeno definito interazionismo simbolico) e attraverso i quali una società prende consapevolezza di se. Grazie a questo “codice” di parole e immagini ciascun individuo all’interno di un dato contesto sociale prende coscienza sia della realtà in cui è immerso sia di se stesso. La cultura svolge perciò una funzione fondamentale nella definizione della propria identità. Ruth Benedict (1887-1948) è una delle grandi antropologhe che con Margaret Mead e Mary Douglas hanno aggiunto diverse nuove teorie allo studio della cultura e della società. Allieva di Franz Boas, e amica e collega di Margaret Mead, si interessò principalmente della disgregazione culturale nei Nativi Americani. Nel suo importante studio, Modelli di Cultura (1934), porta avanti una metodologia mista tra antropologia e scienze psicologiche. Nel suo lavoro porta avanti la tesi che in ogni società, e quindi in ogni cultura, sono presenti uno o più modelli.
L’analisi degli anni 70’ ha condotto alla convinzione che il genere è una costruzione culturale e il transgender rientra in questa decostruzione. I trans non appartengono ad un genere definito, maschio o femmina, quindi la loro presenza è un elemento di disturbo nel gruppo sociale: la discriminazione è totale. L’individuo trans è portatore di uno stigma sociale che la società gli attribuisce in relazione alle categorizzazioni che gli vengono assegnate dai membri della società che si definiscono normali. Nel 1974 fu coniato il termine "disforia di genere" per definire una categoria di persone che mostrano un rifiuto del proprio sesso anatomico ed anagrafico. Nel 1980 il transessualismo venne inquadrato tra i disturbi psicosessuali (DSM III) e nel 1994 (DSM IV) viene creato il capitolo dei "Disturbi sessuali e dell’identità di genere" che comprende: le disfunzioni sessuali, le parafilie ed i disturbi dell’identità di genere (GID)
Lezione 23) ARJUN APPADURAI ANTROPOLOGO POST-COLONIALE E IL NUOVO CONCETTO DI CULTURA Arjun Appadura i nasce a Bombay il 4 febbraio del 1949. È un antropologo di origine indiana (India), di religione musulmana, ha studiato in Inghilterra e attualmente vive e insegna all'Università di New York. Famoso per gli studi post-coloniali. Sistematizza 5 panorami culturali:
Lezione 24) DISCORSO INTORNO ALLE CASTE IN INDIA Come sostenuto da diversi autori, “per capire gli indiani prima devi capire l’India.” Il tema principale del lavoro di Dumont sulle caste è la comprensione della gerarchia. Nella società Indiana sono i due estremi: i sacerdoti, da una parte, e gli intoccabili, dall’altra, funzionali e opposti nei concetti di puro/impuro. Il costrutto della teoria dumountiana sul complesso sistema gerarchico delle caste si fonda sulla differenziazione, potremmo dire per Dumont irrinunciabile, tra status sociale e religioso, da una parte, e potere politico ed economico dall’altra.. La gerarchia (scala religiosa) culmina nel brahmano, o sacerdote che consacra il potere del re, vi è qui una dictomia, una dipendenza specifica. Tra i due la dipendenza degli strati sociali subalterni che nella loro incapacità di accedere al potere, o alla purificazione, danno vita ad una distinzione gerarchica e quindi alle caste fortemente correlate tra loro e socialmente interdipendenti.
Lezione 25) e 26) e 27) OLIVIER DE SARDAN LA POLITICA DEL CAMPO Jean-Pierre Olivier de Sardan nasce l'11 luglio del 1941 a Linguadoca, Francia Meridionale, ed è uno massimi esperti dell'antropologia dello sviluppo. Nel suo saggio: La politique du terrain. Sur la production des données en anthropologie sistematizza le metodologie della ricerca sul campo. Per indagine empirica intendiamo una approccio teorico, metodologico ed epistemologico-teoretico che vede il ricercatore “scendere” sul campo e raccogliere dati, qualitativi e, attraverso questi e sulla base dell'esperienza, far emergere i fatti sociali. Afferma che sociologi, antropologi e psicologi possono concordare tra loro. L’antropologo deve essere il più possibile in simbiosi con i soggetti della ricerca, nei loro luoghi, nei momenti della vita quotidiana, durante le loro feste. Bisogna imparare sul campo a “perdere tempo”, a maneggiare i “codici locali di comportamento come i saluti, la cortesia e saper parlare e stare zitti quando serve”, i “codici linguistici, i “codici prossemici” ( significa padroneggiare come gli “altri” considerano lo spazio e come lo vedono e interagiscono), i “codici cinesici o cinestetici” (significa comprendere che i movimenti di un individuo o di un gruppo seguono regole precise e culturalmente istituzionalizzate) e a mettere in conto i “malintesi” che possono sorgere. In questo modo si sviluppano due categorie essenziali per continuare la ricerca: la