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Antropologia e Antropologia della moda (Mario Pesce) - MATERIALE PER SUPERARE L'ESAME, Dispense di Antropologia

l documento è completo con il riassunto dettagliato di tutte le slide del nuovo programma di Mario Pesce e tutte le risposte alle domande aperte e alle domande chiuse del paniere. Completo per superare l'esame a pieno voti.

Tipologia: Dispense

2024/2025

In vendita dal 10/03/2025

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PREPARAZIONE ESAME: ANTROPOLOGIA E ANTROPOLOGIA DELLA MODA
Lezione 1) e 2) COSA STUDIA LANTROPOLOGIA
Antropologia, dal greco anthropos ovvero uomo e logos ovvero discorso, dissertazione, studia i fatti umani sotto l'aspetto culturale.
L'antropologia, quindi, studia l'uomo nella sua quotidianità. Studia le diverse identità e i tratti culturali degli individui.
Agli inizi della discipline, XIX Secolo gli studiosi della materia venivano chiamati antropologi Armchair, ovvero antropologi da poltrona
proprio perché non si muovevano dal loro ufficio e aspettavano il resoconto da chi era nelle colonie o viaggiava molto. Ma in questo
periodo si aveva un punto di vista razzista che metteva al centro la cultura bianca europea dominante.
I primi “antropologi” che si occuparono di elaborare approfondite analisi sugli usi, costumi e pratiche culturali e religiose delle
popolazioni furono:
Sir. James Frazer (1854-1941) => la magia compare in un momento precedente all'arrivo dell'uomo al concetto di religione
Sir. Edward B. Tylor (1832-1917) => “Primitive culture”(1871): concetto di cultura = conoscenza, credenza, arte, diritto, costume e tutte
quelle abitudiniacquisite da un uomo come membro di una società ; concetti intrisi di colonialismo brittanico: superiorità bianca
inglese, secondo cui ci sono società sviluppate e società primitive; l’idea di evoluzione delle culture viene traslata all’analisi dalla
religione frutto di un continuo e costante sviluppo: parte con l’ANIMISMO (ogni oggetto ha uno spirito), evolvendosi gli uomini hanno
sviluppato il culto degli antenati e poi del feticismo ( entità extra-umana, energia per modificare la realtà), poi abbiamo una fase
POLITEISTA (società pre-moderna) poi MONOTEISMO (vera civiltà bianca e cristiana.
01. L'antropologia studia l'uomo sotto quale aspetto: culturale
02. Nell'Ottocento gli antropologi come venivano chiamati? Antropologi da poltrona
03. James Frazer ritiene Che la magia utilizzata dai selvaggi sia la prova della loro inferiorità
04. Jean de Levy studiò la popolazione Tupi
05. Il punto di vista nelle relazioni di evangelizzatori, soldati e commercianti era Quello dell'uomo bianco che si riteneva superiore
06. Con “Armchiar” identifichiamo Gli antropologi da “poltrona”
07. Le informazioni inviate agli antropologi alla fine dell'Ottocento da commercianti, evangelizzatori e soldati che limite aveva? Il limite
era la perdita dell'oggettività perché era presenta già il punto di vista di chi scriveva
08. L'animale culturale è Quello che studia l'antropologia culturale
09. Cosa cercavano i demologi dalla cultura contadina? La ricerca di autenticità
10. Antropologia significa Studio sull'uomo
11. La ricerca antropologica italiana fino agli anni Settanta si è occupata principalmente Della cultura contadina
12. Commentare il racconto del cittadino americano medio Il racconto sottolinea quanto la vita di ogni giorno sia permeata di oggetti e
tradizioni provenienti da diverse culture e epoche. Ci fa riflettere su quanto la nostra esistenza sia interconnessa con il passato e con le
diverse culture del mondo, e su come queste influenze si riflettano anche nel modo in cui ci vestiamo e ci comportiamo
quotidianamente. Ci invita a riflettere sull'importanza di conoscere la storia e l'origine di ciò che ci circonda, per comprendere appieno
il mondo in cui viviamo.
13. Esporre il pensiero di James Frazer James Frazer era un antropologo britannico che è conosciuto per il suo lavoro pionieristico nel
campo della antropologia culturale e delle religioni comparate. Frazer è principalmente conosciuto per il suo libro "Il ramo d'oro", in cui
esplora le origini e lo sviluppo di credenze e pratiche religiose in diverse culture. Il pensiero di Frazer si basa sull'idea che le credenze e
le pratiche religiose delle società umane sono frutto di una progressione evolutiva, partendo da forme più primitive e magiche per poi
evolvere verso forme più complesse e simboliche. Frazer sostiene che molte credenze e pratiche religiose hanno le loro radici in
pratiche magiche finalizzate a controllare e manipolare la natura per ottenere benefici pratici. In generale, il pensiero di James Frazer ha
contribuito in modo significativo alla comprensione delle basi culturali e evolutive delle religioni umane, e ha influenzato diversi campi
di studio nel corso del XX secolo.
14. Cosa studia l'antropologia L'antropologia (dal greco anthropos ovvero uomo e logos ovvero discorso) studia l'essere umano in tutti i
suoi aspetti, sia biologici che culturali. Questa disciplina si occupa dell'evoluzione umana, delle diverse culture presenti nel mondo,
delle strutture sociali, delle pratiche rituali e delle credenze delle varie società umane. L'antropologia si avvale di diversi metodi di
ricerca, tra cui l'osservazione partecipante, l'intervista etnografica, l'analisi dei reperti archeologici e l'analisi delle relazioni sociali.
01. L'antropologia cerca di rendere la propria esperienza del mondo: relativa
02. Il concetto di cultura di Edward Tylor è Scritto da occidentali per occidentali. Intriso di colonialismo britannico
03. Per Tylor le popolazioni erano passate per tre fasi Selvaggi, barbari e civili
04. Per tylor il primo tipo di forma religiosa è L'animismo
05. Nel 1871 Edward Tylor scrive Primitive Culture
06. Commentare il concetto di cultura di Edward Tylor Edward Tylor, antropologo britannico del XIX secolo, è considerato uno dei
fondatori della moderna antropologia culturale. Il suo concetto di cultura è stato influenzato dalle teorie dell'evoluzione e del
darwinismo sociale. Per Tylor, la cultura è un insieme di conoscenze, credenze, arte, morale, diritto, costumi e ogni altra capacità
acquisita dall'uomo come membro della società. Secondo Tylor, la cultura è universale e si evolve nel tempo attraverso un processo di
adattamento all'ambiente e di trasmissione di conoscenze attraverso le generazioni. Inoltre, credeva che tutte le culture umane fossero
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PREPARAZIONE ESAME: ANTROPOLOGIA E ANTROPOLOGIA DELLA MODA

Lezione 1) e 2) COSA STUDIA L’ANTROPOLOGIA

Antropologia, dal greco anthropo s ovvero uomo e logos ovvero discorso, dissertazione, studia i fatti umani sotto l'aspetto culturale. L'antropologia, quindi, studia l'uomo nella sua quotidianità. Studia le diverse identità e i tratti culturali degli individui. Agli inizi della discipline, XIX Secolo gli studiosi della materia venivano chiamati antropologi Armchair , ovvero antropologi da poltrona proprio perché non si muovevano dal loro ufficio e aspettavano il resoconto da chi era nelle colonie o viaggiava molto. Ma in questo periodo si aveva un punto di vista razzista che metteva al centro la cultura bianca europea dominante. I primi “antropologi” che si occuparono di elaborare approfondite analisi sugli usi, costumi e pratiche culturali e religiose delle popolazioni furono: Sir. James Frazer (1854-1941) => la magia compare in un momento precedente all'arrivo dell'uomo al concetto di religione Sir. Edward B. Tylo r (1832-1917) => “Primitive culture”(1871): concetto di cultura = conoscenza, credenza, arte, diritto, costume e tutte quelle abitudiniacquisite da un uomo come membro di una società ; concetti intrisi di colonialismo brittanico: superiorità bianca inglese, secondo cui ci sono società sviluppate e società primitive; l’idea di evoluzione delle culture viene traslata all’analisi dalla religione frutto di un continuo e costante sviluppo: parte con l’ANIMISMO (ogni oggetto ha uno spirito), evolvendosi gli uomini hanno sviluppato il culto degli antenati e poi del feticismo ( entità extra-umana, energia per modificare la realtà), poi abbiamo una fase POLITEISTA (società pre-moderna) poi MONOTEISMO (vera civiltà bianca e cristiana.

  1. L'antropologia studia l'uomo sotto quale aspetto: culturale
  2. Nell'Ottocento gli antropologi come venivano chiamati? Antropologi da poltrona
    1. James Frazer ritiene Che la magia utilizzata dai selvaggi sia la prova della loro inferiorità
  3. Jean de Levy studiò la popolazione Tupi
    1. Il punto di vista nelle relazioni di evangelizzatori, soldati e commercianti era Quello dell'uomo bianco che si riteneva superiore
  4. Con “Armchiar” identifichiamo Gli antropologi da “poltrona”
  5. Le informazioni inviate agli antropologi alla fine dell'Ottocento da commercianti, evangelizzatori e soldati che limite aveva? Il limite era la perdita dell'oggettività perché era presenta già il punto di vista di chi scriveva
  6. L'animale culturale è Quello che studia l'antropologia culturale
  7. Cosa cercavano i demologi dalla cultura contadina? La ricerca di autenticità
  8. Antropologia significa Studio sull'uomo
  9. La ricerca antropologica italiana fino agli anni Settanta si è occupata principalmente Della cultura contadina
  10. Commentare il racconto del cittadino americano medio Il racconto sottolinea quanto la vita di ogni giorno sia permeata di oggetti e tradizioni provenienti da diverse culture e epoche. Ci fa riflettere su quanto la nostra esistenza sia interconnessa con il passato e con le diverse culture del mondo, e su come queste influenze si riflettano anche nel modo in cui ci vestiamo e ci comportiamo quotidianamente. Ci invita a riflettere sull'importanza di conoscere la storia e l'origine di ciò che ci circonda, per comprendere appieno il mondo in cui viviamo.
  11. Esporre il pensiero di James Frazer James Frazer era un antropologo britannico che è conosciuto per il suo lavoro pionieristico nel campo della antropologia culturale e delle religioni comparate. Frazer è principalmente conosciuto per il suo libro "Il ramo d'oro", in cui esplora le origini e lo sviluppo di credenze e pratiche religiose in diverse culture. Il pensiero di Frazer si basa sull'idea che le credenze e le pratiche religiose delle società umane sono frutto di una progressione evolutiva, partendo da forme più primitive e magiche per poi evolvere verso forme più complesse e simboliche. Frazer sostiene che molte credenze e pratiche religiose hanno le loro radici in pratiche magiche finalizzate a controllare e manipolare la natura per ottenere benefici pratici. In generale, il pensiero di James Frazer ha contribuito in modo significativo alla comprensione delle basi culturali e evolutive delle religioni umane, e ha influenzato diversi campi di studio nel corso del XX secolo.
  12. Cosa studia l'antropologia L'antropologia (dal greco anthropos ovvero uomo e logos ovvero discorso) studia l'essere umano in tutti i suoi aspetti, sia biologici che culturali. Questa disciplina si occupa dell'evoluzione umana, delle diverse culture presenti nel mondo, delle strutture sociali, delle pratiche rituali e delle credenze delle varie società umane. L'antropologia si avvale di diversi metodi di ricerca, tra cui l'osservazione partecipante, l'intervista etnografica, l'analisi dei reperti archeologici e l'analisi delle relazioni sociali.
  13. L'antropologia cerca di rendere la propria esperienza del mondo: relativa
  14. Il concetto di cultura di Edward Tylor è Scritto da occidentali per occidentali. Intriso di colonialismo britannico
  15. Per Tylor le popolazioni erano passate per tre fasi Selvaggi, barbari e civili
  16. Per tylor il primo tipo di forma religiosa è L'animismo
  17. Nel 1871 Edward Tylor scrive Primitive Culture
  18. Commentare il concetto di cultura di Edward Tylor Edward Tylor, antropologo britannico del XIX secolo, è considerato uno dei fondatori della moderna antropologia culturale. Il suo concetto di cultura è stato influenzato dalle teorie dell'evoluzione e del darwinismo sociale. Per Tylor, la cultura è un insieme di conoscenze, credenze, arte, morale, diritto, costumi e ogni altra capacità acquisita dall'uomo come membro della società. Secondo Tylor, la cultura è universale e si evolve nel tempo attraverso un processo di adattamento all'ambiente e di trasmissione di conoscenze attraverso le generazioni. Inoltre, credeva che tutte le culture umane fossero

in qualche modo connesse dalla stessa natura umana e dalle stesse esigenze biologiche e sociali. Tylor ha introdotto il concetto di "evoluzione culturale", suggerendo che le società si evolvono da uno stato primitivo a uno più complesso attraverso un processo di sviluppo e trasformazione culturale. Ha inoltre promosso l'idea di studiare le società e le culture umane in modo comparativo, cercando di identificare i tratti culturali comuni e le differenze tra di esse. In conclusione, il concetto di cultura di Edward Tylor ha avuto un'enorme influenza sulla moderna antropologia culturale, introducendo concetti chiave come l'evoluzione culturale e l'importanza della conoscenza e delle credenze condivise all'interno di una società. Tuttavia, alcune critiche sono state sollevate nei confronti delle sue teorie evoluzionistiche e universaliste, sottolineando la necessità di considerare anche le diversità culturali e le dinamiche di potere all'interno delle società umane.

