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L'Apologia di Socrate: Analisi del Testo di Platone - Prof. Mattei, Sintesi del corso di Pedagogia

Riassunto dell'Apologia di Socrate

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 20/01/2020

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Ele_931 🇮🇹

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Apologia di Socrate
Anno di stesura: 399 a.C.
Autore: Platone, filosofo greco, nacque da una famiglia aristocratica, usufruì di un'approfondita
educazione artistica (studiò pittura, musica e compose liriche e drammi), ricevendo rudimenti di filosofia
da Cratilo, seguace delle dottrine di Eraclito; determinante fu tuttavia la conoscenza di Socrate, di cui
divenne allievo.
Trama: L’apologia racconta della difesa di Socrate, all'età di sessant'anni, durante un processo in cui
veniva accusato di non riconoscere gli dei della città, ma di introdurne di nuovi, e di corrompere i
giovani facendosi pagare, e nel quale rifiutò di farsi difendere.
Platone esalta la figura del suo maestro, che anche in una situazione così estrema non rinnega la sua
ideologia. L'Apologia vuole quindi essere anche una sorta di presentazione del personaggio di Socrate,
del suo pensiero e del suo stile di vita.
Socrate si ritiene un uomo sapiente, questa consapevolezza gli deriva dall'oracolo di Delfi: infatti, un
giorno, Cherefonte domandò all'oracolo se vi era qualcuno più sapiente di Socrate e la Pizia rispose di
no. Saputolo, iniziò per Socrate la ricerca della sapienza tra gli uomini e di ciò che intendeva significare
l' oracolo; i primi da cui si recò furono gli uomini politici. Si accorse che lui era il più sapiente tra tutti,
perchè riconosceva di non sapere, a differenza invece, degli uomini politici, che sostenevano di
conoscere, anche se in realtà non era così. Poi si recò dai poeti e anche qui ottenne lo stesso risultato,
perchè questi, interrogati sulle loro poesie, non sapevano rispondere; infine andò dagli artisti, ma il fatto
che questi presumessero di essere sapientissimi sia nel loro mestiere che in quello altrui li rendeva più
ignoranti di Socrate. Egli infatti sostiene che il vero sapiente è quello che, come lui, riconosce di non
sapere: così egli si era procurato diversi nemici, che, volendolo accusare, ma non sapendo di cosa, gli
muovono le accuse che si è soliti fare a tutti i filosofi.
Socrate dice di essere stato portato dal suo avversario in tribunale solo perchè costui non sapeva chi
accusare. Melèto accusa Socrate di essere ateo, ma si contraddice, perchè afferma che Socrate crede
in dèmoni, considerando anche questi degli dei e ammettendo, così, che Socrate non è ateo, come
invece egli sostiene.
Socrate si paragona ad Achille, che preferì rischiare, sapendo che sarebbe andato incontro alla morte,
piuttosto che non vendicare la morte dell'amico Pàtroclo. Socrate dice che non si sta difendendo per sé
stesso, ma per i cittadini che dalla sua morte trarranno molti più svantaggi di quanti ne possa trarre lui
stesso.
Socrate dice che non ha mai voluto far parte della vita politica perchè, se lo avesse fatto, di sicuro non
sarebbe rimasto al mondo per molto tempo, in quanto, combattendo per la giustizia, avrebbe
sicuramente rischiato di essere condannato. Infatti, egli aveva fatto parte della vita politica una sola
volta, quando fece parte del Consiglio. Proprio il giorno in cui si dovevano giudicare i dieci capitani che
non avevano raccolto in mare i naufraghi e i morti dopo la battaglia delle Arginuse, capitò che
esercitassero ufficio i suoi concittadini della tribù di Antiòchide; egli chiese che nulla venisse fatto contro
la legge e già vi erano persone che volevano mandarlo in prigione. Quando venne l' oligarchia, i Trenta
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Apologia di Socrate Anno di stesura: 399 a.C. Autore: Platone, filosofo greco, nacque da una famiglia aristocratica, usufruì di un'approfondita educazione artistica (studiò pittura, musica e compose liriche e drammi), ricevendo rudimenti di filosofia da Cratilo, seguace delle dottrine di Eraclito; determinante fu tuttavia la conoscenza di Socrate, di cui divenne allievo. Trama: L’apologia racconta della difesa di Socrate, all'età di sessant'anni, durante un processo in cui veniva accusato di non riconoscere gli dei della città, ma di introdurne di nuovi, e di corrompere i giovani facendosi pagare, e nel quale rifiutò di farsi difendere. Platone esalta la figura del suo maestro, che anche in una situazione così estrema non rinnega la sua ideologia. L'Apologia vuole quindi essere anche una sorta di presentazione del personaggio di Socrate, del suo pensiero e del suo stile di vita. Socrate si ritiene un uomo sapiente, questa consapevolezza gli deriva dall'oracolo di Delfi: infatti, un giorno, Cherefonte domandò all'oracolo se vi era qualcuno più sapiente di Socrate e la Pizia rispose di no. Saputolo, iniziò per Socrate la ricerca della sapienza tra gli uomini e di ciò che intendeva significare l' oracolo; i primi da cui si recò furono gli uomini politici. Si accorse che lui era il più sapiente tra tutti, perchè riconosceva di non sapere, a differenza invece, degli uomini politici, che sostenevano di conoscere, anche se in realtà non era così. Poi si recò dai poeti e anche qui ottenne lo stesso risultato, perchè questi, interrogati sulle loro poesie, non sapevano rispondere; infine andò dagli artisti, ma il fatto che questi presumessero di essere sapientissimi sia nel loro mestiere che in quello altrui li rendeva più ignoranti di Socrate. Egli infatti sostiene che il vero sapiente è quello che, come lui, riconosce di non sapere: così egli si era procurato diversi nemici, che, volendolo accusare, ma non sapendo di cosa, gli muovono le accuse che si è soliti fare a tutti i filosofi. Socrate dice di essere stato portato dal suo avversario in tribunale solo perchè costui non sapeva chi accusare. Melèto accusa Socrate di essere ateo, ma si contraddice, perchè afferma che Socrate crede in dèmoni, considerando anche questi degli dei e ammettendo, così, che Socrate non è ateo, come invece egli sostiene. Socrate si paragona ad Achille, che preferì rischiare, sapendo che sarebbe andato incontro alla morte, piuttosto che non vendicare la morte dell'amico Pàtroclo. Socrate dice che non si sta difendendo per sé stesso, ma per i cittadini che dalla sua morte trarranno molti più svantaggi di quanti ne possa trarre lui stesso. Socrate dice che non ha mai voluto far parte della vita politica perchè, se lo avesse fatto, di sicuro non sarebbe rimasto al mondo per molto tempo, in quanto, combattendo per la giustizia, avrebbe sicuramente rischiato di essere condannato. Infatti, egli aveva fatto parte della vita politica una sola volta, quando fece parte del Consiglio. Proprio il giorno in cui si dovevano giudicare i dieci capitani che non avevano raccolto in mare i naufraghi e i morti dopo la battaglia delle Arginuse, capitò che esercitassero ufficio i suoi concittadini della tribù di Antiòchide; egli chiese che nulla venisse fatto contro la legge e già vi erano persone che volevano mandarlo in prigione. Quando venne l' oligarchia, i Trenta