fiducia nei confronti dell'antropologo e l'abitudine a vederlo ed ad averlo presente nella propria quotidianità. Impregnarsi, come sostiene l'antropologo veneto Leonardo Piasere significa essere, usando una parola in dialetto veneto, imbombegà (impregnato) significa assorbire una buona parte dell'altro e, in un certo senso cambiare se stessi, e si resta “segnati”. La raccolta dati si combina di varie tecniche, una di queste è la tecnica intervista: i colloqui formali e informali. Il colloquio può essere la consulenza o racconto (o entrambi). Nel colloquio cerchiamo: di far emergere i fatti sociali; raccogliamo “sequenze di vita”; evitare fattori di disturbo; di non interrompere il flusso narrativo della persona che abbiamo di fronte e se abbiamo domande o dubbi le ricordiamo o le segniamo sul nostro taccuino e poi, in un secondo momento, riprendiamo quello che vogliamo sapere; di non usare parole come: “non si è spiegato bene”, oppure “lei ha torto su questo argomento”, ma cercare di essere diplomatico per avere una comprensione del fatto sociale; di capire quando il nostro interlocutore va “fuori tema” perché quel deviare da un tipo di argomento, può voler dire aver toccato un qualcosa di profondo, starà al ricercatore capire e sapere come andare in profondità e intravedere “nuove piste” di ricerca. Un altro modo per reperire informazioni sulla ricerca che stiamo conducendo sono le fonti scritte. Un esempio per il raccordo dei dati raccolti è: Lo Studio di Caso. Esso rappresenta un tipo di ricerca e di analisi di un fenomeno sociale, appunto un caso, circoscritto nello spazio e nel tempo, intorno ad una situazione particolare. Un momento importante dell'analisi è la Triangolazione dei dati. Le informazioni, come sostiene Olivier da Sardan che siano esse etnografiche che giudiziarie, devono avere dei riscontri, si incrociano le notizie. Si può arrivare a definire un gruppo di interlocutori: “Gruppo Strategico”, ovvero un insieme di persone che su un tipo di argomento hanno le stesse idee e le stesse posizioni. A questi si aggiungono i “Gruppi Invisibili o Esterni” ovvero coloro i quali hanno un punto di vista non coinvolto nel problema ma sempre utili a comprendere le questioni “Marginali” del fenomeno. Fino a che ad un certo punto i nostri dati sono “Saturi” ovvero si raggiunge la saturazione delle informazioni che vuol dire che non abbiamo nuovi dati ma si raccolgono sempre gli stessi dati. Dopodichè abbiamo la “Presenza Finale dei Dati”.
Lezione 28) 29) e 30) LA RICERCA SUL CAMPO E GEORGE E. MARCUS George E. Marcus è un antropologo americano di formazione filosofica e storica. I suoi studi sul campo e la sua teorizzazione di nuove forme metodologiche hanno permesso all'antropologia americana, e a quella mondiale, di fare passi avanti dopo un periodo di stasi dovuto da una riflessione profonda sulla disciplina negli anni '70 e ’80. Il suo apporto, con altri antropologi come Marcus Fisher e James Clifford, dirige la disciplina antropologica moderna verso quella che chiamiamo la propensione Dialogica dell’antropologia. Marcus indirizza la sue ricerche etnografiche, fin dagli anni '80, su due direttrici di ricerca nel sistema globale e della politica economica capitalista: una ricerca su un solo sito, o campo, diretta a far emergere i metodi di resistenza e adattamento dei soggetti studiati elaborando analisi che facessero emergere i “ritratti sociali” degli individui. La seconda direttrice prende in esame non un solo campo o luogo e mette in relazioni “oggetti, identità, significati culturali in uno spazio-tempo più ampio.” È una etnografia mobile (Etnografia Multisituata) che mette in relazione vari siti e vari campi per sviluppare associazioni e collegamenti tra di loro e alle trasformazioni delle produzioni culturali.
La novità metodologica dell'etnografia contemporanea è l'accento che poniamo sull'Etica, l'Impegno e l'Attivismo. La nuova forma di etnografia può portare a quelle che George Marcus chiama Ansie Metodologiche:
Lezione 31) ANTROPOLOGIA MUSEALE: LA QUESTIONE DELLA REPATRIATION Antropologia museale: collezioni etnografiche (Roma, Firenze, Napoli, Bologna, Torino). Rimpatrio dei resti (dei musei) alle popolazioni di origine => dibattito aperto => documento sulla questione della richiesta presentata dal governo australiano di restituzione dei resti scheletrici umani provenienti dal territorio australiano conservati nei musei di antropologia ed etnologia del museo di storia naturale dell’università di Firenze. Antropologi culturali: comprendere i loro punti di vista Antropologi fisici: patrimonio comune, i beni culturali sono coperti dalla legge italiana (Pinna: Italia paese colonizzatore in quel territorio).