  1. Esporre il pensiero di Edward Tylor Edward Tylor, antropologo britannico del XIX secolo, è considerato uno dei padri fondatori dell'antropologia. Nel suo lavoro più importante, "La cultura primitiva" (1871), Tylor sosteneva che la cultura umana era caratterizzata da una progressione evolutiva dalla semplicità alla complessità. Secondo Tylor, le società primitive erano dominate da credenze e pratiche religiose che considerava "primitive", come il totemismo e la magia, che attribuivano poteri soprannaturali agli oggetti naturali. Tylor credeva che queste credenze fossero il risultato di una fase primitiva dell'evoluzione umana, in cui l'uomo cercava di spiegare il mondo che lo circondava. Tylor ha anche introdotto il concetto di cultura come un sistema di conoscenze, credenze, pratiche, valori e norme che vengono trasmessi da una generazione all'altra. Secondo lui, la cultura era il risultato dell'evoluzione umana e dei processi di adattamento all'ambiente naturale. In sintesi, il pensiero di Edward Tylor ha contribuito a gettare le basi per lo studio scientifico della cultura umana e per l'evoluzione della disciplina antropologica.

Lezione 3) CHARLES DARWIN: L'EVOLUZIONE DELLA SPECIE E IL DARWINISMO SOCIALE Jean-Baptiste de Lamarck (1744-1829) svilupperà una teoria, chiamata appunto “Lamarckismo” che individua nella modifica degli organismi attraverso l'adattamento all'ambiente. Lamarck sostiene, anche, che l'uso o il non uso di un arto o organo porta, nelle generazioni successive, ad una indebolimento, o potenziamento se iper utilizzato, e consequenziale sostituzione dell’arto o organo con un altro o al suo mantenimento rafforzato. Georges L. Chretien Cuvier (1769-1832) riteneva, invece, che la terra avesse vissuto nei millenni diverse catastrofi naturali con l'eliminazione di numerose specie e che, quelle sopravvissute, sarebbero quelle che popolano attualmente la terra. La chiama “teoria delle catastrofi naturali”. Charles Robert Darwin (1809-1882) dopo un lavoro ventennale nelle Isole Galapagos pubblica, nel 1859, Il testo: L'origine della Specie. La sua teoria, rivoluzionaria per l'epoca, che si distacca dalla teoria creazionista che indicava le specie viventi, immobili nel tempo. La sua teoria: gli esseri viventi attuali sono il frutto di una lenta mutazione dovuta al caso, all'influenza su di esse dell'ambiente circostante e la loro capacità di adattamento e, di conseguenza, passando parte delle proprie caratteristiche alla propria discendenza. L'evoluzione umana è data dal mutamento del patrimonio genetico, ovvero dal cambiamento del fenotipo (=> caratteristiche morfologiche e funzionali di un organismo) e del genotipo (=>patrimonio ereditario di un individuo). Il massimo esponente del darwinismo sociale è Lewis Henry Morgan (1818-1881). Nel 1877 pubblica: La società antica. Lo studio divide le epoche in Periodi Etnici che si suddividono in: selvaggio, barbaro, civilizzato. Ogni periodo ha dei sottoperiodi: inferiore, intermedio e superiore

  1. Henry Morgan divide i tre periodi etnici in Inferiore-Medio-Superiore
  2. Chretien Cuvier pensava che L'evoluzione fosse dovuta a delle catastrofi naturali
  3. Per Darwin gli esseri viventi attuali sono Il frutto dell'adattamento
  4. Il pensiero di Darwin sarà stravolto dalla corrente chiamata Darwinismo sociale
  5. Il Darwinismo sociale riteneva Che nell'evoluzione delle diverse specie, compresa quella umana, la più forte vinceva
  6. Il maggio esponente del Darwinismo sociale è Henry Morgan
  7. Henry Morgan divide le società in Tre periodi etnici: Selvaggio-Barbaro-Civilizzato
  8. Parlare del pensiero di Charles Darwin Il pensiero di Charles Darwin ha rivoluzionato la nostra comprensione dell'evoluzione e della diversità della vita sulla Terra. Egli è noto per aver proposto la teoria dell'evoluzione per selezione naturale, che postula che le specie si evolvono nel corso del tempo attraverso la variabilità genetica e la selezione naturale. Darwin ha osservato che le specie si adattano all'ambiente in cui vivono e che le variazioni genetiche che conferiscono vantaggi adattivi vengono trasmesse alle generazioni future. Questo processo porta alla diversificazione delle specie e alla comparsa di nuove forme di vita. La teoria dell'evoluzione di Darwin ha avuto un impatto profondo su molte discipline scientifiche, tra cui la biologia, l'antropologia e la psicologia. Il pensiero di Darwin ha anche portato a una maggiore comprensione della vita sulla Terra e della sua diversità, dimostrando che tutte le forme di vita sono collegate da un antenato comune. La sua teoria ha anche sollevato importanti questioni etiche e filosofiche sulla natura dell'uomo, il suo posto nella natura e il ruolo dell'evoluzione nella nostra comprensione del mondo. In sintesi, il pensiero di Charles Darwin ha avuto un impatto duraturo sulla scienza e sulla nostra comprensione del mondo naturale, aprendo nuove prospettive sulla vita, la diversità e l'evoluzione delle specie.
  9. Quale era il pensiero dei predecessori di Darwin I predecessori di Darwin, come Georges-Louis Leclerc de Buffon, Jean-Baptiste Lamarck e Charles Lyell, avevano diverse teorie sull'evoluzione che influenzarono il pensiero di Darwin. Buffon e Lamarck sostenevano che gli organismi si trasformavano nel corso del tempo attraverso l'uso e il disuso degli organi e l'ereditarietà degli acquisti acquisiti. Lyell, d'altra parte, aveva proposto che la Terra era molto più antica di quanto si pensasse e che i processi geologici che vediamo oggi hanno causato gradualmente i cambiamenti nel mondo naturale. Queste idee hanno fornito a Darwin una base su cui costruire la sua teoria dell'evoluzione per selezione naturale. Darwin ha integrato concetti come la variabilità all'interno delle popolazioni, la lotta per l'esistenza e l'adattamento all'ambiente per spiegare come le specie si evolvano nel corso del tempo. I suoi predecessori hanno contribuito a plasmare il suo pensiero e a fornire le basi per la sua rivoluzionaria teoria dell'evoluzione.
  10. Cosa è il Darwinismo sociale?Il Darwinismo sociale è una teoria che applica il concetto di selezione naturale di Charles Darwin alla società umana. Secondo questa teoria, le persone e le società si evolvono attraverso la competizione per risorse limitate e la sopravvivenza del più adatto. Ciò significa che coloro che sono considerati più "forti", "intelligenti" o "adatti" sono destinati a prosperare, mentre coloro che sono considerati più deboli o meno adatti sono destinati al fallimento. Tuttavia, il Darwinismo sociale è ampiamente criticato poiché si presta ad essere utilizzato per giustificare l'ineguaglianza, la discriminazione e l'oppressione.

Lezione 4) COLONIALISMO E RAZZISMO BIOLOGICO COLONIALISMO=sfruttamento delle nazioni europee (anche Giappone dopo il 1868) sull'Africa, sull'Asia e sulle Americhe. -Già nel 1500 con la cacciata degli ebrei dalla Spagna e la conquista dell'America del Centro America da parte di Hernán Cortés, Francisco Pizarro conquisterà il Sud America e Hernando De Soto e Fernando Vázquez de Coronado il Nord America, si instaura un rapporto di egemonia tra popoli bianchi e europei, che si considerano portatori della sola e unica e vera Civiltà e sola e unica e vera Religione (cattolica) e le popolazioni altre, principalmente in Africa e nelle Americhe.

  1. L'atavismo è L'idea che una persona si comportasse in un certo modo perché derivato da comportamenti che esistevano in lontanissimi antenati
  2. Cesare Lombroso e l'antropologia criminale Cesare Lombroso è stato uno dei primi criminologi a utilizzare metodi scientifici per studiare il comportamento criminale. È considerato il fondatore dell'antropologia criminale, una disciplina che studia le caratteristiche fisiche e psicologiche dei criminali al fine di identificare correlazioni tra determinate caratteristiche e comportamenti criminali. Lombroso credeva che i criminali fossero degenerati fisicamente e mentalmente rispetto alla normale popolazione, e che fossero caratterizzati da tratti atavici che richiamavano al primitivismo umano. Attraverso le sue ricerche, Lombroso identificò una serie di caratteristiche fisiche comuni tra i criminali, come cranii di forma particolare, orecchie a sventola, labbra carnose e mani anomale. La teoria di Lombroso sull'atavismo criminale non è stata accettata universalmente dagli studiosi successivi, ma ha comunque avuto un impatto significativo sullo sviluppo della criminologia come disciplina scientifica. Le sue teorie sono state criticate per il loro determinismo biologico e per il rischio di stereotipi e discriminazione nei confronti di determinati gruppi di persone. Nonostante le critiche, l'opera di Cesare Lombroso ha contribuito a promuovere l'approccio scientifico allo studio del crimine e a stimolare la ricerca su fattori biologici e psicologici che possono influenzare il comportamento criminale.

Lezione 6) IL MANIFESTO DELLA RAZZA ITALIANO E LE LEGGI RAZZIALI DEL 1938 Il manifesto italiano, in risposta alla Germania, redatto e firmato tra gli altri dall'antropologo fisico Lidio Cipriani, denota la politica e il posizionamento dell'Italia nel panorama del razzismo biologico. L'Italia è fieramente razzista, si legge, come a spiegare che le razze esistono, sono una realtà e che la scienza prova l'esistenza delle differenti razze. (la tradizione dice che solo 12 professori universitari su più di 1200 non firmarono)

  1. La razzializzazione è La rappresentazione delle differenze tra i gruppi umani come derivanti da fattori biologici
  2. Il Italia non presero la tessera del Partito Fascista 12 docenti su oltre 1000, questa è la versine tradizionale
  3. Il Manifesto della Razza viene pubblicato Il 5 agosto 1938 sulla rivista: La difesa della razza
  4. L'articolo 1 del Manifesto della razza inizia col sostenere che Le razze umane esistono
  5. Il Manifesto della razza sostiene che Bisogna essere fieramente razzisti
  6. Commentare il Manifesto della Razza Il Manifesto della Razza, pubblicato nel 1938 dal regime fascista italiano, è un documento razzista e discriminatorio che cerca di giustificare la superiorità della razza italiana e la necessità di mantenere la purezza etnica del popolo italiano. Questo manifesto promuove l'idea che la razza italiana sia superiore alle altre, attribuendo caratteristiche positive e virtù morali agli italiani e demonizzando gli individui di altre etnie. Il Manifesto della Razza è stato uno strumento di propaganda utilizzato per giustificare politiche razziste e discriminatorie nel periodo fascista italiano, che hanno portato all'adozione di leggi discriminatorie contro gli ebrei e altre minoranze etniche. Commentare questo manifesto significa denunciare la sua ideologia razzista e discriminatoria, sottolineando quanto sia pericoloso attribuire superiorità o inferiorità a determinate razze e etnie. È importante riconoscere e combattere il razzismo in ogni sua forma, per garantire l'uguaglianza e il rispetto per tutti gli individui, indipendentemente dalla propria origine etnica.