lo chiamarono, affinchè insieme ad altri quattro si recasse a Salamina per condurre via Leonte di Salamina, per poi farlo morire, ma egli si rifiutò, perchè ciò era contrario alla legge. Egli è lo stesso sia negli affari pubblici che in quelli privati, non è stato mai maestro di nessuno, ma se alcuni vogliono ascoltarlo, egli cerca sempre di insegnare loro: che questi ne traggano dei vantaggi oppure no, lui non deve essere né biasimato né lodato. Egli quindi non ha mai corrotto i giovani, anzi, questi sono sempre stati felici di stare in sua compagnia e se essi, ora o quando avranno raggiunto l' età adulta, penseranno di essere stati influenzati negativamente, allora siano essi stessi ad accusarlo in tribunale. Socrate sostiene che Melèto, nell'accusarlo, avrebbe dovuto chiamare alcuni dei giovani a cui egli aveva insegnato, questi avrebbero detto il contrario delle accuse che gli erano state mosse. Se questi fossero stati corrotti da Socrate, allora potrebbero trarne qualche vantaggio, ma se così non fosse o se testimoniassero i parenti per loro, allora non ci sarebbe alcun motivo di dire il falso per difenderlo. Socrate continua il proprio discorso dicendo che molte altre persone, per meglio difendersi, avrebbero potuto portare in tribunale i propri figli e anche i parenti, per destare più commiserazione e pregare i giudici di non condannarlo. Questo è per Socrate un atto vergognoso, che non giova né ai cittadini né a coloro che cercano di difendersi in un tale modo, ma che porta solo vergogna all'intera Atene. Infatti anche Socrate è sposato ed ha tre figli, di cui uno ancora piccolissimo, avrebbe potuto portali in tribunale e persuadere i giudici con lacrime e preghiere, ma si rifiuta, perchè il giudice siede per giudicare con le leggi e non per essere convinto. Inoltre, se Socrate si comportasse così, costringerebbe i giudici a violare il giuramento e insegnerebbe alle persone a credere che non esistono dei. Socrate, dopo la votazione, apprende che 280 votarono contro, mentre i restanti 230 in suo favore e che quindi era condannato a morte. Egli non vuole andare in esilio per risparmiare la propria vita perchè, finchè sarà in vita, non cesserà mai di indagare sulle questioni proprie e altrui in qualsiasi luogo si trovi poiché "...una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta...."! Dopo la seconda votazione in cui si doveva decidere se accettare l' offerta di Socrate, cioè che la pena fosse il pagamento di una somma di denaro e non la sua morte, si vide che la maggioranza aveva votato a favore della sua morte. A coloro che avevano votato contro di lui dice che se avessero aspettato poco più tempo, avrebbero potuto incolpare i veri colpevoli e che, per averlo condannato, subiranno una pena ancora peggiore della morte. Conclude dicendo che tutto ciò che gli accade è per volontà degli dei. Inoltre prega i suoi concittadini di ammonire i suoi figli se, un giorno, quando saranno adulti, non si cureranno dell'anima ma delle cose materiali. L'Apologia contiene anche il clima dell'epoca dopo la morte di Socrate; infatti a molti dispiacque la sua morte, persino i giudici che lo condannarono andavano scusandosi tra le persone. Personaggi principali: Socrate: al processo si difende da solo, È una persona molto saggia e dimostra una grande abilità oratoria. Meleto:

πειθομαι (peitomai)persuadere δικη(dikè) giustizia κακον(kakon) malvagio διδασκαλος(didaskalos) maestro διαφτειρω (diafteiro)corrompere τροφης (trofes) nutrice ( il corrispettivo è verbo è prettamente dell'educazione) δαιμων(daimon) demone ονοδειξετε(onodeixete) vergogna πιστις (pistis)fedeltà