Lezione 32)
Lezione 33) ANTROPOLOGIA E ETICA DELLA RICERCA SOCIALE: INCONTRO CON L’ALTRO, IL DIVERSO E L’UGUALE
Lezione 34) 35) e 36) MIGRAZIONI E DIASPORA La prima fase vede l'uso classico del termine, di solito in maiuscolo, come Diaspora e usato solo al singolare, era principalmente limitato allo studio dell’esperienza ebraica. La diaspora greca ha fatto un'apparizione fuori scena. Escludendo alcuni riferimenti casuali precedenti, degli anni '60 e '70 il significato classico è stato sistematicamente esteso, diventando più comune come descrizione della dispersione di africani, armeni e irlandesi. Nella seconda fase, negli anni '80 e in poi, William Safran, in particolare sosteneva che la diaspora si poteva spiegare come “a metaphoric designation” "una Struttura Metaforica” - che designa un qualcosa di metaforico, che si rivolge a diversi simboli, riti e visioni del mondo per descrivere espatriati, espulsi, rifugiati politici, immigrati, minoranze etiche. La terza fase, dalla metà degli anni '90, è stata contrassegnata da una marcata critica sociale ai teorici della "seconda fase”. I teorici della terza fase sono stati influenzati dalle letture postmoderne cercando di decostruire e scomporre i due principali elementi costitutivi che delimitano l'idea diasporica, vale a dire "patria" e "Comunità etnica / religiosa". Nel mondo postmoderno, le identità sono diventate deterritorializzate, costruite, ricostruite e decostruite in modo flessibile e situazionale; di conseguenza il concetto di diaspora ha vissuto un complesso sistema di riordino, radicale, in risposta a questa complessità. Alla fine del secolo scorso è iniziata l'attuale fase di consolidamento. Le critiche sociali sono state viste come un mezzo per mettere in pericolo e svuotare la nozione di diaspora e di limitare molto il suo potere analitico e descrittivo. William Safran fa un elenco delle principali caratteristiche della diaspora. I membri di una "comunità di minoranze espatriate" condividono diverse delle seguenti caratteristiche:
Lezione 46) ANTROPOLOGIA MUSEALE E RESTITUZIONE Il rito del Potlatch è un momento fondamentale per le culture dell’America del Nord e, soprattutto, per i Nativi Americani Kwakiult. Il rito, formato da parole, movimento e oggetti rappresenta un momento centrale della comunità. Nel 1921, presso Village Island, di fronte all’Isola di Vancouver, si organizza un Potlatch molto ricco e che durerà per quasi una settimana e vedrà la partecipazione di diverse centinaia di persone. Al termine l’agente per gli Indiani, William Halliday, sequestra gli oggetti rituali e li espone come se fossero di sua proprietà in una sala del villaggio, a pagamento. Nel 1951 con la modifica dell’Indian Act, e la consequenziale riaffermazione della possibilità di poter praticare il Potlatch, la Nazione Kuakiutl chiede la restituzione degli oggetti sottratti nel 1921. Passo fondamentale è il New Museum Act, dove viene sancito il principio di restituzione per gli oggetti sottratti in modo fraudolento e che porta ad un lento ma inesorabile processo legislativo e burocratico di restituzione degli oggetti del Potlatch. Tutto questo porta, nel 1972, al rimpatrio (repatriation) degli oggetti.
Lezione 49) VICTOR TURNER E IL DRAMMA SOCIALE Victor Turner cercò di capire gli aspetti processuali della vita sociale di alcune popolazioni ed in particolare del gruppo Ndembu (Nord Rhodesia oggi Zambia). Il punto centrale della sua analisi sociale è il concetto di: dramma sociale. Per Victor Turner un dramma sociale “si manifesta innanzitutto come rottura di una norma, come infrazione di una regola della morale, della legge, del costume o dell’etichetta in qualche circostanza pubblica. Una volta comparsa, può difficilmente essere cancellata. In ogni caso, essa produce una crisi crescente, una frattura o una svolta importante nelle relazioni fra i membri di un campo sociale, in cui la pace apparente si tramuta in aperto conflitto e gli antagonismi latenti si fanno visibili. Si prende partito, si formano fazioni, e a meno che il conflitto non possa essere rapidamente confinato in una zona limitata dell’interazione sociale, la rottura ha la tendenza a espandersi e a diffondersi fino a coincidere con qualche divisione fondamentale nel più vasto insieme delle relazioni sociali rilevanti, cui appartengono le fazioni in conflitto” (Turner, 1986: 131). Il dramma sociale, un momento di crisi o di svolta, compare in un gruppo umano quando la conservazione della tradizione è messa in discussione da forze endogene o esogene oppure, nelle società cosiddette complesse si instaura un contrasto o un cambiamento nella struttura della società, che porta ad una contrapposizione tra una forma consolidata ed una antistruttura. SCUOLA DI CHICAGO: L'antropologia americana scopre il metodo qualitativo e l'impegno nel tessuto urbano nel primo ventennio del secolo scorso grazie all'Università di Chicago e ai suoi esponenti. Uno dei fondatori della scuola, Robert Park, pensava che l'analisi e la ricerca antropologica fosse fondamentale per comprendere la vita nelle città e capire le forme di esclusione e diversità nelle periferie. La ricerca sul campo in campo urbano diventa un modo per entrare in contatto con diversi contesti, diversi luoghi e diverse storie di vita delle persone. L'analisi sociale si spostò su questioni attinenti alla vita delle persone nelle città come il depauperamento delle relazioni sociali, l'inizio della lotta di classe, l'aumento della divisione del lavoro e l'aumento dell'urbanizzazione. Altra questione, studiata dai rappresentati di questa scuola, è la migrazione. SCUOLA DI MANCHESTER: A Manchester, alla metà del XX Secolo, nel dipartimento di antropologia sociale si sviluppa e prende piede un movimento intellettuale che porterà il suo fondatore, Max Gluckman, e gli altri esponenti, ricordiamo Victor Turner e Frederik Barth, a teorizzare un metodo di indagine sociale. Il punto focale, il conflitto sociale, è alla base dell'interpretazione, anche in chiave marxista, dei fatti sociali. Le tematiche che vengono portate avanti sono sempre inerenti alla struttura sociale e alla anti-struttura, alla città e ai sistemi politici intesi come organizzazione complessa.