Lezione 7) 8) e 9) BRONISLAW KASPER MALINOWSKI: LA RICERCA SUL CAMPO Bronislaw Kasper Malinowski nasce nel 1884, si laurea in fisica a Cracovia e dopo si trasferisce in Inghilterra dove approfondisce le teorie antropologiche e grazie al suo maestro William Rivers decise di dover andare sul campo per poter mettere in pratica alcune teorie e metodi. Arriverà a Merbourne, in Australia, nel 1914 per una conferenza e lì, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale resterà bloccato come cittadino polacco e ne approfittò per raggiungere le Isole Trobriand, Melanesia e continuare le sue ricerche. Al suo ritorno pubblicò Argonauti del Pacifico Occidentale nel 1922 dove ha esposto i dettagli del nuovo metodo etnografico:

  • Un campo prolungato nel luogo della ricerca. Questo significa vivere a contatto con gli oggetti studiati essere, così, pronto a raccogliere le storie sacre, i racconti, i metodi di costruzione, ma anche i pettegolezzi, i litigi
  • L’osservazione partecipante. Significa far sì che anche il più diffidente dei nativi si fidi di te; significa entrare a far parte del gruppo e osservare partecipando, ovvero stando a contatto e rendendo empatico il proprio rapporto con l'altro
  • La scrittura continua di un diario di campo che possiamo definire una scrittura etnografica.
  • La restituzione alla comunità scientifica di una monografia, vera conclusione scientifica di un lavoro antropologico. E per esso divenne maestro indiscusso. Malinowski pensava che ogni cultura si costruisse intorno ai bisogni che possiamo definire universali degli individui. Esistono bisogni primari: dormire, mangiare, bere ecc. e bisogni secondari: le organizzazioni sociali come le questioni di tipo economico. Ci sono anche dei bisogni successivi che si instaurano intorno alle questioni di tipo culturale come le tradizioni, le ritualità, le credenze. Proprio perché la ricerca antropologica è una ricerca scientifica, con metodologia e metodo, essa ha bisogno di resoconti dettagliati. L'etnografia è quindi una “piena e sincera metodologia” di indagine. La ricerca empirica ha bisogno di una preparazione profonda che Malinowski chiama “carta mentale”. Tutto quello che viene trasmesso, nei miti, riti, saperi, tecniche di costruzione, e che quindi possono essere annoverati nel concetto di tradizione, sono forme di trasmissione da una generazione all'altra e quindi trasmesse socialmente Malinowski non è d'accordo con Freud sull'idea di parricidio originario ma attraverso le sue ricerche, che sviluppa nel testo: Sesso e Repressione Sessuale tra i Selvaggi, arriva alla conclusione che nelle società matrilineari le “pulsioni ostili” sono dirette dal padre allo zio materno e le pulsioni sessuali di tipo incestuoso sono indirizzate verso la sorella. Questo, per Malinowski, rappresenta in modo inequivocabile che il complesso di Edipo non era universale, quindi non una struttura fondante della cultura ma un prodotto della cultura stessa. Morirà nel 1942 a New York dove ha insegnato antropologia a Yale.
  1. Bronislaw Kasper Malinowski continua i suoi studi in Inghilterra
  2. La ricerca più famosa di Malinowski si svolge nelle Isole Trobriand
  3. Il testo di Malinowski più importante è Argonauti del Pacifico Occidentale
  4. I dettami della teoria di ricerca sul campo di Malinowski sono Tutte le rispote sono esatte
  5. Parlare del metodo di ricerca di Bronislaw Malinowski Bronislaw Malinowski è considerato uno dei padri fondatori dell'antropologia moderna e è famoso per il suo approccio metodologico innovativo nella ricerca etnografica. Il suo metodo di ricerca, noto come "partecipazione osservante", ha rivoluzionato il modo in cui gli antropologi studiano le società e le culture. Il metodo di ricerca di Malinowski si basa sull'immersione completa nella cultura e nella società oggetto di studio, vivendo tra la popolazione locale per periodi prolungati di tempo per comprendere appieno le loro pratiche, credenze e strutture sociali. Malinowski credeva che fosse essenziale per gli antropologi partecipare attivamente alla vita quotidiana delle persone che studiano, anziché osservare da lontano. Durante la sua ricerca sulle isole Trobriand in Melanesia, Malinowski ha vissuto con gli indigeni per diversi anni, imparando la loro lingua, partecipando alle loro cerimonie e seguendo da vicino le loro attività quotidiane. Questa immersione totale gli ha permesso di acquisire una comprensione profonda e ricca della cultura e della vita dei Trobriandesi, andando oltre le apparenze superficiali. Il metodo di ricerca di Malinowski si è dimostrato estremamente influente nell'antropologia e ha stabilito le basi per l'etnografia moderna. Il suo approccio ha enfatizzato l'importanza della partecipazione attiva, dell'osservazione dettagliata e della comprensione empatetica delle culture studiate, contribuendo a creare una metodologia rigorosa e scientifica per lo studio delle società umane.
  1. Esporre i dettami del metodo etnografico Il metodo etnografico è una pratica di ricerca qualitativa che si focalizza sull'osservazione diretta e partecipativa dei comportamenti e delle interazioni all'interno di una comunità o di un gruppo sociale specifico. Ecco alcuni dei dettami fondamentali del metodo etnografico: 1. Partecipazione osservante: Gli etnografi devono immergersi nella vita quotidiana del gruppo o della comunità che stanno studiando, partecipando attivamente alle attività e alle interazioni per comprendere appieno la loro cultura e i loro valori. 2. Osservazione partecipante: Gli etnografi devono osservare gli individui nel loro contesto naturale, prendendo parte alle attività e alle conversazioni senza interferire o influenzare il comportamento degli individui. 3. Metodo induttivo: Gli etnografi devono raccogliere i dati in maniera non-strutturata, osservando e registrando fenomeni e comportamenti senza preconcetti teorici, per poi analizzarli e interpretarli in modo deduttivo. 4. Contesto culturale: Gli etnografi devono considerare il contesto culturale nel quale si svolge la ricerca, comprendendo le credenze, i valori, le pratiche e le norme sociali che determinano il comportamento degli individui. 5. Riflessività: Gli etnografi devono essere consapevoli del proprio ruolo e delle proprie influenze nel processo di ricerca, riflettendo costantemente sulle proprie opinioni, pregiudizi e bias per evitare distorsioni nei risultati. 6. Validità interna ed esterna: Gli etnografi devono garantire la validità dei dati raccolti, assicurandosi che le loro osservazioni siano accurate e affidabili, e che i risultati della ricerca siano generalizzabili e trasferibili ad altri contesti. 7. Rispetto etico: Gli etnografi devono rispettare i diritti e la dignità degli individui coinvolti nella ricerca, ottenendo il consenso informato e garantendo la riservatezza e la privacy dei partecipanti. In sintesi, il metodo etnografico si basa sull'immersione diretta nel contesto sociale di studio, sull'osservazione partecipante, sull'analisi induttiva dei dati e sull'attenzione al contesto culturale e all'etica della ricerca. Questi dettami fondamentali consentono agli etnografi di ottenere una comprensione profonda e contestualizzata delle pratiche culturali e sociali di una comunità o di un gruppo specifico.
  2. Un buon ricercatore per Malinowski ha Pazienza, sensibilità e riesce a far sì che gli indigeni si fidino di lui
  3. Va preso in esame per Malinowski durante la ricerca Lo spaesamento del ricercatore
  4. La stesura dei risultati per Malinowski deve essere imparziale e sincera
  5. L'abitudine al ricercatore è una parte fondamentale nella ricerca di Bronisalw Malinowski
  6. Delineare il processo teorico della ricerca sul campo La ricerca sul campo etnografica è un approccio qualitativo che si basa sull'osservazione e la partecipazione diretta nei contesti sociali e culturali degli individui oggetto di studio. Il processo inizia con la selezione del contesto di studio e dei partecipanti, seguita dalla immersiva presenza sul campo, durante la quale vengono raccolti dati attraverso l'osservazione partecipante, le interviste, la documentazione visuale e audio. Durante la fase di immersione sul campo, il ricercatore si immerge nelle attività quotidiane del gruppo studiato, cercando di capire le dinamiche sociali e culturali che regolano il comportamento degli individui. Questo coinvolgimento diretto permette al ricercatore di cogliere i significati e le motivazioni che guidano le azioni e le interazioni dei partecipanti. Una volta completata la fase di raccolta dei dati, il ricercatore analizza e interpreta le informazioni raccolte, cercando di identificare pattern, temi ricorrenti e significati condivisi all'interno del gruppo studiato. Questa analisi richiede una certa dose di interpretazione da parte del ricercatore, che deve cercare di cogliere il significato dietro i comportamenti osservati. Infine, i risultati della ricerca vengono presentati in forma di rapporti o pubblicazioni scientifiche, in cui vengono esposti i risultati, le conclusioni e le implicazioni della ricerca etnografica. Questo processo di ricerca permette di ottenere una comprensione approfondita dei fenomeni sociali e culturali studiati, offrendo un'ottica unica sulle pratiche e le credenze di una determinata comunità.
  7. Bronislaw Malinowski e l'osservazione partecipante Bronislaw Malinowski è stato un antropologo polacco considerato uno dei pionieri dell'osservazione partecipante, un metodo di ricerca utilizzato nelle scienze sociali e in particolare nell'antropologia. Malinowski ha svolto importanti ricerche nelle isole Trobriand, nell'arcipelago di Papua Nuova Guinea, tra il 1915 e il 1918. Durante la sua permanenza sul campo, ha vissuto e partecipato attivamente alla vita quotidiana della popolazione locale, imparando la lingua e assimilando le loro abitudini, tradizioni e relazioni sociali. L'osservazione partecipante di Malinowski ha consentito di ottenere una profonda comprensione della cultura trobriandese, rompendo con l'approccio tradizionale dell'antropologia che si limitava a studiare le società "da fuori". Grazie a questo metodo, Malinowski ha potuto cogliere i significati e i contesti culturali che hanno guidato i comportamenti e le pratiche dei nativi, fornendo così una descrizione dettagliata e accurata della loro realtà sociale. L'approccio dell'osservazione partecipante di Malinowski ha influenzato in modo significativo lo sviluppo dell'antropologia e delle scienze sociali in generale, portando alla valorizzazione dell'esperienza diretta e dell'interazione con i soggetti studiati come fondamentali per la ricerca scientifica.
  8. L'eredità culturale per Malinowski è L'insieme dei miti, riti, tecniche di costruzioni, saperi e tradizoni trasmesse da una generazione all'altra
  9. La genealogia Per Malinowski è Una tavola dove si descrivono le relazioni parentali collegate
  10. Per Malinowski per studiare le relazioni parentali Bisogna sviluppare delle tavole genealogiche
  11. Bronislaw Malinowski critica il pensiero di Sigmund Freud sulla teoria Edipica
  12. Lo studio della parentela di Bronislaw Malinowsi Bronislaw Malinowski ha svolto uno studio approfondito sulla parentela all'interno delle società tribali delle Isole Trobriand nel Pacifico. Malinowski ha scoperto che la parentela era una componente essenziale della vita sociale e culturale delle comunità trobriandesi, regolando i rapporti reciproci, l'organizzazione sociale e economica, e persino i rituali religiosi. Malinowski ha evidenziato l'importanza della parentela come sistema di regole e norme che definiscono i legami tra individui all'interno di una società. Ha identificato diversi modi in cui la parentela influisce sulle relazioni sociali, come i diritti e doveri reciproci tra parenti, l'ereditarietà dei beni e la trasmissione delle conoscenze e tradizioni culturali. Attraverso il suo studio della parentela nelle Isole Trobriand, Malinowski ha contribuito a sviluppare la teoria antropologica della parentela come un modo per comprendere le strutture sociali e culturali delle società umane. La sua ricerca ha evidenziato l'importanza di considerare la parentela come un aspetto fondamentale delle dinamiche sociali e culturali di una comunità.

Lezione 10) IL RITO DEL KULA Il rito del Kula, presente nelle Isole Trobriand, ha caratteristiche simili al Potlatch. Nella ritualità del Kula si scambiano due tipi di beni: i soulava (collane di conchiglie rosse) e i mwali (bracciali di conchiglie bianche). Le prime circolavano nelle canoe sulle isole solo in senso orario, i mwali in senso antiorario. Questo perché gli oggetti potevano essere scambiati solo con un oggetto dell'altro tipo. I bracciali e le collane venivano tenute solo il tempo necessario per poi essere scambiate di nuovo e, in ogni modo, aumentavano il prestigio di chi le possedeva. Lo scambio avveniva attraverso dei cerimoniali, riti, nei quali si raccontavano storie sacre e principalmente il mito di fondazione dell'eroe culturale che attraverso una canoa aveva portato la capacità di viaggiare e di costruire le canoe ai popoli delle isole. Marcell Mauss (1872-1950) rileggerà il Kula utilizzando questo tipo di scambio per elaborare la sua teoria sul dono e sulla reciprocità, considerando il dono come un "fatto sociale totale", il dono va sempre restituito perché rappresenta una modalità operativa di condivisione e di ripetizione nel tempo della condivisione.

  1. Il Kula è un rito che si pratica Nelle Isole Trobriand
  2. Il Kula è un rito che Permetteva di condividere diversi oggetti e rinsaldare le relazioni
  3. Gli oggetti scambiati nel Kula sono Un bracciale (mwali), una collana (soulawa) e oggetti comuni (gimwali)
  4. Marcell Mauss chiama il dono Fatto sociale totale

specifiche che devono essere studiate e comprese nel loro contesto particolare. Questa prospettiva enfatizza l'importanza della diversità culturale e delle peculiarità locali nella comprensione della storia.

Lezione 13) RITO E MITO – ANGELO BRELICH Angelo Brelich (1913-1977) è stato Ordinario di Storia delle Religioni alla Sapienza di Roma e uno dei maggiori rappresentanti della cosiddetta Scuola Romana di Storia delle Religioni: Brelich, il più geniale del gruppo, ritenendo Dario Sabbatucci il più prolifico, Raffaele Pettazzoni il fondatore e Gilberto Mazzoleni un etno-storico delle religioni con studi e con ricerche sul campo, il mito fonda la realtà e il rito la attualizza. La storia sacra crede che il mondo come lo conosciamo è stato creato da una divinità. I miti possono essere di creazione del primo uomo, cosmogonici, del primo Re o dell’antenato mitico, di creazione degli animali. il Trickster, è un figura interessante nelle storie sacre, studiato anche da Sigmund Freud e Carl Gustav Jung, un “creatore per giocare”, un truffatore che può anche essere truffato, nè buono nè cattivo. Il rito attualizza la realtà perché se gli esseri umani vogliono che il mondo continui a esistere e gli uomini a vivere c'è bisogno di un “dispositivo cultuale”. Il rito può essere di passaggio, antropomaico, propiziatorio, di sacrificio. Il rito, ancora è formato da fasi o passaggi, di solito riprendono numericamente le ore del giorno quindi possono essere dodici o ventiquattro. Ogni fase è dedicata ad una divinità. Nel rito riconosciamo sempre uno spazio sacro. C'è un operatore rituale e per la buona riuscita deve essere sempre fatto allo stesso modo. Solo l’etnologia moderna (a cominciare da B. Malinowski [...]) ha gettato piena luce sul fatto che per la giusta comprensione dei miti è indispensabile conoscere i precisi dettagli delle istituzioni, dei costumi e, in generale, la civiltà dei singoli popoli che li raccontano. Il mito, di solito, ha varianti, e ciò non dipende soltanto dal fatto che nella trasmissione orale un racconto non può conservarsi sempre esattamente uguale, ma anche perché sia i diversi narratori, sia l’unico narratore nelle diverse occasioni del racconto vi apportano modifiche ritenute opportune. Il mito, dunque, non spiega, per un bisogno intellettuale, le cose [...] ma le fonda, conferendo loro valore

  1. Il rito ha sempre Un operatore rituale in uno spazio sacro
  2. Il Trickster è Tutte le definizioni sono esatte
  3. Per Angelo Brelich il rito Attualizza la realtà
  4. Per Angelo Brelich il mito Fonda la realtà
  5. Il rito apotropaico è in rito Contro le forze del male
  6. Parlare del pesiero di Angelo Brelich Angelo Brelich è stato un importante antropologo e storico delle religioni italiano, noto principalmente per il suo pensiero sulla religione e la mitologia dell'antica Grecia. Uno dei concetti principali espressi da Brelich è quello della "simultaneità e interpenetrazione di sacro e profano". Secondo Brelich, nella mentalità dell'antica Grecia non c'era una distinzione netta tra il sacro e il profano, ma piuttosto una continuità e un'interazione tra di essi. Brelich ha inoltre sottolineato l'importanza delle pratiche religiose e rituali nella vita quotidiana dei Greci antichi, evidenziando come queste avessero un ruolo centrale nella società e nella cultura greca. Ha analizzato in particolare il concetto di "sacralità diffusa", secondo il quale il sacro permeava ogni aspetto della vita e della natura, contribuendo a creare un senso di continuità e connessione tra gli esseri umani, gli dei e il mondo. La visione di Brelich della religione greca si distingue per la sua attenzione alla pratica e alla ritualità, oltre che per il suo approccio interdisciplinare che integra la storia, l'antropologia e la filologia. Le sue teorie hanno influenzato numerosi studiosi successivi e continuano ad essere oggetto di dibattito e approfondimento nel campo degli studi religiosi e storici. In conclusione, il pensiero di Angelo Brelich rappresenta un importante contributo alla comprensione della religione e della cultura dell'antica Grecia, evidenziando l'importanza delle pratiche rituali e della religiosità diffusa nella società greca antica.
  7. Il rito e il mito Il rito e il mito sono due concetti strettamente legati all'ambito della cultura e della società. Il rito è una serie di azioni o cerimonie che vengono ripetute secondo regole prestabilite e che hanno un significato simbolico o sacro per coloro che vi partecipano. I riti possono avere diverse funzioni, come celebrare un'avvenimento importante, rafforzare i legami tra membri di una comunità, o purificare e proteggere dalle influenze negative. Il mito, invece, è un racconto simbolico e immaginifico che narra le gesta di divinità, eroi o personaggi mitologici e che spiega l'origine del mondo, delle istituzioni sociali o delle credenze religiose di una determinata cultura. I miti hanno una funzione narrativa e simbolica, trasmettendo valori, tradizioni e conoscenze tramandate da generazioni. Entrambi i concetti sono fondamentali per comprendere la cultura di un popolo e la sua visione del mondo, poiché riflettono le credenze, i valori e le pratiche sociali di una comunità. Il rito e il mito si influenzano reciprocamente, poiché i riti spesso si basano su racconti mitologici e i miti vengono celebrati attraverso cerimonie e pratiche rituali.
  8. Cosa è il Trickster? Il Trickster è un personaggio mitologico o folkloristico presente in molte culture di tutto il mondo. Si tratta di un protagonista ingannevole, imprevedibile, che sfida le convenzioni sociali e sacre e che spesso ha un ruolo ambivalente, sia positivo che negativo. Il Trickster può assumere forme diverse a seconda della cultura di appartenenza, ma è spesso associato alla trasformazione, all'inganno e al caos creativo. Esempi di Trickster sono il dio Loki nella mitologia norrena, la volpe nella cultura giapponese o il coniglio nelle storie africane.
  9. cosa è il rito? Il rito è un insieme di gesti, parole e azioni formalizzate e simboliche che vengono eseguite in maniera ripetitiva e secondo determinate regole in contesti religiosi, culturali o sociali. I riti hanno lo scopo di celebrare un evento, un’occasione speciale o un momento importante, di comunicare con divinità o spiriti, di garantire il mantenimento di tradizioni o di trasmettere valori e conoscenze ad una comunità. I riti possono includere cerimonie, rituali, preghiere, danze, canti, offerte, sacrifici o altre pratiche specifiche a seconda della tradizione culturale o religiosa a cui appartengono.
  10. Cosa è il mito? Il mito è una narrazione simbolica e allegorica che racconta storie riguardanti gli dei, gli eroi o gli antenati, spiegando l'origine del mondo, della natura e delle istituzioni umane. I miti possono essere considerati come la forma primordiale di espressione artistica, religiosa e culturale di una società, e possono contenere insegnamenti morali, valori, credenze e tradizioni di un popolo o di una civiltà.

Lezione 14) I RITI DI PASSAGGIO ARNOLD VAN GENNEP Arnold Van Gennep nasce a Ludwigsburg nel 1873 e morì a Bourg-la-Reinenel 1957. Nel 1909 pubblica “ I riti di passaggio ”. Lo studioso di origine belga ritiene che i riti di passaggio si formino di tre fasi: la prima è il distacco o separazione (riti preliminari), dalla comunità di appartenenza, dallo stato sociale di partenza o da una condizione propria (esempio dalla condizione di nubile o celibe) per poi stazionare, nella seconda fase, sulla “soglia”, limen o margine (riti liminari), né di qua, né di là. In una sorta di limbo, questa è la fase più importante. A questo punto l'attore sociale decide se superare la soglia/margine oppure restare dove si trova. Se la supera si verifica la terza fase: aggregazione o ri-aggregazione (riti postliminari) a seconda del rito di passaggio. Gli uomini vivono continuamente dei riti di passaggio, ovvero per tutta la loro vita “entreranno” e “usciranno” dalle “stanze” di questa “casa” superando delle “soglie” o limiti o limen e quindi superando lo stato di liminalità per poi, entrare in un'altra stanza. Nel 1920 analizza il grande valore simbolico e formale dei riti nella sua opera: Lo stato attuale del problema totemico e ritiene che le società cosiddette primitive, che conoscono il totemismo, siano capaci di classificare la realtà a modo proprio, con capacità proprie. I suoi studi lo portano ad investigare le tradizioni popolari e nel 1937 pubblica il testo: Manuel de folklore francais contemporain.

  1. La seconda fase dei riti di passaggio è Tutte le definizioni sono esatte
  1. Arnold Van Gennep scrive nel 1909 I riti di passaggio
  2. La prima fase dei riti di passaggio è Il distacco
  3. La terza fase dei riti di passaggio è L’aggregazione
  4. Van Gennep pensa ai riti di passaggio Come qualcosa che vivono continuamente nella loro esistenza
  5. Commentare le tre fasi dei riti di passaggio di Arnold Van Gennep Le tre fasi dei riti di passaggio di Arnold Van Gennep sono la fase di separazione, la fase di transizione e la fase di incorporazione. Nella fase di separazione, l'individuo viene allontanato dal suo stato precedente e si prepara a lasciarlo alle spalle. Questa fase può includere cerimonie, rituali o fasi di isolamento che simboleggiano la separazione dall'identità precedente. La fase di transizione è il momento in cui l'individuo si trova in uno stato di liminalità, in cui non fa più parte del vecchio stato ma non è ancora pienamente integrato nel nuovo. Durante questa fase, l'individuo può sperimentare confusione, incertezza e disagio mentre si adatta al cambiamento imminente. Infine, la fase di incorporazione rappresenta l'accettazione e l'integrazione dell'individuo nel nuovo stato o ruolo. Questa fase può includere cerimonie di accoglienza, festeggiamenti o altri rituali che segnano il completamento del rito di passaggio. In sintesi, le tre fasi dei riti di passaggio di Van Gennep rappresentano il processo attraverso cui gli individui lasciano alle spalle il loro vecchio stato, attraversano un periodo di transizione e alla fine si integrano pienamente nel nuovo stato o ruolo.
  6. Parlare dei riti di passaggio I riti di passaggio sono cerimonie o rituali che segnano la transizione da una fase della vita a un'altra, come ad esempio dalla fanciullezza all'età adulta, dall'essere single al matrimonio, o dalla vita alla morte. Questi riti hanno un significato simbolico e culturale profondo e sono presenti in molte società e culture in tutto il mondo. I riti di passaggio servono spesso a marcare una transizione importante nella vita di un individuo e a garantire che la persona sia accettata nella nuova fase della vita. Si pensa che questi riti siano fondamentali per la crescita e lo sviluppo personale e che aiutino a dare senso e significato alla transizione. Ci sono tre fasi principali nei riti di passaggio: la fase di separazione, in cui la persona si allontana dalla fase precedente; la fase di transizione, in cui la persona attraversa un periodo di cambiamento; e la fase di incorporazione, in cui la persona viene integrata nella nuova fase della vita. I riti di passaggio possono assumere forme diverse a seconda della cultura o della società in cui si svolgono. Ad esempio, la cerimonia di iniziazione dei masai in Africa coinvolge il cane dei partecipanti e la liposuzione del dolore, mentre nella cultura giapponese la cerimonia di maggiore età simboleggia il passaggio alla maggiore et dei giovani di 20 anni. In generale, i riti di passaggio sono considerati importanti per la coesione sociale e culturale di una comunità e per aiutare le persone a navigare le transizioni della vita con successo.

Lezione 15) MARGARET MEAD E L'INFANZIA A SAMOA Margaret Mead (1901-1978), allieva di Franz Boas, cominciò a fare ricerca a Samoa tra il 1926 e il 1927. Nel 1928 scrive L’adolescenza a Samoa, dove racconta che i modelli educativi samoani portavano ad un alto grado di socializzazione e che portassero le ragazze ad avere meno traumi rispetto alle statunitense, questa differenza dipendeva secondo lei dall’inesistenza di modelli capitalistici e cosumistici e dalla mancanza di alternative di scelta. Margaret Mead, e a Ruth Benedict (1887-1948) e Franz Boas, contribuiscono al concetto di "Relativismo Culturale". Questa categoria rappresenta un altro passo in avanti, dopo quello di Malinowski con la ricerca sul campo (etnografia e osservazione partecipante) e quella di Clifford Geertz con la descrizione densa e il circolo ermeneutico, e comprendere i fenomeni culturali nella loro interezza e particolarità.