Lezione 50) L’ANTROPOLOGIA AMERICANA Con James Clifford le scienze antropologiche entrano in una nuova fase di studi e analisi, la condizione postmoderna e decostruzionista. Alla base del concetto di cultura vi è il lavoro dello studioso. Il museo diventa non un semplice luogo, ma un agente privilegiato del patrimonio materiale e immateriale, luogo non di semplice consultazione di materiale, ma terreno che crea relazioni tra persone, comunità, capace di tessere scambi e interazioni. I musei diventano appunto “zone di contatto”. Marshal Sahlins Studioso americano, rimane influenzato da antropologi francesi come Balandier e Lévi-Strauss, ma soprattutto da Geertz. Per lo studioso vi è una correlazione stretta tra gli eventi e azioni delle persone, dettate e interpretate dai propri modelli culturali. Questi modelli subiscono una forte frattura, o una mutazione nel tempo a causa di specifici fattori, facendo modificare ed evolvere una cultura. In particolare nei suoi lavori presso le popolazioni polinesiane studia come i rapporti, relazioni, interazioni e scambi con i colonizzatori abbiano prodotto dei mutamenti nelle culture native. I cosiddetti “selvaggi” producono il minimo necessario, essenziale per il proprio sostentamento, non si vive per produrre ma, al contrario, si produce per vivere e consumare. Arrivati alla fabbricazione del necessario, la produzione si esaurisce. Sostiene Sahlian che invece che società povere, le culture primitive sono società della abbondanza. L'economia diventa per lo studioso americano non un tratto del comportamento ma una categoria culturale.
Lezione 51) Peter Berger e Tomas Luckman sono stati due sociologi, ma anche filosofi e teologi. Il loro saggio più importante è “la realtà come costruzione sociale”. Il mondo sociale è una costruzione creata dagli scienziati sociali, filosofi e sociologi, ma anche dai romanzieri; perciò, ci troviamo di fronte a una realtà prodotta e concepita da studiosi. La realtà è perciò condivisa, non costruita secondo la propria volontà, è una produzione collettiva e amplifica la propria forza attraverso la condivisione, dunque una costruzione, per cui la società è un prodotto umano e non esiste senza l'uomo, ma l'essere umano consegue la propria identità all'interno di essa, e senza la società l'agente sociale non esisterebbe. Questo avviene attraverso tre momenti che costituiscono il fondamento della vita sociale: l'esteriorizzazione ovvero la costruzione del mondo sociale attraverso il proprio agire creando realtà sociali (amicizie-attività lavorative); l'oggettivazione è il modo di percepire la vita come realtà ordinata; l'interiorizzazione è la socializzazione, interiorizzando norme e valori sociali. Tutto questo avviene attraverso i segni linguistici, rinchiudendo gli agenti sociali in modelli delimitati dalla società di appartenenza. Anche in questo lavoro si riprendono le esperienze della “realtà come costruzione sociale”, ma portando il discorso sociologico a un punto di spiegazione che descrive i turbamenti e la confusione dell'agente sociale derivante da una crisi: la perdita di senso. La perdita di significato, dovuta alla scomparsa o attenuazione dei valori, come la religione, o di singole esperienze, come la dissoluzione della famiglia, pone il soggetto a un bivio. Il senso che dava origine alla sua condotta vacilla, perciò cerca riserve di senso personali oppure condivise coi membri del gruppo. Se neanche questo lo porta a un sollievo, allora l'uomo sprofonda in uno sconvolgimento personale che lo pone fuori dalla realtà e perciò dalla società. La modernità diventa il contesto sociale per un disagio collettivo, che si lega con la modernizzazione. Non c'è scampo a questi disagi, le trasformazioni della produttività e l'avvento del capitalismo hanno trasformato radicalmente la condizione umana. I mass media e i mezzi telematici cercano di tranquillizzare sulla pluralità, ma molti si sentono disorientati, definendo e ridefinendo le proprie abitudini. È in questa ottica che il pluralismo moderno ha indebolito le istituzioni religiose, ma la via di uscita è per Berger e Luckman ancorarsi alle istituzioni sociali (chiesa, famiglia, governo). Queste istituzioni hanno subito una grave crisi, allora l'altro rimedio indicato dai due autori è quello solidaristico orizzontale, intermedie tra il soggetto e le istituzioni, il loro compito formare delle piccole strutture dotate di senso per aiutare il soggetto, delle vere e proprie “istituzioni intermedie”.