  1. L'adolescenza in Samoa è uno studio di Margaret Mead scritto nel 1928
  2. La società samoana per Margaret Mead è Semplice eomogenea
  3. i sistemi educativi samoani portano Ad un altro grado di socializzazione
  4. Margaret Mead fu allieva di Franz Boas
  5. Parlare del pensiero di Margaret Mead Margaret Mead è stata una delle antropologhe più influenti del XX secolo, nota per il suo lavoro pionieristico nello studio delle culture e delle società umane. Il suo pensiero si concentra sulla diversità culturale, sull'importanza della prospettiva antropologica nell'analisi delle società umane e sulle implicazioni delle differenze culturali per la comprensione del mondo. Mead ha sostenuto che le differenze culturali non devono essere viste come una forma di gerarchia o superiorità, ma come un aspetto fondamentale della complessità e della ricchezza della vita umana. Ha studiato molte società non occidentali e ha evidenziato come le loro pratiche, credenze e valori differiscano notevolmente da quelli occidentali, ma non necessariamente in modo negativo. Per Mead, l'antropologia era uno strumento essenziale per sfidare le nostre convinzioni preconcette sulla natura umana e per aprirci a nuove forme di comprensione e apprezzamento delle differenze culturali. Ha anche sottolineato l'importanza di una visione olistica e interdisciplinare nell'analisi delle società umane, considerando aspetti biologici, psicologici, culturali e sociali come parte integrante dell'essere umano. Inoltre, Mead ha contribuito significativamente alla teoria dell'interazione simbolica, sostenendo che le persone costruiscono significati attraverso i loro simboli culturali e che le nostre percezioni e comportamenti sono influenzati dall'ambiente culturale in cui siamo cresciuti. Questo approccio ha avuto un impatto duraturo sull'antropologia e sulle scienze sociali in generale, portando a una maggiore consapevolezza della diversità umana e dell'importanza di contestualizzare le pratiche e le credenze culturali all'interno delle loro specifiche cornici culturali.

Lezione 16) CULTURA E IDENTITÀ: NOI E GLI ALTRI RUTH BENEDICT E I MODELLI DI CULTURA La Cultura incide sia sul modo di “vedere le cose” che sul comportamento di ciascuno. La cultura si cristallizza quindi in simboli, concetti e parole che vengono condivisi in una società (un fenomeno definito interazionismo simbolico) e attraverso i quali una società prende consapevolezza di se. Grazie a questo “codice” di parole e immagini ciascun individuo all’interno di un dato contesto sociale prende coscienza sia della realtà in cui è immerso sia di se stesso. La cultura svolge perciò una funzione fondamentale nella definizione della propria identità. Ruth Benedict (1887-1948) è una delle grandi antropologhe che con Margaret Mead e Mary Douglas hanno aggiunto diverse nuove teorie allo studio della cultura e della società. Allieva di Franz Boas, e amica e collega di Margaret Mead, si interessò principalmente della disgregazione culturale nei Nativi Americani. Nel suo importante studio, Modelli di Cultura (1934), porta avanti una metodologia mista tra antropologia e scienze psicologiche. Nel suo lavoro porta avanti la tesi che in ogni società, e quindi in ogni cultura, sono presenti uno o più modelli.

  1. Ruth Benedict fu Allieva di Franz Boas
  2. La cultura incide Sul come vedere le cose e sui comportamenti di ognuno
  3. Ruth Benedict studiò La disgregazione della cultura Nativo Americana
  4. Nel testo Il cristianesimo e la spada Ruth Benedict analizza la società giapponese in relazione Tutte le risposte sono esatte
  5. Che cosa è la cultura? La cultura è un insieme complesso di conoscenze, valori, tradizioni, linguaggi, simboli, pratiche e arte che possono essere condivisi da un gruppo di persone in una società o comunità. Essa comprende tutti gli aspetti della vita di una società, inclusi la religione, la politica, l'economia, l'arte, la musica, la letteratura, la moda e molto altro. La cultura può influenzare il modo in cui le persone pensano, agiscono e interagiscono tra di loro, contribuendo a definire l'identità di un gruppo o società.
  6. che cosa è l'identità? L'identità è un concetto complesso che si riferisce alla percezione che ognuno ha di sé stesso in relazione agli altri e al mondo circostante. È costituita da una combinazione di fattori come l'etnia, la cultura, la religione, la sessualità, il genere, le

L’analisi degli anni 70’ ha condotto alla convinzione che il genere è una costruzione culturale e il transgender rientra in questa decostruzione. I trans non appartengono ad un genere definito, maschio o femmina, quindi la loro presenza è un elemento di disturbo nel gruppo sociale: la discriminazione è totale. L’individuo trans è portatore di uno stigma sociale che la società gli attribuisce in relazione alle categorizzazioni che gli vengono assegnate dai membri della società che si definiscono normali. Nel 1974 fu coniato il termine "disforia di genere" per definire una categoria di persone che mostrano un rifiuto del proprio sesso anatomico ed anagrafico. Nel 1980 il transessualismo venne inquadrato tra i disturbi psicosessuali (DSM III) e nel 1994 (DSM IV) viene creato il capitolo dei "Disturbi sessuali e dell’identità di genere" che comprende: le disfunzioni sessuali, le parafilie ed i disturbi dell’identità di genere (GID)

Lezione 23) ARJUN APPADURAI ANTROPOLOGO POST-COLONIALE E IL NUOVO CONCETTO DI CULTURA Arjun Appadura i nasce a Bombay il 4 febbraio del 1949. È un antropologo di origine indiana (India), di religione musulmana, ha studiato in Inghilterra e attualmente vive e insegna all'Università di New York. Famoso per gli studi post-coloniali. Sistematizza 5 panorami culturali:

  1. Etnorama o panorama etnico (ethnoscapes): è dato dal movimento delle persone, sia volontario che obbligato: turisti, rifugiati, diasporici che ricostruiscono nuove forme di relazione sicuramente meno stabili di quelle del paese di partenza;
  2. Tecnorama o panorama tecnologico (technoscapes): la “configurazione globale” della tecnologia, dinamica e fluida che supera le nazioni e i confini;
    1. Finanziorama o panorama finanziario (financescapes): riguarda l’economia ormai sempre più globale e globalizzata. Ovvero i flussi di denaro, azioni, compravendita di immobili e tutto quello che concerne l'economia nei vari stati.
  3. Mediorama o panorama mediatico (mediascapes): costituito dai mass-media che chiamiamo classici, come giornali, libri, radio, cinema, televisione.
  4. Ideorama o panorama ideologico (ideoscapes): è il panorama dove politica, ideologia e potere si uniscono.

Lezione 24) DISCORSO INTORNO ALLE CASTE IN INDIA Come sostenuto da diversi autori, “per capire gli indiani prima devi capire l’India.” Il tema principale del lavoro di Dumont sulle caste è la comprensione della gerarchia. Nella società Indiana sono i due estremi: i sacerdoti, da una parte, e gli intoccabili, dall’altra, funzionali e opposti nei concetti di puro/impuro. Il costrutto della teoria dumountiana sul complesso sistema gerarchico delle caste si fonda sulla differenziazione, potremmo dire per Dumont irrinunciabile, tra status sociale e religioso, da una parte, e potere politico ed economico dall’altra.. La gerarchia (scala religiosa) culmina nel brahmano, o sacerdote che consacra il potere del re, vi è qui una dictomia, una dipendenza specifica. Tra i due la dipendenza degli strati sociali subalterni che nella loro incapacità di accedere al potere, o alla purificazione, danno vita ad una distinzione gerarchica e quindi alle caste fortemente correlate tra loro e socialmente interdipendenti.

Lezione 25) e 26) e 27) OLIVIER DE SARDAN LA POLITICA DEL CAMPO Jean-Pierre Olivier de Sardan nasce l'11 luglio del 1941 a Linguadoca, Francia Meridionale, ed è uno massimi esperti dell'antropologia dello sviluppo. Nel suo saggio: La politique du terrain. Sur la production des données en anthropologie sistematizza le metodologie della ricerca sul campo. Per indagine empirica intendiamo una approccio teorico, metodologico ed epistemologico-teoretico che vede il ricercatore “scendere” sul campo e raccogliere dati, qualitativi e, attraverso questi e sulla base dell'esperienza, far emergere i fatti sociali. Afferma che sociologi, antropologi e psicologi possono concordare tra loro. L’antropologo deve essere il più possibile in simbiosi con i soggetti della ricerca, nei loro luoghi, nei momenti della vita quotidiana, durante le loro feste. Bisogna imparare sul campo a “perdere tempo”, a maneggiare i “codici locali di comportamento come i saluti, la cortesia e saper parlare e stare zitti quando serve”, i “codici linguistici, i “codici prossemici” ( significa padroneggiare come gli “altri” considerano lo spazio e come lo vedono e interagiscono), i “codici cinesici o cinestetici” (significa comprendere che i movimenti di un individuo o di un gruppo seguono regole precise e culturalmente istituzionalizzate) e a mettere in conto i “malintesi” che possono sorgere. In questo modo si sviluppano due categorie essenziali per continuare la ricerca: la fiducia nei confronti dell'antropologo e l'abitudine a vederlo ed ad averlo presente nella propria quotidianità. Impregnarsi, come sostiene l'antropologo veneto Leonardo Piasere significa essere, usando una parola in dialetto veneto, imbombegà (impregnato) significa assorbire una buona parte dell'altro e, in un certo senso cambiare se stessi, e si resta “segnati”. La raccolta dati si combina di varie tecniche, una di queste è la tecnica intervista: i colloqui formali e informali. Il colloquio può essere la consulenza o racconto (o entrambi). Nel colloquio cerchiamo: di far emergere i fatti sociali; raccogliamo “sequenze di vita”; evitare fattori di disturbo; di non interrompere il flusso narrativo della persona che abbiamo di fronte e se abbiamo domande o dubbi le ricordiamo o le segniamo sul nostro taccuino e poi, in un secondo momento, riprendiamo quello che vogliamo sapere; di non usare parole come: “non si è spiegato bene”, oppure “lei ha torto su questo argomento”, ma cercare di essere diplomatico per avere una comprensione del fatto sociale; di capire quando il nostro interlocutore va “fuori tema” perché quel deviare da un tipo di argomento, può voler dire aver toccato un qualcosa di profondo, starà al ricercatore capire e sapere come andare in profondità e intravedere “nuove piste” di ricerca. Un altro modo per reperire informazioni sulla ricerca che stiamo conducendo sono le fonti scritte. Un esempio per il raccordo dei dati raccolti è: Lo Studio di Caso. Esso rappresenta un tipo di ricerca e di analisi di un fenomeno sociale, appunto un caso, circoscritto nello spazio e nel tempo, intorno ad una situazione particolare. Un momento importante dell'analisi è la Triangolazione dei dati. Le informazioni, come sostiene Olivier da Sardan che siano esse etnografiche che giudiziarie, devono avere dei riscontri, si incrociano le notizie. Si può arrivare a definire un gruppo di interlocutori: “Gruppo Strategico”, ovvero un insieme di persone che su un tipo di argomento hanno le stesse idee e le stesse posizioni. A questi si aggiungono i “Gruppi Invisibili o Esterni” ovvero coloro i quali hanno un punto di vista non coinvolto nel problema ma sempre utili a comprendere le questioni “Marginali” del fenomeno. Fino a che ad un certo punto i nostri dati sono “Saturi” ovvero si raggiunge la saturazione delle informazioni che vuol dire che non abbiamo nuovi dati ma si raccolgono sempre gli stessi dati. Dopodichè abbiamo la “Presenza Finale dei Dati”.

Lezione 28) 29) e 30) LA RICERCA SUL CAMPO E GEORGE E. MARCUS George E. Marcus è un antropologo americano di formazione filosofica e storica. I suoi studi sul campo e la sua teorizzazione di nuove forme metodologiche hanno permesso all'antropologia americana, e a quella mondiale, di fare passi avanti dopo un periodo di stasi dovuto da una riflessione profonda sulla disciplina negli anni '70 e ’80. Il suo apporto, con altri antropologi come Marcus Fisher e James Clifford, dirige la disciplina antropologica moderna verso quella che chiamiamo la propensione Dialogica dell’antropologia. Marcus indirizza la sue ricerche etnografiche, fin dagli anni '80, su due direttrici di ricerca nel sistema globale e della politica economica capitalista: una ricerca su un solo sito, o campo, diretta a far emergere i metodi di resistenza e adattamento dei soggetti studiati elaborando analisi che facessero emergere i “ritratti sociali” degli individui. La seconda direttrice prende in esame non un solo campo o luogo e mette in relazioni “oggetti, identità, significati culturali in uno spazio-tempo più ampio.” È una etnografia mobile (Etnografia Multisituata) che mette in relazione vari siti e vari campi per sviluppare associazioni e collegamenti tra di loro e alle trasformazioni delle produzioni culturali.