Lezione 53) RITO JUJU
Lezione 54) MAMI WATA L’iconografia di Mami Wata è interesante: è un'entità per metà donna dalla pelle bianca e dai capelli lisci e per l'altra metà, la parte dalla cintola in giù, una sirena. Conclude la sua immagine trasformativa e rielaboratavi un serpente intorno al collo, quasi una collana che le cinge le spalle. Potremmo ipotizzare che le sue fattezze, più simili ad una idea di bianchezza, sia una forma di risposta culturalmente formata e mista a tratti culturali propri, e mediati dal contatto con il colonialismo Occidentale, allo shock dell'arrivo degli europei. Un'entità, che troviamo anche denominata mommy water o con altre accezioni linguistiche pidgin, è riscontrabile in un'ampia area che va dall'attuale Repubblica Democratica del Congo, la Nigeria, il Benin, il Togo, il Camerun, il Ghana fino al Mali passando per la Suriname (ex Guyana olandese).
Lezione 55) MARC AUGè: I NON LUOGHI La surmodernità, o sovramodernità, è intesa come una modernità dove diverse forme di eccessi, di realtà dilatata e sovrabbondante si ergono a baluardo del superamento del post modernismo e delinea, con tratti profondi, una diversa umanità che vive la velocità del reale, vista con l'eccesso di tempo, l'eccesso di spazio e l'eccesso di ego. ? Significa che aver un eccesso di tempo ha effetto nella vita dando poco senso alle relazioni, ai fatti, alle notizie e agli eventi proprio per la loro sovrabbondanza; l'eccesso di spazio indica la possibilità di spostarsi in modo più veloce e nei luoghi più disparati; l'eccesso di ego identifica l'individualità delle persone e, quindi, la relativa perdita della “voglia” di comunità degli attori sociali. Questi eccessi portano ad una vita frenetica e ad una disgregazione della vita come la conosciamo e al concetto di luogo. Marc Augé si interroga proprio su questo e descrive, in senso antropologico, come si può definire un luogo. Per l'antropologo francese il luogo ha tre caratteristiche: è identitario, relazionale e storico. Identitario significa che un certo luogo ritrae per un individuo, gruppo o comunità una rappresentazione reale dell'identità di chi lo abita, lo vive, lo utilizza. Un luogo relazionale rappresenta le connessioni e le comunicazioni tra gli individui, la reciprocità tra individuo e gruppo e, anche la profonda appartenenza al luogo fortemente vissuto. Storico è il forte senso con il passato che ha una persona, le sue radici, le sue tradizioni, i ricordi, il vissuto e la capacità di vivere i luoghi attraverso la loro conoscenza profonda. i nonluoghi per eccellenza: i supermercati, gli aeroporti, le stazioni ferroviarie, i centri commerciali, i fast-food, i metrò. Sono luoghi adibiti a un tipo di relazione a “tempo determinato”
Lezione 56) 57) 58) 59) COVID-
Lezione 60)CONCETTO DI SOGLIA
Lezione 61) I BENI IMMATERIALI
Lezione 62) 63) ANTROPOLOGIA DEL CIBO
Lezione 64) 65) BOAS E LA FOTOGRAFIA Franz Boas durante la sua carriera di ricercatore e antropologo culturale ha utilizzato diversi metodi etnografici, uno di questo è il metodo visuale, di tipo statico, ovvero la fotografia. Nel 1886 inizia una esplorazione che darà vita a una prima ricerca, con la produzione di diverso materiale fotografico, nella costa Nord Ovest, tra Canada e Stati Uniti. Alla fine della mostra, come in precedenza, Franza Boas riporta parte delle copie fotografiche ai soggetti che ha fotografato e le dona alla comunità. Ma la ricerca che probabilmente possiamo definire la più importante, in questo suo momento storico come ricercatore e attivista per i diritti dei Nativi Americani, è quando nel 1894 iniziare un campo prolungato e intensivo, sinonimo di ricerca etnografica, a Fort Rupert, nella British Columbia nel nord dell’isola di Vancouver, presso un gruppo di nativi Kwakiutl. Il corpus principale del materiale di etnografia visuale e, quindi, di lastre fotografiche e poi di stampe su carta già all’epoca dell’antenata di quella che diverrà la casa più importante per rullini fotografici, Kodak, sono delle cerimonie e del rito di iniziazione denominato: Hamatsa. Durante le sessioni fotografiche Boas nota che le persone sono piuttosto irretite, e a volte spaventate, da un oggetto, la macchina fotografica, che sembrava piuttosto un’arma che un arnese di ricerca. Si sono ripresi:
La sala da tè è di solito una stanza, secondo la tradizione, della grandezza di quattro tatami e mezzo o quella più rustica e semplice due tatami. Al centro della stanza è presente una apertura per mettere il bollitore, kama, e fa riscaldare l’acqua e, nel suo fondo si mette una pietra per fa gorgogliare l’acqua. Sul bollitore si mette, sempre con gesti misurati e precisi, il mestolo di bambù, hishaku, per prendere sia l’acqua fredda che quella calda. Nel momento in cui l’acqua bolle il maestro di tè porta a se il chasen, il frullino di bambù per mescolare il tè verde, maccha, in polvere con l’acqua e creare la miscela. Per prendere il maccha, il maestro del tè, usa il chashaku, un piccolo cucchiaino di bambù, prendendo il tè dal Natsume, il contenitore del tè. La cerimonia termina con la restituzione della tazza e dal silenzio. Parte integrante della stanza da tè sono altri oggetti che simbolicamente rappresentano l’impermanenza, una estetica del vuoto e una rappresentazione della bellezza giapponese: l’ikebana e i rotoli in stile sumi-e. L’ikebana, ovvero l’arte di disporre i fiori, è un approccio che permette una modalità in cui la natura e il proprio io entrano in contatto,la parte più importante è data all’asimmetria e ai vuoti e ai pieni. Il sumi-e è un tipo di pittura su rotoli, non un tipo di stampa come quelle dell’ukiyo-e, letteralmente pittura con inchiostro nero. È una forma di pittura che, grazie a pennelli di diversa trama e grandezza, produce diverse sfumature dal nero profondo al grigio appena visibile
Lez 76) Raku L’imperfezione perfetta A metà del XVI Secolo, in Giappone, c’è l’incontro tra il maestro di tè Sen No Rikyu e un ceramista, originario della Corea: Tanaka Chojiro (1516 – 1592). Il padre di quest’ultimo, arrivò dalla penisola coreana e portò nel paese nipponico la tecnica cinese delle ceramiche di tipo sancai, ovvero a tre colori. Il figlio dopo anni di studio e l’incontro con il maestro Sen no Rikyu mise in atto un tipo di produzione di ceramiche, definite raku L’argilla viene modellata a mano, poi messa in una fornace e poi cotta più volte. Per dare una diversificazione delle superfici si possono aggiungere degli ingobbi, ovvero un tipo di argilla con l’aggiunta, ad esempio, di minerali di ferro, che la rende rossa, e fatta colare sull’oggetto in argilla, la tazza raku ad esempio, oppure degli smalti di vari colori o la vetriatura che ossidandosi danno diverse sfumature e, anche, delle vere e proprie colature sulla tazza rendono ognuna diversa da un’altra. Si aggiungono anche degli ossidi, tipo di stagno o di altro metallo e dai sali, ovvero metalli perché i sali nella scala degli elementi sono considerati metalli, come nitrati, come nitrati d’argento, e cloruri. Tra i diversi colori delle tazze la più ambita dai collezionisti, e dai praticanti della cerimoni, è la raku di colore nero proprio perché, durante il cha no yu, massimizza e esalta il colore del matcha, di colore verde Sono asimmetriche, in alcune parti quasi rozze, per certi versi grandi, senza manici e con parti di ossidazione o invetriatura che cola dall’alto al basso
Lez 77) Giapponismo e stile occidentale in Giappone Il Giapponismo è un tema ricorrente e, alcune volte celato, nell’arte moderna Occidentale del XIX Secolo. L’idea di fondo è quella dell’appropriazioni di alcuni temi e stili dell’arte dei rotoli orientali in generale, giapponesi in particolare. La pittura, come la scultura, con modelli e maniere Occidentali era una cosa nuova per il Giappone. Un esempio di pittura “nuova” è la realizzazione di quadri, fino ad ora per il Giappone, come per tutto l’Oriente, si parlava di rotoli o orizzontali o verticali, come quello di Harada Naojirō (1863 – 1899). Il pittore che studiò in Europa iniziò a utilizzare la pittura in stile Occidentale con stilemi e modelli propri della sua cultura. Il giapponismo riprende, invece, temi cari alla cultura del Sol Levante, o modalità di costruzione dell’immagine e li inserisce nelle pitture dando nuova forma e linfa vitale alla struttura dell’atto creativo. È l’idea dell’esotico, che da James Cook e forse anche da molto prima, comincia a essere parte dell’immaginario dell’Europa. Il cosiddetto buon selvaggio che si vede, si copia e si considera sempre un passo indietro.