La novità metodologica dell'etnografia contemporanea è l'accento che poniamo sull'Etica, l'Impegno e l'Attivismo. La nuova forma di etnografia può portare a quelle che George Marcus chiama Ansie Metodologiche:

  • Limiti dell'Etnografia. Studia la formazione culturale che si produce in varie “località” e non con una prospettiva macro. -Limiti e Ridimensionamento del Lavoro sul Campo. Tale ridimensionamento è un'ipotesi fittizia perché già l'etnografia in sé è permeata dell'idea di etnografia mobile (Multi-Situata). Questo perché nella scrittura etnografica si riconducono o riannodano fili sospesi o analisi lasciate senza conclusione e nel congiungere materiali diversi, come anche le analisi degli archivi o delle statistiche, si congiungono in realtà diversi campi. Infine si perde l’idea dualistica Noi/Loro e si innesca un meccanismo di analisi dove ci sono diversi Loro e diversi luoghi dove questi Loro interagiscono. -Perdita del Subalterno. Lo studio di soggetti multi-situati fa perdere l'idea che un’analisi in un luogo, con soggetti “situati”, possa essere una prospettiva periferica e parziale degli studi sulla subalternità. Tre sono gli ambiti in cui l'antropologo americano ritiene che le ricerche multi-situate (mobili) abbiano la possibilità di dialogare con diversi metodi e con altri ambiti disciplinari: lo studio dei media; o studio culturale e sociale della Scienza e della Tecnologia (come internet, questioni biomediche come la procreazione, trapianti, disastri ambientali); i nuovi stadi dello sviluppo (comprendere i movimenti sociali, le rotte migratorie). Le etnografie multi-situate rappresentano i loro oggetti di studio per mezzo di diverse tecniche o modalità. Le tecnologie sono: seguire la gente (partecipare alla quotidianità, seguire le loro rotte migratorie), seguire la cosa (seguire la circolazione di un certo tipo di materiale, un bene), seguire la metafora ( significa seguire le forme metaforiche e simboliche di discorsi o modi di pensare ), seguire la trama, la storia o all’allegoria (è un tipo di ricerca che segue la cosiddetta “memoria sociale” delle persone e delle comunità), seguire il conflitto (si utilizza principalmente per questioni di tipo medico, come le questioni intorno all'aborto o a questioni bioetiche, o questioni giuridiche, di antropologia giuridica, o anche su questioni dirette all'uso del copyright o all'uso di materiale genetico come il DNA in piccole comunità).

Lezione 31) ANTROPOLOGIA MUSEALE: LA QUESTIONE DELLA REPATRIATION Antropologia museale: collezioni etnografiche (Roma, Firenze, Napoli, Bologna, Torino). Rimpatrio dei resti (dei musei) alle popolazioni di origine => dibattito aperto => documento sulla questione della richiesta presentata dal governo australiano di restituzione dei resti scheletrici umani provenienti dal territorio australiano conservati nei musei di antropologia ed etnologia del museo di storia naturale dell’università di Firenze. Antropologi culturali: comprendere i loro punti di vista Antropologi fisici: patrimonio comune, i beni culturali sono coperti dalla legge italiana (Pinna: Italia paese colonizzatore in quel territorio).

Lezione 32)

Lezione 33) ANTROPOLOGIA E ETICA DELLA RICERCA SOCIALE: INCONTRO CON L’ALTRO, IL DIVERSO E L’UGUALE

  1. Non nuocere alla cultura/comunità che si studia significa Portare avanti uno studio senza recar danni a quelle persone Semplicemente cercare di finire tutto il prima possibile e non condividere i risultati Evitare di parlare con i responsabili per non entrare in beghe politiche Non chiedergli fondi per continuare la ricerca
  2. Bisogna mettere a conoscenza una comunità della nostra volontà di studiarla? Sì, per avere uno scambio franco e leale Si, però senza condividere informazioni No, perché così si fa prima sia nella raccolta dati che nell'analisi No, perché non bisogna condividere tutto di una ricerca
  3. I risultati di una ricerca vanno condivisi. Perché? Perché siano motivo di dibattito e confronto Perché siano motivo di scontro Perché siano motivo di autoesaltazione Perché siano motivo di ricerca di fondi per altre ricerche
  4. La religione è Uno sfogo della società Un bisogno della società Un culto esistente per ragioni politiche Una struttura della società
  5. Etica nella ricerca sociale

Lezione 34) 35) e 36) MIGRAZIONI E DIASPORA La prima fase vede l'uso classico del termine, di solito in maiuscolo, come Diaspora e usato solo al singolare, era principalmente limitato allo studio dell’esperienza ebraica. La diaspora greca ha fatto un'apparizione fuori scena. Escludendo alcuni riferimenti casuali precedenti, degli anni '60 e '70 il significato classico è stato sistematicamente esteso, diventando più comune come descrizione della dispersione di africani, armeni e irlandesi. Nella seconda fase, negli anni '80 e in poi, William Safran, in particolare sosteneva che la diaspora si poteva spiegare come “a metaphoric designation” "una Struttura Metaforica” - che designa un qualcosa di metaforico, che si rivolge a diversi simboli, riti e visioni del mondo per descrivere espatriati, espulsi, rifugiati politici, immigrati, minoranze etiche. La terza fase, dalla metà degli anni '90, è stata contrassegnata da una marcata critica sociale ai teorici della "seconda fase”. I teorici della terza fase sono stati influenzati dalle letture postmoderne cercando di decostruire e scomporre i due principali elementi costitutivi che delimitano l'idea diasporica, vale a dire "patria" e "Comunità etnica / religiosa". Nel mondo postmoderno, le identità sono diventate deterritorializzate, costruite, ricostruite e decostruite in modo flessibile e situazionale; di conseguenza il concetto di diaspora ha vissuto un complesso sistema di riordino, radicale, in risposta a questa complessità. Alla fine del secolo scorso è iniziata l'attuale fase di consolidamento. Le critiche sociali sono state viste come un mezzo per mettere in pericolo e svuotare la nozione di diaspora e di limitare molto il suo potere analitico e descrittivo. William Safran fa un elenco delle principali caratteristiche della diaspora. I membri di una "comunità di minoranze espatriate" condividono diverse delle seguenti caratteristiche:

  • loro o i loro antenati sono stati dispersi da un "centro" originale a due o più regioni straniere;
  • mantengono una memoria, una visione o un mito collettivo sulla loro originale patria, compresa la sua posizione, storia e risultati; • credono di non essere pienamente accettati nelle loro società ospitanti e quindi rimangono parzialmente separati;
  • la loro casa ancestrale è idealizzata e si ritiene che, quando le condizioni saranno favorevoli o loro o i loro discendenti la patria originale e della sua sicurezza e prosperità;
  • continuano in vari modi a relazionarsi con quella patria e la loro coscienza etno-sociale e la solidarietà è un modo importante e ben definito dall'esistenza di tale relazione. Robin Cohen ho delineato cinque tipi di diaspora moderna: -Vittime di Diaspora: Ebrei, africani, armeni. Molto si è discusso sull’includere anche irlandesi e palestinesi. sono espressamente chi perde la propria patria. -Diaspora Lavorativa: Indiani con contratto di lavoro. C’è un dibattito anche su: cinese e giapponese; Turchi, italiani, nordafricani. Molti altri potrebbero essere inclusi. gruppi che si spostano per questioni di mancanza di lavoro di opportunità lavorative in patria. -Diaspora dovuta all’imperialismo o alla conquista coloniale: russi, potenze coloniali diverse dalla Gran Bretagna.

Lezione 46) ANTROPOLOGIA MUSEALE E RESTITUZIONE Il rito del Potlatch è un momento fondamentale per le culture dell’America del Nord e, soprattutto, per i Nativi Americani Kwakiult. Il rito, formato da parole, movimento e oggetti rappresenta un momento centrale della comunità. Nel 1921, presso Village Island, di fronte all’Isola di Vancouver, si organizza un Potlatch molto ricco e che durerà per quasi una settimana e vedrà la partecipazione di diverse centinaia di persone. Al termine l’agente per gli Indiani, William Halliday, sequestra gli oggetti rituali e li espone come se fossero di sua proprietà in una sala del villaggio, a pagamento. Nel 1951 con la modifica dell’Indian Act, e la consequenziale riaffermazione della possibilità di poter praticare il Potlatch, la Nazione Kuakiutl chiede la restituzione degli oggetti sottratti nel 1921. Passo fondamentale è il New Museum Act, dove viene sancito il principio di restituzione per gli oggetti sottratti in modo fraudolento e che porta ad un lento ma inesorabile processo legislativo e burocratico di restituzione degli oggetti del Potlatch. Tutto questo porta, nel 1972, al rimpatrio (repatriation) degli oggetti.

Lezione 49) VICTOR TURNER E IL DRAMMA SOCIALE Victor Turner cercò di capire gli aspetti processuali della vita sociale di alcune popolazioni ed in particolare del gruppo Ndembu (Nord Rhodesia oggi Zambia). Il punto centrale della sua analisi sociale è il concetto di: dramma sociale. Per Victor Turner un dramma sociale “si manifesta innanzitutto come rottura di una norma, come infrazione di una regola della morale, della legge, del costume o dell’etichetta in qualche circostanza pubblica. Una volta comparsa, può difficilmente essere cancellata. In ogni caso, essa produce una crisi crescente, una frattura o una svolta importante nelle relazioni fra i membri di un campo sociale, in cui la pace apparente si tramuta in aperto conflitto e gli antagonismi latenti si fanno visibili. Si prende partito, si formano fazioni, e a meno che il conflitto non possa essere rapidamente confinato in una zona limitata dell’interazione sociale, la rottura ha la tendenza a espandersi e a diffondersi fino a coincidere con qualche divisione fondamentale nel più vasto insieme delle relazioni sociali rilevanti, cui appartengono le fazioni in conflitto” (Turner, 1986: 131). Il dramma sociale, un momento di crisi o di svolta, compare in un gruppo umano quando la conservazione della tradizione è messa in discussione da forze endogene o esogene oppure, nelle società cosiddette complesse si instaura un contrasto o un cambiamento nella struttura della società, che porta ad una contrapposizione tra una forma consolidata ed una antistruttura. SCUOLA DI CHICAGO: L'antropologia americana scopre il metodo qualitativo e l'impegno nel tessuto urbano nel primo ventennio del secolo scorso grazie all'Università di Chicago e ai suoi esponenti. Uno dei fondatori della scuola, Robert Park, pensava che l'analisi e la ricerca antropologica fosse fondamentale per comprendere la vita nelle città e capire le forme di esclusione e diversità nelle periferie. La ricerca sul campo in campo urbano diventa un modo per entrare in contatto con diversi contesti, diversi luoghi e diverse storie di vita delle persone. L'analisi sociale si spostò su questioni attinenti alla vita delle persone nelle città come il depauperamento delle relazioni sociali, l'inizio della lotta di classe, l'aumento della divisione del lavoro e l'aumento dell'urbanizzazione. Altra questione, studiata dai rappresentati di questa scuola, è la migrazione. SCUOLA DI MANCHESTER: A Manchester, alla metà del XX Secolo, nel dipartimento di antropologia sociale si sviluppa e prende piede un movimento intellettuale che porterà il suo fondatore, Max Gluckman, e gli altri esponenti, ricordiamo Victor Turner e Frederik Barth, a teorizzare un metodo di indagine sociale. Il punto focale, il conflitto sociale, è alla base dell'interpretazione, anche in chiave marxista, dei fatti sociali. Le tematiche che vengono portate avanti sono sempre inerenti alla struttura sociale e alla anti-struttura, alla città e ai sistemi politici intesi come organizzazione complessa.