Lez 78) Il kimono
Lez 79) 01. Il Museo Lombroso: le sale e le storie
Lez 80) Il Tatuaggio: segno culturale La parola tatuaggio deriva, probabilmente, dalla parola polinesiana tatau traslitterata in inglese tattoo. Il termine riprende il suono onomatopeico degli strumenti per il tatuaggio in Polinesia In Giappone gli arnesi per il tatuaggio tradizionale, Irezumi, sono diverse aste di legno, con diversi tipi di aghi per grandezza e spessore, sull’apice della stessa. L’arte del tatuaggio giapponese, nel paese de Sol Levante, è stata sviluppata nel tempo con dei veri e propri maestri, come per l’arte della calligrafia o della forgiatura delle katana, ovvero le spade, e i dettami sono passati da una generazione alla successiva con il massimo riservo e con insegnamenti segreti conosciuti solo dal maestro che passerà solamente all’allievo più bravo scelto come successore. E come succede della dinamicità delle identità e delle culture, poi, nella storia sociale nipponica il tatuaggio diviene marchio distintivo dei membri della Yakuza, la mafia giapponese. In Europa la tradizione del tatuaggio, trasportata come consuetudine anche dai viaggi di James Cook descritti nei suoi diari del 1781, ha avuto una diffusione principalmente tra marinai e detenuti. Europa non può non considerare i prodomi di tale arte già tra gli antichi egizi o tra gli antichi romani ma è tra il XIX e il XX Secolo che si diffuse in modo più ampio. In sintesi, se vogliamo fare un’ultima analisi del tatuaggio, oggi, possiamo dire che il concetto di moda ha sostituito, in larga parte e in Europa, la ritualità e il valore sociale dell’atto.
Lez 81) 82) IL Totem del Museo Nazionale Etnografico Preistorico “Luigi Pigorini” Il Museo Pigorini, con sede a Roma nella zona dell’E.U.R., Esposizione Universale di Roma, è uno dei più importanti musei di antropologia culturale e fisica in Italia e, possiamo dire al mondo. Nei suoi magazzini sono conservati decine di migliaia di oggetti tra produzione della cultura materiale dei cinque continenti e reperti dell’evoluzione fisica umana. Il primo Totem, che incontriamo, anche se alla fine del percorso degli oggetti, in mostra, nella Sezione Africa è il “Feticcio Nero”. È alto quasi un metro ed è un feticcio per la magia bianca. Lo sappiamo perché poco distante, in un’altra teca, c’è ne un altro con una cintura di mascelle umane e, quindi, ascrivibile alla magia nera. Gli occhi sono in avorio e vetro specchiato, ha dei chiodi di ferro conficcati per tutto il corpo a indicare le istanze dei fedeli nella richiesta di un supporto e una conchiglia come ciondolo, che in Africa veniva utilizzata
come moneta o come rappresentazione simbolica della fertilità. Ma quello che rende un unicum il feticcio nero è la barba in terra cruda. Il secondo soggetto che vorrei portare alla vostra attenzione è il Totem della sezione permanente cha nella sale è di fronte alla sezione Africa, ovvero L’idolo Taìno della mostra che ci descrive l’America. Il viso, infatti, è la parte finale di un corno di rinoceronte e nelle Americhe, hanno sciolto il mistero della provenienza e della datazione. Altro aspetto interessante dell’Idolo è il suo essere “bifronte” ovvero duale. Se si fa un giro di 180 gradi e si guarda alle spalle c’è un altro soggetto che racconta la cosmogonia della popolazione.
Lez 83) Le Saliere “portoghesi” africane Nelle collezioni permanenti del Museo Pigorini, sempre nella sezione Africa, sono presenti diversi oggetti in avorio, alcuni ad uso e consumo delle popolazioni che li hanno costruiti, altri come per esempio un olifante da battaglia per uso Occidentale L’avorio ha sempre acceso la fantasia occidentale e durante il XV e il XVI Secolo con i viaggi delle missioni commerciali ed evangelizzatrici europee si cominciarono ad aprire diversi tipi di commerci. Uno di questi, oltre agli olifanti citati poco sopra, sono le saliere richiesta da committenti portoghesi che cominciarono ad arrivare nelle corti di tutta Europa.