Lezione 50) L’ANTROPOLOGIA AMERICANA Con James Clifford le scienze antropologiche entrano in una nuova fase di studi e analisi, la condizione postmoderna e decostruzionista. Alla base del concetto di cultura vi è il lavoro dello studioso. Il museo diventa non un semplice luogo, ma un agente privilegiato del patrimonio materiale e immateriale, luogo non di semplice consultazione di materiale, ma terreno che crea relazioni tra persone, comunità, capace di tessere scambi e interazioni. I musei diventano appunto “zone di contatto”. Marshal Sahlins Studioso americano, rimane influenzato da antropologi francesi come Balandier e Lévi-Strauss, ma soprattutto da Geertz. Per lo studioso vi è una correlazione stretta tra gli eventi e azioni delle persone, dettate e interpretate dai propri modelli culturali. Questi modelli subiscono una forte frattura, o una mutazione nel tempo a causa di specifici fattori, facendo modificare ed evolvere una cultura. In particolare nei suoi lavori presso le popolazioni polinesiane studia come i rapporti, relazioni, interazioni e scambi con i colonizzatori abbiano prodotto dei mutamenti nelle culture native. I cosiddetti “selvaggi” producono il minimo necessario, essenziale per il proprio sostentamento, non si vive per produrre ma, al contrario, si produce per vivere e consumare. Arrivati alla fabbricazione del necessario, la produzione si esaurisce. Sostiene Sahlian che invece che società povere, le culture primitive sono società della abbondanza. L'economia diventa per lo studioso americano non un tratto del comportamento ma una categoria culturale.

Lezione 51) Peter Berger e Tomas Luckman sono stati due sociologi, ma anche filosofi e teologi. Il loro saggio più importante è “la realtà come costruzione sociale”. Il mondo sociale è una costruzione creata dagli scienziati sociali, filosofi e sociologi, ma anche dai romanzieri; perciò, ci troviamo di fronte a una realtà prodotta e concepita da studiosi. La realtà è perciò condivisa, non costruita secondo la propria volontà, è una produzione collettiva e amplifica la propria forza attraverso la condivisione, dunque una costruzione, per cui la società è un prodotto umano e non esiste senza l'uomo, ma l'essere umano consegue la propria identità all'interno di essa, e senza la società l'agente sociale non esisterebbe. Questo avviene attraverso tre momenti che costituiscono il fondamento della vita sociale: l'esteriorizzazione ovvero la costruzione del mondo sociale attraverso il proprio agire creando realtà sociali (amicizie-attività lavorative); l'oggettivazione è il modo di percepire la vita come realtà ordinata; l'interiorizzazione è la socializzazione, interiorizzando norme e valori sociali. Tutto questo avviene attraverso i segni linguistici, rinchiudendo gli agenti sociali in modelli delimitati dalla società di appartenenza. Anche in questo lavoro si riprendono le esperienze della “realtà come costruzione sociale”, ma portando il discorso sociologico a un punto di spiegazione che descrive i turbamenti e la confusione dell'agente sociale derivante da una crisi: la perdita di senso. La perdita di significato, dovuta alla scomparsa o attenuazione dei valori, come la religione, o di singole esperienze, come la dissoluzione della famiglia, pone il soggetto a un bivio. Il senso che dava origine alla sua condotta vacilla, perciò cerca riserve di senso personali oppure condivise coi membri del gruppo. Se neanche questo lo porta a un sollievo, allora l'uomo sprofonda in uno sconvolgimento personale che lo pone fuori dalla realtà e perciò dalla società. La modernità diventa il contesto sociale per un disagio collettivo, che si lega con la modernizzazione. Non c'è scampo a questi disagi, le trasformazioni della produttività e l'avvento del capitalismo hanno trasformato radicalmente la condizione umana. I mass media e i mezzi telematici cercano di tranquillizzare sulla pluralità, ma molti si sentono disorientati, definendo e ridefinendo le proprie abitudini. È in questa ottica che il pluralismo moderno ha indebolito le istituzioni religiose, ma la via di uscita è per Berger e Luckman ancorarsi alle istituzioni sociali (chiesa, famiglia, governo). Queste istituzioni hanno subito una grave crisi, allora l'altro rimedio indicato dai due autori è quello solidaristico orizzontale, intermedie tra il soggetto e le istituzioni, il loro compito formare delle piccole strutture dotate di senso per aiutare il soggetto, delle vere e proprie “istituzioni intermedie”.

Lezione 53) RITO JUJU

  1. il rito juju: questioni sociali e culturali di un rito di legatura

Lezione 54) MAMI WATA L’iconografia di Mami Wata è interesante: è un'entità per metà donna dalla pelle bianca e dai capelli lisci e per l'altra metà, la parte dalla cintola in giù, una sirena. Conclude la sua immagine trasformativa e rielaboratavi un serpente intorno al collo, quasi una collana che le cinge le spalle. Potremmo ipotizzare che le sue fattezze, più simili ad una idea di bianchezza, sia una forma di risposta culturalmente formata e mista a tratti culturali propri, e mediati dal contatto con il colonialismo Occidentale, allo shock dell'arrivo degli europei. Un'entità, che troviamo anche denominata mommy water o con altre accezioni linguistiche pidgin, è riscontrabile in un'ampia area che va dall'attuale Repubblica Democratica del Congo, la Nigeria, il Benin, il Togo, il Camerun, il Ghana fino al Mali passando per la Suriname (ex Guyana olandese).

Lezione 55) MARC AUGè: I NON LUOGHI La surmodernità, o sovramodernità, è intesa come una modernità dove diverse forme di eccessi, di realtà dilatata e sovrabbondante si ergono a baluardo del superamento del post modernismo e delinea, con tratti profondi, una diversa umanità che vive la velocità del reale, vista con l'eccesso di tempo, l'eccesso di spazio e l'eccesso di ego. ? Significa che aver un eccesso di tempo ha effetto nella vita dando poco senso alle relazioni, ai fatti, alle notizie e agli eventi proprio per la loro sovrabbondanza; l'eccesso di spazio indica la possibilità di spostarsi in modo più veloce e nei luoghi più disparati; l'eccesso di ego identifica l'individualità delle persone e, quindi, la relativa perdita della “voglia” di comunità degli attori sociali. Questi eccessi portano ad una vita frenetica e ad una disgregazione della vita come la conosciamo e al concetto di luogo. Marc Augé si interroga proprio su questo e descrive, in senso antropologico, come si può definire un luogo. Per l'antropologo francese il luogo ha tre caratteristiche: è identitario, relazionale e storico. Identitario significa che un certo luogo ritrae per un individuo, gruppo o comunità una rappresentazione reale dell'identità di chi lo abita, lo vive, lo utilizza. Un luogo relazionale rappresenta le connessioni e le comunicazioni tra gli individui, la reciprocità tra individuo e gruppo e, anche la profonda appartenenza al luogo fortemente vissuto. Storico è il forte senso con il passato che ha una persona, le sue radici, le sue tradizioni, i ricordi, il vissuto e la capacità di vivere i luoghi attraverso la loro conoscenza profonda. i nonluoghi per eccellenza: i supermercati, gli aeroporti, le stazioni ferroviarie, i centri commerciali, i fast-food, i metrò. Sono luoghi adibiti a un tipo di relazione a “tempo determinato”

Lezione 56) 57) 58) 59) COVID-

  1. Parlare dell’oblio o degli ultimi al tempo del Covid19 57
  2. Parlare Contaminazione e rischio: antipolitica e subpolitica 58
  3. Parlare La via delle mascher(in)e: Dissimulazione sociale nell’epoca del Covid19 59

Lezione 60)CONCETTO DI SOGLIA

  1. Riflettere intorno al concetto di soglia

Lezione 61) I BENI IMMATERIALI

  1. Riflettere sui Beni immateriali con esempi alla luce delle nuove lezioni

Lezione 62) 63) ANTROPOLOGIA DEL CIBO

  1. noi siamo ciò che mangiamo, che significa alla luce della lettura della lezione
  2. Le questioni alimentari nel mondo musulmano: questioni etiche, morali e antropologiche

Lezione 64) 65) BOAS E LA FOTOGRAFIA Franz Boas durante la sua carriera di ricercatore e antropologo culturale ha utilizzato diversi metodi etnografici, uno di questo è il metodo visuale, di tipo statico, ovvero la fotografia. Nel 1886 inizia una esplorazione che darà vita a una prima ricerca, con la produzione di diverso materiale fotografico, nella costa Nord Ovest, tra Canada e Stati Uniti. Alla fine della mostra, come in precedenza, Franza Boas riporta parte delle copie fotografiche ai soggetti che ha fotografato e le dona alla comunità. Ma la ricerca che probabilmente possiamo definire la più importante, in questo suo momento storico come ricercatore e attivista per i diritti dei Nativi Americani, è quando nel 1894 iniziare un campo prolungato e intensivo, sinonimo di ricerca etnografica, a Fort Rupert, nella British Columbia nel nord dell’isola di Vancouver, presso un gruppo di nativi Kwakiutl. Il corpus principale del materiale di etnografia visuale e, quindi, di lastre fotografiche e poi di stampe su carta già all’epoca dell’antenata di quella che diverrà la casa più importante per rullini fotografici, Kodak, sono delle cerimonie e del rito di iniziazione denominato: Hamatsa. Durante le sessioni fotografiche Boas nota che le persone sono piuttosto irretite, e a volte spaventate, da un oggetto, la macchina fotografica, che sembrava piuttosto un’arma che un arnese di ricerca. Si sono ripresi:

  1. gli ambiti della cultura materiale;
  2. si sono scattati diversi ritratti e figure intere o gruppi tutti innestati nei tipi fisici;
  3. si sono registrate, sempre attraverso fotografie, ovviamente, le cerimonie, Quindi, i riti e tutto quello che girava intono a una funzione cultuale (cultuale=rituale). Le foto dei cerimoniali, circa 27 in tutto, ci restituiscono le danze, la cinesica, la prossemica e gli oggetti dei riti del Potlatch. Nel 1930, infine, realizzerà una ricerca presso i Nativi Americani di Fort Rupert dover il sui interesse scientifico verterà, preferibilmente, sul corpo, la sua espressività e gli aspetti cinestetici e prossemici. La restituzione dei risultati della ricerca, in questo caso le fotografie, sono utilizzate da Franz Boas prima di tutto come «merce di scambio» ovvero come mezzo per avere la fiducia dei soggetti della ricerca e per avere, in un certo senso una «facilità» di relazione e comunicazione con loro, oltre che la loro fiducia.
  4. Per quale museo Harvard commissiona a Franz Boas una ricerca fotografica nel 1893? Peabody Museum of Harvard
  5. Con chi Franz Boas collaborava per la produzione di materiale fotografico? Hastings John Smith Peter Brown Mary Johnson
  6. Qual è il tema delle foto scattate da Franz Boas riguardo ai rituali? Gli indumenti e gli oggetti portati come collari o bracciali Gli animali selvatici La flora locale La pesce
  7. In quale periodo Franz Boas inizia una ricerca etnografica sulla costa Nord Ovest, tra Canada e Stati Uniti? 1886 1860 1856 1880
  8. Qual è il rito di iniziazione studiato da Franz Boas durante la sua ricerca etnografica? Ghost Dance Sun Dance Pow Wow Hamatsa
  9. In che periodo dell'anno si svolge il rito di iniziazione dei nativi Kwakiutl denominato Hamatsa? Inverno Estate Autunno Primavera
  10. In quale area geografica si svolge l'attività di ricerca di Franz Boas nel 1894? California ) British Columbia Messico Alaska
  11. spiegare l’idea di Fotografia di Boas

La sala da tè è di solito una stanza, secondo la tradizione, della grandezza di quattro tatami e mezzo o quella più rustica e semplice due tatami. Al centro della stanza è presente una apertura per mettere il bollitore, kama, e fa riscaldare l’acqua e, nel suo fondo si mette una pietra per fa gorgogliare l’acqua. Sul bollitore si mette, sempre con gesti misurati e precisi, il mestolo di bambù, hishaku, per prendere sia l’acqua fredda che quella calda. Nel momento in cui l’acqua bolle il maestro di tè porta a se il chasen, il frullino di bambù per mescolare il tè verde, maccha, in polvere con l’acqua e creare la miscela. Per prendere il maccha, il maestro del tè, usa il chashaku, un piccolo cucchiaino di bambù, prendendo il tè dal Natsume, il contenitore del tè. La cerimonia termina con la restituzione della tazza e dal silenzio. Parte integrante della stanza da tè sono altri oggetti che simbolicamente rappresentano l’impermanenza, una estetica del vuoto e una rappresentazione della bellezza giapponese: l’ikebana e i rotoli in stile sumi-e. L’ikebana, ovvero l’arte di disporre i fiori, è un approccio che permette una modalità in cui la natura e il proprio io entrano in contatto,la parte più importante è data all’asimmetria e ai vuoti e ai pieni. Il sumi-e è un tipo di pittura su rotoli, non un tipo di stampa come quelle dell’ukiyo-e, letteralmente pittura con inchiostro nero. È una forma di pittura che, grazie a pennelli di diversa trama e grandezza, produce diverse sfumature dal nero profondo al grigio appena visibile

Lez 76) Raku L’imperfezione perfetta A metà del XVI Secolo, in Giappone, c’è l’incontro tra il maestro di tè Sen No Rikyu e un ceramista, originario della Corea: Tanaka Chojiro (1516 – 1592). Il padre di quest’ultimo, arrivò dalla penisola coreana e portò nel paese nipponico la tecnica cinese delle ceramiche di tipo sancai, ovvero a tre colori. Il figlio dopo anni di studio e l’incontro con il maestro Sen no Rikyu mise in atto un tipo di produzione di ceramiche, definite raku L’argilla viene modellata a mano, poi messa in una fornace e poi cotta più volte. Per dare una diversificazione delle superfici si possono aggiungere degli ingobbi, ovvero un tipo di argilla con l’aggiunta, ad esempio, di minerali di ferro, che la rende rossa, e fatta colare sull’oggetto in argilla, la tazza raku ad esempio, oppure degli smalti di vari colori o la vetriatura che ossidandosi danno diverse sfumature e, anche, delle vere e proprie colature sulla tazza rendono ognuna diversa da un’altra. Si aggiungono anche degli ossidi, tipo di stagno o di altro metallo e dai sali, ovvero metalli perché i sali nella scala degli elementi sono considerati metalli, come nitrati, come nitrati d’argento, e cloruri. Tra i diversi colori delle tazze la più ambita dai collezionisti, e dai praticanti della cerimoni, è la raku di colore nero proprio perché, durante il cha no yu, massimizza e esalta il colore del matcha, di colore verde Sono asimmetriche, in alcune parti quasi rozze, per certi versi grandi, senza manici e con parti di ossidazione o invetriatura che cola dall’alto al basso

Lez 77) Giapponismo e stile occidentale in Giappone Il Giapponismo è un tema ricorrente e, alcune volte celato, nell’arte moderna Occidentale del XIX Secolo. L’idea di fondo è quella dell’appropriazioni di alcuni temi e stili dell’arte dei rotoli orientali in generale, giapponesi in particolare. La pittura, come la scultura, con modelli e maniere Occidentali era una cosa nuova per il Giappone. Un esempio di pittura “nuova” è la realizzazione di quadri, fino ad ora per il Giappone, come per tutto l’Oriente, si parlava di rotoli o orizzontali o verticali, come quello di Harada Naojirō (1863 – 1899). Il pittore che studiò in Europa iniziò a utilizzare la pittura in stile Occidentale con stilemi e modelli propri della sua cultura. Il giapponismo riprende, invece, temi cari alla cultura del Sol Levante, o modalità di costruzione dell’immagine e li inserisce nelle pitture dando nuova forma e linfa vitale alla struttura dell’atto creativo. È l’idea dell’esotico, che da James Cook e forse anche da molto prima, comincia a essere parte dell’immaginario dell’Europa. Il cosiddetto buon selvaggio che si vede, si copia e si considera sempre un passo indietro.

Lez 78) Il kimono

  1. Funzione sociale dell’abito giapponese: il kimono

Lez 79) 01. Il Museo Lombroso: le sale e le storie

Lez 80) Il Tatuaggio: segno culturale La parola tatuaggio deriva, probabilmente, dalla parola polinesiana tatau traslitterata in inglese tattoo. Il termine riprende il suono onomatopeico degli strumenti per il tatuaggio in Polinesia In Giappone gli arnesi per il tatuaggio tradizionale, Irezumi, sono diverse aste di legno, con diversi tipi di aghi per grandezza e spessore, sull’apice della stessa. L’arte del tatuaggio giapponese, nel paese de Sol Levante, è stata sviluppata nel tempo con dei veri e propri maestri, come per l’arte della calligrafia o della forgiatura delle katana, ovvero le spade, e i dettami sono passati da una generazione alla successiva con il massimo riservo e con insegnamenti segreti conosciuti solo dal maestro che passerà solamente all’allievo più bravo scelto come successore. E come succede della dinamicità delle identità e delle culture, poi, nella storia sociale nipponica il tatuaggio diviene marchio distintivo dei membri della Yakuza, la mafia giapponese. In Europa la tradizione del tatuaggio, trasportata come consuetudine anche dai viaggi di James Cook descritti nei suoi diari del 1781, ha avuto una diffusione principalmente tra marinai e detenuti. Europa non può non considerare i prodomi di tale arte già tra gli antichi egizi o tra gli antichi romani ma è tra il XIX e il XX Secolo che si diffuse in modo più ampio. In sintesi, se vogliamo fare un’ultima analisi del tatuaggio, oggi, possiamo dire che il concetto di moda ha sostituito, in larga parte e in Europa, la ritualità e il valore sociale dell’atto.

Lez 81) 82) IL Totem del Museo Nazionale Etnografico Preistorico “Luigi Pigorini” Il Museo Pigorini, con sede a Roma nella zona dell’E.U.R., Esposizione Universale di Roma, è uno dei più importanti musei di antropologia culturale e fisica in Italia e, possiamo dire al mondo. Nei suoi magazzini sono conservati decine di migliaia di oggetti tra produzione della cultura materiale dei cinque continenti e reperti dell’evoluzione fisica umana. Il primo Totem, che incontriamo, anche se alla fine del percorso degli oggetti, in mostra, nella Sezione Africa è il “Feticcio Nero”. È alto quasi un metro ed è un feticcio per la magia bianca. Lo sappiamo perché poco distante, in un’altra teca, c’è ne un altro con una cintura di mascelle umane e, quindi, ascrivibile alla magia nera. Gli occhi sono in avorio e vetro specchiato, ha dei chiodi di ferro conficcati per tutto il corpo a indicare le istanze dei fedeli nella richiesta di un supporto e una conchiglia come ciondolo, che in Africa veniva utilizzata

come moneta o come rappresentazione simbolica della fertilità. Ma quello che rende un unicum il feticcio nero è la barba in terra cruda. Il secondo soggetto che vorrei portare alla vostra attenzione è il Totem della sezione permanente cha nella sale è di fronte alla sezione Africa, ovvero L’idolo Taìno della mostra che ci descrive l’America. Il viso, infatti, è la parte finale di un corno di rinoceronte e nelle Americhe, hanno sciolto il mistero della provenienza e della datazione. Altro aspetto interessante dell’Idolo è il suo essere “bifronte” ovvero duale. Se si fa un giro di 180 gradi e si guarda alle spalle c’è un altro soggetto che racconta la cosmogonia della popolazione.

Lez 83) Le Saliere “portoghesi” africane Nelle collezioni permanenti del Museo Pigorini, sempre nella sezione Africa, sono presenti diversi oggetti in avorio, alcuni ad uso e consumo delle popolazioni che li hanno costruiti, altri come per esempio un olifante da battaglia per uso Occidentale L’avorio ha sempre acceso la fantasia occidentale e durante il XV e il XVI Secolo con i viaggi delle missioni commerciali ed evangelizzatrici europee si cominciarono ad aprire diversi tipi di commerci. Uno di questi, oltre agli olifanti citati poco sopra, sono le saliere richiesta da committenti portoghesi che cominciarono ad arrivare nelle corti di tutta Europa.

Lez 84) La statuaria Buddhista L’arte buddhista è una delle manifestazioni della cultura umana che più si adatta, a nostro modo di vedere, al concetto di sincretismo. Per sincretismo consideriamo la capacità di una cultura si acquisire parte dei tratti culturali di un’altra e, nel mélange che si attua, diventa poi impossibile intravedere dove inizia una e dove finisce l’altra. È una sovrapposizione di “pezzi di realtà e memoria” che permettono ad entrambe un arricchimento e, ovviamente, in caso di conquista, di far sopravvivere quella dominata. È il caso della sopravvivenza della religione Yoruba e Bantu, che ha avuto origine nella zona dell’attuale Congo e della Nigeria, durante lo schiavismo iniziato nel XVI Secolo in Africa. Si è praticato un connubio tra religione tradizionale e inculturazione cattolica forzata. Entrambe sono “sopravvissute” trasformandosi nel Candomblé brasiliano e nella Santeria cubana. La statuaria buddista che ha forti connotazioni sincretiche è l’arte del Gandhara, regione che oggi si trova tra il Pakistan del Nord e l’Afghanistan Orientale. Le figure scolpite o dipinte, mantengono le regole che seguono le figure del Buddha: seduto nella posizione del loto, sdraiato su un fianco o in piedi fermo, ma i tratti del viso e degli occhi hanno poco a che fare con i tratti orientali.

Lez 85) La Via delle Maschere In antropologia, la maschera è un tratto della cultura materiale e un prodotto delle società che si riconoscono in una cosmogonia, in un mito, in una storia sacra. Va detto, in realtà, che la categoria maschera è un “oggetto” strutturalmente diverso da cultura a cultura. Al tempo dell’antica Roma le maschere coprivano completamente il volto, con una apertura per la bocca, abbastanza grande, per poter emettere in modo elevato la voce. In seguito, in Italia, le maschere, pensate a Pulcinella e Arlecchino, coprono la parte superiore del volto e di solito sono di pelle, e lasciano la parte inferiore libera per la micro-mimica facciale e le espressioni sviluppate dalla bocca. Ma, le maschere europee non hanno una relazione con un mondo extra-umano, nel resto del mondo, invece, si ha questa correlazione. Tra i Kwakiutl, studiati da Boas, le maschere sono rappresentazioni di esseri mitici, animali sacri, totemici o clanici, sono molto importanti e fondamentali durante i riti e le celebrazioni centrali per la comunità. Sono di solito di legno, con pigmenti multicolore e sono la stilizzazione e concettualizzazione del mondo magico-cultuale, per dirla con le parole di Ernesto de Martino, con un uso essenzialmente rituale.

Lez 86) VESTIRE IL SACRO Quello che sappiamo è che gli abiti e i gioielli donati alle sacre statue diventano, nel corso dei secoli a partire dal 1600 una consuetudine prima delle classi agiate e nobiliari, e poi, tra il XIX e XX Secolo una prerogativa della classe borghese e popolare.

Lez 87) La comunità sikh della zona di Roma

  1. Gli abiti forma di identità della comunità sikh

Lez 88) MODA E APPROCCIO MIMETICO Nella prospettiva di analizzare ed approfondire le questioni inerenti alla moda e al suo sguardo antropologico è utile seguire due direttrici. La prima è nella categoria di mimesi, importante per capire in profondità le connessioni tra moda e cultura. La seconda direttrice è quello di un caso di studio, gli hooligans inglesi degli anni ’70 dello scorso secolo.

Lez 89) LE WAX AFRICANE Se pensiamo all’Africa poche volte vengono in mente i tessuti e soprattutto i tessuti chiamati wax. Le pezze di stoffa vengono realizzate attraverso la ripetizione di un disegno stampato, che ha sempre un significato e alcune volte conosciuto solo nella zona di produzione, con una tecnica che utilizza cera e altri materiali che da un negativo riproduce un positivo sulla trama e, per questo, vengono chiamate wax-print. Ogni colore, immagine, simbolo sia geometrico o stilizzato e ripreso dal mondo naturale o figure riprese anche dal mondo industriale o commerciale viene correlato a simboli che si trasformano in significanti.

Lez 90) Architettura e Antropologia Bauhaus Il movimento architettonico e filosofico del Bauhaus che dal 1919, a Weimar, fino all’ascesa di Hitler e del nazismo in Germania diede la rotta alle avanguardie in relazione al costruire, al come realizzare e alla funzione di ciò che si era creato. In pochi anni il movimento Bauhaus divenne un faro per le avanguardie e per i movimenti artistici e architettonici che vedevano nell’innovazione, nelle nuove forme e nei nuovi materiali il punto si svolta della modernità. Ma è la costruzione della sede di Dessau, della scuola del Bauhaus progettato nel 1925 e realizzato nel 1926, che darà vita e forza alla ricerca ma, soprattutto all’insegnamento delle nuove discipline

Lez 91) L’architettura e il design di Gio Ponti Gio Ponti (1891 – 1979) è stato architetto e designer ma, soprattutto, intellettuale e curioso esploratore delle forme. Il suo essere anche poeta, scrittore e, per alcuni anni, direttore di diverse riviste di settore, ha aperto fortemente i suoi orizzonti e, per molti, è stato l’antenato mitico o l’eroe culturale, per dirla con le parole dell’antropologia, del design italiano.

Lez 92) Le antropologie sonore di Fabrizio “Faber” De André

  1. Gli ultimi, i marginali e il pianto rituale in De Andrè

Lez 93) L’etnologia sonora di viaggio Di Franco Battiato e Vinicio Capossela

  1. La magia, la magara e i viaggi entografici in Battiato e Capossela