Lez 84) La statuaria Buddhista L’arte buddhista è una delle manifestazioni della cultura umana che più si adatta, a nostro modo di vedere, al concetto di sincretismo. Per sincretismo consideriamo la capacità di una cultura si acquisire parte dei tratti culturali di un’altra e, nel mélange che si attua, diventa poi impossibile intravedere dove inizia una e dove finisce l’altra. È una sovrapposizione di “pezzi di realtà e memoria” che permettono ad entrambe un arricchimento e, ovviamente, in caso di conquista, di far sopravvivere quella dominata. È il caso della sopravvivenza della religione Yoruba e Bantu, che ha avuto origine nella zona dell’attuale Congo e della Nigeria, durante lo schiavismo iniziato nel XVI Secolo in Africa. Si è praticato un connubio tra religione tradizionale e inculturazione cattolica forzata. Entrambe sono “sopravvissute” trasformandosi nel Candomblé brasiliano e nella Santeria cubana. La statuaria buddista che ha forti connotazioni sincretiche è l’arte del Gandhara, regione che oggi si trova tra il Pakistan del Nord e l’Afghanistan Orientale. Le figure scolpite o dipinte, mantengono le regole che seguono le figure del Buddha: seduto nella posizione del loto, sdraiato su un fianco o in piedi fermo, ma i tratti del viso e degli occhi hanno poco a che fare con i tratti orientali.
Lez 85) La Via delle Maschere In antropologia, la maschera è un tratto della cultura materiale e un prodotto delle società che si riconoscono in una cosmogonia, in un mito, in una storia sacra. Va detto, in realtà, che la categoria maschera è un “oggetto” strutturalmente diverso da cultura a cultura. Al tempo dell’antica Roma le maschere coprivano completamente il volto, con una apertura per la bocca, abbastanza grande, per poter emettere in modo elevato la voce. In seguito, in Italia, le maschere, pensate a Pulcinella e Arlecchino, coprono la parte superiore del volto e di solito sono di pelle, e lasciano la parte inferiore libera per la micro-mimica facciale e le espressioni sviluppate dalla bocca. Ma, le maschere europee non hanno una relazione con un mondo extra-umano, nel resto del mondo, invece, si ha questa correlazione. Tra i Kwakiutl, studiati da Boas, le maschere sono rappresentazioni di esseri mitici, animali sacri, totemici o clanici, sono molto importanti e fondamentali durante i riti e le celebrazioni centrali per la comunità. Sono di solito di legno, con pigmenti multicolore e sono la stilizzazione e concettualizzazione del mondo magico-cultuale, per dirla con le parole di Ernesto de Martino, con un uso essenzialmente rituale.
Lez 86) VESTIRE IL SACRO Quello che sappiamo è che gli abiti e i gioielli donati alle sacre statue diventano, nel corso dei secoli a partire dal 1600 una consuetudine prima delle classi agiate e nobiliari, e poi, tra il XIX e XX Secolo una prerogativa della classe borghese e popolare.
Lez 87) La comunità sikh della zona di Roma
Lez 88) MODA E APPROCCIO MIMETICO Nella prospettiva di analizzare ed approfondire le questioni inerenti alla moda e al suo sguardo antropologico è utile seguire due direttrici. La prima è nella categoria di mimesi, importante per capire in profondità le connessioni tra moda e cultura. La seconda direttrice è quello di un caso di studio, gli hooligans inglesi degli anni ’70 dello scorso secolo.
Lez 89) LE WAX AFRICANE Se pensiamo all’Africa poche volte vengono in mente i tessuti e soprattutto i tessuti chiamati wax. Le pezze di stoffa vengono realizzate attraverso la ripetizione di un disegno stampato, che ha sempre un significato e alcune volte conosciuto solo nella zona di produzione, con una tecnica che utilizza cera e altri materiali che da un negativo riproduce un positivo sulla trama e, per questo, vengono chiamate wax-print. Ogni colore, immagine, simbolo sia geometrico o stilizzato e ripreso dal mondo naturale o figure riprese anche dal mondo industriale o commerciale viene correlato a simboli che si trasformano in significanti.
Lez 90) Architettura e Antropologia Bauhaus Il movimento architettonico e filosofico del Bauhaus che dal 1919, a Weimar, fino all’ascesa di Hitler e del nazismo in Germania diede la rotta alle avanguardie in relazione al costruire, al come realizzare e alla funzione di ciò che si era creato. In pochi anni il movimento Bauhaus divenne un faro per le avanguardie e per i movimenti artistici e architettonici che vedevano nell’innovazione, nelle nuove forme e nei nuovi materiali il punto si svolta della modernità. Ma è la costruzione della sede di Dessau, della scuola del Bauhaus progettato nel 1925 e realizzato nel 1926, che darà vita e forza alla ricerca ma, soprattutto all’insegnamento delle nuove discipline
Lez 91) L’architettura e il design di Gio Ponti Gio Ponti (1891 – 1979) è stato architetto e designer ma, soprattutto, intellettuale e curioso esploratore delle forme. Il suo essere anche poeta, scrittore e, per alcuni anni, direttore di diverse riviste di settore, ha aperto fortemente i suoi orizzonti e, per molti, è stato l’antenato mitico o l’eroe culturale, per dirla con le parole dell’antropologia, del design italiano.
Lez 92) Le antropologie sonore di Fabrizio “Faber” De André
Lez 93) L’etnologia sonora di viaggio Di Franco Battiato e Vinicio Capossela